La fine dell’amore
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME TERZO
DON PIETRO CARUSO -- *LA FINE DELL’AMORE* --
FIORI D’ARANCIO -- TRAGEDIE DELL’ANIMA.
3ª EDIZIONE.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States
of America.
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PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di
Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni
senza il consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico
17 Settembre 1882)-.
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United
States of America.
Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514.
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LA FINE DELL’AMORE
-Satira in quattro atti-
Rappresentata per la prima volta al -Sannazzaro- di Napoli dalla
Compagnia -Leigheb-Reiter- nel -maggio del 1896-.
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INDICE
ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
ATTO TERZO
ATTO QUARTO
PERSONAGGI:
-Marchesa Anna Di Fontanarosa-, 22 -anni-
-Marchese Arturo Di Fontanarosa-, 35 -anni-
-Il Dottor Fulvio Salvetti-, 39 -anni-
-Giuliano D’Alma-, 30 -anni-
-Il Conte Sandro Dionigi-, 24 -anni-
-Renato Albenga-, 35 -anni-
-Gustavo Rivoli-, 40 -anni-
-Antonio-, vecchio servo
-Filippo-, giardiniere
Epoca: verso il 1890.
-La scena rappresenta il salotto del villino abitato della marchesa di
Fontanarosa, in una campagna non frequentata da villeggianti. Nella sua
grande eleganza, questo salotto ha qualche cosa di campestre e di
capriccioso.-
-Nessun divano, ma seggiole e poltrone di tutte le dimensioni.
Sgabelletti civettuoli, quadri, statuine, mobili varii, tavolini con su
ninnoli, fiori, giornali. La camera è di forma ottagonale, e però lo
spettatore ne vede, naturalmente, cinque pareti. Una porta alla parete
destra, una alla parete sinistra, una porta a due battenti alla parete
centrale, in fondo, con tendine da potersi distendere su tutto il vano.
La porta maggiore, che dà adito alla sala d’ingresso, si apre in una
delle pareti collaterali a quella del centro. Nell’altra parete
collaterale si apre un finestrone ampio, dal quale si scorgono i rami
degli alberi del giardino contiguo e le tinte tenui e vaporose del
cielo.-
N. B. -- -Tre poltrone, tra le altre, in prima linea devono
formare una specie di gradazione: la seconda poltrona deve
essere più bassa e più comoda della prima; la terza più bassa e
più comoda della seconda: esse serviranno a- -Rivoli-, -nella
prima scena del 1º atto. È anche necessario che l’uscio della
camera di- -Anna- -si apra in fuori, sul palcoscenico (e ciò
servirà ad- -Anna- -per le scene culminanti del 2º e del 4º
atto) e che le portiere siano dentro, cioè nelle quinte.-
ATTO PRIMO
SCENA I.
-Il dottor- SALVETTI, -il conte- DIONIGI, GIULIANO D’ALMA, RENATO
ALBENGA, GUSTAVO RIVOLI, -poi- ANTONIO.
-(Tutti sono seduti, con aria di persone di casa. Giuliano D’Alma ha un
libro in mano, e legge estasiato. Renato Albenga ha in mano un taccuino
ed un lapis con cui scrive. Il più appartato è Gustavo Rivoli.)-
-Salvetti-
-(ad Albenga)- Non perde tempo il nostro drammaturgo!...
-Albenga-
Eh!
-Salvetti-
Scrivete sempre?
-Albenga-
Butto giù degli appunti. Noialtri artisti psicologici siamo gli
apparecchi sismografici dell’umanità.
-Salvetti-
Scusate se è poco!
-Dionigi-
-(Si alza, si avvicina a uno specchio e comincia a tormentare la sua
cravatta.)-
-Albenga-
Noi osserviamo tutto. Valutiamo tutto. In ogni più piccolo movimento,
l’uomo ha per noi una rivelazione.
-Salvetti-
Attento! Attento!
-Albenga-
Che è?
-Salvetti-
Occhio al conte Dionigi! Egli è dinanzi a uno specchio. Chi sa quante
cose può rivelare!...
-Albenga-
-(disdegnosamente, continua a scrivere.)-
-Dionigi-
-(sincero)- Io rivelo che questa cravatta non va con questo colletto.
-Salvetti-
Che disgrazia!
-Dionigi-
Sì, sì, mi sento infelice! Ed è una cravatta di Boivais!
-D’Alma-
-(entusiasticamente, sempre con gli occhi sul libro)- Oh, bella! Molto
bella!
-Dionigi-
-(mirandosi)- Bellissima, ma ci vorrebbe un altro colletto! -(Torna a
sedere.)-
-D’Alma-
-(a Dionigi)- Ma che colletto?!... Parlavo di questa pagina, che è
stupenda. Sentite voi, dottor Salvetti.
-Salvetti-
Son tutto orecchi.
-D’Alma-
-(legge ritmicamente)- «La caducità della materia implica l’imperfezione
dell’amore carnale. Ciò che è costituito da una combinazione chimica e
che è destinato a dissolversi non può essere la sede dell’amore. -(Con
enfasi)- Due esistenze che si -amano male- sono due linee convergenti,
ma quando la donna...
-Antonio-
-(venendo dalla porta a sinistra)- Si sta vestendo... e viene subito.
-(Attraversa la stanza ed esce dalla porta comune.)-
-D’Alma-
-(leggendo)-... e l’uomo -si amano bene-, le loro esistenze sono due
linee parallele, le quali non s’incontrano che all’infinito. Ed ecco
l’amore spirituale ed eterno, ecco la perfezione!».
-Albenga-
Ho già messo io qualcosa di simile in bocca al protagonista del mio
dramma psicologico -«la Vittoria»-.
-Dionigi-
-(un po’ distratto)- Io, una volta, avevo un -yacht- che si chiamava
così. Filava sedici nodi all’ora con vento fresco.¹
¹ -«Con vento fresco»-, in gergo nautico, significa: con vento
vivace.
-Albenga-
-(alzando le spalle)- Oh! -(Scrive di nuovo.)-
-Salvetti-
-(a Dionigi)- Voi invece, con la marchesa, filate anche senza vento...
-D’Alma-
Dunque, dottore, non vi va questa specie d’amore?
-Salvetti-
Grazie, no. Non ne prendo. Ma lo consiglio spesso agli altri: «soluzione
di amore spirituale». È una delle mie ricette.
-Rivoli-
-(pigramente)- Per quali malattie?
-Salvetti-
Per la vostra, ad esempio.
-Rivoli-
Ma io sto benone. -(Si alza con lentezza da una poltrona e si sdraia in
un’altra più bassa e più comoda: la sua schiena è alquanto curva e le
sue gambe sono visibilmente fiacche nelle giunture.)-
-Salvetti-
Si vede!
-Rivoli-
Che si vede?
-Salvetti-
Una schiena e due gambe che sembrano di pasta frolla.
-Rivoli-
Dovreste vederle alla prova!
-Salvetti-
Non ci tengo.
-Rivoli-
Per invidia?
-Salvetti-
Forse.
-Rivoli-
Difatti, la marchesa vi ha già qualificato: «astemio».
-Salvetti-
Meglio.
-Dionigi-
Non vi fidate, Rivoli. Il dottore è come un buon cavallo da corsa
montato dal più astuto dei fantini. Lungo la pista, ha l’abitudine di
lasciarsi distanziare, ma -«tiene la corda»-, come diciamo noi, e
all’ultimo giro, in vista del palo d’arrivo, guadagna terreno. Voi lo
quotate dieci contro uno; ma io, se faccio da -book-maker-, nella
peggiore previsione, lo do alla pari.
-Salvetti-
Risparmiatevi questa pena, perchè io non corro.
-Dionigi-
-Play or pay-, dottore!
-Salvetti-
Questo non so che significa, ma non importa! Il certo è, giovanotto mio,
che sulle piste femminili, il palo d’arrivo muta di posto a seconda
delle condizioni fisiologiche d’una donna. Non si tratta di correre; si
tratta di aspettare. Nella vita di lei c’è sempre un quarto d’ora in cui
non si ha che a stendere la mano per afferrarla... come un frutto
maturo.
-Dionigi-
Oh, oh, dottore! Poco elegante tutto questo, poco di buon gusto! Poco
-comme il faut-!
-Salvetti-
Ma molto vero.
-D’Alma-
Io sostengo che è assurdo!
-Albenga-
-(con importanza)- Nè assolutamente vero, nè assolutamente assurdo. Sono
fenomeni che io ho approfonditi. Il quarto d’ora della vulnerabilità
arriva ma esso è determinato da una influenza, da un fluido, da una
forza fascinatrice...
-Rivoli-
-(si alza lentamente e si sdraia meglio in un’altra poltrona anche più
bassa e più soffice, stendendo le gambe sopra uno sgabello e
respirando:)- Ah!
-Albenga-
-(continua)- E questa forza, signori miei, può essere la bellezza, può
essere la bontà, può essere l’astuzia, può essere... non spetterebbe a
me il dirlo... ma può essere, ed è, spesse volte, l’arte...
-Rivoli-
Dio buono! Meno teorie e più fatti!
-Salvetti-
E dire che sono i fatti quelli che vi hanno liquidato!
-Rivoli-
Uhm! Non ancora.
SCENA II.
ANNA, SALVETTI, DIONIGI, D’ALMA, ALBENGA, RIVOLI.
-Anna-
-(sporgendo la testa dalla porta a sinistra e nascondendo il capo dietro
la portiera, chiama:)- Conte Dionigi!
-Dionigi-
-(alzandosi subito)- Marchesa? -(Tutti s’alzano e s’inchinano.)-
-Anna-
Per un vestito d’amazzone, in campagna, che colore mi consigliereste?
-Dionigi-
-(cercando di vedere)- Se potessi indovinare...
-Anna-
Ah, no! Dovete essere... indipendente.
-Dionigi-
Ebbene, il grigio.
-Anna-
E voialtri?
-Albenga-
Io direi il -bleu-. C’è una mia protagonista che si veste così.
-D’Alma-
Il color Valkiria, marchesa!
-Anna-
Non c’è! E voi, dottor Salvetti?
-Salvetti-
Le donne a cavallo mi sono odiose in tutti i colori.
-Anna-
Orso!
-Salvetti-
-(paziente)- Orso.
-Anna-
Uno!... Due!... E tre!... -(Viene fuori d’un salto e si ferma.) --
(Risatina.)- Eccomi qua! -(Indossa un vestito d’amazzone grigio. Porta
in mano guanti, frusta e cappellino.)- Conte, non siete voi che avete
indovinato il mio colore, sono io che ho indovinato il vostro.
-Dionigi-
Molto inglese! -(Analizzando seriamente il vestito di lei)- Molto
-chic-! molto -chic-!
-Anna-
A voi! -(Stendendo il braccio)- Si procede al baciamano.
-(Tutti si dispongono in fila come dinanzi allo sportello d’un
bigliettinaio, aspettando il loro turno.-
-La Marchesa resterà ferma col braccio teso, ed essi le si accosteranno
l’uno dopo l’altro, ordinatamente.)-
-Dionigi-
-(le prende la mano e gliela bacia con estrema eleganza.)-
-Albenga-
-(gliela bacia guardando lei con occhi pieni di pensieri importanti.)-
-D’Alma-
-(le solleva le dita con le dita e timidamente indugia accostandovi la
bocca.)-
-Anna-
Coraggio, signor Giuliano, coraggio!
-D’Alma-
Non ne ho mai quando so di profanare quello che tocco. -(Le sfiora le
dita con le labbra.)-
-Rivoli-
-(che era già dietro a Giuliano D’Alma, aspettando il suo turno)- Io ne
ho sempre quando so di toccare quello che profano. -(Le bacia la mano
avidamente e vorrebbe continuare.)-
-Anna-
-(ritirando il braccio)- Ho sentito, ho sentito!
-Salvetti-
-(con subitanea risoluzione)- Per conto mio, rinunzio.
-Anna-
-(con lieve moto di dispetto)- Lo so che siete astemio!
-Rivoli-
-(a Salvetti)- Non ve l’ho detto, io?
-Dionigi-
Sicchè, il programma di oggi, marchesa, è indicato dalla vostra
-toilette-?...
-Anna-
Come? Non s’era già stabilito d’andare a cavallo sino al laghetto e di
fare colazione alla -Capannella d’oro-?
-Dionigi-
No, marchesa...
-Anna-
Oh, che testa! che testa che ho io! Ma è spaventevole! -(Ride)- Ah ah
ah! Intendo. L’avrò sognato... Da che sono in campagna non faccio che
sognare!
-D’Alma-
-(con dolcezza poetica)- Come me.
-Rivoli-
-(con un rimpianto di cupidigia lasciva)- Come me.
-Anna-
E sapete, per esempio, l’altra notte che sognai? Sognai... d’averlo
finalmente trovato.
-Rivoli-
Chi?!
-Anna-
Non so bene chi, ma era -lui-! Era lui, era proprio lui, era proprio
quello che viceversa cerco da due anni -(declamando per celia)- e che
forse non troverò giammai. -(Risatina.)-
-Albenga-
-(con aria di competenza)- Marchesa, dalle mie osservazioni mi risulta
che le mogli, che hanno il vostro temperamento, sono avide di libertà,
ma non possono vivere che di tirannia. Esse fuggono il marito, sì, come
faceste voi, ma cercano un altro tiranno.
-Anna-
-(seria)- Aimè! Mio marito non è stato neppure un tiranno.
-Dionigi-
E poi non sarebbe mica di buon gusto. Voi, marchesa, -ça va sans dire-,
avete il diritto di cercare uno schiavo...
-Rivoli-
Un amante, che diamine!
-Salvetti-
Un «reagente»!
-D’Alma-
Un’anima... parallela!
-Anna-
-(con umorismo)- L’anima parallela non mi dispiacerebbe. Ma tutte queste
distinzioni sono di ordine secondario. Io cerco, purtroppo, quel che è
più raro e più irreperibile, al giorno d’oggi, sulla faccia del mondo.
Io cerco... un uomo!!
-Tutti-
Eh?!!
-Rivoli-
-(non si regge più sulle gambe si ritrae indietro e siede sul bracciuolo
di una poltrona.)-
-Anna-
A voi pare una cosa facile?... V’ingannate. Per gli uomini, si sa, tutti
gli uomini sono uomini. Ma per noi donne, è diverso! -(Risatina)- Ognuna
di noi non ammette che un uomo solo: quello che sa conquistarla. Orbene,
amici miei, non potete disconoscere che, ai tempi nostri, la galanteria
è divenuta molto diffusa, ma punto tentatrice. Ricordate, eh?, tutta
quella numerosa schiera di giovanotti che in città ingombravano il mio
salotto? Io vi domando: quale poteva essere per me un vero
conquistatore? Dieci di essi mi facevano la corte per vendicarsi dei
fiaschi ottenuti con le mie nemiche; altri dieci me la facevano per
farla... alle mie amiche, ed era un po’ come quel grazioso giuoco,
quello che voi, conte, conoscete così bene...
-Dionigi-
-(stupidamente)- Il -bézigue-?
-Anna-
Ma no!... Un giuoco di bigliardo...
-Dionigi-
Ah! La -carambole-...
-Anna-
Benissimo!... la carambola: urtarne -due- per non fermarsi,
possibilmente, a nessuna... E quelli, poi, che mi facevano la corte per
non farla che a me, avevano un’aria così indolente, così pigra, così
stanca -- peggio di Rivoli, veh!...
-Rivoli-
-(si dirizza d’un subito in piedi, a guisa d’una molla.)-
-Anna-
-(continuando)-... che non avrei osato di sceglierne uno senza sentire
il dovere di dirgli: «Scusi l’incomodo». -(Ride)- Ah ah ah! Almeno, qui,
in questo eremitaggio, non ci sono che io. Marchesa di Fontanarosa a
tutto pasto! Voi potete giocare a... carambola sul mio bigliardo; ma nel
mio salotto non più; ed io -(scherzosa)- posso contare sulle vostre
intenzioni, perchè..., mettiamo le cose a posto,... se siete riuniti in
questo recondito angolo del mondo, significa che mi ci avete seguìta!
-Tutti, meno Salvetti-
-- Naturale!...
-- Senza dubbio!...
-- È vero!...
-- È evidente!
-Salvetti-
Domando scusa, marchesa: io non vi ci ho seguita: io vi ci ho
incontrata.
-Anna-
Ma ci rimanete.
-Salvetti-
Ci rimango...
-Anna-
E non ci rimanete forse per me?...
-Salvetti-
In qualità di medico.
-Anna-
Ma io non sono malata.
-Salvetti-
La vita di una donna senza marito è sempre una malattia!...
-Anna-
Che voi non sapete curare...
-Salvetti-
Mi ci provo.
-Anna-
-(pungente)- Ma non ci riuscite!
-Dionigi-
-(mettendo la mano sul petto all’uso schermistico.)- «Toccato», dottore!
-Salvetti-
-(condiscendente)- «Toccato».
-Anna-
-(con solennità gioconda, salendo sopra uno sgabbelletto)- Si mette ai
voti il programma della gita a cavallo!
-Dionigi-
Accettato all’unanimità!
-Albenga, D’Alma, Rivoli-
-(insieme)- All’unanimità!
-Salvetti-
Meno uno!
-Anna-
Peggio per quell’uno.
-Salvetti-
-(a Rivoli, guardandogli le gambe)- Come!! Ci andate anche voi a
cavallo?
-Rivoli-
E perchè non dovrei andarci?
-Salvetti-
Avete un bel fegato!
-Anna-
Conte, mi cedete il vostro -Black boy-?
-Dionigi-
Mi permetterei piuttosto di offrirvi la mia cavallina. -Black boy- è
troppo duro di bocca e devo lavorarmelo io. Se mi date licenza, vado io
stesso a insellare -Lady Florence-.
-Anna-
E gli altri?
-Dionigi-
Noleggeremo i bucefali del Santoro.
-Albenga-
Ma sin là c’è una tappa di un chilometro.
-Anna-
Ci andrete voi, Rivoli.
-Rivoli-
... Con piacere.
-Anna-
E presto, eh?
-Rivoli-
Volo, marchesa. -(Si allontana, sforzandosi, invano, di affrettare il
passo, ed esce.)-
-Anna-
Abbiate pazienza, Albenga: andateci voi pure, perchè Rivoli non mi
sembra molto disposto a volare.
-Albenga-
Vi servo, marchesa. -(Esce.)-
-Dionigi-
Io corro alla scuderia.
-Anna-
Grazie.
-Dionigi-
Prego... -(Esce.)-
-Salvetti-
-(accomiatandosi)- Ed io, giacchè ho da restar solo, vado a fare un po’
di onesta colazione.
-Anna-
Superfluo il dirvi, dottore, che durante la mia assenza voi siete
padrone della mia casa come di solito. Qui, troverete seggiole a sdraio,
libri, giornali illustrati: tutte cose di cui difetta il vostro
alberghino, esageratamente campestre.
-Salvetti-
Troppo buona, marchesa. Profitterò. -(Via.)-
SCENA III.
ANNA -e- D’ALMA.
-D’Alma-
-(è lontanissimo da lei, in un canto della stanza, nel suo atteggiamento
di sognatore.)-
-Anna-
-(siede.) (Un silenzio.)- E voi?
-D’Alma-
Io... deploro!
-Anna-
-(schiettamente curiosa)- Che deplorate?
-D’Alma-
Quello che qui accade.
-Anna-
È strano! A me pare che non accada proprio niente.
-D’Alma-
-(serafico)- Non siete voi, Anna, la farfalla intorno a cui scherzano
dei bambini più o meno insidiosi?
-Anna-
-(un po’ imitandolo)- E non siete voi, Giuliano, uno dei bambini più o
meno insidiosi che scherzano intorno a questa farfalla?
-D’Alma-
Oh, no!... Io la guardo! Io l’ammiro!... Ma la mia mano non oserebbe mai
di ghermire quelle ali agitate vertiginosamente da una così gentile
inconscienza.
-Anna-
Mai?!
-D’Alma-
Mai! -(Siede.)-
-Anna-
-(risatina)- Converrete che c’è del metodo in tutto questo.
-D’Alma-
Attribuireste voi a me, come agli altri, un volgare calcolo...
maschile?!
-Anna-
Volgare, non so; ma, via, maschile... credo di sì.
-D’Alma-
-(con accento drammatico)- Quale inganno è il vostro!!
-Anna-
-(di scatto)- Cosa?!
-D’Alma-
Anch’io, è vero, sono vissuto nella corruzione. Anch’io sono stato
vittima dell’abbrutimento che col pretesto degli istinti... coinvolge
l’umanità!... Ma quando ho conosciuto voi, creatura eletta, minacciata
dalla corrente malefica, io ho avuta nausea di me stesso. La mente mia
ha concepito la salvezza di un affetto inestinguibile; e ha visto,
luminosa, la possibilità di eliminare l’errore, di sollevarsi dal fango
e di correggere perfino i così detti istinti...
-Anna-
-(spalancando tanto d’occhi)- Ah?!
-D’Alma-
E d’allora in poi, Anna, il miraggio della mia vita si è elevato; e,
vagheggiando le estasi purissime delle anime che s’incontrano
all’infinito, io non ho desiderato che il godimento di un amore
perfetto, casto, immateriale!...
-Anna-
-(lo guarda, sorpresa, attonita. Indi, dissimulando nell’ammirazione uno
strano dubbio)- E... ditemi: sono certamente io... la -sola donna- che
vi abbia ispirato un amore... di questa specie?
-D’Alma-
La sola!!!
-Anna-
-(con orgoglio entusiastico foderato d’ironia)- È una grande
sodisfazione! -(Pausa. Poi, con burlesca volubilità, alzandosi)- E se
per caso fossi stata vostra moglie?
-D’Alma-
-(imbarazzatissimo)- Non mi sono mai permesso di rivolgermi una simile
domanda.
-Anna-
Ah, già! Dimenticavo che, dati i vostri ideali, non ci sono più mogli...
e, soprattutto, poi, non ci sono più mariti. -(Sospirando)- Io, invece,
sono molto maritata! -(Risatina)- Perchè le mogli separate dai loro
mariti possono sentirsi più maritate delle altre?
-D’Alma-
-(confuso)- Marchesa... come volete che lo sappia io!?
-Anna-
Avete ragione! Nondimeno, il perchè è così semplice! Un marito, anche se
intrinsecamente abbominevole, stando lontano, vale sempre più di quanto
varrebbe se stesse vicino. Sono due anni che mio marito.... è separato
da me. Da questo punto di vista, io comincio a sentirmi maritatissima!
-D’Alma-
-(dopo una reticenza)- Lo amate?
-Anna-
-(contraffacendolo)- Lo amavo! -(Un silenzio. Poi, ride un po’)- Ah ah!
-(Mutando di nuovo e sedendo)- Vi compiacereste di darmi dei
chiarimenti?
-D’Alma-
Su che?
-Anna-
Sulla... «correzione degli istinti»?
-D’Alma-
Volentieri. -(Pausa)- Avete voi letto Tolstoi della prima maniera?
-Anna-
Io ho letto... per esempio, -Nanà-, di Zola...
-D’Alma-
Ma non è precisamente lo stesso!
-Anna-
Be’, che dice il vostro Tolstoi della prima maniera?
-D’Alma-
Ecco... -(Fruga nelle saccocce e ne cava parecchi libri.)-
-Anna-
Lo avete sempre in tasca?
-D’Alma-
Sempre! È uno dei miei compagni prediletti. -(Sceglie uno dei libri, lo
apre e lo dà ad Anna, mostrandole una pagina)- Leggete qui.
-(Soavemente)- È modernissimo!
-Anna-
-(dopo aver letto un po’)- Uh! Guarda guarda guarda!... Voi, per amarmi
così sublimemente, non mangiate che erba?!
-D’Alma-
Non vi fermate a certi particolari, vi prego.
-Anna-
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