Nellina Dramma in tre atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME SETTIMO I FANTASMI -- NELLINA REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America. PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore (-Art 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882-). OFF. TIP. Sandron -- 447 -- I -- 290610. NELLINA -Dramma in tre atti- rappresentato per la prima volta al teatro -Manzoni- di Milano, dalla Compagnia di TERESA MARIANI, nel Carnevale del 1908. PERSONAGGI: CESARE D'ARCONTE GIACOMO, suo figlio GIGETTA NELLINA DON CANDIDO SOFIA ESTER ZIA FANNY DUE SERVI EPOCA ATTUALE. ATTO PRIMO. -Un salotto molto signorile. Una porta nella parete di fondo. Due porte laterali. Quella a destra è la comune. Tra la mobilia -- di una eleganza severa -- c'è un tavolino, verso il lato sinistro, e c'è un basso divano, addossato alla parete di fondo, tra l'uscio e l'angolo a destra.-[1] [1] -Destra e sinistra-, nelle indicazioni delle porte e delle pareti, s'intende per -destra e sinistra- dello spettatore.] SCENA I. CESARE, -il- SERVO, -poi- DON CANDIDO. CESARE -(è un uomo sulla cinquantina, alquanto emaciato. Il suo sguardo è scialbo, spesso smarrito nel vuoto. I suoi occhi sono cerchiati di livido. Il volto è pallido, ma gli zigomi sono come macchiati di rosso. Egli ha un portamento da gran signore e veste con sobrietà e raffinatezza. -- È sdraiato su una poltrona, accanto al tavolino, con le gambe a cavalcioni, dondolando un piede. Cava da una saccoccia un massiccio portasigari di argento, piglia un grosso avana e l'accende.)- -(Dal fondo, entra il SERVO, recando un piccolo vassoio con una tazza, con la zuccheriera e con una caffettierina. Tutto è squisitamente elegante.)- CESARE I liquori. -(Si versa egli stesso il caffè.)- IL SERVO -(lascia il vassoio sul tavolino, esce dal fondo, e, alla svelta, ritorna, recando, in un altro vassoio, il servizio dei liquori: bottiglie, bicchieri e bicchierini.)- CESARE -(sorseggiando il caffè)- Un -Cognac-. IL SERVO -(versa il Cognac.)- CESARE Avete portato il caffè alla signorina? IL SERVO -(ha l'aria di non capire.)- CESARE Alla signorina Nellina.... Fate lo gnorri? IL SERVO Ah, alla signorina... Nellina.... CESARE Ci sono forse altre signorine, in casa? IL SERVO Non ho portato il caffè alla signorina Nellina, perchè, di solito, dopo la colazione, lei va a prenderselo da sè, in cucina. CESARE Da oggi innanzi, penserete di servirlo a lei come lo servite a me e a mio figlio. IL SERVO Certamente. -(Esce.)- CESARE -(un po' pensoso, ma non inquieto, manda in su grosse boccate di fumo. Poi, beve d'un fiato il Cognac.)- -(Entra DON CANDIDO dalla porta a destra.)- DON CANDIDO -(età ambigua, viso spelato, faccia di prete spretato: un aspetto di persona molto zelante e untuosa. È vestito di scuro, con una redingote troppo lunga, alquanto frusta, ma ben pulita. Ha in mano un piccolo ramoscello di ulivo.)- Riverisco, signor Cesare. CESARE Oh, vi si vede? DON CANDIDO Un po' tardi? CESARE Crederei. DON CANDIDO È domenica delle palme, signor Cesare: ho dovuto.... CESARE Prendere parte alla messa cantata? DON CANDIDO Questo no. Ma sono giornate in cui, diciamo così, non ci si sbriga sùbito, in chiesa. -(Porgendo il ramoscello di ulivo)- Posso offrirvi?... CESARE Grazie, non ne prendo. Mettetevi il ramoscello di ulivo... dove meglio vi piace, e sedete, perchè dobbiamo parlare. DON CANDIDO -(infila il ramoscello fra lo sparato della camicia e il panciotto, con le punte di fuori, le quali gli sfiorano quasi il mento, e siede di fronte a Cesare, in atto di obbediente attesa.)- CESARE Oggi, caro don Candido, la vostra funzione di mio amministratore e segretario assume una importanza speciale. DON CANDIDO Ne ho piacere. CESARE Faremo una liquidazione. DON CANDIDO Ne ho dispiacere. CESARE Se non sapete di che si tratta.... DON CANDIDO Una liquidazione è quasi sempre determinata, diciamo così, da un fallimento. CESARE Io non sono fallito: voglio soltanto ritirarmi dagli affari. DON CANDIDO Mi permetterei domandarvi quand'è che avete avuto degli affari. CESARE Mio Dio, ho avuto... delle donne. DON CANDIDO Le chiamate -affari-? CESARE Affari di cuore. DON CANDIDO Di cuore?! -(Ride un po' di un piccolo riso falsamente stupido.)- CESARE La vostra incredulità è semplicemente bestiale. Io le ho sempre amate molto le donne. DON CANDIDO Benissimo. CESARE Ma già, che potete capire, voi? Io ho amato ogni donna con la quale ho avuto qualche... dimestichezza, e ho cercato di avere qualche dimestichezza... con ogni donna che ho amata. Questo è tutto. DON CANDIDO -(risolino)- Eh eh!... CESARE La varietà non esclude la intensità. Raramente, mio caro Don Candido, l'amore -- che è poi una tirannica necessità di godimento complesso -- raggiunge in altri uomini quel grado di spasimo e di frenesia che raggiunge in me. DON CANDIDO E vi ritirate dagli -affari-? CESARE -(correggendosi)- Non pigliate alla lettera le parole che ora mi sono uscite di bocca. Mi riferivo al passato. Mi riferivo a ciò che è accaduto in me sino a quando... ho sentita... la possibilità.... DON CANDIDO Diciamo così, della dimestichezza. CESARE Diciamo come volete. DON CANDIDO Diciamo come vogliamo, ma io, alla faccenda del ritiro, non ci credo. -(Fregandosi le mani)- Non ci credo, non ci credo! CESARE Be', perchè non ci credete? DON CANDIDO -(risolino)- Eh eh!... Quel che si vede, si vede. CESARE Ma che cosa credete di vedere, voi? Sentiamo. DON CANDIDO Credo di vedere... che... se si ha sotto mano un bocciuolo di rosa come quella piccina, che, per fare una buona azione, vi siete cresciuta in casa,... non è molto facile... ritirarsi dagli affari. CESARE -(lasciando trasparire la sua compiacenza)- Sicchè,... non vi sembra sgradevole la «piccina»? DON CANDIDO -(con un lampo di cupidigia)- Tutt'altro! -(Poi, rivolgendo immediatamente gli occhi al cielo)- Sarebbe ingiusto disconoscere che la Provvidenza non le è stata avara. CESARE -(con umoristica severità)- Don Candido! DON CANDIDO Che è? CESARE Voi avete fatti gli occhi lucidi! DON CANDIDO Io ho fatto gli occhi lucidi?... Non me ne sono accorto. CESARE Me ne sono accorto io. DON CANDIDO Sarà stata la espressione spontanea del mio animo di buon credente al pensiero di quella cosa divina che si chiama la Provvidenza. -(Con le braccia in atto ascetico e gli sguardi rivolti di nuovo al cielo)- Voi lo sapete che io sono un.... CESARE Un orangutango. DON CANDIDO Un orangutango?! CESARE Precisamente! Sotto la veste del santone, in voi si nasconde il bruto, signor mio! DON CANDIDO Si nasconde il bruto -in me-?! CESARE O che vorreste dire che si nasconde in me? DON CANDIDO Non oserei. CESARE Perchè non lo pensate. DON CANDIDO Perchè non lo penso. CESARE Ecco. -(Pausa.)- -(Un po' turbato e nervoso)- Volete un -Cognac-? DON CANDIDO Io no: mai! CESARE Un -Whisky-? DON CANDIDO Niente, niente. CESARE Io, sì. -(Versa in un gran bicchiere il Whisky e l'acqua di soda.)- DON CANDIDO In verità, almeno di mattina, dovreste astenervene anche voi. Questi liquori vi bruciano. CESARE Visto che mi piacciono, lasciate che mi brucino. -(Beve avidamente mezzo bicchiere di Whisky. -- Dal portasigari, cava un altro avana e lo accende. Poi, con un lievissimo tremito nella voce:)- Dunque... dove eravamo rimasti? DON CANDIDO Al bruto. CESARE Sicuro: al bruto. -(Pausa. -- La sua fisonomia muta, atteggiandosi a una curiosa ed amara intimità.)- Ditemi un po': quante volte avete cercato di raccogliere le briciole cadute dalla mia mensa? DON CANDIDO Signor Cesare! CESARE Credete che io ve ne rimproveri? DON CANDIDO Ma... mi maraviglio! CESARE Sono gl'incerti di ogni intelligente segretario come voi. DON CANDIDO Mi addolorate parlandomi così. CESARE -(sempre più intimo)- Ora, per esempio, ci sarebbe una briciola abbastanza preziosa; ma... vi prego di rinunziarci, perchè... è molto attaccaticcia. Se si attacca a voi, mi parrà di non essermene ben liberato io. DON CANDIDO Questa sarebbe, diciamo così, la liquidazione? CESARE Appunto. Io liquido la Gigetta. DON CANDIDO Ah? CESARE Alquanto matura, ma... ancora.... DON CANDIDO Senza dubbio. CESARE E mi pare onesto il metterla in libertà prima che le rughe la costringano al riposo. DON CANDIDO Una certa libertà glie l'avete già concessa da un pezzo.... CESARE Naturale! Benchè ne fossi stato innamoratissimo in -illo tempore-, sono circa otto anni che non ho con lei che qualche rapporto... di condiscendenza. Ella avrebbe avuto tutto l'agio di fare il comodo suo. DON CANDIDO Lo ha fatto? Lo ha fatto? CESARE No, povera diavola! Avendo ottenuto da me... un singolare favore... un favore che, modestia a parte, nessun altro uomo le avrebbe reso, ella mi si è mostrata sempre riconoscente e devota fino alla esagerazione. Ed è proprio per questo che non ho mai saputo avere l'energia di troncare completamente. DON CANDIDO Ma poi, diciamo così, tutto a un tratto.... CESARE Tutto a un tratto, non so come, sono stato vinto... dal bisogno urgente di non avere più nulla di comune con lei. DON CANDIDO Benissimo. -(Breve pausa.)- Glielo avete detto? CESARE E no. Glielo dovete dire voi. DON CANDIDO Io?! CESARE Vi munirò di una letterina per avvertirla che vi ho incaricato di compiere una delicata missione, e voi ve la caverete... con due parole. DON CANDIDO Temo che non le basteranno. CESARE Io vi prego sul serio di essere laconico ed esauriente. DON CANDIDO Ma, in conclusione, mi ci mandate con le mani vuote?! CESARE Vi affiderò, beninteso, la piccola somma che le ho destinata. Sarà una buon'uscita ragionevole. In fondo, io non avrei nessun obbligo verso di lei. Quando l'ho conosciuta, non era che una cosuccia di second'ordine. Ha vissuto per dieci anni come una gran signora.... Non ha di che lamentarsi. Adesso, il mio -pourboir- le permetterà di non aver troppa fretta, e di questo io sarò molto contento. Le donne di quel genere, caro don Candido, se hanno troppa fretta, si discreditano, e allora... non c'è rimedio: sempre più giù, sempre più giù, irreparabilmente. DON CANDIDO -(con gli occhi afflitti e pietosi)- Eh!... non ne parliamo! CESARE Sì, meglio non parlarne, perchè la cosa non è allegra. Suol dirsi che la prostituzione sia la vendetta delle donne contro gli uomini; ma è molto difficile che esse medesime non restino miseramente vittime della loro vendetta. -(Rannuvolandosi)-... E anche l'uomo più cinico ne è talvolta... conturbato! -(Si alza)-... Vado a scrivere la lettera e a prendere il danaro. -(Esce dal fondo.)- DON CANDIDO -(resta seduto tutto compunto.)- SCENA II. NELLINA, DON CANDIDO, -poi- CESARE. -(Entra NELLINA dalla porta a destra, e si avanza lenta, molle, quasi sciatta, tutta intenta a fumare una sigaretta. La fuma con evidente inesperienza, tenendola fra le labbra strette e protese e soffiandovi dentro. -- DON CANDIDO, che ha le spalle verso la porta da cui Nellina è entrata, non si accorge di lei. -- Ella, abituata alla presenza di lui, non gli bada neppure. Un po' di fumo le va in gola. Tossisce. DON CANDIDO si volta.)- DON CANDIDO Oh, siete voi, Nellina? NELLINA -(come se non avesse udito, continua ad occuparsi soltanto della sua sigaretta.)- DON CANDIDO -(con maraviglia)- Fumate?! NELLINA -(seccamente)- Sì. DON CANDIDO Se vi vede il signor Cesare!... NELLINA Me le ha date lui le sigarette. DON CANDIDO -(con una smorfia furba)- Ottimamente. -(Abbassa gli sguardi a terra, riunisce le mani sul petto, e la guarda di sottecchi.)- -(Breve pausa.)- NELLINA Ohè!... Perchè mi guardate? DON CANDIDO Ma io... non guardo che il pavimento. -(Fissa gli sguardi sul pavimento per mostrare di aver detto il vero.)- NELLINA No. Mi stavate guardando con lo sguardo di sbieco. DON CANDIDO Vi giuro che v'ingannate. NELLINA Uhm! Non è la prima volta che vi ho sorpreso a guardarmi in un certo modo. DON CANDIDO -(come scandalizzato)- Ma, dico: per chi mi prendete? NELLINA -(freddamente astiosa)- Per una robaccia. DON CANDIDO Per una robaccia?! Insomma, io sono perseguitato dalla calunnia! -(Continua a guardare a terra.)- -(Breve pausa.)- NELLINA -(si accosta al tavolino, sceglie un bicchiere e vi versa il Whisky e l'acqua di soda.)- DON CANDIDO -(levando gli occhi)- Anche il -Whisky-? NELLINA Il signor Cesare mi ci sta abituando. DON CANDIDO E voi?... NELLINA Perchè no?... Mi piace. -(Beve.)- DON CANDIDO Benissimo! NELLINA -(coi gomiti appoggiati al tavolino, ora lo osserva attentamente.)- Siete tutto pulito, oggi!... Che cosa avete lì, che vi spunta dal panciotto? DON CANDIDO Oggi è la santissima domenica delle palme. Questo è un ramicello di ulivo benedetto. NELLINA -(gli mette la mano nel panciotto, e tira fuori il ramoscello.)- DON CANDIDO Ve lo pigliate? NELLINA -(senza rispondergli, lo guarda con una curiosità mista di disgusto.)- DON CANDIDO Adesso, diciamo così, siete voi che guardate me. NELLINA Mi viene la voglia di cacciarvi il ramicello di ulivo in un occhio. -(Gli sfiora, difatti, un occhio con la punta del ramoscello.)- DON CANDIDO -(alzandosi)- No!... Che vi salta in mente?! Mi accecate! NELLINA Robaccia! DON CANDIDO -(preso dalla stizza e da una repentina sensualità cattiva)- Se non state tranquilla, io vi afferro. NELLINA -(sfidandolo con rabbioso disprezzo)- Fatelo! Fatelo! Voglio vedere come lo fate! DON CANDIDO -(ghermendola forte per le spalle e stringendo i denti)- Siete la più terribile delle birichine! CESARE -(entra all'improvviso e, con austerità collerica, esclama:)- Don Candido! DON CANDIDO -(scostandosi da Nellina con un soprassalto, e confondendosi un poco)- Mi voleva... mi voleva... accecare.... Non dovevo difendermi, io? CESARE -(a Nellina:)- Lo volevi accecare! NELLINA -(mostrando il ramoscello, senza guardare nè Cesare, nè Don Candido)- Già. CESARE -(a Don Candido:)- E voi, col pretesto di difendervi, facevate... l'orangutango? DON CANDIDO Ci siamo all'orangutango! CESARE -(lo fissa, tentennando il capo in segno di rimprovero.)- DON CANDIDO -(per darsi un'aria disinvolta, con una mano finge di spolverare una manica della- redingote.) CESARE No, no! Lì non ce n'è polvere. Dovreste spolverare piuttosto la vostra coscienza! DON CANDIDO È così spolverata! CESARE -(gli si avvicina e gli consegna due buste: una chiusa, l'altra, più grande, imbottita di biglietti di banca; e gli dice sottovoce:)- Questa è la lettera, e questo è.... DON CANDIDO Ho capito. CESARE La cifra è scritta sulla busta. DON CANDIDO -(guardando la cifra, torce il muso ed alza le sopracciglia come per dire: «troppo poco, non ce la facciamo!»)- CESARE Siate molto cortese, ma.... DON CANDIDO ... laconico ed esauriente. CESARE Senza lavorarvi la piazza per conto vostro. Mi spiego? DON CANDIDO Che castigo di Dio è la calunnia! CESARE Andate, andate, don Candido. DON CANDIDO Benissimo. -(Esce a destra.)- SCENA III. CESARE, NELLINA, -poi- GIACOMO. CESARE -(tenendo d'occhio NELLINA, relativamente impacciato, in silenzio, si sdraia sopra una poltrona.)- NELLINA -(tira fuori da una saccoccia un piccolo portasigarette di metallo bianco e una scatoletta di cerini; si caccia fra le labbra un'altra sigaretta, l'accende, e, affaticandosi a fumare come dianzi, lentamente, sciattamente, si avvia verso la destra.)- CESARE Nellina! NELLINA -(si ferma senza voltarsi.)- CESARE Mi fai il favore di non dare tanta confidenza a quell'imbecille? NELLINA -(alza le spalle con noncuranza.)- CESARE Già, in generale, tratti con troppa familiarità anche i servi di casa. NELLINA -(voltandosi appena)- Fino a poco tempo fa, mi lasciavate sempre in loro compagnia. CESARE T'ho tenuta, per altro, come una piccola parente! Se tu fossi rimasta nell'ospizio, dal quale ti ho tolta bambina, non saresti... che una povera operaia. Io non mi vanto; ma tu mi potresti risparmiare questi rimproveri. Che dovevo fare, io? Dovevo condurti attorno con me? NELLINA E, dunque, mi sono abituata a stare con i servi. CESARE Ma adesso che io comincio a preferire una vita più casalinga,... non c'è ragione che tu vada gironzolando fra le livree. NELLINA Io ci trovo gusto. CESARE Malissimo! NELLINA Almeno, ai servitori, posso dire tutte le insolenze che mi vengono alle labbra. CESARE A che proposito? NELLINA Sono uomini anche quelli. -(Con un'altra alzata di spalle, sta per dirigersi di nuovo verso la destra.)- CESARE -(dissimulando la sofferenza prodottagli dal contegno di lei, e cercando dei pretesti per trattenerla)- Ma... stammi a sentire, Nellina.... NELLINA Cosa? CESARE Tu hai qui -(indica a sinistra)- la tua stanzetta graziosa. Io l'ho recentemente destinata a te perchè ho creduto necessario che tu avessi un cantuccio tutto tuo. Perchè non vuoi starci mai? NELLINA Mi sembra una trappola. Non ci sto volentieri. CESARE E allora, va a trattenerti -(indica il fondo)- nelle stanze interne. È inutile che tu stia sempre in quelle dove passano tutti, o addirittura in cucina. NELLINA -(pigramente)- Andrò a trattenermi nelle stanze interne. -(S'avvia verso il fondo.)- CESARE -(quando Nellina è sul punto di uscire, irrefrenabilmente scatta in tono di comando:)- Resta qui, Nellina! NELLINA -(si ferma. Indi, con una fisonomia di rabbia chiusa, le sovracciglia aggrottate, la fronte bassa, siede sul divano, ch'è accanto alla porta in fondo, e, raccogliendovi le gambe, si raggomitola tutta.)- -(Breve pausa.)- CESARE -(contenendosi e mutando tono)- Con questo tuo caratterino dispettoso, mi obblighi ad essere brusco, e poi io stesso me ne dolgo. Certe volte, mi fuggi come se io fossi un tuo nemico. E, ieri sera, fosti... così aspra... così irritante... che io... dovetti fare uno sforzo per non punirti acerbamente! NELLINA -(fredda, d'una tranquillità acre)- Voi stavate per baciarmi. Non voglio essere baciata da voi. CESARE -(impallidisce, si confonde, si agita dentro; indi si leva, passeggia su e giù, siede presso il tavolino.)- GIACOMO -(entrando dal fondo)- Babbo! CESARE -(sconcertato)- Che c'è, Giacomo! GIACOMO -(si avanza un poco, senza accorgersi di Nellina. Appare cogitabondo, ma calmo e risoluto. Parla a suo padre con affettuoso rispetto.)- Puoi darmi qualche minuto? CESARE Sùbito? GIACOMO Sì, ho premura di parlarti. CESARE Abbi pazienza, Giacomo: in questo momento sono un po' turbato.... NELLINA -(per avvertire della sua presenza Giacomo, fa cadere a terra il suo piccolo portasigarette.)- GIACOMO -(ode il rumore, si volta un istante e, nel vedere Nellina, intuisce di essere entrato in mal punto.)- NELLINA -(senza scendere dal divano, raccoglie il portasigarette.)- 1 ( , . ) 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 - - 13 14 15 - - 16 17 - - 18 19 . 20 . 21 22 23 24 25 - 26 , . - 27 28 29 ' ( - 30 - ) . 31 32 . . - - - - - - . 33 34 35 36 37 38 39 - - 40 41 42 - - , 43 , . 44 45 46 47 48 : 49 50 ' 51 , 52 53 54 55 56 57 58 59 60 . 61 62 63 64 65 . 66 67 - . . 68 . . - - 69 - - ' , , ' , 70 , ' ' . - [ ] 71 72 [ ] - - , 73 , ' - - . ] 74 75 76 . 77 78 , - - , - - . 79 80 81 82 83 - ( , . 84 , . 85 . , . 86 87 . - - , , 88 , . 89 , ' . ) - 90 91 - ( , , , 92 . 93 . ) - 94 95 96 97 . - ( . ) - 98 99 100 101 - ( , , , , 102 , , , : 103 , . ) - 104 105 106 107 - ( ) - - - . 108 109 110 111 - ( . ) - 112 113 114 115 ? 116 117 118 119 - ( ' . ) - 120 121 122 123 . . . . ? 124 125 126 127 , . . . . . . . 128 129 130 131 , ? 132 133 134 135 , , , 136 , , . 137 138 139 140 , 141 . 142 143 144 145 . - ( . ) - 146 147 148 149 - ( ' , , . 150 , ' . ) - 151 152 - ( . ) - 153 154 155 156 - ( , , : 157 . , 158 , , . 159 . ) - , . 160 161 162 163 , ? 164 165 166 167 ' ? 168 169 170 171 . 172 173 174 175 , : . . . . 176 177 178 179 ? 180 181 182 183 . , , 184 , . - ( ) - 185 ? . . . 186 187 188 189 , . . . . 190 , , . 191 192 193 194 - ( , 195 , , 196 , . ) - 197 198 199 200 , , 201 . 202 203 204 205 . 206 207 208 209 . 210 211 212 213 . 214 215 216 217 . . . . 218 219 220 221 , , 222 . 223 224 225 226 : . 227 228 229 230 ' . 231 232 233 234 , . . . . 235 236 237 238 - - ? 239 240 241 242 . 243 244 245 246 ? ! - ( ' . ) - 247 248 249 250 . 251 . 252 253 254 255 . 256 257 258 259 , , ? 260 . . . , 261 . . . . . 262 263 264 265 - ( ) - ! . . . 266 267 268 269 . , , 270 ' - - - - 271 272 . 273 274 275 276 - - ? 277 278 279 280 - ( ) - 281 . . 282 . . . . . . . . . . 283 284 285 286 , . 287 288 289 290 . 291 292 293 294 , , , . 295 - ( ) - , ! 296 297 298 299 ' , ? 300 301 302 303 - ( ) - ! . . . , . 304 305 306 307 , ? . 308 309 310 311 . . . . . . 312 , , , 313 , . . . . . . . 314 315 316 317 - ( ) - , . . . 318 « » ? 319 320 321 322 - ( ) - ' ! - ( , 323 ) - 324 . 325 326 327 328 - ( ) - ! 329 330 331 332 ? 333 334 335 336 ! 337 338 339 340 ? . . . . 341 342 343 344 . 345 346 347 348 349 . - ( 350 ) - 351 . . . . 352 353 354 355 . 356 357 358 359 ? ! 360 361 362 363 ! , , 364 ! 365 366 367 368 - - ? ! 369 370 371 372 ? 373 374 375 376 . 377 378 379 380 . 381 382 383 384 . 385 386 387 388 . - ( . ) - - ( ' ) - - - ? 389 390 391 392 : ! 393 394 395 396 - - ? 397 398 399 400 , . 401 402 403 404 , . - ( ' . ) - 405 406 407 408 , , . 409 . 410 411 412 413 , . - ( 414 . - - , 415 . , : ) - . . . 416 ? 417 418 419 420 . 421 422 423 424 : . - ( . - - , 425 . ) - ' : 426 ? 427 428 429 430 ! 431 432 433 434 ? 435 436 437 438 . . . ! 439 440 441 442 ' . 443 444 445 446 . 447 448 449 450 - ( ) - , , 451 ; . . . , . . . 452 . , 453 . 454 455 456 457 , , ? 458 459 460 461 . . 462 463 464 465 ? 466 467 468 469 , . . . . . . . 470 471 472 473 . 474 475 476 477 478 . 479 480 481 482 ' . . . . 483 484 485 486 ! - - , 487 . . . 488 . 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