DON FIORENZO Perchè? GIULIO Per niente. Ho piacere di stare con te. Ogni volta che mi parli, mi fai del bene. Quando non ti vedo, quando non ti ascolto, io ricasco nella mia frivolezza, e poi me ne dolgo, me ne irrito! DON FIORENZO Ma tu, al contrario, mi farai il favore di ricascarci, perbacco! O che? Per causa mia ti vuoi mummificare?! Non ci mancherebbe altro!... Lascia che dentro l'anima ti frulli! Ridi, salta, canta, fatti sempre bello come oggi, porta in giro, nella luce meridiana, i tuoi trent'anni,... e, se fioriranno gl'idillii villerecci sul tuo cammino, non prendere troppo sul serio... la buona condotta che mi feci promettere. Tanto, anche senza il permesso di Don Fiorenzo, il mondo seguiterà ad andare com'è andato sempre. -(Animandosi)- Stavi per uscire. Non esci più? GIULIO No, non stavo per uscire. Ho già passeggiato lungamente stamane. DON FIORENZO E passeggia ancora! Passeggia! -(Gli rimette la paglia in testa e lo costringe ad alzarsi)- Su! Su!... È cominciato un giugno che serba tutti i dolci profumi del mese di maggio. Vatteli a godere! E ti voglio dare un garofano più sfacciato, più audace. -(Corre svelto al balcone e ne coglie uno rosso fiammante.)- Audace come il fuoco!... Audace come la fiamma! -(Indi, sostituendolo a quello che Giulio porta all'occhiello)- Guarda che bellezza!... Rosso su bianco!... La fiamma fra le nevi!... Ti va a meraviglia!... Sei magnifico! GIULIO -(con un compiacimento un po' malinconico)- Ma sta' zitto! DON FIORENZO -(arricciandogli un po' i baffi e calcandogli la paglia da un lato)- E poi... baffetti rubacuori... cappello a sghimbescio... e passo di bersagliere! Avanti!... -March!-... Alla conquista dell'universo! -(Ride forte per mostrare un'allegria che cerca invano di sentire.)- GIULIO -(ridendo anche lui con poca voglia di ridere)- E sentirai che squilli di vittoria! DON FIORENZO -(sospingendolo fino alla porta)- Ohè!... Fate largo! Fate largo!... Fate largo!... Passa l'Amore! GIULIO Sì, fate largo, perchè l'amore è una bestia pericolosa!... -(Ridono, ancora, tutt'e due separandosi sul pianerottolo.)- DON FIORENZO -(entra nella casa di Sebastiano.)- GIULIO -(discende le scale.)- BARBARELLO -(sbucando dal suo nascondiglio, contento di essersi saputo nascondere, ride alla sua volta. -- La sua risata debole e lenta sembra un'eco in ritardo del riso dei due fratelli. -- Indi, tace a un tratto, tendendo l'orecchio verso la porta. E aspetta.)- SCENA III. ANNITA -(comparisce, titubante, sul pianerottolo.)- BARBARELLO -(nel vederla, retrocede, curvandosi un poco in atto di rispetto e cercando di articolare qualche parola, che resta indistinguibile nelle modulazioni stentate della sua voce.)- ANNITA -(come incoraggiata dalla presenza di Barbarello)- È permesso? -La voce di- GIULIO -(dal cortile)- Sì, signorina, è permesso. BARBARELLO -(ha in tutto il corpo una contrazione rabbiosa, e, in silenzio, con una velocità e una leggerezza di gatto, fugge nella stanza attigua.)- ANNITA -(si è voltata verso le scale con un lieve sussulto.)- Ma io non so, signore, se Don Fiorenzo sia in casa. GIULIO Favorisca, la prego. -(La raggiunge, le passa davanti ed entra togliendosi il cappello.)- Favorisca.... Io l'ho raggiunta apposta per non farla andar via. È vero che lei, viceversa, si è decisa a venir su precisamente perchè ha visto uscire me...; ma spero che non mi vorrà mortificare evitandomi anche nel domicilio di mio fratello. Non merito tanta diffidenza. ANNITA -(si avanza cauta ed impassibile sotto quel suo velo di mestizia, cercando vagamente con lo sguardo Barbarello.)- Non ho nessuna ragione per evitarla. Ma... se suo fratello non c'è.... GIULIO Fiorenzo è qui accanto, dal suo amico Sebastiano. Non potrà tardare molto. ANNITA Allora, mi farebbe il favore di avvertirlo? GIULIO Avvertirlo immediatamente sarebbe inutile. So che si tratterrebbe lo stesso. Lo avvertirò fra qualche minuto. Si accomodi, intanto. Se me lo ha detto con sincerità di non avere nessuna ragione per evitarmi, cominceremo, finalmente,... a conoscerci, o, meglio, a rendere più socievole una conoscenza che finora è stata troppo simile alle ombre di questi piccoli boschi e alle asprezze di queste rocce. -(Offrendole una sedia)- Non vuole accomodarsi? ANNITA Ma sì.... Grazie. -(Siede.)- GIULIO -(sedendo, dopo di lei, a rispettosa distanza)- Veda, è da stamane che io ho pensato: «oggi parlerò con la signorina misteriosa».... L'ho chiamata sempre così.... Non se ne dispiace? ANNITA Non me ne dispiaccio. GIULIO -(celiando)- C'era forse la voce del destino nel mio pensiero? Chi sa! Un mese di soggiorno in questi luoghi, dove tutto è piuttosto fantastico e suggestivo, mi fa già credere alla probabilità che ci sia un destino... con la relativa voce. Il certo è che, tornando dalla mia passeggiata mattinale, ho incontrata lei qui presso in uno scorcio angusto che non le consentiva la necessaria disinvoltura per mettersi in fuga come di solito. Non le nascondo che avrei avuta l'impertinenza di rivolgerle la parola se non avessi veduto accoccolato, poco lontano, quel ragazzaccio mezzo ebete e mezzo furbo, che, non saprei dirle perchè, mi paralizza, mi dà soggezione. Ma, anche dopo, «la voce del destino» ha insistito. E, in realtà, ecco che io le parlo e, quel che più importa, lei mi ascolta. -(Poi, quasi con umorismo)- Cioè.... Mi ascolta o non mi ascolta? ANNITA Sì, l'ascolto. GIULIO Come può ascoltare la «signorina misteriosa»! ANNITA -(sorride appena.)- GIULIO -(vivamente)- Ha sorriso?! ANNITA No. GIULIO Io le assicuro che lei ha sorriso. Ha sorriso poco poco poco, ma ha sorriso. Ho visto, in un attimo, come passare un lumicino dietro i vetri chiusi di una piccola finestra oscura. Un lumicino che passa! Le pare nulla? Deve pur esserci la mano che lo ha acceso. E dunque non è addirittura insperabile che la stessa mano conceda d'illuminare la finestretta di una luce meno scarsa e meno fugace. Che non sia facile ottenere questa concessione, è perfettamente giusto; ma sono qua io per fare del mio meglio. «L'importuno vince l'avaro». Lei non lo immagina nemmeno come io sappia essere importuno!... E forse io non immagino... come lei sappia essere avara. -(Mutando)- Avara, del resto, di che?... Rifiuterebbe, per esempio, di dirmi, intanto,... il suo nome?... Non altro che il suo nome... di battesimo? ANNITA Sì. GIULIO E perchè? ANNITA -(severa, ma involontariamente graziosa)- Perchè, certo, lei lo sa già. GIULIO -(con affettata energia)- Nego assolutamente! E poi... in che modo avrei potuto saperlo? Chiedendolo -- mettiamo -- al postino che le reca la non abbondante corrispondenza? ANNITA Forse. GIULIO Il postino mi ha calunniato! E, difatti, se lei mi dicesse un nome falso, ci crederei e mi lascerei ingannare. ANNITA -(con semplicità, come per troncare cortesemente)- Io mi chiamo... Annita. GIULIO -(di scatto)- Ma questo è il nome vero! -(Tappandosi immediatamente la bocca con le dita)- Uh!... che bestia! ANNITA -(sorride di nuovo.)- GIULIO Ha sorriso un'altra volta?!... Ha sorriso un'altra volta?!... Dio, che contentezza!... -(Alzandosi)- Mi affretto a chiudere il mio primo conticino di importuno perchè non voglio rischiare di guastarmi il successo. In meno di cinque minuti, due sorrisi e il nome: è un successo inaspettato, è un successo enorme! Sì, il nome lo avevo già carpito al postino: questo è naturale; ma non so che cosa avrei dato per udirlo pronunziare da lei. Non ho dato che una minuscola bugia, e l'ho udito. Ora sì che posso dire di conoscerlo! Il nome di una donna non è veramente il -suo- nome che come essa medesima lo pronunzia. E lei, signorina, lo ha pronunziato deliziosamente. «Annita»!... Ha prolungato un po' quell'i, lasciando poi cadere l'ultima sillaba. A me è parso... l'espressione melodica di una lontana stella cadente. -(Con genuina delicatezza -- impacciandosi alquanto -- muta ancora.)- E adesso lei potrebbe sorridere per la terza volta, ma io,... a dirgliela schietta,... no, non ne sarei troppo sodisfatto. Anzi..., veda,... ne avrei un senso di sconforto. Non sorride?... Glie ne sono molto grato.... Vado ad avvertire mio fratello.... A rivederla, signorina. ANNITA -(celando un moto intimo di sollievo, contraccambia freddamente il saluto:)- A rivederla. GIULIO -(oltrepassa la soglia in fondo, e, sogguardando Annita, si avvicina all'uscio accanto. Sta per entrare nella casa di Sebastiano, ma si ferma. Preferisce di non entrarci. E resta sul pianerottolo, chiamando:)- Fiorenzo!... Fiorenzo!... -(Pausa)- C'è qui... la signorina che voleva parlarti quel giorno.... L'ho vista entrare e sono tornato indietro per riceverla. Ti attende. -(Poi, per avere il pretesto di soffermarsi ancora, sempre sogguardando Annita, che non lo vede, si dispone ad accendere una sigaretta.)- ANNITA -(al lieve stridore del fiammifero stropicciato sulla scatola, ha come un leggero urto e, senza volere, si volta -- per un istante solo.)- GIULIO Mio fratello viene sùbito, signorina. ANNITA -(non ha nemmeno un gesto di ringraziamento.)- GIULIO -(dopo avere accesa la sigaretta, accoratamente rassegnato, discende le scale.)- -(Qualche nota del suo consueto motivetto zufolato si allontana con lui.)- SCENA IV. DON FIORENZO -(contenendo, nell'entrare, la vivissima velocità del passo)- Eccomi a lei, signorina.... ANNITA -(si alza, inchinandosi umilmente.)- DON FIORENZO No.... Resti comoda, resti comoda.... Sederò anch'io.... -(Mette una mano sulla spalliera di una sedia. La presenza di Annita gli ha rinnovata, molto più profondamente, l'impressione che provò quando la vide fra la piccola folla dei suoi poverelli. Insiste ancora perchè ella risegga.)- Mi faccia il favore.... -(Appena Annita acconsente, egli si lascia cadere sulla sedia a cui si è appoggiato.)- Questa visita, signorina, se non mi sbaglio, è una visita procrastinata di circa un mese. ANNITA Sì, reverendo. Quel giorno, il suo congedo mi scoraggiò. DON FIORENZO -(osservandola e scrutandola con intensità)- Era un congedo momentaneo.... ANNITA A me parve addirittura... d'essere scacciata. E non so davvero come oggi io sia riuscita a vincere il mio scoraggiamento. DON FIORENZO Fui frainteso. Lei capitò in una giornata eccezionale. Non potetti darle udienza, ma le dissi -- ricordo bene --: «la mia porta è sempre aperta». E, guardi: -(indicando la porta)- non era una frase. Un sacerdote, specie in un villaggio, deve, nei limiti del possibile, togliere di mezzo tutti quegli ostacoli che possono... far ritardare coloro che sentono la necessità di rivolgersi a lui. Una porta chiusa non cessa di essere un ostacolo nemmeno quando ci sia una mano pronta ad aprirla, giacchè, in ogni caso, è un divieto che bisogna mutare in consenso. Il divieto di entrare nella mia casa non c'è... -per nessuno-. ANNITA -(ascolta, compunta e raccolta.)- DON FIORENZO Deploro, comunque, di aver contribuito, benchè senza volerlo, all'equivoco che l'ha trattenuta finora. ANNITA Il torto è mio. Non avrei dovuto ritardare. DON FIORENZO Voglio credere... che il ritardo non le abbia troppo nociuto. ANNITA Nociuto, no; ma... in questo lungo mese.... DON FIORENZO Parli.... Parli liberamente, signorina! ANNITA ... è stato anche più triste, è stato anche più pauroso del solito il mio vagabondaggio. DON FIORENZO -(intento a udire ogni più intima vibrazione della voce di lei)- Più -pauroso- del solito?!... Evidentemente, il suo vagabondaggio non è che una agitazione, una inquietudine del suo spirito smarrito.... ANNITA Sì. DON FIORENZO Una inquietudine che arriva fino alla paura?! ANNITA Sì. DON FIORENZO Ma... perchè?... Perchè?... Si spieghi.... ANNITA Se si cammina nel buio... senza nessuna guida.... DON FIORENZO -(cercando d'indovinarla, di definirla)- Lei teme... ciò che non vede.... ANNITA Sì. DON FIORENZO Teme l'ignoto.... ANNITA Sì. DON FIORENZO Il che significa che lei non è sorretta dalla fede religiosa. Non sarebbe forse questa, signorina, la causa vera del suo pánico? ANNITA Non credo. DON FIORENZO Soltanto chi manca di fede religiosa può aver paura dell'ignoto, che è poi, in altri termini, quello che minacciosamente si nasconde nella realtà della morte. ANNITA -(con una improvvisa animazione)- Ma di quello che si nasconde nella realtà della morte io non ho paura! Io ho paura di quello che si nasconde nella realtà della vita. DON FIORENZO -(sorpreso, la guarda, acuendo sempre più la sua osservazione.)- Lei, signorina, distingue due cose che, per noi cristiani, ne costituiscono -una sola- nell'unica aspirazione della salvezza dello spirito. Dai pericoli della vita che passa, noi siamo preservati e difesi appunto dalla stessa luce divina che rischiara l'eterna vita futura. Il suo istinto, del resto, glie lo ha già detto, visto che lei si reca a chiedere il consiglio di un sacerdote. ANNITA Io chiedo a lei... più che il suo consiglio. Io chiedo... la sua protezione. DON FIORENZO La chiede a me, suppongo, come la chiederebbe a chiunque porta, non indegnamente, questo abito. ANNITA No. DON FIORENZO .... Non capisco.... ANNITA .... Quando lei mi scòrse, inaspettata, fra i suoi poverelli, io, naturalmente,... non le potetti dire la verità. DON FIORENZO Mi accennò di essere venuta quassù per una ordinazione dei suoi medici.... ANNITA I medici avevano creduto opportuno di consigliarmi un'aria piuttosto elevata e un soggiorno tranquillo, ma la scelta del luogo l'avevo fatta io. DON FIORENZO -(si sorveglia con ferma volontà per non lasciar trapelare la sua crescente emozione.)- ANNITA Ero ben certa di trovare quassù chi avrebbe saputo proteggermi. DON FIORENZO Non avrà avuta la ingenuità -- mi scusi l'espressione un po' aspra -- di lasciarsi attrarre dalle stolte fantasticaggini popolari. ANNITA Che pensa?! DON FIORENZO E allora, qual'è l'origine di una così strana certezza? ANNITA A me è stata messa nell'anima... da mia madre. DON FIORENZO -(in un trasalimento che lo irradia e lo trasforma)- Voi, dunque, siete Annita?!... Ma sì!... Voi siete Annita! Siete Annita!... Siete la bimba di cui ho carezzata la testolina d'angelo sulla spalla della mamma tenerissima!... Io mi ostinavo a dubitarne, mi ostinavo a non crederci, ma pure l'avevo udito... l'avevo veduto... perchè della mamma voi avete la voce, voi avete la fisonomia: tutta la sua fisonomia avete, appena mutata... come l'avrebbe potuta mutare un pittore interpretandola a modo suo.... -(Frenandosi, padroneggiandosi)- Oh, io l'ho conosciuta la mamma!... L'ho conosciuta... molto tempo fa. Poi... non ci siamo più incontrati; ma... me ne ricordo bene. Come potrei non ricordarmene? Fummo, per più di un anno, buoni amici. E comprendo che anche ella possa talvolta essersi ricordata di me. Ciò che non mi spiego ancora è che vi abbia designata la mia povera persona come una specie di rifugio; ciò che non mi spiego ancora è la vostra ansia di cercarmi,... la vostra ansiosa richiesta di protezione.... -(assalito da cento timori diversi)- .... poichè la circostanza che vi tiene lontana dai vostri genitori è senza dubbio temporanea, è senza dubbio passeggera.... ANNITA Mio padre abbandonò la casa quando io ero adolescente per andare non so dove... non so con chi,... e mi ha dimenticata. La mamma... è morta. -(Si copre con le palme delle mani gli occhi, che aspettavano di poter piangere.)- DON FIORENZO -(sente il colpo nel centro del cuore: -- sente dissolversi. Ma gradatamente si costringe a un contegno insospettabile. Pare che s'impietrisca: e il pianto che gli è vietato traspare come un'onda interiore di lagrime dal volto diafano e immoto.)- -(Un lungo silenzio.)- ANNITA Proferì il nome vostro, che io non avevo udito mai nè da lei nè da altri, qualche momento prima di morire. Mi raccomandò di non rivolgermi che a voi se un giorno io mi fossi sentita troppo sola e avessi avuto bisogno di un appoggio.... Era il delirio dell'agonia, ma le poche parole con cui mi fece questa raccomandazione uscirono limpidamente dalla sua bocca che quasi sorrideva.... «È un santo uomo» -- mi disse ella in ultimo --: «vedrai che non si rifiuterà di aiutarti.» E, dicendo così, aveva lei il viso d'una santa. Com'era bella! -(Piange ancora. Poi, un poco più serena:)- Per circa tre anni ho aspettato inutilmente che la necessità m'insegnasse il modo di bastare a me stessa. Non mi mancavano i mezzi di sussistenza perchè la mamma ci aveva, alla meglio, provveduto; ma dentro di me non ho trovato nulla di ciò che serve per essere libera, per essere forte. Ero vissuta del suo respiro.... E da quando il suo respiro mi fu tolto, io non sono stata che una cosa inerte, un fragile oggetto qualunque gettato sul lastrico di una strada per la quale tanta gente, tanta gente passava! Se uno di quei passanti avesse abbassata la mano in atto di raccogliermi, io non avrei saputo prevedere nè avrei saputo domandargli che ne volesse fare di me,... e, forse,... mi sarei anche lasciata prendere. DON FIORENZO -(cercando le parole e misurandole in una pavida tensione di pensiero)- La povera moribonda non poteva avere nessuna ragione per chiamare me in vostro soccorso; ma... nel vaneggiamento delle agonie... parla spesso una volontà superiore a tutte le ragioni umane. A questa volontà io obbedisco. -- Eravate vissuta del respiro di vostra madre, che fu... una donna sublime...: possa io riescire a serbarvi sempre degna di vivere della sua memoria. -(S'accorge di non resistere più. Tace, temendo di tradirsi.)- -(Si ode giungere dalle scale lo zufolìo di GIULIO: sempre lo stesso motivo, ritmato questa volta con dolcezza triste. -- Lo zufolìo si avvicina. -- Egli attraversa, con andatura pigra, il pianerottolo, gettando lo sguardo nella camera, e continua a salire, zufolando.)- DON FIORENZO -(ripigliando lena, si alza, affinchè il colloquio non si prolunghi)- .... E, per oggi, abbiamo detto abbastanza.... Non è già che anche oggi io mi permetta di congedarvi, ma vi chiedo bensì licenza di ritirarmi.... Ho una specie di stanchezza qui, -(si tocca l'occipite)- che esige un po' di riposo.... ANNITA -(alzandosi con mite premura)- Ve ne prego.... DON FIORENZO Da domani, voi potrete contare sulla mia affettuosa assistenza.... Preferiremo il raccoglimento della chiesa, dove... l'ausilio della sicura serenità... mi rende meno perplesso nel compiere i miei doveri. ANNITA Come vorrete. DON FIORENZO E siate tranquilla, ora. ANNITA Sono tranquilla. DON FIORENZO A domani, Annita. ANNITA A domani. -(Resta lì, incapace di allontanarsi, invasa da una convinta devozione come innanzi a un altare.)- DON FIORENZO -(ancora raffrenandosi, ma con l'urgenza di nascondersi, va alla porta della stanza accanto, l'apre sùbito pur cercando di moderare la fretta, e, poichè sta già per essere preso da un capogiro, si precipita dentro e richiude.)- ANNITA -(lo ha seguíto con gli occhi devotamente pietosi, e, adesso, in un atteggiamento di mestizia calma e soave, si avvia, lenta, verso il fondo. -- Sulla soglia, si ferma, quasi non volesse uscire. -- Sporge il capo. -- Guarda giù per le scale. -- Non vede nessuno. -- Prosegue.)- -(Appena ella è uscita, torna a risuonare, fiocamente, l'invariato zufolìo di GIULIO. -- Quelle note insistono, insistono, fioche e monotone, nel silenzio che incombe.)- (SIPARIO.) ATTO TERZO. -La medesima camera.- SCENA I. -(Qualche istante di vuoto e di silenzio.)- BARBARELLO -(entra dalla porta a sinistra con rapidità precipitosa andando verso le scale. Nella foga del correre, sulla soglia della porta in fondo, che è aperta come di consueto, scivola e casca rumorosamente.)- DON FIORENZO -(venendo sùbito dopo di lui dalla stessa porta a sinistra e vedendolo a terra, lo sgrida-:) Eh!... Per forza devi cadere!... Corri così all'impazzata!... BARBARELLO -(raccogliendo una lettera che gli è scappata di mano e rialzandosi indolenzito)-.... Tu... tu hai detto.... DON FIORENZO E sempre con quel «-tu hai detto-...»! Che t'ho detto io?!... T'ho detto di affrettare il passo, non già di precipitarti in cotesto modo selvaggio!... Il solito eccesso di zelo!... E adesso è inutile che tu mi stia a contemplare!... Va, ragazzo mio.... Va.... In fretta, sì, ma, ti prego, senza romperti la nuca, perchè quest'altro guaio sarebbe proprio fuori programma! BARBARELLO -(via, correndo, un po' meno rapidamente.)- SCENA II. DON FIORENZO -(si mette ad andar su e giù per la stanza facendo dei piccoli gesti nervosi. Indi si ferma presso il tavolino. Riflette senza più gesticolare. -- Con risolutezza dà un pugno sul tavolino e conclude:)- Ne ho il dovere! -(Esce sul balcone, e, alzando il capo, chiama vivamente:)- Giulio!... Giulio!... -La voce di- GIULIO Che vuoi, Fiorenzo? DON FIORENZO Scendi giù. Dobbiamo discorrere. -(Passeggia ancora, finchè non arriva Giulio.)- GIULIO -(entrando)- Che hai? Sei arrabbiato con me? DON FIORENZO Com'è che supponi che io sia arrabbiato con te? GIULIO Non è mica difficile di capirlo. La voce con cui mi hai chiamato... la tua fisonomia.... E poi, è già da qualche giorno che vedo maturare la tua arrabbiatura.... DON FIORENZO Non è un'arrabbiatura, caro Giulio! GIULIO No?... E che cos'è?... DON FIORENZO -(dopo una breve esitazione inquieta)- È che debbo muoverti un rimprovero, molto seriamente! GIULIO Perbacco! Mi metterai anche in punizione?... In ginocchio sui chicchi di gran turco?... DON FIORENZO Non fare dello spirito. Vedrai che non è il caso. GIULIO Non avrò commesso un qualche delitto, spero. DON FIORENZO Il ricorrere all'artifizio raffinato di un falso innamoramento per circuire una fanciulla onesta e inesperta è per lo meno... una viltà. GIULIO -(ha un immediato moto di sdegno; ma si padroneggia e piglia un'aria fittizia di noncuranza.)- Parli della signorina Annita? DON FIORENZO -(con austerità)- Di lei parlo, s'intende. Di chi potrei parlare se non di lei?... -(Siede, e cerca, anche lui, di moderarsi.)- Tu non ignori, Giulio, le ragioni supreme che mi hanno indotto ad aver cura della sua esistenza. Quando cominciai ad accorgermi che tu ritornavi alle tue antiche abitudini per tentare la conquista di quella buona creatura, mi affrettai a confidarti -chi fu- sua madre e come precisamente da -sua madre- mi fosse stata inviata affinchè io la proteggessi e le volessi un po' di bene. Credetti che tu, possedendo già la chiave del vecchio nascondiglio dei miei ricordi, avresti sentita l'imponenza di ciò che ti confidavo; credetti che la tua rinascente galanteria d'uomo frivolo e pervertito ne sarebbe rimasta interdetta, ne sarebbe rimasta disarmata.... Ma, purtroppo, non fu così! Con me, da allora, hai ostentata abilmente una completa indifferenza per Annita, e, nel medesimo tempo, alla chetichella, hai cercato di attirartela, assumendo degli opportuni atteggiamenti d'innamorato mite e rispettoso. Dopo quanto ti avevo detto, non mi sarei mai potuto aspettare che tu avresti agito così. Io ne ho avuto maraviglia e rammarico, Giulio, e, se ancora te lo tacessi, come te l'ho taciuto fino a oggi per un ritegno che deploro, mancherei al mio còmpito, e mi parrebbe, per giunta, d'essere il tuo complice! GIULIO -(mettendosi a cavalcioni d'una sedia -- con pacatezza dispettosa)- Ti faccio notare che per non venir meno al tuo còmpito, tu incorri in una grave scorrettezza, per così dire, -professionale-. DON FIORENZO Io?! GIULIO Proprio tu. Da chi l'hai saputo che io abbia cercato di... conquistare la signorina Annita? Visto che con te ho dissimulato abilmente le mie intenzioni, non l'hai saputo che da lei stessa. Sicchè, movendomi un rimprovero in base a ciò che la tua penitente ti ha -confessato-, tu, sia pure per un ottimo fine, sfrutti il segreto della confessione. DON FIORENZO -(sorpreso)- Sfrutto il segreto della confessione?! GIULIO Sicuro! Lo sfrutti, lo tradisci.... DON FIORENZO -(scattando con orgoglioso furore)- Ma che osi dirmi, tu?! Io non ti permetto di ammonire in me il sacerdote! -(Poi, pentendosi del suo scatto)-... Della signorina Annita io non sono solamente il confessore: ne sono altresì l'unica guida, l'unico appoggio. La mia coscienza è costretta a distinguere l'ufficio del confessore dalla missione di colui al quale la volontà di una moribonda affidò sua figlia. E credo che il tuo buon senso debba riconoscere che questa distinzione è indispensabile. GIULIO -(remissivo)- Ti ho detto una stupida malignità; ma non mi sarei neppure sognato di dirtela se tu non avessi usato con me un tono così ostile, così tagliente. Mi sei stato antipatico, ecco! Mi hai stizzito!... -(Dopo un istante di pausa, con una certa riluttanza e con un certo pudore, si sforza di dare delle spiegazioni.)- Che io abbia voluto tentare di vincere la ritrosia della signorina Annita, quella sua freddezza estatica, quella sua impassibilità di sfinge silenziosa, è vero, ma non è vero affatto che il mio rispetto e la mia timidezza siano un raffinato artifizio. Sul principio, parlando con lei, io sapevo essere disinvolto, vivace, gentile, forse anche ardito. Ma da un pezzo, quando riesco ad avvicinarla, faccio la figura dell'adolescente al cospetto della donna per la quale ha perduto il sonno e l'appetito. Le dico delle parole monche, senza nesso, senza sugo. Non so parlarle di nulla. Non so nemmeno sospirare. E se, per caso, camminandole accanto, urto col mio gomito nel suo, non solo ne arrossisco, ma mi affretto a chiederle scusa tanta è la paura di lasciarle supporre che io l'abbia fatto apposta. Tutto questo, malauguratamente, è sincerissimo! Non ho che farci, io, se la sincerità non è sempre documentabile. DON FIORENZO La sincerità non è sempre documentabile, ma l'indole e il passato di un uomo valgono più di qualunque documento quando si tratta d'interpretare le azioni di lui in un modo piuttosto che in un altro. La tua indole è quella di un gaudente che non è suscettibile se non di modificazioni precarie e di pentimenti effimeri, e il tuo passato è quello di un cinico ed astuto cacciatore di donne! GIULIO Senti, Fiorenzo. Tu, oggi, ti ostini a trattarmi con una severità esagerata... che io non sono disposto a sopportare. Facciamo così:... parleremo un altro giorno di questa faccenda. -(Levandosi)- Oggi non sei sereno, non sei calmo.... E giacchè non sono abbastanza calmo nemmeno io, è meglio troncare.... Ti saluto. -(Si avvia per uscire.)- DON FIORENZO -(levandosi, alla sua volta, vivacemente, per trattenerlo)- Io ti prego, Giulio, io ti prego di non amareggiarmi di più! Io ti prego di non sfuggirmi! GIULIO -(fermandosi)- E io ti prego di lasciarmi andare. Se restassi ad ascoltarti, non ti potrei garantire la mia pazienza. DON FIORENZO -(nervoso, ma con un accento supplichevole)- Tu non mi farai il torto di non ascoltarmi.... E mi ascolterai senza ribellarti... per non mettere a repentaglio il nostro affetto ... al quale tutti e due dobbiamo tenere come a un tesoro ritrovato. GIULIO -(tentenna il capo, si passa una mano sulla fronte. Indi, lentamente, torna a sedere con sforzata rassegnazione.)- E allora, continua. DON FIORENZO Io lo so che non sono calmo, ma come si fa a essere calmi nella mia situazione? Debbo a qualunque costo difendere una creatura che mi è sacra, da un uomo che è mio fratello. E questa situazione è tanto più ardua in quanto che io non capisco chiaramente il giuoco di lui, non capisco a quali pericoli sia ella veramente esposta.... GIULIO A nessun pericolo, Dio buono! Annita è come un corpo di marmo... al quale abbia prestato la sua anima una donna lontana. E quel marmo resterebbe invulnerabile anche se io fossi davvero il sapientissimo seduttore che tu credi. DON FIORENZO -(accalorandosi subitamente e assalendolo con gli sguardi sfavillanti di allarme)- Ma il giorno in cui si mostrasse proclive ad amarti, tu non le risparmieresti le insidie che potrebbero farla pericolare, e non avresti pietà nè del suo cuore nè del suo onore.... GIULIO Chi te lo dice?! Per la frenesia che ti ha preso di umiliarmi, mi scaraventi addosso le più fantastiche ipotesi. Cerca di guardarmi dentro prima di formulare giudizi sulla mia condotta presente e futura. Non cominci a capire che io mi trovo in uno stato d'animo che esclude assolutamente i mali propositi che vorresti sorprendere in me? Non cominci a capire che io mi torturo per Annita come non avevo mai creduto di potermi torturare per una donna? DON FIORENZO -(aspramente)- È la prima che ti resiste, ed è perciò che ti torturi. Quello che tu senti per lei non ha nulla di comune con l'amore! GIULIO -(alzando la voce)- Ma, insomma, quale prova ne hai per affermarlo con questa convinta sicurezza?! Un uomo della tua serietà dovrebbe ben guardarsi dal correre dietro la sua fantasia come un bambino esaltato! DON FIORENZO -(prorompendo)- Io ti ripeto che tutta la tua vita ti denunzia! Quello che tu senti per lei non è, non può essere amore! È bensì la curiosità suscitata in te dalla sua virtù adamantina! È la irritazione per la sua resistenza! È la smania di trionfare in una impresa difficile! Ed è, disgraziatamente, anche qualche cosa di peggio. Non ne dubito, io! Sì, è anche qualche cosa di peggio! È il capriccio insoddisfatto, è il puntiglio accanito dei tuoi sensi! GIULIO -(insorgendo con impeto iracondo)- Ah, no, basta, adesso! Basta! Basta! Non pare possibile che tu, giudicando tuo fratello, affoghi la tua bontà in calunnie così grette, così malvage e così nauseanti! DON FIORENZO -(col gesto di chi riceve all'improvviso un urto formidabile)- Giulio! GIULIO Te l'avevo avvertito di non contare troppo sulla mia pazienza!... Perchè dovrei tollerare più a lungo la tua arbitraria requisitoria? Quello che sento per Annita è degno di lei, e lo proclamo con tutte le forze del mio essere, respingendo fieramente i tuoi sospetti inconsulti. Una volta, no, non sarei stato capace di un simile amore, ed io per il primo lo dichiaro; ma siete stati tu e lei che mi avete in poco tempo ricostruito, siete stati tu e lei che mi avete rinnovato esercitando su me una specie di malìa irresistibile, ed è davvero esasperante l'ingiustizia con cui, ora che mi avete fatto diventare un vostro affine e che per tale dovreste ritenermi, tu mi vilipendi ed ella mi disprezza! Certo, non sono un asceta. Non so amare immergendomi nelle astrazioni cerebrali. I miei sensi gemono, i miei sensi anelano, i miei sensi chiedono! Essi attribuiscono alla persona di quella fanciulla una bellezza eccezionale, una bellezza affascinante, che ella, probabilmente, non ha. Io ho perduta la facoltà di esaminarla, di analizzarla, di valutarla, e, malgrado questo, o appunto per questo, nessun'altra donna, oramai, potrebbe sembrarmi bella come lei, ed io la desidero, sì, la desidero, la desidero, come nessun'altra donna potrò mai più desiderare!... DON FIORENZO -(ascolta, attonito, sillaba per sillaba, in una crescente tensione. Ha le sopracciglia tirate in su, la fronte aggrinzita, le labbra tremule.)- GIULIO Ma è ben diverso, caro Fiorenzo, questo mio desiderio dalla cupidigia di cui tu mi accusi e che, senza dubbio, io stesso ho tante volte provata! Questo mio desiderio si muterebbe in ribrezzo, si muterebbe perfino in odio se, per uno strano fenomeno mostruoso, Annita mi si offrisse così, come tutte le donne che per me tradirono un amante o un marito o gettarono alla ventura la loro verginità. E dunque? E dunque? Dov'è il mio capriccio? Dov'è l'accanito puntiglio dei miei sensi? Dov'è? Dimmelo! Dimmelo! Dimmelo, perdio! DON FIORENZO -(umiliandosi, annichilendosi)- No, Giulio!... No! Riconosco che sono stato orribilmente ingiusto con te.... Riconosco di averti calunniato.... Che devo fare?!... Che devo dirti?!... Me ne pento.... Te ne chiedo perdono.... -(Breve pausa.)- GIULIO 1 2 ? 3 4 5 6 . . , 7 . , , 8 , , ! 9 10 11 12 , , , ! ? 13 ? ! ! . . . 14 ' ! , , , 15 , , , ' , . . . , 16 ' , 17 . . . . , 18 , ' 19 . - ( ) - . ? 20 21 22 23 , . . 24 25 26 27 ! ! - ( 28 ) - ! ! . . . 29 . ! 30 , . - ( 31 . ) - ! . . . 32 ! - ( , ' ) - 33 ! . . . ! . . . ! . . . 34 ! . . . ! 35 36 37 38 - ( ' ) - ' ! 39 40 41 42 - ( ' ) - 43 . . . . . . . . . 44 ! ! . . . - ! - . . . ' ! - ( 45 ' . ) - 46 47 48 49 - ( ) - 50 ! 51 52 53 54 - ( ) - ! . . . ! ! . . . 55 ! . . . ' ! 56 57 58 59 , , ' ! . . . 60 61 - ( , , ' . ) - 62 63 64 65 - ( . ) - 66 67 68 69 - ( . ) - 70 71 72 73 - ( , , 74 . - - ' 75 . - - , , 76 ' . . ) - 77 78 79 . 80 81 82 83 84 - ( , , . ) - 85 86 87 88 - ( , , 89 , 90 . ) - 91 92 93 94 - ( ) - ? 95 96 - - 97 98 - ( ) - , , . 99 100 101 102 - ( , , , 103 , . ) - 104 105 106 107 - ( . ) - , 108 , . 109 110 111 112 , . - ( , 113 . ) - . . . . 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