MAURIZIO -(con un soprassalto -- impacciato)- Ah!... Già! CLAUDIA -(esce.)- -(Sipario.)- ATTO SECONDO. -Salotto d'una fine eleganza nobilesca in casa del MARCHESE DI MONTEFRANCO. -- Una porta in fondo. Una a sinistra. -- A una parete, l'apparecchio del telefono. -- È sera. Lumi accesi.- SCENA I. UN SERVO, FILIPPO, -indi- ALFREDO. -(La scena è vuota.)- IL SERVO -(entra dalla porta a destra, affaccendato. Va al telefono. Gira la manovella. -- Tintinnìo di risposta.)- -- Comunicazione col 993. -(Dopo un istante, altro tintinnìo.)- Con chi parlo? -(Pausa.)- Alle dieci, la carrozza del signor duca. -(Pausa.)- No, non al Circolo del Whist. Qui, qui. Sono il cameriere del marchese di Montefranco. Il signor duca ha pranzato qui. -(Pausa.)- Sì, va bene, il -landau- chiuso. -(Gira la manovella e toglie la comunicazione.) (Va alla porta in fondo e introduce Filippo.)- Il signor marchese viene a momenti. Ha finito di pranzare e gli ho potuto far l'imbasciata senza che gli altri se ne accorgessero. -(Esce.)- FILIPPO -(ha l'aspetto d'un cameriere a riposo. Faccia losca. Fedine brevi. Niente baffi. Grossi anelli alle dita. È entrato rispettosamente, con in mano il cappello. Ora che è solo, guarda un po' alle porte, curiosando. Come vede avvicinare il marchese di Montefranco, assume un'aria umile e misteriosa.)- ALFREDO -(in frac e cravatta bianca, entra dalla destra.)- Che c'è, Filippo? Avresti dovuto venire al Circolo verso la mezzanotte come al solito. Non qui. Sai bene che mi annoia che ti si veda bazzicare in casa mia. FILIPPO -(sottovoce, accostandosi al marchese)- Col dovuto rispetto a vostra Eccellenza, ho anticipato perchè ci sono delle novità. ALFREDO Delle novità? FILIPPO Il servizio, finalmente, è stato fatto. ALFREDO -(scosso)- Davvero?! FILIPPO Credo che ci siamo, Eccellenza. ALFREDO Tu non devi credere nulla. Devi solamente raccontare. E presto, perchè ho di là degl'invitati. FILIPPO Racconto, Eccellenza. Stamattina, la signora marchesa è uscita di casa alle dieci e trentacinque minuti. ALFREDO Be', sbrighiamoci. Dove è andata? FILIPPO La signora marchesa era vestita magnificamente.... ALFREDO Questo non mi riguarda. Tira via. FILIPPO No, ecco, volevo dire a Vostra Eccellenza che così vestita non l'avevo mai vista, a quell'ora.... ALFREDO Abbrevia, santodio! Dove è andata? FILIPPO Eccellenza, è andata alla Riviera di Chiaia, trecentoventisette. ALFREDO -(sussultando)- Non è possibile! FILIPPO Trecentoventisette, Eccellenza. -(Breve pausa.)- ALFREDO -(attonito)- Garantisci?! FILIPPO Garantisco. ALFREDO -(con una certa reticenza)- E... a quale piano è salita? FILIPPO Col dovuto rispetto a Vostra Eccellenza, la signora marchesa è entrata in casa del signor Maurizio Dorini. ALFREDO -(stranamente confuso e mascherandosi al cospetto della spia)- Sta bene. -(Indi, pensando alla singolarità del caso, abbozza un sogghigno di beffa per sè stesso. E, tosto, agilmente, finge una tranquillità indifferente.)- Non c'è altro? FILIPPO Non c'è altro, Eccellenza. ALFREDO E a te sembra d'avere scoperto qualche cosa d'importante? FILIPPO -(rispettosamente)- Se non sembra importante a Vostra Eccellenza..., non sembra importante nemmeno a me. ALFREDO Chi ti ha riferito che la marchesa si è recata in casa di... quel signore? FILIPPO Ho date venti lire di mancia al portinaio per sapere la verità. ALFREDO Hai fatto malissimo! FILIPPO Come piace a Vostra Eccellenza. ALFREDO Le mance troppo grosse non servono che a pagare delle menzogne! Ti sia di regola. -(Cava del denaro dal portafogli e glielo porge.)- Prendi. Ce n'è anche per te. FILIPPO Ma no... non voglio che Vostra Eccellenza s'incomodi ora. Abbiamo tanti conti pendenti.... ALFREDO E penderanno per un pezzo. Prendi questo, provvisoriamente. FILIPPO Per obbedire. -(Intasca.)- ALFREDO -(ricorrendo, d'un tratto, a un'idea per dissuadere Filippo)- E di': quanto tempo la marchesa si sarebbe trattenuta in quel palazzo? FILIPPO La signora marchesa è montata alle undici precise. A che ora sia scesa, in coscienza, non lo so. Io sono stato ad aspettare una ventina di minuti. Ma poi ho detto fra me e me: qui, col dovuto rispetto a Sua Eccellenza, le cose vanno per le lunghe.... ALFREDO -(interrompendo severamente)- Non ti ho chiesto conto dei tuoi soliloqui! Il certo è che non hai aspettato abbastanza. Se avessi aspettato un poco di più, avresti veduto entrare anche me in quel palazzo. Il che dice con chiarezza che proprio lì io avevo un appuntamento con mia moglie. Te l'ho taciuto pocanzi per controllare la tua puntualità. Sono indignato della improntitudine con cui vieni a raccontarmi delle fandonie! FILIPPO Eccellenza!... ALFREDO Basta così! Da oggi in poi ti è assolutamente proibito di seguire e sorvegliare mia moglie. Si trattava di una semplice curiosità, e l'ho soddisfatta altrimenti. La marchesa -- ricordalo bene -- è una signora a cui bisogna far tanto di cappello. FILIPPO Come piace a Vostra Eccellenza. SCENA II. IL DUCA DI VIGENA, CLAUDIA, ALFREDO, FILIPPO, MAURIZIO. IL DUCA -(di dentro)- Eccolo lì il disertore. ALFREDO -(disinvolto)- Andate, Filippo. -(Sulla soglia della porta a destra si fermano il DUCA in frac e cravatta bianca e CLAUDIA appoggiata al braccio di lui.)- FILIPPO -(inchinandosi ad Alfredo)- Servo. -(Ed esce dal fondo.)- ALFREDO Dico, zietto: mi rapite la moglie? IL DUCA Te la conduco, invece. Si annoiava così lealmente con me! ALFREDO Non ti difendi, Claudia? CLAUDIA -(freddamente, lasciando il braccio del Duca)- Il Duca mi perdona. ALFREDO Tutte le mie scuse, zio, per lei, che non è brillantissima, e per me che mi sono allontanato. Ma gli è che avevo da fare delle comunicazioni interessanti al mio segretario e perciò.... IL DUCA -(avanzandosi)- Hai un segretario? ALFREDO Sì... per il disbrigo di qualche affare urgente.... -(Mutando subito discorso)- Questa poltrona, zio, è per voi. IL DUCA -(sedendo)- Grazie. ALFREDO E Maurizio dov'è?... Dov'è Maurizio? Dov'è quel caro Maurizio? IL DUCA Passeggia. ALFREDO Ah, lo so. Lui passeggia. Dopo pranzo, dovunque si trovi, passeggia una mezz'ora per digerire. È la sua igiene. Ma non è una ragione per privarci della sua compagnia. -(Va alla porta a destra e chiama:)- Maurizio! Maurizio! -(Al Duca)- È tanto buono! IL DUCA Mi è simpaticissimo! ALFREDO Per noi è come una persona di famiglia. Un amico d'oro. Anche Claudia permette a lui quel che non ha mai permesso a nessuno! CLAUDIA A nessuno. MAURIZIO -(come gli altri, in abito nero e cravatta bianca. -- Entrando ha udito.)- Che cos'è che permettete soltanto a me, Donna Claudia? CLAUDIA -(sedendo lontano dal Duca)- Per lo meno di farmi la corte. MAURIZIO -(fa una smorfia d'impazienza; e comincia a passeggiare con passo piuttosto affrettato intorno alla camera.)- ALFREDO -(a Claudia)- Ah, no! Io ti smentisco. -(Al Duca)- È una -blague-, zio. -(Accostandosi a Claudia e tenendole le mani alle spalle)- Questa qui è una donnina eccezionale: una moglie come non se ne trovano più. IL DUCA Dev'essere difatti un'eroina del matrimonio per aver saputo rinnamorare un marito quando questo più correva la cavallina. ALFREDO E oramai ci sono dentro fino ai capelli, zio. -(Le carezza il collo.)- CLAUDIA -(dominando il disdegno, cerca di scansarsi.)- IL DUCA Bravo! ALFREDO Ho preso una cotta come si può prenderla a vent'anni! MAURIZIO -(senza volerlo, gli getta uno sguardo di stupore.)- ALFREDO -(andando verso il Duca)- Vedete, io vi potrei raccontare dei particolari da farvi intontire. IL DUCA Raccontami tutto. Intontirò con molto piacere. ALFREDO -(sedendogli accanto)- Ve ne dico uno, ma all'orecchio. MAURIZIO -(ancora passeggiando)- Perchè poi all'orecchio? Piacerebbe molto anche a me d'intontire. ALFREDO Scusami, ma ho due pudori da rispettare: il mio e quello di mia moglie. CLAUDIA Del mio non te ne preoccupare. MAURIZIO -(ad Alfredo)- Sei d'una correttezza irreprensibile! ALFREDO -(al Duca)- Dunque, sentite.... -(Gli parla all'orecchio con dimestichezza gaia.)- IL DUCA -(lo ascolta, or sorridendo di maraviglia, ora di compiacimento.)- CLAUDIA Mentre mio marito rispetta i due pudori, Maurizio, sacrificatemi un po' della vostra digestione. Abbiate la cortesia di sedere. Mi fate venire il mal di mare. MAURIZIO Sarà un disastro per il mio stomaco; ma eccovi servita. -(Siede.)- CLAUDIA Non così lontano! Devo dirvi più chiaramente che vi voglio vicino a me? IL DUCA -(ascoltando Alfredo)- Va là! Non è possibile! ALFREDO Sì, sì, ve lo confesso: è la verità!.... -(Continua a parlargli sempre più confidenzialmente.)- MAURIZIO -(malvolentieri prende posto accanto a Claudia-. -- -Pianissimo)- State attenta: mi compromettete anche dinanzi al vecchio, adesso. -(Parlano sommessamente.)- CLAUDIA Gli siete estremamente simpatico. MAURIZIO Lo so bene: è vostro marito che mi fa la -réclame- per appiccicarmelo addosso. CLAUDIA Avete visto l'uomo che è uscito di qui, poco fa? MAURIZIO No. CLAUDIA Era il confidente di mio marito. MAURIZIO L'uomo che vi ha spiata? CLAUDIA Il fido esploratore. MAURIZIO Ne siete sicura? CLAUDIA A me è parso di ricordarmi d'averlo spesso incontrato per istrada da un mese in qua. Ha una fisonomia che non si dimentica. E poi mio marito lo ha chiamato Filippo!... MAURIZIO E dunque era lui! CLAUDIA Era lui! IL DUCA -(con gioconda soddisfazione, ad Alfredo)- Ma è enorme! ALFREDO Sentite ancora, zio! MAURIZIO -(a Claudia, inquieto)- Sicchè, poco fa sarebbe accaduto ciò che io prevedevo?! CLAUDIA Non ne dubito. MAURIZIO Vostro marito avrebbe appreso che voi, questa mattina, di nascosto, siete venuta da me?! CLAUDIA Non ne dubito. MAURIZIO A conti fatti, potrebbe essere già convinto che io sono.... CLAUDIA Il mio amante. MAURIZIO Io ne piglio una malattia! CLAUDIA E io sarò felicissima di curarvela. Così, almeno, potrò disobbligarmi. MAURIZIO Voi siete la mia perdizione, donna Claudia! CLAUDIA Purchè voi siate la mia buona stella, che importa? MAURIZIO Ecco: il sangue mi affluisce alla testa.... Mi permettete, se non altro, di passeggiare? CLAUDIA Passeggiate. MAURIZIO -(Si alza. Si tocca le tempie. Si tocca lo stomaco.)- IL DUCA -(a cui il racconto di Alfredo ha procurato un crescendo di buon umore, prorompe ora in una gran risata.)- A questo punto, abbi pazienza, mi vien voglia di congratularmi più con lei che con te! CLAUDIA Di che cosa vorreste congratularvi con me, caro Duca! IL DUCA -(alzandosi e andando verso di lei)- Dei prodigi della vostra nuova luna di miele. CLAUDIA Pare che siano specialmente i segreti di alcova che risvegliano il vostro affetto di zio! ALFREDO -(si alza anche lui, seccato.)- MAURIZIO -(passeggiando, lo sogguarda con trepida curiosità.)- IL DUCA -(risentito)- L'affetto di zio è risvegliato in me da tutto quanto mi conferma d'aver ritrovato in questa casa l'organismo d'una famiglia. Quando dico -famiglia-, dico anzitutto -onestà coniugale-. E questa onestà, donna Claudia, se non vi dispiace, comincia precisamente dall'alcova. CLAUDIA Peccato che la storia veridica delle alcove non si scriverà mai! ALFREDO ... Lo storiografo della situazione, dovendo essere un testimonio oculare, si troverebbe in un bell'imbarazzo! IL DUCA Io ho voluto soltanto giustificarmi, marchesa, di avere ascoltate volentieri le confidenze di vostro marito. ALFREDO Ma sì, zio. Claudia scherza. Nessuno meglio di lei intende quanta bontà sia nella vostra compiacenza; e nessuno più di lei, credetemi, ve ne è grato. IL DUCA Se ci sia della bontà, non so. È probabile che ci sia, sopra tutto, dell'egoismo. Non lo nascondo. Ero stanco di solitudine. E il dolore che il mio unico nipote fosse immeritevole della mia fiducia e non mi avesse nemmeno dato un erede, condannandomi a guardare con malinconia i parecchi chilometri quadrati di terre che per volontà di Dio mi sono stati trasmessi insieme con un nome immacolato, s'era così inasprito che quasi andava mutandosi in rancore verso me stesso e quasi mi faceva pentire d'aver vissuto troppo sobriamente la mia vita di vedovo. CLAUDIA Potevate pensare a costruirvelo voi un erede. IL DUCA In che maniera? CLAUDIA Non avrete avuto sempre settant'anni! IL DUCA Ne avevo venticinque, cara signora, quando amai e sposai la donna più eletta che io mi abbia conosciuta. La morte me la rapì ben presto, e io giurai che le sarei stato fedele. CLAUDIA Veramente, un vedovo, che non vuol tradire la sua prima moglie, se ne piglia subito un'altra. È il solo preservativo per amar sempre quella che è morta. IL DUCA -(severissimo)- Intorno all'amore e alla fedeltà ho i miei criteri, e li preferisco. CLAUDIA Roba d'altri tempi. IL DUCA -(accalorandosi)- Io penso e spero che certi sentimenti possano essere di tutti i tempi. Il sentimento che ha guidato me è in queste parole: avendo amato una volta sola, non ho saputo sposare due volte. CLAUDIA Ma il matrimonio non serve soltanto a impiegare il proprio amore. Serve anche a impiegare i propri capitali, quando se ne hanno come voi. Se vi foste riammogliato, avreste avuto probabilmente il piacere di produrre il legittimo destinatario di tutti quei chilometri quadrati che vi hanno messo di cattivo umore. IL DUCA -(con crescente energia)- Non sarà un erede meno legittimo, donna Claudia, quello che aspettiamo. CLAUDIA Per una transazione! IL DUCA -(scattando)- Non c'è nessuna transazione, marchesa, in ciò che è un atto spontaneo del mio cuore! ALFREDO -(urgentemente, piano a Maurizio)- Fammi la grazia: cerca di troncare.... MAURIZIO Che c'entro io?! CLAUDIA Del vostro generoso proposito, io vi ringrazio. Ma la verità è che io non vedo e non c'è effettivamente nulla di comune tra il figlio che faccio io e le ricchezze che avete voi! ALFREDO -(pianissimo, sospingendo Maurizio)- Tronca! Tronca!... IL DUCA -(adirandosi fieramente)- In altri termini, voi disdegnate.... MAURIZIO -(costretto, interrompe)- Ma no, non disdegna nulla!... ALFREDO Non disdegna nulla, zio. Se ve l'ho avvertito che scherza! Lo fa apposta per stuzzicarvi. Fa così con tutte le persone a cui vuole molto bene. Ne sa qualche cosa Maurizio, poveretto, che è il suo bersaglio. Non è vero, Maurizio, che sei il suo bersaglio? MAURIZIO Il suo bersaglio, io? ALFREDO Appunto perchè te ne vuole del bene. MAURIZIO Cioè, distinguiamo.... ALFREDO Non ti allarmare, chè non ti preparo mica una scena di gelosia. Pusillanime! MAURIZIO Pusillanime, no! ALFREDO -(ostentando un brio motteggiatore e un'affettuosità espansiva)- Taci là che ti conosco! -(Indi, a Claudia)- E conosco anche te, sai, angelo caro! -(E rivolgendosi al Duca)- Nelle sue celie e nei suoi paradossi, che sembrano amari, c'è sempre invece un fondo di gentilezza e di poesia. -(Di nuovo a Claudia, avvicinandosi a lei)- Vuoi scommettere che t'indovino? Tu avevi destinati i tuoi piccoli risparmi, la tua piccola dote, salvata a stento dal naufragio, dal mio naufragio, all'educazione del bimbo; e adesso, sapendo che lo zio ha stabilito di educarlo a sue spese con la larghezza che i suoi mezzi gli permettono, tu sei... un tantino gelosa. Indovino, sì o no? CLAUDIA -(invelenita, si comprime e si chiude nel silenzio.)- ALFREDO Ma sei una bambinona, vedi! Che sarebbero tutti i milioni di Rothschild senza le tue cure, senza le tue carezze, senza il tuo soffio? IL DUCA Mi pare che Alfredo dica benissimo. ALFREDO Nessuno oserà usurpare il tuo posto. Io mi propongo d'essere un babbo tenerissimo. Va bene. Lo zio si propone d'assumere la parte del nonno, e sarà un nonno incantevole. Ma a lui e a me nulla parrà più bello e più rassicurante di questa mammina tutta assorta nel suo còmpito e spadroneggiante presso la culla che ci deve tenere insieme. Quanto poi a quel signore che fa l'indiano -(indicando scherzosamente Maurizio)- visto che siamo abituati a vedercelo tra i piedi, dovremo pure ammetterlo qualche volta al circolo domestico. A una sola condizione però: che non si dolga più di sentirsi dire che gli si vuol bene. IL DUCA -(ride.)- MAURIZIO Io non me ne sono doluto, ma.... ALFREDO -(con solennità comica)- Chiedete scusa a Donna Claudia della vostra inconsulta protesta. Sconoscente! Io offro intanto da fumare allo zio. -(Prende la scatola dei sigari.)- IL DUCA Dopo pranzo, o un avana o niente. ALFREDO -(porgendogli la scatola)- Me ne ricordavo e ne avevo comperati apposta. IL DUCA -(scegliendo un sigaro)- Sì, un avana e una partita a scacchi. Ecco quello che ti scroccherò spesso e volentieri. Oltre il pranzo, beninteso. ALFREDO Una partita a scacchi? Maurizio, hai sentito? Una fortuna per te! MAURIZIO Cosa? ALFREDO Lo zio è un forte giocatore di scacchi. MAURIZIO Be'? ALFREDO Sei un accanito giocatore anche tu. MAURIZIO Io?! ALFREDO Tu! Tu! IL DUCA Perbacco! Un accanito scacchista? Simpaticissimo! Ci misureremo. ALFREDO Egli non chiede che di misurarsi. Su, su, Maurizio! Coraggio! -(Al Duca)- Potrete giuocare agli scacchi tutte le sere, zio. MAURIZIO Con me?! ALFREDO Con me certamente no, perchè non li so giocare. MAURIZIO -(sperando ancora di sottrarsi)- Ma io li giuocavo una volta.... Adesso, non sono più in esercizio.... Non potrei. ALFREDO Zio, non gli credete. È una civetteria. IL DUCA -(che si è già seduto presso la scacchiera)- Qua, qua, mio degno avversario. ALFREDO -(a Maurizio)- E tu non fumi? Prendi tu pure un avana. -(Mettendogli la scatola fra le mani, sottovoce, in fretta)- Non ti rifiutare, te ne prego. Devo dire due parole a mia moglie. Se non mi aiuti tu, chi vuoi che m'aiuti? -(Indi, levando la voce come se continuasse un discorso)- E io... sempre fedele alle mie sigarette. -(Cava di tasca il portasigarette.)- IL DUCA Un po' di fuoco, Alfredo. ALFREDO Immediatamente. CLAUDIA Me ne duole assai, ma sono costretta a pregarvi di non fumare. Sento che il fumo mi farebbe un po' male. IL DUCA Per conto mio, ci rinunzio subito, Donna Claudia. ALFREDO Ma no, ma no. Piuttosto, andate a giocare nel -fumoir-. Starete più raccolti. -(Tocca il bottone del campanello.)- IL DUCA Ah, sì! Questo è un benedetto giuoco per cui non ci si raccoglie mai abbastanza. MAURIZIO -(sospirando di pazienza)- E raccogliamoci. IL SERVO -(entra dal fondo.)- ALFREDO Accendete nel -fumoir-. E portate lì quella scacchiera. IL SERVO -(esce a sinistra, portando via la scacchiera.)- IL DUCA -(alzandosi)- Siamo noi, intanto, Donna Claudia, che dobbiamo chiedere perdono a voi. Avremmo dovuto pensare che nelle vostre condizioni.... ALFREDO È la prima volta, per altro, che ella avverte di non poter tollerare il fumo. Da oggi in poi, ci baderò. -(A Claudia)- In casa, mia bella mammina, non fumerò più. IL DUCA Molto galante! ALFREDO -(abbreviando)- Buon gioco, zio! Buon divertimento, Maurizio! MAURIZIO Grazie tante! IL DUCA -(presso la porta -- a Maurizio)- Prego, caro avversario!... MAURIZIO Prego, prego, Duca.... IL DUCA -(via a sinistra.)- ALFREDO -(sottovoce, in fretta)- Ti raccomando: fammelo vincere. MAURIZIO Ma tu lo sai che lo star seduto dopo pranzo per me è una catastrofe. ALFREDO Giuoca all'in piedi. MAURIZIO Io non voglio, capisci, non voglio! ALFREDO Ed è questa l'amicizia che hai per me e per mia moglie? IL DUCA -(di dentro, impaziente)- Signor Maurizio! Signor Maurizio! MAURIZIO Uhm! -(Dando un pugno in aria, esce.)- SCENA III. ALFREDO e CLAUDIA. ALFREDO Desideravo di aver subito un colloquio con te. -(Cerca di tenere un tono gentile, mite, cordiale.)- Lo desideravo, perchè il tuo contegno, mia buona Claudia, mi crea una posizione difficile. In tutto ciò che fai e che dici dinanzi a mio zio, e specialmente in tutte le parole che rivolgi a lui, c'è sempre un non so che d'ironico, di acre e perfino d'insolente che è... inopportuno. Mio zio non è un rimbambito. Egli si è riavvicinato a noi per partecipare alla festa della nostra famiglia, e questo riavvicinamento è per noi -- tu ne sei persuasa -- un bene, sotto tutti i rapporti. L'avvenire della nostra creatura è assicurato. Noi potremo vivere con essa e per essa nella sicurezza della sua prosperità. Ma, viceversa, se mio zio dubitasse della nostra gratitudine, se non vedesse in questa casa un perfetto accordo, dovuto appunto alla più dolce delle aspettazioni, noi saremmo liquidati. CLAUDIA -(siede in silenzio. Il suo volto dice tutta l'amarezza dell'anima sua e l'estremo sforzo della sua prudenza.)- ALFREDO -(accostandosi a lei)- D'altronde, perchè non dovremmo mostrargli quel che è vero, quel che deve essere vero. La diversità dei nostri temperamenti, la tua austerità disdegnosa... avevano fatto un po' assopire il mio cuore di marito innamorato. Io avevo commessa qualche leggerezza, avevo avuto qualche torto... Ma c'è sempre stata dentro di me la nostalgia d'una più intima unione fra noi due. Per dare un nuovo impulso al mio affetto, avevo bisogno d'un figlio, sì, d'un figlio, che è poi il solo vincolo che possa far combaciare anche due volontà, due temperamenti diversi. Ed è per questo che adesso l'accordo c'è. 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