e fatemi ammobigliare poi la stanza, che è stata sinora vuota,
-(indicando la destra)- il più accuratamente possibile. E mi raccomando,
eh?: che almeno il letto sia buono.
-Antonio-
Ci penso io, eccellenza, ma, in verità, non sono sicuro che la stanza
possa essere pronta per questa notte. Siamo in campagna e....
-Arturo-
Per questa notte... -(dando una occhiata significativa ad Anna)- non
sarà indispensabile.
-Anna-
-(tra sè, ironicamente)- Che piacere!
-Antonio-
Sta bene, eccellenza. E quei signori?
-Arturo-
Per conto mio, passino pure.
-Anna-
-(ad Antonio)- Avete udito? -(Nel medesimo tono, ma più forte)- Passino
pure!
-Antonio-
-(anche lui nel medesimo tono, e anco più forte, andando verso la
comune:)- Passino pure!
-Arturo-
-(sta per uscire a sinistra.)-
-Anna-
E che? Te ne vai?
-Arturo-
Naturale. -(Via.)-
SCENA IV.
ANNA, ALBENGA, SALVETTI, RIVOLI, D’ALMA, DIONIGI.
-(I cinque amici sono in abito da viaggio, chi con una spolverina sul
braccio, chi con una spolverina infilata appena, chi con qualche borsa
in mano o penzolante da una tracolla. Ognuno nel suo tipo. D’Alma porta
una pila di libri. Dionigi è più che mai elegante. Entrano, l’uno dopo
l’altro, in fila, in processione, e, malinconicamente, in silenzio,
serbando un contegno corretto ed esprimendo, con le loro fisonomie,
prudenza, rammarico, rassegnazione, restano allineati come fantocci.
Quello che precede è Rivoli.)-
-Anna-
-(dopo una lunga pausa)- Ebbene?... Che c’è? Qualche cosa di singolare?
Qualche cosa di molto grave?
-Rivoli-
-(con sussiego)- Non vedete che... siamo in procinto di partire?
-Anna-
Tutti?
-Rivoli-
-(decorosamente)- Tutti!
-Anna-
Una risoluzione così brusca e così collettiva mi dà l’idea d’una
congiura. E, difatti, mi sembrate davvero dei congiurati.... Alla larga!
-(Essi si guardano tra loro. -- Un silenzio.)-
-Anna-
Ma parlate, almeno!... Parlate!... Spiegatemi questo enigma in
azione!... Quanto a voi, Rivoli, avete proprio torto di partire! L’aria
di qui vi faceva tanto bene!... -(Sottolineando)- L’intera famiglia del
giardiniere me lo ha detto!
-Rivoli-
Marchesa, io ignoro quale diceria sia potuta giungere sino al vostro
orecchio. Ma è meglio sorvolare!... Io parto... noi partiamo... per
ragioni... indipendenti dalla nostra salute!
-Salvetti-
Affari urgentissimi, marchesa....
-Albenga-
Mi si scrive che si organizzano delle conferenze feministe... e sono io
che devo dare l’intonazione.
-Dionigi-
Mi si scrive che si organizza un -meeting- di corse, e sono io che devo
trenare....
-Anna-
... i vostri cavalli, beninteso.
-Dionigi-
Non capisco chi altro potrei accingermi a trenare, marchesa....
-Anna-
E voi, Giuliano?... State per abbandonarmi anche voi?...
-D’Alma-
-(sospirando)- Aimè, marchesa... la benda mi è caduta dagli occhi.... Io
mi sono accorto....
-Anna-
-(ansiosa)- Di che?
-D’Alma-
Di essere un uomo come gli altri!
-Anna-
Pare impossibile!
-D’Alma-
E vi confesso di aver sentito, da ieri sera, che, a dispetto dei miei
principii, io non riesco ad astrarmi dalla miseria della vita reale.
-Anna-
Da ieri sera!?... Ma allora l’enigma è risolto! La causa di questa fuga
generale non può essere che il nuovo arrivato! Ne sareste tutti
gelosi?!...
-Salvetti-
-(vivacissimamente)- Io, no!
-Anna-
Negate con troppa fretta perchè io me ne convinca.
-Salvetti-
Non è gelosia, marchesa. Se voi foste ... il -dividendo- di una società
in accomandita, non ci sarebbe da confondersi. Potremmo essere pure in
dieci, e io non me ne lamenterei!
-Anna-
Dottore mio, come vorreste che dieci uomini si dividessero l’amore d’una
sola donna, se dieci donne non bastano a innamorare un uomo solo?
-Salvetti-
Marchesa, non facciamo dell’aritmetica inutile. Mi permettete di mettere
le carte in tavola?
-Anna-
Mettiamole.
-Salvetti-
Qui, oramai, si viveva tranquillamente, pigliando un po’ il fresco e un
po’,... di tanto in tanto, qualche granchio a secco..., che non
procurava, del resto, troppe emozioni. Finchè ognuno di noi cinque era
convinto del fiasco degli altri quattro....
-Anna-
Aritmetica anche questa!
-Salvetti-
... nessuno aveva ragione di affliggersi e nemmeno di deporre le armi.
Si sa! Una speranza poteva sempre sorriderci a ogni sorgere di sole. Ma
poichè il sole di oggi ci ha annunziato la vostra... luna di miele, alla
quale non è estremamente piacevole di assistere, non c’è da illudersi.
Il posto unico che era o pareva vuoto è stato occupato per lungo e per
largo... da iersera... a stamattina. Le speranze sono irreparabilmente
svanite; e noi ce ne andiamo, perchè,... qui,... non abbiamo... più
nulla... da fare!
-Anna-
-(a tutti)- Sicchè, in sostanza, il nuovo arrivato sarebbe il mio
amante?
-Albenga-
-(sorridendo con superiorità)- Marchesa... non è facile sottrarsi alla
mia vigile osservazione.
-Anna-
Insomma, è o non è il mio amante?
-Albenga-
-(con la sua grande importanza)- Lo è!
-Salvetti-
-(duro)- Lo è!
-Dionigi-
-(brioso)- Lo è!
-Rivoli-
-(sfinito)- Lo è, lo è, lo è!
-D’Alma-
-(sospirando)- La materia ha vinto!
-Anna-
Si ha un bel dire, ma, vivendo in mezzo a una eletta schiera di persone
esperte, tra cui stanno, per giunta,... un fisiologo -(accennando a
Solvetti)- e uno psicologo -(accenna ad Albenga)-, è assolutamente
insperabile di nascondere la verità! -(Pausa)- E così, l’ora della
separazione è suonata. Chi sa quando c’incontreremo... perchè io resto
ancora qui a pigliare il solito fresco e, forse, qualche granchio a
secco di più. Mi duole che ve ne andiate... Molto mi duole; ma comprendo
i vostri sentimenti, e non oso chiedervi dei sacrifizi.... Addio!
-Tutti e cinque-
-(vanno verso di lei, stendendo il braccio, conte per stringerle la
mano.)-
-Anna-
Un momento!... -(Con mestizia ostentata)- Vi chiedo in grazia di non
partire senza avere stretta la mano anche... a -lui-. Non volete?
-Salvetti-
Veramente, io... non ne sentivo il bisogno...; ma se è necessario....
-Anna-
Sì, è necessario! -(Accostandosi alla porta a sinistra e chiamando)-
Arturo! Arturo!... Vieni qua... Te ne prego....
-Rivoli-
-(piano, agli altri)- Ha una bella faccia tosta questa signora!
SCENA V.
ARTURO, ANNA, ALBENGA, SALVETTI, RIVOLI, D’ALMA, DIONIGI.
-Arturo-
-(entra, inchinandosi appena.)-
-Anna-
I miei amici stanno per partire....
-Arturo-
Ah?
-Anna-
... e hanno espresso il vivo desiderio di salutarti....
-Arturo-
Grazie....
-Anna-
-(rivolgendosi ai cinque)- E a voi, signori, chiedendo scusa d’una
mistificazione innocua, il perchè della quale è un piccolo segreto
domestico, io presento, tardi ma in tempo, il marchese di Fontanarosa,
mio marito.
-I cinque-
-(hanno un moto istantaneo di meraviglia e di gioia.)-
-Rivoli-
Come come come come?!!...
-Salvetti-
Vostro marito!
-D’Alma- -e- -Dionigi-
Vostro marito!
-Anna-
Ne vorreste le prove?
-Albenga-
Ma che prove! Ma che prove! Se si vede a colpo d’occhio!
-I cinque-
-(circondano Arturo, stringendogli la mano con effusione.)-
-Salvetti-
Oh, che bellissima sorpresa!...
-Rivoli-
Una sorpresa deliziosa!
-Dionigi-
Molto di buon gusto, parola d’onore! Molto -chic-!
-D’Alma-
La marchesa non poteva offrirci nulla di più geniale!
-Albenga-
Io sono indicibilmente felice di conoscere di persona un uomo che,
attraverso uno squisito temperamento di moglie entusiasta, il mio
intuito aveva già saputo apprezzare!
-Arturo-
-(commosso)- Lor signori mi mortificano. In fede mia, non mi aspettavo
un’accoglienza così cordiale, così festosa, perchè,... siamo
schietti,... un marito che arriva dove e come sono arrivato io, è peggio
d’una tegola sul capo!
-Tutti-
-(protestando)- Ooooh!
-Salvetti-
Un marito come lei non è mai una tegola!
-Arturo-
-(continuando)- Ma loro hanno dello spirito... e fanno buon viso a
cattivo giuoco....
-Albenga-
Noi riconosciamo i diritti del primo occupante, marchese.
-(Si ride.)-
-Arturo-
Ed io mi auguro che della strana e allegra finzione dovuta... a una
capricciosa testolina, loro non portino un troppo cattivo ricordo,
lasciando questi luoghi....
-Rivoli-
-(con uno slancio straordinario della sua voce esigua)- Lasciare questi
luoghi ora che lei si unisce a sua moglie?!
-(Gli altri continuano con un crescendo.)-
-Salvetti-
Ma neanche per sogno! Neanche per sogno!
-Dionigi-
Sarebbe una scortesia fatta proprio a lei, marchese....
-D’Alma-
Una indelicatezza gratuita!
-Albenga-
Un affronto imperdonabile!
-Salvetti-
Io non mi movo di qui!
-D’Alma-
Io ci resto con passione!
-Rivoli-
Io mi c’inchiodo!
-Anna-
-(che sinora ha ascoltato, tormentandosi della grulleria del marito)- Ma
scusate.... E tutti gli affari urgentissimi?... Le conferenze feministe?
Il -meeting- di corse?... I cavalli da trenare?...
-Salvetti-
Non erano che pretesti, si capisce, e non ve ne facciamo certo un
mistero... Al cospetto di un amante, noi dovevamo fuggire; -(con la
massima galanteria)- ma al cospetto d’un marito, noi non dobbiamo che
restare! -(Ad Arturo)- Non è giusto, marchese?
-Arturo-
-(a denti stretti)- Non si potrebbe essere più corretti di così.
-(Rianimandosi, con sincerità)- Questa è davvero una gentilezza
sconfinata,... una gentilezza così finemente cavalleresca... che io non
so come ringraziare,... non so come esprimermi... non so come dimostrar
loro la mia commozione....
-Salvetti-
Ma che commozione! Ma che dimostrare! Lei non deve -(scandendo le
sillabe)- di-mo-stra-re niente! Noi inaugureremo ben presto la nuova êra
della colonia: l’età dell’oro! E lei -(ad Arturo)- non deve fare altro
che pensare alle sue nuove prerogative. Sino a oggi, sua moglie è stata
la nostra regina; spetta a lei, marchese di Fontanarosa, di essere il
nostro re!
-Arturo-
-(con graziosità e buona fede)- E spetta a loro, che io eleggo a
ministri, di prepararmi degnamente il discorso -(accennando un po’ il
proprio capo)-... della corona!
-(Tutti ridono, eccetto Anna.)-
-Arturo-
-(continuando)- E poichè hanno deciso di restare, non stiano più a
disagio. Prego:... si accomodino.... Prego:... non facciano
complimenti.... Seggano!
-Rivoli-
-(sùbito)- Bravo! Sediamo! -(Sta per sedere sulla poltrona più comoda,
su cui era già pronto ad abbandonarsi.)-
-Salvetti-
-(tirandolo su immediatamente)- Su! Su, Rivoli! Non è questo il momento
di sedere!...
-Arturo-
-(cerimoniosissimo)- Ma perchè no?... Io desidero che la mia presenza
non sia d’impaccio a nessuno; io desidero che tutti riprendano le loro
abitudini, liberamente, senza preoccupazioni. Non voglio diventare il
loro -cauchemar-! E appunto perciò -(con la viva speranza di riescire a
mandarli via)- se in questo momento lor signori preferiscono, come
credo, di ritirarsi, oh!, si servano, si servano pure. Io non mi
permetterò di trattenerli. Avremo tutto il tempo di stare insieme...
stasera... domani... dopodomani....
-Salvetti-
No, no, no, no, no! Noi non vogliamo e non dobbiamo essere insensibili a
tante cordialissime premure. Non se ne parli più, marchese, non se ne
parli più. -(Rivolgendosi agli altri, ad alta voce, e indicando Arturo)-
Una volta che egli lo vuole, facciamo a modo suo! -(Siede.)-
-Arturo-
-(lo guarda con sorpresa.)-
-Rivoli-
Quello che già pensavo io: facciamo a modo suo. -(Siede e si sdraia.)-
-Arturo-
-(lo guarda con sorpresa.)-
-D’Alma-
-(enfaticamente)- Ah, non è umanamente possibile dirgli di no!
-(Siede.)-
-Arturo-
-(lo guarda con sorpresa.)-
-Dionigi-
È obbligantissimo! -(Siede.)-
-Arturo-
-(lo guarda con sorpresa.)-
-Albenga-
Irresistibile! -(Siede.)-
-Arturo-
-(guardandoli ancora e rodendosi dentro e sforzandosi di fingere un vivo
compiacimento)- Ecco, ecco.... Così va bene! Così va benissimo! -(Siede
anche lui.)-
-(Ora sono tutti seduti, in riga, di faccia al pubblico, e Arturo è alla
testa della riga.)-
-Anna-
-(li osserva tra il malinconico e il comico.) (Un silenzio.) (Indi,
prende una sedia nell’angolo più lontano della stanza, la trascina con
lentezza e la colloca molto vicina a quella del marito, allungando così
la riga. Siede a sua volta, si piega, tranquillamente, verso di lui, e
gli domanda sottovoce:)- Be’? Che ne dici?
-Arturo-
-(si piega tranquillamente verso di lei, e, sottovoce, le risponde:)-
Che sciocchi!
-Anna-
Insuperabilmente!
-Arturo-
-(sempre a bassa voce, approvando:)- Tutti e cinque.
-Anna-
-(nel medesimo tono, confidenzialissima:)- Tutti e sei.
-Arturo-
-(ha come un lieve soprassalto e si rimette diritto.)-
-Sipario.-
ATTO QUARTO
-La medesima stanza. -- È sera. -- Buio.-
SCENA I.
ANNA e DIONIGI.
-(Dopo qualche istante di silenzio e di vuoto, Anna vien fuori dalla sua
camera.)-
-Anna-
-(ha in mano un lume, che pone sopra un tavolino. Guarda, inquieta, alla
finestra. S’accosta alla porta comune, e chiama:)- Antonio!...
Antonio!... -(Poi, tra sè)- No. Nessuno!... Ritarda molto!... -(Si
avvicina al tavolino, pensa e mormora con rabbia, risolutamente: )- E
sia!... Egli continua a tradirmi; io comincio a vendicarmi.
-Dionigi-
-(entra dalla porta comune, e, leggero leggero, senza farsi vedere nè
sentire, le si annunzia dandole un bacio sulla spalla.)-
-Anna-
-(voltandosi)- Oh! Che paura!
-Dionigi-
-(stringendole con effusione ambo le mani)- Adorabile! Adorata!
-Anna-
Sì, sì, adorabile e adorata, ma siete venuto troppo presto.
-Dionigi-
Sono le undici e venti minuti. Ho visto un po’ di luce qui.... Non era
il segnale stabilito?
-Anna-
Ah? Questo era il segnale stabilito? O Dio, me n’ero dimenticata! Che
volete! È la primissima volta.... Se non mi ci abituo! E poi, già, con
la mia testa, non riuscirò mai a ricordarmi di certe minuzie... Intanto,
Antonio, il servo, non è ancora di ritorno. Non so.... Io ho un po’ di
emozione...
-Dionigi-
Fatevi coraggio.... Giù, al piazzale, ho veduto io stesso che vostro
marito è montato in carrozza con le due valigette....
-Anna-
E non con Antonio?
-Dionigi-
Sì, anche col servo.
-Anna-
L’ho mandato io ad accompagnare Arturo sino alla stazione... per
assicurarmi della partenza: capite?
-Dionigi-
Capisco.
-Anna-
Non si sa mai! E se Antonio non viene a dirmi d’averlo lasciato lì, in
treno, ben dentro un vagone, io non posso chetarmi. Una pusillanimità
insopportabile, non è vero?
-Dionigi-
Io ci trovo, invece, un -cachet- particolare, che agli occhi miei vi
rende più preziosa!
-Anna-
Senonchè, badate, in me non producono fastidio che i sotterfugi puerili,
i pericoli piccini e lontani.... Essi mi umiliano, e mi fanno diventare
paurosa... Mentre, poi, nell’imminenza d’un pericolo imponente, -(con
molta animazione)- io sarei grande, sarei un’eroina!
-Dionigi-
-(ha un volontario moto di preoccupazione.)-
-Anna-
... E ciò vi seccherebbe infinitamente!
-Dionigi-
Io non l’ho detto!
-Anna-
Perchè non sarebbe stato molto -chic- il dirlo....
-Dionigi-
Ma io....
-Anna-
-(interrompendolo)- Non vi sforzate a protestare. Non c’è scopo! Vi
preferisco come siete: cioè poco adatto ai solenni avvenimenti;
grazioso, galante, superficiale, di quella gaia superficialità tutta
giovanile e tutta sincera che è tanto diversa dalla mia... dietro cui si
nasconde, aimè, un disastro....
-Dionigi-
-(spaventato)- Quale disastro?!
-Anna-
Non ci badate. Io vi preferisco proprio come siete, più abituato ai
passatempi che all’amore, più esperto di cavalli che di donne, e più
innamorato di voi stesso che di me.
-Dionigi-
Mi giudicate male!....
-Anna-
Non dovreste lamentarvene se, appunto giudicandovi male, io mi sono
decisa... a tutto. Non mi rivolgo forse a voi con la speranza che una
doccia della vostra frivolezza mi dia la salute? -(Prendendoselo a
braccetto confidenzialmente)- Anzi, sentite, buon Sandro: quando...
qualche nuvoletta mi passerà sulla fronte -- ammesso che ve ne accorgiate
-- il che non credo --, non ve ne impensierite e andate avanti, sempre
avanti!...
-Dionigi-
Sempre avanti!
-Anna-
Intenderete che non può non rattristarmi il fenomeno di questo mio
marito, che si ostina ad essere mio marito e che è poi capace di
lasciarmi in balìa di cinque uomini per recarsi a ripescare una... delle
sue migliori amiche!
-Dionigi-
È poco elegante da parte sua!
-Anna-
Vedendolo partire, ho avuto l’impeto -(con violenza)- di gittargli sul
viso il biglietto con cui voi, in vista della partenza, mi proponevate
l’appuntamento di stasera....
-Dionigi-
-(allarmandosi)- Oh!!!
-Anna-
Ma ho pensato che ciò non sarebbe stato....
-Dionigi-
... di buon gusto....
-Anna-
-(dissimulando subito l’amarezza in un falso sorriso)- Ecco... Ed è
perciò che mi son trattenuta. È innegabile che io non avevo il diritto
di cacciarvi in una tragedia!
-Dionigi-
Certamente no! -(Correggendosi)- Per un uomo come me -- ne siete persuasa
-- la maggiore noia cagionata da una imprudenza non è nè il ricevere nè
il dare un colpo di spada; ma è, senza dubbio, il compromettere una
donna, una dama come voi. Vi amo, Anna, credetemi. Vi amo, oramai, -(con
ardore)- e sono e voglio essere tutto dedito a voi: umile, devoto,
pronto a sacrificarvi le mie abitudini, i miei passatempi....
-Anna-
-(intonandosi a lui, ironicamente)-... i vostri cavalli....
-Dionigi-
-(continuando, in buona fede, con espansione)- Sì, anche i miei cavalli;
ma, per carità, che mai uno scandalo, mai una tragedia venga ad
offuscare il vostro nome o a far dubitare della mia delicatezza di
gentiluomo!
-Anna-
Vi confesso, mio caro Sandro, che questa vostra scrupolosità di persona
estremamente corretta non era nel programma da me... -sognato-: ma
giacchè, se non mi sbaglio, mi piacete lo stesso,... vada pure per la
correttezza! E,... «-puisque ce n’est qu’un rêve-» -- come dice -la Belle
Hélène --,allons!-»
-Dionigi-
Molto -chic-!
-Anna-
-(tendendo gli orecchi)- Una carrozza s’è fermata qui vicino. È Antonio
che ritorna.... Respiro. Sarà meglio che il brav’uomo non vi trovi con
me, a quest’ora....
-Dionigi-
Dove volete che mi nasconda?
-Anna-
-(guardandolo con grazia e furberia e indicando le sue stanze)- Lì!
-Dionigi-
Ah! -(Baciandole le mani)- Grazie! Grazie!...
-Anna-
-(mettendogliene una sulla bocca)- No, non mi ringraziate.... Non
sarebbe di buon gusto....
-Dionigi-
Ah, sì, è vero! -(Esce a sinistra.)-
-Anna-
-(chiamando)- Antonio! Antonio!
SCENA II.
ANNA -ed- ARTURO.
-Arturo-
-(entrando con brio)- Ma che Antonio! Sono io.
-Anna-
-(colpita)- Come! Tu!
-Arturo-
Antonio è rimasto di là. L’ho mandato a dormire.
-Anna-
Non sei partito?!
-Arturo-
-(con schietta spensieratezza)- Evidentemente, non sono partito. Mi fai
certi occhiacci di maraviglia....
-Anna-
-(imbarazzatissima, ma padroneggiandosi)- È una cosa abbastanza strana.
Ti sei data tanta pena per prendere il treno di mezzanotte....
-Arturo-
Naturalissimo! Mi premeva di partire.
-Anna-
E poi?
-Arturo-
E poi non mi premeva più. Quasi presso la stazione ho incontrato il
fattorino del telegrafo, il quale s’avviava comodamente a portarmi
quassù un dispaccio. Per fortuna, mi ha visto e mi ha riconosciuto. E
quando ho letto il telegramma,... che era un contrordine... del mio
notaio,... sono tornato indietro. Nè più, nè meno.
-Anna-
E... dov’è questo telegramma?
-Arturo-
-(sorride)- Ah ah!... Dubiti come di solito? -(Mostrando il dispaccio da
lontano)- Eccolo qua.
-Anna-
È permesso di leggerlo?
-Arturo-
Perfettamente permesso. -(Quasi glielo porge.)- Ma non è indispensabile
che tu lo legga. -(Se lo caccia in tasca.)-
-Anna-
Non lo leggerò.
-Arturo-
Di’: che avevi pensato? -(In caricatura)- Ch’io fossi ricorso
all’espediente della falsa partenza per piombarti addosso all’improvviso
e per sorprenderti nell’ora... «dei delitti e degli amori»?
-Anna-
Oh, questo no! Giuro che no. So bene che le cose di questo genere... non
ti -somigliano-. Soltanto, sono convinta che quel telegramma... non è
del notaio.
-Arturo-
Gelosa!
-Anna-
Chi?
-Arturo-
Tu.
-Anna-
Questo ci mancherebbe, adesso!
-Arturo-
Nondimeno, -(le si avvicina, e le carezza il mento)- tu sei un pochino
in collera con me.
-Anna-
In collera, io, con te?! Non sarebbe di buon gusto.... Cioè, no....
Volevo dire: non sarebbe... giusto.
-Arturo-
-(mettendosela a braccetto)- Vuoi.... provarmelo di non essere in
collera?
-Anna-
Con entusiasmo; ma... in che modo?
-Arturo-
Me lo domandi?...
-Anna-
Ah!... ho bell’e capito: -io-... invece del... -notaio-.
-Arturo-
Che c’entra il notaio?!
-Anna-
Sì sì... la persona del telegramma, insomma.
-Arturo-
Ma che dici! -(Affettuosissimo, conducendola pian piano verso la porta a
sinistra)- Se anche sospetti che quel telegramma sia... di una donna, tu
non devi parlare così, perchè non devi ammettere che ti si possa
confondere con nessun’altra donna al mondo!
-Anna-
-(dissimula l’intima acredine e simula la medesima cordialità di lui.)-
Sei troppo buono!
-Arturo-
-(desiderosamente, concretando)- Dunque?...
-Anna-
-(con trepidazione profonda e preparando il suo piano)- Sia fatta la
volontà tua! -(Fermandosi di botto presso la porta)- Però....
-Arturo-
Però?
-Anna-
Io non avevo pensato neanche vagamente che tu avessi organizzata una
falsa partenza per sorprendermi in flagranza di... tradimento. Ma...
questa tua repentina recrudescenza coniugale mi fa pensare adesso ciò
che non avevo pensato prima.
-Arturo-
Perchè?
-Anna-
Perchè... tu hai una voglia matta di entrare in quella camera.
-Arturo-
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