I pazzi
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
I PAZZI
DRAMMA IN QUATTRO ATTI
1922
REMO SANDRON--Editore
Libraio della R. Casa
MILANO - PALERMO - NAPOLI - GENOVA - BOLOGNA - TORINO - FIRENZE
Copyright by Roberto Bracco 1922 in the United States of America.
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione, di traduzione, ecc. sono riservati per tutti
i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare questa produzione senza il
consenso scritto dell'Autore (-Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882-).
[Illustrazione: firma dell'autore]
Off. Tip. Sandron--119--I--100522.
PREAMBOLO
-Ho voluto graziare questo dramma che gemeva nel prefunerario cassetto
delle mie cose inedite e condannate a un rogo piú o meno lontano,
perché, leggendolo (evidentemente lo avevo scritto, ma non lo avevo
letto mai) ho ritrovate, vive e cospicue, sotto la polvere d'una
affrettata negligenza scettica, le ragioni donde mi germinò nella
commossa fantasia. Esso è, in vero,--quale che sia il valore estetico
che contenga--la continuazione, il compimento, la sintesi, il culmine
sillogistico di molte opere mie d'indole tragica, forse non pregevoli e
tuttavia non spregiate e non ancora a me discare. E mi sembra che ciò
debba risultar netto a chiunque abbia avuta la cortesia di guardare al
cammino che io, illuso o disilluso, alacre o accidioso, ho percorso fin
qui nel campo scenico, tra la volubilità delle platee e quella della
ribalta, sempre serbandomi piú tenero dei miei lettori che non delle une
e dell'altra, sempre sognando un po'... un teatro senza teatro. (È una
mia antica e fissa idea che si possa non destinare al teatro--cioè alla
rappresentazione--un'opera a cui si sia data l'impronta della scena. Non
è forse presumibile che l'artista abbia prescelta questa impronta
soltanto perché è quella piú vicina a una forma di vita?...)-
-Il costrutto del dramma graziato, che, mediante il salvacondotto della
tipografia, potrà liberamente vivere o vivacchiare e morire di morte
naturale e che si aderge a compiere la sagoma d'una piramide
racchiudente le già vissute opere cui ho accennato, non è da enunciare
in una baldanzosa conclusione, né in una sbandierabile sentenza, ma
bensí in due interrogazioni, trepide e pur pungenti:-
---Dove finisce, nell'animale umano, la saggezza e dove comincia la
follia?-
---Quali sono, nel nostro mondo, i pazzi e quali sono i savii?-
-Ecco, nella trama e nella sostanza, il mio dramma, che le due
interrogazioni rivolge a me stesso e all'umanità.-
-L'umanità non risponde. E non rispondo nemmeno io. Quattro volte cala
il velario sulla controversa vicenda inscenata. L'ultima volta cala
lasciando che le due interrogazioni proseguano, vie piú aguzze, a
pungere l'umanità e me, come in una eco perpetua.-
-L'Arte non offre, non indica, non suscita soluzioni di problemi che
anche la Filosofia invano affisa o sviscera o espone scevri di scorie.
Al piú al piú, si sforza di tradurli in visioni che parlino alla
sensibilità, senza troppo incomodare la mente.-
-I- pazzi -del mio dramma sono appunto una visione composta
dall'Arte:--dalla povera Arte di un pazzo... o di un savio.-
-Roberto Bracco-
Febbraio, 1922.
I PERSONAGGI DEL DRAMMA
SONIA ZAROWSKA
ULRICO NARGUTTA
FRANCESCO FLORIANI
AGNESE FLORIANI
-Il professor- ANTONIO BERNARDI
LORENZO GEMMI
-Il Signor- LEMMS
-Un Agente della Polizia-
-Suora- MARTA
-Il Guardiano--d'una Casa di Salute-
-Le Ricoverate-
-Una cameriera-
PRIMO ATTO
-Lo studio del dottor- FRANCESCO FLORIANI.
-Nella parete di fondo, una porta che dà in un salotto. Una porta--in
secondo piano--a sinistra. Dallo stesso lato--in primo piano--uno
scrittoio, con la relativa seggiola a bracciuoli, di cui la spalliera è
accostata al muro, e un divano che, formando un angolo con lo scrittoio,
si stende parallelo alla parete di fondo fin quasi al centro della
stanza. Qualche tavolino, qualche seggiola a sdraio, qualche seggiola
leggera. Un'altra porta--in primo piano--a destra. Ampie librerie. Sullo
scrittoio, libri, carte, fascicoli, l'apparecchio del telefono, i
bottoni della soneria elettrica e una grande fotografia: la fotografia
di- AGNESE FLORIANI, -in una cornice finemente intarsiata-.
-Una severa signorilità.-
I.
(FRANCESCO -è seduto allo scrittoio. Agnese è seduta sul divano.
Tacciono entrambi, cogitabondi, in una greve tristezza.-)
(-Il tintinnio del telefono risuona indiscreto.-)
FRANCESCO
(-contrariato--avvicina il microfono.-) Pronto. (-Pausa.-) Io sono il
dottor Floriani. E lei?... Chi è lei?... (-Ascolta. Pausa.-) Non sento.
Un po' piú forte, prego. (-Ascolta. Pausa.-) Cosa dice?... (-Ascolta.
Pausa.-) Ah, ho capito finalmente! Dice d'essere una mentecatta. Se
desidera di consultarmi, venga pure. Ricevo di solito dalle 15 alle 17.
(-Ascolta. Pausa.-) Non desidera di consultarmi? E che vuole da me? Si
sbrighi! Che vuole?... (-Ascolta. Pausa.-) Non vuole niente! E allora
perché mi ha chiamato?... (-Ascolta. Pausa.-) Esattissimo! Ammiro la sua
perspicacia. È insensato domandarle il movente dei suoi atti o delle
idee che le passano pel capo. Neanche ai savii bisognerebbe rivolgere di
simili domande. La ossequio. (-Ripone il microfono sul cavalletto.-)
(AGNESE -e- FRANCESCO -tacciono ancora. Ciascuno dei due è intento al
silenzio dell'altro.-)
FRANCESCO
... E abbiamo, una volta di piú, taciuto abbastanza, dopo di avere, una
volta di piú, abbastanza parlato. Torna alle tue occupazioni, tu, come,
alla men peggio, io tornerò alle mie. Tant'è: o parlando o tacendo, noi
ci aggiriamo in un laberinto: nel piú intricato dei laberinti. Avremmo,
forse, potuto uscirne solamente se fosse crollato il tuo ermetico
orgoglio. Esso è incrollabile, perché custodito dall'istinto. Non
troveremo mai una via di uscita.
AGNESE
(-con un accento coraggioso che squarcia la tristezza-) Io l'ho trovata!
FRANCESCO
Non lo credo.
AGNESE
Sí, l'ho trovata.
FRANCESCO
Sei presa da uno sdegno che sempre piú allontana da te e da me la
probabilità di trovarla.
AGNESE
L'ho trovata, l'ho trovata, Francesco!
FRANCESCO
Ma che stai per propormi, Agnese?! Tu mi fai tremare. Una perfida
temerità lampeggia nei tuoi occhi.
AGNESE
Perfida, no: astiosa, bensí, e ribelle, come la temerità di chi,
all'approssimarsi di un immane pericolo immeritato, insorge con tutte le
sue forze per superarlo e per trionfarne!
FRANCESCO
Quale sarebbe la via di uscita che hai trovata?
AGNESE
Noi dobbiamo separarci.
FRANCESCO
(-in un afflusso d' amarezza-) Questo sai volere, raccogliendo le mie
angosce e i miei gemiti? Questo sai offrirmi per placarmi, tu che sei
stata per me la donna unica e che hai assorbita tutta la mia essenza di
uomo? Ah, che desolazione! E che miseria!
AGNESE
Io ti ripeto, ogni giorno, ogni giorno, che nulla mi ha mutata, che
nulla mi muterà mai. Te lo ripeto a fronte alta e con la voce ferma. E a
fronte alta, come una martire cristiana, subisco di essere dilaniata
dalla tua diffidenza che non si determina in nessun perché, che non
parte da nessuna circostanza visibile, che non denunzia nessun segno di
defezione del mio cuore e dei miei sensi nei nostri rapporti coniugali.
Somiglia al coltello di un chirurgo capriccioso caparbio audace e
inesperto che si ostini a sbrandellare le carni di un corpo sano per
cercarvi una rovina che non c'è. È uno scempio inaudito! Io sono stanca!
Non ne posso piú! Non ne posso piú! Non resisto piú! E anche tu sei
stanco!... Sei stanco della tua travagliata e vana inchiesta. Sei stanco
della tua crudeltà che ti ha logorato non meno di quanto abbia logorato
me. Eppure continui a non aver fiducia nella interezza del mio affetto
di moglie e d'amante, e quotidianamente la tua diffidenza ricomincia a
dilaniare, a sbrandellare... No! No! È troppo! Noi ci separeremo, e Dio,
se vuole, ci assisterà!
FRANCESCO
Sta' tranquilla, Agnese. Ci separeremo. (-Con apparente calma-) Che per
molti motivi questa soluzione sia logica non me lo dissimulo. E se non
fosse o non mi sembrasse logica?... A me basterebbe a renderla
necessaria il fatto stesso che tu la proponi. Dicendo: «separiamoci», tu
schianti i pochi puntelli dell'edificio sconnesso. E non c'è piú modo di
sorreggerlo!... (-Svoltando-) Fortunatamente, non abbiamo figli. È stata
una beffa infame che il destino ha gettata sui bollori della nostra
unione. Nondimeno, ora, per noi è una sagace fortuna. Senza figli, il
separarci sarà la cosa piú spiccia e piú semplice del mondo: spiccia e
semplice come sono, in generale, le grandi tragedie della vita!... (-Si
leva, si morde un pugno, cammina per la stanza, sbandato. Poi, si
ferma.-) E cosí, in due minuti, tutto è accomodato, tutto è definito.
Non piú legami, non piú controlli di sentimenti e di pensieri. Non piú
lo scempio inaudito!... Ciascuno di noi due non apparterrà che a sé
medesimo. Tu ti porterai via la tua verità salvandola dalle mie
intransigenti e cupide investigazioni. E io resterò vedovo, saturandomi
d'un rancore innocuo per te e guardando discendere in un baratro,
insieme col passato, la mia povera felicità ridotta in frantumi.
AGNESE
E non anche la mia, forse?... Non anche la mia?... Dillo! Dillo!
II.
SUORA MARTA
(-dalla sinistra, prima d'entrare-) Permesso?
FRANCESCO
(-ricomponendosi-) Avanti, Suora Marta. Che c'è?
SUORA MARTA
(-entrando-) Il professor Bernardi ha quasi terminata la sua visita alle
ricoverate.
FRANCESCO
(-battendosi la fronte con la mano-) Ah già! C'è la visita del professor
Bernardi!...
SUORA MARTA
(-comprende di essere--involontariamente--importuna.-) Ma non si
scomodi, direttore. Il professor Bernardi mi ha raccomandata di
comunicarle che, se lei ha da fare, egli non vuole disturbarla. Ha
soggiunto che, dovendo trattenersi ancora in questa città, avrebbe il
tempo di ritornare per salutarla.
FRANCESCO
Piú o meno, ho sempre da fare.
SUORA MARTA
Gli riferirò che lei si scusa per oggi.
FRANCESCO
No, Suora, no. Che penserebbe di me?... Io non l'ho accompagnato durante
la sua ispezione scientifica affinché il contegno delle ricoverate non
risentisse della mia presenza, della mia immediata vigilanza. E mi pare
che egli abbia apprezzata questa mia scrupolosità. Ma adesso mi è
doveroso parlargli, mi è doveroso di stare un po' con lui. Gli direte
che io lo aspetto qui o che mi faccia avvertire appena si sarà sbrigato.
SUORA MARTA
Sta benissimo. (-Via.-)
FRANCESCO
Ed eccomi assillato, eccomi vessato dai miei doveri e dalle mie
responsabilità quando vorrei potermi sottrarre a tutto quello che mi
ricorda di essere vivo!
AGNESE
(-già in piedi-) Le tue responsabilità e i tuoi doveri sono
provvidenziali oggi e saranno provvidenziali in avvenire. Non
lamentartene. Io te l'invidio!... T'impediranno di abbatterti.
Impegneranno le tue ore in un'attività che, per quanto imposta, ti sarà
poi di sollievo.
FRANCESCO
(-acido, e torvo-) Mi condanneranno a uno sforzo di sdoppiamento: a uno
sforzo in cui corre il rischio di spezzarsi chi non possegga
l'elasticità di coscienza per la quale è facile infingersi o mentire!
(-Un intervallo.-) E siamo intesi.
AGNESE
Siamo intesi davvero, Francesco! (-Tutta raccolta, esce.-)
FRANCESCO
(-tra sé--scervellandosi-)... Ghermire quello che è dentro l'involucro
che si può toccare, quel che è al di là della fisonomia e dei gesti che
si vedono, al di là della voce e della parola che si odono: questo è il
problema insolubile!...
III.
BERNARDI
(-nella stanza contigua, a sinistra-) Grazie, gentilissima Suora, e non
mi dimentichi!
FRANCESCO
(-si sforza di assumere un atteggiamento di cordiale cortesia e gli va
incontro.-) Favorisca, Professore! Favorisca!
BERNARDI
(-avanzandosi-) Sono a lei, collega. (-È un uomo sulla cinquantina.
Alto. Magro. Adusto. Elegante. Disinvolto. Barbetta a punta, brizzolata.
Naso lungo, arcuato. Sopracciglia convergenti. Sguardo fosforescente,
penetrante. Ha un po' un'aria da Mefistofele bonario. Il suo sorriso è
buono. Parla con aristocratica affabilità e con ricercatezza,
ascoltandosi, assaporando la frase fiorita arguta.-)
FRANCESCO
Ella mi ha sospettato di tanta indifferenza da rinunziare a mietere
súbito le sue impressioni e a darle súbito qualche schiarimento! Mi
faceva torto.
BERNARDI
Pardon!... L'indifferenza è spesso un'affermazione di serenità. Mi
sarebbe parsa legittima in lei. E anche piú legittima mi sarebbe parsa
una piú limitata tolleranza della mia indiscrezione.
FRANCESCO
Un linguaggio cosí umile è paradossale sulla bocca dell'insigne
professor Antonio Bernardi.
BERNARDI
Una vera indiscrezione è stata la visita che ella mi ha consentita. Ciò
che giustifica l'indiscrezione è la speciale fama di cui Ella gode e di
cui è circondato questo monastico rifugio della psicopatia femminile.
Una attrattiva irresistibile!
FRANCESCO
(-con dignitosa modestia-) La fama di cui godo?... Io sono l'ultimo
arrivato.
BERNARDI
-Last not least-, come sottilmente dicono gl'inglesi.
FRANCESCO
Ma è certo che questo rifugio non è che l'abbozzo di una Casa di Salute.
BERNARDI
Protesto, collega! Molto piú di un abbozzo!
FRANCESCO
Minuscola. Rachitica. Incompleta. E mi cruccio di non avere i mezzi per
ampliarne la capacità ospitale, per svilupparne l'efficienza.
BERNARDI
Già troppa la sua abnegazione! È notorio che ella giuoca e perde alla
roulette dell'altruismo tutte le sue entrate di possidente.
FRANCESCO
Mio padre mi lasciò un titolo di conte che ho seppellito e un po' di
proprietà che onoro col dedicarne le non larghe rendite a un'opera di
soccorso.
BERNARDI
E non trova appoggi finanziarii per una fondazione d'indole cosí
filantropica?!
FRANCESCO
Cercandone, forse ne troverei. Ma avendo voluto adottare dei metodi
esclusivamente miei, ho dovuto serbare al Ricovero un carattere di
personale esperimento e di personale filantropia. Inferme che paghino,
difatti, non ne ammetto se non in linea eccezionale, e sempre che io
abbia un posto disponibile l'offro a qualche inferma povera o accolgo
gratuitamente quella che mi sia portata, come una naufraga, dalla marea
delle sue sventure.
BERNARDI
Tutto ciò è sublime!
FRANCESCO
No, non è sublime. C'è in me--gliel'ho confessato--un'ambizione di
autonomia, una ostinata insubordinatezza.
BERNARDI
Anche questa «insubordinatezza» accede alla sublimità. Nella cura della
follia o della semi-follia ella si è proposto di sostituire l'influsso
dell'Idealismo ai dettami positivistici. Verso le vie del cielo! -Coelum
accipere!-
FRANCESCO
Mettiamo i punti sugl'-i-, Professore. Non vorrei che mi si tacciasse di
cecità. Secondo me, l'Idealismo è creatore o coefficiente di coesione
morale, e, secondo me, coesione morate è sanità della mente, è vigoria
dell'anima. Io sostituisco l'influsso dell'Idealismo ai dettami
positivistici solamente quando la causa della follia o della semi-follia
non permanga nel dominio del clinico e quando, perciò, il positivismo
onesto non abbia nulla da fare. Idealista, sí. Cieco, no.
BERNARDI
Evidentissimo, perdiana!
FRANCESCO
Tuttavia, lo so che nel campo della scienza ufficiale io non sono che un
reprobo, un traditore.
BERNARDI
La scienza ufficiale è in piena bancarotta, non vale la pena di esserle
devoto.
FRANCESCO
M'incoraggia a tradirla proprio lei che è un ortodosso?
BERNARDI
Un miscredente, sono! Un malinconico miscredente! La piú nera
miscredenza mi si è infiltrata dentro e non mi lascia piú. Sono da
compiangere, io. Lei, almeno, può illudersi di utilizzare il suo
idealismo procedendo da un punto di partenza che, après tout, non è
arbitrario. Si chiama psichiatria la dottrina che riguarda le malattie
mentali. La parola stessa di questa denominazione già implica che in
origine la sede di tali malattie è stata ritenuta la psiche, ovverosia
l'anima, che sarebbe il cosiddetto principio spirituale della vita. Ella
ha quindi il diritto di concludere: curiamo l'anima. E ha, inoltre,
quello di ridere in faccia ai psichiatri incondizionatamente
materialisti che della vita ostentano rinnegare il principio spirituale,
mentre, per tacito consenso, lo ammettono nella denominazione della loro
dottrina. Il guaio grosso è per me, che ho professato il positivismo e
ogni giorno ne ho costatato il fiasco, che era, poi, il mio fiasco! Non
sapevo piú da che parte voltarmi. Interrogavo i fatti a uno a uno per
cavarne l'indicazione di una cura diritta e razionale. Fatica da Sisifo!
Il positivismo applicato alla psichiatria è un ammasso di preconcetti
cristallizzati, i quali danno sempre ai fatti le medesime fisonomie,
false e bugiarde. E poiché essi mi restavano addosso, appiccicati come
crittogame, e non c'era mezzo di espellerli, i fatti mi restavano
davanti come sfingi perverse, a confondermi, a sfidarmi, a dileggiarmi,
a provarmi l'inanità della mia scienza, a irritarmi fino alle piú
estreme conseguenze. Le attesto che talvolta ho sentito d'impazzire
anch'io.
FRANCESCO
E no, Professore! Questa è una iperbole! Una triste iperbole!
BERNARDI
(-spiccando le sillabe-) «Ho sentito--ripeto--d'impazzire anch'io». Mi
esprimo con esattezza storica, egregio collega. Mi è accaduto
precisamente di avvertire i prodromi di uno squilibrio cerebrale. Se ne
meraviglia molto?... Ci asterremo, per altro, dall'asserire che sia un
caso originalissimo. Parecchi squilibrî cerebrali, latenti o flagranti,
contristano la famiglia dei psichiatri, e non è mai da escludere la
possibilità che un medico di pazzi impazzisca.
FRANCESCO
(-con un lieve sorriso-) Ma ella ha i connotati della piú solida e piú
resistente saggezza.
BERNARDI
L'opinione plebea che molti savi sembrino pazzi e viceversa... non è del
tutto infondata.
FRANCESCO
L'esperienza discerne.
BERNARDI
Discerne sempre--me lo consenta--attraverso la stalattite del nostro
convenzionalismo. Noi non sappiamo differenziare la follia dalla
saggezza che per quei connotati i quali proprio noi abbiamo attribuiti
all'una e all'altra.
FRANCESCO
(-turbandosi-) Il suo scetticismo inesauribile sconforta e disorienta...
E nessuno può esserne piú sconfortato e piú disorientato di me. (-Con un
distacco di voluta disinvoltura-) Ma, Dio buono, non l'ho ancora
invitata a sedere. Prego... Prego.... Meglio tardi che mai.
BERNARDI
... Non m'ero accorto di stare in piedi. Siederò.
(-Seggono sul divano.-)
FRANCESCO
(-scusandosi-) Vivo da un pezzo fuori del mondo. Comincio a perdere le
abitudini della buona educazione.
BERNARDI
C'è da compiacersene. La buona educazione è ingannevole come il
belletto.
FRANCESCO
E le sue impressioni, dunque?
BERNARDI
Non se ne disinteressa neppure dopo che mi sono cosí cordialmente
discreditato?
FRANCESCO
Non è uomo lei da discreditarsi in cinque minuti.
BERNARDI
Ma vedrà che altri cinque mi basteranno. -Partie remise-, a breve
scadenza! Le mie impressioni... Devo premettere che, da quando ho avuta
la visione chiara della inettitudine in cui mi dibattevo, ho piantata la
mia clientela, mi son munito di una valigia e mi son dato a un faticoso
-tourisme-. A cinquant'anni--l'età classica dei lauri e dei riposi
accademici--io faccio un modesto viaggio... d'istruzione. Vado attorno
per conoscere la clientela altrui e l'altrui esercizio professionale con
la speranza d'imbattermi in qualcosa che mi dia un po' di nuovo
nudrimento. Ero bene informato dei suoi criterî, emergenti dal libro che
ella ha scritto in collaborazione col compianto Paolo Gemmi--un
idealista che, morendo di suicidio, non ha di certo corroborato
l'Idealismo--e, quantunque io aborrissi ferocemente quei criterî come
astrazioni teoriche, varcando la soglia della sua Casa di Salute ho
-armistiziata- la mia ostilità, con una tendenza conciliativa. Mi son
detto: «Chi sa!... Vediamo di che si tratta, -de visu et auditu-.» E piú
mi ha ammansito la sua spontanea decisione di non presenziare i miei
colloqui con le ricoverate. I nevrastenici, i nevropatici, gli aberrati,
gli alienati, e perfino gli ebeti, alla presenza del medico
curante--particolarmente se sia anche il loro benefattore--, serbano,
come per un mimetismo servile, un contegno che non corrisponde davvero
al loro grado di mentalità. Somigliano--diciamolo pure--alle bestie in
cospetto del padrone che le abbia ammaestrate. Sicché, ella eliminava
l'esibizione degli effetti effimeri e illusorî. Bellissimo gesto!
FRANCESCO
Un gesto di rudimentale lealtà.
BERNARDI
Ed oltremodo lieto ero che, tutto sommato, un inconsueto ottimismo mi
scortasse.
FRANCESCO
Ebbene?
BERNARDI
Mi affretto a dichiararle che i primi scandagli mi hanno pienamente
soddisfatto. Riscontravo in quelle menti un assetto singolare, una
notevolissima coordinazione nei rapporti col mondo esteriore, uno
svolgimento del pensiero abbastanza vicino alla continuità logica. Ma,
purtroppo, egregio e caro collega, la insistenza della mia ispezione ha
mutati in ortiche i fiori còlti dal mio neo-ottimismo. Dubbi su
dubbi!...
FRANCESCO
Gradirei qualche esempio, Professore.
BERNARDI
Piuttosto li riassumo e glieli sottometto in forma interrogativa, con la
piú nitida schiettezza. Non sono forse--domando io--irreperibili o
dissipati, in quelle menti, i segni della personalità e del libero
arbitrio? Convinto di avere piú o meno raddrizzate dieci, dodici,
quindici menti, non le ha, forse, ella, invece, soppresse o represse in
una specie di uniformità, quasi che le abbia chiuse in tanti astucci
simili? E questi risultati non sarebbero forse dovuti... a un potere
formidabile della sua volontà, in cui la vecchia scienza riscontrerebbe
di leggieri una influenza tutta positivistica e tutta divergente
dall'influsso di quell'idealismo che ella, in buona fede, intende di
utilizzare?... Ecco le ortiche, collega.
FRANCESCO
Se ella, professore, si trattenesse qui una intera giornata, si
persuaderebbe che l'uniformità subisce tante variazioni quante sono le
mie ospiti. Gli elementi che compongono la loro personalità--l'origine,
l'atavismo, il temperamento, le condizioni sociali, le efflorescenze
della vita vissuta--si modificano, ma non spariscono. La cura dell'anima
vuole e può aspirare a rendere fissa e predominante, in dieci, in
dodici, in quindici cervelli una forza direttiva unica che tende a
salvarli: non vuole e non può staccarli dalla esistenza individuale,
dagli elementi che la compongono. E se ella, trattenendosi qui una
intera giornata, mi stesse accanto, si persuaderebbe che questa forza
direttiva non è determinata da un potere formidabile della mia volontà,
il quale minacci il libero arbitrio come il potere d'un ipnotizzatore,
ma sibbene da una dolce disciplina genuinamente educativa che avvia alla
bontà, all'orrore per il peccato, alla fraternità cristiana, alle gioie
del benessere fornito dalla virtù!
BERNARDI
... Una certa dose di -haschich-, servita a cento mussulmani diversi,
discopre ugualmente a ognuno di essi il paradiso di Maometto!... Ma non
badi alle mie divagazioni... e, soprattutto, non pensi che io ardisca di
combatterla nelle sue trincere. La malattia dell'autocritica fa
dell'«insigne professore Antonio Bernardi» un fantaccino disarmato e
sprovveduto di umor bellico. Non rintuzzo, non polemizzo, e,
timidamente, mi ritraggo.
FRANCESCO
Ahimé!... Sono io indotto a polemizzare! Polemizzo, le garantisco, piú
con me stesso che con lei. E polemizzano cosí tutti coloro che temono
d'errare. I dubbi da lei esposti trovano un propizio terreno nella mia
coscienza, dove... (-una densa mestizia lo adombra-) ogni dubbio molto
facilmente alligna.
BERNARDI
(-vivace-) In altri termini, siamo tra noi meno lontani che non sembri,
e ben presto cammineremo a braccetto su una via di mezzo. Ella avrà
continuato a sperimentare, io avrò continuato a istruirmi. Saremo--non
se ne accori--piú inetti di oggi. Ma auguriamoci che, ciò non ostante,
accompagnandoci a vicenda, riesciremo ad affrancarci dai dubbii spinosi
e quindi dal timore d'errare.
FRANCESCO
Sarebbe un beneficio per chi ha bisogno dell'opera nostra.
BERNARDI
Sarebbe un beneficio per noi, collega! L'uomo che non teme d'errare è
probabilmente un imbecille, ma è sempre un uomo felice. E -sur ça-,
prendo congedo.
FRANCESCO
(-dissimula un moto di sollievo, facendo atto di sollecita
condiscendenza.-)
(-Si alzano. Si stringono la mano.-)
BERNARDI
Le proffero -toto corde-, Francesco Floriani, la mia amicizia e la mia
gratitudine.
FRANCESCO
Rifiuto la gratitudine, accetto l'amicizia. (-Scorciando-) La sua
carrozza, Professore, è al cancello del giardino?
BERNARDI
No. L'ho lasciata giú, alla svolta. Ho voluto discendere lí per ammirare
dappresso il marmoreo angioletto che addita, con l'indice teso, l'asilo
salutare.
FRANCESCO
Una puerilità.
BERNARDI
Un gentile simbolo poetico.
FRANCESCO
(-precedendolo verso il fondo-) Per di qua, Professore. Da questa parte
troverà piú presto la sua carrozza.
BERNARDI
Non si dovrebbe scegliere la via piú breve uscendo da un luogo donde si
esce a malincuore...
FRANCESCO
(-sulla porta gli dà il passo. E via, con lui.-)
IV.
IL GUARDIANO
(-entra, zelantissimo, dalla sinistra, togliendosi il berretto.-) Signor
Direttore... (-È un omino attempato, segaligno, arzillo, col naso
aguzzo, con gli occhietti neri, tondi, mobilissimi, lucidi.-) (-Guarda
attorno.-) Non c'è... (-Consulta il suo orologio.-) Le quindici e tre
minuti! (-Severo-) A quest'ora non dovrebbe muoversi dal suo studio.
(-Consulta di nuovo l'orologio.-) Precisamente: le quindici e tre
minuti! (-Ricorda, brontolando, gli ordini del Direttore:-) «Dalle
quindici alle diciassette ricevo tutti. Annunzierai chiunque chieda di
essere ricevuto.» E poi?... Non c'è! (-Scontento ed energico, chiama:-)
Signor Direttore!... Signor Direttore!...
FRANCESCO
(-dal fondo-) Perché gridi cosí, Michele?
IL GUARDIANO
Per chiamarvi.
FRANCESCO
Di': che vuoi?
IL GUARDIANO
Che voglio?... Eseguo i vostri ordini con l'orologio alla mano. (-Lo
cava fuori ancora una volta-) «Dalle quindici alle diciassette ricevo
tutti. Annunzierai chiunque chieda di esser ricevuto.»
FRANCESCO
Oggi, no.
IL GUARDIANO
(-burbero-) Oggi, no?!... E non mi avete avvertito! Voi rimettete la
testa sul collo a coloro che l'hanno perduta, e a me la fate perdere.
FRANCESCO
Non chiacchierare troppo. Michele, e modera il tuo zelo. Chi c'è di là?
IL GUARDIANO
Un tale a cui non garbava di declinare il suo nome. Pretendeva di non
essere annunziato. Pareva che entrasse in un caffè, in una trattoria, o
peggio.--«Di qui, senza nome, non si passa!»--«Io sono sempre passato e
passerò.»--«E io, da sei mesi che mi pregio di stare al servizio del
dottor Francesco Floriani come custode della sua Casa di Salute, non vi
ho mai visto. Voi non passerete!»
FRANCESCO
Ti lodo, Michele, ma adesso non ti dispiaccia di abbreviare.
IL GUARDIANO
L'ho messo alle strette e finalmente mi ha incaricato di annunziare
(-calcando le parole:-) «Ulrico Nargutta, ex pazzo.»
FRANCESCO
(-con una certa emozione-) Ulrico Nargutta!... Fallo passare! Fallo
passare immediatamente!... È come una persona di famiglia. Sii molto
riguardoso con lui; e gli permetterai di entrare e di uscire quando
vorrà.
IL GUARDIANO
Non devo annunziare--caso mai--nessun altro?
FRANCESCO
Nessun altro. Vai, Michele! Non indugiare di piú.
IL GUARDIANO
(-con autorità-) E mi raccomando: niente contrordini.
FRANCESCO
Niente contrordini, non dubitare.
IL GUARDIANO
(-impettito e minaccioso-) Si presenti anche il signor Domineddio, lo
mando al Diavolo!
FRANCESCO
(-tra sé-) Venga, venga il mio vecchio amico! Con lui non sarò obbligato
a reprimermi, a mascherarmi... (-S'appressa alla porta dalla quale è
uscita AGNESE, e v'inoltra lo sguardo.-)
V.
ULRICO
(-comparisce dal lato opposto, e si ferma profilandosi in una comica
prosopopea.-) Ulrico Nargutta, ex pazzo!
FRANCESCO
(-si volta.--Non si raccapezza.-) Tu sei Ulrico?!
ULRICO
Ne sono sicuro.
FRANCESCO
In fede mia, incontrandoti per istrada, non avrei potuto ravvisarti.
Lascia che ti abbracci, disertore! Ho molto piacere di averti
recuperato.
ULRICO
Recuperatissimo!
FRANCESCO
(-abbracciandolo-) Ma ti sei proprio costruito un altro aspetto!
ULRICO
S'intende bene! Non piú capelli lunghi, non piú la selvatica vegetazione
della barba e dei baffi, viso limpido, bocca sorridente, un elegante
monocolo che rende vezzoso l'occhio piú guercio: tutto un insieme
conveniente e quasi attraente. Veste nuova per l'uomo rinnovato! Il
pazzo che tu non sapesti guarire non c'è piú. Fammi le tue
congratulazioni, e dichiara che come medico sei una bestia.
FRANCESCO
Lo dichiaro volentieri, e non esito a congratularmi con te.
ULRICO
Non ci vediamo, su per giú, da un anno, a misura di calendario.
FRANCESCO
E non c'è stato mezzo di rintracciarti. Io ignoro sempre la tua
abitazione.
ULRICO
Per lo piú, la ignoro anche io!
FRANCESCO
E in quest'anno?...
ULRICO
Metamorfosi! Metamorfosi e guarigione completa! Ti prego di credere che
sei al cospetto del piú savio degli uomini!
FRANCESCO
Non è inverosimile.
ULRICO
Mi sono guarito da me, caro il mio dottore!
FRANCESCO
Neppur questo è inverosimile.
ULRICO
Ma il merito--spieghiamoci--non è tutto mio.
FRANCESCO
Sei modesto!
ULRICO
Mi son fatto consigliare... Indovina da chi.
FRANCESCO
Non indovino. Dimmelo.
ULRICO
Mi son fatto consigliare dall'umanità.
FRANCESCO
Il consiglio dell'umanità è la somma di parecchi milioni di consigli.
ULRICO
Ma rettifico: da una parte dell'umanità mi son fatto consigliare.
FRANCESCO
Dalla migliore.
ULRICO
Dalla peggiore! (-Siede a cavalcioni su una seggiola.-) Mi attengo,
t'avverto, al giudizio corrente, tanto per capirci.
FRANCESCO
Il che, peraltro, non è indispensabile.
ULRICO
Secondo il giudizio corrente, è la parte peggiore dell'umanità quella
nella quale funzionano brutalmente il sangue, la carne, i nuclei
nervosi, i cinque sensi con le loro volubilità e attribuzioni
cooperative, e nella quale è disseccata o ridotta a proporzioni minime
la vita morale. Io ho aboliti tutti gli accidenti della vita morale, da
cui provengono le nostre inquietudini, le nostre incontentabilità, le
nostre sofferenze, i dibattiti, gli attriti, gli stenti, gli sforzi che
scombussolano il nostro essere fino allo sfasciamento, fino alla follia.
Neghi che questa sia la genesi della follia?.....
FRANCESCO
(-senza approfondire-) No.
ULRICO
Io mi sono brutalizzato. Non leggo, non scrivo, non studio, non penso,
non m'interesso di ciò che sta oltre la superficie delle cose, non ho
piú nessuna delle curiosità e delle esigenze che avevo quando ero un
animale superiore. Di che mi occupo io durante le ventiquattro ore della
piroetta terrestre intorno al sole?... Mi occupo dei miei bisogni e
desiderii materiali per soddisfarli con la massima scrupolosità. Una
volta--te ne rammenti?--il mio desiderio piú ansioso, il mio piú
impellente bisogno era di trovare l'onestà nel sesso femminile. Mi
affannavo a cercarla. Mai vistane neppure la coda! Me ne affliggevo! Me
ne disperavo! Che strazio! Che sventura! Che tragedia!... Io non la
trovavo o perché non è mai attecchita tra le discendenti di Eva o perché
non l'avevo mai conosciuta e, naturalmente, non potevo identificarla. Ma
tutto questo è stato da me spazzato via insieme con i peli che mi
deturpavano il volto. La mia esistenza è diventata esclusivamente
fisica. «Mi tocco, dunque esisto!» E crepi Cartesio! Cerco quello che
conosco, quello che so identificare, quello che è visibile e palpabile,
quello che non è punto arduo trovare. (-Animandosi-) E me la godo! Me la
godo a meraviglia! Tu, per guarirmi, t'incocciavi a nudrire, attraverso
l'organismo, il mio spirito. Ignorante! Dovevi, al contrario, avere
l'abilità di ucciderlo. Io l'ho ucciso! (-Si frega le mani, ridendo-) Eh
eh eh eh!....
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