--....ma appartengono a tua madre, la quale è una dama, una vera dama, esempio d'ogni virtù! Che cosa sarebbe avvenuto se quel diavolino di quattro spanne si fosse trovato nel negozio con tua madre? Che cosa avrebbe pensato di te quella povera donna? --Permettimi!--interruppe Filippo, tanto per interrompere.--Tu ti arrabbi troppo per la storditaggine d'una cameriera.... --Ah no, poi!--esclamò il conte Roberto, fermandosi.--Non verrai a dirmi che è un capriccio della cameriera: la cameriera non può inventarsi un titolo; se lo inventa, la si redarguisce; ma essa ne usa, invece, e ne abusa, perchè sa che quest'abitudine riesce gradita alla tua monella e fors'anco a te.... --Io?--disse Filippo, mentendo come un ragazzo.--Io non ne sapeva niente. --Tu non ne sapevi niente, è inteso!--ripetè il conte Roberto con sarcasmo.--In casa, pei negozii, tra pettegole, per le vie, tutti la chiamano contessa Vagli, e tu non ne sai niente, tu vivi nelle nuvole, tu non hai orecchie per udire.... Questo è deplorevole, Flopi; bisogna saper udire e vedere, specialmente quando si ha a fare con donne, le quali, da ciò che ho appreso, non hanno scrupoli.... Qui si tratta d'una vera e propria usurpazione di titoli, non solo, ma anche di nomi. Certo, quella ragazza non è di nostra famiglia; certo, non è contessa.... Questa commedia, insomma, deve finire.... --Finirà,--disse Filippo seccamente, sperando che lo zio si arrendesse. Ma Roberto, forse animato dalla brezza che soffiava piacevolmente e dall'ora calma che incitava a lunghi discorsi, volle continuare: --Tutto potevo aspettarmi da te, all'infuori di questa mancanza che è quasi una mancanza contro l'onore.... --Zio, non dire spropositi!--rimbeccò Filippo. --Dico -quasi-: -quasi- una mancanza contro l'onore,--insistette il conte Roberto.--Hai dato in balìa d'una ragazza un nome e un titolo illustri, che a noi devono essere sacri; hai permesso che i servi e le serve se ne gonfino la bocca e forse ridano alle vostre spalle, sapendo magnificamente che nome e titolo sono falsi, messi insieme per divertire la tua mantenuta.... --Ma che mantenuta!--esclamò Filippo, irritato.--È la mia amante! --Amante e mantenuta sono sinonimi in certi casi,--dichiarò inappellabilmente Roberto.--La birichina non ha una posizione sociale che le permetta di vivere senza il tuo aiuto; e dunque tu la mantieni, e dunque è la tua mantenuta.... --La mantenuta è un altro tipo di donna,--osservò Filippo.--Fa dell'amore un reddito e un mestiere, allogandosi presso l'uno o presso l'altro; è un oggetto di piacere che si noleggia per un dato tempo. Il caso di Loredana è ben diverso.... --Loredana!--ripetè il conte Roberto.--Si chiama anche Loredana, nome patrizio e storico.... --Non pretenderai mica di toglierle il nome di battesimo?--osservò Filippo ironicamente. --Ma è suo? È veramente suo? Non sarà posticcio come il titolo di contessa?--domandò Roberto con inquietudine. Per tutta risposta, Filippo alzò le spalle. --E si deve chiamar Loredana!--seguitò Roberto, quasi parlando tra di sè.--Una volta si era più guardinghi nella scelta dei nomi, e si rispettavano quelli che il patriziato rendeva famosi.... --Oggi non si rispetta più nulla,--osservò Filippo con lieve canzonatura. --Tu giudichi queste cose con troppa leggerezza,--disse il conte Roberto.--Sei molto cambiato da qualche tempo, e non hai più le nostre idee.... --Quali idee? --Le idee della nostra classe. Ogni classe sociale deve avere le sue idee e difenderle,--sentenziò il vecchio.--Ne ha il popolo, ne ha la borghesia, ne ha l'aristocrazia, e dal conflitto nasce la vita, sorge il progresso. Quando una classe rinunzia alle sue idee e non le difende o comincia a dubitarne, è perduta. Mi dispiace sempre vedere che i giovani moderni ridono d'ogni cosa; noi eravamo assurdi, forse, eravamo troppo rigidi, ma abbiamo difeso il tesoro d'idee lasciatoci dai vecchi, e abbiamo ritardato il trionfo dell'anarchia. --Che c'entra tutto questo con Loredana?--chiese Filippo. I due uomini passeggiavano in lungo e in largo per la Piazza deserta a quell'ora; la Basilica aveva alla sommità, tra gli archi, le cupole, le croci bizantine, ancora qualche pallido sprazzo d'oro; e dalle Procuratie prorompeva qua e là, in diversi toni di giallo sul grigio, la luce dei caffè aperti. Così spopolata, con le infinite finestre delle Procuratie, tutte chiuse, la Piazza sembrava immensa. --Tua madre ha ragione,--dichiarò il conte Roberto, per tornare all'argomento.--Ella vorrebbe che tu sposassi quella piccola Giselda, la Fioresi.... --Ma se non mi piace!--esclamò Filippo. --Non ti piace, non ti piace!... È impossibile che non ti piaccia; una ragazza come la Fioresi deve piacere a un uomo di buon gusto. Bella, educazione squisita, intelligenza pronta, nome, titolo, patrimonio sicuri, ecco la vera contessa Vagli di domani. Io ne sarei contentissimo, per te e per tua madre.... E sai che cosa vuol dire far contento lo zio? Filippo non rispose; procedeva a capo basso, le mani dietro la schiena, guardando le liste bianche della pietra sul selciato. Era la prima volta che il conte Roberto faceva allusione all'eredità e al denaro, quantunque assai discretamente; Filippo stette silenzioso ad ascoltare. --Lo zio ha molti quattrini inutili,--seguitava Roberto, in tono fra lo scherzoso e il grave;--molti quattrini inutili, bene impiegati, che dànno una rendita larga e certa. E se sarà contento, lascerà tutto a Flopi, a sua moglie, ai piccoli «flopini», e creperà tranquillo, da buon vecchione semplice e onesto. Ma se lo zio non sarà contento, parola d'onore, Flopi rimarrà senza un soldo: zero via zero!... Filippo alzò il capo: non si aspettava una dichiarazione così esplicita, e se ne sentiva offeso e annoiato. Guardò in faccia Roberto e disse con accento reciso: --Non ti ho mai chiesto nulla, zio: non ho mai domandato quali fossero le tue intenzioni, e mi dispiace che tu confonda una questione di sentimento con un affare d'eredità. Io devo disingannarti subito: non farò nulla, non farò nulla mai per allungar la mano sul tuo denaro. --Ma no,--interruppe Roberto stupito.--Che cosa dici? Mi sono espresso male: non ti credo capace d'un calcolo. Volevo dirti che la Fioresi sarebbe una buona moglie per te, e che io vorrei sentirmi tranquillo circa il tuo avvenire.... --Lasciamo, lasciamo,--fece bruscamente Filippo.--Abbiamo già parlato troppo. Oggi è di moda la beneficenza, e tu puoi regalare i tuoi quattrini inutili a qualche istituto umanitario. Ma io mi terrò Loredana.... Anzi, per soprammercato potresti regalare all'istituto anche quella maledetta Fioresi perchè la sposassero a qualcuno, tanto da togliermela di tra i piedi.... Il conte Roberto crollò il capo, disapprovando quel tono impertinente; poi si fece forza, e disse con rammarico:--Non ci comprendiamo. --Non ci comprendiamo,--ripetè Filippo. I due uomini tacquero un istante, poi arrivati in fondo alla Piazza, all'angolo della Merceria dell'Orologio, si strinsero la mano e si lasciarono freddamente. V. Berto Candriani, che quella sera medesima si era recato al teatro Goldoni, per veder chi ci fosse e per far qualche visita nei palchi, non appena fu in platea ed ebbe girato intorno lo sguardo, si rallegrò seco stesso della sua buona idea. --Com'è bella!--egli borbottò, senza badare a quelli che gli stavano addosso e lo urgevano da tutti i lati. In un palchetto di primo ordine aveva subito scorto Loredana, alla quale era di fronte Clarice. La fanciulla stava attentissima alla scena ed alla musica del «Boccaccio», e la dama di compagnia si faceva fresco con un gran ventaglio, lenta e solenne. Berto gettò un'altra occhiata tutta in giro per abitudine. Il teatro era stipato; nelle poltrone molte signore; molte dame nei palchi, le quali avevano abiti chiari; in platea non v'era modo di muoversi; nella penombra che avvolgeva il vaso, per dare maggior forza alla luce e ai colori chiassosi del palcoscenico, si vedevan tuttavia parecchi binocoli rivolti al palco di Loredana; uomini e donne la fissavano con curiosità e si scambiavano sottovoce qualche osservazione. Berto non attese che l'atto finisse; uscì dalla platea, corse per le scale, aperse l'uscio del palco.... --Oh come mi fa piacere!--esclamò Loredana ingenuamente, al veder Berto che inoltrava, col cappello nella sinistra. --Fa più piacere a me!--egli rispose ridendo e chinandosi a baciar la mano della giovane. Clarice voleva lasciare il posto a Berto, ma questi la inchiodò con un'occhiata. --Mi metto qui,--egli disse,--a fianco della signorina; si sta meglio. Non c'è Flopi? --No,--rispose Loredana.--È al «Grand Hôtel», credo, a fare una visita. Tornerà tardi. Uno zittìo improvviso le troncò la parola in bocca; gli spettatori della platea non volevano essere disturbati, e alcuni guardavano in su con espressione di sdegno. Loredana si mise a ridere sommessamente: poi sommessamente continuò a parlare. --Ha fatto bene a venire a trovarci,--ella disse.--Se rimane fino alla fine, ci può riaccompagnare a casa: io ho la gondola. --Ma io rimango fino all'alba!--dichiarò Berto, guardando Loredana. Essa indossava un abito di panno bianco, con la sottana a pieghe verticali e la camicetta di trine; un gran cappello nero dalle lunghe piume posava sulla testolina, dandole un'espressione graziosamente spavalda. Berto si sforzò a imaginare sotto l'abito il bel corpo nitido e giovanile, il tesoro di voluttà che quella eleganza semplice e degna avvolgeva misteriosamente; e vicino a lei, con la spalla destra che sfiorava la sinistra della ragazza, aspirò il profumo che sorgeva dalla gonna e dal collo. Forse qualche cosa avvertì Loredana dei pensieri che galoppavano per il cervello del suo visitatore, qualche lampo nello sguardo di lui, l'istinto che parla presto e sicuramente nell'anima della donna; essa non gli volse più gli occhi e si rabbuiò in viso. --Lei ha un trionfo, questa sera!--mormorò Berto.--Veda quanti binocoli sono diretti qui! --Non è vero?--disse Clarice.--L'ho osservato io pure; ma la contessa non vuol sentirselo dire. --Hanno ragione, quegli stupidi,--continuò il giovane.--La signorina è deliziosa; non c'è una, in tutto il teatro, che possa starle a paragone. Flopi è ben fortunato! Loredana lo guardò duramente. --Lei è molto strambo,--disse.--Non mi ha mai fatto complimenti di questo genere.... --Ho avuto torto, e riguadagno il tempo perduto,--rispose Berto sorridendo. --No, la prego: questi discorsi mi affliggono. E voi, Clarice, non dite altre sciocchezze! La signora Teobaldi dimenò il ventaglio in tutta furia, dolentissima del rimbrotto, che la impacciava davanti al Candriani. --Io vorrei sapere,--riprese questi, ostinatamente,--perchè l'affligga un'espressione di lode sincera. Io l'ammiro e glielo dico; lei è molto bella, stasera, e glielo dico; lei veste con molta eleganza, e glielo dico.... --Perchè?--interruppe Loredana, che aveva sentito una vampa infiammarle il viso.--Perchè tutti me lo dicono, ecco; per le calli, pei negozii, sui vaporetti, dovunque io vada, son le solite frasi: a Venezia, gli uomini non fanno altro, come non avessero mai visto una donna giovane che non sia un mostro. Io credeva che lei non fosse così. E poi, aspetti a dirmi che sono molto bella quando c'è Flopi. Perchè non me lo dice quando c'è Flopi? --Già!--esclamò Berto.--Come se Flopi avesse bisogno di apprenderlo da me! E del resto, se aspetto che ci sia Flopi, devo aspettare un pezzo, perchè mi sembra che Flopi non ci sia mai.... Il giovane s'interruppe e si morse le labbra. Un velo d'angoscia era calato repentinamente sul viso della ragazza e le aveva dato un'espressione di tanto dolore, che Berto dovette confessarsi d'essere stato villano e maligno. --Come canta bene quella nanerottola!--disse, accennando del capo alla prima donna, con la speranza di sviare il discorso. Ma Loredana non rispose. Le parole di Berto l'avevano toccata profondamente: anche gli altri, dunque, notavano che Flopi sembrava trascurarla per vivere la sua maledetta vita mondana? E quelle donne, quegli uomini che glielo toglievano per godere essi la sua compagnia, quanto erano odiosi ed egoisti! Nei palchi tutt'intorno v'eran parecchie di quelle donne con le quali Filippo aveva dimestichezza, e Loredana le avrebbe avvelenate dello sguardo; esse invece la fissavano insolentemente col binocolo, susurrando poi qualche parola, e insistendo così che si sarebbe detto facessero a bella posta per irritarla. Da quando Berto Candriani s'era mostrato nel palco, la curiosità era cresciuta; molte signore che conoscevano il Candriani, si ripromettevano d'interrogarlo con affettata indifferenza. Le più sapevano che quella ragazza era l'amante di qualcuno; altre, che avevano un migliore servizio di pettegolezzi, sapevano che era l'amante di Filippo Vagli; e i commenti non erano favorevoli: tutte dicevano che il cappello era troppo grande; e che Loredana aveva soltanto la bellezza dell'asino; la camicetta di trine di Burano era pretensiosa; pareva che scherzasse volentieri, la piccina, con quel maleducato Candriani; se Filippo fosse stato in un canto, non avrebbe avuto a felicitarsi nè dell'amico, nè dell'amica! Nell'intermezzo, Berto si studiò di riparare alla sua sventataggine. --Povero Flopi,--disse,--io credo che sia sulle spine, a quest'ora. Egli è costretto a una vita d'apparenza; ci siamo costretti tutti, e tutti ci annoiamo; nessuno ha il coraggio di vivere per conto proprio, liberamente. Il mondo non l'abbiamo creato noi! --Conte, non faccia complimenti,--disse Loredana.--Lei vorrà render visita a qualche signora: può tornare a prenderci più tardi. Io mi trattengo fino alla fine, perchè Flopi rientrerà a notte. --Lei vuol mandarmi via?--chiese Berto con simulata umiltà. --No, no, rimanga, se non si annoia!--disse Loredana sorridendo. --Rimango, sa?--dichiarò il giovane.--Prima di tutto, perchè non saprei allontanarmi.... --La prego!--interruppe Loredana. --Ho già finito!... E poi perchè è bene si sappia da quelle signore che io ho buon gusto; a furia di far loro la corte, mi son rovinato la reputazione. Lei le conosce? --Non tutte. --Ma esse conoscono lei, lo giuro,--dichiarò Berto.--Non è la prima volta che si parla di lei in società. --Lo credo bene,--esclamò Clarice.--La contessa non può passare inosservata! --Una volta ho parlato io a lungo di lei e di Flopi con una signorina. La contessina..... Aspetti; non c'è; credevo fosse giù a «pepiano».... Vede quella rossa laggiù, di fronte alla signora dai capelli tutti bianchi? Non è lei, ma le somiglia. --Una signorina?--ripetè Loredana.--Che cosa poteva importarle di me? --Oh molto!--esclamò Berto.--Credo sia innamorata di Flopi.... --Ah!--disse Loredana con voce spenta.--Egli non me ne ha mai parlato! --Benone!--pensò Berto.--Ecco un'altra «brioche». Questa sera sono fertile! E ad alta voce soggiunse: --È naturale ch'egli non gliene abbia mai parlato: credo non si sia mai accorto che la ragazza sospira per lui. Me ne sono accorto io, perchè io mi accorgo di tutto, e perchè la contessina m'interroga sempre intorno a Flopi. Del resto, sono sciocchezze, le solite scalmane delle fanciulle, che oggi hanno una simpatia per l'uno, domani per l'altro; niente di serio, effetto dell'ozio, nulla più.... Ma, quantunque seguitasse ancora su quel tono, Berto s'avvide che Loredana soffriva orribilmente; era diventata pallida e le sue mani s'erano chiuse per lo spasimo. Anche sul volto di Clarice, Berto ravvisò un'espressione di corruccio, che gli fece comprendere la gravità della sua indiscrezione. --Non cerchi d'ingannarmi, conte,--disse Loredana con voce grave.--Mi dica tutto, con lealtà; ormai il peggio lo so, e le parole non servono. --Sono una bestia!--dichiarò il giovane.--Lei deve credere a chi sa quali misteri, mentre tutto si riduce a quanto le ho già detto: una fanciulla ha qualche simpatia per Filippo.... --Come si chiama?--interrogò risolutamente Loredana. --È la contessina Fioresi, Giselda Fioresi: magra, snella, coi capelli rossi.... --È da molto tempo innamorata di Flopi? --Dio sa! Chi può dirlo? Ma non è innamorata: vorrebbe sposarsi, forse, come tutte le ragazze di questo mondo. --Ora capisco,--dichiarò Loredana sottovoce, quasi parlando da sola.--I parenti di Flopi devono saperne qualche cosa, e vedrebbero volontieri questo matrimonio. Mi dica tutto, conte; non abbia paura. --Ma io non ho altro da dirle, cara amica!--esclamò il giovane. --Non vorrà darmi a credere che Filippo ignori ogni cosa. La Fioresi si sarà fatta comprendere, magari involontariamente! E che cosa vuole da me? Io non sapeva che lei amava Flopi, io credeva di potergli appartenere senza far male ad alcuno.... --E infatti,--disse il Candriani,--la Fioresi mi ha chiesto di lei per semplice curiosità, ma si è guardata dall'esprimere un giudizio. --Lo spero: non ha diritto a giudicarmi, perchè il mio amore è diverso dal suo, e la contessina non potrà mai capire questo,--enunziò bruscamente Loredana. In quel punto l'orchestra attaccò il secondo atto; la luce in teatro fu abbassata, e Berto respirò meglio, perchè la conversazione cessava. Egli andava guardando la giovane, e rattristato dalla gaia musica dell'operetta, pensava a cose malinconiche. Veramente Loredana gli pareva sospesa sopra un abisso; misconosciuta da tutti, considerata già come una donna facile, invidiata secretamente da alcune, disprezzata apertamente da altre, desiderata dagli uomini, essa non poteva trovare salvezza che nella protezione e nella fedeltà di Filippo, delle quali Berto cominciava a dubitare. La sorte di Loredana gli sembrava ormai decisa; il giorno in cui Filippo se ne fosse sbarazzato, ella avrebbe dovuto gettarsi alla ventura, accogliendo le offerte degli ammiratori, che si vedevano già in quello stesso teatro, che eran sempre i medesimi e non avevano fama nè di molta costanza, nè di liberalità soverchia. --A che pensa?--domandò Loredana, sorprendendo gli sguardi del giovane. --Penso che le ho dato un dispiacere senza volerlo, come un imbecille!--rispose il Candriani irritato contro se stesso. --No; è meglio che io sappia. Non dirò una parola a Filippo,--dichiarò la fanciulla. Berto emise un sospiro di sollievo, che fece sorridere involontariamente Loredana. Assolto a quel modo dalla sua colpa, il giovane si sentì a suo agio, si abbandonò a guardare con altri occhi la bella amica, e tornò ad ammirarla intensamente. Non si poteva negarlo: era fatta per l'eleganza e pel piacere; vestiva con un gusto gentile che avrebbe ispirato invidia a più d'una dama; egli giudicava che Loredana non avesse che diciassette anni, tanto la sua giovinezza era candida e fresca; un magnifico fiore del quale si poteva andare superbi. --A che pensa?--domandò nuovamente Loredana. --Questa volta non glielo dico!--esclamò Berto. La fanciulla scosse il capo, infastidita. --Flopi sarebbe molto malcontento di lei!--disse ingenuamente. Berto si mise a ridere, e Loredana non aggiunse parola, scandalizzata dal poco conto in cui il Candriani pareva tenere l'opinione di Filippo. VI. Ogni volta che Loredana doveva traversare la folla, si sentiva stringere il cuore. La folla era mutata da qualche tempo per lei; aveva compreso ch'ella non era più una signorina come tante altre, e la guardava con sorrisi sguaiati e con occhi insolenti. Gli uomini pensavano che poichè la fanciulla si dava a qualcuno, poteva darsi a tutti; era una femmina da prendere e da trattare senza scrupoli. Questo concetto, che nessuno le aveva spiegato, ma che Loredana aveva sicuramente intuíto in coloro ch'ella conosceva e nei molti che non conosceva se non di vista, o non conosceva affatto, le aveva messo in cuore un grande spavento. Anche l'ammirazione onde si sentiva circondata, diversa da quella che si tributava ad altre donne, trovava espressioni petulanti, esclamazioni ciniche ed oltraggiose, che facevano fremere la giovane. Quando lo spettacolo fu finito e Berto le ebbe avvolto intorno il lungo mantello di panno bianco, Loredana disse al suo cavaliere: --Mi stia vicino, la prego; no, non mi dia braccio; mi stia al fianco. E uscirono seguiti da Clarice. Nei corridoi la folla procedeva adagio; l'apparizione di Loredana fu salutata da un mormorio, e qualcuno si destreggiò in modo da farlesi accosto e da squadrarla a un palmo di distanza, perchè s'era detto ch'era dipinta in volto. Un gruppo di uomini che le stava innanzi, s'aperse e le diede passo, per osservarla meglio; alcuni abbozzarono un sorriso, ma vedendo che il Candriani l'accompagnava, ripresero il loro contegno serio. --Bella, non vi pare?--chiese una voce. --Carne di lusso,--rispose un altro. Berto si rivolse prontamente, ma non potè comprendere da chi venisse la frase villana. Tutti guardavano a terra, perchè eran giunti alle scale e studiavano dove mettere il piede. Le scale anche rigurgitavano di gente; si camminava assai lentamente, e Loredana s'irritava in silenzio, parendole di non poter mai uscire da quella stretta, liberarsi da quei contatti. Mentre cominciava a scendere, un'altra voce risuonò: --È la mantenuta del conte Vagli. Loredana a stento riuscì a trattenere un grido; la definizione le aveva traversato il cuore come una pugnalata; cercò Berto con gli occhi, ma questi l'aveva lasciata d'un balzo, era risalito, urtando i più vicini, s'era gettato tra gli uomini di cui aveva notato poco prima il contegno insolente. Essi parvero sorpresi della sua furia ed evitarono di guardarlo, facendogli largo con premura cortese; egli capì che sarebbe stato assurdo accusar l'uno o l'altro alla cieca, e chieder ragione di parole delle quali nessuno pareva conoscere la provenienza. Tornò indietro, raggiunse Loredana, le offerse il braccio e, attraversato rapidamente l'atrio, la condusse alla gondola. Era una gondola col felze, a due gondolieri. La giovane vi entrò, si abbandonò sul cuscino di destra, e non appena si sentì libera e sicura in quella penombra, proruppe a piangere. Berto che le sedeva a fianco, era desolato; le prese una mano e gliel'accarezzò cautamente. --È la canaglia,--disse.--È la canaglia anonima, che non sa come sfogare la sua invidia. Non pianga, Loredana. La signora Teobaldi non aveva parola per l'indignazione che le serrava la strozza; ella faceva grandi gesti, tenendo in mano il fazzoletto e il ventaglio, e alzando ora l'uno, ora l'altro in segno di protesta. Finalmente riuscì a esprimere il suo pensiero: --Ma il sindaco,--dichiarò,--dovrebbe fare una legge, una severissima legge contro quelli che insultano le donne! --Che c'entra il sindaco!--esclamò Berto, alzando le spalle. --Il sindaco dovrebbe cacciare dalla città tutti i mascalzoni!--insistette la signora Teobaldi. --Così Venezia resterebbe vuota!--disse il Candriani, che in quel momento non aveva voglia di distinguere. --Povera piccina, povero tesoro bello, non pianga!--riprese Clarice, volgendosi a Loredana, la quale rimaneva nell'ombra, e liberata la mano dalle mani di Berto, andava singhiozzando col fazzoletto sulla bocca. Fa un triste viaggio fino a casa. La gondola scivolava rapida nel silenzio, che la voce del gondoliere di poppa rompeva di tanto in tanto col grido d'avvertimento; s'udiva il tuffo dei remi e lo sgocciolìo dell'acqua. Nessuno parlava più; il Candriani pensava che non v'era modo di consolare la giovane, perchè sarebbe stato ridicolo aprire una discussione sulle mantenute e metterle a confronto con lei; bisognava attendere ch'ella stessa, giudicando l'inanità dell'accusa, potesse disprezzarla; ma Berto doveva confessarsi che a tanto dolore non era sola causa l'ingiuria triviale e ch'egli forse, con la sua leggerezza, col suo racconto indiscreto, con le rivelazioni intorno alla Fioresi, aveva fatto il possibile per avvelenare a Loredana quell'ora di svago; e molestato da questo pensiero, si sentiva goffo e nervoso. La Teobaldi andava dicendosi che le cose da qualche tempo si guastavano e che Loredana, la sua Loredana, era troppo spesso malinconica; avrebbe dato il sangue per quel «tesoro di Dio», per renderle il bel sorriso e la pazza allegria dei giorni, pur così vicini e già così lontani, in cui erano andate ad abitare alle Zattere. Bisognava accomodare, bisognava trovar qualche cosa per renderla ancora felice, ma non sapeva che cosa, e si struggeva guardando quell'ombra nell'ombra, udendo quel singhiozzo sommesso; a poco a poco, anch'essa, Clarice, si sentì inumidir gli occhi e lasciò scorrere le lagrime, con un gran desiderio di stringere la fanciulla tra le braccia e di accarezzarne la bella faccia dolorosa. L'episodio della contessina, le imprudenze del Candriani erano ormai dimenticati dalla giovane; ella si ripeteva mentalmente la parola «mantenuta» fin quasi a smarrirne il significato; non aveva fatto altro dacchè era salita in gondola, non ad altro aveva potuto pensare. Comprendeva d'un tratto il perchè dei sorrisi e degli sguardi procaci che la perseguitavano, del mormorio che l'accompagnava se compariva in pubblico: era giudicata, classificata, bollata; non poteva difendersi; non poteva gridar per le vie il suo amore, le sue illusioni, la sua fede; credevano che avesse patteggiato e si fosse venduta; era povera un giorno ed oggi aveva gondola, casa, dama di compagnia, tre persone di servizio, abiti eleganti, denaro, gioielli. Non aveva chiesto nulla, ma non importava; era l'amante d'un signore; carne di lusso, avevan detto, e poi mantenuta; non viveva nel lusso? non s'era accorta del mutamento? a che valevano le scuse? In verità non s'era accorta di nulla, perchè il suo piacere era tutto nell'amar Filippo e nell'esserne amata, e l'avrebbe amato nel lusso o nella miseria, e agli agi della vita non aveva dato alcun peso. Ma questo non contava per gli altri. Gli altri? Chi erano gli altri? Erano uomini che la volevano e le serbavano rancore perchè non si dava; eran donne che la odiavano pel gusto di odiare, come odiano le donne. Essi avevano ragione perchè le apparenze eran contro di lei; s'era abbandonata totalmente a Filippo, il quale avrebbe potuto metterla su un trono o relegarla in un abbaino, senza ch'ella chiedesse perchè; la presenza di lui era il perchè d'ogni cosa, ed egli faceva ciò che doveva, e ciò ch'egli faceva era ben fatto. Ma a queste dedizioni intere e profonde, nessuno presta credito; e il mondo diceva «carne di lusso», «mantenuta»! Con gli occhi sbarrati nella penombra, dimentica di quelli che le stavano vicino, la fanciulla si lasciava cullar dalla gondola, rivolgendo questi pensieri in mente, e torturandosi senza posa; allorchè la gondola si fermò, ella diede un sobbalzo e s'afferrò al braccio di Berto, come fosse repentinamente caduta da un'altura. --Siamo a casa?--domandò. --Siamo a casa,--ripetè Clarice; e col fazzoletto le asciugò gli occhi perchè i servi non vedessero, e poi le diede un bacio sulla fronte.--Tesoro caro!... Mentre Clarice s'avviava, chinandosi per uscir dal felze, seguita da Loredana e da Berto, sulla fondamenta risuonò la voce allegra di Filippo. --A quest'ora?--egli disse ridendo.--Siete state a teatro? E c'è anche Berto? Ma è un complotto, allora, una grossa bricconata! Loredana uscì in fretta, si fece presso a Filippo, con un movimento rapido e timoroso, quasi cercasse protezione. Era felice di vederlo e di udirne la voce. Ella disse: --Siamo state al Goldoni, abbiam trovato il conte, che ci ha ricondotte. --Potenza dell'amore!--pensò Clarice.--È già consolata! ha la sua voce solita. Berto si grattò la nuca ricciuta. L'incontro con Filippo imbrogliava le cose: bisognava raccontargli ciò ch'era avvenuto a teatro, o tacere? --Io non racconto nulla!--egli decise tra di sè.--Ci penseranno le signore se vorranno! --Sono stato al «Grand Hôtel»,--disse Filippo, mentre tutti si fermavano presso la porta di casa.--C'era anche lo zio Roberto.... E ti sei divertita, Lori? Che cosa davano al Goldoni? --Sì, mi sono divertita molto!--esclamò Loredana, presto.--Davano il «Boccaccio». --Non racconta nulla!--pensò il Candriani.--Le confidenze gliele farà quando saranno a letto.... Egli si scoperse il capo per prendere congedo, ma Filippo lo fermò: --Non andartene; vieni su. Ti offro una coppa di sciampagna. --Se paghi da bere....--disse Berto ridendo ed entrando in casa egli pure. --Sì, pago da bere!--rispose Filippo allegramente.--Dobbiamo bere. Come si dice? -nunc est bibendum-? Me n'è capitata una graziosissima. --Ahi!--pensò Berto.--Una graziosissima, anche a lui! Erano nell'anticamera; senza badare se Berto vedesse o no, senza curarsi di Piero, che stava in un angolo ad aspettare ordini, Loredana si gettò improvvisamente tra le braccia di Filippo e lo baciò sulla bocca. --Gran Dio, quale passione!--esclamò Filippo stupito.--Scusami, Berto! Il giovane aveva voltato la faccia contro uno specchio e faceva dei gesti comici, che potevano essere di protesta o d'assoluzione. La signora Clarice diede in una risata. Loredana, sorpresa ella stessa e tornata calma, arrossì fino ai capelli. VII. Quando furono nel salottino, mentre le signore s'erano ritirate un istante per togliersi i mantelli, Filippo disse a Berto Candriani: --Mi son giuocato più di due milioni. Berto fece un balzo sulla poltrona, nella quale aveva preso posto. --Sei matto!--esclamò.--Da quando in qua ti sei messo a giuocare? --Eh no!--disse Filippo ridendo e accendendo una sigaretta.--Non li ho giuocati a macao o a faraone; li ho giuocati a parole, con lo zio. Egli mi ha fatto comprendere, anzi mi ha detto chiaro e tondo che se non lascio Loredana e se non sposo Giselda, non vedrò un centesimo del suo patrimonio. Io gli ho risposto che se lo tenga, che faccia della beneficenza, che vada al diavolo. E così, l'affare è liquidato! Che te ne pare? Non è il caso di bere un goccio di sciampagna alla salute dei parenti? Berto Candriani non rispose subito; pareva guardasse le vecchie stampe lascivette appese alla parete, raffiguranti il bagno di Diana cacciatrice, l'incontro con Atteone, Diana e le Ninfe. --È un grosso pasticcio,--egli sentenziò infine.--Ma tu credi che le decisioni di tuo zio siano inappellabili? --Senza dubbio, anche perchè mia madre soffia sul fuoco. Mia madre ha preso partito per la Fioresi, e tu sai quanto sia risoluta e tenace. Se Roberto volesse scendere a più miti consigli, dovrebbe lottare con mia madre, dalla quale gli è venuto certo il suggerimento di queste minacce. E figurati se lo zio vuol perdere tempo e fiato a discutere!... In quell'istante comparve il domestico, il quale recava lo sciampagna, le coppe, il servizio col tè: dispose tutto sopra un tavolino e si ritirò silenziosamente. --E vuoi raccontar questo alla signorina?--domandò Berto. --Non ho ragioni per nasconderlo,--disse Filippo. Berto gli fe' cenno di tacere: s'udiva nella camera prossima il fruscìo d'una gonna. Egli susurrò prestamente: --Non dirle nulla! È troppo agitata stasera. E si alzò per andare incontro a Loredana, che entrava sorridendo. --Come siamo eleganti, eh?--disse il Candriani, guardandola così svelta e bianca. Filippo fissò la giovane e le si avvicinò. --È strano!--esclamò.--Ora che ti vedo bene, mi sembri molto pallida; si direbbe che tu abbia pianto.... Loredana s'appressò al tavolino e si dispose a preparare il tè, cercando di darsi un contegno e di sfuggire alle indagini di Filippo; ella era inquieta, come se l'amante avesse scoperto qualche gravo fallo. --No, sai?--ella balbettò.--Non ho pianto.... --Che cosa è avvenuto?--domandò Filippo al Candriani.--Perchè non volete dirmelo? Il Candriani era tornato a sedersi, ma presso il tavolino; aveva preso da un canestro alcuni biscotti che andava mangiando con pacata attenzione, e guardava le belle mani della giovane affaccendata intorno alla teiera e al bricco dell'acqua bollente. --Glielo diciamo?--egli chiese ridendo a Loredana.--Bisogna dirglielo, altrimenti crederà che sono stato io a farla piangere.... Ecco, Flopi, ascolta.... Filippo sedette egli pure vicino a Berto, e sedette anche Loredana, dopo avere offerto ai due uomini la tazza di tè. --È stato così:--disse il Candriani.--Mentre uscivamo dal teatro, un farabutto ha ingiuriato la signorina; non ho potuto scoprire chi fosse; tutti guardavano a terra e parevano sonnambuli. La signorina, quando fu in gondola, visto che il tragitto era lungo e noioso, occupò il tempo a piangere, e io che voleva farle la corte sono rimasto con un palmo di naso.... Loredana si mise a ridere. --È tutto qui?--domandò Filippo incredulo. --È tutto qui,--rispose Berto.--Vedi che ora ride; non potrebbe dimostrati meglio che si trattava d'una inezia. Filippo scosse la testa; sapeva bene che vicina a lui, la giovane dimenticava ogni dolore, e la sua piccola risata squillante non gli provava nulla. --Ma che cosa hanno detto?--egli incalzò. La fanciulla gettò una rapida occhiata a Berto, il quale non si aspettava una domanda categorica. --Chi se ne ricorda?--egli fece, impacciato.--Lei se ne ricorda, signorina? Loredana tornò a ridere; ormai non le importava delle ingiurie, ed era tutta felice di sentirsi protetta dall'amante, nella sua casa elegante e quieta. --Sì, me ne ricordo,--ella dichiarò, ancora sorridendo.--Mi hanno detto: carne di lusso.... --Oh, i mascalzoni!--esclamò Filippo, oscurandosi in volto. --E poi,--soggiunse Loredana col suo placido sorriso,--e poi, mantenuta! Filippo sussultò; nella stessa ora, la folla anonima e lo zio Roberto gettavano in faccia alla ragazza la stessa accusa, coprivano di fango il suo amore. Egli dissimulò il suo turbamento, e disse: --Hai ragione, cara, di ridere; non si può che ridere di certe volgarità.... Ora ci verserai una coppa di sciampagna e berremo...., berremo a dispetto degli invidiosi. --E ai due milioni!--si lasciò sfuggire Berto. --E alla carne di lusso!--concluse Filippo ridendo. Loredana s'era alzata a versare il vino dorato nelle coppe. Un po' inclinata verso i due uomini, con la bella testa adorna di pettini scintillanti, il bel corpo chiuso nell'abito bianco, ella era l'imagine della giovinezza forte e procace. Le tre coppe si urtarono lievemente, qualche goccia cadde sul tavolino. --Perchè beviamo ai due milioni?--chiese Loredana d'un tratto, come ricordandosi.--Che cosa vuol dire? --Nulla, nulla, vuol dire,--interruppe l'amante. --Sì, vuol dire qualche cosa,--insistette Loredana.--Vedi: io ti ho raccontato tutto, e tu non mi racconti.... Quando ci siamo incontrati stasera, ci hai detto che avevi avuto un'avventura graziosissima. Non è forse vero, conte? Il Candriani assentì con un moto del capo. --Ti racconterò dopo,--promise Filippo.--Non si tratta di un'avventura. E del resto, non potrei avere un segreto? --Certo,--osservò Loredana pensierosa.--Ma allora non si annuncia.... I due amici diedero in una risata. Berto Candriani bevve ancora una coppa di sciampagna, parlò dei prossimi spettacoli della Fenice, e dopo pochi istanti si congedò. Non appena egli ebbe varcata la soglia, Loredana gettò le braccia al collo di Filippo. --Caro!--ella disse baciandolo.--Che cosa ti è avvenuto? Perchè vuoi tacere con la tua viperetta? L'amante sorrise e le passò un braccio attorno alla vita. --Non voglio tacere nulla,--egli dichiarò.--Berto m'aveva detto che tu eri agitata questa sera, e perciò non ti raccontavo l'incidente, che non ha alcuna importanza, del resto; poi egli stesso ha voluto fare il brindisi ai due milioni, quella testa matta! --Sai perchè? Mi ha visto ridere e allora ha compreso che non ero agitata. Dolcemente, stringendola al fianco, a piccoli passi, Filippo l'accompagnava nella camera di lei, e la baciava sui capelli. Così spesse volte egli si largiva il piacere di assistere mentre la fanciulla si spogliava e talora le prestava mano; in tal modo tra gli scherzi e i baci, la scena si prolungava e finiva sempre a una maniera. Quando fu nella camera da letto, Filippo prese posto in una poltrona, e la giovane s'accinse a togliersi gli abiti. --Ebbene, Flopi?--ella chiese. --Ah ecco!--disse Filippo.--Sono stato al «Grand Hôtel» e ne sono uscito con lo zio Roberto, il quale ha colto l'occasione per farmi una delle solite prediche. Ci siamo accalorati; egli mi ha minacciato di diseredarmi, e io gli ho detto che me ne infischio; a quel che pare, i due milioni dello zio sono così sfumati, ma io preferisco loro la mia libertà piena e assoluta. Ecco tutto, Lori; vedi che non valeva nemmeno la pena di parlarne. Loredana, rapidamente liberatasi della gonna, rimase attonita. --Due milioni!--ripetè a un tratto. --Poco più, poco meno,--disse Filippo.--Ma io non ho mai avuto bisogno del suo denaro, e tu lo sai. La fanciulla gettò gli abiti sopra una sedia, e restò ritta innanzi all'armadio a specchio.... --Per colpa mia!--ella esclamò. --Lori, te ne prego,--disse Filippo.--Mi dispiace quando tu parli così: non è per tua colpa, ma per colpa dei miei parenti. Non è una novità, questa: ti ricordi che io te l'avevo detto? I miei parenti non capiscono, e le discussioni non valgono a niente.... --Vogliono che tu mi lasci?--incalzò Loredana. --S'intende!--rispose Filippo.--Lo zio Roberto, poveretto, non è che lo strumento di mia madre, la quale lo fa agire e parlare, ed egli agisce e parla, tanto per avere pace. --Vogliono che tu mi lasci?--ripetè Loredana.--E non vogliono altro? --Per bacco!--esclamò Filippo ridendo.--Mi pare che basti.... --No, potrebbero volere di più,--disse la fanciulla, dopo un attimo d'esitazione.--Potrebbero volere che tu ti sposi.... Perchè, Flopi, io non capisco.... Se tu mi lasciassi, che faresti? Vivresti senza amanti e senza moglie? Pretendono questo i tuoi parenti?... Non vogliono che tu ti sposi? Non hanno qualche signorina che piace loro e che ti offrono? Filippo tacque, stupito, e si chiese come mai la piccola Lori, ch'egli reputava ancora poco più d'una bambina, col solo aiuto della logica, fosse giunta alla verità. Per nascondere il suo impaccio, egli si alzò e disse: --No, no: che ti viene in mente?... Lascia che io ti guardi.... Loredana fece un gesto per allontanarlo, e insistette: --Veramente, Flopi, non ti hanno mai parlato di matrimonio, non vogliono che ti sposi? --Ma no; sono tue fantasie queste!--ripetè Filippo. --Sei pronto a giurarmelo? --Te lo giuro.... --Sei pronto a darmi la tua parola d'onore? Filippo ebbe un attimo di titubanza; ma ormai non poteva più retrocedere. --Ti do la mia parola d'onore!--disse. La fanciulla si coprì il volto con le mani e ruppe in pianto. --Come!--esclamò Filippo, sorpreso.--Ora piangi? Non sei contenta? Forse non credi? Ella gli stava innanzi con le braccia e il petto scoperti; aveva le mutande di batista che le arrivavano al ginocchio, le calze di seta grigia, le scarpette basse e bianche: pareva un piccolo gentile Pierrot. --Così carina,--disse Filippo,--e così cattiva! Ma non sei contenta, ti ripeto? Loredana riuscì a rispondere tra i singhiozzi: --Sì,--dichiarò, mentendo alla sua volta,--piango perchè sono contenta! Filippo si mise a ridere, e la strinse al petto, sollevandola da terra. --Vieni,--disse.--Vieni, mascheretta bella, viperetta cara. Tu sei tanto bella, io ti amo tanto.... La giovane gli si avvinghiò al collo, si lasciò adagiare sul letto, e tra le lagrime cercò la bocca di lui, che mentiva e baciava così bene.... VIII. L'inverno fu singolarmente crudo e lungo quell'anno, a Venezia; nevicò più volte e nei giorni sereni una gelida bora soffiò con violenza. Molte famiglie abbandonarono la campagna innanzi tempo e iniziarono la stagione dei ricevimenti e delle feste prima dell'usato; a metà novembre, la vita elegante, in causa dei rigori invernali, fioriva già in tutto il suo rigoglio. Filippo ne fu ripreso a poco a poco, quasi senz'accorgersene; ritrovò gli amici, e rifece la solita ruota di visite e di consuetudini, tra quei soliti gruppi di persone, alla quale era abituato. Ma per Loredana ebbe le cure più sollecite. Il mormorìo del mondo e l'astiosità dei parenti gli avevan reso la fanciulla anche più cara, e spesso rinunziava a qualche trattenimento mondano per dedicarle il suo tempo. L'aveva circondata di lusso, provvedendole abbigliamenti a Milano, facendole regali di gioielli, coprendola di sete e di merletti e di pelliccie, perchè la sua bellezza avesse una degna cornice. Loredana lasciava fare. Era mutata; un dolore sordo e profondo andava rodendola dal giorno in cui aveva scoperto che il suo Flopi mentiva; e mentiva perchè l'amicizia con Giselda Fioresi doveva avere un significato ch'egli non poteva confessarle. Dapprincipio, quando s'accorse che Filippo riprendeva le sue abitudini mondane, la giovane lo seguì col pensiero affannosamente; si fece raccontar volta per volta ciò che egli aveva visto e ciò che aveva detto; notò che mai non pronunziava il nome della contessina Fioresi, anche quando dai giornali si poteva rilevare che la contessina frequentava le feste e i ritrovi ai quali Filippo prendeva parte. Mille volte, Loredana era stata in procinto di chiedere spiegazioni, e mille volte s'era trattenuta, pensando ch'egli avrebbe mentito ancora. Poi a poco a poco, riuscì a dominarsi; non volle più sapere, non interrogò più. Ella era la sua amante, che lo attendeva con desiderio inesprimibile e gli si dava tutta con infinita voluttà; faceva tacere la gelosia terribile che le attossicava il cuore, divorava in silenzio le lagrime e si mostrava sempre lieta e sorridente. Era un eroismo d'ogni giorno, d'ogni ora, che Filippo non sapeva, non avrebbe mai saputo. Anche quel lusso che la circondava le pareva soverchio; indossava la pelliccia, infilava nelle dita gli anelli preziosi con un certo piccolo brivido, pensando che il nome di mantenuta le conveniva allora meglio che mai. Non gliene importava; il mondo le era così sconosciuto e così lontano, che non voleva occuparsene; ma sua madre, la buona signora Emma, s'era inquietata per lei. Loredana andava sempre a trovare la mamma nella casetta bianca sul campiello solitario. Ogni volta era certa d'incontrare per la via Adolfo Gianella, il suo antico fidanzato, il quale le faceva la posta. Egli le era rimasto stranamente fedele, attraverso l'uragano di scandalo e di maldicenza che aveva travolto il nome della giovane. La seguiva a distanza per lunghi tratti, la guardava con intenso piacere, e ne era forse più innamorato che nei giorni in cui ella era vergine e innocente. Adolfo aveva appreso tutto dalla bocca dei curiosi e degli sfaccendati, la vita e l'amore di Loredana, e poi aveva scoperto il nido degli amanti e s'era posto a gironzare in quei dintorni, a guardar quelle finestre, a spiar quella gioia. Umile e timido, non confidava ad alcuno i suoi crucci, non parlava in famiglia di Loredana, perchè la famiglia di lui la odiava. Egli si contentava di seguir la fanciulla e di vederla bella, prosperosa, felice. La cosa era tanto abituale ormai, che Loredana contava sulla presenza di Adolfo, e s'egli passeggiava nel campiello, essa si tratteneva più a lungo presso sua madre. --Bada che è tardi,--le diceva questa qualche volta. --Oh non importa!--rispondeva Loredana, dopo essersi affacciata alla finestra.--C'è Adolfo, che mi riaccompagna. E la fanciulla sorrideva, non sapendo ella medesima se la devozione di lui fosse ammirabile o ridicola. Una sera egli s'infuriò, con uno di quegli scatti ciechi e improvvisi che sono proprii dei caratteri timidi. Loredana s'era trattenuta assai - - . . . . , , , 1 ' ! 2 ? 3 ? 4 5 - - ! - - , . - - 6 ' . . . . 7 8 - - , ! - - , . - - 9 : 10 ; , ; , , 11 , ' 12 ' . . . . 13 14 - - ? - - , . - - 15 . 16 17 - - , ! - - 18 . - - , , , , 19 , , , 20 . . . . , ; 21 , , 22 , , . . . . 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