della comunità, è la funzione del -linguaggio-. Questo è per l’appunto che psicologicamente determina il passaggio dall’esistenza individuale alla comunità spirituale, perchè esso nella sua origine appartiene ai movimenti espressivi individuali, ma per l’evoluzione che esso subisce, diventa la forma inscindibile di tutti i contenuti spirituali comuni. Questi, o i processi spirituali propri della comunità si scindono in -due- classi, le quali, veramente proprio come i fatti individuali del rappresentare e del volere, sono non tanto processi separati quanto componenti insieme spettanti alla vita della comunità. Distinguiamo in primo luogo le -rappresentazioni comuni-, nelle quali si trovano le idee concordi sul contenuto e sul significato cosmico, cioè le -rappresentazioni mitologiche-, e in secondo luogo i -motivi comuni del volere-, che corrispondono alle rappresentazioni comuni e ai sentimenti e alle emozioni che le accompagnano, cioè le -norme dei costumi-. -A-) -- IL LINGUAGGIO. 3. Sull’-evoluzione generale del linguaggio- non ci offre alcuna spiegazione il suo sviluppo individuale nel bambino; perchè questo è un processo, cui partecipano principalmente le persone che lo circondano (pag. 236 e segg.). Ciò non ostante il modo in cui il bambino impara a parlare, dimostra che in lui sono disposizioni fisiche e psichiche alla comunicazione del linguaggio, le quali servono a facilitarla. Infatti si potrebbe ammettere che queste disposizioni, anche se mancasse la comunicazione esterna, potrebbero condurre a certi moti espressivi accompagnati da suoni, i quali avrebbero il valore di un linguaggio imperfetto. Questa supposizione è confermata dall’osservazione sui sordomuti, specialmente su quei bambini sordomuti che crescono senza apposita istruzione e tra i quali si può nondimeno sviluppare un vivo commercio spirituale. Questo però, essendo il sordomuto esclusivamente istruito su segni -veduti-, si fonda su un naturale svolgimento di un -linguaggio di gesti-, il quale si compone di movimenti espressivi aventi determinati significati. I sentimenti sono in tal caso generalmente espressi da segni mimici, le rappresentazioni da pantomimici, imperocchè il dito indice o indica un oggetto di rappresentazioni, o nell’aria disegna l’imagine approssimativa delle rappresentazioni: -gesti indicanti-, o -descriventi- (pag. 140). E poichè tali gesti, che corrispondono alla successione dei pensieri, si susseguono, sorge persino una specie di discorso, mediante il quale le cose possono essere descritte e gli avvenimenti raccontati. Questo linguaggio di gesti sorto naturalmente si limita però sempre alle comunicazioni di concrete rappresentazioni sensoriali e della loro connessione; manca completamente di segni per i concetti astratti. 4. Il primitivo sviluppo di un -linguaggio fonetico- non può essere pensato altrimenti che sull’analogia del linguaggio naturale di gesti; l’unica differenza è che la facoltà uditiva aggiunge ai gesti mimici e pantomimici come terza forma i -gesti fonetici-, i quali necessariamente hanno tosto su quelli la prevalenza, perchè non solo essi sono più facilmente osservati, ma si prestano anche a un numero incomparabilmente maggiore di modificazioni. Ma se i gesti mimici e pantomimici possono essere interpretati solo mercè la diretta relazione, che in essi esiste tra la natura dei movimenti e il loro significato, una siffatta relazione deve egualmente presupporsi anche per i primitivi gesti fonetici. Oltre a ciò non è inverosimile che dapprima questi gesti fonetici fossero soccorsi da concomitanti gesti mimici e pantomimici, avuto riguardo all’estrinsecazione naturale di tali gesti, che generalmente si osserva nell’uomo selvaggio, come pure all’ufficio che loro spetta nel bambino quando impara a parlare. E però lo svolgimento del linguaggio fonetico si può con ogni probabilità pensare come un processo di differenziazione, nel quale da un gran numero di movimenti espressivi diversi, soccorrentisi a vicenda, a poco a poco deriva il gesto fonetico; e questo si conserva, e solo quando si è sufficientemente fissato, elimina tutti quegli altri espedienti. Psicologicamente questo processo può scomporsi in una successione di -due- atti, 1) in movimenti espressivi prodotti da tutti i membri di una comunità sotto la forma di atti di volere impulsivi; tra questi movimenti quelli degli organi della favella acquistano il predominio sugli altri sotto l’influenza del desiderio di comunicare; 2) nelle associazioni tra il suono e la rappresentazione, le quali si annettono a questi movimenti, a poco a poco si consolidano, e nel tempo stesso si allargano dal loro iniziale centro d’origine al maggiore cerchio della comunità parlante. 5. Nell’origine del linguaggio entrano poi in campo ulteriori condizioni fisiche e psichiche, che producono continue e permanenti modificazioni nei componenti. -Due- specie di tali modificazioni si possono distinguere: -mutazioni fonetiche-, e -mutazioni di significato-. La prima ha la sua causa fisiologica nelle modificazioni, che gradatamente avvengono nella conformazione degli organi della parola. Queste paiono derivare in parte dalle modificazioni generali che il cambiamento delle condizioni di natura e di civiltà produce nell’intera organizzazione psicofisica, e in parte dalle condizioni speciali che porta con sè il maggior esercizio dei movimenti di articolazione. Per questo ultimo riguardo è probabile che in molti fatti eserciti grande influenza la rapidità gradatamente crescente dei movimenti articolati. Oltre a ciò le diverse parti tra loro analoghe del patrimonio linguistico agiscono le une sulle altre in un modo che dimostra l’effetto psicologico diretto di associazioni; queste avvengono specialmente tra quelle rappresentazioni linguistiche, che in qualche modo, o semplicemente per il carattere fonetico o anche per relazioni di significato, sono tra loro affini (le così dette formazioni analogiche). Come la mutazione fonetica modifica la struttura esteriore delle parole, così la mutazione di significato ne modifica il valore intrinseco. L’associazione originaria tra la parola e la rappresentazione da essa designata è mutata, imperocchè una rappresentazione diversa dalla prima prende il posto di quella; un processo questo, che nel corso del tempo può ripetersi più volte per la stessa parola. La mutazione di significato si fonda quindi su variazioni svolgentisi a poco a poco in quelle condizioni d’associazione e appercezione che determinano una complicazione rappresentativa, la quale entra nel punto visivo della coscienza non appena una parola è udita o pronunciata. Questa mutazione di significato può quindi brevemente essere anche definita come un processo, ora più associativo ed ora più appercettivo, per cui i componenti rappresentativi delle complicazioni linguistiche legati a una rappresentazione fonetica si spostano (pag. 190). Mutazioni fonetiche e di significato cooperano a far sempre più sparire quella relazione tra suono e significato che originariamente deve presupporsi, in modo che la parola è senz’altro appresa solo come un segno esteriore della rappresentazione. Questo processo è così radicale, che persino quei segni fonetici, nei quali quella relazione sembra si sia ancora mantenuta, le formazioni onomatopoetiche, per lo più sono prodotti relativamente tardi di un’assimilazione secondaria stabilitasi tra suono e significato, di un processo di assimilazione, per il quale la primitiva affinità tra suono e significato andata perduta tende a ristabilirsi. Un’altra importante conseguenza di quella cooperazione tra mutazioni fonetiche e di significato consiste in ciò, che numerose parole perdono affatto a poco a poco il loro primitivo significato concreto e sensibile e si trasformano in simboli per i concetti generali e per l’espressione delle funzioni appercettive di relazione, di comparazione e dei loro prodotti. In tal guisa si svolge il -pensiero astratto-, il quale, poichè non sarebbe possibile senza quella fondamentale mutazione di significato, è soltanto un prodotto di quelle reciproche relazioni psichiche e psicofisiche delle quali si compone l’evoluzione del linguaggio. 6. Come le parti costitutive della lingua, le parole, sono soggette a una continua trasformazione nei suoni e nel significato, così avvengono a poco a poco modificazioni, benchè generalmente più lente, anche nella connessione di queste parti in un tutto composto, nella -proposizione-. Non è possibile pensare una lingua senza questa sintattica successione di parole. Proposizione e parola sono pertanto forme egualmente essenziali del pensiero; che anzi la proposizione delle due è la primitiva, perchè il pensiero è dato dapprima in un tutto e solo in seguito è scomposto nelle sue parti (pag. 213 e segg.). In stadi del linguaggio meno perfetti le parole di una proposizione possono essere separate le une dalle altre solo in modo incerto. Una norma che valga in ogni caso, come già non la trovammo per il rapporto tra suono e significato, così non esiste neppure per l’ordine delle parole. E più particolarmente, quella costruzione che è preferita dalla logica, avuto riguardo ai rapporti della reciproca dipendenza logica dei concetti, non ha alcuna generale validità psicologica: piuttosto essa pare un prodotto d’evoluzione sorto abbastanza tardi, e in parte per arbitraria convenzione; prodotto, al quale nel consueto stile di prosa si avvicinano solo alcune delle recenti forme di discorso, sintatticamente quasi irrigidite. Invece il principio originario, al quale ubbidiscono le combinazioni appercettive del discorso, è manifestamente questo, che -l’ordine delle parole corrisponde all’ordine delle rappresentazioni- e però precedono quelle parti del discorso che designano rappresentazioni, dalle quali sia il sentimento eccitato colla maggior intensità e l’attenzione tenuta legata. In conseguenza di questo principio si stabiliscono per entro una determinata comunità parlante certe regole nell’ordine delle parole. Infatti già nei gesti naturali dei sordomuti è dato di osservare una tale regolarità. Si capisce però facilmente come in questa relazione possano, per condizioni speciali, avvenire le più varie deviazioni e come la sfera d’azione di queste possa essere straordinariamente grande. In generale risulta che l’esercizio associativo porta a fissare sempre più certe determinate forme sintattiche, così che una sempre maggiore regolarità suole a poco a poco stabilirsi per mezzo di una attrazione associativa esercitata dalle forme più spesso usate. Le più intime proprietà delle connessioni sintattiche e delle loro graduali variazioni -- lasciando da parte le leggi già messe in rilievo nella generale considerazione delle combinazioni appercettive, leggi che derivano dalle generali funzioni psichiche della relazione e della comparazione (pag. 203), -- sono in così alta misura dipendenti dalle disposizioni specifiche e dalle condizioni di civiltà della comunità parlante una data lingua, che la loro trattazione, malgrado il grande interesse psicologico, deve essere lasciata alla psicologia sociale. -B-) IL MITO. 7. Coll’evoluzione del linguaggio è strettamente legata l’evoluzione del -mito-. Il pensiero mitologico, proprio come il linguaggio nel suo sorgere, si fonda su proprietà che, se non vanno mai interamente perdute dalla coscienza umana, sono però da influenze diverse ora modificate, ora limitate. Come funzione fondamentale, sulle diverse manifestazioni della quale si fondano le rappresentazioni mitologiche, si deve considerare una particolare specie di appercezioni spettante sopratutto alla coscienza primitiva, che può essere detta appercezione -personificante-. Per essa gli oggetti appercepiti sono determinati in tutto e per tutto dalla natura propria del soggetto conoscente. Questo non solo vede riprodotte negli oggetti le sue sensazioni, le sue emozioni e i suoi movimenti volontari, ma il suo stato d’animo di un dato momento può in ciascun caso esercitare una speciale influenza sul modo di concepire i fenomeni appresi e può svegliare particolari idee dei loro rapporti colla propria esistenza. Ed è appunto in questa concezione, che sta il processo per cui all’oggetto sono attribuite le proprietà, -personali-, che il soggetto trova in sè stesso. Tra queste proprietà non mancano mai quelle -interiori- del sentimento e dell’emozione ecc., mentre quelle -esteriori- del movimento volontario e di particolari estrinsecazioni di vita simili alle umane dipendono per lo più da movimenti realmente osservati. E però l’uomo selvaggio attribuisce alle pietre, alle piante, agli oggetti stessi fatti dalla mano dell’uomo, la facoltà di provare sensazioni e sentimenti e gli effetti che ne derivano, ma suole, invece supporre un diretto agire esterno solo negli oggetti che si presentano a lui in movimento, come le nubi, gli astri, i venti e simili. Questo processo in tutti i casi è favorito da assimilazioni associative, che facilmente si levano al grado di illusioni fantastiche (pag. 217). 8. Questa forma dell’appercezione mitologica o personificante non deve però essere considerata come una varietà speciale o persino anormale dell’appercezione, ma essa è il naturale grado iniziale dell’appercezione. Il bambino mostra traccie evidenti di una tale forma appercettiva; e queste appaiono in parte nell’attività della fantasia durante il giuoco (pag. 237 e seg.) e in parte nel fatto, che in lui emozioni vivaci, specialmente paura e terrore, richiamano facilmente illusioni fantastiche di analogo carattere sentimentale. Ma queste manifestazioni di una coscienza che tende a foggiare miti, sono qui presto moderate dall’influenza dell’ambiente e dall’educazione e infine del tutto soppresse. È altrimenti presso gli uomini selvaggi e delle civiltà primitive, presso i quali all’opposto l’ambiente porta alla coscienza di ciascuno una quantità di rappresentazioni mitiche. Queste, sorte originariamente allo stesso modo in ogni individuo, a poco a poco si sono fissate in una determinata comunità e analogamente alla lingua, e spesso in rapporto con essa, sono trasmesse da generazione in generazione, lentamente variando col mutarsi delle condizioni di natura e di civiltà. 9. La direzione, nella quale avvengono queste variazioni, è generalmente determinata dal fatto, che lo stato d’animo principalmente influisce sulla speciale natura dell’appercezione mitologica. In mancanza di altre testimonianze, è la storia dell’evoluzione delle rappresentazioni mitologiche che principalmente ci fa conoscere, come questo stato d’animo si sia svolto dai primi inizi dello sviluppo spirituale. Essa dimostra che generalmente le primissime costruzioni mitiche del pensiero, da un lato si riferiscono al destino individuale nell’avvenire prossimo, dall’altro sono determinate dalle emozioni suscitate dalla morte dei congiunti, e dalla loro memoria, specialmente poi dal ricordo dei sogni. E in ciò sta l’origine del così detto “animismo„ cioè di tutte quelle rappresentazioni, nelle quali in parte gli spiriti dei defunti, in parte i demoni che si pensano legati a determinati oggetti e luoghi, oppure ai processi svolgentisi in rapporto a scopi della vita (vegetazione, agricoltura, navigazione, ecc.) rappresentano la parte di arbitri buoni o malefici del destino dell’uomo. Una diramazione di questo animismo è il “feticismo„, nel quale l’idea dell’arbitro del destino è trasportata agli accidentali oggetti dell’ambiente, come piante, pietre, oggetti artificiali, specialmente a quelli che, o per la natura speciosa o per casuali circostanze esterne, colpiscono l’attenzione. Le manifestazioni dell’animismo e del feticismo hanno la particolarità di essere non soltanto i più primitivi ma anche i più durevoli prodotti dell’appercezione mitologica, imperocchè, rimosse tutte le altre forme, esse sopravvivono nelle più varie forme della superstizione; tali ad es., le credenze negli spettri, nelle malìe, negli amuleti. 10. Solo ad un più maturo grado della coscienza che crea i miti, l’appercezione personificante si rivolge anche ai grandi fenomeni naturali che più impressionano, così per le loro mutazioni come per l’influenza diretta sulla vita dell’uomo; tali ad es., le nubi, i fiumi, le procelle, i grandi astri, e simili. Anche la regolarità di certi fenomeni naturali, ad es., la vicenda del giorno e della notte, dell’inverno e dell’estate, lo svolgersi del temporale ecc., è di stimolo a poetiche costruzioni di miti, nelle quali una serie di idee coordinate si annoda intorno a un tutto in sè chiuso. Così sorge il -mito naturale-. La principale differenza tra esso e la credenza in spiriti e demoni sta nella creazione di -rappresentazioni antropomorfe degli dèi-. In quanto i singoli dèi sono dotati di un maggior numero di proprietà stabili, e sono sciolti dal legame a determinati luoghi, tempi e processi, essi vengono a costituire in tutto e per tutto persone antropomorfe aventi però una potenza sovrumana. Essi sono quindi onorati come gli arbitri tanto dei fenomeni naturali quanto del destino umano. Formatesi in tal modo più comprensive rappresentazioni di dèi, i demoni e gli dèi particolari a poco a poco si ritraggono nella coscienza, oppure si fondono con quelle per essere poi considerati quali attributi o quali speciali forme, nelle quali si danno a conoscere gli dèi personificati. Il processo che qui entra in campo, di combinazione e di condensazione, suole però sconfinare a danno delle personificazioni divine, imperocchè una sola di queste forme divine acquista sulle altre una permanenza, dapprima in modo variabile, poi durevole. Così un istinto monoteistico si impadronisce ben presto del mito naturale politeistico. Per altro lato però quella fusione cogli anteriori dèi particolari e coi genii del destino può condurre anche a una nuova divisione delle personalità divine. In tal guisa sono state foggiate specialmente le singole divinità locali e gentilizie, le quali, a causa della loro natura personale, facilmente poterono essere sciolte dalle speciali condizioni d’origine e diedero così luogo ai molteplici -miti degli eroi-. Ma intrecciandosi in questi miti traccie di ricordi storici, in essi sempre più progredisce quell’umanizzazione già incominciata nel mito naturale. A causa di queste proprietà il mito degli eroi richiede per un ulteriore sviluppo la poetica creazione degli individui: e però esso diventa una parte costitutiva della poesia popolare e poi della poesia artistica. Nel tempo stesso però, per l’offuscarsi di certi tratti e per il sorgere di nuovi, esso subisce una mutazione di significato, che, analoga a quella del simbolo linguistico e da quella accompagnata, rende possibile una più intima trasformazione progressiva. In questo processo i singoli poeti e pensatori hanno un’influenza sempre maggiore. Per tal via mediante una intensa partecipazione del pensiero filosofico, che dapprima aveva egualmente subìto l’influenza delle rappresentazioni semi-mitiche, si compie infine la separazione dell’originario contenuto totale mitologico in scienza e religione. In questa separazione, che è in parte legata alle relazioni tra religione e filosofia, gli dèi naturali e gli eroi lasciano sempre più luogo a rappresentazioni -morali- della divinità. Come nel mito naturale così anche nello stadio morale della religione, sotto l’influenza continua di vecchi motivi avvengono continue formazioni in senso regressivo. Dèi individuali, demoni e spiriti, ora costantemente ora solo per pochi istanti, colpiscono in piena luce la coscienza. In parte essi costituiscono i componenti secondari mitologici della religione, in parte, da questa rigettati, conservano un’esistenza più indipendente come superstizioni. -C-) IL COSTUME. 11. Il costume ci si presenta, per quanto ci è possibile rifarne la storia, sotto due aspetti che possono distinguersi come norme di volere -individuali- e -sociali-. Le prime regolano la condotta dell’individuo nelle sue occupazioni e nelle relazioni cogli altri, le seconde determinano le forme della convivenza in orda, famiglia, stato e negli altri legami sociali. Quindi le norme del costume, le individuali non meno delle sociali, sono legate alla vita sociale dell’uomo; ma quelle si riferiscono alla condotta del singolo uomo nella società, queste alla condotta dei componenti la società, nella loro attività -comune-, determinante le forme della convivenza. Le norme -individuali- del costume nei loro inizi ancora oscuri sono legate all’evoluzione del mito e in una maniera che corrisponde direttamente al rapporto intercedente tra i motivi interni e l’azione esterna del volere. Dappertutto dove noi possiamo indagare con una certa probabilità l’origine di tali costumi, questi si presentano come residui o come prodotti delle trasformazioni che avvengono in determinate -forme di culto-. I banchetti funerari e le altre cerimonie funebri dei popoli civili ricordano il culto primitivo degli antenati; numerose feste ed usanze legate a determinati giorni, al mutarsi delle stagioni, al lavoro del campo e alla raccolta sono residui del culto di demoni e di miti naturali d’altri tempi; l’usanza del saluto nelle sue diverse forme, mostra la sua origine dalla preghiera, e così via. Invece le norme -sociali- del costume generalmente lasciano supporre come loro motivi originari l’-esigenza delle condizioni di vita- e gli istinti della conservazione dell’individuo e della specie, istinti nelle loro forme di estrinsecazione determinati da quell’esigenza. Sono per appunto le condizioni di vita esteriori, che originariamente spinsero l’uomo a foggiarsi vestiti, a costruire abitazioni, a prepararsi il nutrimento e alle forme di divisione sociale. Così pure le modificazioni che in questi modi di vita avvengono poi per graduali trasformazioni delle condizioni naturali e di civiltà, seguono i precetti di una pratica opportunità. E specialmente qui trovano posto le primissime forme della convivenza e quei legami sociali più stretti e più larghi, che da quelle a poco a poco derivano. Così fu essenzialmente per le esteriori necessità di vita e pel crescente numero degli individui, che l’orda, nella quale l’uomo viveva originariamente forse dappertutto, si è divisa in orde subordinate. Queste costituivano una lega difensiva, che perdurava anche dopo la separazione; questa lega colle unioni sessuali tra orde separate fu di spinta alla formazione di famiglie collettive, dalle quali poi ad un grado ancor più avanzato proviene la famiglia isolata. A misura che le relazioni, dapprima stabilitesi fra gli individui a seconda del bisogno del momento, sono assoggettate a una durevole regolarità, l’orda si trasforma nella forma primitiva dello stato, nella -costituzione gentilizia-. Da questa solo in un tempo assai più tardo e per lo più per effetto di imprese guerresche, e perciò di solito ritornando direttamente a una divisione militare della comunità, è sorta l’organizzazione -politica-. 12. Come per la lingua e pel mito, così anche pel costume una -mutazione di significato- suole modificare questi sviluppi. Nelle norme -individuali- del costume, a causa di questa mutazione di significato avvengono, principalmente -due- metamorfosi. Nell’una l’originario motivo mitico va perduto senza che uno nuovo ne prenda il posto; il costume si mantiene poi solo per esercizio associativo, in quanto che esso perde il carattere di costrizione e si attenua nelle sue forme di manifestazione esteriore. Nella seconda metamorfosi ai fini mitico-religiosi si sostituiscono fini -etico-sociali-. Nel caso singolo però ambedue le specie di trasformazione possono essere strettamente legate e precisamente, quando un costume non serve direttamente a un determinato scopo sociale, come ad es. ciò che concerne certe regole del garbo, della cortesia, il modo di vestire e di mangiare e simili, si crea indirettamente un tale scopo sociale, imperocchè l’esistenza di norme eguali per i membri di una comunità favorisce la convivenza e perciò anche la comune coltura dello spirito. La mutazione di significato nelle norme -sociali- del costume avviene generalmente in direzione opposta e qui, più che nel caso antecedente, accanto al valore nuovo suole sussistere il vecchio. E però la mutazione di significato qui consiste dapprima sempre in un -allargamento- del significato, il quale si fonda regolarmente sul fatto, che all’esigenza delle condizioni di vita si aggiungono, o presto o tardi, motivi religiosi mitologici. Le norme sorte solo sotto la costrizione di certi istinti vitali sono concepite come comandi delle divinità o almeno sono circondate da un culto religioso che le santifica. Il convito, la costruzione di abitazioni comuni, i trattati, le alleanze, le dichiarazioni di guerra, le conclusioni di pace, il fidanzamento, o si collegano al mito, o influiscono per sè stessi sull’appercezione mitologica, così che da questi costumi sociali sorgono nuove forme divine. Oscurandosi a poco a poco le rappresentazioni mitologiche, si ha una mutazione di significato in senso inverso, imperocchè le manifestazioni religiose che accompagnano un’usanza, o scompaiono o rimangono come abitudini praticate senza significato alcuno. Le indicate trasformazioni psicologiche dei costumi costituiscono nel tempo stesso la preparazione alla loro diramazione nei tre campi della vita: il -costume-, il -diritto-, la -moralità-, dei quali i due ultimi si devono considerare come manifestazioni dei costumi rivolti a scopi etico-sociali. Lo studio più intimo dei processi di questa evoluzione e differenziazione appartiene però al campo speciale della psicologia sociale, e l’esposizione del come sorga il diritto e la morale, spetta al dominio speciale della storia della civiltà e dell’etica. -D-) CARATTERE GENERALE DEGLI SVILUPPI RIFLETTENTI LA PSICOLOGIA SOCIALE. 13 Linguaggio, mito e costume costituiscono sviluppi spirituali tra loro stessi strettamente legati; essi sono di grande importanza per la psicologia generale sopratutto per ciò, che in essi, a causa della loro natura relativamente durevole, è possibile conoscere ed esaminare certi processi psichici di validità generale in modo più netto che nelle passeggiere formazioni della coscienza individuale. Oltre a ciò anco per questa essi costituiscono il presupposto di tutti i più complessi processi dello spirito, che sono legati specialmente al linguaggio e nel loro decorso individuale sono dipendenti dalle leggi del pensiero comune condensate nel linguaggio. In questo senso si è dovuto già sopra, nella descrizione dei processi dell’analisi e della sintesi appercettiva, far cenno degli effetti di questi processi che si esplicano nel linguaggio (pag. 213 e segg.). Come in questo caso che serve di norma per la coscienza individuale, così anche negli sviluppi della psicologia sociale i processi psichici che stanno a base delle manifestazioni osservate, si danno a riconoscere innanzi tutto per mezzo delle proprietà e delle variazioni delle -rappresentazioni- espresse nel linguaggio, mentre pei concomitanti processi dell’eccitamento sentimentale è possibile giungere a conclusioni solo indirettamente, partendo dalla totale connessione dei fatti o ricorrendo a condizioni conosciute. Come processi essenziali nel campo delle rappresentazioni o sempre ricorrenti per tutti gli sviluppi di linguaggio, mito e costume, ci si presentano i tre fenomeni tra loro strettamente legati del -condensamento-, dell’-oscuramento-, e dello -spostamento (Verschiebung)- delle rappresentazioni. Le rappresentazioni si condensano, in quanto più rappresentazioni in origine separate vengono riunite da associazioni più volte ripetute o messe in risalto da forti componenti sentimentali e da ultimo combinate nell’appercezione in un tutto indivisibile. Ed essendo in questo processo alcuni componenti, a causa del loro più intenso effetto sentimentale, appercepiti più chiaramente che altri, questi ultimi si oscurano e possono alfine del tutto sparire dal prodotto complesso. Per questo succede poi senz’altro uno spostamento delle rappresentazioni, potendo il loro prodotto ultimo essere tutto affatto diverso dalla rappresentazione iniziale, specialmente quando i processi del condensamento e dell’oscuramento sono successivamente intervenuti più volte e hanno fatto presa sui componenti variabili. Ci sono soltanto delle modificazioni di questi processi strettamente combinate, le quali per un lato stanno a base del mutamento di significato nel linguaggio, per un altro delle metamorfosi che avvengono nelle rappresentazioni mitologiche e nei costumi; ognuno di questi processi di trasformazione può alla sua volta far sentire la sua influenza sugli altri. Così la mutazione di significato delle parole facilmente produce una modificazione nelle rappresentazioni mitologiche a quelle legate, e queste per parte loro hanno grande importanza pel primo processo. Egualmente la lingua mediante l’interpretazione dei nomi mitologici può produrre direttamente rappresentazioni mitologiche, oppure queste possono determinare nella loro direzione la formazione di nomi e di parole. Per quanto i processi rappresentativi siano i primi a colpirci anco in tutte le manifestazioni della psicologia sociale, l’analisi psicologica insegna però che il fattore decisivo, così nell’originaria formazione delle rappresentazioni come nelle loro graduali trasformazioni, è costituito dai processi concomitanti di sentimento e di volere e che questi non sono già processi comunque separabili ma componenti del totale processo psichico, distinti solo mediante l’astrazione psicologica. Così quei primitivi gesti fonetici, che noi abbiamo supposti inizio del linguaggio, devono essere pensati come semplici azioni impulsive, che tengono dietro ad un’impressione ricca di sentimento, designandola in una maniera che, o per sè stessa o per il soccorso di altri gesti, possa essere riconosciuta dai compagni (pag. 242). Ma in modo tutt’affatto speciale le rappresentazioni mitologiche offrono traccie distinte dell’influenza, che i processi sentimentali hanno sul modo in cui procede il così incominciato sviluppo del pensare comune. Qui quell’appercezione personificante del mito si distingue dalla coscienza evoluta sopratutto per ciò, che non solo le generali condizioni normali e il contenuto sensibile della rappresentazione trasmigrano dal soggetto negli oggetti, ma che in questi il soggetto trasporta anche quel suo complessivo stato di sentimento e di volere. A chi spera, l’oggetto appare spirito protettore; a chi teme, demone che incute terrori; nei fenomeni della natura l’uomo vede una volontà, che corrisponde così all’associazione colle proprie azioni di volere come al loro effetto sul proprio stato d’animo. Parimenti quei processi, pei quali le rappresentazioni si condensano, si oscurano e si spostano, devono in primo luogo essere considerati come sintomi di modificazioni nello stato sentimentale, le quali producono dapprima un cambiamento di significato nel mito e nel costume e poi di qui influiscono anche sulla lingua. 14. Nelle comunità spirituali e in ispecie negli sviluppi di linguaggio, mito e costume che in esse si producono, ci si offrono connessioni e relazioni spirituali, alle quali, se si differenziano dalla connessione delle formazioni nella coscienza individuale, si deve però, non meno che a questa, attribuire una realtà. In questo senso la connessione delle rappresentazioni e dei sentimenti per entro una comunità sociale può essere designata come una -coscienza collettiva-, e le comuni direzioni di volere come un -volere collettivo-. Non si deve però dimenticare che questi concetti non significano un qualche cosa, che esista fuori dei processi di coscienza e di volere individuali, così come la comunità stessa non è altro che la riunione dei singoli. Ma questa riunione, in quanto dà prodotti spirituali, pei quali nell’individuo esistono solo disposizioni appena abbozzate, e in quanto influisce sullo sviluppo degli individui, è, ad egual diritto che la coscienza individuale, un oggetto della psicologia. Imperocchè a questa si presenta necessariamente il còmpito di spiegare quelle relazioni, dalle quali sorgono i prodotti della coscienza collettiva e del volere collettivo e le proprietà loro. 14-a-. I fatti che nascono dall’esistenza delle comunità spirituali, sono entrati a far parte del còmpito della psicologia solo in questi ultimi tempi. Prima i problemi spettanti a questo ordine di fatti erano assegnati o a certe singole scienze dello spirito (linguistica, storia, giurisprudenza, e simili), oppure, per quanto erano di natura più generale, alla filosofia, cioè alla metafisica. Per quel tanto che la psicologia trattava di questi problemi, essa, al pari delle singole scienze speciali, storia, giurisprudenza, ecc., era per lo più dominata da quel punto di vista della psicologia volgare, che tende a considerare, per quanto è possibile, tutti i prodotti spirituali della comunità come invenzioni volontarie, sin dall’inizio rivolte a determinati scopi d’utilità. Questo pensiero trovò la sua massima espressione filosofica nella dottrina del “contratto sociale„, secondo la quale la comunità spirituale non sarebbe originaria e naturale, ma sarebbe da ricondursi all’arbitraria riunione di una somma d’individui. Una conseguenza di questa concezione non psicologica e affatto infruttuosa di fronte ai problemi della psicologia sociale, è che oggi ancora i concetti di una coscienza collettiva e di un volere collettivo presentano le più false interpretazioni. Invece di considerarli semplicemente come una espressione della concordanza e delle relazioni effettivamente esistenti tra gl’individui, si crede di scorgere dietro essi un qualche essere mitologico, o almeno una sostanza metafisica. Che tali opinioni siano stravaganti, dopo quanto si è detto, non occorre più in là dimostrare. È però evidente che esse stesse sono nate da quell’abusiva applicazione del concetto di sostanza, che ha per così lungo tempo dominato la psicologia e che ha condotto a ritenere eguali tra loro sostanza e realtà. In questa confusione dei concetti si appalesa chiaramente la intima affinità dello spiritualismo volgare con quel materialismo che è pur da esso combattuto (Confr. a proposito di ciò, § 2, pag. 5 e seg.). V. -- LA CAUSALITÀ PSICHICA E LE SUE LEGGI § 22. -- Il Concetto dell’anima. 1. Ogni scienza empirica ha per suo prossimo e speciale contenuto determinati fatti dell’esperienza, dei quali si sforza indagare la natura e le relazioni reciproche. Per soddisfare a questo còmpito certi -concetti generali sussidiari-, che non sono direttamente contenuti nell’esperienza, ma sono conseguiti solo in base ad una elaborazione logica dell’esperienza stessa, si dimostrano indispensabili, a meno che si voglia rinunciare senz’altro ad una comprensione dei fatti sotto punti di vista direttivi. Il più generale concetto sussidiario di tal natura che ha forza in tutte le scienze empiriche, è il concetto della -causalità-. Esso trae origine dal bisogno del nostro pensiero di ordinare tutte le esperienze a noi date secondo cause ed effetti e di eliminare mediante concetti sussidiari -secondari-, eventualmente di natura ipotetica, gli ostacoli, che si oppongono a che sia stabilita in tal modo una connessione logica. In questo senso tutti i concetti sussidiari che entrano in campo per l’interpretazione di un dominio dell’esperienza, possono essere considerati come un’applicazione del principio generale di causalità; essi sono giustificati fintanto che sono richiesti da questo principio o almeno da esso dimostrati come probabili; non sono più giustificati quando si presentano come funzioni arbitrarie che, sorte da un qualsiasi motivo estraneo, nulla portano all’interpretazione della esperienza. 2. In questo senso il concetto della -materia- è un concetto sussidiario fondamentale per la scienza naturale. Nel più largo significato esso designa il sostrato, che è supposto persistente nello spazio cosmico e di cui consideriamo effetti tutti i fenomeni naturali. In questo senso più generale, il concetto di materia è indispensabile per ogni spiegazione della scienza naturale. Se in tempi recenti si è cercato di elevare a principio dominante il concetto di -energia-, non si è con ciò messo da banda il concetto di materia, ma si è dato ad esso un contenuto diverso. Il concetto acquista questo altro contenuto solo mediante un secondo concetto sussidiario, che si riferisce all’-efficienza causale- della materia. Il concetto della materia sin qui mantenutosi nella scienza naturale, concetto che si appoggia alla fisica meccanica di Galileo, si serve per tale concetto sussidiario del concetto della forza, definita come il prodotto della massa per l’accelerazione momentanea. Una fisica dell’energia in luogo di ciò dovrebbe per tutti i campi della scienza valersi del concetto dell’-energia- che, nella forma speciale dell’energia meccanica, può essere definita come la metà del prodotto della massa per il quadrato della velocità. Ma avendo tanto l’energia quanto la forza sede nello spazio oggettivo e potendo sotto determinate condizioni così i punti dai quali parte l’energia, come i punti dai quali parte la forza variare di luogo nello spazio, il concetto della materia, come quello di un sostrato contenuto nello spazio, continua a sussistere in ambedue i casi, e l’unica differenza, senza dubbio importante, rimane questa, che prendendo come sussidiario il concetto della forza, si presuppone la riducibilità di tutti i fenomeni naturali a processi meccanici di movimento, mentre ricorrendo al concetto dell’energia si attribuisce alla materia, oltre alla proprietà del movimento per immutate forme di energia, anche la proprietà, che pur conservandosi immutata la grandezza d’energia, forme di energia qualitativamente diverse si possono trasformare le une nelle altre. 3. Allo stesso modo che il concetto della materia è un concetto sussidiario della scienza naturale, quello dell’-anima- è un concetto sussidiario della psicologia. Anch’esso è indispensabile, perchè noi abbisogniamo di un concetto abbracciante la totalità delle esperienze psichiche svolgentisi in una coscienza individuale; anche qui però il contenuto del concetto dipende naturalmente in tutto dagli altri concetti sussidiari, che meglio dànno a conoscere la natura della causalità psichica. Nella determinazione di questo contenuto la psicologia ha diviso le sorti della scienza naturale in ciò, che il concetto dell’anima, così come quello della materia, è derivato dapprima non tanto dal bisogno empirico di spiegazione quanto dall’aspirazione ad una fantastica costruzione dell’universale sistema cosmico. Ma mentre la scienza naturale ha già da lungo tempo sorpassato questo stadio mitologico della formazione dei concetti e si è servita di alcune idee sorte in esso per avere determinati punti di partenza ad una concezione metodicamente più stretta, nella psicologia il concetto mitologico-metafisico dell’anima ha conservato il suo dominio sino a tempi recentissimi e in parte ancora vi domina. Esso serve non come un generale concetto sussidiario, che debba in primo luogo raccogliere i fatti psichici e in secondo luogo dare la causale interpretazione di essi, ma come un espediente per avviarsi, per quanto è possibile, ad una generale rappresentazione cosmica, abbracciante egualmente la natura e l’essere individuale. 4. In questa esigenza mitologico-metafisica trova le sue radici il -concetto della sostanzialità dell’anima- nelle sue diverse forme. Se anche nella sua evoluzione non sono mai mancati tentativi di soddisfare, per quanto era possibile, alle esigenze di una spiegazione causale dei fatti psichici, tali tentativi sono però sempre sorti solo posteriormente; e non si può disconoscere che l’esperienza psicologica, indipendentemente da quei motivi metafisici ad essa estranei, non avrebbe mai condotto a un concetto dell’anima come sostanza, e che questo concetto ha senza dubbio reagito dannosamente, sulla concezione dell’esperienza. L’opinione, ad es., che tutti i contenuti psichici siano rappresentazioni e che le rappresentazioni siano oggetti più o meno stabili, a fatica si potrebbe intendere ove non fossero tali presupposizioni. Che questo concetto della sostanzialità sia realmente estraneo alla psicologia, lo dimostra anche il nesso stretto, in cui il concetto della sostanzialità dell’anima sta col concetto della sostanza materiale. Il primo o viene considerato affatto identico al secondo, oppure viene considerato come un concetto speciale, nel quale però i più generali caratteri formali riconducono a una determinata forma della materia, cioè all’-atomo-. 5. Si possono quindi distinguere -due- aspetti del concetto della sostanzialità dell’anima, che corrispondono ai due indirizzi della psicologia metafisica distinti nel § 2 (pag. 5 e segg.); il -materialistico-, che considera i processi psichici come effetti della materia o di certe complessità materiali, quali le parti costituenti il -cervello-, e lo -spiritualistico-, che considera i processi psichici come stati o modificazioni di un’essenza inestesa, indivisibile, persistente, avente una specifica natura spirituale. In questo caso, o anche la materia è poi pensata consistere di atomi simili ma di grado inferiore (spiritualismo monistico o monadologico), oppure l’atomo dell’animo è ritenuto specificamente diverso dalla vera materia (spiritualismo dualistico). (Confr. pag. 6). In ambedue le forme, nella materialistica e nella spiritualistica, il concetto di sostanza non si presta all’interpretazione dell’esperienza psicologica. Il materialismo mette da banda la psicologia, o per sostituirle una imaginaria fisiologia cerebrale dell’avvenire, oppure, fintanto che si dibatte in teorie, per mettere innanzi dubbie e insufficienti ipotesi sulla fisiologia del cervello. Rinunciando questa concezione a una vera psicologia, si comprende come essa debba in tutto e per tutto rinunciare anche al còmpito di dare un buon fondamento alle -scienze dello spirito-. Lo spiritualismo lascia bensì sussistere la psicologia come tale, ma egli fa sì che la reale esperienza sia alla mercè di ipotesi metafisiche affatto arbitrarie, le quali turbano la spregiudicata osservazione dei processi psichici. Infatti questo inconveniente si manifesta in ciò, che questo indirizzo metafisico stabilisce inesattamente il còmpito della psicologia, designando l’esperienza esterna ed interna come campi affatto eterogenei, benchè abbiano fra loro qualche relazione esteriore. 6. Ora, come già fu messo in chiaro al § 1 (pag. 2), tanto l’esperienza della scienza naturale quanto quella della psicologia sono ambedue le parti costitutive di -un’unica- esperienza che viene considerata da punti diversi: là, come una connessione di fenomeni oggettivi e quindi, a causa dell’astrazione dal soggetto conoscente, come -esperienza mediata-, qui invece come -esperienza immediata- ed -originaria-. Riconosciuto questo rapporto, al posto del -concetto della sostanzialità, il concetto dell’attualità- si presenta di per sè stesso come quello che solo ci può dare la comprensione dei processi psichici. Dal fatto, che il punto di vista psicologico è l’integrazione di quello della scienza naturale, in quanto il primo ha per proprio contenuto l’immediata realtà dell’esperienza, segue naturalmente che nella considerazione dei fatti psichici non possono trovare posto ipotetici concetti sussidiari, come quelli che diventano necessari nella scienza naturale a causa della nozione di un oggetto indipendente dal soggetto. In questo senso il concetto dell’attualità dell’anima non è affatto un concetto che abbisogni, come quello della materia, di attributi ipotetici per essere meglio definito nel suo contenuto; che anzi esso esclude di bel inizio tali elementi ipotetici, in quanto designa come essenza dell’anima l’immediata realtà dei processi. Ma poichè un’importante parte di questi processi, cioè la totalità degli oggetti rappresentabili, forma nel tempo stesso l’oggetto di studio della scienza naturale, con ciò è anche detto che sostanzialità e attualità sono concetti, i quali si riferiscono ad una medesima esperienza generale, da ciascuno di essi considerata solo sotto un punto di vista essenzialmente diverso. Se considerando il mondo dell’esperienza noi facciamo astrazione dal soggetto conoscente, questo mondo dell’esperienza ci appare come una varietà di sostanze che stanno tra loro in relazione reciproca; se noi invece consideriamo il mondo dell’esperienza come il totale contenuto dell’esperienza del soggetto, inchiudente il soggetto stesso, questo mondo dell’esperienza ci appare come una varietà di avvenimenti tra loro stessi collegati. Essendo là i fenomeni appresi come -esterni- nel senso, che essi avrebbero egualmente luogo senza variazioni di sorta anche se il soggetto conoscente non fosse presente, la forma dell’esperienza propria della scienza naturale viene anche detta l’esperienza -esterna-. Invece nel secondo caso, essendo tutti i contenuti dell’esperienza considerati come posti immediatamente nel soggetto stesso, il punto di vista che la psicologia usa nella considerazione dell’esperienza, viene anche detto dell’esperienza -interna-. In questo senso pertanto esperienza esterna ed interna equivalgono in tutto a forma mediata ed immediata, oppure anche oggettiva e soggettiva dell’esperienza. Esse designano, proprio allo stesso modo che queste ultime espressioni, non dominî diversi dell’esperienza, ma punti di veduta diversi e pur integrantisi, che si hanno nel modo di considerare l’esperienza in sè perfettamente unica. 7. Che di questi modi di considerare l’esperienza quello della scienza naturale si sia sviluppato prima dell’altro, è cosa che si comprende facilmente, se si tien conto dell’interesse pratico che si lega alla determinazione dei regolari fenomeni naturali, pensati come indipendenti dal soggetto; che poi questa priorità della conoscenza naturale per lungo tempo apportasse nel modo di considerazione della scienza naturale e in quello della psicologia confusione ed oscurità, quali si manifestarono nei diversi concetti psicologici di sostanza, era cosa quasi inevitabile. Per questa ragione la riforma delle concezioni fondamentali, che cerca la particolarità del còmpito della psicologia non nella diversità del dominio empirico, ma nel modo di apprendere tutti i contenuti dell’esperienza a noi dati nella loro realtà immediata, non alterata da ipotetici concetti sussidiari, tale riforma non ha prese le prime mosse dalla psicologia, ma dalle -singole scienze dello spirito-. A queste la considerazione dei processi psichici sotto il punto di veduta del concetto dell’attualità era da lungo tempo famigliare prima che essa trovasse adito nella psicologia. La ragione della diversità, in sè inammissibile, esistente tra la psicologia e le scienze dello spirito riguardo alle idee fondamentali si deve cercare in ciò, che la psicologia fino ad ora ha adempiuto soltanto in piccola parte al còmpito di essere fondamento alla totalità delle scienze dello spirito. 8. Dal punto di vista del concetto dell’attualità viene a comporsi una grossa questione, che per lungo tempo tenne divisi i sistemi metafisici di filosofia; la questione intorno al -rapporto tra corpo ed anima-. Se corpo ed anima sono ambedue considerati sostanze, quel rapporto rimane un enigma, qualunque sia la determinazione dei concetti delle due sostanze. Se si tratta di sostanze omogenee, il diverso contenuto dell’esperienza naturale e di quella psicologica riesce incomprensibile e non resta che a negare interamente il valore indipendente di una di queste due forme di conoscenza. Se si tratta di sostanze eterogenee, la loro connessione è un continuo miracolo. Ora dal punto di vista della teoria dell’attualità la realtà immediata dei fenomeni è contenuta nell’esperienza psicologica. Il nostro concetto fisiologico dell’organismo corporeo non è altro che una parte di questa esperienza, una parte che, al pari di tutti gli altri contenuti d’esperienza delle scienze naturali, noi abbiamo ottenuta in base al presupposto di un oggetto indipendente dal soggetto conoscente. Certi componenti dell’esperienza mediata possono corrispondere a certi altri dell’esperienza immediata, senza che per ciò l’una debba essere ricondotta all’altra o da essa derivata. Una tale derivazione è anzi per sè stessa esclusa a causa del punto di considerazione nei due casi pienamente diverso. Forse la circostanza, che qui non sono dati, rispetto ad una medesima esperienza, oggetti diversi, ma solo punti di vista diversi, porta con sè la conseguenza, che fra i due esistano relazioni generali. Ma si consideri anche da un lato, che esiste un numero infinitamente grande di oggetti, i quali sono per noi accessibili solo sotto la forma dell’esperienza mediata, cioè mediante le scienze naturali: a questa classe appartengono tutti gli oggetti, che noi non siamo costretti ad apprendere come sostrati fisiologici di processi psichici; e dall’altro lato, che esiste un numero non minore di fatti, che ci sono offerti solo nella forma dell’esperienza immediata e psicologica: a questa classe appartiene nella nostra coscienza soggettiva tutto ciò che non possiede il carattere di un oggetto di rappresentazione, cioè di un contenuto che viene riferito direttamente ad oggetti esterni. 9. Conseguenza di questo rapporto è, che tutti i fatti, i quali, essendo parti costitutive di un’esperienza unica, considerate solo ad ogni volta da una posizione diversa, contemporaneamente appartengono all’esperienza mediata propria delle scienze naturali e all’immediata propria della psicologia, sono in relazione tra loro, imperocchè entro questo dominio, ad ogni elementare processo dal lato psichico deve anche corrispondere un processo dal lato fisico. Questa legge è detta il -principio del parallelismo psico-fisico-. E questo nel suo significato empirico-psicologico è assolutamente diverso da certe leggi metafisiche che, se talora sono designate col medesimo nome, hanno in verità tutt’altro valore. Questi principi metafisici stanno sul terreno dell’ipotesi di una sostanza psichica e cercano sciogliere il problema delle relazioni tra corpo ed anima o ammettendo -due - sostanze reali, le proprietà delle quali siano bensì diverse ma procedano nelle loro modificazioni parallelamente, oppure supponendo -una sola- sostanza con due attributi diversi, le modificazioni dei quali dovrebbero essere corrispondenti. In ognuna di queste forme il principio metafisico del parallelismo si fonda sulla proposizione: ad ogni fatto fisico corrisponde un fatto psichico, e viceversa; oppure anche: il mondo dello spirito non è che uno specchio del mondo corporeo, e il corporeo una realizzazione oggettiva del mondo dello spirito. Questa proposizione è però una supposizione affatto indimostrabile e arbitraria; essa nelle sue applicazioni psicologiche porta ad un intellettualismo, che sta in contraddizione con ogni esperienza. Per contro il principio psicologico, come sopra è stato formulato, parte dal fatto, che esiste -una sola- esperienza, la quale però, quando diventa contenuto di un’analisi scientifica, ammette in certe sue parti una -doppia- forma di considerazione scientifica; una -mediata-, che studia gli oggetti delle nostre rappresentazioni nelle loro reciproche relazioni oggettive, ed una -immediata-, che li studia nella loro natura intuitiva in relazione a tutti gli altri contenuti d’esperienza del soggetto conoscente. Fintanto che vi sono oggetti, i quali siano assoggettati a questa doppia considerazione, il principio psicologico del parallelismo esige una relazione generale tra i processi dei due lati. Questa esigenza è appoggiata dal fatto, che in questi casi ambedue le forme dell’analisi si riferiscono in realtà ad un medesimo contenuto d’esperienza. Da questo risulta che il principio psicologico del parallelismo -non- può, per la natura stessa della cosa, riferirsi a tutti quei contenuti d’esperienza, che sono soltanto oggetti dell’analisi della scienza naturale e neppure a quelli che formano il carattere specifico dell’esperienza psicologica. A quest’ultimi appartengono le particolari -forme di connessione e relazione degli elementi psichici e delle formazioni psichiche-. A queste forme andranno bensì parallele connessioni di processi fisici, imperocchè sempre, quando una connessione psichica mostra una coesistenza od una successione regolare di processi fisici, questi devono direttamente o indirettamente stare egualmente in un nesso causale: questo nesso però non può contenere nulla del particolare contenuto della connessione psichica. Gli elementi, ad es., che costituiscono una rappresentazione di spazio o di tempo, staranno anche nei loro sostrati fisiologici in un regolare rapporto di coesistenza o di successione; oppure agli elementi rappresentativi, dei quali si compone il processo della relazione e della comparazione di contenuti psichici, corrisponderanno certe combinazioni di eccitamenti fisiologici, le quali egualmente si ripetono ad ogni riprodursi di quei processi psichici. Ma quei processi fisiologici non potranno nulla contenere di tutto ciò che costituisce la natura psichica delle rappresentazioni di spazio e di tempo, dei processi di relazione e di comparazione, perchè nell’analisi della scienza naturale è di proposito fatta astrazione da tutto ciò che va unito a quei processi fisiologici. Ne deriva inoltre che anche i -concetti di valore e di fine-, alla formazione dei quali si adoprano le connessioni psichiche e i contenuti sentimentali che sono con quelli in relazione, stanno affatto fuori della sfera dei contenuti d’esperienza che possono essere ordinati sotto il principio del parallelismo. Le forme delle combinazioni, che ci si presentano nei processi di fusione, nelle associazioni e nelle combinazioni appercettive, come pure i valori che spettano ad esse nella connessione totale dello sviluppo psichico, possono essere riconosciuti solo mediante un’analisi -psicologica-, allo stesso modo che i fenomeni oggettivi di gravità, suono, calore, e così via, o i processi del sistema nervoso sono accessibili solo ad un’analisi fisica o fisiologica, cioè che operi coi concetti sussidiari di sostanza proprii della conoscenza naturale. 10. In tal modo il principio del parallelismo psico-fisico nel significato -empirico-psicologico,- che ad esso spetta indiscutibilmente, conduce anche di necessità a riconoscere una -causalità psichica indipendente-. Questa presenta bensì dappertutto relazioni alla causalità fisica e non può mai cadere con essa in contraddizione, ma ne deve tuttavia essere diversa di tanto, di quanto il punto di vista dell’esperienza immediata soggettiva, proprio della psicologia, differisce da quello dell’esperienza mediata, oggettiva per astrazione, che vale per la scienza naturale. Come la natura della causalità fisica ci si scopre solo nelle -leggi fondamentali della natura-, così solo cercando di astrarre dalla totalità dei processi psichici certe -leggi fondamentali dei processi psichici-, noi potremo renderci conto della speciale natura della causalità psichica. Tali leggi fondamentali possono essere distinte in due classi. Le une si manifestano sopratutto nei processi, sui quali hanno il loro fondamento il sorgere e l’immediata relazione delle formazioni psichiche; noi le diciamo -leggi psicologiche di relazione-; le altre sono di natura derivata, consistendo esse in effetti composti, che queste leggi di relazione producono combinandosi dentro serie sempre più estese di fatti psichici; noi le diciamo -leggi psicologiche di evoluzione-. Per giungere a un giusto apprezzamento di queste leggi, che in seguito esamineremo, è necessario riflettere che il loro valore, allo stesso modo che quello delle più generali leggi naturali, riposa non tanto sulla loro forma astratta quanto sul numero delle loro applicazioni; così per l’appunto come il principio d’inerzia per sè solo considerato si dimostra una proposizione povera, e il suo valore si manifesta solo nelle singole applicazioni meccaniche e fisiche. § 23. -- Le leggi psicologiche di relazione. 1. -Tre- generali leggi psicologiche di relazione noi distinguiamo e le diciamo leggi delle -risultanti psichiche-, delle -relazioni psichiche- e dei -contrasti psichici-. 2. La -legge delle risultanti psichiche- si dimostra nel fatto, che ogni formazione psichica presenta proprietà, le quali, dopo che sono date, possono bensì essere conosciute dalle proprietà dei suoi elementi, ma non devono in nessun modo essere considerate semplicemente come la somma delle proprietà degli elementi. Una connessione di toni, tanto nelle sue proprietà rappresentative quanto nelle sentimentali, è più che una semplice somma di singoli toni. Nelle rappresentazioni di spazio e di tempo l’ordine spaziale e temporale è bensì fondato in maniera regolare sulla cooperazione degli elementi che formano queste rappresentazioni, ma quegli ordini non possono in nessun caso essere considerati come proprietà che siano già inerenti agli elementi di sensazione. Le teorie nativistiche che presuppongono questo, si avvolgono in una inestricabile contraddizione e, ammettendo nelle originarie intuizioni di spazio e di tempo successive modificazioni in seguito a determinate influenze dell’esperienza, ammettono sino ad un certo limite un nuovo sorgere di proprietà. Infine per le funzioni appercettive, per l’attività fantastica e intellettiva la medesima legge si esplica in una forma perspicua, non solo in quanto i componenti collegati da sintesi appercettiva a lato al significato che possiedono nello stato isolato, ne acquistano uno nuovo nella rappresentazione totale sorgente dalla loro connessione, ma anche in quanto la stessa rappresentazione totale è un nuovo contenuto psichico, che è bensì reso possibile da quei componenti, ma non è in essi contenuto. Questo appare nel modo più evidente nei più complessi prodotti di sintesi appercettiva, nell’opere d’arte, nella connessione logica del pensiero. 3. Nella legge delle risultanti psichiche si esplica per tal modo un principio che noi, avuto riguardo agli effetti che ne risultano, designiamo come un -principio di sintesi creatrice-. Ammesso per le più alte creazioni dello spirito, non è stato per lo più abbastanza tenuto in conto per la totalità degli altri processi psichici; che anzi è stato completamente travisato da una falsa confusione, colle leggi della causalità fisica. Ed è per una simile confusione, che si è voluto trovare una contraddizione tra il principio della sintesi creatrice nel dominio dello spirito e le più generali leggi della natura, specialmente con quella della conservazione dell’energia. Una tale contraddizione e già sin dal principio esclusa, perchè i punti di vista coi quali si giudicano e quindi anche si determinano le misure, sono nei due casi diversi e devono esserlo, constando la scienza naturale e la psicologia non di diversi contenuti d’esperienza ma di un medesimo contenuto considerato da lati diversi (§ 1, pag. 2). Le determinazioni fisiche di misura si riferiscono a -masse, forze, energie oggettive-; tutti questi concetti sussidiari, all’astrazione dei quali noi siamo costretti dal modo di giudicare l’esperienza oggettiva, ubbidiscono a leggi generali, le quali, essendo tutte desunte dall’esperienza, non possono essere in antagonismo con nessuna esperienza singola. Al contrario le determinazioni psichiche di misura, le quali entrano in campo quando si paragonino i componenti psichici colle loro risultanti, si riferiscono a -valori- e a -fini soggettivi-. Il valore soggettivo di un tutto può crescere, il fine di esso può essere speciale e più completo rispetto a qualsiasi dei suoi componenti, senza che per ciò le masse, le forze e le energie subiscano modificazioni alcune. I movimenti muscolari che si compiono in un atto esterno di volere, i processi fisici che accompagnano le rappresentazioni sensitive, le associazioni e le funzioni appercettive, ubbidiscono in un modo immutabile al principio della conservazione dell’energia. Ma per grandezze di questa energia conservatisi eguali, i valori e i fini psichici in essa rappresentati possono essere di assai diversa grandezza. 4. La misura -fisica-, come risulta da queste differenze, ha da fare con -grandezze quantitative di valori-, cioè con grandezze che permettono una graduazione di valori solo in base ai rapporti quantitativi dei fenomeni misurati. Per contro la misura -psichica- in ultima istanza si riferisce sempre a -grandezze qualitative di valori-, cioè a valori che possono essere graduati solo avuto riguardo alla loro natura qualitativa. Per ciò che concerne la produzione di gradi di valore, alla capacità di produrre effetti puramente -quantitativi-, che noi designiamo -grandezza d’energia fisica-, può contrapporsi come -grandezza d’energia psichica- la capacità di produrre effetti -qualitativi-. Ciò presupposto, non solo un -accrescimento dell’energia psichica- può andar unito a una -costanza dell’energia fisica-, quale è accettata in una considerazione dell’esperienza secondo la scienza naturale, ma ambedue costituiscono per l’appunto le misure integrantisi a vicenda, colle quali noi giudichiamo la nostra esperienza nella sua totalità. Imperocchè l’accrescimento dell’energia psichica cade in giusta luce solo per ciò, che esso costituisce il rovescio dal lato psichico della costanza fisica. Del resto questo principio dell’accrescimento dell’energia psichica come è indeterminato nella sua espressione, potendo essere la misura straordinariamente diversa per condizioni diverse, così è valido solo nella -presupposizione della continuità dei processi psichici-. E a questa, come suo correlativo psicologico che si presenta in modo non dubbio nell’esperienza, si contrappone il fatto dello -sparire di valori psichici-. 5. La -legge delle relazioni psichiche- costituisce un complemento alla legge delle risultanti, imperocchè essa non si riferisce al rapporto, che i componenti di una connessione psichica hanno al contenuto di valori che si esplica in questa connessione, ma al rapporto reciproco , - - . 1 2 , 3 , , 4 . 5 , 6 - - , , 7 , 8 . 9 - - , 10 , 11 - - , - 12 - , 13 , - - . 14 15 16 - - ) - - . 17 18 . - - 19 ; 20 , 21 ( . . ) . 22 , 23 , . 24 , 25 , 26 , 27 . 28 , 29 30 . , 31 - - , 32 - - , 33 . 34 , 35 , 36 , 37 : - - , - - ( . ) . 38 , , 39 , , 40 . 41 42 43 ; . 44 45 . - - 46 47 ; 48 - - , 49 , 50 , 51 . 52 53 , 54 , 55 . 56 57 , 58 , , 59 . 60 61 , 62 , , 63 ; , 64 , . 65 66 - - , ) 67 ; 68 69 ; ) 70 , 71 , , 72 73 . 74 75 . 76 , 77 . - - 78 : - - , - 79 - . 80 81 , 82 . 83 84 85 , 86 . 87 88 . 89 90 91 ; 92 , 93 , 94 , ( 95 ) . 96 97 98 , 99 . 100 , 101 ; 102 , 103 . 104 105 106 , 107 . 108 109 , , 110 111 ( . ) . 112 113 114 115 , 116 . 117 , , 118 , , 119 120 , , 121 122 . 123 124 125 , 126 127 128 , 129 . - - , 130 , 131 , 132 133 . 134 135 . , , 136 , 137 , , 138 , - - . 139 140 . 141 ; 142 , 143 ( . . ) . 144 145 . 146 , 147 , . 148 , , 149 , 150 : 151 , 152 ; , 153 , 154 . , 155 , , 156 - - 157 158 , 159 . 160 161 . 162 . 163 , , 164 165 . 166 167 , 168 169 . 170 171 172 - - 173 , 174 175 ( . ) , - - 176 177 , , 178 , . 179 180 181 - - ) . 182 183 . 184 - - . , 185 , , 186 , 187 , . , 188 , 189 190 , 191 - - . 192 . 193 , 194 , 195 196 197 . 198 , 199 , - - , . 200 - - 201 . , - - 202 203 . 204 , , 205 , 206 , , 207 , 208 , , . 209 , 210 ( . ) . 211 212 . 213 214 , 215 . 216 ; 217 ( . . ) , 218 , , 219 . 220 , 221 222 . 223 , 224 . , 225 , 226 227 , , 228 , 229 . 230 231 . , , 232 , 233 . 234 , 235 , 236 237 . 238 , 239 , 240 , , 241 . 242 « , 243 , 244 , 245 ( , , 246 , . ) 247 . 248 « , 249 , , , 250 , , 251 , . 252 253 254 , , , 255 ; 256 . , , , . 257 258 . , 259 260 , 261 ; . , , 262 , , , . 263 , . , , 264 , . , 265 , 266 . 267 - - . 268 - 269 - . 270 , 271 , , 272 . 273 274 . 275 , 276 , 277 , 278 . 279 , , 280 , 281 , 282 , . 283 . 284 285 . 286 287 , , , 288 289 - - . 290 , 291 . 292 293 : 294 . 295 , 296 , , , 297 , 298 . 299 . 300 301 302 , 303 - , 304 . 305 , 306 , 307 - - . 308 , 309 . 310 , , 311 , . 312 , 313 , , 314 . 315 316 317 - - ) . 318 319 . , 320 , 321 - - - - . 322 , 323 , , 324 . , 325 , ; 326 , 327 , - - , 328 . 329 330 - - 331 332 333 . 334 , 335 336 - - . 337 ; 338 , 339 , 340 ; 341 , , . 342 343 - - 344 - - 345 , 346 . 347 , 348 , , 349 . 350 351 , 352 . 353 354 , . 355 356 , , 357 , . 358 , 359 ; 360 , 361 . 362 , 363 , , 364 , - 365 - . 366 , 367 , 368 - - . 369 370 . , 371 - - . 372 - - , 373 , - - . 374 375 ; , 376 377 . 378 - - - - . 379 380 , 381 , . 382 , , 383 , , 384 385 . 386 387 - - 388 , 389 , . 390 391 - - , 392 , , 393 , . 394 395 396 . , , 397 , , , 398 , , , 399 , 400 . 401 , 402 , 403 , 404 . 405 406 407 408 : - - , - - , - - , 409 410 - . 411 412 , , 413 . 414 415 416 - - ) 417 . 418 419 , 420 ; 421 , , 422 , 423 424 . 425 426 , 427 428 . 429 , 430 , 431 ( . . ) . 432 , 433 434 , 435 436 - - , 437 438 , 439 . 440 441 442 , , 443 444 - - , - - , - 445 ( ) - . 446 , 447 448 449 . , 450 , 451 , 452 . 453 , 454 , 455 456 457 . 458 , 459 , 460 ; 461 462 . 463 464 , 465 . 466 467 , 468 . 469 470 471 , 472 , 473 , 474 475 476 , 477 . , 478 , 479 , 480 , , 481 , ( . 482 ) . 483 , 484 485 . 486 , 487 488 , 489 . 490 , ; , 491 ; , 492 493 . , 494 , , 495 496 , 497 498 . 499 500 . 501 , , 502 , , 503 , 504 , , . 505 506 - - , 507 - - . 508 509 , 510 , 511 . , , 512 , 513 , , 514 , . 515 516 , 517 . 518 519 - - . 520 , 521 . 522 523 ( , , , ) , , 524 , , 525 . 526 , , , 527 , , . , 528 , , 529 , 530 , 531 . 532 « , 533 534 , 535 . 536 537 , 538 539 . 540 541 , 542 , . 543 , , 544 . 545 , 546 547 . 548 549 550 ( . , , . . ) . 551 552 553 554 555 . - - 556 557 558 559 560 . - - . 561 562 563 . 564 , 565 . 566 - - , 567 , 568 , , 569 570 . 571 , 572 - - . 573 574 - - , 575 , , 576 . 577 578 , 579 ; 580 581 ; 582 , , 583 . 584 585 . - - 586 . 587 , 588 589 . , 590 . 591 592 - - , , 593 . 594 , 595 - - . 596 , 597 , 598 , 599 . 600 601 - - , , 602 603 . 604 605 , 606 , , 607 , 608 , , , , 609 , 610 611 , 612 , 613 , , 614 , 615 . 616 617 . 618 , - - 619 . , 620 621 ; 622 623 , 624 . 625 , 626 , , 627 628 629 . 630 631 632 , 633 - 634 . 635 , 636 637 , , , 638 , 639 . 640 641 . - 642 - - . 643 644 , , 645 , 646 ; , 647 , 648 , 649 , 650 . , . , 651 652 , 653 . 654 , , 655 656 . , 657 , 658 659 , - - . 660 661 . - - 662 , 663 ( . . ) ; 664 - - , 665 , 666 - - , - - , 667 , , 668 , . , 669 670 ( ) , 671 672 ( ) . ( . . ) . 673 674 , , 675 676 . , 677 , , 678 , 679 . 680 , 681 682 - - . 683 , 684 , 685 . 686 , 687 , 688 , 689 . 690 691 . , ( . ) , 692 693 - - 694 : , , 695 , - 696 - , - - - - . 697 698 , - 699 , - 700 701 . , 702 , 703 , 704 705 , 706 707 . 708 , , 709 ; 710 , 711 . 712 , 713 , 714 , 715 , 716 , 717 . 718 , 719 720 ; 721 , 722 , 723 . 724 - - , 725 726 , 727 - - . 728 , 729 , 730 , 731 - - . 732 , 733 . , 734 , 735 , , 736 . 737 738 . 739 , 740 , 741 , 742 ; 743 744 , 745 , 746 . 747 , 748 , 749 750 , , 751 , - 752 - . 753 754 . 755 , , 756 757 , 758 759 . 760 761 . 762 , 763 ; - 764 - . , 765 , 766 . , 767 768 769 . 770 , . 771 772 . 773 774 , , 775 , 776 . 777 778 , 779 . 780 781 . , 782 , , , 783 , , 784 . , 785 , 786 , 787 : , 788 789 ; , 790 , 791 : 792 793 , 794 . 795 796 . , , , 797 , 798 , 799 800 , , 801 , 802 . 803 - - - . 804 - 805 , , 806 . 807 808 - 809 - , 810 , 811 - - , 812 . 813 : 814 , ; 815 : 816 , 817 . 818 ; 819 , 820 . , 821 , , - - , 822 , , 823 - - ; 824 - - , 825 , - - , 826 827 . 828 , , 829 830 . , 831 832 . 833 - - , 834 , , 835 836 837 . - 838 839 - . 840 , , 841 842 , 843 : 844 . , 845 . , , 846 847 ; , 848 849 , 850 , 851 . 852 853 , 854 , 855 . 856 - - , 857 858 , 859 860 . , 861 , 862 , 863 , 864 - - , 865 , , , , 866 867 , 868 . 869 870 . - 871 - - , - 872 , 873 - - . 874 875 , , 876 , 877 , , 878 , . 879 - 880 - , 881 - - , 882 . 883 . 884 , 885 ; 886 - - ; 887 , , 888 889 ; - - . 890 , 891 , , 892 , 893 ; 894 895 , 896 . 897 898 899 900 901 . - - . 902 903 904 . - - 905 - - , - - 906 - - . 907 908 . - - , 909 , , 910 , 911 , 912 . , 913 , 914 . 915 916 917 , 918 919 . , 920 , 921 922 , 923 . 924 , 925 , 926 927 , 928 , 929 930 , , 931 . 932 , , 933 . 934 935 . 936 , , 937 - - . 938 , 939 ; 940 , 941 . , 942 943 , 944 . 945 , 946 , 947 , 948 949 ( , . ) . 950 - , , - ; 951 , 952 , 953 , , , 954 . 955 , 956 , 957 - - - - . 958 , 959 , 960 , . 961 , 962 , 963 , 964 . 965 , 966 967 . 968 969 . - - , , 970 - - , 971 972 . - - 973 - - , 974 975 . 976 , - - , 977 - - , 978 - - 979 - - . 980 981 , - - 982 - - , 983 , 984 , 985 . 986 987 , 988 . 989 , 990 991 , - 992 - . , 993 , 994 - - . 995 996 . - - 997 , , 998 999 , 1000