dimostrano, che questi componenti sensibili si comportano fra loro come
nel senso tattile, e che più specialmente lo sviluppo spaziale del non
cieco deve andare perfettamente parallelo allo sviluppo spaziale del
cieco nato, nel quale il senso tattile soltanto raggiunge una siffatta
indipendenza. Alle impressioni tattili corrispondono le impressioni
retiniche, ai movimenti tattili i movimenti degli occhi. Ma, come le
impressioni tattili possono avere un significato locale solo quando
vengono ad aggiungersi ad esse le colorazioni locali delle sensazioni,
i segni locali, è necessario supporre un’eguale condizione per le
impressioni della retina.
22-a-. Non è certamente possibile dimostrare sulla retina una
graduazione qualitativa dei segni locali con eguale distinzione
come sulla pelle esterna. Si può però affermare in generale nelle
impressioni colorate, che, a misura che ci allontaniamo dal centro
della retina, a poco a poco la qualità della sensazione muta,
essendo i colori nella vista indiretta percepiti in parte meno
saturati e in parte anche come aventi un altro tono qualitativo
di colore, ad es., il giallo viene percepito come aranciato. Ora
in queste proprietà non è certamente alcuna stretta prova della
esistenza di differenze puramente locali della sensazione, in
nessun modo poi di differenze aventi una così fina graduazione,
quale si è potuta supporre per le parti centrali della retina.
Tuttavia si ha una conferma, che differenze locali della
qualità della sensazione esistono senza dubbio, e l’ammettere
tali differenze, anche oltre i limiti nei quali possono
essere dimostrate, sarebbe tanto più giustificato, in quanto
quell’improvviso cambiamento d’interpretazione delle differenze di
sensazioni in differenze locali, come già si è potuto rimarcare
nel tatto, qui dove si tratta di graduazioni assai più fine,
verrebbe ancor più a pregiudicare la distinzione delle differenze
qualitative, come tali. Una conferma di questa opinione si
può forse riconoscere nel fatto, che anche quelle differenze
di sensazione, che possono essere distintamente dimostrate a
distanze abbastanza grandi dal centro della retina, possono
essere osservate solo nel caso di una conveniente impressione di
oggetti limitati, mentre esse scompaiono perfettamente nel caso
di una superficie uniformemente colorata. In questo sparire delle
differenze qualitative, che sono in sè e per sè molto importanti,
la relazione alle differenze locali dovrà essere considerata
almeno come un elemento di cooperazione. Se però in seguito
a questa relazione, differenze già relativamente grandi così
scompaiono, che occorrono speciali metodi di ricerca per metterne
in luce l’esistenza, non si potrà più pensare affatto a una tale
dimostrazione nel caso di differenze molto piccole.
23. Se dopo ciò noi ammettiamo segni locali qualitativi, i quali, in
conformità dei dati dell’acutezza visiva, si graduano nel centro della
retina a gradi minimi, e verso la periferia di essa a gradi sempre
maggiori, la formazione dell’ordine spaziale delle impressioni di luce
può essere designata, come un disporsi di questo sistema di segni
locali ordinato secondo due dimensioni, in un sistema di sensazioni
tattili interne graduato intensivamente. Per due segni locali -a- e
-b- la sensazione di tensione α, ottenuta attraversando l’estensione
-a b-, sarà una misura della grandezza lineare -a b-, in quanto che
ad una maggiore estensione -a c- deve corrispondere una sensazione
di tensione più intensa γ. Come nel dito tastante il punto della più
fina differenziazione diventa punto medio dell’orientazione, così
nell’occhio l’ufficio di tale punto medio spetta al centro della
retina. Infatti proprio per l’occhio, ancor più distintamente che per
l’organo tattile, una tale condizione trova la sua espressione nelle
leggi del movimento. Ogni punto luminoso nel campo visivo costituisce
uno stimolo per il meccanismo d’innervazione dell’occhio, così che la
linea di visione tende a collocarsi su di esso come un raggio riflesso.
Questa relazione di riflessione, in cui stimoli di luce eccentricamente
posti stanno al centro della retina, costituisce verosimilmente da
una parte una condizione essenziale per il perfezionamento della su
ricordata sinergia dei movimenti oculari; dall’altra parte spiega
la grande difficoltà che è nell’osservazione di oggetti veduti
indirettamente. Questa difficoltà risulta manifestamente dal fatto,
che la direzione dell’attenzione su un punto situato lateralmente
ingrandisce l’energia riflettente di esso, a paragone di altri punti
sui quali non si sia egualmente rivolta l’attenzione. Per il valore
predominante che così ottiene il centro della retina nei movimenti
dell’occhio, il punto di visione diventa necessariamente il punto
medio dell’orientazione nel campo visivo, e in questo tutte le
distanze sono soggette a una misura unica, essendo tutte determinate
in rapporto al punto di visione. Poichè ora i segni locali sono
sempre determinati solo da impressioni luminose esterne, e ambedue
però insieme determinano i movimenti dell’occhio orientato al centro
della retina; l’intero processo dell’ordine spaziale si presenta
come un processo di fusione di -tre- diversi elementi sensibili: 1)
delle qualità sensibili fondate sulla natura degli stimoli esterni;
2) dei segni locali qualitativi dipendenti dal luogo di azione dello
stimolo; 3) delle sensazioni di tensione intensivamente graduate e
determinate dalla relazione dei punti eccitati al centro della retina.
Quest’ultime possono o accompagnare il movimento reale, e questa è
la forma originaria, o apparire nell’occhio in riposo in seguito a
semplici impulsi al movimento aventi una certa grandezza. I segni
locali qualitativi e le sensazioni di tensione accompagnanti il
movimento, a causa del regolare modo di ordinarsi dei primi rispetto
alle seconde, possono insieme essere considerati anche come un
sistema di -segni locali complessi-. La localizzazione spaziale di una
qualsiasi impressione di luce appare quindi come il prodotto di una
perfetta fusione della sensazione di luce determinata dallo stimolo
esterno con due elementi propri di quel sistema complesso di segni
locali; e l’ordine spaziale di una pluralità d’impressioni semplici
consiste nella combinazione di un gran numero di tali fusioni, che sono
graduate le une rispetto alle altre qualitativamente e intensivamente
in conformità degli elementi del sistema di segni locali. In questi
prodotti di fusione le sensazioni suscitate dagli stimoli esterni
sono gli elementi predominanti, di fronte ai quali gli elementi del
sistema di segni locali scompaiono persino nella loro originaria natura
qualitativa e intensiva, imperocchè essi nell’immediata percezione
degli oggetti si presentano del tutto nel loro significato spaziale.
Con questo complicato processo di fusione che determina l’ordine degli
elementi nel campo visivo, per ogni singola rappresentazione spaziale
si collega ancora un secondo processo, da cui sorge il rapporto degli
oggetti veduti al soggetto; e questo passiamo or ora a considerare.
-b. L’orientazione delle rappresentazioni spaziali
al soggetto percipiente.-
24. Il più semplice caso di un rapporto tra un’impressione e il
soggetto che si dimostri in una rappresentazione visiva, manifestamente
si presenta, quando l’impressione si limita a un unico punto. Se un
solo punto luminoso è dato nel campo visivo, a causa del potere di
riflessione, che lo stimolo esercita, già da noi esaminato (pag. 104),
ambedue le linee di visione si dirigono su di esso in modo che la sua
immagine si trovi per ogni lato nel centro della retina, mentre anche
gli apparati di accomodazione si addattano alla distanza del punto.
Il punto che in tal guisa si disegna in ambedue gli occhi sul centro
della retina, è veduto -semplice- e nel tempo stesso in una determinata
direzione e distanza dal soggetto percipiente.
Quest’ultimo è di solito rappresentato da un punto situato nella
testa, il quale può essere determinato come il punto medio delle rette
congiungenti i punti di rotazione dei due occhi. Si chiami -punto
d’orientazione- del campo visivo il punto in questione, e -linea di
orientazione- la retta tirata da quel punto, al punto di convergenza
delle linee di visione o al punto fissato all’esterno. Quando si
fissa un punto nello spazio, si ha sempre una rappresentazione
abbastanza esatta della -direzione- delle linee di orientazione.
Questa rappresentazione è prodotta dalle sensazioni tattili interne
legate alla posizione degli occhi, sensazioni che sono molto
notevoli per l’intensità loro in posizioni degli occhi fortemente
eccentriche. Essendo queste sensazioni distintamente percettibili già
nel singolo occhio, la localizzazione della direzione nella visione
monoculare è altrettanto perfetta, quanto nella binoculare, con questa
sola differenza, che in quella la linea di orientazione coincide
generalmente colla linea di visione[20].
25. Più indeterminata che la rappresentazione della direzione, è la
rappresentazione della -distanza- degli oggetti dal soggetto, oppure
della -grandezza assoluta- della linea di orientazione: infatti noi
generalmente propendiamo a rappresentarci questa grandezza come più
piccola di quello che sia in realtà, come ce ne possiamo convincere,
quando la confrontiamo con un regolo di misura, che si trovi nel campo
visivo e sia situato perpendicolarmente ad essa. La lunghezza del
regolo, che è percepita di eguale grandezza, è sempre notevolmente
più piccola che la lunghezza effettiva della linea di orientazione; e
questa differenza è tanto più rilevante, quanto più il punto di visione
retrocede, e quindi quanto più lunga è la linea d’orientazione. I
componenti sensibili, dai quali risulta questa rappresentazione della
grandezza della linea di orientazione, possono essere solo quelle parti
delle sensazioni di tensione connesse alle posizioni dei due occhi, che
sono specialmente legate alla posizione di convergenza delle linee di
visione, e perciò contengono anche una certa misura per la grandezza
assoluta di questa convergenza. Infatti, quando variano le posizioni
di convergenza, si avvertono sensazioni che hanno la loro sede pel
passaggio a convergenza maggiore principalmente nell’angolo interno
dell’occhio, pel passaggio a convergenza minore nell’angolo esterno.
Una data posizione di convergenza è completamente caratterizzata di
fronte a tutte le altre posizioni di convergenza, dalla somma delle
sensazioni che corrispondono ad essa.
26. La rappresentazione di una determinata grandezza assoluta della
linea di orientazione può quindi svolgersi solo in base alle influenze
dell’esperienza, nelle quali oltre gli elementi sensibili diretti
entrano in azione anche associazioni varie. E con ciò si spiega,
come quella rappresentazione rimanga sempre indeterminata e come ora
possa essere favorita, ma ora anche pregiudicata dalle altre parti
delle percezioni visive, specialmente dalla grandezza delle imagini
retiniche di oggetti noti. All’opposto nelle sensazioni di convergenza
noi possediamo una misura relativamente fine per le -differenze-
di distanza, in cui si trovano gli oggetti veduti, come pure per le
variazioni -relative-, che la grandezza della linea di orientazione
subisce nel passare da un punto di fissazione più vicino a uno più
lontano o da uno più lontano a uno più vicino. In tal guisa per
posizioni dell’occhio, che si avvicinano alla posizione parallela delle
linee visive, si possono ancora sentire le variazioni di convergenza,
che corrispondono a uno spostamento d’angolo di 60-70 secondi.
Coll’aumento della convergenza questa minima variazione sensibile di
convergenza aumenta considerevolmente, ma in modo che le corrispondenti
differenze nella grandezza della linea di orientazione diventano
nondimeno sempre più piccole. Le sensazioni, in sè stesse puramente
intensive, che accompagnano i movimenti di convergenza, sono quindi
immediatamente cambiate in rappresentazioni della distanza tra il punto
di fissazione e il punto di orientazione del soggetto percipiente.
Che anche questa trasformazione di un determinato complesso di
sensazioni in una rappresentazione spaziale della distanza, non riposi
su un’energia innata, ma su un determinato svolgimento psichico,
risulta del resto da un gran numero di esperienze, che appunto sono
indizi di un tale svolgimento. Qui appunto trova posto il fatto di
essere la percezione tanto delle distanze assolute, quanto delle
differenze di distanza perfezionata in alto grado dall’esercizio.
Infatti i fanciulli inclinano a collocare a vicinanza immediata oggetti
molto lontani; essi credono afferrare la luna, e il conciatetti sulla
torre. Così pure nei ciechi nati operati si è osservata, subito dopo
l’operazione, un’assoluta incapacità di distinguere il vicino e il
lontano.
27. Nello sviluppo di questa distinzione di lontano e vicino si deve
considerare che a noi, nelle condizioni naturali della visione, non
sono mai dati solo punti isolati, ma -oggetti corporei estesi-,
o almeno più punti situati a diverse profondità, ai quali noi
assegniamo distanze diverse nel rapporto loro reciproco sulle linee di
orientazione, che loro appartengono.
Immaginiamoci ora dapprima il più semplice caso: che siano dati due
punti -a- e -b-, situati a diversa profondità, e siano congiunti
tra loro da una linea retta. Uno spostamento della mira tra -a- e
-b- porta sempre con sè anche una variazione di convergenza; un tale
spostamento quindi in primo luogo farà percorrere la serie continua;
dei segni locali della retina corrispondente all’estensione -a b-, e in
secondo luogo produrrà una sensazione tattile interna α corrispondente
alla convergenza per la distanza -a b-. Con ciò sono dati anche qui
gli elementi di un prodotto spaziale di fusione. Questo prodotto
di fusione è però tutt’affatto speciale: esso nelle sue due parti
costitutive, nella serie decorrente dei segni locali e nelle sensazioni
tattili concomitanti, si distingue assolutamente da quei prodotti di
fusione, che nascono dal percorso di un’estensione nel campo visivo
(pag. 105). Mentre in quest’ultimo caso le variazioni tanto dei
segni locali, quanto delle sensazioni tattili avvengono per ambedue
gli occhi in -egual- senso, quando il punto visivo si sposta e si fa
da lontano vicino o da vicino lontano, le variazioni in ambedue gli
occhi avvengono sempre in senso opposto. Infatti, se modificandosi la
convergenza, l’occhio destro si volge a sinistra, il sinistro si volge
a destra, e viceversa; il medesimo deve valere per il movimento delle
imagini della retina: se l’imagine del punto appena abbandonato dal
punto visivo si muove nell’occhio destro verso destra, nel sinistro si
muove verso sinistra, e viceversa. Il primo fatto avviene, quando gli
occhi vanno da un punto più vicino a uno più lontano, il secondo quando
passano da uno più lontano a uno più vicino. I prodotti di fusione, che
hanno origine da questi movimenti di convergenza, hanno, rispetto alle
loro parti qualitative e intensive, una composizione analoga a quelli,
sui quali si fonda l’ordinamento reciproco degli elementi del campo
visivo; lo speciale modo, in cui si combinano le parti, è però nei due
casi tutt’affatto diverso.
28. In tal guisa le fusioni dei segni locali colle sensazioni tattili
interne costituiscono qui un -sistema di segni locali complesso-,
analogo a quello già sopra (pag. 105) derivato, ma avente una
composizione particolare. Infatti, questo sistema rispetto alla sua
composizione ha un significato, per cui da un lato si differenzia
da quel sistema di segni locali del campo visivo, dall’altro questo
stesso integra, in quanto che al rapporto reciproco degli elementi
oggettivi aggiunge il rapporto loro al soggetto percipiente. Questo
rapporto alla sua volta si scinde nei due componenti rappresentativi,
contrassegnati da speciali elementi sensibili: nella -rappresentazione
di direzione- e nella -rappresentazione di distanza-. Ambedue sono
dapprima riferite al punto d’orientazione localizzato nella testa
del soggetto percipiente, ma poi trasportate ai rapporti reciproci di
oggetti esterni; imperocchè dati due punti qualsivogliano, che stiano
a distanze diverse sulla linea generale d’orientazione, a ciascuno di
essi sono ancora attribuite rispetto all’altro una direzione e una
distanza. Il complesso delle rappresentazioni spaziali di distanza,
riferite nelle loro varie posizioni alla linea d’orientazione, è detto
-rappresentazioni dì profondità-, oppure -rappresentazioni corporee-,
se esse sono rappresentazioni di singoli oggetti determinati.
29. La rappresentazione di profondità, che ha avuto origine nella
suesposta maniera, varia per condizioni oggettive e soggettive. La
determinazione della distanza assoluta di un singolo punto isolato
nel campo visivo è sempre assai incerta. Così pure la determinazione
della distanza relativa di due punti -a- e -b- situati a diversa
profondità è per solito abbastanza sicura, solo quando essi, come
sopra fu presupposto, sono congiunti da una linea, sulla quale i punti
visivi dei due occhi possono muoversi nel fissare alternativamente -a-
e -b-. Se noi indichiamo tali linee, che congiungono tra loro diversi
punti nello spazio come -linee di fissazione-, si può esprimere questa
condizione mediante la seguente proposizione: Punti dello spazio sono
generalmente percepiti nelle loro giuste relazioni reciproche, solo
quando sono congiunti da linee di fissazione, sulle quali possano
muoversi i punti visivi dei due occhi. Questa proposizione è chiarita
dal fatto, che la condizione di una regolare combinazione dei segni
locali della retina colle sensazioni di tensione accompagnanti la
convergenza, come sopra (pag. 108) abbiamo appreso per l’origine della
rappresentazione di profondità, è manifestamente adempiuta, solo
allorquando sono date impressioni determinate, che suscitano segni
locali ad esse corrispondenti.
30. Se invece la suddetta condizione non è soddisfatta, ma sorge
solo un’imperfetta e indeterminata rappresentazione delle diverse
distanze relative dei due punti dal soggetto, oppure -- il che può
sicuramente avvenire, solo quando si fissi intensamente un punto -- se
i due punti appaiono a eguale profondità, allora entra in campo sempre
anche un’altra modificazione della rappresentazione: cioè soltanto il
punto fissato è veduto semplice, l’altro punto è veduto -doppio-. Non
altrimenti succede, quando si guardino oggetti estesi, i quali non
siano congiunti per mezzo delle linee di fissazione col punto fissato
binocularmente. Le immagini doppie così prodotte si trovano dalla
-stessa parte- del luogo della loro origine, cioè la destra appartiene
all’occhio destro, la sinistra al sinistro, quando il punto fissato è
situato più vicino che l’oggetto guardato; sono invece -incrociate-,
quando quello è situato di gran lunga più lontano.
La localizzazione binoculare di distanza o le immagini doppie sono
quindi fenomeni, che stanno fra loro in immediata correlazione: quando
quella è incompleta o indeterminata, sorgono queste; all’opposto quando
queste mancano, quella è determinata ed esatta. Ambedue i fenomeni
nel tempo stesso sono così strettamente collegati all’esistenza
delle linee di fissazione, che queste linee concorrono a produrre
la rappresentazione di profondità e con ciò insieme eliminano la
possibilità delle immagini doppie. Quest’ultima regola non è però
affatto priva d’eccezioni, perchè, quando si guardi binocularmente
con rigidità un punto, le immagini doppie possono facilmente sorgere,
malgrado la presenza delle linee di fissazione. Anche questo fatto
trova la sua spiegazione nelle condizioni già in generale presupposte
(pag. 108) per le rappresentazioni di profondità. Come nella mancanza
delle linee di fissazione mancano le richieste disposizioni di segni
locali, così nello sguardo fisso vengono meno le sensazioni tattili
interne collegate al movimento di convergenza.
-c. Le relazioni fra l’orientazione reciproca degli elementi
e la loro orientazione al soggetto-.
31. Tosto che il campo visivo viene pensato solo come una orientazione
-reciproca- delle impressioni luminose, noi ce lo rappresentiamo
come una superficie e diciamo i singoli oggetti, situati su questa
superficie, -rappresentazioni di superficie-, in contrapposto alle
rappresentazioni di profondità. Anche in una rappresentazione di
superficie l’orientazione al soggetto percipiente non può mai mancare
per doppia ragione: in primo luogo, perchè ogni punto del campo visivo
viene veduto in una determinata -direzione- sulla linea soggettiva
d’orientazione già sopra ricordata (pag. 106): in secondo luogo, perchè
l’intero campo visivo è posto dal soggetto a una certa -distanza-,
benchè ancora molto indeterminata.
La prima di queste orientazioni ha per effetto, che all’immagine
retinica rovesciata corrisponda una rappresentazione dell’oggetto
-diritta-. Questo rapporto della localizzazione di direzione oggettiva
all’imagine retinica è una conseguenza necessaria dei movimenti
dell’occhio, così come il rovesciamento dell’immagine retinica è
conseguenza delle proprietà ottiche dell’occhio. La nostra linea
d’orientazione nello spazio è per l’appunto la linea visiva -esterna-
o, per la vista binoculare, la linea d’orientazione media risultante
dal concorso dei movimenti visivi. A una direzione della linea
d’orientazione, che nello spazio esterno va verso l’alto, corrisponde
nello spazio dell’imagine della retina situato dietro il punto di
rotazione, una direzione in basso e viceversa. L’imagine retinica deve
per l’appunto essere capovolta, perchè noi possiamo vedere gli oggetti
diritti.
32. La seconda orientazione che non manca mai, quella della distanza
del campo visivo, porta con sè questa conseguenza per la reciproca
orientazione delle parti del campo stesso, che tutti i punti del campo
visivo sembrano disposti su una -superficie concava-, il cui punto
medio sta nel punto d’orientazione, o per la vista binoculare nel punto
di rotazione dell’occhio. Ora poichè piccole parti di una superficie
sferica abbastanza grande appaiono piane, le rappresentazioni di
superfici riferite a singoli oggetti sono per regola rappresentazioni
di -superficie piane-; così, ad es., figure disegnate su un piano, come
quelle della geometria piana. Ma tosto che singole parti si distaccano
da questo campo visivo generale, in modo che esse siano localizzate
avanti o dietro di esso, quindi in piani diversi del campo visivo, la
rappresentazione di superficie passa in rappresentazione di profondità.
32-a-. Se noi designiamo quelle fusioni di segni locali
qualitativi con sensazioni tattili interne, che hanno luogo nella
convergenza da un punto più lontano a uno più vicino, o da uno più
vicino a uno più lontano, come -i segni locali complessi della
profondità-, questi per ogni sistema di punti situati avanti o
dietro il punto fissato costituiscono, o per un corpo esteso, che
non è altro che un sistema di tali punti, un sistema regolarmente
ordinato, nel quale una forma stereometrica, che si trovi a
una certa distanza, è sempre univocamente rappresentata da un
determinato prodotto di fusione. Quando, dati due punti a diversa
profondità, se ne fissa uno, l’altro è caratterizzato da opposta
posizione d’imagine nei due occhi e corrispondentemente da segni
locali complessi di opposta direzione; così lo stesso fenomeno
ha luogo per sistemi connessi di punti o per corpi estesi. Se noi
osserviamo un oggetto corporeo, esso disegna nei due occhi imagini
che sono tra loro diverse, a causa della diversa orientazione
che il corpo ha rispetto ad ogni occhio. Se si dice -parallasse
binoculare- la differenza di posizione di un punto dell’imagine in
un occhio dalla posizione dello stesso punto nell’altro occhio,
essa è eguale a zero soltanto per il punto fissato, e per quei
punti che al pari di quello stanno ad eguale distanza sulla
linea di orientazione; ma per tutti gli altri punti essa ha un
determinato valore o positivo o negativo, a seconda che essi sono
più vicini o più lontani del punto di fissazione. Se noi fissiamo
binocularmente oggetti corporei, soltanto il punto fissato,
insieme ai punti che sono con lui situati ad eguale distanza e
a lui vicini nel campo visivo, proietta sui due occhi imagini
aventi identica posizione. Tutte le altre parti dell’oggetto, non
situate ad eguale distanza, dànno sui due occhi imagini aventi
posizione e grandezza diverse. Sono appunto queste differenze
delle imagini che producono, quando sono date le corrispondenti
linee di fissazione, la rappresentazione della natura corporea
dell’oggetto. Imperocchè, corrispondendo nella suesposta maniera
l’angolo dello spostamento di parallasse all’imagine binoculare
di un qualsiasi punto di un oggetto, situato o avanti o dietro il
punto fissato e con questo collegato da una linea di fissazione,
quell’angolo è nella sua direzione e grandezza a causa dei segni
locali complessi, ad esso legati, una misura per la distanza
relativa in profondità di quel punto. E poichè l’angolo di
spostamento di parallasse per una data distanza oggettiva in
profondità decresce proporzionatamente alla distanza dell’oggetto
corporeo, con questa distanza diminuisce anche l’impressione della
natura corporea dell’oggetto; e quando la distanza è divenuta
così grande che tutti gli angoli di spostamento di parallasse
scompaiono, il corpo non è più veduto che come superficie, a meno
che le associazioni, di cui tratteremo più tardi (nel § 16 9),
producano tuttavia una rappresentazione di profondità.
33. L’influenza della visione binoculare sulle rappresentazioni di
profondità può essere studiata sperimentalmente col sussidio dello
-stereoscopio-. Questo strumento mediante due prismi che, l’un verso
l’altro rivolti dalla parte degli angoli taglienti, sono portati
davanti agli occhi, rende possibile un’unificazione binoculare di
due disegni piani, i quali corrispondono alle due imagini retiniche,
prodotte da un oggetto corporeo. È così possibile studiare, in modo di
gran lunga più completo che mediante l’osservazione di reali oggetti
corporei, l’influenza delle diverse condizioni sulla rappresentazione
di profondità, potendo esse venir variate arbitrariamente.
Si osserva, ad es., che imagini stereoscopiche complesse per
lo più richiedono molti movimenti, prima che sorga una distinta
rappresentazione plastica. L’effetto dello spostamento di parallasse
appare inoltre, quando si osservino imagini stereoscopiche, le parti
delle quali si possano muovere le une contro le altre. Tali movimenti
sono accompagnati da variazioni nel rilievo, che corrispondono
esattamente alle variazioni della parallasse binoculare. Poichè questa
dipende dalla distanza dei due occhi, si può finalmente ottenere la
rappresentazione corporea anche per quegli oggetti, che in realtà, a
causa della loro grande distanza, non producono alcun effetto plastico:
precisamente quando si combinano stereoscopicamente imagini di questi
oggetti, che sono prese da due posizioni, la distanza delle quali è
notevolmente maggiore che quella dei due occhi. Ciò avviene, ad es.,
nelle fotografie stereoscopiche di paesaggi, le quali non presentano i
paesi nella loro realtà, ma modelli plastici di essi, che noi guardiamo
da vicino.
34. Nella visione -monoculare- vengono meno tutte le condizioni, che
dipendono dai movimenti di convergenza e dalla diversità binoculare
delle imagini retiniche e che possono collo stereoscopio essere ad arte
imitate. Tuttavia anche la visione monoculare non va priva di tutte
le influenze, che producono una localizzazione in profondità, sia pure
incompleta.
Poco notevole, e forse non affatto rilevante in confronto alle altre
condizioni, è qui l’influenza diretta dei -movimenti d’accomodazione-.
È vero che anch’essi, al pari dei movimenti di convergenza, sono
accompagnati da sensazioni, che sono avvertite distintamente negli
sforzi d’accomodazione da lontano a vicino; ma queste sensazioni sono
molto incerte per spostamenti in profondità alquanto piccoli. Se si
fissa monocularmente un punto, un movimento di esso nella direzione
della linea visiva è per lo più distintamente percepito, solo allora
quando sia avvenuta una variazione anche nella grandezza dell’imagine
retinica.
35. D’importanza predominante nella formazione delle rappresentazioni
corporee monoculari sono invece le influenze esercitate dagli elementi
della così detta -prospettiva-, come grandezze relative dell’angolo
visivo, andamento delle linee di contorno, direzione delle ombre,
cambiamento dei colori per assorbimento atmosferico, ecc. Poichè tutte
queste influenze, che si mostrano in modo tutt’affatto eguali nella
vista monoculare e nella binoculare, si fondano su -associazioni di
rappresentazioni-, ritorneremo su di esse in un capitolo seguente (§
16).
35-a-. Le stesse concezioni teoretiche, che già si sono
incontrate nella teoria delle rappresentazioni tattili (pag.
92), si trovano generalmente anche qui contrapposte per la
spiegazione delle rappresentazioni visive. La teoria empiristica,
nel circoscriversi al dominio ottico, ha urtato spesso
nell’inconseguenza di aver assegnato al senso tattile il vero
problema della percezione dello spazio e di essersi poi limitata a
cercare come, in base alle rappresentazioni tattili dello spazio
già esistenti, si compia una localizzazione delle impressioni
visive coll’aiuto dell’esperienza. Una tale interpretazione non
solo sta in un’intima contraddizione con sè stessa, ma contraddice
anche all’esperienza, la quale mostra che nell’uomo dotato della
vista le percezioni spaziali del senso della vista determinano
quelle del senso tattile e non viceversa (pag. 84). Il fatto che
si è osservato nella evoluzione delle specie, d’essere il tatto il
senso prima conformatosi, non può qui trasportarsi allo sviluppo
dell’individuo. In appoggio della teoria nativistica si sono messe
innanzi come prove capitalissime, in primo luogo, le metamorfopsie
dovute a dislocazioni degli elementi della retina (pag. 96), e in
secondo luogo la posizione della linea di orientazione (pag. 106),
che è indizio di una funzione originariamente comune ad ambedue
gli occhi. Già è stato notato (pag. 96) che le metamorfopsie
al pari degli altri fenomeni affini valgono a dimostrare il
contrario, tosto che le alterazioni, onde hanno origine, diventano
permanenti. Che inoltre la linea di orientazione non è originaria,
ma sorta sotto l’influenza delle condizioni della visione, risulta
dal fatto che essa in seguito a una visione monoculare di lunga
durata (pag. 106), coincide colla linea visiva dell’occhio che
guarda. Egualmente a favore della teoria genetica e contro la
nativistica sta il fatto, che nel fanciullo la sinergia dei
movimenti degli occhi si svolge sotto l’influenza degli stimoli di
luce, e che con ciò si vedono a mano a mano formarsi le percezioni
di spazio. Per questo, come per altri rapporti, l’evoluzione della
maggior parte degli animali avviene in modo diverso, perchè le
combinazioni riflesse delle impressioni della retina coi movimenti
del capo e degli occhi funzionano in essi già complete subito dopo
la nascita (v. sotto § 19, 2).
La teoria -genetica- ha ottenuto il predominio sulle teorie
nativistiche ed empiristiche, prevalenti in più antico tempo, in
seguito allo studio acuto, cui sottopose i fenomeni della -visione
binoculare-. Dal punto di vista del nativismo presenta difficoltà
la questione: perchè noi generalmente vediamo gli oggetti come
semplici, mentre le loro imagini si disegnano su ciascuno dei
due occhi. Si cercò di girare la difficoltà, e si ammise che
due punti qualsivogliano della retina, identicamente situati,
fossero connessi con una medesima fibra ottica, biforcantesi
al ponto d’incrocio dei nervi visivi, e rappresentassero quindi
nel sensorio un unico punto dello spazio. Questa dottrina dell’
“identità delle due retine„ non fu più sostenibile, quando altri
cominciò a rendersi conto delle reali condizioni della visione
binoculare corporea. La scoperta dello -stereoscopio- è in tal
guisa riuscita di massima importanza per la teoria genetica.
§ 11. -- Le rappresentazioni di tempo.
1. Tutte le nostre rappresentazioni sono insieme e di spazio e di
tempo. Ma come le condizioni dell’ordine spaziale delle impressioni
sono originariamente proprie solo a certi domini di senso, al tatto e
alla vista, dai quali poi la relazione spaziale viene trasferita alle
sensazioni di ogni altro senso; così solo -due- classi di sensazioni,
cioè le sensazioni tattili interne, che sorgono nei movimenti tattili,
e le sensazioni acustiche sono quelle che prevalentemente determinano
il costituirsi delle rappresentazioni di tempo. Ma è d’uopo riconoscere
che una differenza caratteristica tra le rappresentazioni di spazio e
quelle di tempo già qui si fa manifesta per ciò, che per le prime solo
i due sensi nominati possono produrre un ordine spaziale indipendente,
mentre per le seconde nei due domini di senso preferiti le condizioni
per il sorgere degli ordini temporali sono soltanto più favorevoli,
senza che però tali condizioni manchino nelle altre sensazioni. Ciò
dimostra che i fondamenti psicologici delle rappresentazioni di tempo
sono di natura -più generale- e che non sono determinate solo dalle
speciali condizioni d’organizzazione dei singoli apparati di senso.
Ed è per ciò che noi, quando in una connessione di processi psichici
facciamo intera astrazione dalle rappresentazioni che ne fanno parte,
e abbiamo riguardo solo ai fenomeni soggettivi, che le accompagnano,
sentimenti, emozioni, ecc., pur attribuiamo a questi stati affettivi,
isolati mediante l’astrazione, proprio le stesse proprietà, temporali
che alle rappresentazioni. Tuttavia da questa maggiore generalità delle
condizioni non si può conchiudere che più generalmente si presentino le
intuizioni di tempo. Come noi trasportiamo le proprietà spaziali dai
sensi, che direttamente dànno l’intuizione di spazio alle sensazioni
degli altri domini di senso, così noi le trasportiamo mediante le
sensazioni e le rappresentazioni ai sentimenti ed alle emozioni,
che sono a quelle inscindibilmente legate. Non è nemmeno possibile
dubitare, se ai moti d’animo in sè e per sè, senza le rappresentazioni
ad essi legate, possa mai spettare un ordine temporale: imperocchè alle
condizioni di quest’ordine appartengono anche qui certe proprietà del
sostrato sensibile delle rappresentazioni. La verità è che tutte le
nostre rappresentazioni anzi, poichè rappresentazioni entrano in ogni
contenuto psichico, tutti i contenuti psichici sono insieme spaziali e
temporali, ma che l’ordine spaziale proviene da determinati sostrati
sensibili, nel non cieco dal senso visivo, nel cieco dal tatto;
mentre le rappresentazioni di tempo possono essere riferite a tutti i
possibili sostrati di sensazione.
2. Le formazioni di tempo al pari di quelle di spazio rispetto alle
rappresentazioni intensive sono caratterizzate per ciò, che gli
elementi, nei quali esse possono essere scomposte, presentano un
ordine determinato stabile, così che, mutato quest’ordine, anche la
formazione data, malgrado le invariate qualità dei suoi componenti,
diventa un’altra. Mentre però nelle formazioni di spazio quest’ordine
stabilito si riferiva solo al rapporto reciproco degli elementi di
spazio e non al rapporto in cui questi stanno al soggetto percipiente,
nelle formazioni di tempo ogni elemento col rapporto agli altri
elementi della medesima formazione varia anche il rapporto al soggetto
percipiente. Pertanto nelle rappresentazioni di tempo non si incontra
una variazione analoga ai cambiamenti di posizioni propri delle
formazioni di spazio.
2-a-. Questa proprietà del rapporto assoluto, per nulla
mutabile, che ogni formazione di tempo ed ogni elemento temporale,
per quanto piccolo possa essere isolatamente pensato, hanno
al soggetto percipiente, è ciò che noi designiamo come lo
-scorrere del tempo-. Imperocchè a causa di questa proprietà ogni
momento del tempo occupato da un qualsiasi contenuto sensibile
ha un rapporto al soggetto, che non può essere sostituito da
alcun altro momento; mentre nello spazio la possibilità, che
qualunque elemento spaziale sia sostituito da qualsiasi altro
nel suo rapporto al soggetto, sveglia la rappresentazione
della -costanza-, o, come la diciamo, mediante un riferimento
dalla rappresentazione di tempo a quella di spazio, della
durata assoluta. Nell’intuizione del tempo è impossibile la
rappresentazione della durata -assoluta-, cioè di un tempo nel
quale nulla muti. Il rapporto al percipiente deve sempre cambiare.
Diciamo che dura solo quell’impressione, le cui singole parti
di tempo si rassomigliano perfettamente nel loro -contenuto
sensibile-, così che esse si distinguono -solo pel loro rapporto
al soggetto percipiente-. Perciò la durata applicata al tempo
è un concetto puramente relativo; una rappresentazione di tempo
può durare più che un’altra, ma nessuna rappresentazione di tempo
può avere una durata assoluta, perchè nessuna rappresentazione
di tempo potrebbe svolgersi senza quel doppio ordine di diversi
contenuti sensibili, cioè l’ordine reciproco e l’ordine al
soggetto percipiente. Non è possibile pertanto mantenere una
sensazione per una durata insolitamente lunga ed eguale: noi
sempre la interrompiamo con altri contenuti sensibili.
Tuttavia anche nel tempo possono essere separate le due
condizioni, che in realtà sono sempre connesse, il rapporto degli
elementi fra loro e quello al soggetto percipiente, essendo
ciascuna di esse congiunta con determinate proprietà delle
rappresentazioni di tempo. Infatti questa distinzione delle
condizioni, già prima di un’esatta analisi psicologica delle
rappresentazioni di tempo, ha trovato la sua espressione in
designazioni del linguaggio fissate per certe forme del corso del
tempo. Se cioè si considera soltanto il rapporto degli elementi di
tempo tra loro senza alcun riguardo pel rapporto loro al soggetto,
si giunge a una distinzione di -modi del decorso del tempo-,
così, ad es., di breve durata, di lunga durata, che si ripete con
regolarità, che varia irregolarmente, ecc. Se invece si considera
solo il rapporto al soggetto, astraendo dalle forme oggettive
di decorso, si hanno come forme principali di questo rapporto -i
gradi del tempo-, il passato, il presente e il futuro.
-A-) LE RAPPRESENTAZIONI TATTILI DI TEMPO.
3. Lo sviluppo originario delle rappresentazioni di tempo appartiene
al -senso tattile-, le cui sensazioni costituiscono pertanto il
sostrato generale per il sorgere degli ordini così spaziali, come
temporali, nei quali si dispongono gli elementi rappresentativi (pag.
84, 3). Ma mentre le funzioni del senso tattile che dànno origine
alle rappresentazioni dello spazio provengono dalle sensazioni tattili
esterne, le sensazioni tattili -interne-, che accompagnano i movimenti
di tatto, sono i contenuti primari delle primissime rappresentazioni di
tempo.
Un importante fondamento psicologico per l’origine di queste
rappresentazioni sta nelle proprietà -meccaniche- degli organi tattili
di movimento. Essendo questi, le braccia e le gambe, mossi per opera
dei muscoli nelle articolazioni della spalla e della coscia, ed essendo
inoltre assoggettati all’azione della gravità, due forme di movimenti
delle membra tastanti sono generalmente possibili: in primo luogo
quelli, che sempre sono regolati dalle azioni muscolari guidate dalla
volontà e che perciò possono avere un decorso variante a piacimento,
e in ogni istante adattantesi ai bisogni del momento -- noi li diremo
i movimenti tattili -aritmici-; in secondo luogo, quelli nei quali
le forze muscolari volontarie entrano in azione solo per quel tanto
che è necessario a porre le membra moventisi nelle articolazioni in
ondulazioni pendolari e a mantenervele -- i movimenti tattili -ritmici-.
I movimenti aritmici, come quelli che avvengono nell’uso vario a
piacimento delle membra di tatto, possono qui essere trascurati. Essi
acquistano le loro proprietà temporali assai verosimilmente, solo in
base alla seconda forma di movimento; inoltre tali movimenti irregolari
si prestano sempre solo a raffronti temporali molto indeterminati.
4. Ma è tutt’altra cosa pei movimenti ritmici. La loro importanza per
lo sviluppo psicologico delle rappresentazioni temporali sta in prima
linea nello stesso principio, al quale esse riconoscono per una gran
parte la loro importanza funzionale dal lato fisiologico, cioè nel
principio dell’-isocronismo delle oscillazioni pendolari di eguale
ampiezza-. In quanto le nostre gambe nei movimenti del camminare
compiono oscillazioni regolari attorno ai loro assi di movimento posti
nelle articolazioni della coscia, da una parte è reso più facile il
lavoro muscolare, dall’altra la continua esecuzione volontaria dei
movimenti è limitata a un minimo. Nel naturale camminare è utile anche
il penzolare delle braccia, il quale non è interrotto, come nelle gambe
per ogni passo dal posarsi del piede, ma col suo decorso continuo offre
un sussidio per regolare uniformemente i movimenti del camminare.
Ora ogni singolo periodo di oscillazione di un tale movimento, per ciò
che riguarda il suo contenuto sensibile, consiste in una serie costante
di sensazioni, che si ripete nel periodo seguente proprio collo stesso
ordine. Principio e fine di ogni periodo sono caratterizzati da un
complesso di sensazioni tattili -esterne-, le quali al principio del
periodo accompagnano il sollevamento della suola dal terreno e alla
fine di esso sono prodotte dalle impressioni accompagnanti il posarsi
della suola. Tra mezzo sta una serie continua di deboli sensazioni
tattili interne nelle articolazioni e nei muscoli; e di queste i
punti d’inizio e di fine, coincidendo con quelle sensazioni tattili
esterne, consistono in sensazioni più intensive, le quali accompagnano
dapprima l’impulso al movimento nelle articolazioni e nei muscoli, e
poi il subitaneo arrestarsi, sensazioni le quali pure contribuiscono a
definire i periodi.
A questa serie regolare di sensazioni è inoltre collegata una serie
di -sentimenti- pur regolare, perfettamente parallela alla prima.
Se noi da un qualsiasi corso di movimenti tattili ritmici prendiamo
un’estensione posta fra due punti limiti, al principio e alla fine
di tale estensione sta un sentimento di -attesa soddisfatta-. Tra i
due limiti si stende un sentimento di -aspettativa tesa-, il quale a
poco a poco cresce allontanandosi dal primo punto, e raggiungendo il
secondo punto, d’un tratto dal suo massimo discende a zero, per poi
far posto al sentimento rapidamente ascendente e di nuovo declinante
della soddisfazione, dopo di che lo stesso decorso ancora comincia. In
tal guisa l’intero processo di un movimento tattile ritmico consiste,
considerato dal lato sentimentale, in un regolare alternarsi di due
sentimenti qualitativamente opposti, i quali per il loro carattere
generale si muovono principalmente nella direzione dei sentimenti di
tensione e di sollievo (pag. 66), e dei quali l’uno è un sentimento
momentaneo, che cioè molto rapidamente cresce al massimo suo grado e
poi decresce, l’altro un sentimento di durata, in quanto che lentamente
raggiunge il massimo per poi subitamente declinare. Perciò i più
intensivi processi sentimentali si addensano sui punti limitanti i
periodi e qui inoltre sono rinforzati ancora dal contrasto fra il
sentimento di soddisfazione e l’antecedente sentimento d’attesa. Ora
come questo limite critico di ogni singolo periodo, ha la sua base
sensibile nelle su ricordate impressioni tattili interne ed esterne,
fortemente marcanti il passaggio, così il graduale corso intermedio del
sentimento d’attesa corrisponde d’altra parte in tutto al continuato
decorso delle deboli sensazioni tattili interne, accompagnanti il
movimento oscillante delle membra di tatto.
5. Le più semplici rappresentazioni tattili di tempo consistono
in sensazioni ritmicamente ordinate, le quali si seguono nel modo
indicato affatto uniformi nel ripetersi di movimenti oscillanti di
eguale natura. Però già nella nostra andatura solita si introduce
una leggera tendenza a una complicazione alquanto maggiore, perchè
dei -due- periodi che si susseguono, il principio del primo, tanto
nella sensazione quanto nel concomitante sentimento, è marcato più
fortemente che il principio del secondo. In questo caso il ritmo dei
movimenti comincia a farsi -cadenzato-. In realtà una tale successione
regolare di rappresentazioni marcate e non marcate corrisponde alla
più semplice battuta, a quella di 2/8. Questa si presenta facilmente
già nell’andatura solita in causa della preferenza fisiologica per le
membra del lato destro, ma sovrattutto molto regolarmente nel passo
in comune, cioè nella -marcia-. Nell’ultimo caso a un solo complesso
ritmico possono essere collegati più di due periodi di movimenti.
Questo avviene pure nei movimenti ritmici più complessi della danza.
Però su tali più composte formazioni di ritmi del senso tattile
esercitano già una decisiva influenza le rappresentazioni uditorie di
tempo.
-B-) LE RAPPRESENTAZIONI UDITORIE DI TEMPO.
6. Il senso dell’udito è più di ogni altro adatto ad un’esatta
percezione dei rapporti temporali di processi esterni, perocchè in
esso la sensazione dura solo per un tempo brevissimo dopo lo stimolo
esterno, così da essere ogni serie temporale di impressioni sonore
riprodotta con quasi perfetta fedeltà da una corrispondente serie di
sensazioni. Con questa condizione per l’appunto stanno in istretto
legame anche le proprietà delle rappresentazioni temporali dell’udito.
Innanzi tutto si distinguono dalle rappresentazioni temporali del tatto
per ciò, che in esse sovente soltanto i limiti delle singole estensioni
di tempo componenti un tutto rappresentativo, sono direttamente
messe in risalto dalle sensazioni, così che in questo caso i rapporti
reciproci di tali estensioni sono essenzialmente apprezzati in base
alle estensioni, situate tra le impressioni limitanti, -- estensioni,
che o ci appaiono vuote o sono colmate da un contenuto diverso.
Questo è specialmente notevole nelle rappresentazioni -ritmiche-
dell’udito. Esse generalmente sono possibili sotto -due- forme: come
serie o -continue-, o poco interrotte di sensazioni di relativa durata,
e come serie di battute -discontinue-, nelle quali soltanto i punti di
divisione dei periodi ritmici sono marcati dalle esterne impressioni
acustiche. In tali serie di battute, costituite da impressioni sonore
affatto omogenee, le proprietà temporali delle rappresentazioni
generalmente balzano più distinte che nelle impressioni continue,
perchè in quelle è completamente esclusa l’influenza della qualità dei
toni. Noi ci possiamo pertanto limitare all’esame di quelle, tanto più
che i punti di veduta qui fissati sono valevoli anche per le serie
di battute continue, nelle quali, come facilmente si comprende, la
partizione ritmica è in realtà stabilita egualmente mediante limiti o
dati dall’impressione esterna, o arbitrariamente a questa applicati per
singoli punti di battuta.
7. Una serie di regolari battute in tal guisa costituita come la più
semplice forma di rappresentazioni uditone di tempo, si differenzia
dalla più semplice forma di rappresentazioni tattili di tempo già
considerata (pag. 119), ed essenzialmente per ciò, che alle estensioni
di tempo manca ogni -oggettivo- contenuto sensibile, essendo le stesse
impressioni acustiche che determinano la delimitazione delle stesse
estensioni. Nondimeno le estensioni di una tale serie di battute
non sono vuote ma riempite da un soggettivo contenuto sentimentale
e sensibile, che in tutto corrisponde a quello già osservato nelle
rappresentazioni tattili. Ma il -contenuto sentimentale- delle
estensioni si presenta distinto prima di ogni altro. Esso nei suoi
periodi successivi di attesa gradatamente crescente e poi d’un tratto
soddisfatta, corrisponde in tutto al decorso di un movimento tattile
ritmico. Ma non manca neppure il fondamento sensibile a questo decorso
sentimentale; solo che esso è variabile: ora consiste in una sensazione
di tensione nella membrana del timpano avente un’intensità diversa,
talora anche in concomitanti sensazioni di tensione in altre parti
del corpo, talora infine in altre sensazioni tattili interne, e queste
ultime si hanno, se si accompagna il ritmo udito con un involontario
segnar di battute. Ed è in causa della natura invariabile e
dell’intensità per lo più abbastanza piccola di tutte queste sensazioni
tattili interne, che per l’appunto nelle rappresentazioni uditorie è
possibile cogliere molto più distintamente i processi sentimentali.
Per tutto quanto si è detto, in questo caso è facilissimo
dimostrare l’influenza degli elementi soggettivi sulla natura delle
rappresentazioni di tempo. Essa si manifesta dapprima nell’azione,
che la diversa velocità delle cadenze udite esercita sulla formazione
delle rappresentazioni di tempo. Si osserva che esiste una determinata
velocità media di circa 0,2 sec., la quale è favorevolissima per
la combinazione di una pluralità di impressioni sonore, che si
susseguano; ed è facile notare che essa è appunto quella, nella
quale le summenzionate sensazioni soggettive e i sentimenti si
manifestano in modo distintissimo nel loro alternarsi. Se si rallenta
la velocità e la si porta notevolmente al di sotto di quel valore, la
tensione dell’attesa diventa troppo grande e passa in un sentimento
di dispiacere sempre più penoso; se si accelera invece la velocità,
l’aumento dei sentimenti d’attesa è così presto interrotto che essi
diventano quasi inavvertibili. Ci avviciniamo così d’ambedue i lati a
un limite, in cui non è più possibile raccogliere le impressioni in una
rappresentazione ritmica di tempo. Questo limite è raggiunto all’in sù
per una serie di battute di 1 sec. circa; all’in giù per una di circa
O,1 sec.
8. Come questi valori danno un indizio sull’influenza, che esercita
il decorso delle sensazioni e dei sentimenti necessari alla percezione
dell’estensione di tempo, così la stessa influenza si rivela egualmente
nella variazione, cui è soggetta la nostra rappresentazione di una
estensione di tempo, quando in una grandezza oggettiva invariata
vengono variate le condizioni della sua percezione. Si osserva che un
tempo diviso è stimato maggiore che un tempo non diviso, analogamente
all’illusione notata nella divisione delle estensioni di spazio (pag.
100). La differenza è però per il tempo di gran lunga maggiore, il che
manifestamente dipende da questo, che qui il più frequente alternarsi
di sensazioni e sentimenti in un periodo dì tempo esercita un’influenza
più rilevante, che nella analoga illusione spaziale l’interruzione
del movimento prodotto dai punti di divisione. Se inoltre in una serie
ritmica regolare, singole impressioni sono designate da una maggiore
intensità o da una differenza qualitativa qualsiasi, si ha sempre
lo stesso risultato: le estensioni di tempo precedenti e seguenti
l’impressione designata sono apprezzate in eccedenza al confronto delle
altre estensioni di tempo della stessa serie. Se invece si produce una
certa serie, ritmica, in cui le battute deboli si alternino con battute
forti, la successione delle prime sembra più lenta che quella delle
seconde.
Anche la spiegazione di questi fenomeni si trova nell’influenza
dell’alternarsi delle sensazioni e dei sentimenti. Un’impressione
distinta tra le altre esige una variazione nel decorso delle sensazioni
e specialmente dei sentimenti, che ne precedono la percezione, perchè
deve entrare in campo una tensione d’attesa più intensiva e a questa
corrispondentemente anche un abbastanza forte sentimento del sollievo
di questa attesa, o della soddisfazione. Quello prolunga il tratto
di tempo precedente l’impressione, questo quello seguente. Altrimenti
accade, quando un’intera serie di battute consta una prima volta solo
di impressioni sonore deboli, una seconda invece solo di forti. Per
percepire un’impressione debole noi dobbiamo dirizzare su di essa
più energicamente la nostra attenzione: conseguentemente nella serie
debole le sensazioni di tensione e i sentimenti concomitanti sono,
come facilmente si può osservare, di un’intensità maggiore che nella
serie forte. Anche qui nella diversità delle rappresentazioni di
tempo immediatamente si riflette la diversa intensità degli elementi
soggettivi, che ne formano la base. Però quest’effetto cessa e agisce
anzi in senso opposto, quando non si tratta di confrontare battute
deboli e forti, ma forti e fortissime.
9. Come già nelle rappresentazioni ritmiche del tatto propendiamo a
combinare almeno due periodi fra loro eguali in una regolare serie di
battute, così lo stesso facciamo, e solo in una maniera più decisa,
nelle rappresentazioni dell’udito. Ma mentre pei movimenti tattili,
nei quali le sensazioni limitanti i singoli periodi stanno sotto
l’influenza del volere, questa tendenza a costituire una cadenza
ritmica si esplica nel -reale- alternarsi di impressioni deboli e
forti; nel senso dell’udito, ove le singole impressioni dipendono
soltanto da condizioni esterne e perciò possono essere oggettivamente
in tutto eguali, può condurre a una particolare illusione. E questa
consiste in ciò, che di una serie di battute divise da eguali
estensioni di tempo e pienamente eguali d’intensità, alcune che si
trovano fra loro a intervalli regolari, sempre si odono più forti
delle altre. Il ritmo, che in tal guisa nasce più di frequente alla
semplice audizione, è il tempo di 2/8, cioè l’avvicendarsi regolare
di arsi e tesi, al quale si collega, come una modificazione di poco
rilievo, il tempo di 3/8, nel quale ad ogni arsi seguono due tesi.
Tutt’al più per speciale sforzo di volere si può sopprimere questa
tendenza a cadenzare, e questo si ottiene solo in serie di battute
molto lente o molto veloci, che in sè e per sè si avvicinano ai
limiti della percezione ritmica; a stento invece per lungo tempo
nelle velocità medie, specialmente favorevoli alla formazione di
rappresentazioni ritmiche. Se ci sforziamo invece d’abbracciare il
maggior numero possibile d’impressioni in un’unica rappresentazione
di tempo, il fatto si complica. Sorgono elevazioni di diverso grado,
le quali si avvicendano in regolari serie cogli elementi ritmici
non accentuati, e per la partizione che esse determinano nel tutto,
aumentano notevolmente il numero delle impressioni, che possono essere
racchiuse in un’unica rappresentazione. Così dalla distinzione di
due gradi di elevazione si hanno i tempi di 3/4 e di 5/8; serie di
battute con tre gradi di elevazione sono i tempi di 4/4 e 6/4, e così
pure, come forme di tre parti, sono i tempi di 9/8 e 13/8. Più che
tre gradi d’elevazione, o tenendo conto degli elementi non accentuati,
più che quattro gradi d’intensità, non si presentano nei ritmi della
musica e della poesia, e non possono ad arbitrio essere prodotti
nella partizione della rappresentazione ritmica. Manifestamente questa
-triplicità dei gradi di elevazione- rappresenta un valore limite della
-composizione- di rappresentazioni di tempo, come uno simile ci è dato
per la -grandezza- loro nell’estensione massima della serie ritmica (§
15, 6).
Il fenomeno dell’accentuazione soggettiva colla sua influenza sulla
sensazione della cadenza mostra chiaramente, che una rappresentazione
di tempo come una di spazio, non consiste affatto, semplicemente
di impressioni oggettive, ma che con queste si connettono elementi
soggettivi, la natura dei quali determina anche la percezione delle
impressioni oggettive. La causa prima dell’elevazione di una battuta
sta sempre nell’accrescimento delle sensazioni tattili interne e dei
sentimenti che la precedono e la seguono: l’accrescimento di questi
elementi soggetti viene poi riferito all’impressione oggettiva, la
quale sembra rinforzata nella sua intensità. Ora può l’accrescimento
degli elementi soggettivi o avvenire -per opera della volontà-, se
le tensioni muscolari, producenti le sensazioni tattili interne, sono
volontariamente rinforzate -- processo che determina un corrispondente
aumento dei sentimenti di attesa; oppure quell’accrescimento può
avvenire -indipendentemente dalla volontà-, in quanto che l’aspirazione
a una rappresentazione comprensiva porta con sè l’immediata partizione
delle rappresentazioni di tempo per mezzo delle corrispondenti
fluttuazioni soggettive di sensazione e sentimento.
-C-) LE CONDIZIONI GENERALI DELLE RAPPRESENTAZIONI DI TEMPO.
10. Se in base a tutti questi fenomeni e alle intime connessioni,
che in essi regolarmente si stabiliscono tra i soggettivi elementi
sensibili e sentimentali e le impressioni oggettive, si vuol render
conto del modo in cui nascono le rappresentazioni di tempo, si deve
innanzi tutto partire dal fatto che una singola sensazione isolatamente
pensata, come non ha proprietà spaziali, così non può neppure avere
proprietà temporali. Anche la disposizione in una serie temporale può
sempre sorgere solo dal fatto, che ogni singolo elemento psichico entra
in certe speciali relazioni con altri elementi psichici. Se questa
condizione della combinazione di una moltiplicità di elementi psichici
vale esattamente per le rappresentazioni temporali, come già per le
spaziali, qui però la natura di questa combinazione è particolare,
essenzialmente diversa da quella che valeva per lo spazio.
I membri -a, b, c, d, f- di una serie temporale ci possono, se la
serie è pervenuta in -f-, essere dati tutti immediatamente quali una
formazione unica, proprio allo stesso modo che una serie di punti
spaziali. Ma mentre questi, a causa degli originari movimenti riflessi
dell’occhio, sono sempre ordinati nel loro rapporto al punto centrale
della visione, il quale variando può incontrarsi con una qualsiasi
delle impressioni da -a- a -f-; nella rappresentazione di tempo
-l’impressione momentaneamente presente- è quella, sulla quale tutte
le altre sono orientate. Perciò una nuova impressione in tal guisa
presente, anche se è nel suo oggettivo contenuto sensibile pienamente
eguale a una passata, è percepita come -soggettivamente- diversa da
questa, perchè lo stato sentimentale, accompagnante la sensazione può
essere affine al contenuto sentimentale di qualsiasi altro momento,
ma non è mai ad esso identico. Posto che, ad es., alla serie delle
impressioni -a, b, c, d, e, f- segua un’altra serie -a′, b′, c′, d′,
e′, f′-, nella quale pel contenuto sensibile sia -a′ = a, b′ = b, c′ =
c,- ecc., se noi vogliamo indicare i sentimenti concomitanti con α, β,
γ, δ, ε, φ, e α′, β′, γ′, δ′, ε′, φ′, senza dubbio α′ e α, β′ e β, γ′
e γ, ecc., a causa dell’eguale contenuto sensibile, saranno sentimenti
simili. Ma in generale essi non saranno identici, perchè ogni elemento
sentimentale, oltre che dalla sensazione, colla quale è immediatamente
legato, dipende sempre anche dallo stato del soggetto determinato
dall’insieme dei fatti antecedentemente svoltisi nella psiche del
soggetto stesso. Ora questo stato per ogni membro della serie -a′
b′ c′ d′-... è già un altro che per il corrispettivo membro della
serie -a b c d-..., perchè nell’impressione -a′-, l’impressione -a-
era già stata data, così che -a′- può essere riferita ad -a-, mentre
questa condizione non esiste per -a-. Analoghe differenze dello stato
sentimentale esistono per serie periodiche più complesse. Se in esse le
condizioni soggettive dei sentimenti momentanei possono pur concordare,
non mai possono coincidere, perchè ogni stato momentaneo ha sempre
una sua speciale orientazione al complesso dei processi psichici. Se
poniamo ad es., che si seguano un maggior numero di serie concordanti
-a, b, c, d, a′ b′ c′ d′, a″, b″, c″, d″,- ecc., nelle quali siano i
contenuti sensibili -a″ = a′ = a, b″ = b′ = b-, ecc., rimane pur sempre
-a″- nelle sue condizioni sentimentali diverse da -a′-, perchè -a′- può
essere riferito soltanto ad -a-, mentre -a″- così ad -a′- come ad -a-,
pur non considerando che ancora altre differenze fra tali impressioni
in sè eguali, sono sempre date in sensazioni per caso concomitanti, le
quali influiscono sullo stato sentimentale.
11. Poichè, come sopra si è notato, ogni elemento di una
rappresentazione di tempo è ordinato secondo un’impressione
immediatamente presente, questa è preferita a tutte le altre parti
della rappresentazione per una proprietà, che è simile a quella
appartenente al -punto visivo- nella percezione delle formazioni
spaziali, cioè perchè essa viene percepita -al massimo grado chiara
e distinta-. Ma v’è qui la grande differenza, che la percezione
più distinta non è, come nelle rappresentazioni di spazio, connessa
coll’organizzazione fisiologica degli apparati di senso, ma ha le
sue ragioni esclusivamente nelle proprietà generali del soggetto
percipiente, quali esse si esplicano nei processi sentimentali. Il
sentimento momentaneo, accompagnante l’impressione immediatamente
presente, è quello che fa di questa impressione presente quella più
distintamente percepita. Noi possiamo dire pertanto quella parte
di una rappresentazione di tempo corrispondente all’impressione
immediata il -punto visivo di questa rappresentazione-, oppure anche,
poichè esso non dipende, come il punto visivo delle rappresentazioni
di spazio, da condizioni organiche esterne, dirlo con espressione
metaforica il -punto visivo interno-. Così il punto visivo interno
designa quella parte di una rappresentazione di tempo, che corrisponde
all’impressione immediatamente presente, rappresentata -col massimo
grado di chiarezza-. Le impressioni situate all’infuori di questo punto
visivo, cioè quelle precedenti all’impressione immediata, sono quelle
percepite poi -indirettamente-. Esse sono rispetto al punto visivo
ordinate in una serie di gradi di chiarezza decrescente. Un’organica
rappresentazione di tempo è solo possibile, finchè il grado di
chiarezza di alcuni dei suoi elementi non sia divenuto zero. Quando
questo avviene, la rappresentazione si scinde tosto nelle sue parti.
12. Dai punti visivi esterni dei sensi dello spazio il punto visivo
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