Il piccolo santo (Dramma in cinque atti)
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME OTTAVO
=IL PICCOLO SANTO=
con nota dell'Autore
AD ARMI CORTE
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il
consenso scritto dell'Autore (-Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882-).
-Il piccolo Santo.- -- Copyright 1910 by Roberto Bracco in the United
States of America.
-Ad armi corte.- -- Copyright 1912 by Roberto Bracco in the United States
of America.
OFF. TIP. Sandron -- 145 -- I -- 240212.
IL PICCOLO SANTO
-Dramma in cinque atti-
NOTA.
Con questo dramma, io tento -- ancora -- un'arte che sembra troppo vaga a
chi non ha voglia di concedermi una percezione acutamente alacre e a
chi, pur essendo disposto a concedermela, non ha la facoltà di acuire il
suo pensiero nell'esercizio della trasmigrazione verso il pensiero
altrui. Gli elementi essenziali, che compongono, in quadri brevi, la mia
nuova opera scenica, non hanno quasi mai una diretta e consona
espressione, perchè risiedono nel fondo della esistenza di creature le
cui parole e i cui atti non corrispondono alla loro psiche se non molto
oscuramente e ambiguamente o addirittura ne divergono come i rami dal
fusto. Il dissidio continuo, che si determina, or più or meno profondo,
or più or meno inconsciamente, fra la psiche delle creature da me
immaginate e le loro manifestazioni, costituisce l'invisibile filo
conduttore dello sviluppo drammatico ed implica l'impossibilità assoluta
di esporre il doloroso contenuto del dramma nella esteriorità
dell'azione. E appunto questa impossibilità, che sùbito mi si parò
innanzi quando la novella visione cominciava a sorgere, mi ha attratto
cimentandomi e mi ha indotto a non destinare l'abbozzo della mia
fantasia al limbo delle opere che pensai e cautamente non scrissi.
Ahimè!... Il mio povero -Piccolo Santo- non poteva aspirare a un simile
destino....
-Però che gente di molto valore-
-Conobbi che in quel Limbo eran sospesi.-
Io ho, dunque, celato in parte l'anima di alcuni personaggi ed ho quasi
tutta celata quella del protagonista (ugualmente si celerebbero esse
nella vita reale) sperando di lasciarle indovinare a traverso parole e
atti che ne tramutano le essenze psicologiche come la luce tramuta certe
combinazioni chimiche preparatesi nel buio.
Mi è stato detto e ridetto che il teatro non consente il proposito di
far comprendere ciò che non sia espresso dalle parole e dagli atti dei
personaggi. Questo proposito -- mi hanno ripetuto con assiduità parecchi
dei miei autorevoli giudici, che hanno voluto avere la cortesia di
essere anche i miei... insegnanti -- non è presumibile che nel
novellatore e nel romanziere. Costoro, difatti, con opportuna sagacia,
intervengono fra personaggi e lettori spiegando e commentando, ovvero
coloriscono, ricalcano, analizzano. Il commediografo, invece, dispone di
mezzi molto limitati. Se i suoi personaggi non spiegano essi medesimi
ciò che pensano, ciò che sentono, ciò che vogliono, ciò che li agita,
non c'è modo di conoscerli, nè d'intendere che cosa fanno. Questo è, in
sostanza, il monito dei miei cortesi insegnanti e io non saprei negarne
la prudente saggezza. Tuttavia, mi ostino a credere -- imprudentemente --
che un complesso sintetico di segni significativi possa bene conferire
alla scena la trasparenza necessaria a rendere comprensibile anche
quello che non è -veramente- espresso.
Non di rado sento definire -artificio- la raffigurazione artistica che
io chiamo complesso sintetico di segni significativi. Nulla è più comodo
di questa spiccia definizione che dispensa da troppo sottili
discernimenti i cervelli un po' pigri o un po' frettolosi. Ma, intanto,
un tale «artificio» è il riscontro, perfettamente analogico, della
sintesi d'impressioni che s'incide nell'intelletto di un ipersensibile
osservatore di fatti umani. Come i raggi solari si riflettono e si
riuniscono nel fuoco di uno specchio concavo, le linee apparenti del
vero si riassumono nel centro cerebrale di questo osservatore commosso
con quel tanto di più che la sua intensa sensibilità scorge oltre la
parvenza delle cose, delle persone, degli ambienti. E tutto quanto la
sua sensibilità produce, riproducendo, per così dire, sè stessa, è
precisamente... -un complesso sintetico di segni significativi- che
racchiude la realtà sostanziale nascosta dietro la realtà della
superficie.
Ecco quel che vorrebb'essere l'arte che -- talvolta -- io tento.
ROBERTO BRACCO.
PERSONAGGI:
DON FIORENZO
GIULIO
ANNITA
BARBARELLO
SEBASTIANO
IL DOTTOR FINIZIO
REGINELLA
ROSARIA
LISETTA
TITINA
CARMELA
MARIUCCIA
ALTRE COMPAGNE LORO
REMIGIO
UN CIECO
I POVERELLI
L'azione si svolge in un villaggio della Montagna dei -Tre Pizzi-, nei
pressi di Napoli.
ATTO PRIMO.
-Una stanzetta tutta bianca. Nessuna tappezzeria. La mobilia è semplice,
quasi rozza, ma pulita. Un tavolino e una poltrona verso il lato destro.
Qua e là, delle sedie impagliate. Uno stipetto basso su cui sono piccoli
oggetti d'uso. Nella parete destra, è il vano d'un balcone, dal quale, a
traverso le invetriate, sorridono, vivacemente, alcune piante di
garofani rossi. Alla parete opposta, una porta. Nel centro della parete
in fondo, la porta comune: più ampia, a doppio battente. Il
pianerottolo, da cui si accede, ha a sinistra l'uscio di un'altra casa,
di fronte una scalinata ascendente, a destra una scalinata discendente.
Poco distante dalla porta comune, a sinistra sopra una mensola, che è
come un alto sgabellone coperto fino al suolo da una stoffa fiorata, si
erge, addossato alla parete, un grosso scarabattolo, nel quale è un
grande Crocifisso di legno scolpito con l'Addolorata ginocchioni e
piangente. Innanzi allo scarabattolo, una lampada di metallo bianco,
accesa. Dall'altro lato della porta comune, un attaccapanni, da cui
pende un mantello da prete che s'allunga e spicca sul bianco del muro.-
SCENA I.
-(Nella stanzetta silenziosa, non c'è che BARBARELLO, il quale, disteso
a terra proprio davanti alla porta comune -- che è chiusa --,
puntellandosi il cranio con un braccio, dormicchia. -- Qualche rumore lo
scuote. Egli si leva. Mette l'orecchio all'uscio, e, alzando le spalle,
se ne allontana. -- Giunge fino al tavolino, le mani allacciate a tergo e
la testa bassa stupidamente dondolantesi sul collo un po' torto. -- Poi,
si aggira per la stanza sempre con le mani unite a tergo e con lo stesso
dondolìo del capo.)-
-(In quell'atteggiamento appaiono, visibilissimi, i caratteri della
deficienza cerebrale, che sono in compassionevole dissonanza coi suoi
precipui connotati fisici. Il suo sembiante di adolescente, benchè
sparuto cachettico e pronto alla deformazione della smorfia, serba,
tuttora, i segni di una originaria schietta bellezza maschile. Egli ha
le labbra fortemente accentuate, i denti massicci e bianchi, gli occhi
grandi a mandorla, il naso aquilino, i capelli bruni folti e crespi
formanti come un breve berretto sul capo di regolari proporzioni. Anche
il suo corpo, se l'andatura incerta e melensa e le frequenti contorsioni
nervose non lo deturpassero, parrebbe di un giovinetto normale,
abbastanza agile e robusto, in quei panni che appunto ricordano un poco
la robustezza e l'agilità del montanaro. Egli porta i calzoni stretti
intorno alle caviglie e ficcati nei gambali delle grosse scarpe unte di
sego, una camicia che gli si apre alla gola fin quasi allo sterno e una
giacchetta succinta che gli sfugge di su i lombi e lascia scoperta, sul
ventre, la cintola di vecchio cuoio. -- Il suo aspetto, in complesso, è
un misto di malinconico, di grottesco e di vagamente pauroso.)-
-(Si picchia alla porta.)-
BARBARELLO
-(finge di non udire.)-
-(Si picchia più forte.)-
-(Si sentono, quindi, di fuori, le voci del DOTTOR FINIZIO e di
SEBASTIANO.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Don Fiorenzo!... Don Fiorenzo!...
BARBARELLO
-(si ferma, ascolta, sorride mostrando di divertirsi, e non si muove.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Don Fiorenzo!... Vi prego!... Sono io, il dottore!...
-(Si picchia di nuovo.)-
BARBARELLO
-(sorride ancora.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Signor Sebastiano!... Don Fiorenzo non apre e non risponde!... Che non
sia in casa?...
SEBASTIANO
Ci dev'essere, ci dev'essere. A quest'ora c'è sempre. E se per caso si
fosse dovuto assentare, mi avrebbe avvertito. -(Si ode la sua voce più
presso.)- Sbrìgati ad aprire, Fiorenzo! Che stai ponzando? Io e il
dottor Finizio abbiamo bisogno di parlarti. E c'è molt'altra gente ad
aspettare. Sbrìgati! -(Pausa)- Ma questo è strano, perdiancine!
IL DOTTOR FINIZIO
Perchè strano? Sarà uscito senza avvertirvi.
SEBASTIANO
-(irritandosi)- No, no e no! Questo non è mai accaduto! Ed è anche
strano che non si veda nemmeno quel bestione di Barbarello.
BARBARELLO
-(ascolta impassibile.)-
SEBASTIANO
-(risoluto)- Sapete che voglio fare, io? Io voglio forzare la porta. Qui
la cosa non è liscia. Un martello! Un martello!
IL DOTTOR FINIZIO
Ma no! Lasciate stare, Sebastiano!
SEBASTIANO
Lascio stare un corno!
BARBARELLO
-(diventando serio, tende le orecchie e aggrotta le sopracciglia.)-
-(Dopo un istante, si sente un primo colpo sulla serratura.)-
BARBARELLO
-(a guisa di un cane ringhioso che non possa abbaiare, si getta a piè
della porta e mugola sordamente.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Ma questo è il mugolìo di Barbarello!...
SEBASTIANO
Perdiancine! E com'è che non apre lui?!...
-(Giunge un bisbiglio d'allarme contenuto.)-
-(Altri colpi alla serratura.)-
BARBARELLO
-(eccitato, si contorce e mugola più rabbiosamente.)-
-(La porta cede.)-
BARBARELLO
-(si drizza e stringe i pugni, opponendosi alla invasione.)-
SEBASTIANO
-(entra, respingendolo vigorosamente.)-
-(È seguíto dal DOTTOR FINIZIO e da una piccola folla di contadini
poveri, uomini e donne. Sono quasi tutti attempati. Il più vecchio è
REMIGIO, che cammina appoggiandosi a un lungo ramo d'albero sfrondato.
Egli porta gli scarsi capelli un po' a zazzera e una barbetta floscia
che gli si allunga sulla gola breve. Qualcuno è più evidentemente
cencioso. Qualcun altro ha il volto più evidentemente malaticcio. C'è
tra essi un cieco che va a tentoni, munito di un bastoncello. Una donna
piuttosto giovane reca sulle braccia un bambino.)-
-(Entra anche ANNITA, che tra la piccola folla si distingue per i suoi
abiti e per il suo portamento signorili.)-
SEBASTIANO
-(a Barbarello, che non cessa di mugolare e di stringere minacciosamente
i pugni)- Hai sentito tutto il putiferio che abbiamo fatto e non hai
voluto aprire?!... Dov'è il reverendo? Dov'è? -(Infila la porta a
sinistra, chiamando:)- Fiorenzo!... Fiorenzo!... Fiorenzo!...
IL CIECO
-(avanzandosi, urta col bastone nelle gambe di Remigio.)-
REMIGIO
Queste sono gambe mie, santa Lucia benedetta!
IL CIECO
Eh, caro amico, se io avessi riavuti i miei occhi come tu hai riavute le
tue gambe!...
SEBASTIANO
-(ritornando più allarmato)- C'è da perdere la testa! Quando mai è in
giro a quest'ora?!... E poi, senza avvertirmi? È inverosimile! È
inverosimile! -(A Barbarello:)- Insomma, che è accaduto? È uscito? È
crepato? Si è squagliato? Si è volatilizzato?
BARBARELLO
-(resta nel suo atteggiamento ostile, ma con l'aria di non occuparsi più
di quel che accade.)-
SEBASTIANO
Rispondi, perdiancine!
IL DOTTOR FINIZIO
In fede mia, siete più scemo voi che lui! Pretendete che egli vi
risponda, come se non sapeste che solamente Don Fiorenzo riesce a fargli
pronunziare qualche parola.
SEBASTIANO
-(abbassando la voce)- Per me, ho sempre sospettato che, se volesse,
potrebbe parlare benissimo anche senza il miracolo del santo. La dà a
bere allo stesso Fiorenzo per campargli addosso e scansare il lavoro.
IL DOTTOR FINIZIO
Ecco una corbelleria!
SEBASTIANO
Ho bell'e capito! Da un certo tempo in qua avete cominciato a crederci
anche voi ai miracoli del nostro amico!
IL DOTTOR FINIZIO
Ma che miracoli e miracoli! Si tratta di un semplice fenomeno che non ha
nulla di comune col soprannaturale e che, oramai, entra perfettamente
nell'orbita della scienza.
SEBASTIANO
Sia quello che sia, io, oggi, provvisoriamente, -(levando un po' il
martello)- gli romperei il muso a questo ragazzaccio. Il suo mutismo non
mi ha mai irritato come oggi. -(Rivolgendosi ai poverelli)- Da stamane,
nessuno di voi lo ha visto, il reverendo? Nessuno di voi lo ha
incontrato per il villaggio?
IL CIECO
Io non l'ho visto affatto.
SEBASTIANO
E volevi vederlo proprio tu che sei orbo?! Che imbecille!
LA DONNA COL BIMBO
Nemmeno io l'ho visto.
REMIGIO
Nemmeno io.
ANNITA
.... Io non lo conosco il reverendo; ma, verso le nove, da lontano, ho
scorto un prete sulla strada maestra.... Non so poi se....
SEBASTIANO
Com'era? Grasso? Magro? Lungo? Corto?
ANNITA
Era un prete piuttosto grasso....
SEBASTIANO
-(brusco)- E allora la ringrazio tanto! Quello era Don Candido, il
parroco. -- Don Fiorenzo è magro come un'acciuga. -(Rivolgendosi al
Dottore)- Io vi confesso che sono preoccupatissimo! Vi confesso che sono
sui carboni ardenti!
IL DOTTOR FINIZIO
Ma sul serio?!... Decisamente, la malattia di vostra moglie vi ha
scombinate le cellule cerebrali. Ho paura che, tra breve, dovrò curare
più voi che lei. Vedete una tragedia in ogni nonnulla, mio caro!
SEBASTIANO
In ogni nonnulla?! Lo chiamate un nonnulla, voi?! Don Fiorenzo,
all'improvviso, mi scomparisce, e io dovrei infischiarmene? È sempre
così buono con me quel tanghero di prete che io gli ho perdonato perfino
di essere prete.
IL DOTTOR FINIZIO
-(canzonandolo un po')- Avete fatto bene. L'indulgenza non è mai troppa!
SEBASTIANO
E se lo perdo, me lo impastate voi un altro come lui?
IL DOTTOR FINIZIO
Adesso poco ci manca che non lo piangiate addirittura per morto!
SEBASTIANO
Le disgrazie ci sono per tutti.
IL DOTTOR FINIZIO
Ma, santodio, su questa montagnella Don Fiorenzo è adorato come un nume:
vi pare che, se davvero qualche disgrazia gli fosse incolta, il
villaggio non sarebbe già sottosopra? E poi, non vi rassicura il
contegno del ragazzo? Egli è ancora un po' scosso per la violenza che
avete fatta forzando l'uscio, ma si capisce che, in fondo, è tranquillo.
Miracoli mai; ma che questo poveretto sia una specie di barometro o una
specie di apparecchio sismico di maravigliosa sensibilità in rapporto a
tutto ciò che riguarda la persona del suo benefattore, è certissimo. Gli
basterebbe che Don Fiorenzo corresse un pericolo per convellersi e
guaire come un cagnotto ferito.
SEBASTIANO
«Miracoli mai»; ma, intanto, voi non fate che costatare miracoli!
IL DOTTOR FINIZIO
E voi non fate che dire corbellerie! Io non costato miracoli: io cerco e
costato le ragioni scientifiche -- suggestione, telepatia e via
discorrendo -- di alcuni fatti non comuni che possono passare per
miracoli agli occhi di questi ignoranti.
REMIGIO
Posso dire una parola io?
IL DOTTOR FINIZIO
Parla, parla, papà Remigio. Tu vuoi parlare in difesa degl'ignoranti e
ne hai il diritto, perchè sei fedelmente ignorante da ben settant'anni,
se non erro.
REMIGIO
E in questi settant'anni, per campicchiare, ho praticato una dozzina di
mestieri....
IL DOTTOR FINIZIO
Io ne pratico uno solo, e in ciò riconosco, senza discussione, la mia
inferiorità.
REMIGIO
Dunque, ignorante sì, grullo no.
IL DOTTOR FINIZIO
Lo so che sei un furbacchione. Concludi.
REMIGIO
Vi servo súbito. Io ho due gambe che da quando Dio volle se n'erano
scordate di camminare. Non un passo, anche a darci sopra con l'accetta.
E non le faceste camminare nemmeno voi che ci passaste il telegrafo per
dentro....
IL DOTTOR FINIZIO
-(con serietà comica)- La corrente elettrica ci passai, non il
telegrafo.
REMIGIO
Come va che Don Fiorenzo le ha fatte camminare? Egli mi comanda di
venire da lui una volta la settimana e le gambe camminano. Il miracolo
c'è o non c'è?
IL DOTTOR FINIZIO
Dimmi un po': tu perchè ci vieni, qui, una volta la settimana?
REMIGIO
Perchè ci vengo?! Io sono il primo pezzente del paese. Ogni settimana
Don Fiorenzo mi dà tre lire.
IL DOTTOR FINIZIO
E allora, senti: il miracolo c'è; ma credo che senza quelle tre lirette
la settimana, Don Fiorenzo avrebbe fatto fiasco come me.
SEBASTIANO
-(che si è avvicinato al balcone per guardare a traverso i vetri, scatta
all'improvviso:)- Dottore! Venite un momento qua!
IL DOTTOR FINIZIO
Perchè?
SEBASTIANO
-(arrabattandosi per aprire in fretta il balcone, la cui serratura
arrugginita non cede all'urgenza)- M'è parso di vedere giacente, in un
solco del burrone, una piccola massa nerastra e bislunga!... Accidenti
anche alle serrature!...
IL DOTTOR FINIZIO
Una piccola massa nerastra e bislunga?!
SEBASTIANO
-(riuscendo ad aprire con una forte strappata)- Eccola lì: è come il
corpo di un morto tutto vestito nero!
IL DOTTOR FINIZIO
-(accorrendo)- Ma che diavolo dite?!
-(Tutti si agitano con sul volto un'espressione di vivissimo orgasmo.)-
SEBASTIANO
-(animandosi di terrore e affacciandosi, sbraita:)- Non c'è dubbio!
Quello è il corpo di Fiorenzo!
BARBARELLO
-(si serba impassibile.)-
-(Ma gli altri, unendo le lor voci in un grido solo, simultaneamente,
come trasportati da un'onda, si gettano alle spalle di SEBASTIANO e del
DOTTORE.)-
SCENA II.
DON FIORENZO
-(all'istante, comparisce e si arresta sulla soglia con gioiosa
meraviglia.)- Cos'è quest'assembramento in casa mia?!
-(TUTTI si voltano con un moto di straordinaria sorpresa. -- I POVERELLI
restano a bocca aperta. -- IL DOTTOR FINIZIO, guardando SEBASTIANO, che è
lì intontito e irritato, piega le braccia e tentenna il capo. -- ANNITA,
discretamente, si ritrae, quasi nascondendosi. -- BARBARELLO ride come
uno di quei fantocci meccanici a cui il ventriloquo presta i suoi rumori
fonici.)-
DON FIORENZO
Ebbene?
SEBASTIANO
Che il diavolo ti porti! Mi hai fatto avere una paura...!
IL DOTTOR FINIZIO
Il signor Sebastiano aveva scorto in un solco del burrone nientemeno che
il vostro cadavere.
DON FIORENZO
-(scoppiando in una risata)- Ah, ah, ah! Questa è graziosa davvero! -(A
Sebastiano)- Come ti è venuta un'idea così balzana?
IL DOTTOR FINIZIO
-(in tono declamatorio e buffonesco)- Due maggio, millenovecento e otto,
morte e resurrezione di San Fiorenzo Barsi da Napoli!
SEBASTIANO
Ma, perdiancine!, dove ti eri cacciato?... Da che abiti accanto a me, è
la prima volta che ti sei permesso di uscire senza avvertirmi.
DON FIORENZO
Perchè è la prima volta che ero aspettato da una persona che mi è più
cara di te.
SEBASTIANO
Cioè? Cioè?
DON FIORENZO
-(tornando sulla soglia e parlando verso le scale)- Qui, qui, al primo
piano! Perchè non sali?
GIULIO
-(di giù)- Eh! Giungo adesso. Ti vado correndo dietro, ma tu galoppi
come un capriolo per queste balze!
DON FIORENZO
Lascia lì le valige. Provvederemo poi.
SEBASTIANO
-(raccapezzandosi)- Che sia tuo fratello?!
-(Si scorge GIULIO sul pianerottolo.)-
DON FIORENZO
-(presentandolo con commossa festosità)- Proprio lui, venuto fresco
fresco da Buenos-Aires! Non lo vedevo dalla bellezza di ventiquattro
anni, perchè, ohè!, non meno di tanti ne son passati da che la
buon'anima di zio Raffaele se lo portò laggiù per allevarselo nella
bambagia. Converrai che non c'è troppo da meravigliarsi se ti ho
trascurato. Iersera, quando ti eri già rinchiuso in casa, mi giunse un
espresso con cui questo galantuomo, -ex abrupto- mi annunziava da Napoli
la sua visita e mi indicava per stamane l'ora del suo arrivo a
Castellammare. Fu tale la sorpresa e fu tale la gioia che io credetti di
ammattire. Farneticavo come un ubbriaco di -champagne-, e per la
baldoria che faceva il mio cervello... dimenticai perfino le orazioni
della sera! Stanotte, poi, naturalmente, ho dormito con un occhio solo.
Mi sono levato prima dell'alba, ho chiamato Barbarello per affidargli la
pulizia della casa, e via, a rompicollo, per la strada di Pimonte.
SEBASTIANO
A piedi sei sceso?!
DON FIORENZO
A piedi, s'intende. Se no, come avrei possedute le cinque lirette per
tornare in carrozza col fratello americano? Per lo più, quando ho cinque
lire in saccoccia, non ne ho mica dieci. Io non sono un grasso borghese
come te! -- Mio caro Giulio, ti presento nel signor Sebastiano Minucci il
mio padrone di casa e anche un formidabile mio avversario, perchè egli è
di professione ateo.
SEBASTIANO
-(burbero)- E me ne vanto! Non sono merlo, io, per certe panie!
GIULIO
Stringiamoci la mano, signor Minucci. Noi c'intenderemo perfettamente.
DON FIORENZO
E un altro mio avversario te lo presento nel nostro giovane e benemerito
Dottor Finizio, scienziato all'ultima moda.
GIULIO
Sono lieto, Dottore.... -(Stringe la mano anche a lui.)-
DON FIORENZO
-(continuando)- Ma, in fondo, è un avversario più accomodante, più
remissivo.... La scienza è un fanciullo terribile, che poi, quando si
trova all'oscuro, si mette a piangere e chiede aiuto.
IL DOTTOR FINIZIO
A chi?
DON FIORENZO
-(con scherzosa modestia)- Io non lo so.
IL DOTTOR FINIZIO
Sì sì: illudetevi, voi!
DON FIORENZO
-(indicando la piccola folla)- E costoro, fratello mio, sono i miei
creditori... i miei poverelli del sabato.... -(Scorgendo Annita,
s'interrompe)-.... No... Veramente, non tutti. Quella signorina lì non è
certo una poverella.... E la vedo per la prima volta....
ANNITA
-(timidissima)- Son giunta appena ieri, quassù.... Ci son venuta...
perchè i medici mi hanno consigliata quest'aria....
DON FIORENZO
-(guardandola, ne è stranamente colpito, ma dissimula.)- Ed io in che
posso servirla, signorina?
ANNITA
-(confondendosi)- Desideravo... di conoscerla... e anche desideravo di
parlarle. Ma forse ora....
DON FIORENZO
Sì... difatti.... L'arrivo di mio fratello....
ANNITA
Mi permetterà, spero, di ritornare....
DON FIORENZO
La mia porta è sempre aperta.
SEBASTIANO
Eccetto quando si ha da forzarla a colpi di martello, come ho dovuto
fare io pocanzi.
DON FIORENZO
Hai dovuto forzarla a colpi di martello?! E non c'era il giovanotto per
aprire?!
SEBASTIANO
Ma che! Si è atteggiato a cane guardiano, e, vedendoci entrare suo
malgrado, voleva saltarci addosso. E come stringeva i pugni, lui! Come
digrignava i denti!
DON FIORENZO
-(con l'austerità con cui si sgrida un bimbo per impressionarlo)-
Barbarello!... Si fa questo?! Di': si fa questo?!
BARBARELLO
-(è in fondo, col capo appoggiato al muro, imbambolato, quasi estraneo e
indifferente, come se stesse solo. Ma, al rimprovero di Don Fiorenzo, si
smuove súbito e fa un intimo sforzo per parlare:)-.... Tu!... Tu!...
DON FIORENZO
Che c'entro, io? Vuoi gettare la colpa sulle mie spalle?
BARBARELLO
... Tu hai detto....
DON FIORENZO
Io t'ho detto di tener chiusa la porta. Questo è vero. Ma il signor
Sebastiano è il mio migliore amico. Sta in casa mia come in casa sua.
Non lo sai, forse? Non lo sai?
BARBARELLO
-(ha un piccolo scoppio di pianto bambinesco con una smorfia di
mascherone e poche lagrime.)-
DON FIORENZO
-(affettuoso)- Be', è niente, è niente. Non sciupare lagrime per questa
bazzecola. Il signor Sebastiano ti assolve, e ti assolvo anch'io.
BARBARELLO
-(desiste immediatamente dal piangere.)-
DON FIORENZO
-(a Sebastiano)- Cosa vuoi!... Lui è più realista del re. Per eccesso di
devozione, esagera bizzarramente ogni mio pensiero. -(Tornando ad Annita
con molta gentilezza e quasi congedandola)- Dunque, signorina, io sono
dispiacentissimo, ma....
ANNITA
Non si dia pena. Ritornerò un altro giorno....
DON FIORENZO
Ecco.
ANNITA
-(un po' incerta, imbarazzandosi)- I miei rispetti, reverendo....
DON FIORENZO
I miei rispetti, signorina.
ANNITA
-(molto emozionata, accenna un inchino. Esce.)-
GIULIO
-(la segue con uno sguardo di curiosità e d'ammirazione.)-
SEBASTIANO
-(badandole poco, accende un sigaro.)-
BARBARELLO
-(sguiscia sul pianerottolo, e via.)-
DON FIORENZO
-(a Sebastiano, a Giulio, al Dottore, con ostentata disinvoltura,
nascondendo una non lieve preoccupazione)- Eh!... Capirete.... Aveva
scelto male il momento, la signorina. -(Poi, rivolgendosi alla piccola
folla, gaiamente)- E anche voialtri... che pretendete, oggi? Che
aspettate da me? Oggi non pago! Non pago! Chiudo gli sportelli e me ne
impipo. Non do consigli e non faccio carità. Prima -caritas-, e poi
-caritatis-. Questo è un sabato in cui non ho nè tempo nè quattrini per
voi! -(Li scaccia seguendoli sino oltre l'uscio e agitando le braccia a
guisa di due ventaglioni come si fa per avviare verso il pollaio le
galline sparpagliate)- -Sciò!... Sciò!-... Fuori tutti!... Fuori
tutti!...
-(I pezzenti, imbronciati ma rassegnati, si lasciano scacciare, uscendo
insieme.)-
REMIGIO
-(arrancando in coda e fingendosi per la occasione più cionco che non
sia)- Ahi, le gambe!
DON FIORENZO
Non ci badare alle gambe, papà Remigio! Un giorno o l'altro, le gambe
saranno arnesi inutili. Non ti è stato detto che oramai gli uomini
imparano a volare come gli uccelli?... -Sciò... Sciò... Sciò...
Sciò....-
-(Adesso, tutti sono usciti.)-
SCENA III.
DON FIORENZO
-(rientrando e animandosi d'un brio bonario)- Quasi quasi ci hanno
creduto! Ma metto pegno che non si muoveranno di quaggiù finchè non
avranno vista la solita borsetta. -(Indi, cavando una piccola borsa dal
cassetto del tavolino)- Fammi il piacere, Sebastiano: distribuisci tu le
prebende per conto mio. Tu puoi spicciartela alla svelta perchè non hai
l'obbligo di aggiungere i consigli ai quattrini. Qui sono i fondi....
-(Gli consegna la borsa.)- Un po' scarsi..., ma al tuo «ben formato
cuore» non proibisco d'impinguarli. A papà Remigio, per amor del cielo,
non un centesimo meno di tre lire! Se no, quel bravuomo mi ridiventa
paralitico prima di domani, e il Dottore mi dà la cucca!
SEBASTIANO
Non pensare: li contenterò tutti.... Ma, intanto, ti avviso che oggi
sarò io più indiscreto di loro. So bene che è una barbarie il
disturbarti in una giornata di festa per te, ma che ho da farci?! Quando
per una maledizione...! -(Lancia in su il pugno stretto.)-
DON FIORENZO
-(mettendogli quasi una mano sulla bocca per non farlo continuare)- Taci
là! Chi non ammette le benedizioni non può avere il diritto di ammettere
le maledizioni! Che t'è accaduto di nuovo? Sentiamo.
SEBASTIANO
M'è accaduto che mia moglie sta peggio! Hai capito?!
DON FIORENZO
Oh, povera signora Adele!
SEBASTIANO
E, secondo il Dottore, la tua presenza sarebbe utilissima.
DON FIORENZO
Per sollevarle il morale, per darle animo.... Sì, è giusto.... Vengo
sùbito!... Abbi pazienza, Giulio....
GIULIO
Ti pare....
IL DOTTOR FINIZIO
Ma no: non c'è fretta, Don Fiorenzo! Io le ho fatta pocanzi una
iniezione calmante, e lei si è assopita. Preferisco che riposi, per ora.
A me premeva solamente di avvertirvi che avrò bisogno di voi. Penserò
dunque io a chiamarvi nel momento opportuno.
SEBASTIANO
-(desolandosi)- Da stanotte, non ha potuto ingoiare neppure una goccia
di latte. Questa è la fine, Fiorenzo mio! Questa è la fine!
DON FIORENZO
-(al Dottore)- Ma che dice?!
IL DOTTOR FINIZIO
Chiama le sventure anche quando quelle non vogliono venire! È la sua
abitudine. -(Mutando, e discettando)- Sarebbe certamente grave che
l'impossibilità della deglutizione perdurasse. L'eccessiva fiacchezza
dell'organismo non ci darebbe più il tempo di difenderlo. Ma si tratta
di un episodio tutto nervoso, si tratta di un vero nervosismo, che non
si connette all'indole del male predominante e che forse non sarà
difficile vincere.
SEBASTIANO
Il Dottore, in conclusione, sostiene che questo -nervosismo- potrai
facilmente vincerlo tu.
DON FIORENZO
Io?!
GIULIO
-(seduto in disparte, ascolta con vivissima attenzione.)-
IL DOTTOR FINIZIO
Spieghiamoci, Don Fiorenzo. Nel caso attuale non nego che la scienza si
trovi all'oscuro, ma per uscirne non fa come il fanciullo al quale
l'avete paragonata. Essa non chiede aiuto che a sè medesima.
DON FIORENZO
E allora, perchè vi rivolgete a questo misero pretonzolo?
IL DOTTOR FINIZIO
Voi siete un egregio sacerdote a cui faccio tanto di cappello e, per la
buona gente di questi luoghi, siete anche, non indegnamente, il -piccolo
santo-; ma per me, oggi, voi non siete che uno strumento della scienza,
cioè un uomo che io ho ragione di ritenere dotato d'una specialissima
energia, la quale, in alcune circostanze, agisce sulle energie altrui.
Può agire, a parer mio, perfino senza che voi lo vogliate.... E, vedete,
mi piace di confessarvi che il materialismo della mia opinione non
m'impedisce di riconoscere che sia un elemento efficace il vostro abito
sacerdotale. -- «Perchè vi rivolgete a questo misero pretonzolo?» -- avete
detto, e quel certo orgoglio camuffato a modestia non era
ingiustificabile....
DON FIORENZO
-(interrompendolo in tono di calorosa protesta)- No, Dottore!
V'ingannate a partito! Io non ho avuta nessuna intenzione orgogliosa!
IL DOTTOR FINIZIO
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