--È giusto,--convenne Alvise. Altri amici sopravvennero, e Filippo li interrogò, e da ciascuno ebbe la conferma che lo scandalo dilagava, che in alto e in basso, nel salotto e nell'osteria, ancora non si parlava se non del duello; qualche amico più addentro nella confidenza di Filippo ripetè, attenuando, i discorsi che correvano, e anche attenuati, specialmente per Loredana, erano oltraggiosi e provocanti.... Le visite si susseguirono fin quasi all'ora del pranzo; e Filippo ne uscì in uno stato di fredda disperazione. Piegò il capo sul braccio sinistro appoggiato alla tavola, e restò immoto a pensare. XII. A pensare; ma non seppe mai quanto rimanesse in quella positura. Lievemente, con un passo che il tappeto smorzava del tutto, Loredana entrò nello studio verso le otto, per chiamar Filippo a pranzo. Ella sorrideva, perchè da qualche giorno era certa della guarigione dell'amante, e quel viaggio a Roma, di cui s'era parlato, le piaceva molto. Intorno a Roma avevan ricamato mille fantasie l'estate innanzi, a Sirmione, poi non se n'era fatto più nulla per le vicende susseguite. Loredana si fermò di botto sul limitare, e fu per mandare un grido. Filippo era seduto, con la testa reclinata sul braccio, immobile. La giovane accorse, gli toccò una spalla, ed egli alzò il capo sussultando. --Che c'è?--disse. Loredana vide ch'egli aveva gli occhi lucidi di lagrime, e ne rimase sbigottita. --Hai pianto?--chiese.--Flopi, hai pianto? Che cosa è avvenuto? L'amante scosse la testa, infastidito e confuso. --No, no,--disse,--non ho pianto.... --Sì, hai gli occhi rossi e umidi.... Che cosa è avvenuto, in nome di Dio? Filippo si alzò, fece un giro per la camera, silenzioso, mentre Loredana lo guardava attonita, quasi non lo riconoscesse; ella avrebbe potuto imaginare nei suoi sogni qualunque cosa strana, ma non avrebbe imaginato mai di dover vedere un giorno il viso di Filippo bagnato dalle lagrime; questo spettacolo superava tutto che di più orribile e di più straordinario ella poteva sognare.... --Dimmi che cosa hai!--insistette.--Per carità, Flopi, non farmi morire di spavento; rassicurami, dimmi una parola, non esser crudele a questa maniera.... Filippo s'arrestò nel bel mezzo della camera. --Che cosa ho?--disse.--Non ne posso più, ecco! Ho tutta la città contro di me, tutti i parenti, tutti gli amici, tutti gli sconosciuti, tutti gli sfaccendati, tutti, i ricchi e i poveri, i buoni e i cattivi, tutti sono contro di me. Questo duello ha sollevato uno scandalo senza esempio, e ha coperto di fango me e te. Io sono un vanesio che compromette le donne, un «trombone» come dicono a Venezia, e tu una sgualdrinella, e i nostri nomi sono popolari.... Ah sì, popolari ormai!... Nelle taverne ci conoscono come nei palazzi, e non abbiamo uno, un solo che ci difenda! Hai capito, Lori, che cosa ho? Un uomo non può combattere contro la folla; sono stritolato da una tempesta che ho sollevato io; non mi posso muovere, perchè la folla son tutti e non è nessuno.... Chi prendere? A chi chiedere ragione? Che cosa devo fare? Io non lo so; Priùli mi ha detto di fare un lungo viaggio, e sta bene, ma poi? Dovremo tornare, non potremo viaggiar tutta la vita, e rimettendo il piede a Venezia, io sarò il «trombone» e tu la sgualdrina.... È odioso, Lori! Non mi sono mai perduto d'animo, non ho mai piegato, fin che si trattava di discutere coi parenti; ma oggi non so dove dar la testa, perchè ho di fronte una città, l'intera città, ti dico, nella quale il pettegolezzo è un'arte, la sola rimasta a questi cialtroni. Capisci, Lori, che cosa ho? Non ne posso più, non ne posso più, non ne posso più!... Loredana aveva capito; aveva chiaramente e interamente capito. Dopo il primo senso di terrore e di smarrimento, la giovane stava come agghiacciata, rigida e muta. Aveva compreso; Filippo era vinto; non si poteva chiedergli di più; perduta la famiglia, aveva resistito; perduta una fortuna, aveva resistito. Ora, davanti al ridicolo, davanti ai ghigni della moltitudine, davanti alla gazzarra, allo scandalo osceno, davanti al disonore--non lo accusavano di compromettere le donne?--Filippo era vinto, e piangeva. Lei, con la sua leggerezza incredibile, lo aveva lei con le sue mani spinto in quell'abisso. Ella rimaneva a testa china, le braccia pendenti lungo il corpo. Filippo la vide e le si avvicinò. --Scusami,--disse.--Scusami, Lori. È stata una debolezza imperdonabile, la mia; non dovevo affliggere anche te. Ora è passata.... Faremo un lungo viaggio, ti piace? Prima a Costantinopoli, e là poi decideremo dove andare: io posso rimanere assente anche due, tre anni. Odio Venezia, ormai, non mi ci posso più vedere! Non mi rispondi, Lori? Ella non rispondeva: aveva capito e stava pensando che cosa dovesse fare, che cosa il suo amore chiedesse da lei, e tutto le pareva orrendo. Cercava dentro il cuore l'energia per il domani, e sentiva il cuore gelido, come pervaso repentemente da un veleno mortale. --Non mi rispondi?--chiese Filippo di nuovo.--Guardami, non sono più triste; ha ragione Priùli: un lungo viaggio ci farà dimenticare, e intanto saremo felici. Condurrò con noi anche la Teobaldi, il povero folletto, e la faremo cantare.... Che ne dici, Lori? Ella non rispondeva. Il suo amore era finito. Bisognava far qualche cosa, non si poteva accettare il sacrificio ultimo dell'uomo che aveva sacrificato già tanto; l'amore, l'amore vero, voleva da lei qualche cosa di più. --Va bene,--disse fievolmente, per dire.--Va bene, Flopi. Ora guarisci, perchè non puoi partire così; e dopo decideremo tutto.... Va bene.... Sì, anche Clarice; la faremo cantare.... Tacque subito per non dare in uno scoppio di pianto, in un urlo di dolore. --È tardi,--soggiunse.--Andiamo a pranzo.... A tavola li aspettava, come al solito, la signora Teobaldi, la quale aveva preparato un discorso intorno a certe opere che si davano alla Fenice, e voleva esprimere alcuni giudizii categorici sulla musica moderna, sulla morte del bel canto.... Ma rimase esterrefatta vedendo Lori e Flopi; il conte pallido come un cadavere; la ragazza pareva intormentita. Mangiarono in silenzio, senza guardarsi; Filippo e Loredana anzi, dimenticavano spesso di mangiare e restavano con gli sguardi perduti nel vuoto. Piero cambiava le posate, senza che il conte avesse toccato cibo; anche Piero era costernato per quello spettacolo di tristezza. Certo, era avvenuta qualche sciagura; ma dove, ma quando, se proprio quel giorno nessuno era uscito di casa, se proprio quel giorno non era arrivato nemmeno un telegramma? Il conte aveva di tanto in tanto un fremito subito contenuto; ripensava alla folla che correva le strade, trascinando il suo nome e il nome di Loredana; gli pareva d'udir le sghignazzate degli oziosi maligni.... La fanciulla, inerte, con un gran freddo dentro, si rivolgeva alcune domande angosciose, alle quali non trovava risposta. Subito dopo il caffè, il conte le baciò la mano e si ritirò. Clarice e Loredana rimasero sole, innanzi alla tavola, che Piero, interamente smarrito, aveva dimenticato di sparecchiare. Un grande silenzio, un silenzio d'angoscia invase la sala; non si udiva fuori se non la cantilena monotona della pioggia che cadeva fitta e instancabile da più ore. --Contessa,--mormorò Clarice con voce supplichevole.--Contessa, mi dica.... Ma Loredana rabbrividì da capo a piedi, come un'aspide l'avesse morsa. Guardò la vecchia amica dalle terribili sopracciglia al nerofumo, la buona donna che le era sempre stata al fianco, i tristi giorni e i lieti. Una raffica di vento sfiorò la casa fra le tenebre e fece traballare i cristalli alle finestre. La giovane stese le braccia nel vuoto. Perdutamente, con uno scoppio di pianto, disse: --È finita!... È finita!... È finita!... XIII. Per le calli e le callette per le quali la plebe, il popolo, la borghesia si dan di gomito e i ragazzi sgusciano da ogni parte e la gente va, accodata qualche volta a una coppia lenta e pigra, che sbarra tutta la strada, Loredana si recò da sua madre. L'alito di quella vita intima le soffiava in volto; finestre di case spianti le case di faccia; dalla soglia d'un negozio dov'erano appesi stoccafissi secchi, le parole e le bestemmie che al suo passaggio si tramutavano in madrigali grossolani; più là, in alto, un'esposizione di panni variopinti e teste di donne che si affacciavano a guardarla; per quest'altra calle, un facchino rotolante una botte vuota e il codazzo di monelli che correvano a dar mano per arrestare d'un tratto il viavai e obbligare i passanti a farsi contro il muro o a ripararsi dentro le porte. Una baruffa di femmine armate di ciabatte, lo scialle scivolato dagli omeri raccolto sotto il gomito sinistro, e una bordata d'ingiurie metaforiche furono, presso la sua casa, gli ultimi incidenti della corsa; e Loredana salì, l'anima chiusa da una malinconia infinita. Era stanca. Lo spettacolo della miseria morale e materiale del popolo non l'aveva mai colpita come in quel giorno in cui il suo cuore era vinto da uno sconforto immenso. Tutta la vita non le pareva se non una trama di dolori, di cose turpi e infami, di giunterie e di volgarità, un torrente di fango al quale gli uomini devono abbeverarsi. L'illusione li sorregge un poco e li guida; poi d'un tratto l'orribile sapore avvelena la bocca e i bevitori si svegliano allo sconcio inganno. Anche in casa di sua madre, non sapendo raccapezzarsi tra le mille storie che correvano le vie, le amiche avevan filato caligine; tanto che se non fosse stata la ritrosia e quasi il pudore di varcar quella soglia, la signora Emma sarebbe andata lei da Loredana a chieder notizie. La giovane raccontò a sua madre tutto quello che era seguito: Emma impallidì, quando apprese che Filippo aveva pianto. --Ahi, povera mia Lori!--esclamò.--Non hai avuto un'ora di bene, non un giorno di pace, dacchè hai abbandonato la tua casa!... Ah, Lori, Lori, quale rovina! E doveva finire così; il conte non può resistere più a lungo, non può disconoscere sua madre per te!... --Parole inutili!--interruppe Loredana.--Se veramente non avessi fatto altro che soffrire vicino a lui, non soffrirei tanto ora! Sono stata felice, felice, capisci?... Che dirti?... Sono felice anche oggi, che egli è con me.... Sono stata felice sempre, perchè egli era forte, e avrebbe vinto! Mi guardi? Non sapete amare, e non mi comprendete!... Flopi sapeva amare; ma l'hanno ferito, infangato, tormentato, e non può più lottare.... E quel Candriani, quel maledetto!... C'è una sola buona cosa in tutto questo, vedi, mamma?... C'è che Flopi gli ha dato una sciabolata spaventosa.... --È dunque vero?--interrogò Emma. --Una sciabolata così pesante, così piena, che lo ha sfigurato per sempre. Ne ho piacere: gli ha tagliato la faccia dall'orecchio al mento.... Vada, ora, a fare il bello con le donne degli altri! Ah, di Flopi e di me non può più dimenticarsi! Ne ho piacere, ne ho proprio piacere! Emma non disse nulla. Si poteva perdonare alla giovane la ferocia di quel compiacimento per l'umiliazione d'un nemico insidioso. --E oggi?--chiese dopo una pausa.--Il conte è sempre così triste? --Stamane ha ricevuto una lettera anonima carica d'ingiurie sciocche, e ciò l'ha fatto ridere. Ma è un altr'uomo; conta le ore che mancano alla guarigione, perchè vuol partire; gli amici lo disturbano, è nervoso e irascibile; sembra abbia paura della città, di se stesso, di qualche cosa ch'egli medesimo non sa. --Vuole partire?--ripetè Emma.--E dove andrete? --Io non partirò, mamma!--dichiarò Loredana con calma.--Egli s'illude che io l'accompagni, ma ho riflettuto in questi giorni, e ci son troppe cose contro di me. Per causa mia ha perduto una grossa eredità, la sua famiglia vuole che sposi una contessina, e questa contessina lo ama. Vedi quante difficoltà che già esistevano.... Mi ha raccontato tutto il conte Candriani, una sera a teatro; io credeva lo avesse fatto per leggerezza, ma ora comprendo che aveva il suo scopo; non me ne ha risparmiata una, per allontanarmi da Flopi; e oggi devo aprire finalmente gli occhi. --E che cosa farai, Lori? La giovane chinò il capo fissando a terra le piastrelle bianche e rosse, che un raggio leggero di sole illuminava dolcemente. --Te lo confesso: avevo pensato d'uccidermi.... No, no, non ti spaventare, mamma!--disse con rapidità, vedendo che sua madre era diventata subitamente pallida.--Non lo farò mai, te lo giuro, non lo farò per te, e anche per lui.... Vi accuserebbero della mia morte; ho capito anche questo. --Ascoltami,--interruppe Emma, che passatasi una mano sul volto andava rimettendosi dal primo impeto di paura.--Marta, la Serrantoni, mi ha detto che Adolfo Gianella ti segue ancora, e che un giorno vi hanno visti insieme, e che è sempre innamorato di te.... --È vero; quella pettegola sa tutto!--esclamò Loredana. --Marta mi ha detto che è diventato buono, che ha perduto la sua alterigia stupida,--insistette Emma.--Ha compreso ch'egli ti trattava male, e insomma.... --E insomma ha cominciato ad ammirarmi quando sono scappata con un altro!--seguitò crudamente la giovane.--Ah, un bel marito sarebbe!... Emma, con un sospiro, emise una sentenza suprema: --Gli uomini sono tutti così! Loredana alzò le spalle. --Del resto,--disse,--è possibile che io viva a Venezia, moglie di Adolfo Gianella e a due passi da Filippo? E che egli non mi cerchi, e che io non cerchi lui? Noi ci amiamo sempre, tra di noi non è avvenuto nulla, e l'una è pronta a sacrificarsi per l'altro.... In queste condizioni, mi vedi moglie onesta e fedele di Adolfo? --Hai ragione,--rispose Emma.--E che hai pensato dunque? Mentre era per rispondere, Loredana scorse sulla mensoletta di legno scolpito la piccola figura di biscuit, una pastorella settecentesca con un canestro infilato sul braccio e un piccolo fiore nella destra che offriva. La giovane si alzò a prenderla e la fissò attentamente. --«Ti ricordi,--susurrò la pastorella,--ti ricordi che cosa egli ti diceva all'orecchio con la voce ardente, mentre tu mi guardavi come oggi? «Vieni; vieni con me; noi potremo essere felici; io ti darò tutto l'amore e tutta la vita». E tu hai preso tutto il suo amore, e oggi puoi prendergli tutta la vita». --No!--interruppe bruscamente Loredana. Allentò il pugno, e la figuretta, cadendo a terra, si frantumò con sordo rumore. --Che fai, Lori?--esclamò Emma stupita. Ma non ebbe tempo a ripetere la domanda. Un clamore furibondo salì dal campiello; le femmine s'erano avvinghiate e volavan pettini, schiaffi e ciabatte; si battevano per un maschio, il quale stava a guardarle come giudice di campo, preparandosi a intervenire quando gli fosse parso opportuno. Le finestre delle case disposte intorno a rettangolo eran gremite di teste, e piovvero di là scherzi atroci e incitamenti, fin che la più giovane virago ebbe la peggio e si rovesciò in terra con un colpo sordo. Allora il giudice intervenne: lasciò andare alla vincitrice un ceffone formidabile in piena faccia, che le fece sprizzar dal naso uno zampillo di sangue. --A casa!--ordinò.--Va a casa, senza voltarti indietro! L'altra si mise a correre, urlando contumelie prodigiose, mentre la vinta si rialzava, si ripuliva, raccoglieva lo scialle, cercava in terra il suo pettine, e rideva, tutta accaldata, le fiamme negli occhi, i capelli nerissimi diventati una selva di groviglie. Dietro i vetri d'una finestra, Loredana aveva seguito le fasi dello spettacolo immondo, e tra i curiosi, in un gruppo di scialletti che spiccavano sul colore meno intenso dei pastrani maschili, vide Adolfo Gianella il quale guardava in su, verso la casa. --Me ne vado,--annunziò Loredana.--Addio, mamma; ho fretta! Baciò sua madre, infilò la pelliccia, corse per le scale, fu in istrada. Faceva freddo, nonostante il sole pallido, e soffiava la bora; la folla s'era diradata, ma Loredana sentì che i passanti la guardavano, e parendole che ciascuno sapesse la sua storia, temeva in ogni sguardo una maraviglia oltraggiosa. Corse per raggiungere Adolfo Gianella, il quale s'era avviato egli pure e la precedeva di poco. --Adolfo!--chiamò, quando fu a un passo da lui. Egli si volse; aveva le mani affondate nelle tasche del soprabito, il bavero alzato fino alle orecchie. E vedendo che la squadrava da capo a piedi, senza salutare, Loredana si sgomentò. --Non mi aspettavi?--chiese dolcemente. --No,--rispose Adolfo,--non ti aspettavo; non ti aspetto più! La giovane non osò chiedere altro; ma Adolfo repentinamente s'infuriò, l'afferrò per un braccio, la scosse. --Per carità!--disse Loredana sbigottita, guardandosi intorno.--Sei pazzo? Egli si ravvide subito. --Andiamo!--riprese.--Bisogna che io ti parli! Camminarono presto, in silenzio, portando il peso della muta ironia balenante negli occhi di quelli che li incontravano o si fermavano a guardarli. Loredana non interrogò; andavano, chiusi nel loro pensiero tempestoso, in preda a mille dubbii; salirono il ponte di ferro, gettarono una occhiata al Canalazzo verdastro con chiazze gialle, oltrepassarono l'Accademia, e ad un tratto Adolfo disse: --Entriamo qui. Non ci sarà nessuno. XIV. Loredana alzò gli occhi a guardar la piccola trattoria, deserta perchè gli artisti e gli impiegati che la frequentavano avevan da tempo finita la loro colazione; e tuttavia, mettendovi piede, la giovane provò una molestia indicibile, parendole ridicolo o sospetto quel colloquio, in quel luogo, a quell'ora. In un angolo, innanzi a una tavola nuda, un giovane ricciuto disegnava a pastello nel suo albo; distratto dal fruscìo delle gonne e della seta, drizzò la testa e quando Loredana fu seduta all'angolo opposto della sala, in faccia ad Adolfo, il giovane voltò pagina, e gettando rapide occhiate si provò a ritrarne la figurina elegante, strana sul fondo tenebroso dell'osteria. Un cameriere portò due tazze di birra, e si ritirò in una cameretta attigua, dove lo aspettava una colazione molto in ritardo. --Che vuoi dirmi?--interrogò Loredana. --E tu,--domandò a sua volta Adolfo,--perchè mi hai chiamato? --Non so; ti ho visto, ho voluto chiederti se sapevi.... che cosa pensavi.... --Che cosa penso?--cominciò Adolfo rapidamente, a bassa voce.--Di questa nuova storia? Hai la sfrontatezza di chiedermelo?... È inutile che tu mi guardi con gli occhi sbarrati; so bene che non confesserai.... Il conte ti ha trovata con un altro, e si è battuto in duello con lui.... Per la politica, no, non si sono battuti!... È dunque per gelosia.... Ma che gelosia! Quell'altro.... come si chiama?... il conte Candriani, veniva a casa tua tutti i giorni, e tu andavi anche a teatro con lui.... Si capisce che cosa è accaduto: un bel giorno siete stati sorpresi, ecco, presi in trappola.... Ma sì, ma sì, non crollar la testa con tanta furia!... Non mi sarei mai imaginato un orrore simile; sei una viziosa senza pudore.... E mi domandi che cosa penso!... Mi maraviglio che tua madre ti accolga ancora in casa sua.... L'amore per il conte si capiva; dico, si poteva anche scusare; eri inesperta e lui una vecchia volpe.... Ma il Candriani, il secondo!... Due uomini: avevi due uomini, due amanti! Come si spiega? --Ora se la mangia!--pensò l'artista, che all'altro angolo seguitava a disegnare e a sogguardare. Egli capiva che il biondo era invelenito, e non poteva afferrarne una parola. Gli occhi cerulei di Adolfo schizzavano lampi e da rosea la faccia era divenuta pallida; pure, si conteneva, non alzava la voce, dicendo a frasi tronche, alla rinfusa, tutto quel che gli passava pel capo.... E Loredana ascoltava, la gola arsa, il cuore in tumulto per lo spavento. Non la calunnia la impietriva, ma lo stupore per quella calunnia così lata, così precisa, così diffusa, così verosimile, che l'avvolgeva e la teneva nelle sue spire inesorabilmente. Adolfo, l'innamorato fino alla cecità, non aveva alcun dubbio, non sognava nemmeno che l'accusa potesse essere tutta falsa.... Due uomini si battono per una donna; essa è l'amante dei due che se la disputano a prezzo del loro sangue; ciò è logico, epperò è vero; la verità non si discute. --Forse per questo mi hai detto che ora vali più di due milioni?--seguitò Adolfo.--Non ho capito, allora, ma sotto quella frase doveva nascondersi qualche brutto segreto, e tu ne ridevi.... E così, si sono battuti per te; sarai contenta!... Uno scandalo, uno scandalo!... Io mi seppellirei vivo; tutti corrono a raccontarmene una; a casa non posso aprir bocca; mia madre ti chiama con certi nomi, e se ti difendo ridono di me.... Hanno sempre avuto ragione i miei cugini, dicendomi che quando una ragazza si mette per una cattiva strada.... Insomma, io scapperò, perchè non voglio più vederti.... Ed ero ancor pronto a sposarti pochi giorni sono, perchè io, io solo ti credevo onesta, a dispetto di tutto e di tutti; l'amore del conte, un fallo giovanile, si scusava, si spiegava.... Ma ora; ora sei la favola di Venezia.... --Guarda che bel nasino e che bella bocca!--pensò l'artista, dando un'occhiata a Loredana.--E il biondo me la rovina con quelle sue prediche. È geloso, l'amico; lei gli ha giuocato un tiro; te ne giuocherà degli altri, sta tranquillo.... È un tipetto capriccioso.... --Basta, basta!--interruppe Loredana sottovoce.--Ciò che ti hanno detto è falso, dalla prima all'ultima parola. --Già è falso,--rispose Adolfo dopo un attimo d'esitazione, perchè la voce velata e lo sguardo smarrito della giovane l'avevano scosso.--È falso; si sono battuti per la politica, non è vero?... Quello che ti dico io, è quello che dicono tutti.... --E che importa? È falso!--ripetè Loredana. Adolfo aveva un suo pensiero e non riusciva a esprimerlo; si fregò la fronte, si passò la mano sul cranio, si guardò intorno senza vedere; finalmente si provò a ribattere: --Anche se è falso, importa poco, perchè quando tutti la pensano a un modo, è come se fosse vero. Mi capisci? Se uno è accusato d'essere un ladro, per andare a spasso con lui e per tenergli l'amicizia non basta credere e anche sapere che è onesto; occorre un coraggio, che io non ho, perchè gli altri credono ch'egli è un ladro e io non posso essere l'amico d'un ladro.... Tu hai tutte le apparenze contro di te, e Venezia intera parla di te come d'una ragazzaccia pericolosa; e che ci posso far io?... Del resto, qualche cosa ci sarà, non può essere inventato tutto.... Ma se anche non c'è nulla, proprio nulla di vero, io ho la famiglia che mi rimprovera d'amarti e di seguirti, ho gli amici che ridono, ho il direttore della Banca il quale non vuole che gli impiegati frequentino donne cattive; e come faccio io a persuadere tutta questa gente che tu non sei una donna cattiva, dopo uno scandalo di cui si parla da tanti giorni e con tanti particolari in ogni angolo della città?... Non sarà colpa tua, ammettiamolo, ma sei disonorata, ecco; e le tue proteste si perdono nel fracasso, e oramai, qualunque buona e bella cosa tu faccia, non ti potrà giovare.... Afferrò la tazza di birra, l'accostò alle labbra e non la rimise sul piattello che quando l'ebbe vuotata. --Ma allora,--disse Loredana con un brivido di terrore,--essere innocente significa nulla? --Significa...., significa.... So io che cosa significa?--rispose Adolfo, il quale non s'accorgeva della sua crudeltà, sbalordito egli stesso per la bontà delle facili argomentazioni.--Ciò che importa nel mondo, è di essere creduto, a torto od a ragione; anche i miracoli non servono, se nessuno vi crede.... E nessuno crede alla tua onestà.... Sarebbe meglio per te essere disonesta, veramente disonesta, e che tutti lodassero la tua virtù.... Un bel fondo color d'ocra, robustamente tracciato alla brava, incorniciò nell'albo la testolina della giovane dai capelli a riflessi dorati; effetto di chiaroscuri che l'artista confrontò con l'originale, movendo il capo a destra e a sinistra, e tenendo a distanza il disegno. --Se quell'idiota non finisce di tormentarla,--borbottò a fior di labbra,--a lui gli faccio la caricatura! Ma Adolfo non la finiva, esaltato dalla voluttà di torturare quella ch'era stata sempre in suo confronto vittoriosa, assillato dal bisogno di calpestare e di distruggere il suo amore, cupamente soddisfatto di veder la fidanzata d'un giorno ridotta senza difesa, ebbro di ferocia contro di lei e contro se stesso.... --E poi, perchè discutere la tua innocenza? Io non ci credo, via!... È possibile che tutta una città si rivolti, così per capriccio, contro una donna, una ragazza?... Mi dirai che guadagno ci fanno quelli che parlan male di te!... Perchè non parlan male di tante altre?... Io, vedi, quando mi avvertono che bisogna diffidare dei pettegolezzi, mi metto a ridere; i pettegolezzi si fanno contro quelli che se li meritano; di me non si è mai detto nulla, per esempio?... Sarà meglio non parlare della tua innocenza, la quale, del resto, se anche fosse, non varrebbe una saetta, ormai.... Che cosa hai opposto alle accuse determinate e precise? Che tutto è falso! Ma questo me l'aspettavo; non verrai mica a raccontarmi i tuoi amori, a me, che ti ho amata davvero, onestamente.... E avevi tanta paura del mio giudizio, che mi hai fermato per istrada e mi hai chiesto se sapevo.... Ecco un'altra prova.... E poi, devo aggiungere.... Loredana si alzò lentamente. --Ti ringrazio,--interruppe con voce malsicura.--Mi hai detto cose molto utili.... Fece per avviarsi, e barcollò.... --Non ti muovere,--soggiunse, appoggiandosi a un angolo della tavola.--Voglio uscire sola.... Dopo alcuni passi incerti, mentre Adolfo la guardava con occhio spento, Loredana riacquistò forza, mosse francamente, passò vicino all'artista, il quale rimirando il pastello e la giovane, sentì d'amarli ambedue.... Adolfo rimase immobile accasciato sulla sua panca; d'un tratto, il rimorso gl'invadeva l'animo, lasciandolo con la bocca aperta, in un'espressione di smarrimento ebete. Venne voglia a Loredana di strappar dalle mani del disegnatore l'albo in cui sapeva d'essere stata ritratta, e di batterglielo in faccia. Dovette chiudere gli occhi per vincersi. Uscì, tra la nebbia; la nebbia era calata repentinamente, con un lieve odor di bruciato, rotta qua e là dall'alone rossastro delle fiamme a gas. E la giovane si rimise in cammino verso le Zattere, verso Flopi, che parevan le une e l'altro perduti in quella infinita distesa, densa e acre. --Che cosa gli porto?--si domandò Loredana. Gli portava il suo corpo, che la folla diceva mantrugiato da altri, e il disonore. Certo egli s'illudeva, Filippo; non gli avevano cantato in faccia tutte le accuse e ignorava in qual dispregio fosse tenuta la sua amante; ella gli portava in casa il ridicolo come un fluido avvelenato. Le parole d'Adolfo Gianella eran l'eco di quella saggezza che si trova per terra, fra gli sputi e le carte unte, e si chiama pubblica opinione. Egli diceva bene: non importa essere, ma parere; quando una calunnia è ripetuta da tutti, vale una verità: il male è quel che si vede, non quello che si commette. Aforismi che uccidono; bestialità caparbia; tirannia inappellabile della maggioranza.... Ma la vita procede su questo carro della morte, e ogni giorno qualcuno cade sotto le sue ruote per un gesto sbagliato. Loredana arrossiva di se stessa; abbeveratasi lunghe ore al torrente di fango, le pareva d'averne la bocca piena, il corpo inzaccherato, le mani màcere. Come lasciarsi abbracciare e baciare da Filippo, che avrebbe notato sul volto di lei le tracce delle sofferenze patite, un solco nella fronte, un livido sotto gli occhi? Baciarsi ed amarsi tra i ghigni della platea? Tremare agli sguardi sardonici? Vivere a fianco d'un uomo che, se non si staccava presto e decisamente da lei, diventava ridicolo? La folla s'era gettata sul suo amore e l'aveva fatto a pezzi. Protezione sicura e forte, confidenze gentili e fuggenti attimi di letizia, tenerezze segrete e impetuosi scoppii di passione, lunghi oblii d'ogni cosa mortale, viaggi sognati, casetta delle Zattere, bel sole di Sirmione, tutto affogato nella nebbia per sempre! Voleva correre a casa e dire a Filippo: --Tu m'hai avuta ancora bambina, e pel tuo amore tu m'hai fatta donna. Prendimi; amami un'ultima volta; spegni fra le braccia questa vita che è tua, e non lasciar che altri uccida lentamente, per odio, colei che vuol morire per te. E palpitava alla speranza di morire veramente in uno spasimo di voluttà che fermasse in eterno i battiti del suo cuore; delicata parvenza femminile, che camminava tra la nebbia, sorridendo all'ultimo sogno. V'era nebbia dovunque, nebbia senza forma e senza fine, dentro la quale gli uomini, a guisa di fantasmi, scivolavano e si dissolvevano; nebbia che mozzava il respiro, copriva l'insidia, guidava all'abisso. E un silenzio tragico pesava, grave come lo sterminato drappo di bambagia da cui Venezia era tutta avvolta. Loredana giunse a casa, affranta, coi capelli e il veletto bagnati dalla caligine. Domandò subito di Filippo. Clarice le disse che il conte, un'ora prima, era accorso a palazzo Vagli perchè la contessa Bianca stava male. E non osando aggiungere particolari, la signora Teobaldi mormorò con enfasi: --E un «tradimento proditorio» del destino! XV. In quel crocchio di gentiluomini vecchi e giovani che s'eran recati da Berto Candriani a chiacchierare, a bere, a giuocare, abitudine presa durante i primi giorni dopo il duello e seguitata poi per tacito consenso di tutti, il conte Nino d'Este parlava di donne. Egli stava quasi sdraiato in una larga poltrona di cuoio scuro e morbido, le lunghe gambe distese sotto la tavola, su cui disseminati piccoli bicchieri, svelte fiale di liquore, scatole di sigari e di sigarette, portaceneri di bronzo e d'argento. Nel mezzo era un tripode alto, che avrebbe dovuto vaporare essenze e che Berto invece aveva coronato con una larga ciotola di Murano dal bel colore turchino, dalla quale traboccavan fiori pallidamente rosei. Nuvole e nuvolette di fumo ondulavan nell'aria, dandole una lieve trasparenza azzurrognola entro la quale come velati apparivano i volti degli amici. --Ho visto ieri il capitano De Sirti con una brutta signora,--disse Nino d'Este.--Ma brutta assai.... --«Faute de grives»,--osservò Paolino Berlendi.--Mancanza, di tordi; e quando non ci sono i tordi, si pigliano i passeri.... Egli era tornato recentemente da Parigi e non aveva ancora smessa l'abitudine d'intercalar frasi galliche al suo discorso. Asciutto di forme, col mento breve, i mustacchi biondi, i capelli scuri, il colorito acceso, Paolino Berlendi dava impressione d'un giovane energico e attivo; possedeva infatti un'anima risoluta, ma stava sfogando l'esuberanza giovanile in occupazioni tutte intime, alla caccia di donne; più tardi, secondo ciò che andava raccontando, si sarebbe dato all'agricoltura. --È un'americana,--egli aggiunse. --La conosci?--domandò Nino d'Este. --No; ma l'ho veduta, e ho capito che è americana. Nino d'Este non potè frenare una risata. --Non c'è da ridere,--osservò Paolino Berlendi.--L'occhio d'un conoscitore non s'inganna; a occhio, si possono giudicar benissimo la razza e la nazionalità d'una donna, e fra tutte, le americane son più facili a riconoscersi. --Ma fammi il favore!--esclamò Nino.--Ci son delle americane piccole, rotondette, coi capelli neri e gli occhi brucianti, che tu diresti nate ai piedi del Vesuvio.... Ve ne sono altre, secche, rigide, biondastre, che possono essere inglesi, russe, norvegesi, tedesche.... A occhio, giudicherai dell'eleganza e della bellezza d'una donna, e non della sua nazionalità. --Storie, storie!--dichiarò Paolino Berlendi.--Piccolette e rotondette, o rigide e secche, le americane si vedono a un chilometro di distanza; hanno qualche cosa di speciale nella toilette, nel passo, nell'atteggiamento, nei modi, nei gesti, che non ti inganna mai. Dico bene? «Ça te botte»? --No, nient'affatto, non mi calza niente affatto!--esclamò Nino d'Este. --L'americana è una donna come le altre,--intervenne Carlo Martellieri.--Tutt'al più potrai capire a occhio che non è italiana; ma questo suggello di esoticità è comune alle straniere, ossia la donna italiana si stacca dalle altre così bene che non è possibile scambiarla per una straniera. --«Tu parles»!--disse Paolino.--Ma, caro Martellieri, con le tue parole vieni a darmi ragione; per te, è l'italiana che si può distinguere con un'occhiata; per me è l'americana. Vedi che sul principio siamo d'accordo. --Sfido io! L'italiana è roba di casa, roba nostra,--interruppe il Martellieri.--Come non riconoscerla tra mille? L'affare è ben diverso allorchè si tratta d'un'americana; e innanzi tutto, di quale americana tu mi parli? Dell'americana del nord o dell'americana del sud? Paolino Berlendi, che non s'aspettava una distinzione etnografica, si sentì impacciato a rispondere; e il Martellieri, giovane e pedante, con la voce acuta che gli fischiava tra le labbra, approfittò di quell'attimo di silenzio per incalzar più da vicino l'avversario: --Dirò meglio: intendi parlare dell'americana del nord, del centro, o del sud? Quale americana tu riconosci a occhio? Quella nata in Patagonia, nel Cile, nell'isola di Haiti, nel Guatemala, nell'Argentina, a Filadelfia, a Baltimora, ad Avana, a Buenos-Aires, a Lima, a Quito, a Cuba? Quella che vive al Capo Horn, o quella che è nata ai piedi delle Cordigliere o presso il mare dei Caraibi? Paolino Berlendi stava ad ascoltare a bocca aperta, sbalordito; intorno a lui altri giovani si erano radunati e ascoltavan pure, sorridendo con la sigaretta tra le labbra. --Come si vede che ha viaggiato!--mormorò qualcuno ironicamente. --Quella,--continuò il Martellieri quasi recitasse una lezione,--quella che la Terra del Fuoco ha visto nascere, o quella che passeggia lungo le rive dell'Orenoco, o quella che va a caccia sulle Montagne Rocciose? Quale americana, insomma? L'America si stende per circa quindici mila chilometri tra l'Oceano Atlantico ed il Pacifico.... Paolino Berlendi si alzò di scatto, e calò un pugno sulla tavola.... --Quella, quella, quella!--interruppe.--«Tu ne me fais pas crême, va»! Mi par di essere a scuola! Per americana, io intendo quella che si vede in Piazza San Marco, nelle sere di concerto! Una risata clamorosa accolse la dichiarazione di Paolino Berlendi, il quale, senza badarvi, continuò: --Certo, non nego che ci possano essere delle donne in Patagonia, ma non vengono a Venezia! E che c'entra l'Orenoco e che c'entra il mare dei Caraibi?... Alcuni giovanotti alle spalle di Paolino approvarono ridendo. --La colpa è della tua inesattezza!--rispose il Martellieri.--Tu hai detto che puoi riconoscere a occhio un'americana; e io ti ho detto che anche le donne della Patagonia sono americane. Le riconosceresti a occhio? Il Berlendi si strinse nelle spalle. --Allora,--egli disse,--anche tu sei stato inesatto. Tu hai detto che un'italiana si riconosce tra mille: io ti dirò che a Parigi, proprio il mese scorso, ho incontrato una ragazza che parlava il gergo come tu parli il dialetto veneziano. Ho avuto per lei «un béguin assez sérieux»; anzi, ho imparato da lei molte frasi energiche.... --Ce ne siamo accorti!--interruppe Nino d'Este. --Ebbene, quando io la lasciai, ella mi confessò che era nata a Napoli, era sempre vissuta, a Napoli e solo da un anno si trovava a Parigi!... L'avresti riconosciuta per italiana, tu? --Alla prima occhiata!--dichiarò il Martellieri. --«Non, mais, faudrait pas me mener en bateau, tu sais»?--disse il Berlendi, mentre gli altri ridevano alla bizzarra espressione. --Questa è una frase energica della parigina di Napoli,--osservò Nino d'Este, versandosi due dita di cognac.--E rimane dunque dimostrato che l'americana non si riconosce a occhio.... --Non rimane dimostrato niente, caro mio!--protestò Paolino Berlendi.--È venuto il Martellieri a imbrogliarmi con l'Orenoco e il Mississipì; ma io ripeto che l'americana elegante, non quella della Patagonia, si riconosce a un chilometro di distanza. «Si vous rigolez» è un conto, ma se parliamo da senno è un altro.... Freddo, scuro in faccia, laconico nelle parole, Berto Candriani all'angolo opposto della sala giuocava alle carte con altri amici; dal loro gruppo non venivano risate nè schiamazzi; ciascuno badava alle mosse dell'avversario, e le poste raggiungevano ormai una cifra di rilievo. Berto Candriani aveva il viso traversato dalla cicatrice lucida e ardente come da un formidabile colpo di scudiscio; il segno indelebile fiammeggiava dall'orecchia al labbro nel pallore stanco del viso, un pallore che sembrava più manifesto perchè dietro il Candriani si stendeva la stoffa granata che ricopriva le pareti della sala: e poco più su, era appeso un gran quadro rappresentante il ratto delle Sabine; e quei nudi vivaci, le carni ambrate delle donne, i torsi poderosi e sanguigni dei guerrieri, creavano un rude contrasto con la figura agile e la pallidezza diffusa del Candriani. Dal giorno del duello, qualche mutazione era seguita nel suo animo; egli s'era fatto cupo e inquieto, il suo sguardo pungente era diventato più acuto, la chiassosa allegria, la sventatezza e l'impertinenza che l'avevan fatto celebre, erano scomparse. Si sarebbe detto che un pensiero molesto e pertinace andasse rodendolo; e infatti non tanto gli importava della cicatrice che gli deturpava la faccia quanto di aver perduta Loredana per la sua incredibile fatuità. S'era svegliato come da un sogno, dopo il duello, avvertendo quasi con paura che per la giovane gli si era annidato in cuore un sentimento assai più alto e più temibile che la concupiscenza; non avrebbe voluto confessarlo nemmeno a se stesso, ma l'ingenuità mista ad orgoglio, l'appassionatezza e insieme il riserbo, l'intelligenza e l'audacia che formavano l'indole originale di Loredana l'avevano interessato e vinto. Non ignorava quel che si andava cantando dappertutto, ch'egli era stato l'amante della giovane e che perciò Filippo l'aveva provocato; e anche questo gli cuoceva insoffribilmente, non potendo parlarne troppo, perchè le sue negazioni non avevano alcun valore, e non potendo tacere, perchè il silenzio sarebbe stato una conferma. In tal modo, dentro un cerchio di tortura si dibatteva incapace a prendere una risoluzione; ora pensando a un viaggio, che lo allontanasse da uomini e da cose venutigli in uggia, ora meditando di rimanere, di riavvicinare Loredana, d'impossessarsene davvero a qualunque costo. --Giuoca, giuoca!--gli disse il marchese di Spinea, guardando in faccia. Berto giuocò: era distratto e andava con la sinistra arricciandosi i baffi; di tanto in tanto gli tornava il ricordo di Loredana, che gli faceva subito smarrire il filo del giuoco; anche questa volta la partita finì con la sua sconfitta. --Ah, ah!--disse il marchese di Spinea, mescolando le carte.--Chi è fortunato in amore.... Ma si morse le labbra; la vecchia frase, sfuggitagli per abitudine, s'attagliava così bene al caso di Berto e alle dicerie di quei giorni, che lo Spinea tossì più volte, quasi volesse far dimenticare le sue parole. Il volto di Berto s'era rabbuiato. Egli riprese a giuocare scuotendo la testa fastidiosamente, ma ancora non potè raccogliere intorno al giuoco tutta l'attenzione che gli era necessaria. Dal crocchio nel quale si trovavano Nino d'Este, il Martellieri, Paolino Berlendi e altri giovanotti, gli veniva di tratto in tratto all'orecchio qualche frase che lo distraeva. Gli amici parlavano a voce bassa, ma non così che Berto, avvertito dal ripetersi di alcuni nomi, non potesse afferrare il senso di ciò che si diceva intorno a lui. La conversazione era mutata; Paolino aveva rinunziato a dimostrare che le americane si possono distinguere a occhio, il Martellieri aveva finito la sua disquisizione etnografica; si parlava di pettegolezzi, del solito pettegolezzo che occupava tuttavia la città. --Filippo, secondo me,--diceva Paolino Berlendi,--ha avuto il torto dei vecchi, il torto di mescolare molto sentimento alla sua avventura. Questa famosa Loredana lo ha stregato; dicono che sia molto giovane, ma dev'essere esperta negli intrighi amorosi. --Che, che!--esclamò Nino d'Este, il quale non andava mai d'accordo con Paolino, pure essendogli amico.--Ha trovato un cucco, mi dispiace dirlo; e al posto di lei, qualunque altra, giovane o vecchia, avrebbe insaccato il povero Flopi.... Le donne sono ciò che l'uomo le fa. Ti piace, Paolino, questa massima? Paolino scosse la testa. --Non mi piace,--rispose.--Io vorrei vedere questa famosa Loredana, per poter giudicare. --Io l'ho vista,--annunziò il Martellieri.--L'ho vista più volte a teatro, con una certa megera tinta e ritinta, che mi pareva quella che si brucia a mezza quaresima. Ebbene, la ragazza non vale nè più nè meno di tante altre; è giovanissima e graziosa, ma a Venezia ne abbiamo una a ogni svolta di strada. --Che ne dici, Paolino?--esclamò Nino d'Este trionfalmente. --Dico che il Martellieri di donne non se ne intende,--dichiarò il Berlendi.--Egli non si intende che delle donne della Patagonia.... Vorrei vederla io.... E tu poi, Nino, sei in queste cose troppo secco.... --Troppo secco!--ripetè Nino d'Este.--Che cosa vuoi dire? Paolino Berlendi esitò un istante, guardandosi intorno; ma vedendo tutte facce amiche e familiari, seguitò: --«Ben voilà! Y a pas de ma faute»!... Certe cose si possono dire perchè son vecchie.... Per impadronirti d'una ragazza, non hai tu comprato il fondo sul quale la ragazza viveva? E poi per liberartene, non hai venduto il fondo con la ragazza dentro? Gli amici in giro scoppiarono in una risata fragorosa, che fece alzar la testa a Berto Candriani. Egli aveva commesso parecchi spropositi e aveva nuovamente perduto; gettò le carte sul tavoliere, dicendo ai compagni: --Vi chiedo scusa; oggi non va. Troveremo qualcuno che possa sostituirmi. --No, no,--interruppe il marchese di Spinea.--Anche noi siamo stanchi, non è vero? Gli altri due confermarono con un cenno del capo, e i giuocatori s'alzarono. --Questo è un po' secco,--dichiarava intanto Paolino Berlendi.--«C'est du citron à la rigolade». Io sono del tuo parere: non troppo sentimentalismo con la donna; ma dal sentimentalismo di Flopi alla tua maniera spiccia, v'è un abisso. Dico bene? «Ça te botte»? Nino d'Este non rispose; si allungò meglio nella poltrona soffice, epicureamente, e rinunziò a difendersi; ma Berto Candriani, che era sopraggiunto, rispose per lui. --Tu hai torto, Paolino,--egli disse.--Questa maniera secca di Nino d'Este, questo, come tu dici, «citron à la rigolade», è ciò che occorre per le donne. Da quando eran corse le voci dei suoi amori con Loredana, Berto ostentava uno scetticismo che doveva, nel suo concetto, far comprendere com'egli non si dilettasse che di avventure fugaci e volgari, e allontanare il dubbio d'una passione per la giovane compagna di Filippo. Gli amici, i quali non avevano mai udito dalla sua bocca dichiarazioni e aforismi di tal natura, lo ascoltavano sempre un po' incerti e sorpresi, temendo ch'egli si beffasse di loro. Ma Berto proseguì imperterrito, la sigaretta tra l'indice e il medio della destra, la sinistra affondata nella tasca della giacca: --Non solo il sentimentalismo è ridicolo, ma è ridicolo anche il sentimento per questa specie d'animale incomprensibile.... --....«cette espèce de cruche»,--abbellì Paolino. --....che è la donna,--concluse Berto Candriani.--Per conto mio, senza essere un conquistatore come te, Paolino, nè un dominatore come Nino d'Este, ho sempre cercato donne che si potessero mettere alla porta entro le ventiquattr'ore, e non ho avuto il minimo sentimento per alcuna, mai, in tutta la mia vita.... La dichiarazione era troppo netta ed esplicita, perchè gli amici intorno non ne afferrassero il significato; ma Paolino strizzò l'occhio, e disse ridendo: --Come parla bene!... Io, intanto, ho trovato il Martellieri che mi ha dato torto sulla questione delle americane; trovo Berto che mi dà torto sulla questione del sentimento. Se continua così, rinunzio alla parola!... --Ma no; tu non hai torto,--interruppe Berto.--Se ti ho dato torto, mi sono spiegato male. Io voleva dire.... Alzando gli occhi in quel punto, vide che un servo era sopraggiunto e dal suo contegno capì che aspettava di potergli parlare. --Io voleva dire che dei due modi, il modo secco e il modo sentimentale,--proseguì rapidamente,--preferisco il primo, lo trovo più logico, più giusto, o almeno più adatto alla nostra indole. A te, Paolino, non mancano argomentazioni per difendere il tuo pensiero; specialmente se parli francese! E mentre gli altri ridevano e la discussione si faceva più vivace, egli si avvicinò al servo e gli chiese: --Che cosa c'è? --Una signora desidera parlarle,--rispose il servo a bassa voce. --Non ricevo!--disse Berto recisamente. Ma quando il servo era già per allontanarsi, egli lo richiamò, senza ben comprendere a quale dubbio rispondesse. --La signora è qui?--riprese. --Sì, Eccellenza.... --Non sarà una delle solite mendicanti? --Non mi pare. --Che tipo è? --E giovanissima, molto elegante, e.... --E...?--incalzò Berto. Il servo esitò. --E mi pare molto spaventata,--disse infine. --Che stupidaggini ti passano pel capo?--esclamò Berto.--La farai accomodare nel salotto grigio, e le dirai che abbia la bontà di attendere un istante. --Sì, Eccellenza. Berto ritornò verso i suoi amici. --Vi chiedo scusa se vi lascio,--egli disse.--Mi è stata annunziata una visita d'affari; rimanete qui, ve ne prego. Nino d'Este s'alzò finalmente dalla poltrona. - - , - - . 1 2 , , 3 , , 4 ' , ; 5 , , 6 , , , 7 . . . . 8 9 ' ; 10 . 11 , . 12 13 14 15 16 . 17 18 19 ; . 20 21 , , 22 , . 23 , 24 ' , , ' , 25 . 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