-(stordita, senza rendersi conto di niente)- E mi vorresti poi bene, tu? NUNZIO Io ti vorrei bene, perchè tu saresti per me... quello che per gli altri è la vista degli occhi. PAOLINA E tu per me che saresti? NUNZIO -(con una strana dolcezza nella voce)- Il destino è cieco come sono io. E dunque io sarei il tuo destino. Non mi capisci? PAOLINA No. NUNZIO E che rispondi? PAOLINA -(semplicemente)- Sì, andiamo. -(Si alza.)- NUNZIO -(con gioia)- Davvero? PAOLINA Ma sùbito, perchè più tardi potremmo essere afferrati! NUNZIO -(alzandosi anche lui)- Sì, sì, sùbito! Hai ragione. Coraggio! Sùbito! PAOLINA E come si esce? La porta è chiusa con la chiave. NUNZIO -(misteriosamente)- Io ho una chiave nascosta. Il padrone ne aveva due: una per lui, un'altra per la signora. Riuscii a rubarne una. La speranza di potermene servire l'ho avuta sempre. Il momento è giunto.... Sia ringraziato il Signore! -(Fruga sotto il panciotto, ne cava una chiave.)- Piglia. PAOLINA -(Prende la chiave.)- NUNZIO Aspetta. -(Resta intento a origliare. Pausa.)- Essi dormono. PAOLINA E se non dormono? NUNZIO Dormono. Attraverso il soffitto odo bene il respiro affannoso del loro sonno. Apri piano piano. PAOLINA -(ficca la chiave nella serratura.)- NUNZIO Sai fare? PAOLINA Sì. -(Apre un po' l'uscio.)- Come piove! -(Guarda il cielo.)- -(Il vento tace. Si ode il rumor cupo della pioggia e il gorgoglìo della lava sul lastricato. Lampeggia un poco.)- PAOLINA E il vento ha rotto il fanale dirimpetto. NUNZIO Sotto la scansia, dove hai preso il pasticcino, deve esserci il mio cappello. PAOLINA Va bene. -(Trova il cappello, e va a darglielo.)- -(Una ventata smorza la candela. Il buio fitto invade la bottega. La strada è nera. In questo momento, nessun lampo.)- PAOLINA Ohè! La candela si è smorzata. Io non vedo più niente. NUNZIO -(con un certo orgoglio)- Fino alla strada, ti conduco io. -(Le piglia la mano e la conduce lentissimamente. Arrivano alla porta.)- -(Adesso, al chiarore d'un lampo succede lo scroscio d'un tuono. L'acqua cade a torrenti.)- -(NUNZIO e PAOLINA escono.)- -(Sipario.)- ATTO SECONDO. -Il- boudoir -intimo del duca di Vallenza. Un'impronta di raffinatezza aristocratica nella eleganza e nel- comfort. -Una- dormeuse, -delle sedie a sdraio, delle poltrone. Verso il lato sinistro della stanza, un grande specchio da- toilette. -Verso il lato destro, uno scrittoio civettuolo, ma ben solido. Alla parete di fondo, un'ampia porta a due battenti. Alla parete destra, un'altra porta. Alla parete opposta, un flnestrone, molto visibile. Ninnoli, fiori, cimelii dappertutto.- SCENA I. -Il- DUCA, -il- PARRUCCHIERE, -il cameriere- BEPPE, -indi, il servo- GAETANO -e l'avvocato- BARTOLETTI. -(È l'ora del tramonto. La porta in fondo è spalancata. Si vede un- fumoir -e, dopo il- fumoir, -una sala da pranzo. La tavola è imbandita per molti commensali. Qualche cameriere vi si aggira intorno, apparecchiando.)- -(IL DUCA è seduto dinanzi allo specchio con sulle spalle quella specie di accappatoio di lino bianco che i parrucchieri fanno adoperare per la- toilette. -Egli è pallido, sofferente, di una sofferenza indeterminabile, piena di malinconia dissimulata. Ha i calzoni e il panciotto dell'abito nero, colletto all'ultima moda, cravatta bianca, e indossa una giacca da camera, molto semplice e di buon gusto. IL PARRUCCHIERE, atteggiato a devozione untuosa, lo pettina assai accuratamente. Il cameriere BEPPE -- capelli grigi, brevi fedine, in frac, ma non in livrea: figura di cameriere esperto e correttissimo -- resta in fondo alla scena, diritto, a ricevere ordini.)- IL PARRUCCHIERE -(dopo un lungo silenzio, pettinando)- Eppure, Eccellenza, poco fa mi sono sbagliato. Adesso ricordo bene. La tintura che adoperava il conte Argenti, buon'anima sua, non era francese, era americana. Tintura... -(pronunziando la parola come è scritta)- Milley. IL DUCA Si pronunzia -Millé-, non -Millei-. IL PARRUCCHIERE Eccellenza, io poi non conosco la lingua... americana. Era una tintura ottima. E si disse che la tintura lo aveva fatto impazzire. Ma tutte storie inventate per scansare la concorrenza. Il primo -flacon- lo portò lui stesso, il signor conte, da Nuova York, quando si decise a tingersi i capelli. IL DUCA Lui si tingeva anche prima. IL PARRUCCHIERE E da quanto tempo, Eccellenza? IL DUCA Che so? Quello lì era nato tinto. IL PARRUCCHIERE -(ride)- Ah, ah, ah!... E morì tinto! Egli fece chiamare il suo parrucchiere tre ore prima di morire. IL DUCA -(pigramente)- Fece bene. Provvide a parer bello anche sul cataletto. IL PARRUCCHIERE -(ride)- Ah, ah, ah! -(Pausa.) (Indi, serio)- E Vostra Eccellenza non penserebbe a.... IL DUCA A che? A morire? IL PARRUCCHIERE Vostra Eccellenza deve campare mill'anni! -(Abbassando un po' la voce)- Volevo dire che... per questi pochi capelli bianchi si potrebbe.... IL DUCA Pochi? IL PARRUCCHIERE Pochissimi. IL DUCA Va là che sono parecchi. IL PARRUCCHIERE Io avrei da proporre a Vostra Eccellenza.... IL DUCA Lascia andare. Non sono i capelli bianchi che mi dànno noia. Altro che capelli bianchi! IL PARRUCCHIERE Vostra Eccellenza vuole scherzare. La malattia di questi giorni è stata una cosa da nulla. Oggi Vostra Eccellenza sta benissimo. Ha una cera di giovinotto!... IL DUCA Sì sì. -(Cava di tasca un portasigarette e ne piglia una.)- Beppe, un po' di fuoco. BEPPE -(prende un cerino da un portafiammiferi e rispettosamente glielo porge acceso.)- IL PARRUCCHIERE -(zelantissimo, mette fuori contemporaneamente la sua scatoletta di cerini e ne accende uno.)- IL DUCA -(si serve del cerino portatogli da Beppe, e caccia il fumo dal naso.)- IL PARRUCCHIERE -(dopo aver dato un ultimo colpo di spazzola ai capelli del duca, gli toglie di dosso l'accappatoio.)- Servito, signor Duca. IL DUCA Beppe, il frac. BEPPE -(prende l'accappatoio ed esce a sinistra.)- GAETANO -(in livrea stringata, entra dalla porta a destra.)- Eccellenza, c'è l'avvocato Bartoletti. IL DUCA Venga, venga. Fallo entrare qui. GAETANO -(quasi timidamente)- E c'è anche il sarto. IL DUCA A quest'ora viene il sarto? GAETANO Aspetta da un pezzo, Eccellenza. IL DUCA Perchè non me l'hai detto? GAETANO Ecco.... io l'ho annunziato, ma.... IL DUCA -(turbandosi un po')- È vero, sì.... Non me ne ricordavo.... Entri anche il sarto. GAETANO -(esce.)- IL PARRUCCHIERE Ha comandi da darmi il signor Duca? IL DUCA No. IL PARRUCCHIERE Servo, Eccellenza. -(Striscia una riverenza, e via dalla destra.)- BEPPE -(rientra col frac.)- IL DUCA Metti lassù, e va di là. BEPPE -(pone il frac sopra una sedia e sta per andare.)- IL DUCA Ehi, Beppe! Verrà la signora Blanchardt. L'aspetto qui, e non c'è bisogno di annunziarla. Gli altri, nel salottino -Pompadour-. E chiudi quella porta. BEPPE -(s'inchina ed esce dal fondo, chiudendo.)- GAETANO -(introduce prima l'avvocato Bartoletti, poi il sarto, e va via.)- IL SARTO -(porta sul braccio della roba avvolta in un panno scuro.)- BARTOLETTI -(un uomo sui sessantacinque anni, dall'aspetto severo e dignitoso)- Sono ai suoi ordini, Duca. IL DUCA Grazie, caro Bartoletti. BARTOLETTI Ho ricevuto stamane la sua lettera con quel foglio... e i documenti espositivi che ella ha creduto utile mandarmi, e naturalmente l'ho servita senza por tempo in mezzo. Tuttavia.... IL DUCA Un momentino, se non vi dispiace. BARTOLETTI Prego. -(Riordina e leggiucchia qua e là alcune carte che ha in mano.)- IL DUCA -(al sarto:)- Cosa c'è? IL SARTO Il -paletot-, Eccellenza. IL DUCA Quale -paletot-? IL SARTO Lo provammo una sola volta, Eccellenza, prima della sua malattia. IL DUCA -(turbandosi di nuovo)- Ah... già! IL SARTO L'ho terminato. IL DUCA Potevate consegnarlo al mio cameriere. IL SARTO Se il signor Duca permette, io vorrei rivederglielo un po' addosso. IL DUCA Come vi piace. -(Sbottona la giacca per togliersela.)- IL SARTO Tenga questa giacca, Eccellenza. Possiamo provare benissimo. IL DUCA -(parla con Bartoletti, mentre il sarto gl'infila il- paletot -e mentre dinanzi allo specchio glielo aggiusta sul corpo e glielo guarda da tutti i lati)- Dunque, avvocato, io non devo abusare del vostro tempo. Diciamo subito quello che è necessario. Io vi ho incomodato perchè il Codice non lo conosco che ad orecchio e -(con un lieve sorriso)- temevo che la forma della mia prosa non fosse abbastanza esplicita e non escludesse con certezza gli equivoci e le contestazioni. BARTOLETTI Io ho letto mal volentieri, ma attentamente.... -(guardando, il sarto, esita.)- IL DUCA Parlate pure. BARTOLETTI -(continuando)-... le sue... disposizioni testamentarie. IL DUCA Perchè poi -mal volentieri-? BARTOLETTI Prima di tutto perchè quella dei testamenti non è la lettura che io preferisco, specie se ne sono autori persone per le quali nutro una devota amicizia.... IL DUCA Che idee! BARTOLETTI E anche perchè, francamente, quella decisione mi è parsa una... come ho da dire? IL SARTO Le va, Eccellenza, questa larghezza di petto? C'è dello -chic-, ma forse è un po' troppa. IL DUCA -(dandogli retta per ostentazione)- No, no, non è troppa. Piuttosto, quelle spalle... non so.... IL SARTO Ma ecco: il signor Duca, oggi, si curva un tantino. Non è la sua abitudine. Se ha la pazienza di stare diritto.... IL DUCA -(subito si drizza.)- IL SARTO Lo vede? Non c'è più niente. IL DUCA Difatti, mi curvavo un poco. Ora, va perfettamente. IL SARTO Eppure, dico la verità, non è di mia piena sodisfazione. E -(togliendogli il- paletot-)- se il signor Duca mi concede ancora qualche minuto, gliene vorrei mostrare un altro che ho imbastito. IL DUCA Ho ordinato anche questo? IL SARTO No, ma avendo ricevuto in questi giorni dalla Casa Scholt di Londra un -overcoat- per campione, io mi son detto: voglio tagliarne uno identico per il signor Duca. Che se poi non le piacesse.... IL DUCA -(stanco di stare in piedi e distratto)- Vediamo. -(Siede.)- IL SARTO Vuole che torni domani? IL DUCA No. Perchè? -(Si alza.) (A Bartoletti:)- Dunque, dicevamo, vi è parsa proprio una stravaganza la mia decisione? Cioè, voi stavate per chiamarla... una follia. BARTOLETTI Non lo nego. Del resto, c'è sempre tempo di distruggere una carta. IL DUCA -(sottolineando tristemente)- Sempre, no. IL SARTO -(infilandogli l'-overcoat -imbastito, col bavero provvisorio di fodera)- È un modello di una eleganza straordinaria. Guardi come veste! IL DUCA -(a Bartoletti:)- E dite, avvocato, avete fatto delle modificazioni o era tutto in regola? IL SARTO -(fa dei segni col talco sul dorso, presso il bavero.)- BARTOLETTI Ho soltanto scritte qui -(mostrando un foglietto)- due clausole da aggiungere in ultimo, per maggiore chiarezza. IL DUCA -(stendendo la mano verso Bartoletti, che è alle sue spalle)- Volete compiacervi? BARTOLETTI -(gli porge il foglietto.)- IL DUCA -(lo prende e legge.)- BARTOLETTI E ripongo sullo scrittoio i documenti riguardanti la tenuta di Sant'Angelo, che ho consultati. -(Esegue.)- IL SARTO Voglio che la spalla faccia questo. -(Pizzica l'abito sulla spalla come per esperimentare la correzione.)- Il resto, non lo tocco. Sarà molto inglese. Ha nulla da osservare il signor Duca? IL DUCA No. IL SARTO -(comincia a levargli di dosso l'-overcoat. -Tira la manica sinistra. E poi, avendo il Duca nella mano dell'altro braccio il foglietto che legge, il Sarto aspetta.)- IL DUCA -(se ne accorge, passa il foglietto alla mano sinistra, e, continuando a leggere, commenta:)- Così è chiarissimo. IL SARTO -(tirando l'altra manica)- Per dopo domani sarà pronto. Valgo a servirla, signor Duca? IL DUCA Addio. IL SARTO I miei rispetti.... -(Portando via l'abito imbastito, esce a destra.)- IL DUCA -(a Bartoletti, sorridendo:)- Me l'avete sempre storpiato il nome di Livia Blanchardt. BARTOLETTI Non l'ho fatto apposta. Vuol dire... che questo nome non era molto simpatico alla mia penna. IL DUCA La vostra penna ha avuto torto, perchè Livia Blanchardt è una donna deliziosa. BARTOLETTI Evidentemente. IL DUCA Dunque, non mi resta a fare altro che copiare queste due clausole.... BARTOLETTI E firmare. IL DUCA Niente notai? BARTOLETTI Per il testamento olografo non ce n'è bisogno. Il testatore può conservare egli stesso il suo testamento. E sarà bene fare così. Avendolo sott'occhio, le sarà più facile di distruggerlo. Le auguro... di averne l'ispirazione. IL DUCA -(freddamente)- Intanto... io copio e firmo. -(L'aria si è man mano rabbuiata. Egli volta la chiavetta della luce elettrica e due o tre lampadine risplendono. Siede presso la piccola scrivania e si accinge a scrivere.)- BARTOLETTI Pare che abbia fretta la signora Livia Blanchardt. IL DUCA Ho fretta io, mio caro avvocato. -(Scrive.)- BARTOLETTI -(lo contempla, scrollando il capo.)- SCENA II. -Il- DUCA, -l'avvocato- BARTOLETTI, LIVIA BLANCHARDT. LIVIA -(dal fondo, restando di là dall'uscio e aprendone un po' i battenti per sporgere la testa)- Io entro? IL DUCA -(voltandosi)- Vi aspettavo. LIVIA -(oltrepassa la soglia, e richiude l'uscio.)- Lo so. -(Ella è tutta avvolta in un gran mantello ricchissimo. Ha un'aria di sfinge, e mette nell'ambiente la nota, non gaia, bensì quasi fatale, della sua eleganza squisita, della sua grazia serpentina e del suo raccoglimento pensoso.) (Avanzandosi)- Quando m'invitate a pranzo, è il solo caso in cui io possa permettermi di credere che mi aspettiate. Disturbo? IL DUCA Tutt'altro. -(Senza alzarsi, accennando a Bartoletti)- È il mio avvocato ed anche una vecchia conoscenza di casa: il signor Bartoletti. BARTOLETTI -(s'inchina lievemente.)- IL DUCA Si parlava di affari. Ma abbiamo finito. -(A Bartoletti, presentando:)- La signora Livia Blanchardt. BARTOLETTI -(fa un altro lieve inchino)- Domando scusa alla signora se io vado via proprio quando ella arriva; ma.... IL DUCA -(a Livia, indicando Bartoletti:)- Le donne lo hanno sempre messo in fuga. BARTOLETTI Questo non è esatto, signora. Mia moglie è madre di otto figliuoli; e li ho fatti io. Ma gli è che l'ora del desinare è giunta anche per me. IL DUCA -(con un sorriso scherzoso)- Volete pranzare con noi, avvocato? Sarete in buonissima compagnia. Molte belle donnine. Dateci una prova di essere ancora un cultore del gentil sesso. BARTOLETTI Alla mia età.... IL DUCA Garantisco che ringiovanirete. BARTOLETTI Non garentisca, Duca. Per fare un dottor Faust, ci vuole per lo meno una Margherita; e non credo che.... Con permesso, signor Duca. Con permesso, signora. IL DUCA Senza complimenti? BARTOLETTI Senza complimenti. -(Esce a destra.)- SCENA III. -Il- DUCA -e- LIVIA. IL DUCA -(scrivendo)- Finisco subito, sapete. LIVIA Cos'è? Lavorate? IL DUCA Un poco. E lavoro per voi. LIVIA Per me? -(Sarebbe tentata di avvicinarsi per guardare; ma si trattiene.) (Un lungo silenzio.) (Ella sguscia dal suo mantello, che lascia cadere sopra una poltrona.) (È- décolleté, -in gran- toilette, -piuttosto severa, ma splendida, d'un gusto sopraffino: il suo corpo si delinea snello e flessuoso, promettitore di voluttà morbosamente acri.)- IL DUCA -(alzando un po' gli occhi)- Siete magnifica! -(Ancora un breve silenzio.)- LIVIA Avete invitata molta gente? IL DUCA Non molta. I nostri amici. LIVIA Lolotte? IL DUCA Sì, ma con lui. -(Pausa.) (Firmando)- Ecco fatto. -(Lacera la bozza dell'avvocato e la getta in un cestino. Ripone in un cassetto dello scrittoio la carta scritta e chiude a chiave.)- LIVIA -(segue attentamente con la coda dell'occhio tutti i movimenti di lui.)- E questo pranzo, perchè? IL DUCA -(alzandosi)- È la mia festa. Oggi, cinquant'anni. E poi, un po' di nostalgia. Era da tanto tempo che non vedevo più nessuno! LIVIA Neanche me. IL DUCA Questo, per colpa vostra. LIVIA Sono stata in casa, aspettandovi, venti giorni. Ho inviato ogni mattina il mio servo a chiedere notizie della vostra salute. Mi avete fatto rispondere che stavate bene e... nient'altro. -(Si aggira con disinvoltura intorno allo scrittoio guardando, indagando.)- IL DUCA Se invece d'inviare il vostro servo, foste venuta voi stessa, ne avrei avuto molto piacere. LIVIA Dimenticate le mie abitudini. In casa vostra non sono mai venuta senza che voi mi abbiate chiamata. IL DUCA Per un orgoglio alquanto esagerato. LIVIA Per un'esagerata umiltà, se mi permettete. O, almeno, per una speciale delicatezza. C'è già chi crede che io tenti di raggirarvi. IL DUCA -(sdraiandosi in una poltrona)- Per far che? Non vi preoccupate. Si sa perfettamente che tutte le sciocchezze che ho commesse ho voluto sempre commetterle io. E, d'altronde, raggirar me! Adesso? Non ne varrebbe la pena. LIVIA -(stendendosi tutta sopra una- dormeuse-)- Si dice perfino che io cerchi di diventare vostra moglie. IL DUCA Si dice questo? LIVIA Sì, sì. IL DUCA -(tranquillissimo)- È una calunnia che potete completamente disprezzare... tanto più che non diventerete mia moglie. I fatti vi daranno ragione. Del resto, sono sicuro che ciò non vi sorriderebbe. LIVIA O Dio, per una donna come me sarebbe, dopo tutto, una graziosa vittoria svegliarsi un bel giorno duchessa di Vallenza. Ma, visto che il Duca di Vallenza siete voi, non è il caso. Con voi non ho ambizioni. IL DUCA Ah!?... Mi amate? LIVIA Se pure vi amassi, non saprei nè come convincerne voi, nè come convincerne me stessa. Ma mi sento legata a voi più che non mi sia sentita legata ad altri. Questo è più semplice, ed è più convincente. IL DUCA È più convincente, difatti, perchè, senza dubbio, qualche cosa di simile sento io per voi. LIVIA Sul serio? IL DUCA Sul serio. E, anzi, a questo proposito vi voglio dare una notizia che... potrà interessarvi. Mi sono deciso a fare il mio testamento. LIVIA -(ha una scossa quasi impercettibile.)- IL DUCA Non l'avreste immaginato. LIVIA -(dissimulando bene una pungente curiosità)- Ma me lo spiego. Siete in un quarto d'ora di -spleen-. IL DUCA Non si tratta di -spleen-. Al vostro servo, in questi giorni, per ordine mio, non fu mai detta la verità. Io sono stato molto male.... LIVIA La solita idea fissa! IL DUCA Già, ma io ho finalmente costretti i miei medici a non mentirmi sul viso, e sono riuscito a carpir loro la verità, che io avevo intuita da un pezzo. Ci siamo, mia cara! La vita che ho voluto vivere non poteva essere più lunga di così. -(Si alza, prende una sigaretta e l'accende.)- Certo, con le donne si passa il tempo assai bene; ma il tempo che si passa con le donne è sempre un prestito che si contrae. Ora, la scadenza della mia cambiale è prossima. Una scadenza bizzarra. Senza data. E senza dilazione. Pagamento repentino. -(Risiede.)- Pagherò. LIVIA Sicchè, se tutto ciò fosse vero, io sarei una di quelle che vi hanno abbreviata l'esistenza. IL DUCA Siete indubbiamente quella che più me l'ha abbreviata, mia buona amica. LIVIA -(sempre fredda, sempre indagando)- E allora dovreste odiarmi. IL DUCA Sarebbe una contraddizione. Io ho amato in voi appunto questa potenza distruggitrice. LIVIA Un vampiro! IL DUCA No. Ma nella categoria di donne a cui appartenete, siete la più completa. E io -(sorridendo con una vaga amarezza)-... io premio la vostra superiorità. Non avete ancora indovinato in che modo? LIVIA -(eccedendo nella finzione)- Io, no. IL DUCA Volete provare il godimento dell'annunzio ufficiale? E sia. Il mio testamento è tutto a favor vostro. LIVIA -(non ha neppure un batter di palpebre. Tuttavia, passa sul suo volto come un'onda luminosa.)- IL DUCA Lo vedete: non ve ne siete sorpresa. LIVIA Se lo avessi indovinato, avrei finto di sorprendermi. IL DUCA E non mi ringraziate? LIVIA Mi sembrerebbe disgustevole. IL DUCA Neanche un po' di curiosità? LIVIA -(stringendosi nelle spalle, fa appena col capo cenno di no.)- IL DUCA Vi ammiro. Ma io devo pur comunicarvi ciò che dite di non voler sapere. LIVIA -(ascolta acutamente, con la testa arrovesciata sulla breve spalliera della- dormeuse, -guardando il soffitto, nell'atteggiamento di chi si rassegni mal volentieri ad ascoltare.)- IL DUCA Non sarete erede, aimè, d'una gran fortuna. Quello che mi resta. Nondimeno, avrete di che vivere con discreta agiatezza. Non si sa mai! Potreste..., potreste... anche essere stanca di avventure.... LIVIA Possibilissimo. IL DUCA Sarà in tutto un patrimonio di circa settecentomila lire. Senza pesi. Senza noie. Ma badate, non vorrei aver l'aria di quel che non sono, cioè d'un uomo troppo generoso o troppo stravagante. Il fatto è che non ho 1 - ( , ) - , ? 2 3 4 5 , . . . 6 . 7 8 9 10 ? 11 12 13 14 - ( ) - . 15 . ? 16 17 18 19 . 20 21 22 23 ? 24 25 26 27 - ( ) - , . - ( . ) - 28 29 30 31 - ( ) - ? 32 33 34 35 , ! 36 37 38 39 - ( ) - , , ! . ! ! 40 41 42 43 ? . 44 45 46 47 - ( ) - . : 48 , ' . . 49 ' . . . . . 50 ! - ( , 51 . ) - . 52 53 54 55 - ( . ) - 56 57 58 59 . - ( . . ) - . 60 61 62 63 ? 64 65 66 67 . 68 . . 69 70 71 72 - ( . ) - 73 74 75 76 ? 77 78 79 80 . - ( ' ' . ) - ! - ( . ) - 81 82 - ( . 83 . . ) - 84 85 86 87 . 88 89 90 91 , , 92 . 93 94 95 96 . - ( , . ) - 97 98 - ( . . 99 . , . ) - 100 101 102 103 ! . . 104 105 106 107 - ( ) - , . - ( 108 . . ) - 109 110 - ( , ' ' . ' 111 . ) - 112 113 - ( . ) - 114 115 - ( . ) - 116 117 118 119 120 . 121 122 123 - - - . 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