non parlava mai.
Di quando in quando qualche devoto gli porgeva una moneta. Con un
rapido e scaltro luccicar degli occhi egli la pigliava e dava in cambio
un foglio di papiro.
Subito il devoto immergeva il papiro nel bacino, poi, alzatolo e
guardandolo contro i raggi del sole, vi leggeva un verso. Pare che la
fama della Fontana non avesse a soffrire per la povertà dei versi.
-- Prima che Ben Hur potesse a sua volta consultar l'oracolo, altri
visitatori s'avanzarono, il cui aspetto eccitò la sua curiosità non
meno di quella dei suoi compagni.
Precedeva un cammello altissimo e completamente bianco, condotto da un
uomo a cavallo che lo teneva per la briglia. L'-houdah-, o sedile, sul
dorso del cammello era straordinariamente grande e rivestito di porpora
e d'oro. Due altri cavalieri seguivano il cammello, armati di lancie.
-- «Che cammello meraviglioso!» -- esclamò uno degli astanti.
-- «Qualche principe venuto da lontano,» -- osservò un altro.
-- «Forse un Re.» --
-- «I Re sono portati da elefanti e non da cammelli.» --
-- «Un cammello, e per di più un cammello bianco!» fece un terzo.
-- «Per Apollo, vi dirò io di che si tratta. Coloro che voi vedete non
sono nè Re nè principi; sono donne.» --
E qui la discussione fu troncata dall'arrivo della comitiva. Il
cammello, visto da vicino, non ismentì l'impressione destata da
lontano. Nessuno dei presenti aveva mai veduto un'animale più alto e
più maestoso. Che occhi neri! Come era fine e morbido quel suo pelo
bianco! Come armonizzava bene colle bardature dorate! Un tintinnio di
campanelli d'argento lo accompagnava ed egli si moveva come inconscio
del peso che portava. -- Ma chi erano l'uomo e la donna sotto il
baldacchino dell'-houdah-? Ogni sguardo era rivolto su di essi. Se
l'uomo era un principe bisognava proprio convenire dell'imparzialità
del tempo, che non fa distinzione fra potenti ed umili, poichè
l'aspetto del vecchio che nulla rivelava circa la sua nazionalità, era
quello di una mummia: i curiosi radunati alla fontana non trovarono
nulla da invidiargli all'infuori del ricco sciallo che ne avvolgeva la
persona.
La donna se ne stava seduta secondo il costume orientale fra finissimi
veli e merletti. Al dissopra dei gomiti portava braccialetti in
forma di serpentelli uniti con catenelle d'oro ad altri braccialetti
ai polsi. Salvo questi ornamenti le braccia erano nude e di forma
oltremodo seducente, cui facevano degno complemento due manine
quasi infantili, una delle quali scintillava pei numerosi anelli
che l'adornavano. Il velo o reticella che le copriva il capo era
tempestato di bacche di corallo e legato con una filza di monete, in
parte accerchiantile la fronte, in parte scendentile sulle spalle,
confuse in una folta massa di capelli neri. Dal suo seggio elevato essa
contemplava il pubblico con curiosità ed apparentemente senz'accorgersi
della curiosità ch'essa stessa destava. Il più singolare poi si era
che, contrariamente al costume delle signore, essa aveva il viso
scoperto.
Ed era veramente bello quel viso, bello per la giovanile freschezza,
per la forma ovale, per la carnagione trasparente, per gli occhi
grandi, per le labbra coralline e pei bianchissimi denti. A queste
attrattive aggiungasi la distinzione di una testolina classicamente
modellata e d'un volto aristocratico, che le davano un'aria veramente
regale.
Cosichè fosse rimasta soddisfatta dell'esame del luogo e delle persone,
la vaga creatura diede un ordine al servo, un tarchiato etiope,
nudo sino alla cintola, il quale avvicinò il cammello alla fontana e
l'obbligò a piegare le ginocchia. Poscia, ricevuto dalle mani della
sua signora una coppa, stava per riempirla, allorchè un forte rumor di
ruote e uno scalpitar di cavalli al galoppo venne a rompere l'incanto
prodotto dall'apparizione della bella straniera e, con un grido
d'allarme, il pubblico si sbandò per lasciar libero il passo.
-- «Quel Romano pare che voglia travolgerci, badate a voi!» -- gridò
Malluch a Ben Hur, spiccando un salto per porsi in salvo.
Quest'ultimo si volse, e vide Messala che, a gran carriera, dirigeva
il suo cocchio sulla folla. Questa, sbandandosi, lasciò scoperto il
cammello, il quale, o inconscio o incurante del pericolo, non si mosse.
L'Etiope era paralizzato dal terrore. Il vecchio fece un vano tentativo
per uscire dal suo -houdah-, ma nè egli nè la donna erano più in tempo
a salvarsi. Ben Hur, balzò davanti a loro e tuonò rivolto a Messala:
-- «Fermati! indietro, indietro.» --
Un sorriso illuminò il volto del patrizio.
Non vedendo altra via di scampo Ben Hur, si precipitò innanzi ed
arrestò di botto il cocchio afferrando due dei cavalli pel morso:
«Cane d'un Romano, tieni in così poco conto la vita?» gridò, mentre con
sforzi erculei obbligava i cavalli a retrocedere. -- La subìta scossa
fece traballare il carro. Messala fu appena in tempo ad evitare di
cadere, ma il compiacente suo Mirtilo andò a ruzzolare lungo la via,
fra le risa di scherno degli spettatori.
L'impareggiabile disinvoltura del Romano non venne meno in
quest'occasione. Sciogliendosi dalle redini in cui era avviluppato,
le gettò da banda; fece il giro del cammello, guardò Ben Hur, e parlò
rivolgendosi al vecchio ed alla donna.
-- «Chiedo venia ad entrambi: io son Messala, e per la nostra madre
terra vi giuro che non vi aveva veduti. In quanto a questa buona gente,
ho forse fatto troppo a fidanza sulla mia destrezza: voleva ridere
a loro spese e sono essi invece che ridono di me; -- buon pro' lor
faccia.» --
Il sorriso bonario, lo sguardo ed il gesto indifferente col quale
s'era rivolto al pubblico s'accordavano bene con quelle parole. Tutti
tacquero in attesa di quanto egli direbbe ancora. Fatto allontanare
il cocchio di pochi passi dal buon Mirtilo, egli proseguì guardando
arditamente la fanciulla:
-- «Ti prego d'intercedere per me presso questo brav'uomo il cui perdono
chiederò con maggior insistenza più tardi se ora non l'ottengo. -- È tuo
padre nevvero?» --
Essa non rispose.
-- «Per Pallade, sei pur bella! Bada che Apollo non ti scambii pel
suo perduto amore. Sarei curioso di sapere qual paese può vantarsi
d'averti per figlia. Non torcere lo sguardo. Il sole d'india è riflesso
nei tuoi occhi e l'Egitto ha impresso sulle tue gote i segni d'amore.
Per Polluce, non preoccuparti di colui, bella incognita, prima d'aver
perdonato a questo schiavo che prega ai tuoi piedi.» --
La giovane donna lo aveva interrotto per chiamare d'un cenno Ben Hur,
il quale le si appressò:
-- «Ti prego, prendi la coppa e riempila» -- gli disse -- «mio padre ha
sete.» --
-- «Ti servirò con piacere» -- rispose il giovine, e rivolgendosi per
rendere il chiesto servizio si trovò faccia a faccia con Messala. I
loro sguardi s'incrociarono: quello dell'Ebreo era provocante, mentre
gli occhi del Romano altro non esprimevano che una beffarda bonarietà.
-- «Bella straniera, altrettanto crudele quanto bella» -- continuò
Messala con un saluto della mano -- «se Apollo non ti rapisce nel
frattempo, mi rivedrai. Non conoscendo il tuo paese non so a qual
Dio raccomandarti, cosicchè, per tutti gli Dei! non mi resta che a
raccomandarti a me stesso.» --
Visto che Mirtilo aveva acquetati i cavalli e che li teneva pronti
per la partenza, risalì sul cocchio. La donna lo seguì collo sguardo,
nel quale invero non si leggeva alcuna espressione di risentimento,
poscia ricevette la coppa e la passò al padre che gliela restituì
dopo aver bevuto un sorso; allora anch'essa vi appressò le labbra,
e poi tendendola con un gesto pieno di grazia a Ben Hur, disse, con
ineffabile dolcezza:
-- «Tienla, te ne preghiamo! essa è piena di benedizioni per te.» --
Il cammello fu fatto alzare e stava per muovere di là quando il vecchio
chiamò Ben Hur.
Questi gli si avvicinò rispettosamente.
-- «Tu hai oggi reso un gran servigio a uno straniero» -- disse.
-- «Non v'è che un Dio solo e nel suo santo nome io ti ringrazio. Mi
chiamo Balthazar, l'Egiziano. Nel grande Orto delle Palme, oltre il
villaggio di Dafne, lo sceicco Ilderim il Generoso ha piantate le
proprie tende e noi siamo suoi ospiti. Vieni colà a chiedere di noi. Vi
troverai il benvenuto della riconoscenza.» --
Ben Hur rimase meravigliato della voce chiara e della dignità di quel
vecchio venerando.
Mentre stava osservando la partenza della comitiva vide di nuovo
Messala.
Il Romano allontanavasi come era venuto, ridendo con indifferenza
beffarda.
CAPITOLO IX.
D'ordinario uno dei mezzi più sicuri per farsi odiare da una persona,
è quello di comportarsi bene in un'occasione in cui quella persona s'è
comportata male.
Fortunatamente Malluch faceva eccezione alla regola.
L'incidente di cui era stato testimonio aveva anzi aumentata la sua
stima per Ben Hur rivelatogli uomo coraggioso e destro.
Se ora avesse potuto apprendere qualche cosa della storia del giovane
avrebbe, pensava egli, un'interessante rapporto della giornata da
sottoporre all'ottimo messer Simonide.
Intanto due fatti gli constavano già. Il suo compagno era Ebreo e
figlio adottivo di un celebre Romano. Un altro pensiero germogliava
nella sua mente. Messala ed il figlio del duumviro non dovevano essere
estranei l'uno all'altro. Di qual natura erano i loro rapporti? Come
venirne in chiaro?
Per quanto ei si lambiccasse il cervello, non riusciva a trovare
un'addentellato per entrare in argomento, e già rassegnavasi a
rinunciare ad ogni tentativo quando Ben Hur stesso venne in suo
soccorso.
Egli prese Malluch per un braccio e con lui si scostò dalla folla la
quale ormai volgeva di nuovo la propria attenzione al vecchio sacerdote
ed alla mistica fontana.
-- «Buon Malluch,» -- chiese Ben Hur arrestandosi, -- «può un'uomo
dimenticare la propria madre?» --
Questa domanda, fatta a bruciapelo e senza applicazione diretta, non
poteva a meno d'imbarazzare l'interrogato, il quale, guardando il
compagno come per leggergli in volto il vero significato delle sue
parole, vi scorse invece tali segni di sincera emozione da sentirsene
scosso.
-- «No,» -- rispose con calore. -- «No, mai,» -- indi, ripreso
completamente possesso di se stesso soggiunse con calma: -- «mai s'egli
è Israelita. Una delle prime lezioni ch'io imparai alla Sinagoga fu la
venerazione pei genitori, poichè, come disse il figliuolo di Sirach: --
«Venera tuo padre con tutta l'anima e non dimenticare le sofferenze di
tua madre.» --
Il volto di Ben Hur si fece più acceso. -- «Quelle parole,» -- disse con
voce commossa, -- «mi richiamano alla mente la mia infanzia ed esse mi
provano pure che tu sei un buon Ebreo. Tu m'ispiri fiducia.» --
Abbandonò il braccio, al quale sin qui s'era tenuto stretto, e con ambe
le mani compresse le pieghe della veste che gli copriva il petto, quasi
a soffocare un'acuto dolore che lo straziava, indi proseguì:
-- «Mio padre, portava un nome distinto e godeva di non poca
considerazione a Gerusalemme ov'egli abitava. Mia madre, alla morte
di lui, era ancora nel fiore dell'età, e io non saprei davvero trovar
parole per descrivere quanto buona ella fosse e bella. Io aveva
anche una sorellina, e noi tre componevamo la famiglia, una famiglia
così felice da giustificare le parole del vecchio Rabbi: -- «Dio non
potendo essere da per tutto, creò le madri.» -- Un giorno una disgrazia
accidentale toccò ad un'alto funzionario romano, mentre passava davanti
alla nostra casa accompagnato da una coorte; i legionarii abbatterono
la porta, si precipitarono in casa e ci arrestarono. Da quel giorno non
ho riveduto mia madre e mia sorella. Non posso dire s'esse siano vive o
morte e non so che cosa sia avvenuto di esse. Ma, Malluch, quell'uomo,
laggiù nel cocchio, era presente alla nostra separazione; fu egli
stesso che ci consegnò ai soldati, sogghignando barbaramente, mentre
mia madre, invocante pietà pei suoi figli, veniva trascinata a viva
forza. Non ti saprei dire se in me prevalga l'odio o l'amore. Oggi lo
riconobbi da lontano e -- qui riafferrò il braccio dell'altro -- Malluch,
quell'uomo conosce il segreto ch'io darei la mia vita per scoprire; sì,
egli potrebbe dirmi ove trovansi le poverette, se siano vive, ed ove,
se morte, io potrei ritrovare le loro ossa.» --
-- «E non vuol parlare?» --
-- «No.» --
-- «Perchè?» --
-- «Perchè io sono Ebreo ed egli è Romano.» --
-- «Ma i Romani hanno pure una lingua e gli Ebrei, per quanto
disprezzati, dispongono di mezzi efficacissimi.» --
-- «Non per casi di questo genere. Trattasi d'un segreto di Stato. Devi
sapere che tutti i beni di mio padre furono confiscati e divisi fra i
nostri nemici.» --
Malluch chinò il capo come per significare che comprendeva
perfettamente tutta la forza del ragionamento; poscia domandò: -- «Ti ha
egli riconosciuto?» --
-- «Non gli era possibile. Fui condannato alle galere in vita e da gran
tempo sono creduto morto.» --
-- «Mi stupisce che tu non l'abbia ucciso» -- fece Malluch cedendo ad un
momentaneo impeto di sdegno.» --
-- «Se lo avessi ucciso lo avrei messo nell'impossibilità di servirmi.
La morte costudisce un segreto più gelosamente della coscienza d'un
Romano.» --
L'uomo cui incombeva la vendetta di sì atroci offese e che nondimeno
sapeva padroneggiare se stesso al punto di rinunciare all'occasione
che gli si era presentato di compierla, doveva aver gran fiducia
nel proprio avvenire, oppure covava un piano migliore: -- pertanto i
pensieri di Malluch presero un nuovo indirizzo. Egli cessò da quel
momento d'essere unicamente l'agente d'una terza persona e si sentì
attratto verso Ben Hur per conto proprio. In altre parole Malluch si
predisponeva a servirlo di tutto cuore per l'ammirazione che Ben Hur
gl'ispirava.
Dopo una breve pausa, Ben Hur riprese:
-- «Non voglio togliergli la vita, buon Malluch; -- contro una tale
misura estrema lo garantisce per ora il segreto che egli chiude nella
nera sua anima; ma so un modo di punirlo, e se tu vuoi aiutarmi, mi ci
proverò.» --
-- «Egli è Romano,» -- rispose Malluch senza esitare, -- «ed io sono della
tribù di Giuda. T'aiuterò. Se vuoi da me un giuramento, prescrivimelo
pure nella forma che a te sembri più solenne.» --
-- «Dammi la tua mano; questo mi basta.» --
Scambiata la stretta di mano Ben Hur, con un senso di sollievo,
proseguì: -- «Ciò ch'io vorrei da te, mio buon amico, non è cosa
difficile nè tale da turbarti la coscienza. Proseguiamo il nostro
cammino.» --
Presero la via che a destra conduceva attraverso il prato cui fu già
accennato nella breve descrizione precedente l'arrivo alla fontana.
Dopo qualche istante Ben Hur ricominciò:
-- «Conosci tu lo sceicco Ilderim il Generoso?» --
-- «Sì.» --
-- «Ove trovasi l'Orto delle Palme? o, piuttosto a che distanza è desso
dal villaggio di Dafne?» --
Malluch fu punto da un sospetto. Rievocando l'immagine della bella
fanciulla alla fontana e l'inclinazione ch'essa aveva graziosamente
dimostrata per Ben Hur, si chiese se mai il compito di colui che voleva
salvare o vendicare la propria madre, non correva il rischio di essere
dimenticato per una avventura d'amore; -- ciò nonostante rispose:
-- «A cavallo, l'Orto delle Palme si raggiunge in due ore, ma un buon
cammello percorre quello distanza in un'ora sola.» --
-- «Grazie. Puoi dirmi ancora se agli annunzii dei giuochi di cui mi
parlasti fu data grande pubblicità e quando essi avranno luogo?» --
Le interrogazioni erano suggestive, e se non ebbero l'effetto di
riassicurare Malluch, egli è certo che ne stimolarono vivamente la
curiosità.
-- «Oh, sì, i giuochi saranno splendidi. Il Prefetto è ricco e,
quantunque sia indipendente dalla carica, egli, come la maggior parte
degli uomini prosperosi, non è null'affatto insensibile all'aumento
delle sue ricchezze, per cui, non foss'altro che per farsi un'amico
a Corte, si è messo in gran faccende per festeggiare il console
Massenzio, qui atteso per ultimare i preparativi contro i Parti. I
ricchi abitanti d'Antiochia, che in questi preparativi hanno il loro
tornaconto, ottennero dal Prefetto il permesso di contribuire alle
feste. Già da un mese gli araldi proclamano l'apertura del circo per
la cerimonia. Il nome del Prefetto basterebbe da solo a garantire la
varietà e la magnificenza dei giuochi, particolarmente in oriente,
ma quando alle sue promesse si aggiungono quelle dei maggiorenti
d'Antiochia, si può esser certi che il concorso sarà straordinario. I
premi offerti sono principeschi.
-- «E il Circo? mi fu detto essere secondo solo al Circo Massimo.» --
-- «A quello di Roma vuoi dire. Ecco: il nostro può accogliere duecento
mila spettatori e il vostro ne accoglie settantamila di più; tanto
quello di Roma come il nostro sono di marmo e la distribuzione interna
è perfettamente eguale.» --
-- «E il regolamento è esso pure eguale?» --
Malluch sorrise.
-- «Se l'Antiochia osasse fare da sè, figlio d'Arrio, Roma non terrebbe
il dominio che tiene. Il regolamento del Circo Massimo è quello che
regge, anche qui, in ogni particolare salvo uno solo; a Roma ogni
singola gara è limitata a quattro cocchi; qui invece non v'è limite di
numero.» --
-- «Ah, l'usanza dei Greci.» --
-- «Sicuro, Antiochia è più Greca che Romana.»
-- «Per cui, Malluch, io sarei libero di scegliermi il mio
cocchio?» --
-- «Il tuo cocchio e i tuoi cavalli, -- non v'è alcuna restrizione in
proposito.» --
Mentre rispondeva alle domande di Ben Hur, Malluch non potè a meno
d'accorgersi della crescente soddisfazione colla quale le sue parole
venivano accolte.
-- «Ancora una cosa, Malluch, quando avrà luogo la solennità?» --
-- «Ah, sì, me ne era scordato,» -- s'affrettò a dire l'interrogato, «se,
per dirla in istile romano, gli Dei del mare sono propizii, di qui a
sei giorni comincieranno i giuochi.» --
-- «Il tempo è breve Malluch, ma mi basta;» -- queste ultime parole
vennero pronunciate con forza; -- «pei profeti d'Israele! riprenderò le
redini; però, un momento! Come possiamo noi essere sicuri che Messala
sarà fra i concorrenti?» --
Malluch vide d'un tratto il piano escogitato per umiliare il
Romano, e, da degno discendente di Giacobbe, dimenticando ogni altra
considerazione, corse subito col pensiero a valutarne le probabilità
pro e contro. La sua voce ebbe quasi un tremito, quando domandò: -- «Sei
tu abbastanza addestrato?» --
-- «Non temere, amico mio. -- Da tre anni i vincitori del Circo Massimo
devono i loro allori unicamente alla mia condiscendenza. Chiedilo
a loro stessi e ti diranno ch'io non esagero. Alle ultime gare
l'Imperatore in persona mi offrì la sua particolare protezione a patto
ch'io guidassi i suoi cavalli.» --
-- «E tu non accettasti?» -- chiese con vivo interesse Malluch.
-- «Io,» -- proseguì Ben Hur, e qui la sua voce si fece esitante, -- «io
sono Ebreo e non osai, quantunque portassi un nome romano, assumermi
professionalmente un'ufficio che avrebbe suonato onta al nome di mio
padre nei chiostri e nelle corti del Tempio. -- Nulla mi vietava di
addestrarmi nelle palestre, ma il circo mi avrebbe disonorato, e se qui
faccio un'eccezione, Malluch, ti giuro che non è per il premio o per la
mercede riservata al vincitore.» --
-- «Fermati, non giurare così,» -- lo interruppe Malluch, -- «la mercede è
di diecimila sesterzi, una fortuna per tutta la vita.» --
-- «Non per me, quand'anche il Prefetto la triplicasse cinquanta
volte. Io voglio ben altro; voglio ciò che vale più di tutti i redditi
imperiali dal primo anno dell'impero a tutt'oggi. Voglio umiliare il
mio nemico. Tu sai che la vendetta è permessa dalla legge.» --
Con un sorriso d'approvazione, come volesse dire, «Benissimo,
benissimo, fra noi Ebrei c'intendiamo» Malluch rispose: -- «Messala
correrà, non dubitarne. Egli si è già troppo impegnato annunciando
il suo concorso in tutti i pubblici ritrovi, e d'altronde il
suo nome figura sulle tavolette di tutti i giovani giuocatori
d'Antiochia.» --
-- «Il suo nome è impegnato in scommesse, dici tu?» --
-- «Sicuro, ed ogni giorno egli viene qui con ostentazione ad
esercitarsi.» --
-- «Ah! quello adunque è il cocchio e quelli sono i cavalli di cui si
servirà? Sta bene; sii ringraziato buon Malluch. Tu m'hai già reso un
gran servigio ed io ho di che rallegrarmene. Ora siimi guida all'Orto
delle Palme e presentami allo sceicco Ilderim il Generoso.» --
-- «Quando?» --
-- «Oggi stesso. Domani i suoi cavalli potrebbero essere già affidati ad
altri.» --
-- «Ti piacciono tanto?» --
Ben Hur rispose con entusiasmo: -- «Li vidi dal podio per un solo
istante, poichè subito sopraggiunse Messala, e non potei più veder
altro, ma quello sguardo mi bastò per riconoscerli d'un sangue che è la
meraviglia e la gloria del deserto. Non vidi esemplari di quella razza
fuorchè nelle stalle di Cesare, ma, veduti una volta, si riconoscono
sempre. Se domani per esempio t'incontrassi, Malluch, quantunque tu
non mi salutassi, io ti riconoscerei al tuo viso, alla tua figura,
ai tuoi modi. Ebbene, colla stessa certezza ed alli stessi segni io
riconoscerei quei cavalli. Se è vero la metà di quanto si dice di loro
e io riesca a piegarli alla mia volontà, potrò...» --
-- «Vincere i sesterzi?» -- interrogò Malluch ridendo.» --
-- «No,» -- rispose vivamente Ben Hur, -- «farò quello che meglio s'addice
ad un figlio di Giacobbe: umilierò il mio nemico in pubblico. Ma,
soggiunse impaziente, noi perdiamo tempo. In qual modo possiamo con
tutta sollecitudine raggiungere la tenda dello sceicco?» --
Malluch riflettè un momento.
-- «Il meglio si è d'andar diritto al villaggio che fortunatamente è qui
vicino; se possiamo trovare due buoni cammelli non avremo che un'ora di
viaggio.» --
-- «Andiamo dunque.» --
Il villaggio era formato da palazzi circondati da giardini, con qua
e là dei Khan, o alberghi, principeschi. Non fu difficile trovare due
dromedarii, e, montati su di essi, i due Ebrei s'avviarono alla volta
dell'Orto delle Palme.
CAPITOLO X.
Passato il villaggio, il terreno si presentava ondulato e coltivato
con gran cura; esso era infatti l'Orto d'Antiochia ove d'ogni palmo di
terra si faceva tesoro. Gl'irti fianchi delle colline erano tagliati a
terrazzi, e persino le alte siepi rallegravano la vista colle viti che
vi erano allacciate, dalle quali pendevano bellissimi grappoli d'uva
porporina. -- Al di là d'innumerevoli letti di poponi, e di boschetti
d'aranci e limoni, si scorgevano le bianche dimore degli affittaiuoli.
Ovunque si girava lo sguardo, si vedeva l'Abbondanza, sorridente
figliuola della Pace, vestita dei suoi più lieti ed attraenti colori.
Di tempo in tempo poi le accidentalità del terreno lasciavano
intravvedere qualche punto del Tauro e del Libano, fra i quali l'Oronte
placidamente seguiva il proprio corso.
I nostri viaggiatori arrivarono al fiume e lo costeggiarono seguendone
le sinuosità, ora vincendo rapide salite, ora scendendo in qualche
valle, a traverso terreni segnati come aree per costruzione di ville.
Ora si godeva l'ombra piacevole proiettata dalle fronde delle quercie,
dei siccomori e dei mirti, ed ora il profumo delle piante aromatiche.
Alla poesia dell'ambiente contribuiva poi in particolar modo la
vicinanza del fiume nel quale specchiavansi gli obliqui raggi del sole.
Innumerevoli navi e navicelle solcavano le acque in ogni senso, emblemi
e veicoli di vita, ricchi di suggestioni ed evocanti immagini di città
lontane, di popoli stranieri e di commerci.
I due amici proseguirono in silenzio la loro via, finchè arrivarono
ad un lago formato dal rigurgito del fiume e di cui l'acqua era
limpida, profonda ed immobile. Un vecchio palmizio dominava l'angolo
dell'insenatura, e Malluch, girando a sinistra dell'albero, battè le
mani e gridò: -- «Guarda, guarda, ecco l'Orto delle Palme.» --
La scena che si offrì ai loro sguardi avrebbe solo potuto avere
riscontro in qualche oasi favorita d'Arabia o in qualche fattoria sulle
sponde del Nilo. -- Ben Hur trovò innanzi a sè una vasta pianura coperta
d'un tappeto verde di rara freschezza.
Gruppi di palme secolari, di mole colossale, dai rami regolari, dalle
fronde piumate, e come modellate in cera, spiccavano contro il cielo
azzurro.
Il lago, fresco e limpido, alimentava con le sue acque vitali le radici
dei vecchi alberi. Era forse una ripetizione del Bosco di Dafne? -- Le
palme, come se avessero indovinato il pensiero di Ben Hur e volessero a
loro modo sedurlo, sembravano agitarsi al suo passaggio e spruzzarlo di
fresca rugiada.
La via correva parallela alla riva del lago dalla quale si vedeva
la sponda opposta ombreggiata parimenti da palme; ogni altra qualità
d'alberi era esclusa.
-- «Guarda quel dattero» -- esclamò Malluch, additando una gigantesca
palma. -- «Ogni anello sul suo tronco segna un'anno di vita. Contali
dalla radice fino alla cima, e se lo sceicco ti dice che il bosco fu
piantato prima che in Antiochia si conoscessero i Seleucidi, tieni per
certo ch'egli ti dice il vero.» --
Non è possibile contemplare una palma rigogliosa senza sentirsi
penetrati dalla sottile suggestione che emana questo superbo vegetale,
il quale sembra trasformarsi agli occhi del contemplatore, e infondere
un senso di compiacimento e di ammirazione.
Così si spiega gli omaggi prodigati alla palma da tutto l'oriente,
incominciando dagli artefici dei primi Re, i quali non seppero trovare
miglior modello per i pilastri dei loro palazzi e dei loro templi. Ben
Hur chiese:
-- «Allorchè oggi vidi Ilderim allo stadio ei mi fece l'effetto d'un
uomo comunissimo, che i nostri Rabbini di Gerusalemme avrebbero
disprezzato siccome un cane di Edom. Come mai venne egli in possesso
dell'Orto e come fa egli a salvarsi dall'avidità dei governatori
Romani?» --
-- «Se il tempo nobilita il sangue» -- rispose con calore Malluch, -- «il
vecchio Ilderim, o figlio d'Arrio, è un uomo nel miglior senso della
parola, quantunque un Edomita non circonciso. I suoi padri furono tutti
sceicchi. Uno di essi, vissuto in non so quale epoca prestò soccorso
una volta ad un Re, che molti nemici inseguivano.
La leggenda narra ch'egli gli prestasse a sua difesa mille cavalieri,
cui erano noti tutti i sentieri e nascondigli del deserto. Essi tennero
celato il Re finchè l'occasione si presentò di distruggere il nemico e
di rimettere il monarca sul trono. -- Questi, per riconoscenza diede al
figlio del deserto questo luogo delizioso, per sè e suoi successori,
in perpetuo. Nessuno pensò mai di turbarne il possesso. I governatori
trovano che è del loro interesse il mantenere buone relazioni con
una tribù alla quale Iddio ha accordato uomini, cavalli, cammelli
e ricchezze, rendendola così padrona di molte fra le arterie che
collegano Antiochia con le altre città; -- poichè è dal buon volere di
questi uomini che dipende la libertà di passaggio e la sicurezza delle
strade. Persino il Prefetto si reputa felice ogniqualvolta Ilderim,
soprannominato il Generoso pei molti suoi atti di liberalità, si reca a
fargli visita in compagnia delle sue donne, dei suoi figli o dei suoi
dipendenti, tutti montati su cammelli e cavalli, come solevano fare i
nostri padri Abramo e Giacobbe.
-- «Come spieghi adunque» -- chiese Ben Hur che aveva ascoltato con
vivo interessamento, senza accorgersi della lentezza dei dromedarii --
«ch'egli oggi si strappava la barba dalla rabbia e malediva sè stesso
per aver prestato fede ad un Romano? Se Cesare l'avesse udito avrebbe
avuto ragione di dire: «Non amo tali amici, liberatemene.» --
-- «E non avrebbe sbagliato di certo» -- rispose Malluch sorridendo.
-- «Ilderim non ama Roma, ed ha un motivo di lagnarsene. Tre anni fa
i Parti catturarono una carovana sulla strada da Bozza a Damasco, la
quale portava, fra l'altro, il tributo d'un intiero distretto. Essi
uccisero tutti gli uomini della carovana, ciò che i censori a Roma
avrebbero facilmente perdonato purchè i denari imperiali fossero stati
rispettati. Gli appaltatori delle tasse, chiamati a rispondere del
danno, ricorsero a Cesare il quale tenne responsabile Erode. Questi se
ne indennizzò sequestrando dei valori di Ilderim col pretesto ch'egli
avrebbe dovuto invigilare la sicurezza delle strade imperiali. Lo
sceicco si appellò a Cesare e Cesare gli diede una risposta degna in
tutto della sfinge. D'allora in poi il vecchio si strugge di rabbia e
non manca mai un'occasione di darvi sfogo.» --
-- «Ciò non gli serve a nulla, Malluch.» --
-- «Questo» -- continuò l'altro -- «richiede un'altra spiegazione che
ti fornirò, se ti accosterai; ma, parliamo sottovoce; -- l'ospitalità
dello sceicco ha già principio, guarda quelle fanciulle che ti
parlano.» --
I dromedarii si fermarono e Ben Hur guardando giù, vide alcune bambine
vestite alla foggia delle contadine siriache, che gli offrivano
canestri di datteri. La frutta era stata appena colta e non poteva
venir rifiutata. Egli si abbassò, ne prese, ed in quell'istante un
uomo, accovacciato sull'albero presso il quale le bestie s'erano
fermate, gridò: -- «La pace sia con voi e siate i benvenuti.» -- Dopo
aver ringraziato le due fanciulle i due amici continuarono per la loro
strada.
-- «Devi sapere» -- proseguì Malluch, interrompendosi di tanto in tanto
per mostrare un dattero -- «che Simonide, il negoziante, mi onora della
sua fiducia, e ch'egli, qualche volta, si degna consigliarsi meco,
per cui, frequentando io la sua casa, feci la conoscenza di molti
suoi amici, i quali sapendo di questa nostra domestichezza, parlarono
liberamente in mia presenza. Fu in questo modo ch'io entrai in qualche
intimità collo sceicco Ilderim.» --
Per un istante l'attenzione di Ben Hur divagò. Alla sua mente
s'affacciò l'immagine pura, gentile e supplichevole d'Ester. Gli occhi
neri della fanciulla, risplendenti di quella luce caratteristica delle
donne Ebree, si fissarono modestamente sui suoi; -- gli parve d'udire
il fruscio delle vesti e la melodiosa sua voce mentre gli porgeva la
coppa di vino. Ricordò con compiacenza la pietà del suo sguardo più
espressivo di qualunque parola e si beò di quel ricordo. La visione,
piena d'ineffabile dolcezza, sparì come d'incanto allorchè egli si
volse verso Malluch.
-- «Alcuni giorni fa» -- continuò quest'ultimo -- «il vecchio arabo
venne da Simonide e mi trovò da lui. Non mi sfuggì un suo certo qual
turbamento, ond'io, per deferenza, feci atto di ritirarmi, ma egli
stesso mi trattenne. -- «Se sei Israelita» -- disse -- «fermati perchè
ho una storia strana da narrarti.» -- L'enfasi colla quale accentuò
la parola -Israelita-, eccitò la mia curiosità e rimasi. Devo essere
breve, poichè ci avviciniamo alla tenda; eccoti in poche parole il
sunto della sua narrazione. -- «Molti anni fa, tre stranieri convennero
alla tenda d'Ilderim nel deserto; un Indiano, un Greco, un Egiziano.
Viaggiavano su cammelli, i più grandi ch'egli avesse mai veduti e
completamente bianchi. Ilderim diede loro il benvenuto e li ospitò.
«La mattina seguente si alzarono ed intonarono una preghiera affatto
nuova per Ilderim, indirizzata a Dio ed al figliuol suo. Il loro
contegno era misterioso. Dopo rotto il digiuno, l'Egiziano spiegò chi
fossero e donde venissero. Ognuno di loro aveva veduto una stella,
dalla quale s'era fatta udire una voce che comandava loro di recarsi
a Gerusalemme e di chiedere: «-Ov'è colui che è nato Re dei Giudei?-»
-- «Essi obbedirono. Da Gerusalemme la stella li guidò a Betlemme,
dove, in una grotta, trovarono un neonato ch'essi adorarono cadendo
in ginocchio davanti a lui: -- compiuto quest'atto d'adorazione,
accompagnato da preziosi regali, e proclamato chi Egli fosse, essi
fuggirono coi loro cammelli e si rifugiarono presso lo sceicco, non
essendo dubbio che, se Erode, colui che era detto il Grande, li avesse
presi, li avrebbe condannati a morte. Fedele al suo costume, lo sceicco
li ricoverò e li tenne celati per un anno intero, in capo al quale,
essi partirono lasciandogli doni di gran valore, e prendendo ognuno una
direzione diversa.» --
-- «È una storia meravigliosa» -- esclamò Ben Hur -- «Che cosa dicesti che
essi dovevano chiedere una volta arrivati a Gerusalemme?» --
«Dovevano chiedere: «Dov'è colui che è nato Re dei Giudei?» --
-- «E null'altro?» --
-- «V'erano altri particolari ma non li ricordo.» --
-- «Ed essi trovarono il bambino?» --
-- «Sì, e lo adorarono.» --
-- «Malluch, quest'è un miracolo.» --
-- «Ilderim è uomo posato quantunque eccitabile come tutti gli Arabi.
Egli è incapace d'una menzogna.» --
Malluch parlava con sicurezza. Dopo una pausa, di cui i dromedarii
approfittarono per pascolare, scostandosi dalla strada, Ben Hur chiese
di nuovo:
-- «Non sa più nulla Ilderim dei tre uomini? Che avvenne di loro?» --
-- «Ah, sì, questo fu precisamente il motivo della visita a Simonide.
Alla vigilia di quel giorno era ricomparso l'Egiziano.» --
-- «Dove?» --
-- «Qui all'entrata della tenda alla quale ci rechiamo.» --
-- «Come lo riconobbe?» --
-- «Nello stesso modo che riconoscesti oggi i cavalli; dal suo
aspetto.» --
-- «Da null'altro?» --
-- «Egli era in groppa allo stesso cammello bianco, e portava lo stesso
nome -- Balthasar, l'Egiziano.» --
-- «Sarebbe mai questo un miracolo del Signore?» -- chiese Ben Hur
agitato.
-- «E perchè?» -- domandò a sua volta sorpreso l'amico.
-- «Non dicesti Balthasar?» --
-- «Sì, Balthasar l'Egiziano.» --
-- «Ma quello è il nome del vecchio che vedemmo oggi alla
fontana.» --
-- «È vero» -- proruppe vivamente Malluch, cui subito si comunicò
l'agitazione del compagno, -- «il cammello era il medesimo e tu salvasti
la vita a quell'uomo.» --
-- «E la donna,» -- continuò Ben Hur, come parlasse fra sè, -- «la donna
era sua figlia,» -- e fattosi pensoso, tacque.
Non sarà difficile al lettore l'indovinare come il dialogo precedente
avesse evocato una seconda visione di donna nella quale Ben Hur rimase
più a lungo assorto che non nella prima; ma egli si sbagliarebbe se
da questa circostanza concludesse che Ben Hur ne fosse maggiormente
affascinato. La seguente domanda ch'egli rivolse a Malluch dopo una
lunga pausa, indica il procedere del suo pensiero.
-- «Dimmi Malluch, dovevano quei tre chiedere dove fosse colui che
doveva essere Re dei Giudei?» --
-- «Non precisamente in questi termini, ma bensì ove fosse colui -nato
per essere Re dei Giudei-. Quelle erano le parole udite dal vecchio
sceicco nel deserto, e, da quel giorno, egli attende l'avvento del Re;
e nessuno potrebbe scrollare la sua fede.» --
-- «Ma.... proprio un Re?» --
-- «Già. E con lui la caduta di Roma: così disse il vecchio.» --
Seguì un nuovo periodo di silenzio, di cui Ben Hur sentiva bisogno per
raccogliere le proprie idee e frenare l'agitazione dell'animo, indi
riprese:
-- «Quel vecchio è uno dei molti milioni d'uomini che avranno gravi
offese da vendicare, e pertanto questa sua strana teoria, Malluch, è di
prezioso alimento alle sue speranze, visto che, durante la dominazione
di Roma, solo un Erode può essere Re dei Giudei. Udisti tu ciò che
Simonide rispose?» --
-- «Se Ilderim è uomo serio, Simonide dal canto suo è uomo saggio,»
-- replicò Malluch; -- «udii infatti il suo parere e... ma, ascolta,
qualcuno ci segue.» --
Udivasi in fatti un rumore di cavalli e di ruote avvicinantesi
rapidamente, in breve i due Ebrei furono raggiunti da Ilderim, che,
a cavallo e seguito da un lungo corteo nel quale figuravano i quattro
cavalli arabi, ritornava dal boschetto di Dafne. La testa dello sceicco
era china sul petto come quella di una di persona accasciata, ma alla
vista dei due che l'avevano preceduto nel ritorno, il vecchio si animò
e li salutò con affabilità.
-- «La pace sia con voi! ah, il mio amico Malluch! Dimmi che sei
d'arrivo e non di partenza e che mi porti qualche messaggio da parte
del buon Simonide cui auguro che il Signore dei suoi padri mantenga per
molti anni in vita. Seguitemi entrambi. Ho pane e frutta ad offrirvi, e
se meglio v'aggrada, arrack e carne di capretto. Venite.» --
Lo seguirono fino all'entrata della tenda ov'egli scese da cavallo,
e li ricevette con un vassojo sul quale stavano tre coppe riempite
d'un liquido schiumante versatovi da un'otre annerita dal fumo, appesa
all'antenna centrale. -- «Bevete,» -- disse cordialmente, -- «bevete,
poichè questo è il talismano che garantisce l'incolumità a chi penetra
nelle tende dei figli del deserto.» --
Ognuno prese una coppa e la vuotò.
-- «Entrate ora: in nome di Dio.» --
Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò
sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò.
-- «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare
i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la
cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta
questa sera, e mi è forza recarmi da lui. Ritornerò domani e farò
in modo, se tutto andrà bene, di rimaner teco finchè termineranno i
giuochi.» --
E dopo uno scambio di saluti e di benedizioni, Malluch si allontanò.
CAPITOLO XI.
All'ora in cui due terzi della popolazione d'Antiochia riposava
dalle fatiche del giorno, godendosi, sui terrazzi delle case, l'aria
rinfrescata dalla brezza serale, Simonide, adagiato nel seggiolone
ormai diventatogli indispensabile, stava contemplando dal proprio
terrazzo il fiume, ed i navigli che vi erano ancorati. La muraglia
che ergevasi dietro di lui proiettava la sua ombra sull'acqua fino
a raggiungere la sponda opposta, ed al disopra continuava il solito
rumore dell'andirivieni sul ponte. Ester, presso al padre, gli teneva
dinanzi un piatto contenente la sua cena frugale, composta di focaccie
leggiere come ostie, un po' di miele ed una tazza di latte nella quale
Simonide immergeva le focaccie dopo averle spalmate di miele.
-- «Malluch ritarda questa sera» -- mormorò egli scoprendo così il
pensiero che lo preoccupava.
-- «Credi tu ch'egli verrà?» -- chiese Ester.
-- «A meno ch'egli non abbia dovuto prendere la via del mare o del
deserto, verrà.» --
Simonide parlava tranquillamente da uomo sicuro del fatto suo.
-- «Potrebbe invece scrivere.» -- suggerì timidamente la ragazza.
-- «No, Ester. Egli mi avrebbe già avvertito con lettera se si fosse
accorto di non poter ritornare e poichè non m'ha avvertito sono certo
che verrà.» --
-- «Speriamolo» -- sospirò la giovine.
V'era un non so che nel tono col quale ella si lasciò sfugire questa
parola, che colpì il vecchio. Il più piccolo uccellino non può posarsi
sopra un ramoscello senza comunicare una vibrazione, per quanto
leggiera, a tutte le fibre dell'albero, e l'organismo umano non è meno
sensibile qualche volta alle più insignificanti parole.
-- «Tu desideri ch'egli ritorni, Ester?» --
-- «Sì, rispose ella» -- guardandolo negli occhi.
-- «Perchè? potresti dirmelo?» -- persistette il padre.
-- «Perchè...» -- essa sostò, poi riprese: -- «perchè il giovane è...» -- e
qui di nuovo si fermò.
-- «Il nostro padrone, tu vuoi dire.» --
-- «Sì.» --
-- «E tu sei sempre d'avviso ch'io non dovrei lasciarlo partire senza
dirgli che, se egli vuole, può prendere possesso di noi e di tutto --
capisci Ester? di tutto -- delle merci, dei denari, delle navi, degli
schiavi e del credito potente, che è un mantello d'oro e d'argento
tessuto per me da quella Divinità tanto adorata dagli uomini, il
Successo!» --
Essa non rispose.
-- «Non te ne commovi affatto?» -- insistè egli, non senza una tinta
d'amarezza. -- «Sta bene, Ester. Ho sempre trovato che per quanto
terribile sia la realtà essa non è mai insopportabile una volta
squarciate le nere nubi attraverso le quali essa ci atterriva dapprima
-- no, mai, neppure la tortura. Suppongo che sarà così anche della
morte. Alla stregua di questa filosofia è presumibile che la schiavitù
cui andiamo incontro finisca per esserci dolce. Mi è grato sin d'ora il
pensare alla felicità del nostro padrone. Le ricchezze non gli saranno
costate nulla, non un momento d'angoscia, non una stilla di sudore,
neppure un pensiero! Esse gli cadranno in grembo mentr'egli è nel fior
degli anni senza averle nemmeno sognate. E, perdona questo piccolo
sfogo alla mia vanità, Ester, se aggiungo ch'egli andrà inoltre al
possesso di ciò che tutto l'oro del mondo non potrebbe dargli; parlo
di te, mio tesoro, mio adorato fiorellino germogliato dalla tomba della
mia perduta Rachele.» --
L'attirò amorosamente a sè e la baciò due volte; un bacio per lei, uno
per la povera morta.
-- «Non parlar così» -- disse la ragazza allorchè il vecchio ritrasse
la mano che le aveva accarezzato il collo, -- «quel giovane merita una
migliore opinione; egli pure ha sofferto, e ci renderà liberi.» --
-- «Ah, Ester, tu sei di nobili istinti e sai com'io ad essi mi affidi
ogniqualvolta mi trovo perplesso nel giudicare del carattere di
qualcuno, ma» -- e qui la sua voce si fece più vibrata -- «ma non sono
solo queste povere membra, questo corpo lacerato e straziato fino a
non aver più forma umana, che gli darò. Io gli arrecherò un'anima
che ha saputo trionfare dei tormenti e della malignità Romana,
più crudele degli stessi tormenti; io gli porterò una mente che sa
scoprire l'oro ad una distanza maggiore di quella cui arrivarono le
navi di Salomone, una mente esercitata nel concepire vari disegni» --
qui sorrise di compiacenza, poi continuò sempre più animandosi: -- «ma
non sai, Ester, che prima ancora che la nuova luna entri nel prossimo
quarto io potrei scuotere il mondo così da farne sussultare lo stesso
Cesare? Poichè tu devi sapere, figliuola, ch'io posseggo quella facoltà
più preziosa d'un corpo perfetto, più preziosa del coraggio, della
volontà, dell'esperienza, quella facoltà divina che neppure i grandi
sanno abbastanza apprezzare, mentre il volgo non la conosce affatto,
la facoltà d'aggiogare gli uomini ai miei propositi e di mantenerveli
fino al loro compimento, di modo che la mia persona si moltiplica in
legioni di centinaia e di migliaia di persone. E così i capitani delle
mie navi attraversano i mari e mi portano il premio d'oneste fatiche;
così Malluch segue quel giovane nostro padrone e mi porterà...» --
qui il rumore di passi avvicinantisi alla terrazza lo interruppe.» --
Ah, Ester, non te lo dissi? eccolo qui, ed ora avremo notizie. Per
te, mia dolcissima figliuola, mio candido giglio, prego Iddio, il
quale non ha dimenticato il ramingo gregge d'Israele, ch'esse siano
confortanti.» --
Malluch si presentò.
-- «La pace sia con te, mio buon padrone» -- disse inchinandosi -- «ed
anche a te, Ester, la più virtuosa delle figlie.» --
Egli stava loro davanti in atto rispettoso. Col contegno suo, umile
come quello d'un servo, faceva contrasto la famigliare cordialità delle
sue parole onde sarebbe stato difficile il determinare di qual natura
fossero i suoi rapporti cogli altri due.
Simonide, da uomo pratico, appena ricambiato il saluto, entrò subito in
argomento.
-- «Che cosa mi riferisci intorno a quel giovane, Malluch?» --
I particolari della giornata vennero narrati tranquillamente e con
tutta semplicità, senza interruzione da parte del vecchio, la cui
immobilità non fu scossa un solo istante.
-- «Grazie, buon Malluch» -- esclamò poscia, quando questi ebbe finito.
-- «Nessuno avrebbe potuto far meglio di te. Che hai da dirmi sulla
nazionalità del giovane?» --
-- «Egli è Israelita, mio buon padrone, e della tribù di Giuda.» --
-- «Ne sei sicuro?» --
-- «Certissimo.» --
-- «Eppure pare ch'egli non t'abbia narrato gran che della sua
vita.» --
-- «Ha imparato ad esser prudente, vorrei anzi dire diffidente. Egli
eluse tutti i miei tentativi per farlo parlare finchè partimmo dalla
fontana di Castalia pel villaggio di Dafne.» --
-- «Un luogo abbominevole! perchè vi andò?» --
-- «Direi per curiosità, come si può dire della maggior parte di chi
vi si reca per la prima volta; ma ciò che è strano si è ch'egli non
s'interessò a quanto vide. Per esempio non si curò di visitare il
tempio, e chiese solamente s'esso era Greco. A dirti il vero quel
giovane ha un dolore ch'egli vorrebbe nascondere ed andò al Bosco di
Dafne per dimenticarlo.» --
-- «Se fosse così sarebbe bene» -- mormorò Simonide, poi soggiunse più
forte: -- «Malluch, la maledizione dei nostri tempi è la prodigalità; --
i poveri s'impoveriscono di più per scimmiottare i ricchi, ed i ricchi
s'atteggiano a principi. Scorgesti tu traccie di una tale debolezza nel
giovane? Ostentò egli possesso di dovizie sfoggiando monete di Roma o
d'Israele?» --
-- «Nulla affatto.» --
-- «Eppure, Malluch, in un luogo simile, ove abbondano gl'incentivi
alle gozzoviglie, egli non può a meno d'averti fatto qualche offerta
di generoso trattamento, giustificabile, del resto, dalla sua
gioventù.» --
-- «Egli non mangiò nè bevette in mia compagnia.» --
-- «Dalle sue parole potesti tu scoprire quale fosse l'idea dominante in
lui? Come tu sai noi non parliamo, non operiamo e non decidiamo alcuna
questione grave che ci riguarda, senza obbedire ad un movente. Che cosa
puoi dirmi in proposito?» --
-- «Riguardo a ciò, Messer Simonide, posso rispondere con perfetta
sicurezza. Egli in primo luogo è spinto dal desiderio di ritrovare sua
madre e sua sorella; -- poi v'è della ruggine fra lui e Roma e, siccome
vi ha gran parte, quel Messala di cui ti parlai, il suo scopo presente
è di umiliarlo. L'incontro alla fontana gliene porse l'occasione ma non
volle approfittarne perchè non sufficientemente pubblica.» --
-- «Quel Messala è influente» -- osservò gravemente Simonide.» --
-- «Sì, ma il loro prossimo incontro sarà nel circo.» --
-- «Ebbene?» --
-- «Il figlio d'Arrio vincerà.» --
-- «Come lo sai tu?» --
Malluch sorrise.
-- «Giudico dalle sue parole.» --
-- «Da null'altro?» --
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