Maschere (Dramma in un atto)
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME SECONDO
=MASCHERE= -- INFEDELE -- IL TRIONFO
3ª EDIZIONE RIVEDUTA.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA-BOLOGNA-TORINO
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr
in the United States of America
PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i
paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il
consenso scritto dell'Autore (-Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre
1882-).
MASCHERE
-Dramma in un atto-
Rappresentato per la prima volta -- protagonista ERMETE ZACCONI -- dalla
compagnia ZACCONI-PILOTTO-SCIARRA al teatro -Sannazzaro- di Napoli, il
-5 maggio 1893-. -- Premiato al Concorso Drammatico Nazionale del
1893-94.
PERSONAGGI:
LUIGI PALMIERI, 42 anni.
PAOLO, 35 anni.
IDA, 14 anni.
UN PRETORE.
UN CANCELLIERE.
UN DELEGATO DI PUBBLICA SICUREZZA.
FRANCESCA, serva, 56 anni.
TERESA, popolana, 75 anni.
UN MEDICO.
A Napoli. -- Epoca attuale.
ATTO UNICO.
-Un salottino modesto. Ambiente semplice. In fondo, due usci, quello per
cui si entra venendo dalla porta di scala e quello -- nascosto dietro una
pesante portiera -- della camera da letto. A sinistra, un altro uscio; a
destra, un quarto uscio, e un caminetto con su un orologio e due
candelieri senza candele. Una scrivania[1] con foglietti, buste,
calamaio, penne, carta asciugante, ecc. Un divano, una tavola rotonda,
altre poche suppellettili, e, sulla tavola, un vassoio di metallo con
entro qualche giornale.-
[1] La scrivania dev'essere posta sul davanti del palcoscenico,
coi cassetti dalla parte della ribalta. Sicchè, la sedia presso la
scrivania è collocata in modo che chi vi si siede resta con le
spalle al pubblico.
SCENA I.
TERESA, FRANCESCA, -il- PRETORE, -il- CANCELLIERE, -il- MEDICO, -il-
DELEGATO.
-(Quando s'alza la tela, TERESA, tutta curva, compunta e come
annichilita, con le braccia incrociate, siede sopra una seggiola messa
apposta accanto all'uscio della camera da letto.)-
TERESA
-(biascica orazioni; e non alza la voce che per pronunziare in un
sospiro le prime e le ultime parole della preghiera:)- Requiem aeternam
dona ei, Domine; et lux perpetua luceat ei. Requiescat in pace. Amen. --
... Requiem aeternam dona ei, Domine. Et lux perpetua luceat ei....
Requiescat in pace. Amen -- ... Requiem aeternam dona ei, Domine. Et lux
perpetua, luceat ei....
FRANCESCA
-(di dentro)- Venite appresso a me....
TERESA
-(tra sè)- Finalmente!... Requiescat in pace. Amen.
FRANCESCA
-(ancora di dentro)- Oh, povera signora mia! Povera signora mia!
-(Entra, zelante, con in mano due candele, seguita dal PRETORE, dal
CANCELLIERE, dal MEDICO, dal DELEGATO)- Entrate, entrate qua.... Venite
appresso a me....
TERESA
-(si alza per andarsene, prudentemente.)-
FRANCESCA
Grazie, donna Teresa. -(Posa le candele sul tavolino.)-
TERESA
Eh! Il Signore la benedica! -(E, mogia mogia, camminando lenta, se ne
va, sempre brontolando:)- Requiem aeternam....
IL PRETORE
-(a Francesca)- Chi è?
FRANCESCA
Non ci badate: è la mamma del portinaio.
IL PRETORE
Dov'è la suicida?
FRANCESCA
Signor Pretore, io non ne so niente com'è successo! Io non ne so niente!
IL PRETORE
-(infastidito)- Vi domando: dov'è la suicida?
FRANCESCA
Non c'è nessun altro in casa.... E ch'io possa perdere la vista degli
occhi se....
IL PRETORE
Dov'è la morta, insomma? Come debbo dire?
FRANCESCA
Ah? La morta? Sta là dentro: nella camera da letto.
IL PRETORE
Ora cominciamo a intenderci!
FRANCESCA
E queste candele sono proprio per lei. Il Crocifisso ce l'ho già messo.
-(Con un sospiro)- Che ve ne pare, eccellenza? -(Dandosi da fare per
ficcare le due candele nei candelieri)- Il Signore se la sarà ricevuta?
IL PRETORE
E lo volete sapere da me! -(al Medico)- Dottore, giacchè ho avuto il
piacere d'acchiapparvi subito, procediamo immediatamente alle formalità.
Avrete quindi la cortesia di constatare il decesso e di dare uno sguardo
alla suicida per assodare la causa della morte. Non si sa mai!...
IL MEDICO
Sì, sì, vedrò io di che si tratta. Già, francamente, come medico, veh!,
la conoscevo un po' questa signora. Buona donna, ma così strana! Per
dire la parola alla moda: così -nevrotica-!... Forse, il marito... un
uomo pregevole, dicono, ma francamente.... Basta! -(A Francesca)- Di':
era malata la tua padrona?
FRANCESCA
Stava meglio di me, eccellenza. Non è morta di malattia; è morta col
veleno!
IL MEDICO
Questo l'ho capito: me l'hai già ripetuto cento volte!
FRANCESCA
E allora?
IL MEDICO
Va, che sei una sciocca! Francamente! -(Al Pretore)- Vi precedo. -(Esce
per la porta della camera da letto.)-
IL PRETORE
-(al Delegato)- Voi, signor Delegato, fatemi il favore d'evitare che la
casa sia ingombra di curiosi.
IL DELEGATO
-(con sussiego)- Non dubitate. -(Va all'uscio comune e parla in tono di
comando:)- Ehi! Guardia Finzi!... Attento alla porta di scala, voi! Se
viene gente indiscreta, mandatela al diavolo. Qua non c'è nulla da
vedere. Non stiamo a teatro, qua. -(Al Pretore)- I parenti li facciamo
entrare?
IL PRETORE
S'intende.
IL DELEGATO
I -reporters- dei giornali?
IL PRETORE
Ma no! Ma no!
IL DELEGATO
-(alla guardia)- Giornalisti, niente!
IL PRETORE
-(al cancelliere)- E voi, Cancelliere, tenetevi pronto.
IL CANCELLIERE
-(si è già seduto alla scrivania, ha cavato dalle saccocce i suoi grandi
fogli di carta, un calamaietto tascabile e una penna, che s'è messa
sùbito sull'orecchio, e si dispone a scrivere.)- Pronto.
FRANCESCA
-(ha ficcate le due candele nei candelieri e le ha posate,
provvisoriamente, sulla tavola. Ed ora con un fiammifero ne accende
una.)-
IL PRETORE
-(a Francesca)- A voi.... Lasciate stare le candele, adesso. Date retta
a me. Nome, cognome e paternità.
FRANCESCA
Francesca Attanasio fu Giuseppe.
IL CANCELLIERE
-(scrivendo)- Di anni?
FRANCESCA
Quarantatrè.
IL CANCELLIERE
-(guardandola)- Ma che quarantatrè!
FRANCESCA
Mettetene quarantaquattro.
IL CANCELLIERE
Ne metto sessanta, io!
IL PRETORE
Be', non ci perdiamo in chiacchiere. -(A Francesca)- Dove siete nata e
dove abitate?
FRANCESCA
In casa dei miei padroni abito, e sono nata... un poco qua, un poco
là....
IL PRETORE
Via, sarete nata a Napoli.
-(Il CANCELLIERE scrive.)-
FRANCESCA
Come comanda vostra eccellenza.
IL PRETORE
Per istrada, m'avete detto, mi pare....
FRANCESCA
-(sta per accendere l'altra candela.)-
IL PRETORE
-(pazientemente, tira a sè Francesca)- Per istrada m'avete detto, mi
pare, che il marito, il signor Palmieri, è in viaggio....
-(Resta accesa una sola candela.)-
FRANCESCA
Da tanto tempo!
IL PRETORE
... E che doveva arrivare in questi giorni.
FRANCESCA
Credo. Qualche volta il padrone ha detto una cosa e ne ha fatta
un'altra, ed è arrivato all'impensata per fare una bella sorpresa alla
signora....
IL CANCELLIERE
-(annotando distrattamente)- «Per fare una bella sorpresa alla signora».
IL PRETORE
Avete detto anche, se non mi sbaglio, che stamane essa vi ha ordinato
d'andare a consegnare due lettere.
FRANCESCA
Nossignore: una lettera.
IL CANCELLIERE
-(annotando)- «... una lettera».
IL PRETORE
A chi?
FRANCESCA
Alla figlia sua, che è in collegio. Io l'ho data al guardaportone del
collegio perchè era l'ora della lezione e con la ragazza non si poteva
parlare. Bisognava aspettare mezzogiorno. Ih, quante seccature in questi
collegi!
IL CANCELLIERE
-(continuando distrattamente ad annotare)- «... quante seccature in
questi collegi!»
IL PRETORE
-(al Cancelliere)- Don Gustavo, non fate il fonografo! Poi vi dirò io
quel che si deve scrivere.
IL CANCELLIERE
Segnavo, così, qualche appunto; non facevo... quella cosa che credete
voi.
IL PRETORE
-(a Francesca)- Quando poi siete tornata a casa....
FRANCESCA
Ah, non me ne parlate, eccellenza! Entrando, ho sentito i lamenti....
Sono corsa e l'ho trovata a terra che faceva come una serpe e, con
rispetto parlando, pareva che volesse cacciare anche l'anima dalla
bocca. «Aiutami, aiutami, Francesca...» e mi si è attaccata alla
gonnella.... Ah, signor Pretore, io mi sono sentita morire peggio di
lei, e non so come ho fatto a pigliarmela in collo e a portarla sino al
letto!... Voleva parlare quella disgraziata e... -(si stringe la gola
con una mano)- e non poteva.... M'ha detto soltanto: «Mi sono
avvelenata». E mi ha detto pure: «Francesca, tu mi sei stata fedele, e
io ti lascio la mia veste di seta nera»:... quella nuova. Non trovava
requie... si faceva fredda fredda... e m'è morta, così, nelle
braccia.... -(Scoppia a piangere.)-
IL PRETORE
Ricordatevi bene. Non ha aggiunto altro?
FRANCESCA
Ah, povera signora mia! Povera signora mia!...
IL PRETORE
Andiamo avanti, ora. Piangerete più tardi. Ditemi un'altra cosa....
SCENA II.
LUIGI, FRANCESCA, -il- CANCELLIERE, -il- PRETORE, -il- DELEGATO, -poi
il- MEDICO.
LUIGI
-(di dentro, come un forsennato)- Ma che è accaduto in casa mia? Che è
accaduto? Non è possibile! Non è possibile!
FRANCESCA
Uh! Il padrone!... Madonna santa!, che succederà adesso?!
IL PRETORE
-(rapidamente)- Ma la signora lo sapeva che egli arriverebbe proprio
oggi....
FRANCESCA
-(sincera)- Vi direi una bugia.
LUIGI
-(entra, gridando, con gli occhi stralunati, seguìto da un facchino, che
posa a terra, in un canto, due grosse valige e va via.)- Noi... Non è
possibile!... Non è vero!...
IL MEDICO
-(entra anche lui, accorrendo ai gridi.)-
FRANCESCA
-(voleva andare incontro al padrone e, vedendolo comparire, si è
fermata, senza avere il coraggio di parlare.)-
LUIGI
-(s'arresta, guarda intorno con le pupille dilatate e dopo un istante di
silenzio generale, esclama:)- Tutta questa gente!... Tutta questa
gente!... Che fa in casa mia?... È una congiura contro di me!... Mi si
vuol fare impazzire!... -(Silenzio. -- A Francesca)- E tu non dici nulla?
Sei tu che l'hai chiamata questa gente?
IL PRETORE
-(con rispettosa mitezza)- Perdoni. Io sono il Pretore, e, sa,
trattandosi d'un suicidio, d'un avvelenamento, sono costretto, mio
malgrado, a procedere alla prova specifica legale. La povera morta è
là....
LUIGI
-(lo guarda ancora, sospeso. Indi, paurosamente, ripete:)- La povera
morta!... -(E con una intonazione da forsennato, come dianzi, con una
intonazione quasi bambinesca, ricomincia:)- No!... No!... Perchè
avvelenarsi?... Perchè morire?... Per quale ragione?... Non è... non può
esser vero!... -(E, risoluto, si precipita nella stanza da letto
chiamando forte, quasi gridando:)- Gilberta! Gilberta! Gilberta!...
-(Poi si ode, di lontano, la sua voce soffocata e vibrante di terrore)-
Gilberta!.. Gilberta!...
-(Lungo silenzio.)-
IL PRETORE
Dunque, dottore?...
IL MEDICO
-(che ha in mano un po' di carta ravvolta)- Francamente a me pare certo
che si sia avvelenata con l'arsenico.... La boccettina del veleno era a
terra, frantumata. Io ne ho qui delle schegge -(Mostra l'involtino.)-
Vedremo. Intanto, ho guardato un po' la suicida....
IL PRETORE
Ebbene?
FRANCESCA
-(va in fondo a parlottare col Delegato.)-
IL MEDICO
Niente di notevole.... A meno che non vi sembri notevole che ella era
madre... da quattro o cinque mesi.
FRANCESCA
-(ha un movimento di sorpresa spiacevole.)-
IL PRETORE
Notevole no, ma bisogna tenerne conto. E non fate nessuna riserva?
IL MEDICO
-(con sussiego)- Francamente, so quello che dico.
FRANCESCA
Ma, scusate....
IL MEDICO
-(interrompendola)- Zitta tu, scioccona!
IL PRETORE
-(al medico)- Allora, preferite scrivere voi stesso il verbale o lo
dettate al cancelliere??
IL MEDICO
Scriva, scriva lui..., francamente; poi firmerò io.
-(Si avvicinano al CANCELLIERE tutti e due, con le spalle rivolte alla
porta della stanza da letto.)-
-(Il DELEGATO resta in disparte con FRANCESCA.)-
IL PRETORE
Scrivete, don Gustavo.
LUIGI
-(con gli occhi infossati, i capelli scompigliati, in un aspetto di
desolazione, comparisce e senza avanzarsi, resta muto, come uno
scimunito, ad ascoltare.)-
IL MEDICO
-(dètta in fretta, a bassa voce)- «Constatato il decesso, mi risulta che
la signora Gilberta Palmieri si è avvelenata con l'arsenico e che...,
dato questo avvelenamento, il suo corpo non presenta nulla di anormale.
Mi risulta inoltre....»
IL CANCELLIERE
Un momento.... -(Scrive e fa l'eco:)- «anormale».
IL MEDICO
«Mi risulta inoltre che... che....»
IL CANCELLIERE
-(facendogli un po' la caricatura)- «Che... francamente....»
IL MEDICO
Ma qui non c'entra il il «-francamente-». «Mi risulta inoltre che la
suicida era... in istato interessante da quattro o cinque mesi, o poco
più».
LUIGI
-(trasalendo con raccapriccio)- Lei!
IL MEDICO E IL PRETORE
-(si voltano.)-
LUIGI
-(si frena subito, e, in un'angoscia mortale, finge di non avere altra
emozione che quella prodottagli dal dolore.)- Dicevate, dottore, che la
mia povera moglie....
IL MEDICO
Sì, purtroppo, la sventurata, lasciandovi, vi ha portato via anche un
figlio....
LUIGI
-(quasi temendo di tradirsi arrischiando altre interrogazioni)- E... ne
siete sicuro?
IL MEDICO
Vi pare! Sicurissimo. Del resto, se lo volete voi, potremo fare
ulteriori osservazioni....
LUIGI
-(di scatto)- No! Non le fate.... -(Frenandosi di nuovo.)- Sarebbero
superflue.
IL PRETORE
Ed ora, signor Palmieri, io sono proprio dolente d'importunarla in
questi momenti: ma il dovere lo esige. Anche lei deve dirci qualche
cosa, e se vorrà avere un po' di pazienza....
LUIGI
-(fremendo)- Ma che debbo dire, io? Che pretendete da me?... E perchè
delle persone che non mi conoscono e che io non conosco, delle persone
estranee alla mia casa, vengono qui a circondarmi? a offendermi? a
frugare, a frugare nei segreti della mia famiglia? a frugare nel mio
dolore? -(Allucinato)- Perchè? Perchè? Andate via tutti!... Lasciatemi
solo! Per pietà, lasciatemi solo. -(Si lascia cadere sopra una
seggiola.)-
IL PRETORE
-(dopo una pausa -- con cortesia)- Si calmi, signore. Noi non siamo qui
per frugare... e tanto meno per offenderla. Non comprendo in qual modo
abbiamo potuto arrecarle offesa. La sua giusta commozione le crea non so
quali fantasmi.... Siamo qui per ragioni d'ufficio: ecco tutto. E anche
a lei deve importare che la grave sventura sia chiarita in ogni
particolare.... Nondimeno, signore, noi vogliamo rispettare lo stato
dell'animo suo. Passeremo di là, in una stanza lontana, per redigere i
nostri appunti. E quando avremo finito, ci permetteremo di tornare da
lei per riempire qualche lacuna che possa riguardarla. Se ce ne
andassimo, saremmo poi obbligati a incomodarla peggio, facendo venir lei
oggi stesso in pretura. È persuasa?
IL MEDICO
-(borbottando, al Pretore:)- Io non sono abituato a essere trattato
così, francamente! Ho fatto quel che dovevo fare, e me ne vado.
Buongiorno!
IL PRETORE
-(al Medico che si avvia per uscire)- V'aspetto in pretura, eh? E voi,
signor Delegato, se non volete perder tempo, io non vi trattengo. Ma
lasciate, vi prego, una guardia alla porta.
IL DELEGATO
Naturalmente!
-(Escono l'uno dopo l'altro il DELEGATO e il MEDICO.)-
IL PRETORE
Andiamo, don Gustavo.
IL CANCELLIERE
-(paziente)- Andiamo. -(Raccoglie carte e calamaio e si mette
sull'orecchio la penna.)-
IL PRETORE
-(a Francesca)- Voi, venite con me....
FRANCESCA
Vengo subito.
LUIGI
No. Tu resta... se il signor Pretore permette.
-(Il Pretore si stringe nelle spalle in atto di condiscendenza
cortese.)-
FRANCESCA
-(con ostentato zelo)- Nella camera in fondo, eccellenza, -(accennando a
destra)- troverete l'occorrente per scrivere.
IL PRETORE
Va bene, va bene.
-(Per la porta a destra escono il PRETORE e il CANCELLIERE)-
SCENA III.
LUIGI -e- FRANCESCA.
LUIGI
Francesca....
FRANCESCA
Signore. -(Resta indietro.)-
LUIGI
Fatti avanti.
FRANCESCA
Son qua.
LUIGI
Tu, già, non sai niente.
FRANCESCA
Niente.
LUIGI
Non sai perchè si è uccisa la tua padrona?...
FRANCESCA
Come posso saperlo io, che sono la serva?
LUIGI
-(fingendo)- Ha avuto forse dei dispiaceri in questi giorni?
FRANCESCA
Dispiaceri? E che dispiaceri? Nessuno.
LUIGI
È accaduto qualche cosa a Ida?
FRANCESCA
Alla signorina Ida! Ma che vi pare? Quell'anima di Dio era la gioia
della mamma!
LUIGI
E da quanto tempo la mamma non era andata a trovarla in collegio?
FRANCESCA
Da domenica. Sicuro! Ogni domenica ci andava. Era il suo primo pensiero.
LUIGI
Sicchè, in otto mesi, in otto lunghi mesi ch'io sono stato lontano dalla
casa mia, nessun dispiacere, nessun disappunto, nessuna noia.... e tutto
è andato bene.
FRANCESCA
Sissignore.
LUIGI
E stamattina, prima che la tua padrona si avvelenasse, tu non hai
sospettato niente, non ti sei accorta di niente?
FRANCESCA
Eh! se ci fossi stata io in casa.... Chi sa!
LUIGI
Tu non c'eri?
FRANCESCA
No che non c'ero.
LUIGI
Dov'eri andata?
FRANCESCA
A portare una lettera al collegio.
LUIGI
Avrà scritto alla figlia annunziandole il suicidio; e tu le hai portata
una tale lettera?!...
FRANCESCA
Che ne sapevo io? Quando scriveva, proprio là, povera signora, l'ho
vista con la faccia più tranquilla del solito....
LUIGI
E solamente la lettera alla figlia ha scritta? -(Pausa)- Rispondi!
FRANCESCA
Io poi certamente non potevo andare a vedere i fatti suoi.
LUIGI
È giusto! È giusto! Ma... hai detto d'aver consegnato una sola
lettera....
FRANCESCA
Nossignore, io non ho detto questo.
LUIGI
E quante ne hai consegnate?
FRANCESCA
-Una- al collegio.... È la verità.
LUIGI
-Una- al collegio?
FRANCESCA
Sissignore.
LUIGI
E... e l'altra?... A un parente?
FRANCESCA
Voi stesso lo capite: a un parente.
LUIGI
-(contenendosi)- Ma parla, parla! Perchè bisogna affaticarsi a tirartele
di bocca le parole? A quale parente?
FRANCESCA
Al signor Paolo, al vostro socio, che per voi è più che un parente....
Che c'è di male?
LUIGI
-(là per là ne ha un'impressione mista: il nome del socio non gli
desterebbe nessun sospetto se la serva non si fosse imbarazzata. Ripete
quasi fra sè:)- Che c'è di male! Difatti... che c'è di male?... -(Poi,
fissando qualche idea nel cervello)- Paolo.... -(A Francesca)- Tu, però,
non volevi dirmelo.
FRANCESCA
Io!
LUIGI
Non volevi dirmelo.
FRANCESCA
Credevo che....
LUIGI
Che credevi? Che credevi?
FRANCESCA
Certe volte la fantasia cammina.... Ma io vi giuro che sono
innocente!...
LUIGI
-(dopo breve silenzio)- Non volevi dirmelo.... -(Fra sè:)- Paolo!...
FRANCESCA
-(intimorita, vuole svignarsela)- Se mi date licenza, io vado a mettere
davanti al letto, almeno per ora, le due candele che ho comprate.... Qua
non ce n'era più neanche mezza....
LUIGI
-(se la fa avvicinare)- Senti.
FRANCESCA
Comandate.
LUIGI
-(sottovoce, minacciosamente)- Vattene da questa casa, e non ci
rimettere più il piede.
FRANCESCA
E che ho fatto io?... Perchè debbo essere scacciata? Io sono
innocente!...
LUIGI
Zitta, non gridare.... Io non ti scaccio.... Fingerai d'andartene per
volontà tua. Ti pago tre mensili, ma vattene!
FRANCESCA
Quand'è così, me ne vado.
LUIGI
-(convulso, misteriosamente, cava dal portafogli il danaro e glielo
mette nelle mani.)- A te.... Prendi.... E via!
FRANCESCA
Ma prima d'andarmene voglio vederla un'altra volta. -(Piagnucolando)- E
poi... m'ha lasciato... due vesti... perchè le fui sempre fedele....
Sono parole sue.... E se mi date il permesso, io me le vado a
prendere....
LUIGI
Le fosti fedele?... Il compenso è meritato.... Pigliati le vesti,
pigliati quello che vuoi.... Ma bada: -(sempre sottovoce)- tu non
parlerai più di lei, non parlerai più di me, con nessuno. Hai capito
bene?
FRANCESCA
Sissignore.
LUIGI
Va.
FRANCESCA
-(entra nella stanza mortuaria.)-
SCENA IV.
LUIGI, -solo-.
-(In preda alle smanie più roditrici, volge lo sguardo intorno, rovista
nella scrivania, esamina i foglietti, le buste, la carta asciugante. Nel
cestino piglia qualche pezzo di carta, lo guarda e mormora:)- Nulla....
Nulla.... -(Indi, si avvicina al caminetto e vi scorge della carta quasi
tutta divorata dalle fiamme)- Ah!... -(Ne raccoglie un po' e, con uno
sforzo di pazienza, cerca di leggere su qualche piccolissimo lembo non
interamente incenerito.)- Caratteri di lei! -(Riflettendo)- Lettere
restituite e bruciate.... -(Riesce a leggere soltanto alcune sillabe)-
«io... non... sono...» E più nulla! Nulla!... -(Guarda qualche altro
pezzettino)- «se... il... tuo...» -(Ripete, riflettendo acutamente e
tormentosamente:)- «se il tuo...» -- «se il tuo».... -(Ma non riesce a
raccapezzarsi, e, assorto, muove appena il capo come se dicesse ancora
tra sè: nulla! nulla!)-
SCENA V.
IDA -e- LUIGI.
IDA
-(vestita da collegiale, pallidissima, e con gli occhi pieni di lagrime,
resta un momento, non vista dal padre, sotto l'arco della porta comune,
quasi temendo di chiamarlo e d'interrogarlo. Poi si decide:)- Babbo?...
LUIGI
-(con un sussulto, si volta sùbito, nascondendo i pezzettini di carta.)-
Ida!
IDA
-(gli si getta fra lo braccia, piangendo dirottamente.)- Dunque, è vero?
-(Si stringono l'uno all'altra. Egli la bacia e la ribacia. -- Pausa.)-
LUIGI
Sì, è vero.
IDA
Ma come? Come?... Come ha potuto far questo?... Papà mio, papà mio, io
non voglio perderla, io non voglio vivere senza di lei.... -(E piange
più convulsamente.)-
LUIGI
Ida, abbi coraggio, per carità! Pensa che sei tu che devi darne anche a
tuo padre... a tuo padre che soffre tormenti atroci....
IDA
Dov'è? Dov'è la mamma mia cara?... Fammela vedere....
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