e suonatici e fra le compositrici Maddalena Casolana e Vittoria Aleotti che scrissero Madrigali, che si stamparono assieme a quelli dei maestri più celebri e finalmente la cortigiana Imperia che aveva studiato la composizione ed era abilissima cantante. La musica non mancava mai alle feste, conviti e persino nei conventi di monache si cantava e suonava per semplice svago e divertimento. In questo accordo perfetto di lodi alla musica non si ha che una stonatura nella lettera di Bembo a sua figlia Elena (1529), alla quale scrive che «il suonare è cosa da donna vana e leggiera e che è meglio esercitarsi nelle lettere e far la cucina». Più tardi il teatro e l'opera ebbero il predominio ma non perciò cessarono i concerti privati ed i trattenimenti dove la musica aveva gran parte. Così sappiamo p. e. dei famosi Lunedì del Cardinale Ottoboni a Roma, dove suonava Corelli e convenivano i più celebri musicisti (Scarlatti, Händel, Steffani, ecc.) e Burney ci racconta nelle sue memorie di una quantità di simili trattenimenti musicali in più città di Italia. Nè altrimenti si potrebbe spiegare la grande quantità di opere vocali ed istrumentali, scritte per scopi estranei al teatro, quali dapprima le Canzoni a più voci, i Madrigali, le innumerevoli composizioni per liuto, le canzoni monodiche, le cantate e la musica per istrumenti ad arco e tasto. Lo stesso può dirsi della Germania, quantunque la sua vita artistica non fosse certo sì sviluppata che in Italia. M. Agricola ci parla nella prefazione alla sua -Musica istrumentalis- (1545) in versi prosaici e da colascione della musica nella vita privata tedesca. Walther, l'amico di Lutero, ci racconta che questi prima e dopo tavola si metteva a cantare e che Melantone faceva il basso. Le raccolte di canzoni -Kurzweilig, frische gute Liedlein-, sono numerosissime ed appartengono alla musica di carattere intimo, al qual genere sono pure da annoverarsi le opere di Clavicembalo della famiglia dei Bach, di Kuhnau, Froberger come in Francia, quelle di Couperin, Rameau, Daquin ed altri. In Germania poi i cosidetti -Collegia Musica- erano società di dilettanti, che durarono quasi fino al termine del secolo XVIII e che, come lo indica la parola, erano circoli musicali privati, dove si eseguiva una quantità di opere vocali ed istrumentali con o senza uditorio. La conclusione che se ne può trarre è che ai tempi odierni si fa certo più musica che nei tempi passati ma che la musica da camera prima veniva molto più coltivata nelle famiglie e nelle radunanze private, al che influì senza dubbio anche la maggiore difficoltà tecnica della musica moderna. La musica da camera vocale monodica dei secoli scorsi è pressochè ignota non solo al cosidetto gran pubblico ma anche a molti musicisti. Eppure essa è d'una ricchezza incredibile ed è a sperare che ora che adagio adagio si vanno pubblicando le migliori opere antiche oltre le poche note celebri, noi impareremo a conoscerla e ad apprezzarla come lo merita. Essa, della quale trovammo già accenni nell'-Ars nova- fiorentina ben presto andata in dimenticanza e che visse soltanto nella canzone popolare, rinacque quasi contemporaneamente all'opera ed è pure frutto del Rinascimento musicale. Tentennante da principio ed avvicinantesi alle melopee di Peri e Caccini, ben presto si depura ed invigorisce, diventa spontanea, fresca ed ispirata per la linea melodica, ora calda d'espressione, ora vivace di ritmo, ora caratteristica. Le nostre biblioteche possiedono una quantità di queste canzoni ed arie antiche e quando esse saranno di nuovo note ci accorgeremo di avere una meravigliosa lirica musicale antica, alla quale deve riannodare la lirica moderna, se non si vuole imbastardire l'arte nazionale. Fra le opere appartenenti a questo genere nomineremo oltre quelle pubblicate da L. Torchi nelle Canzoni ed Arie italiane ad una voce del secolo XVII, i -Madrigali ed Arie- a voce sola di -Giovanni Francesco Capello-, la -Sphaera armoniosa- di -Paolo Quagliati- (1623) i Madrigali di Francesco Turini (1629) e -Biagio Marini- (1649) qualche canzone di -Salvator Rosa- (1614-1673) il celebre pittore e di -Alessandro Stradella-. Riemann esamina nella sua storia della musica una quantità di queste raccolte di arie di maestri italiani affatto sconosciuti e ne riporta lunghi brani, parlando con grande ammirazione specialmente di quelle di -Benedetto Ferrari- di Modena (?) (1633) che non esita a mettere a paro di Monteverdi e Carissimi. Ma la vera canzone lirica ebbe pur troppo brevissima vita per il predominio del teatro. Essa si va gradatamente cambiando nella -Cantata da camera-, che era quasi uno studio preparatorio dell'opera, un'opera in miniatura essa stessa, nata dal Madrigale coll'aggiungere ai cori pezzi a solo, che poi divennero dominanti. Lo stile di essa divenne poi quasi stereotipo, sicchè si può quasi dire che fu la Cantata nata dall'opera che poi influì su questa e sullo stile drammatico e gli tolse in parte la verità drammatica coll'esclusiva ricerca dell'eleganza ed una certa vacuità cagionata dalle poesie di solito insulse e convenzionali. E così successe, come giustamente osserva R. Rolland, che Carissimi e L. Rossi ebbero la prima colpa della decadenza dell'opera italiana appena iniziata, come tutti quelli che sostituiscono ad un ideale di verità uno di semplice bellezza, indifferente alla vita. La cantata consisteva solitamente di tre arie collegate da recitativi e la voce veniva accompagnata dal cembalo rinforzato dal basso o violoncello. Alle volte ma raramente si aggiungono istrumenti a corde p. e. liuti, chitarre, tiorba e lira. Molte delle infinite cantate dell'epoca sono da contarsi fra le migliori opere della musica italiana e superano spesso per la finezza del lavoro, la spontaneità e la correttezza della declamazione le opere teatrali contemporanee. Lo stesso può dirsi dei -duetti da camera- di -A. Lotti-, -E. Astorga-, -Clari- e specialmente di -Agostino Steffani-. Le poesie dei duetti sono pressochè esclusivamente di soggetto amoroso e non sono quasi mai veri dialoghi con contrasti drammatici, anche quando vi sono framessi piccoli recitativi. La forma di duetto era scritta semplicemente per scopi musicali, onde cioè impiegarvi imitazioni e canoni. Anche questi canti sono scritti col basso numerato solo o con altri strumenti, di solito violini ma in tutt'altra maniera delle opere anteriori del genere polifonico, che si potevano cantare e suonare -come piace-. Questa fioritura di musica vocale doveva aver per naturale conseguenza un nuovo indirizzo nell'arte del canto. Fino allora aveva dominato la polifonia ed era naturale che i cantanti delle opere polifoniche rivolgessero la loro attenzione più alla coltura musicale generale che alla tecnica del canto stesso. Ma non bisogna però credere che questa fosse del tutto trascurata, che anzi, p. e. i cantori della cappella Sistina dovevano pure accudire a lunghi esercizi vocali, che se non avevano direttamente per scopo l'espressione individuale del canto pure non potevano restare senza influsso sull'arte del cantare. Alla scuola di Virgilio Mazzocchi, come scrive Bontempi (1695) «gli allievi dovevano impiegare ogni giorno un'ora nel cantare cose difficili e malagevoli, un'altra negli studî delle lettere e un'altra negli ammaestramenti ed esercizi del canto e sotto l'udito del maestro e davanti a uno specchio per assuefarsi a non far moto alcuno inconveniente nè di vita, nè di fronte, nè di ciglio, nè di bocca e tutti questi sono gli impieghi della mattina». Coll'introduzione della monodia tutta l'attenzione si concentrò sul canto -a solo-, sull'espressione, la declamazione, la pronuncia e la tecnica. La prefazione alle -Nuove musiche- di Caccini contiene un vero trattato di arte del canto con esempi ed offre ancor oggi un certo interesse, trillo, ribattuta di gola, cascata sempia, doppia, voci finte, (di testa) lunghi giri di voce (fioriture). Un madrigale di Antonio Archilei ci è conservato cogli ornamenti aggiunti alla parte del soprano dalla cantante Vittoria Archilei, fioriture, che anche oggi offrirebbero grandi difficoltà. Esiste pure un'antica traduzione tedesca di un'-Ars cantandi- di Carissimi, che però non è che una teoria elementare della musica. Le prefazioni delle due Euridici e della Dafne sono finalmente ricche di notizie rispetto al canto. Da quest'epoca cominciano pure le notizie sui singoli cantanti, che ora potevano valere come individui e non semplicemente come membri d'un tutto (coro). I più noti di quei primi tempi dell'opera sono -Vittoria Archilei- «che si può dire l'Euterpe dell'età nostra» (Peri), il castrato -Vittorio Loreto-, -Margarita Costa- e la -Cecca della Laguna-, le quali due ultime furono causa di fazioni nemiche (-Costisti e Cecchisti-) che preludiano ai partiti posteriori dei Glickisti e Piccinisti anche cogli scandali ed invettive, -Virginia Andreini- (la Florinda), -Adriana Basile-, -Baldassare Ferri-, -Francesco Grossi- (-Siface-), ecc. Alcuni decenni dopo il principio dell'opera comincia il dominio degli evirati. Fino allora si faceva eseguire in chiesa la parte di soprano e contralto da ragazzi o da falsettisti (alti naturali) che erano una specialità degli Spagnuoli. -Giovanni de Sanctos- († 1625) fu l'ultimo falsettista della cappella pontificia. Il primo evirato che vi fu accolto fu il padre -Girolamo Rosini- (1601) da Perugia. Donde fosse venuta questa infame barbarie che durò fino al scorso secolo e della quale vivevano fino a non molti anni fa ancora alcuni decrepiti e tristi testimoni a Roma, non è qui il luogo di ricercare. Incredibile è che uomini illuminati come -Pietro della Valle-, membro della Camera fiorentina ed altri chiamino gli evirati «il maggior ornamento della musica». Essi passarono dalla chiesa in teatro specialmente quando papa Clemente XII proibì che le donne cantassero nei teatri di Roma. Ed allora si videro uomini, che Parini chiamava «canori elefanti, che si trascinavano appena sulle adipose piante», cantare da soprano le parti di donna, oppure un amante od un eroe cantare la parte più alta, mentre il contralto era affidato ad una donna e simili! Ad onta di queste aberrazioni l'arte del canto faceva però in Italia progressi grandissimi. Molti dei migliori e più celebri maestri erano essi stessi eccellenti cantanti (Caccini, Peri, Carissimi, Stradella, Scarlatti). Altri si dedicarono intieramente all'insegnamento del canto e fondarono scuole, che divennero celebri. Uno dei più noti fu -Francesco Antonio Pistocchi- (1659-1720) cultore del canto espressivo e fondatore della scuola bolognese. -Pietro Francesco Tosi- ci ha tramandato nelle sue -Opinioni dei cantori antichi e moderni- (1723) le regole di questa scuola che col successore di Pistocchi, -Antonio Bernacchi- (1690-1756) coltivò con predilezione il canto fiorito. Altri celebri scuole furono quelle di -Francesco Redi- di Firenze, di -N. Porpora- a Napoli e -Mancini- a Vienna. I cantanti più noti di questo tempo sono -Vittoria Tesi, Faustina Bordoni-Hasse, Francesca Cuzzoni, Margarita Durastanti, Regina Mingotti, Francesco Bernardi (Senesino), Carlo Broschi (Farinelli), Gaetano Majorano (Caffarelli)-, ecc. Il pubblico delirava per quelle voci potenti ed ammalianti, per quell'arte perfetta, per quel sentimento profondo che emanava da quel canto. Ma tanta ricchezza di voci e tanta perfezione d'arte influirono sull'arte stessa e quel fenomeno che vediamo nella pittura (Guercino, Domenichino) e nella scoltura (Bernini) si ripetè anche nella musica. Il virtuosismo cessò di esser mezzo ma divenne scopo ed il cantante non servì più all'arte ma l'arte a lui. Così una delle cagioni della decadenza dell'opera o della musica italiana in genere, che seguì questo periodo, fu senza dubbio il virtuosismo dei cantanti, che insuperbiti dei loro successi dettarono la loro volontà al musicista e lo resero schiavo dei loro capricci. Ed allora alla naturalezza ed alla verità subentrarono la ricercatezza e la manìa dell'effetto; il canto semplice ed espressivo dovette far luogo alle fioriture senza significato. L'Italia è la vera patria del teatro moderno. Mentre a Lucerna si eseguiva ancora nel 1583 sulla piazza del Mercato una rappresentazione sacra e gli attori con infantile semplicità recitavano a seconda del luogo dell'azione in diversi scompartimenti, uno accanto all'altro e tutti contemporaneamente visibili, -Andrea Palladio- costruiva in Vicenza il teatro Olimpico, in cui quantunque senza scenari dipinti era effettuata l'idea della scena chiusa e Leonardo, Brunelleschi, Raffaello, Andrea del Sarto ed altri sommi artisti non sdegnavano prestare la loro opera per ideare apparati scenici e decorazioni. A Venezia si aprivano i primi teatri destinati al pubblico (S. Cassiano (1637), S. Moise (1639), ecc.). Gli architetti -Peruzzi- e -Serlio- stabiliscono le forme fondamentali del teatro moderno, il palco scenico, il proscenio, le quinte laterali. -Alcotti, Migliori, Mauro, Bibbiena- ed altri italiani costruiscono i maggiori teatri delle città e residenze tedesche. -La descrizione dell'Apparato e degl'Intermedi- (MDCXIX) di -De Rossi-, una lettera di Baldassare Castiglione ed altri simili scritti ci danno un'idea dello sfarzo di decorazioni, macchinismi e vestiarî, col quale vennero eseguite le prime rappresentazioni teatrali. Celebri pittori di scene furono la famiglia -Galli, Bibiena, Aldobrandini, Mauro, Servandoni-. Quest'ultimo osò dare nel 1739 a Parigi uno -spectacle de decoration- esponendo con soli scenari senza attori il mito di Pandora. -Giacomo Torelli- e -Francesco Santorini- introdussero per i primi fuori d'Italia i scenarî dipinti. LETTERATURA Schmitz E. -- -Geschichte der Cantate und des geistliechen- -Concertes-, Lipsia, 1914. H. Goldschmidt -- -Die italienische Gesangsmethode des 17. Jahrhunderts-, Breslau, 1890. Aby Warburg -- -I costumi teatrali per gli Intermezzi del 1589- nella commemorazione della riforma melodrammatica fiorentina, Firenze. Burckardt -- -La civiltà del Rinascimento in Italia-, Firenze, Sansoni. Graf M. -- -Die Musik im Zeitalter der Renaissance-, Berlin, Bard. Riemann -- -Kantaten frühling- (1633-1682), Lipsia (14 cantate di Ferrari B., Cazzati, Piossi, Carissimi, Stradella). CAPITOLO XIV. La musica istrumentale prima del secolo XIX. La musica è fino al cinquecento o l'umile ancella della vocale o è musica popolare che si suona dai menestrelli, pifferari, ciarlatani girovaghi alle feste, ai balli. I primi monumenti della musica istrumentale sono alcune danze a quattro parti scritte in note mensurate, che datano probabilmente dal secolo XIII e non hanno che un valore storico di molto inferiore alle canzoni vocali con accompagnamento dell'-Ars nova- fiorentina. Di poco posteriori sembrano essere alcune -Estampie- (estampide), specie di danza da suonarsi colla rota o viola e -les Danses Royales-, pubblicate recentemente da Aubry, contenute insieme a canzoni di trovatori in un manoscritto della Biblioteca di Parigi. Ma se queste opere sono rarissime, invece è restata una quantità di musica per -liuto- o originale o riduzione di musica vocale per lo più polifonica, modificata secondo la natura dell'istrumento e ricca di fioriture e melismi. Le prime forme di vera musica istrumentale sono i -Ricercari- e -Capricci- per liuto e poi per organo, consistenti in una serie di piccoli motivi da suonarsi senza interruzione e con poco nesso. Seguono le -toccate- per organo, a guisa di preludio o fantasia in stile fugato. Di molto differenti sono le -canzoni-, imitate da quelle vocali specialmente francesi e di carattere vivace e la -Sonata- antica, identica della canzone (canzone da suonare) e senza alcuna somiglianza colla Sonata moderna. A tutta questa musica fa difetto la forma e l'euritmia. Le composizioni, di solito lunghissime, si perdono in un periodare senza fine dove motivo segue a motivo. Ma a salvare la musica istrumentale da un arido formalismo e dall'eterna imitazione della canzone sopraggiunse l'opera lirica e con essa la nuova teoria estetica. La musica istrumentale dei secoli XVII e XVIII è specialmente di stile concertato, alternandosi i gruppi di strumenti, perchè con ciò risultavano effetti di colorito e maggiore varietà. Le forme principali sono la -Canzone-, il -Concerto grosso-, la -Sonata da chiesa o da camera- sia a due col basso, sia per uno strumento solo, di solito il violino col basso. Tutte queste forme d'origine italiana furono pure accettate e coltivate anche in Germania dove però si preferì per lungo tempo la -Suite-. La -Canzone- era dapprincipio ad un tempo in stile fugato, poi in più tempi e perde un po' alla volta ogni somiglianza colla canzone originaria per organo od altri strumenti, trasformandosi nella -Sonata- sia -da chiesa- che -da camera-, la prima a più tempi nello stile imitativo o fugato negli allegri, la seconda piuttosto simile alla -Suite- (serie di pezzi nello stesso tono con carattere dominante di danze (-Pavana, Ciaccona, Gagliarda, Giga, Passacaglia, Gavotta-, poi come primo pezzo il -Preludio- o -Sinfonia-, ecc.), nelle Suites francesi anche altre danze come il -Loure, Rigaudon, Passepied, Minuetto-, ecc.). La -Sonata a tre- predomina e la sua letteratura è grandissima ed importante. Probabilmente essa veniva preferita per la maggior possibilità di impiegare arti contrappuntistiche colle due voci a solo. La -Sonata per violino solo e basso- venne più tardi in onore e vi influirono certo almeno indirettamente la musica melodrammatica, e specialmente le sinfonie delle opere veneziane come possiamo vedere nelle Sonate di -Legrenzi-, che fu fra i primissimi a mettere le basi dello stile della Sonata. La Sonata per cembalo ha nei primi tempi minor importanza e non ha oltre la tecnica caratteristiche speciali. Il -Concerto grosso- deriva dalla sonata per orchestra delle quali ne esistono molte di A. e G. Gabrieli, Cazzati, Bononcini, ecc. Esso constava di più tempi, di solito un largo, che passa modulando all'Allegro fugato; segue un tempo grave o moderato e si finisce con un allegro. Esso era scritto per più strumenti, di solito archi, cembalo od organo, che eseguiva il basso numerato. La caratteristica del Concerto grosso sta nell'alternarsi di un gruppo di strumenti solisti, quasi sempre due violini e violoncello (-concertino-) col -concerto grosso- ossia col -tutti-. In Italia non vi si impiegavano pressochè mai istrumenti a fiato, mentre in Germania non di rado questi si combinavano con quelli ad arco p. e. nei Concerti brandeburgesi di Bach e nei Concerti grossi di Händel (oboe e fagotti). Gli strumenti in uso eran molti e svariati. Il primo e più importante è l'organo d'origine antichissima. Herone d'Alessandria, Cassiodoro, S. Agostino ci danno descrizioni abbastanza esatte degli organi antichi e vien nominato -Ktesibius- (170 a. C.) qual inventore dell'-organum hydraulicum- a canne e mantici. La costruzione e la meccanica erano fino al secolo XIV affatto primitive ed i tasti talmente grandi, che si premevano coi pugni e coi gomiti. Il pedale pare fosse introdotto dapprima in Germania e se ne fa ormai menzione parlando di -Bernardo tedesco- (1470) in Venezia. L'organo non era affatto un istrumento destinato esclusivamente alla chiesa. Anzi nel Medio Evo e dopo erano assai diffusi piccoli organi per uso privato, i cosidetti -portativi- od -organetti- da tenersi in grembo e suonare con una mano mentre l'altra faceva agire il mantice, ed il -positivo-, trasportabile ma più grande da suonare con ambidue le mani. La maniera di scrivere la musica d'organo variava secondo i paesi. In Italia si scriveva colle note mensurali o in sistemi di linee diverse per ogni voce a modo di partitura o in due sistemi per la mano destra e sinistra; in Germania si faceva invece molto uso della Tabulatura d'organo simile a quella di liuto con lettere gotiche maiuscole e minuscole per le note e segni per il valore di queste. La musica d'organo ha la divisione delle battute molto prima della musica mensurata. Delle opere dei primi organisti noti quali -Francesco Landini, Antonio Squarcialupi- non ci restò che il cosidetto codice Squarcialupi che contiene oltre più composizioni vocali anche pezzi per organo solo dei secoli XIV e XV. Il -Fundamentum organisandi- (1452), è una raccolta di ventiquattro pezzi per organo di -Corrado Paumann-. Sembra però che anche un manoscritto dell'Abbazia di Sussex di molto anteriore contenga composizioni per organo solo. Col secolo XVI comincia poi specialmente a Venezia una fioritura di musica d'organo colle forme delle -Fantasie-, -ricercari-, -capricci-, -canzoni-, -sonate-, appartenenti alla musica polifonica. Gli organisti italiani più noti di questo tempo sono oltre Willaert, Cipriano di Rore e Gabrieli, -Claudio Merulo- (1533-1604), -Adriano Banchieri- (1565-1634), il vero creatore della Toccata -Girolamo Cavazzoni-, -Girolamo Parabosco- (1510-1587) e sopra tutti -Girolamo Frescobaldi- (1583-1644) ferrarese, che quasi raccolse l'eredità dei grandi organisti italiani antecedenti. Lo stile di questo, che si può dire il più grande organista italiano, è basato sul contrappunto ma egli non ha nelle sue opere nulla di scolastico e pedantesco e precorse di molto i suoi tempi coll'arditezza e la maschia severità delle sue opere. La tecnica fece con lui immensi progressi ed egli fu fra i primi a sviluppare la forma della fuga. Suo scolaro fu -Giov. Froberger- († 1667), notissimo autore di musica istrumentale. Altro grande organista italiano fu -Bernardo Pasquini- (1637-1710), dopo il quale il primato dell'organo passò alla Germania coi suoi grandi maestri protestanti. Non si dimentichi però che non solo Froberger ma anche Kerl era stato alla scuola di Frescobaldi e che Sweelink fu scolaro di Zarlino. Tutti questi grandi organisti e musicisti italiani sono pressochè sconosciuti non solo al pubblico ma persino alla maggior parte dei musicisti, perchè la loro vera comprensione pretende una coltura storica e domestichezza colla musica primitiva. La diversità del nostro senso tonale ed un'innegabile durezza ed angolosità ci tengono lontani dalle loro opere che pure hanno vera ispirazione e grande sincerità. Gianotto Bastianelli ci ha di nuovo resi attenti in lucidi articoli e studi a Cavazzoni, Frescobaldi e Pasquini, che egli in certo riguardo preferisce a Bach. Il nostro Pianoforte deriva dal Monocordo, al quale si aggiunsero più tasti e corde. Il -Clavichordium- e -Clavicymbalum- di forma rettangolare o di trapezio a corde egualmente o diversamente lunghe datano ormai dal sec. XIV. Esso aveva di solito venti toni diatonici con interpolati due si bem. Non avendo piedi si metteva o su di un tavolo o si teneva sulle ginocchia. Il -Virginale- era una varietà del Cembalo. Il suo nome che si mise in relazione colla regina vergine Elisabetta d'Inghilterra, data però da prima. Più tardi si chiamò anche -Spinetta-, forse da un Giovanni Spinetti, che pare fosse il primo a costruirlo circa il 1500. Celebre fabbricatore di cembali fu -Lorenzo Gusnaschi- di Pavia (secolo XVI). Dopo questo tempo si continua a perfezionare l'istrumento, che cambia anche più volte il nome. Il Clavicordo si mantenne specialmente in Germania, mentre in Italia e Francia si preferiva il Clavicembalo (Cembalo, Spinetta, Clavecin). Tutti questi strumenti vennero ben presto in disuso quando s'introdusse il -Pianoforte- (Clavicembalo col piano e forte) a martelletti. L'onore dell'invenzione spetta di ragione a -Bart. Cristofori- o -Cristofani-, padovano (1655?-1731), perchè fu questi che costruì per il primo (1711) il pianoforte (Firenze) e non -Cristiano Schroeter- che imitò più tardi Cristofori (1717 o 1721). La musica per Clavicembalo che dapprima era affatto simile a quella per organo, risente tosto l'influenza della Sonata per violino. Ma non per lungo tempo, giacchè fu essa che mise le basi della Sonata moderna. Mentre le Sonate di Durante e Marcello in due tempi mantengono lo schema della Sonata antica nella forma dei tempi, quelle di -Domenico Scarlatti- (1685-1757) si avvicinano già alla forma moderna, quantunque il primo tema non ritorni dopo lo sviluppo della seconda parte e prima del rivolto. Esse, più di cinquecento, constano d'un solo tempo per lo più nello stile omofono, senza dubbio perchè la polifonia data la sua tecnica speciale non corrispondeva all'istrumento. La melodia sta nella parte superiore, il ritmo è vario ed originale, i contrasti si alternano dando vita alla composizione che ha un carattere d'estrema eleganza ed un sapore arcaico assai attraente. La tecnica è ormai assai sviluppata, anzi per i tempi dell'autore prodigiosa e p. e. affatto diversa da quella di Bach. Domenico Scarlatti è uno dei pochi autori antichi che sembrano quasi moderni. Confrontando le sue Sonate con quelle dei contemporanei italiani e stranieri, la differenza è grandissima e non soltanto nell'arte ma anche nel contenuto. Lo stile della melodia vocale si introduce, l'espressione si concentra ed è un unico sentimento che vi domina. Le Sonate di Scarlatti non sono forse che schizzi ma come tali magistrali e nella loro forma aforistica più perfetti ed ispirati per l'inesauribile vena melodica che molte altre opere di ben maggiori dimensioni e pretese. Alessandro Longo che curò con ogni diligenza una nuova edizione di tutte le Sonate di Scarlatti rende attenti alla loro grande varietà ed alle piccole ma notevoli differenze che esistono sia nella forma sia nella tonalità dei diversi tempi. Considerate superficialmente le Sonate sembrano forse poco ricche d'espressione affettiva. In realtà però c'è più passione in molti dei suoi allegri che in tanti adagi cosidetti espressivi. Altri autori italiani di Sonate per cembalo sono -Bernardino della Ciaja- senese (1761-1755), -Giovanni Platti-, Porpora, Galuppi, Pasquini, Paradisi, il padre Martini. I cembalisti più noti di Germania prima di Bach sono il già nominato Froberger, -Giovanni Pachelbel- (1653-1706), -Giorgio Muffat- († 1704) e -Giovanni Kuhnau- (1660-1722) che ha per la Germania la stessa importanza di Scarlatti per l'Italia, per quanto non ne raggiunga la genialità. Le opere per clavicembalo di S. Bach ad onta del loro grande valore non hanno per lo sviluppo della musica per pianoforte importanza pari al loro valore intrinseco, perchè il suo stile trovò pochissimi imitatori ed il gusto e la moda andavano per altre vie e preferivano lo stile galante, che si contentava di musica molto leggiera. La musica francese per clavicembalo, che data ormai dall'epoca di Luigi XIV, ha grande differenza da quella degli altri paesi, che derivava in ultima linea dalla musica d'organo e teneva fermo allo stile fugato. Le forme sono quelle della variazione, del rondò e delle danze in genere; la tecnica è tutta fatta di melismi, trilli e mordenti -- i cosidetti -agréments-, l'armonia ed il ritmo sono interessanti e delicati, la tecnica simile a quella della musica per liuto. Il carattere di queste musiche somigliante allo stile delle opere di Boucher e Watteau è quello di una galante preziosità con una vena di sentimentalismo. Le forme sono piccole e gracili e se a tutte queste opere scritte quasi sempre a due voci con pochissimo uso dell'accordo manca quasi intieramente la grandezza, esse corrispondono però ai bisogni estetici di una società corrotta e raffinata quale era la francese di quei tempi. Una particolarità è poi l'uso di dare a questi piccoli pezzi i titoli più strani, che non sempre hanno attinenza colla musica e sono scelti a capriccio ma che pure caratterizzano queste opere quali quadretti di genere (-la Voluptueuse, les regrets, la prude, les ondes, la fleurie, l'agaçante, les bergeries-). I principali rappresentanti di questa scuola sono -De Chambonnières- († 1670), -Claude Daquin- (1694), la famiglia -Couperin- e di essa specialmente -François Couperin- (1688-1733), il più geniale di tutta la scuola, «la cui tenera melanconia sembra l'adorabile eco, che viene dallo sfondo misterioso dei paesaggi, dove languiscono le figure di Watteau» (Debussy). Bach studiò assiduamente le opere di Couperin ed alcune delle sue Suites non ne sono che imitazioni per quanto geniali. Studiando i vecchi cembalisti francesi e la loro grazia raffinata e voluttuosa ci accorgiamo che essi sono veramente gli antenati dei decadenti francesi dei nostri giorni e che la musica di Debussy e Ravel ne deriva nella sostanza ben più che dalla musica russa ed esotica in genere. E non solo la musica ma anche i titoli preziosi delle composizioni. Le opere per clavicembalo di -Rameau- appartengono pure intieramente a questo genere e non superano, anzi non raggiungono quelle di Couperin se non forse nella tecnica maggiormente sviluppata. In Inghilterra sono gli scrittori di composizioni per il Virginale che si distinguono (-Bird-, -Tallis-, -Bull-, -Gibbons-, -Morley-, ecc.). Gli antenati del violino e degli strumenti ad arco moderni sono le Viole di più specie, da braccio (7) e da gamba (6), intonate diversamente, in genere a sei corde con tasti a modo della nostra chitarra. La trasformazione avvenne a poco a poco, sicchè è forse inutile il dar tanta importanza alla questione della priorità nella costruzione del violino. L'opinione più accreditata è che il primo a fabbricare violini fosse -Gaspare Bertolotti- detto -Gasparo da Salò- (1540 o 1542-1609). Molti attribuiscono il primato a -Gaspare Duiffopruggar- (Tieffenbrucker) di Freising in Baviera (1570 o 1571) ma a torto come risultò dai documenti pubblicati da Coutagne. Poco posteriore a Gasparo da Salò è -Giov. Paolo Maggini- di Bottesino presso Brescia (1580-1632?) forse scolaro del primo. Questi due sono da considerarsi come i primi che fecero violini, sicchè non si avranno notizie sicure su -Andrea Amati- (1535-?-1611), il fondatore della celebre scuola cremonese. I rappresentanti più noti di questa sono: -Antonio-, -Girolamo-, -Nicolò Amati-; -Ant. Stradivari- (1644-1737), -Gius. Ant. Guarnieri del Gesù- (1687-1742?), -Bergonzi-, -Ruggeri-, -Guadagnini-, ecc. Quasi pari agli italiani fu -Jacob Stainer- (1621-1683) di Absam in Tirolo. Il nome di violino e violinista si trova ancor prima dell'istrumento stesso in un documento del 1462 dell'archivio di Perugia, (-Cantarinus et Quitarista seu Violinista-). Tanto la viola moderna che il violoncello derivano piuttosto dal violino che dalle viole antiche. Il violoncello viene menzionato la prima volta nel 1641 ma è certo di data più antica, giacchè è sicuro che Gasparo da Salò ne costruì. Dapprincipio esso aveva cinque o sei corde e fu solo nei primi decenni del secolo scorso che venne in uso l'accordatura moderna. La storia della musica istrumentale è strettamente congiunta con quella del violino. I primi violinisti sono -Carlo Farina- (circa 1600), -Biagio Marini- († 1660), -Tarquinio Merula-, -G. B. Bassani- (1657-1716) maestro di Corelli, -Giuseppe Torelli- († 1708), il primo compositore di Concerti per violino solo, scolaro di G. B. Bassani. L'antesignano della scuola è -Arcangelo Corelli- (1653-1713) di Fusignano. Dopo un soggiorno all'estero (Monaco) egli si stabilì a Roma, dove assunse la direzione della Cappella del Cardinale Ottoboni, grande mecenate della musica. Corelli non eccelleva nel violino tanto per la tecnica ancora difettosa quanto per la larghezza del suo stile, la nobiltà, l'espressione e la bellezza della forma. Scrisse più opere (Sonate per uno e due violini e basso, Concerti grossi che servirono di modello ad Händel), ancor oggi stimatissime (specialmente l'opera V colla -Follia- nell'ultima sonata). L'armonia di Corelli è orma assai corretta, lo stile polifonico predomina, le figure sono vivaci e svariate. -Francesco Geminiani- (1680?-1762) seguì le orme di Corelli e sviluppò maggiormente la tecnica. Superiore di questi in ogni riguardo fu -Giuseppe Tartini- di Pirano in Istria (1692-1770) che dapprima studiò le leggi a Padova ed in seguito per intrighi amorosi e duelli si rifugiò ad Assisi dove stette alcuni anni. Ritornato a Padova dopo un soggiorno a Praga vi aprì nel 1728 una scuola, dalla quale uscirono celebri scolari. Tartini fu artista geniale come esecutore ed autore. Le sue sonate e concerti (la maggior parte dei quali ancora manoscritti) sono veramente magistrali per la fattura e l'ispirazione (-Trillo del Diavolo-, -Didone abbandonata-, ecc.). La forma di Suite propria a quasi tutte le sonate di Corelli va trasformandosi in quella della Sonata. Tartini fu pure dotto teorico ed a lui si ascrive la scoperta dei cosidetti toni di combinazione (1754). Una posizione a parte prende -Antonio Vivaldi- († 1743) coi suoi concerti per uno e due violini soli con accompagnamento d'archi perchè essi oltre la forma posteriore tipica del concerto: Allegro-Andante ed Adagio-Allegro hanno una tematica diversa da quella delle Sonate ed i tempi sono costruiti in modo da far emergere l'istrumento solista. I suoi numerosi concerti ebbero gran successo e diffusione ed alcuni furono ridotti da Seb. Bach per cembalo. Altri celebri violinisti sono -Evaristo dell'Abaco- (1675-1742), -G. B. Vitali- (1644-1692), -Pietro Nardini- (1722-1793), -Antonio Lolli- (1730-1802), -Gaetano Pugnani- (1727-1793), -F. M. Veracini- (1685-1750), -Pietro Locatelli- (1693-1764), -I. M. Leclair- (1697-1764), -P. Gaviniés- (1726-1800), tutti autori di eccellenti sonate; in Germania -Biber-, -Pisendel-, -Benda- e -Stamitz-. Uno dei primi violoncellisti di cui si fa menzione è -Domenico Gabrieli- di Bologna (1640). -Attilio Ariosti- e -Giovanni Bononcini- furono pure celebri suonatori di Viola da gamba. Da menzionarsi sono pure -Franceschello genovese- (1692), -Leonardo Leo- e sopra tutti -Luigi Boccherini- (1743-1805) lucchese morto a Madrid, autore di un'infinità di sonate, quartetti e quintetti, nei quali per la freschezza della melodia, facilità d'ispirazione, scorrevolezza ed arguzia di stile ha molti punti di somiglianza con Haydn. Egli è già nelle prime opere entro i limiti del suo talento pressochè perfetto e non subì poi più alcun cambiamento. Essendo stati pubblicati i suoi primi quartetti a Parigi già nel 1768 è perciò esclusa un'influenza del maestro viennese. L'istrumento più diffuso nei secoli XV, XVI e XVII era senza dubbio il liuto. Esso è d'origine orientale e fu importato in Europa forse al tempo delle Crociate o più probabilmente dai Mori in Spagna. Esso veniva impiegato anche nell'orchestra e vi restò finchè vi fu sostituito il violino. I liuti erano di più specie (-liuto-, -arciliuto-, -quinterno-, -chitarrone-, -teorba-) e variavano pure il numero delle corde e l'accordatura. La musica di liuto veniva scritta in modo simile a quella d'organo con propria tabulatura, l'italiana con linee e lettere scritte sopra il rigo, la tedesca con lettere e numeri. A differenza della tavolatura d'organo non si segnavano però le note ma la posizione delle dita sul manico. I più noti liutisti sono -Corrado Paumann- († 1473), -Hans Judenkunig-, -Hans Neusiedler-, -Hans Gerle-, tutti del secolo XVI, -Francesco da Milano-, -Vincenzo Galilei- (Fronimo), -Terzi-, -Molinaro-, -Besardo-, ecc. Il liuto era lo strumento di moda nella società dei signori ed assieme alla viola quello che era permesso al vero cortigiano, «perchè vi si possono far molte cose che riempiono l'animo della musical dolcezza» (Castiglione, Cortegiano, Lib. II, Cap. XIII). Gli altri strumenti vanno semplificandosi e perfezionandosi. A tutta la famiglia svariata dei flauti traversieri e a becco (flauto dolce), cornamuse, bombarde, cornetti, si sostituirono grado grado i nostri flauti, l'oboe, i corni, il fagotto (1539?), mentre le trombe e i tromboni restano più o meno immutati. Il clarinetto invece è di data assai recente (circa 1750). Ad onta della quantità d'istrumenti in uso nei secoli andati l'orchestra come unione ed impasto di suoni caratteristici a secondo degli istrumenti è di data piuttosto moderna. La musica istrumentale passò per fasi abbastanza distinte. Dapprima gli strumenti non servono che a rinforzo delle voci umane e suppliscono a queste sia eseguendo le composizioni vocali con istrumenti, sia facendo eseguire una o più parti di questi e le altre dalle voci. La scelta degli strumenti era libera e si usava soltanto di servirsi di cori speciali d'una famiglia di strumenti p. e. viola, tromboni, cornetti, ecc., di diversa intonazione e grandezza. L'unica ricerca di colorito stava nel far eseguire una parte della composizione da un coro speciale e l'altra o la replica da un altro coro di strumenti di altra famiglia, oppure di suonare piano quello che prima un altro coro aveva suonato forte (eco). Le prime opere istrumentali non danno che l'indicazione generale degli strumenti, che ben di rado si usavano suonare insieme. Ciò vale anche per i primi drammi della Camerata fiorentina e dei maestri posteriori. Le due Euridici sono scritte come già dicemmo per canto e basso ad eccezione d'un ritornello a tre flauti di Peri. Se ora non si vuol ammettere che questa notazione fosse semplice schizzo, bisogna ritenere che l'accompagnamento degli strumenti venisse quasi improvvisato sulla base del basso. Questa questione non è però ancora risolta. Torchi conchiude coll'ammettere un'improvvisazione limitata a contrappunti, diminuzioni, passaggi e melismi, mentre l'armonia era assicurata dal basso dato. Goldschmidt crede invece che ogni suonatore abbia avuto uno schizzo della sua parte unito al basso, ciò che verrebbe confermato dalla recente scoperta di alcune parti di orchestra di quattro commedie in musica. L'orchestra primitiva dell'opera era di solito composta dei seguenti istrumenti: Clavicembalo od organo. Liuti, lira doppia, chitarrone, teorba, viole (poi violini) da braccio e gamba, flauti, cornetti, trombe, corni e tamburi, questi ultimi assai di raro. L'orchestra posteriore tende invece sempre più ad eliminare gli elementi eterogenei ed a mettere a base dell'istrumentazione il quartetto d'archi. Questo non è però ancora il moderno, sostituendo la viola di gamba il violoncello e questo il contrabasso o basso di viola. L'orchestra di Bach ed Händel è ormai simile alla nostra e non si distingue che per il maggior numero di oboi e fagotti. L'orchestra stava dapprincipio dietro la scena. Gagliano volle invece che i suonatori fossero «situati in luogo da vedere in viso i cantanti» ma messi in basso sì che il pubblico non li vedesse. Le vecchie edizioni di musica istrumentale non contengono che poco più di uno schizzo delle parti principali. I solisti solevano improvvisare una quantità di fioriture ed abbellimenti ed intercalarvi cadenze atte a mostrare la virtuosità. Lo stesso vale dalla parte del basso che non si suonava eseguendo soltanto gli accordi segnati dai numeri del basso numerato ma aggiungendovi voci di mezzo, contrappunti ed altro secondo la capacità ed il gusto di chi suonava il cembalo o l'organo. La dinamica orchestrale è d'origine italiana e venne sviluppandosi alla scuola napolitana. Le partiture di Iomelli segnano il crescendo e già Leo nota il -piano-, -più forte-, -rinforzando-. Il segno del crescendo si trova nel 1739 nelle Sonate di Francesco Geminiani. Prima di chiudere questo capitolo gioverà dare alcuni cenni sulla -stampa- musicale antica. I primi monumenti sono gli esempi musicali delle opere teoretiche del secolo XV. Ma questi non erano stampati ma incisi in legno. In seguito si usò stampare le righe e scrivervi le note. -Ottaviano Scotto- (Scotus) fu il primo in Italia a pubblicare messali con note stampate sulla carta già lineata. -Giorgio Reyser- di Würzburgo gli contende il primato, giacchè pare che il messale stampato da lui allo stesso modo sia stato pubblicato alcune settimane prima (1481). Con ciò è da ritenersi definitivamente risolta la questione della priorità della stampa musicale con tipi mobili attribuita a -Ottaviano Petrucci- di Fossombrone (1466-1539). Il suo merito sta nell'aver perfezionato di molto l'invenzione di Scotto e di averla impiegata per pubblicare una quantità di opere di musicisti celebri. La repubblica di Venezia gli conferì il 25 maggio 1498 per vent'anni il privilegio di usufruire da solo della sua invenzione. Le sue stampe sono nitide e correttissime; le parti sono pubblicate in fascicoli separati e non esistono partiture le quali datano soltanto dalla seconda metà del secolo XVII; le note sono angolose (mensurali) e manca la divisione delle battute. La prima opera pubblicata (1501) fu: -Harmonice musices Odhecaton-, raccolta di 33 composizioni polifoniche olandesi. Seguono a brevi intervalli i -Canti B-, i -Canti cento cinquanta-, libri di frottole, intavolature di liuto, ecc. Altri celebri stampatori sono -Giacomo Iunta- di Roma, la famiglia -Scotto- e -Gardane- di Venezia. L'invenzione della stampa semplice (note col rigo annesso) viene attribuita a -Pietro Hautin-, francese († 1525). Altri celebri stampatori francesi sono -P. Allaignant- e -Baillard-. Colla fine del secolo XVI la stampa musicale decade rapidamente e fa luogo all'incisione delle note in rame. La forma delle note rimane angolosa fino a quasi tutto il secolo XVII. LETTERATURA Otto Kindeldey -- -Orgel und Clavier in der Musik des XVI Jahrhunderts-, Lipsia, 1910. Arnold Schering -- -Geschichte des Instrumentalconcertes-, Lipsia, 1905. Giov. de Piccolellis -- -Liutai antichi e moderni-, Firenze, 1885. Wasielewski -- -Geschichte der Violine-, Lipsia, Breitkopf u. Härtel. -- -Geschichte der Violoncells-, Lipsia, Breitkopf u. Härtel. -- -Die Violine im 17. Jahrhundert-, Bonn, 1874. -- -Geschichte der Instrumentalmusik im XVI Jahrhundert-, Berlin, 1878. Fétis -- -Antoine Stradivari-, Paris, 1856. Rühlmann -- -Geschichte der Bogeninstrumente-, Brunswick, 1882. Vidal A. -- -Les instruments à archet-, Paris, 1876-1878. Untersteiner Alfredo -- -Storia del violino-, Milano, Hoepli, 1906. Hart. G. -- -Le violon, les luthiers célèbres et leur imitateurs-, trad, de l'ang., Paris, Rouan. Witting C. -- -Geschichte des Violinspiels-, Köln. Klauwell O. -- -Geschichte der Sonate-, Köln. Schletterer -- -Boccherini-, Breitkopf u. Härtel. Malfatti G. -- -Luigi Boccherini-, Lucca, Amadei, 1905. Rosadi G. -- -Di Luigi Boccherini-, Lucca, Amadei, 1906. Haberl -- -Frescobaldi-, Annuario ceciliano, 1887. A. G. Ritter -- -Geschichte des Orgelspiels-, 1884. Tebaldini -- -L'archivio musicale della Cappella Antoniana in Padova-, Padova, 1895 (Tartini). Seiffert -- -Geschichte des Clavierspieles-, Lipsia, 1899 e seg. Oscar Bie -- -Das Clavier-, Monaco, Bruckmann. A. Villanis -- -L'arte del Clavicembalo-, Torino-Roma, 1901. Al. Longo -- -Dom. Scarlatti-, Napoli, 1913. Schünemann -- -Geschichte des Dirigirens-, Lipsia, 1913. Torchi -- -L'accompagnamento degli istrumenti nei melodrammi italiani della prima metà del seicento-, Riv. mus. italiana, vol. 1º e 2º. -- -La musica istrumentale in Italia nei secoli XVI, XVII e XVIII-, Riv. mus. ital., vol. 4º e seg. H. Goldschmidt -- -Das Orchester der italienischen Oper in 17. Iahrhundert-, Sammelbände der internationalen Musikgesellschaft, II Jahrgang, Heft I. Lavoix H. -- -Histoire de l'instrumentation-, Paris, 1878. Pubblicazioni pratiche sono: Delf. Alard. -- -I maestri classici del violino.- (Milano, Ricordi). David. Ferd. -- -Die hohe Schule des Violinspieles-, Lipsia, Breitkopf. David. Ferd. -- -Vorschule zur hohen Schule-, Lipsia, Breitkopf. Torchi L. -- -Collection of pieces for violin-, London. Corelli -- -Opere pubblicate da Joachim-, Londra, Augener. Iensen G. -- -Musica classica per violino-, Londra, Augener. Couperin. -- -Opere-, pubbl. da Brahms, Londra. Rameau -- -Opere-, scelte pubbl. da Riemann, Lipsia, Steingräber, ecc. Scarlatti Dom. -- -Opere-, Ricordi (Longo). Alcune opere dei pianisti ed organisti antichi sono pubblicate in molte Antologie. -Liutisti del Cinquecento.- -- Ein Beitrag zur Kenntniss des Ursprungs der modernen Tonkunst von Oscar Chilesotti, Lipsia, Breitkopf. Da un codice Lautenbuch del cinquecento. Trascrizioni di Oscar Chilesotti. Lipsia, Breitkopf. Riemann Hugo -- -Die Entwickelung unserer Notenschrift-, Lipsia, Breitkopf und Härtel. Wolf J. -- -Handbach der Notations kunde-, Lipsia, 1913. Gasperini G. -- -Storia della Semiografia musicale-, Milano, Hoepli, 1905. David E. et. M. Lussy -- -Histoire de la notation musicale depuis ses origines-, Paris 1882. Schmidt A. -- -Ottaviano dei Petrucci-, Vienna 1845. Vernarecci A. Q. -- -Ottaviano dei Petrucci.- Bologna 1882. CAPITOLO XV. Gluck e la riforma dell'Opera. Noi abbiamo già veduto come l'opera italiana fosse venuta decadendo coll'andare del tempo ed il convenzionalismo, la superficialità, gli artificî dei cantanti vi avessero preso la supremazia, sicchè essa era divenuta un accozzamento di arie, duetti e terzetti collegati senza alcuna unità fra loro. La verità drammatica vi era trascurata e se alcune parti si distinguevano per bellezza di melodia, fattura, verità drammatica e per ispirazione, l'impressione del complesso non corrispondeva punto all'ideale d'una azione drammatica vera ed umana. Le idee della Camerata erano andate sempre più perdendosi ed i numerosi musicisti dell'epoca, molti fra i quali pure dotati di genio, seguivano l'andazzo del tempo e sacrificavano all'effetto ed alla brama di facili applausi gli alti ideali dell'arte. In tali circostanze era dunque necessaria una reazione ed essa difatti non tardò a mostrarsi, quantunque l'opera italiana si fosse diffusa per tutta l'Europa, dominasse tutti i teatri e più che mai sembrasse viva e potente. I primi sintomi di questo movimento si mostrarono nella Germania settentrionale, dove già vedemmo sorgere l'opera nazionale, che, sia per la difficoltà dei tempi, sia per la mancanza di uomini adatti, fu ben presto soggiogata dall'opera italiana. Ma il seme non si perdette e verso la metà del secolo XVIII esso rinasce nel -Singspiel-, l'operetta tedesca, sorta dal desiderio di vedere sostituite ai soggetti tragici dell'antichità e della mitologia azioni tolte dalla vita comune, di veder sulla scena persone più umane ed a noi più simili che gli eroi greci e romani. Il -Singspiel- poi corrispondeva al carattere germanico in quanto che in esso poteva aver larga parte lo scherzo, la comicità, la caricatura, a cui il popolo tedesco inclina e che vi si poteva innestare quella tendenza sentimentale e romantica, pure una delle qualità del carattere germanico, del tutto aliena all'italiano. Ma anche la seconda volta questo genere di opera tedesca dovea essere di poca durata e spegnersi senza lasciar traccia di sè, sia perchè i suoi cultori non fossero dotati di genio sufficiente per renderlo vitale, sia perchè esso tosto degenerasse in farse triviali e barocchismo sentimentale. Con tutto ciò fra i musicisti che si dedicarono all'opera e operetta tedesca, alcuni vivono ancora nella memoria dei posteri, come -Giovanni Adamo Hiller- (1772-1804), -Carlo Ditters di Dittersdorf-, viennese, l'autore della notissima operetta -Dottore e farmacista, Schenk (il Barbiere del villaggio), Weigel (la Famiglia svizzera), Wenzel Müller- ed altri. Tutti questi musicisti hanno la melodia facile e naturale, una sana comicità ed umorismo e non di rado ci danno nelle loro opere stupendi quadretti di genere. -Haydn- stesso scrisse pure una quantità di simili -Singspiele- oggi dimenticati e -Salieri- non isdegnò pure deporre il coturno col suo -Spazzacamino-. Anche -Bastien et Bastienne- di Mozart ed il -Ratto del Serraglio- appartengono in molti riguardi a questo genere. Ma se la riforma tentata dall'operetta tedesca non ebbe vero successo e restò senza o quasi senza conseguenze nell'arte, tanto maggiori furono quelle che trassero con sè le innovazioni di Gluck sullo scorcio del secolo XVIII. -Cristoforo Willibaldo Gluck- nacque ai 2 luglio 1714 a Weidenwang nel Palatinato superiore. Istruito nella musica da oscuri maestri, venne nel 1736 a Vienna, dove il conte Melzi, ammirandone il talento, lo prese a proteggere e lo condusse seco a Milano per affidarlo al celebre musicista -Sammartini-. Frutto di questi studi fu un'opera, -Artaserse-, che fu data con successo nel 1741 a Milano. A questa fecero seguito molte altre, date pure con esito felice. Nel 1746 ritornò in Germania e si stabilì a Vienna, dove con molte interruzioni, rimase fino alla morte seguita ai 15 novembre 1797. Le opere di Gluck anteriori all'-Orfeo- ad eccezione del -Telemaco-, che mostra ormai i germi della riforma posteriore, non si distinguono punto dalle opere italiane dell'epoca e certo non per queste egli vivrebbe nella memoria dei posteri. Anzi molte delle italiane le superano sia per fattura sia per ispirazione e facilità melodica, nè molto grandi furono i suoi successi in Italia come lo prova la canzone che si cantava nel 1763 a Bologna: Doman el part el Cluch E el va per Triest Ch'al vaga ben prest Perchè al è un gran mamaluch. Fu solamente a quasi cinquant'anni, che Gluck fornito di lunga esperienza, fortificato nei suoi propositi dal vedere gli abusi sempre maggiori, ed ancor più coadiuvato dalla fortuna di aver trovato in -Raniero di Casalbigi- un poeta di buon gusto, educato alla scuola tragica antica, scrisse l'-Orfeo e Euridice- (1762), quantunque anche in quest'opera la verità drammatica non sia tanto osservata come nelle posteriori, anzi vi faccia difetto dove questa sarebbe necessaria come nella scena fra Euridice e Orfeo, in cui essa vien meno ed è sostituita da una filza d'arie e duetti quasi convenzionali. La prima opera, colla quale Gluck entrò veramente nel nuovo agone ed in cui egli cercò mettere in pratica le sue teorie, fu l'-Alceste- (1767), la quale incontrò l'opposizione dei pedanti e dei cantanti. Nella prefazione a questa opera che è un vero programma, Gluck parla delle sue riforme progettate e proclama la verità drammatica come suprema legge, alla quale tutto deve venir sacrificato. La musica deve essere quasi la serva della poesia nè deve esser priva d'una «bella semplicità»; l'azione non deve venir «raffreddata con inutili ornamenti»; il concerto degli istrumenti deve «regolarsi a proporzione dell'interesse e dalla passione e non lasciare quel tagliente divario nel dialogo fra l'aria ed il recitativo, che non tronchi a controsenso il periodo nè interrompa mal a proposito la forza e il caldo dell'azione». All'-Alceste- seguì -Paride ed Elena-, che per la debolezza della poesia e per la poca ispirazione non ebbe successo e destò ancor maggior opposizione per le espressioni usate nella prefazione a quest'opera contro i semidotti. Gluck prese allora la decisione di recarsi a Parigi, eccitato dal Bailly Du Rollet, che gli avea scritto l'-Ifigenia in Aulide-, togliendola da Racine ed ormai preparato il terreno con entusiastiche lodi. Ma ogni specie di difficoltà si opponeva all'effettuazione del progetto, finchè queste furono tutte appianate dalla moglie del Delfino, Maria Antonietta, già scolara di Gluck. Finalmente l'-Ifigenia- fu data all'accademia di Parigi ai 19 aprile 1774 senza però destare alcun entusiasmo. Soltanto in seguito essa ebbe sempre maggior successo, dopo che l'-Orfeo- era stato assai applaudito. L'-Ifigenia- segnò il principio della lotta fra i partigiani di Gluck e quelli dell'opera italiana e francese, che per questa occasione erano d'accordo nel combattere il nuovo indirizzo e cercarono d'opporvi Nicolò Piccinni. I fautori di quest'ultimo seppero coi loro raggiri far sì, che il libretto d'un'opera. -Orlando- di Quinault, destinato a Gluck, fosse dato da comporre a Piccinni e speravano di vincere tanto più che la nuova opera di Gluck -Armida-, non ebbe che un mediocre successo, mentre l'-Orlando- di Piccinni fu accolto con grande plauso. Ma le opere di Gluck in principio mal comprese, prendevano sempre più piede, e quando fu data l'-Ifigenia in Tauride- (1770), il capolavoro di Gluck, la vittoria fu decisa pel maestro tedesco. Il genio di Gluck, e che fu genio non puossi dubitare, fu più drammatico che essenzialmente musicale (egli soleva dire, che quando si metteva a comporre cercava dimenticare di essere musicista!). La sua riforma fu piuttosto il frutto della sua lunga esperienza, della sua mente chiara e perspicace, dello studio dei poeti e del movimento letterario, iniziato da Lessing e Klopstock, che dell'istinto musicale. La sua melodia è spesso priva di bellezza intensa, anzi non di rado è povera; egli non introdusse nuove forme; la sua arte non è grande e questa mancanza si palesa specialmente nei suoi pezzi d'assieme, nei quali non sa unire in un gran quadro efficace gli elementi disparati ed agire coi contrasti. Gluck è grande invece nella verità drammatica, nella forza poetica dei particolari, nella caratteristica delle persone, nel dominare e tratteggiare la situazione con tocchi potenti nella loro semplicità. Egli non fa concessioni nè ai cantanti nè al pubblico, ma cammina dritto verso la meta ed appunto perciò le sue opere fanno l'impressione di produzioni nate organicamente e l'effetto generale è grandioso e potente. Le sue arie, i suoi duetti presi separatamente sono molte volte inferiori per ispirazione e fattura a quelli di Piccinni, ma superano questo in concisione e sentimento drammatico; con lui il recitativo di Lully e Rameau cessa d'essere una specie di salmodia e declamazione accentata, ma è parte integra dell'azione drammatica e vive e palpita. La sua orchestrazione è più ricca e caratteristica e specialmente più espressiva di quella degli Italiani contemporanei; il ballo non è semplicemente danza ma fa parte dell'azione; il coro infine viene innalzato a personaggio e gli vien data l'importanza che avea nella tragedia greca. Nell'-Alceste- abbiamo il primo esempio d'un'-ouverture-, che fa presentire l'opera che segue e ne è vera parte. «Gluck, scrive Wagner, non fu certo il primo a scrivere arie espressive. Ma egli diventò il punto di partenza per un cambiamento completo nel valore dei fattori dell'opera, giacchè egli volle di proposito che l'espressione dell'aria e del recitativo corrispondesse al testo. Gluck volle consciamente tanto nel recitativo declamato quanto nell'aria cantata, pur mantenendo queste forme e non dimenticandosi del contenuto essenzialmente musicale, che il pensiero espresso dal testo venisse tradotto più fedelmente che possibile dalla musica e specialmente che l'accento declamatorio del verso non venisse trascurato per l'espressione musicale. Egli volle sopratutto parlare musicalmente una lingua giusta ed intelligibile». Tutto ciò in sè non era nulla di nuovo ma nuova e rara fu solamente la ferrea conseguenza colla quale Gluck tenne fermo a questi principî, che nella loro estrinsecazione hanno qualche cosa di rigido ed ascetico. Gluck, come succede al mondo, raccolse gli allori che anche altri con lui avevano meritato e preparato e se si conoscessero meglio le opere di Iomelli, Traetta, Majo e specialmente di Hasse per quello 1 , 2 3 . 4 , 5 . 6 7 ( ) , « 8 9 » . 10 11 ' 12 13 . . . 14 , 15 ( , , , . ) 16 17 . 18 , 19 , , , 20 , , 21 . 22 23 , 24 . . 25 - - ( ) 26 . 27 , ' , 28 . 29 - , - , 30 , 31 , 32 , , , , 33 . - - 34 , 35 , , , 36 37 . 38 39 40 , 41 . 42 43 44 . 45 ' 46 47 , 48 . , ' - 49 - 50 , 51 ' . 52 , 53 , , 54 , ' , , 55 . 56 57 , 58 , 59 ' . 60 61 62 . 63 , - - - 64 - , - - - - 65 ( ) ( ) - - ( ) 66 - - ( - ) 67 - - . 68 69 , 70 - - ( ? ) ( ) 71 . 72 73 . - - , 74 ' , ' 75 , ' 76 , . 77 , ' 78 79 ' ' 80 . 81 , . , . 82 ' 83 , 84 , . 85 86 . 87 . . , , 88 . ' 89 90 , 91 . - 92 - - . - , - . - , - - 93 - - . 94 95 , . 96 , 97 . 98 , 99 ' , 100 - - . 101 102 103 ' . 104 105 106 . 107 , , . . 108 , 109 ' 110 ' . 111 112 , ( ) 113 « ' 114 , ' ' 115 ' 116 117 , , , 118 » . 119 120 ' ' 121 - - , ' , , 122 . - - 123 124 , , , , , 125 , ( ) ( ) . 126 127 , , 128 . ' 129 ' - - , 130 . 131 . 132 133 ' , 134 135 ' ( ) . ' 136 - - « ' ' » ( ) , 137 - - , - - - 138 - , ( - 139 - ) 140 , - - ( 141 ) , - - , - - , - - 142 ( - - ) , . 143 144 ' 145 . 146 ( ) 147 . - - ( ) ' 148 . 149 - - ( ) . 150 151 152 , . 153 - - , 154 « 155 » . 156 . 157 , « , 158 » , 159 , , 160 ! 161 ' 162 . 163 ( , , , , ) . 164 ' 165 , . - 166 - ( - ) 167 . - - 168 - - ( ) 169 , - - ( - ) 170 . 171 - - , - . - 172 - - . 173 174 - , 175 - , , , 176 , ( ) , ( ) , 177 ( ) - , . 178 179 , 180 ' , 181 . ' 182 ' ( , 183 ) ( ) . 184 185 ' ' . 186 ' , 187 , , 188 189 . 190 ' ; 191 192 . 193 194 ' . 195 196 197 ' , ' 198 , - - 199 , 200 ' , , 201 , 202 . 203 ( . 204 ( ) , . ( ) , . ) . - - 205 - - , 206 , , . - , , 207 , - 208 . - ' 209 ' - ( ) - - , 210 ' 211 , , 212 . 213 214 - , , 215 , , - . ' 216 - - 217 . - - - - 218 ' . 219 220 221 222 223 . - - - - 224 - - , , . 225 226 . - - - . 227 - , , . 228 229 - - - - 230 , 231 . 232 233 - - - - , , 234 . 235 236 . - - - - , , . 237 238 - - - - ( - ) , ( 239 . , , , , ) . 240 241 242 243 244 . 245 246 . 247 248 249 ' 250 , , 251 , . 252 253 , 254 255 ' - - . 256 - - ( ) , 257 - - , 258 , 259 . , 260 - - 261 , 262 ' . 263 264 - - 265 - - , 266 . 267 - - , 268 . - - , 269 - - 270 , ( ) 271 . 272 ' . , , 273 . 274 ' 275 ' 276 . 277 278 279 , , 280 . 281 - - , - - , - 282 - , , 283 . ' 284 285 - - . 286 287 - - , 288 ' 289 , - - 290 - - - - , 291 , 292 - - ( 293 ( - , , , , , - , 294 - - - - , . ) , 295 - , , , 296 - , . ) . 297 298 - - 299 . 300 301 . - - 302 , 303 304 - - , 305 . 306 . 307 308 - - 309 . . , , , . 310 , , 311 ' ; 312 . , , 313 , . 314 ' , 315 ( - - ) - 316 - - - . 317 , 318 . . 319 ( ) . 320 321 . 322 ' ' . ' , , . 323 324 - - ( . . ) ' - 325 - . 326 , 327 . 328 - 329 - ( ) . ' 330 . 331 , - - 332 - - 333 ' , - - , 334 . 335 336 ' . 337 338 339 ; 340 ' 341 . 342 ' 343 . 344 345 - , 346 - 347 348 . - - ( ) , 349 - - . 350 ' 351 . 352 ' 353 - - , - - , - - , - - , - - , 354 . 355 , , - - 356 ( - ) , - - ( - ) , 357 - - , - - ( - ) 358 - - ( - ) , 359 ' . 360 361 , , 362 363 ' 364 . 365 . 366 - . - ( ) , 367 . - - 368 ( - ) , ' 369 . 370 371 . 372 373 374 375 , 376 . 377 ' 378 . 379 380 , , 381 . 382 383 , 384 . - - - - 385 386 . . 387 . 388 . - - 389 . 390 ' , . 391 - - , , 392 . - 393 - ( ) . 394 ' , . 395 , 396 ( , , ) . 397 ' 398 - - ( ) . ' 399 ' - . - - - , 400 ( ? - ) , ( ) 401 ( ) - - 402 ( ) . 403 404 405 , ' . 406 , . 407 408 , - 409 - ( - ) , 410 411 . , , ' 412 , 413 ' . 414 , , 415 ' 416 . 417 , ' . . 418 . 419 . 420 , 421 ' . 422 , ' 423 . 424 425 426 427 ' 428 . 429 430 431 . 432 ' 433 . ' 434 . 435 436 - 437 - ( - ) , - - , , , 438 , , . 439 440 441 , - - ( - ) , - - ( 442 ) - - ( - ) 443 ' , 444 . 445 446 . 447 448 , 449 450 , . 451 452 , ' 453 , , 454 ' . 455 , ; 456 , - - 457 - - , ' , 458 . 459 460 . 461 462 ' 463 , 464 465 . ' 466 , 467 468 ( - , , , , 469 , ' , - ) . 470 471 - - 472 ( ) , - - ( ) , - - 473 - - ( - ) , 474 , « ' , 475 , 476 » ( ) . 477 . 478 479 480 481 482 483 . 484 . 485 486 - - 487 , 488 . 489 490 491 ( - - , - - , - - , - - , - - , . ) . 492 493 494 , ( ) ( ) , 495 , 496 . , 497 498 . ' 499 - - - 500 - ( - ) . - 501 - ( ) ( ) 502 . 503 - . - 504 ( - ? ) . 505 , 506 - - ( - ? - ) , 507 . : 508 - - , - - , - - ; - . - ( - ) , 509 - . . - ( - ? ) , - - , - - , 510 - - , . - - 511 ( - ) . 512 513 ' 514 ' , ( - 515 - ) . 516 517 518 . 519 , 520 . 521 522 ' . 523 524 525 . - - ( 526 ) , - - ( ) , - - , - . . - 527 ( - ) , - - ( ) , 528 , . . . 529 530 ' - - ( - ) 531 . ' ( ) 532 , , 533 . 534 , 535 , ' . 536 ( , 537 ) , ( ' 538 - - ' ) . ' 539 , , 540 . - - ( ? - ) 541 . 542 - - ( - ) 543 544 . 545 , 546 . 547 548 . 549 ( ) 550 ' ( - - , 551 - - , . ) . 552 . 553 554 ( ) . 555 556 - - ( ) 557 ' 558 : - 559 - 560 ' . 561 562 . . 563 564 - ' - ( - ) , 565 - . . - ( - ) , - - ( - ) , - 566 - ( - ) , - - ( - ) , - . . - 567 ( - ) , - - ( - ) , - . . - 568 ( - ) , - . - ( - ) , 569 ; - - , - - , - - - - . 570 571 - 572 - ( ) . - - - - 573 . 574 - - ( ) , - - 575 - - ( - ) , 576 ' , , 577 , ' , 578 . 579 580 . 581 ' 582 . 583 584 ' , 585 . ' 586 . 587 ' 588 . ( - - , 589 - - , - - , - - , - - ) 590 ' . 591 592 ' 593 , ' 594 , . 595 ' 596 . - - ( ) , 597 - - , - - , - - , 598 , - - , - - ( ) , - - , 599 - - , - - , . 600 601 , « 602 ' » ( , , . , . 603 ) . 604 605 . 606 ( ) , 607 , , , 608 , ' , , ( ? ) , 609 . 610 ( ) . 611 612 ' 613 ' 614 . 615 . 616 617 , 618 . 619 ' 620 . . , , , . , 621 . ' 622 ' 623 , 624 ( ) . 625 626 ' 627 , . 628 . 629 630 ' . 631 , 632 ' 633 . . 634 ' ' , 635 , , ' 636 . 637 , 638 639 . 640 641 ' ' 642 : . , , , 643 , ( ) , , , 644 , , . ' 645 646 ' ' . 647 , 648 . ' 649 650 . ' 651 . « 652 » 653 . 654 655 656 . 657 658 . 659 660 , 661 ' . 662 663 ' 664 . 665 - - , - - , - - . 666 . 667 668 669 - - . 670 . 671 . 672 . - - ( ) 673 . - - 674 , 675 676 ( ) . 677 678 - - ( - ) . 679 ' ' 680 . 681 ' 682 . 683 ; 684 685 ; ( ) 686 . ( ) : 687 - - , 688 . - - , - 689 - , , , . 690 691 - - , 692 - - - - . ' 693 ( ) - - , 694 ( ) . - . - 695 - - . 696 ' . 697 . 698 699 700 701 702 - - - 703 - , , . 704 705 - - - - , , 706 . 707 708 . - - - - , , . 709 710 - - - - , , . 711 . 712 713 - - - - , , . . 714 715 - - - . - , , . 716 717 - - - - , , 718 . 719 720 - - - - , , . 721 722 - - - - , , . 723 724 . - - - - , , - . 725 726 - - - - , , , . 727 728 . . - - - , - , 729 , ' . , , . 730 731 . - - - - , . 732 733 . - - - - , . 734 735 - - - - , . . 736 737 . - - - - , , , . 738 739 . - - - - , , , . 740 741 - - - - , , . 742 743 . . - - - - , . 744 745 - - - ' 746 - , , ( ) . 747 748 - - - - , , . 749 750 - - - - , , . 751 752 . - - - ' - , - , . 753 754 . - - - . - , , . 755 756 - - - - , , . 757 758 - - - ' 759 - , . . , . 760 . 761 762 - - - , - , 763 . . . , . . 764 765 . - - - . 766 - , , 767 , . 768 769 . - - - ' - , , . 770 771 772 : 773 774 . . - - - . - ( , ) . 775 776 . . - - - - , , 777 . 778 779 . . - - - - , , . 780 781 . - - - - , . 782 783 - - - - , , . 784 785 . - - - - , , . 786 787 . - - - - , . , . 788 789 - - - - , . , , , 790 . 791 792 . - - - - , ( ) . 793 794 795 . 796 797 - . - - - 798 , , 799 . 800 801 . 802 . , . 803 804 - - - - , , 805 . 806 807 . - - - - , , . 808 809 . - - - - , , , 810 . 811 812 . . . - - - 813 - , . 814 815 . - - - - , . 816 817 . . - - - . - . 818 819 820 821 822 . 823 824 ' . 825 826 827 ' 828 ' , , 829 , 830 , 831 . 832 , , 833 , ' 834 ' ' . 835 836 ' , , 837 ' ' 838 ' . 839 840 841 , ' 842 ' , 843 . 844 , ' , 845 , , 846 , ' . 847 - - , 848 ' , 849 ' 850 , 851 . - - 852 853 , , , 854 , 855 , 856 ' . 857 , 858 859 , 860 . 861 ' , 862 , - - ( - ) , - 863 - , , ' 864 - , ( ) , ( 865 ) , - . 866 , 867 . 868 869 - - - - 870 - - 871 - - . - - - 872 - . 873 ' 874 ' , 875 876 . 877 878 - - 879 . , 880 , , , 881 882 - - . ' , 883 - - , . 884 , . 885 , , 886 . 887 888 ' - - - - , 889 , 890 ' 891 . 892 , 893 894 : 895 896 897 898 ' 899 . 900 901 ' , 902 , 903 , 904 - - , 905 , ' - - ( ) , 906 ' 907 , 908 , 909 ' . 910 911 , 912 , ' - - 913 ( ) , ' . 914 , 915 916 , . 917 ' 918 « » ; ' « 919 » ; « 920 ' 921 ' , 922 923 ' » . 924 925 ' - - - - , 926 927 928 ' . 929 930 , 931 , ' - - , 932 933 . ' 934 , 935 , , . 936 ' - - ' 937 . 938 , ' - - . 939 ' - - 940 ' , 941 ' ' 942 . ' 943 , ' ' . - - , 944 , 945 - - , 946 , ' - - . 947 , 948 , ' - - ( ) , 949 , . 950 951 , , 952 ( , 953 ! ) . 954 , 955 , 956 , , ' . 957 , 958 ; ; 959 ' , 960 961 . , 962 , 963 , 964 . 965 , 966 ' ' 967 . , 968 969 , 970 ; ' 971 , 972 ' . 973 974 975 ; 976 ' ; 977 ' 978 . ' - - 979 ' ' - - , ' 980 . 981 982 « , , 983 . 984 ' , 985 ' ' 986 . 987 ' , 988 , 989 990 ' 991 ' . 992 » . 993 994 995 , 996 . 997 , , 998 999 , , 1000