Avete udito? Ho detto suonate.
-Federico-
Non posso.... Per suonare bisognerebbe che io m’avvicinassi a voi.
-Clotilde-
Dio buono, quante inutili esagerazioni!
-Federico-
-(andando in fretta a sedere presso il piano)- Va bene, va bene! Siamo
perfettamente d’accordo!
-Clotilde-
Suonate... il solito duetto del Faust.... Cioè, no: il duetto del Faust
è eccessivamente sentimentale.
Suonate piuttosto.... Suonate quello che volete, purchè suoniate male,
molto male! Non ho nessuna voglia di commuovermi per la vostra musica.
-Federico-
Suonerò la serenata di Schubert. -(Comincia a suonare, stonando molto.)-
-Clotilde-
-(pestando con una mano la tastiera)- No, no! Così è troppo male.
-Federico-
-(trattenendo la mano di Clotilde sulla tastiera)- Ma è la vostra mano
che guasta la mia musica, ed io voglio punire questa perfida mano
incantevole. -(Glie l’afferra e furiosamente gliela bacia più volte.)-
-Clotilde-
-(alzandosi con sdegno ostentato)- Signor Federico!
-Federico-
-(umile e compunto, alzandosi anche lui)- Signora Clotilde!...
-Clotilde-
Voi dimenticate i vostri doveri!
-Federico-
Certamente!
-Clotilde-
Voi abusate dell’ospitalità!
-Federico-
Certamente!
-Clotilde-
Voi tradite l’amicizia!
-Federico-
Certamente!
-Clotilde-
Voi siete un mostro!
-Federico-
Certamente!
-Clotilde-
E ne siete pentito?
-Federico-
Neanche per sogno!
-(Pausa.)-
-Clotilde-
Federico!
-Federico-
Clo... Clo....
-Clotilde-
Cos’è «clo clo»?
-Federico-
No.... Volevo dire: «Clo...tilde».
-Clotilde-
-(con curiosità genuina)- Si può sapere perchè mi amate?
-Federico-
-(dopo qualche istante di riflessione)- Non lo so.
-Clotilde-
Ora ve lo dico io: perchè sono la moglie del vostro più caro amico.
Credete a me, è una specie di fatalità. Moglie, marito ed amico intimo,
ecco i tre personaggi che presentano una serie infinita di combinazioni
comiche e tragiche, e che dànno alla storia dell’amore il maggior
contingente quotidiano. Se si hanno dinanzi due amici indivisibili,
l’uno celibe e l’altro ammogliato, si può ciecamente, novantanove volte
su cento, invidiare il celibe e compiangere l’ammogliato. Notate: ho
detto che si può invidiare il celibe novantanove volte su cento; non ho
detto cento volte su cento, per rendere omaggio a voi, che nessuno, in
fede mia, potrebbe invidiare. In fondo, gli è che siete una pasta
eccezionale di amico intimo. E anzi... io scommetterei....
-Federico-
Scommettereste?
-Clotilde-
Che andrete immediatamente a raccontare a mio marito....
-Federico-
Che cosa?
-Clotilde-
Che mi avete baciata la mano... con una certa violenza.
-Federico-
E se glielo raccontassi davvero?
-Clotilde-
Io... non me ne sorprenderei, ed egli... non vi crederebbe. Del resto,
concludiamo. Si tratta o di confermare la disgraziata dichiarazione che
mi avete fatta per mezzo di lui o di smentirla e... di riabilitarvi. Se
dichiarate d’amarmi ancora, dovete partire; se dichiarate di non amarmi
più, potete restare. Decidete, dunque, e rispondetemi subito: dopo il
colloquio che abbiamo avuto, mi amate ancora o non mi amate più?
-Federico-
-(raccapezzandosi e irradiandosi)- Ebbene... ho deciso.
-(Entusiasticamente prorompe:)- Io non vi amo, non vi amo, non vi amo!
SCENA VI.
GIULIO, CLOTILDE -e- FEDERICO.
-Giulio-
-(entrando dal giardino e avanzandosi con gioia)- Che sento! Questo è un
grido di vittoria.
-Clotilde-
Vittoria completa! Guarigione istantanea! Egli resta.
-Federico-
-(con trasporto)- Ah sì! Resto!
-Clotilde-
Ti avevo promesso che gli avrei abbassata la temperatura? Bell’e fatto!
-Giulio-
-(a Federico, canzonandolo)- Ti ha abbassata la temperatura?
-Federico-
Sotto zero!
-Giulio-
-(celiando, a Clotilde)- Ma, demonietto d’un dottore, come hai potuto
guarirlo così presto?
-Clotilde-
Eh, caro mio, noi donne sappiamo... dove mettere le mani.
-Giulio-
-(a Federico)- Te lo dicevo io! Che donnina è mia moglie!
-Federico-
Meravigliosa!
-Clotilde-
Io non ho fatto che il mio dovere, e voi, signor Federico, andate subito
a depositare di nuovo le valige nella vostra stanzetta.
-Giulio-
-(afferrando le valige, tutto gaio e brillante)- Ma lo servo io! Lo
servo io! -(Corre dentro.)-
-Federico-
-(profittando dell’assenza di Giulio, in un momento di slancio, dice
appassionatamente a Clotilde:)- Clotilde, io vi adoro!
-Clotilde-
-(con un rapido gesto, gli rimprovera l’imprudenza.)-
-Giulio-
-(ritornando in fretta, sente la dichiarazione appassionata, ma, senza
sospettare di nulla, esclama, ridendo:)- Ah burlone! burlone! Volevi
farmi paura con quel tuo «vi adoro!»; ma non ci sei riuscito! No, non ci
sei riuscito!
-Federico- -e- -Clotilde-
-(celando l’imbarazzo e la sorpresa, si guardano tra loro e guardano
Giulio.)-
-Federico-
-(sforzandosi, finge di ridere della burletta.)-
-(Poi ride anche Clotilde. Poi Giulio ride più forte di lei, Federico
ride più forte di lei e di lui, e, ridendo ognuno più forte dell’altro,
ridono clamorosamente ed esageratamente tutti e tre.)-
-(Sipario.)-
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