credi sia stato creato per te, perchè tu ne goda e ne abusi, perchè tu ne decida come un padrone e un giudice. E di una fanciulla, ti fai una concubina; e di una concubina farai una donna perduta! Mi parli di attenuanti, per questo delitto di prepotenza e di superbia, per questo scandalo, per questa ribellione alla volontà di Dio? Non ce ne sono, non potresti essere scusato che quando tu mi dicessi d'esser diventato pazzo. Soltanto a un pazzo non si chiede conto di ciò che fa; soltanto un pazzo può essere perdonato se reca ingiuria a Dio nelle sue creature.... Sotto quell'irruenza, stretto in quella inesorabilità di logica, toccato nei sentimenti intorpiditi ma sempre vivi coi quali era stato allevato, Filippo non osò replicare. Mormorò soltanto: --Se non mi lasci dire una parola, mamma.... La contessa si rischiarò in volto e aggiunse con voce subitamente più calma: --Hai ragione. --Io non ti posso rispondere, per ora, intorno alla sorte della ragazza,--seguitò Filippo.--Fui travolto da un impeto di passione, ed è giusto che tu mi rimproveri la mia debolezza; ma appunto perchè la passione era ed è sincera, non posso risponderti circa l'avvenire che è serbato a me e a quella ragazza. --Tu mi spaventi!--interruppe la contessa, levandosi in piedi.--Non ho mai udite parole così gravi dalla tua bocca. --Gravi e leali, mamma, perchè non voglio ingannarti,--rispose Filippo, guardando sua madre con occhio tranquillo.--Ma devo aggiungere subito che comunque gli avvenimenti si svolgano, io non dimenticherò nè il nome che porto, nè i doveri che ho verso una fanciulla onesta e buona.... --E vai così, alla ventura, senza un'idea, senza la stessa percezione di ciò che fai? È deplorevole, è veramente deplorevole.... La contessa tacque; aveva udito, lontano, fin dalle ultime camere, un passo cauto e lento; indi a poco, sulla soglia comparve un valletto in livrea verde scura, e s'inchinò. --Pranzi in casa, Flopi?--disse con voce mutata la contessa.--Dammi il braccio. Stasera siamo soli. IX. Col pretesto di mutarsi finalmente d'abito e d'indossare lo -smoking-, Filippo salì nel suo appartamento dopo pranzo, e scrisse una lunga lettera a Loredana, che le avversità gli rendevano più cara. Dovette confessarle che il soggiorno a Venezia si sarebbe prolungato oltre le previsioni, perchè non gli riusciva di sottrarsi a qualche invito e fors'anche a una gita nelle campagne di suo cognato de Idris. S'affacciò a una finestra e vide il Canal Grande immerso quasi totalmente nell'oscurità, con qualche linea più nera, una gondola, che passava silenziosa, distinta appena dal fanale piccolo e rossastro. I palazzi, in fila, come spettri bianchi che si dessero la mano, erano muti e chiusi; ai pali innanzi alla gradinata scorse giù alcune gondole ferme, che avevan recato i visitatori, i pochi amici non ancora partiti per la campagna. Le note d'un valzer gli giunsero all'orecchio, e nel Canal Grande, da una gondola lontana, arrivò la strimpellata vivace e improvvisa d'un mandolino. Poi passò una barca, zeppa d'uomini e di donne, illuminata a palloncini, silenziosa; era una serenata, che s'avviava nel bacino di San Marco, presso i grandi alberghi; e di nuovo l'oscurità e la quiete pesante si stesero sul Canale. Filippo discese e passò qualche ora in salotto, a fianco di sua madre. Gli ospiti ridevano ascoltando le chiacchiere del conte Mercatelli, piccolo, pelato, rosso in volto, che magnificava il sonno. --«Le sommeil»,--diceva, rivolto a una francese, madame de la Chaux.--«Le sommeil»; io non conosco che questa voluttà: dormire, dormire, dormire quanto mi è possibile. Se non avessi dormito tanto, avrei fatto certo qualche cosa di straordinario.... Ma dormire mi piace, mi piace troppo! Sembra che l'anima si volatilizzi, che il corpo si riduca in una materia imponderabile. «Qu'en dit madame de la Chaux»? E senza aspettare che madama, vestita di violetto scuro, con un merletto prezioso sui capelli grigi, enunziasse una risposta, il conte Mercatelli seguitò: --«Moi, je vous assure» che l'imprevisto non si trova, se non nel sonno. Dove potreste incontrare qualche cosa che somigli a un sogno, nella realtà d'ogni giorno? Uomini che volano, bestie che parlano, mostri non mai veduti, gioie, terrori, fughe, combattimenti, scene che si dissolvono e si sovrappongono.... «Moi, je vous assure que votre Dumas n'est qu'un imbécile en comparaison de ce romancier inépuisable qui s'appelle rêve....» Madame de la Chaux ebbe un debole sorriso. Filippo disse qualche parola a un domestico, fece preparare il tavolino da giuoco, e mentre le dame e le fanciulle ascoltavano quella specie di conferenza sul sonno, egli sedette al tavolino col conte Lombardi, col marchese di Spinea e con Berto Candriani. Berto Candriani era temutissimo per la sincerità pazzesca delle sue parole. Egli diceva ad alta voce tutto quel che pensava e tutto quel che sapeva, a costo di parere insolente o mal educato. Qualcuno in società aveva espresso il dubbio ch'egli fosse un po' matto, e poichè questa induzione accomodava molte cose, risparmiava la noia di indignarsi e toglieva ogni valore a quanto raccontava, tutti convennero ch'egli era un po' matto e che bisognava lasciarlo fare. Del resto, bel giovane non ancora trentenne, snello, con capigliatura nera foltissima e occhi castagni dallo sguardo pungente, piaceva alle signore, che ne ambivano la lode, perchè rara. Egli, quella sera, aveva tentato più volte di dire a Filippo ciò che gli stava fitto in testa dal momento che l'aveva visto; ma il tema della conversazione, la presenza della contessina Fioresi e di qualche altra fanciulla, glielo avevano impedito. Appena i quattro uomini furono appartati pel giuoco, presso la finestra d'angolo, Berto Candriani disse a Filippo: --Dunque, come va? Filippo s'aspettava qualche razzo di quei famosi, ma ormai, dopo le spiegazioni con sua madre, poco gli importava ciò che si poteva dire. --È vero,--domandò Berto quietamente,--che hai fatto scappar di casa una ragazza? Il conte Lombardi e il marchese di Spinea, che disponevano le carte nella sinistra, alzarono sbalorditi il capo, e videro Filippo che sorrideva. --Ti sembra,--egli rispose,--che se avessi una ragazza per le mani, starei qui a giuocare? --Evvia, Flopi! Polvere negli occhi! Non sei mica vecchio per niente, e fai le tue cose benino, pian pianino, in punta di piedi.... Insomma, questo è l'ultimo pettegolezzo e dovevo pur dirtelo! Filippo fece un cenno con la testa, come per ringraziare il Candriani della sua premura; e nell'intervallo seguente, Berto riprese: --M'hanno detto che è un tesoro, quella ragazza! Una delle nostre più belle e più caratteristiche borghesi.... --Sai che ho buon gusto!--rispose Filippo, sempre sorridendo. --Già; ma mi dispiace che il cattivo gusto sia dall'altra parte!--mormorò Berto con rammarico sincero. I giuocatori diedero in una risata. Risonò la voce del conte Mercatelli, che diceva: --Dormendo circa dodici ore al giorno, io mi trovo benissimo.... --O perchè non va a dormire anche adesso?--osservò Berto, senza curarsi di abbassar la voce. E seguitò la partita; mentre la contessina Giselda Fioresi, che non si divertiva a parlar con le altre fanciulle, dopo aver gironzato qua e là a occhieggiare i vecchi quadri che conosceva da tempo, andò a mettersi alle spalle di Filippo, guardando il giuoco. --Non so,--disse Berto Candriani,--perchè voglia portar fortuna a Flopi, contessina. È già tanto fortunato! Venga dalla mia parte. Giselda non rispose, e coll'indice sottile indicò a Filippo una carta che doveva giuocare. Filippo obbedì. --Andiamo, andiamo!--esclamò il Candriani.--È proibito immischiarsi nei giuochi degli altri. Il giuoco di Flopi è poi così pericoloso! La fanciulla non battè palpebra, e indicò a Filippo un'altra carta. Ma le parole di Berto Candriani le parvero oscure, e trovò conveniente non allontanarsi, per udir qualche cosa di più significante. Alla fine di quel giro, Filippo s'era avvantaggiato molto sugli avversarii, e Berto Candriani, mentre il conte Lombardi mischiava le carte, protestò: --Io la sequestro, tesoro mio! Lei fa vincere Flopi per ridere di noi. Le assicuro che il nostro amico non ha bisogno di lei, proprio non ha nessun bisogno! --Com'è noioso!--esclamò Giselda.--Stia zitto e tiri avanti! --Bisognerebbe fargli la cura di Mercatelli,--osservò Filippo.--Se dormisse dodici ore al giorno, sarebbero tante chiacchiere di meno. Berto diede un'occhiata a Giselda, sempre ritta alle spalle di Filippo; era giovane e magra; l'abito leggero lasciava trasparir gli omeri scarni e delicati; il corpo esile faceva pensare alla donna futura, non più magra ma snella, non più scarna ma sottile e flessibile. I capelli fulvi, illuminati dalla luce elettrica, davano al volto bianco qualche ombra viva e tagliente. Filippo sembrava non accorgersi della presenza di Giselda. --Mi pare un gatto che vigila,--pensò il Candriani.--Se la porti via anche questa? Ma la partita finiva; la contessina Fioresi volse le spalle ai giuocatori, tornò fra le donne, e subito trovò un appiglio per interloquire. --Mi direte voi,--chiese Berto al Lombardi e al marchese di Spinea,--che cosa ha questo vecchio satiro per piacere alle ragazze? --Vecchio satiro!--esclamò il marchese di Spinea.--Ma non ha quarant'anni; e che cosa dovresti dire di me, che ne ho cinquantasette? --Satiro decrepito!--sentenziò il Candriani.--Filippo, occhio alla Fioresi! Quella sta facendo una passione per te, vorrà scappare anche lei. Filippo stette ancora muto. Egli rispondeva raramente a Berto Candriani; dacchè lo si era classificato per matto, Filippo lo lasciava parlare, e il più delle volte non ascoltava nemmeno le sue parole, col pensiero rivolto altrove. Così, se non fosse stata la necessità incoercibile di dire tutto quanto gli frullava pel capo, Berto Candriani, a sua volta, non avrebbe mai parlato con Filippo; e quando v'incappava, se ne pentiva sempre. Egli si alzò indispettito e andò a raggiungere il conte Mercatelli, che fumava una sigaretta, sdraiato sopra un divano, beatamente, gli sguardi perduti in alto. ---Ciò-!--disse Berto.--Non dormi? Vattene, su; è quasi mezzanotte.... --Hai ragione,--rispose il conte mansueto.--Nel mio letto starei tanto bene! Si mosse, andò a porgere il saluto alla contessa Bianca, alle signore, agli amici, ed uscì lentamente. Poco dopo, anche gli altri visitatori presero congedo. X. Quella notte, Filippo Vagli sentì crudelmente la solitudine in cui lo piombava l'assenza di Loredana. Vagò fino ad ora tarda per le calli deserte, immerse in un'ombra che un fanale rompeva a pena, e salito in una gondola si fece condurre alla ventura; i rii, coi muri delle case a picco, parevan chiusi, senz'aria; ora la gondola sfiorava la scalea d'un palazzo, ora scivolava lungo qualche casipola, dalle finestre della quale giungeva il chiacchierìo infaticabile delle popolane; e se una gondola passava rasente, era una visione d'ombra, una linea nera e fugace, un uomo ritto a poppa, una figura indistinta sdraiata sui cuscini; poi silenzio, rotto dal remo che grondava acqua. Allorchè tornò a casa, Filippo notò quel che già aveva sentito durante il giorno: la sua camera non gli diceva più nulla, il suo ricco appartamento, al quale era andato per tanti anni recando belle cose d'arte e oggetti di pregio, non gli importava più dell'appartamento d'un albergo. Le ore gli sembrarono eterne; il pensiero di quella ragazza, lasciata sola in un piccolo paese, in un alloggio che differiva poco da una taverna, gli martellò il cervello tutta notte. Prese sonno verso l'alba; e non si svegliò da quel torpore se non quando gli parve che qualcuno camminasse cautamente per la camera. Era un servo, mandato dalla contessa Bianca, la quale, vista l'ora tarda, temeva che Flopi stesse poco bene. --Che ora è, Piero?--domandò Filippo. --Sono le undici, signor conte. Piero stava immobile presso il letto ad aspettare gli ordini. --Va, va!--gli disse il conte.--Non ho bisogno di nulla. Avverti la contessa che mi alzo subito. E poco dopo, mentre attendeva alle cure della persona, Filippo sentì la noia plumbea per quelle ore che ancora gli toccava di passare a Venezia, per il pranzo dei conti Lombardi, per le chiacchiere insulse alle quali avrebbe dovuto prestare orecchio. Egli era irritato e malcontento. Dopo una colazione quasi sempre silenziosa, perchè sua madre cercava ella pure di schivare allusioni ed argomenti spiacevoli, egli uscì, gironzò qualche tempo in Piazza e sotto le Procuratie, fece parecchi acquisti per Loredana, e quasi senz'accorgersi, camminando lentamente, si trovò nel campiello, innanzi alla casetta bianca della piccola amica. Egli aveva promesso a Loredana di portar notizie di lei alla sua mamma; e quando rivide la casa, con quelle finestre bifore, alle quali la fanciulla s'affacciava un giorno per salutarlo; e quando sentì la familiarità di quel tranquillo angolo di Venezia, dov'egli veniva per salvarsi dalle omelíe della contessa Fausta, per vivere la vita modesta degli altri e dimenticar la propria, inutilmente ricca e fastosa; quando mille ricordi semplici e graditi gli tornarono in folla al pensiero, Filippo non si perdette a riflettere oltre: si avvicinò alla porta, dipinta in verde scuro, con un bel battente di bronzo foggiato ad anello che una testa di leone teneva fra le mandibole; e suonò il campanello. A una delle finestre si affacciò indi a poco la domestica, piccoletta e nera in viso, che voleva bene alla fanciulla. Essa fu così stupita alla vista di Filippo, che mandò un'esclamazione: --Maria a te provveda! Il conte! Il conte! Il conte!... E d'un subito si mise a correre per la casa, in cerca della signora, gridando a perdifiato: --Il conte! Il conte! Il conte! La signora De Carolis, che era occupata a stirare, accorse tutta maravigliata e tremante; si affacciò alla finestra ella pure, s'assicurò che il visitatore era il conte Vagli, e infine si decise a tirare il cordone. La porta s'aperse, e Filippo entrò. In alto della scala, proprio sull'ultimo gradino, vide ritta e pallida la signora Emma; la quale, senza rispondere al saluto di lui, scese qualche scalino per abbreviar la distanza, e domandò con voce rauca: --E Lori, dov'è? --Sono venuto a portarle sue notizie,--rispose Filippo, salendo con la signora, tuttavia incerto dell'accoglienza.--Sta bene, mi parla sempre di lei. Passarono innanzi alla domestica, la quale rimaneva a bocca aperta, guardando Filippo con ammirazione attonita. --Buon dì, Rosa!--egli le disse. E l'altra fece una riverenza, non potendo esprimere la voglia d'aver notizie della signorina. La signora Emma e Filippo entrarono in quella saletta dal pavimento a piastrelle bianche e rosse, dove il conte e la fanciulla avevano concertata la fuga; Filippo notò subito, sopra una mensoletta di legno, una figurina di -biscuit-, che abitualmente era sulla tavola, e che un giorno la ragazza andava girando e rigirando, mentre l'amico le susurrava all'orecchio parole ardenti d'amore e speranze di giorni felici. Egli prese le mani della signora De Carolis, e le disse con voce malcerta: --Io devo chiederle perdono. Le ho portato via Loredana, la sua Lori! Ma essa è oggi felice con me. Ho fatto male, ho agito per impulso, ciecamente. Non oso scolparmi, lo vede! Pure, Loredana è felice, e questo non risponde a tutti i suoi dubbii, a tutte le sue paure? La signora scosse tristemente la testa e ritrasse le mani dalle mani di Filippo. --No,--ella rispose.--Sarebbe felice se potesse andare a fronte alta: ma così, quale umiliazione! Ora non comprende; comprenderà più tardi.... È una fanciulla disonorata; non ha nome; e nessuno crederà all'amore. Il mondo è cattivo; sarà accusata d'essersi venduta per vizio o per bisogno.... Filippo fece un movimento con la mano, come per protestare. --Oh, non neghi!--interruppe la signora, il cui volto bianco, dalle occhiaie scure, diceva quante notti tormentose e quante ore d'angoscia aveva passato la povera donna. Ella sedette sopra un divano, dimenticando di accennare una sedia a Filippo; e proseguì: --Nessuno di quelli che la conoscono sa ancora nulla; ma il mistero non può durare più a lungo, e il giorno si avvicina in cui dovrò confessare la sua colpa. Che cosa dirò per farla perdonare, o perchè gli altri le siano indulgenti? Non aveva la sua mamma che le voleva bene? Forse le mancava qualche cosa, qui, dove io non pensava che a lei? Non voleva sposare quel Gianella maledetto? E io l'avrei aiutata, e io le avrei permesso di scegliersi persona più degna.... Ma fuggire, ma diventar l'amante d'un uomo che non potrà mai sposarla, e abbandonare la mamma sua, la casa, tutto e tutti, come una disperata, e rovinare la sua giovinezza!... Sì, è giovane, era inesperta, io mi fidava ciecamente.... Io posso assolverla; il mondo riderà di lei e di me, cadute vittime di un falso amico, d'un egoista senza cuore.... Filippo, tuttavia in piedi, col cappello di paglia tra le mani, udendo l'accusa scudisciargli il viso, fece un passo, sentì il viso avvampargli, ma si rattenne e non disse parola. La signora Emma lo guardò, e aggiunse freddamente: --Si sieda! Mi parli di Lori. Dov'è adesso? --A Sirmione,--rispose Filippo. --Verrò a prenderla,--annunziò la signora con voce decisa. --A prenderla?--esclamò il conte sbalordito. --Sì, a prenderla. Forse sono ancora in tempo a riparare uno scandalo. Ho detto a chi mi chiedeva di lei che è in campagna. Ebbene, bisogna che da questa campagna Loredana ritorni. Io non confesserò mai mai, che mi è fuggita di casa, capisce? Il suo ritorno, la sua presenza, la ripresa delle nostre abitudini faranno tacere le cattive lingue. Mia figlia è conosciuta da poca gente modesta, che certo non villeggia a Sirmione. Forse sono ancora in tempo a salvarla se Dio mi aiuta. E lei, conte, non si opporrà. Ha commesso un'azione disonesta, non vorrà commetterne una seconda.... --Ma io l'amo, Loredana!--proruppe Filippo.--Non permetterò che me la portino via; io vivo per lei, cerco di renderla felice, mi allontano io pure dal mondo, per dedicare a lei le cure più affettuose, e ho fatto della sua vita la mia.... Non permetterò che me la ritolgano, a nessun costo; non permetterà ella stessa, Loredana, perchè mi ama e non domanda nulla a nessuno! La voce del conte vibrava di tanta sincerità e di tanto affanno, che la signora De Carolis ne fu scossa e lo guardò un istante, presa da esitazione. --Sono venuto da lei a chiederle perdono,--proseguì Filippo,--a chiederle perdono con una umiltà che non è nelle mie abitudini. E lealmente le ho detto dove viviamo, perchè non volevo continuare con lei una finzione antipatica; se l'avessi ingannata, se le avessi detto che viviamo a Roma o a Parigi, ora potrei ridermi delle sue minaccie. S'interruppe e camminò pel lungo e pel largo nella saletta. --Non me la porterà via!--soggiunse.--A qualunque costo, non me la porterà via! Appartiene a me, ora, e a nessun'altro al mondo! Non me la porterà via! La signora De Carolis comprese che non poteva ragionare con un uomo in tale stato d'animo. Filippo aveva le labbra bianche e il suo corpo tremava come scosso da febbre violenta; egli si abbandonò in una poltrona, nascose il volto tra le mani, e stette così, per lungo tempo, in silenzio, agitato sempre da un tremito invincibile. Emma tacque ella pure, a lungo, guardando l'uomo superbo, ridotto da una parola come uno schiavo o come un mendico, accasciato sotto il peso della sua passione. --Veda,--cominciò infine la signora.--È necessario! Appunto perchè vuol bene a Loredana, la lasci tornare con la sua mamma.... Lei si pentirà un giorno di questo rifiuto. --Non mi pentirò mai!--esclamò Filippo, staccando le mani dal volto. La signora De Carolis vide che le lagrime solcavano il viso del conte, ebbe un lampo forse di riconoscenza, certo di pietà, ma seppe frenarsi, e continuò, quasi non avesse notato nulla: --Per parlare come lei parla, bisognerebbe dirmi quale avvenire attende mia figlia. E lei non lo sa, perchè l'avvenire di Loredana dipende dal capriccio, dalla volontà, dall'interesse del conte Filippo Vagli, il quale oggi l'ama sinceramente e domani può considerarla un impaccio.... Filippo crollò le spalle, ma la signora aggiunse, senza badargli: --È possibile che io accetti una situazione simile per mia figlia? Ripeto che forse sono ancora in tempo a impedire uno scandalo enorme; se non mi ingegnassi di riuscirvi, sarei non una madre, ma la più vile, la più spregevole delle donne.... Nel turbamento di tutto il suo spirito, Filippo sentiva che la disgrazia aveva dato una lucidità di comprensione, un'energia e una volontà, a quella donnina fragile e dimessa, quali egli non avrebbe mai potuto sospettare. La signora De Carolis aveva il viso pallido tutto rischiarato dalla luce d'una decisione, dalla speranza di salvare la figliuola; Filippo intuì che era impossibile lottare con un sentimento così forte, il quale aveva l'aureola di qualche cosa di sacro. Egli non poteva opporre che le ragioni del suo amore, cioè di un sentimento comune, fatto di egoismo, di concupiscenza, di orgoglio. Disse lentamente: --Loredana penserà che io l'ho tradita, che son venuto apposta a Venezia perchè lei andasse a ripigliarsela, dopo quindici giorni.... --Oh no,--interruppe la signora Emma,--io saprò parlarle, e le spiegherò come sono avvenute le cose.... Seguì un breve silenzio. Filippo era sempre seduto, con le labbra bianche, gli occhi annebbiati dal pianto: la signora Emma gli si avvicinò, gli mise una mano sulla spalla, e disse: --Lei non deve opporsi. Dio aiuta le madri. Se lei non mi facesse trovar più la mia Lori a Sirmione, ebbene, scandalo per scandalo: agirei con la forza, come non ho osato fino ad oggi.... Il conte sollevò il viso a fissare la donna, e rispose brevemente: --Non minacci! --No, non minaccio,--disse la signora più calma.--È stato Dio che l'ha mandato, per quest'atto di pentimento e di sincerità.... Tacque, guardò Filippo, che pareva in quell'istante un fanciullo domato, un mendico febbricitante, così scosso dal tremito implacabile. La signora si ritrasse, perchè non voleva mostrar gli occhi che le si velavano di pianto, e uscì in fretta. Filippo rimasto solo, si guardò intorno come trasognato.... Era dunque la realtà, quella? Non doveva più vedere Loredana, la sua bella, la sua cara amica, e non più baciarne i capelli bruni dai riflessi dorati, e non più udirne la parola, e non più farla fremere di piacere e di gioia? Quale demonio l'aveva così scioccamente condotto in quella casa, a chiedere un più sciocco perdono, a dire stupidamente dove Loredana era nascosta? Tutto crollato, tutto finito in un lampo! E Loredana, la fiduciosa amica, abituata a considerar lui come il più forte, il più libero, il più saggio degli uomini? Che avrebbe pensato?... La porta della saletta si aperse ed entrò la signora Emma, recando ella stessa un vassoio col caffè e una bottiglia di liquori. --Prenda qualche cosa,--ella disse.--Le ho preparato un caffè; beva una goccia di cognac. Essa versò, mise innanzi il vassoio a Filippo, riempì di cognac un bicchierino, glielo porse: egli lasciava fare, macchinalmente, e sorbiva il caffè, senza sentirne il gusto. --Non capisco,--disse a un tratto, rimettendo sul vassoio la chicchera.--Non capisco. Loredana torna qui? Lei va a riprenderla?... E io.... La signora Emma non rispose, ma Filippo incalzò: --Mi dica: non la vedrò più? E poichè la signora rimaneva sempre silenziosa, anch'egli non domandò più nulla, e restò immobile, con gli occhi fissi nel vuoto, come a seguire qualche fantasma spaventevole. Finalmente si alzò, prese il cappello, stese la mano alla signora De Carolis, e uscì senza far parola. In anticamera, la domestica lo aspettava per dirgli qualche complimento, ma vedendolo così pallido e sfatto, corse in cucina e vi si richiuse, perchè egli non avesse a soffrire incontrandola in anticamera. XI. Il sole che arroventava il campiello e illuminava le case con una luce quasi insopportabile, ebbe potere di scuotere Filippo da quell'accasciamento che pareva sonnambulismo. Si drizzò, sentendo che le spalle gli si erano incurvate, e si guardò intorno con occhio sicuro. Perdere Loredana? Obbedire a sua madre? Tutto finito, tutto crollato? --Parto col primo treno,--promise a se stesso.--Arrivo a Sirmione, prendo Loredana e questa sera saremo lontani e sicuri. Qualunque cosa, piuttosto di perderla. Ho commesso una fanciullaggine con sua madre; bisogna riparare subito, subito, subito.... Non aveva ancor finito il suo pensiero, che una voce nota gli risonò alle spalle. --Guardalo qui! Dove vai, così meditabondo? Era Berto Candriani, che, fattoglisi al fianco, lo squadrò e rimase stupefatto. --Accidenti! Che cosa t'è successo? Ti hanno bastonato? Filippo gli disse con voce secca: --Non ho voglia di scherzare, Berto! --E non scherzo. Mi dispiace sinceramente di vederti così, come ti fosse avvenuto qualche cosa di molto grave. Eri tanto allegro iersera.... Il conte non rispose, e i due uomini procedettero qualche tempo senza far parola urtati dalla gente che passava per le calli; ma quel giorno doveva essere singolarmente disgraziato per Filippo, perchè allo svolto d'una viuzza s'imbattè col conte e con la contessa Lombardi. --Ah, bene, bene, bene!--esclamò il conte Lombardi, aprendo le braccia, come per impedire il passaggio ai due amici.--Venite a proposito! La contessa ebbe un sorriso di compiacenza alla vista di Filippo, che le stava innanzi a capo scoperto e la salutava. --Abbiamo la gondola a due passi di qui,--ella annunziò,--e si parlava, proprio di voi, Flopi. Noi facciamo un giro, e vi conduciamo con noi. Anche Berto Candriani ci farà compagnia.... --Un giro?--ripetè subito Berto con circospezione.--Che cosa deve intendersi per un giro, contessa? --Muoviamoci,--ella rispose.--Noi impediamo il passaggio alla gente. Ora entriamo in gondola, e vi spiegheremo. La contessa Lombardi era ancora piacevole, benchè avesse valicato la quarantina. Il suo corpo era svelto, i capelli eran chiari, gli occhi vivi; solo la carnagione aveva perduto la sua freschezza; ma poichè la contessa dichiarava ella per prima di esser vecchia e finita, tutti la guardavano con simpatia e la trovavano assai più giovane di quanto non dicesse. Arrivati al traghetto dove aspettava la gondola a due remi, la contessa vi montò, Berto vi balzò dentro, dicendo: --Spiegateci il giro! Ma Filippo disse: --Contessa, io devo scusarmi.... --Ah bah!--esclamò la contessa.--Flopi, voi mi fate pensare che la nostra compagnia vi dispiaccia. Quando noi vi facciamo un invito, voi avete subito pronta una scusa. --Cara contessa, siete crudele!--mormorò Filippo. --Oh, a proposito,--aggiunse il conte Lombardi.--Ricordati che sei a pranzo da noi, stasera. --Dunque, vi decidete?--domandò la contessa, guardandolo. Filippo comprese che bisognava decidersi, si appoggiò al braccio del gondoliere, e salì.... Il giro della contessa durò per più ore; la gondola, spinta con agile vigorìa, uscì dal bacino di San Marco in un batter d'occhio, e prese il largo verso il Lido, poi, per le Vignole, arrivò a San Francesco del Deserto. La contessa Lombardi e Berto Candriani erano allegri. --Non è vero che almeno così godiamo un po' di fresco? Sentite che bel fresco, Flopi?--diceva la contessa. Filippo aveva perduto ogni velleità di ribellarsi. Le ore passavano e gli cadevano sul cuore come goccie di piombo, con un presentimento funesto; ma egli era troppo abituato alle commedie del mondo perchè il suo volto lasciasse trasparir l'angoscia febbrile alla quale tutta l'anima sua era in preda. Sarebbe partito l'indomani: ormai bisognava adattarsi e non far pesare i proprii dolori sugli amici che volevan godere la sua compagnia. Con un rude sforzo riuscì a dominarsi e parve felicissimo di quella gita, di quello sciupìo di tempo, infinitamente prezioso per lui; scherzò con Berto Candriani, il quale non sapeva comprendere una mutazione così rapida, ed era stupefatto; Filippo fece anche un po' di corte alla contessa, col consenso del marito, che sorrideva. --Io non so dove tu sia stato,--osservò a un tratto il conte Lombardi.--Se ne raccontan di belle, a questo proposito.... --Di bellissime,--rincalzò Berto. --Non so dove tu sia stato, Flopi, ma la campagna ti ha fatto bene. Sei allegro.... --Allegro,--ripetè Filippo, sentendo l'ironia di quella affermazione. Tornavano verso Venezia, e la città si scorgeva tutta bianca, come tutelata dall'angelo d'oro del campanile vetusto: i palazzi marmorei parevan da lungi portentosi ricami, fragili merletti diuturnamente lavorati dall'uomo e dal tempo; le acque ai loro piedi si stendevan placide, con un trasparente color di smeraldo, che gli ultimi raggi di sole facevano scintillare. --Ma io vorrei sapere,--osservò la contessa,--che cosa si dice della campagna di Flopi.... I tre uomini si guardarono. --Ecco,--disse Berto Candriani,--si dice che.... --È sottinteso,--interruppe Filippo,--che voi, contessa, non crederete parola di quanto sta per raccontarvi Berto. Voi conoscete quest'uomo? Il più fantasioso dei maldicenti.... --Non crederò nulla,--rispose la contessa.--Ma vorrei sapere. --Si dice,--continuò Berto Candriani,--che Flopi, innamorato d'una bella, d'una bellissima ragazza, sia scappato con lei. La contessa Lombardi diede in una risata. --Che pazzo!--esclamò.--È scappato, ed è qui in gondola, al mio fianco? Berto crollò le spalle. --Siete ingenua, contessa, mia! È qui per un giorno o due. Domani sarà scomparso di nuovo.... Sa far le cose da maestro, la vecchia volpe.... La contessa stette un momento a pensare, poi osservò: --Credevo meglio. Queste cose vanno sempre a finir male; e se l'avventura è come si racconta, Flopi ha perduto la testa davvero. Filippo sorrise con l'indifferenza dell'uomo che ascolta cose senza alcun senso. --È come ve la racconto io,--assicurò Berto Candriani.--Fuga romantica con giovinetta. La contessa alzò le spalle. --Via, via,--esclamò,--sono maldicenze sciocche: sarebbe nato uno scandalo senza esempio, e invece non c'è che qualche diceria.... Voi non sapete ragionare, povero amico! --Oh guarda,--protestò il Candriani,--Flopi scappa con una ragazza, e chi non sa ragionare sono io! Voglio mettermi anch'io a far fuggire le fanciulle, per vedere se mi troverete ragionevole.... Gli amici risero, e la conversazione fu mutata. A Venezia, giunsero sull'imbrunire; Filippo e il Candriani, scendendo dalla gondola presso la piazza San Marco, presero congedo per correre a casa a mutarsi d'abito e per ritrovarsi indi a un paio d'ore nuovamente dai conti Lombardi. Non appena fu solo, nella sua camera, Filippo sentì calargli sulle spalle il peso di quella giornata nefasta, l'accoramento per la sorte di Loredana. Gli tornò il pensiero d'andarsene subito, di giungere in piena notte a Sirmione, di prendersi la fanciulla e fuggir lontano. Ma di nuovo, le abitudini lo dissuasero. Era impossibile mancare al pranzo, dar quella clamorosa conferma alle voci delle quali il Candriani s'era fatto eco. Bisognava partire all'alba; ormai non si trattava più che di poche ore, dell'ultimo sacrifizio. Quando Filippo, in marsina, con una gardenia all'occhiello, varcò la soglia del palazzo Lombardi, egli aveva dipinta in viso una tale espressione di pace, che lo si sarebbe giudicato l'uomo più tranquillo del mondo. Berto Candriani, il quale l'aveva preceduto di poco, rimase, al vederlo, stupefatto per la terza volta. XII. Loredana, accasciata per la lettera nella quale Filippo le annunziava che la sua lontananza si sarebbe ancora prolungata di alcuni giorni, stava sul divano, a occhi chiusi, non udendo, non pensando, nella disperazione di far passare quel tempo che doveva essere eterno. Le fiamme della gelosia cominciavano a divorarle il cuore. La società alla quale apparteneva Filippo e nella quale era momentaneamente rientrato, pareva alla fanciulla singolarmente pericolosa. Egli vi avrebbe ritrovato Fausta e mille altre donne come quella, aiutate dal lusso e dall'eleganza. E che cosa poteva far lei, povera ragazza ancora ingenua, contro le malìe di quelle femmine sapienti, cariche di gioielli prodigiosi, ornate di tutte le grazie? Per la sua fantasia inesperta i convegni mondani eran come convegni d'amore nei quali Filippo avrebbe dimenticata presto la piccola amica che soffriva. E il pensiero venne a colpirla con tanta durezza, che la fanciulla balzò in piedi, corse nella camera da letto, ne uscì con un largo cappello bianco che piantò risolutamente in testa, e s'avviò, tenendo un ombrellino scarlatto fra le mani. Nel vestibolo trovò la signora Teobaldi, la quale s'avviava appunto dalla ragazza per strimpellare il piano. Clarice era vestita alla Pompadour, con amplissimi disegni sul corsetto e sulla gonna: questa, troppo corta, lasciava scoperti i piedi calzati di scarpe bianche; e così abbigliata, coi fianchi prominenti, la figura tozza, la Teobaldi pareva una trottola accuratamente pitturata di fresco. --Esce?--ella domandò con voce triste. --Sì, vado a passeggiare,--rispose Loredana.--Vuol tenermi compagnia? Eran le quattro; il sole abbruciava, la luce era acciecante, sugli alberi strillavano le cicale. Clarice, fattasi sulla soglia, gettò un'occhiata intorno, aggrottò le terribili sopracciglia, e disse: --Non so se mi convenga arrischiare.... --E perchè no?--chiese Loredana stupita. --Sa, per la voce; potrei prendere un riscaldo.... La fanciulla crollò le spalle e uscì. Voleva andare a quelle Grotte di Catullo che avevano visto la sua felicità, quando vi passava con Filippo quasi l'intera giornata, imaginando d'esser con lui in un'isola perduta dell'Oceano. Ma per la certezza che quei ricordi, uniti all'amaritudine presente, l'avrebbero fatta soffrire di soverchio, Loredana s'avviò sulla strada di Sirmione, verso la strada provinciale. Camminava adagio, riparata dall'ampio ombrellino scarlatto, e guardava gli alberi, l'erba, l'acqua, le barche dei pescatori, per distrarre la mente, perdendosi in osservazioni oziose. Si fermò a rintracciar fra l'erba una cavalletta, stette a vedere una lucertola che, immobile, la fissava coi piccoli occhi neri e acuti. A un punto della strada, alcuni monelli uscirono a giuocar coi noccioli delle pesche, e Loredana assistette a una partita, come un monello essa pure. Così s'era già dilungata verso la strada provinciale, quando da un nugolo di polvere che si scorgeva lontano, comprese che una carrozza s'avvicinava; e perchè la cosa non era troppo frequente, Loredana sedette sopra un muricciuolo, aspettando l'arrivo insolito. La vettura correva rapidissima e si udiva il tintinnìo dei campanelli. Un pensiero balenò nel cervello di Loredana: --Fosse Filippo? Ma non volle fermarsi a quell'idea, assurda, e che pur le faceva battere il cuore con tanta ansietà. Del resto la carrozza era ormai a pochi passi. Loredana si alzò in piedi, gettò un'occhiata, e vide.... Era possibile? Aveva visto bene? Non si trattava d'un'allucinazione? La carrozza procedette ancora per alcuni metri, poi si fermò, e una donna ne discese, tornò indietro a corsa, gridò: --Lori, Lori, Lori! Loredana le andò incontro, smarrita, felice, non riuscendo a comprendere; e sulla strada, innanzi al vetturale attonito, madre e figlia s'abbracciarono e si baciarono piangendo. --Vieni con me,--disse la signora De Carolis alla figlia.--Andiamo all'albergo. Devo parlarti.... Le due donne saliron di nuovo nella vettura, che riprese la sua corsa. --Oh mamma, come sono felice!--esclamò Loredana, tornando ad avvinghiarsi al collo della madre, e baciandola con forza.--Chi ti ha detto che ero qui? Sei venuta a farmi compagnia? Sono sola, tutta sola. Starai con me. C'è una bella camerina all'albergo, e te la farò preparare subito, subito, perchè devi essere stanca, con questo caldo. Ah, come sono felice, mamma! Mi pareva che qualche cosa mi chiamasse per questa strada! Mentre ascoltava le parole e rendeva i baci, Emma andava considerando la sua figliuola, così elegante nell'abito leggero di seta cruda color d'oro, con la vita stretta in un'alta cintura rossa, con quell'ombrellino scarlatto dalla impugnatura d'avorio bruciato. Era molto bella, e molto diversa da un giorno. Il soffio misterioso dell'amore le aveva dato un'espressione nuova, inconsciamente più ardita; se prima era ammirata, adesso poteva svegliare la concupiscenza e accendere la passione degli uomini. Ma Loredana pareva ignorare e il mutamento compiuto e la significazione pericolosa della sua bellezza. Tutto pareva ella ignorare; anche l'abisso in cui era precipitata, dal fondo del quale sorrideva a sua madre. Emma evitò di rispondere, il cuore stretto da uno struggimento oscuro; per fortuna il supplizio durò poco; la carrozza giunse innanzi all'albergo, e Loredana, svelta e leggera, balzò a terra, e stese la mano ad Emma. Una donna assisteva a quell'arrivo impensato: Clarice Teobaldi, la quale, pavoneggiandosi nell'abito troppo corto alla Pompadour, passeggiava avanti all'albergo, per farsi ammirare da alcuni pescatori, che la guardavano con ironia mal celata. Loredana si volse, vide la Teobaldi e sorrise. --È tornata in carrozza?--disse l'altra, sorridendo a sua volta.--Credevo fosse arrivato il signor conte. --No, è la mamma, la mia mamma!--esclamò gioiosamente Loredana. La Teobaldi fece un inchino alla signora De Carolis, che la squadrò con un'occhiata, non rispose al saluto, ed entrò nell'albergo, seguita dalla fanciulla. Quando giunsero alla camera di Loredana, Emma, appena varcata la soglia, si volse e chiuse l'uscio a chiave. XIII. Quella era la camera che aveva visto e tutelato gli amori di Loredana con Filippo; tra quelle pareti s'era svolto il dramma eterno della fanciulla che si tramuta in donna; e forse ogni oggetto, ogni mobile, ogni ninnolo conservava un ricordo, aveva un significato pei due amanti. Emma De Carolis gettò uno sguardo a sua figlia, e disse bruscamente con voce secca: --Sono venuta a prenderti. Loredana, la quale era in piedi, ancora col cappello in testa, non potè frenare un sussulto, e ripetè: --A prendermi? --A prenderti,--annunziò Emma di nuovo.--A prenderti e a condurti a casa. Credi che sia venuta qui per assistere a questo scandalo, a questa vergogna? Su; levati codesto abito, metti il tuo vestitino nero; fa presto, perchè non abbiamo tempo da buttar via. Loredana, udendo quella rampogna espressa con voce fredda, decisa, che non avrebbe attesa mai da sua madre, diventò pallidissima e si appoggiò allo schienale d'una sedia. Non comprendeva ancora bene, ma intuiva oscuramente che il suo amore era finito, spezzato, cancellato per sempre. --Véstiti,--ripetè Emma.--Fa presto. La fanciulla le si avvicinò, ma non osò stendere le braccia, per attirarla a sè. --Mamma,--disse,--che cosa avviene? Si passò una mano sul viso, come per fugare una nube che le avesse ottenebrato la vista; e seguitò: --Mamma, non comprendo.... --Lo so; lo so, che non comprendi,--rispose Emma.--Obbediscimi; va a vestirti; ti spiegherò tutto, dopo. --Ma dove andiamo, mamma?--esclamò Loredana, stendendo le mani quasi ad implorare. --Dove andiamo? A casa; torniamo a casa nostra, a Venezia. La fanciulla fece ancora un gesto, smarrita, guardandosi intorno. --E Filippo?--domandò.--Lo sa, Filippo, che sei venuta, a prendermi? Emma si sentì avvampare la faccia ed ebbe un lampo nello sguardo. --Filippo?--ripetè.--Io, tua madre, ho da chiedere il permesso al conte Vagli per riprendere la mia figliuola? E tu obbedisci a lui, piuttosto che a me?... Lori, non farmi parlare, non tormentarmi.... Le due donne eran di fronte e si guardavano, ambedue timorose di far male e tuttavia nell'impossibilità di capirsi. Loredana tremava da capo a piedi, come già Filippo aveva tremato innanzi ad Emma; ma la fanciulla, invece di piangere e di smarrirsi, sentiva tumultuare nell'animo una ribellione sorda, imperiosa, veemente, che a pena era frenata dalla presenza della madre. --Filippo,--essa mormorò,--Filippo non sa nulla, e io non posso partire così, senz'avvertirlo. Mi ha scritto che tornerà fra qualche giorno; ebbene, mamma, aspetta; glielo dirai tu, che io devo tornare a casa.... Emma non potè trattenersi, avanzò qualche passo, afferrò un braccio della figliuola, e la scosse con forza. --Ma che cosa dici?--esclamò.--Chi è Filippo? Che diritti ha su di te, perchè tu non possa muoverti senza il suo beneplacito? Io non so chi sia, colui.... È un libertino che ti ha sedotta; e io devo aspettarlo qui, per chiedergli il permesso di riprendere mia figlia? Che cosa dici, pazza? Per la durezza di quelle parole, per la stretta nella quale sentiva preso il braccio, per le offese lanciate a lei e al suo amante, Loredana proruppe. Si liberò dalle mani di sua madre, fece un passo indietro, e con gli occhi scintillanti, colla persona eretta come se tutti i nervi si fossero tesi rudemente nel suo corpo fragile, ella rispose: --Ma è inutile, sai? È inutile che tu insista! Io non parto: io non mi muovo. --Lori,--mormorò Emma,--pensa a quel che fai.... --Non parto, non mi muovo, se prima non è tornato Filippo,--rincalzò Loredana con voce che le usciva tronca dalle labbra.--Filippo ha dei diritti, su di me; tu puoi ignorarli; io non posso, se non sono una ragazza spregevole. I suoi diritti non li ha inventati lui; glieli ho dati io, perchè l'amo, e ho abbandonato ogni cosa per seguirlo. Egli non mi ha sedotta; gli volevo bene, gli voglio bene oggi più che mai; vivo qui sola, in questo paese, per lui. Che colpa ha Filippo in tutto questo? Se anche avessi sposato Adolfo, oggi vorrei bene a Filippo, perchè non ho mai amato che lui; e perciò Filippo è un libertino? Se anche fosse? Io lo amo, gli ho dato tutti i diritti su di me, e tanto peggio per me, dunque! Del resto, mamma, non è questione di diritti. Io dovrei partire senza avvertirlo? Egli torna, felice di stare con me, e non mi trova più? Che cosa mi ha fatto, per trattarlo a questo modo? Non parto, non mi muovo, fin che io non lo abbia rivisto.... Emma ascoltò in silenzio; il suo sdegno, a mano a mano che la figlia parlava, andava cadendo. Ella raffrontava mentalmente le parole di Filippo con le parole di Loredana, e sentiva di trovarsi alle prese con una passione senz'argini, fatta d'impeto, contro la quale era impossibile agire con la forza. Sedette in una poltrona, e quando Loredana tacque, ella disse, addolcendo la voce: --Capisco che lo ami. Lo ami più di me. Io sono una povera mamma. Ero venuta per perdonarti.... Quante mamme avrebbero perdonato? , , 1 . , 2 ; ! 3 , , 4 , ? , 5 ' 6 . ; 7 8 . . . . 9 10 ' , , 11 , 12 . : 13 14 - - , . . . . 15 16 17 : 18 19 - - . 20 21 - - , , 22 , - - . - - , 23 ; 24 , ' 25 . 26 27 - - ! - - , . - - 28 . 29 30 - - , , , - - , 31 . - - 32 , 33 , . . . . 34 35 - - , , ' , 36 ? , . . . . 37 38 ; , , , 39 ; , 40 , ' . 41 42 - - , ? - - . - - 43 . . 44 45 46 47 48 . 49 50 51 ' ' - - , 52 , 53 , . 54 55 , 56 ' . 57 58 ' 59 ' , , , 60 , . 61 , , , 62 ; 63 , , 64 . ' ' , 65 , , 66 ' . , ' 67 , , ; , 68 ' , ; 69 ' . 70 71 , . 72 73 , 74 , , , . 75 76 - - « » , - - , , 77 . - - « » ; : , 78 , . , 79 . . . . , 80 ! 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