Non fare ad altri...
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME PRIMO
*NON FARE AD ALTRI...* -- LUI LEI LUI --
UN’AVVENTURA DI VIAGGIO -- UNA DONNA --
LE DISILLUSE -- DOPO IL VEGLIONE
2ª EDIZIONE.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di
Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il
consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17
Settembre 1882)-.
Published in Palermo, 10th. June Privilege of Copyright in the
United States reserved under the Act approved March 3rd. 1905,
by Roberto Bracco and Remo Sandron.
Off. Tip. Sandron -- 126 -- I -- 290312.
-NOTA DELL’EDITORE.-
-(Dalla edizione precedente)-
-Compilando -- con un necessario ritardo -- il primo volume del «Teatro»
di- Roberto Bracco, -ho voluto raccogliere, oltre le sue prime commedie
in un atto e il dramma- «Una donna», -anche qualche curioso saggio della
sua più spicciola e più leggera produzione scenica che andava fino alla
fiaba con «couplets» alla francese e fino allo «scherzo comico» per
«cafè-chantant». Mi è parso opportuno dare a questo primo volume la
impronta fedele di quella varietà saltuaria con cui Roberto Bracco, tra
una corrispondenza amena destinata al- «Capitan Fracassa» -e una
canzoncina destinata alla festa di Piedigrotta, tra una novelletta e un
articolo critico, inavvedutamente, cominciava ad esercitare le sue
facoltà di commediografo. Erano prove involontarie, pigre e rade, non
determinate che da circostanze occasionali.-
-Alla ribalta esordì, infatti, scrivendo la breve commedia buffa- «Non
fare ad altri...» -per soddisfare la insistente richiesta di Ermete
Novelli, già in rinomanza di attor comico. Aveva pubblicate, dopo il
volume delle- Frottole di baby, -alcune novelle dialogate, chiamandole
«novelle in un atto» e ne dovette rifare due per la scena:- «Lui Lei
Lui» -e- «Un’avventura di viaggio», -perchè Arturo Garzes volle
rappresentare la prima, Pia Marchi la seconda. E i quattro atti di- «Una
donna» -sarebbero rimasti -- com’è noto -- seppelliti nella sua scrivania,
se un suo amico intimo, Valentino Gervasi, non li avesse rivelati alla
gentile precocità artistica di Tina di Lorenzo, appena diciottenne. I
fogli del manoscritto uscirono quasi ingialliti dal nascondiglio dove
avevano dormito per quattro o cinque anni. L’autore li rinverdì mutando
qualche cosa, e li consegnò al suggeritore.-
-Queste poche notizie, e qualche altra che i lettori troveranno più
avanti, mi sono sembrate necessarie a completare la fisonomia di questo
primo volume del «Teatro» di- Roberto Bracco.
-Intanto, mi compiaccio di annunziare la ristampa dei volumi già
pubblicati: anche di quelli che sono ora alla seconda edizione. Sarà una
ristampa che l’Autore curerà personalmente, sicchè alcune inesattezze
del testo spariranno. Di qualche lavoro, come per esempio, del dramma-
«Maternità», -qualche pagina sarà addirittura mutata, perchè il testo
delle precedenti edizioni non è sempre identico a quello che l’Autore
preferisce per le rappresentazioni.-
Maggio, 1909.
REMO SANDRON.
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NON FARE AD ALTRI....
-Commedia in un atto-
rappresentata per la prima volta al -Sannazaro- di -Napoli- da -Ermete
Novelli-, la sera del -22 dicembre 1886-.
PERSONAGGI:
-Il Commissario di polizia.-
-Il Brigadiere Malomone.-
-La guardia Fasanisi.-
-Oscar Gentiletti.-
-La signora Betta.-
La scena è in una piccola città di provincia.
N. B. Quando questa farsa fu scritta, il -Commissario di Polizia- si
chiamava -Ispettore-. Ma nel testo della farsa qui riprodotto, essendo
quello ancora talvolta recitato da qualche attor comico, è adottato
l’attuale titolo di -Commissario-.
ATTO UNICO.
-Il gabinetto del- -Commissario di Polizia-: -- -scrivania, scaffali,
seggiole-, ecc.
SCENA I.
IL COMMISSARIO, IL BRIGADIERE, LA GUARDIA.
-(Il Commissario è seduto presso la sua scrivania con aria grave e
autorevole. Ritti, innanzi a lui, stanno il brigadiere Malomone, che è
molto grasso, fornito di foltissimi mustacchi, di foltissime
sopracciglie, di occhi truci, e la guardia Fasanisi, che è un omino
magro, sottilissimo.)-
-Il Commissario-
-(ai due)- Continuate, dunque, continuate.
-Il Brigadiere-
Erano circa le undici, quando io attraversavo per caso quella via...
-Il Commissario-
Questo particolare me lo avete già favorito parecchie volte.
-Il Brigadiere-
E mi trovavo a una quarantina di passi dal luogo del disastro.
-Il Commissario-
Quale disastro?
-Il Brigadiere-
La caduta dell’uomo dall’alto del muricciolo.
-Il Commissario-
Voi accorreste al tonfo...
-Il Brigadiere-
Al tonfo?... -(Riflette)- Al tonfo?... Non lo so.
-Il Commissario-
Ma che cosa non sapete?
-Il Brigadiere-
-(con stupida importanza)- Non so se fu proprio un... tonfo.
-Il Commissario-
Non sentiste cadere l’uomo?
-Il Brigadiere-
Feci di più, signor Commissario: sentii e vidi: ma, quanto al tonfo, in
coscienza, non posso dire nulla di esatto.
-Il Commissario-
Bestia!
-Il Brigadiere-
Proprio così. «Siete una bestia!»... dissi io alla guardia Fasanisi,
perchè non s’era trovata puntualmente un poco prima al posto dove l’uomo
doveva cadere. Un buon piantone certe cose le prevede; e Fasanisi, ieri
sera, era precisamente lui di piantone alla strada che rasenta il
giardino appartenente alla Signoria Vostra.
-Il Commissario-
Ed egli accorse con voi, che..., come mi avete fatto sapere,
attraversavate...
-Il Brigadiere- -e- -Il Commissario-
-(insieme)-... per caso quella via.
-La Guardia-
Io accorsi prima di lui.
-Il Commissario-
Andate avanti, Malomone!
-Il Brigadiere-
Sì, signor Commissario: avanti, sempre!
-Il Commissario-
Che pensaste quando vedeste quell’uomo precipitato giù dal muro che
separa la strada dal giardino di casa mia?
-Il Brigadiere-
Io subito pensai: quest’uomo... è un uomo precipitato giù dal muro che
separa la strada dal giardino del signor Commissario di polizia.
-Il Commissario-
Evidentemente, egli, dal giardino, voleva uscire di nascosto...
-Il Brigadiere-
Ed io, senza perdere tempo, gli domandai: perchè volevate uscire di
nascosto dal giardino del signor Commissario di polizia?
-Il Commissario-
L’uomo s’imbarazzò?
-Il Brigadiere-
-(riflette)- Non lo so... perchè era ancora disteso a terra.
-Il Commissario-
E che rispose?
-Il Brigadiere-
Rispose: -(riflette)- «Ho un fianco rotto.» Allora io gli dissi: «voi
siete un ladro.» Allora egli mi disse: «sì, sono un ladro.» Allora io
gli dissi: «voi siete in arresto.» Allora egli mi disse: «sì, sono in
arresto.»
-Il Commissario-
Non oppose resistenza?
-Il Brigadiere-
Signor Commissario, si lasciò arrestare come un galantuomo. Io e
Fasanisi, gentilmente, lo afferrammo per il collo e lo andammo a
depositare in prigione.
-Il Commissario-
Cammin facendo, che aspetto ebbe?
-Il Brigadiere-
-(riflette)- Signor Commissario, nessun aspetto!
-Il Commissario-
Dio buono, voglio dire: che contegno serbò?
-Il Brigadiere-
Ah! il contegno non lo so.
-Il Commissario-
-(canzonando)- Perchè forse era ancora disteso a terra?
-Il Brigadiere-
No. Cammin facendo, non era più disteso a terra. Era...
-Il Commissario-
In piedi?
-Il Brigadiere-
Nemmeno. Era... zoppicante.
-Il Commissario-
-(alla guardia)- E voi, Fasanisi, avete altro da aggiungere?
-La Guardia-
Sì, signor Commissario.
-Il Commissario-
Aggiungete!
-La Guardia-
-(a voce alta)- Io accorsi prima di lui.
-Il Brigadiere-
Non è vero!
-La Guardia-
-(alzando viepiù la voce)- Io accorsi prima di lui...
-Il Commissario-
Basta così, Fasanisi! Il brigadiere ha ragione, perchè è vostro
superiore. E questo è tutto ciò che avevate da aggiungere?
-La Guardia-
Questo. -(Continua a dire per conto suo, borbottando:)- Io accorsi prima
di lui... Io accorsi prima di lui...
-Il Commissario-
Ora è necessario -(scrivendo in fretta un biglietto)- ch’io sappia che
cosa è riuscito a rubarmi quel farabutto. Fasanisi, questo biglietto a
casa mia. -(Glielo consegna.)- Subito!
-La Guardia-
-(va via borbottando ancora:)- Io accorsi prima di lui...
-Il Commissario-
Eh, perbacco! Un ladro che va a rubare in casa del Commissario di
polizia deve essere un bel cretino! Che ne dite, Malomone?
-Il Brigadiere-
Ecco, signor Commissario. Una volta mi avvenne un fatto simile. Un
mariuolo, senza curarsi ch’io ero un brigadiere di polizia, mi rubò il
fazzoletto dalla saccoccia.
-Il Commissario-
Oh! imbecille!
-Il Brigadiere-
Chi?
-Il Commissario-
Voi!
-Il Brigadiere-
-(piantandosi da bravo militare)- Precisamente! L’imbecille è sempre il
derubato!
-Il Commissario-
-(seccato)- Malomone, introducete l’arrestato. -(Il brigadiere esce.)- E
adesso facciamo la conoscenza di quest’altro bell’arnese! -(Pensando e
ricordandosi)- Sicuro! Alle undici pomeridiane, io entro in casa... È
evidente: il ladro teme di essere sorpreso, si dà alla fuga, e
patapuffete! giù dal muricciolo. Si lascia arrestare perchè... ha un
fianco rotto, e, cammin facendo, serba, come assicura Malomone, un
contegno... zoppicante. Tutto mi è completamente chiaro, e con me non
c’è troppo da scherzare...
SCENA II.
IL COMMISSARIO, IL BRIGADIERE -e- OSCAR.
-Il Brigadiere-
-(entra, tirando pel braccio Oscar Gentiletti, che è un bel giovine
sulla trentina, elegantemente vestito.)- Ecco il malfattore!
-Oscar-
Eh! non c’è bisogno di trascinarmi così...
-Il Commissario-
-(a Oscar, in tono burbero e dignitoso)- Avanzatevi!
-Oscar-
-(lievemente zoppicando, si avanza e s’inchina cortesemente)- Servo suo,
cavaliere.
-Il Commissario-
-(con orgogliosa compiacenza)- Ma come fate a sapere che sono cavaliere?
-Oscar-
Le si legge in fronte.
-Il Commissario-
Grazie! -(Dopo averlo guardato attentamente da capo a piedi, chiama a sè
il brigadiere:)- Malomone, venite qua. -(Il brigadiere gli si accosta.)-
Sentite, -(Sottovoce, all’orecchio)- Siete certo d’avermi introdotto
l’individuo che arrestaste iersera?
-Il Brigadiere-
Vostra Signoria mi crederebbe capace d’introdurle un individuo per un
altro?
-Il Commissario-
No, ma gli è che quegli abiti... quel volto... quel... quel...
-Il Brigadiere-
Gli si vede subito il delinquente, signor Commissario.
-Il Commissario-
Credete che gli si veda subito? Quand’è così, -(disponendosi a
scrivere)- procediamo all’interrogatorio. -(A Oscar, bruscamente)- Ehi!
dico, il vostro nome?
-Oscar-
Oscar Gentiletti.
-Il Commissario-
Età?
-Oscar-
Trent’anni.
-Il Commissario-
-(piano, al brigadiere)- Malomone, trent’anni! Non li dimostra.
-Il Brigadiere-
-(con profonda convinzione e sicurezza)- Ma li ha!
-Il Commissario-
-(a Oscar)- Domicilio?
-Oscar-
Strada San Petronio, numero sette, primo piano, porta a destra.
-Il Commissario-
Professione?
-Oscar-
-(subitamente)- Ladro.
-Il Commissario-
-(annotando, tra sè)- Evviva la franchezza! -(Con disgusto)- Sicchè, voi
avete dedicata la vostra vita...?
-Oscar-
A rubare.
-Il Commissario-
-(violentemente)- Vergogna!
-Oscar-
-(con delicatezza insinuante)- Scusi, cavaliere, abbia la cortesia di
astenersi da qualunque commento o rimbrotto. Veda, è questione di
vocazione: lei fa il Commissario di polizia, io faccio il ladro. E in
questo momento, ne sono tanto più lieto, inquantochè, essendo ladro, io
ho il piacere di poterle dedicare la mia servitù.
-Il Commissario-
-(imbarazzandosi)- Oh!... troppo buono... Accomodatevi... si accomodi...
prego... segga... deponga... il cappello.
-Oscar-
-(sedendo e posando il cappello)- Per accontentarla...
-Il Commissario-
Dunque..., signor ladro..., voi confessate... lei confessa che ieri sera
s’intromise nel giardino di casa mia per...
-Oscar-
-(premuroso)- Per commettere un furto.
-Il Commissario-
Ma...
-Oscar-
-(con risentimento)- Metterebbe ella in dubbio la mia parola?
-Il Commissario-
Oh no!, tutt’altro! Le pare! Ma..., ed ecco ciò che stavo per dire,...
come va, egregio signor ladro, come va che le saltò il ticchio di
commettere un furto proprio in mia casa, -- in casa del Commissario di
polizia?
-Oscar-
Le dirò... I pubblici funzionarii sono la mia specialità.
-Il Commissario-
Ah! me ne compiaccio. E..., perdoni, veh, se l’importuno con tante
domande, ma, sa, se io non domandassi, lei non mi risponderebbe...
Dunque, dicevo: come fece per intromettersi nel giardino?
-Oscar-
In un modo semplicissimo: sfuggendo alla vigilanza d’una guardia... che
dormiva, e scavalcando il muro dove questo è molto basso.
-Il Commissario-
-(al brigadiere)- Malomone, sentite, eh?
-Il Brigadiere-
Sento, signor Commissario.
-Il Commissario-
La guardia dormiva.
-Il Brigadiere-
Signor Commissario, quella guardia che dormiva era la guardia Fasanisi.
Potevano essere circa le undici quando io attraversavo....
-Il Commissario e Il Brigadiere-
-(insieme)-... per caso quella via.
-Il Commissario-
Lo so. Tacete, ora. -(A Oscar)- E... se non sono troppo indiscreto...,
dica: perchè, poi, nella fuga, ella andò a scavalcare il muro dove esso
è più alto?
-Oscar-
Capirà: non avevo mica l’intenzione di capitombolare, io. Ma gli è che
non ero pratico del giardino. Era quella la prima volta che ci mettevo
il piede, e, nel buio, correndo, sbagliai la strada.
-(Involontariamente)- Un’altra volta, starò più attento... Pardon...
dico per dire....
-Il Commissario-
-(alzandosi e avvicinandosi a Oscar)- E se dice per fare, s’inganna a
partito, perchè, sa, con tutto il rispetto dovuto a un ladro per bene
come lei, la giustizia provvederà.
-Oscar-
Torniamo a bomba, cavaliere. Su questo, siamo d’accordo. Io m’intromisi
nel suo giardino per commettere un furto.
-Il Commissario-
Benone! -(Con furberia ed intimità, sedendogli accanto)- Dal giardino,
ella passò nel salottino di casa mia....
-Oscar-
Appunto: in quel grazioso salottino turco... con quei ventaglioni...
quei tappeti... quelle anfore... quel microscopico scrignetto di
madreperla....
-Il Commissario-
Sì, lo scrignetto è carino. L’ho comperato all’Esposizione di Parigi, e
ci tengo!
-Oscar-
Ha ragione!... E quei -biscuits- civettuoli!... E quei gingilli!... Oh!
un salottino delizioso!
-Il Commissario-
Pih! non c’è malaccio; ma, per ora, sa, è abbozzato. Bisogna che io
faccia ancora delle spese.... E se lei mi onorerà... -(correggendosi e
impacciandosi)- Cioè... no: se lei... mi ruberà... cioè....
-Oscar-
-(vivamente)- Io ho già rubato, cavaliere! Ho già rubato!
-Il Commissario-
Dunque, reo confesso?
-Oscar-
Nè più, nè meno.
-Il Commissario-
-(dopo aver ammiccato al brigadiere)- Tanto meglio! Ci dica, ora, che
cosa ha rubato. I danari contenuti nello scrigno?
-Oscar-
No!
-Il Commissario-
I ninnoli d’argento?
-Oscar-
No!
-Il Commissario-
Gli oggetti d’avorio?
-Oscar-
No!
-Il Commissario-
Il tamtam giapponese?
-Oscar-
No!
-Il Commissario-
I ventagli? le anfore? i tappeti? le seggiole? i muri?
-Oscar-
No! No!
-Il Commissario-
-(infuriato)- Ma allora che diavolo ha rubato, lei?
-Oscar-
Già! Che diavolo ho rubato, io?
-Il Commissario-
Probabilmente, ella tentò di rubare, ma non potette consumare il furto.
-Oscar-
Che ho da dirle...?
-Il Commissario-
-(in tono confidenziale)- E sa lei perchè non riescì a consumarlo?
-Oscar-
No....
-Il Commissario-
Lei non riescì a consumarlo, perchè verso le undici....
-Il Brigadiere-
... io attraversavo per caso quella via....
-Il Commissario-
Zitto, Malomone! Non è questa la ragione. -(A Oscar)- Lei non riescì a
consumare il furto perchè verso le undici sentì un rumore.
-Oscar-
-(di scatto)- Verissimo!
-Il Commissario-
Ebbene, -(con alterigia)- quel rumore... ero io!
-Oscar-
Ahimè, cavaliere, le giuro sul mio onore che ella giunse a tempo!
-Il Commissario-
Sicchè, lei ritira la confessione?
-Oscar-
La ritiro!
-Il Commissario-
-(tutto tronfio, ritornando alla scrivania)- E adesso, Malomone,
facciamo il nostro dovere e procediamo alla regolare perquisizione
dell’arrestato.
-Oscar-
Ma sono già stato perquisito ieri sera.
-Il Commissario-
Malomone, trovaste armi bianche?
-Il Brigadiere-
No, signor Commissario.
-Il Commissario-
Armi da fuoco?
-Il Brigadiere-
Da fuoco, soltanto una scatola di fiammiferi.
-Il Commissario-
Frugaste nelle saccocce? Sequestraste oggetti, carte, grimaldelli?
-Il Brigadiere-
Non sequestrai, signor Commissario, perchè non frugai.
-Il Commissario-
Cosicchè, è necessaria una seconda e minuta perquisizione.
-Il Brigadiere-
-(s’avvicina a Oscar.)-
-Oscar-
-(in orgasmo)- Le assicuro, cavaliere, che se avessi qualche cosa da
esibire alla giustizia, mi farei un pregio di offrirla a lei. Ma è
inutile fare una perquisizione quando non c’è nulla da trovare...
-Il Commissario-
-(con sussiego)- Le perquisizioni si fanno quasi sempre allo scopo di
non trovare niente! Malomone, perquisite.
-Il Brigadiere-
-(mette le mani addosso a Oscar.)-
-Oscar-
-(ribellandosi)- Ah! questo poi no! -(cerca di svincolarsi.)-
-Il Commissario-
-(con austerità e calore)- Signor ladro, lasciate che l’autorità
competente eserciti pienamente il suo potere sulla vostra persona!
-Oscar-
-(convellendosi)- Ma mi fa il solletico!
-Il Brigadiere-
-(cacciandogli le mani nelle saccocce e palpandolo dappertutto)- Taci,
furfante!
-Oscar-
Ah ah ah... mi fa il solletico....
-Il Brigadiere-
-(cavando fuori gli oggetti a uno a uno)- Signor Commissario, un
orologio -(con solennità)- à remontoir. Catena... idem! La scatola di
fiammiferi... suddetta! Un portasigari... senza sigari! Un fazzoletto
-(annusandolo)- profumato, molto profumato... -(Porge tutto al
Commissario.)-
-Il Commissario-
-(annusando anche lui il fazzoletto)- Opoponax!
-Il Brigadiere-
-(spalancando gli occhi come per una allarmante scoperta)- Perdio!
-(Indi, continua a frugare.)-
-Oscar-
Basta, ora! Basta!
-Il Brigadiere-
Taci, furfante! -(palpa ancora)-... E questo è un portafogli... gravido
anzi che no! -(Lo consegna al Commissario.)-
-Oscar-
-(pallidissimo)- È fatta!
-Il Commissario-
Non c’è altro?
-Il Brigadiere-
Non c’è altro.
-Il Commissario-
-(con grande gravità)- Esaminiamo i reperti. -(Osserva l’orologio, la
catena, la scatola, il fazzoletto, il portasigari, e borbotta:)-
Orologio à remontoir, -- catena... idem, -- eccetera... eccetera...
-(Quindi, apre il portafogli e ne guarda il contenuto, mentre Oscar,
affisandolo, allibisce e, senza fiatare, aspetta. -- A un tratto, il
Commissario, cavando una fotografia da una busta, spalanca gli occhi, e,
con un gesto di raccapriccio, esclama tra sè:)- Il ritratto di mia
moglie!
-Il Brigadiere-
-(notando l’emozione)- Il signor Commissario ha forse trovato...?
-Il Commissario-
-(furibondo)- Un corno!
-Il Brigadiere-
Del signor Commissario?
-Il Commissario-
-(padroneggiandosi)- Ritiratevi, voi!
-Il Brigadiere-
-(andandosene)- Sarà un oggetto di grande valore. -(via)-.
SCENA III.
IL COMMISSARIO -e- OSCAR.
-Oscar-
-(resta immobile, con gli sguardi fissi a terra.)-
-Il Commissario-
-(abbandona la testa fra le mani, e, dopo una lunga pausa, si risolve,
dignitosamente e autorevolmente, a parlare.)- Questo, o signore, è il
ritratto di mia moglie.
-Oscar-
No!
-Il Commissario-
Come «no»? Non mi verrete voi a insegnare la faccia di mia moglie!
-Oscar-
Ebbene, ne convengo: questo è... presso a poco... il ritratto di sua
moglie. Ma... l’ho rubato. Glie l’avevo detto io. Cavaliere, la prego di
credere che io sono un ladro.
-Il Commissario-
Oh! finiamola! C’è la dedica che vi smentisce. -(legge:)- «Al mio Oscar
-- Betta». E poi, più sotto: «Ore dieci e mezzo, 25 ottobre 1883»: la
data di ieri. -(Continuando a leggere:)- «Prologo del nostro amore». --
Orrore!... -(si mette le mani nei capelli.)-
-Oscar-
Via, cavaliere, non si disperi così! Che cos’è, poi, un prologhetto?!
-Il Commissario-
-(con solennità)- Come vedete, o signore, voi non siete più un ladro;
-(con disprezzo)- voi siete semplicemente un uomo come un altro!
-Oscar-
-(desolato)- Sventurato me!
-Il Commissario-
Ed io non sono più il Commissario di polizia: no! -(Con pari disprezzo)-
io sono un marito... come tanti altri! -(Pausa.)- Prendete i vostri
oggetti, signore. -(Glieli rende.)- Questo ritratto mi basterà per fare
arrossire quella donna! -(Lo rimette nella busta, e lo caccia in una
tasca interna del soprabito.)- Sarò inesorabile!
-Oscar-
Cavaliere, lei mi è testimonio che io ho fatto tutto il possibile per
salvarla. Le raccomando: glielo dica; mi giustifichi lei; non mi faccia
fare una cattiva figura!
-Il Commissario-
-(con gentilezza)- Oh! non dubiti! Lei si è regolato benissimo: da
perfetto gentiluomo.
-Oscar-
Grazie, cavaliere!
SCENA IV.
IL COMMISSARIO, OSCAR, BETTA -e- LA GUARDIA.
-La Guardia-
-(di dentro)- È permesso?
-Il Commissario-
Entrate.
-La Guardia-
-(fermandosi sulla soglia)- Signor Commissario, ho consegnato il
biglietto alla sua signora. Ella è qui!
-Oscar-
Lei!
-Il Commissario-
Giunge a proposito. Dite che favorisca.
-La Guardia-
-(va via.)-
-Betta-
-(entra disinvolta)- Son venuta io stessa a... -(Sorpresa e sconcertata,
tra sè)- Oscar!... -(Al commissario, sforzandosi di nascondere
l’impressione ricevuta)- Son venuta io stessa a....
-Il Commissario-
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