Non è una volgarità prevedere il fascino che può esercitare l'ardore d'un folle innamoramento giovanile. NANETTA Su me?! CORRADO Su voi come su ogni donna che non sia fatta di marmo! -(Breve pausa.)- NANETTA Il più triste e il più bizzarro in tutto questo è che voi siete profondamente geloso: geloso per me, voi, voi, che mi avete impedito di essere -vostra- fino alla morte! CORRADO Non sono geloso, Nanetta, e intendo che se lo fossi avreste il diritto di sorriderne. NANETTA A che negare?... Siete geloso di quel ragazzo come lui è geloso di voi. CORRADO Non è gelosia! Non è gelosia!... -(Rabbrividendo, rodendosi e smarrendo la consapevolezza di ciò che dice)- O, se non altro, non è quella gelosia egoistica e miserrima che voi mi attribuite. È una sevizia orribilmente complicata da cui neppure il più nobile sforzo di altruismo potrebbe liberarmi. È l'ossessione della mostruosità che ci minaccia tutti e tre. NANETTA -(energica)- Da nessuna mostruosità siamo, comunque, minacciati. CORRADO Voi non comprendete! E non dovete comprendere, voi! NANETTA -(rompendo i freni che si era imposti)- Sventuratamente, conosco il vostro segreto.... CORRADO -(sgranando le pupille)- Conoscete il mio segreto?! NANETTA Mille circostanze me l'hanno rivelato, e ne avrei scorta in voi stesso, oggi, la conferma se ancora avessi avuto qualche dubbio. Tutte le più tristi realtà fioriscono, facili, sul mio cammino! CORRADO -(la guarda con dolorosa deplorazione. Poi, abbassa la fronte.)- NANETTA -(in un sogghigno che vale una bestemmia)- Ed ecco, ecco l'ultima tappa trionfale della mia brillante carriera di donna amata! Respinta dall'uomo in cui ho saputo così inutilmente suscitare il più grande amore della sua vita, trovo in agguato l'amore d'un fanciullo... che è suo figlio! CORRADO -(sùbito)- Voi già lo presentite, Nanetta, nel vostro animo indifeso, nel vostro sangue commosso, l'assalto di questa giovinezza armata della sua vergine passione.... NANETTA Nel mio animo e nel mio sangue non c'è che l'offesa della mia sorte vigliacca, non c'è che il bisogno frenetico di ribellarmi ad essa come a una tirannia schiacciante! Essere presa da vostro figlio, no! no!... Per un'altra donna sarebbe forse un rifugio o una vendetta: per me sarebbe una umiliazione, tanto più bassa quanto più credessi probabile la sconfitta del mio cuore e dei miei sensi. E fossi pure insidiata come dal potere di un filtro irresistibile, vi giuro, Corrado, vi giuro che saprei.... CORRADO -(interrompendola con la parola e col gesto)- Tacete, Nanetta! Non fate questo giuramento! O, almeno, non fatelo a me!... Io non posso accettarlo. Non mi spetta. Lasciate ch'io resti nel martirio che ho saputo prepararmi e meritare. -(Parla sottovoce, preso da uno strano tremito interiore, stranissimo in lui.)- Ciò che accade è la degna punizione d'un uomo che non ha il diritto di gettare le braccia al collo di suo figlio... e di chiamarlo figlio. -(In un rigurgito di rimorsi e di tenerezza inane, il suo pensiero s'indugia.)- Del resto, noi ci siamo già separati per sempre questa notte, e oggi... voi dovete già considerarmi... come un assente,... come una persona... lontana... -(Ha davvero la sensazione che gl'incomba d'essere un assente. -- Si leva in silenzio. Prende il cappello. -- Gli sfugge un singhiozzo. Con passo lento e malfermo va sino alla soglia in fondo.)- NANETTA -(senza voltarsi, lo sogguarda, scrollando il capo, compassionevolmente.)- CORRADO -(si appoggia un istante con un braccio allo stipite. Indi si fa forza, e sparisce.)- NANETTA -(appena uscito Corrado, ha un momento d'intensa e agitata riflessione. Indi, cede all'impeto di affrettare la soluzione liberatrice. Alla porta di sinistra, chiama urgentemente:)- Enrico! Enrico!... -(E più forte ancora:)- Enrico, vieni qua! Subito! SCENA QUINTA. ENRICO -(entra guardingo, quasi pavido.)- Il signor Corrado è andato via? NANETTA Sì, è andato via, è partito. Siamo soli e dobbiamo parlare. ENRICO Di che, Nanetta? Bada che di quella faccenda non voglio parlare mai più. NANETTA Ma voglio ancora parlarne io, Enrico, e voglio, soprattutto, che tu ne parli ancora con me. -(Severissima.)- Siedi. ENRICO -(preso dal panico)- Ti prego...: sii buona, sii condiscendente. Non obbligarmi a tornare su ciò che è accaduto. NANETTA -(puntandogli lo sguardo in faccia)- Hai paura di ritornarci? ENRICO Che c'entra la paura? -(Evitando lo sguardo di lei)- Avrei desiderato che tu mi risparmiassi una molestia inutile. Sai bene che ti ho creduta e che ti crederò sempre; sai bene che mi hai fatto riconoscere il mio torto, che mi hai fatto pentire d'aver trasceso. Che potrei dirti che tu già non sappia? Il voler ricominciare da capo con un colloquio solenne è una ingenerosità da parte tua. -(Siede malvolentieri.)- NANETTA Io non mi preoccupo del torto che hai avuto, nè ti ho chiamato per ascoltare il tuo formale attestato di stima o la tua formale dichiarazione di pentimento. Si tratta di tutt'altro, perchè è tutt'altro quel che a me preme. -(Gli siede vicino e di fronte.)- A me preme che tu guardi in te stesso, coraggiosamente, come si guarda in un nascondiglio dove si sia potuto appiattare il più pericoloso dei nemici. A me preme che tu ti sforzi di riconoscere la causa inconfessata del tuo inasprimento implacabile e della tua profonda sofferenza. Era una sofferenza che non aveva nulla di comune con lo sdegno di un cugino, fosse pure intransigente, per un suo lusso personale di austerità, come solo a un vero fratello spetterebbe di essere. Che cos'era, dunque, quella sofferenza? Che cos'era? Cerca, cerca la verità tra le più intime dissimulazioni del tuo animo, e dilla a voce alta. Dilla! Che cos'era quella sofferenza? ENRICO ... Era uno stato di sovraeccitazione, ne convengo. NANETTA -(esortandolo vivamente)- La verità devi cercare! ENRICO Era il parossismo d'un insensato, d'un allucinato... NANETTA -(martellandogli le sillabe all'orecchio con un accento sommesso e vibrato)- Era gelosia! ENRICO -(diventando, d'un tratto, rosso dal mento alla fronte)- No, Nanetta... NANETTA -(più austera)- Era gelosia! ENRICO -(sudando freddo, tenta di schermirsi. Ha il fiato corto, le pupille offuscate.)- Del resto... tu proferisci questa parola come se fosse la qualifica d'un delitto; ma... a me non pare così straordinario che, in un certo senso, l'affetto fraterno arrivi alla gelosia... NANETTA -(prorompendo desolata)- Non è fraterno, no, non è fraterno l'affetto che tu nutri per me! ENRICO Perchè non è fraterno, Nanetta? NANETTA Perchè soltanto un innamorato prova gli spasimi che tu hai provati poco fa! Tu mi ami, capisci?! Mi ami! E io, che potrei farti veramente da madre, non posso non sentirmi bruciare la bocca dicendo che -tu mi ami-. -(Con un'istantanea veemenza di rabbia)- Ah, come maledico d'aver messo il piede in questa casa! ENRICO -(umiliato, umiliandosi)- Sei spietata nella tua irritazione. Mi avvilisci troppo! Ti adiri troppo!... E fai così, lo so,... perchè ai tuoi occhi sono un ragazzo. Ma ho forse osato chiederti di ricambiare il mio sentimento? No. Anzi, te lo avevo nascosto. Non puoi negare che te lo avevo nascosto. E se le imprudenze dei miei nervi non te lo avessero lasciato indovinare, io avrei continuato a celartelo. Ti supplico di non dubitarne. Me lo sarei chiuso nel cuore, e avrei aspettato, avrei saputo pazientemente aspettare. NANETTA -(sbalordita)- Che cosa avresti saputo aspettare?! ENRICO -(con reticenza)- ... Di non sembrarti più un ragazzo. NANETTA E poi?... E poi?... ENRICO E poi... un giorno... se tu fossi stata ancora libera, completamente libera,... ti avrei offerto la mia devozione, la mia fedeltà, il mio nome... NANETTA -(con una irruenza irosa e pur compassionevole)- Parli come quegli alienati che aggrovigliano nel loro cervello sconvolto il passato il presente e l'avvenire, e non distinguono più l'uno dall'altro. Non pensi, non pensi che, quando tu non mi sembrerai più un ragazzo, io non ti sembrerò più una donna? ENRICO -(animandosi)- Questo, puoi pensarlo tu, perchè ignori ciò che tu sei per me. NANETTA Ma non ignoro ciò che tra breve sarò per tutti. ENRICO Chi sa come ti calunni con la tua immaginazione! NANETTA Una larva, una larva: la misera larva di questa Nanetta che sono ora! ENRICO -(trasfigurandosi, illuminandosi nell'animazione crescente)- Per me, tu sarai sempre colei che, col suo apparire, mi ha trasfusa la vita, la vita dello spirito e del corpo, la vita che mi spettava, una vita di creatura sana, consciente, sinceramente sensibile, sinceramente umana. Che ne sarebbe stato della mia esistenza se io non ti avessi conosciuta? Io sarei rimasto a vivere come in una specie d'astuccio di ferro, con gl'istinti ritorti o repressi. Non è forse vero, di', non è forse vero che non somiglio più in nulla a quell'inetto dall'anima rachitica che hai incontrato, in questa medesima stanza, quando giungesti quassù, all'improvviso, pochi mesi or sono? Ho un'altra anima, ho un altro respiro, ho un altro sangue, ho un altro volto, ho un'altra voce... E sei tu, sei tu che mi hai fatto come ora mi vedi, come ora mi ascolti!... NANETTA -(ascoltandolo con intensità, dissimula l'intima commozione.)- ENRICO -(sempre più fervido)- Tu diventerai meno bella, diventerai meno graziosa, e poi, sì, invecchierai fatalmente prima di me; ma non per questo, Nanetta, non per questo io potrò cessare di sentirmi cosa tua, tua, tutta tua, animata da te, creata da te!... NANETTA -(impedendogli di continuare, si leva, imperiosamente e angosciosamente)- No, Enrico! Non dev'essere così, non sarà così! La mia volontà è più prepotente della tua ostinazione, e saprà vincerla. Non sarà così! Nessun legame tra noi due! Nessuna promessa d'amore! Nessuna speranza d'amore!... Mai! Mai! ENRICO Tu non hai il diritto di proibirmi perfino la speranza. E, d'altronde, perchè non dovrei sperare dal momento che non ci sono degli ostacoli insormontabili? -(Si alza, le va vicino.)- Tu non mi ami oggi, non mi amerai domani, non mi potrai amare finchè qualche reminiscenza ti condurrà la fantasia verso colui che hai troppo amato; ma il tempo, oh, il tempo sarà il mio complice buono, sarà il mio protettore... NANETTA -(combattendo contro la propria commozione)- Dio, che tortura! ENRICO Io sono convinto che, a poco a poco, tu ti persuaderai che io ti voglio tutto quel grande bene che certamente ti pareva di meritare prima che cadessero le tue illusioni... NANETTA Che tortura! ENRICO Io sono convinto, Nanetta, che ti amerò tanto e con tanta fede e con tanta umiltà che in questa umiltà e in questa fede tu dovrai, finalmente, un giorno sentire il desiderio di riposarti. NANETTA -(quasi diffidando di sè, invasata dall'urgenza di farlo desistere e agitata da un pietoso pianto interiore, convulsamente ribadisce:)- Non deve essere così, ti ripeto! E se anche tu m'inchiodi alla croce, io continuerò a gridare: non dev'essere così!... non dev'essere così! -(Si lascia cadere sul canapè, sfinita dallo sforzo di crudeltà che ha compiuto.)- ENRICO -(percosso, la guarda con un'annebbiata trepidanza)- Ma... la ragione... qual è? Qual è la ragione suprema, la ragione immutabile della tua sentenza recisa, che uccide il mio sogno, che mi ruba l'avvenire?... Se questa ragione ci è, e se veramente è più forte di tutte le ragioni mie, se è veramente tale da proibirti persino di tollerare le mie speranze, perchè me l'hai taciuta fin adesso?... perchè neppure adesso me la dici? NANETTA -(freme e non risponde.)- ENRICO Non ne hai il coraggio? -(Rumina, si martella. -- La sua trepidanza si fa più cupa e, man mano, egli si monta, si rieccita.)- L'unica ragione che potresti non avere il coraggio di dirmi sarebbe quella di esserti irreparabilmente compromessa con lui... con quell'uomo che a te sembra sacro e inviolabile, con quell'uomo che non mi si permette d'insultare... E, tuttavia, se tu fossi colpevole, visto che hai tanto bisogno di non farti voler bene da me, non sarebbe forse logico che ti affrettassi a darmi la certezza della tua colpa? Dovresti capire che questa certezza mi guarirebbe immediatamente, che questa certezza mi ti strapperebbe dal cuore per non lasciartici entrare mai più... -(Arrestando con una specie di spavento la corsa dei suoi funesti pensieri)- Ma no... Per carità!... Dove mi fai riandare con la testa?... Tu non mi hai mentito... Non mi hai mentito... Non è possibile che abbi saputo mentirmi, tu, che m'insegnasti ad avere ribrezzo della menzogna... -(S'interrompe di nuovo come se aspettasse una rassicurante conferma da lei.)- NANETTA -(nella impossibilità di trovare una parola utile, una parola opportuna, si dibatte, spasima, tenendo la faccia tra le mani.)- ENRICO -(dopo una pausa, la fissa più intensamente, e ha gli occhi di fuoco nell'interrogarla:)- Nanetta?... -(Un'altra pausa.)- Nanetta?... -(E vedendola lì, ancora immobile, ancora trincerata nel suo silenzio e con la faccia nascosta, trasalisce e perdutamente supplica:)- Nanetta?!... NANETTA -(si scopre il viso, e la sua voce ha un suono misto di ferocia e di strazio)- Non ho nulla da aggiungere a quanto hai già udito dalla mia bocca, e non sono qui per rendere conto a te della mia coscienza! ENRICO -(con uno scoppio di follia disperata)- Ma, dunque, non c'è più dubbio? È proprio vero che mi hai mentito?!... NANETTA -(implorando)- Pensa di me ciò che puoi, purchè sia la mia liberazione e la tua! ENRICO -(accecato da un furore spaventosamente brutale)- Io penso che ti sei gittata in un'avventura come un assetato si getta ad abbeverarsi a un pantano! NANETTA -(rizzandosi in piedi con l'istantaneo raccapriccio doloroso di chi abbia ricevuto una scudisciata)- Enrico! ENRICO E il mistero nel quale ti chiudi è la conferma inesorabile d'una così orrenda abbiettezza! Non t'amo più, no, non t'amo più! Ti detesto con tutto il livore che mi metti tu nelle vene. -(Dilaniato dal suo martirio)- Mi hai fatta un'anima capace d'amare, e tu stessa, tu stessa mi costringi a detestarti! -(Si sorregge a un mobile, come un ubbriaco.)- -(Un istante di sospensione.)- NANETTA -(con un supremo tormento è riescita a sopportare e a non svelarsi. -- E ora, pacatamente risoluta, come se pronunziasse la sua necessaria condanna:)- E sia! Detestami, Enrico!... -(Poi -- mutando -- con un fioco accento e con un pallido sorriso di sconfinata tristezza)- Ma... passerà anche questo: lo vedrai. Ben presto, non mi detesterai nemmeno, e l'anima capace d'amare, che io ti ho fatta,... ti resterà. -(Ricade a sedere, rassegnata.)- SCENA SESTA. CLOTILDE -(di fuori -- chiassosamente)- Nanetta! Nanetta! -(Entra, zelantissima)- Ho visto per la prima volta il signor Corrado con le lagrime agli occhi... -(Interdetta)- Che diamine vi è accaduto? Vi siete bisticciati? NANETTA Sì, zia. Ci siamo bisticciati. CLOTILDE Sia lodato il cielo! Fate sempre comunella. Almeno vi siete bisticciati una volta! -(Li osserva. Si meraviglia.)- O insomma?!... Sul serio?!... NANETTA Più di quanto tu possa immaginare. CLOTILDE -(affettuosa, vivace e scherzevole)- Ma che!... Non seccare! Finiscila! Finitela tutti e due! NANETTA T'assicuro, zia, che non c'è rimedio. E, anzi,... sarebbe imbarazzante per me e per lui... se io profittassi ancora della tua ospitalità. -(Si alza.)- CLOTILDE -(con un moto di viva sorpresa significativa)- Te ne vuoi andare -anche- tu?! All'impensata?! Proprio -oggi-?! ENRICO -(sordamente)- È naturale che se ne voglia -oggi- andare anche lei. NANETTA -(fremendo di collera raffrenata, lo fulmina con lo sguardo e con la voce)- Taci ora, tu! ENRICO -(si abbatte su una sedia, in silenzio.)- CLOTILDE Non mi pare che sia il caso di pigliarla così tragicamente, cara Nanetta: tanto più che le apparenze dànno ragione a mio figlio. Il suo torto potrebb'essere soltanto quello di darsi pena per un fatto... il quale non riguarda che te. Tu hai da un pezzo proclamata la tua emancipazione, che, alla tua età, e dopo tante disillusioni, è più che legittima. E, visto che non riesci a domare la passione che hai per quell'uomo, la tua imprudenza... è comprensibile. Per conto mio, riconosco che fai benissimo a cavar dalla vita il meglio che puoi. NANETTA -(la fronte in fiamme, le guance violacee, esplode, e le sue parole sono una valanga d'ironia facinorosa)- Sì, zia: a qualunque costo, il meglio che posso, e, sopra ogni cosa, tutte le dolcezze, tutte le gioie dell'amore, perchè sono esse appunto che meritano certamente che si faccia tacere il nostro decoro, la nostra fierezza, il nostro pudore, ogni scrupolo della nostra coscienza, ogni sentimento che non abbia le radici nel nostro egoismo! Tu m'incoraggi, non è vero?, tu m'incoraggi a sostituire, finalmente, alla malinconica speranza d'essere una moglie l'allegra realtà d'essere un'amante?! -(Scoppiando in una risata frenetica)- Ah ah ah ah!... Nessuna donna è stata mai più ridicola di me! CLOTILDE Ma frènati, Nanetta! Tu sei in uno stato d'esaltazione che mi spaventa e che m'impedisce di raccapezzarmi. NANETTA -(grida:)- Cavo dalla vita il meglio che posso, io, e perciò fuggo da tuo figlio, che, un momento fa, mi prometteva di sposarmi! CLOTILDE -(con un sobbalzo di stupore e d'allarme)- Mio figlio ti prometteva di sposarti?! NANETTA Ma sta' tranquilla: l'ho già salvato dalla sua follia. Te lo garantisco. CLOTILDE -(agitatissima)- È lui che me ne deve convincere. Sino a quando lui stesso non riuscirà a rassicurarmi, io temerò effettivamente che il suo cervello sia spacciato! NANETTA -(imperiosa)- Rassicura tua madre, Enrico! Ne hai bene il dovere. CLOTILDE -(al figlio)- A te, dunque. Parla. Dimmi quel che senti. Dimmi quel che pensi. Io ho bisogno di saperlo. NANETTA -(attende ansiosissima, presa da una perplessità complicata e contraddittoria.)- CLOTILDE -(con ferma insistenza)- Mi sono spiegata, sì o no? ENRICO -(incalzato dalla desolazione, rompe in una crisi di pianto)- Ho l'anima che mi muore, mamma! Questo solamente so dirti. CLOTILDE -(furibonda, a Nanetta)- Lo vedi se l'hai salvato!? NANETTA -(slanciandosi a soccorrerlo con un impeto infrenabile di tenera compassione)- No, no, Enrico! No! CLOTILDE -(energica e severa)- E che fai adesso?! NANETTA -(si arresta d'un colpo come sull'orlo d'un fosso. Le corre un brivido per tutto il corpo. Retrocede un poco.)- CLOTILDE -(piantandosi risoluta accanto alla porta di destra, si rivolge al figlio e, con un gesto d'imposizione, gli comanda:)- Vieni con me, tu! Quando saremo soli, saprai dirmi, senza dubbio, qualche cosa di meno rattristante. Obbedisci! ENRICO Sì, mamma. -(Si alza. Contiene i singhiozzi. Si asciuga le lacrime. E, passando, con la testa bassa, innanzi alla madre, rassegnatamente, esce.)- CLOTILDE -(sta per seguirlo.)- NANETTA -(supplichevole)- Un momento, zia! Te ne prego. CLOTILDE -(si ferma, si volta. -- Poi, quasi senza asprezza)- Che altro vuoi, Nanetta? NANETTA Nulla per me, zia. Oggi, come sempre. -(Pausa)- Chiudi quella porta. CLOTILDE -(chiude e le si accosta, lenta, in attesa)- Di' pure. NANETTA -(pianamente, con una serenità di voce che contrasta coi segni della sua fisonomia)- Non seguo il signor Corrado. Non sarò l'amante del signor Corrado. Non lo vedrò mai più. E tra me e lui il sacrificio della più austera rinunzia è stato compiuto fino all'ultimo. Nondimeno, è necessario che tuo figlio continui a credermi o a sospettarmi... una sgualdrina. Il disprezzo non tarderà troppo ad uccidere l'amore -- ed egli sarà salvo davvero. CLOTILDE -(smarrita nella commozione, nella riconoscenza)- Nanetta mia!... Come mi fai mortificare d'essere stata cattiva con te... E che grande bontà è la tua! -(L'abbraccia fortemente e la bacia.)- NANETTA Non ne ho alcun merito. -(Ogni sua parola cade come una lagrima)- È il mio destino che me la impone. -(Si distacca)- E addio!... Capirai che in questa casa non posso rimanere nè un giorno, nè un'ora di più. CLOTILDE -(ha un gesto d'adesione accorata, ma indispensabile.)- NANETTA -(guarda la porta chiusa. Dilata le pupille. Resta intenta)- E ancora piange!... Ancora piange!... CLOTILDE -(tende l'orecchio)- ... A me sembra che si sia calmato... NANETTA Tu non senti che piange? Io sì, purtroppo! -(Fa qualche passo per essere più vicina alla porta. E ascolta e ascolta. -- A poco a poco, è penetrata da quel pianto come dal fascino d'un maligno incantesimo. -- Ella è lì, nella immobilità della soggiogazione, col dorso un po' curvo, con tutti i sensi tesi verso quell'uscio, con la bocca semiaperta in una espressione di spasimo dolce. -- Indi, comincia ad affannare. Il suo petto pulsa violentemente. Il suo volto si sbianca ogni istante di più.)- CLOTILDE -(che non ha cessato di osservarla, a un tratto, impressionata, le va alle spalle e la chiama, appena:)- Nanetta!... NANETTA -(come in un brusco risveglio)- Zia! CLOTILDE Che hai?! NANETTA -(trasognata, perduta)- Non so... Quel pianto insistente, che mi chiama, che mi chiama,... è terribile per me!... Sono... una debole donna... Tanto debole!... -(Piange anche lei. -- Si sente mancare)- Aiutami tu ad andar via... Aiutami tu!... -(Si abbandona tra le braccia pronte di Clotilde.)- CLOTILDE -(la sostiene, la stringe)-.... SIPARIO. EPILOGO. -Il salotto d'un appartamentino di lusso in un grande albergo. Architettura ed eleganza modernissime. Poca tappezzeria, colori tenui, mobili fragili e bizzarri. -- A destra, il vano ampio d'una terrazzina inquadra il profilo del Vesuvio, nella luminosità azzurra dell'orizzonte partenopeo. Dallo stesso lato, un paravento orientale e alcune palme, ben ricche di foglie, formano quasi un semicerchio dietro un divano basso e largo, che promette le dolcezze della pigrizia contemplativa.- -Verso l'altro lato della stanza, sopra un tavolino laccato, una fotografia in cornice, dei Copenaghen, e scatole e vassoi e snelle anfore d'argento. Nelle scatole e nei vassoi, sigarette e -bonbons- d'ogni sorta. Dalle anfore, si ergono, sui liberi steli, rose delicatissime e capricciose orchidee.- Una porta in fondo, una porta a sinistra.- * * * * * Qualche cenno sui nuovi personaggi che compariscono nell'epilogo. CLAUDINE RANIER è una -cocotte-, che, venuta di Francia alle sue prime armi, risiede da molti anni a Napoli, dove è salita in auge, e che, per quella legge d'infiltrazione alla quale sottostanno i forestieri residenti a lungo in questa città, è diventata mezzo napoletana, assimilando soprattutto la parlata e le maniere del popolo, le cui caratteristiche sono tanto suggestive. La voce, i gesti, gli atteggiamenti, il pensiero di Claudine sono un misto di napoletanità e di pariginismo e il suo modo di esprimersi è un ibrido connubio di lingua francese e di vernacolo partenopeo, con un po' d'italiano storpiato. -- La erre nativa strascica e gorgoglia insistentemente. ROSSANA MONTEFLORA è un'altra -cocotte- di alto bordo. Rivaleggia in bellezza e in lusso con Claudine Ranier, e molto presume di sè, sfoggiando una signorilità tutt'altro che autentica. AMALIA, di professione canzonettista, è una donna che ha più di quarant'anni. Sul suo volto son le tracce della lunga attività muliebre accoppiata all'esercizio professionale, e il suo corpo, un po' ingrassato e squinternato, sopporta un busto eccessivamente stretto, che preme da tutte le parti, conservandole, in apparenza, la necessaria idoneità. ALBERTINA e NINÌ sono anche loro canzonettiste. La prima ha già fatto fiorire abbondantemente i vari rami innestati al fusto della sua professione; la seconda -- Ninì -- giovanissima, esile, pallidina, è ancora fanciulla, e serba, tra gl'indugi dubitosi della sua giovinezza e i timori della sua deficiente intelligenza, l'istintivo pudore e l'istintiva sentimentalità, capace di bontà e di dolcezza. SCENA PRIMA. -(In iscena, nessuno.)- AMALIA -(entrando dal fondo, tutta animata di zelo, e dirigendosi alla porta a sinistra)- Claudine! Claudine!... Fai ancora toletta? -(Si udrà, di dentro, la voce di CLAUDINE, talvolta graziosa, talvolta sguaiata, in quel suo linguaggio speciale.)- CLAUDINE C'est toi, Amalia? AMALIA Sì, -moi, moi-. Hai tempo? CLAUDINE Un piccolo momento. AMALIA Li conosco i tuoi «piccoli momenti», cara parigina. Sbrigati! Stanno per venire Rossana Monteflora, Albertina e Ninì. Chiacchieravano giù, nel bar, col direttore dell'hôtel, che faceva il galante; ma mi hanno avvertito che sarebbero salite subito. CLAUDINE Hanno già appurato?... C'est idiot! AMALIA Iersera, a mezzanotte, tutta Napoli sapeva che Enrico Carmineti e il marchesino Bargonzi s'erano abbarruffati per causa tua e che era corsa sfida immediatamente. CLAUDINE Ce sale trou de Naples! AMALIA -(scherzando con acredine)- Ci stai da otto anni in questo «sale trou de Naples», e ti sei tanto napoletanizzata che parli, ormai, più napoletano che francese. È segno che ti ci trovi benino! CLAUDINE Gesù! Ma cheste so' cose 'e pazze! Io parlo napulitano?! AMALIA A te sembra di parlare toscano? CLAUDINE Fiche-moi la paix, Amalià! AMALIA E di', parigina: hai notizie? CLAUDINE No. AMALIA Non sai nemmeno dove sono andati a battersi? CLAUDINE No. AMALIA Speriamo che non gli vada troppo male, povero Enrico! CLAUDINE Je déteste le duel! AMALIA Lo credo! SCENA SECONDA. -(Entrano, l'una dopo l'altra, affaccendate, ROSSANA, ALBERTINA, NINÌ.)- ROSSANA Dunque? ALBERTINA Dunque? NINÌ Dunque? AMALIA Sinora, nulla. ROSSANA E Claudine? AMALIA Sta vestendosi. Io, intanto, vi ho annunziate. ROSSANA Noi siamo entrate così, perchè il portiere dell'hôtel ci ha detto che non dovevamo farci annunziare. -(Con una intonazione di meraviglia)- Ha avuto l'ordine di spedire senz'altro al numero 28 chiunque chiedesse di Enrico Carmineti o di Claudine Ranier. Trovo strano! -(Abbassano la voce per comentare.)- AMALIA Ingresso libero, oggi! ROSSANA Mentre, oggi, al suo posto, una donna veramente elegante non riceve nessuno. AMALIA Ma come potrebb'essere, lei, una donna elegante?! ALBERTINA Con quella parlatura che ha presa, di ciabattona napoletana!... AMALIA E con quelle mani!... ROSSANA E con quei piedi!... Dio, che piedi! NINÌ -(andando in giro, un po' imbambolata, per la stanza, ha notato sul tavolino il ritratto di Enrico e ora, sollevandolo delicatamente, nella cornice dorata, con ambo le mani, se lo studia.)- Come l'hanno dimagrato, qui, il signor Enrico! ROSSANA Vedere! -(Corre e s'impossessa del ritratto.)- ALBERTINA Vedere! Vedere! TUTTE E QUATTRO -(in gruppo, esaminano la fotografia.)- ROSSANA Sempre un portento di omo, però! ALBERTINA Qui, somiglia al Conte di Torino. AMALIA Ma che!... In questa fotografia somiglia al Duca degli Abruzzi. ROSSANA Con i baffi di più. -(Ripone sul tavolino.)- AMALIA Comunque, Ninì preferisce l'originale. NINÌ -(arrossendo)- A che proposito? AMALIA Cos'è?... Non ti piace Enrico? Non ne sei un poco innamorata? NINÌ -(con ingenua dissimulazione)- Un uomo che ha trentacinque o trentasei anni non mi può piacere. ALBERTINA Oh bella! AMALIA E perchè? NINÌ Perchè mammà vuole che mi piacciano solamente gli uomini che hanno meno di vent'anni o più di settanta. -(Si ride.)- ROSSANA Dopo tutto, non ha torto. Sono i più comodi. -(Mutando)- Va per le lunghe la toletta della parigina. -(Chiama sdolcinatamente)- Claudine!... Siamo qui! Ansiosissime!... ALBERTINA -(imitando)- Non farti aspettare troppo. CLAUDINE -(ancora di dentro)- Venco, venco dans un instant. ALBERTINA -(prendendo una sigaretta da una scatola)- Provvisoriamente, ti rubo una sigaretta. CLAUDINE Oui, chère. 1 ' 2 ' . 3 4 5 6 ? ! 7 8 9 10 ! 11 12 - ( . ) - 13 14 15 16 17 : , , , 18 - - ! 19 20 21 22 , , 23 . 24 25 26 27 ? . . . . 28 29 30 31 ! ! . . . - ( , 32 ) - , , 33 . 34 35 . ' 36 . 37 38 39 40 - ( ) - , , . 41 42 43 44 ! , ! 45 46 47 48 - ( ) - , 49 . . . . 50 51 52 53 - ( ) - ? ! 54 55 56 57 ' , , 58 , . 59 , , ! 60 61 62 63 - ( . , . ) - 64 65 66 67 - ( ) - , ' 68 ! 69 ' 70 , ' ' . . . 71 ! 72 73 74 75 - ( ) - , , , 76 , ' 77 . . . . 78 79 80 81 ' ' 82 , ' 83 ! , ! ! . . . 84 ' : 85 , 86 . 87 , , , 88 . . . . 89 90 91 92 - ( ) - , ! 93 ! , , ! . . . 94 . . 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