pietruzze in quella forma infima di organo uditivo. Ma qui intervenne
anche un’altra modificazione, la quale serve pure a spiegare lo
prodigiose differenziazioni dei sistemi di sensazioni. Quella membrana
basilare della chiocciola ha nelle sue diverse parti un diametro
diverso, diventando essa più larga dalla base al vertice del canale
della chiocciola. Essa si comporta pertanto come un sistema di corde
tese di diversa lunghezza e, poichè in un tale sistema, in eguali
condizioni, le corde più lunghe sono destinate ai toni più bassi e le
più corte ai toni più alti, il medesimo fatto si può supporre per le
diverse parti della membrana. Mentre noi possiamo congetturare che il
sistema di sensazione corrispondente ai più semplici organi uditivi
muniti di otoliti, sia un sistema uniforme analogo al nostro sistema
di sensazioni di pressione; la differenziazione speciale di questo
apparato della chiocciola negli animali superiori spiega l’evolversi di
quel sistema originariamente uniforme in un sistema vario. Tuttavia la
natura dell’apparato ricevente rimane pur sempre la medesima, poichè
esso, tanto nella sua forma più semplice quanto nella più perfetta, è
adatto a un -trasporto- dello stimolo fisico ai nervi dei sensi quanto
è più possibile completo, ma in nessun modo ad una trasformazione di
questo stimolo. E ciò è confermato anche dall’osservazione che, come
le sensazioni di pressione possono essere determinate da punti della
pelle tali che manchino di speciali apparati riceventi, così in certi
animali, nei quali le condizioni di trasporto sonoro sono specialmente
favorevoli, ad es., negli uccelli, le onde sonore vengono portate ai
nervi sensori e sentite anche dopo la asportazione di tutto l’apparato
uditivo col suo specifico apparato ricevente.
I -sensi dell’olfatto, del gusto e della vista- diversificano
essenzialmente nel loro modo di comportarsi dal senso dell’udito.
In essi sono disposizioni fisiologiche che rendono impossibile
un’azione diretta dello stimolo sui nervi di senso, perchè fra i due
si inseriscono apparati speciali, nei quali lo stimolo esterno porta
modificazioni, che sono i veri stimoli eccitanti i nervi sensori.
Questi apparati sono, nei tre organi sunnominati, tessuti superficiali
trasformati in modo speciale, dei quali un’estremità è accessibile
allo stimolo e l’altra va in una fibra nervosa. Tutto ciò fa credere
che in tal caso gli apparati riceventi siano non semplici apparati di
trasporto, ma -apparati di trasformazione- dello stimolo. In questi tre
casi la trasformazione è verosimilmente -chimica-, poichè nel senso del
gusto e dell’olfatto gli esterni eccitamenti chimici, nel senso della
vista invece gli eccitamenti luminosi, determinano azioni chimiche nel
tessuto dell’organo, le quali agiscono poi come i veri stimoli sensori.
Epperò si contrappongono questi tre sensi come sensi -chimici-, ai
sensi della pressione o dell’udito come sensi -meccanici-; in quali
di queste due classi le sensazioni di caldo e freddo debbano essere
comprese, non è ancora possibile determinare con sicurezza. Una prova
della relazione diretta tra lo stimolo e la sensazione nei sensi
meccanici, o della indiretta nei sensi chimici, sta in ciò che nei
primi la sensazione si mantiene un tempo assai breve dopo uno stimolo
esterno, mentre nei secondi perdura assai più a lungo. Così, ad es.,
in una rapida serie di stimoli di pressione o soprattutto sonori, ci
è possibile distinguere tra loro assai nettamente i singoli stimoli;
all’opposto le impressioni luminose, gustative od olfattive si
confondono anche quando si succedono con una rapidità moderata.
4. Poichè gli stimoli, nelle due forme periferica e centrale, sono
fenomeni fisici che accompagnano regolarmente i processi psichici
elementari, le sensazioni, facilmente sorse naturale l’idea di
determinare certe relazioni fra queste due serie di processi. La
fisiologia, nell’intento di sciogliere questo problema, era solita
considerare le sensazioni come gli effetti degli stimoli fisiologici,
ma al tempo stesso ammetteva essere in questo caso impossibile il
trarre una vera spiegazione dell’effetto dalla sua causa; doversi
limitare all’affermazione della costanza di relazione tra certe cause,
stimoli, e certi effetti, sensazioni. Ora si trova che in molti casi
stimoli diversi, agendo sugli stessi apparati fisiologici riceventi,
determinano sensazioni qualitativamente eguali; si hanno, ad es.,
sensazioni luminose, quando si stimoli meccanicamente od elettricamente
l’occhio. Generalizzando questo risultato, si giunse alla proposizione
che ciascun singolo elemento ricevente di un organo di senso e ogni
fibra nervosa sensoria insieme alla sua terminazione centrale siano
capaci di una sola qualità saldamente determinata per una singola
sensazione; epperò le varietà delle qualità di sensazioni sia prodotta
dalla varietà di quegli elementi fisiologici di diversa energia
specifica.
Questa proposizione che si suole indicare come “legge dell’energia
specifica„, lasciando da parte che essa riconduce le cause delle
varie differenze delle sensazioni semplicemente ad una qualità occulta
degli elementi fisiologici di senso e nervosi, è insostenibile per tre
ragioni.
1) Essa sta in contraddizione coll’evoluzione fisiologica dei sensi.
Se, come dobbiamo ritenere secondo questa evoluzione, molteplici
sistemi di sensazioni sono derivati da altri originariamente più
semplici e uniformi, anche gli elementi fisiologici devono essere
variabili; ma questo è solo possibile nel senso che essi vengano
modificati dagli stimoli che agiscono su di essi. Epperò resta incluso
che gli elementi di senso determinano le qualità delle sensazioni
solo secondariamente, cioè in conseguenza della proprietà che esse
acquistano per i processi d’eccitamento ad essi dirizzati. Ma che gli
elementi sensibili in un corso di tempo abbastanza lungo subiscano
modificazioni più intime, le quali dipendano dalla natura degli stimoli
che li colpiscano, è solo possibile, quando il processo fisiologico
d’eccitamento negli elementi sensibili varii in qualsiasi grado colla
qualità dello stimolo.
2) La proposizione dell’energia specifica contraddice al fatto che nei
numerosi domini di senso, alla varietà delle qualità di sensazione non
corrisponde una eguale varietà degli elementi fisiologici del senso
stesso. Così da un unico punto della retina possono essere suscitate
tutte le sensazioni di luce e di colore. Egualmente non troviamo
affatto nell’organo dell’olfatto e in quello del gusto forme alcune
manifestamente diverse di elementi di senso, e vediamo nondimeno parti
pur limitate di queste superfici sensibili determinare una varietà di
sensazioni, che sopratutto nell’olfatto è straordinariamente grande.
Anche in quei casi, nei quali vi è ragione di ammettere che sensazioni
veramente diverse per qualità nascono in diversi elementi di senso, ad
es., nel senso dell’udito, anche in questi casi la conformazione degli
apparati di senso dimostra che queste differenze non si riducono ad una
proprietà delle fibre nervose o di speciali elementi di senso, ma hanno
il loro primo fondamento nei modi speciali di disposizione. Se nella
chiocciola dell’udito le diverse parti della membrana sono accordate a
suoni diversi, naturalmente anche le diverse fibre del nervo uditivo
sono eccitate da diverse onde sonore; ma questo non dipende da una
proprietà originaria enigmatica delle singole fibre del nervo uditivo,
bensì soltanto dalla natura del loro legame cogli apparati riceventi.
3) I nervi di senso e gli elementi centrali di senso non possono
possedere alcuna energia specifica originaria, perchè dal loro
eccitamento le sensazioni corrispondenti sorgono soltanto quando gli
organi di senso periferici sono stati accessibili almeno per un tempo
sufficientemente lungo agli stimoli di senso adeguati. Ai ciechi nati
e ai nati sordi mancano interamente, come si sa, le qualità di luce e
di suono, anche quando i nervi e i centri sensori sono in tutto formati
sin dall’origine.
Tutto questo ci dice che la differenza della qualità di sensazione
è determinata dalla differenza dei -processi di stimolazione- che
hanno luogo nell’organo di senso, e che questi processi dipendono,
prima dalla natura degli stimoli -fisici-, poi dalle proprietà degli
apparati riceventi che si formano per l’adattamento a questi stimoli.
Ed in seguito a questo adattamento può avvenire che, se invece dello
stimolo fisico adeguato causante il primitivo adattamento degli
elementi sensitivi, agisce un altro stimolo, si abbia alla fine pur
sempre la sensazione corrispondente allo stimolo adeguato. Però questo
fatto non vale nè per tutti gli stimoli di senso nè per tutti gli
elementi sensitivi. Così ad es., con stimoli di caldo e di freddo non
si può produrre una sensazione di pressione sulla pelle nè alcun’altra
qualità sensibile negli organi speciali di senso. Stimoli meccanici
ed elettrici suscitano sensazioni luminose solo se essi colpiscono la
retina, non se il nervo visivo; egualmente non è possibile con questi
stimoli generali produrre sensazione alcuna di olfatto o di gusto, a
meno che la corrente elettrica determini una scomposizione chimica, per
la quale si formino stimoli chimici adeguati.
5. Dalla proprietà dei processi di stimolazione, fisici e fisiologici,
è impossibile, per la natura stessa della cosa, derivare la proprietà
della sensazione, poichè i processi di stimolazione appartengono
all’esperienza della scienza naturale o mediata, le sensazioni invece
all’esperienza psicologica o immediata; fra le due pertanto non si può
stabilire un’eguaglianza. Ma pur esiste un rapporto reciproco fra le
sensazioni e i processi -fisiologici- di stimolazione, nel senso che
a sensazioni diverse debbano sempre corrispondere diversi processi di
stimolazione; questa proposizione del -parallelismo tra le differenze
delle sensazioni e le differenze fisiologiche di stimolazione-, è un
principio importante per la dottrina così psicologica come fisiologica
della sensazione. Nella prima lo si applica per ottenere, mediante
volontarie variazioni degli stimoli, certe modificazioni della
sensazione; nella seconda per conchiudere dall’eguaglianza o differenza
delle sensazioni all’eguaglianza o diversità dei processi fisiologici
di stimolazione. Inoltre il medesimo principio costituisce i fondamenti
tanto della nostra esperienza pratica della vita quanto della nostra
conoscenza teorica del mondo esterno.
A) -Le sensazioni del senso generale.-
6. Il concetto del “senso generale„ ha un significato temporale ed uno
spaziale: in ordine di tempo il senso generale è quello che antecede
gli altri tutti e che per questo solo appartiene a -tutti- gli esseri
animati; spazialmente il senso generale si differenzia dal senso
speciale per questo, che esso ha la più larga superficie di senso
accessibile a stimoli. Esso comprende non solo la intera pelle esterna
colle parti mucose della cavità, ma anche una grande quantità di organi
interni, come le articolazioni, i muscoli, i tendini, le ossa, nei
quali si spandono nervi di senso e che sono accessibili agli stimoli o
sempre, o, come le ossa, temporaneamente e sotto condizioni speciali.
Il senso generale comprende -quattro- sistemi di sensazioni
specificamente fra loro diversi: sensazioni di pressione, sensazioni
di freddo, senzazioni di caldo e sensazioni dolorifiche. Non di rado un
unico stimolo suscita più d’una di queste sensazioni. Ma la sensazione
viene senz’altro riconosciuta come mista, i cui singoli componenti
appartengono a sistemi diversi di sensazioni, ad es., a quello delle
sensazioni di pressioni e delle sensazioni di caldo, o a quello delle
sensazioni di pressione e di dolore, o delle sensazioni di caldo e di
dolore. Allo stesso modo a causa dell’estensione spaziale dell’organo
di senso, sorgono molto spesso mescolanze di qualità diverse di uno
stesso sistema, ad es., quando si tocchi una larga superficie della
pelle, si hanno sensazioni di pressione qualitativamente diverse.
I quattro sistemi di sensazione del senso generale sono tutti sistemi
-uniformi- (§ 5, 5) e anche da questo lato il senso generale di fronte
agli altri sensi, i sistemi dei quali sono vari, si dà a riconoscere
come quello che geneticamente è primo. Le sensazioni di pressione
che hanno la loro origine e nella pelle esterna e nella tensione
o movimenti delle articolazioni dei muscoli o dei tendini, siamo
soliti ad abbracciare sotto il nome di -sensazioni di tatto- e a
queste contraporre come -sensazioni comuni-, le sensazioni di caldo,
di freddo e dolorifiche, insieme alle sensazioni di pressione che
hanno luogo negli altri organi interni. Le sensazioni tattili possono
alla loro volta essere distinte in -esterne- ed -interne-, quando si
pongano fra le prime le sensazioni di pressione sulla pelle, e fra
le seconde le sensazioni di pressione che avvengono nei su menzionati
tessuti ed organi. Quest’ultime possono anche essere distinte rispetto
alla loro sede fisiologica, in sensazioni muscolari e senzazioni
di articolazioni; e rispetto alla loro condizione di formazione,
in sensazione di tensione o di forza e sensazioni di movimento o di
contrazione.
7. Solo sulla pelle esterna è possibile con sufficiente esattezza
avere una prova dell’attitudine che presentano le diverse parti degli
organi di senso generale a ricevere stimoli e a produrre sensazioni.
Riguardo alla parte interna si può soltanto affermare che sono
sensibili agli stimoli di pressione le articolazioni in assai grande
misura, i muscoli e i tendini in più piccola, mentre le sensazioni
di caldo, di freddo e dolorifiche sorgono negli organi interni solo
eccezionalmente e, in grado notevole, solo in condizioni anormali.
Invece sulla pelle esterna e sugli integumenti mucosi che confinano
immediatamente colla pelle, non è alcun punto il quale non sia
contemporaneamente sensibile agli stimoli di pressione, di freddo e
dolorifici. Ma è pur vero che varia il -grado- della sensibilità sui
diversi punti, e proprio così, che generalmente non coincidono fra
loro i punti di maggior sensibilità per la pressione e per il caldo e
per il freddo. Soltanto la sensibilità dolorifica si comporta in modo
abbastanza uniforme, con questa sola eccezione, che in alcuni punti
lo stimolo dolorifico agisce alla superficie, in altri penetra più
addentro. Invece ci sono singole parti della pelle quasi puntiformi
specialmente privilegiate, per gli stimoli di pressione, di caldo, di
freddo che sono designate come punti dolorifici, caldi e freddi. Esse
sono sparse in numero assai vario sulle diverse regioni della pelle.
Punti di diverse qualità non coincidono mai, ma i punti di temperatura
possono egualmente dar origine a sensazioni di pressione e dolorifiche;
stimoli caldi per solito determinano anche sui punti freddi sensazioni
calde, mentre i punti caldi pare non possano essere eccitati da
stimoli freddi puntiformi. Inoltre i punti caldi e freddi possono anche
reagire con sensazioni calde e fredde a stimoli meccanici ed elettrici
opportunamente applicati.
8. Delle quattro speci di qualità sunnominate le sensazioni di
pressione e dolorifiche formano sistemi chiusi, che non offrono
relazioni nè fra loro nè coi due sistemi di sensazioni di temperatura.
Invece noi siamo soliti porre le sensazioni di temperatura -nel
rapporto di opposizione-, in quanto noi apprendiamo caldo e freddo
non semplicemente come sensazioni diverse, ma -contrastanti-. È però
assai probabile che questa considerazione provenga non dalla natura
originaria delle sensazioni, ma in parte dalle condizioni della loro
formazione e in parte dai sentimenti che le accompagnano. Mentre
le altre qualità possono fra loro collegarsi a loro gradimento e
costituire sensazioni miste, ad es., pressione e caldo, pressione e
dolore, freddo e dolore, e così via; caldo e freddo, a causa delle
condizioni della loro origine, si escludono l’un l’altro; così che in
un dato punto della pelle è possibile soltanto una sensazione calda
o una fredda, o nessuna delle due. Quando l’una di queste sensazioni
passa senza interruzione nell’altra, il passaggio avviene regolarmente,
in modo che o la sensazione calda gradatamente sparisce e sorge una
sensazione fredda in accrescimento costante, o viceversa, questa
sparisce e quella cresce a poco a poco. Si aggiunge ancora che caldo
e freddo sono collegati a sentimenti elementari opposti, fra i quali
il punto in cui le due sensazioni spariscono, si presenta come punto
d’indifferenza.
I due sistemi di sensazioni di temperatura stanno ancora in un’ultima
relazione: essi sono dipendenti in alta misura dalle condizioni
variabili della stimolazione sull’organo di senso; un aumento notevole
della propria temperatura è da noi sentito come caldo, un abbassamento
della stessa come freddo. Egualmente la temperatura del nostro corpo,
che corrisponde alla zona d’indifferenza fra le due sensazioni, si
adatta relativamente presto alla temperatura esterna, entro limiti
abbastanza larghi. E il fatto che i due sistemi di sensazioni si
comportano anche sotto questo rispetto egualmente, viene ad appoggiare
ancor più il concetto della loro affinità o della loro opposizione.
B) -Le sensazioni di suono.-
9. Noi abbiamo -due- sistemi di sensazioni sonore semplici fra loro
indipendenti, ma di solito connessi a causa del mescolarsi degli
stimoli; il sistema -uniforme- delle sensazioni semplici di rumore e il
sistema -vario- delle sensazioni semplici di tono.
Possiamo produrre -sensazioni semplici di rumore- solo in condizioni
nelle quali sia escluso il sorgere contemporaneo di sensazioni di tono;
cioè quando noi produciamo vibrazioni d’aria, la velocità delle quali
sia nè troppo lenta nè troppo rapida, o quando onde sonore agiscono
sull’orecchio per un tempo più breve di quello che possa determinare
una sensazione di tono. La sensazione di rumore ottenuta in tal modo
può essere distinta per intensità e per durata. A parte ciò, pare
che essa sia qualitativamente uniforme. Certo è possibile che piccole
differenze qualitative esistano a seconda delle condizioni di origine
del rumore; ma esse sono in ogni caso troppo piccole per essere fissate
mediante determinazioni diverse. I così detti soliti rumori sono
composizioni di sensazioni e risultano da tali sensazioni semplici
di rumore e da molte numerose sensazioni di tono irregolari (V. § 9,
7). Il sistema uniforme delle sensazioni di rumore è probabilmente
il primitivo in ordine di sviluppo. Le semplici vescichette uditive,
provvedute di otoliti, quali s’incontrano negli animali inferiori,
possono difficilmente produrre sensazioni diverse dalle sensazioni
di rumore semplici. Anche nell’uomo e negli animali superiori le
disposizioni del vestibolo del labirinto fanno credere solo a un
eccitamento sonoro uniforme, corrispondente alla sensazione semplice
di rumore; e infine, dopo le ricerche anche sugli animali privi del
labirinto, pare che anche solo un’eccitazione diretta del nervo uditivo
possa produrre tali sensazioni. Siccome poi nello sviluppo degli
animali superiori l’apparato a chiocciola del labirinto uditivo è
derivato dall’originaria vescichetta del vestibolo, corrispondente in
tutto nella sua conformazione a un primitivo organo d’udito, il sistema
molteplice delle sensazioni di tono può forse essere considerato
come un prodotto della differenziazione del sistema uniforme delle
sensazioni semplici di rumore; benchè, dovunque questo svolgimento
si sia compiuto, il sistema semplice continui a persistere accanto al
complesso.
10. Il sistema delle -sensazioni semplici di tono- costituisce una
varietà continua a -una- dimensione. -Altezza dei toni- noi diciamo
la qualità delle singole sensazioni semplici di tono. La natura
unidimensionale del sistema appare dal fatto che noi, partendo da una
data altezza di tono, possiamo variare le qualità sempre secondo -due-
direzioni fra loro opposte: l’una di queste diciamo -elevamento-,
l’altra -abbassamento- del tono. Nell’esperienza reale una semplice
sensazione di tono non ci si offre mai per sè sola, in tutto pura,
ma ora essa si collega con altre sensazioni di tono, ora anche con
concomitanti sensazioni semplici di rumore. Ma poichè questi elementi
concomitanti, secondo lo schema più sopra dato (§ 5, 1), possono essere
variati a piacimento, e in molti casi sono relativamente deboli a
paragone di un singolo tono; l’applicazione pratica delle sensazioni
di tono nell’arte della musica è già riuscita all’astrazione della
sensazione semplice di tono. Coi simboli -do, do diesis, fa bemolle,
re-, ecc., noi indichiamo toni semplici, benchè i suoni di strumenti
musicali e della voce umana, coi quali noi produciamo quest’altezze
di tono, siano sempre accompagnati da altri toni più deboli e anche
spesso da rumori. Poichè le condizioni in cui sorgono questi toni
d’accompagnamento, possono variare a nostra volontà così da diventare
molto deboli, la tecnica acustica è riuscita persino a determinare i
toni semplici in purezza pressochè completa. Il mezzo più semplice per
ciò sta nel mettere il diapason in relazione cogli spazi di risonanza,
i quali sono accordati al tono fondamentale del diapason; e poichè
lo spazio di risonanza non fa che rinforzare il tono fondamentale, al
vibrare di un unico diapason gli speciali toni concomitanti diventano
così deboli, che la sensazione viene di solito percepita come una
sensazione semplice ed indecomponibile. Quando si cerchi determinare
le onde sonore corrispondenti ad una tale sensazione di tono, si
trova che esse corrispondono al più semplice movimento possibile
di vibrazione, cioè all’oscillazione pendolare, così detta perchè
le oscillazioni delle particelle d’aria seguono la stessa legge,
secondo la quale si comportano le oscillazioni di un pendolo che si
muove in un’assai piccola ampiezza[7]. Che queste vibrazioni sonore
relativamente semplici corrispondano a sensazioni semplici di tono, e
che noi in queste combinazioni di sensazione possiamo pur distinguere
ed udire le sensazioni singole, si può fisicamente dedurre, in base
alle disposizioni dell’apparato della chiocciola, dalla legge delle
vibrazioni concomitanti. Essendo la membrana basilare della chiocciola
accordata nelle sue diverse parti a diverse altezze di tono, se una
semplice oscillazione sonora colpisce l’orecchio, vibrerà soltanto
la parte accordata a quella oscillazione, e se la medesima velocità
di vibrazione si svolge in un più complesso movimento sonoro, quella
farà vibrare soltanto la parte ad essa accordata, e le restanti parti
costitutive del movimento sonoro faranno vibrare altre porzioni della
membrana, rispondenti ad esse in egual maniera.
11. Il sistema delle sensazioni di tono si dimostra una varietà
-continua-, essendo possibile giungere da una determinata altezza di
tono a una qualsiasi altra per una continua variazione di sensazione.
La musica, scegliendo da questo continuo, singole sensazioni che sono
separate da grandi intervalli, e in tal modo facendo della -linea dei
toni- la -scala dei toni-, fa una determinazione arbitraria, che ha pur
sempre la sua base nel rapporto delle sensazioni di tono; ma su di essa
ritorneremo più innanzi per considerare le formazioni rappresentative
che sorgono da queste sensazioni. La linea naturale dei toni ha due
punti estremi, i quali fisiologicamente sono determinati dai limiti
della percettibilità dell’apparato uditivo. Questi estremi sono il tono
più alto e il più basso, dei quali il primo corrisponde a un movimento
vibratorio da 8 a 10, il secondo a un movimento da 40.000 a 60.000
vibrazioni intere al minuto secondo.
C) -Le sensazioni di olfatto e di gusto.-
12. Le -sensazioni di olfatto- formano un sistema vario di un ordine
fin qui ancora sconosciuto. Noi sappiamo soltanto che esiste un numero
assai grande dì diverse qualità olfattive, tra le quali hanno luogo
tutti i continui passaggi possibili. È pertanto fuori di dubbio che il
sistema è una varietà a più dimensioni.
12-a-. Come un indizio che un tempo sarà forse possibile
ridurre le sensazioni olfattive a un più piccolo numero di
qualità principali, si può considerare il fatto che gli odori
possono disporsi in certe -classi-, delle quali ciascuna contiene
sensazioni che sono più o meno affini. Tali classi sono, ad es.,
gli odori d’etere, gli aromatici, i balsamici, quelli di musco,
di abbruciaticcio e così via. Osservazioni isolate insegnano che
alcune qualità prodotte da speciali sostanze odorifiche, possono
essere determinate anche dalla mescolanza di altre sostanze. Ma
queste esperienze non sono sino ad ora sufficienti per ricondurre
la grande quantità di odori singoli, che ciascuna delle suddette
classi racchiude, a un più limitato numero di qualità principali
e di loro mescolanze. Infine si è anche osservato che parecchi
stimoli olfattivi, usati in conveniente rapporto d’intensità,
si compensano nella sensazione; e ciò accade non solo con
quelle sostanze che come, ad es., acido acetico ed ammoniaca,
si neutralizzano chimicamente, ma anche con quelle che come, ad
es., caoutchouch e cera o balsamo del tolù, all’infuori delle
particelle odorifere, non agiscono chimicamente una sull’altra.
E siccome noi possiamo constatare questa compensazione anche
quando i due odori agiscono in due superfici olfattive affatto
diverse, l’uno sulla destra mucosa interna del naso, l’altro sulla
sinistra, dobbiamo credere che qui si tratti non di un fenomeno
analogo al complementarismo dei colori, di cui più sotto avremo
a parlare (22), ma probabilmente di una reciproca inibizione
centrale delle sensazioni. Contro questo analogia sta anche
l’osservazione che una medesima qualità olfattoria può talvolta
compensare più qualità affatto diverse, anche quelle che si
neutralizzano fra loro stesse; il complementarismo dei colori è
invece sempre limitato a due qualità che sono fra loro in istretta
relazione.
13. Un po’ più da vicino sono studiate le -sensazioni gustative-;
infatti in esse noi possiamo distinguere -quattro qualità principali-,
che non si possono paragonare fra loro; tra queste avvengono tutti
i passaggi possibili, che noi percepiamo come sensazioni miste. Le
quattro qualità principali sono: -acido, dolce, amaro- e -salato-.
Oltre a queste, alcuni considerano anche il sapore della lisciva
(alcalini) e il metallico come qualità indipendenti, ma la lisciva
mostra senza dubbio una parentela col salato, ed il metallico
coll’acido; ambedue sono quindi probabilmente sensazioni miste o di
transizione (l’alcalino forse tra il salato e il dolce, il metallico
tra l’acido e il salato). Delle suddette quattro qualità principali,
dolce e salato stanno in un rapporto d’opposizione, in quanto l’una di
queste sensazioni è trasformata dall’altra, purchè questa raggiunga
l’opportuna intensità, in una sensazione mista -neutra- (di solito
detta “insipida„), senza che gli stimoli saporifici, che in tal guisa
si neutralizzano scambievolmente, consentano una combinazione chimica.
Epperò dobbiamo considerare il sistema delle sensazioni gustative come
una moltiplicità -a due dimensioni-, che può essere in qualche modo
geometricamente rappresentata da una superficie di cerchio, alla cui
periferia stanno le quattro qualità fondamentali coi loro gradi di
transizione, mentre il centro è occupato dalle sensazioni miste neutre,
e la restante superficie dai gradi intermedi tra queste e le qualità
saturate della periferia.
13-a-. Pare che in queste proprietà delle qualità gustative
sia data un primo abbozzo del modo di comportarsi di un senso
chimico. Da questo lato il senso del gusto costituisce forse
un grado di sviluppo antecedente al senso della vista. La
connessione manifesta colla natura chimica del processo di
stimolazione fa credere che la neutralizzazione reciproca
di certe sensazioni, colle quali è forse collegata la natura
pluridimensionale del sistema, sia fondata non sulle singole
sensazioni, come nelle sensazioni di caldo e di freddo (pag.
38), ma sui rapporti dell’eccitamento -fisiologico-. Alle azioni
chimiche di determinate sostanze spetta generalmente, come è
noto, la proprietà di poter essere neutralizzate dalle azioni
di certe altre sostanze. Ora noi non sappiamo che cosa siano le
modificazioni chimiche prodotte dagli stimoli saporifici nelle
cellule gustative, ma in base al principio del parallelismo
delle differenze tra la sensazione e l’eccitamento (pag. 36)
possiamo, dalla compensazione delle sensazioni di dolce e di
salato, conchiudere che anche le reazioni chimiche prodotte dalle
sostanze saporifiche dolci e salate si elidono nelle cellule
gustative. Il medesimo varrebbe per le altre sensazioni, per le
quali fosse possibile dimostrare un comportamento simile. Intorno
alle condizioni fisiologiche della stimolazione saporifica noi
possiamo, in base ai fatti suesposti, conchiudere questo solo, che
i processi chimici d’eccitamento, corrispondenti a tali sensazioni
neutralizzantisi, si trovano nelle stesse cellule di senso.
Naturalmente non è esclusa la possibilità che nelle medesime
formazioni sorgano più processi, i quali abbiano ad essere
neutralizzati da reazioni opposte. I reperti anatomici e gli
esperimenti fisiologici con stimoli distinti su singole papille
gustative non danno sino ad ora alcuna risposta decisiva. E anche
qui è tutt’ora incerto, se nei fatti suesposti di compensazione
si debba riconoscere un proprio complementarismo corrispondente a
quello dei colori (vedi sotto 22).
D) -Le sensazioni di luce.-
14. Il sistema delle sensazioni di luce consta di -due- sistemi
parziali: delle -sensazioni acromatiche- e delle -sensazioni
cromatiche-; tra le qualità loro si trovano tutti i possibili gradi di
continui passaggi.
Le sensazioni acromatiche formano, per sè sole considerate, un sistema
molteplice ad -una- dimensione, il quale, analogamente alla linea dei
toni, si chiude fra due punti limiti. Noi diciamo -nero- le sensazioni,
che stanno più vicine ad uno di questi limiti, e -bianco- quelle che
stanno presso all’altro; fra i due disponiamo il -grigio- nelle sue
diverse gradazioni (grigio oscuro, grigio e grigio chiaro). Questo
sistema unidimensionale delle sensazioni acromatiche ha la proprietà di
essere, a differenza della linea dei toni, un -sistema nel tempo stesso
qualitativo e intensivo-, imperocchè ogni modificazione qualitativa
nella direzione da nero a bianco viene sentita come un accrescimento
intensivo, e ogni variazione nella direzione da bianco a nero, come una
diminuzione intensiva. Ogni grado del sistema per tal modo determinato
qualitativamente e intensivamente, è detto il -chiarore- della
sensazione acromatica. Epperò si può indicare anche l’intero sistema
come il sistema delle -sensazioni pure di chiarore-, dove l’attributo
“puro„ indica in questo caso l’assenza di sensazioni cromatiche. Il
sistema delle sensazioni pure di chiarore è un sistema assolutamente
unidimensionale nel senso, che in esso i gradi qualitativi e intensivi
coincidono in una sola e medesima dimensione, e in ciò sostanzialmente
differisce dalla linea dei toni, nella quale ogni punto rappresenta
solo un grado qualitativo, cui si dispone accanto il grado intensivo
in ordine egualmente lineare. Mentre le sensazioni semplici di tono,
quando si considerino nel tempo stesso le loro proprietà qualitative
ed intensive, formano un continuo a due dimensioni, il sistema delle
sensazioni pure di chiarore permane un continuo -a una dimensione-,
anche quando si considerino ambedue le parti che lo determinano.
L’intero sistema può anche essere concepito come una serie continua
di -gradi di chiarore-; in questo caso indichiamo i gradi inferiori
secondo la qualità come nero, secondo l’intensità come deboli, ed i
gradi superiori secondo la qualità come bianco, secondo l’intensità
come forti.
15. Anche -le sensazioni cromatiche- costituiscono, quando si abbia
riguardo solo alla loro qualità, un sistema ad una dimensione. Ma
questo, a differenza del sistema delle sensazioni pure di chiarore,
ha la proprietà di ricorrere in sè stesso; infatti da qualsiasi punto
si parta, si ritorna sempre a poco a poco ad una qualità di maggiore
differenza, e poi da questa di nuovo a qualità di minore differenza,
ed infine al punto di partenza. Lo spettro dei colori che si ottiene
dall’incidenza del raggio solare su un prisma o che si osserva
nell’arco-baleno, presenta già questa proprietà, benchè non appieno.
Se si parte dal limite rosso di questo spettro, si riesce dapprima
all’aranciato, poi al giallo, giallo-verde, verde, verde-bleu, bleu,
indaco, infine al violetto, il quale ultimo è di nuovo più simile al
rosso di tutti gli altri colori che stanno tra il rosso e il violetto,
ad eccezione di quello che è più vicino al rosso, dell’aranciato. La
ragione, per cui questa linea dei colori dello spettro non ricorre
completamente in sè stessa, sta evidentemente nel fatto che essa
non contiene tutti i colori corrispondenti alle nostre sensazioni;
mancano nello spettro le gradazioni purpureo-rosse, che fisicamente
si ottengono mescolando i raggi rossi e violetti. Se con questa
mescolanza s’integra la serie dei colori dello spettro, il sistema
delle sensazioni reali dei colori è completo e forma una linea che
ritorna al proprio punto di partenza. Ma non è a credere che questa
proprietà provenga dal fatto, che lo spettro dei colori offra realmente
alla nostra osservazione in modo approssimativo quel ritorno. Piuttosto
è possibile ottenere il medesimo ordine delle sensazioni, anche quando
oggetti colorati, mescolati in qualsiasi modo, vengano ordinati
secondo la loro affinità soggettiva del colore; persino fanciulli,
che non hanno mai osservato con attenzione uno spettro solare o un
arcobaleno, epperò possono cominciare questa serie così col rosso come
con qualsiasi altro colore, la costruiscono sempre nello stesso senso.
Quindi il sistema delle qualità cromatiche pure dev’essere definito
come un sistema ad una dimensione, non in linea retta, ma -ricorrente
in se stesso-; geometricamente può essere rappresentato nel modo più
semplice da una -circonferenza-. Siccome in questo sistema da ogni
dato colore, per piccole e graduali variazioni della sensazione, si
giunge dapprima a colori simili a quello, poi ad altri da quello
diversissimi, e infine di nuovo ad altri in altra direzione pure
simili ad esso, necessariamente ad ogni qualità cromatica corrisponde
una cert’altra qualità, che equivale al -massimo delle differenze
sensibili.- Questo colore può essere detto -colore contrario-, e quando
si rappresenti il sistema dei colori mediante una circonferenza,
due colori contrari trovano posto alle due estremità di uno stesso
diametro. Colori contrari sono, ad es., rosso-porpora e verde, giallo e
bleu, verde-chiaro e violetto e così via, cioè essi sono le più grandi
differenze qualitative sensibili.
La qualità delle sensazioni, che ci è data dall’ordine stesso del
sistema dei colori, è detta anche, con una espressione metaforica tolta
a prestito della qualità dei toni: -tono dei colori-, per distinguerla
dalle altre determinazioni qualitative. In questo senso i semplici nomi
dei colori rosso, aranciato, giallo, ecc., indicano semplici toni di
colori. Il cerchio dei colori è una rappresentazione del sistema dei
toni dei colori, fatta astrazione da tutte le proprietà che ancora si
aggiungono alla sensazione. Infatti la sensazione di colore possiede
ancora due proprietà, delle quali l’una diciamo -grado del colore-
o anche -saturazione-, l’altra -chiarore-. Di queste due proprietà
il grado del colore è speciale alle sensazioni di colore, mentre il
chiarore è comune colle sensazioni acromatiche.
16. Per -grado del colore o saturazione- s’intende la proprietà della
sensazione di colore di pervenire per qualsiasi passaggio a sensazioni
acromatiche; cosicchè continui passaggi sono possibili da ogni colore
ad ogni grado della serie delle sensazioni acromatiche, al bianco,
al grigio, al nero. L’espressione “saturazione„ è qui presa dal modo
consueto di dimostrare oggettivamente questi passaggi, cioè dalla
saturazione di una soluzione incolore con sostanze colorate. Potendosi
pensare per ogni possibile stato di un colore per quanto saturato, uno
stato ancor più saturato dello stesso tono, e indicando una sensazione
acromatica il punto estremo in una serie di saturazioni sempre
decrescenti di un qualsiasi colore, il grado del colore può essere
considerato come una determinazione che spetta a tutte le sensazioni
di colore, o per la quale il sistema delle sensazioni di colore è
portato nello stesso tempo in immediata connessione con quello delle
sensazioni acromatiche. L’insieme dei gradi di colore che si presentano
come passaggi da un certo colore a una certa sensazione acromatica,
bianca, grigia o nera, -- quando si pensi rappresentata la sensazione
acromatica da un punto, il quale coincida col punto medio del cerchio
dei colori, -- potrà essere espresso da quel raggio del cerchio che
collega quel punto di mezzo con quel certo colore. Immaginiamo ora
rappresentati in tal modo nello spazio i gradi di saturazione di tutti
i colori, gradi corrispondenti ai continui passaggi ad una certa
sensazione acromatica; allora il sistema dei gradi così ottenuto
assume la figura di una -superficie di cerchio-, la cui periferia
corrisponde al sistema dei toni semplici dei colori, e il cui centro a
quella sensazione acromatica, alla quale sono ordinati i diversi gradi
dei colori. Quindi, partendo da qualsiasi punto del continuo lineare
delle sensazioni acromatiche, è sempre possibile costrurre un sistema
dei gradi dei colori, purchè si osservi questa sola condizione, che
il bianco non sia troppo chiaro o il nero troppo oscuro, altrimenti
sparirebbero le differenze di saturazione e dei colori. Ma sistemi
di saturazione, che sieno ordinati per -diversi- punti del sistema
acromatico, possiedono sempre diversi gradi di chiarore. È possibile
costrurre un sistema -puro- di gradi dei colori sempre solo per
un -unico- determinato grado di chiarore, cioè, coincidendo il
sistema delle sensazioni acromatiche con quello delle sensazioni
pure di chiarore, per -un solo- punto del continuo delle sensazioni
acromatiche. Quando questo sia stato fatto per tutti i punti possibili,
il sistema dei gradi dei colori è completato da quello dei -gradi di
chiarore-.
17. -Il chiarore- è una proprietà che spetta con eguale necessità
tanto alle sensazioni cromatiche quanto alle acromatiche; ed è tanto
in quelle quanto in queste proprietà insieme qualitativa e intensiva.
Partendo da un certo grado di chiarore, ogni sensazione colorata,
di cui si faccia crescere il chiarore, viene accostandosi nella sua
qualità al bianco, mentre nel tempo stesso ne cresce l’intensità; e
quando se ne faccia diminuire il chiarore, essa si avvicina nella
sua qualità al nero, mentre nel tempo istesso se ne indebolisce
l’intensità. I gradi di chiarore di ogni singolo colore formano un
sistema di qualità intensive analogo alle sensazioni acromatiche e alle
sensazioni pure di chiarore, solo che al posto dei gradi qualitativi
acromatici che si muovono tra il nero e il bianco, qui sono entrati i
corrispondenti gradi di saturazione. La nuova serie presenta dal punto
della maggior saturazione due direzioni opposte di diversa saturazione:
la -positiva- nella direzione del bianco, che è connessa intensivamente
coll’aumento della sensazione, e la -negativa- nella direzione del
nero, cui corrisponde una diminuzione della sensazione. Come estremi
delle due graduazioni delle saturazioni, si dànno da una parte la pura
sensazione bianco, e dall’altra la pura sensazione nero, delle quali
quella rappresenta un massimo e questa un minimo dell’intensità della
sensazione. In tal guisa bianco e nero indicano egualmente i punti
situati in senso opposto tanto nel sistema delle sensazioni pure di
chiarore, come in quello delle sensazioni cromatiche, disposte secondo
i gradi di chiarore. Conseguenza naturale di ciò è che per ciascun
colore v’ha un certo chiarore medio, nel quale la saturazione del
colore è giunta al massimo, e dal quale si va per aumento di chiarore
in direzione positiva, per diminuzione in negativa. Questo valore di
chiarore, il più favorevole per la saturazione, non è però lo stesso
per tutte le sensazioni di colore, ma esso si gradua dal rosso al bleu,
in modo che pel rosso è il più alto e pel bleu il più basso. In ciò
trova una spiegazione il noto fenomeno che durante il crepuscolo, cioè
in una debole sensazione di chiarore, ancor riconosciamo, ad es., in un
dipinto i toni bleu, mentre i rossi ci appaiono già neri.
18. Se si astrae da questa posizione dei punti di massima saturazione
nella linea dei gradi di chiarore, posizione alquanto diversa per ogni
singolo colore, è possibile dare un’espressione chiara e semplicissima
alla relazione, nella quale per il graduale passaggio al bianco da un
lato, al nero dall’altro, il sistema delle -sensazioni cromatiche di
chiarore- si accosta al sistema delle -sensazioni pure- o acromatiche
di chiarore; e nel modo seguente. Se si immagina il sistema dei
toni puri di colore o dei colori nel massimo della loro saturazione
rappresentato, come sopra, da un cerchio, e s’immagina nel centro
della superficie appartenente a questo cerchio, condotta la linea delle
sensazioni pure di chiarore come linea perpendicolare, in modo che nel
centro del cerchio cada la sensazione acromatica corrispondente al
minimo della saturazione; i sistemi cromatici di chiarore crescente
e decrescente possono essere disposti in modo analogo sopra o sotto
quella circonferenza della saturazione massima dei colori. Ma la
diminuzione graduale delle saturazioni sarà espressa tanto qui come
là per mezzo del raggio sempre più decrescente dei cerchi sovrapposti
gli uni sovra gli altri, finchè ai due punti estremi della linea delle
sensazioni pure di chiarore i cerchi scompaiono del tutto; e questo
secondo il principio, che per ogni colore il massimo del chiarore
corrisponde alla sensazione bianco e il minimo alla sensazione nero[8].
19. Da quanto si è detto, risulta che il sistema complessivo delle
-sensazioni cromatiche di chiarore- può essere raffigurato nel modo
più semplice mediante una -superficie sferica-, di cui equatore si
consideri il cerchio dei colori rappresentante il sistema dei toni
puri di colore o dei colori a saturazione massima, mentre i due
poli corrispondono ai punti estremi delle sensazioni acromatiche di
chiarore, bianco e nero. Naturalmente anche un’altra figura geometrica,
che avesse simili proprietà, ad es., un cono doppio con base comune
e coi vertici rivolti in direzioni opposte, potrebbe servire allo
stesso scopo. Di essenziale per la rappresentazione resta soltanto il
graduale passaggio in bianco e nero, e la diminuzione dei vari toni di
colore corrispondenti a questo passaggio, diminuzione che trova la sua
espressione grafica nel continuo impiccolimento dei cerchi di colore.
Ora il sistema dei gradi di saturazione ordinati in base di una certa
sensazione pura di chiarore può essere rappresentato, come sopra è
detto, da una superficie di cerchio che contenga tutte le sensazioni
luminose, corrispondenti a quel medesimo grado di chiarore. Se ora
si vuole contemporaneamente ordinare in un solo sistema i gradi di
saturazione e di chiarore, -tutto l’intero sistema delle sensazioni
luminose- può essere rappresentato da un solido -sfera-, di cui il
cerchio equatoriale racchiude il sistema dei toni puri di colore;
l’asse congiungente i due poli, il sistema delle sensazioni pure di
chiarore, e la superficie il sistema delle sensazioni cromatiche di
chiarore. Ogni cerchio posto perpendicolare a quell’asse, corrisponde
a un sistema di gradi di saturazione dell’eguale chiarore. Questa
rappresentazione grafica per mezzo di una sfera è arbitraria, poichè in
luogo di tale solido potrebbe essere scelto qualunque altro, che abbia
proprietà analoghe; tuttavia il fatto psicologico che il -complessivo
sistema delle sensazioni luminose è un sistema a tre dimensioni
e un continuo in sè chiuso- trova in essa la propria espressione
intuitiva. La natura tridimensionale del sistema deriva dall’essere
necessariamente ogni sensazione di luce concreta un composto di -tre-
parti: tono del colore, saturazione e chiarore. La sensazione pura o
acromatica di chiarore e la sensazione pura o saturata di colore sono
in questo caso considerate come i due estremi nella serie dei gradi
di saturazione. La forma -in sè chiusa- del sistema proviene per un
lato, dalla natura delle sensazioni di colore di costituire un tutto
in sè chiuso, e per altro lato dalla limitazione del sistema dei
chiarori cromatici segnata dai due punti estremi delle sensazioni pure
di chiarore. Un’altra proprietà del sistema è la seguente: soltanto
le variazioni nelle due dimensioni dei toni di colore e dei gradi di
saturazione sono pure variazioni di qualità; invece ogni modificazione
nella -terza- dimensione, corrispondente alle sensazioni di chiarore,
porta con sè nello stesso tempo una variazione qualitativa ed una
intensiva. Per questa circostanza, l’intero sistema a tre dimensioni
è richiesto necessariamente per rappresentare in modo esauriente le
qualità della sensazione luminosa; questo sistema abbraccia però anche
le intensità della sensazione.
20. Nel sistema delle sensazioni di luce certe -sensazioni
fondamentali- hanno un posto privilegiato, perchè noi ce ne serviamo
come punti d’orientazione nell’ordinare tutte le altre sensazioni. Tali
sensazioni fondamentali sono, nella serie acromatica -bianco- e -nero-,
nella serie delle sensazioni cromatiche i quattro colori fondamentali
-rosso, giallo, verde- e -bleu-. Solo per queste sei sensazioni la
lingua ha creato relativamente presto determinazioni diverse e ben
distinte. Tutte le altre sensazioni furono espresse in parte mediante
riferimenti a quelle, in parte colle stesse parole già usate per
quelle. Noi apprendiamo il grigio come un grado intermedio che sta
nella serie acromatica tra il bianco e il nero; i diversi gradi di
saturazione diciamo, secondo il loro valore di chiarore, toni di colore
biancastri, o nerastri, chiari od oscuri: e per i colori che stanno
tra i quattro colori fondamentali, noi ci serviamo di designazioni
di transizione, come purpureo-rosso, aranciato-giallo, giallo-verde
e così via; nomi che nella loro composizione svelano la loro origine
relativamente tarda.
20-a-. Vi fu chi dal carattere più originario delle
determinazioni linguistiche per le suddette sei qualità delle
sensazioni volle argomentare che esse siano qualità fondamentali
del senso della vista, e che ogni altra qualità sia composta
di quelle o di alcune di quelle. Epperò il grigio fu detto una
sensazione mista di nero e bianco, il violetto e il rosso-porpora
di bleu e rosso, e così via; ma non è psicologicamente esatto
indicare una sensazione luminosa qualsiasi come un composto a
paragone di un’altra. Grigio è tanto una sensazione semplice
quanto bianco o nero; arancio, purpureo-rosso ecc., sono
proprio sensazioni semplici alla stessa guisa che rosso, giallo
ecc.; e qualsiasi grado di saturazione che collochiamo nel
sistema tra un colore puro e bianco, non è in alcun modo una
sensazione composta. La natura chiusa e intimamente connessa
del sistema di sensazione, porta di necessità che la lingua,
cui è impossibile creare un numero indefinito di espressioni,
colga alcune differenze specialmente decise, in base alle quali
poi sono ordinate tutte le altre sensazioni. La scelta di nero
e bianco come punti d’orientazione per la serie acromatica si
spiega senz’altro, indicando esse le differenze massime. Quando
esse sono date, tutte le altre sensazioni acromatiche devono
essere apprese come sensazioni di transizione tra quelle, a causa
dell’interposizione continua di queste differenze per tutti i
possibili gradi di chiarore. Egualmente succede per le sensazioni
cromatiche, solo che qui due differenze assolutamente massime non
potevano immediatamente essere scelte a causa della natura in sè
ricorrente nella linea dei colori, ma ancora altri motivi, oltre
alla sufficiente differenza qualitativa, dovevano decidere per
la scelta dei colori fondamentali. E tali motivi possono essere
stati la frequenza e la forza sentimentale di certi stimoli
luminosi fondati sulle condizioni naturali dell’esistenza umana.
Il rosso del sangue, il verde della vegetazione, il bleu del
cielo, il giallo delle stelle, che tali appaiono in contrasto
al bleu del cielo, potrebbero essere stati la prima spinta alla
scelta di certe determinazioni dei colori. Imperocchè la lingua
non chiama gli oggetti secondo le sensazioni, ma all’opposto
le sensazioni secondo gli oggetti che le determinano. Se certi
colori fondamentali furono una volta fissati in tal modo, tutti
gli altri colori dovettero apparire come toni intermedi. La
differenza dei colori fondamentali e di transizione è fondata con
ogni probabilità solo su condizioni esterne; se queste condizioni
fossero state diverse, il rosso, ad es., sarebbe stato percepito
quale passaggio tra porpora e aranciato, allo stesso modo che noi
ora ordiniamo l’aranciato come colore di passaggio tra il rosso e
il giallo[9].
21. Le proprietà del sistema delle sensazioni di luce che più sopra
abbiamo descritte, sono di tal natura da far fin dal principio pensare
a un rapporto tra le stesse proprietà psicologiche e i processi
oggettivi della stimolazione luminosa essenzialmente diverso da quello
che ci offrono i sistemi di sensazione fin qui considerati, sovratutto
i sistemi del senso generale o del senso dell’udito. Evidentissima
è per questo rispetto la diversità dal sistema delle sensazioni di
suono. In questo il principio del parallelismo tra sensazione e stimolo
(pag. 36) non vale solo pel processo d’eccitazione fisiologica, ma
anche in largo senso pel processo fisico. Infatti nel sistema delle
sensazioni di suono alle forme semplici o composte delle vibrazioni
sonore corrisponde rispettivamente una sensazione semplice o una
moltiplicità di sensazioni semplici, e colla forza delle vibrazioni
varia continuamente l’intensità delle sensazioni e colla velocità
di quelle la qualità di queste; cosicchè la differenza soggettiva
delle sensazioni aumenta in ambedue le direzioni colla crescente
differenza degli stimoli fisici oggettivi. Le sensazioni luminose
presentano invece una relazione tutt’affatto diversa. Come il suono
oggettivo, anche la luce oggettiva consiste in movimenti vibratori
di un mezzo qualsiasi. Tali movimenti, se non conosciamo nella loro
intima costituzione, sappiamo, per le indagini fisiche d’interferenza,
consistere di molte piccole e rapide onde, cosicchè quelle vibrazioni
che vengono sentite come luce, stanno tra le lunghezze dell’onde da
688 a 393 milionesime parti di un millimetro e tra le velocità da 450
a 790 bilioni di vibrazioni al secondo. Ora anche qui a vibrazioni
semplici, ad es., a vibrazioni di eguale lunghezza, corrispondono
sensazioni semplici, e anche qui colla lunghezza e velocità della
vibrazione varia continuamente la qualità della sensazione; alle onde
più lunghe e più lente corrisponde il rosso, alle più brevi e rapide il
violetto e fra questi tutte le altre gradazioni di colore si dispongono
in un continuo, conforme alla lunghezza dell’onda. Ma già qui si
presenta una differenza essenziale, imperocchè i colori più diversi fra
loro per lunghezza di onda, rosso e violetto, sono più affini nella
sensazione che gl’intermedi[10]. Oltre a ciò si aggiunge ancora che:
1) ogni pura variazione d’intensità (di ampiezza) delle vibrazioni
fisiche della luce è soggettivamente sentita quale variazione al
tempo stesso d’intensità e di qualità; come lo dimostra il modo di
comportarsi già esaminato delle sensazioni di chiarore. 2) Ogni luce
composta di vibrazioni diverse è sentita semplice, allo stesso modo
che la luce oggettivamente semplice, consistente di un solo grado
di vibrazione; come per l’appunto tosto risalta dalla comparazione
soggettiva delle sensazioni acromatiche colle cromatiche. Conseguenza
del primo di questi fatti è che la luce fisicamente semplice può
provocare sensazioni non solo cromatiche, ma anche acromatiche, poichè
nell’ampiezza massima delle vibrazioni si avvicina al bianco e nella
minima passa al nero. La qualità della sensazione acromatica ammette
quindi più di una spiegazione, poichè essa può essere prodotta così
da variazione intensiva della luce oggettiva, come dalla mescolanza di
semplici vibrazioni luminose che abbiano diversa lunghezza d’onda. Solo
che nel primo caso colla variazione intensiva è sempre connessa una
variazione del grado di chiarore, mentre questa può rimanere invariata
nel secondo caso, cioè nella mescolanza.
22. Anche se il grado di chiarore delle sensazioni è mantenuto
costante, la sensazione acromatica ammette pur sempre più di
una interpretazione. Una sensazione pura di chiarore di una data
intensità è determinata non solo da una mescolanza di tutti i gradi
di vibrazioni contenuti nella luce solare come, ad es., nella solita
luce diurna, ma anche dalla mescolanza in opportuno rapporto di due
di essi, e precisamente di quelli che corrispondono a due sensazioni
soggettivamente diversissime tra loro, i colori contrari. E poichè
le mescolanze oggettive dei colori contrari suscitano la sensazione
di bianco, questi colori sono detti -colori d’integrazione o
complementari-. Rosso dello spettro e verde bleu, aranciato e bleu
cielo, giallo e indaco bleu ecc. sono al tempo stesso colori contrari
e complementari.
Come la sensazione acromatica, così anche ogni singola sensazione
cromatica ammette più spiegazioni, ma in numero più limitato.
Mescolando due colori oggettivi che stiano, nel cerchio dei colori,
più vicini fra loro dei colori contrari, si ottiene una mescolanza
non bianca, ma colorata e precisamente di quel colore che anche nella
serie dei colori oggettivamente semplici, corrisponde alla sensazione
dei colori intermedii. Quindi, se i colori mescolati si avvicinano
ai colori contrari, la saturazione del colore risultante resta
assai diminuita; ma se essi si accostano assai più tra loro, questa
diminuzione non è percettibile e in questo caso il colore composto e il
colore semplice sono per lo più sentiti come soggettivamente eguali.
Così noi, ad es., non possiamo assolutamente distinguere l’aranciato
dello spettro da una composizione di raggi rossi e gialli. Ed essendo
possibile per tal modo ottenere tutti i colori che nel cerchio
cromatico stanno tra rosso e verde, con una mescolanza di rosso e
verde; quelli che stanno tra verde e violetto, con una mescolanza di
verde e violetto; e finalmente anche quel colore che non è contenuto
nello spettro solare, la porpora, con una mescolanza di rosso e
violetto; tutta la serie dei toni cromatici possibili nelle sensazioni,
può essere derivata da -tre- soli colori oggettivi. Mediante questi
stessi tre colori ci è dato anche ricostituire il bianco in tutti i
suoi gradi di passaggio; imperocchè la composizione di rosso e violetto
dà la porpora, la quale è il colore complementare di verde; il bianco
ottenuto dalla mescolanza di porpora e verde, se esso viene aggiunto
a un singolo colore in diversi rapporti quantitativi, dà con questo i
diversi gradi di saturazione.
23. I tre colori, che sono in tal modo usati per la costruzione
di tutto il sistema delle sensazioni luminose sono detti -colori
fondamentali-. Se vogliamo esprimere il loro valore nel sistema dei
gradi di saturazione, possiamo servirci a rappresentare questo sistema,
in luogo del cerchio che si riferisce solo ai rapporti psicologici,
di un -triangolo-. Mediante questa figura il significato dei tre
colori fondamentali è messo in risalto, occupando essi i tre angoli
del triangolo sui lati del quale, proprio come sulla circonferenza del
cerchio cromatico, vengono riportati i toni dei colori nel massimo
di saturazione, mentre i restanti gradi di saturazione nei loro
passaggi al bianco, che sta nel mezzo della superficie del triangolo,
sono disposti nei punti della superficie. Del resto tre colori
qualsivogliano potrebbero essere scelti come colori fondamentali,
quando essi si trovino a distanza opportuna. I sunnominati rosso,
verde e violetto rispondono praticamente allo scopo per questo solo,
che in primo luogo si evita che uno dei tre componenti corrisponda a
una sensazione di colore, la quale non possa essere prodotta da una
luce oggettivamente semplice, corrisponda cioè alla porpora; e perchè
in secondo luogo la sensazione al principio e alla fine dello spettro
varia più lentamente colla durata delle vibrazioni; così che, se i
colori estremi dello spettro sono compresi fra i colori fondamentali,
il colore che risulta da una mescolanza di due colori tra loro vicini,
è nella sensazione prossimo al colore oggettivamente semplice che sta
fra quelli[11].
24. Dalle condizioni più sopra dimostrate(3) della stimolazione
-fisiologica- appare chiaro che, come pur risulta dai fatti fin qui
considerati, nel sistema delle sensazioni luminose non esiste una
relazione univoca tra le sensazioni e gli stimoli fisici. Se il senso
della vista deve annoverarsi fra i sensi -chimici-, una tale relazione
potrà essere soltanto tra i processi fotochimici nella retina e le
sensazioni. Ma poichè, come è noto, speci diverse di azioni fisiche
luminose producono analoghe decomposizioni chimiche, è generalmente
facile il comprendere come le sensazioni luminose debbano prestarsi a
interpretazioni molteplici. In base al principio del parallelismo tra
le differenze della sensazione e quelle dell’eccitamento fisiologico
(pag. 36) si potrebbe ritenere che diversi stimoli fisici, i
quali presentino le stesse sensazioni, determinino anche la stessa
eccitazione fotochimica nella retina; che siano quindi tante speci
e gradi di processi fotochimici, quante sono le speci e i gradi di
sensazione che noi possiamo distinguere. Su questa conclusione infatti
si basa ciò che noi sappiamo intorno ai sostrati fisiologici delle
sensazioni luminose, non avendo l’indagine dei processi fisiologici
della stimolazione luminosa condotto fino ad ora a un risultato più
lontano di questo: che l’eccitazione è con ogni probabilità un processo
chimico.
25. Coll’ipotesi che la stimolazione luminosa si fondi su processi
chimici della retina, si può anche spiegare la -persistenza-
relativamente lunga della sensazione, dopo che è cessata l’eccitazione
(pag. 33). Questa persistenza essendo riferita all’oggetto considerato
come stimolo, è detta -l’immagine consecutiva- dell’impressione.
L’immagine consecutiva appare prima colle proprietà di chiarore o di
colore eguali allo stimolo; epperò bianca per oggetti bianchi, nera per
neri e colorata nello stesso colore per colorati (immagine positiva o
di egual colore); ma dopo breve tempo essa passa per le impressioni
acromatiche nel chiarore contrario, bianco in nero, nero in bianco;
per le cromatiche nel colore contrario o complementare (immagine
consecutiva negativa o complementare). Quando agiscano all’oscuro
stimoli luminosi di breve durata, è possibile che questo passaggio si
ripeta più volte; all’immagine negativa segue di nuovo una positiva e
così via, di modo che si dà un oscillare delle sensazioni fra le due
fasi d’immagine consecutiva. L’immagine positiva può semplicemente
essere ricondotta al fatto che la decomposizione fotochimica prodotta
da una specie qualsiasi di luce, perdura ancora un breve tempo dopo
l’azione della luce. L’immagine negativa o complementare può essere
derivata da ciò, che ogni decomposizione prodotta in una certa
direzione lascia addietro una distruzione parziale di quelle sostanze
sensibili alla luce che prime subiscono quell’effetto. In questo caso
gli stessi processi fotochimici, perdurando l’eccitazione retinica,
devono variare in senso corrispondente.
26. Coll’immagini consecutive, positiva o negativa, stanno
probabilmente in istretto rapporto, fenomeni -d’induzione di luce
e di colore-. Essi consistono in ciò, che nel giro di una qualsiasi
impressione luminosa sorgono contemporaneamente eccitamenti di natura
eguale ed opposta. Il primo di questi fenomeni, l’induzione -positiva-
di luce, è il più raro; si osserva specialmente quando una parte
della retina è eccitata e la parte confinante è molto oscura; pare
allora che l’eccitamento luminoso o cromatico irradi la parte rimasta
oscura. In tutti gli altri casi si ha l’effetto d’induzione contraria
o -negativa-, pel quale una superficie bianca pare circondata da un
orlo oscuro, una oscura da un orlo chiaro, una colorata da un orlo del
colore complementare. Tutti questi fenomeni sono del resto accompagnati
da processi psicologici di contrasto, i quali corrispondono al
principio generale che più innanzi tratteremo (§ 17, 11), del risalto
dei contrari; ma di solito l’effetto complessivo di tali influenze
fisiologiche e psicologiche, è senz’altro detto “contrasto„. Questa
confusione è bensì giustificata, sino ad un certo grado, specialmente
dall’inseparabilità dei due fattori; ma sarebbe ben più opportuno
chiamare eccitamento indotto esclusivamente il fattore fisiologico e
riservare la determinazione di contrasto a quel fattore psicologico,
il quale corrisponde appunto al risalto dei contrari; risalto che si
dimostra anche in altri campi, specialmente nelle rappresentazioni di
spazio, di tempo e nei sentimenti. L’induzione luminosa o colorata
nel puro senso fisiologico consiste probabilmente in una specie
d’irradiazione -negativa- della stimolazione, perocchè essa non
si propaga colla sua propria qualità immediatamente nelle parti
circostanti al punto eccitato, come nel caso dell’induzione positiva,
ma determina un eccitamento di natura contraria. È possibile che questa
irradiazione negativa abbia la sua ragione in ciò che le sostanze
fotochimiche di una parte della retina consumate nell’eccitazione,
siano in parte reintegrate per un’affluenza dalle parti circostanti,
cosicchè un’impressione luminosa su queste parti circostanti deve
agire allo stesso modo, che per l’immagini consecutive lo stimolo
sulle stesse parti prima eccitate (25). In appoggio a questo rapporto
coi fenomeni dell’immagine consecutiva sta anche il fatto che, come in
questa, l’effetto cresce coll’intensità degli stimoli luminosi. Quindi
questa induzione fisiologica di luce si differenzia essenzialmente
da quei fenomeni -psicologici- di contrasto, coi quali essa viene
abitualmente confusa, e sui quali noi ritorneremo nell’interpretazione
generale dei processi di contrasto (§ 17, 10).
26-a-. Posto il principio del parallelismo fra la sensazione
e il processo fisiologico d’eccitamento come base delle nostre
ipotesi sui processi che hanno luogo nella retina, ne seguirà
necessariamente che alla relativa indipendenza delle sensazioni
acromatiche nel loro rapporto colle sensazioni cromatiche, dovrà
corrispondere una dipendenza analoga pei processi fotochimici.
Innanzi tutto possiamo spiegare nel modo più naturale -due-
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