scartafacci nella sua logora cartella di cuoio, e, mezzo curvo per il mal di reni, le diceva prima dʼandarsene: --Alors, ma chère enfant, si vous avez besoin de moi, vous savez où jʼhabite: rue Taibout 47, au deuxième. Il nʼy a pas dʼascenseur. E se nʼandava, mettendosi allʼocchiello un fiore dei vasi di Bluette. Se non avesse avuta fortuna, questa bella ragazza, certo sarebbe stato molto facile per lei capitare nelle mani dʼun furfante, che lʼavrebbe di nuovo ridotta sul lastrico, senza lasciarle nemmeno comprendere, povera Bluette, quel che significa unʼamministrazione. Ma invece M. Bollot era di sana pianta un galantuomo; vigilava su questo patrimonio come se fosse roba sua propria, ed era capace di bisticciarsi un paio dʼore, con la sua cocciutaggine da vecchio reumatizzato, per aumentare dʼun magro scudo il capitale di Bluette. Ed a Bluette tutti volevano bene; questa era la sua fortuna. Cʼera in lei qualcosa che pareva dire alla gente: «Io son nata per far piacere a chi mi guarda». Parlare con lei, o vederla vivere, significava provare una di quelle sensazioni primaverili che soltanto i bei fiori e le belle creature dànno. La sua voce, il sorriso che aveva in tutta la persona, i colori che portava nella sua materia, la semplice grazia che metteva neʼ suoi movimenti, e non so quale profonda ma dolce sensualità, profusa, intessuta in ogni spazio della sua vita, e quel suo carattere di fanciulla, che pareva trasparire dalla sua gioventù come il color del sole da un limpido bicchiere dʼacqua, tutto insomma di lei era composto in guisa che ogni creatura, nello starle accanto, provava una freschissima gioia. Aveva camminato fra il vizio, ed era il vizio, ma pareva che nulla di tutto ciò le fosse giunto sino al cuore. Molti uomini erano passati nella sua giovinezza, e forse non aveva amato ancor nessuno. Max lʼaveva stordita; gli altri le avevan dato appena qualche torbida e complicata ora di piacere; soltanto il bravo Jack, lʼinventore dʼun passo di Rag–Time, era stato per lei qualcosa più dʼun amante: quasi un piccolo, sbadato, inconscio e ridicolo amore. Povero Jack Morrison! Ella si ricordava ogni tanto chʼera stato buono con lei, chʼera stato per lei una specie di burbero e dolce fratello, che si era talvolta rasciugata in fretta una lacrima col rovescio della manica, ed infine che nessun altro danzatore sapeva ballare come Jack!... Adesso ne conservava qualche ritratto sparso per la casa, ed uno in camera, sopra una mensola, dovʼerano sempre alcuni ramoscelli di freschi fiori. Qualchevolta, nellʼandarsi a coricare, gli diceva come per ischerzo:--Good night, mon vieil imbécile de Jack!... Era stato il solo che le avesse voluto bene per lei sola, e quasi le pareva che anche di là dal mare, traverso lʼinfinita solitudine, quel ballerino biondo le mandasse un profumo di poesia. Dunque il signore dʼOlonzac la condusse nel talamo di Fred Chinchilla, ed usò maniere tanto affettuose, che Bluette, ripensando alla sua fama orribile, si convinse che il gagliardo e bel signore doveva essere, per ragion dʼinvidia, un uomo terribilmente calunniato. --Vois–tu,--ella dichiarò a Linette, sua confidente,--ce dʼOlonzac il me plaît, parce que cʼest un homme qui connaît les femmes. Avec lui on est bien vite à son aise... Linette le teneva il broncio. Quella sera non volle, come invece usava di consueto, darle consigli nè chiederle schiarimenti. Ma poichè Bluette insisteva, enunziò nondimeno il suo parere: --A moi, Madame, il mʼest antipathique. --Fichtre! tʼes pas facile, toi! Queʼest–ce que tu lui trouves dʼantipathique? --Tout et rien, Madame. Ce nʼest pas mon type... voilà tout! Et puis je vous dis, Madame, quʼil a une tête dont il faudrait se méfier. Bluette si mise a ridere. Stavano entrambe davanti alla specchiera. Bluette seduta, menare Linette la pettinava. --Il a tes yeux et ton front, Linette. Je découvre, en te regardant dans la glace, que tu lui ressembles dʼune façon frappante... Aïe! diable! mais tu mʼarraches les cheveux!... Linette si fece rossa come una educanda, e, per nascondere il viso avvampato, lasciò cadere a bella posta un gran mazzo di forcine. [Illustrazione: DECORAZIONE] Allora, in un giorno di corse, Fred Chinchilla ebbe la ventura dʼincontrarsi viso a viso con Mimi Bluette. Si dissero dapprima un mucchio di cortesie, lodandosi la foggia dellʼabito, il modello del cappellino, e passeggiarono un poco insieme, poichè, sebben rivali, sapevano di figurare molto bene accanto. Finalmente si accordarono per scommettere sul medesimo cavallo. Ma dopo aver discussa con minuzia la monta, il peso, le condizioni del terreno, quando suonò il buttasella, Fred Chinchilla disse di punto in bianco: --Pourtant je ne te fais pas mes compliments, Bluette! --Quoi donc, Fred? --Tu sais bien que jʼai fait de gros sacrifices pour cet homme, et toi... --Quel homme? --Mais Roré, voyons! --Ah, Roré, Roré... Bien, vois–tu, moi, il mʼindiffère.... --Ce nʼest pas ce quʼon raconte, ni ce quʼ«il» raconte! --Plaît–il? --Je dis que Roré te promène un peu partout, en disant quʼil a dû céder à tes avances. Bluette si appoggiò su lʼombrellino, con tanta nervosità che quasi lo spezzava. --Tu ne vas pas me faire croire ces balivernes!... Sʼil y a quelquʼun qui me débine, ma chère, ce quelquʼun cʼest précisément toi! --Moi, Bluette? --Oui, je te dis. Mais puisque lʼoccasion se présente, il faut tʼavouer, Fred, que «moi» je ne lui ai point fait dʼavances, parce que je nʼai pas lʼhabitude, «moi», de ces gros sacrifices dont tu parles.... Et puis... zut! Bien le bonjour, Fred. Girò sui talloni, e, per farle rabbia, se ne andò in cerca di Roré. In quel momento il signore dʼOlonzac le stava osservando ambedue con il canocchiale, ma di lontano. E compiaciutosi di quella separazione un poʼ brusca, si volse a discutere dʼelezioni con la moglie liberalissima di un deputato clericale. Allora, come tutte le donne che devono prendere una grave risoluzione, Fred Chinchilla si recò al lavatoio, per mettersi, davanti allo specchio, un poʼ di rosso ai labbri e di fina cipria su le guance. Accomodò anche lʼappinzatura di cinque o sei spilli, e frattanto la matrona del luogo, una gioviale femmina panciuta, le confidò sottovoce: --Aujourdʼhui, Madame Fred, jʼai un bon tuyau pour la sixième course... --Fiche–moi la paix, Judith! Voilà trente louis que tu me fais perdre avec tes maudits tuyaux! --Nous allons nous rattraper aujourdʼhui, Madame Fred! Voyez donc: ces deux écus, je vais les miser moi–même. Faut–il que je sois sûre, hein? --Ton tuyau, je le connais. Tu vas jouer Bib Lalo, parce quʼil y a dessus Head. --Oh, que non, que non, Madame Fred! Bib Lalo, je vous le donne moi–même à cinq contre un, car cʼest trop long pour lui, sans compter que Head et Bib Lalo nʼont jamais pu sʼentendre. --Ça, tu as raison. Ce Head il me fiche une guigne!... --Et, alors il faut jouer Maid Marian, aussi vrai que je suis dame de propreté. Et si Maid Marian ne vous rapporte pas dix contre un, vous ne me donnerez plus un sou de pourboire, Madame Fred. --Maid Marian? Cette vieille rosse? --Vous allez la voir aujourdʼhui la vieille rosse! Bob, lʼentraîneur, a joué lui–même cent louis chez le book Cliffton. Enfin, Madame Fred, nʼoubliez pas que je vous ai donné Roule–ta–bosse, et maintenant je vous donne Maid Marian... Faites donc à ma guise et vous nʼaurez quʼà me dire merci. --Eh bien, Judith, je vais tʼécouter une fois de plus. Mais, si tu me fais perdre encore ces dix louis, qui feront quarante, ma foi, je tʼôterai lʼenvie de me donner des tuyaux! --Cʼest ça, Madame Fred. --Et si Bib Lalo gagne, je viens tʼarracher ta perruque! --Bon, Madame Fred. Vous êtes jolie à ravir aujourdʼhui! Est–il de Worth ce joli tailleur? --Pas du tout; il est de Green. Et le chapeau est de Lewis. Quoique les tailleurs, en général, me grossissent un peu... --Oh, quelle idée, Madame Fred! Aimeriez–vous par hasard être un cure–dents stérilisé comme la petite Estelle? Attendez: encore une épingle, et puis ça sera parfait. Allora Fred Chinchilla si mise in cerca dʼuna persona che le premeva incontrare. Questi era il figlio del Fabbricante di Pneumatici, ossia del ricco e decorato patrono di Mimi Bluette. Non era difficile riconoscerlo anche di lontano, per la sua lunga statura ed il suo profilo aquilino. Da un padre tarchiato e da una madre gallinacea era venuto fuori così, lungo e sparuto, con una costituzione da sanatorio, su due gambe sproporzionate. Mostrava poco ingegno per lʼindustria del pneumatico, ma era invece un provetto giocatore di «chemin de fer», aveva libero accesso a tutti i palcoscenici, guidava una cento–cavalli, faceva debiti con una serietà da probiviro e si regalava tutte le primizie che venivano a sbocciare negli stabilimenti di Montmartre. --Eh, Victor!--chiamò Fred Chinchilla, tirandolo per la manica, poichʼegli stava discorrendo con altri. --Cʼest vous, Fred? --Cʼest moi. --Toute en couleur scarabée? --Il paraît que ça porte veine... --Ravissante! --Ecoutez, Victor. Jʼai un tuyau des plus sûrs, mais il ne faut pas me demander de qui je le tiens. Cʼest un secret. --Oh, oh! --Je vous le donne, pour vous remercier des cent louis gagnés dans votre main, avant–hier soir, au Cercle. Et puis, vous savez que je suis bonne camarade. --Je nʼen doute pas, Fred,--rispose con amicizia il lungo principe ereditario del caucciù. --Eh bien, voilà. Dans la sixième course pariez sur Maid Marian. Misez tout ce que vous avez dans votre poche. Vous nʼaurez quʼà me dire merci. --Maid Marian? Uhm?... Crois pas! --Comme vous voudrez, Victor. Bonjour, Victor. Je suis très pressée. Fece due passi per andarsene, ma tornò indietro e lo riprese per la manica. --Encore un mot, Victor... en toute confiance. Vous savez bien que dʼOlonzac, cette fripouille de dʼOlonzac, ce fameux cochon pour lequel jʼai eu aussi des faiblesses... --Et alors? --Ma foi, dites à votre père quʼil devient absolument ridicule! --Oh, quant à mon père, vous savez bien que nous sommes brouillés. Mais, ridicule en quoi, sʼil vous plaît? --Ah, mon cher, il a beau vendre ses pneus! Si dʼOlonzac sʼy met... --DʼOlonzac?... Mais de quoi sʼagit–il? Je nʼy comprends goutte! --Vraiment? Oh, alors, excusez–moi... Cʼest une gaffe! Je vous croyais au courant... --Au courant de quoi? --Mais de la nouvelle dont tout le monde parle... cʼest–à–dire que Bluette... --Bluette? Qua–t–elle–fait? Divorce–t–elle dʼavec mon père? Mon cher père lʼa–t–il enfin plaquée? --Pas encore, mon pauvre Victor! Mais, tant pis! puisque jʼai commencé, faut bien que je finisse. Roré sʼest mis avec Bluette. Bluette en est folle. Ce qui fait en somme que votre père entretient Roré... Lʼelastico principe ereditario del caucciù fece allora un piccolo salto, che lo allontanò dʼun paio di metri da Fred Chinchilla. Poi diede principio ad una stura di pittoresche bestemmie. --Oui, mon pauvre Victor!... Il vous chicane à vous, qui êtes son fils légitime, les vingt–cinq louis, tandis que Bluette le ruine et que Roré les ruinera tous les deux! Poi aperse lʼombrellino e andò via dicendogli: --En tout cas nʼoubliez pas Maid Marian, puisque cʼest de lʼargent sûr... [Illustrazione: DECORAZIONE] Roré, sdraiato sopra un divano, con la testa su le ginocchia di Bluette, la pettinatura in disordine per colpa di ciò che avevano poco dianzi compiuto, le stava spiegando con volubilità chʼegli era nato per essere un uomo dʼaffari. Secondo lui Mimi era male amministrata. Quel vecchio Monsieur Bollot, se non era proprio un ladro, per lo meno era un imbecille. Del resto lui, dʼOlonzac, si era preso il gusto di appurare un poco le cose; lui, dʼOlonzac, sapeva che il vecchio Bollot, qualche mese innanzi, aveva maritata una nipote facendole una dote di quasi centomila franchi. Ora, siccome il vecchio Bollot, del proprio, non possedeva che una magra pensione governativa ed i suoi piccoli redditi professionali, era evidente che la bellissima dote proveniva dal denaro di Bluette. Non solo; ma lui, dʼOlonzac, sapeva che il patrimonio di Bluette rendeva pressʼa poco un quarto di ciò che avrebbe dovuto rendere, perchè il bravo Monsieur Bollot si divertiva, non avendo nessun controllo, a fare prestiti grossi o piccoli aʼ suoi propri amici, su ipoteche meno che sicure; anzi arrivava persino ad esercitare lʼusura per conto proprio,--come aveva saputo per via dʼinformazioni secrete, lui stesso, il benemerito signore dʼOlonzac... Se Bluette gli avesse data una piccola procura!... due righe, nientʼaltro che due righe davanti a notaio, lui, dʼOlonzac, avrebbe facilmente provveduto a raddoppiarle il reddito in sei mesi, e triplicarlo in séguito; lui, dʼOlonzac, che aveva ereditato solo debiti e gravezze dal conte suo padre, adesso aveva un patrimonio fiorente... lui, dʼOlonzac, era nato con il bernóccolo dellʼuomo dʼaffari. Bluette, un poʼ stordita per quello che avevano fatto poco dianzi, lì su la vasta e morbida pelliccia dʼorso del Canadà, lo ascoltava con un sorriso negligente, senza dargli torto nè ragione, poichè la donna, per istinto, ha sempre una fiducia molto limitata in coloro che maneggiano il suo denaro. Non era del tutto certa che Monsieur Bollot fosse un galantuomo; bensì era schiettamente persuasa che il signore dʼOlonzac fosse un piacevole furfante. Piacevole senza dubbio, sopra tutto quandʼera coricato su le pellicce dʼorso del Canadà. Ma la negligenza di Bluette era compensata invece dallʼattenzione di Linette, la quale, come tutte le cameriere di stile, traguardava ed origliava dietro gli usci, senza perdere un gesto nè una sillaba di quelle pomeridiane intimità. Se non facessero così, queste povere cameriere, in qual modo apprenderebbero esse a conoscere, quindi a secondare, il carattere delle bisbettiche loro padrone? Poi entrò anche la madre Malespano. La quale vide per terra la pelliccia scompigliata, e la rimise a posto col piede. Quel giorno portava un bellʼabito, color cilestrino, che la faceva sembrare una biondina folle, grazie allʼossigeno dellʼInstitut del Beauté. La madre Malespano aveva una simpatia svenevole per il signore dʼOlonzac; nel respirare davanti a lui gonfiava in modo inverecondo il suo bellissimo seno. Egli non si mosse. Bluette neppure. La bionda Caterina sedette, accavallando le gambe, vicino al loro canapè. Allora si vide ancor meglio che Maurice, maggiordomo impeccabile, non era persona di cattivo gusto. La bionda Caterina dava tutte le ragioni al signore dʼOlonzac. Secondo lei era la Provvidenza che mandava in casa loro quel bel giovine per sorvegliare un poco le mene del vecchio Bollot... Ma invece Mimi non poteva tollerare che la bionda Caterina venisse a mettere il becco negli affari suoi. Le urtava un poʼ i nervi, questa madre scandalosa e pettegola, che ormai non si contentava nemmeno più del maggiordomo, ed aveva incominciato a commettere, proprio lì nel quartiere, un certo numero di spudorate infedeltà. Sicchè, non appena la madre volle darle un consiglio, Bluette la rimbeccò: --Tu, mamma, te lʼho già detto: se vuoi che andiamo dʼaccordo, non tʼimmischiare nei fatti miei. --«Ah, bon Diô, bon Diô, quel mauditt caractère!»--rispose la bionda Caterina, con il suo francese adorno di pittoresche licenze lombarde. Roré, cambiando guancia su le ginocchia di Bluette, stese una mano, sorridendo, verso la madre Malespano; e frattanto ripeteva: --Chère amie... très chère amie!... La bionda Caterina prodigò a quelle magre dita una carezza quasi viscida, e tanto si gonfiò, che il suo bellissimo petto più non ridiscendeva. --Tu, mamma,--riprese Bluette--non so davvero perchè ti ostini a rimanere qui. Non sei riuscita nè ad imparare il francese nè a passare una settimana senza far nascere qualche malanno. --«Lʼécoutez–vous, lʼécoutez–vous monsié le conte di Lonzac?... Et dire che ze lʼadore comme la prounelle de mes yeux!» --Chère Madame, vous êtes encore trop jolie pour que Bluette vous obéisse!...--rispose con una subdola galanteria il signore dʼOlonzac, strizzando lʼocchio a Bluette, che sorrise. E la bionda Caterina intanto arrossiva di piacere. --«Que voulez–vous, monsié le conte? Nʼest pas ma fotte si ze resiste encore un pé!...» --Anzi, mamma, dovresti proprio fare quello che ti ho consigliato io: preparare i tuoi bauli piano piano, mettervi dentro tutto quello che ti abbisogna, e tornartene tranquillamente a casa tua. --Casa mia? Sai bene che non lʼho più. --Voglio dire da tua sorella, per intanto. Poi ti rifaresti una casa nuova, bella, comoda: in città, in campagna, come preferisci. Io ti manderei mese per mese tutto il denaro che possa occorrerti; se vuoi ti manderò anche Maurice, per farti servire a puntino... E questo, vedi, è lʼunico mezzo con il quale potremo essere felici tuttʼe due. --Figlia ingrata!--esclamò la bionda Caterina, toccandosi un ricciolo delle sue trecce finte. --Perchè ingrata, mamma? Tu verresti a Parigi qualche mese allʼanno, durante la primavera, per esempio, ed io ti spedirei per pacco postale tutti quei regali che mi tocca farti quando abiti qui.--Così parlando ella carezzava la bocca e gli occhi di Roré; fumava, distratta, con il capo rovesciato su la spalliera del divano. --Senza contare,--seguitò--che tu, mamma, sei ancora una bella donna, e, se ti annoi, potresti anche riprendere marito. --Certamente non sono vecchia e non son neanche da buttar via...--confessò la madre Malespano, sogguardando il suo bel corpo.--Ma, vedi, sposare un uomo è una faccenda seria, perchè gli uomini al giorno dʼoggi, o di riffe o di raffe, quasi tutti cercano di farsi mantenere... Il delicato signore dʼOlonzac di nuovo cambiò guancia su le ginocchia di Bluette, e sorrise tranquillamente. --Però, però,--concluse la bionda Caterina--quello che mi consigli non è del tutto stupido, e forse, uno di questi giorni, prenderò la mia risoluzione. --Brava, mammina! E decíditi presto, perchè sai bene che fra un mese deve incominciare la mia tournée. [Illustrazione: DECORAZIONE] Allora, non appena il signor dʼOlonzac fu andato via, Linette, che aveva origliato scrupolosamente, prese tutto il suo coraggio a due mani, entrò nella stanza dovʼera la sua padrona e si mise a piangere dirottamente, perchè aveva il cuore così gonfio da non poterne più. Bluette dapprima la guardò stupefatta, poi lʼafferrò per i due polsi, che Linette si premeva contro la faccia, e commossa non ristava dal chiederle cosa mai fosse capitato. Le lacrime cadevano sul bel grembiule di lino. fitte, veloci, e rotolavano giù come perle. Questa povera Bluette, che aveva un cuore di bambina, vedendola piangere, e non riuscendo a cavarle una parola, quasi quasi provava il bisogno di mettersi a piangere insieme con lei. Sʼimmaginò che le fosse accaduta una disgrazia di famiglia, oppure che avesse un amore infelice, oppure che si fosse trovata incinta, come capita qualchevolta contro tutte le previsioni, o che le avesser rubato i suoi risparmi, o che avesse lasciato prender fuoco a qualche scatola di Valenciennes... Ma davanti a ciascuna sua domanda, Linette scuoteva il capo in silenzio e piangeva sempre più. Allora la fece sedere sul divano, come se la padrona fosse lei, e piano piano le carezzava i capelli. --Dis–moi tout, Linette... Nʼaie pas peur. Si tu as commis une faute, je te pardonne, et si tu as quelque chagrin, je tʼaiderai de tout mon cœur. Linette allora balbettò: --Cʼest à cause de vous, Madame, que je pleure... --A cause de moi, Linette? --Mais si... parce quʼil fallait vous le dire tout de suite... et ne pas attendre si longtemps... --Me dire quoi, Linette? --Mais oui, mais oui... parce que vous êtes si bonne, Madame, et je vous aime si fort, Madame... tandis que lui il nʼest quʼun vaurien quelconque, un gredin quelconque... Oui, Madame! Et mon devoir était de vous le dire avant que vous ne soyez amoureuse de lui... --Mais de qui parles–tu, Linette? --Vous le savez bien. Madame... Je parie de ce faux Comte dʼOlonzac, lequel nʼest autre chose que... --Que quoi, Linette? --Eh bien, nʼest autre chose que mon frère!... Oui Madame! oui, Madame!... mon propre frère, le désespoir de ma vieille maman, un sale type, Madame! Bluette fece due passi indietro, e con un gesto nervoso intrecciò le dita. Linette sʼera levata in piedi, ma oscillava come se avesse perduto lʼequilibrio. Dopo una pausa, che durò qualche momento, Bluette, con un senso dʼimprovvisa vergogna, si andò a guardare in uno specchio, e disse: --Ben, vrai! Ce nʼest pas mal ce que tu me racontes, Linette! Poi soggiunse, come a sè stessa:--Après tout, sʼil est ton frère, ça ne change pas grandʼ chose... Je savais bien quʼil nʼest pas comte... pourtant je le croyais dʼOlonzac. --Il nʼest pas dʼOlonzac, Madame. --Quʼest ce quʼil est donc? --Il est Messanges, comme moi, Honoré Messanges, et pas un brin de plus. Il était mécanicien dans le temps; plus tard ils sʼest fait coureur de motocyclettes. Il vit, paraît–il, sur le dos des femmes... --Tiens!...--fece Mimi con simulazione.--Tu le sais pour sûr, Linette? --Mais tout le monde le sait, Madame! Seulement, avec son titre de comte on le gobe, et il se fait recevoir partout. Cʼest une fine crapule, Madame! Et, dʼailleurs, je vous avais mise sur vos gardes. --Tu mʼas dit en effet quʼil nʼétait pas ton type... Mais cela nʼavait pas trop dʼimportance, puisque, pour le moment, il était le mien. --Voilà le danger. Madame. Et comme jʼai entendu quʼil veut se mêler de vos affaires, coûte que coûte, et même au prix de sa vengeance, je vous lʼait dit, et jʼai cru bien faire. Sans doute Madame ne voudra plus de moi à présent... Bluette si stava incipriando, ma buttò per terra il piumino con un gesto improvviso dʼira. --Ecoute, Linette! Sors dʼici pour le moment. Parce que tu mʼas rendue nerveuse, et tu mʼembêtes! Je nʼaime pas quʼon sʼoccupe de mes affaires; car je ne suis pas une enfant et je sais à quoi mʼen tenir. Ramasse vite la houppe frotte tes yeux, et va–t–en! Quando già Linette era su lʼuscio, e stava per andarsene a fronte china, Bluette soggiunse: --Et gare à toi si tu souffles mot à ton frère de ce que tu mʼas dit! --Bien, Madame. --Ni à ton frère, ni à personne. --Bien, Madame. --Et si on voit que tu as pleuré, tu diras que tu as des peines de cœur... --Bien, Madame. Era già nel corridoio, quando Bluette la richiamò: --Viens ici, Linette! Jʼai tort de te rudoyer; car tu es une brave fille, et je te remercie. Bien que tu aies tort de me croire si sotte. Car, dʼOlonzac ou Messanges, ton frère ou non, il en faut dix comme lui pour mettre en danger le cœur de Mimi Bluette! --Jʼen suis bien aise, Madame. --Je parais écervelée parce que cʼest plus commode; je ne le suis pas, je te lʼaffirme. Linette le prese un braccio nudo e lo baciò con effusione. --Si dʼailleurs le jeune comte a été le bienvenu chez moi, cʼest que jʼen ai assez du vieux fabricant de pneus!... Mais jʼai trouvé mieux que ça, Linette! Je voulais seulement faire enrager Fred Chinchilla... Et puis, et puis... ça ne te regarde pas, Linette, mais je tʼassure quʼil est rudemente bien quand il nʼa sur lui ni son veston ni son dʼOlonzac!... [Illustrazione: DECORAZIONE] «Mieux–que–ça» era uomo politico, aspirante in pectore ad una futura presidenza della Repubblica. Lʼex–avvocato «Mieux–que–ça» era nato in un angolo di provincia, come tutti quelli che riescono a farsi prendere sul serio dalla Capitale. Parigi è terreno di conquista, ove difficilmente incontra fortuna la gente che si fa troppi scrupoli e quella che, per star ferma neʼ suoi principii, finisce con mancare dʼogni malleabilità. Quanto a principii, lʼex–avvocato «Mieux–que–ça» non ne aveva manco lʼombra. Quanto a scrupoli, aveva quelli che possono andare dʼaccordo con la transigenza dʼun uomo di spirito. Le cose che fece in trentʼanni di carriera furono le seguenti: cambiò partito cinque o sei volte; moglie, due volte sole; amanti, ne cambiò assai. Come segretario, imbrogliò il suo principale, come avvocato, imbrogliò i suoi clienti, come speculatore, i suoi azionisti, come uomo politico, i suoi elettori, come uomo di governo, la Repubblica. Ma la sua grande astuzia fece sì che i varii partiti ai quali appartenne gli mantennero il voto. Le due mogli divorziate lo rimpiansero. Le amanti abbandonate non gli serbarono rancore. Il suo principale divenne suo segretario. I clienti affluirono vieppiù numerosi. Gli azionisti gli versaron nuovi capitali. Le due Camere lo vollero Ministro. La Repubblica gli promise di eleggerlo Presidente. Era un uomo agile, abile, malleabile, che aveva semplicemente saputo compiere la sua strada. * * * * * Ordunque il signore dʼOlonzac ebbe la delusione di vedere che Mimi Bluette, nonostante i fatti gravissimi recati a sua conoscenza, manteneva unʼassoluta fiducia nellʼamministrazione del vecchio Monsieur Bollot. Questo fatto persuase lʼaccorto signore dʼOlonzac a ricercare di bel nuovo le grazie della puntigliosa Fred Chinchilla. Nello stesso tempo il Mercante di Pneumatici, che naturalmente non poteva mettersi a lottare con un Ministro dʼIndustria e Commercio, ritirò le sue credenziali. Ma, per consolarsi dellʼabbandono, fece tappezzare i muri della Capitale con un cartello di pubblicità, nel quale i suoi pneumatici erano fatti preferire al pubblico dal sorriso dʼuna donna che somigliava spudoratamente a Mimi Bluette. E Linette, cameriera dalle calze di voilé, rimase il domestico angelo guardiano della Ministressa Mimi Bluette. Ormai dunque le si apriva dinanzi ciò che si usa chiamare «un orizzonte politico». Dalle sue piccole mani quasi azzurre poteva essere gettato qualche dado nel bossolo della sorte repubblicana; sui Dipartimenti e su le Colonie aleggiava il profumo della sua nascosta e leggera sovranità. Se avesse avuto quel bernoccolo del governo che rese illustri tante Ninfe Egerie della politica francese, la prodigiosa Mimi Bluette, inventrice del My Blu, avrebbe forse potuto tramandarsi alla storia insieme con lʼamante del generale Boulanger, od almeno in compagnia di quellʼammirevole ispiratrice, od aspiratrice, che fu Madame Steinheil. Ma ella di governo ben poco sʼintendeva, ed il Ministro non riuscì a svegliare in lei nessun amore per la politica, nè per gli uomini che si contendono il potere. Ella sopportava questa Eccellenza, come aveva sopportato il Mercante di Pneumatici, come aveva sopportato il Grande Industriale, nonchè tutti gli altri che si erano presi cura di lei, studiandosi di fare quel che poteva per il bene del paese; poichè gli affari dʼun Ministero dipendono spesso dal modo come Sua Eccellenza il Ministro ha passata la notte. Ora, lʼIndustria ed il Commercio della Repubblica non poterono che lodarsi di lei. Nella sua qualità di Ministressa ella fu delegata in quei tempi a rappresentare la Repubblica nelle coltri borboniche di un giovine Re Cattolicissimo, che Parigi festeggiava. Più tardi un Granduca nevrastenico disannoiò nelle sue morbide braccia le imperiali malinconie dellʼanima slava. E rimase in carica fin quando il Gabinetto fu rovesciato. Poi uscì dalla politica per entrare nellʼamore. [Illustrazione: DECORAZIONE] Fu dʼinverno, in una bianca sera dʼinverno, che allʼimprovviso, e col suo cuore di vergine, la divina Bluette sʼinnamorò. Talvolta ella tornava nel Bar della Grande Rouquine, per ritrovare i suoi compagni, le sue compagne dʼun tempo, e spesso vi pranzava con grande allegria, nelle sere di libertà, quando non doveva danzare o quando S. E. il Ministro le usava la cortesia di lasciarla in pace. Laggiù, nel piccolo Bar, lʼaccoglievano come una reginetta, e non appena Bluette vi entrava, tutti quanti erano sossopra. La Grande Rouquine, col suo cespuglio di capelli rossi, con i suoi occhiacci da gatta selvatica, la voce sonora e fioca, bruciacchiata dallʼarsura delle sigarette russe, la Grande Rouquine, donna che aveva un passato, era sempre là, dietro il suo banco, a tenere in briglia quella famigerata clientela. Vedendola entrare, scattava su come un pagliaccio a molla da una scatola chiusa, le correva incontro, le dava due terribili baci, serrandola fra le sue braccia di befana. Limka, violino di spalla, tzeco delle Batignolles, attaccava il My Blu. E siccome, in fondo, Bluette non era nata per frequentare Ministri nè per gustar le freddure di qualche socio della Rue Royale, Mimi Bluette, che vʼera passata frammezzo, ancora si trovava molto bene fra quelle canaglie simpatiche, fra queʼ sinceri e briosi farabutti, che forse valevano poco meno di certi gesuiti rispettabili, affiliati a leghe di pubblica moralità. Per lei quel Bar della Grande Rouquine rappresentava uno svago ed in certo senso un riposo dalla sua vita di necessaria commediante, quasi quasi un angolo di antica indimenticata famiglia, ove nondimeno avrebbe trovato un rifugio nellʼora del pericolo, quando per avventura il mutevole giuoco della sorte avesse provveduto a punirla della sua troppo facile prosperità. Quella Grande Rouquine, lunga di cosce, priva di seni, con la fisionomia di cera, le voleva bene a modo suo, chissà mai perchè, ma le voleva bene. Se un giorno per avventura le fosse mancato un luigi, Limka, tzeco delle Batignolles, certamente glielʼavrebbe dato a prestito. Florina–Bey, sebbene si vestisse da una sartina di Billancourt, aveva certo più spirito che Fred Chinchilla, e Boblikoff, il terribile Boblikoff, ex–domatore dʼorsi, lʼamava pur sempre dʼuna sua rassegnata umile passione. Lì, nel Bar equivoco ed elegante, ove bazzicavan tanti ladri e tanti sperduti, ove la miseria e la nobiltà bevevano le stesse droghe neʼ medesimi bicchieri, dove la prostituzione vecchia e quella non ancora deflorata cenavano su lo stesso tavolino alla musica di My Blu, dove, nelle tarde ore della notte, quando i clienti serii, cioè quelli che pagano, se nʼerano andati, Garcia Pois–Lourd, boxeur deluso, si giocava unʼorzata al picchetto con lʼefebo Jean Kiki, mentre la Grande Rouquine faceva i conti di cassa,--lì, forse, il mondo era peggiore dʼapparenza che in verità, mentre molto spesso altrove il mondo è peggiore in verità che dʼapparenza. Or quella sera per lʼappunto il Ministro erasi recato a rappresentare il Governo della Repubblica in non so quale Dipartimento; le aveva mandato un ultimo bacio per telefono, ed ossequiato, affabile, ammiratissimo, era partito alle 9 precise dalla Gare de Lyon. La sola che non ammirasse questʼuomo era proprio Mimi Bluette. Gli è che Bluette, lo conosceva intimamente. Il Ministro è lʼuomo forse meno amato che si conosca su la terra. Non è più giovane, ha sempre un tono declamatorio, certe maniere burocratiche, non è libero, non è spensierato, non può essere geloso, è troppo autorevole per essere considerato un passatempo e troppo in vista per essere temuto. Paga di solito con denari dello Stato e scrive lettere dʼamore che sembrano protocolli di cancelleria. Quello poi dʼIndustria e Commercio è un Ministro che non esercita prestigio alcuno su la donna, perchè il suo dicastero manca di attributi speciosi e di cerimonie teatrali. Di più disadorno che il Ministro dʼIndustria e Commercio vʼè soltanto il Ministro delle Poste e Telegrafi; quello poi di Belle Arti e Culti non si capisce bene cosa faccia. Ma in generale non si capisce bene cosa facciano tutti i Ministri. Ad ogni modo, per le ragioni sopra citate, Mimi Bluette era molto più allegra quando Sua Eccellenza viaggiava per i Dipartimenti; e quella sera, nonostante la neve, pensò di andarsene al Bar della Grande Rouquine. Non volle nemmeno servirsi della propria automobile; fece chiamare invece un tassametro sgangherato, per concedersi meglio lʼillusione dʼessere ancora una piccola Parigina in libertà. Quando la sorte ci ha sollevati al culmine delle più alte fortune, la perfetta gioia consiste nel ritornare verso lʼorigine. E poichè siamo assurdi, se la vita per avventura ci riconduce allʼumiltà passata, quel bene che fu perduto assume ai nostri occhi un lontano colore di felicità. Bluette, nel veicolo traballante, rivedeva con esattezza il remoto pomeriggio, allorchè, povera e trasognata, giunse nella stupenda Capitale. Si ricordò quella ridda che le apparve sui Grandi Boulevards, la prima sera: «Crémieux.... Luna Park... habille bien... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...» E Max? dovʼera Max? Forse in galera, forse in giro per il mondo, forse diventato un galantuomo... chissà? Frattanto la neve senza vento cadeva giù fiocco a fiocco, prendendo il colore dei lampioni, la forma delle case, buona, bianca, lieve. Una specie di silenzio candido si avvolgeva intorno al rumore della Capitale. Povere vecchie pedine trottavano sui marciapiedi, sgominate. Il suo piccolo cuore si strinse. Aveva quasi pietà, in quella sera di neve, dʼogni creatura che non fosse tepida, bella, felice come lei. Mimi Bluette!... si chiamava Mimi Bluette!... e pronunziare a se stessa il proprio nome le dava quasi una sottile intima gioia. Traverso i vetri appannati vedeva le case brillare, le strade avventarsi come corridoi di luce nei dedali dei quartieri bui; vedeva le piazze deserte, i cumuli di sedie accatastate con le gambe allʼaria su le terrazze dei caffè, i lunghi funerali immobili delle vetture di piazza, i cinematografi, che lanciavan su la neve iridi violette, gli edifici pubblici, solenni e tetri come prigioni, gli spazzaturai simili a file di deportati, che ammucchiavano la neve, i grandi vestiboli dei teatri, pieni di fiamma,--e tutto questo era un poʼ suo, era un lembo dellʼanima sua; chiunque avesse fatto male ad una delle cose che vedeva, in quella bianca sera dʼinverno, avrebbe fatto male anche a lei. Nel Bar della Grande Rouquine fu ricevuta come al solito con tripudio e con rumore. Pʼtit–Béguin, il quale pranzava in tête–à–tête con un forestiero dallʼaria di Pascià, si alzò appositamente per venirle a baciare la mano. Questo, anche nel caso di Pʼtit–Béguin, era certo una galanteria. Jennie–Minnie–et Lélie, che sebbene alquanto invecchiate costituivano sempre un inseparabile trio, le fecero grandi accoglienze, anche nella previsione che Mimi volesse pagar loro la cena. Il bookmaker Cliffton interruppe la lettura del -Paris–Sport- per mandarle un asciutto complimento inglese, che voleva probabilmente essere un invito. Ma ella si mise allʼultimo tavolino, presso il banco, perchè in tal modo poteva meglio discorrere con la Grande Rouquine. Frattanto Limka suonava il My Blu. Adesso, di My Blu, ve nʼeran centinaia; ogni grattacorde, o picchiatasti, cercava di mettere in voga il proprio. Ma Limka, tzeco delle Batignolles, suonava il My Blu classico, il primo, quello chʼera stato creato per la divina Bluette. Quella sera la Grande Rouquine era vestita di verde, dʼun verde verdissimo, ed aveva intorno al collo un boa nero, dʼun nero nerissimo, che le faceva star bene il volto, freddo come lʼelettricità. Vʼera molta gente quella sera, e la Grande Rouquine governava tutto il servizio con la fiamma deʼ suoi occhiacci verdi. Ai tempi di Bluette il Bar non aveva che quellʼunica sala, e qualche ammezzato ove si giocava dʼazzardo; ma ora le sale a pianterreno si erano moltiplicate, sebbene conservassero una disposizione ambigua da labirinto e ci fosse ancora, presso lʼentrata, quel famoso paravento contro il quale ruzzolò Max quando ricevette il formidabile pugno di Boblikoff. E cʼera il medesimo Boblikoff, che ormai doveva essere divenuto qualcosa nellʼamministrazione del locale, pur conservandosi una rispettabile aria da cliente. Buona cucina, belle donne, bei ragazzi, atmosfera di malavita elegante, spaccio clandestino di afrodisiaci e di stupefacenti, ecco forse alcuni fra i mezzi chʼerano serviti alla Grande Rouquine per mettere di moda il suo ritrovo. In primo luogo Mimi ebbe voglia di mangiare certe «moules–marinière», che vide passare fumanti nella zuppiera di terracotta. --Attention! elles sont très lourdes le soir...--lʼavvertì amabilmente Sanderini, personaggio in redingote, grande consumatore di paglie Négri–Pipoz, che doveva probabilmente esercitare qualche altro mestiere, oltre quello di passare sei o sette ore, su le ventiquattro, nel Bar della Grande Rouquine. Questo Sanderini era magro come il tifo e luccicante come lo smeriglio, per colpa della sua marsina. La faccia gli rientrava nella bocca, lasciando fuori solamente un naso ridicolo ed un mento che pareva il naso capovolto. Sanderini faceva tutto quello che chicchessia volesse far fare a Sanderini: dal condurre i curiosi a veder i quadri viventi, sino a provvedere mazzi di carte preparate o combinare unʼudienza con lʼArcivescovo di Parigi. Se lʼinvitavano a cena, mangiava molto volentieri; se lʼinvitavano a bere, beveva più che volentieri; per conto suo lʼamabile Sanderini faceva un gran consumo di paglie Négri–Pipoz. Ora, nonostante il suo consiglio, Bluette, ingorda, mangiò «les moules–marinière». Sanderini, seduto sopra uno sgabello, presso il banco, si limitò a provarne cinque o sei. Le trovò salate, perchè aveva lo spirito critico, ed anche perchè, avendo fatto il giro del mondo, in nessuna cosa egli mancava di esperienza. Intanto Boblikoff venne a farle un poʼ di corte; per lei fece portar su dalla cantina un Barsac memorabile, che andava molto bene con «les moules–marinière». Mimi era distratta. Il Jokey Perry, che insanguinava il piatto con la sua costata fiammeggiante, le dava noia, parlandole con la bocca piena dalla tavola del bookmaker Cliffton. --Tu vas voir,--disse la Grande Rouquine, con la sua voce riarsa,--ils vont foutrʼ de la Worcester Sauce même dans lʼomelette–confitures! Mimi sorrise. Ma Sanderini fece una tal risata che minacciò di precipitare dallo sgabello. Questa risata condusse alla tavola di Bluette anche Florina Bey, che incominciò a raccontare una lunghissima storia, la quale a Mimi non importava niente,--perchè Mimi era distratta. Entrò Lucien–Lucienne, che per affettazione vestiva in abito da mattina, con quella eccentricità particolare dei prostituti. Era ben dipinto, e si mise un poʼ di cipria sotto il mento, un poʼ di saliva sui forti sopraccigli; e questo fece senza nascondersi, anzi davanti allo specchio chʼera nel fondo. Poi si avanzò, camminando su le uova, in guisa da parere più dolce che poteva. --Povero Lucien–Lucienne!--pensò Bluette;--è ormai sullo sfiorire. Gli viene un poco di pancia; poi si vede súbito che porta un mezzo parrucchino per nascondere la calvizie... Le colonel Pistafer, clubman di cartapecora, che tutti chiamavano «mon Colonel», pranzava con due minorenni, le quali per ora possedevan solo un braccialetto dʼargento per ciascuna e portavano le trecce ancora sciolte su le spalle. Pistafer non avrebbe certo impedito a quelle brave ragazze di restar vergini finchè a loro piacesse; inoltre Pistafer soffriva di vescica, e cinque sei volte almeno durante il pranzo era costretto ad abbandonare la mensa, «per andarsi a lavare le mani», comʼegli diceva con molta serietà. Ma súbito Limka, tzeco delle Batignolles, attaccava «le refrain du Colonel», mentre i suoi musicisti cantavano in coro: «Mon Colono, mon Coloni, mon Colonel va faire pipi!» Ryff esponeva i suoi schizzi contro il paravento; Gorgonel improvvisava quartine per un bicchiere di Sciampagna; lʼindiana Sit, vestita di serpenti fosforici, danzava la danza dellʼoppio; il giornalista Linnée Ledoux, fra una bottiglia di Whisky ed un mucchio di patate fritte, meditava certo il suo ricatto settimanale; Minnie, la più bellina del famoso trio, sperava di sedurre un piccolo tedesco impariginito; Mohammed preparava il caffè turco per una compagnia di belle Americane. La grande Lison, tribade impenitente, nutriva con cibi sostanziosi la sua piccola ed anemica Loulou. Pranzavano insieme, ad un tavolino appartato, mostrando chiaramente che il vecchio Adamo era stato un personaggio inutile nella storia del genere umano. --Cette pauvre Loulou,--disse la Grande Rouquine,--comme elle a lʼair vanné! Un jour ou lʼautre Lison va lui faire rendre lʼâme... --Cʼest une affaire de goûts, rispose Bluette.--A moi, par exemple, leur vice ne me dit rien. --Cʼest que vous êtes une vraie femme, vous!--esclamò Sanderini, che frattanto spilluzzicava senzʼaverne lʼaria tutto il pranzo della indulgente Mimi. --Vous croyez, Sanderini, vous croyez?... --Pardi si je le crois! Et je vous en félicite, chère Madame! --Tais–toi, vieille chandelle!--fece la Grande Rouquine. --Jʼai mes principes, la Grande! Et je nʼaime guère celles qui nʼont pas de goût pour notre sexe. --Est–ce que tu as seulement un sexe, toi?--rimbeccò la Grande Rouquine, con dispregio. --Eh bien, la Grande, je suis toujours là, si jamais le cœur vous en dit! Mimi sorrideva con gli angoli della bocca; ma quella sera Mimi sembrava quasi trasognata, e sebbene sorseggiasse continuamente il suo bicchiere di Sciampagna, non vi trovava nel fondo che una specie di nervosa e distratta irrequietudine. Cʼera qualcosa che visibilmente le dava noia, le dava turbamento, le dava una specie di malessere o dʼinspiegabile perplessità. Finalmente si protese verso il banco della Grande Rouquine per domandarle: --Mais qui est–il donc cet homme, assis en face de moi, près de Cliffton, et qui a une figure si étrange? Dal suo posto la Grande Rouquine non poteva ben vederlo, perchè aveva davanti a sè una colonna di scatole dʼAvana; ma levatasi ritta, e veduto lʼuomo del quale parlava Bluette, le rispose, anchʼella sottovoce: --Eh bien, cʼest quelquʼun, ma foi, qui mʼintrigue fort moi–même. Il a réellement une tête extraordinaire! --Est–ce que tu le connais? --Pas du tout. Je le vois par intervalles. Il vient, il dine, il lit les journaux étrangers, ou bien il observe tout ce qui se passe, avec ses yeux de magnétiseur et son air dʼégarement qui le rend si agréable. Le maître–dʼhôtel mʼa dit quʼil sʼappelle Castillo. --Un Espagnol? --Que sais–je? Il parle le français comme moi. Il parle dʼailleurs toutes les langues, car, un soir, je lʼai entendu causer avec un Russe, et lorsque Mohammed lui sert son café ils se disent des amabilités en turc. --Il est bel homme, tu sais! --Ma foi... si tu trouves que les hommes gagnent quelque chose à être beaux!... Bluette prese unʼaria di capriccio, unʼaria quasi timida, quasi furtiva, unʼaria di bambina, e sottovoce disse alla Grande Rouquine: --Jʼaimerais bien le connaître! Si vede che lʼillustre Sanderini possedeva un udito finissimo, perchè rispose con la bocca piena: --Il nʼy a rien qui soit impossible, lorsquʼon peut compter au nombre de ses amis le nommé Sanderini, suceur de pailles. --Mouche–toi, vieille bronchite!--lo insolentì la Grande Rouquine. Ma Bluette si mostrò confusa, come se le tornasse negli occhi tutto il pudore di una dimenticata e quasi lontana castità. Bevve un lungo sorso, poi rispose allʼamabile Sanderini: --Quel vilain homme vous êtes! Rien ne vous empêcherait de me rendre même ridicule! Et puis, jʼai dit cela pour rire, Sanderini... Je vous en prie, nʼen faites rien. --Cʼest entendu, cʼest entendu! Mais quoi? Vous laisserez donc rentrer à la cuisine, presque intacte, une pareille gélinotte, si dodue et si blanche? Ce serait une grave indélicatesse! --Permettez–moi de vous en servir une aile, cher Sanderini. --Jʼen goûterai, par gourmandise et par complaisance, car mon estomac est tout détraqué. Demain matin, dʼailleurs, je me purge. --Très bien, cher ami, En attendant versez–moi du Champagne. Car, voyez–vous, jʼai envie de devenir très gaie... très gaie!... Mais, où est allée Florina? --Florina doit jouer son numéro tout à lʼheure. Elle est allée se déguiser en femme nue. Un costume qui lui sied très bien, parce quʼelle est bien faite. Ma quei discorsi di Sanderini la interessavan molto poco; e lʼonestʼuomo comprese chʼera meglio rispettare la sua distrazione. Mimi allora fece una cosa molto leggiadra. Quello straniero la guardava ed ella guardava quello straniero. In un momento che nessuno la vide, alzò il bicchiere di Sciampagna, il , , 1 , : 2 3 - - , , , 4 : , . . 5 6 , . 7 8 , , 9 , 10 , , 11 , . . 12 ; 13 , 14 , , 15 . 16 17 ; . 18 : « 19 » . , , 20 21 . , 22 , , 23 , 24 , , , 25 , 26 , 27 , , 28 . 29 30 , , 31 . 32 33 , 34 . ; 35 ; 36 , , 37 : , , . 38 ! 39 , , 40 41 , 42 ! . . . , 43 , , 44 . , , 45 : - - , ! . . . 46 47 , 48 , , 49 . 50 51 , 52 , , 53 , , 54 , . 55 56 - - , - - , , - - 57 , . 58 . . . 59 60 . , 61 , . 62 , : 63 64 - - , , . 65 66 - - ! , ! 67 ? 68 69 - - , . . . . ! 70 , , . 71 72 . . 73 , . 74 75 - - , . , 76 , . . . ! ! 77 ! . . . 78 79 , , 80 , . 81 82 [ : ] 83 84 , , 85 . 86 , , 87 , , , , 88 . 89 . 90 , , , , 91 : 92 93 - - , ! 94 95 - - , ? 96 97 - - , . . . 98 99 - - ? 100 101 - - , ! 102 103 - - , , . . . , , , . . . . 104 105 - - , « » ! 106 107 - - ? 108 109 - - , 110 . 111 112 , 113 . 114 115 - - ! . . . 116 , , ! 117 118 - - , ? 119 120 - - , . , , 121 , « » , 122 , « » , . . . . 123 . . . ! , . 124 125 , , , . 126 127 128 , . 129 , 130 . 131 132 , , 133 , , 134 , . 135 , 136 , , : 137 138 - - , , . . . 139 140 - - , ! 141 ! 142 143 - - , ! : 144 , . , ? 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