Voi l'avete avuta, e io stesso la trovo legittima. Sissignore! La trovo legittima giacchè sono persuaso che la figura... del -pretonzolo- contribuisce a mettere l'animo del credente in uno stato che agevola la trasmissione di quella tale energia che avete sortita da natura.... DON FIORENZO -(con vivace umorismo misto di inquietudine)- Ma, a buon conto, che -accidempoli- è?... -Ffffuh!...- Un soffio? Un fluido? Una qualche cosa sul genere di quella del telegrafo senza fili? IL DOTTOR FINIZIO Probabilmente, non molto diversa. DON FIORENZO Sicchè, io sono un uomo straordinario?... Un animale raro?... IL DOTTOR FINIZIO Siete un -animale-... -- la parola è vostra -- non comune. Questo, ve lo posso garantire. DON FIORENZO «E così sia!» Disponete di quell'animale che sono, e che il Signore v'illumini. SEBASTIANO -(quasi lagrimante)- Io non ne capisco un'acca di ciò che dice il Dottore, ma debbo pur fidare nella sua scienza... perchè... meglio la sua scienza che niente! DON FIORENZO Coraggio! Coraggio, Sebastiano! SEBASTIANO -(con un impeto bruscamente doloroso)- Se quella disgraziata mi muore, vedrai quale specie di coraggio avrò! DON FIORENZO -(mettendogli una mano sulla nuca)- Evvia, vecchio fanciullo!... Sono cose che non si dicono e che, soprattutto, non si devono fare!... -(Molto commosso anche lui, lo trattiene un istante, stringendoselo al fianco; indi, lo sospinge.)- Auff!... SEBASTIANO -(con le lagrime negli occhi, esce.)- DON FIORENZO Ditemi la verità, Dottore: voi che ne pensate? IL DOTTOR FINIZIO Caro Don Fiorenzo, se riuscirete, come spero, a farla nudrire, potrà resistere ancora.... Altrimenti.... DON FIORENZO -(getta un sospiro con gli sguardi al cielo.)- IL DOTTOR FINIZIO Siamo d'accordo, eh?... Vi chiamerò io. DON FIORENZO Mi chiamerete voi. IL DOTTOR FINIZIO -(uscendo, saluta)- Signor Giulio.... GIULIO -(rispettosamente)- Dottore.... SCENA IV. GIULIO Me ne spetterà, dico, anche a me un pezzettino di Don Fiorenzo.... DON FIORENZO -(ravvivandosi e scacciando qualche preoccupazione)- E sì! Eccoci soli, eccoci soli, finalmente! GIULIO Eccoci soli, ma la tua testa continua ad essere in servizio pei guai degli altri. Questo l'ho bell'e capito. DON FIORENZO No, sai. Ho una mala paura che oggi il demone dell'egoismo pigli il sopravvento. E, d'altronde, sfido io a non diventare egoisti quando si gode d'una contentezza come quella di cui tu mi fai godere!... GIULIO Caro quel reverendo! DON FIORENZO Sarà, forse, una contentezza che durerà poco, perchè chi sa con quante attrattive ti richiamerà l'America latina, ma, se non altro, ti avrò veduto, ti avrò... -conosciuto-! Ventiquattro anni addietro eri un gingillino senza connotati; e, durante questo tempo, potevo io realmente conoscerti per mezzo di qualche lettera e di qualche fotografia? GIULIO No certo! DON FIORENZO Dunque, ti conosco adesso. -(Allegro)- Signor fratello, io sono enormemente felice di far la sua conoscenza! GIULIO Ed io, reverendo, le dedico con tutto il cuore la mia servitù e mi onoro di prevenirla che ho il fermo proposito... di appiccicarmele addosso! DON FIORENZO Che! Che!... Queste son parole al vento! Non ci credo. GIULIO Non ci credi?!... Vedrai se non mi ti appiccico come un francobollo!... Ne ho fino ai capelli delle emozioni metropolitane.... Ho fatto lo scapestrato... nell'America latina, e ne sono stufo! Adesso, ho sete di tranquillità, ho sete d'aria pura.... DON FIORENZO Dove pascola il mio gregge, aria pura -gratis et amore Dei-! GIULIO A scanso di equivoci, non vengo a mettermi in concorrenza coi tuoi poverelli per spillarti il borsellino. Qualche soldo per vivacchiare a mie spese l'ho messo in salvo. DON FIORENZO L'alloggio, per altro, lo accetterai, superbaccio che sei! GIULIO Grazie, no! Ho visto che la tua casa è molto frequentata... dal gregge, il che non mi divertirebbe punto. A me serve un'abitazione libera e indipendente. DON FIORENZO Per fare il comodaccio tuo? GIULIO Nè più, nè meno. DON FIORENZO Sì, ma, un momento.... Andiamo piano.... Che specie di comodaccio?... L'aria pura è a tua disposizione.... Ma da queste parti molte altre cose sono abbastanza pure, e quelle lì.... -(Ha un gesto proibitivo.)- Mi sono spiegato? GIULIO Se t'ho detto che ho sete di tranquillità.... DON FIORENZO A trent'anni, è una sete che passa presto. Insomma, garantisci la buona condotta? GIULIO Garantisco la buona condotta. DON FIORENZO E allora,... siamo a cavallo! Ho per te precisamente quello che desideri. GIULIO Davvero?! DON FIORENZO Il secondo piano di questa palazzina, cioè la casetta soprastante alla mia -(indica)-, è disponibile. Il buon Sebastiano te l'affitterà per una manciata di ceci, e tu... mi abiterai sul capo! Bada che è una bella combinazione! Corpo della fortuna!... Pare che questo quartierino, che Sebastiano ha recentemente mobiliato, stesse ad aspettare proprio te! GIULIO -(rifacendolo)- Corpo della fortuna, non per nulla sono il fratello del santo miracoloso! DON FIORENZO Ah no, Giulio mio, no! No! No! Per carità, non cominciare anche tu a ripetere questa scempiaggine! GIULIO Ho scherzato sulla leggenda che ti si appioppa, perchè ho sentito che ci scherzi tu stesso. DON FIORENZO Io ci scherzo per mettere almeno l'argine della burletta alle chiacchiere che si fanno. Ma è una faccenda che mi secca, che m'infastidisce, che mi tortura, che mi amareggia. Ora il Dottor Finizio, per mostrare di essere lo scienziato che va ai congressi, ha scoperta in me... «l'energia»... il «fluido». Non è zuppa, è pan bagnato. E si finisce sempre col chiedermi quello che non ho, quello che non so di avere. GIULIO Dopo tutto, poi, che ti fa?, che te ne importa? DON FIORENZO -(eccitandosi)- Che me ne importa?!... E la mia coscienza?... E la continua preoccupazione che mi si procura?... Il dovere mio è di fare il prete. Il dovere mio è di aiutare il prossimo alla meglio e d'intercedere per il suo bene presso Dio. Ma quando la gente si aspetta da me mirabilia, mi sembra di essere un cassiere il quale abbia una cassaforte piena di monete false, ed io ci soffro, ci soffro!... Ci soffro molto, Giulio! Te lo giuro! GIULIO Lo vedo che ci soffri, povero Fiorenzo! Soltanto a parlarne diventi pallido come un cencio lavato. Protesta una buona volta, seriamente, solennemente. È una ingiustizia che tu debba sopportare questa tortura quotidiana! DON FIORENZO Non cavo nulla a protestare. Nessuno qui si persuaderà mai che Barbarello non sia la prova vivente dei miei poteri misteriosi. GIULIO Barbarello è quel giovanotto scemo che non ha voluto aprire la porta al signor Sebastiano?... DON FIORENZO Per l'appunto. GIULIO E come c'entra, lui? DON FIORENZO Qui tutti quanti credono che egli esista e agisca per opera e virtù mia. Tutti quanti credono che egli sia il mio miracolo classico. GIULIO Perchè? DON FIORENZO Perchè?... -(Con modestia sincera)- Perchè un giorno, quando egli era ragazzetto, riuscii a fermarlo sul pendìo di una rupe. Sì... fu un caso piuttosto strano.... Questo è positivo. Hai visto la rupe su cui gira il viottolo che abbiamo percorso a piedi lasciando la strada carrozzabile? Be', il fatto accadde proprio lì. Era di domenica. Una frotta di contadini stava a godersi il panorama chiacchierando con me, e Barbarello faceva il chiasso insieme co' suoi piccoli amici. Nota che lui, allora, era tutt'altro che un deficiente. Si distingueva, anzi, fra i monellacci pari suoi per una intelligenza assolutamente eccezionale. E com'era audace! E com'era bello nel suo aspetto di minuscolo barbaro indomabile! E che lampi di geniale ribellione gettava dagli occhi profondi! Non si ammansiva che vicino a me. Diventava, con me, dolce e sottomesso, e io gli parlavo tanto, gli parlavo con più serietà che non si parli a un bimbo, e avevo l'illusione che m'ascoltasse un'anima adulta in quel selvatico fiore umano appena sbocciato. -(Breve pausa)- Era orfano, com'eravamo orfani noi due fin dalla prima età, e mi compiacevo e m'intenerivo nel chiamarlo: figliuolo mio. Noi sacerdoti le pronunziamo spesso queste due parole, per consuetudine; ma io le pronunziavo con una tenerezza che mi pareva dovesse molto somigliare alla vera tenerezza paterna. Che cosa mi legava a quel fanciullo?... Niente. Eppure, talvolta... non so... io lo consideravo... come una parte di me stesso. E quando, quel giorno, egli, acceso d'allegria, roteando nell'aria a guisa d'una piuma, sparì nel vuoto dietro il parapetto diruto del viottolo, io, più dello spavento, più dell'orrore che si prova innanzi alla catastrofe d'una persona cara, provai come la sensazione d'essere vertiginosamente travolto insieme con lui. Sentii, in quel medesimo istante, balzarmi dall'orlo del precipizio; sentii tirarmi giù, giù, giù, giù, fra le asprezze della roccia che mi laceravano i panni e le carni; e sentii inchiodarmi là dove il suo corpo, impigliato in un vecchio cespuglio di ginestre, mi aspettava. -(Ha i segni di una malsana concitazione. Nondimeno, padroneggiandosi, celia un po'.)- Ho detto che «m'aspettava» perchè..., parlando ad alta voce, mi lascio sempre trasportare dall'enfasi rettorica, e vien fuori il predicatore. Ma la verità è che, senza quel cespuglio di ginestre, il mio saggio di acrobatismo sarebbe stato inutile. -(Facendosi di nuovo serio)- E, comunque sia, l'ipotesi del miracolo, oltre ad essere fantastica, è una contraddizione, è una incoerenza! Se veramente per mio mezzo si fosse compiuto un miracolo, il ragazzetto -- dico io -- si sarebbe salvato tutto, si sarebbe salvato completamente. E invece no!... no! Egli lasciò in quel cespuglio il tesoro del suo cervello, e non salvò della sua anima adulta che un cantuccio angusto per riempirlo di riconoscenza. È forse soprannaturale anche questo? È forse un prodigio anche la riconoscenza?... Ma, Dio buono, visto che può essere riconoscente un cane, perchè non dovrebb'essere riconoscente uno che è nato uomo?... Sono sciocchezze, mio caro Giulio! Credi a me:... sono sciocchezze! GIULIO -(commosso)- Sì, sono sciocchezze, ma indubitatamente questo insieme di cose è singolare, è impressionante, com'è impressionante la tua voce, com'è impressionante il tuo sguardo, com'è impressionante tutto il tuo piccolo mondo. Io sono uno scettico qualunque, futile e spensierato; e, ciò non ostante, vedi, innanzi a te, penso, rifletto, mi commovo e ho una specie di nostalgia del sentimento che guida le tue azioni, che anima la tua persona e del quale io non ho neppure una vaga idea. Vorrei... non so... vorrei rivolgerti mille interrogazioni, vorrei scrutarti.... Anzi, di più: per capire bene come sei fatto, vorrei addirittura essere, almeno per un'ora, quello che sei tu! DON FIORENZO -(in un tono di sorpresa)- Quello che sono io?! -(Sorridendo con lieve malinconia)- Va' là.... Non te lo consiglio. GIULIO Non sei contento della tua vita? DON FIORENZO ... Sì. GIULIO È un -sì- in cui c'è la metà di un -no-. Dopo tutto, che cosa manca alla tua vita? DON FIORENZO Uhm!... GIULIO Per esempio,... per esempio... manca l'amore, non è vero? DON FIORENZO Io amo tante persone e tante persone mi amano. GIULIO Non fare lo gnorri! Io parlo dell'amore con l'-A- maiuscola, che è alquanto più specializzato e più individuale. DON FIORENZO -(scherzosamente sorvolando)- Ma sì che manca quello lì. Bisogna per forza che manchi. Altrimenti, che razza di prete sarei? GIULIO Sicchè?... DON FIORENZO Mi fai il favore di lasciarmi in pace? Ficcanaso! GIULIO -(proseguendo)- Sicchè nessuna donna ha mai attraversato il tuo cuore? DON FIORENZO -(sorvolando ancora con comicità)- Mai mai mai mai!... Ma, scusa, che discorsi son questi? -(Levandosi)- Pensiamo ad altro! E finiamola, veh, con gli argomenti troppo importanti!... Mi costringi a parlare di me e ad essere inospitale. Non ti ho neppure offerto un ristoro.... GIULIO Ci siamo rifocillati alla stazione. Non desidero più nulla, per ora. DON FIORENZO Ma un bicchiere di vinello locale devi beverlo. È digestivo. GIULIO No, Fiorenzo. Lo beverò poi a tavola. DON FIORENZO -(cavando dallo stipo una bottiglia, due bicchieri e un coltellino)- Devi beverlo sùbito, perchè qui un bicchiere di vino bevuto è segno di ospitalità accettata. GIULIO Se è così, beverò finchè vuoi! DON FIORENZO Benissimo!... -(Mette i due bicchieri sul tavolino.)- GIULIO La bottiglia promette un vino di lusso! DON FIORENZO -(tagliando i fili che mantengono il turacciolo)- Creazione enologica del nostro Sebastiano!... Me lo dà affinchè io lo conservi per le grandi occasioni... purchè, intendiamoci, non sia una festa religiosa! È spumante, sai. Spumantissimo! Guarda! -(Facendo saltare il turacciolo)- Piiim!... -(Poi, versando)- Viva il vino!... Io sono astemio, ma oggi voglio spropositare..., voglio uscire di carreggiata.... -(Alza il bicchiere)- Alla tua salute! GIULIO Alla tua bontà, Fiorenzo! -(Beve.)- DON FIORENZO -(dopo aver bevuto un sorso con una certa timidità)- Quello che mi sembra buono sul serio è questo spumante. -(Beve più abbondantemente. Indi, gustando, osserva:)- Si è astemii, si è astemii, e poi... quando si trova quel tale succo d'uva che garba al palato.... -(Un fresco risolino gli tronca la frase)- Eh! eh! eh! eh! GIULIO Stai attento, Fiorenzaccio! DON FIORENZO A che?! GIULIO L'analogia fra il vino e la donna è vecchia quanto la storia di Noè! DON FIORENZO E dàgli, tu! Batti sempre lì, donnaiuolo! -(Sorbisce un altro sorso.)- GIULIO Donnaiuolo dimissionario, beninteso. Ho rassegnate le mie dimissioni, io. Mi sono piaciute tutte le donne, e forse per questo non me ne piace più nessuna. Il caso tuo, al contrario.... DON FIORENZO -(animandosi quasi fosse già leggermente ebbro)- Il caso mio!... Il caso mio!... Non te ne occupare del caso mio. GIULIO Si è astemii, ma poi, quando si trova quel tale succo.... DON FIORENZO Quel tale succo io l'ho trovato ai bei tempi in cui avevo il diritto di non essere astemio, briccone di un fratello!... Non portavo il nicchio, allora, ma il berretto birichino dello studente universitario, e declamavo al chiaro di luna: «Donne, ch'avete intelletto d'amore....» GIULIO E avesti il coraggio di rinunziare alle amorose rime del Poeta per le aride malinconie del breviario?!... DON FIORENZO Non fu un coraggio, fu una necessità dell'anima mia! GIULIO Amavi una stupida che ti respinse? DON FIORENZO Non fu una stupida e non mi respinse lei! GIULIO Perbacco, ci sono arrivato! Era una moglie, e ti respinse suo marito! DON FIORENZO -(lasciandosi prendere dall'ebbrietà, che mescola in lui la gaiezza e la tristezza)- Ma no! Ma no! Ma no! Era una moglie, e mi respinse la sua onestà. GIULIO E non potevi consolarti con le altre innumerevoli donne che ingombrano la superficie terrestre? DON FIORENZO Non potevo, Giulio!... Non potevo! A te sono piaciute tutte; a me ne è piaciuta... una sola. -(Ride un po', mentre una lagrima vagola sulle sue pupille.)- Il Signore te lo perdoni! Che mi fai dire?! Dove mi fai andare col pensiero?! -(Brillano i suoi occhi lagrimosi pieni di visioni.)- Oh!... Quante cose lontane!... Quante cose lontane!... GIULIO -(lo contempla con rispetto ed ammirazione.)- IL DOTTOR FINIZIO -(sul pianerottolo, in tono discreto, ma premurante)- Ci siamo, Don Fiorenzo!... Se volete compiacervi.... DON FIORENZO -(udendo la voce del Dottore, vede come dileguare bruscamente le sue visioni. Ha un attimo d'imbarazzo, quasi di mortificazione. Indi, si volge a lui:)- Sono ai vostri ordini, Dottore. IL DOTTOR FINIZIO Vi aspetto. -(Sparisce.)- DON FIORENZO -(a Giulio)- Questa fiducia è terribile, per me!... -(Si drizza in tutto il corpo. Una forte emozione gli sale al cervello.)- Mi si chiede nientemeno che di prolungare la vita di una moribonda.... -(Dolorosamente)- È terribile!... È terribile!... GIULIO -(con gentilezza accorata)- Ma non metterti così in orgasmo! Farai quello che potrai... con la tua buona assistenza, col tuo affetto.... DON FIORENZO -(umilmente)- ... Farò... quello che potrò.... -(Poi, assorto, pallidissimo, si avvia.)- (SIPARIO.) ATTO SECONDO. -La medesima camera.- SCENA I. SEBASTIANO -(sta solo -- vestito a lutto -- a cavalcioni di una sedia. Lentamente, cerca e trova un sigaro in una saccoccia del panciotto. Lo accende. Fuma e muove le labbra agitando il sigaro messo nell'angolo della bocca. Rabbuiato, accigliato, parla e bestemmia fra sè e sè.)- GIULIO -(di fuori, gaiamente)- Ah, tu scappi ancora, piccolo Cagliostro?!... Scappi ancora? Ti piglia la tremarella quando t'inseguo? -(Si ode ridere BARBARELLO di un riso nervoso, misto di ululati e di guaiti. Egli, non veduto da SEBASTIANO, entra velocemente carponi e si caccia sotto il sostegno tappezzato dello scarabattolo.)- GIULIO -(arrivando di corsa)- Ma se una di queste volte ti raggiungo, guai a te! -(È vestito di bianco, con una eleganza il cui carattere cittadinesco è attenuato da un voluto disordine campagnuolo. Ha all'occhiello un bel garofano color di rosa screziato. La paglia all'indietro e il bastoncino portato a guisa di frusta gli dànno un'aria graziosamente smargiassa. Si ferma un istante nel centro della stanza.)- Dov'è?... -(Si avvia vivacemente verso la porta a sinistra.)- Ma io ti scovo, sai! SEBASTIANO No, no, signor Giulio. Non andate a disturbare Fiorenzo. Quando si mette a star solo in camera sua non vuole essere disturbato. GIULIO Ma ci è già Barbarello a disturbarlo! SEBASTIANO Barbarello non c'è. GIULIO Come non c'è? Qui si è infilato! SEBASTIANO -(molto burbero)- Bravo! Ora assoderemo che Barbarello può perfino diventare invisibile. Quest'altra fandonia ci vorrebbe per finirci di scombussolare la testa. GIULIO A me è parso di vederlo entrare qui, carponi come una scimmia. SEBASTIANO Avrà fatto finta per burlarsi di voi, e se la sarà svignata correndo più su. GIULIO Ed è uno scemo costui? SEBASTIANO Chi lo capisce quello che è? -(Masticando il sigaro)- Io lo manderei all'inferno spesso e volentieri. Me ne astengo soltanto per non dar dispiacere a Fiorenzo. E voi fate male a mostrare antipatia per quel giovanotto. GIULIO È piuttosto lui che mostra antipatia per me. SEBASTIANO Lo inseguivate chiamandolo piccolo cagliostro!... GIULIO Lui scappava come la volpe davanti al cane, ed io lo inseguivo per chiasso. È, su per giù, l'episodietto comico che si ripete, oramai, quasi quotidianamente. Io lo sorprendo spesso ad aggirarsi intorno a quella signorina misteriosa che voleva parlare a Fiorenzo lo stesso giorno del mio arrivo, e che, non si sa per qual ragione, si è affrettata... a non tornarci. Quando lo scorgo, mi nascondo e quindi gli càpito di botto alle spalle, facendogli: -buuuh!- Allora, lui piglia la rincorsa, io minaccio di acchiapparlo, e così ci esercitiamo lui a funzionare da volpe, io da cane. Correndo, egli non fa che ridere; sicchè non è già che abbia paura di me: ma, in fondo in fondo, si secca che io lo sorprenda. E il più curioso poi è questo: che la signorina subisce pazientemente la presenza dello scemo e non c'è caso che tolleri la mia. Ma una volta... una volta l'ho ben costretta a non evitarmi!... Sapete in quale occasione? Ai funerali della vostra povera moglie. SEBASTIANO -(con un moto comico di stupore rabbioso)- Ah, sì?! GIULIO La signorina misteriosa, più misteriosa del solito nel suo compunto raccoglimento, seguiva il feretro con le donne del paese, ed io lì, ostinato, a camminarle vicino, finchè non si giunse al cimitero. Capirete che non c'era scampo per lei. Visto che ribellandosi avrebbe attirato sul fatto l'attenzione della gente, fu obbligata a rassegnarsi, la scontrosetta! Che gusto mi cavai! SEBASTIANO -(masticando il sigaro)- Vi divertiste ai funerali di mia moglie!... GIULIO -(sconcertato)- Mi divertii?!... Voi fraintendete. La vicinanza del visino malinconico d'una gentile prefica volontaria aumentava la commozione, che.... SEBASTIANO Non state a distillare parole difficili per giustificarvi. Se vi divertiste, -prosit-! -(Alzandosi con falsa pacatezza)- Volete darvi pensiero di questo vedovo imbecille che è rimasto a vivere per rompersi le scatole lui e per romperle agli altri?... GIULIO Che dite mai, signor Sebastiano! Voi siete una così cara persona.... SEBASTIANO Io sono semplicemente un seccatore incommensurabile. E se vi sto sullo stomaco come un quintale, dovete chiederne conto al vostro reverendissimo signor fratello. Imbecille anche lui con la sua prosopopea di rigeneratore delle anime! Volevo andarmene alla malora una volta per sempre.... Nossignore! Me l'ha proibito e si è impegnato di fabbricarmi un cervello nuovo. Sicuro! Si è impegnato di farmi credere in tutte le bellissime fanfaluche in omaggio alle quali è assolutamente vietato di crepare quando se ne ha voglia e si deve portare la soma della vita senza tirar calci. Io ci scommetterei che mentre noi cianciamo qui, egli, chiuso in quella camera, ginocchioni, provvede già a fabbricarmelo il cervello nuovo. Dice che per servirmi a puntino gli basta di pregare per me. Preghi! Preghi! Io ho promesso di aspettare... finchè potrò. Ma, nel frattempo, caro signor Giulio, aspettando d'imparare a essere il ciuco che non tira calci, ne tirerò a chiunque ci capita. E, a tirarne a voi, -- sono franco -- ci proverò un diletto particolare! GIULIO I miei anticipati ringraziamenti! SEBASTIANO Eh!... C'entra un po' l'invidia. Voi vi cucinavate la «signorina misteriosa» facendo la stessa strada che facevo io per andare a seppellire mia moglie: è naturale che un tantino d'invidia m'inasprisca il sangue. -- E poi, non vedete? Io, tutto vestito nero, sembro un mostruoso bacherozzolo: voi, tutto vestito bianco, preannunziando i prossimi calori estivi, sembrate... il battistrada del sole! Per voi ci sono i bei visini malinconici che aspettano d'essere avvivati dai raggi cocenti che promettete; per me... un freddo cadavere di donna che gli acidi della mia ipocondria non riescono nemmeno a imbalsamare! Posso volervi bene, io? Posso fare a meno d'invidiarvi? E no! E no! Sarebbe un'anomalia. Non pare anche a voi che sarebbe un'anomalia? GIULIO -(senza rispondere, siede con paziente noncuranza, cavando di tasca un elegante portasigarette e cominciando a zufolare un motivetto della- Geisha.) SEBASTIANO Al più al più, io posso farvi la concessione di non desiderare il vostro male. -(Ha in mano un cerino perchè il sigaro gli si è spento.)- Per un invidioso, è già una bella generosità. GIULIO -(togliendo da una sigaretta un po' di tabacco per afflosciarla, continua a zufolare.)- SEBASTIANO -(offrendo)- Volete un cerino? GIULIO -(con durezza)- No. -(Tira fuori la sua scatola di cerini.)- -(Contemporaneamente, tutti e due accendono i cerini e dan fuoco l'uno al sigaro, l'altro alla sigaretta, riempendo l'aria di fumo.)- SEBASTIANO Siete in collera con me? GIULIO -(seccamente)- Sì. SEBASTIANO Per la qual cosa, io vi saluto. -(Andando via lemme lemme, col sigaro in bocca.)- Ma avete torto, perdiancine! L'invidia porta fortuna!... Voi siete nato vestito, caro signor Giulio! GIULIO -(una gamba sull'altra, la sigaretta fra le labbra, modula ora con la voce il suo motivetto favorito, dondolando un piede su quel ritmo.)- BARBARELLO -(non visto nemmeno ora da SEBASTIANO che sta per uscire, sporge la testa di sotto la tappezzeria che covre il sostegno dello scarabattolo, e guarda alle spalle Giulio con ostilità timorosa. -- I denti stretti e la bocca aperta dànno alla fisonomia di lui un carattere beffardo.)- SEBASTIANO -(sulla soglia)- E,... se la ragazza vi piace,... in un modo o nell'altro, vi vedremo felici.... Augurii!... Augurii!... -(Esce.)- GIULIO -(getta un sospiro di sollievo. Si alza, va fino alla porta in fondo con un comico slancio d'ira e ha un gesto che sembra un ceffone assestato all'aria.)- Per quanto è vero che esisto, questo vedovo addolorato è peggio di un gufo! BARBARELLO -(ha ritratta in tempo la testa.)- GIULIO Voglio fare uno scongiuro contro il malocchio! SCENA II. DON FIORENZO -(entra dall'uscio di destra affrettatamente, ma con passo malfermo, guardando dietro di sè quasi fosse incalzato da un'ombra.)- GIULIO -(voltandosi di botto)- Fiorenzo!?... DON FIORENZO -(fermandosi)- ... Che c'è?... GIULIO Lo domando io a te. Mi sembri uno spiritato! DON FIORENZO -(confusamente)- Uno spiritato?... Che esagerazione!... Avrò forse un po' l'aria stranita.... GIULIO Altro che stranita!... Hai avuta qualche brutta notizia?... Hai avuta qualche cattiva sorpresa?... DON FIORENZO Ma no.... Gli è soltanto che mi sono or ora liberato da una specie d'incubo, da una specie di sogno.... GIULIO T'eri addormentato?! DON FIORENZO -(con simulazione)- Appunto.... Credo di essermi assopito.... Il raccoglimento... la stanchezza.... Mi levo troppo per tempo la mattina, e poi... nelle ore calde.... GIULIO -(ridendo)- Il bello è che quell'ottimo Sebastiano era sicuro che tu stessi a pregare per lui. DON FIORENZO È stato qui Sebastiano? GIULIO Sì, è stato qui. DON FIORENZO E se n'è andato? GIULIO Per fortuna! DON FIORENZO Era di umor nero? GIULIO D'umore nerissimo, con sintomi allarmanti di alienazione mentale! DON FIORENZO È degno di tanta compassione, poveraccio!... Bisogna proprio ch'io vada a fargli un po' di compagnia. Dammi licenza. -(Sta per andare.)- GIULIO Ma bada che ce l'ha anche con te. DON FIORENZO -(sostando)- Con me?! GIULIO Sì, perchè non gli hai voluto dare il permesso di suicidarsi. Abbi pazienza: com'è che ti è saltato in mente di non darglielo? DON FIORENZO -(stringendosi nelle spalle con malinconica mitezza)- Non sono permessi che posso dare io. GIULIO Del resto, quello è un ometto da fartela in barba! Una delle sue fissazioni è di sbarazzarsi di sè stesso, e, giacchè si vanta, più che mai, di essere ateo, quando meno te lo aspetti egli si accopperà come se niente fosse. DON FIORENZO No, Giulio! Non dirlo nemmeno per celia! GIULIO -(con severità buffonesca)- E tu, intanto, invece di pregare per la sua conversione, ti metti a fare dei sogni... che chi sa poi quali sogni sono! DON FIORENZO Eh, mio caro, il tuo ammonimento mi tocca assai più che non possa parere. Da un certo tempo in qua, sono distratto,... sono distolto dalle mie cure.... GIULIO -Vade retro, Satana!- DON FIORENZO Lascia stare Satana. Lui non mi dà nessun fastidio. GIULIO Fiorenzaccio, io pretendo di sapere i particolari del tuo così detto incubo! DON FIORENZO Ricominci con gl'interrogatorii?! GIULIO T'impongo di rivelarmi quello che sognavi! DON FIORENZO -(diventando di scatto quasi tragico)- Ma che sognare! Ma che sognare! Non sognavo, no! -Vedevo!- E non era la prima volta che -vedevo-!... Dal giorno in cui tu m'inducesti ad accennarti la mia follia di studente romantico, la stessa immagine che quel giorno rievocai mi riappare dinanzi sempre che cerco di concentrarmi nella preghiera. E mi riappare così evidente, così vera, così viva, così vitale che io mi sento ricacciare, anima e corpo, nel passato di venti anni fa. L'illusione che i miei occhi compongono ha la consistenza precisa di un fatto reale. In quei momenti, io ho la certezza profonda che quella donna sia lì, lì, dinanzi a me, come per invocare soccorso contro l'infamia dell'uomo nefasto a cui la conobbi doverosamente fedele. Ed io ritorno, in quei momenti, alla mia giovinezza, io ritorno alla mia libertà, io ritorno alla mia follia primaverile, e per di più, nella singolare illusione, concepisco speranze che venti anni addietro non osavo concepire!... Ma ecco che, all'improvviso, una chiaroveggenza nascosta dà a tutto ciò la fisonomia della tentazione e dell'insidia. Io mi spavento. Chiudo gli occhi. Continuo a vedere. Mi agito, mi dibatto, m'insulto, mi percuoto, e continuo a vedere, continuo a vedere, continuo a vedere... finchè non riesco a fuggire distaccandomi da lei con uno sforzo disperato, e allora, finalmente, rientro in me stesso e mi metto in salvo! -(Breve pausa)- Ora, per esempio, sono al sicuro. Dov'è la mia giovinezza?... Dov'è la mia libertà?... Dov'è la follia primaverile?... Più nulla!... Un piccolo sfogo col fratello compiacente, un po' di pazienza in saccoccia per gli eventi della giornata... e una visitina al vedovo infelice per ottenere che egli perdoni al prete inetto di non averlo ancora saputo conquistare a Dio. GIULIO -(togliendosi la paglia e sedendo serio, quasi pensoso)- Sì, mio buon Fiorenzo, vai, vai a fare la tua pietosa visitina. Ma non trattenerti a lungo, ti raccomando. Io t'aspetto qui. 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