E con questa igiene voi siete sicuro... delle estasi purissime?!
-D’Alma-
-(sorridendo con tristezza)- Comprendo! A voi sembra che la facilità con
cui io mi lascio andare a queste conversazioni intime -(con disgusto)-
sia, per lo meno, un avanzo del materialismo comune. Ebbene, io vi
mostrerò che so e posso trionfarne. -(Con energia)- Da solo a sola con
voi, Anna, io non mi troverò... mai più!
-Anna-
-(con latente stupefazione)- Me lo promettete?...
-D’Alma-
-(con gravità)- Ve lo prometto!
-Anna-
-(con lieve trasparenza comica)- Siete immenso!...
-D’Alma-
Grazie!
-Anna-
Non c’è di che.
-(Un silenzio.)-
-D’Alma-
Ed ora, -(alzandosi)- se non m’inganno, ci siamo detto tutto!
-Anna-
E sfido io! Che altro ci potremmo dire?!
-D’Alma-
Arrivederci...
-Anna-
Arrivederci...
-D’Alma-
Ma... -(fa un gesto complicatissimo e solenne ricordante la risoluzione
presa.)-
-Anna-
-(imitando caricatamente il gesto di lui)- Oh,... siamo intesi!...
-D’Alma-
-(assorto, si allontana. Presso la porta, si trova a faccia a faccia con
Salvetti: ne ha un soprassalto di fastidio, ed esce fuggendo.)-
SCENA IV.
ANNA, SALVETTI.
-Salvetti-
Sono di troppo?
-Anna-
Ma che «di troppo»! Non vedete che se ne va?
-Salvetti-
-(restando sulla soglia)- Io ritengo di essere di troppo appunto quando
non c’è nessun altro.
-Anna-
Quando non c’è nessun altro dovreste piuttosto ritenere di non essere...
sufficiente. Avanti, avanti! -(Mettendosi con cura il cappellino)- Io
aspetto ansiosamente questi cavalli e questi cavalieri. Ben presto vi
lascerò. Non abbiate soggezione di me. Sdraiatevi in una seggiola a
bracciuoli, leggete i vostri giornali, fate il vostro chilo
comodamente...
-Salvetti-
Per obbedirvi.... -(Siede in una poltrona presso il tavolino e sceglie
qualche giornale.)-
-Anna-
Del resto, la vostra colazione, è durata pochino. -(Dopo aver messo il
cappellino incomincerà ad infilare i guanti.)-
-Salvetti-
Come il vostro colloquio con Giuliano.
-Anna-
Preciso.
-Salvetti-
-(con gli occhi sul giornale)- Una bistecca e un po’ di frutta: ecco la
mia colazione.
-Anna-
Un po’ di frutta, senza la bistecca: ecco il mio colloquio. Mi do
anch’io all’erba!...
-Salvetti-
Lo avete... bocciato?
-Anna-
Chi?
-Salvetti-
Giuliano.
-Anna-
Non l’ho neppure esaminato.
-Salvetti-
Sicchè, è soppresso.
-Anna-
Perchè sopprimerlo? È un gentile giovane.
-Salvetti-
Certo.
-Anna-
Alquanto... vaporoso. -(Fa lo stesso gesto complicato che ha fatto
dianzi.)-
-Salvetti-
Spiritualista e vegetariano.
-Anna-
-(sincera)- Quel che c’è di più moderno, sapete.
-Salvetti-
E chi lo nega? Molto moderno, e quindi niente affatto... esigente.
-Anna-
Ah, questo sì!
-Salvetti-
Compiango lui e compiango anche voi.
-Anna-
Credete che per una donna sia così penoso l’essere saggia?
-Salvetti-
Credo solamente che sia meno penoso il non esserlo.
-Anna-
-(dopo una pausa)- Dottore...
-Salvetti-
-(leggendo)- Marchesa?
-Anna-
Disturbo?
-Salvetti-
Anzi.
-Anna-
-(avvicinandosi con amichevole dimestichezza)- In confidenza,... secondo
voi, chi è che potrebbe farmi oltrepassare i confini della saggezza?
-Salvetti-
-(subito)- Chiunque.
-Anna-
-(offesa)- Come?!
-Salvetti-
Lasciatemi finire. Chiunque... sapesse -chiedere-... nel momento
propizio.
-Anna-
-(allontanandosi stizzita)- Eccoci alle solite insolenze!
-Salvetti-
-«Pulsate, et aperietur vobis»- scrisse uno che se ne intendeva.
-Anna-
Non capisco di latino!
-Salvetti-
Sono io qui apposta per tradurvelo. «Picchiate e vi sarà aperto». La
condizione del «momento propizio» non c’è nel testo; ma... oh Dio!... si
legge tra le linee. -(Alzandosi)- E io vi dimostrerò che...
-Anna-
-(interrompendolo esasperata)- Basta! Basta! Basta! Non mi irritate di
più. Coi vostri quarant’anni suonati, dovreste giudicarmi meno
superficialmente. Le condizioni speciali della mia vita non possono
escludere, è vero, la probabilità, vicina o lontana, d’una dedizione; ma
da questo a quello che dite voi, ci corre! ci corre!
-Salvetti-
Io dico lo stesso in sostanza, perchè tutte le donne, quando stanno per
cadere, credono in buonissima fede di trovarsi nelle -condizioni
speciali- che non solo giustificano ma esigono la caduta. E penso io
forse che esse abbiano torto? Oibò! Io non faccio che applicare a voi
una legge naturale, comune a tutta la femminilità militante: -- «non sono
veramente sagge che le donne a cui non si chiede niente».
-Anna-
-(scattando)- Badate, però, che possono essere sagge, malgrado loro,
anche quelle a cui si chiede troppo!
-Salvetti-
Io vi auguro che s’indovini sempre la misura giusta della richiesta.
-Anna-
Ed io auguro a voi che s’indovini sempre la misura giusta del rifiuto!
-(Presa dalla rabbia)- Siete un impertinente!... Siete disgustevole!...
Siete insopportabile! Siete mostruoso! -(Batte a terra i piedi d’una
seggiola, e poi vi siede. -- Una lagrimuccia spunta nei suoi occhi.)-
-Salvetti-
-(sorridendo sotto i baffi)- Calmatevi, via, ve ne prego, calmatevi...:
tanto più che -(guardando alla finestra)- sta per arrivare il conte...
in un magnifico costume di occasione.
-Anna-
Io ho bisogno di graffiare qualcuno!
-Salvetti-
Profittate di me, marchesa, perchè, col conte, non c’è da cavarsi di
questi capricci. Quello lì è troppo ben fatto: si guarda e non si tocca!
SCENA V.
DIONIGI, ANNA, -e- SALVETTI.
-Dionigi-
-(in un pretto costume di sportsman, entrando elegante e brioso)-
Marchesa, le cavalcature sono pronte.
-Anna-
-(bisbetica)- Finalmente! Di chi vi siete occupato, sinora? Della vostra
-toilette-? Credevo che non veniste più. Non mi direte, spero, che il
fare aspettare una signora sia -«molto chic!»-
-Dionigi-
-(confuso)- Marchesa...
-Anna-
Il vostro braccio, subito!
-Anna-
-(senza badare a Dionigi e senza metterglisi al braccio, si rivolge al
dottore, seccamente:)- È deciso dunque che non ci venite?
-Salvetti-
Ne sono dolente, ma è proprio deciso.
-Anna-
È permesso di saperne almeno la ragione?
-Salvetti-
È una ragione... pedestre: non so andare a cavallo.
-Anna-
Imparerete.
-Salvetti-
Troppo tardi!
-Anna-
Cascherete.
-Salvetti-
Ah!... Troppo presto!
-Anna-
-(a Dionigi)- Conte, il vostro braccio...
-Dionigi-
Sono qui a offrirvelo, marchesa...
-Anna-
-(mettendoglisi a braccetto con violenza e quasi trascinandolo via)-
Diventate scortese anche voi!
-Dionigi-
Io?!
-Anna-
Mi dareste una smentita?!
-Dionigi-
No!
-Anna-
Una smentita a me? A me?!
-Dionigi-
Ho detto di no, ho detto di no.
-(Escono.)-
SCENA VI.
SALVETTI -solo, poi- ANNA, DIONIGI, ALBENGA, D’ALMA, RIVOLI.
-Salvetti-
-(segue con lo sguardo, sempre un po’ sorridendo, Anna e Dionigi. Siede
di nuovo presso il tavolino, borbottando:)- Alla vedetta, dottore, alla
vedetta!.. -(Riflette un poco. Riprende il giornale.)-
-(Giunge di lontano un brusio. Sono le voci confuse di Rivoli, Albenga,
D’Alma, Dionigi. Poi si distinguono alcune parole loro e i lamenti di
Anna.)-
-(Di dentro:)-
-Dionigi-
Incredibile! Incredibile!
-D’Alma-
Ma non così, vi prego, non così!
-Rivoli-
Andiamo adagio, santi numi!
-Albenga-
Voi, Rivoli, non potete!... Lasciatela tutta a noi...
-Anna-
-(dolorosamente)- Ahi ahi ahi ahi ahi!
-Salvetti-
-(tra sè)- Ma che cos’è? Questi sono lamenti della marchesa! -(Corre
verso la porta comune e si ferma spaventato)- Oh, diavolo!
-(Entrano Rivoli, Albenga, Dionigi, D’Alma, trasportando Annna, che ha
gli occhi socchiusi e agita un po’ le braccia stringendo in una mano la
frusta.)-
-Salvetti-
Qui, qui, su questa poltrona....
-Rivoli-
-(che sostiene il maggior peso)- Io non ne posso più!
-Dionigi-
Assolutamente incredibile!
-(Adagiano Anna sopra una poltrona. -- Agitazione generale.)-
-Rivoli-
-(mettendosi una mano sulla schiena e lasciandosi cadere su una sedia)-
Sono morto!
-D’Alma-
Un po’ d’acqua!... Ella sviene!
-Albenga-
Meglio un po’ d’aceto!...
-Dionigi-
-(cavando di tasca una boccettina)- Questa è una bottiglia di -smelling
salts-. Eccellente!
-Anna-
-(lamentandosi)- No... non voglio nulla... non voglio nulla... Ahi ahi
ahi ahi ahi!
-Salvetti-
-(con urgenza)- Ma si può sapere sì o no che è accaduto?
-Albenga-
Pare che -Lady Florence- le abbia tirato un calcio degno di un mulo.
-Salvetti-
È orribile!
-Dionigi-
Ed è stranissimo!...
-Anna-
-(tenendo sollevato un piedino)- Ahi ahi ahi ahi!
-Salvetti-
Marchesa... marchesa... Dove siete stata colpita?
-Anna-
-(lamentosamente)- Giù... giù...
-Salvetti-
Al piede, eh?... Dite, marchesa: al piede?
-Anna-
-(con un fil di voce)- No... non precisamente al piede...
-Salvetti-
-(sconcertatissimo)- Non precisamente al piede?!
-Gli altri-
-(sconcertatissimi)- Non precisamente al piede?!!
-Salvetti-
E come si fa?!
-Anna-
Ahi ahi ahi ahi! Che spasimo!
-Salvetti-
Del resto, ella soffre, e io debbo compiere il mio dovere!
-D’Alma-
Mi meraviglio di voi!
-Dionigi-
Non sarebbe di buon gusto, dottore!
-Albenga-
Sarebbe una mancanza di riguardo!
-Salvetti-
Ma voi siete matti! I medici non hanno occhi!
-Rivoli-
Questo è vero!
-Anna-
Dottore, pregateli voi di allontanarsi...
-Salvetti-
Avete udito? A ogni minuto che passa il suo stato si aggrava!... Via!
Via tutti! Ve lo chiedo in grazia! Ve lo comando!
-Gli altri-
-(mormorando, si allontanano mal volentieri e vanno nella stanza
attigua, in fondo.)-
SCENA VII.
SALVETTI, ANNA.
-Salvetti-
-(vivamente preoccupato, chiude la porta e torna ad Anna, premuroso.)-
-Anna-
-(a un tratto, salta in piedi graziosamente.)-
-Salvetti-
-(trasecolato)- Eh?!
-Anna-
Sss.... Silenzio.
-(Parleranno tutt’e due a voce molto bassa.)-
-Salvetti-
E lo spasimo?
-Anna-
Niente spasimo! Ho voluto mandare a monte la gita senza far capire che
non ne avevo più voglia.
-Salvetti-
E il calcio di -Lady Florence-?
-Anna-
L’ho inventato io nel momento in cui nessuno mi guardava.
-Salvetti-
Eppure, questa gita l’avevate proposta voi. Vi ci sareste divertita!
-Anna-
Mi annoiavo di divertirmi, ecco. E tutto per colpa vostra. Solamente voi
avete l’abilità di mettere i miei nervi in agitazione.
-Salvetti-
-(dissimulando la compiacenza)- Me ne dispiace molto, e se potessi
rimediare...
-Anna-
Parlate piano, e aiutatemi, almeno, ad accreditare la menzogna.
-Salvetti-
Va bene, ma io sospetto che quei curiosi stiano a spiare dietro
l’uscio....
-Anna-
Andate un po’ a guardare dal buco della serratura...
-Salvetti-
-(sulla punta dei piedi, va in fondo, esclamando a voce alta:)- Oh,
povera marchesa! Povera marchesa! -(E guarda dal buco della serratura.)-
-Anna-
-(frattanto, si lamenta)- Ahi ahi ahi ahi!
-Salvetti-
Il nemico è lontano. Ma per maggiore precauzione... -(Tira le tendine
sull’uscio.)-
-Anna-
No, no: che fate?
-Salvetti-
I buchi... sono i traditori della scienza! -(Ritornando a lei)- Ora
potete essere sicura che il segreto professionale non escirà da questa
camera.
-Anna-
Di quanto tempo avreste bisogno per compiere il vostro dovere, se
veramente io avessi ricevuto il calcio?
-Salvetti-
Di due o tre ore.
-Anna-
Che esagerazione!
-Salvetti-
Facciamo... un’ora e mezzo.
-Anna-
Ma che dite! Voglio sbrigarmi, io.
-Salvetti-
Non posso mostrare di essere così frettoloso nell’esercizio delle mie
funzioni.
-Anna-
Dieci minuti, e non più! Per un dottore di vaglia come voi, dovrebbero
bastare.
-Salvetti-
-(rassegnato, con intenzione significativa)- E basteranno!
-Anna-
-(disinvolta, senza sottintesi e senza preoccupazioni)- Come
impiegheremo noi questi dieci minuti?
-Salvetti-
-(si guarda attorno per un moto istintivo, e poi le si avvicina,
tormentandosi i baffi nervosamente)- Come li impiegheremo?... Non
sarebbe il caso di cominciare... il tentativo di quella famosa cura, di
cui voi, sinora, non mi avete creduto capace?
-Anna-
-(sorpresa, costernata e severa, indietreggiando un po’)- Che cosa vi
salta in mente, dottore?
-Salvetti-
-(con voce stranamente commossa)- Marchesa, perchè turbarvi così?... Di
che temete? -(Le si accosta di più, guardandola tutta)- Di che temete?
-Anna-
Io non temo di nulla... Ma desidero di chiamare i vostri amici...
-Salvetti-
Voi non lo farete... Sarebbe un’imprudenza grave. Sarebbe la denunzia
della vostra finzione; e questa finzione sarebbe poi per me una
-réclame-, che non è certamente ciò che vi sta più a cuore.
-Anna-
-(presa dal panico)- Sì, ma il vostro contegno... la vostra voce... i
vostri sguardi... le vostre parole... Insomma, dottore, o la smettete...
o io li chiamo!
-Salvetti-
È una minaccia legittima, lo so. Ma se io da questa minaccia mi
lasciassi disarmare, -(accalorandosi)- voi, mia bella ammalata, di qui a
poco mi dareste forse del collegiale, e a chi si è dato del collegiale
non c’è più niente da dare... nè di peggio, nè di meglio!...
-Anna-
-(quasi tremante)- Dottore, non fate lo sciocco, e non insistete...
-Salvetti-
Io insisto, marchesa, perchè questa è la crisi. È la crisi! I dieci
minuti volano... -(Accalorandosi maggiormente)- Voi siete incantevole...
Voi siete irresistibile... E io, per non avere scrupoli di coscienza
-(si slancia come per afferrarla)-, voglio giuocare tutto per tutto!
-Anna-
-(furibonda, colpendolo con la frusta)- E avete tutto perduto anche
prima di giuocare!
-Salvetti-
Ahi! -(Si tocca il braccio colpito.)-
-Anna-
-(chiamando vivissimamente)- Rivoli, Albenga, Dionigi, Giuliano! Venite,
venite subito!... Venite tutti!
-Salvetti-
-(tra sè, mordendosi le dita)- Mi sono sbagliato!
SCENA VIII.
ANNA, SALVETTI, RIVOLI, ALBENGA, DIONIGI, D’ALMA.
-(Essi in fretta irrompono e restano lì, trepidanti allibiti.)-
-D’Alma-
Anna....
-Albenga-
Marchesa.
-Dionigi-
Marchesa....
-Rivoli-
Un altro guaio!?...
-Anna-
-(appena essi compariscono, nasconde nella comicità la propria
concitazione)- Cos’è?! Che avete con quelle facce così bianche?...
-Rivoli-
Eh!... Abbiamo sentito chiamarci in un certo modo.... Capirete.... Ci
siamo allarmati....
-Anna-
Allarmati? -(Ride)- Ah ah ah!... Questa è carina! E di che? Perchè?
Tenevo a farvi partecipare alla mia lieta meraviglia, alla mia gioia, al
mio entusiasmo.... Non mi vedete? -(Mostrandosi ben diritta in piedi)-
Cinque minuti fa soffrivo -- ... soffrivo abbastanza, credetemi -- e,
adesso, vi garantisco che sono... -completamente guarita-. Oh, l’energia
del nostro dottore è stata come l’acqua sul fuoco! Miracolosa!!
-Salvetti-
-(rodendosi dentro e ostentando modestia)- No, non mi elogiate troppo,
marchesa... In fondo poi non si trattava... non si trattava che di
una... piccolezza; e sono io... sono io che debbo alla... docilità
vostra la fortuna di potere annunziare che tutto... mi è riuscito
estremamente facile.
-Anna-
-(agli altri)- Come è modesto!
-Rivoli-
-(piano ad Albenga)- Che diamine sarà accaduto qui dentro?!
-Anna-
E, intanto, amici miei, se me lo permettete, io mi ritiro un poco nelle
mie stanze. Ma s’intende che voi non vi moverete di qui. Più tardi, vi
offrirò da colazione... Tutta erba!... So io quello che dico! Anche a
voi, dottore... Ah no, scusate, mi pare che voi... avete già preso
qualche cosa....
-Salvetti-
Sì, veramente... io ho preso qualche cosa... -(Si tocca il braccio.)-
-Anna-
Comunque sia, non vi sottrarrete, spero, alle congratulazioni e ai
festeggiamenti che vi spettano. Vorrei essere espansiva io pure, ma non
trovo le parole... Gli è che sono un po’ stanca d’emozioni....
Considerate: non capitano ogni giorno il calcio d’un cavallo... e il
prodigio di un dottore. Per ora, festeggiatelo voi, amici miei,
festeggiatelo bene. Egli se lo merita!... -(Una pausa.)- -(Si avvia
verso le sue stanze.)-
-Rivoli-
-(vedendola camminare)- Difatti... c’è da portarlo in trionfo! Io stento
a credere ai miei occhi... Voi non zoppicate nemmeno, marchesa!
-Albenga-
Ma bravo, bravo, dottore!... Un vero prodigio!
-Dionigi-
Decisamente, siete molto forte!
-Anna-
Fortissimo!
-Salvetti-
-(sorride verde.)-
-Anna-
-(passando davanti a D’Alma, che sta a contemplarla poco discosto dalla
porta, e imitando con grazia burlesca la solita intonazione serafica di
lui, lo interroga:)- E voi, Giuliano, non vi congratulate col dottore?
-D’Alma-
-(malinconicamente sospirando)- Penso con dolore, Anna, che non avrei
saputo fare... quello che ha fatto lui!
-Anna-
Lo credo, io! -(Pausa. Indi, salutando tutti e indugiando in una
profonda riverenza esagerata)- A fra poco, signori.
-D’Alma, Dionigi, Albenga, Rivoli, Salvetti-
-(si trovano in fila, a eguale distanza fra loro, e s’inchinano
simultaneamente, dicendo insieme:)-
Marchesa!
-Rivoli-
-(nell’inchinarsi, ha una puntura alla schiena e vi porta su la mano,
facendo una smorfia di dolore.)-
-Tableau!-
-Sipario.-
-Disposizione dei personaggi:-
ANNA D’ALMA DIONIGI RIVOLI ALBENGA SALVETTI
ATTO SECONDO
-Lo stesso salotto. -- È sera. -- Lumi accesi.-
SCENA I.
ANTONIO, ALBENGA, RIVOLI, SALVETTI, DIONIGI.
-(Tutti e cinque in smocking.) (Sopra una consolletta sono cinque
cappelli di forme diverse.)-
-Albenga-
-(è nel mezzo del salotto col suo scartafaccio in mano, guardando in
alto come un ispirato e gesticolando. Poi, con solennità, ad Antonio,
che comparisce dalla porta comune:)- Recate una bottiglia d’acqua e...
un bicchiere con un po’ di zucchero.
-Antonio-
-(Esce.)-
-Albenga-
-(ancora riflette e gesticola.)-
-Rivoli-
-(entrando dalla porta centrale con una stecca da bigliardo in mano,
immediatamente si lascia cadere sulla prima seggiola che trova. Indi, ad
Albenga:)- È una pantomima?
-Albenga-
Studiavo... il valore della voce in certe frasi.
-Rivoli-
Gesticolando come un muto!?
-Albenga-
Caro mio, la voce... io la penso. In ogni vibrazione vocale c’è un lembo
dell’anima!...
-Salvetti-
-(di dentro)- Giacchè la marchesa è fuori, Albenga, venite a giocare
anche voi.
-Albenga-
-(con alterigia)- Non ho mai giocato al bigliardo, dottore.
-Salvetti-
-(di dentro)- C’è qui il conte che fa da maestro a tutti.
-Albenga-
E sia! -(Arrotola lo scartafaccio, lo infila in una tasca, e, uscendo
dal fondo, ripete a Rivoli:)- C’è un lembo dell’anima!... È chiaro?
-Rivoli-
È chiarissimo.
-Dionigi-
-(di dentro)- E Rivoli dove s’è cacciato? Dov’è, dov’è questo Rivoli?
-Salvetti-
-(entrando, anche lui con una stecca in mano, e vedendo Rivoli)- Eccolo
lì!... Non c’è da illudersi: lo stare in piedi non è più affar vostro!
-Rivoli-
Vengo, vengo. -(Si alza mal volentieri, e, parlando col dottore a voce
bassa, esce dal fondo con lui)- Dottore, scherzo a parte, volevo dirvi:
ci credete voi alla cura dell’impiccagione per rinvigorire la spina
dorsale?²
² Per rinforzare la spina dorsale si fa la cura della sospensione con
la macchina Charcot.
-Salvetti-
L’impiccagione? -(Col gesto analogo)- Ma sicuro che ci credo!...
SCENA II.
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