E si è dato troppo rosso alle labbra, troppo bianco alle guance. È lo
stesso che mettere una maschera.
NELLINA
Lasciate fare. Una donna senza maschera non vale due soldi!
SOFIA
Cosa c'entra questo!? Io vado coi principii della dignità, cara lei. Il
rossetto e il bianchetto sono stati discreditati dalle signore. Ma già,
con chi parlo?... a chi prèdico?... A lei? Spreco il mio fiato!
-(Sgarbatamente, esce a sinistra.)-
NELLINA
Io non ho mai conosciuta una rompitrice di scatole come questa!
-(Terminata la truccatura degli occhi, si mira di nuovo nello
specchietto dal manico di avorio che ella regge a una certa distanza.)-
Accidenti, che occhi!... -(Poi, lasciando lo specchietto)- Eh,
ingrandire gli occhi non è difficile; ma... -(Allunga un po', di sotto
la sottana, i piedi nelle babbucce, e se li guarda)-... rimpicciolire i
piedi! Questa è l'operazione scorbutica!... Be', coraggio! -(Si alza, si
toglie l'accappatoio e gira di qua e di là, cercando, invano, nel
disordine.)- Sofietta dell'anima mia, dove li avete cacciati i miei
scarpini nuovi?
SOFIA
-(di dentro)- Sono sulla poltrona, davanti al paravento.
NELLINA
-(trovandoli)- E che diavolo! Ci avete posta la veste sopra.
Disordinata!
SOFIA
-(di dentro)- È lei che mi fa essere disordinata in questa babilonia!
NELLINA
-(canzonandola e sedendo sulla poltrona, tra le pieghe della veste)- Sì,
sì, joujou mio! Avete ragione! Vi domando scusa. -(Si toglie e lancia in
aria le babbucce, che ricascano in mezzo alla stanza. Quindi si affatica
a calzarsi uno scarpino.)- Stelle del firmamento, com'è stretto!
SOFIA
-(rientrando carica di abiti sulle braccia e sulle spalle)- Questi son
tutti gli abiti di sera che ho trovati nella sua guardaroba. Scelga lei
stessa, perchè io non voglio avere nessuna responsabilità!
NELLINA
-(si alza sul piede che ha già ficcato nello scarpino e va da lei a
saltellini, tenendo levato l'altro piede che dondola nella calza
traforata. -- Guarda gli abiti con frettolosa superficialità,
escludendoli e gettandoli sul sofà a uno a uno. Poi, prendendo
l'ultimo)- Io metto questo. -(Lo getta, a parte, sopra una sedia.)-
SOFIA
Via, non è bello, ma, almeno, è di buon augurio.
NELLINA
Perchè?
SOFIA
È l'abito che lei aveva la sera in cui si liberò dal signor Giacomo.
NELLINA
-(scattando d'ira e di severità)- Come vi permettete di mancare di
rispetto al signor Giacomo, voi?!
SOFIA
Lei lo mise in croce e poi sono io che gli manco di rispetto?!
NELLINA
Siete pregata di non parlare mai più di lui!... E venite immediatamente
a calzarmi quest'altro scarpino, senza farmi bestemmiare. -(Ciò dicendo,
ha preso di fra i ninnoli una sigaretta e uno scatolino in cui sono i
fiammiferi, e ora siede di nuovo sulla poltrona.)-
SOFIA
-(le s'inginocchia dinnanzi per calzarle lo scarpino.)-
NELLINA
-(con la testa arrovesciata sulla bassa spalliera della poltrona,
accende la sigaretta.)-
SOFIA
Cosa fa? Mi brucia i capelli!
NELLINA
Ma che capelli! È un parrucchino! Ve ne regalerò uno più nero.
SCENA II.
NELLINA, SOFIA, IL SERVO.
IL SERVO
-(di dentro)- Permesso?
NELLINA
-(drizzandosi in piedi)- No, no! Sono svestita!
SOFIA
-(con noncuranza)- È il domestico.
NELLINA
Che è? Non ha occhi il domestico?!
SOFIA
Che importa?!
IL SERVO
-(di dentro)- Avrei da farle un'imbasciata.
NELLINA
E chi ve lo impedisce? Parlate di là.
IL SERVO
Da lontano, non potrei.
NELLINA
-(irritandosi)- Auff, che nervi!...
IL SERVO
Ho da aspettare molto?
NELLINA
-(piglia rabbiosamente l'abito che deve indossare e, afferrando Sofia
per un braccio, la trascina con sè dietro il paravento.)-
SOFIA
Ma che maniera!...
NELLINA
-(grida:)- Entrate, seccatore! Entrate!
IL SERVO
-(entra dal fondo e, non vedendo nessuno, tace.)-
-(Un silenzio.)-
NELLINA
E dunque?
IL SERVO
Dov'è?! Io non la vedo.
NELLINA
Mi dovete anche vedere per parlarmi?
IL SERVO
Ah, è dietro il paravento?... Allora, va bene. -(Tace e guarda un po' di
sbieco il paravento, sperando di scorgere qualche cosa.)-
NELLINA
Questa imbasciata, insomma?
IL SERVO
Ecco. L'imbasciata sarebbe del signor Conte Marlenghi, che è lì, in
salotto, ed aspetterebbe la risposta.
-(Giungono le prime battute di una saltellante canzonetta francese,
accennate vivacemente al pianoforte da mano non esperta.)-
SOFIA
Ah, il piccolo Marlenghi! Veniva dalla Dora. Ne riconosco la sonatina
con cui soleva annunziarsi.
NELLINA
-(infastidita)- Ma io l'ho invitato a cena per mezzanotte. Com'è che si
presenta adesso, che sono appena le undici?
-(Il suono è cessato.)-
IL SERVO
Per l'appunto. Il signor Conte dice che ha anticipato, perchè amerebbe
di avere, dice, un abboccamento con lei.
NELLINA
Come antipasto?
IL SERVO
Nossignora. Il signor Conte dice che non potrebbe abboccarsi innanzi
agli altri invitati, perchè si tratterebbe d'una cosa delicatissima, e
quindi, vorrebbe, dice, un abboccamento a quattr'occhi. Questo dice il
signor Conte.
NELLINA
Il signor Conte... -dice- un sacco di corbellerie e io... -dico- che,
prima che egli si -abbocchi- con me a quattr'occhi, ne deve passare
dell'acqua per sotto i ponti! Quando tornerà con i suoi amici, parleremo
della cosa... -delicatissima-. Per ora, è pregato di non importunare nè
me, nè il mio pianoforte!
IL SERVO
Perfettamente. -(Resta lì, fermo, fingendo di niente, e allunga il
collo, cercando un po', un'altra volta, di spingere lo sguardo
indiscreto dietro il paravento.)-
NELLINA
-(dopo qualche istante, viene fuori, seguìta da- SOFIA -che le chiude
l'abito sul dorso. Vedendo il servo, che ella credeva già via, e
sorprendendolo in atto di allungare il collo per spiare, si accende di
collera.)- Che fate ancora qui, voi?
IL SERVO
Lei non mi aveva detto di andarmene.
NELLINA
Uscite sùbito, bestione!
IL SERVO
-(scappa per il fondo a gambe levate.)-
NELLINA
-(a Sofia, come per dirle che i servi sono pari a tutti gli altri
uomini)- Avete capito?...
SOFIA
-(annodandole qualche nastro o fissando qualche spillo)- Eh, ma, cara
lei, se gli uomini non avessero quel difetto lì,... starebbero fresche
le donne!
NELLINA
Bel ragionamento! -(Completando la sua acconciatura davanti alla
specchiera grande)- Datemi gli anelli e il -collier-.
SOFIA
-(rovistando sulla toeletta)- Quassù, il -collier- non c'è.
NELLINA
Non l'avrò certo gettato dalla finestra. Guardate nei cassetti.
SOFIA
-(vedendo il collier a terra e raccogliendolo)- Ma che cassetti!... È a
terra! Dovrebbe avere più cura, lei, di questi pochi gioielli che
possiede! È vero che sono così meschini!...
NELLINA
Quando vorrò, saprò averne da farvi intontire.
SOFIA
-(con una smorfia d'incredulità)- Uhm! -(Le porge gli anelli, e si
accinge a metterle il collier.)-
NELLINA
-(mutando)- Ho sentito che il conte Marlenghi andava dalla Dora....
SOFIA
Ne era pazzo!
NELLINA
Ah sì?
SOFIA
-(congiungendole il collier sulla nuca)- Stia ferma!
NELLINA
Lo avete chiamato: il piccolo Marlenghi. Perchè poi «piccolo»?
SOFIA
Si chiamano così i giovanotti di primo pelo quando promettono bene. -(Le
scende un po' la veste da sopra una spalla.)-
NELLINA
Che mi fate?
SOFIA
Le scopro il neo sulla spalla. È quello che lei ha di meglio.
NELLINA
... Sicchè, il conte Marlenghi promette bene?
SOFIA
Senza dubbio. Non ha che venti anni e ha già duecentomila lire di
debiti.
NELLINA
E allora, cos'è che promette?
SOFIA
Di farne degli altri, cara lei.
SCENA III.
NELLINA, GIGETTA -e- SOFIA.
LA VOCE DI GIGETTA
Amore mio! Ti sento e non ti vedo....
NELLINA
-(a Sofia:)- Eccola, eccola, finalmente, la mia Gigetta. Correte, Sofia.
Fatela entrare qui.
SOFIA
-(esce dal fondo.)-
-(Entra GIGETTA. -- È vestita con una certa grazia, ma con uno sforzo di
effetto e con una eleganza alquanto frusta che rivelano la decadenza. Il
suo volto è emaciato. I suoi occhi hanno una stanchezza triste.)-
NELLINA
-(andando a lei festosamente)- Cominciavo a impensierirmi, sai. L'ultima
volta che ci vedemmo, eri un po' sofferente... -(Abbracciandola)- Stai
meglio, ora?
GIGETTA
Si, abbastanza.... Me la cavo... -(Sta per baciarla.)-
NELLINA
No, non baciarmi! Mi sono già truccata.
GIGETTA
Alla tua età?! Fai male! Fai malissimo!
NELLINA
-(deviando)- Be', visto che stai meglio, potevi venire un po' più
presto.
GIGETTA
Amore mio, nella tua lettera ci ho capito ben poco. Perchè questa cena?
NELLINA
Ho invitati a cena quei tre signori che ti fecero visita nel mio
palchetto, venerdì sera. Ricordi?
GIGETTA
Dove li hai riveduti?
NELLINA
Non li ho riveduti. Avevo le loro carte coi loro indirizzi.... Li ho
invitati con due righe graziose. E poi, per non farli annoiare troppo,
ho invitata anche te. Ti dispiace?
GIGETTA
-(mortificandosi e rattristandosi)- No, ma....
NELLINA
Sono tuoi conoscenti....
GIGETTA
-(abbassa gli occhi)- Già.... Appunto!...
NELLINA
D'altronde, da sola mi sarei trovata un po' in imbarazzo....
GIGETTA
Io avevo immaginato, piuttosto, che tu volessi festeggiare la tua pace
con Giacomo.... Ciò che mi disorientava era l'invito fatto a me, perchè
so che egli non mi può sopportare. Ma mi son detto: forse lei ha
perorata la mia causa, e, se è riuscita a guarirlo dell'antipatia che io
suscito in lui, tanto meglio!
-(Un silenzio.)-
NELLINA
-(seria, rannuvolata, con un accento freddo)- Giacomo non è tornato.
-(Siede.)-
GIGETTA
-(facendosi più triste, siede accanto a lei e la interroga pavidamente,
con una intensa lentezza nella voce:)- E credi... che... non tornerà
più?
NELLINA
Io non credo nulla... -(Con una latente malinconia)- Mi lascio andare
come un sughero che galleggia sull'acqua corrente d'un fiume....
GIGETTA
Ma guarda: non è possibile che Giacomo non torni più. Quello è un uomo
veramente eccezionale. Ti ama, Nellina! Ti ama sul serio.
NELLINA
Si è stancato di amarmi, o se ne stancherà. Io stessa gliel'ho augurato.
GIGETTA
Ma perchè? Ma perchè?
NELLINA
Perchè... ho sempre sentito di non meritare quel suo amore sublime.
GIGETTA
L'amore non si merita. È un bene che capita così... senza ragione, ed è
perciò che bisogna tenerselo caro.
NELLINA
Io non sapevo, non potevo ricambiarlo.... Sono guasta dentro!... Sono
tanto guasta!
GIGETTA
Tu ti calunni, Nellina! Ti compiaci di sembrare peggiore di quella che
sei.
NELLINA
Evvia, Gigetta! Pretenderesti d'illudermi proprio tu che hai voluto
essere la mia confidente e che, oramai, non ignori di me se non la mia
nascita, che io stessa ho dovuto ignorare? Tutte le vigliaccherie si
unirono per farmi come sono!... Tutte quante, tutte quante, lo sai, e
sarebbe bastata quella di mettermi al mondo come un mucchietto di fango
affidato al vento!
GIGETTA
-(diventando pallidissima e smozzicando le parole)- Sì... è vero....
Tutte le vigliaccherie contro di te.... E tu ne sei amareggiata, ne sei
inasprita, ecco; ma la tua indole non è cattiva. Io sono certa di non
ingannarmi. E se dalla tua indole ti lasciassi guidare adesso che sei
ancora in tempo, non perderesti l'appoggio di Giacomo e non ti
esporresti a nuove offese, a nuovi dolori.
NELLINA
-(accigliata, parlando in un tono cupo e fiero)- Io non temo nè dolori,
nè offese. Sono nata e cresciuta con una specie di febbre vendicativa,
che mi fa coraggiosa. Non so dirti con precisione che cosa sia. Quando
ero fanciulla, sognavo spesso di trovarmi in mezzo ad una folla di donne
disgraziate, che gridavano vendetta! Era l'incubo della mia febbre. E
tutti gli uomini che ho conosciuti finora, ad eccezione di Giacomo, me
l'hanno aumentata. Sì, è vero, Giacomo è assolutamente un uomo
eccezionale. Ma appunto per questo io preferisco che non ritorni. Anche
senza avvedermene, farei pagare a lui i peccati degli altri, e sarebbe
una ingiustizia.
GIGETTA
E se, invece, la sua immensa bontà finisse col vincere la tua febbre
vendicativa?
NELLINA
La sua immensa bontà sarebbe per me, come è già stata, una camicia di
forza. -(Con un accento- -di efferatezza)- Io voglio essere libera di
cercare quelli che sono diversi da lui, e voglio vederli soffrire, e
voglio tormentarli con le unghie che gli stessi loro vizii mi hanno
aguzzate!
GIGETTA
Ma l'origine della disgrazia tua, Nellina, fu la donna che ti mise al
mondo. Non è forse questo che tu mi hai detto, in sostanza, poco fa? E
dunque è lei che devi maledire!
NELLINA
Sì, lei, lei, lei, cento volte lei; -(assorgendo in piedi come per un
impeto di bestemmia)- ma non ci sarebbero delle madri mostruose, se non
ci fossero degli uomini infami! -(Poi, mutando)- Del resto, la manìa che
hai di convertirmi io non l'apprezzo, e non mi va. Sciupi in discussioni
inutili l'amicizia che mi hai offerta.
GIGETTA
In questa amicizia ho messo tutto il mio cuore.... Mi ti sono
affezionata... come a una sorella: a una sorella... tanto più giovane e
tanto più sventurata di me! È naturale che io abbia la manìa di
convertirti. Ti vedo andare verso un precipizio che conosco.... Ne ho
uno strazio indicibile... per il male che non so impedirti di compiere
contro te stessa.... Se tu ti perdi, mi parrà... d'averne avuta io la
responsabilità....
NELLINA
Ma che perdere! Vuoi essermi realmente amica? Vuoi essermi realmente
utile?
GIGETTA
-(con la voce spenta)- Sì, Nellina.
NELLINA
Insegnami, insegnami con la tua esperienza le arti della seduzione;
fammi diventare abile, accorta, bella, affascinante, irresistibile.... E
se tu ci riesci, perdio, vedrai quello che saprò fare!
GIGETTA
-(non si domina più e, terrea in volto, ansante, come per un principio
di asfissia, piega il capo all'indietro, con gli occhi socchiusi.)-
NELLINA
-(in uno scatto di allarme)- Gigetta!... Gigetta mia!... Che ti
senti?...
GIGETTA
-(fa un lieve gesto per rassicurarla.)-
NELLINA
Se mandassi per un medico.... Desideri che mandi?... Dimmelo con un
cenno.... Non affaticarti a parlare. -(Resta lì, ansiosa, guardandola.)-
GIGETTA
-(fiocamente)- Non chiamare medici.... So di che si tratta.
NELLINA
-(accarezzandole la fronte, pigliandole e baciandole le mani)- Sei tutta
fredda, tutta fredda!...
GIGETTA
-(respirando meglio)- Da qualche tempo vado soggetta a questi
abbattimenti.
NELLINA
Ma, dunque, sei proprio malata?!
GIGETTA
Un poco.
NELLINA
E, intanto, tu non ti curi abbastanza!... No! No! Non ti curi
abbastanza.
GIGETTA
Non dovrei più fare la vita che faccio....
NELLINA
Ma s'intende.
GIGETTA
Si,... e poi?
NELLINA
-(continuando a carezzarla)- E poi, sono qua io. Appena comincerò ad
avere fortuna, provvederò io alla mia Gigetta.
GIGETTA
-(in un impeto di raccapriccio)- Ah no! Questo mai!
NELLINA
Non accetteresti un po' d'aiuto mio?!
GIGETTA
Mai, mai, Nellina!
NELLINA
-(con profonda meraviglia)- Perchè?!...
GIGETTA
-(ha dentro di sè un brivido d'orrore e si copre il viso con le mani.)-
NELLINA
Disdegneresti?... Eppure, io ricordo le parole tue: le parole che mi
dicesti commossa, quando, all'impensata, venisti da me la prima volta.
«Io ho seguìta una mia ispirazione -- mi dicesti -- . Noi non ci
conosciamo che di vista, e, invece, io sento che dobbiamo allearci,
sento che dobbiamo essere più che amiche, perchè mi pare che voi
possiate avere bisogno di me, e che io possa avere tanto bisogno di
voi». Te ne sei dimenticata di queste parole?
GIGETTA
... Io intendevo... tutt'altro!
NELLINA
... Ma le distinzioni che facevi tu, nel tuo cervello, io non le capii
allora e non le capisco oggi. Allora mi bastò di capire che mi dicevi
una cosa bella, e ti strinsi fra le mie braccia come se ti avessi sempre
aspettata. Oggi mi basta di capire che, effettivamente, tu potrai avere
bisogno di me, e mi addoloro assai del tuo rifiuto. -(Si allontana
rammaricata, imbronciata. -- Siede.)- -(Un silenzio.)- -(Poi, la chiama
in un tono fra di rimprovero e di esortazione:)- Gigetta!
GIGETTA
Nellina?
NELLINA
Non hai nulla da aggiungere? Non parli più?
GIGETTA
Io sono desolata dal pensiero di addolorarti, ma nulla ho da aggiungere.
Solamente, ti prego... di non credere che io -disdegnerei- il tuo
soccorso. Non lo accetterei, no, no, questo è certo; e, anzi, -(con
energia)- mi nasconderei, ti fuggirei addirittura se stessi nella
condizione di doverlo accettare, ma la ragione del mio rifiuto sarebbe
molto diversa dal disdegno che immagini.
NELLINA
E quale sarebbe?
GIGETTA
«Quale sarebbe?».... Il giorno in cui profittassi della fortuna che,
disgraziatamente, tu ti auguri, io discenderei l'ultimo gradino della
vergogna!
NELLINA
-(levandosi con una sorpresa quasi comica)- Accidenti, che frasi
terribili!... Di dove le prendi?
GIGETTA
No, no, non scherzare, Nellina! Non scherzare!
NELLINA
Ma come diamine è fatta questa famosa scala della vergogna che ha un
ultimo gradino di cui tutti si preoccupano? Io pagherei un occhio per
saperlo!... Ed anche mi piacerebbe di sapere a quale punto della scala
mi trovo io adesso. -(Ridendo con ostentazione)- Dove mi vedi tu,
Gigetta? Di': dove mi vedi?
GIGETTA
-(prorompendo con una infrenabile angoscia)- Fammi la grazia, fammi la
grazia di non scherzare! Tu ti metti in mano uno staffile, e dài e dài e
dài, senza sospettare le piaghe che apri! Io credo che, se tu ti
accorgessi di quello che fai, ne avresti pena... e mi risparmieresti un
poco.
NELLINA
-(fortemente impressionata, è presa da una contrizione confusa, da una
confusa pietà, da un dolore indeterminato, in cui si smarrisce. -- Dopo
una pausa, cerca di esprimersi.)- Che io non m'accorga di torturarti, è
certo. Tu stessa non ne dubiti.... E giacchè nemmeno tu mi dici in qual
modo io ti torturi, che rimedio c'è? Nessuno. Senza volerlo, senza
avvedermene, io forse ti torturerò ancora... e, quando tu te ne
lamenterai, non potrò che esserne mortificata, non potrò che chiederti
perdono... come te lo chiedo in questo momento.
GIGETTA
-(correndo a lei e abbracciandola con uno slancio violento di protesta
tenera e dolorosa)- No, taci, taci, Nellina! Queste parole sulla tua
bocca, no!
NELLINA
Sei tanto migliore di me, tu! -(Stringendola vivamente al petto)- Ed hai
un gran desiderio di baciarmi ora, lo sento. Baciami, baciami: non
importa che va via la truccatura! Baciami quanto vuoi!
GIGETTA
Nellina mia!... Nellina mia! -(La bacia con effusione infinita.)-
-(Qualche istante di silenzio.)-
SCENA IV.
GIGETTA, NELLINA, GIACOMO.
LA VOCE DI GIACOMO
-(chiamando con ansia:)- Nellina!... Nellina!...
NELLINA
-(in un sussulto di spavento)- È Giacomo!
GIGETTA
-(in un sussulto di gioia)- Lo vedi, lo vedi che è tornato!
NELLINA
-(presa da grande orgasmo)- E come farò, Gigetta? Fra poco verrà quella
gente!...
GIACOMO
-(entra dal fondo, correndo verso di lei; ma, alla vista di- GIGETTA,
-si arresta turbato.)- Ti credevo sola.
NELLINA
Gigetta è di casa... -(Poi, con una certa titubanza)- Stavi per
abbracciarmi.... Fallo.
GIACOMO
-(respingendola con mitezza e guardandola da capo a piedi)- Sei tutta
elegante....
NELLINA
... Sono andata al teatro con Gigetta....
GIGETTA
... Difatti, siamo state a teatro insieme, signor Giacomo.
GIACOMO
-(continuando a guardare Nellina)- Hai gli occhi tinti... -(Passandole
sopra una gota la punta di un dito)- Hai ancora in faccia un avanzo di
sudiceria... -(a Gigetta:)- Naturalmente, siete voi che le date
lezione....
GIGETTA
No, signor Giacomo! Al contrario: io l'ho rimproverata.
GIACOMO
Di che l'avete rimproverata se lei cerca di imitarvi?
GIGETTA
Io vorrei che ciò non accadesse: credetemi.
NELLINA
È tanto severa con me!
GIACOMO
Ma ti conduce a teatro per metterti in mostra.
GIGETTA
-(di scatto)- No!
NELLINA
-(sùbito)- Sono io che ho voluto farmi condurre.
GIACOMO
Si vede che ti eri già consolata del mio allontanamento.
NELLINA
Volevo distrarmi, volevo dimenticare....
GIGETTA
Ella era convinta che non sareste tornato....
GIACOMO
E perciò non bisognava sprecar sospiri, non bisognava perdere tempo. È
questo il consiglio che le avete dato?
GIGETTA
... Voi sospettate sempre di me e io non ho nessun mezzo per dimostrarvi
che... c'è un equivoco.
GIACOMO
Io non sospetto di voi più che di lei. Sospetto egualmente di tutte e
due, senza distinguervi l'una dall'altra. Voi siete diventate
inseparabili fra voi, quasi che ciascuna delle vostre persone, prima che
vi conosceste, non fosse stata completa; ed ora siete inseparabili anche
per me. Così mi sembrate, così vi vedo, così vi penso, e, nel mio
pensiero, nelle mie impressioni, non saprei più separare l'influenza di
Gigetta dall'istinto di Nellina.
NELLINA
-(con energia)- Se Gigetta avesse influenza su me, io sarei una santa!
GIACOMO
È stata una santa, lei?!
NELLINA
Per conto suo, sarà stata, probabilmente, ciò che -hanno voluto- farla
essere. Vicino a me, è una creatura angelica, innanzi alla quale io
dovrei arrossire.
GIGETTA
No, Nellina. Più ti affatichi a difendermi e più gli riesco odiosa. La
mia presenza suscita in lui un'amarezza... forse non ingiusta. È
veramente un gran disappunto che egli m'abbia trovata qui. Piuttosto che
difendermi, permettimi di andar via.
NELLINA
-(fissando su lei gli sguardi supplichevoli)-... Proprio stasera?
GIACOMO
Cos'è? Ti faccio paura? Io sono rientrato in questa casa ancora vinto
dalla prepotenza di quel sentimento che ha sconvolta tutta la mia vita;
ci sono rientrato portando ancora con me, per un impulso di bene, la
certezza di domare le tue ribellioni, di moderare la tua sregolatezza,
di rendere meno irrequieto il tuo spirito; e tu, invece di ricevermi con
fiducia, ti allarmi e tremi come se io fossi venuto a punirti! È
scoraggiante! -(Siede.)-
GIGETTA
-(a Nellina, con molta mitezza:)- Non ha torto il signor Giacomo.
NELLINA
-(inquietissima, ostinata, afferrandole un braccio)- Tu non devi
distaccarti da me, questa sera.
GIGETTA
Ma io qui sono di troppo. È naturale che egli desideri di parlarti
liberamente. Se non vuoi permettere che io me ne vada, permettimi almeno
di non essere importuna. -(Accostandosi un poco a Giacomo)- Vi dispiace,
signor Giacomo, che io resti di là.
GIACOMO
-(con qualche reticenza, ma in un tono remissivo e deferente)- Io non
v'ho mai messa alla porta, Gigetta.
GIGETTA
-(si avvicina a Nellina, e le chiede trepidante:)- Sei contenta, così?
NELLINA
Ma non ti muovere dalla mia camera! -(Abbassando la voce)- E se ti
chiamo, vieni sùbito.
GIGETTA
-(sogguardando Giacomo, che è assorto, la interroga segretamente,
ansiosamente:)- Che farai quando giungeranno quei signori?
NELLINA
-(nervosa, torva, risponde pianissimo:)- Non me ne rendo conto. Accadrà
quello che deve accadere!
GIGETTA
Ma, in fondo, tu hai gioito ch'egli sia tornato!
GIACOMO
-(vedendo confabulare le due donne)- Eccole lì, come sempre, a mescolare
e a confondere le loro idee, le loro volontà, le loro sensazioni, le
loro anime! -(Andando verso Nellina quasi con violenza)- Io voglio
guardare la coscienza tua, stasera! Mi capisci sì o no? Voglio guardarla
sottratta, per quanto è possibile, alle influenze e ai consigli altrui,
siano pure influenze e consigli sublimi, perchè mi è necessario di
comprendere chi sei, oramai, per te stessa e per me! -(Si frena un
po'.)- Vi prego, Gigetta: allontanatevi.
GIGETTA
-(vorrebbe aggiungere qualche cosa. Non ardisce, e, col cuore in
palpiti, esortando con lo sguardo Nellina a essere buona e ad
arrendersi, dopo avere indugiato presso la porta, esce a destra.)-
SCENA V.
NELLINA -e- GIACOMO.
-(Un silenzio.)-
NELLINA
-(siede sul sofà, rannicchiandovisi in uno di quegli atteggiamenti di
concentrazione selvaggia che aveva una volta.)-
GIACOMO
-(siede lontano, tutto preso dalla emozione di iniziare il colloquio.
Poi comincia:)- Prima di tutto, è bene che tu sappia che ho potuto
soddisfare molti dei miei debiti, vendendo la proprietà di Sant'Angelo,
già donatami da mio padre. A lui non ho avuto il coraggio di rivolgermi.
Volevo andare a offrirgli la mia assistenza per mantenere la promessa
che da lui medesimo m'era stata richiesta il giorno in cui ci separammo;
ma egli ha incaricato il suo segretario di avvertirmi che non mi avrebbe
mai più ricevuto. -(Dolorosamente)- Così, il suo sogno di avermi vicino
nelle sue ore più tristi... non sarà realizzato. Tu ci hai divisi per
sempre! -(Pausa.)- Sappi, inoltre, che ho trovata una occupazione
decorosa e abbastanza remunerativa.
NELLINA
-(con un rammarico unito a uno stupore quasi ingenuo)- Per causa mia,
sei costretto a metterti a lavorare?
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