Lui lei lui Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME PRIMO NON FARE AD ALTRI... -- *LUI LEI LUI* -- UN’AVVENTURA DI VIAGGIO -- UNA DONNA -- LE DISILLUSE -- DOPO IL VEGLIONE 2ª EDIZIONE. REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare questi lavori senza il consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)-. Published in Palermo, 10th. June Privilege of Copyright in the United States reserved under the Act approved March 3rd. 1905, by Roberto Bracco and Remo Sandron. Off. Tip. Sandron -- 126 -- I -- 290312. ---- LUI LEI LUI. -Commedia in un atto.- rappresentata per la prima volta al -Sannazaro- di -Napoli-, dalla Compagnia -Pasta-, nel 1887. PERSONAGGI: -Giulio-. -Clotilde-, sua moglie. -Federico-. -Domenico-, servo. Epoca attuale. ATTO UNICO. -Salottino elegante. Armi, coltelli e zaini da caccia alle pareti. Un pianoforte. Due porte laterali. Una porta in fondo, la quale, aperta, incornicia la veduta del parco verdeggiante.- SCENA I. GIULIO, -poi- IL SERVO. -Giulio- -(solo, intento ad aggiustare i mazzolini di fiori freschi nei vasi di maiolica)- Come sono grazioso, io, in questa delicata operazione di fanciulla quindicenne! Ecco: la primavera mi dà delle gentilezze sopraffine, dei gusti squisiti e poetici, di cui sono io stesso meravigliato. Carino, questo insieme di rose tee e di mughetti! -(Al servo, che entra)- Che c’è, Domenico? -Il Servo- La signora ha ordinato tutto il pranzo. Soltanto, desidera sapere se lei, come -entre-mets-, preferisce i fagiolini al pomodoro o i pisellini al burro. -Giulio- -(con severità)- Ma queste sono cose che non mi riguardano. Voi sapete, Domenico, che io mi rimetto al gusto del mio amico Federico. Andate piuttosto a interrogare lui. È lui, oramai, che si occupa delle cose di casa: ve l’ho detto tante volte! -(Si sdraia sopra una poltrona che è accanto al tavolino coi fiori.)- -Il Servo- C’è poi il commesso del signor Compagnoni. Ha dei saggi di vino da mostrarle, per definire quell’affare. -Giulio- -(svogliato)- Dio buono, quale affare? -Il Servo- Non so, mi ha detto così. -Giulio- Sarà forse qualche affare che mi sta trattando il mio amico, quel caro Federico. Dite a lui tutto. -(Chiamando:)- Federico! Federico! -(Pausa.)- Starà in giardino. Domenico, andate a cercarlo, mostrategli i saggi di vino, chiedetegli se preferisce i fagiolini o non so che altro, e lasciatemi tranquillo. -(Sbadiglia)- Ah! -Il Servo- -(va via.)- -Giulio- -(guardando di nuovo i fiori)- Carino, carino questo insieme di rose tee e di mughetti! Piacerà certamente anche a mia moglie: mughetti e rose tee: che sfumature! che armonia di colori! Oh la pittura e la botanica! Come le amo! Se avessi fatto il pittore, sarei diventato... il primo botanico del mondo! SCENA II. FEDERICO -e- GIULIO, -poi- IL SERVO. -Federico- -(entra dalla porta a destra, pian piano, guardando attorno con occhio inquieto, senza esser veduto da Giulio. Ha l’aria turbata, e dal suo volto traspare un misto di malinconia e di timidezza. Avvicinatosi a Giulio, gli mette lievemente una mano sulla spalla.)- -Giulio- -(alzandosi, voltandosi, squadrandolo da capo a piedi, gli domanda, in un tono fra di fastidio e di sorpresa.)- Ohè, dico, che hai? -Federico- -(dà un profondo sospiro.)- -Giulio- Che hai? -Federico- -(facendo un gesto annunziante una deliberazione irremissibilmente presa, dice con voce ferma, che è, però, uno sforzo:)- Giulio, ti voglio parlare. -Giulio- A me? -Federico- Sì, a te. -Giulio- Dio buono, parliamo sempre, noi, e parliamo tanto che la tua volontà non mi sembra mica una cosa spiccatamente nuova. -Federico- Giulio, da un mese io sono in casa tua.... -Giulio- E puoi aggiungere, con legittimo orgoglio, che completi la mia arcadica felicità. Gli alberi fioriscono, gli augelli garriscono, le farfalle s’inseguono, il ruscelletto mormora, io mangio molto e bene, dormo dolcissimamente, posseggo una moglie che è un tesoretto, posseggo te che sei un amico carissimo: tutto sommato, io sono un uomo felice. Questa è la villeggiatura del mio corpo e del mio spirito! Metti all’occhiello questo bottoncino di rosa, -(glielo dà)- e va a passeggiare. -Federico- Ebbene, Giulio, io li ringrazio, ti ringrazio assai della cordiale ospitalità che hai voluto accordarmi.... -Giulio- Bada: ti permetto anche di ringraziarmi, ma non in questo tono flebile e sentimentale. -Federico- Sì, ti ringrazio vivamente, ma.... -Giulio- Ma?... -Federico- Ho risoluto: me ne vado! -Giulio- -(scherzando)- E chi ti dà il diritto di prendere delle risoluzioni in casa mia? -Federico- No, Giulio, me ne vado sul serio, e me ne vado subito. Vedi, sono venuto appunto a salutarti. -Giulio- -(guardandolo fisso)- O sei matto... e allora fai bene ad andartene, o non lo sei... e allora perchè te ne vai? -Federico- -(dopo breve riflessione)- Senti: tu hai tanta amicizia per me ed hai tanto spirito per te, che io sarei colpevole e sarei uno sciocco se ti nascondessi la verità. -Giulio- -(in caricatura)- Il momento è solenne! Ti ascolto. -Federico- -(dopo lunga reticenza)- Giulio, io... io... io amo tua moglie. -Giulio- -(con un soprassalto di paura, smettendo l’ aria burlesca)- E me lo dici in faccia?! -Federico- -(mortificato)- Ho creduto di darti una prova di lealtà, rivelandoti questa mia... solitaria sventura. -Giulio- -(alquanto commosso)- Te ne ringrazio! -(Avvicina due seggiole, e, molto amichevolmente, invita Federico a sedere. Siedono.)- -(Pausa.)- Dunque? -Federico- Dunque, me ne vado. -Giulio- Eh! capisco i tuoi... i tuoi... i tuoi.... -Federico- Ragionamenti. -Giulio- Ragionamenti! Oh! non c’è dubbio, giustissimi ragionamenti! Certo... non c’è altro mezzo... per.... -Federico- Per risparmiare al mio cuore mille sofferenze, e a te.... -Giulio- -(con ansia)- A me?... -Federico- -(subito)-... lo scrupolo di avermele imposte. -Giulio- Soltanto questo? -Federico- Soltanto. -Giulio- -(rinfrancato, stringendogli la mano)- Sei delicatissimo! -Federico- Credimi, ho lungamente lottato contro il nemico ch’è venuto a turbare la mia felicità, e con grande dolore ho dovuto confessare a me stesso di non averlo saputo vincere. Sulle prime, dopo pochi giorni che io ero qui, con voi, in questo villino fatto a posta per destare i più gentili desiderii, ho sperato, mi sono lusingato.... -Giulio- -(titubante)- Come sarebbe a dire che ti sei lusingato? -Federico- Mi sono lusingato che il nuovo sentimento che nasceva in me, fosse un misto di gratitudine e di amichevole simpatia: fosse, cioè, una doverosa conseguenza delle cortesie usatemi da tua moglie. Ma, che vuoi! Altro che gratitudine! altro che amichevole simpatia! Il quadretto evidente della vostra felicità,... della vostra unione,... della vostra.... come ho da dire?... della vostra intimità,... cagionava in me certi turbamenti, certe strane indicibili smanie, che sono andate, ogni giorno, aumentando, sino a diventare... un martirio. -Giulio- Oh povero amico mio! Hai ragione, perbacco!... Hai ragione. Quella benedetta Clotilde è così carina! -Federico- Carina?! Qualche cosa di più! -Giulio- -(entusiasmandosi anche lui)- È graziosissima, ne convengo. -Federico- E poi è una donna che non somiglia a nessun’altra! -Giulio- Bravo! A nessun’altra! -Federico- È mite ed è altera. -Giulio- È buona ed è furba.... -Federico- È gran dama ed è bambina. -Giulio- Ventidue anni, sai: non più di ventidue! -Federico- È tanto ingenua ed è piena di fascini! -Giulio- E che fascini! Se tu sapessi! -Federico- -(con calore)- Insomma, tu sei un uomo invidiabile, ed io... sono un infelice! -(Si alzano. Federico rimane in un canto, nervoso, preoccupato, con la testa bassa.)- -Il Servo- -(entra, vede Federico, va difilato da lui, e gli domanda:)- Preferisce i fagiolini al pomodoro o i pisellini al burro? -Federico- -(con uno sgarbo)- Oh! non mi seccate, adesso! -Giulio- -(al servo)- Andate via, Domenico. Abbiamo certi pisellini per la testa!... -Il Servo- Vuol dire che oggi faremo a meno dell’-entre-mets-. -(Via.)- -Giulio- -(guardando Federico, che è inquieto, gli si accosta con dolcezza)- Via, càlmati.... Tu te ne andrai. Io, capisci, mi annoierò molto senza di te.... Ah! si stava tanto bene in tre! Ma non c’è che fare! Non bisogna essere egoisti. Vedo anch’io che la tua dimora qui, fra noi due, sarebbe per te un vero supplizio. Finchè si trattasse di amare in silenzio e di serbare nel cuore questo affetto solingo e di frenarlo, reprimerlo, nasconderlo, eh! ti direi: fammi il piacere di rassegnarti e non mi lasciare; ma assistere alle tenerezze che la donna da te amata prodiga quotidianamente a suo marito, no! In verità, questo è superiore alle forze umane. Partenza, dunque, partenza! È doloroso per me, ma per te è necessario. Sei ammalato, e devi guarire. -Federico- -(sospirando)- Lo spero! -(Commosso)- Mi permetti di abbracciarti? -Giulio- Fa pure. -Federico- -(abbracciandolo)- Grazie! -Giulio- -(confidenzialmente)- E dimmi.... Tu, in qualche momento di allucinazione, di debolezza, di inconscienza -- l’amore certe volte fa di questi scherzi! -- non le hai fatto capire qualche cosa? -Federico- -(senza esitare, sinceramente)- Mai! -Giulio- -(con pari ed inconsiderata sincerità)- Ti confesso che io, al tuo posto, avrei fatto qualche corbelleria. SCENA III. CLOTILDE, GIULIO, FEDERICO. -Clotilde- -(entra dal giardino, canticchiando.)- -Giulio- -(sottovoce a Federico)- Lei. -Federico- -(continuando a parlare con Giulio, sforzandosi di sembrare disinvolto e alzando la voce)- Ah! già, sicuro... la giornata è bellissima. -Giulio- E tu, ingrato ai benefizi della natura, te ne vai proprio oggi. -Clotilde- Chi è, chi è che se ne va? -Federico- Io! -Giulio- Lui. -Federico- Precisamente. Me ne vado... perchè.... -Giulio- È naturale... se ne va... perchè... Eh?.... Cosa?... -Clotilde- Avete l’aria di due collegiali che abbiano fatto insieme o che contino di fare una qualche scappatella.... Questa partenza improvvisa, questo contegno misterioso.... Andiamo, su, giustificatevi. -(A Federico)- Perchè partite? -(A Giulio)- E tu, perchè lo lasci partire? -Federico- Affari. -Giulio- Affari, mia cara.... -Clotilde- Voi, signor Federico, avete degli affari? Si avvicina la fine del mondo! Il vostro affare più grave e più urgente è stato sempre mio marito. -Federico- Non ti dico di no.... -Clotilde- Ed ora volete abbandonarlo! Volete condannare lui e me a un tête-à-tête campestre, continuo, inevitabile, che potrebbe minare il nostro amore coniugale? Un tête-à-tête obbligato e non mai interrotto può generare facilmente una pericolosa reazione. -Federico- Sicchè, per voi due io sono stato sinora.... -Clotilde- Un’eccellente interruzione, e quindi un preservativo dell’amore coniugale. -Federico- -(ridendo a malincuore)- Ah! Ah! un preservativo! -Giulio- -(secondandolo)- Ah! ah! un preservativo! -Federico- -(fingendo gaiezza)- Signora Clotilde, permettetemi, io vado a preparare le mie valige. -Clotilde- Ma, in sostanza, che vi abbiamo fatto di male? -Giulio- -(spontaneamente)- Io, niente! -Clotilde- Allora io? -Federico- Voi, anzi.... -Giulio- Come «anzi»? -Federico- -(impappinandosi)- Anzi... appunto... viceversa... ma non crediate... oh, vi pare!... tutt’altro!... Giulio, non è vero? -Giulio- È verissimo! -Clotilde- È verissimo che l’aria della campagna produce un triste effetto sui vostri nervi e sulla vostra intelligenza. Partite sì, partite e al più presto possibile! In queste condizioni diventereste insopportabile a voi stesso e a noi! -Federico- -(convulso, fuori di sè)- Oh non temete: parto, fuggo, volo, e non mi vedrete mai più. Mi dimetto da preservativo. -Clotilde- Fate benissimo! -Federico- -(piano a Giulio)- Lo vedi come mi tratta!... -(Via per la porta a destra.)- SCENA IV. GIULIO -e- CLOTILDE -Giulio- -(rimane come interdetto, a bocca aperta, guardando fisso la porta da cui è uscito Federico.)- -Clotilde- -(stupita, dopo qualche istante di silenzio, come se chiedesse spiegazione)- Giulio? -Giulio- -(va fino alla porta per assicurarsi che Federico non possa udire; poi si accosta a Clotilde con circospezione e, fra il grave e il gioviale, le dice a voce bassa:)- Vuoi sapere la vera ragione della sua partenza? -Clotilde- Tu hai una voglia matta di dirmela. -Giulio- E te la dico subito. Federico è innamorato di te! -Clotilde- -(sorpresa)- E sei tu, mio marito, che vieni a raccontarmi queste cose?! -Giulio- E perchè no? Che la gente s’innamori di te è un fatto che mi lusinga, e, francamente, non m’impensierisce.... -Clotilde- Eh, bada: dicono così tutti i mariti ingannati. -Giulio- Cattiva! Vorresti rendermi geloso, ma non cavi un ragno dal buco. -Clotilde- Lasciamo stare il ragno, e pensiamo un poco al tuo disgraziato e innamorato amico. -Giulio- Poverino! Faceva pietà. Mi ha parlato delle lotte dell’animo suo, delle torture che noi due, senza sapere e senza volere, gli abbiamo inflitte, e finalmente ha concluso che solo separandosi da noi potrebbe ricuperare una certa tranquillità di spirito. Era commosso. Aveva le lagrime agli occhi.... E ha voluto perfino abbracciarmi. -Clotilde- Perchè? -Giulio- Non lo so. Mi ha abbracciato. -Clotilde- -(rammaricata)- Intanto, eccoci soli. -Giulio- -(rammaricato)- Senza un cane che ci tenga compagnia. -Clotilde- E chi mi suonerà la sera... un approssimativo duetto del «Faust»,... un verosimile valtzer di Strauss... una canzonetta qualunque? -Giulio- E con chi andrò a caccia, io? -Clotilde- E con chi attaccheremo briga tutti e due? -Giulio- Oh! davvero che questo innamoramento è stato un fulmine a ciel sereno. -(Restano pensosi.)- -Clotilde- Giulietto.... -Giulio- Clotilduccia.... -Clotilde- Un’idea! -Giulio- Sentiamo. -Clotilde- Non c’è altro espediente che di gettare acqua sul fuoco. In mezz’ora, ci scommetto, io spegnerò la fiamma che strugge il tuo misero ed innocente amico, e renderò un servizio a lui e un altro a noi. Egli resterà. -Giulio- Ottimamente; ma, spegnere?!... Si fa presto a dire. -Clotilde- Una donna, che, senza averne nè l’intenzione nè il sospetto, è riuscita a farsi amare, può, molto facilmente riuscire, quando ne abbia la ferma volontà, a farsi odiare. -Giulio- -(invogliato)- Odiare?... Qui è inutile giungere sino all’odio. Basta l’indifferenza, basta uno stato... di tranquilla freddezza. -Clotilde- Basta l’indifferenza? Basta uno stato di tranquilla freddezza? Affidalo a me. Farò abbassare io la sua temperatura. -Giulio- -(contento, fregandosi le mani)- Sei un demonio, ma sei un angelo. -(Vedendo venire Federico, munito di valige)- Ecco l’uomo! Signora Clotilde, noi vi affidiamo il suo cuore e le sue valige. -(Via di corsa dal giardino.)- SCENA V. CLOTILDE -e- FEDERICO. -Federico- -(comparisce portando con ambo le mani due valige e il cappello. Incontrandosi con Clotilde, resta sconcertato e impacciato.)- -Clotilde- -(incrociando le braccia)- Mio buon signor Federico, io sono qui. -Federico- -(appena inchinandosi)- Signora.... -Clotilde- -(dopo una pausa)- Partite? -Federico- -(mostrando le valige)- Non lo vedete? Parto. -Clotilde- -(lo guarda e ride.)- -Federico- -(s’inchina di nuovo e sta per andare)- Signora.... -Clotilde- Ih! che fretta. -(Federico si ferma.)- Venite qua. -(Poi, in tono imperativo)- Avvicinatevi, vi dico. -Federico- -(riluttante, s’avvicina a lei.)- Eccomi. -Clotilde- -(con un sorrisetto beffardo)- Dunque, è tutto un dramma questa vostra partenza repentina? -Federico- -(trasalendo)- Un dramma? -Clotilde- Sì, un dramma complicato e terribile, che si riassume in queste cinque parole: mi amate e mi fuggite! -Federico- -(ansioso, meravigliato, mortificato)- E chi ve l’ha detto? -Clotilde- Mio marito. -Federico- -(lasciandosi cascar di mano le valige e il cappello)- Lui stesso! -(Resta trasecolato e confuso.)- -(Pausa.)- -Clotilde- Bisogna convenire che il caso è perfettamente nuovo, e che voi siete un tipo affatto speciale di persona innamorata. Sentite: come moglie del vostro fiducioso amico, via... vi lodo; ma come donna, in fede mia, vi biasimo. -Federico- Come moglie mi lodate e come donna mi biasimate.... Non capisco. -Clotilde- Insomma, mi spiego meglio! Voi, amico, siete, non si può negare, ammirevolissimo: ma voi, uomo, eh! mio caro, voi uomo siete... deplorevole! -Federico- -(sempre confuso)- Sono delle distinzioni sottili. -Clotilde- -(canzonando)- Non mi pare. Sentiamo: definite la parola «uomo». -Federico- -(pensando molto)- «Uomo... Uomo....» Veramente non trovo una definizione precisa. -Clotilde- Me ne congratulo. -Federico- Aspettate.... Ne ho letta una pochi giorni fa, in un dizionario. -(Ricordando:)- «Uomo» termine generico,... che abbraccia anche la donna. -Clotilde- Voi, invece, abbracciate i mariti delle donne! -Federico- Io abbraccio i mariti delle donne?! -Clotilde- Mio marito, non lo avete forse voluto abbracciare? -Federico- Ah sì, perchè egli che conosce i vostri fascini, mi ha compianto, mi ha consigliato.... -Clotilde- Vi siete fatto anche consigliare da lui?! È straordinario! -Federico- Siete squisitamente crudele! -Clotilde- E voi, squisitamente grottesco! -Federico- Signora Clotilde, io non pretendo opporre nessuna resistenza agli assalti del vostro spirito. Io mi arrendo, io mi dichiaro vinto, e non vi chiedo che il permesso di partire. -Clotilde- Vi arrendete a me? Ma io mi affretto a cedervi a voi stesso. Vi dichiarate vinto? Ma voi non avete neanche combattuto. Mi chiedete il permesso di partire? Ma io non vi ho chiesto il sacrificio di restare. Voi potete andare o rimanere come meglio vi aggrada, senza che turbiate menomamente la pace domestica. Se poi credete di dovervi allontanare per salvar me da un pericolo, rassicuratevi: in ogni caso, mi avreste già salvata. -Federico- No, signora Clotilde, voi non mi comprendete. Il pericolo è mio. -Clotilde- E quale? Temete che mio marito vi sorprenda nell’atto di farmi una dichiarazione d’amore? Questo no, perchè, oramai, mi avete già fatto la vostra dichiarazione, affidandola, anzi, con gentile pensiero, alle cure stesse di mio marito. Temete di innamorarvi più di quanto siate innamorato? E questo nemmeno è possibile, perchè l’amore aumenta o dopo un trionfo o dopo un fiasco; ma voi, che non osate sperare un trionfo, non avete altro scopo che quello di eliminare il fiasco. Voi siete come... come una nave incagliata in un banco di arena: non potete più andare nè innanzi nè indietro, ma non potete essere capovolto dalla tempesta. -(Va a sedere sul divano.)- -Federico- -(le si siede accanto, riflettendo)-.... Eppure, signora Clotilde, voi, oggi, così atroce, così spietata verso di me, avete, nel vostro linguaggio, qualche cosa che... -- vi parrà strano... -- quasi preferisco alle gentili cortesie abituali.... -Clotilde- Buon segno: è la medicina amara che ristora l’infermo. -Federico- Già! Io mi sento ristorato. Io mi sento meglio. E allora, ve ne prego, continuate, continuate a tormentarmi. Deridetemi, beffeggiatemi, sferzatemi senza misericordia, e quando, all’ultimo, mi avrete completamente guarito, io non vi chiederò più il permesso di partire, ma vi chiederò il permesso di restare! Ecco, se mi aveste trattato sempre così, se foste stata con me sempre scortese, ruvida, sarcastica, impertinente, io forse non mi sarei innamorato di voi. -Clotilde- -(con inconsapevole eccitamento e con accento accelerato)- E avreste avuto torto, fanciullo che siete! La cortesia per la donna è una formalità, la dolcezza è una educazione, la bontà... è un’abitudine. Una donna che è con voi buona, dolce, cortese, non fa che rappresentare bene la sua parte di donna. Invece -(nervosa)- l’indizio di probabile amore è precisamente uno scatto di collera, un impeto di rabbia, un gesto o una frase di disprezzo, di alterigia, d’impazienza, insomma una nota stridula che dispiace e che piace, un frizzo, una malignità, una cattiveria e sinanche, qualche volta, una insolenza. -(Federico, ascoltando attentamente, le si è accostato a poco a poco, assai dappresso, e, in questo punto, ella, sempre più nervosa, sbuffando, si alza a un tratto e, cambiando tono, aggiunge:)- E adesso andate via, e non mi annoiate più! -Federico- -(resta ancora seduto, contemplandola. Poi, lentamente si alza e va a raccogliere il cappello e le valige.)- -Clotilde- Che fate? -Federico- V’obbedisco. -Clotilde- -(bruscamente)- Aspettate. Mi obbedirete più tardi. Per ora, cercate di rendervi utile, piacevole, divertente, o almeno tollerabile.... -Federico- -(rimettendo a terra valige e cappello -- con modestia)- Non sarà facile. -Clotilde- -(con burbanza crudele non rispondente alla parola)- Facilissimo. -(Siede vicino al pianoforte e soggiunge con accento di comando:)- Sedete lì, molto lontano da me. -Federico- -(siede nel punto della stanza più lontano da lei.)- -(Pausa.)- -Clotilde- Ma voi non dite niente: non parlate, non ridete, non piangete, non suonate? -Federico- -(subito)- Volete che suoni? -Clotilde- Sì: suonate. -Federico- -(non si muove.)- -Clotilde- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 . . . - - * * - - 11 - - - - 12 - - 13 14 . 15 16 17 18 - - 19 20 21 - - 22 23 24 25 - 26 , 27 . - 28 29 30 - ( . 31 ) - . 32 33 , . 34 . , 35 . 36 37 . . - - - - - - . 38 39 - - - - 40 41 42 43 44 . 45 46 - . - 47 48 - - - - , 49 - - , . 50 51 52 53 54 : 55 56 - - . 57 - - , . 58 - - . 59 - - , . 60 61 . 62 63 64 65 66 . 67 68 69 - . , . 70 . . , , , 71 . - 72 73 74 75 . 76 77 78 , - - . 79 80 81 - - 82 83 - ( , 84 ) - , , 85 ! : 86 , , 87 . , ! - ( 88 , ) - , ? 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