-Fantasiestücke-, ecc., nelle quali le immagini poetiche dominano sulla forma del tutta libera e che riproducono la sua vita di pensiero, le sue impressioni, le sue fantasie momentanee. In esse l'ispirazione è esuberante, i contrasti potenti, l'originalità sorprendente; l'umorismo vi domina ed il sentimentale ed il melanconico si avvicendano col fantastico. I contorni sono indecisi, le tinte sfumate si perdono nello sfondo. Sono sogni ad occhi aperti, fantasticherie geniali ed ispirate bizzarie; il riso si muta in pianto senza ragione apparente. Segue il periodo in cui l'influenza di Mendelssohn è palese ed il soggettivismo fa luogo all'oggettivismo. Il fantasticare va calmandosi e spegnendosi, non senza però mandare frequenti guizzi; la forma si modifica e prende la plasticità classica, i contorni si mostrano decisi. A questa epoca appartengono le opere formalmente più perfette: i tre -quartetti per archi-, il -quartetto per pianoforte-, il -quintetto-, molte -canzoni-, le -sinfonie-, parte della musica del -Faust-, l'oratorio -Il Paradiso e la Peri-. Ma la trasformazione è più apparente che essenziale. Le forme sono le tradizionali, ma il contenuto è nuovo e la forma antica non fa che equilibrarlo e dargli il sentimento della misura. Dopo questo periodo felice vanno scendendo, dapprincipio insensibilmente, le tremende ombre della pazzia; l'ispirazione si turba, la vena va disseccandosi, la chiarezza va sempre più oscurandosi. Le opere di quest'epoca triste di dissoluzione, interrotta da qualche lucido e felice intervallo, portano la traccia della notte che andava avvicinandosi per non più dileguarsi. Nelle canzoni ad una o più voci egli è quasi pari a Schubert e se non ne ha la limpidezza e freschezza, eguali ne sono il sentimento, l'espressione e forse maggiore la compenetrazione della musica colla poesia specialmente in quelle numerosissime che scrisse nell'epoca più felice della sua vita, quando era promesso sposo di Clara Wieck (1840). La voce ha minore importanza che in Schubert ed il canto è molte volte semplicemente declamato; maggiore invece è l'importanza del pianoforte che completa, illustra stupendamente l'idea poetica. I suoi cicli -Amor di poeta-, -Vita di donna-, possono star a paro di quelli di Schubert e restano insuperati nella letteratura lirica musicale. Schumann influì pure sulla tecnica pianistica più di Mendelssohn, che idealizzò il virtuosismo senza trovar nuovi effetti, mentre Schumann ha uno stile pianistico tutto proprio assai polifonico e con voci di mezzo importantissime. Il suo -Concerto-, gli -Studi sinfonici-, le -Sonate-, ecc., segnano perciò una nuova èra della musica del pianoforte e per eseguirle degnamente bisogna sentire la musica non nelle dita ma nella testa e più nel cuore ed essere intieramente padroni di quella tecnica non convenzionale, che punto si cura dell'effetto e che non è semplice mezzo. Nelle -sinfonie- (4) di Schumann mancano alle volte l'unità e la forma, giammai l'ispirazione e la genialità degli episodi. L'orchestrazione di Schumann non è molto colorita probabilmente perchè egli pensava e concepiva pianisticamente ma non così monotona e convenzionale come se la volle trovare. Nè la perfezione troviamo negli -oratori- e nelle -cantate-, fra cui -Il Paradiso e la Peri-, le scene del -Faust-, il -Pellegrinaggio della rosa-, la musica per il -Manfredo- di Byron, poco adattandosi il genio essenzialmente lirico di Schumann a cosiffatte forme, quantunque anche queste opere contengano pagine stupende. Schumann divide coi moderni maestri tedeschi la poca attitudine all'opera drammatica, e la sua -Genoveffa- non ebbe mai vero successo. Per ultimo non è da tacere dell'importanza di Schumann come critico e scrittore di cose musicali. L'influenza che egli ebbe come redattore della -Nuova gazzetta musicale- da lui fondata, fu grandissima per l'indirizzo dei suoi tempi nè alcuno seppe finora eguagliarlo nei suoi scritti, pieni di fantasia, di acutezza e ricchezza d'immagini poetiche e d'umorismo. L'opera di Mendelssohn e Schumann non rimase senza imitatori. Fra coloro che nelle loro composizioni s'avvicinano più a Mendelssohn vanno annoverati: -William Bennett- († 1875) e -Niels Gade- († 1890), il primo che introdusse nella musica l'elemento nordico scandinavo, (Ouvertures, Sinfonia, Cantate), -Ferdinando Hiller- († 1880), fecondo ed abilissimo; mentre -Stefano Heller- († 1888), -Adolfo Henselt- († 1889), -Adolfo Jensen- († 1879), -Roberto Volkmann- († 1883), -T. Kirchner- († 1903), si avvicinano piuttosto a Schumann. Autore stimato di ballate fu -Carlo Loewe- (1796-1869) che fu il primo a fermarne la forma e che in certo riguardo influenzò anche le ballate di Schumann. Mendelssohn e Schumann continuarono la scuola classica e romantica ed esiste una linea di congiunzione fra essi ed i maestri antecedenti. La stessa cosa non può dirsi del terzo musicista, che esercitò coi nominati grande influsso sulla musica istrumentale moderna e specialmente su quella di pianoforte, -Federico Chopin- (1810-1849). Questa asserzione non è naturalmente da prendersi nel significato assoluto, giacchè le opere di Chopin, non sarebbero concepibili senza quelle di Beethoven e specialmente di Schubert, Weber ed altri; ciò nullastante Chopin ha una caratteristica tanto propria, una sua maniera sì personale da giustificare la nostra opinione. Chopin fu nel mondo musicale un'apparizione strana. Egli non andò alla scuola di nessun maestro di fama, non cominciò, come al solito, imitando questo o quello, ma trovò già nelle primissime opere uno stile tutto suo proprio. E neppur la sua tecnica pianistica deriva da quella dei maestri anteriori, nè da Mozart, nè da Beethoven ed ancora meno da quella dei suoi contemporanei quale Dussek, Field, Hummel ed altri. Essa è talmente adeguata allo spirito delle sue opere, che essa cessa quasi di essere tale e diventa elemento dell'ispirazione stessa, talchè le sue composizioni perderebbero gran parte della loro poesia, se si volesse applicarvene un'altra. Per capire ciò basta osservare la sua figurazione e gli ornamenti che sono affatto diversi dai soliti -agréments-, gruppetti, fioriture e simili, ma parte integra del pensiero musicale. E nuova è la sua armonia essenzialmente cromatica e tutta individuale ed egli in certo modo si può chiamare un precursore degli impressionisti moderni, colla differenza che rimane sempre logico. Ma di tutti i pregi il maggiore è senza dubbio l'originalità della sua musica, per modo che chi abbia sentito qualche opera di lui lo riconosce a mille miglia. E questa originalità che consiste in elementi impossibili a spiegare, quantunque abbia dell'esotico, non diventa monotona, non ci stanca come quella, p. es., di Grieg, col quale si potrebbe forse lontanamente confrontare, perchè egli ha sempre qualche cosa di nuovo a dirci nella sua lingua e perchè domina la gamma dei sentimenti e sa essere ora dolcissimo e poetico, ora irruente e palpitante di passione, ora bizzarro, bacchico, ora aspro e maschio. Egli fu chiamato l'anima del pianoforte. Il suo genio non sa dominare le grandi forme orchestrali e nel concerto e nella sonata gli mancano alle volte l'unità e lo sviluppo tematico sapiente, l'istinto della misura; egli è invece sommo nelle forme più piccole, nei suoi ispirati -Preludi-, nelle -Mazurke-, -Polonesi-, -Ballate-, nei -Notturni-, ed alle volte, come nei suoi potenti -Scherzi-, si alza fino alla grandezza tragica. Le sue composizioni sono vere poesie musicali ed esse non hanno bisogno di programmi per trasportarci nella terra dei sogni. Gli arabeschi, i passaggi diventano veri pensieri e cessano di essere soltanto occasione di virtuosismo, tanto che fra i suoi -Studi- havvene alcuni che contano fra le sue opere più ispirate. Egli unisce alla melanconia e sentimentalità delle canzoni slave la sapienza armonica tedesca, l'eleganza e la varietà ritmica francese, la facilità melodica e la purezza di linee della musica italiana. Egli sa toccare tutte le fibre più delicate, è romantico, cavalleresco, appassionato, elegante, fantastico e mai cade nel comune e nel triviale. Nato da padre francese e madre polacca, la sua musica ritrae il carattere di tutt'e due queste nazioni ed in essa risuonano il grido di dolore della sua patria oppressa, le memorie tristi dell'epoca passata, il rimpianto della libertà. Natura sensibile e delicata, egli pianista insuperabile, si ritirò ben presto dalla vita pubblica e visse quasi sempre a Parigi dove egli morì ancor giovane di mal sottile. «Gli influssi di tre nazionalità fanno di lui una personalità spiccatissima ed egli si è appropriato il meglio di tutto quello che distingue i tre popoli. La Polonia gli diede lo spirito cavalleresco ed il dolore stoico, la Francia la sua gentilezza e grazia, la Germania il sentimento romantico. Ma se egli siede al pianoforte ed improvvisa, non è più un polacco, francese o tedesco; egli palesa un'origine più alta e si capisce che è originario dal paese di Mozart, Raffaello e Goethe e che la sua patria è il regno poetico dei sogni» (Heine, 1837). Parola giuste alle quali non ci sarebbe da aggiungere altro che anche l'Italia gli portò i suoi doni e che lo spirito di Bellini gli aleggiava intorno, quando egli scrisse alcuni dei suoi notturni, perchè la perfezione della linea melodica e la dolcezza dell'ispirazione gli è venuta dall'Italia. Il wagnerismo aveva messo in moda una specie di mal celato disprezzo delle opere di Mendelssohn e persino di Schumann. Ma il tempo ha fatto al solito giustizia. È vero che molte anzi moltissime delle opere di Mendelssohn portano ormai visibilissimi i segni della vecchiaia ed appartengono ad un tempo ben diverso dal nostro, ma nessuno vorrà negare che alcune delle sue opere non sieno concezioni geniali che dureranno ancora per ben molto tempo. Invece Schumann è oggi più vivo che mai, perchè in lui non c'è nulla di convenzionale e tanto le sue opere che quelle di Chopin nel loro lirismo melanconico, la loro sensibilità e colorito poetico corrispondono alla psiche moderna. L'ultimo degli scritti di Schumann per la -Gazzetta musicale di Lipsia- è dedicato a -Giovanni Brahms- (1833-1897). «Ho pur pensato più d'una volta, egli scrive, che dovesse apparire taluno predestinato ad esprimere in modo ideale il suo tempo, uno che raggiungesse la perfezione, senza subire uno sviluppo progressivo. Ed egli è venuto, un giovin rampollo alla cui culla vegliarono le Grazie e gli Eroi. Egli si chiama Giov. Brahms». Ed era tempo, giacchè dopo la morte di Mendelssohn, Schumann e Chopin nessun vero e grande talento s'era mostrato degno di assumere il loro retaggio nel ramo della musica istrumentale, per quanto Liszt avesse già cominciato a mostrare nuovi orizzonti dell'arte coi suoi poemi sinfonici. Non è qui il luogo di esaminare se la profezia di Schumann si sia avverata. Il predominio della musica wagneriana e l'influenza che questa ha esercitato sulla musica moderna lo hanno fatto passare in seconda linea. Ma egli quantunque gli mancasse per la sua natura di rigido protestante l'olimpicità e la comprensione della vita pagana antica fu veramente l'ultimo dei classici, ed appunto perchè senza ignorare le innovazioni moderne fu fedele conservatore di quegli elementi dell'arte che sono eterni e che oggi tante volte si trascurano, si volle chiamarlo retrogrado e scolastico. Se però i segni del tempo non ingannano, non è improbabile che succeda una reazione ora che gli animi si sono calmati e che Wagner e Brahms non sono più il grido di guerra di due partiti avversi. E ciò lo mostra il fatto, che gran parte dei musicisti di Germania derivano direttamente da Brahms talmente che molte delle loro opere non sono che sbiadite imitazioni di quelle del maestro. Il carattere di Brahms è prettamente nordico e sì diverso dal nostro che a noi italiani riesce ben difficile il comprenderlo veramente nella sostanza delle sue opere e ciò tanto più, che Brahms come nella sua vita privata anche nelle sue opere è ritroso e schiva ogni troppo palese esplosione quasi si vergognasse di mostrarci le sue più intime fibre. E come egli non ha nulla di una natura latina, così non si trovano elementi di arte italiana nelle sue opere. In complesso egli inclina allo sconforto ed ha molto di quella profonda melanconia tutta propria anche ai poeti del suo paese, che Nietzche chiama la malinconia dell'impotenza ma che piuttosto deriva da impressioni indelebili del paesaggio nordico, che s'infiltrano e restano nell'anima. Impotenza non propria e personale ma della sua epoca che a Brahms, ultimo erede dei classici, i quali per lui significarono la perfezione doveva sembrare di decadenza. Eppure quest'uomo sì poco comunicativo aveva un'anima sensibilissima e romantica, che però sapeva colla ferrea disciplina dei suoi studi dominare. Brahms fra i moderni fu quegli che studiò più profondamente e con vero frutto gli autori antichi, specialmente i grandi maestri di musica polifonica vocale, che basa sulle tonalità di chiesa e che è nel ritmo ben più ricca della nostra, i clavicembalisti francesi ed in genere gli autori antichi. Ma tutti questi elementi anche eterogenei si fondono nella sua mente, forse ad eccezione della nota romantica schumanniana, che dura fino alle ultime opere ed è predominante nelle prime e ciò che è strano dell'elemento della musica popolaresca per quanto idealizzata. Brahms ha coltivato tutti i generi della composizione ad eccezione dell'opera (Sinfonie, Musica da camera. Concerti per pianoforte, violino, Cori, Cantate, Requiem, ecc.). Le prime opere sono per eccellenza romantiche. Ma chi le studia attentamente vi trova altri elementi quali la canzone popolare, il corale protestante e l'arte tematica di Bach. Donde il carattere essenzialmente germanico della sua musica e quell'impronta di durezza ed austerità che la fa apparire più sana e potente. La melodia ed in genere la musica di Brahms è assai originale e risulta non soltanto dalla linea melodica stessa quanto da una combinazione speciale di ritmi ed armonia e dalla polifonia, (ritmi binari e ternari appaiati, accordi spezzati, successioni di terze e seste, accentuazione delle parti deboli della battuta, incisi ed ommissioni, ecc.). Il suo -Requiem tedesco- è certo una delle opere più potenti che furono scritte dopo le Passioni di Bach e gli oratori di Händel ed anche in questo Brahms è diverso da tutti gli altri autori di Messe da morto, nelle quali è il -Dies irae- che da l'intonazione. Le sue quattro sinfonie e fra queste specialmente la prima aspra e forte, mostrano che nessuno come egli seppe penetrare nei secreti della mente di Beethoven. E se ad esse manca qualche volta il carattere monumentale, vi è invece ammirabile la logica musicale e la grandiosa sapienza tecnica. Nè giustificata appare la critica che si fa dell'istrumentazione delle stesse, che si vuol dire incolore e monotona. Certo egli non è un pittore dalla tavolozza smagliante ma piuttosto un disegnatore di una finezza incredibile, al quale basta una sfumatura di tinte, perchè egli non vuole concentrare l'attenzione che sul contenuto. Perciò le opere più perfette che egli scrisse e quelle che presumibilmente dureranno più a lungo sono quelle di musica da camera che superano di gran lunga tutte le contemporanee e le odierne e sono pari a quelle di Schumann. Una delle forme musicali predilette da Brahms è la variazione che egli tratta non solo da gran maestro ma anche da vero poeta. Le sue variazioni non consistono soltanto nella diversa figurazione del tema e nel cambiare l'accompagnamento ma tenendo fermo il basso diventano veri pezzi caratteristici di forma svariatissima sia nella melodia che nel ritmo ed armonia. Brahms scrisse circa centocinquanta canzoni fra le quali alcune sono assai note e molte bellissime. In esse egli si avvicina più a Schubert che a Schumann. La musica di Brahms non fu mai veramente popolare e mai lo diventerà, perchè essa è arte della più scelta e fine e non palesa le sue bellezze che a chi la studia con amore ed intelletto d'arte. Perciò essa è arte essenzialmente esclusiva, arte per i musicisti e per gli esteti, che la studiano ed approfondiscono. I musicisti hanno continuato dopo Beethoven a scrivere sinfonie, ma le opere del maestro restano oggi dopo cento anni ancora insuperate, quasi fosse impossibile trovare in questo ramo nuove vie. Chi lo tentò ed in parte vi riuscì fu -Antonio Bruckner- (1824-1896). La sua vita non fu che un lungo martirio, da principio piena di stenti e lotte per l'esistenza, poi d'indicibili ed amari disinganni. Le sue prime opere furono accolte quasi dalla congiura del silenzio poi da motti di spirito ed improperi. Nella storia della musica è difficile trovare un parallelo con Bruckner. Musicisti di genio senza alcuna coltura sono assai frequenti specialmente nei tempi passati; ma come Bruckner abbia saputo concepire e scriver le sue nove sinfonie, è un enigma per chi lo conobbe. Egli non solo non aveva nessuna coltura tanto da non saper quasi scrivere una lettera ma non sentì mai neppure il bisogno di occuparsi nè dei problemi sociali nè di letteratura ed arte. La sua fede in Dio così profonda ma affatto istintiva era priva d'ogni critica. Venuto quasi sul declinare della virilità a Vienna, egli vi rimase fino alla morte quasi sbalordito e disorientato. Eppure questo uomo dalla faccia d'imperatore romano o da scaccino di chiesa è l'autore della nona sinfonia, una delle più grandi e potenti opere sinfoniche dei nostri tempi. Bruckner, che inconscio del suo genio aggiunge una sinfonia all'altra nulla curandosi della possibilità d'un'esecuzione, lasciando vagare la sua fantasia negli incommensurabili spazi dell'ideale, questo figlio della gleba materna, che ne ascolta i palpiti e sa tradurre nelle sue note ora tutti i sussurri più delicati della natura, ora lo scrosciare degli elementi furibondi è una delle figure più tragiche della storia della musica. Egli scrisse a 42 anni la sua prima sinfonia e non subì poi pressochè alcuna trasformazione. Le sue sinfonie stanno affatto solitarie ed hanno ben pochi punti di confronto con altre opere. La forma esterna è quella solita ma il contenuto è ben diverso come diverse ne sono le proporzioni. Lo stile di Bruckner non è originale nel senso comune della parola, se cioè per originalità si intendono certi procedimenti, frasi favorite, sviluppi e modulazioni. Ma se per originale s'intende quello che è proprio di uno solo, allora è certo che Bruckner fu uno dei musicisti più originali. Tali lo fanno l'ispirazione melodica, l'ampiezza della linea, il michelangiolesco della concezione, la profonda espressione del sentimento tragico, l'-humour- dei suoi scherzi od il sentimento della natura agreste dei trio di questi. Egli che del mondo nulla comprendeva, sapeva parlare colla sua musica la lingua più moderna, più espressiva e profonda mostrando quanta forza elementare stia nell'essenza della musica, quando questa sgorga spontanea da un cuore riboccante. Che le opere di Bruckner non sieno perfette, è facile il comprendere, data la natura e la vita del loro autore. L'ispirazione e la tecnica non vanno sempre di pari passo, o per meglio dire egli non sa sempre combinare l'altezza dell'ispirazione coll'uso sapiente dei mezzi, sicchè noi troviamo nelle sue opere splendide ispirazioni alle quali seguono o precedono parti in cui l'autore si affanna in tessuti contrappuntistici senza valore. Ciò gli succede specialmente dopo l'esposizione del tema quando comincia il lavoro tematico, che per quanto spesso lunghissimo non ha la logica ferrea dei grandi maestri. Per questo si comprenderà anche che gli adagi e gli scherzi sono le parti più riuscite perchè la loro concezione formale ne era più facile. Altre volte l'idea felice prende proporzioni gigantesche ma non raggiunge il culmine e resta allo stato di torso, donde dipende il carattere frammentario di parte delle sue opere. Qualcuno volle chiamare Bruckner un epigone di Wagner e disse che egli volle portare le teorie wagneriane nel campo sinfonico. Certo è vero che Bruckner non ebbe che due idoli, Beethoven e Wagner e che la sua melodia ha alle volte della somiglianza con quella di Wagner. In realtà però sono ben pochi i punti di contatto dei due maestri. Le sinfonie di Bruckner non appartengono alla vera musica programmatica. Ma l'uditore in causa dei contrasti, almeno apparentemente senza motivo, è tentato a farsi un programma e facilmente si disorienta. E questi scatti e contrasti improvvisi sono forse il maggior difetto di Bruckner ed esso dipende certo dalla totale mancanza di coltura generale del maestro che alle volte sembra un dilettante di genio, un sentimentale sperduto nel nostro tempo, il -puro folle- della musica, che trae le sue ispirazioni dalle inesauste ed inconscie forze della natura senza alcuna preoccupazione artistica od estetica ma solo coll'ingenuità del genio. Scolaro di Bruckner ed a lui in qualche riguardo affine fu -Gustavo Mahler- (1860-1911). Ma l'affinità è soltanto superficiale e formale, perchè se Bruckner fu il musicista più sincero ed ingenuo che si può pensare, Mahler non seppe mai liberarsi nelle sue opere (9 sinfonie, due cantate) forse ad eccezione delle -canzoni in morte di un fanciullo- dall'istrionismo e dalle reminiscenze del dramma musicale ed in lui lottano continuamente due nature affatto diverse. Egli fu un cerebrale d'immensa energia e serietà di propositi ma senza vera genialità, una specie di titano colla sola forza di volontà, sempre tendente all'alto, sempre intento alla soluzione dei problemi più ardui della vita, una natura tragica e barocca somigliante al Kapellmeister Kreisler di Hoffmann o al Jean Cristophe di Rolland. Egli aspira alla meta più alta che non sa mai raggiungere perchè le forze gli mancano a metà strada. Egli è melodioso, chiaro, facile, ma la sua melodia è spesso comune anzi triviale e la piglia dove la trova, poco importandogli se sia ispirata e fine ma bastandogli di dipingere al fresco i grandi quadri immensi di forma e sonorità che gli nascono nella mente. E questa sonorità nell'ottava sinfonica (Iª parte. -Veni creator-, IIª parte: frammenti tolti dalla seconda parte del Faust di Goethe) per orchestra, organo, coro separato d'ottoni, doppio coro, coro di fanciulli, raggiunge con accordi di tonica e dominante e mezzi di forze quasi elementari il maggior grado possibile ed arriva quasi ad ingannarci sul contenuto. Il giudicare delle sue opere è compito abbastanza arduo. Per molti la sua musica è vera -Kapellmeistermusik-, scritta da un autore, che per la lunga pratica di dirigere le opere più disparate e per una grande sapienza tecnica ha potuto creare delle opere mastodontiche ed ipertrofiche, che si risentono di tutti gli stili. Per altri egli fu un grande musicista, che con ogni nuova opera si innalza sempre più in sù nella parabola. Al solito la verità sta forse nel mezzo. La prima volta che si sente una sinfonia di Mahler l'effetto è di sbalordimento ed egli ci appare ineguale, esagerato, alle volte vuoto, bizzarro e persino grottesco; alle volte invece ci irrita ma ci conquide colla grandiosità dell'idea, che gli balena alla mente e per la smisurata architettura delle sue concezioni. In ciò e per il miscuglio d'estatico coll'elemento popolare egli ha una certa somiglianza con Bruckner del quale non sa però raggiungere neppur lontanamente l'intensa espressione dei suoi temi; alle volte somiglia a Berlioz per il suo fare che oscilla fra l'esaltato ed il primitivo e non è certo priva di posa questa musica che ha sempre dell'artificioso, quando non si contenta di essere nel suo diatonismo dominante affatto semplice. La seconda metà del secolo scorso ha segnato una completa trasformazione del Lied o canzone musicale. Fra le opere più note di Brahms contano senza dubbio molti dei suoi lieder. Ma tanto egli che -Roberto Franz- (1815-1892), per quanto quest'ultimo sia specialmente per il felice connubio di elementi di canzone popolare con una forma assolutamente artistica da mettersi fra i più ispirati e felici autori di canzoni, non abbandonarono che poche volte la strada segnata da Schubert e poi da Mendelssohn e Schumann, vale a dire la forma melodica chiusa, che doveva dare l'intonazione generale e sintetica della poesia. -Ugo Wolf- (1860-1903) portò invece fra i primi nel campo della lirica musicale intima il principio wagneriano del canto declamatorio, nascente dalla parola stessa e raggiunse in questo genere un alto grado di perfezione. Egli cerca con ogni mezzo musicale di compenetrare la poesia anzi ogni singolo pensiero di essa, quasi rifacendo musicalmente la poesia stessa. Con ciò però la canzone venne a perdere almeno per noi meridionali i suoi maggiori pregî, perchè alla forma e bellezza melodica subentrò la riflessione ed il sentimento drammatico, che il genere di composizione non comporta. L'estrema complicazione dell'accompagnamento, che vuole sottolineare e spiegare ogni parola ha finito di snaturarne il carattere. Wolf fu certo un grande ingegno e fra le sue infinite canzoni, nate sempre da un bisogno intimo, ce ne sono di perfette. Anch'egli come tanti altri musicisti ebbe sempre a lottare e la sua vita non fu che un lungo martirio. Prima di chiudere questo capitolo sono da nominarsi altri musicisti, che se non seppero raggiungere i nominati, pure si distinsero fra l'infinita quantità di compositori di musica istrumentale che ebbe la Germania e non sono ancora del tutto dimenticati, quantunque la maggior parte delle loro opere appartenga alla cosidetta -Kapellmeistermusik-, un vocabolo che si usa per indicare tutta quella musica che fu scritta e si scrive con molta buona volontà e solide cognizioni tecniche ma poca ispirazione. -Gioachino Raff- (1822-1882) fu un eclettico per eccellenza, che cercò inutilmente di mettere d'accordo la tradizione classica coi nuovi indirizzi di Liszt e Berlioz. Ma fra le sue moltissime opere che per la maggior parte sono dimenticate, ve ne sono alcune non prive di merito (sinfonia -nel Bosco-, Quintetto, qualche trio e Quartetto). -Felice Draeseke- (1835-1913) fu musicista più forte e sano ma rude ed angoloso, sicchè egli non seppe mai conquidere il pubblico ad onta di grandi pregî. (Sinfonie, Quartetti, Oratori, Requiem, ecc.). -Max Bruch- (1838) ebbe giorni di fama specialmente coi suoi Oratorî e cantate (-Fritjof-, -Ulisse-, -Achille-, -La canzone della campana-, ecc.) opere di poco valore per quanto scritte con una certa facilità. Fra i suoi concerti per violino il primo in -sol minore- è ancora notissimo e di spesso eseguito. -Giuseppe Rheinberger- (1839-1901), dotto teorico e distinto maestro continuò per strade già battute ed oggi ci sembra ben poco interessante nelle sue opere, mentre -Enrico Herzogenberg- (1843-1890) e -Hans Huber- (1852) seguono fedelmente le orme di Brahms. LETTERATURA Hellborn -- -Fr. Schubert-, Vienna, 1865. A. Reissmann -- -Fr. Schubert-, Berlino, 1873. Dahms W. -- -Schubert-, Berlino, 1912. Curzon H. -- -Les lieder de F. Schubert-, Paris, 1900. Bourgault-Ducondray -- -Schubert-, Paris-Laurens, 1909. A. Reissmann -- -F. Mendelssohn-Bartoldy-, Berlino, 1873. Hiller F. -- -F. Mendelssohn-Bartoldy-, 1874. Schrader -- -F. Mendelssohn-Bartoldy-, Lipsia, Reclam. Barbedette -- -Mendelssohn-, Paris. Stoecklin P. -- -Mendelssohn-, Paris, Laurens, 1909. Wasielewski -- -R. Schumann-, Dresda, 1880. Reimann H. -- -R. Schumann-, Lipsia, 1887. Spitta -- -R. Schumann-, Lipsia, Breitkopf u. Härtel. Batka -- -R. Schumann-, Lipsia, Reclam. F. Liszt -- -Fr. Chopin-, Lipsia, 1880. Ip. Valetta -- -Fr. Chopin-, Torino, 1910. Laloy -- -Chopin-, Parigi, 1913. F. Niecks -- -Chopin-, London, 1888. Poiré E. -- -Chopin-, Paris, 1906. Leichtentritt -- -Chopin-, Berlin, 1907. H. Reimann -- -I. Brahms-, Berlino, 1898. Spitta -- -I. Brahms nel libro Zur Musik-, Berlino. Fuller-Maitland -- -Brahms-, trad. tedesca dall'inglese, Berlino. Deiters -- -I. Brahms-, Lipsia, 1898. H. Imbert -- -Brahms-, Paris. Kalbeck M. -- -I. Brahms-, 3 vol., Berlino. Louis R. -- -Anton Bruckner-, Monaco, 1904. Graefinger -- -A. Bruckner-, Monaco. St. Paul -- -G. Mahler-, Monaco, 1910. Specht R. -- -G. Mahler-, Berlino, 1914. E. Decsey -- -Hugo Wolf-, Berlin, 1903-1905. Prati R. -- -Ugo Wolf-, Torino, 1914. Weingartner F. -- -Die Symphonie nach Beethoven-, Berlino, Fischer, 1900. Imbert H. -- -La Symphonie après Beethoven-, Paris, Fischbacher. CAPITOLO XX. I rivoluzionari dell'arte. Fra le rivoluzioni e riforme musicali che abbiamo incontrate nel corso dei secoli nella storia della musica, nessuna, ad eccezione della fiorentina del Seicento, ha l'importanza di quella iniziata da Riccardo Wagner nell'opera drammatica e da Ettore Berlioz nella musica strumentale. Dopo la morte di Beethoven sembrava compiuto lo sviluppo della musica istrumentale e che fosse impossibile oltrepassare i confini da lui stabiliti. E difatti i maestri posteriori tedeschi non trovarono nuove forme nè aprirono nuovi orizzonti ma si contentarono di seguire le orme del maestro. Chi si mise per il primo per nuove strade fu -Ettore Berlioz-, che riconobbe che «de nouveaux besoins de l'esprit, du coeur et du sens de l'ouïe imposent des nouvelles tentatives, et même, dans certains cas, l'infraction des anciennes lois». I francesi mostrarono già per tempo una certa tendenza alla musica descrittiva e pittoresca come lo provano le composizioni per voci di Jannequin e quelle di cembalo di Couperin, Rameau ed altri. L'innovazione di Berlioz è però ben altra cosa, perchè egli non si contentò di seguire questa inclinazione nazionale, che fin allora non consisteva in sè che nella imitazione di suoni della natura ma la approfondì cercando di esprimere con toni situazioni e sentimenti che si adattano ad essere tradotti in musica. Egli è l'iniziatore della musica programmatica per eccellenza, essendo il suo supremo scopo quello di esprimere più fedelmente che fosse possibile non solamente un pensiero, un'impressione poetica in generale, ma un'azione seguendola nel suo corso, nelle sue fasi. Questo sistema doveva necessariamente condurre all'assoluta libertà della forma, ma altrettanto facile era l'oltrepassare i limiti segnati alla musica. E difatti con un passo di più ci troviamo nel campo dell'opera, dalla quale alcune delle opere sinfoniche di Berlioz poco differiscono. Ma egli non seppe o non volle abbandonare intieramente le forme tradizionali nè egli stesso per nulla chiamò la sua musica -architecturale-, giacchè egli tiene fermo per quanto possibile alla forma della sinfonia ed appunto per questo non seppe raggiungere il suo ideale, contrastando il formalismo della sinfonia colla libertà voluta dal programma. E forse questo è uno dei maggiori motivi che ci disorientano se vogliamo giudicare delle sue opere. E non soltanto questo. La melodia di Berlioz è tutta propria e ben diversa dalla nostra italiana. Essa manca almeno per i nostri orecchi di molte di quelle qualità, che noi le domandiamo e che Berlioz chiama -droleries-. Poi l'estrema libertà di ritmo, che del resto è certo uno dei più gran pregi delle opere di Berlioz e finalmente le proporzioni, che molte volte sono veramente straordinarie. Heine disse parlando della sua musica che essa gli fa pensare ad un usignuolo gigantesco, ad un'allodola dalle ali di aquila, a certi edifici di Ninive e Babilonia ed in questi motti di spirito sta nascosto anche del vero. Egli esagera Beethoven e ne fa quasi la caricatura, manca spesso d'unità nelle sue opere che di rado, ad onta di momenti felicissimi e geniali, ci lasciano intieramente soddisfatti anche perchè egli è figlio del suo tempo ed il suo pronunciato romanticismo simile a quello di Victor Hugo ed Eugenio Sue non è più di nostro gusto. Nessuno degli anteriori sa trarre invece più di lui dall'orchestra effetti sorprendenti ed incantevoli; egli sa ammaliarci con questi e soggiogarci colla grandiosità dei mezzi usati, ma di rado gli riesce di commuoverci con una semplice ed ispirata melodia, sicchè le sue opere sfrondate dello smagliante colorito orchestrale ci sembrano in molte parti bizzarre e strane e nella scelta degli spunti melodici non sempre felici. Berlioz ha una somiglianza spiccata con Vittor Hugo. Ambedue hanno una predilezione per il grottesco e si dilettano della sua rappresentazione. Ma mentre Hugo era artefice alle volte perfetto, il -volere- di Berlioz è maggiore del suo -potere- e l'uno non corrisponde all'altro; ciò che è specialmente palese nei primi ed ultimi tempi delle sue sinfonie. Egli sa spesso ingannare colla forza elementare dei mezzi usati, e cosa strana e replicantesi dopo in quasi tutti i compositori di musica descrittiva egli che sceglie idee poetiche per le sue opere è uno dei musicisti più realisti. Uno dei meriti di Berlioz sta nell'aver dato alla sinfonia maggior unità fra le sue parti con un tema dominante (-idée fixe- nella sinfonia fantastica, il tema della viola nell'Aroldo, ecc.) che egli continuamente varia e sa trasformare in forma drammatico-psicologica. Egli è un gran genio veramente nazionale come la Francia mai ne ebbe nè prima nè dopo e non è da dimenticare, che egli scrisse quasi tutte le sue opere principali prima che Wagner avea composto il Rienzi! -Ettore Berlioz- (nato agli 11 Dicembre 1803 a Cóte St. Andrè, morto agli 8 Marzo 1869 a Parigi) ebbe vita burrascosa e travagliata. Dopo aver dovuto lottare contro la volontà dei genitori per dedicarsi alla musica, dopo aver combattuto col bisogno, vinse il premio di Roma e restò per due anni nella Città Eterna, dove scrisse la poetica sinfonia -Romeo e Giulietta- e la romantica -Aroldo in Italia-, ambedue ricche di felici momenti ispirati e d'un colorito poetico insuperabile. Ma nè queste opere nè la sua grandiosa -Damnation de Faust-, nè l'-Episode de la vie d'un artiste-, l'opera che gli avea procacciato la simpatia e l'ammirazione di Schumann, furono comprese dal pubblico francese, che ora soltanto con tarda ammirazione cerca rimediare al torto d'aver disconosciuto e trascurato in vita uno dei suoi più grandi musicisti. Perciò egli si rivolse alla Germania più atta a comprenderlo, dove le sue opere eseguite in molte città e più volte sotto la sua direzione destarono sempre il più grande interesse ed alle volte persino entusiasmo, e fu in Germania che egli trovò i primi e più caldi fautori. Oltre le opere suddette Berlioz scrisse più -ouvertures-, fra le quali sono note quella dei -Francs Juges- e del -Re Lear-, un -Requiem-, che egli stesso chiama un cataclisma musicale, in cui alla grandiosità dei mezzi orchestrali corrisponde in parte la maestosa concezione michelangiolesca; l'oratorio -L'enfance de Christ-, le opere -Benvenuto Cellini- colla stupenda -ouverture- caratteristica, -Carneval romain-, -Les Troyens-, -Beatrice et Benedict-. I Trojani (-I Trojani a Cartagine-, -Cassandra-, -Didone-) contengono delle scene ispiratissime e certo precedono il loro tempo. Ma il tutto è di valore affatto ineguale ed i tentativi fatti di far rivivere quest'opera di proporzioni colossali sono finora rimasti infruttuosi. Berlioz fu pure distinto scrittore di cose musicali e critico arguto e ci lasciò un trattato sull'istrumentazione, che è un modello del genere. L'opera di Berlioz, certo inimitabile perchè troppo personale restò per anni senza frutto in Francia e soltanto molto tempo dopo i nuovi maestri accettarono in parte le sue idee e continuarono per la via da lui segnata. L'influsso che egli esercitò sulla musica istrumentale fu però di natura esterna, in quanto che egli è il padre di molti di quegli effetti incantevoli d'orchestra, che oggi si usano, di molte geniali combinazioni di suoni e coloriti, mentre l'indirizzo artistico esclusivo di lui non poteva divenire il vessillo d'una numerosa schiera. In un certo riguardo però, per quanto diverse furono le vie, egli fu il precursore di Wagner, e se la riforma e le idee di quest'ultimo ebbero più diffusione e trovarono più seguaci, ciò dipese non solo dalla maggiore genialità di queste ma altresì dal genere della musica. -Riccardo Wagner- (nato ai 22 Maggio 1813 a Lipsia, morto a Venezia ai 13 Febbraio 1883), dopo aver terminati gli studî universitarî e musicali nella sua patria, compose nel 1832 quella sinfonia che nel 1882 fu eseguita al Liceo Marcello di Venezia e che ci mostra il maestro ancora sotto il diretto influsso dei classici. Nell'anno seguente fa eseguire a Würzburgo le sue -Fate-, un'opera romantica, e nel 1831 assume il posto di direttore a Magdeburgo. A Riga dove coprì la stessa carica, comincia a scrivere il -Rienzi-, che voleva far eseguire a Parigi, e finitolo, va in quella città per farlo accettare all'Opera. Ma ad onta del potente patrocinio di Meyerbeer le porte di quel teatro gli rimasero chiuse ed incominciò pel giovane maestro il periodo più triste della sua vita, pieno di disinganni e privazioni materiali. Altri non dotato dell'energia stragrande di Wagner si sarebbe perduto nei vortici della vita parigina. Egli invece lotta, lavora fiducioso di sè e delle sue forze e vince. Il suo -Rienzi- è accettato a Dresda e si eseguisce nel 1842 con immenso successo. Nel 1843 segue il -Vascello fantasma- e nel 1845 il -Tannhäuser-. Intanto si preparavano i tempi burrascosi che dovevano condurre alla rivoluzione generale del 1848, alla quale anche Wagner si trovò immischiato e compromesso. Condannato e bandito, egli fugge in Svizzera, dove nella quiete dei monti e lontano dai rumori del mondo si occupa dei problemi di riforma, che da lungo studiava nella sua mente e pubblica i suoi maggiori scritti: -Arte e Rivoluzione-, -L'Opera d'arte dell'avvenire-, -Opera e Dramma-, in cui sono spiegate e giustificate le nuove idee. Nel primo di questi egli fa un quadro delle condizioni artistiche del suo tempo e le confronta coll'arte greca, espressione della vita nazionale, mentre il principio estetico dell'arte moderna è semplicemente il divertimento. Le sue idee si concretano nell'-Opera d'arte dell'avvenire-, che deve nascere dal complesso e dall'unione di tutte le arti. Nel dramma la musica, la poesia e la danza (mimica) devono unirsi e formare un tutto organico coll'aiuto delle arti plastiche e decorative. Nell'-Opera e Dramma- egli fa la critica dell'opera e la dichiara un errore, giacchè in essa il mezzo d'espressione (la musica) diventa scopo e lo scopo (il dramma) mezzo. La vera melodia del dramma è quella che nasce dalla parola declamata e non quella che esiste per sè indipendentemente da quella. Nel 1850 Liszt eseguisce a Weimar il -Lohengrin- e diventa il più caldo fautore, l'amico più fedele e devoto del maestro, che nei duri anni dell'esiglio, ora scoraggiato e disilluso, ora pieno di speranza e fiducia concepisce e scrive buona parte della sua grandiosa -Trilogia dei Nibelungi- ed il -Tristano ed Isotta-. Finalmente nel 1864 il nobile e cavalleresco re di Baviera, l'infelice Lodovico, lo chiama alla sua corte, dove nel 1865 si dà il -Tristano-, il più ispirato poema musicale d'amore che fu mai scritto, e nel 1868 si eseguiscono i -Maestri cantori-, una concezione quasi perfetta, dove tutto è vita e movimento e vi domina un'infinita dolcezza e poesia. Ai 22 Maggio del 1872 si pone la prima pietra del teatro di Bayreuth, realizzandosi così il sogno del maestro, e nell'Agosto del 1876 vi si eseguisce la -Trilogia dei Nibelungi-. (-L'oro del Reno-, -la Walchiria-, -Sigfrido-, -il Crepuscolo degli Dei-) cominciata molti anni prima, interrotta più volte e poi ripresa. L'ultima opera del maestro fu il -Parsifal- (26 Luglio 1882). Nietsche (Unzeitgenrässe Betrachtungen IV) scrive parlando delle opere letterarie del maestro: «Wagner come scrittore mostra sempre lo sforzo di un uomo forte, al quale fu troncata la mano destra e pugna colla sinistra. I suoi scritti nulla hanno di dottrinale, la teoria sta nelle sue opere musicali. Essi sono tentativi di scrutare l'istinto che lo spinse alle sue opere e di comprendere sè stesso. Se egli raggiungesse di cambiare l'istinto in coscienza, allora egli spererebbe che possa succedere il processo inverso nell'animo dei suoi lettori». Le teorie wagneriane nella loro sostanza non erano veramente nuove. Noi le abbiamo già trovate riconosciute dalla Camerata fiorentina e da Gluck. Accenni ed idee simili troviamo nelle Memorie di Gretry, negli scritti di Algarotti e per noi non è senza interesse il vedere Giacomo Leopardi lamentarsi nel suo Zibaldone (Pensieri V, 254) della povertà espressiva dell'opera specialmente seria cagionata «dal far totalmente servire le parole allo spettacolo ed alla musica e dalla confessata nullità di esse parole, dalla quale necessariamente deriva la nullità dei personaggi e così del coro e quindi la mancanza di effetto morale ossia di passione». Ma se non erano assolutamente nuove le teorie, nuova fu la maniera di Wagner di metterle in pratica, oppure, meglio detto, nuova fu la teoria che risultò dalle opere musicali di Wagner e che egli trasse da esse. Gluck mise a sommo delle sue aspirazioni il raggiungere la verità drammatica ma non seppe o volle rompere le forme musicali. Wagner invece parte dal principio che la parola deve essere nel dramma musicale l'elemento generante della melodia e che questa deve nascere dalla cadenza naturale ed accento della parola. Con ciò veniva bandita la melodia assoluta e la forma musicale. Ma ciò non bastava. Essendo l'azione drammatica un tutto organico, bisognava trovare un mezzo dal quale risultasse una continuità di stile. Anche prima di Wagner si scrisse certo della musica eminentemente drammatica ma soltanto Wagner fu quegli che concepì e seppe trovare per il primo uno stile drammatico continuato, tutto nuovo e personale con una lingua musicale diversa dalla solita. Quest'ultima era inadoperabile per lui, dove essa per accidente non aveva a tradurre speciali momenti lirici o poesia a forme fisse, p. es., a strofe. Wagner disciolse la melodia nei suoi elementi come già aveva fatto in certo riguardo Beethoven nel campo della musica istrumentale coi suoi sviluppi tematici e fu questo procedimento che lo condusse alla cosidetta melodia infinita che in sè non è altro che il canto parlato. Da questo deriva anche il maggior uso della cromatica derivata dalla cadenza naturale della declamazione, che ben di rado combina cogli intervalli diatonici. La funzione dell'orchestra diventava tutt'altra, giacchè se prima la linea melodica poteva in certo riguardo bastare a sè stessa, ora l'orchestra dovea supplire a quello che il canto non poteva esprimere e per conseguenza diventare sinfonia e non più contentarsi di accompagnare. Ma mancando la musica istrumentale della parola, essa poteva ancor meno della vocale far senza della forma. Wagner trovò il mezzo di poter combinare il canto declamatorio colla nuova orchestra nel -Leitmotiv-, che è ben diversa dalla reminiscenza simbolica di un tema musicale, che si ripete, quando si vuol esprimere lo stesso sentimento o l'egual situazione ma che è un elemento architettonico della nuova musica e che le impedisce di cadere nel caos completo. Wagner, questo -uomo di quattro anime- come Leonardo, pensatore, patriota, poeta, musicista, nella storia della coltura nazionale germanica ha importanza simile a quella di Sofocle e Eschilo nella Grecia, ed assieme a Bismark ha destato in rami diversi il sentimento della grandezza del suo popolo e contribuito cogli avvenimenti politici al risorgimento nazionale. Prima di lui l'opera tedesca con pochissime eccezioni mancava di stile, d'ideale, d'indirizzo. Dopo le opere di Weber e Marschner si può anzi dire che nessun'opera drammatica tedesca si fosse elevata al di sopra della mediocrità, mancando in tutte il sentimento drammatico, la potenza e l'unità. Wagner preferì pei suoi drammi il mito e le azioni leggendarie medioevali, perchè queste ci mostrano l'uomo liberato dai ceppi convenzionali e nella sua prima semplicità. Come poeta drammatico egli ebbe più detrattori che come musicista, ma le critiche fattegli sono soltanto giustificate in quanto concernono la lingua, più volte contorta, ricercata, arcaica e persino inintelligibile, non sempre per l'azione drammatica stessa, giacchè molti dei suoi drammi per l'immaginazione, la verità dei caratteri, il sapiente aggruppamento delle parti hanno grande valore anche come opere letterarie. Il tema prediletto è la Redenzione per opera dell'amore (Olandese, Lohengrin, Tannhäuser, Tristano, Parsifal). L'opera di Wagner è sì complessa che è assai difficile il parlare dell'elemento specifico musicale in essa. Studiandola devesi però conchiudere che la sua facoltà melodica è assai grande e che egli seppe, quando lo volle, creare melodie delle più ispirate e non solo nelle prime opere ma in tutte fino alle ultime. Anzi l'intensità del sentimento, la ricchezza armonica, la varietà del ritmo segnano una continua linea ascendente sicchè si può dire che l'aridità e l'astrusità di alcune parti della -Trilogia-, dei -Maestri cantori-, ecc., sono piuttosto le conseguenze d'una esagerata costanza di principî che segni di decadenza del genio wagneriano. I difetti di Wagner, e che la sua opera non fu perfetta non si vorrà negare neppure dai suoi più caldi fautori, sono per noi italiani più sensibili che per i suoi connazionali. Il maggiore è la mancanza di quella certa semplicità ed ingenuità, che pure è tante volte propria dei genî. Egli si è fatto un sistema e lo segue con pertinacia e costanza anche dove ciò diventa pedanteria e la musica vorrebbe prepotente rompere i legami che la impacciano. Wagner è un genio potente ma complicato e fatto in parte di riflessione. Volendo caratterizzare e sottolineare tutto, egli finisce molte volte coll'affaticare e distruggere l'impressione totale. Wagner non fu mai sì ispirato e potente che quando si dimenticò dei suoi principî e sistemi e questo vale non soltanto per le prime opere ma anche pei Maestri cantori, per il Tristano ed il Parsifal. Nessuno ebbe più caldi ammiratori di Wagner ma altresì nessuno più accaniti nemici. La lotta, oggi dopo tanti anni è ormai decisa per le schiere wagneriane. Qualunque sia l'opinione che si può avere sull'opera di Wagner, il sottrarsi al di lei influsso sembra oggi ormai quasi impossibile ed è inutile il non voler riconoscere che la riforma wagneriana basa, specialmente nella parte musicale, in gran parte su principî veri e giustificati. Ma Wagner è un modello pericoloso da imitarsi e se recò immensi vantaggi all'arte musicale drammatica, l'influsso che egli esercitò sui musicisti non fu certo sempre benefico. I suoi seguaci non vollero soltanto accettare le sue teorie nelle idee principali ma imitare il suo procedere e qui naufragarono. L'applicazione del sistema del -Leitmotiv- si mostrò finora perniciosa all'opera dei successori, perchè essa presuppone una potenza specialissima nel creare e trovare leitmotivi sì pregnanti e suscettibili di infinite variazioni armoniche e ritmiche da potere servire all'edifizio sinfonico, tutte qualità che ebbe il genio di Wagner ma che mancano quasi intieramente ai maestri posteriori. Wagner appartiene ormai alla storia, quantunque le sue opere sieno ancor oggi più vive che mai e sarebbe tempo di considerare in lui prima di tutto il musicista e non il filosofo e costruttore di sistemi estetici e metafisici. Egli fu un gran genio non perchè fu un innovatore e creò nuove teorie ma perchè fu uno dei più ispirati musicisti e riunì tutti gli elementi diversi in un organismo rigenerato. Egli scelse il mito e leggenda a soggetto dei suoi drammi, perchè egli credette così di rendere più intelligibile l'essenza dell'umanità. Ma se ciò poteva forse valere per i suoi connazionali o per i più colti di essi, questi miti dicono ben poco ai popoli stranieri, diversi per istinto, lingua e pensare, e noi latini non ammiriamo in lui che il grande ed ispirato musicista. Wagner e Verdi sono morti già da anni ed è perciò possibile giudicare spassionatamente della loro opera. Quale differenza fra questi due uomini nati nello stesso anno ma da un popolo ed in un ambiente ben diverso. Verdi crea le sue opere lontano dal mondo, silenzioso ed austero avvicendando una caduta con un successo senza provocare dispute, senza voler imporre sistemi. Arrivato all'estrema vecchiaia, guardando indietro alla via fatta e sorridente sulle vicende umane come un antico filosofo, ci da un'opera di serena ironia e giocondità. Wagner invece sempre in fermento ed in lotta con sè e gli uomini non si contenta di essere soltanto un musicista ma vuol essere anche poeta, filosofo, combatte battaglie per ogni sua opera nuova, ed invece di un Falstaff, scrive prima di scendere nella tomba il Parsifal «canto del cigno favoloso, ferito a morte, lunga preghiera melodica di un agonizzante che chiede pace, alzando verso un Dio ignoto la voce straziante e pur consolatrice, straziante e pura» (Borgese). Fra i numerosi ammiratori di Wagner nessuno fu più fedele, più sincero, più disinteressato del grande pianista -Francesco Liszt- ed è in gran parte di lui merito se i drammi wagneriani furono presto eseguiti e le sue teorie si diffusero. -Francesco Liszt- (nato ai 22 Ottobre 1811, morto ai 31 Luglio 1886), ungherese di nascita, fu scolaro di Carlo Czerny, il celebre pedagogo, e cominciò già nel 1834 quei viaggi artistici che gli procacciarono la fama di essere il più geniale dei pianisti. Dopo alcuni anni di soggiorno a Parigi, egli continuò fino al 1847 i suoi viaggi, destando dovunque inaudito fanatismo ed entusiasmo. Nel 1847 accettò il posto di direttore del teatro di Weimar dove rimase fino al 1861. In questo tempo egli sviluppò un'attività prodigiosa e Weimar divenne il centro della vita musicale germanica, al quale accorrevano i giovani, molti dei quali divennero scolari del maestro e contarono o contano ancora fra i migliori musicisti di Germania. Le opere della nuova scuola tanto le drammatiche che le istrumentali vi furono eseguite con ogni accuratezza, i nuovi problemi estetici si trattarono in articoli e studî. Fu anche durante quest'epoca che egli scrisse molte di quelle opere, per le quali va annoverato fra gli innovatori della musica istrumentale, come i -poemi sinfonici-, la sua sinfonia -Dante- e -Faust-, la -Messa di Gran-, ecc. Nel 1861 Liszt abbandonò Weimar, venne a Roma ubbidendo ad un suo antico desiderio di dedicarsi all'arte sacra e vi restò con poche interruzioni fino al 1870. Poi visse a Pest e Weimar raccogliendo intorno a sè un'eletta schiera di giovani scolari. Anche questi anni furono feraci e fra le moltissime opere di questo tempo le più grandi ed importanti sono gli oratori -Cristo-, -S. Elisabetta- e la -Messa ungherese d'incoronazione-. Liszt come compositore è certo inferiore al pianista. Chi non ebbe la sorte di udirlo al pianoforte, non può immaginare la potenza titanica, la passione, la dolcezza, la poesia infinita delle sue produzioni. Liszt non è paragonabile a nessun pianista, perchè egli oltrepassa tutti di gran lunga e non trova un parallelo che in Paganini. Ambedue affascinavano il pubblico, che era soggiogato come da una forza misteriosa. Liszt fu altresì un gran riformatore della tecnica pianistica. Sebastiano Bach e Domenico Scarlatti non si occuparono della didattica ma il loro sistema tecnico risulta dalle loro opere. La scuola tedesca basa sull'armonia ed il contrappunto per cui la tecnica del pianoforte (cembalo) somiglia a quella dell'organo. L'italiana si fonda invece sulla linea melodica ed i passaggi brillanti. Diverso era pure l'accompagnamento posteriore di stile leggiero: i cosidetti bassi albertini così chiamati da -Domenico Alberti- (1717-1740?) che li usò fra i primi e che furono poi adottati anche da Haydn e Mozart. Ma mentre la scuola viennese considerava la tecnica quasi uno scopo e finì in un mare di fantasie e variazioni senza alcun valore, Muzio Clementi, che apprese il pianoforte da Cordicelli, scolaro di Scarlatti, seppe fondere i pregi delle due scuole e da lui e dai suoi scolari -Giov. Cramer- (1771-1858) e -Giov. Field- (1782-1837) dipendono tutti i pianisti fino a Mendelssohn. Chi aprì nuovi orizzonti alla tecnica pianistica fu di nuovo un italiano, -Giuseppe Francesco Pollini- (1763-1846) che nella sua tecnica si avvicina ormai molto a Liszt, e noi troviamo già nelle sue opere la melodia nelle note centrali, suonata or colla mano destra ora colla sinistra, mentre l'accompagnamento si estende a tutta la tastiera, ed altre innovazioni ed effetti che sogliamo chiamare lisztiani. Il maggior merito di Liszt fu quello di aver introdotto la tecnica ed il colorito orchestrale. Le opere orchestrali di Liszt (dodici poemi sinfonici e due sinfonie -- -Dante- e -Faust-) seguono lo stesso indirizzo di quelle di Berlioz. Ma mentre questi tentò di mantenere fino ad un certo punto la forma tradizionale della sinfonia, Liszt si libera intieramente da questa e ne crea una nuova più adatta al soggetto poetico, che ogni volta si rinnova e cambia a seconda dell'oggetto che cerca di rappresentare od esprimere. La parola, il pensiero poetico fecondano la sua fantasia, che però non era veramente potente. La sua tecnica è affatto speciale e consiste di solito nella trasformazione ritmica di brani dei temi scelti. Questi spesso non molto ispirati non si adattano a veri sviluppi tematici, che difatti mancano quasi sempre nelle opere di Liszt ed egli vi supplisce con ripetizioni e coi crescendo, ciò che gli impedisce di arrivare alla concretazione dell'idea originaria alle volte geniale. Altro difetto è il predominio dell'elemento retorico ed estatico. Ad onta di ciò l'importanza delle opere orchestrali di Liszt fu grandissima per la musica moderna, perchè se esse non sono capolavori, contengono almeno una quantità di nuovi elementi geniali, di idee, che additarono nuove vie all'arte ed alle quali Wagner attinse molto più di quello che si crede e che influenzarono la scuola russa e Riccardo Strauss. Egli cercò pure di riformare la musica sacra, tentando di fondere l'arte antica colla moderna e creare un nuovo stile, partendo dal principio senza dubbio giusto, che è impossibile rimontare alle origini dell'arte ed ignorare nella musica da chiesa le conquiste dei secoli moderni, se le emanazioni artistiche non devono rimanere lettera morta ma corrispondere ai bisogni dei tempi. Le canzoni di Liszt quasi sconosciute confermano quanto si disse perchè hanno degli elementi di grande drammaticità e preludiano alle modernissime. Liszt è una delle più nobili figure nella storia della musica, l'amico più disinteressato ed affezionato di Wagner e di tanti altri musicisti, per i quali combattè colla parola, gli scritti, l'insuperabile maestro, l'uomo generoso sempre pronto a soccorrere col consiglio e l'opera non domandando mai nulla per se e le sue opere. LETTERATURA I. Tiersot -- -Berlioz-, Paris, 1904. A. Jullien -- -H. Berlioz-, Paris, 1888. Hippeau -- -H. Berlioz, l'homme et l'artiste-, Paris, 1893-95. R. Pohl -- -Gesammelte Schriften von H. Berlioz-, 1864. Berlioz -- -Memorie e scritti-, Paris. Louis R. -- -H. Berlioz-, 1904. Schurè -- -Le drame musical-, Paris. R. Wagner -- -Gesammelte Schriften-, Lipsia. Glasenapp -- -Das Leben Rich. Wagners-, 1906. Chamberlain H. St. -- -Richard Wagner-, 1904. Torchi -- -Ricc. Wagner-, 1890. Adler G. -- -R. Wagner-, 1904. Chantevoine -- -F. Liszt-, Paris, 1911. Ramann -- -Franz Liszt-, Lipsia, Breitkopf und Härtel. F. Liszt -- -Gesammelte Schriften-, 1880-1883. Louis R. -- -Franz Liszt-, Berlino, 1899. Kapp. -- -Franz Liszt-, Berlino, 1914. CAPITOLO XXI. Scuole nazionali. Fino alla metà del secolo scorso la musica aveva un carattere piuttosto internazionale, per quanto non si vorrà certo negare che in molti riguardi si distinsero sempre la musica italiana e francese dalla tedesca. Ma queste differenze per quanto esistenti non sono molto sensibili, perchè i grandi maestri tedeschi e specialmente gli antichi fino a Gluck e Mozart hanno subito l'influsso della musica italiana e francese. I maestri posteriori d'ogni nazione cominciarono invece a mostrare una fisionomia più decisamente nazionale come p. e. la francese in Berlioz, Frank e Saint-Saens, ecc., e la tedesca in Schumann, Brahms ed altri. Col destarsi poi della coscienza nazionale, sia frutto di guerre od avvenimenti politici o di maggior coltura si vennero sempre più sviluppando differenze anche nella musica di altre nazioni, specialmente delle nordiche e slave, sia perchè - - , . , 1 , 2 , . ' 3 , , ' ; ' 4 5 . , 6 . , 7 ; . 8 9 ' 10 ' . 11 , ; 12 , 13 . : 14 - - , - - , 15 - - , - - , - - , 16 - - , ' - - . 17 18 . 19 , 20 . 21 , , 22 ; ' , , 23 . ' 24 , , 25 . 26 27 28 , , 29 ' 30 ' 31 , ( ) . 32 33 ; ' 34 , ' . - 35 - , - - , 36 . 37 38 , 39 , 40 41 . - - , - - , - - , 42 . , 43 44 45 , ' 46 . 47 48 - - ( ) ' , 49 ' . ' 50 51 52 . - - 53 - - , - - , - - , 54 - - , - - , 55 56 , . 57 58 59 ' , - - . 60 ' 61 . ' 62 - - , 63 ' 64 , , ' 65 ' . 66 67 ' . 68 ' 69 : - - ( ) - - ( ) , 70 ' , 71 ( , , ) , - - ( ) , 72 ; - - ( ) , - - 73 ( ) , - - ( ) , - - ( ) , - . 74 - ( ) , . 75 - - ( - ) 76 . 77 78 79 . 80 , 81 82 , - - ( - ) . 83 84 , , 85 , ; 86 , 87 . 88 89 ' . 90 , , , 91 , 92 . 93 , , 94 , , 95 . , 96 ' , 97 , 98 ' . 99 100 - - , , , 101 . 102 103 104 105 , . 106 107 ' 108 , 109 . 110 , ' , 111 , , . . , , 112 , 113 114 , 115 , , , . 116 117 ' . 118 119 ' , ' 120 ; , 121 - - , - - , - - , - - , - - , 122 , - - , 123 . 124 125 . , 126 , - - 127 . 128 129 , ' , 130 . 131 , , , , 132 , . 133 , 134 ' 135 , ' , 136 . , , 137 138 . 139 140 « 141 142 . 143 , , 144 . , 145 , ; ' 146 , 147 » ( , 148 ) . 149 ' 150 , , 151 ' 152 ' . 153 154 155 . 156 . 157 158 , 159 160 . 161 , ' 162 , 163 . 164 165 ' - - 166 - - ( - ) . 167 168 « ' , , 169 , 170 , . 171 , 172 . . » . 173 174 , , 175 ' 176 , 177 ' 178 . 179 180 181 . ' 182 183 . 184 ' 185 ' , 186 187 ' 188 , . 189 , 190 191 . , 192 193 194 . 195 196 197 198 , 199 200 201 . , 202 . 203 204 , 205 ' 206 , ' ' . 207 , 208 , 209 . ' ' 210 , 211 . 212 , 213 , 214 , 215 . 216 , 217 , 218 ' 219 . 220 221 222 ' ( , . , 223 , , , , . ) . 224 . 225 , ' 226 . 227 ' 228 . 229 230 , 231 ( , , 232 , , 233 , . ) . - - 234 235 236 , - - 237 ' . 238 , 239 . 240 , 241 . 242 ' , 243 . 244 , 245 , ' 246 . 247 248 249 . 250 251 . 252 ' 253 254 . 255 256 257 . 258 . 259 260 , 261 262 ' . 263 , , 264 . 265 266 , 267 , 268 . 269 - - ( - ) . 270 271 , 272 ' , ' . 273 274 . 275 . 276 ; 277 , 278 . 279 280 281 . 282 ' . 283 284 , 285 . 286 ' ' 287 , 288 . 289 290 , ' 291 ' ' , 292 ' , 293 , 294 , 295 296 . 297 . 298 . 299 300 . 301 , 302 , , . 303 ' , 304 . 305 ' , ' , 306 , , 307 ' - - 308 . , 309 , 310 ' , 311 . 312 , , 313 . ' 314 , ' 315 ' ' , 316 317 ' 318 . ' 319 , 320 . 321 322 . ' 323 324 , 325 . 326 327 328 . 329 , 330 . 331 . 332 333 334 . ' , 335 , 336 . 337 338 339 , , 340 - - , 341 342 ' . 343 344 - 345 - ( - ) . ' , 346 347 , ( , 348 ) - 349 - ' 350 . 351 ' 352 , , 353 ' , 354 , 355 . 356 357 . , , , 358 , 359 360 361 . ' ( . - 362 - , : 363 ) , , ' , , 364 , 365 366 . 367 368 . 369 - - , , 370 371 372 , . 373 , 374 . . 375 ' 376 , , , 377 ; 378 ' , 379 . ' 380 ' 381 ' 382 ; 383 ' 384 ' , 385 . 386 387 388 . 389 . 390 - - ( - ) , ' 391 392 393 , 394 , 395 , ' 396 . - - ( - ) 397 , 398 399 . 400 , 401 . 402 , 403 , 404 . ' 405 ' , 406 . 407 , , 408 . ' 409 . 410 411 , 412 , 413 ' 414 , 415 - - , 416 417 418 . 419 420 - - ( - ) , 421 ' 422 . 423 , 424 ( - - , , ) . 425 426 - - ( - ) 427 , 428 . ( , , , , . ) . - 429 - ( ) 430 ( - - , - - , - - , - - , 431 . ) . 432 - - 433 . - - ( - ) , 434 435 , - 436 - ( - ) - - ( ) 437 . 438 439 440 441 442 - - - . - , , . 443 444 . - - - . - , , . 445 446 . - - - - , , . 447 448 . - - - . - , , . 449 450 - - - - - , - , . 451 452 . - - - . - - , , . 453 454 . - - - . - - , . 455 456 - - - . - - , , . 457 458 - - - - , . 459 460 . - - - - , , , . 461 462 - - - . - , , . 463 464 . - - - . - , , . 465 466 - - - . - , , . . 467 468 - - - . - , , . 469 470 . - - - . - , , . 471 472 . - - - . - , , . 473 474 - - - - , , . 475 476 . - - - - , , . 477 478 . - - - - , , . 479 480 - - - - , , . 481 482 . - - - . - , , . 483 484 - - - . - , . 485 486 - - - - - , . ' , . 487 488 - - - . - , , . 489 490 . - - - - , . 491 492 . - - - . - , . , . 493 494 . - - - - , , . 495 496 - - - . - , . 497 498 . - - - . - , , . 499 500 . - - - . - , , . 501 502 . - - - - , , - . 503 504 . - - - - , , . 505 506 . - - - - , , , 507 . 508 509 . - - - - , , . 510 511 512 513 514 . 515 516 ' . 517 518 519 520 , , 521 , ' 522 ' 523 . 524 525 . 526 527 . 528 - - , « 529 ' , ' 530 , , , ' 531 » . 532 533 , . 534 ' , 535 , 536 537 538 . ' 539 , 540 541 , ' , ' 542 , . 543 ' , 544 ' . 545 ' , 546 . 547 548 - - , 549 550 , 551 . 552 553 . . 554 . 555 , 556 - - . ' , 557 558 , . 559 560 561 , ' , 562 563 . 564 , ' , 565 , 566 567 568 . 569 ' ; 570 , 571 , 572 573 574 . 575 576 . 577 578 . , 579 - - - - ' 580 ' ; 581 . 582 , 583 584 . 585 586 ' 587 ( - - 588 , ' , . ) 589 - . 590 591 , 592 ! 593 594 - - ( . , 595 ) . 596 597 , , 598 , 599 - - - - , 600 ' . 601 - - , ' - 602 ' - , ' 603 ' , , 604 ' 605 . 606 607 , 608 609 610 , 611 . - - , 612 - - - - , 613 - - , , 614 615 ; ' - ' - , 616 - - - - , 617 - - , - - , - - . 618 ( - - , - - , - - ) 619 . 620 ' 621 . 622 623 624 ' , 625 . 626 627 ' , 628 629 630 . ' 631 , 632 ' , , 633 , ' 634 ' 635 . , 636 , , 637 ' , 638 639 . 640 641 - - ( , 642 ) , 643 , 644 645 . ' 646 - - , ' , 647 . 648 , - - , 649 , , 650 ' . 651 652 , 653 . ' 654 . , 655 . - - 656 . 657 - - - - . 658 659 , 660 . , 661 , 662 , 663 : - - , - ' ' 664 ' - , - - , 665 . 666 667 668 ' , 669 , ' 670 . ' - 671 ' ' - , ' 672 . , ( ) 673 ' 674 . ' - - 675 ' , 676 ' ( ) ( ) . 677 678 . 679 680 - - 681 , ' , 682 ' , , 683 - 684 - - - . 685 , ' , 686 , - - , 687 ' , 688 - - , , 689 ' . 690 , 691 , ' 692 - - . ( - ' - , - - , 693 - - , - - ) , 694 . ' 695 - - ( ) . 696 697 ( ) 698 : « 699 , 700 . , 701 . ' 702 . 703 ' , 704 ' » . 705 706 . 707 708 . , 709 710 ( , ) 711 ' « 712 713 , 714 715 » . 716 717 , 718 , , , 719 720 . 721 . 722 723 ' 724 . 725 . . 726 ' , 727 . 728 729 730 , 731 . ' , 732 733 , . . , . 734 735 736 737 . 738 , 739 . 740 741 ' ' , 742 , 743 ' 744 745 . , 746 . 747 748 - - , 749 , , 750 ' 751 . 752 753 , - - , , 754 , , , 755 756 , 757 758 . ' 759 , ' , ' . 760 ' 761 , 762 , ' . 763 764 765 , ' 766 . 767 , 768 , 769 , , , 770 ' , 771 ' , , 772 . 773 ' ( , , 774 , , ) . 775 776 ' 777 ' . 778 779 , , 780 . ' 781 , , 782 ' 783 ' - - , - - , 784 . , ' 785 . 786 , 787 , 788 . 789 , . 790 791 792 . 793 . , 794 ' ' . 795 796 797 , . 798 799 800 . , 801 . ' 802 ' , 803 804 , , 805 . 806 ' 807 , ' 808 . 809 810 . ' - - 811 ' , 812 813 814 ' , 815 . 816 817 , 818 819 820 . 821 822 823 . , 824 ' 825 ' . 826 , 827 , , , 828 . 829 830 831 . 832 833 . , 834 835 , . ' , 836 837 , ' . 838 839 , 840 , , 841 , « 842 , , 843 , 844 , » ( ) . 845 846 , , 847 - - 848 849 . 850 851 - - ( , ) , 852 , , , 853 854 . 855 , , 856 . 857 . 858 ' 859 , , 860 861 . 862 863 , 864 . ' 865 , 866 , - - , - - 867 - - , - - , . , 868 ' 869 . 870 ' 871 . 872 - - , - . 873 - - ' - . 874 875 . 876 , , 877 , , . 878 , 879 . 880 , 881 . 882 . 883 . 884 ' 885 ( ) ' . ' 886 . 887 ' : 888 - - ( - ? ) 889 890 . 891 , 892 , , 893 , 894 - . - ( - ) - . - ( - ) 895 . 896 , - 897 - ( - ) 898 , 899 , , 900 ' , 901 . 902 . 903 904 ( - - 905 - - - - ) . 906 907 , 908 , 909 ' 910 . , , 911 . 912 913 . 914 , 915 , 916 ' 917 . ' 918 . ' 919 , 920 , , 921 , ' 922 923 . 924 925 , 926 ' , 927 , 928 ' 929 , 930 . 931 932 933 934 . 935 936 , ' 937 , 938 , , ' , 939 ' ' 940 . 941 942 943 944 945 . - - - - , , . 946 947 . - - - . - , , . 948 949 - - - . , ' ' - , , - . 950 951 . - - - . - , . 952 953 - - - - , . 954 955 . - - - . - , . 956 957 - - - - , . 958 959 . - - - - , . 960 961 - - - . - , . 962 963 . . - - - - , . 964 965 - - - . - , . 966 967 . - - - . - , . 968 969 - - - . - , , . 970 971 - - - - , , . 972 973 . - - - - , - . 974 975 . - - - - , , . 976 977 . - - - - , , . 978 979 980 981 982 . 983 984 . 985 986 987 988 , 989 990 . 991 , 992 ' 993 . ' 994 . 995 . , - , . , 996 , . , 997 998 999 , , 1000