--No, no, caro,--egli rispose.--In casa tua si sta troppo bene, e noi abbiamo fatto tardi. Ce ne andiamo. Berto Candriani strinse la mano agli amici, e mentre questi, ancora discutendo e ridendo, uscivano in tumulto, egli si avviò verso il salotto grigio. XVI. Ritta sulla soglia, appoggiato il braccio sinistro allo stipite e il viso al braccio, Loredana aspettava, tremando. Aveva avvertito un clamor di voci e di risate, poi un silenzio improvviso; guardava il salotto grigio, brillantemente illuminato dalle lampadine elettriche, e le pareva che i divani, le poltrone, le portiere molli, i cortinaggi pesanti, e una certa atmosfera tepida e profumata dessero al luogo un senso d'intimità quasi carnale. Alla sua destra ella vide un piccolo quadro di Félicien Rops, un quadro strano intitolato: «Le vol et la prostitution dominent le monde»; una femmina seminuda e un uomo a mezza maschera, stretti insieme da una fascia, posavano i piedi caprigni sul globo; ed era nel viso dell'una l'artiglio della crapula e sotto la mezza maschera dell'altro si delineava il ghigno cinico del delitto.... A poco a poco, fissando la terribile femmina, Loredana ne sentì paura; le sembrò un simbolo e un monito, e che ridesse di lei, e si movesse a lei incontro, quasi per serrarla tra le braccia.... Si volse per fuggire; ma in quell'istante la portiera che le stava di faccia fu sollevata, e Berto Candriani comparve. Egli si lasciò sfuggire un grido. Loredana sentì che la sua personalità l'abbandonava; aveva tanto pensato a quell'ora, a quel colloquio, che le parve di agire e di parlare come un automa, come se qualcuno alle sue spalle suggerisse parole e gesti; pensò alla femmina dai piedi caprigni, e le corse un fremito dalla nuca alle reni. Pure, mosse ella per prima, verso Berto, e gli disse con voce soffocata: --Chi c'è di là? --Nessuno,--rispose Berto, parlando istintivamente sottovoce.--Erano amici; sono partiti. Ma come devo interpretare questa vostra visita? Che cosa devo pensare? Ella chiuse gli occhi e mormorò: --Come vorrete.... Berto la vide subito impallidire spaventosamente; avvicinatale una poltrona, la fece sedere, le si mise a ginocchi innanzi, e Loredana rimase un istante così, bianca in volto, gli occhi chiusi, mentre Berto andava baciandole le mani guantate. Poi ella s'accorse che lievemente, lievemente, con perizia consumata, le toglieva il cappello e il veletto, e di nuovo inginocchiandosi le posava le labbra sulle mani. Riaprì gli occhi, e guardandolo ai suoi piedi, notò la cicatrice lucida e ardente che gli traversava la faccia come un formidabile colpo di scudiscio. --Sono da lei,--disse.--Sono fuggita. Ho abbandonato Filippo. Lo amo ancora, lo amo sempre, non amo che lui; ma sua madre muore, e io devo fuggirlo.... Sono venuta a ricoverarmi da lei.... Che caldo è in questa camera; mi sento soffocare! Senza levarsi in piedi, slacciò la pelliccia e la lasciò cadere intorno, cosicchè parve che il busto snello sbucasse da quel nido candido e morbido maculato di nero. Guardandosi in giro, ella si vide in uno specchio; non aveva più il cappello, non più la pelliccia; era svestita, quasi fosse tornata nella propria casa; e quell'uomo le stava ai piedi, muto, umile, e già padrone di lei.... Lo spettacolo la rivelò a sè medesima. Si drizzò di scatto, esclamando: --No; che cosa faccio? Sono pazza.... Anche Berto s'era alzato, e mettendosele innanzi, le disse prestamente: --Non fugga: è in casa d'un gentiluomo. Si calmi. Ho bisogno di sapere e di parlarle. Se vorrà partire di qui, io non la tratterrò.... Mi dia l'amara soddisfazione di chiederle perdono. Ho scontato il mio errore. Sono stato veramente colpevole, ma sono parso più colpevole ai suoi occhi, perchè lei ha creduto a un capriccio, mentre io l'ho amata e l'amo con profondo sentimento.... Non fugga, la scongiuro.... Loredana tornò a sedere, raccogliendosi intorno la pelliccia bianca. Non appena Berto la vide così, calma e attonita, uscì dal salotto e ritornò precipitosamente, tenendo in mano una bottiglia e nell'altra una coppa. Nè egli nè la giovane avvertirono il ridicolo di quella corsa; Berto spinse innanzi a Loredana una piccola tavola sostenuta da quattro svelti grifi, e versando, posò la coppa vicino alla sua ospite. --Bevete,--disse,--ve ne prego: vi darà forza. Loredana aveva visto che il liquido gorgogliante era sciampagna; ella fece un gesto per rifiutare, e rispose: --No, non è possibile; mi farebbe male. Il Candriani non l'ascoltava; ebbro di gioia, potendola guardare con l'intensità di un desiderio non più rattenuto, la guardava tutta, bramosamente, dalla testa ai piccoli piedi, la cui punta sbucava dal lembo estremo della gonna. --Io vi farò dimenticare Filippo,--egli disse a un tratto.--Voi non l'amerete più; io sono libero e solo, posso dedicarvi intera la mia vita.... Amatelo oggi ancora, non importa; è giusto che lo amiate; dovrò io cancellare la sua imagine dal vostro cuore. E di repente proruppe: --Sono felice; sono felice di vedervi presso di me; vi siete ricordata che vi ho offerta la mia amicizia in un caso estremo, e questo mi consola di molti dolori.... Ah vi assicuro, Loredana, che non sono più lo sventato che avete conosciuto un giorno! Vi amo teneramente e spero di potervi rassicurare.... Ella troncò le sue parole con un gesto. --No,--rispose.--Non vi amerò mai. Si guardò intorno, e vedendo la coppa, la portò alle labbra che sentiva arse da un'interna febbre. --Ascoltatemi,--proseguì imperiosamente.--Sono qui, non perchè vi ami, non perchè io creda alla vostra amicizia, ma perchè voglio e devo perdermi. --Loredana, Loredana, per carità!--interruppe Berto. --Devo perdermi. Egli sta per commettere un delitto. Sua madre ammalata gli ha chiesto di abbandonarmi, ed egli ha rifiutato.... No, io non posso accettare questo sacrificio; è una cosa orrenda; io devo lasciarlo e in maniera ch'egli non mi cerchi più, non mi desideri più.... Non voglio far male a sua madre, che per me ha già tanto sofferto.... Se morisse, ah se morisse, quale rimorso, quale vergogna!... E un giorno egli si sveglierebbe da questa follia; e tra me e lui, sempre, sempre, io vedrei il cadavere di sua madre.... Bisogna che io gli impedisca di disonorarsi! Berto, ritto in piedi, ascoltava con un senso di maraviglia la giovane, che parlava velocemente agitata da violento orgasmo; alla prima pallidezza era subentrato un rossore febbrile che le imporporava le guance, le faceva brillare intensamente gli occhi, le invermigliava le labbra dando loro un color di vivo sangue. Tanto gli piacque così stesa nella poltrona e affondata nella candida pelliccia, che Berto si chinò ancora a baciarle le mani. Loredana lo respinse. --Io voleva uccidermi,--proseguì,--ma sarebbe stato un nuovo scandalo; avrebbero forse accusato Filippo della mia morte.... Ah come sono maligni tutti!... Mi è stato detto in faccia che io sono la vostra amante, che la mia onestà non vale nulla perchè nessuno mi crede, che un uomo è ladro quando tutti lo dicono ladro.... Quante cose ho imparato, spaventevoli! E allora ho pensato che avevano ragione. Il solo che non dubitava di me era Filippo; egli crede al mio amore e alla mia onestà, di cui tutti ridono; e bisogna dunque ch'egli pure non creda più, perchè si salvi.... Ho pensato che poichè mi dicono vostra amante, ogni sforzo è inutile, e io non potrò più liberarmi da questa accusa.... --Non parlare così,--interruppe Berto.--Ti fa troppo male.... Ella lo fissò con gli occhi sbarrati; quel «tu» le parve più brutale d'un bacio che le avesse chiuso improvvisamente la bocca; ma Berto se ne avvide, e soggiunse: --Vi chiedo scusa; non volevo offendervi. Vi amo, e non ho saputo dominarmi. --No,--disse Loredana, alzandosi,--mi lasci andare! Berto osò stendere una mano su di lei. --Ve ne prego,--mormorò,--rimanete ancora..... Loredana rabbrividì; raccolta la pelliccia, cercò degli occhi il cappello. Ma mentre stava per riprenderlo, si arrestò quasi folgorata da un pensiero. Dove andava? A casa, sua? Filippo l'avrebbe ripresa. A casa di Filippo? La madre di lui ne sarebbe morta. E Filippo a quell'ora doveva aver già letto le poche righe che Loredana gli aveva lasciato: «Non ti dimenticherò mai; ti amerò sempre; quanto più ti parrò lontana, tanto più sarò tua....» E dopo questo, ella sarebbe tornata da lui, a capo basso, a guisa d'una scolaretta pentita, e sempre troppo tardi per essere perdonata? Vide ancora quella maledetta femmina dai piedi caprigni, seminuda, che col braccio destro levato sembrava imporle di fermarsi. Si volse, e all'altro lato vide Berto, il quale non osava muoversi per trattenerla, non osava parlare per non impaurirla, e andava guardandola, per indovinar dal gesto di lei la risoluzione che avrebbe presa. Ella tornò alla sua poltrona, vi si lasciò cadere, non disse parola. Seguì in tal modo un silenzio angoscioso di alcuni minuti, durante i quali Loredana e Berto si fissarono acutamente, immobili, quasi scrutandosi; ma Berto non potè resistere più a lungo, le si avvicinò di nuovo, le afferrò le mani. --Resta!--disse con voce velata dalla passione.--Resta! Te ne scongiuro! So che non mi ami, e ciò non mi spaventa.... Egli cercava di toglierle un guanto; ella se ne avvide, e lo sbottonò con un rapido gesto, offrendogli la mano e il polso nudi da baciare; ma quando sentì quelle labbra avide sulle carni, volse il capo quasi con ribrezzo. --No!--disse.--Aspettate! Afferrò la coppa e la vuotò avidamente, poi la tese di nuovo a Berto perchè versasse ancora, e di nuovo bevve; ma scorgendosi nello specchio, gettò la coppa vuota a terra, dove s'infranse. --Che cosa volete fare di me?--disse poi. --Tutto quello che tu mi comanderai,--rispose Berto.--Io sono libero; posso partire oggi stesso, stanotte, domani, quando tu me lo chieda. --Sì,--dichiarò Loredana.--Partiremo subito. Andremo a Roma. Ella diede in una risata così cruda e sardonica, che Berto la guardò impaurito. --A Roma,--ripetè Loredana.--Dovevo andarvi con Flopi; andrò con voi. Non è lo stesso? Non sono la vostra amante? Non hanno voluto che io fossi la vostra amante? Un uomo o un altro, poco importa.... Perchè non andiamo anche a Sirmione?... Io voglio calpestare tutto il mio passato, io voglio distruggere ogni ricordo, io voglio che non rimanga più nulla, più nulla di ciò che mi è stato tanto caro, e che mi farebbe arrossire!... Ah, voi non sapete l'orrore che io sento per la vita!... Voi non pensate che a impossessarvi di me; lo vedo nei vostri occhi, e non capite che io non sono più viva, non capite che io vi odio, e più vi avvicinate a me e più vi odio!... Berto non rispose, ma la sua mano che teneva la mano della giovane, allentò la stretta; egli si ritrasse, percosso dalla veemenza selvaggia di quelle parole. --Perchè mi volete?--seguitò Loredana, lanciandogli uno sguardo di sprezzo.--Io amo Filippo, e mi sacrifico per lui. Non è chiaro? Non è chiaro che io voglio perdermi per salvare lui? Non ve l'ho detto già! E ho scelto proprio voi, perchè egli mi disprezzi tanto che non mi cerchi più!... E voi vi prestate a questo giuoco?... Se io acconsentissi a diventar la vostra amante, sarebbe quello il momento in cui amerei di più Filippo, perchè sarebbe quello il sacrificio più grave che io potrei fargli.... E non lo avete capito? Come devo dirvi che io non vi amerò mai? Stretto dalla logica feroce, che sembrava dettata da quel bisogno di mordere e di distruggere onde Loredana si sentiva tutta vibrare, Berto non trovò dapprima risposta; poi ebbe la parola unica che spiegava qualunque follia: --Ma io ti amo,--disse.--Io ti amo, Loredana; e non so altro.... La giovane lo guardò, sentendo ch'egli non mentiva; le parve sommesso e vinto, e ne ebbe pietà. --Suvvia,--mormorò, alzandosi,--mi lasci andare! --Dove, dove vuoi andare?--chiese Berto, movendo un passo verso di lei.--Dove vuoi andare, così? Ella s'era avviata alla porta, senza cappello, come una pazza. Berto la guardò elegante e sottile nell'abito tutto liscio color d'ametista, leggiadramente ornato con una lista di pelliccia scura, che le correva intorno al petto e per l'estremo lembo della gonna a guisa d'un serpentello. Usciva, partiva, fuggiva; d'improvviso aveva sentito che il sacrificio era troppo ripugnante, che meglio era morire, riposare, non pensare più ad alcuno, e aveva ricordato il canale nero e fondo che scorreva innanzi alla casa di Berto. L'ora era tarda, la luce fievole, la gente rada in quella serata d'inverno. Loredana avrebbe potuto gettarsi all'acqua e affogarvi, senza che alcuno accorresse. --Dove vuoi andare?--ripetè Berto. S'incontrarono sul limitare e si fissarono, l'uno con gli occhi fiammeggianti di desiderio, l'altra con lo sguardo smarrito della disperazione; ma perchè essa voleva procedere, egli l'afferrò per le braccia e la rattenne. Loredana ruppe di nuovo in una risata. Aveva in bocca il sapore di quel fango al quale s'abbeverano gli umani, di quel fango che è tutta la vita, e un'arsura insaziata le bruciava le vene, come avesse ingoiato un fuoco liquido.... Qualcuno alle spalle di Berto--forse la femmina seminuda dai piedi caprigni--gli suggerì un pensiero: la giovane non si sarebbe mai decisa nè a partire, nè a rimanere, nè a vivere, nè a morire; bisognava forzarla. Egli l'attrasse bruscamente al petto, le suggellò la bocca con la bocca dandole un bacio così lungo, che pareva, volesse beverne la vita, l'anima, il sangue; sentì che Loredana s'inclinava a poco a poco, si rovesciava indietro, e assecondò il movimento senza staccar la bocca dalla bocca agognata, e l'adagiò sul divano ampio. XVII. Fu una lieta primavera, quella del 1894 a Venezia. Una falange sterminata di stranieri calò da tutte le parti del mondo, le donne e gli uomini già ebbri di delizie e di desiderio, con l'anima vibrante di quel romanticismo sensuale che Venezia, la torpida, ispira. Nuove passioni e nuovi drammi pullularono tra quell'affoltata di gente, e la Piazza San Marco divenne in certe serate un prodigioso salotto pel quale s'aggiravano le eleganti di New-York e di Parigi, di Londra e di Vienna, di Berlino e di Pietroburgo, lasciando sui loro passi un solco di profumi esotici. Esse vedevano Venezia con gli occhi della leggenda e della storia e la loro anima si trasformava, effondendosi e pervertendosi fra i tesori d'arte e il silenzio mortale della città voluttuosa. La gondola, lenta e carezzevole, agile e muta, faceva loro sognare i sogni erotici e le rapide tragedie dei romanzi; la notte, o rischiarata dal raggio lunare sui rii e sui canali, o tenebrosa o velata, sembrava loro così enimmatica e stravagante quale in nessun'altra città del mondo. Le più belle donne avevano una falange d'ammiratori, quasi tutti veneziani, che ne aspettavano ogni anno il passaggio, non diversamente dal cacciatore che aspetta lo stormo della ghiotta selvaggina. Esse s'imbevevano il giorno della luce e dei salsi umori di Lido, felici di quella piena vita animale che ingagliardisce il sangue e stende sulle carni una delicata patina di bronzo; la sera, tornavano alle consuete eleganze o nelle grandi sale dei grandi alberghi o in Piazza San Marco. Si susurrava di passioni e di capricci, di gelosie e di tradimenti. Il suicidio d'una giovane inglese, un duello tra due russi, avevano messo in tumulto la città; poi rapidamente le grandi feste offerte da un patrizio alla colonia straniera e uno straripare di lusso portentoso, una vera orgia di colori e di bellezze e di dovizie, avevan cancellato la memoria di quelle drammatiche vicende. E l'eco del tripudio non era spenta, chè la fuga d'una giovinetta con un uomo attempato aveva riaperto i fiumi dei discorsi scandalosi; poi una nuova festa, la colonia straniera che ringraziava il patrizio dell'ospitalità ricevuta, profondendo altri tesori, sfoggiando nuovo fasto, e l'arrivo del Re, e la caduta d'un ministero, e un accavallarsi di fatti piccoli e grandi, avevan dato materia alle chiacchiere e non avevano saziato la curiosità instancabile degli uomini. La vita correva la sua corsa senza freno, superba, indifferente, inconsapevole, travolgendo ed esaltando, premiando e punendo; e il nome di questo o di quello roteava come un palèo. Un giorno sulla terrazza di Lido, un pugno di gentiluomini faceva corona ad alcune dame, la contessa Lombardi, la contessa Fausta di Montegalda, la duchessa di Torrecusa. Erano gli uomini il conte Alvise Priùli, il conte Mercatelli, parecchi giovani, tra i quali il conte Paolino Berlendi. Paolino aveva enunziato anche in quei giorni che la donna americana si riconosce a occhio; aveva tenuto una scommessa, e aveva scambiato un'austriaca per un'americana. Se ne rideva ancora. Paolino imperturbabile aveva osservato che nelle vene dell'austriaca, per qualche dimenticato incrocio, doveva scorrere sangue americano; e conosciuta personalmente la giovane, se ne era innamorato. Anche questo episodio aveva fatto ridere; ma Paolino Berlendi, senza badare ai frizzi dei compagni, dava intanto una caccia accanita alla straniera e sperava impigliarla nelle sue reti. --Che cosa guardate?--gli domandò Fausta d'un tratto. La bellezza della contessa pareva scintillare sotto il sole; i capelli neri avevan riflessi azzurrini e gli occhi cilestri esprimevano una dolce ingenuità qualche poco in contrasto con l'anima sensuale ed egoista della donna. --Guardo tutte queste forestiere,--disse Paolino.--Non vi pare che giungano a Venezia già ubbriache d'amore e di Ruskin? --Voi parlate del Ruskin come d'un liquore,--osservò la contessa Lombardi sorridendo. --È vero; ma io preferisco il cognac,--rispose Paolino.--Il fatto è che le straniere sono innamorate. --E di chi?--domandò Fausta. --Di me, contessa!--affermò Paolino trionfante. Gli uomini risero. --Ma sai tu chi è il Ruskin?--domandò il conte Priùli. --No; non l'ho mai letto.... --È naturale,--disse il Priùli.--Tu devi darti all'agricoltura, e sappiamo che studi accanitamente per distinguere una patata da una barbabietola. --Un'austriaca da un'americana,--corresse Fausta di Montegalda. Già Paolino stava per rispondere, quando un silenzio improvviso si fece. Era comparso sulla terrazza il conte Filippo Vagli, colui che per lunghi mesi la società elegante capitanata da Fausta di Montegalda aveva chiamato «il povero Flopi». Molti fili argentei intessuti ai capelli un giorno tutti neri, il cerchio grigiastro intorno agli occhi, le spalle un poco appesantite davano l'impressione che Filippo fosse invecchiato repentinamente. Egli era sempre ilare e sereno, ma chi l'avesse fissato con attenzione si sarebbe accorto che la tranquillità e l'allegria di cui dava prova eran dovute a un continuo sforzo, a una instancabile vigilanza sopra sè medesimo. Quando egli si credeva non osservato, la sua fisionomia mutava d'un tratto, quasicchè la maschera gli fosse caduta, e allora si vedeva l'uomo ferito mortalmente da un'angoscia insanabile, torturato da qualche desiderio, malcontento di sè e degli altri, disperato di poter mai più trovare un bene nella vita. Poi l'orgoglio lo riafferrava, si guardava intorno nel timore che qualcuno gli avesse letto dentro l'anima, e riprendeva la sua maschera di gaiezza e di contento. Queste alternative, così notevoli che si sarebbe detto che due caratteri albergassero nello stesso corpo, non erano sfuggite all'occhio degli amici; e specialmente tra i più giovani, una simpatia silenziosa s'era formata per Filippo Vagli. Colui che aveva sentito fare strazio del proprio nome da una folla avida di scandalo, aveva visto la stessa folla ammutolire innanzi a un dolore alto e sincero, a guisa del molosso che s'accovaccia ai piedi del padrone. Filippo avrebbe dato metà del suo sangue per vivere ancora tra i sibili e i cachinni della maldicenza piuttosto che tra le nuove manifestazioni di rispetto, nelle quali egli sospettava una mal celata pietà. Ma tutto era finito, ogni cosa era miserabile, e mai come in quel tempo s'era sentito tanto lontano da ciò che faceva, dall'esistenza frivola alla quale s'era dovuto acconciare, e che sembrava non lasciargli un'ora libera. Egli gettò un'occhiata al gruppo, e salutò da lontano. Aveva visto tra gli uomini Paolino Berlendi, che con quel suo carattere scapato, sventato, impertinente e, nel fondo, generoso e sentimentale, gli rammentava un altro; Filippo si studiava di non mostrare a Paolino l'antipatia che quella somiglianza morale gli aveva ispirato. Entrò, e volse a sinistra. --Va a fare la sua corte alla Fioresi,--disse Fausta, che lo seguiva con l'occhio. In fondo alla terrazza, a sinistra di chi entrava, Giselda Fioresi era seduta con la madre. La fanciulla dalla chioma fulva indossava un abito leggero color turchino con le maniche di prezioso merletto. S'era fatta più bella, il suo corpo s'era invigorito e sul volto le si diffondeva un'espressione che non aveva mai avuta, quell'espressione di riposo che è propria di chi giunge a una meta dopo lunga guerra. Quando vide Filippo avvicinarsi, le sue labbra si schiusero a un placido sorriso. --Si sposano?--domandò il Berlendi che guardava la scena. --Si sposano,--confermò Fausta con voce secca. --Flopi invecchia; è all'ultima tappa. Dovevano sposarsi il mese appresso, e del matrimonio si parlava con incessante curiosità. Due casate come quelle dei Fioresi e dei Vagli non avrebbero potuto non dare alla cerimonia tutta la solennità, tutta la magnificenza che le convenivano, e le donnette già parlavano del corredo di Giselda come d'una maraviglia mai vista. --Lo zio Roberto avrà finalmente i «flopini»!--osservò il conte Priùli. --E Flopi i milioncini,--aggiunse il Berlendi. --Non lo fa per questo!--rispose freddamente il Priùli.--Tu non lo conosci; Filippo si sposa per obbedire a sua madre. --La sola cosa poco aristocratica di questo matrimonio,--osservò Fausta,--è la gioia straripante di Giselda. E storse la bocca, quasi avesse visto qualche spettacolo repulsivo. Le dame s'alzarono per avviarsi, ma in quel punto sopraggiunse Nino d'Este, che parve cercar qualcuno con gli occhi; ravvisò la contessa Lombardi e le corse incontro. --Lei mi aveva chiesto notizie di Berto Candriani?--egli disse. --Oh bravo! Parliamo di Berto Candriani!--esclamò Paolino.--«Il a jeté son bonnet par dessus le moulin»! Alvise Priùli gli diede una gomitata, perchè abbassasse la voce. --Le porto le notizie,--continuò Nino d'Este, ed estrasse dalla tasca un giornale romano che consegnò a Paolino Berlendi. --Ti ringrazio di quest'atto di fiducia,--disse Paolino.--Poco fa, Priùli sosteneva che io non so leggere. --Ma fate presto!--interruppe Fausta di Montegalda. --Ecco qua: «Un'automobile sfasciata».... --Mio Dio!--esclamò la contessa Lombardi. --«Un'automobile sfasciata»,--seguitò a leggere Paolino.--«Jeri, verso le quattro, l'automobile del conte Berto Candriani, notissimo patrizio veneziano ospite della nostra città».... Come sa farsi la -réclame- questo briccone! --Volete finirla? Vi tolgo il giornale!--minacciò Fausta. Paolino Berlendi si fece serio e lesse tutto di seguito: --....«percorrendo la Via Appia, presso la tomba di Cecilia Metella, urtò un baroccio da vino, e cadde sul fianco. Lo -chauffeur- rimase ferito. Il conte Candriani e la contessina Loredana De Carolis, sbalzati a parecchi metri di distanza si sollevarono incolumi». --Contessina!--esclamò Fausta con un sorriso beffardo.--I giornali romani non sono bene informati. --È quel benedetto nome di Loredana che li trae in inganno!--osservò il conte Priùli. La comitiva si avviò. --Io vorrei sapere che cosa andavano a fare sulla Via Appia!--disse a un tratto Paolino Berlendi. --Io sono contenta che Berto non si sia fatto male,--dichiarò la contessa Lombardi.--Ma chi ci avrebbe detto che sarebbe scappato con quella ragazza? --È la fine di tutti gli uomini di spirito,--osservò Nino d'Este.--Anche Paolino un giorno sposerà la sua balia..... --Voi avete torto,--ribattè Paolino.--Mi dicono che Loredana sia una ragazza bella e intelligente..... E io propongo una cosa: mandiamo il giornale a Filippo!... --Siete matto?--esclamò la contessa Lombardi. --Non credete che gli farà piacere d'apprendere che la sua amica si diverte e ruzzola a gambe in aria con Berto Candriani? --Suvvia, siete sconveniente!--disse Fausta, mordendosi le labbra per non ridere. Ma Paolino Berlendi mandò un grido. --Guardate!--egli esclamò.--Guardate quella signora che ci viene incontro: è un'americana. Lo si vede a occhio; guardate come cammina, come sorride, come gestisce.... È un'americana.... Gli altri guardarono. La signora che si avvicinava, elegantissima, era alta e bionda; un giovanotto bruno l'accompagnava. Ma tutti diedero in una risata. --Caro mio,--disse poscia Alvise Priùli.--Quella è una russa: la contessa Tatiana Semenow, di Pietroburgo!... Paolino Berlendi accese una sigaretta. --E io me ne infischio!--egli concluse tra i denti. Ma cinque minuti appresso nessuno più pensava alla russa, a Filippo, a Loredana, a Berto, a Giselda. La vita dominava inesorabile tra un profluvio di luce calda e dorata. FINE. MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO EDIZIONE ILLUSTRATA DI GRAN LUSSO La Divina Commedia DI Dante Alighieri NELL'ARTE DEL CINQUECENTO (Michelangelo, Raffaello, Zuccari, Vasari, ecc.) A CURA DI CORRADO RICCI. La magnifica opera forma un volume in-folio di XXXVI-320 pagine a due colonne, stampato in rosso e nero, con 288 DISEGNI intercalati nella magistrale introduzione di CORRADO RICCI e nelle tre Cantiche. Le celebri tavole di FEDERICO ZUCCARI e di GIOVANNI STRADANO, ch'erano ancora per la massima parte inedite, e che formano il nucleo fondamentale delle illustrazioni di questa nuova edizione della -Commedia-, sono riprodotte in -facsimile- policromo su 67 GRANDI TAVOLE FUORI TESTO IN CARTA A MANO, e montate su -passe-partout-. La riproduzione fu fatta dalla nostra casa, col permesso del Ministero della pubblica istruzione, sul codice esistente nella Galleria degli Uffizi a Firenze, mercè i processi fotomeccanici più moderni e delicati. Per universale consenso l'opera dello Zuccari, come dimostra il Ricci nella sua prefazione, è la maggiore e più interessante illustrazione che l'Italia abbia mai prodotto. Questi disegni abbiamo voluto separare dal testo adagiandoli sopra una carta dal fondo intonato alle carte del cinquecento di cui abbiam curato la speciale fabbricazione "a mano" contrassegnandola con la nostra sigla. Inoltre nel nostro volume si fa larga parte a tutto ciò che la pittura, e in qualche modo la scoltura, hanno operato attingendo soggetti e ispirazioni alla -Divina Commedia-, dal terribile Caronte del Buonarroti, sino all'-Inferno- di Bernardino Poccetti inciso dal Callot nel 1612. Ogni copia è legata alla bodoniana, o chiusa in cartella, a scelta del committente, e costa =Cento Lire.=--Legata in tela e oro, L. 110. In pelle e oro o in pergamena e oro, L. 125. (-Formato del vol. cent. 43×32. Peso del vol. alla bodon. Kg. 5,500 circa-). Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, editori, Milano. Romanzi Italiani EDIZIONI TREVES Adolfo =Albertazzi=. Ora e sempreL. 1 -- Novelle umoristiche 1 -- In faccia al destino 3 50 Riccardo =Alt=. O uccidere, o morire 1 -- Diego =Angeli=. L'orda d'oro3 50 Luigi =Archinti=. Il lascito del Comunardo1 -- Massimo d'=Azeglio=. Nicolò de' Lapi. (2 vol.). 2 -- Ettore Fieramosca 1 -- A. G. =Barrili=. Capitan Dodèro 1 -- Santa Cecilia 1 -- Il libro nero 2 -- I Rossi e i Neri (2 vol.) 2 -- Le Confessioni di Fra Gualberto 1 -- Val d'Olivi 1 -- Semiramide 1 -- Notte del commendatore 4 -- Castel Gavone 1 -- Come un sogno 1 -- Cuor di ferro e Cuor d'oro (2 volumi) 2 -- Tizio Caio Sempronio 3 50 L'Olmo e l'Edera 1 -- Diana degli Embriaci 3 -- La conquista d'Alessandro 4 -- Il tesoro di Golconda1 -- Il merlo bianco3 50 La donna di Picche1 -- L'XI comandamento 1 -- Il ritratto del diavolo 1 -- Il Biancospino 1 -- L'anello di Salomone 3 50 O tutto o nulla3 50 Amori alla macchia3 50 Monsù Tomè 3 50 Fior di Mughetto 3 50 Dalla rupe 3 50 Il conte Rosso 3 50 Lettore della Principessa 4 -- Casa Polidori 4 -- La Montanara (2 vol.)2 -- Uomini e bestie1 -- Arrigo il Savio1 -- La spada di fuoco 4 -- Il giudizio di Dio4 -- Il Dantino 1 -- La signora Àutari 1 -- La sirena1 -- Scudi e corone 4 -- Amori antichi 4 -- Rosa di Gerico 1 -- La bella Graziana 3 50 Le due Beatrici1 -- Terra vergine 1 -- I figli del cielo 1 -- La castellana 3 50 Fior d'oro 1 -- Il prato maledetto3 50 Galatea 1 -- Il diamante nero 1 -- Raggio di Dio 1 -- Il ponte del Paradiso3 50 Tra cielo e terra 3 50 Ambrogio =Bazzero=. Storia di un'anima4 -- Antonio =Beltramelli=. Anna Perenna3 50 I primogeniti 3 50 Il cantico 3 50 Silvio =Benco=. La fiamma fredda 1 -- Il castello dei desideri3 50 Leo =Benvenuti=. Racconti romantici1 -- Serenada, racconto sardo1 -- Vittorio =Bersezio=. La carità del prossimo 1 -- Povera Giovanna! 1 -- Il debito paterno 1 -- Aristocrazia (2 volumi) 2 -- P. =Bettòli=. Il processo Duranti 1 -- Giacomo Locampo1 -- Carmelita1 -- La nipote di don Gregorio 1 -- Alberto =Boccardi=. Cecilia Ferriani 3 50 Ebbrezza mortale! 1 -- Il peccato di Loreta 1 -- L'irredenta 1 -- Camillo =Boito=. Storielle vane 1 -- Senso 1 -- Virgilio =Brocchi=. Le aquile3 50 E. A. =Butti=. L'Incantesimo 4 -- L'Automa 1 -- Antonio =Caccianiga=. Il bacio della contessa Savina1 -- Villa Ortensia 1 -- Il Roccolo di Sant'Alipio 1 -- Sotto i ligustri 3 50 Il Convento 3 50 Il dolce far niente 1 -- La famiglia Bonifazio1 -- Brava gente 1 -- Luigi =Capranica=. Donna Olimpia Pamfili1 -- La congiura di Brescia (2 volumi)2 -- Maschere sante 1 -- Fra Paolo Sarpi (2 vol.)2 -- Papa Sisto (4 volumi)4 -- Racconti 2 -- Contessa di Melzo (2 vol.) 2 -- Re Manfredi (3 vol.) 3 -- Maria Dolores 1 -- Le donne di Nerone3 50 Luigi =Capuana=. Homo 1 -- Marchese di Roccaverdina4 -- Rassegnazione 3 50 Passa l'amore 3 50 =Castelli=. Ultime rose d'autunno1 -- Enrico =Castelnuovo=. Nella lotta 3 50 La contessina 3 -- Dal 1.º piano alla soffitta4 50 Lauretta 3 50 Due convinzioni4 -- Filippo Bussini juniore 4 -- Alla finestra 3 50 Sorrisi e lagrime 3 50 L'onor. Paolo Leonforte 1 -- Natalia ed altri racconti 1 -- -P.P.C.- Ultime novelle 3 50 Domenico =Ciàmpoli=. Diana 4 -- Il barone di San Giorgio1 -- Luigia =Codèmo=. La rivoluzione in casa 2 -- =Cordelia=. Il regno della donna 2 -- Dopo le nozze 3 -- Prime battaglie2 -- Vita intima 1 -- Racconti di Natale3 50 Casa altrui 1 -- Alla ventura4 -- Catene1 -- Per la gloria 3 50 Forza irresistibile 3 50 Il mio delitto 1 -- Per vendetta1 -- L'incomprensibile 1 -- Verso il mistero 3 50 Filippo =Crispolti=. Un duello1 -- Gabriele =D'Annunzio=. Il Piacere 5 -- L'innocente 4 -- Trionfo della Morte 5 -- Le Vergini delle Rocce 5 -- Il Fuoco 5 -- Le novelle della Pescara4 -- Prose scelte4 -- Ippolito Tito =D'Aste=. Ermanzia 1 -- Mercede 1 -- Edmondo =De Amicis=. La vita militare 4 -- Alle porte d'Italia 3 50 Il romanzo d'un maestro (2 volumi) 2 -- Fra scuola a casa 4 -- La carrozza di tutti 4 -- Memorie 3 50 Capo d'anno 3 50 Nel Regno del Cervino3 50 Pagine allegre 4 -- Nel Regno dell'Amore 5 -- Grazia =Deledda=. I giuochi della Vita 3 50 Gian =Della Quercia=. Il Risveglio1 -- Sul meriggio4 -- Federico =De Roberto=. L'illusione 1 -- Una pagina della storia dell'Amore 1 -- F. =Di Giorgi=. La prima donna 1 -- Cesare =Donati=. Flora Marzia2 -- Paulo =Fambri=. Pazzi mezzi e serio fine2 -- Onorato =Fava=. La discesa di Annibale 1 -- Gemma =Ferruggia=. Fascino 1 -- Ugo =Fleres=. L'anello 1 -- =Gavotti=. Nora 3 -- Viaggio di un distratto 2 -- Piero =Giacosa=. Specchi dell'enigma 3 50 Arturo =Graf=. Il Riscatto 1 -- O. =Grandi=. Macchiette e novelle 1 -- Destino 1 -- Silvano 1 -- La Nube 1 -- Luigi =Gualdo=. Decadenza1 -- Matrimonio eccentrico1 -- F. D. =Guerrazzi=. L'assedio di Firenze (2 volumi) 2 -- Il destino 2 -- Battaglia di Benevento. Veronica Cybo (2 vol.) 2 -- =Jarro=. L'assassinio nel vicolo della Luna 1 -- Il processo Bartelloni 1 -- I ladri di cadaveri 1 -- La figlia dell'aria 1 -- Apparenze (2 volumi) 2 -- La polizia del diavolo 1 -- L'Istrione 1 -- La vita capricciosa 1 -- La duchessa di Nala 1 -- La principessa 1 -- Paolo =Lioy=. Chi dura vince 3 -- =Manetty=. Il tradimento del Capitano (2 volumi) 2 -- G. =Marcotti=. Il conte Lucio 1 -- =Mercedes=. Marcello d'Agliano1 -- =Neera=. Crevalcore 4 -- Ippolito =Nievo=. Le confessioni di un ottuagenario (3 volumi) 3 -- A. S. =Novaro=. 1 - - , , , - - . - - , 2 . . 3 4 , , 5 , , 6 . 7 8 9 10 11 . 12 13 14 , 15 , , . 16 , ; 17 , , 18 , , , 19 , 20 ' . 21 22 , 23 : « » ; 24 , 25 , ; ' 26 ' ' 27 . . . . 28 29 , , ; 30 , , 31 , . . . . 32 ; ' 33 , . 34 35 . 36 37 ' ; 38 ' , , 39 , ; 40 , 41 . 42 43 , , , : 44 45 - - ' ? 46 47 - - , - - , . - - 48 ; . ? 49 ? 50 51 : 52 53 - - . . . . 54 55 ; 56 , , , 57 , , , 58 . 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