malori, delle altrui miserie, e in questo ricordare il rimpianto mio,
cosí diverso dal tuo, s'inasprisce, si esulcera.
SONIA
(-ascolta attentamente.-)
ULRICO
In te il rimpianto non è suscettibile di esacerbazioni. È saltuario,
scialbo, superficiale, svanente, estraneo al fermento della realtà.
«-Come in sogno-» hai detto, e ti sei espressa con esattezza, poiché, di
fatti, ti hanno addormentata nella convinzione che il tuo piccolo mondo
d'allora sia sparito per sempre. (-Scattando facinoroso-) Ma è falso! È
falso! La falsità è stato il tuo narcotico!... Esisto io tale qual ero.
Lo vedi! Esiste tale qual era tutto ciò che lasciasti! E con la medesima
voce con la quale io t'ho chiamata pocanzi, tutto ciò che lasciasti ti
ha chiamata e ti chiama!
SONIA
(-ha un lieve fremito. La sua attenzione diviene piú tesa.-)
ULRICO
Ti chiamano le tue stanze dove nulla è sparito, dove nulla è mutato
dall'ultima sera in cui ne respirasti l'aria iniettata di profumi a te
cari e di desiderî; ti chiamano i bizzarri abiti neri che secondavano
incantevolmente le seduzioni del tuo corpo serpentino; ti chiamano i
fedeli specchi avidi della tua immagine nella ebbrezza della danza; ti
chiamano le tue ore senza misura, le tue ore senza albe e senza
tramonti, riempite dei tuoi capricci fuori da ogni legge, riempite di
abbandoni e di oblii! È tuo, è tuo tutto ciò, ancora tuo, piú tuo di
prima. Svegliati, Sonia! Svegliati, e rivivi! Nel sonno che ti avvolge
come una cappa di piombo, tu piú non vivi,... tu piú non vivi e non mi
fai piú vivere!
SONIA
(-è presa dalle rievocazioni. Le cose di allora le si riavvicinano. Già
la sfiora il loro fascino. Le si disegna sul volto un'animazione
perplessa.--Interroga, cauta:-) Ci sei stato laggiù in questi giorni?
ULRICO
(-s'irradia-) Non un giorno è trascorso che io non mi ci sia recato. E
lungamente ci restavo.
SONIA
Solo solo?
ULRICO
(-malinconicamente-) Solo solo.
SONIA
Ti piaceva di restarci?
ULRICO
Mi piaceva di soffrire.
SONIA
Nulla è sparito?
ULRICO
Nulla.
SONIA
Nulla è mutato?
ULRICO
Nulla.
SONIA
(-con segretezza-) Anch'io rivedrei volentieri le mie stanze, i miei
abiti, i miei specchi...
ULRICO
(-dissimulando l'emozione che rigurgita-) Ti recheresti volentieri
laggiù?
SONIA
Soltanto una volta!
ULRICO
(-con subdolo assenso-) Soltanto una volta, s'intende! Una fugace visita
al passato! Non piú di questo.
SONIA
Non piú di questo.
ULRICO
Io, poi, ti faccio notare che se realmente lo vuoi, non ti sarà troppo
difficile.
SONIA
(-sottovoce-) Non posso.
ULRICO
L'impossibilità è nella tua immaginazione.
SONIA
Non si esce dall'asilo senza il permesso di lui.
ULRICO
Mi hai assicurato che non tiranneggia, che non è severo con te. Gli
chiederai il permesso che ritieni indispensabile, e l'otterrai.
SONIA
Per andare laggiù, no, non glielo chiedo! Me ne vergognerei.
ULRICO
Ne farai a meno, ed egli ti assolverà.
SONIA
Mi consigli di uscire di nascosto?
ULRICO
Di tentarlo io ti consiglio.
SONIA
(-accesa d'una sinistra reminiscenza-) Di nascosto come per rubare?!
ULRICO
Dove salti con la fantasia? Si tratta semplicemente di uno strappo alle
consuetudini di clausura. Non è un crimine. Non è un'azione da
paragonare a un furto.
SONIA
Sí, ne convengo: un crimine non è.
ULRICO
Dunque, nessun ostacolo, nessun rischio e, soprattutto, nessun rimorso.
SONIA
Tu mi accompagnerai, n'è vero?... Mi devi accompagnare...
ULRICO
È naturale che io t'accompagni.
SONIA
E quando andremo? Quando?
ULRICO
Decidi tu. Non dipende che da te.
SONIA
Io non so... Io non oso decidere... Forse, oggi stesso potremmo!
ULRICO
(-levandosi ebro, esagitato, abbacinato, col respiro mozzo-) Ma
certamente! Oggi stesso! Oggi stesso!... Perché no?... E non bisogna
ritardare!... Egli, a quest'ora, è intento ai suoi studî; la zelante
Suora ha avuto l'ordine di risparmiarti il suo zelo; la mia riverita
persona si trova già, per caso, a tua disposizione: sarebbe una
ingratitudine verso la fortuna non profittare di circostanze cosí
favorevoli!
SONIA
(-con una esaltazione timorosa e frettolosa-) Ebbene, sí! Profittiamone!
Profittiamone!... Tu uscirai prima di me... Mi aspetterai alla svolta
della strada... Io cercherò di deviare l'attenzione del guardiano... Gli
farò credere che si riversa l'acqua dalla fontana, o, meglio, lo
pregherò di cogliere per me qualche fiore... Mi è amico: non si
negherà... E appena si sarà allontanato dal cancello, io, di corsa, di
corsa, a raggiungerti!... Sono contenta, Ulrico, sono tanto
contenta!--Vai vai vai vai!
ULRICO
Bada che ti aspetto!... (-Si avvia, veloce, sogguardandola un po'
diffidente.-)
SONIA
(-in un lampo di allarme, dà un grido soffocato:-) No!
ULRICO
(-arrestandosi di colpo-) Sonia?!
SONIA
(-casca a sedere.-)
ULRICO
(-accorre-) Sonia?!
SONIA
(-affaticata, fioca, con negli sguardi e nell'accento una intima
solennità-) Non mi aspettare... Torna laggiú, se vuoi, ma «solo solo»...
come in questi giorni. Io non ci sarò.
ULRICO
(-miseramente-) Avevi riaperte un poco le ali al volo: le hai richiuse.
SONIA
Laggiú... è il pericolo. Laggiú è la malia dei vizî, la malia del
peccato.
ULRICO
(-pallidissimo-) Parli di peccato?! Parli di vizî?! Due parole che non
conoscevi!
SONIA
Furono i miei nemici!
ULRICO
Tu distingui, nella tua vita, i fatti umani a cui si riferiscono le due
parole paurose e non tue che hai pronunziate?
SONIA
(-con una istantanea percezione-) Li distinguo! Li distinguo! Ero nei
vizî e nel peccato. Ora, non piú!
ULRICO
E sei capace, in coscienza, di odiarli? In coscienza sei capace di
temerli?
SONIA
Li odio e li temo perché mi benefica l'esserne lontana.
ULRICO
Parole non tue, Sonia! Parole non tue!
SONIA
Lo sento che ne sono beneficata. Lo sento! Non m'inganno!
ULRICO
Cosí ti hanno detto e a te pare che sia.
SONIA
Io vorrei che tu sapessi capire quello che sento.
ULRICO
Io vorrei che tu me lo facessi capire con parole che fossero veramente
tue!
SONIA
(-stentando a esprimersi-)... È qualche cosa che sta tutta dentro di me:
una grande dolcezza dell'anima!
ULRICO
(-attonito-) Dell'anima!... (-Si tortura i capelli con le dita nervose.
La sua sensibilità fluttua scompigliata. Il suo pensiero brancola nel
vuoto.-)
SONIA
(-rasserenata, buona, amicale--si leva.-) Addio, Ulrico!
ULRICO
(-in un urgente trapasso-) Questo addio, Sonia, io lo respingo. (-Egli è
come colui che sul punto di affogare si rinvigorisce di una suprema
energia istintiva per salvarsi.-) Lo respingo non per cercare ancora di
ricondurti dove si annida il pericolo, non per esortarti ancora a
rivivere il passato che hai misconosciuto. Io ti esorto unicamente a non
escludermi, a non sacrificarmi, a non distaccarti da me. Eri la donna
dei miei piaceri, non sarai piú tale, e non t'inciterò a ridiventarla,
non ti biasimerò, non soffrirò. Un'altra donna tu, un altro uomo io. Ti
farò abitare una casetta appartata, cheta, gentile, sorridente. Verrò a
bussare alla tua porta senza molto insistere, e quando me l'aprirai io
te ne sarò grato, e ti terrò compagnia, ci terremo compagnia a vicenda,
tu serbandoti come hai imparato a essere, io volendoti sempre piú un
bene che non avevo mai immaginato di poterti volere. Questo, questo ti
offro, Sonia, con un fervore profondo, e se di ciò che senti nulla è
rimasto in te inespresso e inesprimibile, non c'è nessuna ragione,
nessuna, per la quale tu debba rifiutare e ridirmi addio.
SONIA
(-è commossa, ma non conquistata. Sulla sua fisonomia si disegna
l'implorazione:-) Ulrico!...
ULRICO
Rifiuti?... Rifiuti?!... (-Prorompendo in un furore cattivo-) Ah, non
inutilmente ho rimescolato il mistero! (-Esce a destra, violento,
clamoroso-) Vieni, Francesco! Il mio colloquio con Sonia Zarowska è
terminato.
SONIA
(-in orgasmo-) No! Lui, no, te ne supplico! Lui, no!
ULRICO
(-di dentro, ancora clamoroso-) È necessario che tu venga, e súbito!
Vieni! Vieni!
SONIA
(-gridando-) Ma perché? Ma perché?
ULRICO
(-tornando-) I «perché» e i «ma», in un manicomio, fanno cilecca!
VI.
FRANCESCO
(-entra--freddo--accigliato--senza guardare.-)
ULRICO
(-prontamente-) Ho bisogno che tu apprenda e che tu giudichi. Ciò che ti
dirò è straordinario, è incredibile. Tuttavia, sul mio onore!, non
smercio menzogne.
FRANCESCO
Molte cose che a te debbono parere incredibili non sono incredibili. E
che tu non smerci menzogne ho la piú ferma persuasione.
ULRICO
In breve. Poiché ella non ha ceduto alle visioni risvegliate in lei
dalla prepotenza della mia frenesia e l'ho trovata salda, irremovibile
nel suo odio al passato, nella sua volontà di seppellirlo, io le ho
sinceramente offerto un avvenire di onestà e di pace, le ho sinceramente
promesso di rispettare il suo odio e la sua volontà, le ho sinceramente
promesso di volerle bene, di volerle un bene tutto simile a quello che
sanno volere a una donna onesta i piú probi degli uomini. Come mi sia
accaduto di balzare da un polo all'altro, non me lo domandare.
M'imbroglierei a risponderti. Ma mi fulmini Dio o il diavolo se i miei
propositi non li ho concepiti e non li ho manifestati in piena lealtà.
FRANCESCO
E lei?
ULRICO
(-con un groppo alla gola-) Ha rifiutato.
FRANCESCO
Si è lasciata, forse, vincere dalla diffidenza.
ULRICO
Non dalla diffidenza si è lasciata vincere.
FRANCESCO
Piú che di te, di sé stessa ha diffidato. E non avrebbe dovuto! (-A
lei-) Voi, Sonia, aspettate da me, dal vostro medico, la garanzia della
vostra salute morale?... Io non esito a darvela. Voi siete guarita. Ed è
un prodigio:--un prodigio non mio. Io non ho fatto che alimentare
qualche imprevedibile seme di virtú scorto improvvisamente in voi come
nel fondo sconvolto di una piccola bolgia. La guarigione è cosí perfetta
che avete potuto resistere all'uomo che piú vi ha desiderata e perfino
mutare il suo desiderio... in amore. Egli vi ha promesso di volervi
bene. Non ha avuto il coraggio di pronunziare la parola divina. Quel che
egli vi ha promesso è piú ampio e migliore. Vi ha promesso di amarvi! E
voi, Sonia, lo amerete. Nel vostro corpo strappato agli artigli del
vizio e del peccato, un'anima è sorta. Quest'anima è nuova, ed è pura
come quella di una adolescente. Dell'amore, dunque, si è dischiusa, nel
centro del vostro essere, la piú facile fonte. Il mio buon Ulrico non
avrà che da ricercarla.
SONIA
(-si è contratta, schiva, ritrosa, con gli occhi bassi.-)
ULRICO
(-è stato, ed è, intento a sorprenderne le sensazioni.-)
(-Una breve pausa.-)
FRANCESCO
(-impassibile, calca, sul tavolino, un bottone della soneria
elettrica.-)
(-Si ode, lievemente, il suono interno.-)
SONIA
(-ne è tutta percorsa nei nervi.-)
ULRICO
(-nota quella specie di brivido.-)
VII.
SUORA MARTA
(-entra con sollecitudine-) Qualche ordine per me, Direttore?
FRANCESCO
Nessun ordine, Suora. Ho da farvi una comunicazione e da rivolgervi una
preghiera. Sonia Zarowska è congedata. Tra pochi minuti non sarà piú
nostra ospite.
SONIA
(-ha una forte scossa interiore.-)
FRANCESCO
(-proseguendo-) Mi risulta in modo positivo che le sue condizioni
psichiche sono tali che le sarebbe superfluo, se non dannoso,
costringerla a prolungare la dimora in questo Ricovero. Intanto, mi è
impedito di trattenermi con lei per gli ultimi doveri dell'ospitalità.
Mi occorre disbrigare molto lavoro, e al piú presto. Voi, Suora,--e
questa è la preghiera che vi rivolgo--avrete la cortesia di sostituirmi,
come frequentemente desidero. Le sarete accanto col vigile garbo che vi
è consueto se ella vorrà salutare le amiche che l'hanno cullata nella
loro affezione e la sua cameretta dove per la prima volta ha conosciuto
il riposo affrancato dall'insidia. Poi l'accompagnerete fino al cancello
del giardino, e lí cederete a Ulrico Nargutta--il quale ne sarà
felice--la vostra e la mia prosciolta responsabilità.
SUORA MARTA
Sta benissimo.
SONIA
(-si è curvata nella schiena, simile a un giunco colpito dalla grandine.
Il capo le pende in avanti. I suoi occhi, aperti e soffusi di cupezza,
non hanno piú battito di ciglia.-)
ULRICO
(-attraverso lo sconforto, non cessa un attimo di osservarla.-)
FRANCESCO
E voi, che avete, che avete, Sonia? Non deve né attristarvi né avvilirvi
il commiato. Deve, invece, rendervi lieta, secura, orgogliosa. Su! Su!
Alzate la testa! Alzate la testa con la piú balda lietezza come per una
resurrezione, e sia tutto ridente il vostro saluto!
SONIA
(-rifugiandosi, a un tratto, presso la Suora-) Suora Marta! Suora Marta!
Voi siete la madre generosa di noi tutte e a lui, nella generosità,
siete sorella. Intercedete voi perché non mi mandi via!
ULRICO
(-tagliente-) Spetta a me d'intercedere! E sarà una intercessione
efficace.
FRANCESCO
(-impetuoso-) A te spetta di tacere, e tacerai! (-Indi a Lei-) È
inconcepibile che confondiate i provvedimenti suggeritimi da ponderate
considerazioni con l'atto di un ostile congedo. Io mi sono proposto di
ridonarvi il respiro d'una libertà completa per rafforzare in voi la
consapevolezza delle vostre rapide conquiste, della vostra vittoria. Se
è per voi troppo nebuloso quel che vi dico, proverò di chiarirvelo.
SONIA
No, non darti piú pena! Sarà di me quello che tu vuoi!... (-La cupezza
si risolve in lagrime dirotte.-) Ti obbedirò.
FRANCESCO
L'obbedienza non l'ho insegnata mai, e non mi piace. Io non ammetto di
essere obbedito!
SUORA MARTA
Queste lagrime, Direttore, chiedono ancora aiuto!
SONIA
Ancora aiuto chiedono, ancora aiuto! La vostra bontà, Suora, lo intende,
lo vede. Fate che lo veda la bontà di lui!
ULRICO
(-si abbatte sopra una sedia.-)
FRANCESCO
(-nonostante una recondita preoccupazione, accondiscende.-) Voi sapete,
Suora, che spesso mi è di sollievo subordinare le mie decisioni al
vostro discernimento. Voi mi consigliate di rinviare il congedo di Sonia
Zarowska?
SUORA MARTA
Mi permetto di consigliarvelo.
FRANCESCO
E sia. Conducetela nella sua camera, e ripetetele bene che rimarrà.
SONIA
(-con un recrudescente effluvio di lagrime, si avvinchia a Suora Marta-)
Tenetemi stretta!... Non mi lasciate!
SUORA MARTA
(-traendola dolcemente-) Non vi lascio, no, figliuola mia!... E cessate
di piangere come una bimba sperduta!... Rimarrete. Rimarrete. Il
Direttore lo desidera. Non vi si mentisce. Rimarrete...
(-Escono.-)
VIII.
ULRICO
(-pronto, febbricitante, inquisitorio, imponente-) E che pensi, adesso,
di lei? Parlami, adesso! Che cos'è, a giudizio tuo, quello che in lei
abbiamo insieme osservato?
FRANCESCO
(-vorrebbe distrigarsi dalla preoccupazione. Non ci riesce.--Finge una
certa tranquillità.-) A me non è parso di osservare nulla che
modificasse l'opinione chiara che ti ho manifestata. Su per giú, siamo
lí. «Le sue lagrime chiedono ancora aiuto» ha intuito la Suora. E Sonia
Zarowska ha confermato. Non significa, in sostanza, che continua a
diffidare di sé?...
ULRICO
(-con un preciso gesto del braccio che accentua l'indicazione-) L'aiuto,
per lei, sei tu! Sempre tu sei! Sempre tu!
FRANCESCO
Perdura il fenomeno cerebrale per cui non può scindere l'idea del
soccorso dalla mia persona.
ULRICO
(-ricordando con significativa acutezza le parole di Francesco-) È sorta
un'anima in quel corpo strappato agli artigli del vizio e del peccato--e
quell'anima è tua! Ecco il segreto di ciò che accade in lei!
FRANCESCO
(-come aggredito-) Ma quale assurdità asserisci con codesta fatua
pretesa di veggente miracoloso?!
ULRICO
Non ribellarti e non ti difendere! Nella mia asserzione non è nemmeno
l'ombra d'un sospetto che ti accusi. (-Levandosi disperato-) È tua,
solamente tua quell'anima nuova e pura--pura come se fosse di
un'adolescente--, perché tu l'hai fatta sorgere, perché da te ne ha lei
ricevuto il soffio e l'alimento. Ed io, io, che per lo sperpero
quotidiano del suo corpo non provavo ribrezzo, non rancore, non dolore,
non il piú lieve morso della gelosia e anzi ne avevo un cinico
compiacimento ributtante di cui mi vantavo, ora sono geloso della sua
anima, che tu solo possiedi! È una gelosia infinita che non c'è mezzo di
placare o di sopire! E sembra una camicia di spine sottili dalle quali
si sia ineluttabilmente penetrati fino al midollo!
FRANCESCO
(-ambascioso, esortante, fraterno-) Ulrico! Ulrico!... Amico mio!
Fratello mio!...
ULRICO
(-gettandogli le braccia al collo, dà in una esplosione di pianto
puerile.-) Della sua anima sono geloso, io, e tu sai, tu sai che non c'è
un tormento piú crudele di questo!...
FRANCESCO
Fratello mio!... Fratello mio!...
SIPARIO.
QUARTO ATTO
-Il vestibolo.-
-Tra il vespero e la sera.--La lampada è già accesa. Nel giardino va
addensandosi la notte. Il lembo di cielo visibile, attraverso il vano,
sulle chiome degli alberi, va, man mano, avvivandosi di qualche stella.-
I.
(-Dall'interno della Casa di Salute si propaga, sommessa, la preghiera
dell'-Angelus -cantata a coro dalle Ricoverate.-)
ULRICO e FRANCESCO
(-sono seduti presso il tavolino, l'uno di faccia all'altro: tutti e due
curvi, oppressi, meditabondi nella acuita ascoltazione che li
accomuna.-)
LA PREGHIERA
(-È l'ultima strofa:-)
Ancora ancora serbaci, o Signore,
il tuo favore,
d'ogni bene, quaggiú, principio e via.
E cosí sia!
(-La melopea si spegne, lasciando nell'aria un'ondulata scia di
misticismo.-)
(-I due amici parlano in un tono di segretezza. Non ne sanno il perché.
Non se ne danno ragione.-)
ULRICO
La sua voce, l'hai distinta?
FRANCESCO
L'ho distinta, sí.
ULRICO
Anch'io l'ho distinta. E mi ha sorpreso che prettamente modulasse le
note d'un canto ascetico quella bocca che sino a qualche mese fa aveva
modulate, con esperta lascivia, le note di una danza voluttuosa.
FRANCESCO
Ed era tra tutte le voci la piú carezzevole.
ULRICO
La piú carezzevole e la piú pacata, la piú ferma.
FRANCESCO
Verissimo.
ULRICO
Come spieghi la schietta serenità di lei dopo le emozioni che oggi
l'hanno squassata?
FRANCESCO
Ella cantava pregando. E appunto il pregare contribuiva a rasserenarla.
ULRICO
È diventata cosí mistica, cosí religiosa da trovare la serenità nella
preghiera?!
FRANCESCO
È diventata cristiana:--nell'altruismo, le sue aspirazioni; nella
temenza di peccare, i suoi spasimi; nella preghiera, il conforto da cui
le deriva la serenità.
ULRICO
Converrai che c'è da intontire. Un'atea di quella risma!...
FRANCESCO
Un'atea, no. Non una credente, ma nemmeno un'atea. L'ateismo è un
convincimento. Ed è una forza, giacché un convincimento è sempre una
forza. Ella non recava in sé nessuna forza, non c'era in lei che una
psichica inferiorità, una fiacchezza ignara che vagava e si smarriva
nella sua ignoranza. Mi è stato agevole, per questo, fare di lei la piú
religiosa delle mie Ricoverate. L'ignoranza dei deboli è un gran vuoto
che aspetta d'essere riempito e che la religione può senza fatica
riempire.
ULRICO
(-ha la mente scompigliata ed esausta, il corpo vinto dalla
rilassatezza.-) Sarà stato come tu dici! Non discuto... Non ho la
capacità di discutere... Del resto, tutto ciò non ha piú alcuna
importanza! (-Ostenta un gesto noncurante e risolutivo.-) Quel che è
fatto è fatto! Io ci metto sopra una croce, e la saluto con una voltata
di schiena! (-Si alza, piglia il cappello.-)
FRANCESCO
(-impulsivamente-) Cos'è? Te ne vai?... Te ne vuoi andare?
(-Una pausa.-)
ULRICO
(-come un infermo abbattuto dalla infermità-) Mio caro Francesco, ti ho
afflitto, vessato, tormentato senza restrizioni. È tempo che ti liberi.
Tu, scusami, dimentica e non ti preoccupare piú di me. Tant'è: sono
quasi calmo. L'uragano è dileguato. Lo ha disperso quel supremo
pacificatore dei piú gravi cataclismi dell'umanità che è...
l'Ineluttabile!... La sola conseguenza che deploro di tutta questa
faccenda è che non saprò come impiegare i logori avanzi della mia vita.
Ci sarebbe da buttarli via... Ma... vedremo!... Si ha pure da attendere
un po' l'impreveduto. Buona notte, Francesco!
FRANCESCO
(-alzandosi, rude, imperativo-) Ulrico, io non ti permetterò
d'allontanarti di qui sinché ci sarà lei.
ULRICO
Non me lo permetterai, perché?
FRANCESCO
Tu la rivedrai! Tu le riparlerai!
ULRICO
E a qual fine?
FRANCESCO
Per indurla ad amarti, per indurla a seguirti. Non si vince senza
combattere. Tu devi vincere!
ULRICO
Queste sono le frasi con cui s'incoraggiano gli eroi delle imprese
balorde!
FRANCESCO
Non è mai una impresa balorda l'ostinarsi d'un innamorato nel proposito
di farsi amare.
ULRICO
Tutto quello che potevo dirle per farmi amare, io glielo ho detto.
FRANCESCO
Non le hai detto abbastanza. Non hai abbastanza insistito.
ULRICO
La sua indifferenza verso i miei sentimenti, verso la mia persona, è,
oramai, insuperabile, e tu lo hai compreso come l'ho compreso io.
FRANCESCO
Il colloquio di oggi è stato troppo brusco, troppo subitaneo, troppo
breve, troppo superficiale. Insistere insistere insistere con l'ardente
pienezza della tua fiamma nuova! Presto o tardi, il grande amore suscita
l'amore!
ULRICO
Non in una donna nella quale l'amore sia già sbocciato con la sua anima
stessa!
FRANCESCO
(-muggendo sordamente-) E dàgli! E dàgli!..
ULRICO
Contro di me ti adiri?!
FRANCESCO
Sono tante scudisciate le tue obiezioni!
ULRICO
Le mie obiezioni rispecchiano, con esattezza, qualche cosa di cui il tuo
acume di scienziato e la tua sensibilità di uomo hanno ben còlta una
prova definitiva.
FRANCESCO
(-acceso, congestionato-) Io mi strapperei il cervello per non pensare
d'essere colui che te la toglie! Questo pensiero mi sconvolge, mi
terrorizza!
ULRICO
Anche di piú ti sconvolge e ti terrorizza, Francesco, il pensiero che
presto o tardi il grande amore suscita l'amore, inquantoché--se proprio
credi che ciò sia--non puoi ritenerti inaccessibile a un tale fenomeno.
FRANCESCO
(-esaltato di terrore-) La tua nefasta gelosia m'impone sempre di piú
l'incubo maligno che sorge dall'attaccamento di quella donna! Ma io lo
scaccerò! Lo scaccerò come si scaccia il profanatore d'un sacrario! E se
non riuscirai tu a farti amare da lei, riuscirò io a farmene odiare!
(-Si domina. Aduna le idee.-)
ULRICO
(-inerte, flaccido-) Be', non incollerirti di piú. Sono a tua
disposizione.
FRANCESCO
Tu sarai ospite mio. E a cominciare da stasera avrai modo di ritentare.
Dopo la preghiera dell'Angelus e il raccoglimento che segue, è concessa
alle Ricoverate una parentesi di emancipazione affinché esse diano segni
espliciti delle loro vicende mentali, dei loro progressi o dei loro
regressi. Per Sonia Zarowska è convenuto piú specialmente che la Suora
la mandi in giardino se l'aria sia mite. Ciò serve a provarle che merita
d'essere trattata come una persona normale e a deviarla dalla tendenza
che rivela per la clausura. Oltre di che, sotto il cielo stellato o al
chiaro di luna, ella si abbevera di poesia; e la poesia si tramuta, per
lo spirito, in ossigeno di bellezza morale. Stasera l'aria è mitissima.
In giardino ella sarà tra pochi minuti. Lí, la troverai in condizioni
propizie ad ascoltarti.--E adesso vieni con me, buono e paziente. Non
sarebbe opportuno che súbito tu t'incontrassi con lei. Bisogna che, in
giardino, rimanga un pezzo tutta sola. So quel che dico. Fatti guidare
da me.
ULRICO
(-con accasciata malinconia-) Io il burattino, tu il burattinaio; ma
siamo ambedue egualmente grotteschi e miserevoli!
FRANCESCO
(-mettendogli, fraterno, una mano sulla nuca-) Vieni, vieni, Ulrico! E
taci. Non piú sfoghi amari e inutili! Vieni! (-Lo conduce via, a
destra.-)
II.
(-Una strampalata vociferazione anima gradatamente l'atmosfera. Le voci
di alcune Ricoverate, in diversi toni e accenti, si succedono e anche si
mescolano, dissonanti:-)
--Uno due tre quattro cinque...
--Tutti manigoldi! Tutti assassini!
--(-una specie di ululato-) Aùuu! Aùuu!
--Suora Marta, io sono muta!
--(-risate.-)
--Oh! che festa! che tempesta!
--(-con altisonante slancio declamatorio:-)
Non vuoi col brando uccidermi, e coi detti
Mi uccidi, intanto?
--Chi di noi è la piú bella?
--Io!
--Io!
--Io!
UNA VOCE ZELANTE
Andiamo nell'altra sala a chiassare! E sarà bene chiudere la porta!... È
serata bisbetica. Se il Direttore ci sente!...
(-La piccola gazzarra gaia e tragica si allontana.-)
--Uno due tre quattro cinque sei...
--Aùuu! Aùuu!
--(-declamazione:-)
O morte, o morte,
Cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda
Sempre sarai?
--Chi di noi è la piú savia?
(-Risponde un mugolio corale, in sordina:-)
--Sonia Sonia Sonia Sonia Sonia...
(-Silenzio.-)
III.
(-Comparisce- AGNESE -nel giardino.--Indossa un abito semplice e scuro.
Un semplice cappellino, che ha un po' la foggia d'una cuffia monacale,
le incornicia la fronte senza alterare le linee del volto, perspicue
come quelle d'un cammeo.-)
AGNESE
(-indugia di là dalla soglia. La febbrile premura che la sospinge è
contrastata da un sopravvenuto sgomento. Quando ella si decide a varcare
la soglia, un leggero capogiro la squilibra e la costringe ad
appoggiarsi a uno spigolo del vano.-)
(-Si avanza Sonia dalla porta a sinistra che si è appena aperta e si è
richiusa.-)
SONIA
(-nel vedere- AGNESE, -si sofferma con un vivo trasalimento.-)
AGNESE
(-riavendosi, se la trova davanti, a molta distanza, in una strana
intensa contemplazione, e, memore delle stranezze che fioriscono tra
quelle mura, non si meraviglia.-)
SONIA
(-persiste nel guardarla, trasfigurandosi, e un culminante moto
interiore traspare dalla sua trasfigurazione.-)
AGNESE
(-è attirata da quella persistenza, e, facendo qualche passo verso la
giovane che le è ignota, la interroga, rinnovando l'antica consuetudine
di rivolgere la parola alle Ricoverate con affettuoso interessamento:-)
Chi siete voi, cara, che tanto mi guardate?
SONIA
Chi sono io?... Come dirtelo?... Sonia Zarowska mi chiamo, ma non sono
piú Sonia Zarowska.
AGNESE
Ah, no?
SONIA
Sono tutta diversa, ora, dal mio nome.
AGNESE
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