Maternità (Dramma in quattro atti)
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME QUINTO
=MATERNITÀ= -- IL FRUTTO ACERBO
3ª EDIZIONE RIVEDUTA.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non esclusi i Regni di Svezia e di Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il
consenso scritto dell'Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882)-.
Published in Palermo, 10th. June. Privilege of Copyright in the United
States reserved under the Act approved March 3rd. 1905, by Roberto
Bracco and Remo Sandron.
OFF. TIP. Sandron -- 41 -- I -- 310113.
MATERNITÀ
-Dramma in quattro atti.-
Rappresentato per la prima volta dalla Compagnia TINA DI LORENZO --
FLAVIO ANDÒ al teatro -Manzoni- di -Milano- nel -febbraio- del -1903-.
PERSONAGGI:
LA MARCHESA CLAUDIA DI MONTEFRANCO
IL MARCHESE ALFREDO DI MONTEFRANCO
MAURIZIO DORINI
IL DUCA DI VIGENA
ROSALIA
TERESA
SUOR FILOMENA
OLGHINA
FILIPPO
DECIO, -domestico- di MAURIZIO DORINI
UN SERVO del MARCHESE DI MONTEFRANCO
TRE BIMBI
A Napoli, e presso Napoli.
ATTO PRIMO.
-Un salotto da celibe in casa di MAURIZIO DORINI. -- Una porta in fondo.
Una porta laterale. -- Una finestra. -- Alla porta in fondo, una pesante
portiera a guisa di cortina.-
SCENA I.
OLGHINA, DECIO, -la voce di- MAURIZIO.
OLGHINA
-(entra dalla porta laterale con in capo il cappello, infilando le
maniche dell'abito. Apre la finestra. Respira giocondamente.)- Ah! Che
bella giornata! -(Tocca il bottone del campanello elettrico.)-
-La voce di- MAURIZIO
Non fare complimenti, Olghina. Comanda quello che vuoi.
OLGHINA
Non faccio complimenti, grazie!
DECIO
-(entra dal fondo e si avvicina a lei.)- Caffè nero? Caffè e latte?
Cioccolata? Tè? Burro? Confettura?
OLGHINA
-(timida)- Del caffè e latte e del burro.
DECIO
-(esce.)-
OLGHINA
-(siede presso un tavolino e aspetta.)-
-La voce di- MAURIZIO
Olghina, hai dimenticato i guanti.
OLGHINA
Portameli tu, se hai fatto il tuo bagno. Mi manderesti via senza
salutarmi?
-La voce di- MAURIZIO
No, cara. Mi vesto e vengo.
DECIO
-(ritorna. Porta e mette sul tavolino un vassoio con tutto
l'occorrente.)- Faccio io?
OLGHINA
Fate voi.
DECIO
-(servendo)- Basta zucchero?
OLGHINA
Basta.
DECIO
Basta latte?
OLGHINA
Basta.
DECIO
Basta caffè?
OLGHINA
Basta.
DECIO
-(indicando)- Basta pane e burro?
OLGHINA
Sì, basta.
DECIO
Tutto a discrezione. Questi sono gli ordini che ho ricevuti.
OLGHINA
-(cerimoniosa)- Troppa cortesia!..... -(Chiamando)- Maurizio!
-La voce di- MAURIZIO
Amore mio!
OLGHINA
E tu, non pigli niente?
-La voce di- MAURIZIO
A quest'ora, mai. Sarebbe come un veleno per il mio stomaco.
DECIO
-(sottovoce)- Fa colazione ogni giorno alle dodici precise. E alle
dodici meno un minuto beve un bicchierino di aperitivo. Questa è la
regola. Ah, lui è un orologio! Vi ci troverete benissimo. Tutto sta a
capire le sue abitudini. Io mi ci trovo bene, perchè le ho capite. È
vero che una cosa è fare il domestico e un'altra è fare... quello che
fate voi. Ma siamo pagati tutti e due, e, se non lo accontentiamo...
OLGHINA
Io spero di accontentarlo. È così buono!
DECIO
-(confidenzialmente)- E poi le tratta ottimamente le donne. Nessuna si è
mai lamentata.
OLGHINA
Ne cambia spesso?
DECIO
No.
OLGHINA
Si vede che è molto delicato.
DECIO
Le tratta, vi dico, come se fossero sua moglie.
OLGHINA
Difatti. Stanotte mi è parso proprio che avevo un marito. Ho potuto
dormire tranquillamente.
DECIO
E quando ci si dorme sopra.... tutto va bene.
-La voce di- MAURIZIO
Decio! Decio! Prepara i manubri.
DECIO
-(da un angolo della camera, prende i manubri, li porta nel mezzo e li
spolvera.)-
OLGHINA
A che servono?
DECIO
Fa la ginnastica per riscaldarsi.
SCENA II.
MAURIZIO, OLGHINA -e- DECIO.
MAURIZIO
-(entra dalla porta laterale fregandosi le mani. Cava di tasca un paio
di guanti e li porge a Olghina.)- I tuoi guanti.
OLGHINA
Come sei gentile!
MAURIZIO
Chi è che ha aperto quella finestra?
OLGHINA
Io.
MAURIZIO
-(rabbrividendo)- No, bambina! Non lo fare più. Dopo il bagno freddo,
una finestra spalancata è la morte. Chiudi, Decio! Chiudi.
DECIO
-(esegue).-
OLGHINA
Scusami. Non sapevo.
MAURIZIO
-(cominciando le sue esercitazioni con i manubri)- Mi permetti, eh?
OLGHINA
-(bevendo l'ultimo sorso)- Ti prego.
MAURIZIO
Ho dei brividi addosso e bisogna che affretti la reazione, altrimenti mi
busco un malanno. Già, è così: se non dormo le mie otto ore di sèguito,
resto sconcertato. Sbarazza, Decio.
DECIO
-(a Olghina)- Basta zucchero? Basta caffè? Basta latte? Basta pane e
burro?
OLGHINA
Non desidero altro. Sbarazzate.
DECIO
-(esegue.)-
MAURIZIO
-(a Decio che sta per uscire)- Ehi! Alle dodici...
DECIO
Colazione.
MAURIZIO
Alle dodici meno un minuto...
DECIO
Aperitivo. -(Via dal fondo.)-
-(Un silenzio.)-
MAURIZIO
-(è tutto intento alle esercitazioni ginnastiche.)-
OLGHINA
Ne hai per un pezzo?
MAURIZIO
Ancora un poco. Ma tu parla pure.
OLGHINA
Volevo domandarti...
MAURIZIO
Domanda, cara.
OLGHINA
Sei stato contento di me?
MAURIZIO
Diamine! Sono io che ti ho scelta. Sono io che ti ho pregata.
OLGHINA
Temevo che...
MAURIZIO
Ma no.
OLGHINA
Hai detto di non aver dormito abbastanza.
MAURIZIO
Su questo, ci accomoderemo.
OLGHINA
Certo.
MAURIZIO
La cosa che m'impensierisce un pochino è un'altra.
OLGHINA
Dimmela subito.
MAURIZIO
Noi non ci vediamo che tre volte la settimana...
OLGHINA
L'hai voluto tu.
MAURIZIO
E così dev'essere. Per chi tocca la quarantina... la salute prima di
tutto.
OLGHINA
E dunque?
MAURIZIO
Ma quando tu non sei occupata con me, probabilmente... non starai in
ozio.
OLGHINA
Sei geloso?
MAURIZIO
Neanche per sogno. Senonchè, io vorrei sapere chi è... il mio collega.
Con certe cose, non si scherza.
OLGHINA
Quando avrò la proposta di qualche altro, te ne informerò. E se egli non
ti garba, non ne farò niente.
MAURIZIO
Questo significa essere una ragazza a modo.
OLGHINA
Ma se è di tuo gusto, io concludo.
MAURIZIO
Perfettamente!
OLGHINA
Però... pensavo...
MAURIZIO
Tu pensavi? È un bel fenomeno!
OLGHINA
Mettiamo che sarete in due.
MAURIZIO
Mettiamo che saremo in due.
OLGHINA
Potrà darsi il caso che io....
MAURIZIO
Che tu?...
OLGHINA
-(con reticenza)- Lo dicono tutti che somiglio a mia madre quando era
giovane!
MAURIZIO
Brava!
OLGHINA
Mia madre, alla mia età,... cominciò a far figliuoli.
MAURIZIO
-(lasciando d'un colpo i manubri, che cascano rumorosamente)- Eh?!
OLGHINA
Se ne faccio uno io, chi sarà il padre?
MAURIZIO
Nessuno!
OLGHINA
Come -nessuno-?!
MAURIZIO
Ma che idee malinconiche adesso ti passano per la mente? Mi sentivo
meglio, ed ecco che il sangue mi è affluito alla testa. Avrò l'emicrania
tutta la giornata.
OLGHINA
No, non temere. Io non sarei una di quelle che, col pretesto dei bimbi,
si aggrappano agli uomini e diventano un empiastro. Non te ne darei mai
dei fastidi.
-(Pausa.)-
MAURIZIO
-(preoccupato)- Non è questione di fastidi. -(Mettendo a posto i
manubri)- Ciò che hai detto, bambina mia, è più serio che tu non creda,
perchè, in sostanza, se quel caso si desse, non ci sarebbe nemmeno da
seguire... l'impulso della propria coscienza! La paternità è un fatto
così elastico, così indeterminabile!... Come diavolo si potrebbe
appurare la verità?
OLGHINA
Appunto. Hai ragione tu... Nessuno sarebbe il padre.
MAURIZIO
Senti: visto che ci sono di queste probabilità, lasciamo andare. Meglio
non vederci più.
OLGHINA
Sei cattivo!
MAURIZIO
Se fossi cattivo, farei il comodo mio! Invece, no. Io mi conosco. Con un
tale pensiero nella testa, io non vivrei più in pace. Ne piglierei una
malattia. Senza dire poi che diventerei... inabile a qualunque pratica
galante! No no! Non ci dobbiamo più vedere.
OLGHINA
Io mi ci sono affezionata a te.
MAURIZIO
Di già?!
OLGHINA
Stiamo insieme da undici ore.
MAURIZIO
Hai l'affetto galoppante!
OLGHINA
E non voglio finirla. Tu mi tratti bene. Mi tratti come una signora....
come una moglie... Sei contento di me.... E piuttosto che finirla,
preferisco di non prendere nessun altro.
MAURIZIO
Io ti ringrazio del gentile pensiero, ma con questo non si rimedia che
in parte.
OLGHINA
Al resto provvedo io.
MAURIZIO
-(con bontà)- A che cosa vuoi provvedere, tu?
OLGHINA
-(dopo un istante di riflessione, con un po' di tristezza, decide)-
Allora... te lo prometto: cercherò... di non fare come mia madre.
MAURIZIO
Ora sì che possiamo intenderci. Sei veramente una ragazza garbata. Qui,
qui, un bacetto, e a rivederci.
OLGHINA
-(gli dà un bacio.)- A domani sera?
MAURIZIO
A domani sera, carina.
OLGHINA
-(esce dal fondo.)-
MAURIZIO
-(toccandosi le tempie)- Ahi, ahi, ahi! L'emicrania!... Un poco di
riposo mi gioverà. -(Si stende sopra il canapè.)-
SCENA III.
MAURIZIO, DECIO, DONNA CLAUDIA.
DECIO
-(entra lemme lemme con la sua aria stupida.)-
MAURIZIO
Non disturbarmi, Decio. Ho l'emicrania. Finchè non viene il marchese di
Montefranco, lasciami riposare.
DECIO
Non posso. Di là, ce n'è un'altra.
MAURIZIO
Ce n'è un'altra!?
DECIO
Un'altra donna. Per un punto non si sono incontrate tutte e due!
MAURIZIO
E chi è?
DECIO
Non ha voluto dire il suo nome. Io intendevo di rimandarla, perchè
sapevo che.... essendoci stata quella lì... non c'era più speranza... di
niente. Ma ha insistito.
MAURIZIO
Che aspetto ha?
DECIO
Buono.
MAURIZIO
Che vuol dire -buono-?
DECIO
Belloccia... elegante...
MAURIZIO
Una -cocotte-?
DECIO
-(filosoficamente)- Chi lo sa! Le -cocottes- dalle signore io non le ho
mai saputo distinguere.
MAURIZIO
Giacchè ti sei preso l'incarico di annunziarla, la devo ricevere per
forza. Falla passare.
DECIO
-(via.)-
MAURIZIO
-(tra sè)- Santo cielo! Chi è che viene a seccarmi a quest'ora?
CLAUDIA
-(entra dal fondo.)-
MAURIZIO
-(scatta in piedi in un sussulto di meraviglia-.) Voi, marchesa!
CLAUDIA
Vi sembra strano che io vi faccia una visita?
MAURIZIO
-(confuso)- Non lo nego... Mi sembra stranissimo... Io non ho mai
sperato d'avere questo onore... E poi... alle undici del mattino... Non
so... Non intendo... E vi chiedo perdono, marchesa... della mia... delle
mie... dei miei...
CLAUDIA
Dei -vostri-?...
MAURIZIO
No:... del mio imbarazzo, ecco. Accomodatevi, vi prego. Accomodatevi...
Io sono mortificato di dovervi ricevere in questo disordine, in questo
piccolo salotto... Se l'avessi saputo...
CLAUDIA
L'avreste fatto ingrandire?
MAURIZIO
Sì!... cioè... forse... Scusatemi, marchesa, io sono emozionato!
CLAUDIA
Ma non c'è di che. Calmatevi. Prendete fiato.
MAURIZIO
Non vi è accaduto nulla di grave?
CLAUDIA
Nulla, nulla. Non vedete che sono sorridente?
MAURIZIO
Lo vedo. Siete molto sorridente. E allora... io non mi spiego la
vostra... preziosa... inaspettata... inverosimile presenza in casa mia.
Certo, io sono un vostro antico e devoto servo, sono l'amico più intimo
di vostro marito, ma sono anche...
CLAUDIA
Uno scapolo.
MAURIZIO
Uno scapolo. È la verità.
CLAUDIA
E una signora che alle undici del mattino bussa alla porta di uno
scapolo è una signora... Aiutatemi a dire...
MAURIZIO
Dite, dite voi.
CLAUDIA
È una signora... piuttosto bizzarra.
MAURIZIO
E piuttosto imprudente, mi permetterei di aggiungere.
CLAUDIA
Aggiungete senza cerimonie.
MAURIZIO
Imprudente, intendiamoci, dal punto di vista delle convenienze sociali.
La marchesa di Montefranco è tale donna da costringere al rispetto i più
audaci; e io sono tale uomo da rispettare...
CLAUDIA
... anche le signore che vengono a vedervi alle undici del mattino?
MAURIZIO
Marchesa... una donna come voi è rispettabile a tutte le ore!
CLAUDIA
Resta a sapere se a tutte le ore è rispettoso un uomo come voi.
MAURIZIO
Certamente.
CLAUDIA
Mi fa piacere di apprenderlo. E poichè avete di me e di voi questa
magnifica opinione, io ne profitto e vi chiedo un po' di ospitalità.
-(Siede.)-
MAURIZIO
-(sempre più confuso)- Voi, marchesa di Montefranco, chiedete ospitalità
a questo misero mortale?
CLAUDIA
Vorreste... indorare la pillola della paura.
MAURIZIO
Io non indoro niente.
CLAUDIA
Ma che avete paura si vede ad occhio nudo.
MAURIZIO
Tutt'altro! Soltanto, io supplico la vostra cortesia di non tacermi più
oltre il motivo per cui vi degnate di chiedermi ospitalità.
CLAUDIA
Se io fossi nei vostri panni, la concederei sùbito e illimitatamente.
-(Con grazia umoristica)- È vero che voi siete rispettoso e io sono
rispettabile; ma la rispettabilità d'una donna non è che un pallone di
carta. Un vento lo dirige di là, un altro lo dirige di qua... Poi, a un
tratto, si brucia in aria o si sgonfia e... cade dove meno lo credete.
MAURIZIO
-(sudando freddo e impappinandosi)- Marchesa!...
CLAUDIA
Dio buono, non vi turbate di nuovo. Vi pare forse che la caduta sia
imminente?
MAURIZIO
Marchesa!...
CLAUDIA
Parola d'onore, se tutti i mariti avessero degli amici intimi come voi,
le povere mogli mi farebbero pietà! Ma rassicuratevi. Il pallone di
carta è ancora gonfio. È ancora su. Non sono qui per offrirvi la mia
mano... sinistra.
MAURIZIO
Ne ho la profonda convinzione.
CLAUDIA
Io sono qui, a quest'ora, esclusivamente perchè so che a quest'ora, di
solito, ci viene mio marito.
MAURIZIO
E appunto perciò mi par di essere sui carboni ardenti. È indiscutibile
che se egli vi trova in casa mia, sarà un fatto orribile! Io non saprò
come regolarmi, non saprò come salvarvi....
CLAUDIA
Siete d'una inesperienza commovente! Quando verrà lui, io mi nasconderò.
Si capisce.
MAURIZIO
Vi nasconderete?!
CLAUDIA
E ascolterò, dalla prima all'ultima parola, la vostra conversazione.
MAURIZIO
-(cominciando a raccapezzarsi)- Ah!... Questo è il vostro progetto?
CLAUDIA
Voi siete il confidente di mio marito. Egli è con voi come con un
fratello. Vi racconta tutto. Vi fa i suoi sfoghi. Vi rivela quel che
pensa, quel che sente, quel che desidera, quel che vuole, quel che gli
passa pel capo anche fugacemente, quel che per la pigrizia della sua
coscienza non rivelerebbe forse neppure a sè stesso; ed io,
nascondendomi dietro un uscio di casa vostra quando egli è qui,
apprenderò tutto ciò che non potrei apprendere altrimenti. Nè più, nè
meno. Che ve ne pare?
MAURIZIO
Un agguato!
CLAUDIA
Un po' di fotografia istantanea che una moglie applica al cervello di
suo marito. Il congegno è nuovo, semplice, carino, e di successo sicuro.
MAURIZIO
Ci vorrebbe poco a guastarlo, per altro.
CLAUDIA
Lo so. Basterebbe che avvertiste in tempo il vostro amico, dicendogli:
«Attento che tua moglie è qui; è dietro quell'uscio, ti ascolta...» Ma
voi non glielo direte.
MAURIZIO
Io glielo dirò!
CLAUDIA
E avrete poi il modo di provare positivamente che la mia venuta in casa
vostra non sia stata un'imprudenza di amante? La vostra denunzia
parrebbe un espediente trovato con soverchia furberia per iscansare
l'eventuale pericolo della scoperta; e ogni sforzo per dimostrargli la
verità parrebbe, viceversa, artificio e menzogna. Voi compromettereste
me, io comprometterei voi, e tutt'e due comprometteremmo lui. E vi
avverto che ci metterei tutta la mia buona volontà a compromettervi per
vendicarmi della vostra denunzia.
MAURIZIO
Sicchè?
CLAUDIA
O passare per il mio amante senza esserlo e subire tutte le conseguenze
della compromissione, o rassegnarvi, almeno per una volta, a essere più
amico mio che di mio marito.
MAURIZIO
O la borsa o la vita?!
CLAUDIA
Precisamente.
MAURIZIO
Ma passare per il vostro amante... senza nemmeno esserlo, sarebbe d'una
gravità eccezionale!
CLAUDIA
Pettegolezzi, responsabilità, duelli, processi! E, per giunta, una
figura alquanto odiosa al cospetto della società...
MAURIZIO
Alquanto ridicola al cospetto mio!
CLAUDIA
Scegliete.
MAURIZIO
Sarò il vostro complice, marchesa!
CLAUDIA
E farete una buona azione.
MAURIZIO
-(tentando ancora di cavarsi d'impaccio)- Credo, nondimeno, che la mia
complicità non approderà a niente. La vostra fantasia di moglie
diffidente immagina chi sa quali conversazioni sovversive fra me e lui.
Sì, di tanto in tanto, è possibile che egli mi faccia delle confidenze,
che mi chieda o mi dia dei consigli, che mi apra l'animo suo; ma dai
nostri colloqui non vengono mai fuori rivelazioni o indizi di cui voi,
che avete molto spirito e poche rosee illusioni, vi potreste
meravigliare o dolere. D'altronde, stamane egli potrebbe parlarmi di
cavalli, di automobili, dei sospetti che desta al -baccarat- la vena di
Mario Gorlini; potrebbe parlarmi, non so, di tutto, fuorchè di ciò che
v'interessa, fuorchè di ciò che è oggetto dei vostri dubbi: e in tal
caso io avrei tradito l'amicizia senza neanche la soddisfazione d'avervi
reso un servigio. Via, marchesa, rinunziate.
CLAUDIA
Mio carissimo amico di mio marito, se i miei calcoli non sono sbagliati,
egli, stamane, non vi parlerà nè di cavalli, nè di automobili, nè di
-baccarat-. Vedrete. L'uomo più scaltro è sempre un po' un fantoccio
nelle mani d'una donna, sia pur essa la più ingenua. Io non sono
ingenua, e mio marito non è scaltro. È convinto di esserlo, ma non lo è.
Confondere lo scetticismo con la scaltrezza è un errore. Io ho dato la
corda al mio fantoccio, e, per oggi, egli non vi parlerà di cose futili.
Del resto, gliel'ho data senza nessuna maligna premeditazione. Ho
compiuto, anzi, un mio dovere, annunziandogli un fatto molto serio e,
per me, anche molto bello! Il suo contegno mi ha paralizzata. Ho sentito
il bisogno di conoscere tutto il suo pensiero. Ne ho sentito il diritto.
Tra breve, lo conoscerò. E non c'è altro.
MAURIZIO
Tutto questo, marchesa, è d'una solennità che m'impensierisce, che mi
sconvolge.
CLAUDIA
Io vi assicuro, mio buon Maurizio, che, mentre vi parlo, nessuna donna è
più felice di me.
MAURIZIO
Io parteciperei volentieri alla vostra felicità se mi fosse consentito
di non trovarmi qui, vicino a voi.
CLAUDIA
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