GIULIA
Io starò nel ritiro come le altre. Sarò la sorella maggiore, sarò la
direttrice....
FAUSTINA
Una specie di madre badessa?
GIULIA
-(con gaiezza)- Precisamente: una specie di madre badessa!
FAUSTINA
Ed io la guardiana?
GIULIA
E tu la guardiana.
FAUSTINA
-(giubilante)- Ma questa dell'ospizio è stata un'idea coi fiocchi!
GIULIA
Ci vieni?
FAUSTINA
Mi spetta di diritto. Più indigente e più vedova di me, dove la trovate?
GIULIA
-(sempre più animandosi alle celie della buona donna e secondandola)-
Hai l'intenzione di rimaritarti tu, Faustina?
FAUSTINA
Neanche se torno a nascere!
GIULIA
Quand'è così, non c'è nulla in contrario!
FAUSTINA
Voto di castità e posto di portinaia!
-(Ridono un poco tutte e due.)-
GIULIA
Ed ora, fila, fila, fila, vecchia mia. Tu ti pigli tutto il mio tempo,
ed io ho ancora da pettinarmi e da vestirmi.
FAUSTINA
A pettinarvi e a vestirvi, almeno fino a che non entro in carica, ci
penso io, perbacco!
GIULIA
Non te ne vuoi andare?
FAUSTINA
Fossi pazza! Provvisoriamente, io mi pianto in casa vostra.
GIULIA
-(con una piccola esultanza infantile)- E oggi mi pettini proprio tu?
Proprio tu, come una volta?
FAUSTINA
Come una volta, non so, perchè, allora, dei vostri capelli ero io la
padrona.
GIULIA
È vero, Faustina. E nelle tue mani diventavano più lucidi, più folti....
FAUSTINA
Di questo non ce n'era bisogno, perchè avevate in testa una massa di
seta così!
GIULIA
Che belle treccie, Faustina, mi lasciavi cadere sulle spalle!
FAUSTINA
E avete dimenticato quando di nascosto ne tagliai una ciocchetta per
darla allo studente che mi rompeva le scatole?
GIULIA
Ah, furfante! Me lo dicesti dopo di avergliela data, e mi facesti
piangere.
FAUSTINA
Evvia che non mi rimproveraste poi molto!
GIULIA
E pensare che continueranno a passar gli anni come tanti ne sono passati
e quel coso lì, per colpa tua, possederà sempre una ciocca dei miei
capelli!
FAUSTINA
E di che vi preoccupate? Potete essere sicura che quelli non
imbiancheranno mai.
GIULIA
Non tocchiamo questo tasto, Faustina. Sai che comincio ad averne dei
capelli bianchi? Ne ho già trovati quattro o cinque.
FAUSTINA
-(con un gesto comico di spavento)- Misericordia! -(Per chiasso le
guarda i capelli sulla fronte e sulla nuca.)-
GIULIA
A prima vista non si scorgono, ma chi sa che non siano di più.
FAUSTINA
-(sciogliendole ad un tratto i capelli)- Aspettate un momento che
Faustina vi dirà con precisione a che ne siamo.
GIULIA
-(scansandosi e irritandosi un poco con una specie di pudore
ingenuamente civettuolo)- No! No!... Che fai?...
FAUSTINA
-(in tono d'allarme burlesco)- Uh, quanti!
GIULIA
-(sùbito, con dolorosa meraviglia)- Davvero!?
FAUSTINA
-(tutta festosa, allargandole quasi con orgoglio il manto dei capelli
sulle spalle)- Ma che! Neppure uno bianco... e neppure uno di meno! La
stessa ricchezza, lo stesso tesoro d'una volta!
GIULIA
-(sfuggendola col viso tutto rilucente di soddisfazione femminile)-
Niente! Niente! Non ti credo.... Non ti credo....
SCENA IV.
GIULIA, FAUSTINA, MANLIO, -indi- GIUSEPPE.
MANLIO
-(arrestandosi di là dalla soglia, con molto riguardo)- Permesso?
GIULIA
-(facendo un salto, -- a Faustina:)- Oh Dio! Lo vedi che figura mi fai
fare! -(Cercando di celarsi e attorcigliandosi i capelli)- Abbia
pazienza, signor Ardenzi.... Un minuto solo....
MANLIO
Prego, prego.... -(Vedendo l'imbarazzo di Giulia, discretamente, senza
guardare, si ritira e si riduce dietro il muro.)-
GIULIA
Presto, Faustina! Presto! Le forcinelle dove sono?
FAUSTINA
-(aiutandola a raccogliere e a fissare i capelli sulla testa)- Eccole
qua: le ho io. Ma perchè tutta questa paura? Non sono già i capelli che
bisogna nascondere agli uomini.
GIULIA
Che c'entra! È sempre una sfacciataggine mostrarsi coi capelli scinti.
FAUSTINA
-(mettendo a posto le forcinelle e dando delle occhiate alla porta)-
State tranquilla, perchè quello lì ha avuta tanta paura di guardarvi
quanta voi ne avete avuta di farvi guardare.
GIULIA
-(dopo essersi chiusa la vestaglia al collo)- Avanti, signor Ardenzi....
Venga pure.
MANLIO
-(in redingote d'occasione e con in mano il cappello e un piccolo
fascicolo di carta scritta, entra stranamente impacciato ed emozionato)-
Io sono mortificatissimo, signora, di essere giunto molto
inopportuno....
GIULIA
-(allungando in fretta le maniche che si è accorta di avere ancora
rimboccate)- Ma no.... Devo io, invece, fare delle scuse a lei.
MANLIO
Ho tanto pregato il suo servo affinchè mi annunziasse!... Egli mi ha
riconosciuto e si è anche ricordato d'avermi introdotto qui molto tempo
fa con... Luciano Marnieri; ma intanto non ha voluto annunciarmi.
Stizzosamente mi ha ripetuto più volte che potevo passare ed io....
FAUSTINA
-(osserva Manlio con la coda dell'occhio.)-
GIULIA
-(a Manlio:)- Non è il caso di preoccuparsi così.... Ero un po' in
disordine, ecco.
FAUSTINA
-(accostandosi a Giulia, sottovoce:)- Posso andare ad aspettarvi nella
vostra camera?
GIULIA
Certo.
FAUSTINA
Dov'è?
GIULIA
-(indicando a sinistra)- È di là.
FAUSTINA
-(pianissimo)- Col patto che non dimentichiamo la regola del ritiro.
GIULIA
Cioè?
FAUSTINA
Uomini, mai più!
GIULIA
-(dandole un colpetto con la mano sulla spalla e facendosi quasi seria)-
Scioccona!
FAUSTINA
-(accenna una riverenza a Manlio, ed esce a sinistra.)-
MANLIO
-(si arresta verso il fondo non osando di avanzarsi.)-
GIULIA
Smetta il cappello. Segga. -(Ella siede.)-
MANLIO
Grazie.... -(Depone in un angolo il cappello e il fascicolo e resta in
piedi, un po' stralunato.)-
GIULIA
-(guardandolo con una certa meraviglia)- Non vuole sedere?
MANLIO
-(sedendo inquieto)- Mi perdoni, signora, se non riesco a dissimulare il
mio turbamento. Recandomi da lei, io ho dovuto, in certo modo, fare
astrazione da un desiderio manifestato a tutti noi dal professore
l'ultima volta che lo vedemmo, proprio in questa medesima stanza. Sì, in
un momento di orribile angoscia, egli ci pregò di non venire mai più
nella sua casa; e, benchè io abbia la sicurezza che il suo pensiero non
potette essere rivolto a me, pure, lo confesso,... ora... provo una
strana... una penosa sensazione. Stando qui, io quasi rivedo quei suoi
occhi così pieni di dolore, quasi riodo quelle sue parole così piene di
mistero..., e mi pento di non aver rispettato il suo desiderio.
GIULIA
-(rimettendosi dal turbamento che queste rievocazioni producono in lei,
assume un contegno chiuso e fiero.)- Ella avrebbe potuto espormi nella
sua lettera tuttociò che le era necessario dirmi.
MANLIO
Veramente, non l'avrei potuto. Veda, per incarico dei miei compagni di
studio, io dovrò pronunziare un discorso alla commemorazione d'oggi.
M'ero proposto di lumeggiare il gran valore morale dell'uomo che è
sparito accennando alle tracce di alta virtù lasciate nella vita di sua
moglie e quindi al concetto della istituzione ch'ella sta per fondare. E
giacchè sarebbe stato sconveniente il pregarla di darmene in iscritto
l'autorizzazione che mi era indispensabile, come dovevo regolarmi?...
GIULIA
-(ha un movimento di fastidio, e con severità inarca le sopracciglia,
soffrendo e tormentandosi nella prudenza disdegnosa.)- Ma, scusi...:
perchè, perchè occuparsi di me?!
MANLIO
Nessun elogio da tributarsi a quell'uomo potrebbe essere più
significativo e più commovente di questa specie di tempio che ella
innalza accanto alla tomba di suo marito.
GIULIA
-(contenendosi nervosamente)- Lo innalzo per me, per me: non per
mostrarlo agli altri.
MANLIO
-(animandosi con entusiasmo)- Agli altri parrà pur sempre il simbolo
solenne d'una fedeltà esemplare! L'ammirazione che ella desta in tutti
non le consentirà di nascondere tanta sublimità.
GIULIA
-(scattando in un imprudente sfogo di ambascia)- Ma è appunto da questa
ammirazione che io vorrei finalmente liberarmi! Mi sembra che tutti i
miei palpiti, che tutte le mie lagrime, che tutti i miei spasimi abbiano
il controllo quotidiano dell'ammirazione! Mi sembra d'essere vigilata,
quasi che l'umanità non possa oramai più vivere senza la mia virtù! E io
ne sono soffocata, sì, ne sono soffocata nell'anima, perchè ho
l'impressione che mi si tolga perfino la libertà di pensare, di sentire
e di spasimare come e quanto voglio io!
MANLIO
-(scosso, confuso, si alza. Poi balbetta:)- Se avessi potuto
prevedere....
GIULIA
-(levandosi imbarazzata)- No... non badi, non badi alle mie parole....
Sono sempre un po' nervosa.... Non so io stessa ciò che ho detto....
Volevo solamente pregarla di non parlare nè del mio ospizio, nè di me.
Oggi, sarò lì per un dovere a cui non saprei sottrarmi. Ma desidero e
spero che almeno lei e tutti quelli che mi hanno conosciuta al fianco di
Raimondo Artunni accondiscendano a considerarmi, da oggi in poi, come
una persona morta.
MANLIO
Per conto mio, intanto, le garantisco che oggi mi guarderò bene dal
pronunciare il suo nome.
GIUSEPPE
-(entra dalla comune senza avanzarsi, come aspettando d'essere visto. Ha
in mano un vassoio.)-
GIULIA
Che c'è, Giuseppe?
GIUSEPPE
Una signora chiede d'essere ricevuta.
GIULIA
Chi è?
GIUSEPPE
È una signora attempata. Dall'aspetto si vede che è una gentildonna. Mi
ha dato il suo biglietto. -(Si avanza sogguardando Manlio con ostilità e
diffidenza e le porge il biglietto nel vassoio.)-
GIULIA
-(legge il nome ed ha un forte sussulto. Poi, dopo una evidente
titubanza)- Credo che sia molto tardi.... Io devo essere pronta per
uscire.... È venuta la carrozza, Giuseppe?
GIUSEPPE
Non ancora.
GIULIA
Ebbene,... se questa signora è disposta ad attendere qualche minuto,
tanto che io abbia il tempo di vestirmi,... potete farla entrare.
GIUSEPPE
Va benissimo. -(Esce.)-
GIULIA
-(a Manlio:)- Io ho la sua promessa, non è vero?
MANLIO
-(mettendosi la mano sul petto)- Certamente!
GIULIA
-(accomiatandosi)- Buon giorno, signor Ardenzi.
MANLIO
I miei rispetti, signora.
GIULIA
-(esce a sinistra.)-
MANLIO
-(disorientato, quasi mortificato, si stringe nelle spalle come per
dire: «ho fatto male», e prende sollecitamente le sue carte e il suo
cappello. Sul punto d'uscire s'imbatte nella signora Marnieri.)-
SCENA V.
MANLIO -e- LA SIGNORA MARNIERI.
MANLIO
-(con una espressione di stupore e quasi di spavento)- Signora Marnieri!
Voi qui?
LA SIGNORA MARNIERI
-(che entrava timidissimamente, nel trovarsi faccia a faccia con Manlio,
ha avuto come un urto ed è rimasta sconcertata e smarrita.)- Sì,...
vengo... a chiedere un piccolo favore alla signora Artunni....
MANLIO
Voi non l'avete mai conosciuta di persona.... Sicchè, non un favore da
chiedere, ma una ragione più impellente deve avervi decisa a venire da
lei.
LA SIGNORA MARNIERI
-(trepidante, spaurita)- Perchè mi dite questo?
MANLIO
Perchè a traverso ciò che vostro figlio mi ha scritto dal suo esilio
pochi giorni fa, egli mi sembrava tutt'altro che tranquillo.
-(Parlano entrambi circospetti, con la preoccupazione di potere essere
ascoltati.)-
LA SIGNORA MARNIERI
-(con le lagrime nella voce)- Tutt'altro, tutt'altro che tranquillo! Io
ho tanta paura.... Se sapeste!... Non vivo più!
MANLIO
Ma bisogna convenire che questa frenesia crescente per una donna di cui
non ha mai posseduto nè il corpo nè il cuore è un caso inesplicabile.
LA SIGNORA MARNIERI
Quanto più allontanate dall'acqua un assetato, tanto meno egli si
rassegna alla sete. E poi, come potete giudicare voi!? Luciano è nato
così. Luciano è l'uomo della febbre e del martirio. Io l'ho visto
fanciullo vegliare le notti intere in una specie di tormento mistico
come un piccolo asceta d'altri tempi! All'ascetismo d'una volta ora ha
sostituito una donna, e questa donna sarà la fiamma della sua anima per
tutta la vita! -(Indi, tremebonda, vincendo appena il suo ritegno)-
Ditemi con franchezza, signor Manlio,... credete utile che io le parli?
MANLIO
-(in un tono di vivo rammarico)- Purtroppo, la vostra idea mi sembra
assolutamente assurda.
LA SIGNORA MARNIERI
-(desolata, ma ancora tutta presa dalla sua istintiva illusione)- È
assurdo sperare che una donna buona si commuova alla sorte d'un giovane
che si consuma per lei?
MANLIO
-(con intensità)- Voi dimenticate che fra lei e Luciano vi è un morto
che è stato qualcuno per tutti e due.
LA SIGNORA MARNIERI
Ma Luciano ha fatto per lui quello che solamente un santo avrebbe potuto
fare.
MANLIO
Lo riconosco.
LA SIGNORA MARNIERI
E dunque?!
MANLIO
Io non vi esprimo soltanto un convincimento mio: io personifico, per
così dire, il criterio, l'opinione, il convincimento generale. La
fedeltà della vedova Artunni all'uomo di cui ella è stata la compagna
perfetta pare oramai a tutti come proclamata da una legge immutabile!
LA SIGNORA MARNIERI
-(concitatissima e abbassando ancora di più la voce)- No, no, signor
Manlio; io le parlerò, io le parlerò, perchè,... malgrado tutto, mi
giunge insistentemente una voce segreta che mi consiglia di sperare.
MANLIO
Sicchè, in fondo, voi sperate che ella finirà con l'amare Luciano?!...
LA SIGNORA MARNIERI
Potrebbe amare in lui l'-Amore-, e ciò sarebbe già il principio di
qualche cosa.
MANLIO
Signora mia, io non voglio aggiungere più nulla. Me ne vado, e vi auguro
con tutto il cuore che, in un modo o in un altro, la provvidenza vi
assista.
LA SIGNORA MARNIERI
-(urgentemente)- Ma se scrivete a Luciano, per carità!, attento a non
dargli il sospetto di avermi vista in casa di lei. Mi maledirebbe!
MANLIO
Pensate che io non abbia capito sùbito che ci eravate venuta di
nascosto?
LA SIGNORA MARNIERI
-(con un tenero accento giustificativo)- Non ci sarei potuta venire
altrimenti....
MANLIO
-(dà un sospiro di compianto. Indi, risolutamente)- Be', vi saluto,
signora Marnieri.
LA SIGNORA MARNIERI
A rivederci, signor Manlio.
MANLIO
-(esce.)-
SCENA VI.
LA SIGNORA MARNIERI -e- GIULIA.
LA SIGNORA MARNIERI
-(rimasta sola, è invasa di nuovo dallo sconforto. In piedi, girando un
po' gli sguardi trepidi intorno, non osa neppure di muoversi. Le sembra
di essere un'intrusa in quella casa. Le sembra di non dover respirare
l'aria che respira. Lo sconforto aumenta. Ella rivolge gli occhi al
cielo in atto di umile preghiera. Quando, con l'orecchio vigile, ode
lievemente un rumore di passi, ricompone la fisonomia e con intensa
emozione aspetta.)-
-(Entra GIULIA. -- Indossa un abito quasi di lutto, sobrio, severo, ma
piuttosto elegante. In testa un piccolo cappellino chiuso con la veletta
alzata sulla fronte.)-
GIULIA
-(vedendo la signora Marnieri, accentua un contegno impenetrabile, e
riserbatamente saluta:)- Signora....
-(Le due donne si osservano.)-
LA SIGNORA MARNIERI
Mi sono permessa di presentarmi da me... perchè ho contato sulla sua
cortesia,... sulla sua indulgenza.... E poi ho pensato che probabilmente
il mio nome... non le sarebbe giunto nuovo.
GIULIA
-(con una quasi impercettibile espressione di risentimento, la invita a
sedere)- Si accomodi, signora Marnieri.
LA SIGNORA MARNIERI
-(ancora in piedi)- Ma vedo che sta per uscire.... Se la disturbo....
GIULIA
La prego di accomodarsi!
LA SIGNORA MARNIERI
Per accontentarla.... -(Siede.)-
GIULIA
-(sedendo anche lei)- A che debbo, signora, la sua visita?
LA SIGNORA MARNIERI
Ecco... io desideravo, anzitutto, di conoscerla.... Lo desideravo
vivamente!
GIULIA
È un desiderio del quale non saprei rendermi ragione....
LA SIGNORA MARNIERI
Ho sentito dire tanto bene di lei....
GIULIA
-(diventando più guardinga)- Non si desidera di conoscere tutte le
persone di cui si sente dir bene.
LA SIGNORA MARNIERI
Ma lei... non è per me una persona come un'altra.
GIULIA
-(trasalisce.)-
LA SIGNORA MARNIERI
C'è qualche cosa... che mi spinge verso di lei ed a cui non ho resistito
fino ad oggi... che per il timore di riuscirle fastidiosa.
GIULIA
-(schivandosi con perplessità dissimulata)- Non comprendo, signora.
LA SIGNORA MARNIERI
È giusto. Non può comprendere. -(Titubante e incapace di vincere la
titubanza, cerca parole incerte e prudenti)- Se fossi almeno sicura di
non darle troppo fastidio, le chiederei la grazia... insperata... di
ascoltarmi,... e allora... forse....
GIULIA
-(dibattendosi tra la tentazione di ascoltare e l'austerità che si è
imposta)- Io non ho il diritto... d'impedire ch'ella parli....
LA SIGNORA MARNIERI
-(credendosi incoraggiata, ma avendo sempre nella voce il tremito della
timidità pavida)- Ho detto che c'è qualche cosa che mi spinge a lei
irresistibilmente, ma ho detto poco. Avrei dovuto dire -- e non l'ho
osato sùbito -- che lei è la speranza da cui sono sorretta, che lei è il
battito incessante del mio cuore di madre....
GIULIA
-(interrompendola con un amaro slancio inconsulto)- Io non sono
responsabile, signora Marnieri, della strana esaltazione di suo figlio!
LA SIGNORA MARNIERI
-(in uno scatto di sorpresa)- Ma, dunque, lei sa tutto?!
GIULIA
Malauguratamente, so abbastanza!
LA SIGNORA MARNIERI
E come ha potuto sapere quello che egli le ha sempre celato?
GIULIA
No.... Abbia la bontà: non m'interroghi su questa circostanza.
L'essenziale è che io sono profondamente meravigliata che il tempo non
abbia estirpato dall'animo d'un giovane onesto un sentimento malsano e
ingiustificabile!
LA SIGNORA MARNIERI
-(prorompendo)- Ah, signora! Quel sentimento è diventato più vivo, più
ostinato, più forte che mai, e la giovinezza del mio Luciano ne sarà
distrutta lentamente o troncata d'un colpo!
GIULIA
Questo è il grido d'allarme d'una madre che vede più gravi e più acute,
di quanto davvero non siano, le sofferenze del suo figliuolo. Ma nessuna
giovinezza si lascia realmente distruggere da un amore.
LA SIGNORA MARNIERI
Non è il grido d'allarme di una madre, no, perchè io ho voluto essere e
sono difatti, soprattutto, l'amica di mio figlio. Sono l'amica, a cui
egli ha confidato ogni più piccolo segreto fin da quando ancora bambino
cominciò precocemente a temere i pericoli della vita. Quello che le ho
riferito non è una supposizione della madre costernata: è bensì il
segreto di lui rivelato a me in una confessione d'ogni giorno.
Allontanandosi da questa città due anni or sono, sognava egli stesso di
guarire e fidava nella lontananza, fidava nella fermezza del proprio
carattere e in tutto quanto la sua età gli prometteva. Mi proibì di
seguirlo, nè io l'avrei potuto seguire, perchè in casa, mio marito, che
ha molti anni più di me, e mia figlia, che lavora, abbisognano di tutte
le mie cure; ma non ho mai cessato di stare col pensiero accanto al mio
Luciano e d'interrogarlo con quella dolcezza che ha sempre trovate le
vie più intime del suo cuore. Ebbene, signora, le lettere che egli mi ha
scritto fino ad oggi sono i documenti d'una esistenza travagliata che si
agita tristemente come in una fitta oscurità, chiedendo un poco di sole!
La lontananza, la fermezza del suo carattere e le risorse della sua età
non lo hanno guarito! Lei dice che nessuna giovinezza sì lascia
distruggere dall'amore...; ma io -- mi perdoni se mi esprimo con troppa
sincerità -- non credo che questo sia il suo convincimento. Una creatura
buona e dolente come lei sa per prova che i dolori umani non hanno
limite e sa per istinto che l'amore può essere il più grande dei dolori!
GIULIA
-(con gli occhi bassi, pianamente)- L'ho ascoltata per il rispetto che
lei ha saputo impormi; ma ho fatto male ad ascoltarla.
LA SIGNORA MARNIERI
Perchè?...
GIULIA
-(con asprezza angosciosa)- Perchè anche la compassione a cui mi si
costringe per un uomo che mi ama è una viltà della mia coscienza.
LA SIGNORA MARNIERI
La compassione non è mai una viltà!
GIULIA
-(energicamente)- Sono io che devo giudicarmi, signora Marnieri, e la
clemenza sua non renderà me più clemente verso me stessa! Del resto, che
cosa potrebbe mutare per la mia compassione?
LA SIGNORA MARNIERI
-(paurosa)-... Anche dalla compassione... può nascere l'affetto.
GIULIA
-(drizzandosi in piedi con una immediata irruenza dolorosa)- Avrei il
dovere di morire se sapessi di amare! -(Breve pausa.)- Il nostro
colloquio, signora Marnieri, è durato già troppo.
LA SIGNORA MARNIERI
-(si leva con umiltà.)-
GIULIA
-(continuando)- Lei è venuta a turbarmi la pace, e non si è arrestata
neppure all'idea di violare la custodia sacra intorno alla quale io ho
raccolta tutta intera la mia vita. Lei è giustificata, lo intendo bene,
dalla cecità dell'affetto materno; ma io vorrei fulminare col mio sdegno
colui che avrebbe dovuto sentire orrore di questa violazione e invece ne
ha affidato il tentativo alla tenerezza di sua madre!
LA SIGNORA MARNIERI
-(assorgendo vivissimamente con uno slancio impetuoso dell'anima e della
voce)- No! Luciano non sa nulla! Glie lo giuro sul mio onore. Non sa
nulla!
GIULIA
-(spalanca gli occhi e indietreggia.)- -(Un silenzio.)- -(Poi, quasi
sottomessa)- Le domando perdono di avere offeso suo figlio.
LA SIGNORA MARNIERI
-(con pari sottomissione)- Soltanto a me, soltanto a me, spetta il suo
sdegno. Ho creduto che i patimenti già sopportati con rassegnazione da
Luciano avessero pagato il debito di gratitudine ch'egli ha verso il
povero morto e ho creduto che avessero potuto fargli condonare il
sacrifizio senza fine. Questo è stato l'errore mio. Ed ecco che ne sono
acerbamente punita. La certezza che lei mi serberà rancore o che forse
mi odierà addirittura sarà per me un nuovo strazio... che si aggiungerà
a quello di assistere, incapace di aiuto e da lontano, alla immensa
infelicità del mio figliuolo.
GIULIA
-(profondamente commossa)- Non è così, signora Marnieri. Da me lei non
deve aspettarsi nè odio nè rancore. -(Con tenera lealtà)- Tutt'altro!...
So di essere l'origine di tutte le sue pene, e ciò mi fa umile dinanzi a
lei quasi come una colpevole. Io... spero molto che un giorno la
tranquillità sia finalmente restituita a suo figlio ed a lei. Quel
giorno mi sentirei alleviata anch'io, e mi parrebbe... d'essere divenuta
migliore.
LA SIGNORA MARNIERI
Io non l'ho più questa speranza! Io non l'ho più! -(Piange.)-
-(Un silenzio.)-
GIULIA
-(le si accosta come per abbracciarla: poi repentinamente, con un
piccolo fremito proibitivo, si trattiene, e le dice con dolcezza:)- Via,
non si scoraggi.... Voglio ammettere che suo figlio sia d'una
sensibilità eccezionale;... voglio ammettere che la stessa tenacia, con
cui ha dovuto tentare di vincere il suo sentimento, glielo abbia poi
cacciato più dentro le vene; ma chi può prevedere tutte le
trasformazioni e tutte le vicende a cui un giovane è destinato?... Chi
può prevedere tutte le cose belle che lo aspettano sul suo cammino?... E
che sono io, che sono io fra tutte le donne che un uomo può incontrare
sulla terra?... -(Il suo volto è rigato di lagrime.)-
LA SIGNORA MARNIERI
-(senza rispondere, scrolla lievemente il capo come per dire che quelle
parole non l'hanno convinta.)- -(Si asciuga gli occhi.)- Addio, signora.
GIULIA
Addio.
LA SIGNORA MARNIERI
-(dopo una breve esitazione, con un poco di voce tremante)-... Non mi
permetterà di rivederla qualche volta?
GIULIA
-(tra l'oscura necessità di rifiutare e il bisogno istintivo di cedere,
col cuore che le rompe il petto, debolmente mormora:)- Se lei lo
vuole....
LA SIGNORA MARNIERI
La ringrazio. -(Guardandola con devota effusione, le stende la mano.)-
GIULIA
-(glie la stringe, evitando quegli sguardi riconoscenti.)-
LA SIGNORA MARNIERI
-(trattenendo nella sua la mano di lei e stringendogliela più forte,
ancora con le lagrime che le vagano sulle pupille, quasi interrogandola,
fiatando appena, ripete:)- La ringrazio. -(Si distacca penosamente, ed
esce.)-
GIULIA
-(stanca, trasognata, rapita come da una ineluttabile influenza
sovrumana, lentamente siede e resta immota guardando dinanzi a sè un
punto lontanissimo, con i grandi occhi estatici.)-
-(Passa qualche istante.)-
SCENA VII.
GIULIA -e- GIUSEPPE.
GIUSEPPE
-(tutto vestito a lutto, con l'abito abbottonato, portando in una mano
un cappello col velo nero, nell'altra, col braccio quasi penzoloni, il
piccolo mazzo di fiori, comparisce in fondo, compunto e austero. Vedendo
che Giulia non si accorge di lui, annunzia con voce poca e grave:)-
Signora Giulia, la carrozza del Comitato è venuta.
GIULIA
-(ha un piccolo soprassalto. -- Rabbrividisce.)- -(Pausa.)- -(La sua
fisonomia si muta.)- -(Ella cala la veletta sul viso e si leva.)-
Eccomi, Giuseppe.... Sono pronta. -(Quindi si avvia.)-
GIUSEPPE
-(diritto, con le spalle allo stipite, aspetta con solennità che ella
gli passi davanti.)-
-(Sipario.)-
ATTO QUARTO.
-Un camerone bislungo che va un po' restringendosi in fondo. C'è
nell'ambiente qualche cosa di claustrale. Le pareti sono bianche e nude.
L'alto soffitto è a volta. A destra, una prima porta su cui è scritto:
Direzione; e, a sinistra, dirimpetto a questa porta, un corridoio che
s'interna nell'edifizio. Poi, un'altra porta a ciascuna delle due pareti
laterali. L'angolo sinistro del camerone è tagliato dall'ampio vano ad
arco d'una scala che discende. Nel centro della parete di fondo è un
largo finestrone dal parapetto basso. Oltre un tavolino di noce che è
sul davanti, verso il lato destro, e poche seggiole solide e pulite,
nessun'altra suppellettile interrompe quella nuda e serena semplicità.
Dal punto mediano della volta pende un ferro che sostiene una sola
lampada elettrica sotto un cupolino di porcellana. Una più piccola
lampada è nel vano della scala. Un'altra dinanzi all'uscio della
Direzione. La chiavetta della luce è alla parete in fondo, presso il
vano della scala.-
SCENA I.
SUORA ELISABETTA, FAUSTINA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA ANTONUCCI,
ADALGISA, DONNA SOFIA, UNA VECCHIETTA.
-(È il vespero. Le lampade sono spente. Il camerone è nella penombra.
Dalla grande finestra aperta si vede, come un quadro in una cornice, il
profilo di qualche casa, di qualche terrazza, di qualche campanile,
sull'orizzonte che va abbuiandosi e il luccichio tremulo delle prime
stelle. Con le spalle voltate alla finestra e poco da essa discoste,
sono sedute, formando quasi un semicerchio: SUORA ELISABETTA, che è una
monaca senza connotati speciali; la MARCHESA ANTONUCCI, che è una
signora sui quarantacinque anni dallo aspetto molto signorile; la
signora GILBERTA MIRELLI, giovanissima, esile, con un viso pieno di
soavità, vestita a lutto; ADALGISA, dall'età un po' incerta tra i trenta
e i trentacinque anni, dall'aspetto ambiguo, ora gaio ed ora
malinconico, vestita un po' in disordine, ma non senza una certa grazia
bizzarra; DONNA SOFIA, una vecchia nitida e atticciata dai capelli
bianchissimi; Faustina, che indossa una veste grigia arieggiante
un'uniforme; e UNA VECCHIETTA decrepita, raccorciata e magra, col dorso
curvo, avvolto in uno scialletto nero.)-
-(SUORA ELISABETTA sta nel mezzo della schiera, e la sua cuffia monacale
biancheggia nella penombra fra le due ali del semicerchio. Ella
presiede, fredda, impassibile, quasi macchinalmente, la piccola
adunanza, per le preghiere della sera. Il rosario è stato già recitato;
ed ora le litanie sono al termine. La sua voce monotona propone. Le voci
delle donne raccolte intorno a lei monotonamente rispondono a coro.)-
SUORA ELISABETTA
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....
LE ALTRE
Parce nobis, Domine.
SUORA ELISABETTA
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....
LE ALTRE
Exaudi nos, Domine.
SUORA ELISABETTA
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi....
LE ALTRE
Miserere nobis.
-(TUTTE si fanno il segno della croce e si alzano. Soltanto la
VECCHIETTA disseccata e curva resta seduta.)-
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