CLAUDIA Ricordavo... le tre volte la settimana di Olghina: lunedì, mercoledì e venerdì. MAURIZIO Ma che confusione fate! CLAUDIA -(graziosamente, dopo una pausa)- Come sta? MAURIZIO Sta bene. Credo che stia bene. CLAUDIA Sempre... tre volte la settimana? MAURIZIO No, no. CLAUDIA Due volte? MAURIZIO Nemmeno. CLAUDIA Una sola?!... Povero Maurizio! MAURIZIO -(con comico risentimento di uomo offeso nel suo amor proprio maschile)- Vi prego di credere, Donna Claudia.... CLAUDIA Andiamo, non vi arrabbiate con me, chè anzi io mi compiaccio di sapervi divenuto più saggio. MAURIZIO Più saggio!... Chi può dirlo poi se sia precisamente saggezza? La verità è che tutta questa storia mi ha scombussolato. Ci pensate, voi, a quel che mi capita? Quando verrà pronunziata la sentenza di separazione tra voi e vostro marito non ci sarà un cane che non avrà la convinzione ch'io sia il vostro amante e anche il.... Mi capite, eh? CLAUDIA La vedete questa cuffiettina com'è caruccia? MAURIZIO La vedo, sì, la vedo. CLAUDIA È un amore! MAURIZIO È tanto caruccia, ma datemi retta. Non si tratta d'una bazzecola. È un fatto d'una gravità singolare, singolarissima. Io sarò in una falsa posizione vita natural durante. CLAUDIA -(con la massima calma, lavorando a un'altra cuffietta)- Il vostro nome non verrà fuori. Voi sareste forse indiziato se ci fosse un sincero dibattito in tribunale. Invece, no, sarà tutta una mirabile finzione, perchè mio marito ed io ci siamo messi d'accordo. MAURIZIO Ma visto che di accordo avete stabilito di dimostrare che vostro figlio non è suo, il naturale candidato alla paternità ho il piacere di essere io. È chiaro. CLAUDIA -(senza darsi nessuna pena)- Ma no! MAURIZIO Sentite, Donna Claudia, questo figlio deve averlo fatto qualcuno. CLAUDIA -(con un sorrisetto bonario)- Ecco quello che vi nego. MAURIZIO -(scattando in piedi e levando la voce)- Quando si arrivano a dire di simili enormità, non c'è più nulla a sperare dalla logica umana! CLAUDIA -(graziosissimamente)- Non urlate, Nunù, perchè gli urli mi guastano l'appetito. MAURIZIO Chi è Nunù? CLAUDIA -(rifacendo le voci e i gesti del primo atto)- «Addio Ninì» -- «Addio Nunù». -(Ride.)- MAURIZIO -(rammentandosi)- Ah!... Ve ne ricordate? -(Facendosi serio)- E da allora, purtroppo, sono cominciati i guai! CLAUDIA -(ride più forte.)- MAURIZIO Ma voi ridete sempre, Donna Claudia! CLAUDIA O Dio! Non dovrei ridere neppure pensando a quel servo imbecille, che, secondo voi, riconoscendomi per la marchesa di Montefranco, mi avrebbe terribilmente compromessa? Vedete come sono mutate le cose. Adesso, voi medesimo venite quassù, da me..., tre volte la settimana, affrontando la polvere, il caldo, il freddo, il vento, e mi compromettete con la più spensierata disinvoltura. MAURIZIO -(sedendo di nuovo)- Voi scherzate, e intanto vi assicuro che, più o meno, queste stesse parole io me le dico senza punto scherzare, quando ci penso. Non è proprio della compromissione ufficiale che io mi preoccupo. Oramai, quella lì è un incidente esaurito. Ma c'è una compromissione di altro genere.... CLAUDIA Che riguarda voi e me? MAURIZIO -(facendosi sempre più serio)- No, riguarda me solo. Perchè, sappiatelo, -(con vibrazione malcontenuta)-... non tutti gli uomini sono come sembrano!... CLAUDIA Bella novità! MAURIZIO Io sembro un vecchio fannullone, un vile cultore del proprio benessere, di quel benessere mediocre e pedestre che non corre nessun rischio in mezzo agli urti, alle grida, alle afflizioni, alle lagrime dell'umanità sofferente, e che, d'altra parte, non aspira alle grandi gioie, ai godimenti supremi, e non li rasenta mai. Io sembro un uomo fatto con la ricetta: tanto di prudenza, tanto d'indifferenza, tanto di bontà, tanto di debolezza, tanto di virtù e tanto di vizio, e il tutto mescolato bene e riscaldato a bagnomaria. Io sembro, insomma, e sono forse stato, ne convengo, la negazione di ciò che rende la vita molto bella o molto brutta, di ciò che la rende movimentata e profonda, di ciò che la distrugge e la ravviva, che l'abbassa fino al fango o la eleva sino al Cielo: -(con uno slancio d'entusiasmo)- ma io, Donna Claudia.... CLAUDIA -(interrompendolo apposta e mostrandogli la seconda cuffietta)- Vi piace quest'altra col nastrinuccio celeste? -(Una breve pausa.)- MAURIZIO -(dissimulando un po' di tristezza interiore)- Sì, mi piace. CLAUDIA Ce n'è di tutti i gusti. Guardate! Guardate! -(Prende la scatola riboccante di cuffiette.)- MAURIZIO Difatti, ce n'è moltissime. CLAUDIA E ce ne saranno anche di più. MAURIZIO Ma, tanto per sapere, quanti figliuoli contate di mettere al mondo in una sola volta? CLAUDIA -(con tenerezza soave)- Uno, mio buono Maurizio, che sarà tutto il mio mondo! MAURIZIO Ecco.... Quando dite queste cose, con quella voce, con quel certo non so che di dolce e di commovente..., è un affare serio! Io ne piglio.... CLAUDIA Una malattia! MAURIZIO -(La commozione quasi lo vince suo malgrado)- No! Donna Claudia, devo convenire... che ne piglio un poco di buona salute. SCENA III. CLAUDIA, MAURIZIO -e- TERESINA. TERESINA -(di dentro)- Signora! -(E tossisce come per meglio avvertire della sua presenza.)- CLAUDIA Cosa c'è? TERESINA -(di dentro)- Posso entrare? CLAUDIA -(a Maurizio, sorridendo della reticenza di Teresina)- Che ne dite? Può entrare? MAURIZIO Come vi divertite a mie spese! -(Tentennando la testa in segno di pazienza)- Entra pure, ragazza, chè non ci disturbi. TERESINA -(si avanza con la zuppiera fumante.)- CLAUDIA -(continuando la celia -- a Teresina)- Perchè hai domandato se potevi entrare? TERESINA -(indicando Maurizio)- Eh! Quando c'è lui.... MAURIZIO No, sai, ti sbagli! TERESINA -(mettendo la zuppiera in tavola)- Mi prendete per allocca. Ma io lo capisco quello che siete. MAURIZIO È inutile: ne è convinta anche lei! CLAUDIA Almeno per galanteria, non dovreste lamentarvene. MAURIZIO -(alzandosi)- Sì, sì. Buon pranzo! Io vi lascio. CLAUDIA -(preparando in fretta un altro coperto)- No, no. Qui. Pranzate con me. Vi offro una minestrina paesana, che è un piccolo capolavoro. MAURIZIO Non è ora mia, Donna Claudia. Vi ringrazio. CLAUDIA In campagna si può mangiare a tutte le ore. MAURIZIO Mi farà molto male, lo so. Ho anche l'emicrania, oggi. CLAUDIA Sedete e mangiate. Senza discussione, e, soprattutto, senza paltò. TERESINA Evvia, non vi fate pregare, chè dovreste essere voi a pregar lei. MAURIZIO Santa pazienza! -(Si toglie il paltoncino e siede a tavola.)- CLAUDIA Svelta, Teresa. Taglia il pane e cerca nella credenza una bottiglia di Gragnano rosso. TERESINA -(esegue.)- CLAUDIA -(servendo la minestra)- Sentite che odore? Roba sana! E bisogna mangiarla calda calda. -(Insistendo)- Non fate raffreddare. MAURIZIO Ho capito! -(Assaggiando)- Non avete torto, sapete. Sarà forse la suggestione, ma giurerei di non aver mai provato una minestra squisita come questa. CLAUDIA E se aveste la fame che ho io! MAURIZIO È un piacere vedervi a tavola con tanto ardore! CLAUDIA Teresa! Teresa! Bada alla carne. Non troppo cotta, mi raccomando. TERESINA -(via.)- MAURIZIO Non vi si riconosce più. Non so.... Siete tutt'altra donna! CLAUDIA E dite, dite la verità: d'aspetto come mi trovate? MAURIZIO Attraentissima! CLAUDIA Che c'entra! MAURIZIO Vi trovo colorita, fresca, luminosa, magnifica. E mi pare che tutto sia attraente. CLAUDIA E ieri, invece, quel vecchio gufo del dottor Berner, dicendomi delle parole sibilline, mi guardava con certi occhi che per un momento mi fecero sospettare d'essere diventata un cencio. MAURIZIO Come vi saltò il ticchio d'andare dal dottor Berner? CLAUDIA Volli consultarlo. MAURIZIO Eravate molto sofferente? CLAUDIA -(con urgenza, eccitandosi)- No! Poco, pochissimo... quasi niente! Ve lo accerto, Maurizio: quasi niente.... MAURIZIO Ne sono persuaso, che diamine! E appunto, dicevo, non era il caso di recarsi apposta in città per consultare un pezzo grosso. CLAUDIA D'altronde, io non ho nessuna esperienza. Il dottor Berner mi ha vista nascere.... È uno specialista di gran fama.... Mi parve abbastanza naturale profittare dei suoi consigli. MAURIZIO E questi consigli? CLAUDIA Non me ne dette. MAURIZIO Meglio. CLAUDIA Soltanto, con la sua consueta aria d'importanza, mi promise che verrà domani a vedermi qui. Ma mi annoia la sua visita. Io non lo riceverò. MAURIZIO Scrivetegli di non venire. CLAUDIA E se poi... -(si rattrista ad un tratto)- Se poi... avesse a dirmi qualche cosa di molto serio? MAURIZIO Non cominciate a farneticare, adesso, perchè, su questo terreno, oggi, non me la sento di seguirvi. Io non sono uno specialista.... Ciò è incontestabile. Ma se io vi dico che non siete mai stata così florida e forte, potete contarci. CLAUDIA Giuratemi che non m'ingannate. MAURIZIO ... Ve lo giuro. CLAUDIA -(esaltandosi)- Sì, sì, vi credo, vi credo!... Voi siete un amico incomparabile, voi siete un angelo, e io vi credo. Via tutti i farfalloni neri! Mangiamo, beviamo.... Beviamo tanto da ubbriacarci. -(Versando il vino)- Non vi volete ubbriacare, voi? MAURIZIO -(esaltandosi anche lui)- Ma sì che voglio ubbriacarmi, perbacco! CLAUDIA Vi abbraccerei. TERESINA -(di dentro, tossisce per prudenza e domanda:)- Posso entrare? CLAUDIA -(prorompe in una risata)- Ah, ah, ah! MAURIZIO È esasperante! CLAUDIA -(ride clamorosamente.)- MAURIZIO Entra, entra, entra! Afflizione! CLAUDIA Ma questa volta, scusate, poteva anche aver ragione. Stavo per abbracciarvi.... MAURIZIO Magari! TERESINA -(entrando)- Carne poco cotta. -(Mette la carne in tavola.)- CLAUDIA Bravissima! -(Beve d'un fiato. Poi a Maurizio:)- E voi? MAURIZIO Eccomi. -(Ingolla un bicchier di vino.)- TERESINA -(cambia i piatti.)- SCENA IV. CLAUDIA, MAURIZIO, TERESINA, ROSALIA. ROSALIA -(comparisce sotto il pergolato e si ferma di là dalla soglia, timidamente. Ha in braccio il bimbo lattante e porta con una mano una canestra piatta, verdeggiante)- Signora bella! CLAUDIA -(voltandosi)- Oh! Rosalia? -(A Maurizio)- È la nuova massaia che è venuta ieri. Tanto cara! -(A Rosalia)- Favorisca la nostra vicina, favorisca! ROSALIA Non voglio darvi fastidio, signora bella. Ho qui, per voi, un po' di giuncata fatta or ora. Se non vi offendete.... CLAUDIA -(battendo le mani)- La giuncata!? Che delizia! Accetto con entusiasmo! Voi avete avuta un'idea sublime! ROSALIA -(restando in fondo)- Era dovere. Ieri, signora bella, diceste che avevate desiderio di giuncata. E due e tre volte lo diceste. E dagli occhi si vedeva che era vero. Non volevo avere scrupoli di coscienza. Ne ho fatti cinque dei figli, e dispiaceri non ne ho avuti, perchè la gente che mi stava attorno ci badava a queste cose. Ma mia sorella, la più grande, poveretta, per un desiderio di lenticchie -- che nessuno se n'accorse -- non ebbe neanche il tempo di raccomandarsi alla nostra Madonna, e all'impensata fece il figlio morto. Uno strazio che non vi so dire! CLAUDIA -(si rannuvola, e fissando gli occhi nel vuoto, resta per un istante assorta.)- MAURIZIO -(se ne avvede e vorrebbe distrarla)- Avanti la giuncata, Teresina! CLAUDIA -(scotendosi e cercando di dominarsi)- Avanti! Avanti! MAURIZIO Ne ho desiderio anch'io e me ne voglio fare una scorpacciata. Non si sa mai!... CLAUDIA Prendetene, prendetene tanta! TERESINA -(mette in tavola la giuncata.)- MAURIZIO -(ne riempie il suo piatto.)- CLAUDIA -(contemporaneamente ne cava dalla canestra a grosse cucchiaiate e se le caccia in bocca come per avidità)- Buona! ROSALIA -(accomiatandosi)- Con permesso.... CLAUDIA Restate ancora un poco, Rosalia. Posso offrirvi un bicchiere di vino? ROSALIA No, a stomaco digiuno non ne bevo. -(Accennando al bimbo)- Questo qui me lo proibisce. CLAUDIA È lui il tiranno? ROSALIA Comanda lui, s'intende. CLAUDIA E avvicinatevi. Mi fate venire il torcicollo. ROSALIA Ho dietro di me un mezzo reggimento, signora bella. Me ne devo andare. CLAUDIA Gli altri bimbi, forse? ROSALIA Uno è a casa con la febbre.... CLAUDIA Con la febbre? Verrò subito a fargli una visita. ROSALIA Non è niente. È febbre di crescenza. E ce n'è voluto per farlo stare a letto! Ma ci sono gli altri tre, che non mi lasciano un momento. CLAUDIA Io non li vedo. ROSALIA Si nascondono perchè hanno vergogna. E poi son sudici che paiono usciti da un fumaiolo. CLAUDIA Non importa. Fatemeli vedere. ROSALIA -(voltandosi e chiamando con la voce e col gesto)- Venite qua.... La signora vi perdona che siete in quello stato. La signora bella non vi sgrida. Venite qua! -(Tre bimbi paffuti, graziosi, scalzi, con indosso dei brandelli di panni contadineschi, sgusciano dal pergolato e si aggrappano con ambo le manine alla gonna di Rosalia e sogguardano Donna Claudia in un misto di curiosità e di timor panico infantile.)- CLAUDIA -(alzandosi ancora con la bocca piena di giuncata)- Eccoli lì, finalmente! ROSALIA -(ai bimbi)- Ohè, che stracciate la veste a mamma! CLAUDIA Come li avete fatti bene, Rosalia! ROSALIA Andate a baciare la mano alla signora. CLAUDIA Niente affatto! Ci penso io, invece, a tempestarli di baci. -(Corre a loro vivacemente come per afferrarli.)- -(I bambini fuggono riempiendo l'aria di piccoli gridi.)- CLAUDIA Voi fuggite, ma io vi raggiungo, e faremo la guerra! -(Li rincorre e sparisce tra il fogliame.)- -La voce d'un- BIMBO Non mi pigli! Non mi pigli! ROSALIA Cattivacci! -La voce di- CLAUDIA -(allontanandosi)- Che guerra che faremo! -(Si ode lo strepito gaio dei bimbi che scappano.)- MAURIZIO -(andando verso il fondo)- Donna Claudia! Non vi scalmanate così, benedetto Dio! È aria di raffreddori! ROSALIA -(a Maurizio)- È buona come la Madonna la vostra signora. Ve la possiate godere per cento anni! MAURIZIO Auff! ROSALIA -(va via ripetendo-:) Cattivacci! Cattivacci! MAURIZIO Per quest'altra, io sono addirittura il marito! TERESINA Che aspettate per sposarla? MAURIZIO Sta zitta tu, non m'irritare. TERESINA Quando non avevate voglia di sposarla, non dovevate essere così imprudente! MAURIZIO Fammi la grazia, Teresa: vattene in cucina! TERESINA Ho da sparecchiare. MAURIZIO Non vedi che la signora ha da mangiare ancora la carne? TERESINA Non la mangerà più. Siete voi che le fate perdere l'appetito. MAURIZIO Non irritarmi, Teresa, e non mi ballare dinanzi agli occhi, chè mi si aggrava il mal di capo. Ho due chiodi qui! -(Si tocca le tempie.)- TERESINA -(portando via il piatto con la carne)- Se fossi stata io.... MAURIZIO Vattene in cucina! TERESINA Neanche un'unghia mi sarei fatta toccare! -(Esce a sinistra.)- -La voce di- CLAUDIA -(chiamando)- Maurizio! MAURIZIO -(rispondendo)- Donna Claudia! -La voce di- CLAUDIA Io vado a casa di Rosalia per vedere il piccino infermo. Volete venire? MAURIZIO Grazie, no. -La voce di- CLAUDIA E la passeggiatina del dopo pranzo? MAURIZIO La faccio al coperto. -La voce di- CLAUDIA Torno fra dieci minuti. Mi aspettate? MAURIZIO Vi aspetto. -(Ancora più lontano, il gridìo dei bimbi.)- -La voce di- CLAUDIA Che guerra che faremo se vi piglio! SCENA V. TERESINA, MAURIZIO, ALFREDO. TERESINA -(entrando in fretta)- Signore! Signore! C'è un signore che vuol parlare alla signora. MAURIZIO -(molto perplesso, tra sè)- Dio mio! Sarà il dottor Berner. -(A Teresina)- Digli che la marchesa non è in casa, ma che torna subito. E intanto può favorire, se vuole. ALFREDO -(dalla sinistra)- Ti ringrazio del permesso.... MAURIZIO -(vivamente sorpreso)- Sei tu! TERESINA -(esce.)- MAURIZIO Io non potevo immaginare che fossi proprio tu. ALFREDO Io, al contrario, avevo immaginato di trovarti qui. -(Osserva i due coverti)- Non ti confondere, perchè, anzi, io ci contavo sulla tua presenza. E il caso è stato provvidenziale. Sono giunto a pranzo finito, e mia moglie è fuori. Ciò mi dà agio di parlare con te invece che con lei. E sarà bene. MAURIZIO Tua moglie è andata a far visita alla massaia di questo podere. Ora te la chiamo, la faccio venire, e io me ne vado in santa pace. -(Piglia il cappello e s'avvia verso il fondo.)- ALFREDO -(fermamente)- Tu non la chiamerai, e avrai la compiacenza di ascoltarmi. -(Poi, con mitezza)- Vedrai che ho avuto ragione di contare su te. MAURIZIO -(resta titubante, interdetto.)- ALFREDO Siedi e stammi attento. -(Siedono ambedue.)- ALFREDO Suppongo che tu sappia... che le pratiche per la separazione legale saranno tra breve iniziate. MAURIZIO Lo so. ALFREDO Nè puoi ignorare che lo scopo essenziale a cui tende mia moglie con la separazione non è davvero quello di sottrarsi alle formalità d'una unione, la quale sarebbe diventata sempre più effimera. Ella vuole sopprimermi ufficialmente come marito soltanto per sopprimermi come padre. Ciò sarebbe evidente anche se ella non lo avesse più volte affermato. E giacchè suo figlio, a quanto ella asserì con tanta insistenza, non è mio figlio, io, a sangue freddo, non ho potuto che accondiscendere al riscatto da lei sognato. In queste condizioni, il separarsi legalmente non è un fine: è un mezzo. I termini sono invertiti. Non è già che bisogna provare l'adulterio per separarsi; ma bisogna separarsi per provare l'adulterio. Bisogna, cioè, procedere allo scandalo d'una separazione per adulterio affinchè venga proclamato dinanzi a lei, dinanzi a me, dinanzi alla società, dinanzi alla legge, che io non sono il padre della sua creatura. MAURIZIO -(vivissimamente)- Non avresti dovuto accondiscendere! ALFREDO Io ho avuto anzitutto l'intenzione di riconoscere tutta la nobiltà che è nella sua monomania di madre. MAURIZIO Tu hai accondisceso quando hai perduto ogni speranza di riconquistare tuo zio e quando, data la tua diffidenza, non vedevi nel figlio di tua moglie che un cumulo di grattacapi. ALFREDO Ma sono state appunto la sua follia e la sua ostinazione che hanno soffiato in quella diffidenza per mutarla in convincimento. MAURIZIO -(animandosi)- Se tu fossi stato un uomo degno di lei.... ALFREDO -(interrompendolo con severità)- Bada che non permetto a te di farmi delle prediche! MAURIZIO Sei tu che hai desiderato di parlare con me, e, adesso, perdinci, non m'impedirai di dirti tutto quello che mi passa pel capo. Ah no! Non mi trovi più disposto a farti da pertichino. Le vicende a cui ho assistito, e nelle quali mi son trovato complicato per un capriccio del caso, mi hanno scosso dal mio torpore e mi hanno costretto a -pensare- e a -sentire-, rivelando alla mia coscienza un'anima non completamente frigida e un cervello non completamente fossilizzato. Se tu fossi stato un uomo degno di lei, ella non avrebbe mai concepita l'idea di emancipare la sua maternità e di staccare radicalmente da te la sua creatura. Visto che la maternità è stata l'idea e la meta della sua esistenza, ella non poteva tollerare, nel fatto compiuto, l'intervento di un uomo che non aveva avuta nessuna qualità per esserle marito, che aveva dubitato di lei come una sgualdrina e aveva aspettata la nascita di un figlio, magari adulterino, per farne lo strumento della sua venalità. L'orrore suscitato in lei dalle miserie di cui tu minacciavi il suo altare, ha spinto il suo culto sino al fanatismo, ha spinto il suo attaccamento sino all'ebbrezza di credere e mostrare che la paternità è un incidente del tutto trascurabile e che su questo mondo, al cospetto dei figli, non ci sono che delle madri! Ella non è soltanto la donna che procrea ed è felice di procreare come tante altre. No! -(Eccitandosi e commovendosi)- Ella è la personificazione imponente e raggiante della maternità; e, nel fenomeno singolare della sua meravigliosa monomania, si concentrano, allo stato acuto, gl'istinti, i diritti, le aspirazioni, le passioni, le gelosie e le cupidità divine di cento madri unite in una madre sola! -(Pausa. Indi, cambiando tono, ma avendo ancora nella voce l'emozione dell'animo)- Una volta, forse, avresti riso sentendomi parlare così; e ne avrei riso certamente io stesso. Ora, non ne ridiamo più nè tu nè io. Ma... siccome mi accorgo di... di avere un po' scantonato, me ne dolgo assai con me stesso... e ti prego di continuare il tuo discorso, liberamente. Continua, continua. -(Un silenzio.)- ALFREDO -(che lo avrà ascoltato acutamente e ne avrà osservato il contegno, sentendo anche lui una vaga commozione insolita, ha ora un accento meno freddo e più piano e lievemente angoscioso.)- Le tue parole mi fanno approfondire anche di più la gravità di ciò che sto per dirti. Io ne ho, in questo momento, una sensazione complicata, che mi paralizza, che mi turba. Vorrei ignorare. Vorrei tacere. Ma il tacere oggi con te non farebbe che privar lei della tua assistenza. MAURIZIO Della mia assistenza?! ALFREDO Sì, dell'assistenza con cui tu, dandole un triste annunzio, potrai cercare d'attenuarne, in certo modo, l'impressione. MAURIZIO -(impallidendo)- Tu mi spaventi! ALFREDO Una circostanza inaspettata elimina la necessità dello scandalo a cui già mi disponevo. Mia moglie ed io avevamo stabilito di provare in tribunale non solo l'adulterio ma anche le sue conseguenze per ottenere, comunque, legalmente, la sua completa indipendenza di madre. Orbene, non c'è più scopo alcuno per cui io debba sobbarcarmi alla umiliazione pubblica del marito ingannato.... MAURIZIO -(ansioso, febbrile)- Ma parla, finalmente! Non commentare! Qual'è questa circostanza inaspettata? ALFREDO Il dottor Berner ha creduto suo dovere di rivelare a me, marito di Claudia, ciò che egli ha constatato dopo una indagine scrupolosamente eseguita. MAURIZIO 1 2 . . . : , 3 . 4 5 6 7 ! 8 9 10 11 - ( , ) - ? 12 13 14 15 . . 16 17 18 19 . . . ? 20 21 22 23 , . 24 25 26 27 ? 28 29 30 31 . 32 33 34 35 ? ! . . . ! 36 37 38 39 - ( ) - 40 , . . . . 41 42 43 44 , , 45 . 46 47 48 49 ! . . . ? 50 . , , 51 ? 52 53 ' . . . . , ? 54 55 56 57 ' ? 58 59 60 61 , , . 62 63 64 65 ! 66 67 68 69 , . 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