Imbecille quanto vuoi, ma la principessa Meralda Heller era entusiasta
di questo villino e tu, dopo tutto, vendendolo a lei non ti saresti
macchiato di nessuna indelicatezza. Il solo vantaggio extra di cui
avresti goduto sarebbe stato quello di poterlo rivedere spesso e di
trovarci una lapide commemorativa in tuo onore. -(Va a mettere sull'alto
di uno scaffale il cartellone. Si legge anche da lontano: «Si vende
questo villino con tutti i mobili».)-
STEFANO
Non sono più in relazione con lei da quando scoppiò lo scandalo che ne
rivelò l'origine e la carriera equivoche. Tu lo sai e fingi d'ignorarlo
per il gusto di lanciarmi delle frecciate.
VALENTINO
Questa si chiama, se non mi sbaglio, mania di persecuzione. Io parlavo
in buonissima fede, perchè della suddetta signora non mi sono mai
occupato più che dell'Imperatore delle Pampas, che non ho avuto ancora
il piacere di conoscere. Ci fu lo scandalo? Ti rompesti con lei? Non vi
rivedrete mai più? Mi congratulo, e passo all'ordine del giorno. Quello
che vorrei è che tu non avessi venduto a rotta di collo.
STEFANO
Il compratore è molto ricco.
VALENTINO
Chi è?
STEFANO
Un certo signor Marcolini.
VALENTINO
Banchiere?
STEFANO
No. È un negoziante di pelli.
VALENTINO
O Dio!... Avrei voluto per lo meno un banchiere. E mi stupisce poi che
tu conosca di questa gente volgare.
STEFANO
È un cliente del mio notaio.
VALENTINO
È quell'omaccione che, munito appunto d'una commendatizia notarile,
venne ieri a braccetto di sua moglie? Lui era una foca marina; ma lei
aveva un nasino all'insù abbastanza promettente. Glie ne farà delle
belle in questo piccolo eden. E ciò mi consola.
STEFANO
In conclusione, sei allegro oggi? La mia liquidazione ti diverte?
VALENTINO
-(facendosi serio)- Che ho da risponderti? Sarebbe forse verosimile se
non fossi tu che mi dài a mangiare.
STEFANO
E tu speri che potrò permettermi ancora lungamente il lusso di darti a
mangiare?
VALENTINO
Intanto, avrai del denaro dal signor Marcolini.
STEFANO
Ho dei debiti, e devo soddisfarli.
VALENTINO
Se hai venduto a un prezzo ragionevole, un margine ci sarà. E poi... è
vero, sì, sono più di due anni che non imbrocchi a scrivere una parola,
perchè purtroppo nella libertà assoluta che tu invocavi e che fatalmente
ottenesti non hai trovato che il vuoto. Ma chi sa! -(Come per
incoraggiarlo)- Secondo me, nello stesso rimpianto del bene che hai
perduto, potrai rifarti. -(Riordinando sulla scrivania carte, libri,
giornali)- E non sarà mica necessario che tu ti ostini a scrivere
l'opera da stordire l'umanità, l'opera immortale. Anzi! Se ti decidi una
buona volta a gettare alle fiamme purificatrici il manoscritto di questo
maledetto primo canto, -(lo indica sulla scrivania, rabbiosamente)- che
è il tuo incubo, ti rappacerai col calamaio; e gli altri quattrini,
allora, dovranno venire. -(Sincero)- Col nome che hai!...
STEFANO
Ah ah! Col nome che ho!
VALENTINO
Non l'hanno mica dimenticato, sai. Nonostante il tuo silenzio, io lo
leggo spesso nei giornali, nelle riviste....
STEFANO
Lo ricordano soltanto per denunziare che non ho dato ciò che da me
aspettavano; lo ricordano per rinfacciarmi la mia prosopopea, per
sanzionare la mia impotenza, per inseguirmi anch'essi come creditori
inesorabili!
VALENTINO
Lasciali sbraitare, e bùttati a qualche cosa di pratico.
STEFANO
A che?
VALENTINO
Sento dire che col giornalismo si guadagna bene. Vada per il
giornalismo. Non deve essere nemmeno una professione molto difficile.
STEFANO
È la professione della menzogna scritta: e per scrivere la menzogna ci
vuole dell'ingegno.
VALENTINO
Tu ce n'hai tanto!
STEFANO
Ti credi in obbligo di adularmi? Smettila. Una volta ti pagavo anche per
questo. Ora, no! L'adulazione m'irrita, mi avvelena, m'inasprisce tutte
le piaghe. Dov'è più il mio ingegno? Dov'è? Dov'è? Non lo ritrovo nè per
creare l'opera immortale, nè per abbassarmi ad imbrattare vilmente un
pezzo di carta. -(In una sovraeccitazione dilaniatrice)- Ho passate le
notti intere, qui, qui -- e tu non lo ignori -- presso questa scrivania,
cercando un'immagine, cercando un'idea qualunque, martellandomi la testa
inutilmente, spasimando nella impossibilità di pensare, assistendo
all'agonia del mio spirito, e sentendo, poi, come per una postuma
sensibilità, le lacerazioni di questo cadavere divorato dai corvi!
-(Pausa. Indi, lugubre, con gli occhi fissi)- Il mio cervello non
funziona più. Ecco la verità terribile. Esso pare una macchina a cui sia
mancata per sempre la forza motrice!
-(Un silenzio)-
-(Si ode la cantilena del MENDICANTE che ora nuovamente ballonzola.)-
LA VOCE DEL MENDICANTE
Llà, llà, llà,
llà, llà, llà...
-(Si ode che TERESA ripete la cantilena, battendo le mani per dargli il
tempo, come usava la VECCHIA, che è morta.)-
LA VOCE DI TERESA
-(lievissima, col rumore egualmente lieve delle mani:)-
Llà, llà, llà,
llà, llà, llà...
VALENTINO
-(sorpreso)- Ma è lei! -(Va alla porta in fondo per vederla. La voce di
TERESA si allontana.)-
STEFANO
-(senza voltarsi, ma tutto preso da quella voce)- Che fa?
VALENTINO
S'inoltra nel boschetto insieme col mendicante, e batte le mani in
cadenza mentre egli accenna il solito balletto in segno di gratitudine.
-(Compiacendosi molto, quasi tra sè)- Evidentemente, essa glie l'ha
fatta l'elemosina.
-(La voce di TERESA si spegne.)-
STEFANO
Batte le mani?!
VALENTINO
Sì, come faceva la vecchierella. Ti ricordi?
STEFANO
-(col pensiero vagante)- No.
VALENTINO
Come faceva quella donnetta tutta rattrappita che accompagnava il
mendicante.
STEFANO
E quella donnetta non lo accompagna più?
VALENTINO
Visto che è morta... -(Pausa. Continua a guardare con viva compiacenza,
e intensamente osserva.)- Ora, il ballo è cessato. Il vecchio
piagnucola, e lei gli parla.
STEFANO
Che gli dice?
VALENTINO
Sono così lontani! Vedo e non sento. Lei lo invita a sederle accanto
sotto la grande quercia.... Ma qualche cosa di molto affettuoso deve
avergli detto adesso, perchè il vecchio non piange più. Seggono tutti e
due a terra, e sembrano quasi lieti.
STEFANO
-(con durezza)- Valentino, vieni qua!
VALENTINO
-(accostandosi a lui)- Che c'è?
STEFANO
Niente. Mi davi noia.
VALENTINO
Ti davo noia col riferirti ciò che faceva la signora Teresa?!
STEFANO
Mi davi noia stando lì con quel tuo atteggiamento d'intenditore.
VALENTINO
Io avevo un atteggiamento d'intenditore?!
STEFANO
Non pesare ogni parola che mi esce di bocca.
VALENTINO
Ma, scusa, tu mi hai domandato: «che cosa fa?» Io ti ho risposto. E poi
mi dici che ti davo noia.
STEFANO
Evvia, come la fai lunga! Non pretenderai d'essere tale un personaggio
importante ch'io debba sempre renderti conto di quello che ti dico.
VALENTINO
Io non lo pretendo certo d'essere un personaggio importante.
STEFANO
E dunque taci.
VALENTINO
-(paziente)- Tacerò.
STEFANO
-(alzandosi e man mano esaltandosi)- Sotto la scorza dell'umiltà o nella
lepidezza del buffone ti prefiggi continuamente lo scopo di farmi
rilevare la mia inferiorità al paragone degli altri!
VALENTINO
Se pocanzi mi accusavi di adularti!
STEFANO
-(parlando concitatamente)- Come lo schiavo disutile adula la persona a
cui appartiene per accaparrarsene l'indulgenza. Che altro sono io per
te? Per te che altro sarei se tu non fossi costretto alla sottomissione?
Perfino quel vecchio scimunito che chiede l'elemosina ti desta maggiore
simpatia; e tu ti compiaci di riferirmi che la demente ne conforta i
dolori e ne asciuga le lagrime. Alla tua ignoranza, quel pezzente appare
una creatura più interessante e più eletta di me. È lui, è lui che
merita d'essere conservato all'umanità! È lui che merita ogni
consolazione! È lui che merita la pietà di tutti!...
VALENTINO
-(energico)- Ma la pietà, tu non la vuoi.
STEFANO
Non la voglio, no! E voglio avere invece, fino all'ultimo, il diritto di
ripetere che non devo niente a nessuno. Ah! l'avete tutti desiderata ed
affrettata coi vostri voti la mia caduta? Il vostro tenero cuore,
timoroso dei pericoli della tirannia, ha anelato il momento dalla mia
resa a discrezione? Ma io non m'arrendo. Io non cedo, perdio! Io non
cedo e non chiedo! Io sopprimo piuttosto me stesso. Mi distruggo...
-(avventandosi sulla scrivania, prendendo il suo manoscritto e
lacerandolo con violenza)- Mi distruggo senza che nemmeno la pietà -mia-
me lo impedisca, e vi rido in faccia, disprezzandovi ancora!... -(Pausa.
-- Si sorregge alla scrivania, affranto, annientato, e come se parlasse
alla sua coscienza, con voce tremola dice sommessamente:)- No!... Non è
così!... Non è più così!
VALENTINO
-(triste, calmo, circospetto, curando di non fargliene accorgere,
raccoglie da terra i pezzi di carta, e, alle spalle di Stefano, apre un
cassetto della scrivania e ve li ripone.)-
LA VOCE DI TERESA
-(in lontananza)- Vedi, vedi quella fata che va verso la mia casa!
Cammina sulle aiuole e non le guasta.
STEFANO
-(a Valentino)- Chi è che viene?
VALENTINO
-(corre all'uscio e ha un sussulto di meraviglia e di allarme)- La
principessa Heller!
STEFANO
-(sdegnosamente meravigliato anche lui)- E che viene a fare qui?
VALENTINO
Se ti secca di riceverla, te ne sbarazzo io.
STEFANO
-(là per là è titubante; ma poi fermamente si decide)- La ricevo!
VALENTINO
-(stringendosi nelle spalle)- Come ti accomoda. -(Esce a sinistra.)-
STEFANO
-(Si avvia per andarle incontro.)-
SCENA IV.
STEFANO E MERALDA.
MERALDA
-(giunge alla soglia prima di lui e vi si ferma, seria e riservata.)- Mi
concedete, Stefano, il permesso di farvi una visita?
STEFANO
Prego.
MERALDA
-(si avanza.)-
STEFANO
-(dopo di aver chiuso la porta)- Ma permettetemi voi alla vostra volta
di non celarvi la mia profonda sorpresa.
MERALDA
Se io vi avessi chiamato, sareste venuto voi da me?
STEFANO
Non ci sarei venuto.
MERALDA
Non dovreste quindi sorprendervi che, prevedendo ciò, io sia venuta da
voi. Mi premeva molto di chiedervi un favore... e di parlarvi prima di
partire.
STEFANO
Partite?
MERALDA
Sì, lascio Napoli.
STEFANO
Per sempre?
MERALDA
Per sempre.
STEFANO
Dove andate?
MERALDA
Chi lo sa! Dove mi condurrà il mio capriccio o quello del caso.
-(Breve pausa.)-
STEFANO
Il favore che vi premeva di chiedermi?
MERALDA
Voi avete delle lettere mie. Volete avere la bontà di rendermele? Io vi
rendo le vostre. -(Gli consegna un piccolo pacco di lettere.)-
STEFANO
-(apre un cassetto della scrivania, vi lascia cadere il pacchettino, ne
prende un altro e lo dà a Meralda.)-
MERALDA
Non mi domandate una spiegazione?
STEFANO
È così naturale tutto questo! Noi avevamo stretto un contratto di
vanità. Voi eravate la dama, che, circondata di strane leggende, aveva
saputo col suo fascino mettere un argine alla curiosità degli indiscreti
e riunire nel fastigio della sua casa tutte le aristocrazie e tutti i
poteri; ed io ero l'uomo del gran successo imminente, che pareva dovesse
imporsi alla stessa folla che egli disdegnava. Io potevo servire alla
vostra vanità, come voi alla mia. Era l'alleanza di due egoismi, e
ciascuno di noi sapeva il significato della menzogna reciproca. Ma
abbiamo mancato alle condizioni del contratto tutti e due. Io sono
piombato nell'avvilimento: e voi, lasciandovi raggiungere da uno dei
vostri amanti d'altri tempi che per vendetta ha svelati i misteri delle
vostre avventure, siete precipitata ad un tratto dal piedistallo d'oro.
Voi partite in cerca di altre avventure e di altre menzogne; io,
incapace di qualunque energia, resto a contemplare la verità della mia
catastrofe. Quale spiegazione dovrei chiedervi e per quale ragione? Non
c'è più nulla che ci leghi, e non c'è più nulla che ci possa legare!
MERALDA
-(sedendo)- A me pare invece che, costretti a non guardarci più a
traverso le nostre maschere, noi dovremmo essere legati per lo meno
dalla sorte comune. E anche... qualche altra cosa potrebbe legarci.
STEFANO
Cioè?
MERALDA
Non nego che il nostro sia stato un contratto di vanità. Ma dietro la
vanità mia si nascondeva ed aspettava una donna ansiosa e vibrante,
pervertita forse, ma non perversa, la quale tentò spesso, e inutilmente,
di farsi comprendere da voi sino ai più intimi segreti del suo spirito.
Voi dite che andrò alla ricerca di altre menzogne? No. V'assicuro che le
menzogne mi hanno stancata. Non ho forse restituite a voi le vostre
lettere e riprese le mie per sopprimere dei documenti che mi parevano
falsi? Cercherò altre avventure. Questo, sì. Ma cercherò, soprattutto,
come ho fatto sinora, quella, che forma l'aspirazione di ogni donna non
ancora inaridita, sia pure una donna corrotta: la grande avventura
dell'amore!
STEFANO
Avreste torto di rivolgervi a me, che non ho ammesso l'amore nemmeno
quando la mia vita era tutta una festa d'illusioni.
MERALDA
Ma è appunto di questo che volevo parlarvi. Adesso, voi siete un
disilluso, siete un sofferente. Soffrite perchè la fiamma che ardeva
dentro di voi è stata soffocata non so come e non so da che; soffrite
perchè il cammino dell'ambizione vi è chiuso. Ebbene, prendetene uno
diverso. Cominciate con l'ammettere quel prezioso elemento di gioia che
prima escludevate, e così darete un'altra direzione alla febbre di
godimento che vi animava.
STEFANO
No, Meralda. Tutto è finito per me!
MERALDA
Voi v'ingannate. E se avrete la fermezza di secondarmi, -io- ve lo
proverò coi fatti.
STEFANO
Secondarvi... in che modo?!
MERALDA
Io vorrei che voi voltaste le spalle allo spettro della gloria da cui
foste tradito e da cui siete torturato; vorrei sottrarvi a questa oziosa
tetraggine che vi macera; vorrei liberarvi da questo sepolcro, dove
forse pregustate la sciocca voluttà del suicidio....
STEFANO
-(con repulsione)- Non vi capisco. Non vi posso capire!
MERALDA
-(vivissimamente)- Insomma, io v'invito ad associarvi a me per guardare
la vita sotto un altro aspetto. Correre il mondo spensieratamente senza
ambizioni e senza chimere, senza applausi e senza omaggi; romperla sul
serio con tutte le asfissianti leggi sociali; soddisfare fin quando sarà
possibile, giorno per giorno, la sete di nuove sensazioni: ecco,
Stefano, ciò che io vi propongo.
STEFANO
Rifiuto!
MERALDA
Sicchè... voi sperate di rimettervi al lavoro?... Sperate di
risollevarvi?
STEFANO
No!
MERALDA
E allora?!... -(Facendogli penetrare nell'anima, con una cupezza
misteriosa, le acri parole)- Sopporterete voi tranquillamente il
mormorio della compassione e dello scherno?
STEFANO
-(in uno scoppio di furore angoscioso)- Ah, dunque, per questo siete
venuta qui? Voi siete venuta per infliggermi le sferzate che devono far
sanguinare il mio volto! Voi siete venuta per raccontare a me l'ebrezza
di coloro che una volta m'invidiavano e per poter raccontare ad essi il
piacere infinito di avermi visto umiliato! -(Recisamente)- Se credete
d'aver compiuta la vostra missione, lasciatemi al mio sepolcro, e
andatevene!
MERALDA
-(si alza di scatto. Breve pausa.)- Quando sarete solo, vi pentirete
d'avermi scacciata. -(Poi, stranamente commossa: in una tenerezza
contenuta)- Voi sapete bene che, a modo mio, vi ho molto amato, e che
ora sono qui perchè vi amo, malgrado tutto, più che mai! Una momentanea
allucinazione vi ha fatto dire, oggi, di me, quello che non pensate; ma
domani mi richiamerete.
STEFANO
-(affannosamente)- Non potrò richiamarvi, no, perchè i vostri progetti
mi spaventano, mi fanno orrore!
MERALDA
Non dispongo di altri mezzi per soccorrervi davvero.
STEFANO
-(abbassando la voce piena di ribrezzo)- Voi mi consigliate in sostanza
la più disonorevole delle fughe, la più losca delle transazioni! Voi mi
proponete di fuggire chi mi sfida col suo riso; voi mi proponete di
associarmi a voi, che non siete povera come oramai sono io!...
MERALDA
-(violenta)- Vi dibattete ancora fra gli avanzi dell'orgoglio che vi ha
distrutto!
STEFANO
Ma voi mi proponete anche di abbandonare la povera demente che mi fu
moglie devota; e questo, a prescindere dal mio orgoglio, convenitene, è
raccapricciante!
MERALDA
-(ribellandosi fieramente)- Non è a me che spetta quest'accusa di
cinismo feroce, perchè il mio egoismo non si è mai veramente alimentato
come il vostro del sacrificio altrui. Ciò che avete chiamato
raccapricciante a me sembrerebbe iniquo se io non sapessi che per quella
infelice voi non siete più nessuno. Essa non vi vuole, non vi parla, non
vi riconosce! E visto ch'eravate disposto ad abbandonarla brutalmente
quando aveva bisogno di voi più che dell'aria, è molto strano ed è
superfluo che insorgiate al pensiero di separarvene adesso che la vostra
presenza non le arreca alcun beneficio. Voi vorreste rimanere qui per
difendervi dalle trafitture tardive della vostra coscienza? Ma una suora
di carità o un paziente infermiere sarebbero per lei certamente più
utili e più benefici di voi, che potreste offrirle soltanto i fiori di
morte dei vostri silenzi!
STEFANO
-(siede accasciato e parla con voce cupa e segreta:)- Non c'è una sola
parola vostra che non sia inesorabile e giusta. Voi m'inchiodate alla
realtà, -- e fate bene! Inutile agli altri e a me stesso, io devo oramai
cercare molto in basso un'altra qualunque ragione di vivere. Sempre più
giù... sempre più giù... vergognosamente... fino all'abiezione!... Forse
fino all'infamia!
-(Breve pausa.)-
MERALDA
-(pacata e secura, alle spalle di Stefano, curvandosi un po',
affettuosamente, su lui)- Il vostro animo agitato non vi dà ancora la
tregua necessaria affinchè possiate riflettere con serena sincerità. Io
vi prego di astenervi oggi dal prendere una decisione; e vi avverto...
che ritarderò la mia partenza.
STEFANO
-(sommesso ed inerte)- Ho inteso.
MERALDA
-(quasi interrogandolo)- A rivederci, Stefano...?
STEFANO
-(tace chinando la fronte.)-
MERALDA
-(si avvia verso il fondo.)-
SCENA V.
STEFANO, MERALDA, TERESA.
-(Quando MERALDA è per giungere alla porta, i battenti si aprono, ed
entra TERESA, estatica. STEFANO ha un brivido: si leva: e i suoi sguardi
sono irresistibilmente attratti dalla demente. MERALDA, turbata,
vorrebbe affrettarsi; ma TERESA le è davanti e inconsciamente le arresta
il passo.)-
TERESA
-(con dolcezza)- Dove vai?... -(Avvicinandosele di più e contemplandola
tutta.)- E di che sei fatta?... Spandi nell'aria un così buon
profumo!... Come vorrei prendermene un poco! -(Con ambo le mani sta per
toccarla.)-
STEFANO
-(sùbito, impetuosamente)- No, Teresa!
TERESA
-(ritira le mani. Poi, come addolorata, a Stefano)- Perchè?
MERALDA
-(sogguardandola, quasi tremandone, lentamente arriva alla soglia, e
poi, sottraendosi all'incubo, fugge.)-
TERESA
Perchè?
STEFANO
-(con un atto di disperazione frenetica)- Teresa!... Teresa!... Non te
ne accorgi tu di quello che accade?... Non mi vedi?... Non vedi che cosa
sono io da quando mi hai lasciato?... -(Slanciandosi a lei, afferrandola
e scotendola)- Dì, dì: non vedi che mi perdo?... Non hai nessun barlume
di chiaroveggenza per trattenermi almeno con una parola di malaugurio
che mi faccia paura?...
TERESA
-(risponde con uno scoppio di riso che stride sinistramente.)-
STEFANO
-(distaccandosi da lei)- Nulla! Nulla!... -(Avvilito, si lascia cadere
sopra una sedia.)- Nulla!
TERESA
-(un altro scoppio di riso, più clamoroso)-
-(Sipario.)-
ATTO IV.
-Lo studio di Stefano Baldi ha un aspetto squallido. -- È sera. Non è
accesa che la lampadina elettrica della scrivania. -- I grandi scaffali
sono vuoti e sembrano grandi nicchie mortuarie. Le piante pregevoli, le
statuine, i ninnoli preziosi non ci sono più. Sulla scrivania, nè
giornali, nè manoscritti: soltanto un piccolo rimasuglio di carte
d'affari. Nella penombra, si vedono a terra alcune casse di legno
contenenti dei libri, le quali spiccano per il colore bianchiccio, e una
valigia, un baule, e anche degli altri libri tolti dagli scaffali.-
SCENA I.
STEFANO, VALENTINO, POI UN DOMESTICO E UN FACCHINO.
STEFANO
-(seduto alla scrivania, pallido, curvo, scrive delle lettere.)-
VALENTINO
-(aggiusta attentamente i libri in una cassa.)-
-(Il triste silenzio si prolunga per qualche minuto.)-
STEFANO
-(senza cessare di scrivere)- Chiudi quel baule e quella valigia, e
dammi le chiavi.
VALENTINO
Hai altro da riporvi?
STEFANO
No.
VALENTINO
-(chiude, e mette le chiavi sulla scrivania.)-
STEFANO
-(conservando in tasca le chiavi)- Manda via.
VALENTINO
-(alla comune, chiama)- Voi!... Favorite.
-(Entrano due uomini: uno è un DOMESTICO, l'altro un FACCHINO.)-
VALENTINO
-(indicando)- Questi due colli. -(A Stefano)- Direttamente alla
stazione?
STEFANO
Sono persone che sanno quel che devono fare. -(Al domestico)- Tonio,
direte alla principessa che verso le undici sarò alla stazione. Il treno
parte alle undici e quindici.
-(Il FACCHINO si carica sulle spalle il baule; il DOMESTICO prende la
valigia.)-
VALENTINO
-(aprendo la porta in fondo)- Per di qua.
-(I due uomini escono.)-
VALENTINO
Sicchè, partite tutti e due stasera?
STEFANO
Se lo hai capito, perchè me lo domandi?
-(Ancora silenzio.)-
VALENTINO
-(accovacciato, incassa i pochi libri che sono ancora a terra.)- E tutta
questa letteratura? Tutti questi libri?
STEFANO
-(continuando a scrivere lettere)- Te li piglierai tu. Te li porterai a
casa.
VALENTINO
Il problema sarà di averla una casa.
STEFANO
Li venderai. Li brucerai.
VALENTINO
Domani, quando quel buon signor Marcolini verrà a prendere possesso,
glie li offrirò a un soldo l'uno. Non sarà troppo caro. È vero ch'egli
mi ha dichiarato di avere per i libri la stessa antipatia che ha per le
scimmie; ma c'è sua moglie.... Quella lì dice che ama le bestie....
Potrà amare anche la letteratura. -(Prendendo l'ultimo libro rimasto
fuori, borbotta:)- La cassa è riempita.... Dove lo metto questo? -(Legge
sul dorso:)- Nietzsche. -(Riflette:)- Morto?... Per i morti c'è sempre
posto. -(Lo ficca dentro alla meglio.)-
-(Pausa.)-
STEFANO
Avrai poi la cortesia di far recapitare queste lettere. Bada: sono
quattro.
VALENTINO
-(si avvicina alla scrivania.)-
STEFANO
-(gli consegna cinque buste chiuse.)-
VALENTINO
Sono cinque.
STEFANO
No. In questa busta più grande c'è un po' di danaro per te. Finchè non
avrai trovata un'occupazione, potrai cavartela.
VALENTINO
Ti ringrazio.
STEFANO
Quanto al resto, ogni cosa è a posto. Tu avevi ragione quando mi dicevi
che, pure acquietando i creditori principali, ci sarebbe rimasto un
margine dalla vendita del villino. Non è gran cosa; ma ho messo tutto
nelle mani del notaio Zino e il reddito annuo basterà a pagare la Casa
di Salute. Ho cercato di escludere l'intervento della zia, perchè quella
donna non mi affida. Col direttore della Casa ho preso gli accordi
necessarii; ed egli mi ha promesso che Teresa avrà un trattamento
eccezionale. -(Pausa. Dissimulando l'angoscia)- Domani, alle otto del
mattino, sarà qui una carrozza chiusa con una infermiera. Tu ti unirai a
lei per accompagnare Teresa sin là. Al direttore ho già detto che sei un
nostro parente e come tale sarai da lui considerato. Se non ti parrà
inutile per Teresa, di tanto in tanto... ti sarà permesso di visitarla.
Va bene?
VALENTINO
Vedo, difatti, che hai pensato a tutto.
STEFANO
E a -tutti-! Anche a te, se non mi sbaglio.
VALENTINO
Io ti ho già ringraziato.
STEFANO
Per il danaro.
VALENTINO
Naturalmente: per il denaro che mi hai favorito
STEFANO
E adesso, di niente altro mi ringrazii?
VALENTINO
Scusa... non saprei....
STEFANO
-(guardandolo fiso)- Non ti ho dato forse il mezzo di visitarla, di
vederla?...
VALENTINO
-(con un po' d'incosciente imbarazzo)- Ah sì! Di questo ti ringrazio
specialmente per lei. Non dubito che lì le saranno prodigate tutte le
cure possibili. Ma saranno sempre le cure di persone pagate, di persone
estranee. E giacchè su quella vecchia fanatica, che ancora dovrebbe
farle da madre, non c'è da contare, meglio io che nessuno. Chi sa che la
povera pazza non ne abbia davvero qualche sollievo! Si afferma che ella
non distingua più un individuo da un altro? Fino a un certo punto, dico
io. Da te, per esempio, è lontana come se fosse morta; e si direbbe
quasi che ci tenga a essere morta per te. Io ci scommetterei che in
quella completa oscurità di coscienza si nascondano dei ricordi perenni
che sono come... come gli avanzi d'un naufragio conficcati nell'arena in
fondo all'abisso del mare. -(Accalorandosi)- E difatti, se non fosse
così, in che modo si spiegherebbe il fenomeno per cui ella ripete
continuamente i versetti che il vecchio mendicante recitava all'epoca
dei vostri giorni felici? In che modo si spiegherebbe che ella si
compiace spesso d'indossare o d'avere tra le mani l'abito che ordinò in
quella sera indimenticabile?... -(Quasi pentendosi d'aver parlato con
troppo acume)- Del resto, lo so... c'è poco da raccapezzarsi. La pazzia
ha misteri grandi e impenetrabili e chiude la sua porta di ferro in
faccia a ogni presuntuoso che pretenda di penetrarli.
STEFANO
-(levandosi e fissandolo più da vicino)- Intanto -tu- parli come uno che
li abbia penetrati senza trovare ostacoli.
VALENTINO
Io?!...
STEFANO
Non lo dichiari apertamente, ma sei convinto d'esserle di sollievo. Sì,
sei convinto che tra i ricordi perenni nascosti nell'abisso ci sia
quello della tua devozione. Cosicchè, oltre ad avere l'opportunità
d'appagare il desiderio di vederla, avrai pure il privilegio di farle
del bene, di esserle prezioso: avrai pure la speranza... ma che dico «la
speranza»!... avrai la sicurezza d'essere da lei preferito fra tutti. E
ciò ti riempirà di gioia, ti riempirà d'orgoglio, ti renderà felice!...
VALENTINO
-(difendendosi e supplicando)- Ma Stefano!
STEFANO
-(con amara violenza)- Lasciami gridare ciò che penso e ciò che sento!
Lasciami gridare che t'invidio!
VALENTINO
Io sono stato il tuo servo, Stefano! Non mi mortificare così.
STEFANO
T'invidio, sì, t'invidio per quello che sarai domani e anche per quello
che sei stato sinora! Che t'importava di trascinare la misera persona
fra le miserie naturali della tua vita? Eri un deforme? Ma sapevi di
esserlo. Eri un debole? Ma sapevi di esserlo. Eri il mio servo? Ma te ne
accontentavi. E quando potevi rivolgere la parola umile e affettuosa
alla donna dalla quale io ero idolatrato, quando, più tardi, dopo che la
demenza l'ebbe distaccata da me, potevi guardarla lungamente dalla tua
finestra, nel silenzio della sera, sola, smarrita nel giardino dove
tante volte mi aveva coperto di baci, a te pareva di conseguire un
premio immeritato e dovevi senza dubbio averne delle estasi profonde!
VALENTINO
-(in una specie di avvilimento, piega la testa sul petto.)-
STEFANO
Cos'è? Abbassi la fronte, adesso?! Non t'era mai passato per il cervello
che io ti avrei indovinato?... che io t'avrei fatto l'onore di spiare le
tue contemplazioni per sorprendere il tuo più intimo pensiero?
VALENTINO
Non ne avevi il diritto!
STEFANO
Perchè?
VALENTINO
-(animandosi)- No, non ne avevi il diritto, e, trattandosi d'una
meschina creatura come me, non dovresti essere così ferocemente crudele.
STEFANO
Ah! Tu sei, dunque, il mio rivale sacro e inviolabile?!
VALENTINO
-(con uno scatto audace)- Ciò che tu fai in questo momento è una viltà!
STEFANO
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