e fatemi ammobigliare poi la stanza, che è stata sinora vuota, -(indicando la destra)- il più accuratamente possibile. E mi raccomando, eh?: che almeno il letto sia buono. -Antonio- Ci penso io, eccellenza, ma, in verità, non sono sicuro che la stanza possa essere pronta per questa notte. Siamo in campagna e.... -Arturo- Per questa notte... -(dando una occhiata significativa ad Anna)- non sarà indispensabile. -Anna- -(tra sè, ironicamente)- Che piacere! -Antonio- Sta bene, eccellenza. E quei signori? -Arturo- Per conto mio, passino pure. -Anna- -(ad Antonio)- Avete udito? -(Nel medesimo tono, ma più forte)- Passino pure! -Antonio- -(anche lui nel medesimo tono, e anco più forte, andando verso la comune:)- Passino pure! -Arturo- -(sta per uscire a sinistra.)- -Anna- E che? Te ne vai? -Arturo- Naturale. -(Via.)- SCENA IV. ANNA, ALBENGA, SALVETTI, RIVOLI, D’ALMA, DIONIGI. -(I cinque amici sono in abito da viaggio, chi con una spolverina sul braccio, chi con una spolverina infilata appena, chi con qualche borsa in mano o penzolante da una tracolla. Ognuno nel suo tipo. D’Alma porta una pila di libri. Dionigi è più che mai elegante. Entrano, l’uno dopo l’altro, in fila, in processione, e, malinconicamente, in silenzio, serbando un contegno corretto ed esprimendo, con le loro fisonomie, prudenza, rammarico, rassegnazione, restano allineati come fantocci. Quello che precede è Rivoli.)- -Anna- -(dopo una lunga pausa)- Ebbene?... Che c’è? Qualche cosa di singolare? Qualche cosa di molto grave? -Rivoli- -(con sussiego)- Non vedete che... siamo in procinto di partire? -Anna- Tutti? -Rivoli- -(decorosamente)- Tutti! -Anna- Una risoluzione così brusca e così collettiva mi dà l’idea d’una congiura. E, difatti, mi sembrate davvero dei congiurati.... Alla larga! -(Essi si guardano tra loro. -- Un silenzio.)- -Anna- Ma parlate, almeno!... Parlate!... Spiegatemi questo enigma in azione!... Quanto a voi, Rivoli, avete proprio torto di partire! L’aria di qui vi faceva tanto bene!... -(Sottolineando)- L’intera famiglia del giardiniere me lo ha detto! -Rivoli- Marchesa, io ignoro quale diceria sia potuta giungere sino al vostro orecchio. Ma è meglio sorvolare!... Io parto... noi partiamo... per ragioni... indipendenti dalla nostra salute! -Salvetti- Affari urgentissimi, marchesa.... -Albenga- Mi si scrive che si organizzano delle conferenze feministe... e sono io che devo dare l’intonazione. -Dionigi- Mi si scrive che si organizza un -meeting- di corse, e sono io che devo trenare.... -Anna- ... i vostri cavalli, beninteso. -Dionigi- Non capisco chi altro potrei accingermi a trenare, marchesa.... -Anna- E voi, Giuliano?... State per abbandonarmi anche voi?... -D’Alma- -(sospirando)- Aimè, marchesa... la benda mi è caduta dagli occhi.... Io mi sono accorto.... -Anna- -(ansiosa)- Di che? -D’Alma- Di essere un uomo come gli altri! -Anna- Pare impossibile! -D’Alma- E vi confesso di aver sentito, da ieri sera, che, a dispetto dei miei principii, io non riesco ad astrarmi dalla miseria della vita reale. -Anna- Da ieri sera!?... Ma allora l’enigma è risolto! La causa di questa fuga generale non può essere che il nuovo arrivato! Ne sareste tutti gelosi?!... -Salvetti- -(vivacissimamente)- Io, no! -Anna- Negate con troppa fretta perchè io me ne convinca. -Salvetti- Non è gelosia, marchesa. Se voi foste ... il -dividendo- di una società in accomandita, non ci sarebbe da confondersi. Potremmo essere pure in dieci, e io non me ne lamenterei! -Anna- Dottore mio, come vorreste che dieci uomini si dividessero l’amore d’una sola donna, se dieci donne non bastano a innamorare un uomo solo? -Salvetti- Marchesa, non facciamo dell’aritmetica inutile. Mi permettete di mettere le carte in tavola? -Anna- Mettiamole. -Salvetti- Qui, oramai, si viveva tranquillamente, pigliando un po’ il fresco e un po’,... di tanto in tanto, qualche granchio a secco..., che non procurava, del resto, troppe emozioni. Finchè ognuno di noi cinque era convinto del fiasco degli altri quattro.... -Anna- Aritmetica anche questa! -Salvetti- ... nessuno aveva ragione di affliggersi e nemmeno di deporre le armi. Si sa! Una speranza poteva sempre sorriderci a ogni sorgere di sole. Ma poichè il sole di oggi ci ha annunziato la vostra... luna di miele, alla quale non è estremamente piacevole di assistere, non c’è da illudersi. Il posto unico che era o pareva vuoto è stato occupato per lungo e per largo... da iersera... a stamattina. Le speranze sono irreparabilmente svanite; e noi ce ne andiamo, perchè,... qui,... non abbiamo... più nulla... da fare! -Anna- -(a tutti)- Sicchè, in sostanza, il nuovo arrivato sarebbe il mio amante? -Albenga- -(sorridendo con superiorità)- Marchesa... non è facile sottrarsi alla mia vigile osservazione. -Anna- Insomma, è o non è il mio amante? -Albenga- -(con la sua grande importanza)- Lo è! -Salvetti- -(duro)- Lo è! -Dionigi- -(brioso)- Lo è! -Rivoli- -(sfinito)- Lo è, lo è, lo è! -D’Alma- -(sospirando)- La materia ha vinto! -Anna- Si ha un bel dire, ma, vivendo in mezzo a una eletta schiera di persone esperte, tra cui stanno, per giunta,... un fisiologo -(accennando a Solvetti)- e uno psicologo -(accenna ad Albenga)-, è assolutamente insperabile di nascondere la verità! -(Pausa)- E così, l’ora della separazione è suonata. Chi sa quando c’incontreremo... perchè io resto ancora qui a pigliare il solito fresco e, forse, qualche granchio a secco di più. Mi duole che ve ne andiate... Molto mi duole; ma comprendo i vostri sentimenti, e non oso chiedervi dei sacrifizi.... Addio! -Tutti e cinque- -(vanno verso di lei, stendendo il braccio, conte per stringerle la mano.)- -Anna- Un momento!... -(Con mestizia ostentata)- Vi chiedo in grazia di non partire senza avere stretta la mano anche... a -lui-. Non volete? -Salvetti- Veramente, io... non ne sentivo il bisogno...; ma se è necessario.... -Anna- Sì, è necessario! -(Accostandosi alla porta a sinistra e chiamando)- Arturo! Arturo!... Vieni qua... Te ne prego.... -Rivoli- -(piano, agli altri)- Ha una bella faccia tosta questa signora! SCENA V. ARTURO, ANNA, ALBENGA, SALVETTI, RIVOLI, D’ALMA, DIONIGI. -Arturo- -(entra, inchinandosi appena.)- -Anna- I miei amici stanno per partire.... -Arturo- Ah? -Anna- ... e hanno espresso il vivo desiderio di salutarti.... -Arturo- Grazie.... -Anna- -(rivolgendosi ai cinque)- E a voi, signori, chiedendo scusa d’una mistificazione innocua, il perchè della quale è un piccolo segreto domestico, io presento, tardi ma in tempo, il marchese di Fontanarosa, mio marito. -I cinque- -(hanno un moto istantaneo di meraviglia e di gioia.)- -Rivoli- Come come come come?!!... -Salvetti- Vostro marito! -D’Alma- -e- -Dionigi- Vostro marito! -Anna- Ne vorreste le prove? -Albenga- Ma che prove! Ma che prove! Se si vede a colpo d’occhio! -I cinque- -(circondano Arturo, stringendogli la mano con effusione.)- -Salvetti- Oh, che bellissima sorpresa!... -Rivoli- Una sorpresa deliziosa! -Dionigi- Molto di buon gusto, parola d’onore! Molto -chic-! -D’Alma- La marchesa non poteva offrirci nulla di più geniale! -Albenga- Io sono indicibilmente felice di conoscere di persona un uomo che, attraverso uno squisito temperamento di moglie entusiasta, il mio intuito aveva già saputo apprezzare! -Arturo- -(commosso)- Lor signori mi mortificano. In fede mia, non mi aspettavo un’accoglienza così cordiale, così festosa, perchè,... siamo schietti,... un marito che arriva dove e come sono arrivato io, è peggio d’una tegola sul capo! -Tutti- -(protestando)- Ooooh! -Salvetti- Un marito come lei non è mai una tegola! -Arturo- -(continuando)- Ma loro hanno dello spirito... e fanno buon viso a cattivo giuoco.... -Albenga- Noi riconosciamo i diritti del primo occupante, marchese. -(Si ride.)- -Arturo- Ed io mi auguro che della strana e allegra finzione dovuta... a una capricciosa testolina, loro non portino un troppo cattivo ricordo, lasciando questi luoghi.... -Rivoli- -(con uno slancio straordinario della sua voce esigua)- Lasciare questi luoghi ora che lei si unisce a sua moglie?! -(Gli altri continuano con un crescendo.)- -Salvetti- Ma neanche per sogno! Neanche per sogno! -Dionigi- Sarebbe una scortesia fatta proprio a lei, marchese.... -D’Alma- Una indelicatezza gratuita! -Albenga- Un affronto imperdonabile! -Salvetti- Io non mi movo di qui! -D’Alma- Io ci resto con passione! -Rivoli- Io mi c’inchiodo! -Anna- -(che sinora ha ascoltato, tormentandosi della grulleria del marito)- Ma scusate.... E tutti gli affari urgentissimi?... Le conferenze feministe? Il -meeting- di corse?... I cavalli da trenare?... -Salvetti- Non erano che pretesti, si capisce, e non ve ne facciamo certo un mistero... Al cospetto di un amante, noi dovevamo fuggire; -(con la massima galanteria)- ma al cospetto d’un marito, noi non dobbiamo che restare! -(Ad Arturo)- Non è giusto, marchese? -Arturo- -(a denti stretti)- Non si potrebbe essere più corretti di così. -(Rianimandosi, con sincerità)- Questa è davvero una gentilezza sconfinata,... una gentilezza così finemente cavalleresca... che io non so come ringraziare,... non so come esprimermi... non so come dimostrar loro la mia commozione.... -Salvetti- Ma che commozione! Ma che dimostrare! Lei non deve -(scandendo le sillabe)- di-mo-stra-re niente! Noi inaugureremo ben presto la nuova êra della colonia: l’età dell’oro! E lei -(ad Arturo)- non deve fare altro che pensare alle sue nuove prerogative. Sino a oggi, sua moglie è stata la nostra regina; spetta a lei, marchese di Fontanarosa, di essere il nostro re! -Arturo- -(con graziosità e buona fede)- E spetta a loro, che io eleggo a ministri, di prepararmi degnamente il discorso -(accennando un po’ il proprio capo)-... della corona! -(Tutti ridono, eccetto Anna.)- -Arturo- -(continuando)- E poichè hanno deciso di restare, non stiano più a disagio. Prego:... si accomodino.... Prego:... non facciano complimenti.... Seggano! -Rivoli- -(sùbito)- Bravo! Sediamo! -(Sta per sedere sulla poltrona più comoda, su cui era già pronto ad abbandonarsi.)- -Salvetti- -(tirandolo su immediatamente)- Su! Su, Rivoli! Non è questo il momento di sedere!... -Arturo- -(cerimoniosissimo)- Ma perchè no?... Io desidero che la mia presenza non sia d’impaccio a nessuno; io desidero che tutti riprendano le loro abitudini, liberamente, senza preoccupazioni. Non voglio diventare il loro -cauchemar-! E appunto perciò -(con la viva speranza di riescire a mandarli via)- se in questo momento lor signori preferiscono, come credo, di ritirarsi, oh!, si servano, si servano pure. Io non mi permetterò di trattenerli. Avremo tutto il tempo di stare insieme... stasera... domani... dopodomani.... -Salvetti- No, no, no, no, no! Noi non vogliamo e non dobbiamo essere insensibili a tante cordialissime premure. Non se ne parli più, marchese, non se ne parli più. -(Rivolgendosi agli altri, ad alta voce, e indicando Arturo)- Una volta che egli lo vuole, facciamo a modo suo! -(Siede.)- -Arturo- -(lo guarda con sorpresa.)- -Rivoli- Quello che già pensavo io: facciamo a modo suo. -(Siede e si sdraia.)- -Arturo- -(lo guarda con sorpresa.)- -D’Alma- -(enfaticamente)- Ah, non è umanamente possibile dirgli di no! -(Siede.)- -Arturo- -(lo guarda con sorpresa.)- -Dionigi- È obbligantissimo! -(Siede.)- -Arturo- -(lo guarda con sorpresa.)- -Albenga- Irresistibile! -(Siede.)- -Arturo- -(guardandoli ancora e rodendosi dentro e sforzandosi di fingere un vivo compiacimento)- Ecco, ecco.... Così va bene! Così va benissimo! -(Siede anche lui.)- -(Ora sono tutti seduti, in riga, di faccia al pubblico, e Arturo è alla testa della riga.)- -Anna- -(li osserva tra il malinconico e il comico.) (Un silenzio.) (Indi, prende una sedia nell’angolo più lontano della stanza, la trascina con lentezza e la colloca molto vicina a quella del marito, allungando così la riga. Siede a sua volta, si piega, tranquillamente, verso di lui, e gli domanda sottovoce:)- Be’? Che ne dici? -Arturo- -(si piega tranquillamente verso di lei, e, sottovoce, le risponde:)- Che sciocchi! -Anna- Insuperabilmente! -Arturo- -(sempre a bassa voce, approvando:)- Tutti e cinque. -Anna- -(nel medesimo tono, confidenzialissima:)- Tutti e sei. -Arturo- -(ha come un lieve soprassalto e si rimette diritto.)- -Sipario.- ATTO QUARTO -La medesima stanza. -- È sera. -- Buio.- SCENA I. ANNA e DIONIGI. -(Dopo qualche istante di silenzio e di vuoto, Anna vien fuori dalla sua camera.)- -Anna- -(ha in mano un lume, che pone sopra un tavolino. Guarda, inquieta, alla finestra. S’accosta alla porta comune, e chiama:)- Antonio!... Antonio!... -(Poi, tra sè)- No. Nessuno!... Ritarda molto!... -(Si avvicina al tavolino, pensa e mormora con rabbia, risolutamente: )- E sia!... Egli continua a tradirmi; io comincio a vendicarmi. -Dionigi- -(entra dalla porta comune, e, leggero leggero, senza farsi vedere nè sentire, le si annunzia dandole un bacio sulla spalla.)- -Anna- -(voltandosi)- Oh! Che paura! -Dionigi- -(stringendole con effusione ambo le mani)- Adorabile! Adorata! -Anna- Sì, sì, adorabile e adorata, ma siete venuto troppo presto. -Dionigi- Sono le undici e venti minuti. Ho visto un po’ di luce qui.... Non era il segnale stabilito? -Anna- Ah? Questo era il segnale stabilito? O Dio, me n’ero dimenticata! Che volete! È la primissima volta.... Se non mi ci abituo! E poi, già, con la mia testa, non riuscirò mai a ricordarmi di certe minuzie... Intanto, Antonio, il servo, non è ancora di ritorno. Non so.... Io ho un po’ di emozione... -Dionigi- Fatevi coraggio.... Giù, al piazzale, ho veduto io stesso che vostro marito è montato in carrozza con le due valigette.... -Anna- E non con Antonio? -Dionigi- Sì, anche col servo. -Anna- L’ho mandato io ad accompagnare Arturo sino alla stazione... per assicurarmi della partenza: capite? -Dionigi- Capisco. -Anna- Non si sa mai! E se Antonio non viene a dirmi d’averlo lasciato lì, in treno, ben dentro un vagone, io non posso chetarmi. Una pusillanimità insopportabile, non è vero? -Dionigi- Io ci trovo, invece, un -cachet- particolare, che agli occhi miei vi rende più preziosa! -Anna- Senonchè, badate, in me non producono fastidio che i sotterfugi puerili, i pericoli piccini e lontani.... Essi mi umiliano, e mi fanno diventare paurosa... Mentre, poi, nell’imminenza d’un pericolo imponente, -(con molta animazione)- io sarei grande, sarei un’eroina! -Dionigi- -(ha un volontario moto di preoccupazione.)- -Anna- ... E ciò vi seccherebbe infinitamente! -Dionigi- Io non l’ho detto! -Anna- Perchè non sarebbe stato molto -chic- il dirlo.... -Dionigi- Ma io.... -Anna- -(interrompendolo)- Non vi sforzate a protestare. Non c’è scopo! Vi preferisco come siete: cioè poco adatto ai solenni avvenimenti; grazioso, galante, superficiale, di quella gaia superficialità tutta giovanile e tutta sincera che è tanto diversa dalla mia... dietro cui si nasconde, aimè, un disastro.... -Dionigi- -(spaventato)- Quale disastro?! -Anna- Non ci badate. Io vi preferisco proprio come siete, più abituato ai passatempi che all’amore, più esperto di cavalli che di donne, e più innamorato di voi stesso che di me. -Dionigi- Mi giudicate male!.... -Anna- Non dovreste lamentarvene se, appunto giudicandovi male, io mi sono decisa... a tutto. Non mi rivolgo forse a voi con la speranza che una doccia della vostra frivolezza mi dia la salute? -(Prendendoselo a braccetto confidenzialmente)- Anzi, sentite, buon Sandro: quando... qualche nuvoletta mi passerà sulla fronte -- ammesso che ve ne accorgiate -- il che non credo --, non ve ne impensierite e andate avanti, sempre avanti!... -Dionigi- Sempre avanti! -Anna- Intenderete che non può non rattristarmi il fenomeno di questo mio marito, che si ostina ad essere mio marito e che è poi capace di lasciarmi in balìa di cinque uomini per recarsi a ripescare una... delle sue migliori amiche! -Dionigi- È poco elegante da parte sua! -Anna- Vedendolo partire, ho avuto l’impeto -(con violenza)- di gittargli sul viso il biglietto con cui voi, in vista della partenza, mi proponevate l’appuntamento di stasera.... -Dionigi- -(allarmandosi)- Oh!!! -Anna- Ma ho pensato che ciò non sarebbe stato.... -Dionigi- ... di buon gusto.... -Anna- -(dissimulando subito l’amarezza in un falso sorriso)- Ecco... Ed è perciò che mi son trattenuta. È innegabile che io non avevo il diritto di cacciarvi in una tragedia! -Dionigi- Certamente no! -(Correggendosi)- Per un uomo come me -- ne siete persuasa -- la maggiore noia cagionata da una imprudenza non è nè il ricevere nè il dare un colpo di spada; ma è, senza dubbio, il compromettere una donna, una dama come voi. Vi amo, Anna, credetemi. Vi amo, oramai, -(con ardore)- e sono e voglio essere tutto dedito a voi: umile, devoto, pronto a sacrificarvi le mie abitudini, i miei passatempi.... -Anna- -(intonandosi a lui, ironicamente)-... i vostri cavalli.... -Dionigi- -(continuando, in buona fede, con espansione)- Sì, anche i miei cavalli; ma, per carità, che mai uno scandalo, mai una tragedia venga ad offuscare il vostro nome o a far dubitare della mia delicatezza di gentiluomo! -Anna- Vi confesso, mio caro Sandro, che questa vostra scrupolosità di persona estremamente corretta non era nel programma da me... -sognato-: ma giacchè, se non mi sbaglio, mi piacete lo stesso,... vada pure per la correttezza! E,... «-puisque ce n’est qu’un rêve-» -- come dice -la Belle Hélène --,allons!-» -Dionigi- Molto -chic-! -Anna- -(tendendo gli orecchi)- Una carrozza s’è fermata qui vicino. È Antonio che ritorna.... Respiro. Sarà meglio che il brav’uomo non vi trovi con me, a quest’ora.... -Dionigi- Dove volete che mi nasconda? -Anna- -(guardandolo con grazia e furberia e indicando le sue stanze)- Lì! -Dionigi- Ah! -(Baciandole le mani)- Grazie! Grazie!... -Anna- -(mettendogliene una sulla bocca)- No, non mi ringraziate.... Non sarebbe di buon gusto.... -Dionigi- Ah, sì, è vero! -(Esce a sinistra.)- -Anna- -(chiamando)- Antonio! Antonio! SCENA II. ANNA -ed- ARTURO. -Arturo- -(entrando con brio)- Ma che Antonio! Sono io. -Anna- -(colpita)- Come! Tu! -Arturo- Antonio è rimasto di là. L’ho mandato a dormire. -Anna- Non sei partito?! -Arturo- -(con schietta spensieratezza)- Evidentemente, non sono partito. Mi fai certi occhiacci di maraviglia.... -Anna- -(imbarazzatissima, ma padroneggiandosi)- È una cosa abbastanza strana. Ti sei data tanta pena per prendere il treno di mezzanotte.... -Arturo- Naturalissimo! Mi premeva di partire. -Anna- E poi? -Arturo- E poi non mi premeva più. Quasi presso la stazione ho incontrato il fattorino del telegrafo, il quale s’avviava comodamente a portarmi quassù un dispaccio. Per fortuna, mi ha visto e mi ha riconosciuto. E quando ho letto il telegramma,... che era un contrordine... del mio notaio,... sono tornato indietro. Nè più, nè meno. -Anna- E... dov’è questo telegramma? -Arturo- -(sorride)- Ah ah!... Dubiti come di solito? -(Mostrando il dispaccio da lontano)- Eccolo qua. -Anna- È permesso di leggerlo? -Arturo- Perfettamente permesso. -(Quasi glielo porge.)- Ma non è indispensabile che tu lo legga. -(Se lo caccia in tasca.)- -Anna- Non lo leggerò. -Arturo- Di’: che avevi pensato? -(In caricatura)- Ch’io fossi ricorso all’espediente della falsa partenza per piombarti addosso all’improvviso e per sorprenderti nell’ora... «dei delitti e degli amori»? -Anna- Oh, questo no! Giuro che no. So bene che le cose di questo genere... non ti -somigliano-. Soltanto, sono convinta che quel telegramma... non è del notaio. -Arturo- Gelosa! -Anna- Chi? -Arturo- Tu. -Anna- Questo ci mancherebbe, adesso! -Arturo- Nondimeno, -(le si avvicina, e le carezza il mento)- tu sei un pochino in collera con me. -Anna- In collera, io, con te?! Non sarebbe di buon gusto.... Cioè, no.... Volevo dire: non sarebbe... giusto. -Arturo- -(mettendosela a braccetto)- Vuoi.... provarmelo di non essere in collera? -Anna- Con entusiasmo; ma... in che modo? -Arturo- Me lo domandi?... -Anna- Ah!... ho bell’e capito: -io-... invece del... -notaio-. -Arturo- Che c’entra il notaio?! -Anna- Sì sì... la persona del telegramma, insomma. -Arturo- Ma che dici! -(Affettuosissimo, conducendola pian piano verso la porta a sinistra)- Se anche sospetti che quel telegramma sia... di una donna, tu non devi parlare così, perchè non devi ammettere che ti si possa confondere con nessun’altra donna al mondo! -Anna- -(dissimula l’intima acredine e simula la medesima cordialità di lui.)- Sei troppo buono! -Arturo- -(desiderosamente, concretando)- Dunque?... -Anna- -(con trepidazione profonda e preparando il suo piano)- Sia fatta la volontà tua! -(Fermandosi di botto presso la porta)- Però.... -Arturo- Però? -Anna- Io non avevo pensato neanche vagamente che tu avessi organizzata una falsa partenza per sorprendermi in flagranza di... tradimento. Ma... questa tua repentina recrudescenza coniugale mi fa pensare adesso ciò che non avevo pensato prima. -Arturo- Perchè? -Anna- Perchè... tu hai una voglia matta di entrare in quella camera. -Arturo- , , 1 - ( ) - . , 2 ? : . 3 4 - - 5 6 , , , , 7 . . . . . 8 9 - - 10 11 . . . - ( ) - 12 . 13 14 - - 15 16 - ( , ) - ! 17 18 - - 19 20 , . ? 21 22 - - 23 24 , . 25 26 - - 27 28 - ( ) - ? - ( , ) - 29 ! 30 31 - - 32 33 - ( , , 34 : ) - ! 35 36 - - 37 38 - ( . ) - 39 40 - - 41 42 ? ? 43 44 - - 45 46 . - ( . ) - 47 48 49 50 . 51 52 53 , , , , , . 54 55 56 - ( , 57 , , 58 . . 59 . . , 60 , , , , , , 61 , , 62 , , , . 63 . ) - 64 65 - - 66 67 - ( ) - ? . . . ? ? 68 ? 69 70 - - 71 72 - ( ) - . . . ? 73 74 - - 75 76 ? 77 78 - - 79 80 - ( ) - ! 81 82 - - 83 84 85 . , , . . . . ! 86 87 - ( . - - . ) - 88 89 - - 90 91 , ! . . . ! . . . 92 ! . . . , , ! 93 ! . . . - ( ) - 94 ! 95 96 - - 97 98 , 99 . ! . . . . . . . . . 100 . . . ! 101 102 - - 103 104 , . . . . 105 106 - - 107 108 . . . 109 . 110 111 - - 112 113 - - , 114 . . . . 115 116 - - 117 118 . . . , . 119 120 - - 121 122 , . . . . 123 124 - - 125 126 , ? 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