Nellina
Dramma in tre atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII)
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME SETTIMO
I FANTASMI -- NELLINA
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr
in the United States of America.
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore (-Art 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882-).
OFF. TIP. Sandron -- 447 -- I -- 290610.
NELLINA
-Dramma in tre atti-
rappresentato per la prima volta al teatro -Manzoni- di Milano, dalla
Compagnia di TERESA MARIANI, nel Carnevale del 1908.
PERSONAGGI:
CESARE D'ARCONTE
GIACOMO, suo figlio
GIGETTA
NELLINA
DON CANDIDO
SOFIA
ESTER
ZIA FANNY
DUE SERVI
EPOCA ATTUALE.
ATTO PRIMO.
-Un salotto molto signorile. Una porta nella parete di fondo. Due porte
laterali. Quella a destra è la comune. Tra la mobilia -- di una eleganza
severa -- c'è un tavolino, verso il lato sinistro, e c'è un basso divano,
addossato alla parete di fondo, tra l'uscio e l'angolo a destra.-[1]
[1] -Destra e sinistra-, nelle indicazioni delle porte e delle
pareti, s'intende per -destra e sinistra- dello spettatore.]
SCENA I.
CESARE, -il- SERVO, -poi- DON CANDIDO.
CESARE
-(è un uomo sulla cinquantina, alquanto emaciato. Il suo sguardo è
scialbo, spesso smarrito nel vuoto. I suoi occhi sono cerchiati di
livido. Il volto è pallido, ma gli zigomi sono come macchiati di rosso.
Egli ha un portamento da gran signore e veste con sobrietà e
raffinatezza. -- È sdraiato su una poltrona, accanto al tavolino, con le
gambe a cavalcioni, dondolando un piede. Cava da una saccoccia un
massiccio portasigari di argento, piglia un grosso avana e l'accende.)-
-(Dal fondo, entra il SERVO, recando un piccolo vassoio con una tazza,
con la zuccheriera e con una caffettierina. Tutto è squisitamente
elegante.)-
CESARE
I liquori. -(Si versa egli stesso il caffè.)-
IL SERVO
-(lascia il vassoio sul tavolino, esce dal fondo, e, alla svelta,
ritorna, recando, in un altro vassoio, il servizio dei liquori:
bottiglie, bicchieri e bicchierini.)-
CESARE
-(sorseggiando il caffè)- Un -Cognac-.
IL SERVO
-(versa il Cognac.)-
CESARE
Avete portato il caffè alla signorina?
IL SERVO
-(ha l'aria di non capire.)-
CESARE
Alla signorina Nellina.... Fate lo gnorri?
IL SERVO
Ah, alla signorina... Nellina....
CESARE
Ci sono forse altre signorine, in casa?
IL SERVO
Non ho portato il caffè alla signorina Nellina, perchè, di solito, dopo
la colazione, lei va a prenderselo da sè, in cucina.
CESARE
Da oggi innanzi, penserete di servirlo a lei come lo servite a me e a
mio figlio.
IL SERVO
Certamente. -(Esce.)-
CESARE
-(un po' pensoso, ma non inquieto, manda in su grosse boccate di fumo.
Poi, beve d'un fiato il Cognac.)-
-(Entra DON CANDIDO dalla porta a destra.)-
DON CANDIDO
-(età ambigua, viso spelato, faccia di prete spretato: un aspetto di
persona molto zelante e untuosa. È vestito di scuro, con una redingote
troppo lunga, alquanto frusta, ma ben pulita. Ha in mano un piccolo
ramoscello di ulivo.)- Riverisco, signor Cesare.
CESARE
Oh, vi si vede?
DON CANDIDO
Un po' tardi?
CESARE
Crederei.
DON CANDIDO
È domenica delle palme, signor Cesare: ho dovuto....
CESARE
Prendere parte alla messa cantata?
DON CANDIDO
Questo no. Ma sono giornate in cui, diciamo così, non ci si sbriga
sùbito, in chiesa. -(Porgendo il ramoscello di ulivo)- Posso
offrirvi?...
CESARE
Grazie, non ne prendo. Mettetevi il ramoscello di ulivo... dove meglio
vi piace, e sedete, perchè dobbiamo parlare.
DON CANDIDO
-(infila il ramoscello fra lo sparato della camicia e il panciotto, con
le punte di fuori, le quali gli sfiorano quasi il mento, e siede di
fronte a Cesare, in atto di obbediente attesa.)-
CESARE
Oggi, caro don Candido, la vostra funzione di mio amministratore e
segretario assume una importanza speciale.
DON CANDIDO
Ne ho piacere.
CESARE
Faremo una liquidazione.
DON CANDIDO
Ne ho dispiacere.
CESARE
Se non sapete di che si tratta....
DON CANDIDO
Una liquidazione è quasi sempre determinata, diciamo così, da un
fallimento.
CESARE
Io non sono fallito: voglio soltanto ritirarmi dagli affari.
DON CANDIDO
Mi permetterei domandarvi quand'è che avete avuto degli affari.
CESARE
Mio Dio, ho avuto... delle donne.
DON CANDIDO
Le chiamate -affari-?
CESARE
Affari di cuore.
DON CANDIDO
Di cuore?! -(Ride un po' di un piccolo riso falsamente stupido.)-
CESARE
La vostra incredulità è semplicemente bestiale. Io le ho sempre amate
molto le donne.
DON CANDIDO
Benissimo.
CESARE
Ma già, che potete capire, voi? Io ho amato ogni donna con la quale ho
avuto qualche... dimestichezza, e ho cercato di avere qualche
dimestichezza... con ogni donna che ho amata. Questo è tutto.
DON CANDIDO
-(risolino)- Eh eh!...
CESARE
La varietà non esclude la intensità. Raramente, mio caro Don Candido,
l'amore -- che è poi una tirannica necessità di godimento complesso --
raggiunge in altri uomini quel grado di spasimo e di frenesia che
raggiunge in me.
DON CANDIDO
E vi ritirate dagli -affari-?
CESARE
-(correggendosi)- Non pigliate alla lettera le parole che ora mi sono
uscite di bocca. Mi riferivo al passato. Mi riferivo a ciò che è
accaduto in me sino a quando... ho sentita... la possibilità....
DON CANDIDO
Diciamo così, della dimestichezza.
CESARE
Diciamo come volete.
DON CANDIDO
Diciamo come vogliamo, ma io, alla faccenda del ritiro, non ci credo.
-(Fregandosi le mani)- Non ci credo, non ci credo!
CESARE
Be', perchè non ci credete?
DON CANDIDO
-(risolino)- Eh eh!... Quel che si vede, si vede.
CESARE
Ma che cosa credete di vedere, voi? Sentiamo.
DON CANDIDO
Credo di vedere... che... se si ha sotto mano un bocciuolo di rosa come
quella piccina, che, per fare una buona azione, vi siete cresciuta in
casa,... non è molto facile... ritirarsi dagli affari.
CESARE
-(lasciando trasparire la sua compiacenza)- Sicchè,... non vi sembra
sgradevole la «piccina»?
DON CANDIDO
-(con un lampo di cupidigia)- Tutt'altro! -(Poi, rivolgendo
immediatamente gli occhi al cielo)- Sarebbe ingiusto disconoscere che la
Provvidenza non le è stata avara.
CESARE
-(con umoristica severità)- Don Candido!
DON CANDIDO
Che è?
CESARE
Voi avete fatti gli occhi lucidi!
DON CANDIDO
Io ho fatto gli occhi lucidi?... Non me ne sono accorto.
CESARE
Me ne sono accorto io.
DON CANDIDO
Sarà stata la espressione spontanea del mio animo di buon credente al
pensiero di quella cosa divina che si chiama la Provvidenza. -(Con le
braccia in atto ascetico e gli sguardi rivolti di nuovo al cielo)- Voi
lo sapete che io sono un....
CESARE
Un orangutango.
DON CANDIDO
Un orangutango?!
CESARE
Precisamente! Sotto la veste del santone, in voi si nasconde il bruto,
signor mio!
DON CANDIDO
Si nasconde il bruto -in me-?!
CESARE
O che vorreste dire che si nasconde in me?
DON CANDIDO
Non oserei.
CESARE
Perchè non lo pensate.
DON CANDIDO
Perchè non lo penso.
CESARE
Ecco. -(Pausa.)- -(Un po' turbato e nervoso)- Volete un -Cognac-?
DON CANDIDO
Io no: mai!
CESARE
Un -Whisky-?
DON CANDIDO
Niente, niente.
CESARE
Io, sì. -(Versa in un gran bicchiere il Whisky e l'acqua di soda.)-
DON CANDIDO
In verità, almeno di mattina, dovreste astenervene anche voi. Questi
liquori vi bruciano.
CESARE
Visto che mi piacciono, lasciate che mi brucino. -(Beve avidamente mezzo
bicchiere di Whisky. -- Dal portasigari, cava un altro avana e lo
accende. Poi, con un lievissimo tremito nella voce:)- Dunque... dove
eravamo rimasti?
DON CANDIDO
Al bruto.
CESARE
Sicuro: al bruto. -(Pausa. -- La sua fisonomia muta, atteggiandosi a una
curiosa ed amara intimità.)- Ditemi un po': quante volte avete cercato
di raccogliere le briciole cadute dalla mia mensa?
DON CANDIDO
Signor Cesare!
CESARE
Credete che io ve ne rimproveri?
DON CANDIDO
Ma... mi maraviglio!
CESARE
Sono gl'incerti di ogni intelligente segretario come voi.
DON CANDIDO
Mi addolorate parlandomi così.
CESARE
-(sempre più intimo)- Ora, per esempio, ci sarebbe una briciola
abbastanza preziosa; ma... vi prego di rinunziarci, perchè... è molto
attaccaticcia. Se si attacca a voi, mi parrà di non essermene ben
liberato io.
DON CANDIDO
Questa sarebbe, diciamo così, la liquidazione?
CESARE
Appunto. Io liquido la Gigetta.
DON CANDIDO
Ah?
CESARE
Alquanto matura, ma... ancora....
DON CANDIDO
Senza dubbio.
CESARE
E mi pare onesto il metterla in libertà prima che le rughe la
costringano al riposo.
DON CANDIDO
Una certa libertà glie l'avete già concessa da un pezzo....
CESARE
Naturale! Benchè ne fossi stato innamoratissimo in -illo tempore-, sono
circa otto anni che non ho con lei che qualche rapporto... di
condiscendenza. Ella avrebbe avuto tutto l'agio di fare il comodo suo.
DON CANDIDO
Lo ha fatto? Lo ha fatto?
CESARE
No, povera diavola! Avendo ottenuto da me... un singolare favore... un
favore che, modestia a parte, nessun altro uomo le avrebbe reso, ella mi
si è mostrata sempre riconoscente e devota fino alla esagerazione. Ed è
proprio per questo che non ho mai saputo avere l'energia di troncare
completamente.
DON CANDIDO
Ma poi, diciamo così, tutto a un tratto....
CESARE
Tutto a un tratto, non so come, sono stato vinto... dal bisogno urgente
di non avere più nulla di comune con lei.
DON CANDIDO
Benissimo. -(Breve pausa.)- Glielo avete detto?
CESARE
E no. Glielo dovete dire voi.
DON CANDIDO
Io?!
CESARE
Vi munirò di una letterina per avvertirla che vi ho incaricato di
compiere una delicata missione, e voi ve la caverete... con due parole.
DON CANDIDO
Temo che non le basteranno.
CESARE
Io vi prego sul serio di essere laconico ed esauriente.
DON CANDIDO
Ma, in conclusione, mi ci mandate con le mani vuote?!
CESARE
Vi affiderò, beninteso, la piccola somma che le ho destinata. Sarà una
buon'uscita ragionevole. In fondo, io non avrei nessun obbligo verso di
lei. Quando l'ho conosciuta, non era che una cosuccia di second'ordine.
Ha vissuto per dieci anni come una gran signora.... Non ha di che
lamentarsi. Adesso, il mio -pourboir- le permetterà di non aver troppa
fretta, e di questo io sarò molto contento. Le donne di quel genere,
caro don Candido, se hanno troppa fretta, si discreditano, e allora...
non c'è rimedio: sempre più giù, sempre più giù, irreparabilmente.
DON CANDIDO
-(con gli occhi afflitti e pietosi)- Eh!... non ne parliamo!
CESARE
Sì, meglio non parlarne, perchè la cosa non è allegra. Suol dirsi che la
prostituzione sia la vendetta delle donne contro gli uomini; ma è molto
difficile che esse medesime non restino miseramente vittime della loro
vendetta. -(Rannuvolandosi)-... E anche l'uomo più cinico ne è
talvolta... conturbato! -(Si alza)-... Vado a scrivere la lettera e a
prendere il danaro. -(Esce dal fondo.)-
DON CANDIDO
-(resta seduto tutto compunto.)-
SCENA II.
NELLINA, DON CANDIDO, -poi- CESARE.
-(Entra NELLINA dalla porta a destra, e si avanza lenta, molle, quasi
sciatta, tutta intenta a fumare una sigaretta. La fuma con evidente
inesperienza, tenendola fra le labbra strette e protese e soffiandovi
dentro. -- DON CANDIDO, che ha le spalle verso la porta da cui Nellina è
entrata, non si accorge di lei. -- Ella, abituata alla presenza di lui,
non gli bada neppure. Un po' di fumo le va in gola. Tossisce. DON
CANDIDO si volta.)-
DON CANDIDO
Oh, siete voi, Nellina?
NELLINA
-(come se non avesse udito, continua ad occuparsi soltanto della sua
sigaretta.)-
DON CANDIDO
-(con maraviglia)- Fumate?!
NELLINA
-(seccamente)- Sì.
DON CANDIDO
Se vi vede il signor Cesare!...
NELLINA
Me le ha date lui le sigarette.
DON CANDIDO
-(con una smorfia furba)- Ottimamente. -(Abbassa gli sguardi a terra,
riunisce le mani sul petto, e la guarda di sottecchi.)-
-(Breve pausa.)-
NELLINA
Ohè!... Perchè mi guardate?
DON CANDIDO
Ma io... non guardo che il pavimento. -(Fissa gli sguardi sul pavimento
per mostrare di aver detto il vero.)-
NELLINA
No. Mi stavate guardando con lo sguardo di sbieco.
DON CANDIDO
Vi giuro che v'ingannate.
NELLINA
Uhm! Non è la prima volta che vi ho sorpreso a guardarmi in un certo
modo.
DON CANDIDO
-(come scandalizzato)- Ma, dico: per chi mi prendete?
NELLINA
-(freddamente astiosa)- Per una robaccia.
DON CANDIDO
Per una robaccia?! Insomma, io sono perseguitato dalla calunnia!
-(Continua a guardare a terra.)-
-(Breve pausa.)-
NELLINA
-(si accosta al tavolino, sceglie un bicchiere e vi versa il Whisky e
l'acqua di soda.)-
DON CANDIDO
-(levando gli occhi)- Anche il -Whisky-?
NELLINA
Il signor Cesare mi ci sta abituando.
DON CANDIDO
E voi?...
NELLINA
Perchè no?... Mi piace. -(Beve.)-
DON CANDIDO
Benissimo!
NELLINA
-(coi gomiti appoggiati al tavolino, ora lo osserva attentamente.)-
Siete tutto pulito, oggi!... Che cosa avete lì, che vi spunta dal
panciotto?
DON CANDIDO
Oggi è la santissima domenica delle palme. Questo è un ramicello di
ulivo benedetto.
NELLINA
-(gli mette la mano nel panciotto, e tira fuori il ramoscello.)-
DON CANDIDO
Ve lo pigliate?
NELLINA
-(senza rispondergli, lo guarda con una curiosità mista di disgusto.)-
DON CANDIDO
Adesso, diciamo così, siete voi che guardate me.
NELLINA
Mi viene la voglia di cacciarvi il ramicello di ulivo in un occhio.
-(Gli sfiora, difatti, un occhio con la punta del ramoscello.)-
DON CANDIDO
-(alzandosi)- No!... Che vi salta in mente?! Mi accecate!
NELLINA
Robaccia!
DON CANDIDO
-(preso dalla stizza e da una repentina sensualità cattiva)- Se non
state tranquilla, io vi afferro.
NELLINA
-(sfidandolo con rabbioso disprezzo)- Fatelo! Fatelo! Voglio vedere come
lo fate!
DON CANDIDO
-(ghermendola forte per le spalle e stringendo i denti)- Siete la più
terribile delle birichine!
CESARE
-(entra all'improvviso e, con austerità collerica, esclama:)- Don
Candido!
DON CANDIDO
-(scostandosi da Nellina con un soprassalto, e confondendosi un poco)-
Mi voleva... mi voleva... accecare.... Non dovevo difendermi, io?
CESARE
-(a Nellina:)- Lo volevi accecare!
NELLINA
-(mostrando il ramoscello, senza guardare nè Cesare, nè Don Candido)-
Già.
CESARE
-(a Don Candido:)- E voi, col pretesto di difendervi, facevate...
l'orangutango?
DON CANDIDO
Ci siamo all'orangutango!
CESARE
-(lo fissa, tentennando il capo in segno di rimprovero.)-
DON CANDIDO
-(per darsi un'aria disinvolta, con una mano finge di spolverare una
manica della- redingote.)
CESARE
No, no! Lì non ce n'è polvere. Dovreste spolverare piuttosto la vostra
coscienza!
DON CANDIDO
È così spolverata!
CESARE
-(gli si avvicina e gli consegna due buste: una chiusa, l'altra, più
grande, imbottita di biglietti di banca; e gli dice sottovoce:)- Questa
è la lettera, e questo è....
DON CANDIDO
Ho capito.
CESARE
La cifra è scritta sulla busta.
DON CANDIDO
-(guardando la cifra, torce il muso ed alza le sopracciglia come per
dire: «troppo poco, non ce la facciamo!»)-
CESARE
Siate molto cortese, ma....
DON CANDIDO
... laconico ed esauriente.
CESARE
Senza lavorarvi la piazza per conto vostro. Mi spiego?
DON CANDIDO
Che castigo di Dio è la calunnia!
CESARE
Andate, andate, don Candido.
DON CANDIDO
Benissimo. -(Esce a destra.)-
SCENA III.
CESARE, NELLINA, -poi- GIACOMO.
CESARE
-(tenendo d'occhio NELLINA, relativamente impacciato, in silenzio, si
sdraia sopra una poltrona.)-
NELLINA
-(tira fuori da una saccoccia un piccolo portasigarette di metallo
bianco e una scatoletta di cerini; si caccia fra le labbra un'altra
sigaretta, l'accende, e, affaticandosi a fumare come dianzi, lentamente,
sciattamente, si avvia verso la destra.)-
CESARE
Nellina!
NELLINA
-(si ferma senza voltarsi.)-
CESARE
Mi fai il favore di non dare tanta confidenza a quell'imbecille?
NELLINA
-(alza le spalle con noncuranza.)-
CESARE
Già, in generale, tratti con troppa familiarità anche i servi di casa.
NELLINA
-(voltandosi appena)- Fino a poco tempo fa, mi lasciavate sempre in loro
compagnia.
CESARE
T'ho tenuta, per altro, come una piccola parente! Se tu fossi rimasta
nell'ospizio, dal quale ti ho tolta bambina, non saresti... che una
povera operaia. Io non mi vanto; ma tu mi potresti risparmiare questi
rimproveri. Che dovevo fare, io? Dovevo condurti attorno con me?
NELLINA
E, dunque, mi sono abituata a stare con i servi.
CESARE
Ma adesso che io comincio a preferire una vita più casalinga,... non c'è
ragione che tu vada gironzolando fra le livree.
NELLINA
Io ci trovo gusto.
CESARE
Malissimo!
NELLINA
Almeno, ai servitori, posso dire tutte le insolenze che mi vengono alle
labbra.
CESARE
A che proposito?
NELLINA
Sono uomini anche quelli. -(Con un'altra alzata di spalle, sta per
dirigersi di nuovo verso la destra.)-
CESARE
-(dissimulando la sofferenza prodottagli dal contegno di lei, e cercando
dei pretesti per trattenerla)- Ma... stammi a sentire, Nellina....
NELLINA
Cosa?
CESARE
Tu hai qui -(indica a sinistra)- la tua stanzetta graziosa. Io l'ho
recentemente destinata a te perchè ho creduto necessario che tu avessi
un cantuccio tutto tuo. Perchè non vuoi starci mai?
NELLINA
Mi sembra una trappola. Non ci sto volentieri.
CESARE
E allora, va a trattenerti -(indica il fondo)- nelle stanze interne. È
inutile che tu stia sempre in quelle dove passano tutti, o addirittura
in cucina.
NELLINA
-(pigramente)- Andrò a trattenermi nelle stanze interne. -(S'avvia verso
il fondo.)-
CESARE
-(quando Nellina è sul punto di uscire, irrefrenabilmente scatta in tono
di comando:)- Resta qui, Nellina!
NELLINA
-(si ferma. Indi, con una fisonomia di rabbia chiusa, le sovracciglia
aggrottate, la fronte bassa, siede sul divano, ch'è accanto alla porta
in fondo, e, raccogliendovi le gambe, si raggomitola tutta.)-
-(Breve pausa.)-
CESARE
-(contenendosi e mutando tono)- Con questo tuo caratterino dispettoso,
mi obblighi ad essere brusco, e poi io stesso me ne dolgo. Certe volte,
mi fuggi come se io fossi un tuo nemico. E, ieri sera, fosti... così
aspra... così irritante... che io... dovetti fare uno sforzo per non
punirti acerbamente!
NELLINA
-(fredda, d'una tranquillità acre)- Voi stavate per baciarmi. Non voglio
essere baciata da voi.
CESARE
-(impallidisce, si confonde, si agita dentro; indi si leva, passeggia su
e giù, siede presso il tavolino.)-
GIACOMO
-(entrando dal fondo)- Babbo!
CESARE
-(sconcertato)- Che c'è, Giacomo!
GIACOMO
-(si avanza un poco, senza accorgersi di Nellina. Appare cogitabondo, ma
calmo e risoluto. Parla a suo padre con affettuoso rispetto.)- Puoi
darmi qualche minuto?
CESARE
Sùbito?
GIACOMO
Sì, ho premura di parlarti.
CESARE
Abbi pazienza, Giacomo: in questo momento sono un po' turbato....
NELLINA
-(per avvertire della sua presenza Giacomo, fa cadere a terra il suo
piccolo portasigarette.)-
GIACOMO
-(ode il rumore, si volta un istante e, nel vedere Nellina, intuisce di
essere entrato in mal punto.)-
NELLINA
-(senza scendere dal divano, raccoglie il portasigarette.)-
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