ANTONIO -e- ARTURO.
-Antonio-
-(vibrante di giubilo, entra dalla porta comune portando un vassoio con
la bottiglia di acqua e col bicchiere e si lascia passare dinanzi il
marchese Arturo di Fontanarosa-.) Per di qua, per di qua, eccellenza.
-Arturo-
(si avanza guardando con curiosità.)
-Antonio-
-(posa il vassoio su un tavolino che è quasi nel centro del salotto.)-
Mi pare veramente un miracolo! -(Tutto commosso)- E che vostra
eccellenza sia mille volte benedetta se è venuta a far la pace con la
mia padrona!
-Arturo-
Facciamole intanto una sorpresa, Antonio. Non dirle che sono arrivato...
-Antonio-
Anche volendo, non glielo potrei dire, perchè non è in casa. È uscita
verso sera.
-Arturo-
-(consultando il suo orologio)- E non torna ancora?
-Antonio-
Oh! non c’è paura di nulla. Qui le vogliono bene anche le pietre della
via. Tutti questi contadini dicono che è la loro reginella.
-Arturo-
E tu, vecchio, che fai?
-Antonio-
Io, dal giorno in cui la padrona volle allontanarsi da vostra eccellenza
e partì per Napoli -- che brutto giorno! -- sono stato sempre agli ordini
suoi, e qui, in campagna, faccio un po’ di tutto, eccellenza: da
maggiordomo, da cuoco, da cameriera se occorre... perchè, ecco..., donne
attorno, la padrona non ne ha volute... Ci sono, è vero, la moglie e la
figliuola di Filippo il giardiniere che, all’occasione, si prestano -- e
come si prestano! -- ; ma da che furono viste in giardino, l’una dopo
l’altra,... a parlare troppo lungamente con un signore che ha la schiena
un po’ curva e le gambe poi... che Dio gliele guardi!..., anche quelle
due donne lì, per ordine della padrona, ci bazzicano di rado in casa....
-Arturo-
Son cose che non mi riguardano.
-Antonio-
Come comanda vostra eccellenza....
-Arturo-
Ma qui c’è gente: vedo dei cappelli.
-Antonio-
Cappelli di uomini, eccellenza. Sono... i cappelli... degli amici...
della signora marchesa.
-Arturo-
E dov’è che stanno?
-Antonio-
Sono di là, e giocano al bigliardo.
-Arturo-
Quando la marchesa è assente!?
-Antonio-
Sicuro. Il cancello del giardino e la porta d’ingresso non si chiudono
che di notte; ed essi entrano a tutte le ore, vanno, vengono, siedono,
si alzano, fumano, leggono,.... fanno tutto, insomma.
-Arturo-
Ah, sì?
-Antonio-
Però, eccellenza, spiegamoci...: -(timidamente)- la padrona è sempre un
modello di...
-Arturo-
-(severissimo)- Non vi ho chiesto delle informazioni, di cui non ho
bisogno. -(Pausa.)- -(Guarda di nuovo i cappelli, e, prendendoli uno
alla volta, li conta)- Uno... due... tre... quattro... cinque!
-Antonio-
Eccellenza, sì.
-Arturo-
Non c’è male!
-(Di dentro, risa di tutti.)-
-La voce di Dionigi-
Più a destra, più a destra, e colpo sotto!
-La voce di Salvetti-
Bazzica, signori, bazzica!
-(Si ride ancora.)-
-La voce di Dionigi-
Molto chic, dottore!
-Voci degli altri, insieme-
-- Ma bene, benissimo!
-- Un’altra, adesso...
-- Un’altra....
-(Le risate si rinnovano.)-
-Arturo-
-(ad Antonio)- Ma questa non è una casa, questo è un -club-!
-Antonio-
Si divertono.
-Arturo-
Me ne accorgo.
-Antonio-
Devo annunziar loro che è arrivata l’eccellenza vostra?
-Arturo-
Ma è gente che conosco?
-Antonio-
No, eccellenza...
-Arturo-
E allora lascia stare. Sarebbe un bell’imbarazzo per tutti. Aspetterò
tranquillamente che la marchesa ritorni.
-Antonio-
Ha comandi da darmi, vostra eccellenza?
-Arturo-
-(con circospezione e con importanza)- Senti. Mi giungeranno qui lettere
e telegrammi.... Tu mi capisci, eh? La marchesa non deve veder nulla,
non deve saper nulla....
-Antonio-
-(tentennando il capo)- Sempre lo stesso!...
-Arturo-
-(con sincera pretensione)- Non c’è che fare, vecchio mio! Finchè nel
mondo ci sarò io, le donne non faranno voto di castità. Va, va.
-Antonio-
-(esce, borbottando.)-
SCENA III.
ARTURO, RIVOLI, DIONIGI, SALVETTI, ALBENGA, D’ALMA.
-Arturo-
-(sedendo a suo agio)- Aspettiamo.
-Rivoli-
-(sporge il capo di tra le tendine, e, scorgendo Arturo, che non ha mai
visto, spontaneamente esclama:)- Ohè, ohè!
-Arturo-
-(si volta.)-
-(La testa di Rivoli sparisce.)-
-(Dopo qualche istante, a una a una, compariscono le teste di Salvetti,
di Dionigi, di D’Alma, di Rivoli, di Albenga: quella di Rivoli nel
mezzo, e le altre quattro distribuite simmetricamente a destra e a
sinistra di ciascuna tendina, due sopra e due sotto.)-
-Rivoli-
-(più col fiato che con la voce)- E chi è quello lì?
-Dionigi, Salvetti, Albenga, D’Alma-
-(uno dopo l’altro, pianissimo)-
-- Chi è?
-- Chi è?
-- Chi è?
-- Chi è?
-Arturo-
-(si volta.)-
-(Le teste spariscono.)-
-Arturo-
(tra sè) Ah ah! Il -club- è in agitazione. (Finge di nulla e col
bastoncino tortura il pavimento.)
-Albenga-
-(entra con ostentata disinvoltura per osservare chi sia e che cosa
faccia colui. Gli passa dinanzi, salutando appena)- Signore....
-Arturo-
-(rispondendo al saluto)- Signore....
-Albenga-
-(siede, cava di tasca il suo taccuino, e si mette a scrivere.)-
-Rivoli-
-(entra, e fa lo stesso giretto)- Signore...
-Arturo-
Signore... -(Seguendolo un po’ con lo sguardo)- Ah, quello del giardino!
-Rivoli-
-(si abbandona sopra una poltroncina, appoggiando i piedi a una sedia, e
quindi accende un sigaro.)-
-Arturo-
-(guardandolo meravigliato, come per una rappresaglia, appoggia i suoi
piedi sopra uno sgabelletto.)-
-Salvetti, Dionigi e D’Alma-
-(entrando, si scandalizzano dell’atteggiamento confidenziale di Arturo.
Gli girano intorno, parlano tra loro a voce bassa, assumono un’aria
altezzosa, l’osservano con la coda dell’occhio e lo salutano
impercettibilmente col capo, dicendo, tutti e tre, a fior di labbro:)-
Signore...
-Arturo-
-(ricambiando il saluto senza neanche accennare ad alzarsi)-...
Signori...
-Salvetti-
Stia, stia comodo...
-Dionigi-
Non si disturbi.
-D’Alma-
-(siede molto comodamente, cava di tasca un libro e legge.)-
-Salvetti-
-(si sdraia e accende un sigaro.)-
-Dionigi-
-(siede a cavalcioni d’una seggiola, e accende una grossa sigaretta
preziosa.)-
-(Ora, sono tutti seduti, in ordine sparso, in modo che Arturo si trova
circondato da loro, a debita distanza.)-
-Salvetti-
-(a voce alta, tenendo d’occhio Arturo)- A quanto pare, la nostra
marchesa ci tradisce?
-Arturo-
-(ha un lieve moto interrogativo.)-
-D’Alma-
-(sospirando)- Ella adora il chiaro di luna!
-Albenga-
Aveva espresso il desiderio di sentire il mio quarto atto; e quindi noi
avremmo il dovere di andarla a cercare.
-Dionigi-
Ma no! Ma no! È molto di buon gusto che una signora faccia tutta sola
queste piccole escursioni. E poi, ella non ha voluto neppure che io le
facessi da guida!
-Rivoli-
-(con voce sottile e stanca)- La mia opinione schietta è... che noi non
dobbiamo muoverci di qui.
-Salvetti-
Per altro, è assai tardi, e io comincio a preoccuparmi seriamente.
Facciamo così: vado io a rintracciarla...
-Dionigi-
-(vivamente)- Ebbene, no! O tutti, o nessuno!
-D’Alma, Albenga, Salvetti, Dionigi-
-(si alzano agitandosi e accalorandosi, sempre intorno ad Arturo.)-
-D’Alma-
Allora, tutti.
-Albenga-
Tutti, tutti.
-Rivoli-
Nessuno! nessuno! nessuno!
-Salvetti-
Oh, perdinci! Ognuno si regoli come vuole! Io ci vado!
-Albenga-
Abbiamo stabilito di essere solidali, caro dottore!
-Dionigi-
«L’unione fa la forza!»
-Salvetti-
Io me ne infischio dell’unione!
-Rivoli-
-(con pochissima voce)- Io me ne infischio della forza!
-Albenga-
-(riscaldandosi anche di più)- Ma questo non significa ragionare!
-Salvetti-
Ragionate voi, se vi piace; per conto mio, non ragiono mai e agisco
sempre!
-Arturo-
-(tra sè)- Sono impareggiabili!
-Voci interne di contadini e contadine-
-- Viva la reginella!
-- Viva la reginella nostra!
-D’Alma-
Eccola qui!
-Salvetti-
Sì, sì, è lei!
-Albenga-
Finalmente....
-Dionigi-
Le fanno festa, come al solito...
-Rivoli-
Finirete di bisticciarvi, eh?
-Voci interne di contadini e contadine-
-- Santa notte, santa notte!
-- Buon riposo!
SCENA IV.
ANNA, ARTURO, D’ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.
-Anna-
-(indossa un capriccioso costume campestre: gonna breve e calzatura da
alpinista. È carica di edera, di felci, di fiorellini. Porta in mano un
bastone, sul braccio uno scialle. Entra brillantemente.)- Sono qui,
amici miei, sono qui.... -(Vedendo Arturo, ha un gran sussulto di
meraviglia)- Voi!!!
-Arturo-
-(che era per slanciarsi istintivamente verso di lei, si ferma
interdetto)- Io.
-Gli altri-
-(notano l’imbarazzo di tutt’e due.)-
-Anna-
-(con subitanea dissimulazione e con eccessiva gaiezza)- Ah! ora mi
spiego il contegno sibillino di Antonio...
-Arturo-
Difatti, ho parlato con lui, e...
-Anna-
-(animandosi maggiormente per impedirgli di aprir bocca)- Come sono
contenta, come sono contenta di vedervi!... Già, voi altri non vi
conoscete...
-Arturo-
Ci conosciamo da qualche minuto, ma di vista...
-Anna-
Soltanto di vista? Allora, faccio la presentazione ufficiale.
-(Presentando Arturo)- Il più intimo amico di mio marito...
-Arturo-
-(interrompendola vivamente)- Cioè, cioè, rettifico...
-Anna-
-(interrompendolo a sua volta)- Niente da rettificare! Questo non vi
nuoce punto, non vi pregiudica... A lui, certo, non avrei permesso di
oltrepassare la soglia della mia casa, e non glielo permetterei mai; ma
a voi... è tutt’altro! Voi, siate il benvenuto nella nostra piccola
colonia... -(Ride)- Ah ah ah! Avete avuto paura di essere respinto? Via,
rassicuratevi, e lasciate che io compia la presentazione. -(In tono
solenne)- Il più intimo amico, dunque, di mio marito: il duca... di
Rocca... bruna.
-Arturo-
Ma...
-Anna-
E a voi, duca, ho l’onore di presentare i più -intimi- amici miei:
Fulvio Salvetti, un medico... prodigioso, Renato Albenga, un
commediografo che voi già dovete conoscere di fama...
-Arturo-
-(benchè il nome gli giunga affatto nuovo)- Non conosco altro!
-Anna-
-(continuando)-.... Giuliano D’Alma, giovane... spiritualista, il conte
Sandro Dionigi, giovane... molto -chic-, il signor Gustavo Rivoli, un
martire... del bel sesso; e così, a occhio e croce, mi pare che non ce
ne siano più.
-Arturo-
-(rodendosi dentro, e cercando di serbare, nondimeno, un contegno di
superiorità paziente)- Signori, ben fortunato di conoscerli, ma, vedano,
la marchesa...
-Anna-
-(impedendogli tuttora di parlare)- La marchesa si fa un pregio di
rendersi interprete dei sentimenti dei suoi amici. Anch’essi, anch’essi
sono fortunatissimi... Siamo tutti fortunatissimi!... Qui, qui la mano,
signor... duca... -(Stringe rabbiosamente.)- Io gliela stringo per me e
per loro, chè, se dovessero fare i convenevoli uno per uno, si andrebbe
troppo per le lunghe. -(Ride)- Ah ah ah!
-Rivoli-
-(piano a Salvetti)- Quei due hanno un urgente bisogno di pigliarsi pei
capelli!
-Anna-
-(con brio pazzesco)- E come va, come va che siete capitato quassù?
Raccontatemi.... raccontatemi.... Fatemi la diagnosi -- si dice
-diagnosi-, dottore? -- sì, fatemi la diagnosi della vostra grave...
risoluzione. E voialtri..., presto, liberatemi di questo po’ po’ di
vegetali. Da che sono diventata erbivora come il signor Giuliano, ne
raccolgo avidamente. Una vera frenesia!... Giuliano, Sandro...
movetevi... prendete... adornate la stanza come di consueto...
-Dionigi-
Eccomi, marchesa.
-D’Alma-
-(dolcissimo)- Mi parrà di guastare la -Primavera- del Botticelli!
-(D’Alma e Dionigi eseguono.)-
-Anna-
-(continuando vivacissimamente)- Guastate! Guastate!... E voi dottore,
voi Gustavo, voi Renato, liberatemi del cappello, del bastone, dello
scialle... -(In capriccioso tono bambinesco)- Dio mio, siate svelti,
siate galanti, non mi fate fare una cattiva figura dinanzi a un
forestiero...
-Albenga-
-(le piglia di mano lo scialle e il bastone e si allontana, osservando
acutamente.)-
-Rivoli-
Pel cappello, faccio io...
-Salvetti-
Faccio io...
-(Si accingono tutti e due a toglierle il cappellino che è fermato ai
capelli con molti spilloni.)-
-(Arturo è presso Anna, e aspetta, ansioso, il momento opportuno per
dirle qualche parola.)-
-(Dionigi e D’Alma distribuiscono i vegetali nei vasi, tra i ninnoli,
intorno ai quadri.)-
-Albenga-
-(piano, a Dionigi e a D’Alma)- Quell’uomo deve essere stato il suo
amante... A me non sfugge nulla!
-Anna-
-(quasi trattenendo le mani maldestre di Salvetti e di Rivoli)- Ohi!
Ohi! Poveri miei capelli!
-Salvetti-
Eh!... Si lavora...
-Rivoli-
-(al profumo di lei, sente disciogliersi le ginocchia.)-
-Anna-
Attento, Rivoli! Voi mi cadete addosso. Su! Su!
-Rivoli- -e- -Salvetti-
-(insieme)- È fatta! -(A quattro mani, portano via il cappello e restano
a confabulare con gli altri.)-
-Arturo-
-(piano e vibrato ad Anna)- Ma perchè questa sciocca fanciullaggine?
-Anna-
-(ugualmente piano e vibrato)- E voi, perchè questa audacia?
-Salvetti-
-(pianissimo a qualcuno degli altri)- Parlano tra loro assai
concitatamente...
-Arturo-
-(ad Anna, sommessamente e con forza)- Io griderò a tutti che son vostro
marito!
-Anna-
-(fredda)- Gridatelo pure, ma sarete grottesco.... -(Ripigliando a voce
alta il tono brioso)- Sicchè, voi, duca, non volete raccontarmi niente.
Siete tutto confuso! tutto intontito! Io non vi riconosco più. Vi trovo
trasformato, e anche un po’ invecchiato! Anzi, invecchiato, soprattutto.
E, d’altronde, se così non fosse, perchè dovreste voi preferire questo
cantuccio selvatico a tutti i centri della civiltà estiva? Sono forse
spariti Aix-les-bains e Ostenda? Sono sprofondati Viareggio e
Vallombrosa? Sono stati aboliti i -cafés-concerts- e i circhi equestri?
Insomma, che cosa vi accade? da quale parte del mondo venite? di quale
paradiso siete voi stanco? quali delizie avete abbandonate? quante
donne? quante mime? quante odalische? quanti harem?.. Ma parlate,
parlate....! Perchè non parlate?
-Arturo-
Se parlate sempre voi, marchesa! Avete il punto interrogativo a
ripetizione... come una mitragliatrice. Quando avrete esaurita la
carica, tenterò di parlare io.
-Anna-
Nel vocabolario degli uomini è scritto: «-Parlare-» vedi «-mentire-».
-Arturo-
Allora, per dire tutta la verità, marchesa mia, tacerò.
-Rivoli-
-(a D’Alma, quasi all’orecchio)- Mio buon signor Giuliano, è il momento
d’andar via.
-Anna-
Ma intanto sedete, duca. Amici miei, aiutatemi a far gli onori di casa.
Una sedia al duca, presto! presto!
-D’Alma, Rivoli, Albenga, Salvetti, Dionigi-
-(prendono ciascuno una sedia e si affrettano ad avvicinarla ad
Arturo.)-
-Arturo-
Oh, grazie!... In ogni caso, -una- mi basterebbe; ma non serve....
-Anna-
Sono pieni di brio questi signori!
-Arturo-
È evidente. Peccato però che questa sera io non possa goderne più oltre.
Ho fatto un lungo viaggio, ecco; e, del resto, mi pare di aver già
troppo disturbato la... piccola colonia, e non voglio abusarne. Finchè
io non cessi di essere un... intruso, sarà meglio che io non sia neppure
un importuno. -(Rivolgendosi ai cinque)- Non è vero?
-(Nessuno dice nulla. -- Tutti hanno l’aria di non rispondere, in segno
di ostilità, guardando altrove, atteggiandosi a distratti. Qualcuno
finge di togliersi con le dita un po’ di polvere.)-
-Arturo-
Prego, prego: non protestino così energicamente! La loro cortesia e
quella della marchesa non m’impediranno di credere che quando si vive
felici in due... o in sei, colui che giunge terzo... o settimo, non può,
là per là, riescire eccessivamente gradito. Ma non c’è da
impensierirsene, veh! -(Gentilissimo e altero, con un sorrisetto
leggermente canzonatorio)- Il tempo è buon diplomatico, e vedranno,
vedranno che, a poco a poco, ci accomoderemo! Marchesa... fatelo
intendere voi ai vostri amici che ci accomoderemo. Non sarà del tutto
inutile che essi comincino ad abituarsi a un tal pensiero, perchè...,
tanto, non c’è che fare: io ci sono... e ci resto.
-Anna-
-(con lieve e involontario impeto)- Ah, questo poi!..
-Arturo-
-(interrompendola con umiltà ostentata)- Io sono venuto a mettermi ai
vostri piedi, marchesa; e non è colpa mia... se ci si sta così bene!
-(Salutando)- Signori..... -(Esce.)-
SCENA V.
ANNA, D’ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.
-(Anna resta irritata e concentrata in sè stessa, ruminando sulla
sfacciataggine di Arturo. Salvetti, Dionigi, Rivoli e Albenga si
scambiano occhiate eloquenti e sono d’accordo nella decisione di dover
lasciare in pace la marchesa. Prendono i loro cappelli e si dispongono a
salutarla.)-
-Anna-
-(di scatto)- Albenga!
-Albenga-
Ai vostri ordini....
-Anna-
Non mi dovevate leggere il settimo atto della vostra commedia?
-Albenga-
Semplicemente il quarto, marchesa.
-Anna-
-(recisamente)- Leggete!
-Albenga-
-(guardando gli altri con un sorrisetto di orgoglio e di trionfo)- Per
farvi cosa grata.... -(Depone il cappello, cava di tasca lo
scartafaccio, lo apre, prende posto presso il tavolino su cui sono la
bottiglia e il bicchiere.)-
-Anna-
-(siede, voltando la schiena ad Albenga e pensando in modo visibile a
tutt’altro.)-
-Salvetti-
-(le si accosta di dietro e, serio e prudente, si accomiata)-
Marchesa....
-Anna-
E non volete sentire?
-Salvetti-
Vi dirò.... Io credo che stasera sia arrivato un medico meno...
-prodigioso- di me, ma più pratico. Per esperimentare me in
un’indimenticabile giornata di nevrosi, vi fu necessario che... un
cavallo vi tirasse un calcio. Per esperimentare lui, sembra vi sia
necessario... che un autore vi legga una commedia. In attesa del
risultato, però, io, provvisoriamente, rassegno le mie dimissioni.
-Anna-
-(alzando le spalle sgarbatamente)- Albenga, leggete.
-Salvetti-
-(s’inchina ed esce.)-
-Dionigi, D’Alma, Rivoli-
-(in piedi, imbarazzati, confabulano tra loro.)-
-Albenga-
-(legge, scandendo le parole come se ognuna di esse fosse una gemma
dovuta alla più alta ispirazione:)- «Il palcoscenico rappresenta un
parco incantevole. Nella gran luce meridiana, i fiori appena sbocciati
effondono una fragranza sensuale, quasi palpabile. -- Si ode il ronzio di
una vespa. -- Poi, un lungo, un lunghissimo silenzio.»
-Rivoli-
-(timidamente)- Perdonate, marchesa, noi vorremmo profittare di questo
silenzio... per salutarvi.
-Anna-
-(vedendo i tre in atteggiamento di commiato)- Ah? Ve ne andate anche
voi?
-D’Alma-
La vostra anima, Anna, stasera è altrove...
-Anna-
-(in fretta)- Be’, andate a raggiungerla, e tanti saluti da parte mia!
Buona sera, buona sera a tutti!
-Dionigi, D’Alma, Rivoli-
-(s’inchinano insieme, ed escono.)-
-Anna-
-(sta tuttora con la schiena rivolta ad Albenga ed è sempre più
distratta.)-
-Albenga-
-(dopo una breve aspettazione)- Ci siete, marchesa?
-Anna-
Io ci sono... -(Guardandosi intorno come se solo ora si accorgesse della
partenza di tutti gli altri)- ... e il bello è che non ci sono che io.
-Albenga-
-(con competenza)- Le riunioni intellettuali, più sono ristrette, meglio
riescono.
-Anna-
Questa non potrebbe essere più ristretta di così! Vi ascolto.
-Albenga-
-(legge:)- «Scena prima. Cammilla e Tulio.³ Essi lentissimamente si
avanzano e seggono presso... una fontana. Cammilla: -- sollevando un poco
il capo -- Era dolce, ieri sera, la vostra voce grigia! -- Tulio: --
tendendo verso lei il braccio destro -- Perchè, voi, Cammilla, voi
eravate... in me!»
³ Il raddoppiare la -m- semplice e il raddolcire le doppie -l-,
pronunziandole come una -l- sola, sono una leziosaggine fonica
messa in moda da certi esteti da strapazzo.
-Anna-
-(seguendo il corso delle proprie idee)- In fondo, è una delle solite
malignità!
-Albenga-
Cosa!?
-Anna-
Quella che ha detto il dottore. «È arrivato un medico più pratico»!...
Con quale diritto egli lo asserisce? -(Alzandosi rabbiosa)- Con quale
diritto?... Leggete. -(E passeggia bruscamente, senza ascoltare.)-
-Albenga-
Leggo, marchesa. -(Legge:)- «Cammilla: Era dolce, iersera...» Ah, no!...
Questo l’ho letto. -(Cercando:)- «Tulio... Tulio... tendendo il
braccio»... eccetera... Ah, ecco! -(Legge:)- «Cammilla: -- Sì, io ero in
voi, io ero in voi, e adesso tutto mi è chiaro. -- Con slancio: -- Nulla
di strano, o Tulio...»
-Anna-
E lo dico anch’io! Nulla di strano! Che c’entra la nevrosi? Arriva un
amico di mio marito all’impensata. Ciò mi secca, m’irrita, mi turba!...
Ma che significa tutto questo? Che significa? Che può significare? Nulla
di strano! Leggete leggete... Leggete, sì o no?
-Albenga-
-(si alza paziente)- Marchesa, stasera, ve lo confesso, non sono in
vena...
-Anna-
Ora comprendo perchè v’interrompete sempre! Potevate dirmelo prima!
-Albenga-
Se vi fa piacere, leggerete voi stessa! -(Un breve silenzio)- Me ne
posso andare?
-Anna-
Oh, altro!
-Albenga-
-(versa l’acqua, ne beve solennemente, e saluta con dignità, lasciando
lo scartafaccio sul tavolino)- Marchesa...
-Anna-
-(senza badargli, lo saluta con la mano)- Arrivederci, arrivederci.
-Albenga-
Buona notte!! -(Esce.)-
SCENA VI.
ANNA, ANTONIO, ARTURO.
-Anna-
-(tocca il bottone del campanello. Suono interno.)-
-(Antonio comparisce.)-
-Anna-
Antonio!
-Antonio-
Eccellenza?
-Anna-
Presto, chiudete il cancello del giardino e la porta d’ingresso, e
andate a letto.
-Antonio-
-(indugia.)-
-Anna-
Avete inteso? Che aspettate?
-Antonio-
Se vostra eccellenza permette....
-Anna-
Vi ordino di chiudere!
-Arturo-
-(entrando)- Obbedite alla vostra padrona, Antonio.
-Anna-
-(mordendosi le labbra)- Ah, no! Adesso, non voglio.
-Arturo-
-(ad Antonio)- Chiudete bene, togliete le chiavi per maggior prudenza, e
serbatele voi.
-Antonio-
È la mia abitudine.
-Anna-
-(ad Antonio)- Ve lo proibisco!
-Antonio-
Vostra eccellenza non mi ha comandato appunto di chiudere?
-Anna-
-(irritatissima)- Meno parole, Antonio!
-Antonio-
-(si allontana, guardando Arturo con la coda dell’occhio.)-
-Arturo-
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