E che gli accade a quel vilissimo uomo che non arriva ancora?
ENRICO
Ha i dolori articolari alle gambe.
NANETTA
Non è vero! Non può averli, lui, i dolori articolari! -(Torna, febbrile,
alla porta in fondo)- È lì! S'è fermato nell'aiuola e coglie dei fiori.
-(Rientra rapidamente)- Tanto meglio! Avrò il tempo di riparare un po'
alle avarie. Devo avere una faccia pallida, gialla, verde... In questo
salotto non c'è neppure uno specchio!... Ma fortunatamente ho io tutto
quel che mi occorre... -(Si dà da fare con una prodigiosa celerità. Cava
dalla sua borsa uno specchietto col manico e due scatolini)- Presto, a
te: tienimi bene il mio specchietto: il più crudele, ma il più sincero
dei miei amici.
ENRICO
-(piglia lo specchietto e lo regge a due mani, pel manico, come i
sacerdoti reggono il calice della messa-.)
NANETTA
-(apre i due scatolini: uno contiene la cipria, l'altro il rossetto-.) E
qui dentro c'è la gioventù e c'è la bellezza. Vedrai! -(Si mette davanti
allo specchietto.)- Più su!
ENRICO
-(lo alza troppo.)-
NANETTA
Più giù!
ENRICO
-(lo abbassa troppo.)-
NANETTA
-(si curva, si raccorcia per guardarsi.)- Misericordia, come sono
mostruosa, oggi!
ENRICO
Non mi pare, cugina...
NANETTA
-(dandosi il rossetto e la cipria)- Più su!... Più giù!... Più su!...
-(Irritata, imbizzita, sconfortata)- Ma già, è lo stesso. O più su, o
più giù, questa roba mi fa anche più mostruosa!...
ENRICO
-(con semplicità)- Che ti faccia meno bella è certo.
NANETTA
-(ha una nuova scossa: il sangue le dà un tuffo alla testa)- Se non mi
sbaglio, un rumore di passi!... Io mi nascondo.
ENRICO
Ti nascondi?!...
NANETTA
Sì, mi nascondo, mi nascondo, perchè non voglio che mi veda così orrida.
Non voglio! -(Raccoglie in un attimo la borsa, il velo, la spolverina,
gli scatolini)- E bisogna ch'egli non sappia che sono già arrivata. Hai
capito?... Hai capito?... Bisogna che non lo sappia!
ENRICO
-(andandole dietro e porgendole lo specchietto)- E quest'arnese,
cugina?...
NANETTA
-(senza ascoltarlo)- Io mi nascondo! Addio, addio, addio... -(Esce
difilato per la porta a destra e gliela chiude sul viso.)-
ENRICO
-(voltando le spalle alla porta, resta in asso, interdetto, col piccolo
specchio tra le mani.)-
-(Proprio in questo momento entra, dal parco, CORRADO -- recando un
fascio di rose.)-
SCENA UNDICESIMA.
CORRADO
-(nel vedere Enrico, si ferma, meravigliato, in un atteggiamento
scherzoso)- Che fai con quello specchio, tu?
ENRICO
Niente...
CORRADO
Civettone!... Un bel modo di prepararsi alla vita sacerdotale!
ENRICO
-(con una repentina temerità)- E se invece io mi preparassi a
rinunziarci, signor Corrado?
CORRADO
-(ha un moto di sorpresa)- Bravo!... -(Indi, tacendo, gli si avvicina,
piano piano. -- Gli solleva il mento. -- Lo fissa in un misto di guardinga
commozione e di compiacenza quasi orgogliosa.)- Ne ho molto piacere.
Meriti... una rosa... colta da me. -(Ne sceglie una e gliela offre.)-
ENRICO
-(ridiventa d'un subito timidissimo e, con una inconsapevole freddezza
diffidente, prende la rosa, in silenzio.)-
(SIPARIO.)
ATTO SECONDO.
-Il -boudoir- del quartierino occupato da Nanetta. Vi si entra passando
per una veranda che è in fondo, e alla quale si accede, dal parco, per
una scaletta che non si vede. L'angolo destro della stanza è tagliato
dal vano d'un finestrone ad arco; l'angolo sinistro è tagliato da una
specie d'alcova tra le cui tendine, un po' dischiuse, s'intravvede una
piccola camera da letto. L ambiente, concentrato e civettuolo, è reso
anche più grazioso dal capriccio di Nanetta che ha sparsi dovunque
ninnoli bizzarri, pianticelle di serra, soffici cuscinetti ricamati,
fotografie, brani di stoffe preziose. È evidente un po' di disordine
vissuto. Sopra un sofà, un libro. Sulla toletta, tra le spazzole e i
pettini, un asciugamano, qualche nastro, qualche fiore. Sopra una sedia,
un accappatoio.-
-E tutto ciò ha un aspetto d'intimità profumata.-
-L'uscio della veranda e il finestrone sono aperti.-
SCENA PRIMA.
-(La stanza è al buio. Ma dalla veranda e dal finestrone penetrano i
riverberi d'una luce mista, diffusa dalle luminarie del parco
sottostante, dove sta per terminare, in pieno fervore, una festa
campestre. Si scorge qualche luminoso globicino giapponese tra le cime
degli alberi. E, come portate dagli stessi riverberi, giungono le note
di un «two step», sonato a mo' di marcia da una vivace orchestrina, e un
fluttuare di voci femminili e maschili, ora più vicine e più animate,
ora più lontane e più lievi.)-
NANETTA
-(venendo di giù, passa, in fretta, per la breve veranda ed entra. Ella
indossa una veste da ballo estiva, d'una eleganza meno semplice e più
raffinata di quella che s'addice a una fanciulla. Ha il viso sfiorito,
stanco, d'un pallore di sofferenza chiusa. Ha gli occhi cerchiati di
livido, le labbra stirate, e agli angoli della bocca, come un segno
d'amarezza. Appena entrata, si ferma dilatando il petto in un respiro
ampio. Si vede che è venuta urgentemente a cercare la solitudine e il
buio come una liberazione. Indi, nervosamente, si affretta a togliersi i
guanti che lascia cadere a terra, siede presso una scrivanietta, poggia
il viso tra le palme delle mani, quasi invocando di poter piangere. Dopo
qualche momento, comincia, difatti, a piangere, a singhiozzare.)-
-(L'orchestrina cessa di suonare. -- A un tratto, una voce si distingue
nel brusìo e si leva, indiscreta. È la voce di Enrico.)-
LA VOCE DI ENRICO
-(chiamando)- Cugina Nanetta! Ti abbiamo vista, sai! Ci siamo accorti
che te la sei svignata!
-(Poi, subito, si levano altre voci:)-
-- È stato un vero tradimento, signorina!
-- A me, lei aveva promesso l'ultimo giro di -two step-!
-- A me, aveva promesso un pezzetto del velo che non le ho lacerato
abbastanza!
-- A me, la gardenia che portava sul petto!
-- Venga almeno per lasciarsi salutare.
-(L'orchestrina riattacca la musica del «two step» con più brio di
prima.)-
UNA VOCE FEMMINILE
Anche noialtre desideriamo di salutarla, signorina Nanetta! Non importa
che ci ha rubati i cuori di tutti i nostri cavalieri!
TUTTE LE VOCI
-(si confondono in un crescendo:)-
-- Venga! Venga!
-- Vogliamo la signorina Nanetta!
-- Vogliamo la signorina Nanetta!
-(E dalla veranda e dal finestrone irrompono, come una pioggia,
coccarde, nastrini, lustrini, stelle volanti di «cotillon», mazzetti di
fiori e altri graziosi proiettili, avanzati dal ballo campestre.)-
NANETTA
-(per sedare quel fastidioso diavoleto, trattenendo le lagrime e i
singhiozzi, rabbiosamente, va alla veranda, e in un tono di falsa
cortesia, grida:)- Chiedo scusa, signori. Chiedo mille volte scusa...
-(Appena ella s'affaccia, scoppiano gioiose acclamazioni e battimani:)-
-- Viva la signorina Nanettaaaa!...
QUALCUNO
-(comicamente sbraita:)- Lasciatela parlare!...
-(Si fa silenzio.)-
NANETTA
Ma no. Nessun discorso. Voglio soltanto pregare tutti e tutte di
perdonarmi perchè sono stata presa da un terribile mal di capo.
-(La piccola folla, giù, accoglie queste parole con un lungo- oh! -di
desolazione-.)
UNA VOCE
Allora, ci perdoni lei, signorina, d'averla importunata.
UN'ALTRA
Siamo mortificatissimi.
NANETTA
Non c'è di che, signori. E buona notte, buona notte!
-(Rientra bruscamente e si getta sopra il sofà, abbandonando la testa
sulla spalliera.)-
LA PICCOLA FOLLA
-- Grazie, signorina Nanetta!
-- E mandi via il suo mal di capo!
-- Buon sonno e buoni sogni!
LA VOCE FEMMINILE
Senza rimorsi!
LA VOCE DI ENRICO
Basta quella musica, eh!
UN'ALTRA VOCE
Sì, basta! basta! Senza la signorina Nanetta, non si può ballare più!
-(L'orchestrina tace.)-
UN'ALTRA VOCE
-(con intenzione spiritosa, accennando il canto)- «Cittadini, alle case
tornate!»
-(Si ride. -- Il vocìo si allontana.)-
SCENA SECONDA.
ENRICO
-(dalla veranda, premuroso. Egli ha assunto un aspetto di giovanotto
quasi elegante. Indossa lo smoking con una certa disinvoltura. Il suo
volto sembra mutato, con i baffetti che spuntano già, con i capelli
accuratamente ravviati.)- Come mai, Nanetta?... Vuoi qualche cosa?...
Vuoi il dottor Castoldi?... Se n'è andato or ora: mando un domestico a
raggiungerlo?...
NANETTA
-(ricomponendosi)- No, Enrico. Sono stanca. Sono nervosa. Nulla di
serio, certamente. Torna giù, tranquillo. Facevi con tanto garbo gli
onori di casa! Devi continuare fino all'ultimo.
ENRICO
Nessuno si avvedrà che sono sparito.
NANETTA
Ma non è corretto.
ENRICO
Si accomiatavano tutti. C'è la mamma per salutarli. E poi... un ballo
campestre, un ballo all'aria aperta, esclude molte formalità. Me l'hai
detto tu stessa, stasera, quando ti chiedevo dei suggerimenti per
sapermi regolare. -(Breve pausa)- Ti do noia?
NANETTA
-(fredda)- Al contrario.
ENRICO
Forse, non avrei dovuto entrare senza il tuo permesso; ma ho temuto che
tu stessi male, e, per la fretta d'aver notizie....
NANETTA
Non ti giustificare. Sai bene che tra noi...
ENRICO
E sì!... -(Celiando contro voglia)- Ho fatto già quattro lunghi mesi di
-apprentissage- per essere adottato definitivamente come fratello.
Oramai, l'adozione mi spetta.
NANETTA
Senza dubbio.
ENRICO
-(a disagio)- Ci tieni a restare al buio?
NANETTA
No.
ENRICO
Non ti dispiace se illumino?
NANETTA
Mi è indifferente, caro.
ENRICO
Io, al buio, mi sento mancare il respiro. -(Voltando una chiavetta della
luce elettrica)- Ah!... Ecco qua!... -Lux facta est-, e sia benedetta la
luce! -(Guardando lei)- Eccetto però... se vogliamo nascondere d'aver
pianto.
NAVETTA
-(aspra)- Non è vero che io abbia pianto!
ENRICO
Tu neghi, ma gli occhi rossi ti tradiscono. Hai pianto perchè domani
parte il signor Corrado. E io, invece, ti dichiaro che ne sono
arcicontento. -(Con giovanile impulsività)- Non è degno di te il signor
Corrado. No, no, e poi no! Ti scalda la testa e ti circuisce, senza
avere, neanche lui, la più lontana idea di sposarti. E questa è
un'azione obbrobriosa!
NANETTA
-(ascoltando, si concentra in sè, con gli sguardi fissi nel vuoto.)-
ENRICO
-(sedendole vicino, sul sofà)- E io vedo che lo pensi tu pure. Non lo
dici, ma lo pensi. Sì che lo pensi, Nanetta!... E sai qual'è la rabbia
mia? È che io non sia nato un po' prima. Mi tocca a recitare ancora la
parte del -bébé-. Mi è proibito di cantargliene quattro come gliele
saprei cantare!... È un vecchio amico di famiglia? E che me ne importa?
Al vecchio amico di famiglia griderei sul muso appunto che egli ha
abusato della fiducia che si ripone in lui, e che quando, perdio!...
NANETTA
-(troncando severamente)- Non potresti parlare d'altro, Enrico?
-(Pausa.)-
ENRICO
-(imbronciato)- Di che devo parlare? È abbastanza logico che io ti parli
di quello che più t'interessa.
NANETTA
È stupido che tu ti adiri perchè neanche il signor Corrado mi sposa. Io
non ci trovo nulla di strano. Per quale ragione dovrebbe sposarmi
proprio lui?... -(Ride amaramente)- Ah! ah! ah!... Sposare Nanetta! Ci
scherzi?... Cascherebbe il mondo!
ENRICO
A scanso d'equivoci, non supporre che io mi compiacerei molto se ti
sposasse. Che sia stato un Don Giovanni della peggiore risma, tu non lo
ignori; e adesso non è che un disastro ambulante. Per lui, il matrimonio
sarebbe un rifugio da invalido. Bell'affare!... Sì, a furia di
stringarsi, a furia d'imbalsamarsi, la dà ancora a intendere. Ma bisogna
vederlo la mattina, prima che abbia fatto la sua -toilette-! Ha tutti i
connotati d'un vecchietto malaticcio, e ridicolo, per giunta! Gli si
offrirebbe volentieri l'omaggio di un paio di pantofole ricamate e d'un
paio di grucce intarsiate.
NANETTA
Quanta inesperienza, mio buon Enrico, nella tua denigrazione! E poi dici
che ti tocca a recitare la parte del -bébé-. Lo sei così naturalmente!
ENRICO
Perchè? Sentiamo. Perchè? Ti mostro come in una fedele fotografia colui
che suoli guardare attraverso il prisma della tua immaginazione, della
tua illusione. Non c'è nessuna inesperienza in questo.
NANETTA
È una fatica inutile, figliuolo caro, se non addirittura nociva.
Ricordati di non accanirti mai a denigrare un uomo presso la donna dalla
quale, per uno scopo o per un altro, ti premerà che egli non sia amato.
Credi a Nanetta. Affaticandoti a denigrarlo, otterrai, molto
probabilmente, l'effetto opposto. Essa potrà cominciare ad amarlo se non
lo ama ancora, e potrà amarlo di più se già lo ama.
ENRICO
-(bizzoso)- Oh, va benissimo! Ho inteso. Terrò conto del tuo consiglio.
E sùbito, anzi! Immediatamente!... Ma siccome stasera non riuscirei a
tapparmi la bocca, sai quel che faccio, io, per non continuare a dire
del signor Corrado tutto il male che penso?... Ti saluto e ti lascio!
-(Si alza.)- Questo ci mancherebbe, adesso: che fossi proprio io a
fartelo amare di più! No, no!... E, del resto, fortunatamente, se ne
va!... Ci libera della sua presenza! E quando non sarà più qui...
cos'è?... ti vestirai a lutto?.. intisichirai per lui?... Ma che!...
Nemmeno per sogno! Con la tua intelligenza e col tuo orgoglio, non è
possibile!... -(Animandosi)- Vogliamo scommettere che, tra una
settimana, rideremo insieme della tua passionaccia?... E anche di lui
rideremo! -(Vivacissimo)- Ne sono certo! Scommettiamo? Di':
scommettiamo?
NANETTA
-(inconsapevolmente, si ridà alla sua ambascia. Torna qualche lagrima a
rigarle il volto.)-
ENRICO
-(commosso, guardandola)- E ricominci da capo con le lagrime?
NANETTA
Santa pace! Sei irritante, con me, stasera!
ENRICO
E tu, con me, sei cattiva! Cerco di soccorrere la tua tristezza
esprimendoti schiettamente ciò che so e ciò che penso, ti dico il
rammarico di vedere per la prima volta le lagrime in quegli occhi che mi
hanno abituato al loro sorriso: e perciò sono irritante?
NANETTA
-(levandosi, esasperata)- Mi dà una molestia insopportabile il sentirmi
soccorsa o compatita... specialmente quando non ce n'è la ragione. Che
dovrei fare per assicurarti che non è il caso di commuoversi alla mia
sorte?... Dovrei mettermi a cantare, a saltare, a ballare? Ho ballato
per tre ore con tutti gl'imbecilli ai quali è piaciuto di appiccicarmisi
addosso: mi pare che ce ne sia a sufficienza perchè non mi si creda
disposta a morire di dolore!
ENRICO
-(intimidito)- Tanto meglio, Nanetta! E càlmati, ora! Non voglio che per
causa mia...
NANETTA
-(moderandosi)- Ma no: non temere... Un po' di collera passeggera...
Null'altro!... E vai, vai, Enrico!... I domestici hanno spento i lumi
del giardino... -(Di fuori, infatti, una densa oscurità ha invasa
l'aria. Si vede soltanto luccicare qualche stella lontana, sugli sfondi
del finestrone e della veranda.)- È tardi. Bisogna andare a dormire. Mi
hai salutato, ma so bene che se io non ti mando via tu non ti decidi ad
andartene. -(Con una mano sulla spalla di lui, cordialmente)- A
rivederci, buono mio! E domani, del nostro piccolo diverbio, nemmeno il
ricordo. Vero?
ENRICO
-(con bonaria tenerezza)- Per me, non c'è pericolo. Io l'ho già
dimenticato.
NANETTA
E anch'io.
SCENA TERZA.
CLOTILDE
-(entra dalla veranda, in gran toilette di occasione. Nel vedere Enrico,
lo apostrofa giovialmente)- Ah, sei qui, tu? Molto corretto questo
padrone di casa che lascia in asso i suoi invitati!
NANETTA
Gliel'ho rimproverato anch'io, pocanzi.
CLOTILDE
Che sei venuto a fare da Nanetta? Sei venuto a renderle conto delle tue
prime gloriole mondane? -(A Nanetta)- Hai visto che cicisbeo settecento
vien fuori dal piccolo prete spretato?
NANETTA
-(assorta, ma cercando d'intonarsi)- Un po' merito mio, perchè sono io
che te lo sto educando.
CLOTILDE
Lo so, lo so che ti sei rubato il mio posto! Per lui, oramai, non c'è
che Nanetta. «Nanetta ha deciso...», «Nanetta vuole...», «Nanetta
desidera...» Io sono l'acca nell'alfabeto! -(A lui, con severità
buffonesca)- Ma t'ho fatto io, ti prego di credere, e non senza qualche
fastidio!... Se torno a nascere, tutto, fuorchè fare dei figli!
ENRICO
-(celiando)- Avresti potuto dire: «se torno a maritarmi».
CLOTILDE
Ti tiro l'orecchio, sai. -(Con intima compiacenza)- Pigli in canzonella
tua madre?
ENRICO
Perchè?... Stasera, sembravi una donna giovane, ed eri la più bella di
tutte... Dopo Nanetta, beninteso.
NANETTA
Non voglio di queste sciocchezze, Enrico!
CLOTILDE
Io le voglio, invece. Mi dà il secondo premio dopo di te. A me conviene.
-(Con leggerezza, con superficialità, mutando)- Che ti raccontava? Che
ti raccontava? Fammi esilarare.
NANETTA
Niente mi raccontava. -(Si sdraia in una poltrona, un po' appartata.)-
ENRICO
Non avevo niente da raccontarle, mamma. E poi, lasciala in pace. Non ti
accorgi che è di pessimo umore?
CLOTILDE
-(a Nanetta)- Sei di pessimo umore... Ah, già... Dimenticavo il
meglio... Cioè, il peggio! Hai annunziato alle turbe di avere mal di
capo; ma io ho capito. Oh, se ho capito!... E, anzi, Nanetta mia, se
posso esserti utile...
NANETTA
-(aspra e altera)- In che, zia?!
ENRICO
-(con calore)- Bisognerebbe poterle cambiare il cervello e il cuore!
CLOTILDE
Zitto tu, e vai a letto! Di che cosa t'immischi?! A letto, a letto,
subito! -March!-
ENRICO
«A letto subito»! Siamo tornati indietro di quindici anni! -(Scherzoso,
ma non senza quel certo dispetto ch'egli prova quando è trattato da
ragazzo)- Ti accontento perchè Nanetta mi aveva già licenziato. Se
no...!
CLOTILDE
Bada che te lo tiro l'orecchio.
ENRICO
Sì, sì, domani.
CLOTILDE
Stasera! Stasera! Vuoi vedere come te lo tiro? -(Si slancia, per
chiasso, verso di lui.)-
ENRICO
Mamma, ti prego: non esagerare! -(Le sfugge.)-
CLOTILDE
-(lo insegue)- Vuoi vederlo?
ENRICO
Uffà! (Via di corsa per la veranda.)
SCENA QUARTA.
CLOTILDE
-(ridendo forte, gli grida dietro:)- Hai un bel fare il cicisbeo!...
Ancora un bambinone sei!... Bambinone! Bambinone! -(Poi, senza più
ridere, con soddisfazione materna, tornando a Nanetta e dando la stura
alla sua solita parlantina svariata)- Un magnifico bambinone, però!... E
sono molto contenta che tu gli abbia liquidata la tonaca! Un piccolo
strappo alla volontà del mio povero marito; ma, dopo tutto,... sarebbe
stata una cosa... contro natura. Enricuccio è diventato quello che
doveva essere, benedetto Dio!... Me ne dispiace soltanto... per le sue
future vittime, perchè, fatalmente, anche lui... M'intendo io, m'intendo
io!... Che strage!... -(Mutando)- Basta, parliamo di te, ora, vittima di
questo mostro autentico, che è una sventura dell'umanità femminile!...
-(Siede.)- Eppure, sai che stasera mi ero illusa?... Avevo creduto che
l'annunzio brusco della sua partenza fosse stato per te come una
benefica doccia fredda. A vederti così gaia, così brillante!...
NANETTA
Facevo tutto il mio bravo dovere, zia!
CLOTILDE
-(curiosa)- Come sarebbe a dire!
NANETTA
Ma sì! Ma sì! -(Eccitata dall'amarezza)- Qualunque sia l'angoscia che mi
stringe l'anima, il mio dovere, in una festa, non è forse quello di
divertire la gente?, di civettare?, di prodigarmi? di farmi credere
pronta a commettere le più grosse corbellerie?... Io debbo essere il
tipo della fanciulla stagionata e discreditata. Questa è la parte che mi
compete, questa è la condanna che mi pesa addosso, e mi ci sono oramai
assuefatta.
CLOTILDE
-(con deferenza pietosa)- Tu dici delle enormità! Ma che stagionata! Ma
che discreditata!... Non c'è nessuno che non ti ammiri, che non ti
stimi...
NANETTA
Anche il signor Corrado mi stima, non è vero?
CLOTILDE
Sicuro!
NANETTA
E appunto per ciò, se ne va domani, e chi s'è visto s'è visto!
CLOTILDE
Non se ne va mica perchè non ti stimi. Se ne va... semplicemente perchè
lui se n'è sempre andato.
NANETTA
-(accalorandosi)- Se mi stimasse, non gli parrebbe la cosa più normale
di questo mondo lasciarmi come uno studente lascia una crestaina con cui
abbia avuto un -flirt- di qualche mese. Se mi stimasse, cercherebbe
almeno di scusare, di giustificare la sua partenza improvvisa. Ma
niente! Niente! Me l'annunziò ieri, dopo colazione, accendendo una
sigaretta. Non un chiarimento, non un gesto di rammarico, non un gesto
di rimpianto, e nella voce una cinica glacialità che mi fece
rabbrividire! Aveva deciso d'andarsene, e non mi disse altro, e a me non
spettava di sapere altro. -(Dolorando)- Io sono stata per lui la povera
vecchia allodola dalle ali vinte che il cane avvezzo alla preda abbocca
nella siepe per abitudine e dopo averla tenuta un poco tra i denti
depone in un cantuccio, come una bestiola inutile, nè morta nè viva!
CLOTILDE
-(sospirando e sedendole più vicino)- Mia cara nipote innamoratissima,
tutte le donne troppo innamorate vorrebbero ricostruirsi a modo loro
l'uomo pel quale hanno barattata la pace, ma intanto -- conveniamone --
non l'avrebbero barattata per quest'uomo se egli fosse precisamente come
esse vorrebbero ricostruirselo. Corrado Liberti ti ha potuto conquistare
perchè è quello che è: enigmatico, incomprensibile, indecifrabile. Ora,
se ne va? Ti lascia?... Tu ti arrovelli a cercarne la causa, e non la
troverai. Ciò che può soddisfare un tantino la tua giusta curiosità te
l'ho già detto: ha fatto sempre così, se n'è sempre andato, e sempre con
l'aria di fare la cosa più normale di questo mondo. Egli è colui che ha
saputo amare le donne come nessun altro, ma che ha sentito
tranquillamente il bisogno di abbandonare tutte le donne che lo hanno
amato.
NANETTA
-(nervosissima, contenuta)- Sinora, le donne che lo hanno amato e che
egli ha abbandonate sono state le sue amanti, zia! Il caso è molto
diverso.
CLOTILDE
-(ha un moto inconsulto di risentimento)- Non perdi mai l'occasione di
essere severa con loro.
NANETTA
Io non le giudico, ma non tollero che mi si paragoni ad esse e non mi
piace che proprio tu me le ricordi... con quel tono d'esperienza
personale!
CLOTILDE
-(imbarazzata e mortificata come una bambina, devia gli sguardi tremoli,
balbettando:)- Nanetta...
-(Silenzio.)-
NANETTA
-(pentita)- Scusami... Compatiscimi... E non credermi nè severa, nè
cattiva... Di ciò che può sembrarti cattiveria o severità ti darò una
spiegazione, franca e precisa. Te la devo, del resto, per il bene che mi
vuoi e che ti voglio; e da parecchi giorni desidero di dartela. Vivendo
qui, con te, nell'intimità concessami dalla tua buona cortesia, ho
dovuto per forza rendermi conto di un passato che avrei voluto sempre
ignorare. Tu non ne hai colpa. Sei espansiva... Ti abbandoni alla tua
bonarietà imprudente... Non sai trattenerti dal pronunziare il nome del
signor Corrado ogni volta che mi parli di... tuo figlio, ed è perfino
accaduto che, parlando di lui con lo stesso signor Corrado, hai avuto,
dinanzi a me, un contegno che rivelava limpidamente quel che dovrebbe
essere soltanto il tuo e il suo segreto! Sono stata costretta, ti
ripeto, -a sapere, a sapere-, e ne ho sofferto, e ne soffro. Ecco la
verità, zia. Ed ecco la ragione dei miei scatti involontarii.
CLOTILDE
-(con un'umile trepidanza, quasi temesse nuovi rimproveri)- Si tratta
d'un passato di vent'anni, Nanetta. Avrò avuto torto di non arrossirne,
avrò avuto torto di non celartelo abbastanza, ma tu... perchè ne soffri?
Come ne puoi soffrire, tu?
NANETTA
È tutto un complesso di cose che mi si aggrava nella mente e nel cuore.
CLOTILDE
Io non le vedo...
NANETTA
Basterebbe l'ombra di quest'uomo, tra me e te!...
CLOTILDE
-(subito, affettuosissima)- «Tra me e te»!... Alla distanza di
vent'anni?!... No, no, Nanetta! Di che ti preoccupi?!... Di quali
sottigliezze ti tormenti?!... E poi... e poi, io spero che, per quanto
innamorata, nemmeno tu vorrai idolatrare... l'ombra di quest'uomo
eternamente. Non hai più tempo da perdere, Nanetta mia, a inseguire
delle chimere! -(Con uno zelo crescente, pieno di bontà ingenua)- Ti ci
vuole un marito, oramai. Ti ci vuole un compagno sicuro, che possa dare
un po' di sicura tranquillità alla tua vita. Ne hai il diritto... Dico
male, forse?... Non mi rispondi?... Anche le mie parole d'amica sincera
ti fanno soffrire?!
NANETTA
-(tetra)- Sì!
CLOTILDE
-(deferente, rassegnata, si alza)-... E allora, me ne vado. -(Pausa.)-
Me ne vado, ma non posso fare a meno, Nanetta, di dolermi assai!... -(È
triste, affettuosamente addolorata e inquieta)- Tu senti per me un
rancore che non merito...
NANETTA
Non è rancore.
CLOTILDE
E che cos'è?... Non ti capisco.
-(Un breve silenzio.)-
NANETTA
-(quasi con dolcezza, come per rassicurarla)- Buona notte, zia.
CLOTILDE
-(si allontana. Presso l'uscio di fondo, si volta con la speranza
d'essere richiamata. Si stringe nelle spalle ripetendo, ancora,
desolatamente, col pensiero: «non la capisco» -- e via per la veranda.)-
SCENA QUINTA.
NANETTA
-(esausta)- Finalmente! -(Resta seduta, con la schiena curva, la testa
pesante, il mento sul petto. Poi si alza, lenta, pigra, incerta, quasi
inconsapevole. -- Chiude a chiave l'uscio della veranda, chiude i
battenti del finestrone, si avvicina alla toletta, ne accende una
lampadina, siede e fissa la sua immagine nello specchio, con melanconica
curiosità. Si toglie qualche gioiello, qualche nastro. Con
l'asciugamano, che trova sulla toletta, si strofina il volto,
togliendone la cipria.)-
-(Si batte, pianissimo, all'uscio.)-
NANETTA
-(sussultando forte)- Chi è?! -(Pausa.)- Nessuno... -(Si batte di
nuovo.)- Ma chi è?! -(Ella s'accosta alquanto per origliare, e leva un
po' la voce:)- Se non so chi è, non apro. -(Si batte la terza volta. Una
vampata le sale alla testa. Ella mormora, tra sè:)- Corrado, forse?!...
Corrado?!... -(Riflette.)- Sì! Certamente!... -(Le pulsazioni del cuore
le rompono il petto. In preda allo sbigottimento, ancora tra sè,
mormora:)- Dio mio!... Perchè? Perchè?... -(Non osa aprire, nè ci
rinunzia. E, affinchè le sia consentito di aprire, simula:)- Sei tu,
zia?... sei quel monello di Enrico... con la pretesa di spaventarmi?
-(Fingendo di scherzare)- Non ci credo, sai, agli spiritelli notturni.
Chi picchia di notte alla porta di una donna è sempre un uomo. E se
quest'uomo è un cuginetto con quattro peli sul viso, la donna apre la
porta e lo riceve con un cordiale scapaccione. -(Tutta la sua persona è
come sgretolata dalla perplessità. Ella non resiste più. Cede al suo
impulso, pur continuando a simulare, e gira la chiave nella serratura,
dicendo:)- Tu taci?... Vuol dire proprio che ci tieni allo scapaccione,
e io... te lo darò! Ed energico, anche. -(Apre.)-
CORRADO
-(è lì, sulla soglia.)-
NANETTA
Voi! -(Presa da un panico repentino, sta per richiudere prima che egli
si accinga a entrare.)-
CORRADO
-(opponendosi senza violenza)- Vi pentite troppo presto d'avere aperto.
-(Ha le guance bianche, la fronte accesa, la voce breve, lo sguardo
sfuggente e qualche cosa di ambiguo in tutti i suoi movimenti sobrii.)-
NANETTA
Non potevo immaginare... di trovar voi... dietro l'uscio della mia
camera.
CORRADO
Se non avessi vista spalancata la vostra finestra fino a un momento fa,
non avrei osato di...
NANETTA
-(stentando ad articolar le parole, sorreggendosi alla spalliera d'una
sedia come se temesse di cadere)- Almeno, per debito di gentiluomo,
avreste dovuto rispondere quando io ho interrogato.
CORRADO
Ritenevo, ve lo confesso,... ritenevo che avreste compreso che ero io,
e, intanto, pensavo che, se ve lo avessi detto, voi, per convenienza
verso voi stessa, vi sareste creduta in obbligo di non aprire.
NANETTA
-(con un aspro dibattito interiore)- ... Come adesso dovrei credermi in
obbligo di scacciarvi?
CORRADO
Scacciare qualcuno è più grave di non riceverlo.
NANETTA
Sapete perchè non vi scaccio?... -(Cercando di mostrarsi sicura)- Per
non farvi supporre che io abbia paura di voi. -(Si allontana dalla
porta.)-
CORRADO
-(avanzando un poco)- Questo, non lo avrei supposto mai. Avrei supposto,
bensì, d'essere meritevole di una severa punizione. Non mi dissimulo che
quel che ho fatto è di una singolare scorrettezza.
-(Una pausa.)-
NANETTA
-(con un falso risolino)- E, così, prima di partire, voi, -pour la bonne
bouche-, venite a sedurmi?... Un'ottima idea!
CORRADO
Vengo soltanto a salutarvi, Nanetta. Vengo soltanto a prendere congedo.
NANETTA
E per salutarmi v'è parso opportuno di... -penetrare- nelle mie camere,
di nascosto, in un'ora misteriosa? Non mi avreste potuto salutare
domattina, ufficialmente?
CORRADO
Con la solita maschera sul viso? No, Nanetta. Non ho voluto.
NANETTA
-(ancora un risolino)- Sicchè, stanotte, siete... smascherato? Ne ho
piacere.
CORRADO
Potrete vedere, una per una, tutte le mie rughe.
NANETTA
Oh, le vostre rughe io le ho vedute, una per una, da un pezzo!
CORRADO
No.
NANETTA
V'illudete d'avermele celate?
CORRADO
Vi ho celate, per lo meno, quelle del mio animo, che sono come i solchi
che scavano le ruote dei carri troppo pesanti percorrendo ogni giorno la
medesima strada.
NANETTA
Ho veduto senza dubbio la più profonda: il vostro cinismo.
CORRADO
Il mio cinismo? Se fossi un cinico, sarei ancora un giovane, perchè il
cinismo è una fioritura della giovinezza. Io ne serbo un po' di
spolvero, sì, per la platea, ma in me, disgraziatamente, non lo ritrovo
più. Una volta, difatti, non conoscevo la tristezza degli addii, mentre
ora...
NANETTA
Ora, che cosa?!
CORRADO
-(concentrandosi come se frugasse nel suo cuore)- Provo una pena
immensa, immensa, separandomi da voi.
NANETTA
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