urlano, chiacchierano, per terra dimenansi, e di poi si addormentano nel
fango.
Notai io medesimo che gli -Yahoos- sono i soli Animali del Paese che sien
suggetti ad alcune infermità; le quali, non ostante, sono in assai minor
numero di quelle de’nostri Cavalli, e non derivano punto dal pessimo
trattamento che lor si pratica, bensì dalla loro immondezza e dalla loro
ghiottoneria.
Per quello spetta alle Scienze, alle Leggi, all’Arti, alle Manifatture,
e a molte altre cose di simil genere, confessò il mio Padrone che non
rinveniva quasi conformità veruna fra gli -Yahoos- del suo Paese ed i
nostri; ma che in ricompenza trovava una perfetta rassomigliansa nelle
nostre inclinazioni. Per vero dire, diceva, avea egli inteso da alcuni
-Houyhnhnms-, ch’essi aveano osservato che molte Truppe di -Yahoos-
erano provvedute d’una spezie di Comandante, assai agevole a
distinguersi dagli altri, perchè sempre egli era il più -mal composto-
e il più -tristo-: Che per ordinario questo Comandante avea un Favorito
il qual -rassomigliavagli- al possibile, e il cui impiego era di -leccar
i piedi, e il di dietro del suo Signore, e di condur Yahoos femmine nel
canile di lui-; il che di tempo in tempo fruttavagli qualche buon
ritaglio di carne d’Asino. E’odiato questo Favorito da tutta la
Truppa; ed ecco il perchè, affin di mettersi al coperto dal risentimento
di lei, ei si tenga sempre -il più che può, vicino alla persona del suo
Comandante-; il qual mantienlo nel suo posto, finchè abbia trovato un
Favorito più sordido e più cattivo di lui: ma altresì nell’instante
stesso gli da il congedo; e il successore, egualmente che tutti gli
-Yahoo-; del Distretto, Giovani, Vecchj, Maschj e Femmine, vengono in
corpo, e scaricarono sopra di lui, dalla testa infino a’piedi le loro
lordure. Non è improbabile, aggiunse il mio Padrone, che ciò che or ora
ho detto, possasi applicare, fin a un certo segno, alle vostre -Corti-,
a’vostri -Favoriti-, e a’vostri -Ministri di Stato-: ma meglio di me
voi giudicar ne potete.
Non ardj di batter becco sopra una sì maligna insinuazione, la qual
costituiva l’umana intelligenza assai al di sotto della sagacità
d’un -Cane- comune, che ha l’abilità di distinguere la voce del
miglior -Cane della Muta-, senza ingannarsi mai.
Instruimmi il Padrone che negli -Yahoos- regnavano certe ragguardevoli
qualità: ond’io non gliene avea fatta menzion di sorta; per lo meno,
che io avea toccate assai di passaggio, in parlandogli degli -Yahoos- di
mia spezie. Mi disse che questi Animali, come gli altri Bruti, aveano le
femmine loro in comune; con questa differenza però, che la -Yahoo-
femmina soffriva il maschio, finchè restasse incinta; e che i maschj
combattevano con tanta perfidia contra le femmine, del pari che contra
quegli del loro sesso: due cose ch’erano d’una brutalità senza
esempio.
Un’altra odiosa singolarità ch’egli notata avea negli -Yahoos- era,
l’eccessivo lor sucidume in tempo che tutti gli altri Animali
sembravano animatori della pulitezza. Quanto alle due prime accuse, gradj
molto di lasciarle passare senza risposta; perchè per altro io aveva
nulla a dire. Ma per la terza, avrei ben potuto ripigliar facilmente, se
nel Paese stato vi fosse un solo Porco, che non vi era per mia disgrazia:
Essendo che, non ostante che quest’Animale sia per altro più amabile
d’un -Yahoo-, sarebbevi, a parer mio, parzialità nell’asserire
ch’ei fosse più pulito: del che il Padrone si sarebbe convinto egli
medesimo, se veduto avesse tutto ciò che mangiano queste bestie, e con
qual voluttà nel letame dimenarsi.
Accennò altresì il mio Padrone un altra qualità che i suoi domestici
ravvisata aveano in molti -Yahoos-, e che parevagli inesplicabile. Disse,
che talvolta saltava in capo ad un -Yahoo- di ritirarsi in un cantone, di
mettersi ad urlare, e di dar de’colpi di piede a tutti quegli che se
gli accostavano, tutto che fosse giovane, si portasse bene, e che avesse
il suo bisogno di mangiare e di bere: Che non poteano immaginarsi i suoi
servidori qual mosca l’avesse punto: E che il solo rimedio ch’essi
sapevano, era di farlo ben lavorare; perchè riflettuto aveano che una
fatica alquanto laboriosa, dissipava insensibilmente questa spezie di
fantasie. La mia svisceratezza per l’Uman Genere quì m’impose il
più profondo silenzio; comechè molto bene io distinguessi in ciò che
io avea inteso, quelle sorte di capriccj, che produconsi
dall’-infingardia-, dalla -lussuria-, e dalle -ricchezze-: Capriccj,
ond’io mi comprometterei di guarire alcuni miei Compatriotti con la
medesima -Regola di governo-.
Il Padrone avea eziandio osservato, che sovente qualche -Yahoo- femmina
mettevasi dietro d’una motta di terra, overo dietro d’un cespo: che
quando passavano certi giovani maschj, ella veder si faceva per metà,
gli eccitava con morfie poi fingeva di nascondersi; e che allor quando un
maschio si avanzava, ella piano piano ritiravasi volgendosi allo spesso
al’indietro, e se ne suggiva con affettato spavento in qualche
opportuno luogo, dove erale noto che il maschio l’avrebbe seguita.
Tal altra volta, se una femmina straniera capita presso loro, tre o
quattro del suo lesso la circondano, la spiana da capo a piedi,
civettansi l’une l’altre, e poscia con un’aria sdegnosa e di
disprezzo ivi la piantano.
Può essere che in queste specolazioni del mio Padrone entrasse alquanto
di sottigliezza Con tuttocciò, non fu senza una spezie di stordimento e
altresì di rammarico, che io meditai che fosse forse un instinto delle
femmine l’essere -Invidiose-, -Vane-, e -Libertine-.
Ad ogni instante stavami aspettando che il Padrone fosse per accusare gli
-Yahoos- d’amendui i sessi di certi sregolati appetiti, che affatto
affatto non sono incogniti fra noi. Ma di ciò nulla mi disse.
CAPITOLO VIII.
Particolarità concernenti gli Yahoos. Eccellenti qualità degli
Houyhnhnms. Qual sia la loro educazione, e in quali esercizj nella lor
giovinezza s’impieghino. Loro Assemblea generale.
COme naturalmente meglio che il mio Padrone doveva io conoscere la Natura
umana, facile mi riusciva di applicarne a me medesimo e a’miei
Compatriotti le lezioni. Per maggiormente instruirmi, il pregai di
permettermi di passar alcuni giorni fra gli -Yahoos- del Vicinato; il che
con bontà egli mi accordò; essendo bastevolmente persuaso che
l’aversione che io nutriva per quelle bestie, non avrebbe lasciato
impeciarmi del loro esempio, e oltracciò, ingiunse a uno de’suoi
domestici, ch’era un Caval Sauro vigorosissimo, e d’un gregio
naturale, di non abbandonarmi mai, e di guerentirmi dagl’insulti degli
-Yahoos-; i qualli credendomi di loro spezie, mancato non avrebbono
d’assaltarmi, pel principio medesimo che instiga le cornacchie di
boscho a gettarsi sopra le domestiche, quando esse ne incontrano.
Fin dalla prima lor giovinezza sono agili prodigiosamente gli -Yahoos-;
ma al dispetto d’una tal qualità, mi riuscì un giorno di mettere le
mani addosso ad un giovane maschio di tre anni, e procurai con tutti i
possibili contrassegni di amistà d’addomesticarlo: Ma il picciolo
diavolo posesi ad urlare e a mordermi con tanta violenza, che fui
costretto di lasciarlo andare; e n’era ben tempo; perciocchè il suo
urla mento attratta avea tutta la Truppa de’vecchj, i quali, trovando
che io non avea fatto male di sorta al giovane, e che il Caval Sauro era
accosto accosto di me, nel loro dovere si tennero.
Per quanto ravvisar potei, mi son paruti gli -Yahoos- i più indocili di
tutti gli Animali, e solo idonei a portare o a strascinare fardelli. Non
ostante; io penso che un tal difetto provenga principalmente dalla loro
ostinazione; che per lo resto, son eglino astuti, maliziosi, traditori e
vendicativi. Sono forti e robusti, ma codardi; e per questa ragione
medesima, insolenti, rampanti e crudeli. Si è osservato che que’di
-pelo rosso- dell’uno e dell’altro sesso, son più lascivi e più
mariuoli degli altri, e che gli superano eziandio in forza, e in agilità.
Gli -Houyhnhnms- tengono un certo numero di -Yahoos- dentro a capanne
vicino alle loro Case, e ne ritraggono qualche servigio, in cui impiegar
non vogliono i propj Domestici: Quanto agli altri, gli mandano in certi
campi, ov’essi vanno in traccia di radici, d’erbaggj e di carogne per
alimentarsi. E’grande altresì la destrezza loro nel cacciar donnole e
-Luhimuhs-, (sorta di sorcio selvaggio,) ch’essi divorano con una
golosità che non può esprimersi. Gli ha ammaestrati la Natura a
scavarsi in terra delle buche di tal ampiezza, che la maggior parte può
contenere il maschio, la femmina, e tre o quattro de’loro figliuoli.
Dalla loro infanzia nuotano come tanti ranocchj, e per molto tempo
possono stare sott’acqua; il che reca loro il modo di prendere sovente
de’pesci, che le femmine portano a’loro piccini: E su questo
proposito un’Avventura assai piacevole mi accadde.
Un giorno che col mio Protettore, il Cavallo Sauro, trovavami fuori, e
che faceva un gran caldo, il pregai che mi permettesse di lasciarmi
bagnare in una riviera, presso cui noi eravamo. Ei se ne compiacque, e
allora mi spogliai e mi gettai a nuoto. Per mia disgrazia una giovane
-Yahoo-, che tenevasi occultata dietro un’eminenza, vide tutto ciò che
io faceva, e infiammata da un non so qual prurito, per quel che
conghietturammo il Sauro ed io, venne nuotando verso il luogo ove io mi
bagnava. Non ebbi mai per tutta la mia vita un somigliante spavento, e il
mio Difenditore quindi stavasene in qualche distanza, non sospettando
neppure la possibilità d’un infortunio di questa fatta. Ella
abbracciommi con un modo assai significativo; ed io mi messi a gridare
sì orribilmente, che il mio Protettor mi sentì, e venne di galoppo alla
nostra volta: del che ella appena se ne avvide, che mi lasciò, tutto che
con l’ultima ripugnanza, e si adagiò sull’eminenza opposta, urlando
per tutto il tempo che mi riabbigliai. Fu questi un suggetto di
divertimento pel mio Padrone e per tutta la sua Famiglia, del pari che di
mortificazione per me: Essendo che io più negar non poteva d’essere un
vero e reale -Yahoo-, giacchè le femmine aveano per me una propension
naturale, come per uno di loro spezie. Ed è cosa vie più notabile, che
colei onde io parlo, non era di rosso pelo, (il che scusar potrebbe un
alquanto irregolare appetito,) bensì di pelo nero, e neppure sì affatto
spaventevole come le altre femmine di sua razza; credendo io che’ella
gli anni undici di età non eccedesse.
Avendo io soggiornato trenta e sei mesi in quella Regione, è giusto che
ad esempio degli altri Viaggiatori, instruisca chi legge delle maniere e
delle costumanze di quegli Abitanti, alla conoscenza di cui
particolarmente mi sono applicato. Come per natura gli -Houyhnhnms- sono
inclinati alla pratica di tutte le virtù che convenir possono a una
ragionevole Creatura, loro gran principio si è, ch’è d’uopo
coltivar la -Ragione-, e non lasciarsi governar che da lei. Presso loro
non è mai la -Ragione- una casa problematica, sopra la quale si abbia
campo d’allegare plausibili argomenti d’ambe le parti, bensì sempre
le colpisce con la sua evidenza; e ciò ella dee naturalmente fare,
quando il suo lume, o dalle passioni, o dall’interesse non sia
oscurato. E mi ricordo a questo proposito, che con estrema difficoltà
ottenni di far comprendere al mio Padrone il senso del termine
-Opinione-; o come un punto essere potesse disputativo, insegnandoci la
Ragione a non affermare o a non niegare se non ciò di che siamo
certificati. Ora, immediate che non vi ha certezza di sorta, esservi non
potrebbe nè affermazione, nè negazione: Cosicchè le controversie, le
dispute, e il tuono decisivo sopra false o dubbiose proposizioni, sono
fra gli -Houyhnhnms- mali incogniti.
Similmente quand’io spiega vagli i nostri differenti sistemi di
-Filosofia Naturale-, ei si metteva a ridere, perchè una Creatura, la
qual si arrogava; il titolo di -Ragionevole-, si facesse gloria di sapere
le conghietture dell’altre, e ciò in cose, in cui questo sapere,
quando pur fosse di buona lega, non poteva servire a nulla. E in questo
egli entrava totalmente ne’sentimenti di -Socrate-, tali che da
-Platone- ci son riferiti: il che io registro come un tratto d’Elogio
per quel Principe de’Filosofi: Considerai dappoi molte volte, qual
infinito torto inferirebbe questa massima a’Libraj dell’-Europa-, e
altresì al concetto di molti Letterati.
L’Amicizia, e la Benevolenza sono le due Virtù primarie degli
-Houyhnhnms-: e non sono già ristrette in alcuni particolari oggetti
queste Virtù, ma sopra tutti gli individui della Razza diffondonsi. Il
più straniero Cavallo vi è trattato nel modo stesso come il più
prossimo Vicino, e ovunque ei vada, e sempre come in sua propia Casa. Con
la più esatta precisione osservan essi le Leggi della -Decenza- e della
-Civiltà-; ma assolutamente non capiscono ciò che presso noi dicesi
-Complimento-. Non anno tenerezza di cuore per gli loro Puledri; e la
cura che prendono di loro educazione, è unicamente della loro -Ragione-
un effetto. E io vidi il mio Padrone palesare per gli Puledri del suo
Vicino l’affetto medesimo ch’egli aveva per gli suoi propj.
Pretendono che la Natura insegni loro ad amare in generale tutta la
spezie, e che la -Ragione- non sappia distinguere gli Uomini, gli uni
dagli altri, se non quando essi si sappiano far distinguere
nell’esercizio delle Virtù.
Allorchè le Mogli delli -Houyhnhnms- an dato alla luce due Puledri,
cioè uno dell’uno, e uno dell’altro sesso, non anno più commerzio
co’loro Mariti, purchè lor non avenga di perdere uno de’loro
figliuoli, il che assai di rado succede: Ma in questo caso elleno si
riuniscono; oppure, se l’accidente avviene a un -Houyhnhnms- la cui
Moglie non sia per istato di fecondità, qualche Amico gli fa regalo
d’uno de’suoi figliuoli, e travaglia poscia a riparare questa perdita
volontaria. E’necessario un tal avvedimento per impedire che il Paese
non troppo sia popolato. Ma questa regola non risguarda già gli
-Houyhnhnms- d’una razza inferiore; essendo lor permesso di procreare
tre Puledri di cadaun sesso, per servir di Domestici nelle Famiglie
Nobili.
Ne’Maritaggj son eglino attenti che i colori de’due partiti non
facciano un’ingrata mischianza nella loro posterità. La -forza- è il
carattere che più pregiasi nel maschio, e la -bellezza- nella femmina:
non mai per un principio d’-Amore- bensì affine d’impedir che la
Razza degeneri; con ciò sia che se sia che una femmina superi in
-forza-, se le sceglie uno sposo distinto per la tua -bellezza-.
Galanteria, Amore, Presenti, Dote, sono cose ond’essi non anno la
menoma idea, e per cui mancano insino di termini nella loro favella. Per
altro verun motivo non si sposano i Giovani, se non perchè i loro
Parenti e i loro Amici così vogliono: è questa una cosa che veggon fare
tutto giorno, e che risguardano come una delle azioni necessarie d’un
Essere ragionevole. Ma la violazione d’un tal Contratto è
assolutamente una reità inudita.
Nell’educazione della lor Gioventù d’amendue i sessi, è ammirabile
e degnissimo perchè l’imitiamo, il loro metodo. Voglion essi che i
loro Figliuoli sieno pervenuti agli anni diciotto d’età, anzi che sia
lor permesso di mangiar vena, se certi giorni si eccettuino: E un tal
esempio, purchè vi si praticassero alcuni leggieri cangiamenti, potrebbe
essere d’un grand’uso fra noi.
La -Temperanza-, l’-Industria-, l’-Esercizio-, e la -Pulitezza-, sono
cose egualmente prescritte a’Giovani de’due sessi: E dissemi più
d’una volta il Padrone, che noi eravamo pazzi di dar alle femmine
un’altra educazione che a’maschj: eccettuatisi tuttavia alcuni
articoli che concernono la regola dell’Economia; per lo che com’ei
giudiziosissimamente il rifletteva, noi facciamo che la metà delle
nostra Gioventù non sia buona che a metter al Mondo de’Figliuoli: e
come non bastasse questo primo tratto di pazzia, continuava egli, ne
commettete un secondo vie più maggiore, confidando l’educazione della
vostra prole ad Animali, ad allevarla sì poco idonei.
Ma fin dalla prima lor giovinezza avvezzano gli -Houyhnhnms- i lor
discendenti alla corsa, alla fatica, e all’indurarsi negli stenti e
nelle incomodità: Per tal effetto alcune volte fan lor mutar di galoppo
dell’erte colline, ovvero ingiungon loro di correre sopra sassosi
sentieri, e poscia di getarsi tutti sudore in un qualche stagno. Quattro
volte in un anno la Gioventù d’un tal Distretto si raguna in un
assegnato luogo, per distinguere colui che avrà fatto maggior progresso
in velocità, in forza, o in agilità: e n’è ricompensato il Vincitore
con una Canzone composta in onore di lui, la qual è come una spezie di
monumento di sua vittoria. Il giorno di questa Festa an cura alcuni
Domestici di far recare da una Truppa di -Yahoos- il fieno, la vena, ed
il latte ch’è necessario per lo pasto degli -Houyhnhnms-; dopo di che
incontanente sono rispediti que’mostri, perchè non ne resti incomodata
la Compagnia.
Ogni quattr’anni verso l’-Equinozio di Primavera-, un Consiglio, il
qual rappresenta tutta la Nazione, assembiasi in una pianura situata a
venti miglia dalla nostra Casa; e dura cinque o sei giorni
quest’Assemblea. Vi si esamina lo stato e il bisogno de’differenti
Distretti; se essi abbondino in fieno, in vena, in Vacche, e in -Yahoos-,
oppure se in alcuna di queste cose penurino. Che se si rinviene, il che
è molto di rado, che alcuni Distretti manchino di queste bestie, o di
queste produzioni della terra, ne son eglino provveduti per unanime
consentimento e per una generale contribuzione di tutta l’Assemblea.
Ivi si regola il cambio e il dono de’figliuoli. Per esempio; se un
-Houyhnhnm- ha due maschj; egli un ne baratta con un altro, che ha due
femmine: E quando muore un figliuolo la cui madre non è più in età di
averne vi si determina la Famiglia, da cui de v’essere riparata questa
perdita.
CAPITOLO IX.
Gran dibattimento nell’Assemblea generale degli Houyhnhnms, e in qual
modo terminò. Scienze che anno corso fra loro. Loro Edifizj. Maniera con
la quale essi seppelliscono i loro Morti. Imperfezione del loro
Linguaggio.
A Tempo mio, tre mesi a un di presso innanzi la mia partenza, si tenne
una di queste grandi Assemblee, e fuvvi mandato il mio Padrone per
rappresentarvi il nostro Distretto. In questo Senato, rimesso fu sul
tappeto l’antico loro contrasto; è per vero dire, l’unico, che in
quel Paese venuto sia alle mie orecchie.
Consisteva questo contrasto (a quel che al suo ritorno me ne disse il
Padrone) in sapere se gli -Yahoos- esser dovessero starminati dalla
faccia della Terra, o nò? Un de’Membri, il qual era per
l’affermativa; allegò diversi Argomenti di gran peso con dire: Che
erano gli -Yahoos- non solamente le più succide, e le più brutte bestie
state mai prodotte dalla Natura; ma altresì le più indocili, le più
ostinate, e le più maliziose: Che di nascosto succiavan le poppe delle
Vacche che appartenevano agli -Houyhnhnms-, uccidevano e mangiavano i
loro Gatti, calpestavano sotto a’piedi i loro erbaggj e la loro vena, e
che commesse avrebbono ancora mille altre stravaganze, se non vi si
avesse invigilato. Menzione fece d’una general tradizione, la qual
diceva: Che nel Paese non erano stati sempre -Yahoos-; bensì che aveavi
alcuni secoli che due di questi Bruti comparvero insù d’un monte; e
ch’era cosa incerta se il calor del Sole, di corrotto fango, o della
spuma marina formati gli avesse: Che questi -Yahoos- ebbero
de’figliuoli; e che in poco tempo divenne sì numerosa la loro razza,
che tutto il Paese ne restò infettato: Che per rimediare ad un tal male
si ragunarono tutti gli -Houyhnhnms-, assalirono gli -Yahoos-, e gli
sforzarono a ritirarsi in un luogo, ove gli circondarono, d’ogni
intorno; distrussero i vecchj, e presero, cadaun d’essi, due giovani in
propia casa: Che tanto gli addomesticarono, quanto Animali, sì
naturalmente salvatici, eran capaci di dimesticamento, servendosene per
portare e per istrascinare fardelli: Che una tal tradizione avea una
grand’aria di probabilità; e che somiglianti Creature, -Hinhniamshy-
(cioè naturali del Paese) essere non potevano, atteso l’orrido
abborrimento che gli -Houyhnhnms-, del pari che gli altri Animali,
aveano, loro; abbonimento, per vero dire, alle pessime lor qualita
dovuto, ma che non ostante non sarebbe così eccessivo, se fosser elleno
originarie di quella Terra: Che il capriccio saltato in capo agli
-Houyhnhnms- di prevalersi di -Yahoos- imprudentemente lor avea fatta
trascurare la razza degli -Asini-, che sono Animali bellissimi, assai
più facili ad addomesticarsi, e molto più pulitti che gli -Yahoos-; e
d’altra parte, assai robusti per risistere alla fatica, comechè, per
altro, a questi in agilità cedessero: Che se non erano aggradevoli i
loro ragghj, il suono, nulla dimeno, non n’era così orribile come
quello degli urlamenti degli -Yahoos-. Molti altri dissero il loro parere
sopra l’argomento medesimo; ma il più ragguardevole di tutti fu quegli
del mio Padrone, comechè io possa asserire senza vanità, che a me solo,
egli debba l’obbligo del maraviglioso espediente alla Ragunanza da lui
proposta. Approvò egli la tradizione testè mentovata; e affermò che i
due primi -Yahoos- siensi veduti nel Paese, vi erano capitati per la via
di mare: Che mettendo piede a terra, ed essendo abbandonati da’loro
Compagni, si erano ritrati nelle Montagne, ove a poco a poco degenerato
avendo, col cader del tempo erano divenuti assai più selvaggj che
que’di loro spezie nella Regione dond’erano venuti. Fondava la sua
asserzione sull’aver egli attualmente in sua Casa un maraviglioso
-Yahoo-, (era questi io,) di cui la maggior parte di essi inteso avea a
parlare, e che molti veduto aveano. Lor narrò in qual modo ei avessemi
ritrovato: Che il mio Corpo era coperto di cuojo d’Animali, o de’peli
di loro, assai industriosamente accomodati: Che io parlava un linguaggio
mio particolare, ed aveva a perfezione imparato il loro: Che io gli avea
raccontati i diversi avvenimenti che tratto aveanmi in quel Paese; Che
quando io mi svestiva, a un -Yahoo- appunto rassomigliava; con la
differenza però che io era più bianco, men peloso, e ch’erano più
corte le mie zampe. Aggiunse: Che io avea procurato di persuadergli che
nel mio Paese, ed eziandio in molti altri, gli -Yahoos- erano Animali
ragionevoli, che ritenevano gli -Houyhnhnms- come schiavi: Che avea
osservate in me tutte le qualità d’un -Yahoo-, fuorchè alquanto io
era più colto, e che io avea qualche tintura di Ragione, benchè in
questo proposito gli -Houyhnhnms- avessero tanta superiorità sopra di me
quanta io ne aveva sopra gli -Yahoos- loro: Che, fra l’altre cose,
aveva io fatta menzione d’una nostra costumanza di castrare gli
-Houyhnhnms- quand’erano giovani affin di rendergli più dimestici;
ch’era agevole e sicura l’operazione; ch’ei punto non arrossiva
nell’apprendere certe cose da’Bruti, giacchè la Formica dava lezioni
d’industria agli -Houyhnhnms-; e che l’Arte del fabbricare era lor
insegnata dalla Rondine, (poichè io così traduco il termine di
-Lyhauuh-; non ostante che quest’Uccello sia assai più grande delle
nostre Rondini:) che si potrebbe metter in uso una tale invenzione a
riguardo de’giovani -Yahoos-; il che renderebbegli non solo più
mansueti e più docili, ma altresì n’estinguerebbe ben presto la
razza, senza essere necessitati di ricorrere a rimedj violenti: Che nel
tempo stesso gli -Houyhnhnms- sarebbero -esortati- a coltivare la razza
degli Asini, che sono Animali, non che a preferirsi in tutte le
circostanze agli -Yahoos-, ma anche superiori loro nell’avvantaggio
d’essere capaci di recar servigio dall’età di cinqu’anni; laddove
gli -Yahoos- prestar non ne possono che dalli dodici.
Ecco tutto ciò che il mio Padrone giudicò allora a proposito di
raccontarmi, di quanto si era discusso nel Gran Consiglio. Ma occulta mi
tenne una particolarità, che personalmente mi risguardava, ond’io
guari non istetti a risentire le funeste conseguenze, come a suo luogo ne
renderò informati i miei Leggitori; ed è appunto da questo momento che
io comincio a registrare gl’infortuni del rimanente mio vivere.
Non anno Lettere gli -Houyhnhnms-, e conseguentemente non conoscono nulla
che per tradizione. Ma come accadono poche cose di gran momento fra un
Popolo di sì buona società, inclinato alla’pratica di tutte le Virtù
governato unicamente dalla Ragione, e separato da tutte l’altre
Nazioni, non è carica d’una gran massa di fatti la loro Storia. Ho
già avvertito che non sono eglino suggetti a malattie di sorta; donde ne
siegue che i Medici sono loro soverchj. Con tutto ciò, son provveduti di
eccellenti rimedj composti di diversi semplici, per guarir le ferite
delle pietre aguzze onde possono restar piagati gl’pasturali loro; e
altresì le contusioni accidentali de’loro Corpi.
Contano gl’anni per la Rivoluzione del Sole e della Luna, ma non fanno
suddivisione veruna di settimane: Sono loro ben cogniti i muovimenti di
questi due Astri, e comprendono la natura dell’-Ecclissi-; ma ciò è
tutto in proposito della loro -Astronomia-. Per l’aggiustatezza delle
loro comparazioni, e per la vaghezza e l’esattezza delle descrizioni
loro superano in Poesia tutti i Morali. Sono assai abbondanti nell’una
e nell’altra di queste cose i loro Versi, e per ordinario vertono sopra
l’eccellenza dell’Amicizia, o sopra le lodi de’Vincitori nelle
Corse, o in altri corporali esercizj. Le loro fabbriche, tutto che
semplicissime, sono assai comode, e interamente al coperto da tutte le
ingiurie dell’Aria gli mettono.
Servonsi gli -Houyhnhnms- di quella parte concava che vi ha fra il
pasturale e l’ungia de’loro piedi d’innanzi, come noi fasciamo
delle nostre mani, e ciò con una quasi incredibile desterità. Mungono
le loro Vacche, ammuchiano la loro vena, e fanno in generale tutte quelle
operazioni, per le quali delle nostre mani ci prevagliamo. Anno una sorta
di focaje assai dure, che essi aguzzano con altre pietre, ed onde ne
compongono strumenti che lor tengono luogo di zeppe, di scuri e di
marteli. Di queste pietre medesime formano una spezie di falce, con cui
segano il loro fieno, e la loro vena, che in certi Campi cresce da per se
stessa: Gli -Yahoos- ne portano i fascj all’Abitazione, e i Domestici
gli ripongono in molte coperte Capanne per toglierne il grano, ch’è
poscia riservato ne’Magazzeni. Construiscono vasi di legno e di terra,
ed espongono al Sole questi ultimi, perchè induriscano.
Se non avviene loro qualche straordinario accidente, invecchiano molto, e
sono interrati nel più tenebroso luogo che possasi rinvenire, senza che
i loro Parenti, nè i loro Amici diano contrassegno veruno di allegrezza
o di tristezza per la loro morte. Essi medesimi quando si accorgono del
propio fine, lasciano il Mondo con sì poco rincrescimento, come se si
licenziassero da un Vicino che stato fosse visitato da loro. Mi rammento,
che avendo un giorno il mio Padrone pregato uno degli Amici suoi di
andare con la Famiglia di lui in sua Casa per dar sesto a qualche
importante interesse, fuvvi la Moglie, nel giorno accennato, co’due
figliuoli di lei, ma molto tardi, allegandone due ragioni: La prima; che
la mattina stessa suo Marito era -Shnuvvnh-. E’molto espressivo in lor
favella il termine, ed è difficilissimo a tradursi in -Inglese-:
propiamente significa, -ritornarsene alla prima sua madre-. Era l’altra
scusa; che essendo morto assai tardi la mattina suo Marito, aveale
bisognato qualche tempo per regolare co’suoi servidori il luogo della
sepoltura di lui: ed io notai ch’ella era tanto allegra quanto ogni
altro della Compagnia.
Vivon essi generalmente infino a’settant’anni o settanta cinque, ma
di rado fino agli ottanta. Alcuni giorni innanzi la loro morte, mancano a
poco a poco, ma senza verun sentimento di dolore. In quel frattempo sono
visitati da’loro Amici, mercè che uscir non potrebbono secondo il
solito. Non ostante, dieci giorni prima del loro passagio, nel qual
calcolo pochissime volte s’ingannano, restituiscono tutte le loro
visite, essendo portati dagli -Yahoos- in una vettura, di cui prevalgonsi
in altri incontri, come a dire, quando son vecchi, incomodati, o in
Viaggio.
E’una cosa assai singolare che gli -Houyhnhnms- non abbiano verun altro
termine che quello di -Yahoo-, per disegnare in generale tutto ciò
ch’è cattivo. Così, quando spiegar vogliono la stupidezza d’un
servidore, il mancamento che un ragazzo ha commesso, o un brutto tempo,
aggiongono a cadauna di queste cose il vocabolo -Yahoo-, e chiamano,
-hhnm Yahoo-, -Vvhnaholm Yahoo-, -Ynlhmnh Vvthlma Yahoo-; e una Casa mal
fabbricata -Yaholmhnmrohlnvv Yahoo-.
Sarebbe un gran mio contento se potessi più stendermi sopra l’egregie
qualità di quel Popolo maraviglioso: Ma come ho l’intenzione di
pubblicare fra poco tempo un Volume che unicamente verserà su
quest’argomento, ivi rimetto i miei Leggitori; a’quali son ora per
render conto della catastrofe più funesta che mai siami accaduta per
tutta la mia vita, e che attualmente eziandio attossica tutta la dolcezza
de’giorni miei.
CAPITOLO X.
Qual beata vita menasse l’Autore fra gli Honyhnhnms. Progressi
ch’egli fa nella Virtù conversando con esso loro. L’Autore è
avvertito dal suo Padrone di dover abbandonar il Paese. Egli sviene per
lo dolore, e dopo di aver ricuperati i suoi sensi, promette d’ubbidire.
Riescegli di costruire una barchetta, e all’avventura in mare ei si
mette.
AVeami assegnato il mio Padrone un Appartamento disgiunto per sei Verghe
dalla Casa di lui, e che io avea accomodato e guernito a mia fantasia. In
guisa di pavimento e di tappezzerie io avea poste stuoje di vinci
lavorate da me medesimo. Cresce il canape in quel Paese senza essere
seminato, e gli Abitanti punto non se ne servono; ma io il mi si in opera
per fare una spezie di fodera; di cui, col mezzo di piume d’uccelli
presi al laccio lavorato di capelli di -Yahoos-, molti guancili formai.
Io avea fatti due sedili, per bontà del Cavallo Sauro che mi diede mano.
Consumate ch’ebbi interamente le mie vestimenta, me ne feci di nuove
con pelli di coniglio, e con quelle d’un certo animale ch’essi
chiamano -Hnuhnoh-, e il cui corpo è ricoperto d’una fina peluria.
Servimi altresì di queste farmene delle calze; e lavorai delle suole di
legno che unì, alla meglio, al cuojo del di sopra; e logorato che fu
questo cuojo, procurai di rimediarvi con pelli di -Yahoos- seccate al
Sole. Ricrea va mi talvolta in rintracciar del mele nelle cavità degli
Alberi, che io poscia rimescolava con l’acqua, o che col mio pane
mangiava. Uomo allora non vi avea, che meglio di me intendesse
l’aggiustatezza di queste due massime: Che la Natura si contenta di
poco; e che la necessità è la madre dell’invenzione. Io godeva
d’una sanità perfetta a riguardo del Corpo, e della più amabile
tranquillità per rapporto all’Anima. Nè all’inconstanza d’un
Amico, nè all’ingiurie d’un Nemico, o secreto o dichiarato, io non
soggiaceva. Non mi correva l’obbligo di guadagnarmi il favore d’un
Grande, o quello d’un suo Favorito a forza di adulazione e di viltà.
Non mi bisognava l’esser difeso contra la frode o contra
l’oppressione. In un si beato soggiorno non vi erano Medici che
distruggessero il mio corpo, nè Uomini di Legge che la mia fortuna
ruinassero i non Delatori per ispiare le mie azioni e le mie parole, o
per manipolar accuse contra di me; non Importuni, non Maldicenti, non
falsi Amici, non Assassini di strada, non Procuratori, non Ruffiani, non
Buffoni, non Giuocatori, non begli Spiriti presupposti, non nojosi
Ciarloni, non Litiganti, non Rapitori, non Omicidi, non Capi di Partito:
Non Uomini, la cui seduzione o l’esempio incoraggissero gli altri al
mal fare; non tenebrose Carceri, non manaje, non forche, non berline: Non
impostura, non orgoglio o affettazione; non Isciocchi, non Isgherri, non
Ebbri, non pubbliche Prostituite, e non infami malattie: Non Pedanti
ignorantissimi e gonfi del loro sapere, non Briganti, non Insolenti, non
Bestemmiatori: Non Canaglie che i vizzi an tratta dalla miseria, non
Galantuomini che ve gli ha immersi una incorrotta virtù: Non Prepotenti,
non Suonatori di violino, non Giudici, non Maestri di ballo.
Io avea la sorte d’essere ammesso alla conversazione di alcuni
-Houyhnhnms-, che di tempo in tempo venivano a far visita, o a pranzare
col mio Padrone. Egli, ed i suoi Amici si abbassavano talvolta infino ad
intavolarmi delle quistioni, e ad ascoltare le mie risposte. Qualche
volta pure io accompagnava il Padrone nelle visite ch’ei lor rendeva.
Non mi prendeva mai la libertà di parlare, se non era per appagare
qualche dimanda: il che tuttavia io faceva contra voglia, essendo che
quegli era tempo tutto perduto, che meglio impiegato avrei in ascoltando.
Osservano gli -Houyhnhnms- nelle loro conversazioni le regole più esatte
della -Decenza-, senza che manifestino neppure il menomo indizio di saper
ciò che noi -Cerimonia- chiamiamo. Quando si parlano, non
s’interrompono mai, non si annojano, nè contraddicono. Intesi lor dire
più d’una fiata, che il miglior mezzo di rianimare il ricreamento in
una Ragunanza, era il tacere per alcuni instanti: del che più volte fui
testimonio: mercè che nel frattempo di somiglianti picciole pause, io
rifletteva che si risvegliavano nuove idee, le quali un nuovo fuoco alle
loro conversazioni imprimevano. Versano, per ordinario, i loro
ragionamenti sopra l’Amicizia, la Benevolenza e l’Economia: talvolta
sopra l’opere della Natura, o sopra alcune tradizioni dell’Antichita:
sopra le Leggi della Virtù, sopra i precetti invariabili della Ragione:
oppure sopra qualche deliberazione che deesi prendere nella prossima
Assemblea de’Deputati della Nazione, e sovente sopra le diverse
vaghezze, e sopra l’eccellenza della Poesia. Posco aggiugnere senza
vanità, che la mia presenza non di rado ha somministrata materia
a’loro trattenimenti: perchè al mio padrone serviva di motivo di
parlar a’suoi Amici della mia peculiare Storia, e di quella del mio
Paese. Come ciò ch’essi dissero su quest’argomento non recava onore
all’Umana Natura, penso che sarà in grado di chi legge il dispensarmi
dalla narrazione.
Ingenuamente confesso, che il poco di conoscenza, qualunque ella sia, che
io posseggo, da me è dovuto alle Lezioni che ho ricevute dal mio
Padrone, e a’saggi ragionamenti che ho intesi dagli Amici di lui.
Io non potea supplire a’muovimenti di rispetto che gli avvantaggj del
Corpo, e soprattutto le ammirabili qualità dell’Anima degli
-Houyhnhnms- eccitavano in me. Per vero dire, da principio io non
risentiva quella naturale venerazione che gli -Yahoos-, e gli altri
Animali del Paese lor portavano, ma a saggiarla troppo non tardai, e ad
aggiugnervi quella riconoscenza e quell’amore, onde la bontà con la
qual essi mi distinguevano dal rimanente di mia spezie, sì degni
rendevagli. Quand’io pensa va alla mia Famiglia, a’miei Amici, o
a’miei Compatriotti, od anche agli Uomini in generale, gli considerava
come se stati essi fossero in figura, e in inclinazione realmente
-Yahoos-; con la sola differenza ch’erano alquanto più colti, che
parlavano, e che aveano in retaggio una Ragione, di cui nulladimeno non
si servivano che per moltiplicare i propj vizzi; de’quali, i loro
fratelli, gli -Yahoos- di quel Paese, non avevano che quella sola
porzione che stata in loro impressa dalla Natura. Quando mi accadeva di
specchiarmi in un Lago o in una Fonte, mi trovava assalito da un non so
qual orrore; e più sopportevole della mia mi riusciva la vista d’un
-Yahoo- ordinario. Conversando con gli -Houyhnhnms-, e considerandogli
con diletto, sonomi insensibilmente avvezzato a prendere qualche cosa
dell’aria loro, e della loro andattura; e gli Amici miei assai sovente
mi an fatta fare osservazione, che spasseggiando noi in un sentiero
piano, io -trottava come un Cavallo-; il che sempre presi per un
graziosissi no complimento.
Nel più forte delle mia felicità, e in tempo che io, senz’altro,
stava sicuro di passare in quel Paese gli restanti miei giorni, il mio
Padrone una mattina di più buon’ora del solito, mandò a chiamarmi. Mi
avvidi di qualche di lui confusione, e ch’ei non sapeva da qual parte
cominciare il suo discorso. Dopo un brieve silenzio, dissemi: Ch’eragli
ignoto in qual senso io dovessi prendere ciò che egli stava per
notificarmi: Che nell’ultima Assemblea, al passo della quistione in
proposito degli -Yahoos- i Deputati di tutti gli altri Distretti
dichiarato aveano: Che stupivan essi al segno maggiore ch’egli nella
sua Famiglia trattasse un -Yahoo- (era io quel desso) anzi in -Houyhnhnm-
che in Bruto: Che conversasse con esso meco, come se dal mio commerzio
ritrar potesse qualche piacere: Ch’era inaudita una somigliante
condotta: e oltracciò, egualmente opposta alla Natura e alla Ragione.
Aggiunse il mio Padrone, che per tanto avealo -esortato- l’Assemblea
d’impiegarmi come gli altri Animali di mia spezie; oppure d’ordinarmi
di ritornarmene a nuoto al luogo, donde io era venuto: Che il primo di
questi espedienti era stato unanimamente rigettato da tutti gli
-Houyhnhnms- che mi aveano veduto o in di lui Casa, o in quelle di loro:
Imperocchè, allegavan eglino, essendo io, con la natural malizia di
quegli Animali, dotato di qualche principio di Ragione, doveasi temere
che io non gli guidassi con esso meco nelle montagne, per quindi gittarci
nottetempo sulle mandre degli -Houyhnhnms-; il che era tanto più
probabile, quanto che noi tutti eravamo d’un rapace ed infingardo
temperamento,
Dissemi di più il Padrone, che egli -Houyhnhnms- suoi Vicini lo
stimolavano tutto giorno ad eseguire l’-Esortazione- dell’Assemblea,
e ch’egli non ardiva di recarvi maggior indugio. Mi accertò di
dubitare che possibile mi fosse di guadagnar nuotando un altro Paese, e
che per tal effetto desiderava che io costruissi un Vascello; il qual in
picciolo rassomigliasse a quegli onde io fatta avergliene la descrizione,
e con cui staccarmi potessi da quelle lor Terre: Che per altro io non
sarei solo ad intraprendere una tal opera, ma che i suoi Servidori, ed
altresì i suoi Vicini mano mi porgerebbono. Quanto alla vostra persona,
continuò, sarei stato molto contento di tenervi al mio servigio,
giacchè ho trovato che corretto vi siete di molti difetti, col procurar
d’imitare gli -Houyhnhnms-, per quanto un Essere d’una Classe
inferiore n’è capace.
A questo passo far riflettere debbo a’miei Leggitori, che un decreto
dell’Assemblea generale di quel Paese è significato col Vocabolo
-Hnhleayn- che spiega un’-Esortazione-, ciò provenendo, perchè essi
non concepiscono come una Creatura ragionevole possa essere -forzata- a
qualche cosa, come si possa comandarlela; imperocchè non saprebbe ella
disubbidire alla Ragione, senza rinunziare nel tempo stesso al titolo di
Creatura ragionevole.
Gittommi in sì fatta disperazione il ragionamento del mio Padrone, che
incapace di soffrire l’orribilità del mio stato, cadei svenuto
a’piedi di lui. Ricuperati ch’ebbi i miei sensi, mi protestò egli
che mi aveva creduto morto; non essendo quel Popolo a somiglianti deliqui
suggetto. Risposi con fiacco tuono, che beato me se una morte improvvisa
terminate avesse le mie sciagure! Che tutto che io non avessi a replicar
cosa alcuna sopra l’-Esortazione- dell’Assemblea, nè sopra le
instanze degli Amici di lui, mi sembrava, non ostante, alquanto men di
rigore non avrebbe potuto disconvenire a quell’alta Ragione che
appariva in tutti i loro giudizj: Che io non poteva far a nuoto neppur
una lega: e che probabilmente avrei dovuto farne più di cento, anzi di
approdare a qualche Paese; Che per fabricare un picciolo Vascello,
bisognavami molti materiali ch’era lor impossibile di provvedermi, e
che perciò io risguardar dovea loro -Esortazione- come una sentenza di
morte contra di me pronunziata: Che una morte appunto violenta era il
menomo de’mali che io temessi; ma che in modo veruno esprimere io non
potea la mia afflizione pensando, che quando anche per una serie di
miracoli di restituirmi sano e salvo alla mia Patria mi riuscisse, sarei
obbligato di passar i miei giorni fra gli -Yahoos-, ed esposto a ricadere
ne’vizj miei primieri, per mancanza di esempj, che sul dritto sentiero
della Virtù mi tenessero: Che mi era pur troppo noto sopra quali stabili
ragioni fondati fossero i Decreti degli -Houyhnhnms-, per presumere di
fargli rivocare con gli argomenti d’un miserabile -Yahoo- come me. E
perciò, dopo di averlo umilissimamente ringraziato dell’offerta
fattami in proposito dell’assistenza de’suoi Domestici; e di averlo
pregato ad accordarmi uno spazio di tempo proporzionato alla grandezza
dell’opera, gli dissi che io mi accigneva a conservar la mia vita per
quanto fosse ella miserabile; e che se mai ritornato fossi
nell’-Inghilterra-, io non disperava d’essere di qualche uso a quegli
di mia spezie, col propor loro i virtuosi e saggj -Houyhnhnms- in modelli.
Fecemi il Padrone un’assai obbligante risposta, e due mesi mi accordò
per metter in ordine il mio Cajcco. Ordinò pure al Cavallo Sauro, mio
intrinsechissimo, di seguire in tutto le mie instruzioni; posciachè io
mi era espresso che il solo di lui ajuto bastato mi sarebbe.
La prima mia attenzione fu di portarmi a quel luogo della spiaggia, ove i
miei Marinaj mi avevano messo a terra. Salì un eminenza; e riguardando
da tutte le parti in mare, credei di scuoprire una picciola Isola al
Greco-Levante. Diedi di mano al mio canocchiale; e vidi allora
distintamente ch’essere ella dovea cinque leghe da me, per lo meno
secondo il mio calcolo; comechè il mio compagno la spacciasse per una
nuvola: e ciò poi non era una gran maraviglia; essendo che, come egli
non conosceva altro Paese che il suo, era cosa naturale che distinguere
non potesse oggetti situati in mezzo all’acqua, in tanta distanza così
ben come me, a cui era sì familiare quest’elemento.
Fatta una tale scoperta, fui di ritorno all’Abitazione. Andai il giorno
dietro col Caval Sauro in un bosco a una picciola mezza lega da noi, per
tagliarvi le legna onde io bisognava per l’esecuzione del mio
imprendimento. Non istancherò chi legge con una diffusa descrizione di
tutto ciò che facemmo in questo proposito: lor basterà di sapere che
nel termine di sei settimane, con l’ajuto del mio Compagno, venni a
capo di costruire una maniera di barchetta -Indiana-, e quattro remi. Le
funi di mio servigio eran lavorate di canape, e di pelli d’-Yahoos- la
mia vela. Consistevano le mie provisioni in alcuni Coniglj, e in alcuni
Uccelli bolliti, e in due vasi; l’uno di latte, d’acqua l’altro
ripieni.
In uno stagno vicino alla Casa del mio Padrone, saggiai se la barchetta
tenesse all’acqua, e procurai di otturare alcune picciole aperture:
dopo di che transferirono gli -Yahoos- alla riva del mare il mio Vascello
sotto gli auspizj del Caval Sauro, e d’un altro Domestico.
Lesta che fù ogni cosa, e giunto il giorno della mia partenza, presi
congedo dal Padrone, dalla Padrona, e da tutta la sua Famiglia, con le
lagrime agli occhj, e con la disperazione nel cuore. Ma il Padrone, per
curiosità, e forse (se non vanamente ardisco di dirlo) per amicizia a
riguardo mio, volle vedermi a mettermi in mare: e pregò alcuni de suoi
Vicini d’accompagnarlo. Fui costretto d’aspettar più d’un ora
prima che l’acqua cominciasse ad alzarsi; e dopo ciò, osservato avendo
che il vento era buono per guadagnare l’Isola da me scoperta, per la
seconda volta dal mio Padrone mi licenziai, ma nel tempo che io mi
prostrava per baciar l’ungia del piede di lui, ei m’impartì
l’onore di levarla, e d’accostarla galantissimamente alle mie labbra.
Non mi sono ignote tutte le critiche che mi son tirate addosso per aver
fatta menzione di quest’ultima circostanza. Essendo che i miei nemici
si son preso il piacere di spargere, che non era probabile che un
Personaggio sì illustre accordato avesse un sì strepitoso contrassegno
di favore a una Creatura di tanta inferiorità. Ma senza giustificare la
mia veracità su questo proposito con l’esempio di mille e mille
Viaggiatori, che memoria fanno dell’onorevole accoglimento che an lor
praticato i maggiori Monarchi; contenterommi di dire, che coloro che
rivocano in dubbio un somigliante tratto di galanteria del mio Padrone,
ignorano affatto sin a qual segno sieno civili ed obbliganti gli
-Houyhnhnms-.
Feci una profonda riverenza agli -Houyhnhnms- che accompagnato aveano il
mio Padrone; postomi poscia nella barchetta, dalla spiaggia mi allontanai.
CAPITOLO XI.
Quali pericoli asciugò l’Autore. Approda alla Nuova Olanda, sperando
di fissarsi il suo soggiorno. E’ferito con un colpo di freccia da un
Naturale del Paese, ed è trasportato sopra un Vascello di Portogallo.
Gli usa gran cortesie il Capitano, e arriva in Inghilterra l’Autore.
IL quindici Febbrajo 1715. ad ore nove della mattina, intrapresi
quest’infausto cammino. Era assai favorevole il vento; e pure da
principio io non messi in opera che i miei remi; Ma riflettendo che
stanco sarei ben presto, e che il vento cangiar potea, la mia picciola
vela alzai, e in questo modo con l’ajuto della Marea: feci una lega e
mezza per ora, per quanto mi sembrava.
Il Padrone e gli Amici suoi se ne restarono sul lido finchè interamente
mi avessero perduto di vista: e molte volte il Caval Sauro intesi, (che
per dir vero mi volea assai bene,) gridando con forte suono, -Hnuy illa
niha Majah Yahoo-: vi auguro un buon viaggio, amabile -Yahoo-.
Mio disegno era di scuoprire, se stato fosse possibile, qualche picciola
disabitata Isola, che somministrarmi avesse potuto quant’era necessario
per la conservazion del mio vivere, affin di passarmi tranquillamente i
restanti miei giorni: Sorte che io riputava assai superiore a qualunque
più luminoso posto che occupar potessi in una delle prime Corti
dell’-Europa-, sì spaventevole era l’idea che della società, e del
governo degli -Yahoos- io mi formava: imperocchè io ravvisava un
somigliante ritiramento come il solo soggiorno, ove consacrar potessi
tutti i miei pensieri alla memoria delle virtù degl’inimitabili
-Houyhnhnms-, senza essere esposto al funesto pericolo di ricadere in
tutti que’vizj, pe’quali io aveva un orror sì sincero.
Non sarà dimentico forse il Leggitore che io narrato gli abbia, che
coloro della mia Ciurma da’quali fui posto a terra, mi dissero
d’ignorare in qual parte del Mondo noi allora fossimo. Con tutto questo
io credetti di poter essere a dieci gradi all’-Ostro- del -Capo di
Buona Speranza-, o a 45. gradi di Latitudine -Meridionale-, per quanto
fummi lecito di conchiudere da certi loro ragionamenti, sopra il cammino
che si dovea tenere per giugnere a -Madaschar-. Nulladimeno ciò che io
udito avea, non mi esibiva che una debole conghiettura: ma come un tal
indizio valeva più che nulla: stabilj di proseguir sempre all’-Ostro-,
colla speranza di guadagnare la Costa -Occidentale- della -Nuova Olanda-,
e di colà ritrovarvi forse qualche Isola, tale che io la bramava. Il
vento era tutto al -Ponente-; e a sei ore della sera, avendo io fatte a
un di presso diciotto leghe: una picciola Isola scoprii, lontana una
mezza lega, o circa; che ben presto fu altresì da me superata.
Nell’abbordarvi, vidi che non era che una spezie di roccia, con un
picciolissimo Seno.
Entrai in questo Seno con la mia barchetta; e montato l’alto della
roccia, vidi distintamente al -Levante- un Paese che dall’-Ostro- a
-Tramontana- stendevasi. Passai la notte nel mio Vascello; e il giorno
dietro di buon mattino continuato avendo il Viaggio, in sett’ore alla
punta -Meridionale- della -Nuova Ollanda- pervenni; il che mi rassodò in
un’antica mia opinione; cioè che le nostre -Carte Geografiche-
delineano questo Paese tre gradi, per lo meno, più al -Levante-,
ch’egli realmente non è. Già alcuni Anni comunicai il mio sentimento
al buon Amico Signor -Moli-, e gli allegai le ragioni onde io mi fondava;
ma ei vole piuttosto esser seguace di altre autorità.
Non mi cadde sotto l’occhio Abitatore veruno nel luogo ove approdai; e
come mi mancavano l’arme, d’innoltrarmi non ardii nel Paese. Trovai
sui lido alcuni pesci a conchiglia che mangiai crudi; non arrischiandomi
d’accendere il fuoco per timore che i Paesani mi discoprissero. Per tre
giorni continui d’Ostriche e di Muscoli mi cibai, per risparmiare le
mie provvisioni; e per gran buona sorte rinvenni un ruscello
d’un’acqua squisitissima, che mi reccò il più sensibile piacere.
Avanzatomi un pò troppo nel Paese il quarto giorno, vidi sopra
un’eminenza venti o trenta persone, in distanza da me di circa
cinquecento verghe. D’Uomini di Donne, e di Fanciulli che stavano
d’intorno al fuoco totalmente ignudi, era composta quella Truppa. Fui
ravvisato da uno di loro che ne avvertì gli altri; e immediate cinque di
essi vennero alla mia volta. Mi affrettai di guadagnar il Lido: e
gittatomi nella mia barchetta, a forza di remi mi allontanai. I Selvaggj
scorgendo che io fuggiva, mi furono dietro: e innanzi che abbastanza
potessi distaccarmi, mi scoccarono una saetta, che profondamente piagommi
l’interior parte del ginocchio manco. Ne porto in oggi tuttavia il
marchio. Temei che la freccia non fosse venenata: e questo timore mi
suggerì di succiare la piaga subito che mi trovassi suori di portata
de’loro tiri. Tanto eseguj, e faci olla poscia il meglio che fù
possibile.
Io stava molto imbrogliato di me medesimo, non avendo l’ardire di
ritornarmene al luogo ove io avea sbarcato, cosicchè fui costretto di
rimettermi in Mare. Mentre io stava guattando qualche rifugio, vidi a
-Greco-Tramontana- una Vela che teneva il suo cammino verso di me. Esitai
molto se attendere dovessi, o no, quel Vascello: Ma finalmente sopra qual
altro si fosse riguardo vinsela il mio orrore per la razza degli -Yahoo-,
e a forza di voga fecemi riguadagnare quel picciolo Seno donde n’era
partito la mattina: pago piuttosto di farmi uccidere da quei Barbari, che
di vivere fra gli -Yahoos- dell’-Europa-. Per quanto potei, accostai
alla Spiaggia la mia barchetta, e dietro un sasso, che non molto era
lontano dal mentovato ruscello, mi nascosi.
A una mezza lega dal Seno diede a fondo il Vascello: il che concepir mi
fece qualche lusinga di non essere stato discoperto: ma crudelmente
m’ingannò la mia espettazione: essendo che nel tempo che io mi pasceva
di tale speranza, il Capitano spedì con lo Schito alcuni Uomini di sua
Ciurma per farvi dell’acqua. Ravvisarono coloro la mia barchetta, e
conghietturarono che non troppo lunge esser dovesse il propietario di
lei. Quattro di essi ben in arme mi fiutarono con ansietà, e ben presto
mi ritrovarono. Notai, la loro sorpresa di vedermi vestito e calzato sì
stranamente: quindi essi conchiudendo (a quel che poscia me ne dissero)
che io non fossi uno de’Naturali del Paese, i quali van tutti ignudi.
Un de’Marinaj mi pregò in -Portoghese- di alzarmi, e m’interrogò
chi fossi? Io intendeva assai bene quella favella: ed essendomi levato,
dissi che io era un povero -Yahoo- stato bandito da Paese degli
-Houyhnhnms-, e che gli scongiurava a lasciarmi andare. Restarono
attoniti nell’intendermi parlare il loro linguaggio, e si avvidero alla
mia carnagione, e alla mia fisonomia che io era un -Europeo-: ma non
capirono ciò che dir volessi per -Yahoos-, e per -Houyhnhnms-; e
scopiaron di ridere nel sentir il tuono onde io pronunziava questi
termini, che un non so che del nitrito de’Cavalli avea. Gli supplicai
di nuovo di permettere che me ne andassi: e senza attendere il rescritto
loro, già piano piano m’incamminava alla mia barchetta, allorchè
ritennermi per domandarmi, qual Paese sì fosse il mio? e donde venissi?
Dissi loro che io era nato in -Inghilterra-, daddove era seguita la mia
partenza da cinque anni, o circa addietre, e che in quel tempo il loro
Regno e il nostro stavano in pace: Che per questa ragione io mi lusingava
che essi non mi tratterebbono da nemico, poichè io non avea fatto loro
male di sorta: bensì io era un miserabile -Yahoo- che andava in traccia
d’un Diserto, per passarvi il resto dello sgraziato mio vivere.
Quando eglino a parlar cominciarono, mi sorprese un impercettibile
stordimento; parendomi ciò tanto stravagante, come se una Vacca parlato
avesse in -Inghilterra- o un -Yahoo- nel Paese degli -Houyhnhnms-.
Inferior alla mia non fu la maraviglia de’-Portoghesi-, vedendo i miei
vestiti, e sentendo i miei ragionamenti: La maniera onde io profferiva le
mie parole, riusciva per coloro qualche cosa di nuovo e
d’incomprensibile; comechè per altro ben eglino capissero tutto ciò
che in loro diceva. Mi parlarono con molta affabilità, e mi dissero
d’essere persuasi che il lor Capitano si sarebbe fatto un piacere di
trasferirmi a -Lisbona-, donde alla mia Patria ritornarmene avrei potuto;
che due di loro si sarebbero restituiti al Vascello per informar il
Capitano medesimo dell’Avventura, e per ricevere gli ordini di lui; che
per altro, se io non avessi giurato loro di non fuggirmene, si sarebbono
assicurati di me con la forza. Credei mio miglior partito il far loro una
somigliante promessa. Morivano di voglia di saper la mia Storia, ma
impefettissimamente rendei appagata la loro curiosità; e tutti
conghietturarono che i miei infortunj alterata avessero la mia Ragione.
Nel termine di due ore lo Schifo, il qual portato avea a bordo il Bottume
ripieno d’acqua, se ne rivenne con ordine del Capitano di condurmisi al
suo Vascello. A mani giunte e ginocchione scongiurai che mi si lasciasse
la libertà: ma qualunque mia supplica fu infruttuosa. Fui legato,
trasferito nello schifo, e abbordata che fu da noi la Nave, restai
condotto nella Camera del Capitano.
Nomavasi egli -Predo de Mendez-, gran Galantuomo e generosissimo.
Priegommi di dirgli se bisognassi di qualche cosa; che sarei stato
trattato al pari di lui medesimo mi accertò. Non fu mediocre la mia
sorpresa nel rinvenire in un -Yahoo- sì obbliganti maniere. Non ostante,
tutta la mia risposta fu, che io il supplicava che a mangiar mi si desse
qualche cosa di ciò che aveavi nella mia barchetta; ma egli recar mi
fece un pollastro, e una bottiglia di squisito vino, dando ordine mi si
allestisse un letto in un Camerino assai propio. Spogliarmi non volli; ma
mi corcai sopra le coltri, col disegno, infin che pranzassero i Marinaj,
di poter in un tratto guadagnar la coperta del Vascello, e di gettarmi in
mare; volendo piuttosto espormi al furor de’flutti, che vivere fra gli
-Yahoos- più lungo tempo. A mio dispetto me ne tenne impedito un della
Ciurma, e datone l’avviso al Capitano, fui nel mio camerino messo alla
catena.
Dopo desinare, venne a vedermi -Don Pedro-, e mi dimandò il motivo che
instigato aveami sì funesta risoluzione. Mi protestò di essere disposto
a rendermi qualunque possibile servigio, e in un modo parlommi di tanta
compitezza, che finalmente fui forzato di trattar con esso lui come con
un Animale non totalmente privo di Ragione. Gli feci un compendiato
racconto del mio Viaggio, della cospirazione delle mie Genti, del Paese
ove mi avean elleno abbandonato: e del mio soggiorno colà per tre anni
continui. Ei prese per una visione, o per un sogno tutto ciò che gli
narrai; il che offesemi a un segno che non so esprimere, avendo io
perduta affatto la facoltà di mentire; e per la ragione stessa, la
disposizione a sospettar altrui di menzogna. Loro interrogai, se al Paese
di lui si praticasse di dire -la cosa che non è-? E gli dichiarai che io
avea poco men che dimentico ciò ch’egli concepiva per Falsità; e che
se fossi soggiornato mill’anni nelle Terre degli -Houyhnhnms-, non vi
avrei intesa una sola bugia dal menomo de’loro Domestici, che mi era
cosa indifferente se egli prestasse fede a quanto io aveagli asserito, o
nò; che non ostante, per corrispondere alle civiltà di lui, io era
pronto a sciorre tutte le obbiezioni ch’egli d’intavolarmi si
compiacesse, e che di costrignerlo con un tal mezzo a rendere giustizia
alla mia veracità, io mi lusingava.
-Mendez-, ch’era un Uomo di spirito, procurò con molte quistioni di
convincermi come menzognero; ma vedendo che il tentativo non riuscivagli,
cominciò ad aver miglior opinione della mia schiettezza, o del mio buon
senso, Confessommi pure di essersi abbattuto in un Capitano di Vascello
-Olandese-, il quale aveagli detto, che messo piede a terra in
un’Isola, o in un Continente della -Nuova Ollanda-, avea veduto un
Cavallo che cacciava dinanzi a se molti Animali somiglianti esattamente a
que’che io avea descritti sotto il nome di -Yahoos-, con alcune altre
particolarità che il Capitan -Portogese- diceva più non ricordarsi,
avendole allora spacciate per solennissime bugie. Ma aggiunse; che
poichè io facea professione d’essere inviolabilmente ben affetto alla
Verità; io dovea impegnargli la mia parola d’onore, che per tutto il
Viaggio non intenterei sopra la mia vita; oppure ch’egli si
assicurerebbe di me, finchè a -Lisbona- capitati fossimo. Gliel promisi;
protestando nel tempo stesso, che non aveavi così pessimi trattamenti,
di soggiacer a’quali non mi contentassi, piuttosto che ritornarmene fra
gli -Yahoos-.
Non ci accadde cosa di gran momento per tutto il nostro Viaggio. Per
gratitudine verso il Capitano, io, cedea talvolta alle instanze di lui
perchè il conversassi qualch’ora; ed io procurava d’occultare i miei
sentimenti d’aversione, e di dispregio per gli Uomini: con tutto
questo, di quando in quando gli lasciava uscire, ed egli facea sembiante
di non badarvi. Io passava la maggior parte del giorno, solo, nel mio
Camerino, affin di rispiarmiarmi la vista di qualcuno della Ciurma.
Aveami sovente il Capitano sollecitato di gittare le mie selvagge
vestimenta, o offerto di che abbigliarmi da capo a piedi; ma
risolutamente ributtai l’esibizione, non volendo cuoprirmi con la
menoma cosa che servito avesse per Un -Yahoos-. Il pregai bensì di
prestarmi due camiscie nette; che essendo state ben lavate dopo
che’egli portate le avea, non potevano, al mio credere, tanto
contaminarmi. Di due in due giorni io mi metteva una di queste camiscie,
ed io stesso nel frattempo lavava l’altra.
Arrivamo a -Lisbona- il 5. -Novembre- 1715. Quando fu d’uopo por piede
a terra m’obbligò il Capitano a cuoprirmi col suo mantello, perchè la
Canaglia non si affollasse d’intorno a me. Fui condotto alla Casa di
lui, e a forza di permurose mie instanze, alloggiato fui nel più intimo
Appartamento. Lo scongiurai di non raccontar a chi che fosse ciò che
aveagli io detto in Proposito degli -Houyhnhnms-; mercè che una
somigliante Storia attratto avrebbe, non solamente un numero infinito di
persone in sua Casa per vedermi, ma eziandio avrebbemi esposto ad essere
messo in carcere, o bruciato per ordine dell’-Inquisizione-. Ottenne da
me il Capitano che io accettassi un compiuto fornimento di vestiti nuovi;
ma permettere non volli mai che il Sarto mi prendesse la misura;
nulladimeno assettavansi essi perfettamente al mio corpo, essendo -Don
Pedro- a un di presso del mio medesimo taglio. Diedemi altresì molte
altre robbe che mi bisognavano; ma prima d’usarle, per lo spazio di
venti e quattr’ore ebbi la cura d’esporle all’aria.
Il Capitano non avea Moglie, bensì tre Domestici, niuno de’quali, per
compiacermi, ci serviva in tavola. In una parola; erano sì obbliganti in
ogni azione a mio riguardo le maniere di lui, ed egli stesso era sì
ragionevole, per non essere dotato che d’una -umana- intelligenza, che
per dirla schiettamente, la sua conversazione cominciava a parermi assai
soffribile. Egli ebbe un grande ascendente sopra di me perchè mi
persuadessi d’adagiarmi in un altro Appartamento, le cui finestre sulla
strada riferivano. La prima volta che mi vi affacciai, tutto spavento
girai la testa. In minore spazio d’una settimana ei mi trasse fin sulla
porta della sua Abitazione, e trovai che a poco a poco lo spavento
scemava, ma che l’odio mio e il mio disprezzo per gli Uomini andava vie
più crescendo. Alla fine, divenni sì coraggioso, che spasseggiai con
esso lui per la Città.
-Don Pedro-, a cui io aveva fatta una distinta narazione de’miei
domestici affari, dissemi un giorno ch’er mi credea obbligato in
coscienza e in pontualità di ritornarmente alla mia Patria, e di passar
il resto de’miei giorni con mia Moglie e co’miei Figliuoli. Mi
avvertì che aveavi nel Porto un Vascello -Inglese- pronto alla Vela, e
mi assicurò che sarebbe cura di lui di tenermi provveduto di quanto al
mio Viaggio fosse necessario. Non annojerò per la mia parte i Leggitori
col ripeter loro gli argomenti di lui e le mie risposte. Si espresse egli
ch’era impossibile di rinvenir un’Isola tale che io la volea; ma che
in mia Casa sarei il Padrone, e che di vivervi in ritiramento sarebbe in
mio arbitrio.
In somma mi risegnai, convinto ch’egli avea ragione. Partì di
-Lisbona- li 24. -Novembre- sopra un Vascello -Inglese- di mercatanzia,
il cui Capitano, almen che io il sappia, io non vidi mai, non essendomi
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