Sperduti nel buio (Dramma in tre atti)
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME QUARTO
IL DIRITTO DI VIVERE -- UNO DEGLI ONESTI --
=SPERDUTI NEL BUIO=
3ª edizione riveduta.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO -- PALERMO -- NAPOLI
Copyright, 1911.
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia, quello di Norvegia e l'Olanda.-
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore -(Art. 1 del Testo Unico 17 Settembre
1882.)-
OFF. TIP. Sandron -- 15 -- I -- 030311.
SPERDUTI NEL BUIO
-Dramma in tre atti-
Rappresentato per la prima volta al Teatro -Verdi- di Trieste dalla
Compagnia TALLI-GRAMATICA-CALABRESI nel dicembre del 1901.
PERSONAGGI:
PAOLINA
NUNZIO
PAOLO ROVIGLIANI, DUCA DI VALLENZA
LIVIA BLANCHARDT
FRANZ CARDILLO
EMILIA, -sua moglie-
MILONE
DONNA COSTANZA
CIRO BARRACANE
LOLA BERNARDI
GUIDOLFI
L'AVVOCATO BARTOLETTI
ELVIRA
IDA
DON LORENZINO
DON ACHILLE
LUIGI CARDONE
-Due marinai-
-Un forestiere-
-Altri tre avventori del «Nuovo egiziano»-
-Ed altri ancora, uomini e donne-
-Un parrucchiere-
-Un sarto-
-Il cameriere- BEPPE
-Il servo- GAETANO
FILOMENA CARRESE
-Femminucce del volgo e viandanti.-
La scena è in Napoli -- -Epoca attuale-.
ATTO PRIMO.
-La scena rappresenta un piccolo ritrovo di infimo ordine, tenuto da
Franz Cardillo. È qualche cosa tra il bar e la birraria, con una tinta
di caffè concerto in miniatura allo stato primordiale. Ha un aspetto
d'intimità alquanto sinistra. La porta d'entrata, quasi nel mezzo della
parete in fondo, è poco ampia: i vetri dell'uscio che s'apre in dentro
sono opachi: un po' di tappezzeria, che adorna i muri coperti d'una
carta grigiastra piuttosto chiara, è la solita stoffa alla turca, molto
sbiadita. Sulla porta, un orologio. La sala è irregolare. Si compone di
due piccolissime sale tra le quali si è demolito quasi tutto un muro. La
parte di esso non demolita si allarga in su ad arco per sostenere il
soffitto, e forma come un gran pilastro attaccato alla parete destra
nascondendo agli spettatori uno spigolo del primo compreso che si trova
venendo dalla strada. Alla parete sinistra è la porticina ogivale, senza
uscio, del retrobottega. Da per tutto tavolini tondi e sedioline.
Accanto alla porticina del retrobottega, una credenza. Verso la destra,
vicino alla ribalta, una breve pedana di legno con sopra un vecchio
pianoforte verticale. Accanto alla porta d'entrata, il- comptoir -assai
alto, dietro cui è appesa alla parete la grande scansia sulla quale si
ripongono le bottiglie di liquori, i biscotti, le leccornie. Qua e là,
qualche specchio coperto da una garza color di rosa. Nel mezzo della
sala pende dal soffitto un immenso cartellone bianco, orlato di rosso,
su cui è stampato a lettere nere cubitali:-
AL NUOVO EGIZIANO
TENUTO DA FRANZ CARDILLO
CONCERTO DI VARIETÀ
IN CUI SI AUMENTANO 5 CENTESIMI
SULLE CONSUMAZIONI.
DA MEZZANOTTE IN POI
MUSICA SEMPLICE DI PIANOFORTE
CON PERMESSO DI DANZA
-Di là dal pilastro, nel primo compreso, una scaletta a chiocciola
conduce alla stanza superiore abitata da Franz Cardillo e da sua
moglie[1].-
[1] Questa scaletta, guardata dallo spettatore, si perde dietro
la curva che dal pilastro va al soffitto.
SCENA I.
FRANZ, NUNZIO, EMILIA, LUIGI CARDONE, DON LORENZINO, DON ACHILLE, IDA,
ELVIRA, -qualche altra donna, due- MARINAI, -un- FORESTIERE, -altri
avventori-.
-È notte. Sono accesi tre o quattro becchi a gas, EMILIA è al comptoir.
È vestita con pretensiosa civetteria volgare. Molto ben pettinata, porta
un nastro rosso nei capelli. Le pende dalla vita una borsetta di cuoio
come alle chellerine, di cui non ha il grembiule e da cui si
distinguerebbe anche per la sua aria da padrona. NUNZIO è al pianoforte,
seduto sopra un sediolino tondo che può girare su sè stesso. Intorno ai
tavolini, figure di vario genere, di ceto piuttosto basso: qualche
fisonomia losca, qualche sbarbatello, qualche ometto attempato. Si
notano due MARINAI, alcune donnine equivoche -- tra cui IDA ed ELVIRA --
imbellettate, vestite un po' bizzarramente, con una cura che dissimula
la povertà. Portano dei cappelli abbastanza fantastici e molto piumati.
Presso il- comptoir, -in piedi, LUIGI CARDONE, un giovanotto inelegante
ed effeminato, con baffetti arricciati, parlotta con EMILIA e sorseggia
una bibita. FRANZ CARDILLO, un uomo sulla cinquantina, dai capelli
fulvi, dal volto lentigginoso, non brutto, ma antipatico, col suo- fez
-in testa, il quale rosseggia nell'ambiente grigio, va e viene con
ostentato zelo: entra nel retrobottega, ne esce con le mani ingombre,
gira di qua e di là e fa conversazione con gli avventori nel suo
linguaggio goffamente spropositato e tronfio-.
-NUNZIO suona una polchetta. Il tocco incerto denunzia l'inesperienza o
la svogliatezza. Nel poco spazio disponibile tra i tavolini, ballano,
alla men peggio, due coppie. Una è formata da ELVIRA -- che è la più
graziosa delle donnine -- e da un MARINAIO. L'altra è formata da due
uomini: DON LORENZINO e DON ACHILLE. Il primo è smunto, magro,
miserello, di età ambigua: un aspetto da scaccino; il secondo ha
un'impronta di buona salute, una bella barba, un aspetto d'uomo serio
che contrasta con la sua smania di ballerino. DON LORENZINO ha una
vocetta fievole come se gli mancasse il respiro: e DON ACHILLE ha una
voce quasi femminea che non pare esca da quel corpo abbastanza
imponente.-
-Il ballo continua per un po', sciatto e disordinato, al ritmo
zoppicante della polchetta, nell'angustia dello spazio, mentre FRANZ
stura delle bottiglie di gazosa o di birra e gli altri cianciano o
guardano, sorbendo le loro bibite.-
ELVIRA
-(dopo aver fatti alcuni giri di polca, si ferma, staccandosi dal suo
cavaliere)- È impossibile! Il suonatore non va a tempo!
IDA
-(con significato)- Senti a me, Elvira: tempo perduto!
ELVIRA
Eh, lo so.
IL 1º MARINAIO
-(ad Elvira:)- Ancora un po'. Andiamo!
-(Intanto, la coppia degli uomini danza con serietà, affaticandosi a
secondare la musica.)-
ELVIRA
-(al marinaio:)- Non c'è gusto. -(Di malavoglia si lascia condurre.)-
FRANZ
-(a Nunzio, da lontano:)- Ohè, cieco! Lo hai sentito sì o no che non vai
a tempo?
ELVIRA
Suona invece una mazurca.
DON ACHILLE
-(fermandosi un po')- Ma dev'essere proprio voluttuosa.
NUNZIO
-(cambia subito e attacca una mazurca.)-
-(Le coppie ballano.)-
FRANZ
-(fa saltare il tappo d'una bottiglia di gazosa e ne versa nel bicchiere
d'un avventore.)- Alla -framboise!- Buonissima! -(A un altro avventore
vicino:)- Suona bene, ma suona soltanto con le dita. Naturalmente, se
non fosse cieco, avrebbe un'altra scienza filosofica. Io e mia moglie lo
teniamo in casa, per farvi capire, perchè siamo nati con la
filantropia.... E questo è il nostro difetto. -(Continua a parlare
gesticolando.)-
IL 1º AVVENTORE
-(chiama -- facendo tintinnare un bicchiere con i colpetti d'un
cucchiaino.)-
EMILIA
-(dal- comptoir) Sùbito. -(Si avvicina all'avventore.)-
IL 1º AVVENTORE
Pago un -punch- al Cognac e una -Chartreuse-. -(Le dice poi qualche
parola a voce bassa.)-
ELVIRA
È inutile: con questa musica non voglio ballare. -(Si ferma di nuovo e
lascia in asso il cavaliere. Quasi tra sè:)- Seccatore! -(E va a sedere
accanto a un omaccione biondo dall'aspetto esotico e grossolano.)-
IL FORESTIERE
-(soddisfatto, a Elvira, con l'accento duro che rivela il nordico:)-
Siete finito con piccola danza? Bene!
-(La coppia dei due uomini, abbandonata al ballo, urta in un tavolino.)-
IL 2º AVVENTORE
-(che è uno di coloro che vi sono seduti intorno)- E che modi son
questi!?
DON ACHILLE
Scusate.
-(DON ACHILLE e DON LORENZINO, un po' mortificati, cessano di ballare, e
siedono facendosi vento col fazzoletto.)-
-(ELVIRA e IL FORESTIERE discutono.)-
DON LORENZINO
-(a Nunzio:)- Maestro, non c'è più bisogno.
NUNZIO
-(lascia di suonare, gira col tondo del sediolino e resta immobile,
riposando, con gli occhi vitrei rivolti al pubblico.)-
IL 1º AVVENTORE
-(a Emilia, che lo ha ascoltato serbando un contegno serio, senza
rispondergli:)- Ma che avete? Siete di cattivo umore, stasera?
EMILIA
Forse.
IL 1º AVVENTORE
-(mettendo sul tavolino il danaro della consumazione e alzandosi)-
Quanta superbia!
EMILIA
-(pigliando il danaro, gli risponde piano, a fior di labbro:)- Queste
donne qua, vedete, non ne hanno. Servitevi.
IL 1º AVVENTORE
-(andando via lentamente)- Buona notte.
EMILIA
-(sdegnosa, non risponde.)-
FRANZ
-(passandole accanto, a voce bassa:)- Ti prego di non farmi la
principessa delle Asturie con i clienti del locale.
EMILIA
-(alzando le spalle torna al- comptoir.-)-
ELVIRA
-(avvicinandosi per uscire insieme col forestiere che le si mette a
braccetto, saluta la sua amica:)- Addio, Ida!
IDA
-(che sta sola sola, presso un tavolino)- Io non mi chiamo Ida, io mi
chiamo: Veleno!
ELVIRA
-(indicando l'uomo con lieve cenno del capo)- E io mi chiamo: Carestia!
-(IL FORESTIERE ed ELVIRA escono.)-
FRANZ
-(che è stato interrogato dal marinaio che dianzi ballava, gli dà delle
spiegazioni, con aria di grande importanza)- In Egitto, con la mia prima
moglie, io aprii un caffè -chic-. Una sciccheria straordinarissima!
Altro che questa bottega miserabilissima, in questi paraggi sporchi e
democratici! Allora io maneggiavo le lire sterline. Mia moglie, per
farvi capire, non per disprezzare la presente, che anche sa comparire
bene, portava agli orecchi due perle grossissime così.
IL 1º MARINAIO
E perchè lasciaste l'Egitto, Franz?
FRANZ
Demonio cane! All'ottantadue ce ne scappammo per il bombardamento.
Gl'Inglesi cannoneggiavano, che vi posso dire?... come tante iene
musulmane. Un vituperio, amico mio! Mia moglie, che era di conformazione
più delicatissima della presente, si prese, insomma, un malore
d'intestini, e fece, immaginatevi, anche un voto alla Madonna, perchè,
riguardo a religione, era perfettissima. E, per me, io pure rifletto e
penso che è meglio avere la coscienza in legge e regola con la religione
che ci hanno data dalla natura i nostri genitori. Sentite quello che vi
dice in confidenza Franz Cardillo: la religione è quella cosa, vedete,
che poi quando viene il suo quarto d'ora vi serve immensamente. -(Si
curva sul tavolino, e continua a parlare con mistero, gesticolando più
che mai.)-
IDA
-(accostandosi a Nunzio)- Professore, sapete suonare «Amami Alfredo»?
NUNZIO
-(senza smuoversi)- Sì. -(Si volge di nuovo verso il pianoforte e
comincia a suonare l'aria della- Traviata: -«Amami Alfredo». Egli suona
ora con un po' più di precisione, con una certa grazia e con molto
sentimento.)-
SCENA II.
PAOLINA -e detti-.
PAOLINA
-(entra.)- -(È una ragazza sui quindici anni, ma l'età non ha connotati
evidenti in quella figurina di piccola zingara dalla sudicia vestetta
sbrandellata, dai piedini scalzi e infangati, dai capelli corvini e
abbondanti che le si arruffano sulla fronte, sulla nuca e sugli orecchi,
e dai grandi occhi neri estatici, pieni di una malinconia, di cui il
sorriso non luminoso dell'ignoranza bestiale, errando talvolta sulle
labbra sottili e smorte, rivela l'incoscienza. Ella, come un'ombra, si
insinua leggera tra i tavolini, atteggiando il viso a implorazione e
stendendo a qualcuno che le sembri meno distratto la sua manina di
mendicante.)-
IL 3º AVVENTORE
-(che è seduto non lontano dal- comptoir, -si rivolge a Emilia:)- Che
pago qua, eh? -(Pausa.) (Ancora a Emilia, che non ha sentito:)- Dico,
signora, che pago, io?
EMILIA
-(discende e va a riscuotere.)-
-(Indi, l'AVVENTORE esce.)-
FRANZ
-(che ha continuato a far conversazione qua e là, ode la musica e
commenta:)- Ah! Questa è una bella opera: la -Traviata- del maestro
Verdi. Io, una volta, l'ho sentita proprio a teatro. Mi trovavo di
passaggio a Corfù. E la cantante era una grandissima celebrità. Un pezzo
di donna, per farvi capire, che al principio dell'ultimo atto, quando
stava per morire, stesa sul letto, pareva una nave corazzata.
IDA
-(tuttora vicina a Nunzio)- Bravo, professore!
IL 2º MARINAIO
-(si accosta all'altro come per dirgli: «è ora d'andare».)-
IL 1º MARINAIO
-(guardando l'orologio che è sulla porta)- Va bene, Franz, il vostro
orologio?
FRANZ
Va molto benissimo; ma, dico la verità, indietreggia un poco.
IL 1º MARINAIO
Caspita! Sono già le due!
-(I due MARINAI si alzano, accendendo la sigaretta, e vanno al comptoir.
Pagano, escono.)-
IL 2º AVVENTORE
-(al suo vicino:)- Sentite come s'illanguidisce il cieco!
FRANZ
-(all'avventore, che ha parlato:)- Ma bisogna dirlo francamente: questo
pezzo lo suona magnifico!
CARDONE
-(si accomiata da Emilia, e, scambiando con lei occhiate e sorrisi,
esce.)-
-(Cessa la musica.)-
IL 2º AVVENTORE
-(a Paolina, che gli ha stesa la mano in silenzio:)- E non seccate!
Neanche qui si sta tranquilli!
PAOLINA
-(con vocetta lamentosa, quasi cadenzata)- Un soldo. Per voi non è
niente. Me ne compro pane.
FRANZ
-(a Paolina:)- Va via, -sacrebleu-! Lo sai che qui dentro non ti ci
voglio!
IDA
-(facendo un cenno alla piccola mendicante)- Vieni qua.
PAOLINA
-(le si accosta sogguardando Franz.)-
IDA
-(dolcemente)- Come ti chiami?
PAOLINA
Paolina.
IDA
Prendi. -(Le mette qualche soldo nella mano.)-
FRANZ
E scappa subito, se no, con un calcio, per farti capire, ti mando dritto
all'ospedale dei Pellegrini! -(La insegue minaccioso.)-
PAOLINA
-(fugge di qua e di là fra i tavolini e le sedie sempre inseguìta da
Franz, e poi sparisce.)-
-(Gli avventori cominciano ad andarsene. -- Un po' di cicaleccio confuso.
-- EMILIA, dal- comptoir, -piegando il capo, saluta con sussiego coloro
che se ne vanno. Da qualcuno, nondimeno, si lascia stringere la mano.)-
FRANZ
-(seguitando a ciarlare, s'interrompe, strisciando riverenze e salutando
ossequiosament.)- Io, l'elemosina, la comprendo e ci sto. Il mendicante
lo rispetto per legge e regola e l'ho rispettato anche all'estero, dove
l'accattone, per farvi capire, è un cittadino come tutti gli altri e non
si distingue neppure dal vestito.... -(A qualche avventore che se ne
va:)- Servo, signore! Buon riposo!... -(Seguitando a discutere)- Ma come
esercente di pubblico locale, io ho la responsabilità dinanzi ai
bravissimi galantuomini che mi onorano della loro consumazione. Il
pubblico locale, capite bene, è la casa umilissima dei consumatori, ed
io, che sono il padrone, sono l'ultimo di tutti, e me ne vanto.... -(A
qualche altro che va via:)- Buona notte, signore! Grazie e a ben
rivederla. -(Indicando un avventore che aspetta in piedi)- Emilia, vedi
qua che paga.
EMILIA
-(svogliatamente esegue.)-
DON ACHILLE
Professore, un galoppo finale non ce lo regalate?
NUNZIO
-(immediatamente attacca un galoppo.)-
DON ACHILLE
-(al suo amico:)- Ci siete, voi, don Lorenzino?
DON LORENZINO
Sì, ci sarei, ma, mio caro don Achille, è tardi.
DON ACHILLE
Appena le due.
DON LORENZINO
E alle sette in punto devo trovarmi al Cimitero: sono di guardia io alla
sala di deposito.
DON ACHILLE
Un giretto solamente.
-(NUNZIO suona stringendo il tempo. I due uomini, un po' per la musica
vertiginosa, un po' per gli urti della gente che se ne va, si confondono
in tentativi vani.)-
FRANZ
-(al 2º AVVENTORE, che s'avvia per uscire:)- I miei complimenti,
signore. E non dubiti, chè mendichi qua non faranno più apparizione.
Già, se io fossi il governo, con la debita civiltà e considerazione, li
impiccherei tutti!... A rivederli, signori.... Buon riposo!...
IDA
-(che è l'ultima ad uscire ed è sola, passando per vicino la coppia,
batte lievemente con la mano sulla spalla di Don Lorenzino)- A
rivederci, don Lorenzino!
DON ACHILLE
Maestro! Maestro!... -(Va verso il Cieco per insegnargli il tempo,
cadenzandolo con le mani.)-
NUNZIO
-(s'interrompe.)-
DON LORENZINO
-(a Ida:)- Io non vi conosco.
IDA
Non importa. Può essere che mi rivedrete presto.
DON LORENZINO
E dove?
IDA
-(uscendo)- Al Cimitero: nella sala di deposito.
DON LORENZINO
Be'!
NUNZIO
-(riattacca il galoppo.)-
DON ACHILLE
-(riafferrando per la vita Don Lorenzino e cercando di prendere l'aire)-
Questo è il momento: taran, taran, taran....
FRANZ
-(a mezza voce, assestando un pugno sul dorso di Nunzio)- E finiscila,
che non c'è più nessuno!
NUNZIO
-(cessando di suonare)- M'era parso che....
FRANZ
-(bruscamente)- Che t'era parso, imbecillissimo?!
DON ACHILLE -e- DON LORENZINO
-(non sentendo più la musica, siedono, aspettando che ricominci.)-
NUNZIO
-(discende dalla pedana, e resta con gli occhi spalancati, senza
sguardi, senza colore, senza lucentezza, con l'espressione vaga e tetra
di due simboli del vuoto.)-
EMILIA
-(sul- comptoir, -sonnecchia.)-
FRANZ
-(non si cura dei due uomini e comincia in fretta a sbarazzare i
tavolini, riunendo bicchieri e bottiglie vuote sulla credenza, posando
qualche bottiglia di liquore, qualche piatto di pasticcini sul-
comptoir.) Così non si può marciare in avanti. Si scombussola tutto il
macchinario, e l'onore del locale diventa schifosissimo! Parlo con te,
professore dei miei stivali! L'avventore paga il suo denaro, e vuole
trovarci il suo tornaconto, che è nostro dovere di fornire.
EMILIA
-(in tono pigro, sbadigliando)- Se non hai amor proprio tu, ne abbiamo
noi.
NUNZIO
-(umile)- Le canzonettiste le ho accompagnate sempre abbastanza bene.
FRANZ
Le canzonettiste cantano con le gambe, e ognuno è buono ad accompagnarle
con qualunque sinfonia. Ma la musica danzante? Là si vede il cervello
del maestro! E tu la musica danzante non la sai maneggiare. E mi lasci
anche il pianoforte aperto, animale! Non lo sai che se ci entra l'aria,
si sfiata e perde ogni particolarità?
NUNZIO
-(rimonta sulla pedana, chiude il pianoforte e ridiscende.)-
FRANZ
-(ora smorza i lumi, lasciandone solo uno acceso. Si toglie la giacca e
mette le sedie sui tavolini per poi spazzare.)-
DON ACHILLE
-(che è rimasto finora stupidamente imbambolato)- Dunque, professore,
questo galoppo?
FRANZ
-(pone una sedia capovolta sul tavolino presso cui sono seduti i due
uomini.)-
DON ACHILLE
-(a Franz:)- Che c'è?
FRANZ
-(continuando a sollevare seggiole)- Si fa pulizia e poi si va a cuccia.
DON ACHILLE
Non c'è più musica?
FRANZ
Sicuro! -(Affaccendatissimo)- Domani sera.
DON ACHILLE
Curioso! -(A Don Lorenzino:)- Dobbiamo andare?
DON LORENZINO
Per forza.
DON ACHILLE
-(mettendosi lentamente il cappello a tuba e una breve mantellina a
pipistrello)- E il nostro professore non viene?
FRANZ
Il professore resta qui.
DON LORENZINO
-(con la stessa calma di Don Achille si mette un cappelluccio floscio e
un lungo paltò.)-
DON ACHILLE
-(a Franz:)- Già, intendo... -(Si tocca gli occhi con un dito come per
indicare d'aver capito che Nunzio è cieco.)- Voi fate una
bell'azione!... Bravo! Bravo!... -(Si avvia.)-
DON LORENZINO
-(mettendo una mano sulla spalla di Nunzio con curiosità gaia)- Cieco
nato?
NUNZIO
-(con un cenno della testa risponde di no.)-
DON LORENZINO
-(seguendo Don Achille)- Eh eh! Quanti brutti scherzi fa la natura!
DON ACHILLE -e- DON LORENZINO
-(passando dinanzi ad Emilia si tolgono il cappello)- Signora! --
Signora!
EMILIA
-(dorme.)-
DON ACHILLE
Buona notte, Franz.
DON LORENZINO
Buona notte, Franz.
FRANZ
-(abbreviando)- Buona passeggiata! Buona passeggiata!
-(I due escono.)-
SCENA III.
FRANZ, NUNZIO, EMILIA.
FRANZ
Che si possano rompere le gambe! -(Apre in dentro l'uscio di vetro della
bottega, e socchiude dal di fuori i battenti di legno.)- Nunzio, vattene
a letto. -(Accende due mozziconi di steariche in due piccoli candelieri
che sono sul- comptoir. -Si rivolge intanto a Emilia:)- E tu, non lo
vedi che sto sfacchinando come al solito? Metti almeno a posto sulle
scansie questi liquori, questi pasticcini; lavami quei bicchieri....
EMILIA
Ho sonno. Sono stanca.
FRANZ
Di che? Se non fai mai niente!
EMILIA
Secondo te.
FRANZ
-(portando in giro uno dei due mozziconi accesi procede alla pulizia.
Cava fuori dal retrobottega una scopa, un recipiente d'acqua e una
manata di segatura.)- Stai di giorno e di notte su questo pulpito come
un pappagallo sulla pappagalliera.
EMILIA
Lo vuoi tu che io ci stia.
FRANZ
Non sei buona che a pettinarti e metterti il negrofumo sotto gli occhi.
EMILIA
-(senza alterarsi, mollemente)- E anche questo serve alla bottega! Non è
forse per la bottega che ti sei ammogliato un'altra volta?
FRANZ
-(con brutalità)- Mi sono ammogliato per... Uhm! -(Battendo la bocca con
la mano, ingoia il resto. Indi, a Nunzio, irritandosi della sua presenza
e scuotendolo)- Ma tu che fai qui come un palo?
NUNZIO
-(con estrema mitezza)- Ve lo dissi ieri: ora che è inverno, in quel
retrobottega non ci posso dormire. È umido come una grotta. Per questo
ci tenete i vini.
FRANZ
-(spargendo a terra la segatura e l'acqua)- Ma che vuoi andare a dormire
al Grand Hôtel? O vorresti accomodarti qua sopra -(indicando il
soffitto)- con me e con la mia signora, maledetto il diavolo,
nell'unicissima stanza che abbiamo per dimorare?
NUNZIO
Con pochi soldi potrei andare a dormire fuori.
FRANZ
E chi ti ci accompagnerebbe, di nottetempo? Io?... E in conclusione,
dopo lo sbattimento della bottega, io dovrei fare il servitore a te come
lo faccio a tant'altra canaglia. I soldi dovrei sborsarli anch'io, e
così sempre in avanti allegramente. Mi costi già troppo e molto, pezzo
d'asino! Gli occhi per vedere non li hai; ma la bocca per mangiare sì.
Essere cieco! Un mestiere bellissimo! Mangiare, bere e dormire con la
borsa degli altri! Non c'è moralità, sangue di Bacco, non c'è moralità!
NUNZIO
-(sempre più mite)- E dunque io non voglio più esservi di peso. Datemi
licenza, e ognuno per sè, Dio per tutti.
FRANZ
Ma che bestemmi? Sei ubbriaco o scherzi?
NUNZIO
Ubbriaco non sono.... E vi sembra che proprio io possa scherzare?
FRANZ
Tu, come una bestia tartaruga, non puoi fare da solo nemmeno due passi,
e avresti poi lo stomaco di metterti a vagabondeggiare per il mondo?
NUNZIO
La Provvidenza forse mi aiuterebbe....
FRANZ
-(scoppiando)- Ah, farabutto ingrato! -(Rivolgendosi a Emilia e dando
al- comptoir -un colpo con la scopa:)- Hai sentito che cosa si fa uscire
dall'anima questo melenso traditore?
EMILIA
-(si sveglia di soprassalto e discende dal- comptoir-)- Che ha detto?
Che ha detto?
FRANZ
Eh già, tu avevi la testa a Pechino!
EMILIA
Io m'ero addormentata, ecco! Si può sapere che ha detto?
FRANZ
Ha detto che egli ci disprezza!
EMILIA
Ci disprezza?!
NUNZIO
Ma no: questo non l'ho detto.
FRANZ
Ci disprezza, sì, ci disprezza e se ne impipa di noi! Se ne vuole
andare!
EMILIA
Ben ti sta. Chi se l'è cresciuta in casa questa vipera? Io ce l'ho
trovata. Vuole andarsene? Per me, padronissimo. Io gliel'aprirei subito
la porta.
FRANZ
-(facendole un gesto affinchè ella non continui)- Tu gliel'apriresti
subito la porta, ma io no, perchè sono troppo perfetto e quando ho
stabilito per legge e regola nella mia coscienza di fare una buonissima
azione, io la faccio per marciare sempre dritto in avanti a fronte
altissima. -(S'avvicina a Nunzio, gli calca un braccio sulla nuca in
segno d'autorità e gli dice cupamente:)- Io poi, per farti capire, ti
consiglio di non inalberare tanta presunzione, perchè dàgli e dàgli, il
sangue mi si mette in ebollizione e non so quello che può succedere!
NUNZIO
Ahi! Ci avete le spine nel braccio!
FRANZ
Pochi discorsi per conchiudere, e va a letto, marmotta! -(Gli dà uno
spintone.)-
NUNZIO
-(camminando incerto, a tentoni, entra nel retrobottega.)-
SCENA IV.
EMILIA -e- FRANZ.
EMILIA
-(scrollando il capo)- Bel mobile!
FRANZ
-(avvicinandosi a lei ed ammonendola a voce bassa)- Ma un altro
suonatore di pianoforte a tutte le ore, meno di cinque o sei lire al
giorno non ci costerebbe. -(Continuando a spazzare e accumulando man
mano la segatura bagnata fuori dell'uscio)- Ricòrdati questo, e rispetta
l'essenziale del bilancio, che è la prima particolarità dell'esercizio.
EMILIA
-(alzando un po' la gonna e sollevandosi sulla punta dei piedini ben
calzati per iscansare quella poltiglia)- Bada che m'insudici.
FRANZ
Potresti risparmiare tutto questo lusso buffonesco di scarpe e di calze
per la bottega. I piedi nessuno te li vede.
EMILIA
Li vedono, li vedono! -(Piglia una sedia e siede dove il pavimento è già
pulito.)-
FRANZ
Ma è gentaccia che non se ne intende. In Egitto, sì che se ne
intendevano.
EMILIA
Non cominciare ad affliggermi, adesso, con la tua prima moglie!
FRANZ
Ne sei gelosa?
EMILIA
Neanche se fosse viva!
FRANZ
Era più bella di te, per Satanasso!
EMILIA
Sì, ma... molti anni di navigazione!
FRANZ
Quando la conobbi io al Cairo, era perfettissima.
EMILIA
Me l'immagino!
FRANZ
Con me si maritò per sentimento amoroso, e per di più mi portò i
quattrini.
EMILIA
-(accennando col dito pollice della destra verso il retrobottega)- Ti
portò anche un figlio, bello e fatto!
FRANZ
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