animale! -(Si avviano per il viale.)- DON FAUSTO -(che non ha udito)- Sono... che cosa? VALENTINO -(passando subito alla sinistra di lui e riprendendoselo a braccetto)- Siete un animale! DON FAUSTO Mi pare che per dirmi questo potevate restare a destra. VALENTINO -(allontanandosi con lui)- No! a sinistra, mio diletto amico! A sinistra! -(Spariscono.)- TERESA -(cercando di farsi sentire pur moderando la voce)- Tornate presto, Valentino. Sono sulla corda. LA VOCE DI VALENTINO Il tempo materiale ci vuole. TERESA La zia è qui presso. E poi, un po' di sveltezza! LA VOCE DI VALENTINO -(che s'allontana)- A sinistra, caro il mio bestione! TERESA -(tuttora pensosa per questo incidente, siede sul sedile di legno e sospira, preparandosi pazientemente ad agucchiare.)- SCENA IV. TERESA E STEFANO. STEFANO -(facendo capolino dall'uscio che era chiuso)- Teresa! TERESA -(con un lieve sussulto)- Stefano? STEFANO Ho sentito un borbottìo... un vocìo... TERESA Ah sì... era Valentino che parlava animatamente con un uomo... STEFANO Con chi parlava? TERESA ... Con un suo amico, credo. STEFANO Valentino potrebbe fare a meno di ricevere i suoi amici in casa mia. Sono quasi sempre degli straccioni. T'incarico di dirgli, senza mitigare, che io non voglio. TERESA Glie lo dirò. STEFANO -(s'avvicina a Teresa e con una certa vanità dissimulata le mette sotto il naso una busta aperta che ha tra mano.)- TERESA Che profumo! STEFANO È una lettera della principessa Heller. TERESA Chi è la principessa Heller? STEFANO Tu non sai mai nulla di ciò che accade fuori del tuo guscio. La principessa Heller è una gran dama, che s'è stabilita a Napoli da qualche anno ed è già rinomatissima perchè ha il salone più fiorente, più elegante e più intellettuale. TERESA Che potevo saperne, io? -(Intenta al lavoro)- Se qualche volta tu mi avessi parlato di lei.... STEFANO Io, personalmente, non l'ho conosciuta che ieri, nello studio del pittore Ferrantino, che lei era andata a visitare. TERESA -(semplice)- Ieri l'hai conosciuta e oggi ricevi una sua lettera? STEFANO Mi scrive per invitarmi a frequentare il suo salone. TERESA -(sincerissima)- Mi fa piacere. Questo potrà giovarti molto. STEFANO -(con una punta di risentimento)- Ti prego di credere che gioverà molto a lei. TERESA -(mortificata)- Io dicevo che potrà giovarti perchè... ti divertirai un poco, ti distrarrai... STEFANO -(con buonumore)- Non cercar di rimediare, sai, che è peggio. Hai fatta una -gaffe- e non parliamone altro. Tanto, ne fai per lo meno cinquanta al giorno: mi ci sono abituato. TERESA -(con rammarico)- Poi finirai con l'esserne stufo. STEFANO Ma no, non temere. Come moglie, va bene. -(Graziosamente)- Mi sei sempre piaciuta così. TERESA Davvero? STEFANO Davvero. TERESA -(ha un'espressione d'ingenua fierezza.)- STEFANO -(sedendole accanto con un'affettuosità lievemente sensuale)- Dimmi un po', mogliettina: cosa lavori di bello? TERESA Dei grembiuli. STEFANO Per la cameriera? TERESA Per me. STEFANO Per te!? TERESA Sì, perchè quando si è in faccende per la casa... STEFANO Ma questo è ciò che io non approvo. Abbiamo un segretario, una cameriera, un servo, un cocchiere, un cuoco.... TERESA Quanti più sono, meno c'è da fidarsi. E, anzi, proprio quel cuoco si dà un'importanza insopportabile! Stamane -- per raccontarne una -- io sono andata in cucina a controllare il peso della frutta comperata per la colezione, e lui.... STEFANO -(mettendole una mano sulla bocca)- No, Teresa! Le gesta del cuoco poi no! TERESA Me l'hai nominato tu, altrimenti non te ne avrei detto nulla. Ti parlo mai di qualche cosa se non cominci a parlarne tu? STEFANO -(torturandole un po' il collo carezzosamente)- Ma che sciocchina che sei! TERESA -(ridendo con bonarietà)- E che posso farci io? STEFANO Non capisci nemmeno che in questo momento vorrei che tu smettessi di lavorare. TERESA Subito, amor mio! -(Ripone immediatamente nel cestino la stoffa, l'ago, le forbici.)- Tu, intanto, hai lavorato finora. STEFANO Con qualche differenza, se non ti dispiace. TERESA Hai lavorato bene? STEFANO Ahimè, no! Per ora, sono condannato a un lavoro di transazione che non mi piglia tutto. I bisogni quotidiani mi ci costringono per l'insufficienza del mio patrimonio assottigliato, e io ne soffro, ne soffro... Ma così non potrà durare a lungo. No, no! Io sento già che l'angusto involucro della vita pratica e gretta si sfascia sotto le pulsazioni violente della mia forza. E scriverò appunto il -Poema della forza-. Perdio! Sarà un'opera di battaglia contro gli esseri inferiori, contro i deboli, contro i vili, contro gl'inutili, contro gli sciocchi.... TERESA Anche contro di me?! STEFANO -(interrompendo il suo volo lirico e sorridendo)- Naturalmente! TERESA E che me ne importa che scrivi contro di me? Sempre mio marito sei. STEFANO -(celiando)- E che vuol dire? TERESA Vuol dire che sei tutto mio. STEFANO Domando scusa: tutto, no. TERESA Però, iersera, quando stavi per prendere sonno, con la testa appoggiata alla mia spalla, non dicevi così. STEFANO Se stavo per prendere sonno, non sapevo quel che mi dicessi. TERESA Sì che lo sapevi. STEFANO Mi pare che diventi pretensiosetta! TERESA Io? STEFANO -(facendosi abbastanza serio)- E questo non mi garba. TERESA Ricordavo una tua espressione tanto cara! STEFANO L'unico mezzo per farmene pentire. TERESA -(dolorosamente colpita, con mitezza)- Stefano! STEFANO O i grembiuli della cameriera e le gesta del cuoco, o le solite melensaggini sentimentali! TERESA Ma Stefano! STEFANO E non allungarmi il muso per giunta. Cos'hai? Ti ho fatto un avvertimento. Me ne vuoi per questo? TERESA No. Mai! STEFANO E allora, su, su, Teresa! TERESA -(si rianima, suggestionata dall'animazione di lui.)- STEFANO Oggi voglio una giornata tutta bella e benaugurante. L'ho desiderata sin da stanotte, dopo che un sogno di terrore mi ha bruscamente destato; e al mio desiderio già sono stati docili il sole e il mare. L'uno difatti mi largisce oggi tutti quanti i suoi raggi, e l'altro non minaccia, non rumoreggia e non mormora neppure la nenia dei suoi riposi malinconici. Tace in un sorriso di bellezza infinita e in questo sorriso la sua immensità non ha più insidie e mi chiama col dolce silenzio d'un'amante! -(Festoso, vibrante, prendendola per una mano e conducendola verso il mare)- Vieni, vieni, Teresa! Vieni a vedere, vieni a sentire com'è grande e com'è tranquillo! -(Presso il parapetto)- Di': lo ami tu il mare, Teresa? TERESA Molto lo amo! -(Si affaccia. -- Le sue parole hanno una soavità concentrata e infantile.)- Vedi la tinta smeraldina che ha l'acqua in questa minuscola insenatura!... E com'è limpida!... Mi piacerebbe di tuffarmici e andare diritta in fondo, sino a toccare l'arena con la mano! STEFANO -(scultorio e altisonante)- Io, invece, vorrei, con una vela prodigiosa, solcare in un attimo solo tutta questa superficie sin dove arriva lo sguardo! SCENA V. TERESA, STEFANO, IL VECCHIO MENDICANTE E LA SUA VECCHIA MOGLIE. LA VOCE DEL VECCHIO Chiudi gli occhi -- sopra il mare. Apri gli occhi -- sulla terra. Sulla terra -- non far guerra: guarda attorno -- notte e giorno. STEFANO -(a Teresa)- Chi è che verseggia in così buffa maniera? TERESA È un vecchio mendicante che viene due o tre volte al mese. Dice dei versetti per meritarsi l'elemosina. STEFANO Io non l'ho mai visto. TERESA Per evitarti la noia, Valentino ed io lo mettiamo sempre in fuga prima che tu sopraggiunga. LA VOCE DEL VECCHIO Fate la carità a un povero vecchio marinaio! Senza barca -- e senza rete muore di fame -- muore di sete. TERESA -(andando verso il viale -- al mendicante che non è ancora comparso)- No, no, buon vecchio! Oggi, no! STEFANO Perchè?... Fammi fare la conoscenza di questo bel tipo. TERESA Ah, sì?... -(richiamando il vecchio anche col gesto)- Puoi avvicinarti, sai! Puoi avvicinarti. Non aver paura! STEFANO -(raggiungendo Teresa)- E quella vecchietta? TERESA È sua moglie. Non si distacca mai da lui! -(Arriva la coppia. Egli è nonagenario. Rugoso, curvo, lento, ma relativamente forte. Ha i piedi scalzi, grossi, piatti, nodosi. Indossa una giacca fatta di brandelli. Al collo nudo, porta un nastrino dal quale pende una borsetta votiva con l'immagine di Santa Lucia. In testa, porta un lungo berrettone di lana color tabacco, che, senza visiera, floscio, con la punta cascante sin quasi sulla spalla, ricorda l'origine marinaresca di lui. Agli orecchi porta gli orecchini, che sono due semplici cerchietti dorati. La Vecchia che lo accompagna è anche più rattrappita, più disseccata ed è molto meno vegeta. La veste logora covre un compassionevole rudero umano.)- IL VECCHIO Buongiorno a lor signori. LA VECCHIA -(agitando le mascelle sdentate)- Buon giorno all'eccellenze vostre. STEFANO -(sedendo sull'alto dei gradini)- Vieni avanti, vieni avanti, gagliardo menestrello!... Chi ti ha insegnato a comporre questi bei versi? IL VECCHIO -(con gaiezza)- Eh eh!... La fame. Sono chiacchiere che vendo per dar pane a me e alla mia vecchia. STEFANO Sicchè, tu con la poesia te la cavi? Quanto ti frutta al giorno? Sentiamo. IL VECCHIO Non mi lamento. Sapete come dico, io? «A chi ha cento, io cerco tre... Tutto a voi e... un poco a me». STEFANO E prima d'essere poeta e mendicante, eri marinaio? IL VECCHIO Il pescatore facevo. STEFANO E perchè abbandonasti il mestiere? Forse per qualche mal'azione che ti commise il mare? IL VECCHIO Nossignore. Fu la vecchiaia. -(Indicando il mare)- Quello lì male azioni non ne fa a nessuno. Sopra il mare -- non guardare: chiudi gli occhi -- e poi cammina. C'è un'amica -- a te vicina. Chiudi gli occhi -- e poi cammina. STEFANO E chi sarebbe quest'amica che si trova a mare? IL VECCHIO Sono chiacchiere, capite? STEFANO L'amica, dunque, non c'è? IL VECCHIO Come non c'è?!... È la morte. STEFANO E ti pare che sia un'amica?! IL VECCHIO Sissignore. -(Dolcemente)- Perchè è Dio che ce la manda. TERESA Caro! STEFANO -(alzandosi)- Va là! Sei ancora un codino? -(Umoristicamente)- Ciò non ostante, io compenserò la tua opera poetica. Vuoi del denaro?... Molto denaro? -(Mettendogli a un tratto nella mano una gran quantità di soldi)- Prendi. IL VECCHIO -(meravigliato e giubilante)- Benedetto!... Benedetto!... LA VECCHIA -(con espansione)- Benedetto! TERESA Da me, solamente un soldo, perchè... non sono ricca come lui. -(Lo cava da una tasca e lo dà al mendicante.)- IL VECCHIO -(con commossa umiltà)- Eh! ma questa è un'elemosina che non manca mai. -(Rivolgendosi vivamente alla compagna)- Forza alle mani, vecchia! -(Sollevando poi i piedi con pesantezza senile, abbozza una specie di danza sulla cantilena che brontola:)- llà, llà llà, llà, llà, llà.... LA VECCHIA -(movendo il capo e battendo le mani, gli dà il tempo.)- STEFANO Cos'è? TERESA Poveretti! È la solita ballatina di ringraziamento. -(Ai due vecchi)- Basta, basta, adesso! STEFANO -(scoppiando a ridere)- No... no... Lasciali fare. Sono così ridicoli!... TERESA -(senza dargli retta)- Basta, vi dico! -(I due VECCHI obbediscono. Il balletto e la cantilena cessano, mentre arrivano le grida giocose di Valentino.)- SCENA VI. STEFANO, TERESA, IL VECCHIO, LA VECCHIA E VALENTINO. LA VOCE DI VALENTINO Vittoria, vittoria, signora Teresa! Vittoria! TERESA -(ha un soprassalto di gioia, ma subito si reprime e si turba per l'imprudenza di Valentino.)- STEFANO Ma è Valentino che strepita così? VALENTINO Vittoria! Vittoria! -(Giunge precipitosamente tutto scalmanato e, vedendo Stefano, si ferma, comprende d'aver fatto male a gridare, s'imbarazza.)- -(Un breve silenzio.)- STEFANO -(a Valentino)- E poi?... Ci dirai qual'è l'azione eroica che hai compiuta. TERESA -(alle spalle di Stefano, fa segno a Valentino di tacere.)- VALENTINO -(a Stefano)- Perchè?... A che proposito? STEFANO Andavi urlando a squarciagola: «vittoria, vittoria!». VALENTINO Io andavo urlando a squarciagola «vittoria, vittoria»? Ah! è verissimo. Hai ragione. Ero ancora eccitato per i discorsi fatti... con un coso... come si chiama?... con un ex sottufficiale di cavalleria... Un bravissimo giovane... un mio amico intimo.... STEFANO Quello ch'era qui nel parco? TERESA -(di nuovo, con un cenno raccomanda a Valentino di tacere.)- VALENTINO Già, quello ch'era qui.... Avevamo parlato... di prodezze guerresche! STEFANO Di prodezze guerresche?! VALENTINO Tu mi hai comunicata la passione per le grandi imprese militari, e io non parlo oramai che di armi, di battaglie, di sconfitte, di vittorie... STEFANO Ma che frottole racconti, Rigoletto in sessantaquattresimo? Ti eserciti nell'arte della buffoneria? VALENTINO Si fa quel che si può per ingraziarci l'animo di Vostra Maestà. STEFANO Bada però che hai un concorrente. -(Indicando il Vecchio)- Questo tuo collega pocanzi mi esilarava di più. VALENTINO Collega mio in qualità di pezzente e di buffone, ma in qualità di poeta è collega tuo. STEFANO -(celiando)- Non essere impertinente che ti piglio come un agnello e dall'altezza di trenta metri ti mando in acqua a nudrire i pesci cani. VALENTINO -(celiando come lui)- Chi lo sa! Oggi ho la vena bellicosa e potrebbe accadere invece che io ci mandassi te. STEFANO -(con crescente buonumore)- E tu saresti capace di mettere un dito addosso al tuo padrone?! VALENTINO Un dito no, ma tutte e due le mani sì. STEFANO Ah, canaglia d'un segretario! Pèntiti della tua baldanza! VALENTINO Domani, forse: oggi è impossibile! STEFANO E aspetta che voglio sperimentare il tuo ribelle ardimento. VALENTINO -(atteggiandosi a gladiatore)- Sono pronto! STEFANO -(corre in fondo, e siede sul parapetto con le spalle al mare.)- TERESA Sta attento, Stefano! Che fai?! STEFANO -(piega le braccia con spavalderia comica mista di sincerità)- Avanti, millantatore!.. Vieni a mandarmi giù, se ne hai il coraggio! VALENTINO Sei spacciato! -(Egli si slancia con apparente energia per continuare il giuoco.)- TERESA -(getta un alto grido di terrore.)- VALENTINO -(arrestandosi e voltandosi)- Signora Teresa?! STEFANO -(correndo a lei)- Che è stato?! TERESA -(tramortita)- No... no... Non li fate più questi scherzi. -(Sentendosi mancare il respiro e impallidendo)- Oh Dio.... Che paura ho avuta!... Che cosa orribile!... STEFANO Ma sul serio? VALENTINO -(desolato)- Io vi domando scusa, signora Teresa.... Vi domando mille volte scusa.... -(Dandosi un pugno sulla testa)- Sono l'ultimo dei cretini, ecco! STEFANO Ho ragione sì o no di darti della sciocchina? TERESA -(rivolge a Stefano gli sguardi pieni di tenerezza e si aggrappa a lui allacciandogli strettamente le braccia al collo.)- VALENTINO -(vedendo la coppia dei mendicanti, lì, stupidamente impalati, si sfoga un po' con loro)- Ma, insomma, che state a fare qui? Volete onorarci per tutta la giornata? Volete accomodarvi in salotto? Volete stabilirvi con noi?... Fuori, fuori dai piedi!... Sgombrate! Sgombrate! -(I due mendicanti, senza rispondere nemmeno con un gesto, stringendosi tra loro, conducendosi a vicenda, risalgono il viale e si perdono tra gli alberi.)- STEFANO -(a Teresa, carezzandole i capelli)- E se io corressi davvero un pericolo, che faresti? TERESA Morirei. VALENTINO -(discretamente, entra in casa e sparisce.)- STEFANO E, intanto, perchè tremi ancora? Si direbbe che ancora hai paura. E di che, poi...? Sono qui.... Mi abbracci.... Mi tieni.... TERESA Ho paura di annoiarti.... Ho paura di averti già disturbato con la mia fanciullaggine. STEFANO -(affettuosamente)- No, Teresa, questa volta non mi hai disturbato. -(Con orgogliosa esultanza)- E non mi disturbi mai quando riesci a darmi la misura di quello che valgo, di quello che sono, di quello che posso!... TERESA Oh! Stefano! Stefano!... Che buone parole mi hai dette! -(Lo bacia in una infrenabile ebrezza di gratitudine.)- VALENTINO -(ricomparendo dalla sua finestra con la pipetta in bocca e rianimandosi simpaticamente)- Ohè, ohè... Che roba è questa? STEFANO -(alzando gli occhi)- Ah! sei lì, briccone? VALENTINO Fumo... sugli allori. -(E mostra la pipetta.)- STEFANO Giù quella pipa dinanzi al trionfo dell'amore! VALENTINO Giù l'amore innanzi al trionfo della pipa! STEFANO A tuo marcio dispetto!... -(Egli copre di baci la testa di Teresa.)- VALENTINO E io vi fulmino con le mie rose! -(Gettandole su loro a due, a tre, a quattro, con rapida violenza, come se fossero pietre, si sbraccia e sbraita:)- Arrendetevi! Arrendetevi! Arrendetevi! TERESA -e- STEFANO -(sotto la crescente pioggia dei fiori, ridono, ridono e continuano a baciarsi.)- VALENTINO -(ridendo anche lui)- Arrendetevi!... -(Sipario.)- ATTO II. -Lo studio di Stefano Baldi: d'una eleganza sopraffina e severa. Ha qualche cosa di solenne e di mistico. Una porta alla parete laterale sinistra: due porte alla parete laterale destra, di cui la seconda, presso l'angolo della stanza, è «la comune». Nel centro della parete in fondo, una molto più grande porta a due battenti che si aprono in dentro, la quale dà sul terrazzino del parco. (È quella che si vedeva al primo atto.) Dalla soglia, si entra discendendo un gradino[1]. La camera è fatta per il silenzio e per il raccoglimento. Ci sono degli austeri ampii scaffali pieni di libri. Parecchi altri libri ben rilegati sono disordinatamente sparsi su alcune sedie. Verso il lato sinistro, un'immensa scrivania finemente intarsiata. Quasi nel mezzo, un divano. Qua e là, qualche pianta pregevole, qualche snella statuina simbolica, qualche ninnolo prezioso.- [1] -Nota per l'allestimento scenico.- -- Si badi. Questo gradino è indispensabile, e deve essere immediato alla porta, di là dai due battenti. -È sera. Una sola lampada elettrica è accesa.- SCENA I. VALENTINO E ROMOLO. -(Si apre la porta che dà sul parco e comparisce VALENTINO.)- VALENTINO -(in giubba e cravatta bianca, con un paltoncino leggero e miserello e in testa un vecchio gibus, affaccendatissimo chiama a destra e a sinistra:)- Romolo! Romolino!... Romolone!... -(Toccando reiteratamente il bottone del campanello)- Vil servitore dall'augusto nome!... Signora Teresa!... Signora Teresa!... ROMOLO -(dalla comune, con la sua aria indolente ed importante)- Se la signora Teresa non risponde, è chiaro che non c'è. VALENTINO Non è possibile. ROMOLO È uscita, è uscita. VALENTINO Quando? ROMOLO Dopo un'oretta ch'era andato via il signor Stefano. VALENTINO Oh, questa è curiosa! ROMOLO Perchè? Doveva domandare il permesso a te? VALENTINO Non fare lo spiritoso, e non darmi del tu. Ti proibisco di darmi del tu, e t'impongo di rispettare in me il segretario capo del sommo poeta. ROMOLO Buuum! VALENTINO Al tuo posto! ROMOLO Va bene. VALENTINO Infilati la tua livrea di gala, mammalucco, apri la porta principale del villino, accendi tutti i fanali del parco e illumina il salotto. Son gli ordini del tuo padrone, che tra poco tornerà a casa con un personaggio della più alta importanza. ROMOLO E tu non te la metti la tua livrea? VALENTINO Continui a darmi del tu?! ROMOLO -(dandogli le spalle per uscire)- Ammàzzati! VALENTINO Questo non te lo posso promettere, perchè ho una paura matta della morte. ROMOLO -(va via dalla comune.)- VALENTINO -(tra sè togliendosi il gibus, -- caricatamente)- Nel santuario, faccio luce io. -(Volta una chiavetta della luce elettrica. Molte lampadine scintillano.)- SCENA II. VALENTINO E TERESA. TERESA -(entra dal fondo, emozionata, col cappello un po' a sghimbescio, con un aspetto stralunato. Vedendo Valentino, va a lui premurosamente.)- Dunque?... Dunque?... Raccontatemi... raccontatemi il successo... VALENTINO -(un po' colpito dallo strano aspetto di lei)- Che ne sapete che era proprio entusiasmo? TERESA Ne sono sicura come se io fossi stata lì. VALENTINO Ma, a proposito!... La principessa Heller non vi aveva invitata? TERESA Direttamente no, perchè non ci conosciamo. Ma Stefano mi aveva avvertita che lei, gentilmente, aspettava anche me. VALENTINO Ebbene? TERESA ! - ( . ) - 1 2 3 4 - ( ) - . . . ? 5 6 7 8 - ( ) - 9 ! 10 11 12 13 . 14 15 16 17 - ( ) - ! , ! 18 ! - ( . ) - 19 20 21 22 - ( ) - , 23 . . 24 25 26 27 . 28 29 30 31 . , ' ! 32 33 34 35 - ( ' ) - , ! 36 37 38 39 - ( , 40 , . ) - 41 42 43 . 44 45 . 46 47 48 49 50 - ( ' ) - ! 51 52 53 54 - ( ) - ? 55 56 57 58 . . . . . . 59 60 61 62 . . . . . . 63 64 65 66 ? 67 68 69 70 . . . , . 71 72 73 74 . 75 . 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