un tempo assai notevole per rendersi presente un’impressione
non appercepita nel primo istante e che in questo processo
l’imagine prima appercepita sfugge sempre all’attenzione. Quindi
il muoversi successivo dell’attenzione su una moltitudine di
dati psichici è un processo -discontinuo-, il quale consta di
una pluralità di singoli atti appercettivi, che si seguono.
Questa discontinuità è spiegata dal fatto, che ogni singola
appercezione si compone di un periodo di tensione crescente e
di uno secondo di tensione decrescente. La tensione massima, che
sta fra i due, può notevolmente variare nella sua durata: essa o
è molto breve, come per le impressioni momentanee e rapidamente
varianti, oppure dura più a lungo nel caso di una unilaterale
direzione dell’attenzione su determinati oggetti. Persino quando
si concentra l’attenzione su oggetti di natura costante è pur
sempre inevitabile un’interruzione di un intervallo qualsiasi fra
l’avvicendarsi dei periodi di tensione e rilassamento. E questo si
può facilmente osservare nelle funzioni solite dell’attenzione.
Ma anche qui l’osservazione sperimentale porta a più precise
conclusioni. Se, mentre tutti gli altri stimoli di senso sono,
quant’è possibile, esclusi, lasciamo agire su un organo di senso
un’impressione debole, continua, duratura, sulla quale è diretta
l’attenzione, si osserva che l’impressione in certi intervalli,
per lo più irregolari, i quali si producono per impressioni molto
deboli già dopo 3-6″ e per quelle alquanto più forti solo dopo
18-24″, diventa per un breve tempo indistinta, oppure sembra
sparire del tutto, per poi ripresentarsi. Queste oscillazioni
si devono senz’altro distinguere da quelle dell’intensità
dell’impressione, e di ciò ce ne convinciamo facilmente, se di
proposito in una serie d’esperimenti, o facciamo oggettivamente
più debole l’impressione, o ne interrompiamo l’azione. E possiamo
allora insieme osservare che -due- proprietà caratteristiche
essenzialmente differenziano quelle variazioni soggettive da
quelle prodotte oggettivamente: in primo luogo abbiamo sempre
la rappresentazione della persistenza dell’impressione, sin
tanto che questa con semplice vicenda passa nel campo più oscuro
della coscienza e poi di nuovo da questo entra nel punto visivo
dell’attenzione; allo stesso modo che anche nell’esperimento con
impressioni momentanee abbiamo una rappresentazione indeterminata
e oscura delle parti dell’impressioni non appercepite. In
secondo luogo quelle oscillazioni dell’attenzione, oltre che
dall’aumento o diminuzione di chiarezza nelle impressioni,
sono sempre accompagnate da caratteristici sentimenti e
sensazioni, i quali mancano affatto nelle variazioni oggettive.
I sentimenti consistono in quelli, dei quali diremo, dell’attesa
e dell’attività, che regolarmente crescono colla tensione
dell’attenzione, decrescono col rilassamento di essa; le
sensazioni appartengono all’organo di senso, su cui ha agito
l’impressione o almeno si irradiano da esso; consistono
quindi in sensazioni di tensione della membrana del timpano,
dell’accomodazione e della convergenza, ecc. È proprio questa
doppia serie di proprietà, che separa i concetti della chiarezza
e della distintezza dei contenuti psichici dall’intensità
sensibile dei medesimi. Nella coscienza un’impressione forte
può essere oscura, e una debole invece chiara. Fra questi due
concetti in sè e per sè diversi esiste una relazione solo per
ciò, che fra impressioni di diversa intensità generalmente la più
forte tende ad impadronirsi del centro appercettivo. Ma che poi
essa sia appercepita più distintamente, dipende sempre ancora
da altre condizioni. Abbiamo un fatto simile nella condizione
privilegiata, che nell’azione di più impressioni visive tocca a
quelle che cadono sul punto di visione più distinta. Per solito
gli oggetti fissati sono anche gli appercepiti. Ma i su descritti
esperimenti, con impressioni momentanee possono dimostrare che
anche questa connessione può venire a mancare. E questo avviene,
se volontariamente dirigiamo l’attenzione su un punto situato
nella parte laterale del campo visivo: allora l’oggetto -veduto
indistintamente- diventa un oggetto -distintamente rappresentato-.
6-b-. Come le impressioni momentanee di spazio servono a
determinare la capacità dell’attenzione, quelle che si seguono
nel tempo, possono essere usate per ottenere una misura della
-capacità della coscienza-. Qui prendiamo le mosse dalla premessa,
che una successione di impressioni può essere riunita in un
tutto rappresentativo, soltanto se quelle impressioni si trovano,
almeno per un momento, contemporaneamente unite nella coscienza.
Se, ad es., si fa agire una serie di battute, evidentemente,
mentre il suono presente è appercepito, i suoni immediatamente
passati si trovano ancora nel campo visivo della coscienza; la
loro chiarezza però decresce tanto più, quanto più sono lontani
nel tempo dall’impressione momentaneamente appercepita, e a un
certo limite le impressioni, che sono andate di gran lunga più
addietro, saranno del tutto sparite dalla coscienza. Se si riesce
a determinare questo limite, si ha anche una misura diretta per
la capacità della coscienza, almeno nelle condizioni in cui si
compie la ricerca. E come mezzo per la determinazione di questo
limite ci serve appunto la facoltà di paragonare direttamente
le rappresentazioni, che si seguono nel tempo. Tosto che una
di tali rappresentazioni è presente nella coscienza come un
tutto unitario, noi possiamo anche con essa paragonare una
rappresentazione successiva, e decidere se questa sia o non
sia eguale a quella. Un tale raffronto non è più assolutamente
possibile, quando la serie temporale trascorsa costituisce un
contenuto di coscienza non affatto connesso, essendo una parte
dei suoi componenti già passata nello stato incosciente, prima
che il decorso della serie abbia toccata la fine. Pertanto non si
ha bisogno che di delimitare due serie successive di battute, ad
es., quali possono essere fissate dalle battute di un metronomo,
indicando il principio di ogni serie con un segnale, ad es., con
un suono di campanello. Fintanto che ogni serie costituisce nella,
coscienza un tutto connesso, è possibile, in base all’impressione
immediata e naturalmente evitando di contare le battute, decidere
se la seconda serie è o non è eguale alla prima. E qui si nota
anche che si giunge ad ottenere l’impressione dell’eguaglianza
mediante quegli elementi sentimentali delle rappresentazioni di
tempo, dei quali già si fece cenno (pag. 126); ad ogni battuta
della seconda serie precede infatti un sentimento d’attesa
corrispondente alla battuta analoga della prima serie, così che
ogni membro di una serie in più o in meno produce un perturbamento
nell’attesa e insieme un sentimento di delusione. Da ciò deriva
che non è necessario siano presenti nella coscienza almeno due
serie susseguentisi, ma è richiesto soltanto che le impressioni
di -una- serie si raccolgano in un tutto rappresentativo. La
delimitazione relativamente sicura, di cui la coscienza è per
questo riguardo capace, appare distintamente anche in ciò,
che è possibile riconoscere sicuramente l’identità di due
rappresentazioni di tempo, sintanto che queste non raggiungono
il limite valevole per le condizioni date, mentre appena questo
limite è sorpassato, il giudizio diventa assolutamente incerto.
Allora la misura che si ottiene della capacità si dimostra, per
uno stato costante dell’attenzione, dipendente in parte dalla
rapidità, con cui le impressioni si seguono nel tempo, in parte
dalla connessione ritmica più o meno completa delle impressioni
stesse. Per un limite inferiore di velocità, che raggiunga circa
i 4″, non è più assolutamente possibile collegare le impressioni,
che si seguono in una rappresentazione di tempo; quando giunge la
nuova impressione, la precedente è già sparita dalla coscienza.
Per un limite superiore sino a circa 0,18″, è pure impossibile la
formazione di rappresentazioni di tempo distintamente delimitate
perchè l’attenzione non può più seguire le impressioni. La più
favorevole rapidità sta in una successione di battute media da
0,2-0,3″. In questo caso possono ancora essere insieme colte
otto impressioni doppie o sedici singole, quando si ha la
partizione ritmica di 2/3 di battuta, la più semplice che sorge
abitualmente di per sè in una appercezione non forzata. Il tempo
di 4/4 coll’accentuazione più forte sulla prima battuta, colla
media sulla quinta, si dimostra il più favorevole per raccogliere
nella coscienza il numero massimo di impressioni singole; con
esso possono essere insieme ritenuti, come massimo, 5 tempi o
40 impressioni singole. Se questi numeri vengono paragonati con
quelli ottenuti per la capacità dell’attenzione (pag. 172), e si
eguagliano le impressioni di tempo semplici e composte a quelle
di spazio corrispondenti, la capacità della coscienza sorpassa di
circa quattro volte quella dell’attenzione.
7. A quelle proprietà, che noi attribuiamo ai contenuti della
coscienza e al loro rapporto reciproco, e designiamo come gradi
della loro chiarezza e distintezza, ancora altre si collegano
regolarmente, e queste sono da noi immediatamente apprese come processi
-concomitanti-. Esse consistono in parte in processi sentimentali,
che sono caratteristici per determinate forme di decorso della
percezione e appercezione, in parte in sensazioni alquanto variabili.
È soprattutto il modo dell’-entrata- dei contenuti psichici nel campo
visivo e nel punto visivo della coscienza, che varia a seconda delle
condizioni del momento. Se un processo psichico si leva al di sopra
della soglia della coscienza, gli elementi sentimentali di esso,
quando hanno un’intensità sufficiente, sono di solito avvertiti pei
primi, tanto che essi già penetrano energicamente nel punto visivo
della coscienza, prima ancora che sia stato appercepito qualcuno degli
elementi rappresentativi. Questo può aver luogo così quando agiscono
impressioni nuove, come quando emergono processi anteriori. In tal modo
si formano quelle speciali disposizioni d’animo, delle quali non ci
sappiamo ben spiegare le cause; disposizioni d’animo, che portano in
sè talora il carattere del piacere o dispiacere, talora e più spesso
quello della tensione. In quest’ultimo caso l’improvvisa apparizione
che gli elementi rappresentativi, appartenenti ai sentimenti, fanno
entro i limiti dell’attenzione è accompagnata da sentimenti del
sollievo o della soddisfazione. Gli stessi stati d’animo possono
disporsi anche quando si ripensa ad una cosa sparita; spesso qui oltre
il sentimento di tensione, come al solito presente, appare già vivace
lo speciale tono sentimentale della rappresentazione dimenticata,
mentre essa stessa ancora si trattiene nello sfondo oscuro della
coscienza. Similmente, come più tardi vedremo (§16), negli atti di
conoscimento e riconoscimento sentimenti speciali precedono sempre
l’appercezione distinta delle rappresentazioni. Negli esperimenti
con momentaneo rischiaramento del campo visivo è possibile stabilire
ad arte un tale stato d’animo, quando si facciano agire nella vista
indiretta impressioni con un tono sentimentale forte al massimo grado.
Tutti questi esperimenti sembrano dimostrare che ogni contenuto della
coscienza esercita sull’attenzione un effetto, in seguito al quale esso
stesso si dà a conoscere in parte mediante il suo proprio colorito
sentimentale, in parte mediante i sentimenti già per sè legati alla
funzione dell’attenzione. L’effetto totale che questi oscuri contenuti
della coscienza hanno sull’attenzione si fonde, secondo le leggi
generali della combinazione dei componenti del sentimento (pag. 129),
coi sentimenti legati ai contenuti chiari della coscienza, dando luogo
a un unico sentimento totale.
8. Se un contenuto psichico entra nel -punto visivo- della coscienza,
ai processi sentimentali sino ad ora descritti, altri speciali vengono
ad aggiungersi, i quali possono presentarsi in forme molto diverse
a seconda delle condizioni, nelle quali quel contenuto entra nel
punto visivo interno. Queste condizioni offrono due tipi diversi di
decorso, i quali in gran parte si ricollegano con quelle manifestazioni
sentimentali, già ricordate, che precedono e preparano l’appercezione
di un contenuto.
Nel primo caso: il nuovo contenuto si presenta all’attenzione
improvvisamente e senza quella preparatoria azione sentimentale; noi
indichiamo questo tipo di decorso come quello della -appercezione
passiva-. Mentre il contenuto giunge a maggior chiarezza nei suoi
elementi rappresentativi e sentimentali, con esso si collega dapprima
un sentimento del -patire-, il quale, appartenendo alla direzione
dei sentimenti deprimenti, è in generale tanto più forte, quanto più
intensivo è il processo psichico e più grande la rapidità della sua
apparizione; ma questo sentimento declina ben presto, per poi passare
nel sentimento contrario eccitante dell’-attività-. Ai due sentimenti
vanno anche unite sensazioni caratteristiche negli apparati muscolari
del dominio sensoriale, cui appartengono i componenti rappresentativi
del processo. Il sentimento del patire suole essere accompagnato da una
sensazione ben presto passeggiera di rilassamento, quello dell’attività
da una sensazione di tensione, che succede alla prima.
Nel secondo caso: il nuovo contenuto è preparato dalle manifestazioni
sentimentali già accennate (7), quindi l’attenzione è diretta su
di esso già prima del suo apparire; noi indichiamo questo tipo di
decorso come quello dell’-appercezione attiva-. Qui l’appercezione
del contenuto è preceduta da un sentimento dell’-attesa-, ora per un
tempo molto breve, ma ora anche per un tempo abbastanza lungo. Questo
sentimento appartiene generalmente alla direzione dei sentimenti di
tensione e talora anche a quella degli eccitanti, pure potendo essere
presenti nel tempo stesso sentimenti di piacere o di dispiacere dovuti
agli elementi rappresentativi. Questo sentimento dell’attesa è di
solito collegato a sensazioni di tensione discretamente forti nei
corrispondenti domini muscolari. Ma al momento, in cui il contenuto
entra nel punto visivo, quel sentimento è sostituito da quello, con
durata per lo più molto breve, della soddisfazione, il quale ha sempre
il carattere di un sentimento di sollievo, benchè a seconda delle
circostanze possa essere di natura deprimente od eccitante e legato
a sentimenti di piacere o di dispiacere. A questo sentimento della
soddisfazione segue immediatamente quello stesso dell’attività, che
accompagna la fine dell’appercezione passiva e che alla sua volta è
legato ad un aumento delle sensazioni di tensione.
8-a-. L’osservazione sperimentale di queste diverse forme di
processi può essere molto opportunamente compiuta mediante gli
esperimenti di reazione descritti nel § 14, 11 segg. In essi è
possibile stabilire nella reazione a impressioni inattese il tipo
dell’appercezione passiva, nella reazione a impressioni attese
quello dell’appercezione attiva. Di più è dato anche osservare
che fra queste differenze tipiche stanno gradi di transizione;
infatti, o la forma passiva può accostarsi all’attiva a causa
della debolezza del primo stadio, o l’attiva alla passiva per il
fatto che in un improvviso rilassamento dell’attesa il successivo
stato contrario del sentimento di soddisfazione, il sollievo e la
depressione, diventa più pronunciato del solito. Ma nella realtà
anche qui si trovano processi in una connessione continua, i quali
costituiscono veri contrari solo in casi estremi.
9. A chi esattamente consideri questo lato sentimentale dei processi
d’attenzione, appare tosto come esso pienamente concordi col generale
contenuto sentimentale dei -processi di volere-. E insieme risulta
chiaro che l’appercezione passiva corrisponde nel suo carattere
essenziale a un atto impulsivo semplice, l’attiva a un atto volontario
composto. Infatti nell’appercezione passiva il contenuto psichico,
che si presenta all’attenzione impreparata, può evidentemente essere
considerato come quell’unico motivo, che, senza lotta alcuna con altri
motivi, determina l’atto dell’appercezione; di più questa è anche
qui decisamente legata a quel sentimento dell’attività caratteristico
per tutte le azioni di volere. Al contrario nell’appercezione attiva
ancora altri contenuti psichici coi loro effetti sentimentali
si presentano continuamente all’attenzione durante lo stadio
sentimentale di preparazione, e però alla fine l’atto appercettivo
può sembrare un atto volontario e in molti casi anche un atto di
scelta, cioè quando la lotta fra i diversi contenuti diventa essa
stessa chiaramente cosciente. In questi ultimi casi già la vecchia
psicologia aveva riconosciuta la presenza di un tale atto di scelta,
perchè parlava di “attenzione volontaria„. Ma anche qui, proprio come
negli atti di volere esterni, la volontà fu fatta entrare in campo
inconseguentemente, perchè si disconobbe il punto, onde solo poteva
essere derivata. Infatti, non si volle ammettere che la così detta
“attenzione involontaria„ è soltanto una forma più semplice di un atto
di volere interno; e poi si contrapposero “attenzione„ e “volontà„
proprio al modo della vecchia teoria delle facoltà, come potenze
psichiche di natura diversa, che in certi casi si collegano e in certi
altri si escludono. Invece ambedue evidentemente sono espressioni
di concetti, che si riferiscono alla medesima classe di processi
psichici, con questa sola differenza, che i processi di appercezione
o di attenzione abbracciano fra i processi di volere quelli che a sè e
per sè, in quanto non seguiti da ulteriori processi, si svolgono senza
effetti esterni, solo come atti così detti interni.
10. A questi atti interni di volere, che designiamo come processi
d’attenzione, si annette ancora la formazione di un concetto
estremamente importante per l’intero sviluppo psichico, concetto che
senza dubbio si è compito nella forma logica solo mediante il sussidio
della riflessione scientifica, ma che ha già in quegli stessi processi
il suo sostrato reale. Intendiamo parlare della formazione del concetto
del -soggetto-, cui va parallela la presupposizione di -oggetti-, che
si contrappongono al soggetto come una realtà da esso indipendente.
Da quelle parti dell’esperienza immediata, che sono ordinate
spazialmente in base al punto d’orientazione già ricordato (pag. 106)
e che noi indichiamo o come -oggetti- (Gegenstände), cioè come un
qualcosa che sta di contro (ein Gegenüberstehendes) al percipiente,
oppure quando consideriamo il loro modo di formazione psicologica,
come -rappresentazioni- (Vorstellungen) cioè come un qualcosa che il
percipiente pone innanzi a sè;[28] (ein vor sich Hingestelltes); da
queste parti costitutive della esperienza si distinguono tutti quei
contenuti, che non partecipano di quest’ordine spaziale, benchè siano
con esso in relazione continua. Questi contenuti stanno fra loro,
come abbiamo veduto nei § 12-14, in istretta connessione, potendosi
sempre considerare i -sentimenti- come parziali contenuti momentanei
delle -emozioni-, le emozioni come parti costitutive di -processi
di volere-. Soltanto il processo, può sempre arrestarsi a uno dei
gradi anteriori, perchè molto spesso un sentimento non produce alcuna
emozione notevole, o l’emozione declina, senza che sia realmente sorto
quell’atto di volere, che in essa era preparato. Tutti questi processi
affettivi si possono pertanto di nuovo subordinare al -processo di
volere-. Infatti questo è il decorso completo, del quale i due altri
processi sono parti o di più semplice o di più composta natura. Da
questo ponto di vista si comprende, come il sentimento semplice nei
suoi contrari, tra i quali si muove, in parte contenga una direzione di
volere, in parte esprima la grandezza della energia volitiva presente
in un dato momento, e finalmente in parte corrisponda a una determinata
fase dello stesso processo di volere. La -direzione del volere- è
evidentemente indicata dalle direzioni fondamentali del piacere e
dispiacere, le quali corrispondono direttamente a una tendenza o ad
una avversione qualitativamente differenziate. L’-energia di volere-
trova la sua espressione nelle direzioni fondamentali dell’eccitamento
e dell’acquietamento; infine le -fasi- opposte del processo di volere
sono rappresentate dai sentimenti contrari di tensione e di sollievo.
11. Se in tal guisa il volere risulta essere il fatto fondamentale, in
cui trovano radice tutti i processi, gli elementi psichici dei quali
sono i sentimenti per altra parte nel processo dell’appercezione, cui
l’analisi psicologica riconosce tutti i caratteri dell’atto di volere,
questo fatto fondamentale entra in relazione diretta coi -contenuti
rappresentativi- della coscienza. Infatti, essendo i processi di
volere concepiti come processi in sè connessi e omogenei malgrado
ogni differenza dei loro contenuti, sorge un immediato sentimento di
questa connessione, sentimento che è dapprima legato al sentimento
dell’attività presente in ogni stato di volere, ma che poi in seguito
alle già ricordate relazioni del volere si estende alla totalità dei
contenuti di coscienza. Noi diciamo l’“io„ questo sentimento della
connessione di tutte l’esperienze psichiche individuali. Esso è un
-sentimento- e non una rappresentazione, come spesso è denominato;
ma, al pari di tutti i sentimenti, è legato a certe sensazioni e
rappresentazioni; questi componenti rappresentativi, che stanno in
più strette relazioni coll’“io„, sono le sensazioni generali e la
rappresentazione del proprio corpo.
-Autocoscienza- noi chiamiamo quel contenuto sentimentale e
rappresentativo, che nasce appunto nel modo suddetto, e, separandosi
dall’intero contenuto di coscienza, si fonde col sentimento dell’io.
Esso, al pari della coscienza, non è affatto una realtà diversa
dai processi onde si compone, ma soltanto la connessione di questi
processi, la quale, specialmente nei suoi elementi rappresentativi,
non può mai essere nettamente separata dalle rimanenti parti della
coscienza. Questo appare innanzi tutto dall’essere le rappresentazioni
del proprio corpo ora saldamente fuse col sentimento dell’-io- ed ora
separate da esso come rappresentazioni oggettive, e dal fatto, che in
generale l’autocoscienza nel suo sviluppo tende sempre più a ritirarsi
sulla propria base sentimentale.
12. Appunto da questa separazione dell’autocoscienza dal restante
contenuto di coscienza ha origine la contrapposizione del -soggetto- e
degli -oggetti-, la quale è senza dubbio già preparata nelle differenze
particolari degli originari contenuti di coscienza, ma raggiunge una
forma chiara solo in conseguenza di quella separazione. Conformemente
a questo suo sviluppo psicologico, il concetto del soggetto ha tre
diversi significati di estensione differente, i quali si sostituiscono
a vicenda. Nel senso più stretto, il soggetto è la connessione dei
processi di volere, che si esplica nel sentimento dell’-io-. In senso
alquanto più largo, esso abbraccia il contenuto reale di questi
processi di volere unitamente ai sentimenti ed alle emozioni, che
li preparano. Infine nel più largo significato esso si estende anche
al fondamento rappresentativo costante, che quei processi soggettivi
hanno nel corpo dell’individuo, come sede delle sensazioni generali.
Ma questo più largo significato è nello sviluppo reale il primissimo
e quello più stretto nel flusso reale dei processi psichici ricade
sempre in uno dei significati più larghi, perchè esso può essere
raggiunto pienamente solo nell’astrazione concettuale. In tal guisa
esso propriamente non costituisce che un limite, al quale può in vario
grado accostarsi la reale autoconcezione del soggetto.
12-a-. Colla distinzione del soggetto e degli oggetti, oppure
come anche si sogliono esprimere questi concetti, quando si
riduca il primo alle sue basi sentimentali, e si riassuma il
secondo in un concetto generale, colla distinzione dell’-io- e
del -mondo esterno- è posta la base a tutte quelle riflessioni,
alle quali il dualismo, dapprima diffusosi nella popolare
intuizione dell’universo e poi da questa passato anche nei sistemi
filosofici, deve la propria origine. In questo senso anche la
psicologia suole essere contrapposta come scienza del soggetto
a tutte le altre scienze e specialmente alle scienze naturali
(v. § 1, 3-a-). Questa concezione potrebbe essere giusta solo
allorchè la distinzione dell’-io- dal -mondo esterno- fosse un
fatto originario precedente ad ogni esperienza, e i concetti
del soggetto e dell’oggetto potessero una volta per tutte essere
univocamente contrapposti. Ma nè la prima nè la seconda condizione
si avvera. L’autocoscienza si fonda piuttosto su una serie di
processi psichici, essa è il prodotto e non il sostrato di questi
processi, e però anche soggetto e oggetto non costituiscono
contenuti dell’esperienza nè originariamente nè mai assolutamente
diversi, bensì essi sono concetti di riflessione formatisi in
seguito ai rapporti reciproci tra le singole parti costituenti il
contenuto in sè affatto unico della nostra esperienza immediata.
13. La connessione dei processi psichici, che costituisce l’essenza
della coscienza, ha necessariamente la sua prima origine in quei
-processi di combinazione-, che hanno continuamente luogo fra gli
elementi dei singoli contenuti di coscienza. Questi processi, che
già operano quando sorgono singole formazioni psichiche, devono pure
produrre tanto la simultanea unità dello stato di coscienza presente
in un dato momento, quanto la continuità degli stati di coscienza
successivi. Ma essi sono di una natura straordinariamente varia;
ognuno ha il suo colorito individuale, che non si ripete mai affatto
invariato in un secondo caso. Pure le loro generalissime differenze
possono essere ordinate sotto quelle particolarità, che l’attenzione
offre da un lato nella passiva ricezione di impressioni, dall’altro
nell’appercezione attiva delle stesse. Per avere a disposizione brevi
espressioni ad indicare tali differenze, diciamo -associazioni-
quelle connessioni, che si formano di solito nello stato passivo
dell’attenzione, e -combinazioni appercettive- quelle che presuppongono
uno stato attivo.
§ 16. -- Le associazioni.
1. Nella moderna evoluzione della psicologia il concetto
dell’associazione è andato soggetto a una necessaria e molto
intima mutazione di significato; questa però non è ancora penetrata
dappertutto, essendosi pur sempre mantenuto il significato primitivo,
specialmente da quei psicologi che ancor oggi sono legati alle
opinioni, dalle quali sorse la psicologia dell’associazione (§2,
p. 10 e segg.). Infatti questa psicologia, considerando solo
il -contenuto rappresentativo- della coscienza, conformemente
all’indirizzo intellettualistico che in essa predomina, limita il
concetto dell’associazione alle combinazioni tra rappresentazioni.
In questo senso -Hartley- e -Hume-, i due fondatori della psicologia
dell’associazione, introdussero quel concetto nel significato speciale
di “associazione di idee„ corrispondendo nella lingua inglese la parola
“idea„ al nostro concetto della “rappresentazione„. Considerate poi le
rappresentazioni come oggetti o come processi che possono rinnovarsi
nella coscienza colla medesima natura, colla quale essi vi sono sorte
una prima volta (pag. 11, 8), si vide nell’associazione il principio
esplicativo per la così detta “riproduzione„ delle rappresentazioni. E
poichè in fine non si riteneva necessario il dare, mediante l’analisi
psicologica, una ragione del modo di sorgere delle rappresentazioni
composte, essendosi ammesso che nella rappresentazione suscitata da
impressioni esterne la combinazione fisica delle impressioni stesse
servisse a spiegare senz’altro la loro composizione psichica; il
concetto dell’associazione era limitato a quelle forme di così detta
riproduzione, nelle quali le rappresentazioni associate si seguono in
ordine di tempo. Nella distinzione delle forme principali di queste
associazioni successive si seguiva uno schema logico già fissato
da -Aristotele- per i processi di memoria; in questo schema le
associazioni erano distinte in base al principio della bipartizione
per contrari, da un lato in associazioni per somiglianza e contrasto,
dall’altro lato in associazioni per simultaneità e successione.
Questi concetti generali ottenuti mediante una semplice dicotomia
logica furono fregiati del nome di “Leggi delle associazioni„. La
nuova psicologia ha cercato di ridurre il numero di queste leggi.
Parve il contrasto essere un caso estremo della somiglianza, perchè
tra le rappresentazioni contrastanti si associano solo quelle che
insieme appartengono ad una medesima specie generale, e i legami
per simultaneità e successione furono abbracciati sotto il concetto
dell’-associazione esterna- o di -contiguità-, la quale venne
contrapposta all’-associazione interna- o di -somiglianza-. Alcuni
psicologi credevano senz’altro poter da questa semplificazione a due
forme di associazione procedere alla riduzione ad un’unica “legge
d’associazione„ spiegando essi o l’associazione di contiguità come
una forma speciale di quella di somiglianza, oppure, e più spesso, la
somiglianza come un effetto di certe associazioni di contiguità. In
ambedue i casi, del resto, l’associazione era per lo più ricondotta al
principio più generale dell’esercizio e dell’abitudine.
2. Ma a tutte queste teorie vennero a mancare i fondamenti in
seguito a -due- fatti che colpiscono in modo stringente, quando
sperimentalmente si osservi il processo di rappresentazione. Il
-primo- sta nel risultato generale dell’analisi psicologica delle
rappresentazioni: quelle rappresentazioni composte, dalla psicologia
dell’associazione presupposte come unità psichiche indecomponibili,
sorgono già da processi di combinazione, i quali in modo manifesto si
collegano intimamente colle combinazioni più complesse, abitualmente
dette associazioni. Il -secondo- fatto sta nel risultato della
ricerca sperimentale sui processi di memoria: non v’ha assolutamente
una -riproduzione- delle rappresentazioni in senso proprio, cioè
in quanto per riproduzione si intenda il rinnovarsi invariato di
una rappresentazione già prima stata nella coscienza. Imperocchè la
rappresentazione che in un atto di memoria entra nella coscienza,
è sempre diversa dall’antecedente cui è riferita, e i suoi elementi
sogliono essere distribuiti su diverse rappresentazioni anteriori.
Dal primo di questi fatti deriva, che quelle associazioni di
rappresentazioni composte, nell’uso le sole così chiamate, devono
essere precedute da processi associativi più semplici fra le loro parti
costitutive. Il secondo fatto poi dimostra che quelle associazioni
possono essere soltanto i prodotti complessi di tali associazioni
elementari. Ammessa questa duplice conseguenza non v’ha più alcun
diritto d’escludere dal concetto dell’associazione quelle combinazioni
elementari, i prodotti delle quali non sono rappresentazioni successive
ma simultanee; così pure non vi è più ragione alcuna per limitare
questo concetto ai processi rappresentativi. L’esistenza dei sentimenti
composti, delle emozioni ecc., ci insegna che gli elementi sentimentali
entrano in combinazioni non meno regolari, le quali di più possono
combinarsi ancora in prodotti più complessi colle associazioni degli
elementi sensibili, come ci è stato mostrato dal modo di sorgere
delle rappresentazioni di tempo (§ 11, pag. 127). In questo stretto
rapporto esistente fra tutti i processi di combinazioni di grado
diverso, e nella necessità di ricondurre tutte le combinazioni più
composte ad associazioni elementari, troviamo una nuova conferma
per quell’osservazione desunta dal generale decorso dei processi di
coscienza, cioè che non è possibile stabilire un limite netto fra le
combinazioni degli elementi costituenti le formazioni psichiche e la
connessione di queste formazioni psichiche nella coscienza (pag. 165).
3. Il concetto dell’associazione può pertanto avere un significato
sicuro e per ogni caso univoco, solo quando l’associazione sia
concepita come un -processo elementare-, il quale nei processi
psichici reali ci si presenti sempre soltanto in composizione più
o meno complessa, così che le associazioni elementari si possano
ottenere solo mediante l’analisi psicologica. Tra questi prodotti di
combinazione quelle associazioni che sole hanno comunemente tal nome
(le successive), sono soltanto una delle forme speciali di combinazione
e certo la meno connessa. A queste appunto si contrappongono come
forme più stabili quelle associazioni, onde sorgono le specie diverse
di formazioni psichiche, quelle che noi abbiamo dette -fusioni-,
appunto a causa della natura intima del legame (pag. 76 e segg.).
I processi elementari dai quali provengono le formazioni psichiche:
rappresentazioni intensive, di spazio e di tempo; sentimenti composti,
emozioni e processi di volere, devono essere ascritti ai processi
di associazione. Ma a scopo di distinzione pratica sarà opportuno
assegnare qui alla parola “associazione„ un valore più ristretto,
raccogliendo sotto di essa solo quei processi di combinazione che
si compiono fra elementi di formazioni psichiche -diverse-. Questo
concetto dell’associazione più ristretto, contrapposto alla fusione,
si avvicina di più al concetto della vecchia psicologia (pag. 182)
riferendosi esso solo alla connessione delle formazioni psichiche nella
coscienza. Ma pur sempre esso si distingue da quello per i seguenti due
caratteri importanti: 1) noi con esso intendiamo i -processi elementari
di combinazione- oppure, quando si tratti di fenomeni composti, i
prodotti di quei processi elementari; 2) come per le fusioni così
anche per le associazioni noi distinguiamo oltre alle associazioni
-successive-, anche le -simultanee- e quest’ultime crediamo si debbano
ritenere come quelle originarie.
-A-. -- LE ASSOCIAZIONI SIMULTANEE.
4. Le associazioni simultanee, alla cui costituzione partecipano
elementi di formazioni psichiche diverse, si distinguono in -due-
specie: associazioni fra elementi di formazioni psichiche -omogenee,
assimilazioni-, e associazioni fra elementi di formazioni psichiche
-eterogenee, complicazioni-. In base alla limitazione posta al concetto
di associazione, ambedue possono aver luogo solo fra quelle formazioni
psichiche che son già per sè stesse combinazioni simultanee, quindi
tra rappresentazioni intensive e spaziali come pure fra sentimenti
composti.
-a. -- Le assimilazioni.-
5. Le -assimilazioni- sono una forma d’associazione che si osserva
specialmente, nella formazione di rappresentazioni intensive o spaziali
e che integra il processo della fusione. Questo può essere dimostrato
in modo evidentissimo quando tra i componenti di un prodotto di
assimilazione alcuni sono dati da un’impressione sensibile esterna,
e altri invece appartengono a rappresentazioni antecedentemente
avute. Che in questo caso si tratti di un’assimilazione, è possibile
constatare, perchè certe parti costitutive della rappresentazione
che mancano nell’impressione oggettiva o sono sostituite da altre,
manifestamente hanno origine da rappresentazioni anteriori. Fra queste,
come l’esperienza dimostra, sono specialmente preferite quelle che
sono state presenti assai di frequente. Ma anche singoli elementi
dell’impressione possono più degli altri influire sull’associazione che
si forma, così che quando questi elementi predominanti variano, come
avviene specialmente nell’assimilazione, del senso visivo, anche il
prodotto dell’assimilazione subisce variazioni corrispondenti.
6. Tra le formazioni intensive specialmente le -rappresentazioni
uditorie- molto spesso si compiono colla cooperazione di assimilazioni
ed offrono nel tempo stesso l’esempio più evidente, per il su
ricordato principio della frequenza. Tra le rappresentazioni uditorie
le -rappresentazioni verbali- di cui facilmente disponiamo, sono
le più famigliari, perchè la nostra attenzione è diretta ad esse
più che alle altre impressioni sonore. Quindi all’audizione di una
parola si accompagnano continue assimilazioni; l’impressione sonora
è incompleta, ma essa è così pienamente integrata a spese delle
impressioni anteriori, che noi non ce ne accorgiamo. E non è l’udire,
ma il traudire, cioè la falsa integrazione prodotta da non giuste
assimilazioni, che ci fa per lo più accorti di questo processo. A
questo processo di assimilazioni si può egualmente conchiudere dalla
facilità, colla quale noi possiamo quasi ad arbitrio udire parole entro
un’impressione sonora qualsiasi, ad es., nelle voci degli animali, nel
rumore dell’acqua, del vento, di una macchina, ecc.
7. Nei -sentimenti intensivi- sono assimilazioni notevoli per ciò,
che impressioni, le quali sono accompagnate da sentimenti elementari
sensoriali od estetici, molto spesso portano direttamente con sè
anche un secondo effetto sentimentale, di cui noi ci possiamo dar
ragione solo se ci facciamo presenti certe rappresentazioni da
quelle impressioni richiamate. Qui l’associazione suole presentarsi
dapprima solo sotto la forma di un’associazione sentimentale e solo
in questo senso essa è un’assimilazione simultanea. L’associazione di
rappresentazioni, che ci spiega l’effetto prodotto in noi, è invece
un processo che entra in campo più tardi; essa appartiene alla specie
delle associazioni successive. Per questa ragione ci riesce appena
possibile il distinguere nelle impressioni di suoni e di colore
accompagnate da determinati sentimenti, oppure nelle rappresentazioni
spaziali semplici, ciò che è effetto sentimentale immediato
dell’impressione, da ciò che spetta all’associazione. Ma di solito in
questi casi il processo sentimentale è considerato come una risultante
di due fattori, l’uno immediato, l’altro associativo, i quali però,
secondo le leggi generali sulle fusioni dei sentimenti (pag. 129 e
seg.), si combinano ambedue in un unico sentimento totale.
8. Nelle rappresentazioni -spaziali- l’associazione è di un’importanza
grandissima. Nel campo del -senso tattile- essa è per l’uomo non
cieco poco notevole a causa della minore importanza che qui le
rappresentazioni tattili hanno e in generale e specialmente per i
processi di memoria. All’opposto pel -cieco- l’associazione delle
rappresentazioni tattili è la causa prima della facilità con cui
egli rapidamente si orienta nello spazio; ad es., essa è necessaria
per la pronta lettura della scrittura dei ciechi. Quei risultati dei
processi di assimilazione, cui partecipano più superfici tattili,
sono al massimo grado evidenti, perchè sono facilmente messi in luce
dalle illusioni che possono nascere a causa di qualche perturbazione
nella regolare cooperazione delle sensazioni. Quando, ad es.,
tocchiamo una piccola palla colle dita indice e medio incrociate,
abbiamo la rappresentazione di -due- palle, e ciò senza dubbio perchè
nella posizione solita degli organi di tatto l’impressione esterna
corrisponde realmente a due palle. Le rappresentazioni in tal guisa
avute in numerosi casi antecedenti hanno un’influenza assimilatrice
sulla nuova impressione.
9. Il processo dell’assimilazione ha una parte straordinariamente
importante nelle rappresentazioni del -senso della vista-; qui infatti
esso coopera alle rappresentazioni della grandezza, della distanza
e della natura corporea degli oggetti veduti e da ultimo completa
i motivi immediati per la rappresentazione della profondità, che
già sorgono nella visione binoculare come effetto di assimilazione.
In tal modo trovano spiegazione quelle correlazioni nelle quali
stanno fra loro le rappresentazioni di distanza e grandezza degli
oggetti, ad es, la differenza di grandezza che presentano il sole e
la luna quando sono all’orizzonte e allo zenith. Egualmente su questi
processi di assimilazione si fondano gli effetti della prospettiva
nel disegno e nella pittura. Un’imagine disegnata o dipinta su un
piano ci può apparire corporea solo perchè l’impressione risveglia
elementi di anteriori rappresentazioni corporee che assimilano la
nuova impressione. Questa influenza dell’assimilazione si dimostra
poi in modo evidentissimo nei disegni non ombreggiati a due sensi,
che possono essere veduti così sporgenti come rientranti. Ma anche
qui l’osservazione ci dice che un tale mutamento di rilievo non è
accidentale, tale che dipenda dal capriccio della così detta “facoltà
immaginativa„ ma che vi sono sempre elementi dell’impressione
immediata, i quali determinano il processo di assimilazione in un senso
completamente univoco. Tali elementi sono innanzi tutto le sensazioni
che sono legate alle posizioni e ai movimenti degli occhi. Così quando
si guardi il disegno lineare di un prisma e lo si fissi monocularmente
per escludere le ragioni della rappresentazione della profondità legate
alla vista binoculare, appare a vicenda sporgente o rientrante, a
seconda che una volta si fissi la parte del disegno che corrisponde
alla vista consueta di un prisma sporgente e l’altra volta invece
quella che risponde alla solita vista di un prisma rientrante. Un
angolo solido formato da tre linee rette, incidenti in un unico punto,
appare sporgente se si percorre dal vertice una delle rette; esso si
presenta rientrante quando si parte dall’estremità opposta della retta
e si termina al vertice, ecc. In questo e in altri casi congeneri
l’assimilazione è stabilita da queste regole: l’occhio nel movimento
sulle linee di fissazione degli oggetti passa dai punti più vicini ai
più lontani; nello sguardo in riposo suole posarsi sulle parti di un
oggetto situate più vicine.
In altri casi le illusioni geometrico-ottiche già ricordate nel § 10
(19 e 20) fondate sulle leggi di movimento dell’occhio producono,
come effetto secondario, certe rappresentazioni di profondità, che
stabiliscono una compensazione tra le illusioni di estensione e di
direzione e la corrispondente conformazione normale dell’imagine
della retina. E però, ad es., una linea retta divisa pare maggiore che
una egualmente grande non divisa (pag. 101), quindi tendiamo a porre
la prima a distanza maggiore della seconda. Poichè qui, malgrado la
diversa stima di grandezza determinata da diverso sforzo di movimento,
le due linee occupano posizione di retine egualmente grandi, questa
contraddizione viene eliminata a causa della diversa rappresentazione
di distanza. Infatti, se di due linee, delle quali le imagini retiniche
sono eguali, una sembra maggiore, questa nelle solite condizioni
della vista deve provenire da un oggetto più lontano. Se una retta è
tagliata da un’altra ad angolo acuto, a causa di un’altra illusione,
fondata sulle leggi del movimento si stima maggiore l’angolo acuto
(pag. 100), così che talvolta se la linea è grande, appare come piegata
poco prima del punto di intersecazione. Ma anche qui la contraddizione
fra l’andamento della linea e l’ingrandimento dell’angolo acuto
d’intersecazione è eliminata, perchè prospettivamente la linea
sembra correre verso la profondità dello spazio. In tutti questi
casi la rappresentazione di prospettiva può essere spiegata soltanto
dall’azione assimilante di anteriori elementi rappresentativi.
10. In nessuna delle assimilazioni su descritte è possibile dimostrare
che una rappresentazione stata prima presente, assimilando abbia
agito sulla nuova impressione totalmente. Nella maggior parte dei casi
questo è già escluso, perchè una tale azione assimilante deve essere
attribuita a molte rappresentazioni singole che si distinguono fra
loro per numerose proprietà. Così, ad es., una linea retta tagliata
da una verticale ad angolo acuto corrisponde a innumerevoli casi, nei
quali una tale inclinazione col concomitante ingrandimento dell’angolo
si presentò come componente di una rappresentazione corporea. Tutti
questi casi possono però alla loro volta differire nelle più diverse
maniere e per grandezza dell’angolo, e per natura delle linee, e per
altre circostanze concomitanti. Noi dobbiamo quindi pensare il processo
di assimilazione come un processo, nel quale sulla coscienza agisce
non una determinata rappresentazione singola e neppure una determinata
combinazione fra elementi di anteriori rappresentazioni, ma per solito
una quantità di tali combinazioni che è necessario concordino colla
nuova impressione complessivamente soltanto in modo approssimativo.
La natura dell’azione di tali combinazioni sulla coscienza può in
qualche modo essere chiarita dalla parte importante che spetta nel
processo a certi elementi legati all’impressione, ad es., nelle
rappresentazioni visive alle sensazioni tattili interne dell’occhio.
Sono per l’appunto questi immediati elementi sensibili, che nella
corrente fluttuante di elementi rappresentativi venenti incontro
all’impressione, ne scelgono alcuni a loro stessi adeguati e
li trasportano nella forma corrispondente agli altri elementi
dell’impressione immediata. Con ciò si dimostra che non soltanto gli
elementi delle nostre rappresentazioni mnemoniche sono relativamente
indeterminate e quindi variabili, ma che anche l’apprendimento di
un’impressione immediata può a seconda delle condizioni speciali
variare entro limiti abbastanza larghi. In tal guisa il processo
di assimilazione ha il suo primo punto di partenza da elementi
dell’impressione immediata, e principalmente da quelli che hanno un
valore predominante per la costituzione delle rappresentazioni, come ad
es., nelle rappresentazioni visive dalle sensazioni che accompagnano le
posizioni e i movimenti dell’occhio: questi elementi svegliano elementi
mnemonici del tatto determinati e a loro stessi adeguati. Questi poi
alla lor volta esercitano un’azione d’assimilazione sull’impressione
immediata, la quale infine può alla sua volta reagire ancora come
assimilatrice sugli elementi riprodotti. Questi atti singoli, come pure
l’intero processo, non sono per solito successivi, ma, almeno nella
nostra coscienza, simultanei, imperocchè anche il prodotto del processo
è appercepito come una rappresentazione tutt’unita direttamente data.
Le due proprietà caratteristiche dell’assimilazione stanno dunque
in ciò: 1) che essa consta di una somma di processi di combinazione
-elementari-, cioè di processi tali che si riferiscono non a un tutto
rappresentativo, ma a componenti rappresentativi; 2) che in essa le
parti associate agiscono le une sulle altre, modificandosi a vicenda
nel senso di una -reciproca assimilazione-.
11. Ciò posto, le differenze capitalissime dei processi di
assimilazione composti trovano facilmente la loro spiegazione nella
partecipazione, pei singoli casi molto varia, dei diversi fattori
richiesti per ogni assimilazione. Nelle comuni rappresentazioni
oggettive gli elementi diretti così predominano che i riprodotti per
solito sono trascurati, quantunque in realtà essi non manchino mai
e siano spesso di assai grande importanza per l’apprendimento degli
oggetti. Gli elementi riprodotti si offrono in modo più opportuno alla
nostra osservazione, quando l’azione assimilante delle impressioni
dirette è inibita da influenze esterne od interne, ad es. quando
l’impressione è indistinta e quando nascono sentimenti ed emozioni. In
tutti quei casi, nei quali per tal modo la differenza fra l’impressione
e la rappresentazione reale diventa così grande che essa si fa tosto
manifesta ad un nostro esame più intimo, noi designiamo un tale
prodotto d’assimilazione come un’-illusion-.
Il carattere di generalità delle assimilazioni non ci lascia dubitare
che esse possano avvenire fra elementi riproducibili, e in modo che,
ad es., una rappresentazione mnemonica sorgente in noi sia subito
modificata dalla sua relazione con altri elementi mnemonici. Ma in
questo caso, come facilmente si comprende, ci mancano i mezzi per la
dimostrazione del processo. Possiamo solo affermare come verosimile,
che anche nei così detti “processi puri di memoria„ non mancano
interamente gli elementi diretti sotto la forma di sensazioni e di
sentimenti sensoriali che sono suscitati da stimoli periferici. Ad es.,
nelle imagini visive riprodotte essi sono senza dubbio presenti sotto
la forma di sensazioni tattili interne dell’occhio.
-b. -- Le complicazioni.-
12. Le -complicazioni-, ossia le combinazioni fra formazioni psichiche
eterogenee sono parti costitutive della coscienza non meno regolari
delle assimilazioni. Come ben difficilmente v’è una rappresentazione
intensiva, o spaziale, oppure un sentimento composto, che non sia in
qualche modo modificato dal processo di assimilazione reciproca fra gli
elementi diretti e riprodotti, così quasi ciascuna di queste formazioni
psichiche è insieme legata ad altre di diversa natura, colle quali
ha certe relazioni costanti. Ma la complicazione si distingue sempre
dall’assimilazione per il fatto, che l’eterogeneità delle formazioni
rende meno stretta l’associazione, per quanto questa sia regolare; e
però se in essa uno dei componenti è diretto, l’altro riprodotto, noi
ve li possiamo con facilità distinguere immediatamente. Ma d’altro
lato vi è un’altra causa che, malgrado la natura diversa facilmente
riconoscibile degli elementi, dà pur sempre al prodotto di una
complicazione l’aspetto di una formazione organica. La causa sta nel
-predominio- di una formazione psichica sulle altre associate, per cui
queste di fronte a quella devono ritirarsi nella parte oscura del campo
visivo della coscienza.
Se la complicazione associa un’impressione diretta con elementi
riprodotti di natura disparata, l’impressione diretta colle
assimilazioni ad essa legate costituisce di regola la parte
predominante, mentre gli elementi riprodotti esercitano talora
un’influenza notevole soltanto pel loro tono sentimentale. Quando
noi parliamo, le rappresentazioni verbali acustiche sono le parti
predominanti, colle quali abbiamo oscure le sensazioni di movimento
pur date direttamente, e come riproduzioni, le imagini ottiche delle
parole. Al contrario nella lettura, quest’ultime sono nel primo piano
(Vordergrund) della coscienza, mentre le rappresentazioni uditorie
diventano più deboli. Pertanto a causa della proprietà che hanno le
rappresentazioni oscure di agire col loro tono sentimentale in modo
relativamente forte sull’attenzione (pag. 175 e seg.), l’esistenza
di una complicazione può spesso essere avvertita solo dalla speciale
colorazione del sentimento totale, che accompagna la rappresentazione
predominante. Così, ad es., la impressione particolare di una
superficie ruvida, di una punta di stile, di un’arma da fuoco, dipende
dalla complicazione dell’immagine visiva colla tattile, e per l’arma da
fuoco anche con impressioni uditorie; ma di solito queste complicazioni
sono avvertite soltanto pel loro effetti sentimentali.
-B-. -- LE ASSOCIAZIONI SUCCESSIVE.
13. L’associazione successiva non costituisce un processo che sia
diverso per proprietà essenziali dalle due forme dell’associazione
simultanea, l’assimilazione e la complicazione. Essa si fonda piuttosto
sulle stesse cause generali e si distingue solo per questa condizione
secondaria: il processo di combinazione, il quale là si presenta in
un atto che per l’osservazione immediata è indivisibile nel tempo,
qui subisce un ritardo, per il quale esso si separa distintamente
in -due- atti. Il primo di questi atti corrisponde al sorgere degli
elementi -riproducenti-, il secondo al sorgere dei -riprodotti-.
Anche qui in moltissimi casi il primo atto è introdotto da
un’impressione di senso esterno, la quale per solito si associa tosto
con un’assimilazione Ma siccome ulteriori elementi di riproduzione
tendenti ad una assimilazione, oppure anche ad una complicazione, sono
arrestati da cause inibitorie, ad es., perchè altre assimilazioni
si presentano prima all’appercezione e riescono poi ad agire solo
dopo un certo tempo, ne segue, che dal primo atto d’appercezione si
separa distintamente un secondo: il contenuto psichico di questo ha
subite modificazioni tanto più essenziali quanto più numerosi sono
gli elementi introdotti di nuovo dalla ritardata assimilazione e
complicazione, e quanto più essi respingono colla loro diversa natura
quelli già prima esistenti.
14. Nella maggior parte dei casi un’associazione così sorta si limita
a -due- processi rappresentativi o sentimentali, che si succedono
l’un l’altro e sono nella suddetta maniera collegati da assimilazioni
o complicazioni; ma al secondo membro possono poi annettersi o nuove
impressioni di senso, oppure combinazioni appercettive (§ 17). Più
di rado avviene che gli stessi processi, i quali causarono la prima
scomposizione di un’assimilazione o complicazione in un processo
successivo, si ripetano nel secondo, nel terzo membro, così che
sorga in tal modo una -serie associativa-. In generale questo caso si
verifica solo in condizioni eccezionali; e precisamente quando si sono
prodotte alterazioni nel corso normale delle combinazioni appercettive,
ad es., nella così detta “fuga d’idee„ degli alienati. L’associazione
a più membri ben difficilmente si presenta nell’uomo normale e nelle
consuete condizioni di vita.
14-a-. Una tale associazione a serie può anche determinarsi
sotto condizioni create ad arte per l’osservazione, cioè quando
intenzionatamente si cerca di sopprimere nuove impressioni di
senso e nuove combinazioni appercettive. Ma anche allora essa
presenta un corso diverso dallo schema solitamente dato, perchè
non ogni membro successivo si annette a quello immediatamente
precedente, ma il terzo, il quarto, ecc. al primo, fino a che una
speciale impressione di senso, o una rappresentazione con un tono
sentimentale d’intensità nuova costituisce tra nuovo punto di
collegamento per le associazioni seguenti. Anche le associazioni
nella fuga d’idee degli alienati mostrano per lo più lo stesso
tipo del ricorso a certi membri principali predominanti.
-a. -- I processi di riconoscimento e di conoscimento sensitivi.-
15. La comune associazione a due membri nella sua maniera di sorgere
dalle combinazioni di assimilazioni e complicazioni può essere nel
modo più distinto osservata per entro i processi del riconoscere e
conoscere sensitivo. Noi usiamo l’attributo “sensitivo„ per questi
processi di associazione, da un lato per dimostrare che il primo membro
della combinazione è sempre un’impressione sensibile, dall’altro per
distinguere questi processi da quelli -logici- di conoscenza.
Abbiamo il più semplice caso psicologico di un riconoscimento, quando
abbiamo avuta una sol volta la rappresentazione, ad es., visiva di un
oggetto e a un nuovo incontro lo riconosciamo pel medesimo. Se il primo
incontro è avvenuto solo poco tempo prima, oppure se l’impressione è
stata vivace in modo speciale e ha suscitate emozioni, l’associazione
si compie di solito immediatamente come un’assimilazione simultanea;
e il processo si distingue dalle speciali assimilazioni che hanno
luogo in ogni rappresentazione oggettiva, solo per un particolare
sentimento concomitante, il -sentimento della contezza-. E perchè un
tale sentimento è presente solo quando si è fino ad un certo grado
“coscienti„, che l’impressione è già stata una volta in noi, lo si
deve manifestamente attribuire a tutti quei sentimenti che provengono
dalle rappresentazioni confuse esistenti nella coscienza. La differenza
psicologica tra questo nuovo processo ed una solita assimilazione
simultanea si può ben riconoscere in ciò, che nel momento in cui il
processo di assimilazione si compie coll’appercezione dell’impressione,
proprio allora quei componenti della rappresentazione primitiva,
i quali non partecipano all’assimilazione, emergono nella penombra
della coscienza, e in questo caso la loro relazione agli elementi
della rappresentazione appercepita si esplica in quel sentimento.
Tali componenti non assimilati possono essere in parte elementi
dell’impressione anteriore, i quali sono così diversi da certi elementi
dell’impressione nuova che rifuggono dall’essere assimilati; in parte
e specialmente, essi possono consistere in complicazioni che già prima
erano distintamente presenti, ma ora rimangono inosservate. In una
tale cooperazione della complicazione trova una spiegazione il fatto,
che per gli oggetti della vista il nome loro, ad es., per le persone
il nome proprio, e all’occasione anche alcune particolarità acustiche,
ad es. il suono della voce, sono sussidi straordinariamente efficaci
per il riconoscimento. Ma questi sussidi perchè giovino, non devono
necessariamente essere rappresentazioni chiare nella coscienza. Se
noi incontriamo un uomo di cui già abbiamo udito il nome, questo,
benchè non ci ritorni tosto distinto alla memoria, può facilitare il
riconoscimento.
15-a-. Una tale influenza delle complicazioni può essere
dimostrata anche sperimentalmente. Se in una sol volta si presenta
all’occhio un certo numero di dischi, i quali mostrino diverse
gradazioni di grigio fra bianco e nero, è possibile riconoscere
facilmente ogni singolo disco come affine a una certa impressione
precedente, fintanto che non si scelgano più che cinque gradi in
tutto (cioè tra bianco e nero ancora tre gradazioni di grigio);
ma se si prende un maggior numero di gradi, questo riconoscimento
non riesce più possibile. Si può con verisimiglianza supporre
che questo fatto si connetta colle cinque determinazioni comuni:
bianco, grigio chiaro, grigio, grigio oscuro, nero. Infatti
ne sarebbe una conferma l’osservazione, che, esercitandosi a
un maggior numero di designazioni, si può anche riconoscere un
maggior numero di gradazioni (eventualmente sino a 9). È vero
che in queste ricerche la complicazione può essere distintamente
cosciente; ma non occorre che dapprima lo sia, specialmente nelle
cinque gradazioni comuni; piuttosto qui di solito la designazione
conveniente è cercata solo quando il vero atto di riconoscimento
è già compiuto.
16. Le osservazioni esposte ci rendono conto anche delle condizioni,
nelle quali il riconoscimento può trasformarsi da un’associazione
simultanea in una successiva. Se passa un certo tempo prima che gli
elementi rappresentativi anteriori, a poco a poco sorgenti nella
coscienza, producano un distinto sentimento di riconoscimento,
allora l’intero processo si scinde in -due- atti, in quello
dell’-apprendimento- e in quello del -riconoscimento-, dei quali
il primo è legato soltanto alle consuete assimilazioni simultanee,
mentre nel secondo si hanno gli effetti di quegli elementi della
rappresentazione anteriore, i quali rimangono oscuri, e però non
sono assimilabili. Ne segue, che il processo di riconoscimento
si distingue tanto più distintamente in due atti, quanto maggiori
sono le differenze dell’impressione anteriore e della nuova. Allora
non solo suole esservi una più lunga pausa di notevole arresto tra
apprendimento, e riconoscimento, ma anche i processi appercettivi,
cioè i processi dell’attenzione volontaria corrispondenti allo stato
della reminiscenza (Besinnen) agiscono sulle associazioni nel senso di
promuoverle. Il fatto detto del “riconoscimento mediato„ costituisce
un caso estremo di questa specie; in esso un oggetto non è riconosciuto
per le proprietà ad esso inerenti, ma a causa di qualche particolarità
concomitante che si trova con esso in connessione casuale, ad es., una
persona incontrata è riconosciuta a causa di un’altra che l’accompagna,
e simili. Non è possibile trovare una differenza psicologica
essenziale tra questo caso e quello del riconoscimento immediato.
Anche quelle proprietà che non spettano per sè stesse all’oggetto
riconosciuto, appartengono pur sempre a tutto il complesso degli
elementi rappresentativi, che insieme agiscono nella preparazione e
nel compimento dell’associazione. Però quel ritardo di tempo che separa
l’intero processo del riconoscimento in due processi rappresentativi, e
che spesso anche richiede il soccorso della reminiscenza volontaria, si
presenta, come è facile comprendere, in modo più pronunciato in questi
riconoscimenti mediati.
17. Il processo di riconoscimento semplice, come esso si svolge
nell’incontro di un oggetto già altre volte percepito, costituisce il
punto di partenza per lo svolgimento degli altri più vari processi di
associazione, così di quelli, che al pari di esso stanno ancora sul
confine di associazione simultanea e successiva, come di quelli nei
quali il ritardo che conduce all’associazione successiva, si dimostra
poi nella formazione di associazioni di assimilazione e complicazione.
E così il riconoscimento di un oggetto spesso percepito è un
processo che si svolge più facilmente e quindi per solito si compie
simultaneamente; questo processo si avvicina ancor più alla solita
assimilazione, perchè il sentimento di contezza è di un’intensità molto
minore. Il processo del -conoscere sensitivo- si distingue per solito
soltanto in piccola parte da questi riconoscimenti di singoli oggetti
famigliari. La differenza logica dei due concetti sta in ciò, che
il riconoscere designa un’affermazione dell’identità individuale del
nuovo oggetto osservato con uno osservato anteriormente; il conoscere
invece indica la subsunzione dell’oggetto ad un concetto di già ben
noto. Però nel processo del conoscere sensitivo non ha luogo una
reale subsunzione logica, siccome non esiste uno sviluppato concetto
generale, al quale possa essere subordinato. L’equivalente psicologico
di una tale subsunzione sta piuttosto solo nell’essere l’impressione
riferita a un numero indeterminatamente grande di oggetti. E ora
poichè questo riferimento presuppone l’anteriore rappresentazione
di oggetti diversi che concordino soltanto in certe proprietà,
tanto più il processo del conoscimento psicologico coincide con una
comune assimilazione, quanto più famigliare è la classe di oggetti
alla quale l’oggetto appartiene, e quanto più questo concorda coi
caratteri generali della classe. Ma poi anche il sentimento proprio
ai processi di conoscimento e riconoscimento decresce in eguale
misura e da ultimo sparisce interamente, e allora noi in questi casi
dell’incontro di oggetti di natura comune non parliamo più affatto di
un processo di conoscimento. Questo processo anche in tali casi si
manifesta distintamente tosto che l’assimilazione incontri qualche
-arresto-, o perchè la rappresentazione di quella certa classe di
oggetti sia divenuta insolita, o perchè il singolo oggetto offra
proprietà eccezionali. Allora qui l’associazione simultanea può cedere
il passo alla successiva, diventando apprendimento e conoscimento
due processi susseguentisi. In egual misura anche il -sentimento di
conoscimento- appare ora come un sentimento specifico, che è affine
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