che apposta le è rimasta alle spalle, non può, non sa aprir bocca.)-
ROSARIA
Si vergogna.... Ma se la signorina Annita fosse qui, piglierebbe
coraggio, e che voce getterebbe all'aria!
DON FIORENZO
-(nervoso)- Ma insomma!... Insomma!... Che ho di comune, io, con tutta
codesta faccenda?
ROSARIA
-(imbarazzata)- L'usanza è che le ragazze aspettino davanti alla casa
degli sposi.... Credevamo che....
DON FIORENZO
La casa degli sposi è più su!
SCENA III.
SEBASTIANO
-(è entrato dal fondo, tutto immerso nella sua tetraggine, e,
irritandosi nel vedere il piccolo sciame di fanciulle, sbraita:)- È più
su! È più su! Altri venti scalini, se non vi rompete la nuca prima di
arrivarci. Questa è la casa di un prete. Via di qua! Via di qua,
seccatrici!... Via di qua!
LE RAGAZZE
-(si affrettano a uscire, stringendosi l'una all'altra e guatando
Sebastiano con la coda dell'occhio.)-
SEBASTIANO
-(chiudendo la porta con violenza)- Sfrontatelle pettegole
maleducate!... Col pretesto dell'usanza, corrono ad annusare i fumi
della cucina non potendosi ancora sedere a tavola!...
DON FIORENZO
Be', nulla di grave.
SEBASTIANO
Ppuh!... -(Poi, borbottando parole che non si distinguono, siede sopra
una sedia e vi si rannicchia, accendendo un sigaro.)-
DON FIORENZO
-(curvo, stremenzito, accasciato, ma irrequieto, passeggia a brevi
tratti come un malinconico orso in gabbia, e si ferma di tanto in tanto,
appoggiandosi a qualche mobile.)-
-(Un lungo silenzio.)-
SEBASTIANO
Ti disturbo?
DON FIORENZO
Ma no. Anzi....
-(Ancora silenzio.)-
SEBASTIANO
Come va che ti sei astenuto dal presenziare la cerimonia nuziale in
chiesa? Mi sono molto meravigliato vedendoti poco fa alla finestra della
tua stanza da letto.
DON FIORENZO
-(assorto, non gli dà ascolto.)-
SEBASTIANO
-(alzando la voce rudemente)- Parlo con te, perdiancine! Non si può
sapere perchè non ci sei andato allo sposalizio?
DON FIORENZO
Scusa.... non avevo udito.... Per un noioso contrattempo non ho potuto
andarci. Quando stavo per uscire con Giulio, sono stato preso da un
freddo terribile e da un mal di capo così forte che pareva mi scoppiasse
il cranio....
SEBASTIANO
Ci ho gusto che non ci sei andato! Queste nozze mi dànno ai nervi!... E
poi!... Non un invito, non un rinfresco, non un confetto!... Io
compatisco quei cinque galantuomini che si sono scomodati in cilindro e
stiffelius per far da compare e da testimoni. Appena finita la
cerimonia, licenziati in fretta come si smorzano le candele dell'altare
dopo la messa! Roba dell'altro mondo! E perchè? Perchè la preziosissima
signorina Annita è -mistica-! -(Ride con acredine)- Ah ah ah!... «Il
Misticismo»!... Buffoni e impostori tutti quelli che lo professano. A
cominciare da te!
DON FIORENZO
-(badandogli poco, senza ribellarsi)- Ma che dici, Sebastiano?
SEBASTIANO
Mi piace d'offenderti. Ecco.
DON FIORENZO
E allora, offendimi. -(Continua a passeggiare.)-
SEBASTIANO
Matrimonio sbilenco... e futura prole rachitica!... Io, già, tuo
fratello non l'ho mai potuto digerire, e quella falsa bigotta, peggio!
Ma oggi li odio addirittura!... -(Poi, mutando bisbeticamente)- Lo sai
che se non fosse morta mia moglie, non sarebbero sposati?
DON FIORENZO
-(voltandosi con meraviglia)- Come c'entra la fine della tua povera
signora?
SEBASTIANO
C'entra benissimo. Ai funerali di quella disgraziata cominciarono ad
amarsi!
DON FIORENZO
-(vivamente)- Chi te l'ha detto?
SEBASTIANO
Lo so!
DON FIORENZO
-(si stringe nelle spalle.)-
SEBASTIANO
È un vecchio conticino che io ho col signor Giulio. -(Ride di nuovo con
crudeltà)- Ah ah ah!... Egli suole beffeggiarmi per la mia verbosa manìa
di suicida che non s'uccide mai. Va ripetendo che io sono come quei
coristi che cantano: «partiam, partiam, partiamo», e restano sempre al
medesimo posto. Stava per saltarmi il ticchio di fargli una graziosa
sorpresa. Sicuro! M'era venuta l'idea di sbrigarmi proprio oggi. Così,
tornando a casa con la sposina, egli, che ne intraprese la conquista
accompagnando un morto, avrebbe trovato... un altro morto. Non sarebbe
stato un bel regalo di nozze?
DON FIORENZO
Ma cos'hai? Ma cosa ti passa per il capo?... Mescoli i tuoi tormenti di
vedovo inconsolabile con un odio ingiustificato! In sostanza, che ti
hanno fatto di male quei due?...
SEBASTIANO
-(scattando in piedi)- A me?... A me niente. Ma hanno fatto del male a
te, perdiancine!, e io non lo sopporto.
DON FIORENZO
-(protestando con severità e calore eccessivi)- Tu pigli una cantonata,
Sebastiano! In che consiste questo male? In che consiste?
SEBASTIANO
Io non lo so, perchè non mi ci sono mai raccapezzato; ma è indiscutibile
che essi te ne hanno fatto e molto!
DON FIORENZO
-(adombrandosi ed accendendosi sempre più)- Non è vero! Non è vero!
SEBASTIANO
-(inviperito)- Da quando si sono introdotti in questa casa, tu ti sei
trasformato.
DON FIORENZO
Non è vero!
SEBASTIANO
Hai perduto il tuo buon umore, hai perduta la tua serenità, hai perduto
l'entusiasmo con cui facevi tanto bene a tanta gente....
DON FIORENZO
-(convulso)- Non è vero!
SEBASTIANO
-(gridando)- Sei diventato un cencio per causa di quei due bricconi!
DON FIORENZO
Tu non capisci quello che dici!
SEBASTIANO
Io non capisco quello che dico, ma, giacchè tuo fratello giura che sono
un uccellaccio di malaugurio, voglio gettar loro addosso tale una
bestemmia che....
DON FIORENZO
-(in uno scroscio d'ira, coi pugni stretti)- Sebastiano!... -(Indi,
moderandosi, si scosta da lui e va a sedere sulla sua poltrona. --
Pausa.)- Sei disgustevole quando fai così.
SEBASTIANO
-(mortificato, commosso, con qualche lagrima negli occhi)- Oggi, faccio
così... per cose che riguardano te. Noi dobbiamo essere solidali...
perchè siamo due infelici.
DON FIORENZO
-(si alza, gli si avvicina, gli si stringe affettuosamente, tenendogli
un braccio sopra le spalle, e, con tenera intimità, gli dice:)- Ma non è
giusto, non è ragionevole far pesare sugli altri la infelicità nostra.
SEBASTIANO
Tu sai ragionare. Io, no. Ragiona, dunque, tu... anche per conto mio, e
lascia che io mandi bestemmie... anche per conto tuo.
DON FIORENZO
... Del resto, le bestemmie di una persona buona, fortunatamente, non
colpiscono mai.
SCENA IV.
-(Risuona, a un tratto, il vocìo delle ragazze in agitazione gioconda.)-
DON FIORENZO
-(ergendo la testa come per una impellente energia)- Credo che giungano!
-(LE RAGAZZE si chiamano fra loro con brio affaccendato:)-
-- Eccoli! Eccoli!
-- Rosaria!
-- Mariuccia!
-- Titina!
-- E Reginella, dov'è?
-- Dov'è, dov'è Reginella?
SEBASTIANO
Ora ti tocca di andare a riceverli?
DON FIORENZO
No,... non è necessario.... Giulio ha visto che non mi sentivo bene e
lui stesso m'ha raccomandato di avermi cura. Crederà che mi sia messo a
letto.
-(Il vocìo femminile aumenta.)-
-(Si distinguono, festevoli, le parole dell'augurio paesano.)-
REGINELLA
-(le lancia con una vocetta limpida, vibrante e carezzosa:)-
Sposa bella,
non catene, e dolci anella!
Non catene!
Non inganni, ed ogni bene!
SEBASTIANO
-(sbuffando rabbiosamente)- Le solite vecchie corbellerie!
REGINELLA
-(continua:)-
Non malanni,
Sposa bella, per cent'anni!
TUTTE
Per cent'anni!... Viva gli sposi!...
-La voce di GIULIO-
-(in un grido spaventevole)- Annita!
-(Il vocìo cessa bruscamente.)-
DON FIORENZO
-(trasalendo)- Sebastiano?!
-(Ora si leva un mormorio cupo.)-
-La voce di GIULIO-
-(urgentissima)- Apri, apri, Fiorenzo! Apri sùbito!
DON FIORENZO
-(come paralizzato, incapace di muoversi)- Apri tu, Sebastiano.
SEBASTIANO
-(apre e retrocede sbigottito.)-
-(Un po' oltre la soglia, appare ANNITA, distesa a terra, come esanime,
nel candore della veste nuziale, tra le pieghe del velo che quasi tutta
l'avvolge.)-
-(LE RAGAZZE -- quelle che sono entrate dianzi e le altre -- ingombrano il
pianerottolo e le scale dirimpetto, tacendo.)-
GIULIO
-(curvo sul corpo di lei, in una concitata desolazione, la soccorre)-
Annita mia!... Annita mia!...
DON FIORENZO
-(con un moto d'immenso spavento)- Madonna santa, che è accaduto?!
GIULIO
-(sollevando il corpo intirizzito e trascinandolo cautamente verso la
poltrona)- È orrendo quel che è accaduto!... È orrendo!... Me la sono
vista stramazzare accanto come fulminata!
DON FIORENZO
Come fulminata?!...
GIULIO
Sì, proprio là, sul pianerottolo, quando io mi scostavo dal suo braccio
per bussare alla tua porta e per farti un saluto. Tutta d'un pezzo è
andata giù.... Con l'istantaneità d'un masso di piombo lasciato a sè
stesso.... -(L'adagia sulla poltrona, le riversa la testa sulla
spalliera, le prende le mani che penzolano e gliele raccoglie in
grembo.)- Che sciagura, Fiorenzo mio! E che infamia!... Che infamia del
destino!...
SEBASTIANO
-(con riservata e timida affettuosità)- Permettetemi di dirvi, signor
Giulio, se la mia parola non v'infastidisce, che il vostro allarme
disperato per un semplice svenimento è una vera allucinazione, è una
vera follia....
GIULIO
Non può essere uno svenimento! No! Si tratta senza dubbio di un fatto
molto più grave! Si tratta senza dubbio di un colpo mortale! -(Nella
concitazione crescente)- Non vedete?... Non vedete?... La sua faccia è
diventata di cera, i suoi occhi sono fissi come due occhi di vetro, le
sue membra sono già quasi irrigidite.... In questo corpo non c'è più
nulla di vivo!...
LE RAGAZZE
-(hanno pian piano oltrepassata la soglia e si sono fermate a una certa
distanza, intente, col fiato mozzo. -- Soltanto REGINELLA si è fermata
più avanti, non sapendo vietarsi di vedere il volto di Annita.)-
BARBARELLO
-(è entrato dopo le ragazze, ed è rimasto, guatando, tutto contratto,
attaccato allo stipite della porta.)-
DON FIORENZO
-(con gli sguardi intensamente diritti sulla sposa immota, con le vene
agghiacciate, non osa, non può profferir parola; non osa, non può
avvicinarsi a lei.)-
SEBASTIANO
Ma la signorina Annita, benchè un po' fragile e nervosa, non aveva
nessuna malattia. La gravità che voi temete non è presumibile. Mentre,
invece, è naturalissimo che sia svenuta. La cerimonia in chiesa,
l'emozione, la festosità di queste benedette ragazze così discordante
con la sua indole... l'hanno snervata, l'hanno esaurita. Via,
tranquillatevi! E, se non disdegnate la mia offerta, vado a prendere io
quello che ci vuole. Ho ancora in casa tutta una farmacia....
GIULIO
Vi sono grato signor Sebastiano, ma piuttosto fatemi la grazia di
chiamare un medico.... Voglio un medico! Voglio un medico!... A
qualunque costo, un medico, signor Sebastiano!
SEBASTIANO
Cercherò di rintracciare il Dottor Finizio....
GIULIO
Ma presto, ve ne supplico! Non perdiamo più tempo!
SEBASTIANO
Non ne perderemo! Prendo il cappello e volo. -(Entra immediatamente
nella sua casa, ne riesce all'istante col cappello in testa, e si
precipita per le scale.)-
GIULIO
-(agitandosi disperatamente, a Don Fiorenzo)- E tu?... Stai lì, muto,
impietrito.... Non hai nemmeno il coraggio di dirmi una parola di
conforto?... Che pensi, tu?... Che credi?
DON FIORENZO
Io credo... che l'opinione di Sebastiano sia logica... sia esatta....
GIULIO
-(andando verso Annita)- Ma quando mai l'aspetto di una donna svenuta è
così terrificante? Quando mai è così lugubre? -(Le posa una mano sulla
fronte.)- Questa fronte è gelata! È gelata come la fronte di un
cadavere! -(Indi scuote e riscuote quel corpo algido e rigido con la
frenesia di rianimarlo)- Annita!... Annita!... Annita!... Annita!...
-(Rinunziando)- È inutile!... Nulla più di vivo qui dentro! Nulla!
Nulla!
DON FIORENZO
... Ma tu... non le hai ancora osservato il polso.
GIULIO
No, Fiorenzo.... Non voglio.... Ho paura di questa prova decisiva.
DON FIORENZO
Vedrai invece che sarà rassicurante. Fatti animo!
GIULIO
-(in preda alla più intensa trepidazione, le si inginocchia accanto, le
prende un braccio, le tasta il polso attentissimamente.)-
DON FIORENZO
Lo senti battere?
GIULIO
Aspetta....
-(Un silenzio.)-
DON FIORENZO
Lo senti battere, sì o no?
GIULIO
No!... No!...
LE RAGAZZE
-(hanno un fremito. -- Si ode una raffrenata esclamazione di strazio.)-
DON FIORENZO
... Le pulsazioni sono forse deboli, sono forse capillari, ma non è
possibile che siano cessate.... È un inganno del tuo eccitamento....
GIULIO
-(levandosi)- Intanto, tu sei atterrito come me, più di me! Il tuo
contegno è di chi si trova innanzi a una catastrofe irreparabile!
Vorresti che io sperassi, ma tu stesso non speri più. E, difatti, perchè
non preghi?... perchè non fai per tuo fratello ciò che faresti per
qualunque sventurato che tu sinceramente esortassi alla speranza?
DON FIORENZO
Tu dimentichi che io so di non meritare la insensata fiducia che si
ripone in me.
GIULIO
Ma se tu non fossi convinto che tutto è finito, ti parrebbe di non dover
compiere nessun prodigio. Crederesti di potermi soccorrere con la
semplice preghiera del sacerdote.
DON FIORENZO
Io sento di essere sempre più indegno della mia missione.... Mi sembra
che non possa più giungere al Signore la mia preghiera!... Mi sembra
finanche di non saper più pregare!... Tuttavia... tenterò... sì...
tenterò.... -(Ha sulla faccia la impronta di un complicato tormento
atroce. Poi, tutta la sua persona si drizza, e si fa più alta. La sua
fisonomia rivela lo sforzo del suo pensiero, lo sdoppiamento faticoso
del suo spirito. A poco a poco, si volge al Cristo dello scarabattolo.
Ancora trepido, vi si accosta, cade genuflesso, piega la testa fino a
toccare con la fronte il margine della tavola su cui si erge lo
scarabattolo, -- e prega.)-
-(LE RAGAZZE, estatiche, tacite, rivolte a lui, e in lui assorte,
s'inginocchiano anch'esse; e anche BARBARELLO, fissandolo con perplessa
venerazione, stretto allo stipite, s'inginocchia.)-
GIULIO
-(dopo di aver seguìto con lo sguardo Don Fiorenzo in tutti i suoi
movimenti, dopo di averlo visto cadere ginocchioni, torna ad Annita. --
Resta alle spalle di lei, e, un po' chino, vigila, sfiorandole con la
bocca i capelli. -- Nella solennità silente dell'attesa mistica,
l'angoscia lo incalza. Come in un delirio spasmodico, egli le parla col
pensiero. Indi, il suo pensiero diventa parola, sommessa e
affannosa)-.... Era questo... era questo il tuo voto costante, non è
vero?... Tu hai sempre desiderato di fuggirmi!... Sempre!... Sempre!...
Anche dopo che avevi accondisceso a sposarmi, io ti vedevo tremare
vicino a me. E m'illudevo. M'illudevo. Pensavo che fosse il principio di
una sensibilità nuova.... Pensavo che fossero le prime ansie di una
nuova vita.... E certamente doveva essere, invece, una profonda
repulsione invincibile di cui nemmeno tu ti rendevi conto.... Non mi hai
voluto mai! Ecco... ecco tutta la verità! E quando, in chiesa, sei stata
costretta a pronunziare il tuo sì, questa parola buona, che avevo tanto
aspettata e che avevo tanto meritata, s'è perduta... s'è perduta in una
lagrima! -(Piange.)- Io me ne sono accorto, in quel momento, che qualche
cosa di straordinario... stava per distaccarti da me!
SCENA V.
-(compaiono sul pianerottolo il DOTTOR FINIZIO e SEBASTIANO. -- Questi
sta per entrare. Il medico lo trattiene. Tutti e due restano lì, nel
vano della porta, togliendosi il cappello.)-
-(Un silenzio.)-
REGINELLA
-(con un sussulto)- Signor Giulio!... Si muove!
GIULIO
-(animandosi)- Che!?...
ANNITA
-(ha una lieve oscillazione del capo appena percettibile.)-
REGINELLA
Si muove! Si muove!
GIULIO
Ma io non vedo!
REGINELLA
È certo che si muove!
DON FIORENZO
-(si leva, spettrale, ansimando, frenandosi il petto con le mani.)-
-(Tutte LE RAGAZZE si levano contemporaneamente e circondano ANNITA e
GIULIO.)-
BARBARELLO
-(si leva anche lui, senza lasciare il suo posto.)-
SEBASTIANO
-(resta in fondo, parlando tra sè, facendo dei gesti sgarbati per suo
conto.)-
IL DOTTOR FINIZIO
-(si avanza insinuandosi fra le ragazze per osservare.)-
MARIUCCIA
Apre la bocca, adesso!
LISETTA
Sembra che sorrida!
ROSARIA
Vuole parlare!...
REGINELLA
Parlano già i suoi occhi! Sono così pieni di luce!...
MARIUCCIA
E come le si colora la faccia!...
REGINELLA
Le si colora tutta di rosa!... Diventa più bella di prima!...
GIULIO
-(grida come un pazzo:)- Vedo anch'io! Vedo anch'io! Ella rivive! Ella
mi ritorna!... Fiorenzo! Fiorenzo!... Fiorenzo!...
LE RAGAZZE
-(si voltano tutte verso Don Fiorenzo coi visi irradiati di ammirazione
e di devozione.)-
DON FIORENZO
-(che è rimasto in disparte)- Non chiamarmi, Giulio. Sei tu che hai
saputo pregare.
REGINELLA
Mi riconoscete, Annita? Sono Reginella. Mi riconoscete?
IL DOTTOR FINIZIO
-(con bontà)- No, non la interrogate, Reginella! È bene che per ora si
rinunzii a farla parlare. Tanto, non può rispondere, e molto le
nuocerebbe lo sforzo di tentarlo. -(A Giulio, spiegando)- È stato,
evidentemente, un caso di catalessia transitoria, dovuto a una
condizione speciale del suo sistema nervoso.
GIULIO
E nessun rimedio c'è, Dottore? Nessun rimedio?
IL DOTTOR FINIZIO
Visto che va ricuperando i sensi, quale scopo avremmo di molestarla?
GIULIO
Ma potrebbe verificarsi di nuovo quest'orribile fenomeno, e allora?...
IL DOTTOR FINIZIO
Non vi preoccupate. Il rimedio dell'avvenire sarà... la felicità
coniugale; il rimedio di oggi sarà... un po' di riposo. E anche per
questo, il medico l'affida al marito! Conducetela su con voi, ora.
Tenetela nel silenzio, tenetela nella tranquillità, e vedrete che dopo
il riposo ella non serberà più nemmeno una traccia del breve sonno che
ha dormito.
GIULIO
Ma è ancora così inerte.... Sarà difficile condurla....
IL DOTTOR FINIZIO
Sarà facilissimo... se la vostra -volontà- può agire su lei. È una buona
occasione per sperimentare -(sorridendo)-... l'obbedienza di vostra
moglie. -(Rivolgendosi a Don Fiorenzo quasi per chiamarlo in aiuto
dell'esperimento)- Dico bene, Don Fiorenzo?
DON FIORENZO
Come sempre, Dottore.
IL DOTTOR FINIZIO
In altri termini, faremo come... un piccolo tentativo di suggestione
ipnotica. -(A voce alta e alquanto solenne, con lo sguardo obliquo
rivolto a Don Fiorenzo)- Volete, signor Giulio, fermamente, che vostra
moglie si lasci... condurre da voi?
GIULIO
Sì.
DON FIORENZO
-(in una spontanea e impaziente concentrazione risolutiva)- Deve
volerlo!
IL DOTTORE
Ebbene, vediamo. -(Solleva lievemente un gomito di Annita come per
invitarla ad alzarsi.)-
-(Il corpo di lei non oppone nessuna resistenza. ELLA si alza a guisa di
un automa. Ha, tuttavia, l'aspetto della ritornante vitalità
interiore.)-
GIULIO
-(la contempla trasognato.)-
-(La contemplano, attonite, LE RAGAZZE.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Animo, signor Giulio! Offrite il braccio alla vostra sposa. E voi,
ragazze, datele questi bei fiori; spargetene anche, se vi piace, il suo
cammino...; e fate passare... fate passare....
GIULIO
-(le porge il braccio.)-
ANNITA
-(vi appoggia il suo.)-
ALCUNE RAGAZZE
-(le riempiono le mani di fiori.)-
ALTRE
-(facendo largo, ne spargono per terra, verso la soglia.)-
REGINELLA
-(le bacia devotamente il velo.)-
-(LA COPPIA si avvia. -- Si allontana. -- LE RAGAZZE la seguono.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Caro Don Fiorenzo, io ne sono dolentissimo, ma il mio intervento ha in
certo modo sminuito il miracolo. Nondimeno, per la leggenda ce ne resta
abbastanza.
DON FIORENZO
-(con umiltà dolorosa)- Non mi spetta il vostro sarcasmo, Dottore! Voi
lo sapete che io sono il vostro migliore alleato nello sfatare la
leggenda da cui sono oppresso.
IL DOTTOR FINIZIO
Ma sì. Ho scherzato. È una vecchia celia, e oggi ve ne avete a male?
DON FIORENZO
Perdonatemi....
IL DOTTOR FINIZIO
Perdonarvi io?! Siete voi che dovete perdonare me, se ho scherzato in un
cattivo momento.
DON FIORENZO
-(stringendogli affettuosamente la mano)- A rivederci, Dottore.
IL DOTTOR FINIZIO
A rivederci, mio buon amico. -(Uscendo)- Servo vostro, signor
Sebastiano.
SEBASTIANO
Padrone mio.
SCENA VI.
DON FIORENZO
-(si abbandona come stanco sulla sua poltrona.)-
SEBASTIANO
-(gironzola continuando a parlare sgarbatamente con sè stesso.)-
BARBARELLO
-(tuttora attaccato allo stipite, torcendo il collo, guarda fuori, in
alto. Indi getta un'occhiata a Don Fiorenzo, e, cercando di non far
rumore, chiude.)-
SEBASTIANO
-(a Barbarello)- È la prima volta che fai una cosa buona. Non è più
l'epoca di tenere l'uscio aperto.
BARBARELLO
-(si accuccia a terra, come un cane, sopra i fiori sparsi innanzi alla
porta chiusa.)-
DON FIORENZO
Senti, Sebastiano mio....
SEBASTIANO
-(andando a lui)- Di'.
DON FIORENZO
Dammi la tua mano.
SEBASTIANO
Sùbito. -(Gliela porge.)-
DON FIORENZO
-(tenendogliela fra le sue)- Tu non vorrai essere un egoista. Tu non
vorrai lasciarmi solo sulla terra!... Se tu sparissi, chi mi resterebbe
vicino? Sì, questo sventurato -(indica Barbarello)- mi sarà fedele
finchè campo, ma la fedeltà sua a che può giovarmi? È una fedeltà
accecata e pazzesca che, anzi, va addensando giorno per giorno una bieca
oscurità sulla bolgia della mia coscienza!... E quanto a mio fratello e
a mia cognata -- capirai --, essi saranno assorbiti dalla loro felicità...
poi dai loro figliuoli, e... naturalmente... finiranno con
l'allontanarsi. Tu, Sebastiano, mi sarai indispensabile. Non sono più
l'uomo forte che ero un tempo.... L'hai detto tu stesso.... E dovrai
aiutarmi tu a sostenere il peso della vita. Almeno, da te potrò avere il
sollievo del compatimento.... Potrò almeno sfogarmi, con te, senza
essere costretto a dissimulare la mia debolezza.... Con te, potrò
perfino piangere -(il pianto gli sale alla gola)-... senza
vergognarmene... perchè ho visto che anche tu piangi, qualche volta.
-(Silenziosamente, singhiozza.)-
SEBASTIANO
Ma, dunque, sarà sempre più tenace, sarà sempre più maligno questo
dolore che di nascosto ti attanaglia il cuore e che neppure dalla mia
affezione si lascia veramente scoprire?!
DON FIORENZO
Non è un dolore! Non è un dolore! È peggio! Chi soffre un dolore, ne
conosce la causa, come tu conosci la causa del dolore tuo, e ciò gli
serve, se non altro, a veder chiaro nel proprio essere e a misurare le
proprie forze...; ma questa sofferenza mia è un mistero: -- è un mistero
che, negandomi ogni barlume di consapevolezza, mi avvolge, mi stringe,
mi soffoca, mi fa desiderare la morte più di quanto la desideri tu e,
disgraziatamente, non mi fa morire!
SEBASTIANO
-(si gratta in capo, e con una profonda malinconia che ha una lieve
espressione d'involontaria comicità, borbotta:)-... Sta benissimo! Visto
che a tutti e due farebbe comodo di andarcene all'altro mondo, per
dispetto di noi stessi ci metteremo insieme a vivere ostinatamente,
facendo la scommessa a chi vive di più. È detto!... Ti accontenterò.
-(Riflettendo, si gratta ancora in capo.)- Ma, per evitare le
tentazioni,... non sarà inopportuno che io mi sbarazzi di un certo
ingrediente.... -(Fa per allontanarsi.)-
-Don Fiorenzo-
-(levandosi e trattenendolo pel braccio)- Quale ingrediente?
SEBASTIANO
-(cavando dalla tasca una boccettina)- Questa fialetta.
-(Mostrandogliela)- È graziosa, non è vero?
DON FIORENZO
-(repentinamente gliela strappa.)-
SEBASTIANO
-(con un grido)- Fiorenzo!
DON FIORENZO
E no!... Che temi?... Voglio soltanto vedere.
SEBASTIANO
-(gli sta vicinissimo, vigile e pronto, con una mano un po' levata e
aperta.)-
DON FIORENZO
-(spalanca gli occhi, fissando la fiala. La fissa lungamente. Stira la
fronte. E dalla fronte alla gola diventa itterico. -- Poi, a un tratto:)-
Getta via! Getta via!... Getta via!...
SEBASTIANO
Ma sì che getto via! Per noialtri uomini... superiori, sono misture
inutili! -(Con un gesto largo e vibrante lancia dal balcone la fiala.)-
Ecco fatto!
DON FIORENZO
-(ricade sulla poltrona e resta silenzioso, isolandosi. Ha le pupille
spaventosamente dilatate. Ha la faccia spaventosamente gialla nel raggio
di sole che tutta la illumina. Ha le spalle incurvate. Ha la testa
protesa in avanti e immota. -- Ed è immota tutta la sua persona, in un
atteggiamento di ebete tragico.)-
SEBASTIANO
-(siede a molta distanza da lui; mette una gamba sull'altra; da un
taschino del panciotto tira fuori un sigaro, e lo accende. -- Manda in
alto una grossa boccata di fumo. Indi, con imbronciata rassegnazione,
conclude:)-... E divertiamoci!
(SIPARIO.)
ATTO QUINTO.
-La medesima camera.-
SCENA I.
-È il tramonto di un torvo giorno di dicembre. Qualche lampo illumina di
tanto in tanto l'ambiente cupo. Qualche tuono, or lontanissimo, ora un
po' più vicino, segue a ciascun lampo, sordamente. La fiammella della
lampada innanzi allo scarabattolo diventa, nell'ombra, più vivida, e
proietta sul pallore di tutto il corpo del Cristo una luce rossastra.-
-La porta in fondo è chiusa.-
DON FIORENZO
-(solo, rannicchiato sulla poltrona, presso il tavolino, vi poggia le
braccia incrociate, e sulle braccia piega il capo appesantito,
nascondendo il volto, nascondendosi tutto nella sua solitudine. -- A un
lampo più luminoso, egli sussulta. -- Solleva il capo. Si alza, e mal si
regge in piedi. Si accosta allo stipetto, su cui è un lume di ottone. --
Mentre è intento ad accenderlo, un rumore gli giunge dall'alto. Ristà.
Guarda il soffitto mormorando:)- Che fanno quassù?!... -(Poi, con la
mano tremula, accende il lume. Guarda di nuovo il soffitto, lungamente,
e ripete:)- Che fanno?!..: -(Ma ecco un altro rumore, diverso. Si
picchia alla porta. -- Egli va per aprire. Si trattiene.)- Chi è? Chi
è?... Sei tu, Sebastiano?...
-La voce di BARBARELLO-
-(un po' ansante e lamentosa)- Io! Io!
DON FIORENZO
-(fra sè)- È Barbarello. -(Apre.)- Credevo che saresti rimasto a dormire
da tuo zio....
BARBARELLO
-(entrando, si contorce e piagnucola.)-
DON FIORENZO
-(richiudendo la porta)- Che ti piglia? Che t'è successo?
-(Un lampo. -- Un tuono.)-
BARBARELLO
-(non risponde e continua a piagnucolare.)-
DON FIORENZO
Hai paura del temporale che si avvicina? Sarebbe la prima volta. I lampi
e i tuoni non ti hanno mai dato fastidio. Fammi capire. Hai avuto
qualche dispiacere? Ti è stata detta qualche brutta cosa?... Rispondi!
Come va che stasera non sai rispondere?... Da un pezzo in qua, parlavi
così bene.... Sapevi così bene rispondermi.... Perchè sei nervoso come
una volta, stasera?
-(Un rumore dall'alto. -- Si direbbe il rumore di un mobile trascinato
per terra.)-
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