non parlava mai. Di quando in quando qualche devoto gli porgeva una moneta. Con un rapido e scaltro luccicar degli occhi egli la pigliava e dava in cambio un foglio di papiro. Subito il devoto immergeva il papiro nel bacino, poi, alzatolo e guardandolo contro i raggi del sole, vi leggeva un verso. Pare che la fama della Fontana non avesse a soffrire per la povertà dei versi. -- Prima che Ben Hur potesse a sua volta consultar l'oracolo, altri visitatori s'avanzarono, il cui aspetto eccitò la sua curiosità non meno di quella dei suoi compagni. Precedeva un cammello altissimo e completamente bianco, condotto da un uomo a cavallo che lo teneva per la briglia. L'-houdah-, o sedile, sul dorso del cammello era straordinariamente grande e rivestito di porpora e d'oro. Due altri cavalieri seguivano il cammello, armati di lancie. -- «Che cammello meraviglioso!» -- esclamò uno degli astanti. -- «Qualche principe venuto da lontano,» -- osservò un altro. -- «Forse un Re.» -- -- «I Re sono portati da elefanti e non da cammelli.» -- -- «Un cammello, e per di più un cammello bianco!» fece un terzo. -- «Per Apollo, vi dirò io di che si tratta. Coloro che voi vedete non sono nè Re nè principi; sono donne.» -- E qui la discussione fu troncata dall'arrivo della comitiva. Il cammello, visto da vicino, non ismentì l'impressione destata da lontano. Nessuno dei presenti aveva mai veduto un'animale più alto e più maestoso. Che occhi neri! Come era fine e morbido quel suo pelo bianco! Come armonizzava bene colle bardature dorate! Un tintinnio di campanelli d'argento lo accompagnava ed egli si moveva come inconscio del peso che portava. -- Ma chi erano l'uomo e la donna sotto il baldacchino dell'-houdah-? Ogni sguardo era rivolto su di essi. Se l'uomo era un principe bisognava proprio convenire dell'imparzialità del tempo, che non fa distinzione fra potenti ed umili, poichè l'aspetto del vecchio che nulla rivelava circa la sua nazionalità, era quello di una mummia: i curiosi radunati alla fontana non trovarono nulla da invidiargli all'infuori del ricco sciallo che ne avvolgeva la persona. La donna se ne stava seduta secondo il costume orientale fra finissimi veli e merletti. Al dissopra dei gomiti portava braccialetti in forma di serpentelli uniti con catenelle d'oro ad altri braccialetti ai polsi. Salvo questi ornamenti le braccia erano nude e di forma oltremodo seducente, cui facevano degno complemento due manine quasi infantili, una delle quali scintillava pei numerosi anelli che l'adornavano. Il velo o reticella che le copriva il capo era tempestato di bacche di corallo e legato con una filza di monete, in parte accerchiantile la fronte, in parte scendentile sulle spalle, confuse in una folta massa di capelli neri. Dal suo seggio elevato essa contemplava il pubblico con curiosità ed apparentemente senz'accorgersi della curiosità ch'essa stessa destava. Il più singolare poi si era che, contrariamente al costume delle signore, essa aveva il viso scoperto. Ed era veramente bello quel viso, bello per la giovanile freschezza, per la forma ovale, per la carnagione trasparente, per gli occhi grandi, per le labbra coralline e pei bianchissimi denti. A queste attrattive aggiungasi la distinzione di una testolina classicamente modellata e d'un volto aristocratico, che le davano un'aria veramente regale. Cosichè fosse rimasta soddisfatta dell'esame del luogo e delle persone, la vaga creatura diede un ordine al servo, un tarchiato etiope, nudo sino alla cintola, il quale avvicinò il cammello alla fontana e l'obbligò a piegare le ginocchia. Poscia, ricevuto dalle mani della sua signora una coppa, stava per riempirla, allorchè un forte rumor di ruote e uno scalpitar di cavalli al galoppo venne a rompere l'incanto prodotto dall'apparizione della bella straniera e, con un grido d'allarme, il pubblico si sbandò per lasciar libero il passo. -- «Quel Romano pare che voglia travolgerci, badate a voi!» -- gridò Malluch a Ben Hur, spiccando un salto per porsi in salvo. Quest'ultimo si volse, e vide Messala che, a gran carriera, dirigeva il suo cocchio sulla folla. Questa, sbandandosi, lasciò scoperto il cammello, il quale, o inconscio o incurante del pericolo, non si mosse. L'Etiope era paralizzato dal terrore. Il vecchio fece un vano tentativo per uscire dal suo -houdah-, ma nè egli nè la donna erano più in tempo a salvarsi. Ben Hur, balzò davanti a loro e tuonò rivolto a Messala: -- «Fermati! indietro, indietro.» -- Un sorriso illuminò il volto del patrizio. Non vedendo altra via di scampo Ben Hur, si precipitò innanzi ed arrestò di botto il cocchio afferrando due dei cavalli pel morso: «Cane d'un Romano, tieni in così poco conto la vita?» gridò, mentre con sforzi erculei obbligava i cavalli a retrocedere. -- La subìta scossa fece traballare il carro. Messala fu appena in tempo ad evitare di cadere, ma il compiacente suo Mirtilo andò a ruzzolare lungo la via, fra le risa di scherno degli spettatori. L'impareggiabile disinvoltura del Romano non venne meno in quest'occasione. Sciogliendosi dalle redini in cui era avviluppato, le gettò da banda; fece il giro del cammello, guardò Ben Hur, e parlò rivolgendosi al vecchio ed alla donna. -- «Chiedo venia ad entrambi: io son Messala, e per la nostra madre terra vi giuro che non vi aveva veduti. In quanto a questa buona gente, ho forse fatto troppo a fidanza sulla mia destrezza: voleva ridere a loro spese e sono essi invece che ridono di me; -- buon pro' lor faccia.» -- Il sorriso bonario, lo sguardo ed il gesto indifferente col quale s'era rivolto al pubblico s'accordavano bene con quelle parole. Tutti tacquero in attesa di quanto egli direbbe ancora. Fatto allontanare il cocchio di pochi passi dal buon Mirtilo, egli proseguì guardando arditamente la fanciulla: -- «Ti prego d'intercedere per me presso questo brav'uomo il cui perdono chiederò con maggior insistenza più tardi se ora non l'ottengo. -- È tuo padre nevvero?» -- Essa non rispose. -- «Per Pallade, sei pur bella! Bada che Apollo non ti scambii pel suo perduto amore. Sarei curioso di sapere qual paese può vantarsi d'averti per figlia. Non torcere lo sguardo. Il sole d'india è riflesso nei tuoi occhi e l'Egitto ha impresso sulle tue gote i segni d'amore. Per Polluce, non preoccuparti di colui, bella incognita, prima d'aver perdonato a questo schiavo che prega ai tuoi piedi.» -- La giovane donna lo aveva interrotto per chiamare d'un cenno Ben Hur, il quale le si appressò: -- «Ti prego, prendi la coppa e riempila» -- gli disse -- «mio padre ha sete.» -- -- «Ti servirò con piacere» -- rispose il giovine, e rivolgendosi per rendere il chiesto servizio si trovò faccia a faccia con Messala. I loro sguardi s'incrociarono: quello dell'Ebreo era provocante, mentre gli occhi del Romano altro non esprimevano che una beffarda bonarietà. -- «Bella straniera, altrettanto crudele quanto bella» -- continuò Messala con un saluto della mano -- «se Apollo non ti rapisce nel frattempo, mi rivedrai. Non conoscendo il tuo paese non so a qual Dio raccomandarti, cosicchè, per tutti gli Dei! non mi resta che a raccomandarti a me stesso.» -- Visto che Mirtilo aveva acquetati i cavalli e che li teneva pronti per la partenza, risalì sul cocchio. La donna lo seguì collo sguardo, nel quale invero non si leggeva alcuna espressione di risentimento, poscia ricevette la coppa e la passò al padre che gliela restituì dopo aver bevuto un sorso; allora anch'essa vi appressò le labbra, e poi tendendola con un gesto pieno di grazia a Ben Hur, disse, con ineffabile dolcezza: -- «Tienla, te ne preghiamo! essa è piena di benedizioni per te.» -- Il cammello fu fatto alzare e stava per muovere di là quando il vecchio chiamò Ben Hur. Questi gli si avvicinò rispettosamente. -- «Tu hai oggi reso un gran servigio a uno straniero» -- disse. -- «Non v'è che un Dio solo e nel suo santo nome io ti ringrazio. Mi chiamo Balthazar, l'Egiziano. Nel grande Orto delle Palme, oltre il villaggio di Dafne, lo sceicco Ilderim il Generoso ha piantate le proprie tende e noi siamo suoi ospiti. Vieni colà a chiedere di noi. Vi troverai il benvenuto della riconoscenza.» -- Ben Hur rimase meravigliato della voce chiara e della dignità di quel vecchio venerando. Mentre stava osservando la partenza della comitiva vide di nuovo Messala. Il Romano allontanavasi come era venuto, ridendo con indifferenza beffarda. CAPITOLO IX. D'ordinario uno dei mezzi più sicuri per farsi odiare da una persona, è quello di comportarsi bene in un'occasione in cui quella persona s'è comportata male. Fortunatamente Malluch faceva eccezione alla regola. L'incidente di cui era stato testimonio aveva anzi aumentata la sua stima per Ben Hur rivelatogli uomo coraggioso e destro. Se ora avesse potuto apprendere qualche cosa della storia del giovane avrebbe, pensava egli, un'interessante rapporto della giornata da sottoporre all'ottimo messer Simonide. Intanto due fatti gli constavano già. Il suo compagno era Ebreo e figlio adottivo di un celebre Romano. Un altro pensiero germogliava nella sua mente. Messala ed il figlio del duumviro non dovevano essere estranei l'uno all'altro. Di qual natura erano i loro rapporti? Come venirne in chiaro? Per quanto ei si lambiccasse il cervello, non riusciva a trovare un'addentellato per entrare in argomento, e già rassegnavasi a rinunciare ad ogni tentativo quando Ben Hur stesso venne in suo soccorso. Egli prese Malluch per un braccio e con lui si scostò dalla folla la quale ormai volgeva di nuovo la propria attenzione al vecchio sacerdote ed alla mistica fontana. -- «Buon Malluch,» -- chiese Ben Hur arrestandosi, -- «può un'uomo dimenticare la propria madre?» -- Questa domanda, fatta a bruciapelo e senza applicazione diretta, non poteva a meno d'imbarazzare l'interrogato, il quale, guardando il compagno come per leggergli in volto il vero significato delle sue parole, vi scorse invece tali segni di sincera emozione da sentirsene scosso. -- «No,» -- rispose con calore. -- «No, mai,» -- indi, ripreso completamente possesso di se stesso soggiunse con calma: -- «mai s'egli è Israelita. Una delle prime lezioni ch'io imparai alla Sinagoga fu la venerazione pei genitori, poichè, come disse il figliuolo di Sirach: -- «Venera tuo padre con tutta l'anima e non dimenticare le sofferenze di tua madre.» -- Il volto di Ben Hur si fece più acceso. -- «Quelle parole,» -- disse con voce commossa, -- «mi richiamano alla mente la mia infanzia ed esse mi provano pure che tu sei un buon Ebreo. Tu m'ispiri fiducia.» -- Abbandonò il braccio, al quale sin qui s'era tenuto stretto, e con ambe le mani compresse le pieghe della veste che gli copriva il petto, quasi a soffocare un'acuto dolore che lo straziava, indi proseguì: -- «Mio padre, portava un nome distinto e godeva di non poca considerazione a Gerusalemme ov'egli abitava. Mia madre, alla morte di lui, era ancora nel fiore dell'età, e io non saprei davvero trovar parole per descrivere quanto buona ella fosse e bella. Io aveva anche una sorellina, e noi tre componevamo la famiglia, una famiglia così felice da giustificare le parole del vecchio Rabbi: -- «Dio non potendo essere da per tutto, creò le madri.» -- Un giorno una disgrazia accidentale toccò ad un'alto funzionario romano, mentre passava davanti alla nostra casa accompagnato da una coorte; i legionarii abbatterono la porta, si precipitarono in casa e ci arrestarono. Da quel giorno non ho riveduto mia madre e mia sorella. Non posso dire s'esse siano vive o morte e non so che cosa sia avvenuto di esse. Ma, Malluch, quell'uomo, laggiù nel cocchio, era presente alla nostra separazione; fu egli stesso che ci consegnò ai soldati, sogghignando barbaramente, mentre mia madre, invocante pietà pei suoi figli, veniva trascinata a viva forza. Non ti saprei dire se in me prevalga l'odio o l'amore. Oggi lo riconobbi da lontano e -- qui riafferrò il braccio dell'altro -- Malluch, quell'uomo conosce il segreto ch'io darei la mia vita per scoprire; sì, egli potrebbe dirmi ove trovansi le poverette, se siano vive, ed ove, se morte, io potrei ritrovare le loro ossa.» -- -- «E non vuol parlare?» -- -- «No.» -- -- «Perchè?» -- -- «Perchè io sono Ebreo ed egli è Romano.» -- -- «Ma i Romani hanno pure una lingua e gli Ebrei, per quanto disprezzati, dispongono di mezzi efficacissimi.» -- -- «Non per casi di questo genere. Trattasi d'un segreto di Stato. Devi sapere che tutti i beni di mio padre furono confiscati e divisi fra i nostri nemici.» -- Malluch chinò il capo come per significare che comprendeva perfettamente tutta la forza del ragionamento; poscia domandò: -- «Ti ha egli riconosciuto?» -- -- «Non gli era possibile. Fui condannato alle galere in vita e da gran tempo sono creduto morto.» -- -- «Mi stupisce che tu non l'abbia ucciso» -- fece Malluch cedendo ad un momentaneo impeto di sdegno.» -- -- «Se lo avessi ucciso lo avrei messo nell'impossibilità di servirmi. La morte costudisce un segreto più gelosamente della coscienza d'un Romano.» -- L'uomo cui incombeva la vendetta di sì atroci offese e che nondimeno sapeva padroneggiare se stesso al punto di rinunciare all'occasione che gli si era presentato di compierla, doveva aver gran fiducia nel proprio avvenire, oppure covava un piano migliore: -- pertanto i pensieri di Malluch presero un nuovo indirizzo. Egli cessò da quel momento d'essere unicamente l'agente d'una terza persona e si sentì attratto verso Ben Hur per conto proprio. In altre parole Malluch si predisponeva a servirlo di tutto cuore per l'ammirazione che Ben Hur gl'ispirava. Dopo una breve pausa, Ben Hur riprese: -- «Non voglio togliergli la vita, buon Malluch; -- contro una tale misura estrema lo garantisce per ora il segreto che egli chiude nella nera sua anima; ma so un modo di punirlo, e se tu vuoi aiutarmi, mi ci proverò.» -- -- «Egli è Romano,» -- rispose Malluch senza esitare, -- «ed io sono della tribù di Giuda. T'aiuterò. Se vuoi da me un giuramento, prescrivimelo pure nella forma che a te sembri più solenne.» -- -- «Dammi la tua mano; questo mi basta.» -- Scambiata la stretta di mano Ben Hur, con un senso di sollievo, proseguì: -- «Ciò ch'io vorrei da te, mio buon amico, non è cosa difficile nè tale da turbarti la coscienza. Proseguiamo il nostro cammino.» -- Presero la via che a destra conduceva attraverso il prato cui fu già accennato nella breve descrizione precedente l'arrivo alla fontana. Dopo qualche istante Ben Hur ricominciò: -- «Conosci tu lo sceicco Ilderim il Generoso?» -- -- «Sì.» -- -- «Ove trovasi l'Orto delle Palme? o, piuttosto a che distanza è desso dal villaggio di Dafne?» -- Malluch fu punto da un sospetto. Rievocando l'immagine della bella fanciulla alla fontana e l'inclinazione ch'essa aveva graziosamente dimostrata per Ben Hur, si chiese se mai il compito di colui che voleva salvare o vendicare la propria madre, non correva il rischio di essere dimenticato per una avventura d'amore; -- ciò nonostante rispose: -- «A cavallo, l'Orto delle Palme si raggiunge in due ore, ma un buon cammello percorre quello distanza in un'ora sola.» -- -- «Grazie. Puoi dirmi ancora se agli annunzii dei giuochi di cui mi parlasti fu data grande pubblicità e quando essi avranno luogo?» -- Le interrogazioni erano suggestive, e se non ebbero l'effetto di riassicurare Malluch, egli è certo che ne stimolarono vivamente la curiosità. -- «Oh, sì, i giuochi saranno splendidi. Il Prefetto è ricco e, quantunque sia indipendente dalla carica, egli, come la maggior parte degli uomini prosperosi, non è null'affatto insensibile all'aumento delle sue ricchezze, per cui, non foss'altro che per farsi un'amico a Corte, si è messo in gran faccende per festeggiare il console Massenzio, qui atteso per ultimare i preparativi contro i Parti. I ricchi abitanti d'Antiochia, che in questi preparativi hanno il loro tornaconto, ottennero dal Prefetto il permesso di contribuire alle feste. Già da un mese gli araldi proclamano l'apertura del circo per la cerimonia. Il nome del Prefetto basterebbe da solo a garantire la varietà e la magnificenza dei giuochi, particolarmente in oriente, ma quando alle sue promesse si aggiungono quelle dei maggiorenti d'Antiochia, si può esser certi che il concorso sarà straordinario. I premi offerti sono principeschi. -- «E il Circo? mi fu detto essere secondo solo al Circo Massimo.» -- -- «A quello di Roma vuoi dire. Ecco: il nostro può accogliere duecento mila spettatori e il vostro ne accoglie settantamila di più; tanto quello di Roma come il nostro sono di marmo e la distribuzione interna è perfettamente eguale.» -- -- «E il regolamento è esso pure eguale?» -- Malluch sorrise. -- «Se l'Antiochia osasse fare da sè, figlio d'Arrio, Roma non terrebbe il dominio che tiene. Il regolamento del Circo Massimo è quello che regge, anche qui, in ogni particolare salvo uno solo; a Roma ogni singola gara è limitata a quattro cocchi; qui invece non v'è limite di numero.» -- -- «Ah, l'usanza dei Greci.» -- -- «Sicuro, Antiochia è più Greca che Romana.» -- «Per cui, Malluch, io sarei libero di scegliermi il mio cocchio?» -- -- «Il tuo cocchio e i tuoi cavalli, -- non v'è alcuna restrizione in proposito.» -- Mentre rispondeva alle domande di Ben Hur, Malluch non potè a meno d'accorgersi della crescente soddisfazione colla quale le sue parole venivano accolte. -- «Ancora una cosa, Malluch, quando avrà luogo la solennità?» -- -- «Ah, sì, me ne era scordato,» -- s'affrettò a dire l'interrogato, «se, per dirla in istile romano, gli Dei del mare sono propizii, di qui a sei giorni comincieranno i giuochi.» -- -- «Il tempo è breve Malluch, ma mi basta;» -- queste ultime parole vennero pronunciate con forza; -- «pei profeti d'Israele! riprenderò le redini; però, un momento! Come possiamo noi essere sicuri che Messala sarà fra i concorrenti?» -- Malluch vide d'un tratto il piano escogitato per umiliare il Romano, e, da degno discendente di Giacobbe, dimenticando ogni altra considerazione, corse subito col pensiero a valutarne le probabilità pro e contro. La sua voce ebbe quasi un tremito, quando domandò: -- «Sei tu abbastanza addestrato?» -- -- «Non temere, amico mio. -- Da tre anni i vincitori del Circo Massimo devono i loro allori unicamente alla mia condiscendenza. Chiedilo a loro stessi e ti diranno ch'io non esagero. Alle ultime gare l'Imperatore in persona mi offrì la sua particolare protezione a patto ch'io guidassi i suoi cavalli.» -- -- «E tu non accettasti?» -- chiese con vivo interesse Malluch. -- «Io,» -- proseguì Ben Hur, e qui la sua voce si fece esitante, -- «io sono Ebreo e non osai, quantunque portassi un nome romano, assumermi professionalmente un'ufficio che avrebbe suonato onta al nome di mio padre nei chiostri e nelle corti del Tempio. -- Nulla mi vietava di addestrarmi nelle palestre, ma il circo mi avrebbe disonorato, e se qui faccio un'eccezione, Malluch, ti giuro che non è per il premio o per la mercede riservata al vincitore.» -- -- «Fermati, non giurare così,» -- lo interruppe Malluch, -- «la mercede è di diecimila sesterzi, una fortuna per tutta la vita.» -- -- «Non per me, quand'anche il Prefetto la triplicasse cinquanta volte. Io voglio ben altro; voglio ciò che vale più di tutti i redditi imperiali dal primo anno dell'impero a tutt'oggi. Voglio umiliare il mio nemico. Tu sai che la vendetta è permessa dalla legge.» -- Con un sorriso d'approvazione, come volesse dire, «Benissimo, benissimo, fra noi Ebrei c'intendiamo» Malluch rispose: -- «Messala correrà, non dubitarne. Egli si è già troppo impegnato annunciando il suo concorso in tutti i pubblici ritrovi, e d'altronde il suo nome figura sulle tavolette di tutti i giovani giuocatori d'Antiochia.» -- -- «Il suo nome è impegnato in scommesse, dici tu?» -- -- «Sicuro, ed ogni giorno egli viene qui con ostentazione ad esercitarsi.» -- -- «Ah! quello adunque è il cocchio e quelli sono i cavalli di cui si servirà? Sta bene; sii ringraziato buon Malluch. Tu m'hai già reso un gran servigio ed io ho di che rallegrarmene. Ora siimi guida all'Orto delle Palme e presentami allo sceicco Ilderim il Generoso.» -- -- «Quando?» -- -- «Oggi stesso. Domani i suoi cavalli potrebbero essere già affidati ad altri.» -- -- «Ti piacciono tanto?» -- Ben Hur rispose con entusiasmo: -- «Li vidi dal podio per un solo istante, poichè subito sopraggiunse Messala, e non potei più veder altro, ma quello sguardo mi bastò per riconoscerli d'un sangue che è la meraviglia e la gloria del deserto. Non vidi esemplari di quella razza fuorchè nelle stalle di Cesare, ma, veduti una volta, si riconoscono sempre. Se domani per esempio t'incontrassi, Malluch, quantunque tu non mi salutassi, io ti riconoscerei al tuo viso, alla tua figura, ai tuoi modi. Ebbene, colla stessa certezza ed alli stessi segni io riconoscerei quei cavalli. Se è vero la metà di quanto si dice di loro e io riesca a piegarli alla mia volontà, potrò...» -- -- «Vincere i sesterzi?» -- interrogò Malluch ridendo.» -- -- «No,» -- rispose vivamente Ben Hur, -- «farò quello che meglio s'addice ad un figlio di Giacobbe: umilierò il mio nemico in pubblico. Ma, soggiunse impaziente, noi perdiamo tempo. In qual modo possiamo con tutta sollecitudine raggiungere la tenda dello sceicco?» -- Malluch riflettè un momento. -- «Il meglio si è d'andar diritto al villaggio che fortunatamente è qui vicino; se possiamo trovare due buoni cammelli non avremo che un'ora di viaggio.» -- -- «Andiamo dunque.» -- Il villaggio era formato da palazzi circondati da giardini, con qua e là dei Khan, o alberghi, principeschi. Non fu difficile trovare due dromedarii, e, montati su di essi, i due Ebrei s'avviarono alla volta dell'Orto delle Palme. CAPITOLO X. Passato il villaggio, il terreno si presentava ondulato e coltivato con gran cura; esso era infatti l'Orto d'Antiochia ove d'ogni palmo di terra si faceva tesoro. Gl'irti fianchi delle colline erano tagliati a terrazzi, e persino le alte siepi rallegravano la vista colle viti che vi erano allacciate, dalle quali pendevano bellissimi grappoli d'uva porporina. -- Al di là d'innumerevoli letti di poponi, e di boschetti d'aranci e limoni, si scorgevano le bianche dimore degli affittaiuoli. Ovunque si girava lo sguardo, si vedeva l'Abbondanza, sorridente figliuola della Pace, vestita dei suoi più lieti ed attraenti colori. Di tempo in tempo poi le accidentalità del terreno lasciavano intravvedere qualche punto del Tauro e del Libano, fra i quali l'Oronte placidamente seguiva il proprio corso. I nostri viaggiatori arrivarono al fiume e lo costeggiarono seguendone le sinuosità, ora vincendo rapide salite, ora scendendo in qualche valle, a traverso terreni segnati come aree per costruzione di ville. Ora si godeva l'ombra piacevole proiettata dalle fronde delle quercie, dei siccomori e dei mirti, ed ora il profumo delle piante aromatiche. Alla poesia dell'ambiente contribuiva poi in particolar modo la vicinanza del fiume nel quale specchiavansi gli obliqui raggi del sole. Innumerevoli navi e navicelle solcavano le acque in ogni senso, emblemi e veicoli di vita, ricchi di suggestioni ed evocanti immagini di città lontane, di popoli stranieri e di commerci. I due amici proseguirono in silenzio la loro via, finchè arrivarono ad un lago formato dal rigurgito del fiume e di cui l'acqua era limpida, profonda ed immobile. Un vecchio palmizio dominava l'angolo dell'insenatura, e Malluch, girando a sinistra dell'albero, battè le mani e gridò: -- «Guarda, guarda, ecco l'Orto delle Palme.» -- La scena che si offrì ai loro sguardi avrebbe solo potuto avere riscontro in qualche oasi favorita d'Arabia o in qualche fattoria sulle sponde del Nilo. -- Ben Hur trovò innanzi a sè una vasta pianura coperta d'un tappeto verde di rara freschezza. Gruppi di palme secolari, di mole colossale, dai rami regolari, dalle fronde piumate, e come modellate in cera, spiccavano contro il cielo azzurro. Il lago, fresco e limpido, alimentava con le sue acque vitali le radici dei vecchi alberi. Era forse una ripetizione del Bosco di Dafne? -- Le palme, come se avessero indovinato il pensiero di Ben Hur e volessero a loro modo sedurlo, sembravano agitarsi al suo passaggio e spruzzarlo di fresca rugiada. La via correva parallela alla riva del lago dalla quale si vedeva la sponda opposta ombreggiata parimenti da palme; ogni altra qualità d'alberi era esclusa. -- «Guarda quel dattero» -- esclamò Malluch, additando una gigantesca palma. -- «Ogni anello sul suo tronco segna un'anno di vita. Contali dalla radice fino alla cima, e se lo sceicco ti dice che il bosco fu piantato prima che in Antiochia si conoscessero i Seleucidi, tieni per certo ch'egli ti dice il vero.» -- Non è possibile contemplare una palma rigogliosa senza sentirsi penetrati dalla sottile suggestione che emana questo superbo vegetale, il quale sembra trasformarsi agli occhi del contemplatore, e infondere un senso di compiacimento e di ammirazione. Così si spiega gli omaggi prodigati alla palma da tutto l'oriente, incominciando dagli artefici dei primi Re, i quali non seppero trovare miglior modello per i pilastri dei loro palazzi e dei loro templi. Ben Hur chiese: -- «Allorchè oggi vidi Ilderim allo stadio ei mi fece l'effetto d'un uomo comunissimo, che i nostri Rabbini di Gerusalemme avrebbero disprezzato siccome un cane di Edom. Come mai venne egli in possesso dell'Orto e come fa egli a salvarsi dall'avidità dei governatori Romani?» -- -- «Se il tempo nobilita il sangue» -- rispose con calore Malluch, -- «il vecchio Ilderim, o figlio d'Arrio, è un uomo nel miglior senso della parola, quantunque un Edomita non circonciso. I suoi padri furono tutti sceicchi. Uno di essi, vissuto in non so quale epoca prestò soccorso una volta ad un Re, che molti nemici inseguivano. La leggenda narra ch'egli gli prestasse a sua difesa mille cavalieri, cui erano noti tutti i sentieri e nascondigli del deserto. Essi tennero celato il Re finchè l'occasione si presentò di distruggere il nemico e di rimettere il monarca sul trono. -- Questi, per riconoscenza diede al figlio del deserto questo luogo delizioso, per sè e suoi successori, in perpetuo. Nessuno pensò mai di turbarne il possesso. I governatori trovano che è del loro interesse il mantenere buone relazioni con una tribù alla quale Iddio ha accordato uomini, cavalli, cammelli e ricchezze, rendendola così padrona di molte fra le arterie che collegano Antiochia con le altre città; -- poichè è dal buon volere di questi uomini che dipende la libertà di passaggio e la sicurezza delle strade. Persino il Prefetto si reputa felice ogniqualvolta Ilderim, soprannominato il Generoso pei molti suoi atti di liberalità, si reca a fargli visita in compagnia delle sue donne, dei suoi figli o dei suoi dipendenti, tutti montati su cammelli e cavalli, come solevano fare i nostri padri Abramo e Giacobbe. -- «Come spieghi adunque» -- chiese Ben Hur che aveva ascoltato con vivo interessamento, senza accorgersi della lentezza dei dromedarii -- «ch'egli oggi si strappava la barba dalla rabbia e malediva sè stesso per aver prestato fede ad un Romano? Se Cesare l'avesse udito avrebbe avuto ragione di dire: «Non amo tali amici, liberatemene.» -- -- «E non avrebbe sbagliato di certo» -- rispose Malluch sorridendo. -- «Ilderim non ama Roma, ed ha un motivo di lagnarsene. Tre anni fa i Parti catturarono una carovana sulla strada da Bozza a Damasco, la quale portava, fra l'altro, il tributo d'un intiero distretto. Essi uccisero tutti gli uomini della carovana, ciò che i censori a Roma avrebbero facilmente perdonato purchè i denari imperiali fossero stati rispettati. Gli appaltatori delle tasse, chiamati a rispondere del danno, ricorsero a Cesare il quale tenne responsabile Erode. Questi se ne indennizzò sequestrando dei valori di Ilderim col pretesto ch'egli avrebbe dovuto invigilare la sicurezza delle strade imperiali. Lo sceicco si appellò a Cesare e Cesare gli diede una risposta degna in tutto della sfinge. D'allora in poi il vecchio si strugge di rabbia e non manca mai un'occasione di darvi sfogo.» -- -- «Ciò non gli serve a nulla, Malluch.» -- -- «Questo» -- continuò l'altro -- «richiede un'altra spiegazione che ti fornirò, se ti accosterai; ma, parliamo sottovoce; -- l'ospitalità dello sceicco ha già principio, guarda quelle fanciulle che ti parlano.» -- I dromedarii si fermarono e Ben Hur guardando giù, vide alcune bambine vestite alla foggia delle contadine siriache, che gli offrivano canestri di datteri. La frutta era stata appena colta e non poteva venir rifiutata. Egli si abbassò, ne prese, ed in quell'istante un uomo, accovacciato sull'albero presso il quale le bestie s'erano fermate, gridò: -- «La pace sia con voi e siate i benvenuti.» -- Dopo aver ringraziato le due fanciulle i due amici continuarono per la loro strada. -- «Devi sapere» -- proseguì Malluch, interrompendosi di tanto in tanto per mostrare un dattero -- «che Simonide, il negoziante, mi onora della sua fiducia, e ch'egli, qualche volta, si degna consigliarsi meco, per cui, frequentando io la sua casa, feci la conoscenza di molti suoi amici, i quali sapendo di questa nostra domestichezza, parlarono liberamente in mia presenza. Fu in questo modo ch'io entrai in qualche intimità collo sceicco Ilderim.» -- Per un istante l'attenzione di Ben Hur divagò. Alla sua mente s'affacciò l'immagine pura, gentile e supplichevole d'Ester. Gli occhi neri della fanciulla, risplendenti di quella luce caratteristica delle donne Ebree, si fissarono modestamente sui suoi; -- gli parve d'udire il fruscio delle vesti e la melodiosa sua voce mentre gli porgeva la coppa di vino. Ricordò con compiacenza la pietà del suo sguardo più espressivo di qualunque parola e si beò di quel ricordo. La visione, piena d'ineffabile dolcezza, sparì come d'incanto allorchè egli si volse verso Malluch. -- «Alcuni giorni fa» -- continuò quest'ultimo -- «il vecchio arabo venne da Simonide e mi trovò da lui. Non mi sfuggì un suo certo qual turbamento, ond'io, per deferenza, feci atto di ritirarmi, ma egli stesso mi trattenne. -- «Se sei Israelita» -- disse -- «fermati perchè ho una storia strana da narrarti.» -- L'enfasi colla quale accentuò la parola -Israelita-, eccitò la mia curiosità e rimasi. Devo essere breve, poichè ci avviciniamo alla tenda; eccoti in poche parole il sunto della sua narrazione. -- «Molti anni fa, tre stranieri convennero alla tenda d'Ilderim nel deserto; un Indiano, un Greco, un Egiziano. Viaggiavano su cammelli, i più grandi ch'egli avesse mai veduti e completamente bianchi. Ilderim diede loro il benvenuto e li ospitò. «La mattina seguente si alzarono ed intonarono una preghiera affatto nuova per Ilderim, indirizzata a Dio ed al figliuol suo. Il loro contegno era misterioso. Dopo rotto il digiuno, l'Egiziano spiegò chi fossero e donde venissero. Ognuno di loro aveva veduto una stella, dalla quale s'era fatta udire una voce che comandava loro di recarsi a Gerusalemme e di chiedere: «-Ov'è colui che è nato Re dei Giudei?-» -- «Essi obbedirono. Da Gerusalemme la stella li guidò a Betlemme, dove, in una grotta, trovarono un neonato ch'essi adorarono cadendo in ginocchio davanti a lui: -- compiuto quest'atto d'adorazione, accompagnato da preziosi regali, e proclamato chi Egli fosse, essi fuggirono coi loro cammelli e si rifugiarono presso lo sceicco, non essendo dubbio che, se Erode, colui che era detto il Grande, li avesse presi, li avrebbe condannati a morte. Fedele al suo costume, lo sceicco li ricoverò e li tenne celati per un anno intero, in capo al quale, essi partirono lasciandogli doni di gran valore, e prendendo ognuno una direzione diversa.» -- -- «È una storia meravigliosa» -- esclamò Ben Hur -- «Che cosa dicesti che essi dovevano chiedere una volta arrivati a Gerusalemme?» -- «Dovevano chiedere: «Dov'è colui che è nato Re dei Giudei?» -- -- «E null'altro?» -- -- «V'erano altri particolari ma non li ricordo.» -- -- «Ed essi trovarono il bambino?» -- -- «Sì, e lo adorarono.» -- -- «Malluch, quest'è un miracolo.» -- -- «Ilderim è uomo posato quantunque eccitabile come tutti gli Arabi. Egli è incapace d'una menzogna.» -- Malluch parlava con sicurezza. Dopo una pausa, di cui i dromedarii approfittarono per pascolare, scostandosi dalla strada, Ben Hur chiese di nuovo: -- «Non sa più nulla Ilderim dei tre uomini? Che avvenne di loro?» -- -- «Ah, sì, questo fu precisamente il motivo della visita a Simonide. Alla vigilia di quel giorno era ricomparso l'Egiziano.» -- -- «Dove?» -- -- «Qui all'entrata della tenda alla quale ci rechiamo.» -- -- «Come lo riconobbe?» -- -- «Nello stesso modo che riconoscesti oggi i cavalli; dal suo aspetto.» -- -- «Da null'altro?» -- -- «Egli era in groppa allo stesso cammello bianco, e portava lo stesso nome -- Balthasar, l'Egiziano.» -- -- «Sarebbe mai questo un miracolo del Signore?» -- chiese Ben Hur agitato. -- «E perchè?» -- domandò a sua volta sorpreso l'amico. -- «Non dicesti Balthasar?» -- -- «Sì, Balthasar l'Egiziano.» -- -- «Ma quello è il nome del vecchio che vedemmo oggi alla fontana.» -- -- «È vero» -- proruppe vivamente Malluch, cui subito si comunicò l'agitazione del compagno, -- «il cammello era il medesimo e tu salvasti la vita a quell'uomo.» -- -- «E la donna,» -- continuò Ben Hur, come parlasse fra sè, -- «la donna era sua figlia,» -- e fattosi pensoso, tacque. Non sarà difficile al lettore l'indovinare come il dialogo precedente avesse evocato una seconda visione di donna nella quale Ben Hur rimase più a lungo assorto che non nella prima; ma egli si sbagliarebbe se da questa circostanza concludesse che Ben Hur ne fosse maggiormente affascinato. La seguente domanda ch'egli rivolse a Malluch dopo una lunga pausa, indica il procedere del suo pensiero. -- «Dimmi Malluch, dovevano quei tre chiedere dove fosse colui che doveva essere Re dei Giudei?» -- -- «Non precisamente in questi termini, ma bensì ove fosse colui -nato per essere Re dei Giudei-. Quelle erano le parole udite dal vecchio sceicco nel deserto, e, da quel giorno, egli attende l'avvento del Re; e nessuno potrebbe scrollare la sua fede.» -- -- «Ma.... proprio un Re?» -- -- «Già. E con lui la caduta di Roma: così disse il vecchio.» -- Seguì un nuovo periodo di silenzio, di cui Ben Hur sentiva bisogno per raccogliere le proprie idee e frenare l'agitazione dell'animo, indi riprese: -- «Quel vecchio è uno dei molti milioni d'uomini che avranno gravi offese da vendicare, e pertanto questa sua strana teoria, Malluch, è di prezioso alimento alle sue speranze, visto che, durante la dominazione di Roma, solo un Erode può essere Re dei Giudei. Udisti tu ciò che Simonide rispose?» -- -- «Se Ilderim è uomo serio, Simonide dal canto suo è uomo saggio,» -- replicò Malluch; -- «udii infatti il suo parere e... ma, ascolta, qualcuno ci segue.» -- Udivasi in fatti un rumore di cavalli e di ruote avvicinantesi rapidamente, in breve i due Ebrei furono raggiunti da Ilderim, che, a cavallo e seguito da un lungo corteo nel quale figuravano i quattro cavalli arabi, ritornava dal boschetto di Dafne. La testa dello sceicco era china sul petto come quella di una di persona accasciata, ma alla vista dei due che l'avevano preceduto nel ritorno, il vecchio si animò e li salutò con affabilità. -- «La pace sia con voi! ah, il mio amico Malluch! Dimmi che sei d'arrivo e non di partenza e che mi porti qualche messaggio da parte del buon Simonide cui auguro che il Signore dei suoi padri mantenga per molti anni in vita. Seguitemi entrambi. Ho pane e frutta ad offrirvi, e se meglio v'aggrada, arrack e carne di capretto. Venite.» -- Lo seguirono fino all'entrata della tenda ov'egli scese da cavallo, e li ricevette con un vassojo sul quale stavano tre coppe riempite d'un liquido schiumante versatovi da un'otre annerita dal fumo, appesa all'antenna centrale. -- «Bevete,» -- disse cordialmente, -- «bevete, poichè questo è il talismano che garantisce l'incolumità a chi penetra nelle tende dei figli del deserto.» -- Ognuno prese una coppa e la vuotò. -- «Entrate ora: in nome di Dio.» -- Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò. -- «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta questa sera, e mi è forza recarmi da lui. Ritornerò domani e farò in modo, se tutto andrà bene, di rimaner teco finchè termineranno i giuochi.» -- E dopo uno scambio di saluti e di benedizioni, Malluch si allontanò. CAPITOLO XI. All'ora in cui due terzi della popolazione d'Antiochia riposava dalle fatiche del giorno, godendosi, sui terrazzi delle case, l'aria rinfrescata dalla brezza serale, Simonide, adagiato nel seggiolone ormai diventatogli indispensabile, stava contemplando dal proprio terrazzo il fiume, ed i navigli che vi erano ancorati. La muraglia che ergevasi dietro di lui proiettava la sua ombra sull'acqua fino a raggiungere la sponda opposta, ed al disopra continuava il solito rumore dell'andirivieni sul ponte. Ester, presso al padre, gli teneva dinanzi un piatto contenente la sua cena frugale, composta di focaccie leggiere come ostie, un po' di miele ed una tazza di latte nella quale Simonide immergeva le focaccie dopo averle spalmate di miele. -- «Malluch ritarda questa sera» -- mormorò egli scoprendo così il pensiero che lo preoccupava. -- «Credi tu ch'egli verrà?» -- chiese Ester. -- «A meno ch'egli non abbia dovuto prendere la via del mare o del deserto, verrà.» -- Simonide parlava tranquillamente da uomo sicuro del fatto suo. -- «Potrebbe invece scrivere.» -- suggerì timidamente la ragazza. -- «No, Ester. Egli mi avrebbe già avvertito con lettera se si fosse accorto di non poter ritornare e poichè non m'ha avvertito sono certo che verrà.» -- -- «Speriamolo» -- sospirò la giovine. V'era un non so che nel tono col quale ella si lasciò sfugire questa parola, che colpì il vecchio. Il più piccolo uccellino non può posarsi sopra un ramoscello senza comunicare una vibrazione, per quanto leggiera, a tutte le fibre dell'albero, e l'organismo umano non è meno sensibile qualche volta alle più insignificanti parole. -- «Tu desideri ch'egli ritorni, Ester?» -- -- «Sì, rispose ella» -- guardandolo negli occhi. -- «Perchè? potresti dirmelo?» -- persistette il padre. -- «Perchè...» -- essa sostò, poi riprese: -- «perchè il giovane è...» -- e qui di nuovo si fermò. -- «Il nostro padrone, tu vuoi dire.» -- -- «Sì.» -- -- «E tu sei sempre d'avviso ch'io non dovrei lasciarlo partire senza dirgli che, se egli vuole, può prendere possesso di noi e di tutto -- capisci Ester? di tutto -- delle merci, dei denari, delle navi, degli schiavi e del credito potente, che è un mantello d'oro e d'argento tessuto per me da quella Divinità tanto adorata dagli uomini, il Successo!» -- Essa non rispose. -- «Non te ne commovi affatto?» -- insistè egli, non senza una tinta d'amarezza. -- «Sta bene, Ester. Ho sempre trovato che per quanto terribile sia la realtà essa non è mai insopportabile una volta squarciate le nere nubi attraverso le quali essa ci atterriva dapprima -- no, mai, neppure la tortura. Suppongo che sarà così anche della morte. Alla stregua di questa filosofia è presumibile che la schiavitù cui andiamo incontro finisca per esserci dolce. Mi è grato sin d'ora il pensare alla felicità del nostro padrone. Le ricchezze non gli saranno costate nulla, non un momento d'angoscia, non una stilla di sudore, neppure un pensiero! Esse gli cadranno in grembo mentr'egli è nel fior degli anni senza averle nemmeno sognate. E, perdona questo piccolo sfogo alla mia vanità, Ester, se aggiungo ch'egli andrà inoltre al possesso di ciò che tutto l'oro del mondo non potrebbe dargli; parlo di te, mio tesoro, mio adorato fiorellino germogliato dalla tomba della mia perduta Rachele.» -- L'attirò amorosamente a sè e la baciò due volte; un bacio per lei, uno per la povera morta. -- «Non parlar così» -- disse la ragazza allorchè il vecchio ritrasse la mano che le aveva accarezzato il collo, -- «quel giovane merita una migliore opinione; egli pure ha sofferto, e ci renderà liberi.» -- -- «Ah, Ester, tu sei di nobili istinti e sai com'io ad essi mi affidi ogniqualvolta mi trovo perplesso nel giudicare del carattere di qualcuno, ma» -- e qui la sua voce si fece più vibrata -- «ma non sono solo queste povere membra, questo corpo lacerato e straziato fino a non aver più forma umana, che gli darò. Io gli arrecherò un'anima che ha saputo trionfare dei tormenti e della malignità Romana, più crudele degli stessi tormenti; io gli porterò una mente che sa scoprire l'oro ad una distanza maggiore di quella cui arrivarono le navi di Salomone, una mente esercitata nel concepire vari disegni» -- qui sorrise di compiacenza, poi continuò sempre più animandosi: -- «ma non sai, Ester, che prima ancora che la nuova luna entri nel prossimo quarto io potrei scuotere il mondo così da farne sussultare lo stesso Cesare? Poichè tu devi sapere, figliuola, ch'io posseggo quella facoltà più preziosa d'un corpo perfetto, più preziosa del coraggio, della volontà, dell'esperienza, quella facoltà divina che neppure i grandi sanno abbastanza apprezzare, mentre il volgo non la conosce affatto, la facoltà d'aggiogare gli uomini ai miei propositi e di mantenerveli fino al loro compimento, di modo che la mia persona si moltiplica in legioni di centinaia e di migliaia di persone. E così i capitani delle mie navi attraversano i mari e mi portano il premio d'oneste fatiche; così Malluch segue quel giovane nostro padrone e mi porterà...» -- qui il rumore di passi avvicinantisi alla terrazza lo interruppe.» -- Ah, Ester, non te lo dissi? eccolo qui, ed ora avremo notizie. Per te, mia dolcissima figliuola, mio candido giglio, prego Iddio, il quale non ha dimenticato il ramingo gregge d'Israele, ch'esse siano confortanti.» -- Malluch si presentò. -- «La pace sia con te, mio buon padrone» -- disse inchinandosi -- «ed anche a te, Ester, la più virtuosa delle figlie.» -- Egli stava loro davanti in atto rispettoso. Col contegno suo, umile come quello d'un servo, faceva contrasto la famigliare cordialità delle sue parole onde sarebbe stato difficile il determinare di qual natura fossero i suoi rapporti cogli altri due. Simonide, da uomo pratico, appena ricambiato il saluto, entrò subito in argomento. -- «Che cosa mi riferisci intorno a quel giovane, Malluch?» -- I particolari della giornata vennero narrati tranquillamente e con tutta semplicità, senza interruzione da parte del vecchio, la cui immobilità non fu scossa un solo istante. -- «Grazie, buon Malluch» -- esclamò poscia, quando questi ebbe finito. -- «Nessuno avrebbe potuto far meglio di te. Che hai da dirmi sulla nazionalità del giovane?» -- -- «Egli è Israelita, mio buon padrone, e della tribù di Giuda.» -- -- «Ne sei sicuro?» -- -- «Certissimo.» -- -- «Eppure pare ch'egli non t'abbia narrato gran che della sua vita.» -- -- «Ha imparato ad esser prudente, vorrei anzi dire diffidente. Egli eluse tutti i miei tentativi per farlo parlare finchè partimmo dalla fontana di Castalia pel villaggio di Dafne.» -- -- «Un luogo abbominevole! perchè vi andò?» -- -- «Direi per curiosità, come si può dire della maggior parte di chi vi si reca per la prima volta; ma ciò che è strano si è ch'egli non s'interessò a quanto vide. Per esempio non si curò di visitare il tempio, e chiese solamente s'esso era Greco. A dirti il vero quel giovane ha un dolore ch'egli vorrebbe nascondere ed andò al Bosco di Dafne per dimenticarlo.» -- -- «Se fosse così sarebbe bene» -- mormorò Simonide, poi soggiunse più forte: -- «Malluch, la maledizione dei nostri tempi è la prodigalità; -- i poveri s'impoveriscono di più per scimmiottare i ricchi, ed i ricchi s'atteggiano a principi. Scorgesti tu traccie di una tale debolezza nel giovane? Ostentò egli possesso di dovizie sfoggiando monete di Roma o d'Israele?» -- -- «Nulla affatto.» -- -- «Eppure, Malluch, in un luogo simile, ove abbondano gl'incentivi alle gozzoviglie, egli non può a meno d'averti fatto qualche offerta di generoso trattamento, giustificabile, del resto, dalla sua gioventù.» -- -- «Egli non mangiò nè bevette in mia compagnia.» -- -- «Dalle sue parole potesti tu scoprire quale fosse l'idea dominante in lui? Come tu sai noi non parliamo, non operiamo e non decidiamo alcuna questione grave che ci riguarda, senza obbedire ad un movente. Che cosa puoi dirmi in proposito?» -- -- «Riguardo a ciò, Messer Simonide, posso rispondere con perfetta sicurezza. Egli in primo luogo è spinto dal desiderio di ritrovare sua madre e sua sorella; -- poi v'è della ruggine fra lui e Roma e, siccome vi ha gran parte, quel Messala di cui ti parlai, il suo scopo presente è di umiliarlo. L'incontro alla fontana gliene porse l'occasione ma non volle approfittarne perchè non sufficientemente pubblica.» -- -- «Quel Messala è influente» -- osservò gravemente Simonide.» -- -- «Sì, ma il loro prossimo incontro sarà nel circo.» -- -- «Ebbene?» -- -- «Il figlio d'Arrio vincerà.» -- -- «Come lo sai tu?» -- Malluch sorrise. -- «Giudico dalle sue parole.» -- -- «Da null'altro?» -- . 1 2 . 3 4 . 5 6 , , 7 , . 8 . 9 - - ' , 10 ' , 11 . 12 13 , 14 . ' - - , , 15 16 ' . , . 17 18 - - « ! » - - . 19 20 - - « , » - - . 21 22 - - « . » - - 23 24 - - « . » - - 25 26 - - « , ! » . 27 28 - - « , . 29 ; . » - - 30 31 ' . 32 , , ' 33 . 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