GUSTAVO
Forse non si vede, ma io... io lo sento.
TILDE
Dove?
GUSTAVO
Dove vuole che lo senta? Intendevo dire che, non ostante certe sue...
precocità apparenti, i suoi gesti, la sua voce, le sue parole... mi
rivelano la bambina.
TILDE
-(ribellandosi)- Bambina poi no!
GUSTAVO
Ha torto di rammaricarsene.
TILDE
Io non ammetto che mi si chiami bambina. Si hanno tanti fastidi per
diventare una donna!
GUSTAVO
Scusi, lei quali fastidi ha avuti?
TILDE
C'è delle cose che un giovanotto non può capire.
GUSTAVO
Io non sono un giovanotto.
TILDE
È ammogliato?
GUSTAVO
No, ma non sono così giovane -(con un po' di vanità)- come forse le
sembro. Quanti anni mi dà?
TILDE
Quanti anni le do? -(Si rialza, gli si avvicina e lo guarda
accuratamente dal capo ai piedi.)-
GUSTAVO
Mi esamina?
TILDE
Eh, con gli uomini ci si può sbagliare!
GUSTAVO
Perchè?
TILDE
-(accennando ai capelli)- Ce n'è di quelli che si tingono.
GUSTAVO
-(un po' seccato)- Ma io non mi tingo, signorina!
TILDE
Ce n'è di quelli che mettono il busto.
GUSTAVO
Ma che busto! Uomini col busto non ce ne sono!
TILDE
Sì che ce ne sono! Glielo dico io.
GUSTAVO
O come mai lo sa proprio lei?
TILDE
-(riprendendo il suo posto)- Non è poi così difficile il sapere ciò che
fanno gli uomini. In collegio, lo sapevamo tutte.
GUSTAVO
Ma sono sempre delle cognizioni molto sommarie. È deplorevole che nei
collegi femminili non si abbia un concetto esatto... dell'uomo. È una
delle tante lacune dell'insegnamento. Senta a me, l'uomo è migliore
della sua fama. Col tempo -(affabile ed insinuante)- lei stessa... avrà
modo di assicurarsene.
TILDE
-(riatteggiandosi a timida)- No, no... non voglio assicurarmi di nulla.
GUSTAVO
-(mutando tono)- Dunque, non mi dice quanti anni mi dà?
TILDE
Pochi.
GUSTAVO
Non esageri, però.
TILDE
Venti...sei. Al più al più,... ventisette.
GUSTAVO
Oh no, signorina. Ne ho già... trentaquattro o... trentacinque.
TILDE
-(quasi dimenticandosi)- Che bugiardo!
GUSTAVO
Cosa?
TILDE
Pare una bugia, perchè non li dimostra.
GUSTAVO
Sì, in verità, è l'impressione di tutti.
TILDE
Felice lei che è arrivata a cotesta età!
GUSTAVO
M'invidia?
TILDE
Lei, oramai, non deve più obbedire, come me, al babbo e alla mamma.
GUSTAVO
Difatti, al babbo e alla mamma non obbedisco più... da qualche tempo.
Sono fuori tutela.
TILDE
Piacerebbe molto anche a me di esser libera!
GUSTAVO
Per far che?
TILDE
Tante cose! Per esempio... -(Cerca.)-
GUSTAVO
Per fare... all'amore?
TILDE
-(con una specie di timor panico e di risentimento)- Questo, no! Già,
non so nemmeno con precisione di che si tratti.
GUSTAVO
È uno dei diritti della donna e... dell'uomo... quando s'incontrano di
faccia. Miss Katie non glie ne ha mai parlato?
TILDE
-(sempre con gli occhi bassi)- Una sola volta, di sfuggita.
GUSTAVO
E che le disse? Che le disse?
TILDE
Che l'amore è come... -a little mouse-[1].
[1] Si pronunzia: -e littel maus-.
GUSTAVO
Abbia la bontà di tradurre. Io non posseggo tutte e quattro le lingue di
Miss Katie.
TILDE
Disse che l'amore è come un topolino, perchè si intromette dovunque...
GUSTAVO
È abbastanza vero.
TILDE
... e che perciò è giusto che le donne ne abbiano paura.
GUSTAVO
A prima giunta, forse un po' di paura è giustificabile. Ma poi ci si fa
l'abitudine. Lei ha paura dei topolini?
TILDE
Altro che! In collegio, quando se ne vedeva uno, saltavamo tutte sulle
sedie, sulle panche, sulle tavole. -- E una ragazza svenne perchè si
trovò un topolino nella gonna.
GUSTAVO
Ma in certi casi, come in questo, il paragone di miss Katie non regge.
Supponiamo che lei, signorina, un bel giorno, si accorgesse di sentire
un po' d'amore, un amore piccolo piccolo....
TILDE
Nella gonna?
GUSTAVO
Non nella gonna, che diamine!, ma nel suo cuoricino. Supponiamo che se
ne accorgesse così, tutto ad un tratto, senza averne sospettato la
presenza. Dica francamente: svenirebbe dallo spavento o ne avrebbe la
più dolce e più promettente delle emozioni?
TILDE
-(intrecciando le dita d'una mano con quelle dell'altra e
torturandosele)- Non so.
GUSTAVO
-(impulsivamente, le siede assai più dappresso)- Del resto, lei ha
perfettamente ragione di confondersi. Le faccio delle domande che si
potrebbero appena permettere a un vecchio amico, mentre io l'ho vista
per la prima volta venti minuti fa. Eppure, chi sa perchè, è certo che
in questo momento a me pare d'averla tenuta sulle ginocchia quando era
alta così -(col gesto analogo)- e d'averle dati gli zuccherini per non
farla piangere. Non ha forse lei, contemporaneamente, una illusione che
corrisponde alla mia? Non ha come il ricordo di essermi stata sulle
ginocchia?
TILDE
-(continuando a torturarsi le dita)- Proprio sulle ginocchia, no; ma...
GUSTAVO
Non stia a tormentare quelle povere dita, ed esprima liberamente il suo
pensiero.
TILDE
Ne convengo... Io non parlo con lei come con un estraneo.
GUSTAVO
E questa bizzarra corrispondenza d'illusioni ci consente di eliminare il
tirocinio che prelude alla amicizia. Io penserei d'inaugurarla subito
sottraendo quelle due manine a una tortura che non meritano. Me le vuol
favorire?
TILDE
-(titubante)- Lei giura che le pare d'avermi tenuta sulle ginocchia?
GUSTAVO
Ma io le giuro che mi pare d'averla vista nascere!
TILDE
E allora... -(mette le sue mani in quelle di lui.)-
GUSTAVO
Ecco fatto. -(Glie le stringe un po', dissimulando la troppa
compiacenza, e le trattiene guardandole.)-
TILDE
-(furbescamente gliele abbandona.)-
GUSTAVO
Lei se le sciupa queste due manine di bambagia ricamate di venette
azzurre...
TILDE
-(di scatto, vivacissimamente)- Le mani di Bice sono un po' più lunghe.
GUSTAVO
-(ha un sussulto e, alzandosi, lascia cadere le mani di Tilde)- Scusi,
come c'entrano le mani della signorina Bice?
TILDE
In collegio io e la Bice si giuocava sempre a scaldamani, e, giuocando,
io notavo che le mani sue erano più lunghe delle mie.
GUSTAVO
..... Sta tutto qui?
TILDE
Tutto qui; ma lei ha fatto un salto come se il nome di Bice fosse stato
un chiodo venuto fuori dalla sedia!
GUSTAVO
Lo ha pronunciato così all'improvviso... così inopportunamente....
TILDE
-(con fastidiosa curiosità)- Perchè inopportunamente?
GUSTAVO
No, credevo che... -(confondendosi)- Mi usi la cortesia, signorina, di
non badare nè a quello che dico, nè a quello che ho detto. E il meglio
che io possa fare è di andar via. Se non me ne vado, commetto qualche
sciocchezza.
TILDE
-(in tono di malcontento infantile)- Non vuole aspettare la signora
Tilde?
GUSTAVO
Senta: non mi faccia rammentare adesso anche della signora Tilde!
TILDE
-(in confidenza)- Le è antipatica come a me?
GUSTAVO
Oh!... Molto di più, probabilmente! Si conservi, dunque, signorina....
Mi perdoni d'averla trattenuta.... E quando ci incontreremo in questa
casa o altrove... conti... per lo meno... sulla mia profonda
ammirazione. -(Via dal fondo.)-
TILDE
-(tra sè)- Ah no! Troppo presto te ne vai! -(Sale immantinente sopra la
seggiola più alta, gridando-:) Soccorso! Sono perduta! Soccorso!
Soccorso!
GUSTAVO
-(ritornando spaventato)- Signorina Dolores!
TILDE
L'ho visto! L'ho visto coi miei occhi!
GUSTAVO
Chi?!
TILDE
Un topolino.
GUSTAVO
Dov'è?
TILDE
È fuggito lì sotto.
GUSTAVO
-(guardando sotto qualche mobile)- Lo strano è che appunto se n'era
parlato poco fa. Un vero caso di telepatia!
TILDE
Lo prenda, lo prenda. Lo porti via.
GUSTAVO
Badi che non è facile prendere un topo. Io non ho mai avuto le
attitudini del gatto.
TILDE
-(dando un altro grido)- Ah! è venuto da questa parte.
GUSTAVO
Ma dove? Io non lo vedo.
TILDE
Povera me! Sarà salito sulla sedia anche lui.
GUSTAVO
Le assicuro che non è salito.
TILDE
Non vede proprio niente sulla sedia?
GUSTAVO
Vedo, purtroppo,... i suoi piedini.
TILDE
E il topo?
GUSTAVO
Il topo, no. Sarà un topo che non apprezza... il bello.
TILDE
Se mi fossi ingannata, signor Franchesi?
GUSTAVO
Io ritengo appunto che sia stata un'allucinazione. Lei è rimasta scossa
dalle reminiscenze della ragazza con la bestiola nella gonna. Il
raccontare le sventure altrui lascia delle traccie negli animi
sensibili. L'impressione si ripercuote, e la fantasia fa il resto. Ma si
acqueti, ora, signorina Dolores. E si compiaccia di scendere da quella
seggiola. Se entra qualcuno, facciamo una figura ridicola tutti e due.
TILDE
-(con reticenza)- Abbia almeno la bontà di aiutarmi.
GUSTAVO
Subito. -(Le porge una mano guardandole i piedini.)-
TILDE
Cosa fa con quegli occhi? Non mi guardi i piedi!
GUSTAVO
La colpa non è dei miei occhi: è della sua veste corta.
TILDE
-(appoggiandosi alla mano di Gustavo)- L'allungherò. Ma così mi fa
perdere l'equilibrio.
GUSTAVO
... Sono io che lo perdo l'equilibrio!
TILDE
Mi aiuti meglio.
GUSTAVO
-(deliberatamente)- Ebbene, sì, l'aiuto meglio! -(Le circonda la vita
con ambo le braccia.)-
TILDE
-(si lascia prendere e gli si abbandona un po'.)-
GUSTAVO
-(la fa scendere, turbandosi visibilmente. Si sventola col fazzoletto.)-
Oh Dio!
TILDE
Che cos'ha?
GUSTAVO
Ho che lei contiene, non so, un aroma che mi turba; ho che la sua
squisita ingenuità m'ipnotizza; ho che la sua veste succinta mi
sconvolge; ho che i suoi piedini mi danno alla testa; -(animandosi
molto)- ho che lei, signorina, mi fa dimenticare la ragione per cui sono
qui, mi fa dimenticare i miei doveri, gl'impegni che ho assunti, le
promesse che mi legano a una fanciulla da cui sono amato, e ho
finalmente che, dimenticando tutte queste cose, io non sono che una
perfetta canaglia!
TILDE
-(con ingenua meraviglia e vivo corruccio)- Una canaglia per causa mia!?
GUSTAVO
Per causa sua!
TILDE
Per causa della bestiola, deve dire. -(Con commozione crescente)- Se io
non avessi avuto paura della bestiola, lei non sarebbe tornato. E se non
fosse tornato, non mi avrebbe presa in braccio. E se non mi avesse presa
in braccio, non avrebbe sentito l'aroma. E se non avesse sentito
l'aroma, non sarebbe... -(lasciandosi sfuggire una intonazione quasi
sincera)- quella canaglia che è.
GUSTAVO
-(offeso)- Signorina!
TILDE
Lo ha detto lei.
GUSTAVO
Non per questo mi garba che lo dicano gli altri.
TILDE
Ma è ancora in tempo, sa, per rimediare. È ancora in tempo, perchè,
tanto, io le giuro che non racconterò mai a nessuno tutto quello che è
accaduto oggi....
GUSTAVO
Fortunatamente, non è accaduto gran che.
TILDE
-(raggiungendo l'effetto della massima commozione)- Vada, vada a
mantenere le promesse. Vada a sposare la fanciulla che ha un altro
aroma, che ha delle altre mani, che ha degli altri piedi....
GUSTAVO
Si calmi, per carità, si calmi....
TILDE
Sì, sì, ha degli altri piedi, ha degli altri piedi, e non me ne importa
niente, ha capito? E giacchè la mia veste corta le dà tanto incomodo,
non dubiti, non dubiti,... corro immediatamente a casa e me ne metterò
una così lunga -(scoppio di pianto)- così lunga... che se ne ricorderà
per tutta la vita! -(Esce a destra.)-
GUSTAVO
-(calorosamente)- No, no, signorina, senta... senta.... -(Giunto
all'uscio, si ferma di botto e se la piglia con sè stesso:)- Ma domando
e dico: in quale ginepraio mi vado cacciando io?! Io stavo per
compromettermi seriamente. E poi? Come diavolo me la sarei cavata?
SCENA V.
GUSTAVO, ERNESTO, -poi- NINO.
ERNESTO
-(entrando dal fondo)- Parli solo?
GUSTAVO
-(affettando disinvoltura)- Sì... parlo un po' solo... per passare il
tempo.
ERNESTO
E stai solo da quando sei venuto?
GUSTAVO
-(con qualche reticenza)-.... Non hai incontrato nessuno di là?
ERNESTO
Nessuno.
GUSTAVO
Neanche per le scale?
ERNESTO
Per le scale?... Ah sì! Ho incontrato il pedicure della marchesa zia. Ti
sei trattenuto con lui?
GUSTAVO
Col pedicure?!
ERNESTO
È una persona eminente. È stato decorato dal Sultano.
GUSTAVO
Io non conosco questo signore.
ERNESTO
Sicchè, avrai avuto il famoso colloquio con mia moglie.
GUSTAVO
Tua moglie non si è ancora benignata.
ERNESTO
È curioso.
GUSTAVO
Ed è alquanto più curioso che tu mi abbia lasciato in asso a casa tua
nel momento in cui avresti dovuto starmi vicino.
ERNESTO
Fammi la grazia di non aggiungere i tuoi rimproveri a tutti i miei guai
di oggi. Questa per me è una giornata nera. Io t'ho lasciato in asso
perchè mia moglie mi aveva ordinato, con misteriosa solennità, di
condurre via a qualunque costo quel ragazzo che mi si è messo alle
calcagna. Quale idea ella abbia avuta, io non l'ho capito, perchè già io
non capisco più nulla. Ma tu sai che sono molto impressionabile. Mia
moglie mi suggestiona. Quando tu sei giunto, io ero suggestionato, ero
nervosissimo. E poi l'impossibilità di liberarmi da quel seccatore mi
esasperava, -(esasperandosi tuttora nel ricordarsene)- mi faceva divenir
matto, mi....
NINO
-(entrando dal fondo, quasi correndo)- Signor Ernesto, io sono qui.
ERNESTO
-(come per un pugno ricevuto alle spalle, si volta. -- Breve pausa. --
Frenandosi)-... Mi pare, veramente, che ci eravamo salutati.
NINO
Sì, ci eravamo salutati, ma poi ho detto fra me e me: a quest'ora forse
la signora Tilde si sarà sbrigata e io le potrò far leggere....
ERNESTO -e- NINO
-(insieme)- La lettera della mamma.
NINO
Appunto.
ERNESTO
Senonchè, lei, fra sè e sè,... non l'ha imbroccata. Prima che mia moglie
si sbrighi, ce ne vuole. E quindi, giovanotto mio, se lei, come vedo,
alla lettura di questa benedetta lettera non è disposto a rinunziare,
faccia una cosa.
NINO
Dica.
ERNESTO
È giocatore di bigliardo lei?
NINO
Un pochino.
ERNESTO
Be', si trattenga allora nella sala del bigliardo che è lì -(indica la
porta a sinistra)- e faccia... molte partite.
NINO
Con lei?
ERNESTO
Con sè stesso. È uno sport utile e dilettevole.
NINO
Va benissimo. Profitterò. -(Andando dritto verso la porta opposta a
quella indicata, cioè verso le stanze di Tilde)- Da questa parte?
ERNESTO
-(afferrandolo pel dorso)- No: da quest'altra parte. Dopo la biblioteca.
NINO
Prima c'è la biblioteca e poi...?
ERNESTO
-(spazientito, quasi spingendolo)- E poi.... c'è la sala del bigliardo!
NINO
Grazie. -(Esce a sinistra.)-
ERNESTO
Io finirò col fargli uno sgarbo violento.
GUSTAVO
Ma chi è? Come ti è capitato addosso?
ERNESTO
Sua madre, Donna Livia Lovigiani di Roma, ha avuto il gentile pensiero
di affidarlo a mia moglie.
GUSTAVO
È il figlio di donna Livia? Lo conoscerò con piacere.
ERNESTO
E io fin da ora faccio i più ardenti voti affinchè egli si attacchi a te
come si è attaccato a me. Almeno faremo metà per uno.
GUSTAVO
Bada che è un bel giovanotto. Se donna Livia lo ha proprio affidato a
tua moglie, non dolerti di averlo sempre sott'occhio.
ERNESTO
Di che cosa vuoi che mi preoccupi?! È un fanciullo.
GUSTAVO
Ci sono anche degli -enfants prodiges-. A dodici anni, Beethoven
improvvisava al cembalo.
ERNESTO
Ma quello lì non è Beethoven, e mia moglie... non è un cembalo. È tale
donna la Tilde da non permettere improvvisazioni a chicchessia!
GUSTAVO
Ciò mi rassicura per la Bice. Fra sorelle, certe tendenze sono
contagiose.
ERNESTO
Dunque -(molto preoccupato e confidenziale)-, sei proprio deciso a
tentare il matrimonio?
GUSTAVO
Lo sai. Perchè mi rivolgi questa domanda?
ERNESTO
Perchè vorrei che tu ci riflettessi molto. Per me, capirai, sarebbe
tanto di guadagnato se il tuo matrimonio con la mia cognatina andasse a
vele gonfie. Io ne avrei un incoraggiamento. Mi rianimerei. Mi sentirei
solidale con te. Amore di qua, amore di là, tu da una parte, io
dall'altra, tutti innamorati, tutti allegri, tutti... sotto le armi! Ma,
purtroppo, Gustavo mio, temo che ti accinga a fare anche tu il passo più
lungo delle gambe.
GUSTAVO
Non ho più di questi timori, io. Il sospetto di dovermi ritirare dalla
piazza l'ho avuto, non lo nego. Ma era una ipocondria del mio sistema
nervoso. Gli è che ne avevo abbastanza d'un certo genere di donne e d'un
certo genere d'amori. Ecco tutto. E, difatti, la freschezza genuina
della fanciulla pura ed inconsciente mi ha convinto che io posso
benissimo riaprire bottega.
ERNESTO
-(mettendogli una mano sulla spalla)- Io ti consiglio sempre però di non
vendere all'ingrosso.
GUSTAVO
-(irritandosi)- Dillo francamente che non hai voglia di appoggiarmi.
ERNESTO
Con tutto il cuore ti appoggio e te ne ho detta la ragione. Purchè mia
moglie non mi metta alla porta un'altra volta, io sarò qui, al tuo
fianco. E «noi pugnerem da forti» come il basso e il baritono dei
Puritani. Vuoi che vada a vedere se finalmente Tilde è tornata?
GUSTAVO
Te ne sarei gratissimo, perchè sto sulla corda da un'ora, e non ne posso
più.
ERNESTO
-(energicamente)- All'opra! -(Va all'uscio a destra, e, nell'aprirlo,
esclama:)- È proprio lei che viene.
GUSTAVO
-(vedendola venire, spalanca tanto d'occhi, e, prima che ella
comparisca, spaventato, chiama:)- Ernesto!
ERNESTO
-(corre a lui)- Che hai?!
GUSTAVO
Sei sicuro che quella sia tua moglie?
ERNESTO
Ma ti pare possibile ch'io non sappia com'è fatta mia moglie? Tu dài
segni di follia!
SCENA VI.
GUSTAVO, ERNESTO, TILDE, -poi- BICE.
TILDE
-(ha smesso l'abito da educanda; indossa una veste a strascico ed è
pettinata come prima del travestimento. Si avanza con dignitosa
affabilità.)- Anzitutto, signor Franchesi, una stretta di mano: il
saluto leale dell'ospitalità.
GUSTAVO
-(guardandola fisamente, si accerta dell'identità. Suda freddo, e,
porgendole la mano con una specie di ritegno, a stento riesce a emettere
la voce)- Signora....
ERNESTO
-(dietro di lui, pianissimo)- Mi sembri un fanciullo, mi sembri!
TILDE
-(stringendo la mano di Gustavo)- Lei si sarà giustamente formalizzato
del mio ritardo. Ma sa, in questi casi, c'è tanto da discutere. Su,
dalla zia, si è discusso sinora con la Bice, che, in uno stato di
ansietà, facile a comprendersi, ha insistito per assistere a questo
colloquio.
GUSTAVO
-(in un misto di rabbia compressa e di sbigottimento)- Spero... che non
glie l'avrà... che non glie lo avrà concesso.
TILDE
In verità, glie l'ho concesso per evitare ogni malinteso. Eccola qui.
ERNESTO
-(piano a Gustavo)- Su! Su!... Che è questo avvilimento?!
BICE
-(entra dal fondo, trepidante)- Buon giorno, signor Gustavo.
GUSTAVO
Buon giorno,... signorina.
ERNESTO
-(a Tilde, ad alta voce)- E a me... è concesso di restare?
TILDE
Ne hai il diritto. Sei un così valido avvocato del tuo amico!
-(Indicando una sedia)- S'accomodi, signor Franchesi.
GUSTAVO
No... non serve.
TILDE
Come non serve? Ci accomodiamo tutti, se Dio vuole. Non è il caso d'aver
fretta.
-(Siedono TILDE e BICE.)-
ERNESTO
Non è il caso di aver fretta. Si tratta di assodare se possiamo essere
felici.
TILDE
Assodiamolo.
GUSTAVO
Assodiamolo.
ERNESTO
-(calcandogli le mani sulle spalle lo fa sedere, sedendo anche lui.)-
-(Ora son tutti seduti: GUSTAVO quasi nel centro della camera. Gli altri
tre intorno a lui. ERNESTO gli è poco discosto.)-
-(Un silenzio.)-
TILDE
-(a Gustavo)- La parola è a lei.
GUSTAVO
A me?
TILDE
Sì, a lei.
GUSTAVO
Io... non ho niente da aggiungere....
TILDE
A che cosa?
GUSTAVO
A quello che ho detto alla signorina.
TILDE
-(cortesissimamente)- Scusi, di quale signorina parla?
GUSTAVO
-(rodendosi dentro)- Di signorine, non ce n'è che una.
TILDE
In tutto il mondo?
GUSTAVO
-(imponendosi la flemma necessaria)- Per me, sì... non c'è che la
signorina Bice.
TILDE
Alla Bice avrà detto naturalmente... d'esserne innamorato.
GUSTAVO
È chiaro.
TILDE
Ma, con la squisita raffinatezza che io indovino in lei, le avrà potuto
dire delle cose anche più graziose, più speciali....
ERNESTO
Oh! lui ne trova delle graziosissime. È delizioso con le donne!
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