La smetto, sí. Vi rivolgevo qualche parola... per non tacere. SONIA Che un tipo come te parli o taccia, è tutt'uno! FRANCESCO Se è tutt'uno, preferisco di tacere. SONIA Puff!... Puff!... Che brutto rospo! FRANCESCO (-accenna un gesto che significa: tanto, non c'è rimedio!-) (-Un silenzio.-) SONIA Non fumi, tu? FRANCESCO No, non fumo. SONIA Tutta l'umanità fuma. È una stravaganza non fumare. FRANCESCO Forse, è una stravaganza. SONIA Una stravaganza idiota! FRANCESCO Una stravaganza idiota. (-Un silenzio.-) SONIA (-sfiorandogli i capelli con le dita-) Oh, guarda! Hai dei capelli bianchi! Ulrico Nargutta non ne ha. Parecchi ne hai, tu. FRANCESCO E aumentano di giorno in giorno. SONIA Non te ne affliggere. I capelli non contano. FRANCESCO Io non me ne affliggo di certo. SONIA E se tu non fossi un brutto rospo, saresti abbastanza simpatico. FRANCESCO (-bonario-) Troppa indulgenza! SONIA (-di palo in frasca-) E sei celibe o sei ammogliato? FRANCESCO (-incupisce-) ... Ammogliato. SONIA Ah!... Questa è la vera ragione per cui stai sulle spine!... Sei ammogliato? Evvia! Stupido!... Chi è che potrebbe accusarti a tua moglie? Scaccia gli spauracchi!... (-Pausa.-)--(-Poi insinuante-) Vuoi che ti faccia... la danza?: la danza di Sàlome?... Io stessa mi accompagno, sai, col canto a bocca chiusa. FRANCESCO Ma no, ma no! Ve ne dispenso. SONIA (-si addolora del rifiuto.--Ritenta:-)... E con la luce blu te la faccio. Vedi: ho lí, apposta, le lampadine colorate di blu. Allora--dicono--è piú suggestiva. Vuoi? FRANCESCO Vi ripeto che ve ne dispenso. SONIA Hai torto. Sono brava. FRANCESCO Non ne dubito. Io ve ne dispenso per non abusare del vostro zelo. Mi sembrate già stanca. Vi risparmio un fastidio. Vi risparmio una fatica. SONIA (-meravigliatissima--si sforza di pensare.--Gradisce.--Sorride di gradimento.-) Questo è molto carino!... Nessuno mi è stato mai tanto cortese! Ma per me non è una fatica, non è un fastidio. Anzi!... Ci trovo gusto. Spesso, quando sono sola, mi tolgo di dosso il vestito inutile e mi metto a danzare davanti allo specchio. Fin da ragazza ho danzato cosí, e fin da ragazza ci ho trovato gusto. FRANCESCO Fin da ragazza?! Cioè?... Quanti anni avevate? SONIA Pochi potevo averne. Ne avevo dodici, ne avevo tredici... FRANCESCO Probabilmente, qualcuno v'istigava, qualcuno v'insegnava...... Chi v'insegnava? SONIA (-vantandosi-) M'insegnava una danzatrice della -Maison Rouge-: l'amica del mio patrigno. FRANCESCO E il vostro patrigno lo permetteva? SONIA Sicuro che lo permetteva! Restava a lungo a vedermi danzare e mi divorava con gli occhi. FRANCESCO (-ha un moto di ribrezzo e di sdegno-) È orribile! SONIA È orribile?... Non capisco... S'intende che doveva compiacersi. Non ero uno sgorbio, non ero un fuscellino. Ero un fresco bocciuolo di cardenia! Non mi credi? FRANCESCO Vi credo. SONIA Uno scultore celebre, che mi copiò tale e quale, non so piú quante volte, dal capo ai piedi, soleva chiamarmi: la piccola Venere. FRANCESCO Facevate anche la modella a quell'età? SONIA Non la facevo che con lui. Di nascosto la facevo. Andavo da lui invece di andare alla scuola. Un bell'uomo era!... Aveva un viso da Nazareno con certi sguardi vellutati, che io sentivo sulla pelle quando posavo. FRANCESCO E come vi premiava, come si disobbligava lo scultore celebre? SONIA Mi dava il caviale, la grappa, il cognac. Perfino lo sciampagna mi dava. FRANCESCO Tutta gente infame e malefica! SONIA (-si smarrisce e trema un poco-) Infame e malefica, no!... Io non capisco... Non capisco... Che male ne avevo? FRANCESCO E vostra madre? Non vi sorvegliava mai, vostra madre? Non badava mai a voi? SONIA (-quasi passiva-) Mia madre non esisteva piú. Era morta all'ospedale. FRANCESCO (-triste, compassionevole-) In conclusione, voi siete... una povera creatura! SONIA (-sempre piú smarrendosi e tremando-) Io?! Perché sono una povera creatura?... FRANCESCO Non vi preoccupate di quello che dico. Non ne vale la pena. SONIA Ma io non capisco... Fammi capire... Fammi capire... IV. UNA VOCE (-sgarbata, spadroneggiante--chiama di fuori:-) Sonia Zarowska! Sonia Zarowska! FRANCESCO (-turbandosi, levandosi-) Si chiede di voi. Mi si troverà qui. Ciò è molto noioso. Dovevo, peraltro, prevederlo. SONIA Io non rispondo e non lascio entrare. FRANCESCO Non ve lo consento. SONIA Me lo consento io. FRANCESCO Non è giusto che io vi sequestri. SONIA Ti farei uscire per questa porticina, se ne avessi la chiave... LA VOCE Sonia Zarowska, preparatevi a ricevermi. Sono un agente della polizia. SONIA (-aggrotta la fronte. Appare contrariata, ma non impappinata.-) FRANCESCO (-turbandosi maggiormente, si domina.-) Questo, poi, non era prevedibile, ed è anche piú noioso. È insopportabilmente noioso! SONIA Si tratterà di qualche equivoco. Mi sbrigherò in pochi minuti. Tu ti chiudi nella stanza accanto, e aspetterai che mi sbrighi. FRANCESCO Potrebbe incogliermi peggio. Mi conviene piú di non rimpiattarmi. Fate entrare súbito! LA VOCE Ma, sangue di un demonio, è inutile che fingete di non udire! E vi avverto che non sono disposto a perdere il mio tempo. Aprite! SONIA Eh!... Quante parole per niente! Entra! Entra! Non c'è la spranga alla porta! L'AGENTE (-spalanca i battenti con una certa irruenza, e si ferma.-) (-Dietro di lui, è un uomo sulla quarantina, vestito con precisa e sobria eleganza, dal volto scialbo e allampanato, dagli occhi incolori e vitrei:--il signor- EDGARDO LEMMS. -Nulla di losco. S'indovina, vedendolo, che è una persona per bene.--Resterà attentissimo, ma impassibile, inalterabile.-) FRANCESCO (-si fa da parte, senza aver l'aria di nascondersi.-) SONIA (-si trova, ritta, presso il divano. Sbircia di traverso l'Agente e l'uomo che gli è dietro.-) L'AGENTE (-al signor Lemms-) La identificate? LEMMS Perfettamente. L'AGENTE Venite, venite. Staremo a vedere se lei ammette d'aver cenato con voi. (-Si avanzano tutti e due. Si accorgono di Francesco. L'-AGENTE -gli getta un'occhiata di competenza. Non si toglie il cappello. Il signor- LEMMS -abbozza un saluto, e si toglie il cappello.-) L'AGENTE (-a Sonia-) Compiacetevi di rispondere, Sonia Zarowska. Stavate, circa tre ore fa, a cena col signor Edgardo Lemms, in una saletta particolare del -Falchetto d'oro-? SONIA Edgardo Lemms sarebbe il nome di quel signore là? L'AGENTE Appunto. E rispondetemi. SONIA Rispondo di sí. Con quel signore sono stata a cena dove hai detto. L'AGENTE Egli vi accusa di avergli rubato il portafogli. SONIA (-non si scompone e si stringe nelle spalle-) Uhm! L'AGENTE Evidentemente, il signor Lemms, dopo aver pagato il conto,... si è distratto, o è stato distratto da voi. Egli ha lasciato il portafogli sulla tavola, e voi ve ne siete impossessata, profittando... della distrazione. SONIA Io non me ne ricordo. L'AGENTE I ladri non hanno mai buona memoria. SONIA Avevo tanto bevuto! L'AGENTE Intendete dire che eravate ubbriaca!... Eh, lo so! Voi state già architettando il vostro piano di difesa! (-A Lemms-) Furba, l'amica!... (-Poi, a lei-) Ma è ridicolo sostenere che abbiate dimenticato d'aver commesso un furto perché in quel momento eravate ubbriaca. È ridicolo, cara Sonia Zarowska! FRANCESCO (-intervenendo, riservato e affabile-) La memoria è una delle piú dirette attività della coscienza. Difatti, per misurare il grado di coscienza, da cento a zero, in qualcuno di cui si suppone che abbia corso il pericolo di perderla tutta o parzialmente, uno dei primi e piú arguti mezzi è di sperimentarne la memoria. Intanto, è incontestabile che la coscienza venga soppressa dall'ubbriachezza grave, la quale, nelle sue manifestazioni, nei suoi effetti, rassomiglia alla completa follia. Io, anzi, la chiamerei: una follia incidentale. LEMMS (-ha ascoltato con deferenza, e approva:-) Perfettamente. SONIA (-ha ascoltato con un vano sforzo di comprensione e ha tremato alla parola «follia».-) L'AGENTE (-ha ascoltato, squadrando Francesco con ostilità.-) Vi consta, signor Lemms, che Sonia Zarowska aveva bevuto molto? LEMMS Moltissimo. L'AGENTE Ma non era una ubbriachezza grave se è stata digerita in tre ore. FRANCESCO Io non giurerei che ella ne sia del tutto libera. Comunque, mi parrebbe opportuno considerare che, negli ubbriachi abitualmente recidivi, proprio questa abitudine fa sí che il sonno basti ad affrettare il ritorno dello stato normale:---normale-, beninteso, in rapporto al quadro permanente degli alcoolizzati. E io attesto di aver trovata pocanzi Sonia Zarowska immersa in un profondo sonno. L'AGENTE (-a Francesco, con una calma intorbidita di sorda minaccia-) Voi insistete nell'interloquire, egregio signore, senza che io vi abbia interrogato. FRANCESCO Chiedo scusa. L'AGENTE Avrete la bontà di favorirmi il vostro nome. FRANCESCO Nulla in contrario. (-Cava fuori una carta di visita, gliela porge.-) L'AGENTE (-leggendo, si raccapezza: muta contegno, e, per atto di rispetto, tocca la falda del cappello.-) Non potevo immaginare che... LEMMS (-a Francesco, inforcando gli occhiali-) Permette? FRANCESCO S'accomodi pure. L'AGENTE (-mostrando a Lemms la carta di visita-) Un professore rinomato. LEMMS (-legge, e s'intravvede nella sua impassibilità una convinta ammirazione.-) FRANCESCO Un modesto medico specialista, pel quale non è infruttuoso studiare i vizii e le degenerazioni nei loro covi e nei loro laboratorî. L'AGENTE Che schifo, illustre professore! LEMMS (-quasi tra sé-) Non tanto! FRANCESCO E spero che la mia professione mi giustifichi anche di non essermi astenuto dall'interloquire. Si era un po' nei miei paraggi. L'AGENTE (-con animazione autorevole, dispotica-) A ogni modo, il portafogli è sparito, ed è qua che bisognerà cercarlo. (-Appellandosi a Francesco come per averne il consenso-) È chiaro? FRANCESCO Questo non è affar mio. L'AGENTE (-a Sonia-) Orbene, a voi! Dovrebbe trovarsi proprio sulla vostra persona. Io non vi perquisisco, a condizione che voi stessa lo cerchiate. SONIA (-ha seguíto quello che accadeva intorno a lei, assumendo un atteggiamento di sottomissione quando parlava Francesco. Adesso, all'invito dell'Agente, recalcitra:-) Sulla mia persona, il portafogli non c'è. (-Non si riesce a intendere se ella sia in buona in mala fede.-) L'AGENTE Tanto peggio per voi, sapete! Solamente se stesse sulla vostra persona si potrebbe accettare l'ipotesi del Professore, cioè che, essendovene appropriata quando lavorava la sbornia, non ve ne ricordiate piú. Ma se aveste già provveduto a nasconderlo, come fareste, cretina che siete!, a giustificarvi con la sbornia e con la dimenticanza? SONIA Ti ripeto che sulla mia persona non c'è'! (-Leva la voce, ringhiosa, furiosa.-) Non c'è e non c'è! E io, no, non mi lascio perquisire! Ti proibisco di perquisirmi! (-Sfugge allontanandosi dal divano e riparando in un cantuccio.-) (-Il divano è rimasto tutto scoperto alla vista dei tre uomini.-) L'AGENTE Sangue di un demonio, voi agite a danno vostro!... Mi sembrate un mulo che si affatichi a tirarsi calci alla coda. Perché siete una donna, non volevo perquisirvi, non volevo mettervi le mani addosso. Ma questi signori sono testimoni che voi mi ci obbligate. (-Uscendo dai gangheri, si avventa su lei.-) Dunque, andiamo! Sottoponetevi alla perquisizione, senza altre chiacchiere! FRANCESCO Fermatevi un momento, per favore. L'AGENTE (-desiste, sospeso.-) FRANCESCO Se i miei occhi non s'ingannano, il portafogli è lí, mezzo conficcato tra i cuscini del divano, dove ella pocanzi dormiva. È minuscolo ed è quasi del colore dei cuscini, il che lo ha reso poco visibile. (-Emerge appena di tra i cuscini rossi un piccolo grazioso portafogli di cuoio rosso.-) SONIA (-mal sorpresa, si protende per vedere.-) LEMMS (-sempre impassibile--inforca di nuovo gli occhiali.-) L'AGENTE (-dissimulando il disappunto, si avvicina al divano, e con due dita prende il portafogli. Indi, tenendolo in alto, lo mostra al signor Lemms.-) È questo il vostro portafogli? LEMMS Perfettamente. FRANCESCO Le sarà cascato dal petto o dalla cintola, quando si è gettata lassù o quando vi si agitava nel sonno. Certo è che, rincasando, non aveva provveduto a nasconderlo. L'AGENTE (-al signor Lemms-) Dovrebbe contenere?... LEMMS (-rammentandosi a stento-)... Lire milletrecento, L'AGENTE (-verifica-)... Sono mille trecento e sette. (-Gli consegna il portafogli.-) LEMMS Guadagno sette lire. SONIA (-è tuttora impenetrabile. Dal suo contegno non trapela la consapevolezza, non l'innocenza, non la mortificazione, non il risentimento.-) L'AGENTE (-obliquo--sottolineando le parole-) Con ciò, spieghiamoci, Sonia Zarowska non cessa di dover rispondere dell'accusa di furto. LEMMS Io mi oppongo. L'AGENTE Voi vi opponete, ma l'autorità procede. LEMMS Procede a che? Ho riavuto il mio portafogli con sette lire di piú. Mi pare che l'incidente sia esaurito. L'AGENTE C'è la vostra denunzia. LEMMS La ritiro. L'AGENTE Trattandosi d'un reato d'azione pubblica, non c'è modo di ritirarla. Deve per forza arrivare davanti alla giustizia. LEMMS La mia denunzia non è stata raccolta che da voi. Con un prudente sacrificio... reciproco, possiamo metterci d'accordo per non incomodare la giustizia e, soprattutto, per non dare altre noie a questa donna. L'AGENTE (-con astuta condiscendenza-) Be',... ci penseremo, e ne riparleremo. LEMMS Perfettamente. L'AGENTE La prima cosa, intanto, che ho da fare per non avere imbarazzi è di licenziare le due guardie che ho lasciate sul pianerottolo. Vi aspetto in portineria. LEMMS Vi raggiungo súbito. L'AGENTE (-a Francesco-) Riverisco, illustre professore! FRANCESCO Si conservi. L'AGENTE (-esce.-) LEMMS (-a Sonia, avvicinandosi-) Avete udito, piccina?... Vi saranno risparmiate ulteriori noie. E vi rivedrò volentieri. Quel che mi dispiace è che non siete una ladra sul serio. Sareste piú interessante. SONIA (-ha l'istantanea sensazione d'una puntura.-) LEMMS (-si avvicina a Francesco-) Signor medico, sono ben felice d'aver fatta la sua conoscenza. FRANCESCO Ella è molto cortese. LEMMS E, forse, rivedrò anche lei. Potrò venire a chiederle qualche consiglio? FRANCESCO Le auguro di non averne bisogno. LEMMS Sospetto che troppo tardi mi giunga l'augurio. FRANCESCO In tal caso, a sua disposizione. LEMMS Perfettamente. I miei ossequi. FRANCESCO (-accenna un inchino.-) LEMMS (-via.-) LA VOCE DELL'AGENTE (-irritata-) Ma, sangue d'un demonio, vi avevo ordinato di piantonare le scale! E dove stavate, invece, dove stavate?! ALCUNE VOCI FEMMINILI (-scrosciano, lontanissime, in una sconcia risata.-) V. (-Un breve silenzio.-) FRANCESCO (-risoluto, quasi brusco-) E basta, eh? (-Piglia il cappello.-) SONIA (-con l'impulsività di una bambina lo afferra pel braccio.-) No! No!... FRANCESCO Dio buono, io ho già troppo accondisceso, e voi troppo osate, adesso! SONIA Non andare in collera! Senti... Senti... Ti prego... Mi hai cosí bene difesa... Difendimi ancora! FRANCESCO Io non ho fatto che secondare e accreditare, con la mia logica, con la mia esperienza, la vostra affermazione di irresponsabilità. Forse mentivate relativamente all'episodio del piccolo crimine di cui vi si accusava. Nondimeno, il difendervi era legittimo, e non me ne pento, poiché, con o senza l'ubbriachezza, voi non siete che una irresponsabile. Ma che piú sperate ch'io faccia per voi?... D'altronde, quel brav'uomo ha iniziato un accordo col zelante accusatore per comperarne il silenzio. Non correte piú alcun pericolo. SONIA E per l'avvenire?... Se mi colgono, sono perduta! In carcere, mi mettono! In carcere! FRANCESCO E lo spavento del carcere non è piú forte della tentazione di rubare? SONIA Quando quella tentazione mi prende e mi si caccia nelle vene, negli occhi, nelle mani, io non ragiono, non rifletto, non ci penso piú al carcere. E tu, difendendomi ancora, dovresti specialmente da quella tentazione difendermi. Questo ti chiedo io. FRANCESCO Ma quale scompiglio d'idee! Difendervi da una dubbia accusa, difendervi dalla inclemenza d'un poliziotto è ben diverso che difendervi da una clandestina e tirannica tentazione. SONIA Ma è certo che lo puoi. FRANCESCO E come sembra a voi ch'io lo possa? SONIA Lo puoi con le tue ammonizioni, col tuo comando, con quelle tue parole che dicono cose che soltanto tu sai. Sono parole che là per là fanno tremare, e poi si fissano, amiche, qui, nel cervello, vi restano come inchiodate, e continuano a dire, a dire, a dire... FRANCESCO Voi siete sotto l'impressione del mio utile intervento. Travedete. Fantasticate. La riconoscenza vi abbacina. Le mie ammonizioni, il mio comando, tutto l'aspro repertorio di sapienza, che voi credete soltanto mio e che vi fa tremare, non vi scanserebbero da un triste fascino che vince anche lo spavento del carcere. Agiscono in voi delle forze irresistibili che di voi dispongono illimitatamente e che producono ogni vostro atto, ogni vostro istante di vita. Sono le medesime, ahimé, di cui vive, inconsapevole, il bruto. SONIA (-trema-) Il bruto?! FRANCESCO Sí, Sonia Zarowska: il bruto! E finché queste forze irresistibili vi possiederanno, finché esse comporranno la vostra vita, nulla varrà a salvarvi dalle tentazioni alle quali finora avete dovuto cedere. Per potervene difendere, per potervene salvare, un'altra vita bisognerebbe sapere infondervi: una vita che non avesse la sua intima sede nei sensi, una vita interiore, una vita spirituale, quella vita cioè che molti vorrebbero soffocare perché piena di lotte e di tumulti, ma che appunto--tra i confini, s'intende, del nostro raziocinio--differenzia dal bruto l'essere umano. SONIA (-dibattendosi-) Non capisco! Non capisco! Non mi riesce di capire!... FRANCESCO (-con un pallido sorriso buono-) E questa volta sarebbe piú che mai strano se non fosse cosí! (-Le mette una mano sulla spalla.-) Ma giacché le mie parole vi si fissano, amiche, nel cervello e continuano a dire, a dire, a dire..., voi non dimenticherete quello che ora non capite,... e sarà sempre qualche cosa!... Vi saluto, Sonia Zarowska! Vi saluto! (-Pacatamente, accorato e pensoso, si allontana, esce.-) VI. SONIA (-non ha piú tentato di trattenerlo, non lo ha seguíto con gli sguardi, non si è mossa, ed è rimasta come tramutata in una statua, assorbita dall'insistente volontà di capire. Per lei piú nulla è intorno.--Quella volontà intensa e vana la distacca dall'atmosfera che la circonda, le aliena la vista e l'udito.-) (-Nel corridoio si fa buio.-) UNA VOCE DI DONNA (-rauca, assonnata-) Buona notte, bionda! SONIA (-ripete piano e scandite dalla fatica riflessiva alcune parole di Francesco Floriani.-)... «Una vita... che non avesse... la sua intima sede... nei sensi...» (-Tace.-) (-Trasvola nel silenzio il lieve rumore d'una serratura frugacchiata.-) SONIA (-non ode.-) (-Si apre appena la porticina misteriosa.-) ULRICO (-s'insinua come un'ombra, il cappello all'indietro, il bavero alzato. C'è in lui un che di sinistro e di buffo.-) SONIA (-non vede.-) ULRICO (-è arrestato dall'atteggiamento di lei. Dopo averla affisata curioso e sbieco, raccorciandosi a guisa di chi cerchi di attraversare una folla inosservato e camminando grottescamente cauto, va verso la parete in fondo, dov'è la chiavetta della complice luce elettrica. La gira, e siede a una seggiola addossata a quella parete.-) (-Dalle quattro lampadine che penzolano dal centro del soffitto è piovuto, allargandosi in tutta la stanza, un riverbero bluastro che, mescolandosi con la gazzarra del rosso, suscita un fantastico fluttuare di larve violacee.-) SONIA (-dal rapido diffondersi del riverbero bluastro è stata sottratta alla sua riflessione, quasi che una molla le sia scattata dentro. Volgendosi un po', si accorge della presenza di Ulrico.-) Sei qua, tu? Non ti ho visto entrare. ULRICO Cos'è? Rammollimento contemplativo? SONIA Ero sola. Pensavo. ULRICO Il che non ti accade spesso. SONIA (-genuina-) È vero: non mi accade spesso. ULRICO Non eri sola, per altro, che da qualche minuto. SONIA Difatti, da qualche minuto se ne è andato il tuo amico. ULRICO L'ho visto, giú. SONIA Che t'ha detto? ULRICO Non l'ho interrogato. Mi sono nascosto per non fargli credere che io stessi lí ad aspettarlo. SONIA (-resta di nuovo astratta.-) ULRICO E ancora pensi? SONIA No. ULRICO Ma non badi a me. Che hai? SONIA Niente. ULRICO (-impaziente--e pur mellifluo e postulante-) E non ti parla questa luce? Non ti richiama? SONIA Sí. ULRICO Non mi frodare, dunque, Soniuccia! È l'ora mia. SONIA Sono pronta. ULRICO Oh, bene! bene! (-Si accende una sigaretta.-) SONIA (-è sempre allo stesso posto.--Appare quasi inquieta. Poi, a grado a grado, si trasfigura. Il suo volto assume un aspetto di ebete sensualità con una impronta d'involontario maleficio in agguato. Dalla sua bocca, di cui le labbra combaciano, si stende, mugolata, una sottile esarmonica melodia di sapore orientale, che sembra funebre.-) ULRICO (-sporge la testa di tra le spalle alzate, tira giú il monocolo, e punta su lei, spalancati e cupidi, gli occhi storti.-) SONIA (-comincia a convellersi nei fianchi frementi, nelle braccia alquanto aperte in su, e i convellimenti procaci seguono il ritmo morboso della melodia.--Ma súbito l'inquietudine torna a serpeggiarle in tutta la persona. Il suo volto diviene sofferente. Il ritmo si spezzetta. La melodia si affioca. Le muore in gola.--Ella ristà. Le sue braccia cadono inerti.-)--(-Con una intonazione di scoraggiamento:-) No! No! Stasera, no! ULRICO (-costernato-) Sonia?! (-Le va di fronte, vivamente, piú per esortarla che per rimproverarla.-) Sonia?! SONIA (-rammaricandosi-) Non avertela a male!. Stasera, no! ULRICO (-sbalordito-) Perché?! SONIA (-non lo sa, e non sa rispondere.-) ULRICO , . . . . . 1 2 3 4 , ' ! 5 6 7 8 ' , . 9 10 11 12 ! . . . ! . . . ! 13 14 15 16 ( - : , ' ! - ) 17 18 ( - . - ) 19 20 21 22 , ? 23 24 25 26 , . 27 28 29 30 ' . . 31 32 33 34 , . 35 36 37 38 ! 39 40 41 42 . 43 44 ( - . - ) 45 46 47 48 ( - - ) , ! 49 ! . , . 50 51 52 53 . 54 55 56 57 . . 58 59 60 61 . 62 63 64 65 , . 66 67 68 69 ( - - ) ! 70 71 72 73 ( - - ) ? 74 75 76 77 ( - - ) . . . . 78 79 80 81 ! . . . ! . . . 82 ? ! ! . . . 83 ? ! . . . 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