Mi estesi indi su tutti gli altri punti oratorii che il desiderio di una interminabile vita e d'una perpetua felicità sublunare potevano suggerirmi. Poichè ebbi finito, il mio ascoltatore andò a spiegare agli altri, come dianzi, il sunto di tutto quel mio discorso, ed osservai che parlarono a lungo fra loro non senza più d'una risata a mie spese. Finalmente lo stesso personaggio tornò da me, e mi tenne questo ragionamento: -- «I miei compagni mi commettono rettificare alcuni equivoci da voi presi nel dar passata a molte miserie della natura umana che voi forse non siete obbligato a conoscere, e ciò li rende scusabili. La nascita degli struldbrug è un fenomeno particolare de' nostri paesi, e penso così perchè a Balnibarbi, o al Giappone, ove ho avuto l'onore di risedere quale ambasciatore di sua maestà, ho durato fatica a persuadere i nativi di que' due regni che un tal fenomeno fosse possibile. E dalla vostra sorpresa all'udirlo raccontare da me ho capito che tal cosa era affatto nuova e quasi incredibile anche per voi. Rimanendo ne' due regni di cui vi ho parlato, e conversando con molti, ho osservato che una vita longeva è la cosa più sospirata e generalmente desiderata; che chi aveva un piede nella fossa non mancava di tirare indietro l'altro con quanta forza lo poteva; che non v'era uomo sì vecchio, il quale non desiderasse vivere un giorno di più, e non considerasse la morte come la maggiore disgrazia di cui la natura gl'inspirava ad ogn'istante il ribrezzo. Solamente in quest'isola, vedete! il desiderio di vivere non è così fervido, e ne sapete il perchè? perchè abbiamo il continuo esempio dei struldbrug dinanzi agli occhi. -- «Il sistema di vivere che vi siete fabbricato è irragionevole ed ingiusto, perchè suppone una perpetuità di giovinezza, di salute e di vigore che nessun uomo, per quanto sia stravagante ne' suoi desiderii, può sperare di possedere[49]. Qui la quistione non è se un uomo si sceglierebbe di esser sempre nella primavera della gioventù, rallegrata da una costante salute e prosperità. Si tratta se s'augurerebbe la perpetuità della vita insieme con tutti i soliti guai che gli anni si portano seco. Benchè pochi uomini di giudizio volessero confessare di augurarsi una vita immortale a tal costo, pure ho veduto a Balnibarbi e al Giappone che ciascun uomo avrebbe voluta l'ora della sua morte il più possibile lontana, fosse pure indefinito al di là d'ogni immaginabile l'arrivo di tale ora; e rare volte ho udito parlare d'uomini che morissero volentieri, se non li premeva l'estremità dell'accoramento o degli spasimi fisici. Mi appello a voi se in tutti i paesi da voi percorsi non avete trovato negli uomini le stesse disposizioni d'animo. -- «Ma bisogna venir qui per vedere qualche cosa di diverso. I nostri struldbrug fanno d'ordinario tutte le cose loro come gli altri mortali sino ai trent'anni. Dopo tale età cominciano a mostrarsi malinconici e costernati, e questa malinconia e questa costernazione vanno sempre aumentandosi in loro sino agli ottant'anni. Sono cose che so dalla stessa loro confessione; altrimenti non ve n'essendo più di due o tre della loro specie nati in un secolo, sarebbero troppo pochi per dedurre ciò da un'osservazione generale. Giunti agli ottant'anni, che fra noi è giudicata l'estrema decrepitezza di un mortale, son presi non solo da tutte le stranezze e da tutte le infermità degli altri vecchi, ma da quelle in oltre che procedono dalla spaventosa prospettiva di non morir più. Non solamente sono caparbi, dispettosi, fantastici, sordidi, frivoli, ciarlieri; ma incapaci d'amicizia, morti ad ogni naturale affezione, che non discende mai più in giù de' loro pronipoti. L'invidia e i desiderii impotenti sono le loro passioni predominanti. Gli oggetti cui soprattutto è volta la loro invidia sono gli stravizzi dei giovani e le morti de' vecchi. Pensando ai primi, arrabbiano per l'impossibilità in cui sono di farne; quanto alla seconda di queste cose, invidiano a chi muore un porto di quiete ch'essi non possono sperare giammai. Non si ricordano d'altre cose, fuor quelle che impararono ed osservarono in loro gioventù e nell'età virile, e delle seconde anche imperfettamente; onde, quanto alla veracità ed ai particolari delle antiche storie, gli abbiamo con maggiore sicurezza dalle comuni tradizioni che dalle migliori loro rimembranze. I men grami di loro par sieno quelli che, rimbambiti prima degli altri, hanno perduta la memoria del tutto; almeno trovano chi, mossone a compassione, loro presta assistenza, perchè se non altro, mancano di molte pessime qualità che abbondano ne' loro colleghi. -- «Se accade che uno struldbrug si ammogli con una donna della sua razza, cioè immortale, la carità del governo scioglie il matrimonio quando il più giovine de' due coniugi è arrivato agli ottant'anni; perchè la legge estima una ragionevole indulgenza il non gravare d'una doppia miseria, qual è il peso di una moglie, il povero diavolo condannato a star sempre al mondo. -- «Appena hanno compiuti gli ottant'anni, vengono considerati siccome morti legalmente; gli eredi immediati dell'ottuagenario succedono ne' suoi possedimenti; vien sol prelevata una piccola porzione pel suo sostentamento; que' soli che non hanno nulla vengono mantenuti a spese del pubblico erario. Da quel momento sono avuti per inabili a qualsivoglia impiego di confidenza o di lucro; non possono comprare poderi nè condurne in affitto; non vengono ammessi per testimoni validi in un processo; nemmeno ove si trattasse di determinare antichi confini. -- «A novant'anni perdono tutti i denti ed i capelli; a quella età il palato non serve più a nessun uso; mangiano e bevono qualunque cibo o bevanda possano procacciarsi senza gustarla nè appetirla. Le malattie, alle quali erano soggetti, continuano d'allora in poi senza crescere nè diminuire. Parlando dimenticano le comuni denominazioni delle cose ed i nomi delle persone, fin de' loro più prossimi congiunti ed amici. Per lo stesso motivo non possono ritrarre veruna sorta di passatempo dal leggere, perchè la memoria non serve loro a connettere le ultime parole di una frase con quelle che la principiano, per lo che sono privi della ricreazione che potrebb'essere l'unica adatta per loro. -- «Siccome il linguaggio del paese soggiace a continue variazioni, lo struldbrug d'un secolo non intende l'idioma del secolo successivo, nè dopo due secoli son più capaci di tenere alcuna sorta di conversazione (eccetto poche generali parole) coi loro vicini mortali, donde deriva loro l'altro svantaggio di essere stranieri nel proprio paese in mezzo ai loro concittadini». Tal fu, per quauto posso ricordarmi, la descrizione che mi venne fatta di questi struldbrug. Ne vidi in appresso cinque o sei di differenti età, che da alcuni amici mi vennero in più volte fatti conoscere, ed il più giovine de' quali aveva due secoli. Ma per quanto venisse detto a costoro ch'io era un gran viaggiatore, e ch'io avea fatto l'intero giro del mondo, non venne loro la menoma volontà d'interrogarmi; unicamente mi chiesero di dar loro uno slumskludash, che vuol dire un piccolo contrassegno di ricordanza; modesta via di domandar la limosina, la qual cosa è ad essi proibita espressamente dalla legge, essendo eglino mantenuti, benchè per dir vero magrissimamente, a spese del pubblico. Sono disprezzati ed avuti in abborrimento da ogni classe di popolo. La loro nascita è considerata, come un avvenimento di mal augurio ricordato con molta particolarità; onde voi potete conoscere l'età d'uno struldbrug consultando il pubblico archivio, che per altro non risale al di là di mill'anni, perchè precedentemente fu distrutto in forza del tempo o delle calamità del paese. Ma l'usuale metodo di computare l'età degli struldburg è chieder loro i nomi dei re o de' grandi personaggi di cui possono ricordarsi e di consultare indi la storia; perchè infallibilmente l'ultimo principe rimasto nella loro mente non avrà principiato a regnare dopo il loro ottantesimo anno. Offrivano essi la più schifosa vista che immaginare si possa, e le donne erano anche più orribili degli uomini. Oltre all'usuale deformità della decrepitezza, acquistavano per soprappiù una sembianza di spettri, che cresceva, a proporzione de' loro anni in un modo di cui non s'ha idea; in una mezza dozzina d'essi, io discerneva i più vecchi, benchè non vi fosse fra loro la differenza all'incirca di uno o due secoli. Il leggitore non penerà a credere che da quanto udii e vidi il mio ardente desiderio della perpetuità della vita fu mitigato d'assai. Arrossii non so dir quanto delle rosee visioni ch'io m'era formate, e pensai che niun tiranno potrebbe inventare un supplizio sì atroce, al quale non mi sottomettessi di buon grado per evitare un tal genere d'immortalità. Saputosi dal re quanto era accaduto fra me ed i miei amici, mi diede con grazia la mia porzione di baia, e m'augurò ch'io potessi trasportare in patria una coppia di struldbrug per munire i miei concittadini contro alla paura della morte[50]; ma ciò, a quanto sembra, è proibito dalle leggi fondamentali di quel reame, altrimenti mi sarebbe piaciuto grandemente l'assumermi l'incomodo e le spese di un simile trasporto. Mi trovai nella necessità di convenire che le leggi di quel regno concernenti gli struldbrug erano fondate su fortissime ragioni e tali che qualunque paese, posto in parità di circostanze, si vedrebbe costretto adottarle. Altrimenti, l'avarizia essendo una ordinaria inevitabile conseguenza degli anni, quegl'immortali diverrebbero col tempo i proprietarii dell'intera contrada e de' suoi abitanti, e, usurpata la sovrana podestà, ed inabili ad amministrare, manderebbero in rovina il paese. CAPITOLO XI. L'autore parte da Luggnagg e fa vela per il Giappone. -- Di lì s'imbarca a bordo d'un bastimento olandese, arriva ad Amsterdam e d'Amsterdam in Inghilterra. Io voglio sperare che i pochi cenni da me dati intorno agli -struldbrug- non sieno dispiaciuti al lettore trattandosi di cosa che si toglie alquanto, mi pare, dall'ordinario; certo non mi ricordo averla letta in alcun altro libro di viaggi cadutomi per le mani. Se mai ne avessero parlato altri, sarò sempre scusato agli occhi di chi pensi che, se due viaggiatori s'abbattono a descrivere entrambi uno stesso paese, è indispensabile che, non potendo la verità essere in due maniere, il secondo ripeta la cosa detta dal primo, nè per questo gli si può apporre la taccia di plagiario. Veramente vi è un continuo commercio fra il regno di Luggnagg e l'impero del Giappone, e non è fuor del probabile che gli autori giapponesi abbiano fatta qualche menzione degli -struldbrug-; ma il mio soggiorno al Giappone fu sì breve, e la lingua dei Giapponesi mi è tanto estranea, che non mi trovai in istato di far veruna indagine su questo punto. Spero che gli Olandesi, dietro il cenno che ora ne ho pubblicato, faranno ulteriori ricerche e suppliranno a quanto io non ho potuto dire. Sua maestà luggnaggense, dopo avermi ripetutamente stimolato ad accettare un qualche impiego alla sua corte, e vedutomi assolutamente determinato di tornare alla mia patria, mi diede la permissione di partire, e m'onorò d'una sua commendatizia scritta di proprio pugno per l'imperatore del Giappone. Mi presentò ad un tempo di quattrocento quaranta quattro larghe piastre d'oro (poichè quella nazione è tenerissima dei numeri pari e simmetrici) e d'un diamante rosso, che giunto in Inghilterra, ho venduto per mille cento sterlini. Il 6 di maggio del 1709, mi accommiatai formalmente da sua maestà e da tutti i miei amici. La clemenza di quel monarca si estese a concedermi una guardia che m'accompagnasse sino a Glanguenstald, regio porto situato a libeccio dell'isola. Ivi, in termine di sei giorni trovai un bastimento alla vela per il Giappone ove arrivai dopo una navigazione di quindici giorni. Approdammo ad un piccolo porto, detto Xamoschi, situato a scirocco dal Giappone. La città cui è annesso, giace alla punta occidentale sopra un braccio di mare, a maestro del quale sorge Iedo, metropoli dell'impero[51]. All'atto del mio sbarco feci vedere la lettera del re di Luggnagg ai doganieri, i quali ne riconobbero perfettamente il suggello largo quanto il palmo della mia mano, e di cui l'impronta è un re che solleva da terra uno storpio mendico. Le magistrature civiche non appena udirono parlare del dispaccio da cui ero francheggiato, mi considerarono come un personaggio diplomatico; provedutomi di cocchi e di servi, fui trasportato colle mie bagaglie a Iedo, ove ammesso all'udienza di sua maestà imperiale, le presentai con tutte le cerimonie dell'etichetta le mie credenziali. L'imperatore dopo essersene fatto spiegare da un interprete il significato, questi mi autorizzò a nome del suo signore ad esporre le mie brame assicurandomi che le vedrei esaudite; tanto quel monarca si protestava affezionato al suo reale fratello di Luggnagg! L'interprete di sua maestà, che era un individuo impiegato nelle negoziazioni del Giappone coll'Olanda, mi prese tosto dalla mia fisonomia per un Europeo; quindi mi comunicò i voleri del suo monarca in idioma olandese, da lui parlato a perfezione. Gli risposi in parte colla verità sul labbro, in parte spacciando la necessaria menzogna ch'io m'era prefissa. -- «Sono infatti, gli dissi, un negoziante olandese, naufragato ad una rimotissima costa, donde ho viaggiato per terra e per mare sino a Luggnagg; di lì feci vela ai dominii della imperiale sua maestà giapponese. Imploro quindi umilissimamente il favore della lodata sua maestà onde io possa trasferirmi sano e salvo al porto di Naugasac». A tale preghiera ne aggiunsi un'altra. -- «Oserò io supplicare l'imperiale sua maestà a concedermi per un riguardo al mio protettore di Luggnagg un'altra grazia? Intendo la grazia di dispensarmi dalla cerimonia prescritta ai miei concittadini, quella cioè di camminare su l'immagine di un Crocifisso, perchè m'hanno condotto qui le mie disgrazie, non la voglia di trafficare». Poichè la seconda di tali inchieste fu spiegata all'imperatore, arricciò un pocolino il naso, e mi è stato poi riferito che disse: -- «Costui è il primo de' suoi compatriotti che abbia tirato a mano scrupoli su questo oggetto. Principio a dubitare se sia, o non sia olandese. Ho paura piuttosto che sia un cristiano[52]». Ciò non ostante quell'imperatore valutò, se non tutti i motivi da me allegati, quello certamente dei riguardi che professava al re di Luggnagg, onde volle adattarsi a questa da lui chiamata mia -bizzarria-; ma bisognò condurre un tal negozio con molta destrezza, e gli ufiziali imperiali ebbero l'ordine di lasciarmi passare immune da quella cerimonia (certamente sacrilega ai miei occhi) come per una loro svista, e ciò, fu detto, perchè, se gli altri Olandesi, miei compagni di navigazione, si fossero accorti che mi era stata usata una tale parzialità, m'avrebbero tagliate le canne della gola durante il viaggio. Fatti che ebbi per tal favore insolito i miei ringraziamenti, col sussidio sempre dell'interprete, il comandante d'un reggimento che veniva trasferito al porto di Naugasac, ebbe l'ordine di scortarmi colà in tutta sicurezza, e fu avvisato ad un tempo di quella tale esenzione accordatami e dei termini ne' quali mi venne concessa. Il 9 di giugno del 1709, mi trovai, dopo un lungo e penosissimo viaggio, a Naugasac. Colà incontrai tosto una brigata di marinai olandesi partiti d'Amsterdam su l'-Amboyna-, grosso bastimento di quattrocentocinquanta tonnellate. Essendo io vissuto lungamente in Olanda, ed avendo fatti i miei studi a Leida, parlavo perfettamente, credo avervelo detto, l'olandese. Que' marinai, saputo appena donde io veniva, si mostrarono curiosissimi di conoscere i miei viaggi e le mie avventure. Imbastii su alla meglio una leggenda corta e verisimile quanto potei per nasconder loro la maggior parte di quel che era vero; nè fummi difficile per aver conosciuta molta gente in Olanda ed avere a bizzeffe cognomi del volgo a mia disposizione per fabbricarmi dei congiunti; mi diedi quindi per un pover uomo della provincia di Gheldria. Avrei dato al loro capitano Teodoro Vangrult quello che m'avesse domandato per condurmi in Olanda; ma, poichè ebbe sentito da me ch'io era chirurgo, si contentò della metà del nolo ordinario, a patto che io prestassi nel bastimento l'opera della mia professione. Prima di mettere alla vela, alcuni della ciurma mi chiesero più d'una volta s'io aveva adempiuta quella tal cerimonia, dalla quale vi dissi che fui dispensato. Me la cavai con questa generale risposta. -- «Ho fatto, su tutti i punti, quanto mi è stato prescritto dall'imperatore e dalla corte». Nondimeno ci fu un furfante di marinaio che s'accostò all'ufiziale ed, accennando me, gli disse: -- «Quel galantuomo là ha fatto il gonzo per non pagar la gabella». Ci ebbe poco gusto, perchè l'ufiziale, che avea già ricevute a parte le sue istruzioni dalla corte, e che era alquanto manesco, gli diede una lezioncina di venti colpi di canna di bambù su le spalle. D'allora in poi nessuno m'ha più noiato con interrogazioni di simil fatta. Nulla accadde in questo viaggio che meriti essere commemorato. Arrivammo con vento propizio al Capo di Buona Speranza, ove non ci fermammo oltre al tempo necessario per provederci d'acqua dolce. Al 10 d'aprile del 1710, giugnemmo in ottimo essere ad Amsterdam con la sola perdita di tre uomini morti di malattia lungo il cammino e d'un quarto uomo caduto dall'albero di trinchetto in mare a poca distanza dalla costa della Guinea. Feci presto a lasciare Amsterdam, imbarcandomi in un piccolo legno mercantile, che apparteneva a questa città. Il 16 d'aprile, eravamo alle Dune. Sceso a terra nella successiva mattina, rividi anche una volta il mio nativo paese dopo esserne stato lontano cinque anni e sei interi mesi. Presi a dirittura la via di Redriff, ove arrivato nello stesso giorno alle due dopo il mezzodì, trovai mia moglie ed il restante della mia famiglia in ottima salute. FINE. INDICE NOTIZIA BIOGRAFICA E LETTERARIA DI GIONATAN SWIFT tolta da Gualtiero Scott Pag. v VIAGGIO A LILLIPUT. 1 CAPITOLO I. -- L'autore dà qualche notizia di sè medesimo e della sua famiglia. -- Prime cagioni che lo invogliarono di viaggiare il mondo. -- Naufragio e vita salvata a nuoto. Tocca sano e salvo la spiaggia a Lilliput; fatto prigioniero, è condotto attorno per quel paese3 CAPITOLO II. -- L'imperatore di Lilliput, accompagnato da parecchi dei suoi nobili, si reca a vedere l'autore nel luogo del suo confine. -- Descrizione della persona e delle vesti del monarca. -- Dotti incaricati d'insegnare all'autore la lingua del paese. -- Favore che questi si acquista per la sua mansuetudine e bontà di cuore. -- Visita fatta alle sue tasche; toltagli la spada e le pistole 19 CAPITOLO III. -- L'autore offre all'Imperatore ed alla sua nobiltà d'entrambi i sessi alcuni divertimenti che si tolgono dall'usato. -- Descrizione del passatempi della corte di Lilliput -- L'autore ottiene a certi patti la sua libertà 34 CAPITOLO IV. -- Si descrivono Mildendo, metropoli di Lilliput, e l'imperiale palazzo. -- Conversazione concernente gli affari dell'impero avutasi dall'autore con uno del principali segretarii. -- L'autore s'offre all'imperatore per servirlo nelle sue guerre 47 CAPITOLO V. -- Inaudito stratagemma di cui si vale l'autore per impedire un'invasione. -- Alto titolo d'onore conferitogli. -- Ambasciatori spediti con istanze di pace dall'imperatore di Blefuscu. -- Caso che mette in fiamme il palazzo dell'imperatore. -- Come l'autore arrivi a preservare il rimanente dell'edifizio 56 CAPITOLO VI. -- Su gli abitanti di Lilliput; su le loro cognizioni leggi ed usanze; loro metodo di educazione pei fanciulli. -- Sistema di vivere dell'autore in quel paese. -- Onore di una gran dama risarcito 66 CAPITOLO VII. -- L'autore, informato d'una macchinazione ordita per accusarlo d'alto tradimento, cerca scampo nel regno di Blefuscu. -- Accoglimento che vi trova 81 CAPITOLO VIII. -- Un fortunato caso somministra all'autore il mezzo di abbandonare quel paesi. Non senza dover prima superare alcune difficoltà, egli arriva finalmente sano e salvo nella sua nativa contrada 95 VIAGGIO A BROBDINGNAG. 105 CAPITOLO I. -- Descrizione di una fiera burrasca; scappavia staccato dal bastimento per provedere acqua dolce; l'autore vi si imbarca onde scoprire nuovi paesi. -- Abbandonato su la spiaggia, è preso da uno di quei nativi, e condotto alla casa di un fittaiuolo. -- Modo ond'è accolto; diversi casi occorsigli quivi. -- Descrizione degli abitanti di quella contrada 107 CAPITOLO II. -- Ritratto di una fanciulla figlia del fittaiuolo. -- L'autore è trasportato in un borgo, indi alla metropoli. -- Particolarità connesse con questo traslocamento 127 CAPITOLO III. -- L'autore è domandato alla corte. -- La regina lo compra dal suo padrone, il fittaiuolo, e lo presenta al re. -- Sue dispute coi primi sapienti addetti al servizio di sua maestà imperiale. -- Viene fabbricato in corte un appartamento a posta per lui. -- Salisce in gran favore presso la regina. -- Se la prende per l'onore della sua patria. -- Sue querele col nano della regina 138 CAPITOLO IV. -- Descrizione del paese. -- Proposta di ammenda alle moderne carte geografiche. -- Palazzo del re, ragguagli su la metropoli. -- Mezzi di trasporto adottati per le gite dell'autore. -- Descrizione della chiesa cattedrale151 CAPITOLO V. -- Casi curiosi occorsi all'autore. -- Giustizia fatta di un delinquente. -- L'autore dà prova di sua perizia nella navigazione163 CAPITOLO VI. -- Mezzi adoprati dall'autore per rendersi accetto di più al re ed alla regina. -- Dà prove di sua perizia nella musica. -- Il re s'informa su lo stato dell'Inghilterra, e ne riceve contezze dall'autore. -- Osservazioni del re a questo proposito 179 CAPITOLO VII. -- Amor di patria dell'autore. -- Proposta vantaggiosissima da lui fatta al re, e da questo rifiutata. -- Grande ignoranza del re in cose di politica. -- Dottrine di questo paese assai imperfette e limitate. -- Leggi, affari militari, fazioni 193 CAPITOLO VIII. -- Il re e la regina imprendono un viaggio alle frontiere. -- L'autore gli accompagna. -- In qual modo abbandoni il paese, e particolarità che si riferiscono a ciò. -- Suo ritorno nell'Inghilterra 204 VIAGGIO A LAPUTA. 223 CAPITOLO I. -- L'autore imprende il suo terzo viaggio. -- È preso dai pirati. -- Messo a peggior partito dalla malignità di un Olandese. -- Arriva in un'isola. -- Viene accolto dagli abitanti di Laputa 225 CAPITOLO II. -- Fare ed inclinazioni dei Laputiani -- Loro cognizioni. -- Il re e la sua corte. -- Accoglienza fatta all'autore. -- Crucci e paure di quegli abitanti. -- Donne di Laputa 235 CAPITOLO III. -- Un fenomeno che si spiega colla filosofia ed astronomia moderna. -- Grandi progressi dei Laputiani in questa seconda scienza. -- Metodo tenuto dal re per reprimere le ribellioni248 CAPITOLO IV. -- L'autore si congeda da Laputa, viene trasportato a Balnibarbi. -- Suo arrivo alla città capitale della nuova contrada. -- Descrizione di questa e dei paesi circonvicini. -- Ospitalità concessa da un distinto personaggio all'autore. -- Intertenimento che entrambi ebbero fra loro. 255 CAPITOLO V. -- L'autore ottiene la permissione di vedere la grande accademia di Lagado. -- Estesa descrizione di quest'accademia. -- Arti in cui si esercitano quei professori 265 CAPITOLO VI. -- Ulteriori notizie su l'accademia. -- Proposte di alcuni miglioramenti fatte dall'autore ed onorevolmente accolte 278 CAPITOLO VII. -- Lasciato Luggnagg, l'autore arriva a Maldonada. -- Non vi trova imbarchi pronti. -- Fa una breve scorsa all'isola di Glubbdubdrib. -- Accoglienza che trova presso il governatore 292 CAPITOLO VIII. -- Ulteriori racconti di apparizioni. -- Correzioni fatte alla storia antica e moderna 296 CAPITOLO IX. -- L'autore ritorna a Maldonada. -- Veleggia al regno di Luggnagg. -- È tenuto in arresto. -- Mandato a domandare dalla corte. -- Formalità della sua grande ammissione. -- Grande mansuetudine del re verso i suoi sudditi 305 CAPITOLO X. -- Alcuni cenni in lode degli abitanti di Luggnagg. -- Particolare descrizione degli struldbrug, e colloquii occorsi su questa razza d'individui tra l'autore e diversi ragguardevoli personaggi 311 CAPITOLO XI. -- L'autore parte da Luggnagg, e fa vela per il Giappone. -- Di lì si imbarca a bordo di un bastimento olandese, arriva ad Amsterdam, e da Amsterdam in Inghilterra324 NOTE: [1] Che in sostanza vuol dir -fola- o -filastrocca- e nient'altro, ma siccome -tub- vuol dir -botte-, i primi traduttori francesi, che in generale sapevano assai poco lo spirito della lingua inglese, intitolarono quest'opera -Conte du tonneau- (Novella della botte), titolo che non ha niente a che fare col libro. [2] Con buona pace del chiaro autore di questa biografia, io ne dedurrei piuttosto che vi sono e vi sono stati dei genii trascendenti ma rari, in tutte le età. [3] Il signor di Selevinges, autore anch'esso d'un'assai dotta e ben collazionata biografia di Swift, è persuaso che questa miss Waryng facesse le prime proposte a Swift per esserne sposata; che Swift si scansasse da ogni impegno con risposte galanti, ma non mai categoriche; che finalmente le ultime incalzanti istanze di miss Waryng determinassero Swift ad una risposta di disinganno, e questa risposta sarebbe stata la fredda lettera di cui qui parla l'autore della presente biografia. [4] Forse le lettere scritte da questo celebre statista durante le ultime sue ambasciate, che vennero pubblicate nel 1700, cioè due anni dopo la sua morte. Tutte le altre opere di Temple, compresavi l'-Introduzione alla storia dell'Inghilterra-, vennero pubblicate finchè era vivente. [5] Veggasi la lettera a Riccardo Sympson che segue questa notizia. [6] Il salto mortale del gran tesoriere di Lilliput, e il cuscino che lo salva da rompersi l'osso del collo (p. 36), allude al licenziamento di Walpole avvenuto nel 1717, che non venne confermato grazie alle sollecitazioni della duchessa di Kendal resasi il -cuscino salvatore- di Walpole. I salti dei nobili lilliputiani intrapresi col fine di guadagnare un filo azzurro o rosso o verde, satireggiano l'atto del ministero di Walpole, che moltiplicò a dismisura gli ordini e le ricompense annesse ai medesimi, istituendo l'ordine infimo del Bagno per interporre una più lunga trafila prima di arrivare a quello della Giarrettiera. [7] Intorno a Newton, Swift raccontava ancora come un giorno il suo servo, avendolo avvertito che la mensa era imbandita, nè vedendolo comparire, fosse tornato addietro, e lo trovasse salito sopra una scala da biblioteca appoggiata ad uno scaffale, con un libro nella mano sinistra, reggendosi il capo colla destra, assorto in tale estasi, che dopo averlo chiamato tre volte, gli convenne scuoterlo per distorlo dalla sua meditazione. Era ben questo l'ufizio del percussore. [8] Per molti anni Swift continuò ad avere, siccome formola del congedo che prendeva dai suoi amici, queste frasi: «Addio, miei cari, spero che non ci vedremo più in questo mondo.» Un giorno egli ed un ecclesiastico, suo collega, ebbero la buona sorte di essersi ritirati a tempo dal sito ove andò a cadere un grande specchio abbandonato alla propria gravità, per essersi spezzate d'improvviso le funi che lo sostenevano. Il suo compagno esclamò: «Siamo stati ben fortunati! -- Se non ci foste stato voi,» replicò Swift, «mi dorrei d'aver cangiato sito!» [9] I piccoli tiranni, cui si allude, erano i proconsoli spediti allora dal governo inglese nella misera Irlanda. [10] Non dirò certo d'essermi inorridito, ma credo che la buona creanza non permetterebbe ad un dilicato autore moderno l'entrare co' suoi leggitori in certi nauseosi particolari più del bisogno di accennarli in sfumatura. [11] Sollecitudine che non garbò niente a Swift, al quale il signor Desfontaines inviò la sua versione con mille scuse su i cangiamenti, ed il quale non ebbe da vero queste scuse per buone. [12] Il titolo di questa continuazione è il -Nuovo Gulliver- ossia i -Viaggi di Giovanni Gulliver, figlio del capitano Lemuel-. Uno scrittore francese ha detto: -Quest'opera ha tanto che fare col suo tipo quanto ne ha il- Telemaco -coll'-Odissea. -- Quello scrittore è stato troppo generoso verso il suo concittadino col prendere per termine di confronto il -Telemaco- di Fénélon; io lo avrei più volentieri cercato nella -Vita di Guerino detto il Meschino-. [13] Noi Italiani deploriamo tuttavia la perdita di un personaggio più che lombardo, europeo, appassionatissimo per questi giuochi di parole, la cui denominazione tecnica è divenuta -freddure-. È desso il Newton della fisica, lo scopritore della pila, il grande Volta. La più famosa di queste, perchè è freddura in freddura, è la seguente. Conversava di frequente con un'altra celebrità italiana del secolo scorso, il senatore Giovanni Paradisi, altrettanto avverso a tali freddure quanto le amava l'altro, che, essendo entrambi amicissimi, si dilettava talvolta perseguitarlo col dirne. Gliene aveva regalate diverse, e l'ultima, credo, fu questa: -Oggi pranzerò con una sconcordanza-; e la -sconcordanza- era un notabile Milanese, defunto anch'esso, don Luigi Perego (-Per ego-). Il conte Paradisi sclama: -- Ah! non -resisto-.» Il senator Volta replica: -- Chi ha mai detto questo sproposito? -- Che sproposito? ripete Paradisi. -- -Sisto- fu papa e non re». [14] -Summerset- o -summersault-, dice il testo. Qui l'autore dà uno schiarimento a parte per farne noto essere questo il salto con cui l'operatore salta in piedi sul così detto -trappolino-; vi poggia la testa e vi si libra con tutto il corpo sino alle calcagna, che si volgono sopra di essa, poi torna a saltare in piedi. [15] Qui l'autore, se non m'inganno, deride la mania dei tornei che era recente ai suoi giorni, e che in quest'epoca del progresso e dei -rococò- sembra tornare di moda in qualche paese della colta Europa. [16] L'autore sembra qui alludere o agli episcopali e presbiterani, o al whigh e ai tory, le cui guerre egli crede derivate da oggetti minimi e degni soltanto di riso, ma fatti gravi e portati a fatale esagerazione dal riscaldamento di parte. [17] L'allusione, come ognun vede, si riferisce all'infelice Carlo I ed a Giacomo II. [18] Il monarca cui si allude in questo ingegnoso casotto di burattini non è nient'altro che Luigi XIV; e, per dir vero, la flotta che questo gran re fece allestire nel 1689 per ricondurre il suo congiunto Giacomo II nel regno de' padri suoi gli fu appunto tanto utile quanto se un titano se la fosse con una mano portata via. [19] Qui, se non m'inganno, l'autore ha dimenticato che non potea nemmeno entrare in città vestito di giustacuore senza correre pericolo di rovinare coi cantoni di esso i tetti e le grondaie. [20] L'autore allude alla poca coltura del bel sesso, generale a' suoi giorni nell'Inghilterra ed altrove. Una tal critica non potrebbe oggigiorno applicarsi a nessuna donna civilmente educata di tutta l'Europa. [21] Hawkesworth, contemporaneo dell'autore del presente viaggio, soggiugne qui la nota seguente: «Con questi bislacchi ragionari l'autore ha probabilmente voluto mettere in derisione la boria di que' filosofi che hanno creduto bene l'accomodare alla loro testa la saggezza della provvidenza nella creazione e nel governo del mondo, e le cui cavillazioni sono speciose siccome quelle di questi saggi brobdingnaghiani, avuta sempre proporzione all'ignoranza di coloro cui vengono regalate». [22] È superfluo il notare che l'autore è inglese. [23] E pure nell'anno in cui si pubblicava questo viaggio, o piuttosto questa satira, nel 1727, moriva a Londra Isacco Newton, le sue ceneri venivano trasportate a Westminster e sosteneano le falde del suo panno funereo il gran cancelliere e tre pari del regno. Si stenta su le prime a capire come il signor Swift, che è stato testimonio degli onori tributati in vita e dopo morte a quel genio del mondo e dei secoli, abbia potuto apporre una sì ingiusta taccia alla sua patria: quella cioè di non avere in onore le matematiche applicate alle cose utili, chè nulla al certo havvi ad immaginarsi più utile dell'avere spiegati colle matematiche i grandi fenomeni dell'universo. La biografia dell'autore scritta da Walter-Scott spiega alcune di queste anomalie; oltrechè Swift, scrittore satirico, può essersi sdegnato al vedere nel tempo stesso applicate le matematiche a rami di sapere, secondo lui, più parassiti e, secondo tutti, più renitenti ad essere trattati col calcolo. In que' giorni stessi all'incirca il celebre Reid stabiliva essere -il merito morale proporzionale ad una frazione che abbia il bene prodotto per numeratore, e la deposizione dell'agente per denominatore-. Convien credere che tal modo di esprimersi, ancorchè giusto, non garbasse troppo al nostro autore. Infatti nel periodo che viene dopo, se la prende col metafisico trascendentalismo, non prevedendo che la scuola scozzese, della quale appunto Reid fu il fondatore, sarebbe divenuta, a mal grado di un lusso di calcolo talvolta oserei dire ridicolo, una fra le più ragguardevoli filosofiche scuole; o può anche darsi che mentre Reid teneva in sostanza le rette vie, molti si perdessero nei labirinti dell'errore, più frequenti al certo in metafisica che in verun'altra facoltà. Vediamo la stessa cosa anche negli uomini del secolo decimonono. Abbiamo pianto, pochi anni sono, un Fourier ed un Paoli, da pochi giorni in qua piangiamo un Poisson, ci gloriamo giustamente d'un Gauss, d'un Bordoni, d'un Libri. Onoriamo ancora più d'un grande metafisico, come Vittore Cousin ed altri sommi Francesi, Alemanni ed Italiani; ma vive nel tempo stesso più d'un metafisico trascendentalista che potrebbe eccitare la bile di qualche novello Swift. [24] Fiume dell'America settentrionale, posto fra i laghi Eriè ed Ontario. La sua cateratta, una delle più formidabili dell'Europa, è divisa in due dall'isola Goat, quella dalla parte dell'alto Canadà larga cinquecento piedi, trecentocinquanta l'altra dalla parte degli Stati Uniti, alte entrambe centocinquanta piedi; si pretende che il rimbombo ne sia udito ad una distanza di cinquanta leghe. [25] Venti regolari e periodici che regnano particolarmente nell'oceano occidentale fra I tropici col nome d'-alisei-, e nei mari dell'India con quello di -monsoni-. [26] Si crede che diverse fra le idee fondamentali di questo viaggio a Laputa sieno state suggerite al dottore Swift da una novella scritta da Francesco Godwin, vescovo di Liandaff, intitolata: -L'Uomo nella Luna-. [27] Qui l'autore si prefigge di porre in ridicolo coloro che professano un genere di parassita metafisica già satireggiato da lui anche nel suo viaggio a Brobdingnag, e che consumano il loro tempo in cose non meno assurde delle faccende dei Laputiani. [28] Ed effettivamente tutte queste malinconie passarono per la testa di ragguardevoli filosofi del secolo decimosettimo e della prima metà del decimottavo. [29] Si vede che Swift, come generalmente una gran parte de' sommi uomini de' due secoli scorsi, credendo che tutto si fosse perfezionato sotto i loro auspizi, era nemico acerrimo d'ogni tentativo verso il progresso, onde prorompeva in queste amarissime satire che esageravano i difetti inseparabili da ogni nuovo tentativo senza pensare che i difetti si vanno ammendando da sè e le conseguenze del nuovi tentativi rimangono. È superfluo il citarne esempi ai dì nostri nei prodigi del vapore ed in mille altre scoperte gigantesche che sarebbe stata follia l'immaginare soltanto un mezzo secolo fa. [30] Tocchiamo con mano oggidì se tale immaginazione fosse una chimera, ed era vergogna che la trovasse tale un uomo siccome Swift, il quale non potea certo ignorare il famoso detto o piuttosto assioma d'Archimede un po' più antico di lui: -Dic ubi consistam-, ecc. [31] Guai, e con ragione, ai dì nostri, allo scrittor di romanzi che s'avvisasse promovere il riso a costo di tanta nausea! Ma Swift era posteriore di poco a que' giorni in cui Molière su le scene francesi facea che le serve dalle finestre aspergessero della stessa mercanzia gli amanti veduti di mal occhio dalle loro padrone. [32] La natura stessa di diversi fra gli scherzi usati dall'autore mostrerebbe, se non si sapesse d'altronde, in qual misero stato fossero ai suoi giorni le scienze chimiche. [33] Qui l'autore evidentemente allude alla grande lite che fu agitata a tutti i tribunali scientifici dell'Europa per decidere se Leibnitz avesse rubata a Newton la scoperta del calcolo differenziale sol cangiando il nome di -flussioni- nell'altro d'-aumenti infinitesimi-. La società reale di Londra condannò Leibnitz, che ne morì di crepacuore. Con più giustizia altre accademie europee ed in appresso i posteri hanno giudicato che que' due genii immortali videro la stessa cosa per vie diverse e senza comunicare menomamente fra loro; anzi un genio italiano e dell'universo, di cui deplorammo la perdita in questo secolo, e ben degno di essere arbitro fra que' due sommi, ne ha fatto conoscere come Newton avesse fondata su principii più analitici e quindi più evidenti la sua scoperta, poi gli divenissero in tal qual modo sospetti per una svista di calcolo occorsagli che non era colpa di que' principii; e gli abbandonasse per rimettersi nelle vie più brevi ma men concepibili dell'infinitesimo. I principii abbandonati da Newton, riassunti da Lagrange, hanno dato origine alla grand'opera delle -Funzioni Analitiche- ed i prestigi dell'infinitesimo suo spariti. [34] Il -progettista- satireggiato in questo luogo era, giusta ogni apparenza, Leibnitz che aveva immaginata la possibilità di una lingua universale filosofica per tutti i popoli della terra. [35] Tutto questo tratto è una satira contra i governi ed i governanti di quel secolo, singolarmente intesa contra Guglielmo III di Nassau che, divenuto re d'Inghilterra, i partigiani di Giacomo II riguardavano come un usurpatore, e che non seppe troppo farsi amare nemmeno da quella fazione inglese per opera della quale salì sul trono. [36] Parrà incredibile alle età che verranno e, sia detto a lode del secolo decimonono, par già incredibile alla nostra gioventù che per quasi tutto il secolo decimottavo siasi avuto fra le più alte società dell'Europa come un amabile vezzo il disonorare più donne che si potea, appartenessero pure alle classi più ragguardevoli, col vantare, o vere o inventate, le furtive loro condiscendenze, coll'avverare in somma la parte del don Giovanni. I Francesi consacrarono anzi una parola, adottala in appresso dagl'inglesi, dagl'italiani, e credo dall'intera Europa, ad indicare questi cari enti. Poco mancò che l'essere un -roué-, un -aimable roué- non passasse per un titolo d'onore. Il dramma del signor Dumas intitolato -Mademoiselle de Belle-Isle- perderebbe gran parte della sua vaghezza agli occhi di chi non sapesse questa bella prerogativa dei nostri antenati e, quanto a me, posso dire d'alcuni miei defunti contemporanei. [37] Anagramma impuro di Britannia. [38] London, in somma Londra. [39] Il signor Hawkesworth, uno dei comentatori dello Swift, per provare che questa satira non è una mera invenzione, cita il processo fatto al vescovo di Rochester, signore di Atterbury, qual leggesi nel volume VI delle cause di stato dell'Inghilterra. Che nell'epoca in cui vivea Gionata Swift, calda tuttavia delle discordie civili che copersero di sangue il suolo inglese, si sieno inventate congiure non esistenti, e commessi orridi assurdi per farle credere vere, è cosa, naturalissima, ma darebbe un calcio ad ogni storica verità chi su la fede dell'autore credesse che a quei giorni non vi fossero mai state vere congiure. [40] Si sa come Tito Livio, il quale tal volta si diletta ricamare di filastrocche la sua storia, sott'altri aspetti stupenda, ne abbia voluto far credere che Annibale impedito di procedere avanti col suo esercito da un dorso di montagna, facesse abbruciare sul dirupo enormi cataste di legna, indi versarvi sopra molta copia d'aceto che ammollì il masso al segno di poterlo segare. [41] Saggiamente l'autore ha escluso da questo sestumvirato Catone il Censore, bisavolo di questo, che è conosciuto anche col predicato di Uticense. Molti atti del primo dimostrano che, più delle virtù, amava l'apparenza della virtù. Nell'Uticense al contrario, come ha detto il presidente di Montesquieu, la virtù era lo scopo, la gloria derivata dalla virtù l'accessorio. [42] Quel gran Cancelliere d'Inghilterra vissuto tra i secoli decimoquinto e decimosesto, famoso per sapere ed incontaminata integrità che lo condusse sul palco di morte sotto il tirannico regno di Enrico VIII. [43] Vescovo di Tessalonica vissuto nel secolo decimosecondo, che pubblicò i -Commentari sopra Omero e Dionigi il geografo-. [44] O sia Pietro le Ramée, vissuto nel secolo decimosesto, autore delle -Animadversiones in dialecticam Aristotelis-, che, riprovate da una commissione di dotti istituita da Francesco I, fruttarono a chi le pubblicò il disdoro di essere fischiato fin ne' teatri. [45] Così in questa parte come nel successivo periodo, Aristotele, o sia Swift che lo fa parlare, si è mostrato finora un gran cattivo profeta. [46] Dotto Urbinate, vissuto nel secolo decimosesto, che passato in Inghilterra al seguito del cardinale Corneto che vi si trasferì per riscuotere il danaro di san Pietro, vi si fermò lungo tempo. Fra sue molte opere scritte in latino vi è una -Storia d'Inghilterra-, ed una -Raccolta d'adagi o proverbi-. [47] Pandaro è un personaggio mitologico della guerra troiana che introdotto dalla fantasia di Shakespeare nella sua -Criseide- fu convertito in un mezzano di tresche amorose. Questo personaggio fece adottare agl'Inglesi la parola -pandanism- che si sa ora che cosa voglia dire. [48] Venti regolari e periodici, che si dividono in due sorte: gli alisei che regnano costantemente nell'oceano occidentale fra i tropici, ed i monsoni che ne' mari dell'India spirano sei mesi da una parte e sei dall'altra. In queste acque favolose del nostro viaggiatore, sarebbe difficile il determinare se quel vento di commercio fosse un aliseo o un monsone. [49] Se vogliamo, come osserva il signor Hawkesworth, è ben maggiore la stravaganza d'immaginarsi di poter essere immortale che, supposta l'immortalità, il figurarsi una perpetuità di giovinezza, salute e vigore, che sola, volendo ragionare su gl'impossibili, potria mantenere una tale perpetuità. Quanto al personaggio qui posto su la scena dall'autore, aveva sempre o si finge che avesse sempre innanzi agli occhi uomini immortali, ma soggetti a tutte le malattie e miserie dei mortali, e nei quali queste infelicità crescessero cogli anni. Egli dunque parlava con una sua evidenza alla mano, nè pensava abbastanza che il suo interlocutore, non avvezzo a convivere con uomini immortali nel senso letterale di tale parola, era ben lontano dall'avere tutta questa evidenza. [50] Il signor Hawkesworth, citato nella nota precedente, non crede che un tal espediente, suppostane la possibilità, guarentisse gli uomini dalla paura della morte più di quanto la quasi sicurezza di rompersi le gambe o le braccia rattiene dai gettarsi giù da una finestra quell'infelice che si vede d'ogni parte investito da un incendio appiccatosi alla sua casa. [51] Primo punto di terra, ora la geografia dell'autore, dopo il suo sbarco a Laputa, cessa di essere favolosa, perchè veramente Iedo è la metropoli civile del Giappone, mentre Meaco ne è la metropoli sacerdotale. [52] Poichè questa costumanza, che certo disonora la cristianità, è o è stata storica; convien credere che i negozianti olandesi, la maggior parte de' quali è bensì di cristiani, ma non di cattolici, quando si sono trovati al Giappone, abbiano rinnegato, per gl'interessi del loro traffico, il cristianesimo. Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. 1 ' 2 . , 3 , , , 4 ' 5 . , 6 : 7 8 - - « 9 10 , . 11 ' , 12 , , ' 13 , 14 ' 15 . ' 16 17 . ' , 18 , 19 ; 20 ' ; ' 21 , , 22 23 ' ' . ' , 24 ! , 25 ? 26 . 27 28 - - « 29 , , 30 , ' , 31 [ ] . 32 , 33 . ' 34 35 . 36 , 37 ' 38 , ' 39 ' ; 40 ' , ' 41 ' . 42 43 ' . 44 45 - - « . 46 ' 47 ' . 48 , 49 ' . 50 ; ' 51 , 52 ' . ' , 53 ' , 54 , 55 56 . , , , 57 , , ; ' , 58 , ' . 59 ' . 60 61 ' . , 62 ' ; 63 , ' 64 . ' , 65 ' , 66 ; , 67 , 68 . 69 , , 70 ; , 71 , , , 72 ' . 73 74 - - « 75 , , 76 ' ' ; 77 78 ' , , 79 . 80 81 - - « ' , 82 ; ' 83 ' ; 84 ; ' 85 . 86 ; 87 ; 88 ; 89 . 90 91 - - « ' ; 92 ; 93 . , 94 , ' 95 . 96 , ' . 97 98 , 99 , 100 ' ' . 101 102 - - « , 103 ' ' , 104 105 ( ) , 106 ' 107 » . 108 109 , , 110 . 111 , , 112 ' . 113 ' , ' ' 114 , ' ; 115 , 116 ; , 117 , 118 , , . 119 120 . 121 , 122 ; ' 123 ' , 124 ' , 125 . 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