essi non hanno altro desiderio se non quello di portare ciò che loro non conviene. Tale eccesiva preoccupazione del vestire è assurda; mentre ben più gravi preoccupazioni dovrebbero avere in questo mondo e nell'altro! Sono contenta che la tua stoffa di lana a fiori vada bene e la tua trina non sia lacerata. Mercoledì porterò al Vescovo la seta gialla che mi hai regalata e credo che farà grande effetto. Hai dei nastri? Giannina dice che oggi tutti ne portano. L'orologio donatoci ha ancora esploso e papà ha ordinato di portarlo in scuderia. Non credo che gli piaccia come quando lo ricevette, sebbene sia contento di un regalo così grazioso e ingegnoso: Ciò prova che si leggono i suoi sermoni e se ne trae profitto. Papà ti saluta, e Giacomo, Reggie e Maria si uniscono a lui sperando che la gotta dello zio Cecilio vada meglio. Credimi, cara zia, tua nipote affezionata GIOVANNA PERCY». «P. S. -- Rispondimi circa i nastri. Giannina sostiene che sono di moda». Lord Arturo guardò la lettera con una ciera così seria e così infelice, che la duchessa scoppiò a ridere: -- Arturo mio, non ti farò più vedere una lettera di una fanciulla, se fai un viso simile!... Ma cosa pensi di quella pendola? Mi sembra un'invenzione veramente curiosa e vorrei averne una anch'io. -- Non ho molta fiducia in simili orologi, -- rispose lord Arturo con un sorriso malinconico, ed abbracciò sua madre. Salite le scale, si gettò su di una poltrona, e gli occhi gli si empirono di lagrime. Aveva fatto quanto poteva per compiere un delitto, e per due volte i suoi tentativi avevano fallito, e non per colpa sua. Aveva cercato di fare il suo dovere, ma sembrava che il destino lo tradisse... Si sentiva ormai accasciato dal sentimento della sterilità delle sue buone intenzioni, dall'inutilità dei suoi sforzi per una bella azione. Era forse meglio compiere il matrimonio. Sibilla ne avrebbe sofferto, è vero; ma il dolore non avrebbe guastato un carattere nobile come il suo. In quanto a lui, egli sarebbe partito! Vi sono sempre delle guerre dove un uomo può farsi uccidere, esiste sempre qualche causa cui un uomo può fare olocausto della propria vita; e giacchè la vita non aveva gioie per lui, la morte non lo spaventava. Seguisse il destino il fatale suo cammino! Egli non avrebbe fatto nulla per arrestarlo. Alle sette e mezzo passate si vestì e si recò al circolo. Surbiton vi era con un gruppo di giovani eleganti, e lord Arturo fu costretto a cenare insieme ad essi. La loro conversazione banale, i loro scherzi oziosi non l'interessavano, e appena servito il caffè se ne andò, sotto il pretesto di un convegno. Mentre usciva dal circolo, il portiere gli consegnò una lettera. Era del signor Wickelkop che l'invitava per la sera dopo a vedere un ombrello esplosivo; era l'ultima invenzione: veniva da Ginevra. Lord Arturo stracciò la lettera in mille pezzi. Era deciso a non ricorrere più a nuovi tentativi. Errò lungo il Tamigi, e per delle ore rimase seduto presso il fiume. La luna apparve attraverso un velo di nubi fulve, come l'occhio di un leone dietro una criniera, e innumerevoli stelle smaltarono l'abisso dei cieli, come polvere d'oro seminata sopra una cupola rossa. Sul fiume torbido passava, di quando in quando, un battello che seguiva la strada dondolandosi a seconda della corrente. I segnali della ferrovia, da verdi si fecero rossi, e i treni traversarono il ponte fischiando acutamente. Dopo mezzanotte risuonò un rumore sordo sulla piccola torre di Westminster e ad ogni colpo della campana sembrava che la notte tremasse. Poi, i lumi della ferrovia si spensero, e solo una lampada solitaria seguitò a brillare come un grosso rubino sull'albero gigantesco di una barca; ed ogni rumore della città cessò. Alle due, lord Arturo si alzò avviandosi dalla parte di Blackfriars. Come ogni cosa sembrava fantastica, simile ad un strano sogno! Dall'altra parte del fiume le case erano avvolte nelle tenebre; si sarebbe detto che l'argento e l'ombra avessero modellato un mondo tutto nuovo. L'enorme cupola di S. Paolo si disegnava come un globo attraverso la nerastra atmosfera. Avvicinandosi alla colonna di Cleopatra, lord Arturo scorse un uomo appoggiato al parapetto, ed alla luce del lampione lo riconobbe: era Podgers. Lord Arturo, vedendo il volto grasso e floscio, gli occhiali d'oro, il sorriso malato, la bocca sensuale del chiromante, si fermò. Un'idea gli era balenata nella mente. Scivolò leggermente presso Podgers e in un attimo lo afferrò per le gambe e lo precipitò nel Tamigi. Un'imprecazione, un gorgoglio d'acqua, e nulla più. Lord Arturo guardò ansiosamente la superficie del fiume; non vide che un piccolo cappello che girava in un gorgo d'acqua argentata dal chiaro di luna. Dopo qualche minuto anche il cappello scomparve. Per un momento, egli credette di vedere una grande ombra informe che si slanciava per la scaletta del ponte, e temette di non essere riuscito. Presto però si avvide che questa immagine era un riflesso, e, quando la luna brillò nuovamente fuori dalle nuvole, anche il riflesso si dileguò. I decreti del destino si erano dunque realizzati! Egli emise un profondo sospiro di sollievo e il nome di Sibilla salì alle sue labbra. -- Vi è caduto qualcosa nell'acqua? -- chiese ad un tratto una voce dietro di lui. Si voltò bruscamente e vide una guardia che teneva in mano una lanterna cieca. -- Oh! niente che valga la pena di occuparsene, -- rispose egli sorridendo. E, chiamata una carrozza che passava, vi saltò dentro e disse al cocchiere di condurlo in via Belgrave. I giorni che seguirono, lord Arturo fu ora allegro, ora inquieto. Vi erano dei momenti in cui si aspettava quasi di vedere entrare Podgers nella sua camera e altre volte pensava che la fortuna non poteva essere ingiusta verso di lui. Due volte si recò sino alla casa del chiromante in via West Moon, ma non osò suonare. Era ansioso e temeva di aver la certezza. Alla fine questa venne. Stava seduto nella sala da fumare del circolo prendendo il -Thè- e ascoltando annoiato Surbiton, che gli dava il resoconto dell'ultima operetta alla -Gaité-, quando il servo portò i giornali della sera. Prese la Gazzetta di Saint James e ne sfogliò le pagine distrattamente, allorchè i suoi occhi furono colpiti da questo strano titolo: «-Suicidio di un chiromante-» Divenne pallido dall'emozione e lesse il brano. «Ieri mattina alle 7 il corpo di Settimio R. Podgers, il celebre chiromante, è stato rigettato sulla sponda a Greenwich, innanzi allo Ship-Hotel. «Il disgraziato era scomparso da qualche giorno e i circoli chiromanti erano molto inquieti per lui: si suppone che siasi suicidato per una momentanea alterazione delle sue facoltà mentali, causate forse dal troppo lavoro, e così il giudice ha oggi concluso. Podgers aveva terminato appena un trattato completo sulla mano umana. Quest'opera sarà pubblicata quanto prima, ed ecciterà indubbiamente molta curiosità. Il suicida aveva 65 anni: sembra che non lasci parenti». Lord Arturo si slanciò fuori del circolo col giornale in mano, con grande stupore del portiere: corse diretto a Parklane. Sibilla che era alla finestra lo vide giungere e pensò che recasse buone notizie; gli corse incontro, e appena lo ebbe guardato comprese che tutto andava bene. -- Mia cara Sibilla, domani ci sposeremo. -- Pazzo! E la torta nuziale che non è ordinata? -- rispose Sibilla lagrimando di gioia. VI. Alla cerimonia delle nozze, circa tre settimane dopo, la chiesa di San Paolo fu invasa da una folla di persone della migliore società. Il discorso religioso fu detto in modo commovente dal pastore di Chichester e tutti furono concordi nell'affermare che mai si era vista una coppia più bella e più felice. Mai lord Arturo rimpianse ciò che aveva sofferto per amore di Sibilla, mentre ella da parte sua dava a lui tutto quello che donna può dare di meglio ad un uomo, cioè il rispetto, la tenerezza e l'amore. Per essi la realtà non uccise il sogno. Conservarono sempre la freschezza dei loro sentimenti e quando, qualche anno dopo, lady Windermere si recò a visitarli a Alton-Priory, nell'antico castello che il vecchio duca aveva dato a suo figlio come regalo di nozze, trovò, in un bel pomeriggio, Sibilla seduta sotto un tiglio del giardino, intenta a seguire con occhio amoroso un bambino ed un bambina che giocavano tra le rose. Ad un tratto lady Windermere, prese la mani dell'amica fra le sue, e le chiese: -- Siete dunque felice, Sibilla? -- Cara lady Windermere, io sono la donna più felice di questo mondo; e voi? -- Non ho tempo di esserlo. Ho sempre amato l'ultimo uomo presentatomi, ma appena ho imparato a conoscerlo me ne sono sentita stanca. Oh! mia cara; i leoni non sono buoni che per una stagione! Appena si è tagliata loro la criniera, diventano le creature più noiose della terra. Di più, se si è gentili con loro, essi finiscono col portarsi male. Vi ricordate di quell'orribile Podgers? Era uno sfrontato impostore. Naturalmente non me ne sono accorta subito: quando aveva bisogno di danaro gliene davo, ma non potevo soffrire che mi facesse la corte. Mi ha proprio fatto odiare la chiromanzia. Ora è la telepatia che m'incanta. È molto più divertente. -- Non bisogna dir nulla contro la chiromanzia, lady Windermere. È il solo tema di cui Arturo non ami che si rida: vi assicuro che su ciò egli ha idee veramente irremovibili. -- Volete dire che ci crede, Sibilla? -- Domandatelo a lui stesso, lady Windermere. Eccolo. Lord Arturo attraversava infatti il giardino, con un grosso mazzo di rose in mano, facendosi largo fra i due ragazzi che gli ballavano intorno. -- Lord Arturo? -- Ai vostri ordini! lady Windermere. -- Vorreste dirmi se credete veramente nella chiromanzia? -- Certamente, -- rispose il giovane sorridendo. -- E perchè? -- Perchè le devo tutta la felicità della mia vita -- mormorò sdraiandosi in una poltrona di vimini. -- Che volete dire con ciò, lord Arturo? -- Le debbo Sibilla, -- rispose egli, porgendo le mani a sua moglie e guardandola intensamente negli occhi ceruli. -- Che sciocchezze! -- esclamò lady Windermere. -- In vita mia non ho mai udito una sciocchezza simile! INDICE INTRODUZIONE pag. VII Il fantasma di Canterville » 1 Il delitto di lord Arturo Savile »67 Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. 1 . ; 2 3 ' ! 4 5 6 . 7 . 8 9 ? . 10 11 ' 12 . , 13 : 14 . , 15 , 16 . 17 18 , , 19 20 » . 21 22 « . . - - . » . 23 24 , 25 : 26 27 - - , , 28 ! . . . ? 29 ' ' . 30 31 - - , - - 32 , . 33 34 , , 35 . 36 37 , 38 , . 39 , . . . 40 41 42 , ' . 43 . , 44 ; 45 . 46 47 , ! 48 , 49 ; 50 , . 51 ! . 52 53 . 54 55 , 56 . , 57 ' , 58 , . 59 60 , . 61 ' 62 ; ' : . 63 64 . 65 . 66 67 , . 68 , ' 69 , ' 70 , ' . 71 72 , , 73 . 74 , , 75 . 76 77 78 79 . 80 81 , , 82 ' 83 ; . 84 85 , . 86 , ! 87 88 ' ; 89 ' ' 90 . 91 92 ' . 93 . , 94 , 95 : . 96 97 , , ' , 98 , , . 99 100 ' . 101 102 . 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' , 200 . ! 201 ; ! 202 , . 203 , , . 204 ' ? . 205 : 206 , . 207 . 208 ' . . 209 210 - - , . 211 : 212 . 213 214 - - , ? 215 216 - - , . . 217 218 , 219 , 220 . 221 222 - - ? 223 224 - - ! . 225 226 - - ? 227 228 - - , - - . 229 230 - - ? 231 232 - - - - 233 . 234 235 - - , ? 236 237 - - , - - , 238 . 239 240 - - ! - - . - - 241 ! 242 243 244 245 246 247 248 249 . 250 » 251 » 252 253 254 255 256 257 258 259 , 260 . 261