Mi estesi indi su tutti gli altri punti oratorii che il desiderio di
una interminabile vita e d'una perpetua felicità sublunare potevano
suggerirmi. Poichè ebbi finito, il mio ascoltatore andò a spiegare agli
altri, come dianzi, il sunto di tutto quel mio discorso, ed osservai
che parlarono a lungo fra loro non senza più d'una risata a mie
spese. Finalmente lo stesso personaggio tornò da me, e mi tenne questo
ragionamento:
-- «I miei compagni mi commettono rettificare alcuni equivoci da voi
presi nel dar passata a molte miserie della natura umana che voi
forse non siete obbligato a conoscere, e ciò li rende scusabili. La
nascita degli struldbrug è un fenomeno particolare de' nostri paesi,
e penso così perchè a Balnibarbi, o al Giappone, ove ho avuto l'onore
di risedere quale ambasciatore di sua maestà, ho durato fatica a
persuadere i nativi di que' due regni che un tal fenomeno fosse
possibile. E dalla vostra sorpresa all'udirlo raccontare da me ho
capito che tal cosa era affatto nuova e quasi incredibile anche per
voi. Rimanendo ne' due regni di cui vi ho parlato, e conversando con
molti, ho osservato che una vita longeva è la cosa più sospirata e
generalmente desiderata; che chi aveva un piede nella fossa non mancava
di tirare indietro l'altro con quanta forza lo poteva; che non v'era
uomo sì vecchio, il quale non desiderasse vivere un giorno di più, e
non considerasse la morte come la maggiore disgrazia di cui la natura
gl'inspirava ad ogn'istante il ribrezzo. Solamente in quest'isola,
vedete! il desiderio di vivere non è così fervido, e ne sapete il
perchè? perchè abbiamo il continuo esempio dei struldbrug dinanzi agli
occhi.
-- «Il sistema di vivere che vi siete fabbricato è irragionevole ed
ingiusto, perchè suppone una perpetuità di giovinezza, di salute e di
vigore che nessun uomo, per quanto sia stravagante ne' suoi desiderii,
può sperare di possedere[49]. Qui la quistione non è se un uomo si
sceglierebbe di esser sempre nella primavera della gioventù, rallegrata
da una costante salute e prosperità. Si tratta se s'augurerebbe la
perpetuità della vita insieme con tutti i soliti guai che gli anni si
portano seco. Benchè pochi uomini di giudizio volessero confessare di
augurarsi una vita immortale a tal costo, pure ho veduto a Balnibarbi
e al Giappone che ciascun uomo avrebbe voluta l'ora della sua morte
il più possibile lontana, fosse pure indefinito al di là d'ogni
immaginabile l'arrivo di tale ora; e rare volte ho udito parlare
d'uomini che morissero volentieri, se non li premeva l'estremità
dell'accoramento o degli spasimi fisici. Mi appello a voi se in tutti
i paesi da voi percorsi non avete trovato negli uomini le stesse
disposizioni d'animo.
-- «Ma bisogna venir qui per vedere qualche cosa di diverso. I nostri
struldbrug fanno d'ordinario tutte le cose loro come gli altri mortali
sino ai trent'anni. Dopo tale età cominciano a mostrarsi malinconici
e costernati, e questa malinconia e questa costernazione vanno sempre
aumentandosi in loro sino agli ottant'anni. Sono cose che so dalla
stessa loro confessione; altrimenti non ve n'essendo più di due o tre
della loro specie nati in un secolo, sarebbero troppo pochi per dedurre
ciò da un'osservazione generale. Giunti agli ottant'anni, che fra noi
è giudicata l'estrema decrepitezza di un mortale, son presi non solo
da tutte le stranezze e da tutte le infermità degli altri vecchi,
ma da quelle in oltre che procedono dalla spaventosa prospettiva di
non morir più. Non solamente sono caparbi, dispettosi, fantastici,
sordidi, frivoli, ciarlieri; ma incapaci d'amicizia, morti ad ogni
naturale affezione, che non discende mai più in giù de' loro pronipoti.
L'invidia e i desiderii impotenti sono le loro passioni predominanti.
Gli oggetti cui soprattutto è volta la loro invidia sono gli stravizzi
dei giovani e le morti de' vecchi. Pensando ai primi, arrabbiano
per l'impossibilità in cui sono di farne; quanto alla seconda di
queste cose, invidiano a chi muore un porto di quiete ch'essi non
possono sperare giammai. Non si ricordano d'altre cose, fuor quelle
che impararono ed osservarono in loro gioventù e nell'età virile, e
delle seconde anche imperfettamente; onde, quanto alla veracità ed ai
particolari delle antiche storie, gli abbiamo con maggiore sicurezza
dalle comuni tradizioni che dalle migliori loro rimembranze. I men
grami di loro par sieno quelli che, rimbambiti prima degli altri,
hanno perduta la memoria del tutto; almeno trovano chi, mossone a
compassione, loro presta assistenza, perchè se non altro, mancano di
molte pessime qualità che abbondano ne' loro colleghi.
-- «Se accade che uno struldbrug si ammogli con una donna della sua
razza, cioè immortale, la carità del governo scioglie il matrimonio
quando il più giovine de' due coniugi è arrivato agli ottant'anni;
perchè la legge estima una ragionevole indulgenza il non gravare
d'una doppia miseria, qual è il peso di una moglie, il povero diavolo
condannato a star sempre al mondo.
-- «Appena hanno compiuti gli ottant'anni, vengono considerati siccome
morti legalmente; gli eredi immediati dell'ottuagenario succedono
ne' suoi possedimenti; vien sol prelevata una piccola porzione pel
suo sostentamento; que' soli che non hanno nulla vengono mantenuti a
spese del pubblico erario. Da quel momento sono avuti per inabili a
qualsivoglia impiego di confidenza o di lucro; non possono comprare
poderi nè condurne in affitto; non vengono ammessi per testimoni
validi in un processo; nemmeno ove si trattasse di determinare antichi
confini.
-- «A novant'anni perdono tutti i denti ed i capelli; a quella età il
palato non serve più a nessun uso; mangiano e bevono qualunque cibo o
bevanda possano procacciarsi senza gustarla nè appetirla. Le malattie,
alle quali erano soggetti, continuano d'allora in poi senza crescere nè
diminuire. Parlando dimenticano le comuni denominazioni delle cose ed i
nomi delle persone, fin de' loro più prossimi congiunti ed amici. Per
lo stesso motivo non possono ritrarre veruna sorta di passatempo dal
leggere, perchè la memoria non serve loro a connettere le ultime parole
di una frase con quelle che la principiano, per lo che sono privi della
ricreazione che potrebb'essere l'unica adatta per loro.
-- «Siccome il linguaggio del paese soggiace a continue variazioni, lo
struldbrug d'un secolo non intende l'idioma del secolo successivo, nè
dopo due secoli son più capaci di tenere alcuna sorta di conversazione
(eccetto poche generali parole) coi loro vicini mortali, donde deriva
loro l'altro svantaggio di essere stranieri nel proprio paese in mezzo
ai loro concittadini».
Tal fu, per quauto posso ricordarmi, la descrizione che mi venne fatta
di questi struldbrug. Ne vidi in appresso cinque o sei di differenti
età, che da alcuni amici mi vennero in più volte fatti conoscere, ed il
più giovine de' quali aveva due secoli. Ma per quanto venisse detto a
costoro ch'io era un gran viaggiatore, e ch'io avea fatto l'intero giro
del mondo, non venne loro la menoma volontà d'interrogarmi; unicamente
mi chiesero di dar loro uno slumskludash, che vuol dire un piccolo
contrassegno di ricordanza; modesta via di domandar la limosina, la
qual cosa è ad essi proibita espressamente dalla legge, essendo eglino
mantenuti, benchè per dir vero magrissimamente, a spese del pubblico.
Sono disprezzati ed avuti in abborrimento da ogni classe di popolo.
La loro nascita è considerata, come un avvenimento di mal augurio
ricordato con molta particolarità; onde voi potete conoscere l'età
d'uno struldbrug consultando il pubblico archivio, che per altro non
risale al di là di mill'anni, perchè precedentemente fu distrutto
in forza del tempo o delle calamità del paese. Ma l'usuale metodo di
computare l'età degli struldburg è chieder loro i nomi dei re o de'
grandi personaggi di cui possono ricordarsi e di consultare indi la
storia; perchè infallibilmente l'ultimo principe rimasto nella loro
mente non avrà principiato a regnare dopo il loro ottantesimo anno.
Offrivano essi la più schifosa vista che immaginare si possa, e le
donne erano anche più orribili degli uomini. Oltre all'usuale deformità
della decrepitezza, acquistavano per soprappiù una sembianza di
spettri, che cresceva, a proporzione de' loro anni in un modo di cui
non s'ha idea; in una mezza dozzina d'essi, io discerneva i più vecchi,
benchè non vi fosse fra loro la differenza all'incirca di uno o due
secoli.
Il leggitore non penerà a credere che da quanto udii e vidi il mio
ardente desiderio della perpetuità della vita fu mitigato d'assai.
Arrossii non so dir quanto delle rosee visioni ch'io m'era formate,
e pensai che niun tiranno potrebbe inventare un supplizio sì atroce,
al quale non mi sottomettessi di buon grado per evitare un tal genere
d'immortalità. Saputosi dal re quanto era accaduto fra me ed i miei
amici, mi diede con grazia la mia porzione di baia, e m'augurò ch'io
potessi trasportare in patria una coppia di struldbrug per munire i
miei concittadini contro alla paura della morte[50]; ma ciò, a quanto
sembra, è proibito dalle leggi fondamentali di quel reame, altrimenti
mi sarebbe piaciuto grandemente l'assumermi l'incomodo e le spese di un
simile trasporto.
Mi trovai nella necessità di convenire che le leggi di quel regno
concernenti gli struldbrug erano fondate su fortissime ragioni e tali
che qualunque paese, posto in parità di circostanze, si vedrebbe
costretto adottarle. Altrimenti, l'avarizia essendo una ordinaria
inevitabile conseguenza degli anni, quegl'immortali diverrebbero col
tempo i proprietarii dell'intera contrada e de' suoi abitanti, e,
usurpata la sovrana podestà, ed inabili ad amministrare, manderebbero
in rovina il paese.
CAPITOLO XI.
L'autore parte da Luggnagg e fa vela per il Giappone. -- Di lì
s'imbarca a bordo d'un bastimento olandese, arriva ad Amsterdam e
d'Amsterdam in Inghilterra.
Io voglio sperare che i pochi cenni da me dati intorno agli
-struldbrug- non sieno dispiaciuti al lettore trattandosi di cosa
che si toglie alquanto, mi pare, dall'ordinario; certo non mi ricordo
averla letta in alcun altro libro di viaggi cadutomi per le mani. Se
mai ne avessero parlato altri, sarò sempre scusato agli occhi di chi
pensi che, se due viaggiatori s'abbattono a descrivere entrambi uno
stesso paese, è indispensabile che, non potendo la verità essere in due
maniere, il secondo ripeta la cosa detta dal primo, nè per questo gli
si può apporre la taccia di plagiario.
Veramente vi è un continuo commercio fra il regno di Luggnagg e
l'impero del Giappone, e non è fuor del probabile che gli autori
giapponesi abbiano fatta qualche menzione degli -struldbrug-; ma il
mio soggiorno al Giappone fu sì breve, e la lingua dei Giapponesi mi
è tanto estranea, che non mi trovai in istato di far veruna indagine
su questo punto. Spero che gli Olandesi, dietro il cenno che ora ne ho
pubblicato, faranno ulteriori ricerche e suppliranno a quanto io non ho
potuto dire.
Sua maestà luggnaggense, dopo avermi ripetutamente stimolato ad
accettare un qualche impiego alla sua corte, e vedutomi assolutamente
determinato di tornare alla mia patria, mi diede la permissione di
partire, e m'onorò d'una sua commendatizia scritta di proprio pugno
per l'imperatore del Giappone. Mi presentò ad un tempo di quattrocento
quaranta quattro larghe piastre d'oro (poichè quella nazione è
tenerissima dei numeri pari e simmetrici) e d'un diamante rosso, che
giunto in Inghilterra, ho venduto per mille cento sterlini.
Il 6 di maggio del 1709, mi accommiatai formalmente da sua maestà e da
tutti i miei amici. La clemenza di quel monarca si estese a concedermi
una guardia che m'accompagnasse sino a Glanguenstald, regio porto
situato a libeccio dell'isola. Ivi, in termine di sei giorni trovai un
bastimento alla vela per il Giappone ove arrivai dopo una navigazione
di quindici giorni. Approdammo ad un piccolo porto, detto Xamoschi,
situato a scirocco dal Giappone. La città cui è annesso, giace alla
punta occidentale sopra un braccio di mare, a maestro del quale sorge
Iedo, metropoli dell'impero[51]. All'atto del mio sbarco feci vedere
la lettera del re di Luggnagg ai doganieri, i quali ne riconobbero
perfettamente il suggello largo quanto il palmo della mia mano, e di
cui l'impronta è un re che solleva da terra uno storpio mendico. Le
magistrature civiche non appena udirono parlare del dispaccio da cui
ero francheggiato, mi considerarono come un personaggio diplomatico;
provedutomi di cocchi e di servi, fui trasportato colle mie bagaglie a
Iedo, ove ammesso all'udienza di sua maestà imperiale, le presentai con
tutte le cerimonie dell'etichetta le mie credenziali. L'imperatore dopo
essersene fatto spiegare da un interprete il significato, questi mi
autorizzò a nome del suo signore ad esporre le mie brame assicurandomi
che le vedrei esaudite; tanto quel monarca si protestava affezionato
al suo reale fratello di Luggnagg! L'interprete di sua maestà, che era
un individuo impiegato nelle negoziazioni del Giappone coll'Olanda, mi
prese tosto dalla mia fisonomia per un Europeo; quindi mi comunicò i
voleri del suo monarca in idioma olandese, da lui parlato a perfezione.
Gli risposi in parte colla verità sul labbro, in parte spacciando la
necessaria menzogna ch'io m'era prefissa.
-- «Sono infatti, gli dissi, un negoziante olandese, naufragato ad
una rimotissima costa, donde ho viaggiato per terra e per mare sino
a Luggnagg; di lì feci vela ai dominii della imperiale sua maestà
giapponese. Imploro quindi umilissimamente il favore della lodata sua
maestà onde io possa trasferirmi sano e salvo al porto di Naugasac».
A tale preghiera ne aggiunsi un'altra.
-- «Oserò io supplicare l'imperiale sua maestà a concedermi per un
riguardo al mio protettore di Luggnagg un'altra grazia? Intendo la
grazia di dispensarmi dalla cerimonia prescritta ai miei concittadini,
quella cioè di camminare su l'immagine di un Crocifisso, perchè m'hanno
condotto qui le mie disgrazie, non la voglia di trafficare».
Poichè la seconda di tali inchieste fu spiegata all'imperatore,
arricciò un pocolino il naso, e mi è stato poi riferito che disse:
-- «Costui è il primo de' suoi compatriotti che abbia tirato a mano
scrupoli su questo oggetto. Principio a dubitare se sia, o non sia
olandese. Ho paura piuttosto che sia un cristiano[52]».
Ciò non ostante quell'imperatore valutò, se non tutti i motivi
da me allegati, quello certamente dei riguardi che professava al
re di Luggnagg, onde volle adattarsi a questa da lui chiamata mia
-bizzarria-; ma bisognò condurre un tal negozio con molta destrezza,
e gli ufiziali imperiali ebbero l'ordine di lasciarmi passare immune
da quella cerimonia (certamente sacrilega ai miei occhi) come per
una loro svista, e ciò, fu detto, perchè, se gli altri Olandesi, miei
compagni di navigazione, si fossero accorti che mi era stata usata una
tale parzialità, m'avrebbero tagliate le canne della gola durante il
viaggio. Fatti che ebbi per tal favore insolito i miei ringraziamenti,
col sussidio sempre dell'interprete, il comandante d'un reggimento che
veniva trasferito al porto di Naugasac, ebbe l'ordine di scortarmi colà
in tutta sicurezza, e fu avvisato ad un tempo di quella tale esenzione
accordatami e dei termini ne' quali mi venne concessa.
Il 9 di giugno del 1709, mi trovai, dopo un lungo e penosissimo
viaggio, a Naugasac. Colà incontrai tosto una brigata di marinai
olandesi partiti d'Amsterdam su l'-Amboyna-, grosso bastimento di
quattrocentocinquanta tonnellate. Essendo io vissuto lungamente in
Olanda, ed avendo fatti i miei studi a Leida, parlavo perfettamente,
credo avervelo detto, l'olandese. Que' marinai, saputo appena donde
io veniva, si mostrarono curiosissimi di conoscere i miei viaggi e le
mie avventure. Imbastii su alla meglio una leggenda corta e verisimile
quanto potei per nasconder loro la maggior parte di quel che era
vero; nè fummi difficile per aver conosciuta molta gente in Olanda ed
avere a bizzeffe cognomi del volgo a mia disposizione per fabbricarmi
dei congiunti; mi diedi quindi per un pover uomo della provincia di
Gheldria. Avrei dato al loro capitano Teodoro Vangrult quello che
m'avesse domandato per condurmi in Olanda; ma, poichè ebbe sentito da
me ch'io era chirurgo, si contentò della metà del nolo ordinario, a
patto che io prestassi nel bastimento l'opera della mia professione.
Prima di mettere alla vela, alcuni della ciurma mi chiesero più d'una
volta s'io aveva adempiuta quella tal cerimonia, dalla quale vi dissi
che fui dispensato. Me la cavai con questa generale risposta.
-- «Ho fatto, su tutti i punti, quanto mi è stato prescritto
dall'imperatore e dalla corte».
Nondimeno ci fu un furfante di marinaio che s'accostò all'ufiziale ed,
accennando me, gli disse:
-- «Quel galantuomo là ha fatto il gonzo per non pagar la gabella».
Ci ebbe poco gusto, perchè l'ufiziale, che avea già ricevute a parte le
sue istruzioni dalla corte, e che era alquanto manesco, gli diede una
lezioncina di venti colpi di canna di bambù su le spalle. D'allora in
poi nessuno m'ha più noiato con interrogazioni di simil fatta.
Nulla accadde in questo viaggio che meriti essere commemorato.
Arrivammo con vento propizio al Capo di Buona Speranza, ove non ci
fermammo oltre al tempo necessario per provederci d'acqua dolce. Al 10
d'aprile del 1710, giugnemmo in ottimo essere ad Amsterdam con la sola
perdita di tre uomini morti di malattia lungo il cammino e d'un quarto
uomo caduto dall'albero di trinchetto in mare a poca distanza dalla
costa della Guinea. Feci presto a lasciare Amsterdam, imbarcandomi in
un piccolo legno mercantile, che apparteneva a questa città.
Il 16 d'aprile, eravamo alle Dune. Sceso a terra nella successiva
mattina, rividi anche una volta il mio nativo paese dopo esserne stato
lontano cinque anni e sei interi mesi. Presi a dirittura la via di
Redriff, ove arrivato nello stesso giorno alle due dopo il mezzodì,
trovai mia moglie ed il restante della mia famiglia in ottima salute.
FINE.
INDICE
NOTIZIA BIOGRAFICA E LETTERARIA DI GIONATAN SWIFT
tolta da Gualtiero Scott Pag. v
VIAGGIO A LILLIPUT. 1
CAPITOLO I. -- L'autore dà qualche notizia di sè medesimo
e della sua famiglia. -- Prime cagioni che lo invogliarono di
viaggiare il mondo. -- Naufragio e vita salvata a nuoto.
Tocca sano e salvo la spiaggia a Lilliput; fatto
prigioniero, è condotto attorno per quel paese3
CAPITOLO II. -- L'imperatore di Lilliput, accompagnato
da parecchi dei suoi nobili, si reca a vedere l'autore nel
luogo del suo confine. -- Descrizione della persona e delle
vesti del monarca. -- Dotti incaricati d'insegnare
all'autore la lingua del paese. -- Favore che questi si
acquista per la sua mansuetudine e bontà di cuore. -- Visita
fatta alle sue tasche; toltagli la spada e le
pistole 19
CAPITOLO III. -- L'autore offre all'Imperatore ed alla sua
nobiltà d'entrambi i sessi alcuni divertimenti che si tolgono
dall'usato. -- Descrizione del passatempi della corte di
Lilliput -- L'autore ottiene a certi patti la sua
libertà 34
CAPITOLO IV. -- Si descrivono Mildendo, metropoli di Lilliput,
e l'imperiale palazzo. -- Conversazione concernente gli affari
dell'impero avutasi dall'autore con uno del principali
segretarii. -- L'autore s'offre all'imperatore per servirlo
nelle sue guerre 47
CAPITOLO V. -- Inaudito stratagemma di cui si vale l'autore
per impedire un'invasione. -- Alto titolo d'onore
conferitogli. -- Ambasciatori spediti con istanze di pace
dall'imperatore di Blefuscu. -- Caso che mette in fiamme
il palazzo dell'imperatore. -- Come l'autore arrivi a preservare
il rimanente dell'edifizio 56
CAPITOLO VI. -- Su gli abitanti di Lilliput; su le loro
cognizioni leggi ed usanze; loro metodo di educazione pei
fanciulli. -- Sistema di vivere dell'autore in quel
paese. -- Onore di una gran dama risarcito 66
CAPITOLO VII. -- L'autore, informato d'una macchinazione
ordita per accusarlo d'alto tradimento, cerca scampo nel
regno di Blefuscu. -- Accoglimento che vi trova 81
CAPITOLO VIII. -- Un fortunato caso somministra all'autore
il mezzo di abbandonare quel paesi. Non senza dover prima
superare alcune difficoltà, egli arriva finalmente sano e
salvo nella sua nativa contrada 95
VIAGGIO A BROBDINGNAG. 105
CAPITOLO I. -- Descrizione di una fiera burrasca; scappavia
staccato dal bastimento per provedere acqua dolce; l'autore
vi si imbarca onde scoprire nuovi paesi. -- Abbandonato su la
spiaggia, è preso da uno di quei nativi, e condotto alla casa
di un fittaiuolo. -- Modo ond'è accolto; diversi casi occorsigli
quivi. -- Descrizione degli abitanti di quella contrada 107
CAPITOLO II. -- Ritratto di una fanciulla figlia del
fittaiuolo. -- L'autore è trasportato in un borgo, indi alla
metropoli. -- Particolarità connesse con questo
traslocamento 127
CAPITOLO III. -- L'autore è domandato alla corte. -- La regina
lo compra dal suo padrone, il fittaiuolo, e lo presenta al
re. -- Sue dispute coi primi sapienti addetti al servizio di
sua maestà imperiale. -- Viene fabbricato in corte un
appartamento a posta per lui. -- Salisce in gran favore
presso la regina. -- Se la prende per l'onore della sua
patria. -- Sue querele col nano della regina 138
CAPITOLO IV. -- Descrizione del paese. -- Proposta di ammenda
alle moderne carte geografiche. -- Palazzo del re, ragguagli
su la metropoli. -- Mezzi di trasporto adottati per le gite
dell'autore. -- Descrizione della chiesa cattedrale151
CAPITOLO V. -- Casi curiosi occorsi all'autore. -- Giustizia
fatta di un delinquente. -- L'autore dà prova di sua perizia
nella navigazione163
CAPITOLO VI. -- Mezzi adoprati dall'autore per rendersi
accetto di più al re ed alla regina. -- Dà prove di sua
perizia nella musica. -- Il re s'informa su lo stato
dell'Inghilterra, e ne riceve contezze
dall'autore. -- Osservazioni del re a questo
proposito 179
CAPITOLO VII. -- Amor di patria dell'autore. -- Proposta
vantaggiosissima da lui fatta al re, e da questo
rifiutata. -- Grande ignoranza del re in cose di
politica. -- Dottrine di questo paese assai imperfette e
limitate. -- Leggi, affari militari, fazioni 193
CAPITOLO VIII. -- Il re e la regina imprendono un viaggio
alle frontiere. -- L'autore gli accompagna. -- In qual modo
abbandoni il paese, e particolarità che si riferiscono
a ciò. -- Suo ritorno nell'Inghilterra 204
VIAGGIO A LAPUTA. 223
CAPITOLO I. -- L'autore imprende il suo terzo viaggio. -- È
preso dai pirati. -- Messo a peggior partito dalla malignità
di un Olandese. -- Arriva in un'isola. -- Viene accolto dagli
abitanti di Laputa 225
CAPITOLO II. -- Fare ed inclinazioni dei Laputiani -- Loro
cognizioni. -- Il re e la sua corte. -- Accoglienza fatta
all'autore. -- Crucci e paure di quegli abitanti. -- Donne di
Laputa 235
CAPITOLO III. -- Un fenomeno che si spiega colla filosofia
ed astronomia moderna. -- Grandi progressi dei Laputiani
in questa seconda scienza. -- Metodo tenuto dal re per
reprimere le ribellioni248
CAPITOLO IV. -- L'autore si congeda da Laputa, viene
trasportato a Balnibarbi. -- Suo arrivo alla città capitale
della nuova contrada. -- Descrizione di questa e dei paesi
circonvicini. -- Ospitalità concessa da un distinto
personaggio all'autore. -- Intertenimento che entrambi
ebbero fra loro. 255
CAPITOLO V. -- L'autore ottiene la permissione di vedere
la grande accademia di Lagado. -- Estesa descrizione di
quest'accademia. -- Arti in cui si esercitano quei
professori 265
CAPITOLO VI. -- Ulteriori notizie su l'accademia. -- Proposte
di alcuni miglioramenti fatte dall'autore ed onorevolmente
accolte 278
CAPITOLO VII. -- Lasciato Luggnagg, l'autore arriva a
Maldonada. -- Non vi trova imbarchi pronti. -- Fa una breve
scorsa all'isola di Glubbdubdrib. -- Accoglienza che trova
presso il governatore 292
CAPITOLO VIII. -- Ulteriori racconti di apparizioni. --
Correzioni fatte alla storia antica e moderna 296
CAPITOLO IX. -- L'autore ritorna a Maldonada. -- Veleggia al
regno di Luggnagg. -- È tenuto in arresto. -- Mandato a
domandare dalla corte. -- Formalità della sua grande
ammissione. -- Grande mansuetudine del re verso i suoi
sudditi 305
CAPITOLO X. -- Alcuni cenni in lode degli abitanti di
Luggnagg. -- Particolare descrizione degli struldbrug, e
colloquii occorsi su questa razza d'individui tra l'autore
e diversi ragguardevoli personaggi 311
CAPITOLO XI. -- L'autore parte da Luggnagg, e fa vela per
il Giappone. -- Di lì si imbarca a bordo di un bastimento
olandese, arriva ad Amsterdam, e da Amsterdam in
Inghilterra324
NOTE:
[1] Che in sostanza vuol dir -fola- o -filastrocca- e nient'altro,
ma siccome -tub- vuol dir -botte-, i primi traduttori francesi, che
in generale sapevano assai poco lo spirito della lingua inglese,
intitolarono quest'opera -Conte du tonneau- (Novella della botte),
titolo che non ha niente a che fare col libro.
[2] Con buona pace del chiaro autore di questa biografia, io ne
dedurrei piuttosto che vi sono e vi sono stati dei genii trascendenti
ma rari, in tutte le età.
[3] Il signor di Selevinges, autore anch'esso d'un'assai dotta e
ben collazionata biografia di Swift, è persuaso che questa miss
Waryng facesse le prime proposte a Swift per esserne sposata; che
Swift si scansasse da ogni impegno con risposte galanti, ma non mai
categoriche; che finalmente le ultime incalzanti istanze di miss Waryng
determinassero Swift ad una risposta di disinganno, e questa risposta
sarebbe stata la fredda lettera di cui qui parla l'autore della
presente biografia.
[4] Forse le lettere scritte da questo celebre statista durante le
ultime sue ambasciate, che vennero pubblicate nel 1700, cioè due
anni dopo la sua morte. Tutte le altre opere di Temple, compresavi
l'-Introduzione alla storia dell'Inghilterra-, vennero pubblicate
finchè era vivente.
[5] Veggasi la lettera a Riccardo Sympson che segue questa notizia.
[6] Il salto mortale del gran tesoriere di Lilliput, e il cuscino che
lo salva da rompersi l'osso del collo (p. 36), allude al licenziamento
di Walpole avvenuto nel 1717, che non venne confermato grazie alle
sollecitazioni della duchessa di Kendal resasi il -cuscino salvatore-
di Walpole. I salti dei nobili lilliputiani intrapresi col fine di
guadagnare un filo azzurro o rosso o verde, satireggiano l'atto del
ministero di Walpole, che moltiplicò a dismisura gli ordini e le
ricompense annesse ai medesimi, istituendo l'ordine infimo del Bagno
per interporre una più lunga trafila prima di arrivare a quello della
Giarrettiera.
[7] Intorno a Newton, Swift raccontava ancora come un giorno il suo
servo, avendolo avvertito che la mensa era imbandita, nè vedendolo
comparire, fosse tornato addietro, e lo trovasse salito sopra una
scala da biblioteca appoggiata ad uno scaffale, con un libro nella mano
sinistra, reggendosi il capo colla destra, assorto in tale estasi, che
dopo averlo chiamato tre volte, gli convenne scuoterlo per distorlo
dalla sua meditazione. Era ben questo l'ufizio del percussore.
[8] Per molti anni Swift continuò ad avere, siccome formola del
congedo che prendeva dai suoi amici, queste frasi: «Addio, miei cari,
spero che non ci vedremo più in questo mondo.» Un giorno egli ed un
ecclesiastico, suo collega, ebbero la buona sorte di essersi ritirati
a tempo dal sito ove andò a cadere un grande specchio abbandonato
alla propria gravità, per essersi spezzate d'improvviso le funi che
lo sostenevano. Il suo compagno esclamò: «Siamo stati ben fortunati! --
Se non ci foste stato voi,» replicò Swift, «mi dorrei d'aver cangiato
sito!»
[9] I piccoli tiranni, cui si allude, erano i proconsoli spediti allora
dal governo inglese nella misera Irlanda.
[10] Non dirò certo d'essermi inorridito, ma credo che la buona creanza
non permetterebbe ad un dilicato autore moderno l'entrare co' suoi
leggitori in certi nauseosi particolari più del bisogno di accennarli
in sfumatura.
[11] Sollecitudine che non garbò niente a Swift, al quale il signor
Desfontaines inviò la sua versione con mille scuse su i cangiamenti, ed
il quale non ebbe da vero queste scuse per buone.
[12] Il titolo di questa continuazione è il -Nuovo Gulliver- ossia
i -Viaggi di Giovanni Gulliver, figlio del capitano Lemuel-. Uno
scrittore francese ha detto: -Quest'opera ha tanto che fare col suo
tipo quanto ne ha il- Telemaco -coll'-Odissea. -- Quello scrittore
è stato troppo generoso verso il suo concittadino col prendere
per termine di confronto il -Telemaco- di Fénélon; io lo avrei più
volentieri cercato nella -Vita di Guerino detto il Meschino-.
[13] Noi Italiani deploriamo tuttavia la perdita di un personaggio più
che lombardo, europeo, appassionatissimo per questi giuochi di parole,
la cui denominazione tecnica è divenuta -freddure-. È desso il Newton
della fisica, lo scopritore della pila, il grande Volta. La più famosa
di queste, perchè è freddura in freddura, è la seguente. Conversava
di frequente con un'altra celebrità italiana del secolo scorso, il
senatore Giovanni Paradisi, altrettanto avverso a tali freddure quanto
le amava l'altro, che, essendo entrambi amicissimi, si dilettava
talvolta perseguitarlo col dirne. Gliene aveva regalate diverse, e
l'ultima, credo, fu questa: -Oggi pranzerò con una sconcordanza-; e la
-sconcordanza- era un notabile Milanese, defunto anch'esso, don Luigi
Perego (-Per ego-). Il conte Paradisi sclama: -- Ah! non -resisto-.»
Il senator Volta replica: -- Chi ha mai detto questo sproposito? -- Che
sproposito? ripete Paradisi. -- -Sisto- fu papa e non re».
[14] -Summerset- o -summersault-, dice il testo. Qui l'autore dà uno
schiarimento a parte per farne noto essere questo il salto con cui
l'operatore salta in piedi sul così detto -trappolino-; vi poggia
la testa e vi si libra con tutto il corpo sino alle calcagna, che si
volgono sopra di essa, poi torna a saltare in piedi.
[15] Qui l'autore, se non m'inganno, deride la mania dei tornei che
era recente ai suoi giorni, e che in quest'epoca del progresso e dei
-rococò- sembra tornare di moda in qualche paese della colta Europa.
[16] L'autore sembra qui alludere o agli episcopali e presbiterani,
o al whigh e ai tory, le cui guerre egli crede derivate da oggetti
minimi e degni soltanto di riso, ma fatti gravi e portati a fatale
esagerazione dal riscaldamento di parte.
[17] L'allusione, come ognun vede, si riferisce all'infelice Carlo I ed
a Giacomo II.
[18] Il monarca cui si allude in questo ingegnoso casotto di burattini
non è nient'altro che Luigi XIV; e, per dir vero, la flotta che questo
gran re fece allestire nel 1689 per ricondurre il suo congiunto Giacomo
II nel regno de' padri suoi gli fu appunto tanto utile quanto se un
titano se la fosse con una mano portata via.
[19] Qui, se non m'inganno, l'autore ha dimenticato che non potea
nemmeno entrare in città vestito di giustacuore senza correre pericolo
di rovinare coi cantoni di esso i tetti e le grondaie.
[20] L'autore allude alla poca coltura del bel sesso, generale a'
suoi giorni nell'Inghilterra ed altrove. Una tal critica non potrebbe
oggigiorno applicarsi a nessuna donna civilmente educata di tutta
l'Europa.
[21] Hawkesworth, contemporaneo dell'autore del presente viaggio,
soggiugne qui la nota seguente: «Con questi bislacchi ragionari
l'autore ha probabilmente voluto mettere in derisione la boria di
que' filosofi che hanno creduto bene l'accomodare alla loro testa la
saggezza della provvidenza nella creazione e nel governo del mondo,
e le cui cavillazioni sono speciose siccome quelle di questi saggi
brobdingnaghiani, avuta sempre proporzione all'ignoranza di coloro cui
vengono regalate».
[22] È superfluo il notare che l'autore è inglese.
[23] E pure nell'anno in cui si pubblicava questo viaggio, o piuttosto
questa satira, nel 1727, moriva a Londra Isacco Newton, le sue ceneri
venivano trasportate a Westminster e sosteneano le falde del suo panno
funereo il gran cancelliere e tre pari del regno. Si stenta su le prime
a capire come il signor Swift, che è stato testimonio degli onori
tributati in vita e dopo morte a quel genio del mondo e dei secoli,
abbia potuto apporre una sì ingiusta taccia alla sua patria: quella
cioè di non avere in onore le matematiche applicate alle cose utili,
chè nulla al certo havvi ad immaginarsi più utile dell'avere spiegati
colle matematiche i grandi fenomeni dell'universo. La biografia
dell'autore scritta da Walter-Scott spiega alcune di queste anomalie;
oltrechè Swift, scrittore satirico, può essersi sdegnato al vedere nel
tempo stesso applicate le matematiche a rami di sapere, secondo lui,
più parassiti e, secondo tutti, più renitenti ad essere trattati col
calcolo. In que' giorni stessi all'incirca il celebre Reid stabiliva
essere -il merito morale proporzionale ad una frazione che abbia
il bene prodotto per numeratore, e la deposizione dell'agente per
denominatore-. Convien credere che tal modo di esprimersi, ancorchè
giusto, non garbasse troppo al nostro autore. Infatti nel periodo
che viene dopo, se la prende col metafisico trascendentalismo, non
prevedendo che la scuola scozzese, della quale appunto Reid fu il
fondatore, sarebbe divenuta, a mal grado di un lusso di calcolo
talvolta oserei dire ridicolo, una fra le più ragguardevoli filosofiche
scuole; o può anche darsi che mentre Reid teneva in sostanza le rette
vie, molti si perdessero nei labirinti dell'errore, più frequenti
al certo in metafisica che in verun'altra facoltà. Vediamo la stessa
cosa anche negli uomini del secolo decimonono. Abbiamo pianto, pochi
anni sono, un Fourier ed un Paoli, da pochi giorni in qua piangiamo un
Poisson, ci gloriamo giustamente d'un Gauss, d'un Bordoni, d'un Libri.
Onoriamo ancora più d'un grande metafisico, come Vittore Cousin ed
altri sommi Francesi, Alemanni ed Italiani; ma vive nel tempo stesso
più d'un metafisico trascendentalista che potrebbe eccitare la bile di
qualche novello Swift.
[24] Fiume dell'America settentrionale, posto fra i laghi Eriè ed
Ontario. La sua cateratta, una delle più formidabili dell'Europa, è
divisa in due dall'isola Goat, quella dalla parte dell'alto Canadà
larga cinquecento piedi, trecentocinquanta l'altra dalla parte degli
Stati Uniti, alte entrambe centocinquanta piedi; si pretende che il
rimbombo ne sia udito ad una distanza di cinquanta leghe.
[25] Venti regolari e periodici che regnano particolarmente nell'oceano
occidentale fra I tropici col nome d'-alisei-, e nei mari dell'India
con quello di -monsoni-.
[26] Si crede che diverse fra le idee fondamentali di questo viaggio a
Laputa sieno state suggerite al dottore Swift da una novella scritta da
Francesco Godwin, vescovo di Liandaff, intitolata: -L'Uomo nella Luna-.
[27] Qui l'autore si prefigge di porre in ridicolo coloro che
professano un genere di parassita metafisica già satireggiato da lui
anche nel suo viaggio a Brobdingnag, e che consumano il loro tempo in
cose non meno assurde delle faccende dei Laputiani.
[28] Ed effettivamente tutte queste malinconie passarono per la testa
di ragguardevoli filosofi del secolo decimosettimo e della prima metà
del decimottavo.
[29] Si vede che Swift, come generalmente una gran parte de' sommi
uomini de' due secoli scorsi, credendo che tutto si fosse perfezionato
sotto i loro auspizi, era nemico acerrimo d'ogni tentativo verso il
progresso, onde prorompeva in queste amarissime satire che esageravano
i difetti inseparabili da ogni nuovo tentativo senza pensare che i
difetti si vanno ammendando da sè e le conseguenze del nuovi tentativi
rimangono. È superfluo il citarne esempi ai dì nostri nei prodigi del
vapore ed in mille altre scoperte gigantesche che sarebbe stata follia
l'immaginare soltanto un mezzo secolo fa.
[30] Tocchiamo con mano oggidì se tale immaginazione fosse una
chimera, ed era vergogna che la trovasse tale un uomo siccome Swift,
il quale non potea certo ignorare il famoso detto o piuttosto assioma
d'Archimede un po' più antico di lui: -Dic ubi consistam-, ecc.
[31] Guai, e con ragione, ai dì nostri, allo scrittor di romanzi che
s'avvisasse promovere il riso a costo di tanta nausea! Ma Swift era
posteriore di poco a que' giorni in cui Molière su le scene francesi
facea che le serve dalle finestre aspergessero della stessa mercanzia
gli amanti veduti di mal occhio dalle loro padrone.
[32] La natura stessa di diversi fra gli scherzi usati dall'autore
mostrerebbe, se non si sapesse d'altronde, in qual misero stato fossero
ai suoi giorni le scienze chimiche.
[33] Qui l'autore evidentemente allude alla grande lite che fu agitata
a tutti i tribunali scientifici dell'Europa per decidere se Leibnitz
avesse rubata a Newton la scoperta del calcolo differenziale sol
cangiando il nome di -flussioni- nell'altro d'-aumenti infinitesimi-.
La società reale di Londra condannò Leibnitz, che ne morì di
crepacuore. Con più giustizia altre accademie europee ed in appresso i
posteri hanno giudicato che que' due genii immortali videro la stessa
cosa per vie diverse e senza comunicare menomamente fra loro; anzi un
genio italiano e dell'universo, di cui deplorammo la perdita in questo
secolo, e ben degno di essere arbitro fra que' due sommi, ne ha fatto
conoscere come Newton avesse fondata su principii più analitici e
quindi più evidenti la sua scoperta, poi gli divenissero in tal qual
modo sospetti per una svista di calcolo occorsagli che non era colpa
di que' principii; e gli abbandonasse per rimettersi nelle vie più
brevi ma men concepibili dell'infinitesimo. I principii abbandonati
da Newton, riassunti da Lagrange, hanno dato origine alla grand'opera
delle -Funzioni Analitiche- ed i prestigi dell'infinitesimo suo
spariti.
[34] Il -progettista- satireggiato in questo luogo era, giusta ogni
apparenza, Leibnitz che aveva immaginata la possibilità di una lingua
universale filosofica per tutti i popoli della terra.
[35] Tutto questo tratto è una satira contra i governi ed i governanti
di quel secolo, singolarmente intesa contra Guglielmo III di Nassau
che, divenuto re d'Inghilterra, i partigiani di Giacomo II riguardavano
come un usurpatore, e che non seppe troppo farsi amare nemmeno da
quella fazione inglese per opera della quale salì sul trono.
[36] Parrà incredibile alle età che verranno e, sia detto a lode del
secolo decimonono, par già incredibile alla nostra gioventù che per
quasi tutto il secolo decimottavo siasi avuto fra le più alte società
dell'Europa come un amabile vezzo il disonorare più donne che si potea,
appartenessero pure alle classi più ragguardevoli, col vantare, o vere
o inventate, le furtive loro condiscendenze, coll'avverare in somma
la parte del don Giovanni. I Francesi consacrarono anzi una parola,
adottala in appresso dagl'inglesi, dagl'italiani, e credo dall'intera
Europa, ad indicare questi cari enti. Poco mancò che l'essere un
-roué-, un -aimable roué- non passasse per un titolo d'onore. Il dramma
del signor Dumas intitolato -Mademoiselle de Belle-Isle- perderebbe
gran parte della sua vaghezza agli occhi di chi non sapesse questa
bella prerogativa dei nostri antenati e, quanto a me, posso dire
d'alcuni miei defunti contemporanei.
[37] Anagramma impuro di Britannia.
[38] London, in somma Londra.
[39] Il signor Hawkesworth, uno dei comentatori dello Swift, per
provare che questa satira non è una mera invenzione, cita il processo
fatto al vescovo di Rochester, signore di Atterbury, qual leggesi nel
volume VI delle cause di stato dell'Inghilterra. Che nell'epoca in
cui vivea Gionata Swift, calda tuttavia delle discordie civili che
copersero di sangue il suolo inglese, si sieno inventate congiure non
esistenti, e commessi orridi assurdi per farle credere vere, è cosa,
naturalissima, ma darebbe un calcio ad ogni storica verità chi su la
fede dell'autore credesse che a quei giorni non vi fossero mai state
vere congiure.
[40] Si sa come Tito Livio, il quale tal volta si diletta ricamare
di filastrocche la sua storia, sott'altri aspetti stupenda, ne abbia
voluto far credere che Annibale impedito di procedere avanti col suo
esercito da un dorso di montagna, facesse abbruciare sul dirupo enormi
cataste di legna, indi versarvi sopra molta copia d'aceto che ammollì
il masso al segno di poterlo segare.
[41] Saggiamente l'autore ha escluso da questo sestumvirato Catone il
Censore, bisavolo di questo, che è conosciuto anche col predicato di
Uticense. Molti atti del primo dimostrano che, più delle virtù, amava
l'apparenza della virtù. Nell'Uticense al contrario, come ha detto il
presidente di Montesquieu, la virtù era lo scopo, la gloria derivata
dalla virtù l'accessorio.
[42] Quel gran Cancelliere d'Inghilterra vissuto tra i secoli
decimoquinto e decimosesto, famoso per sapere ed incontaminata
integrità che lo condusse sul palco di morte sotto il tirannico regno
di Enrico VIII.
[43] Vescovo di Tessalonica vissuto nel secolo decimosecondo, che
pubblicò i -Commentari sopra Omero e Dionigi il geografo-.
[44] O sia Pietro le Ramée, vissuto nel secolo decimosesto, autore
delle -Animadversiones in dialecticam Aristotelis-, che, riprovate da
una commissione di dotti istituita da Francesco I, fruttarono a chi le
pubblicò il disdoro di essere fischiato fin ne' teatri.
[45] Così in questa parte come nel successivo periodo, Aristotele,
o sia Swift che lo fa parlare, si è mostrato finora un gran cattivo
profeta.
[46] Dotto Urbinate, vissuto nel secolo decimosesto, che passato in
Inghilterra al seguito del cardinale Corneto che vi si trasferì per
riscuotere il danaro di san Pietro, vi si fermò lungo tempo. Fra sue
molte opere scritte in latino vi è una -Storia d'Inghilterra-, ed una
-Raccolta d'adagi o proverbi-.
[47] Pandaro è un personaggio mitologico della guerra troiana che
introdotto dalla fantasia di Shakespeare nella sua -Criseide- fu
convertito in un mezzano di tresche amorose. Questo personaggio fece
adottare agl'Inglesi la parola -pandanism- che si sa ora che cosa
voglia dire.
[48] Venti regolari e periodici, che si dividono in due sorte: gli
alisei che regnano costantemente nell'oceano occidentale fra i tropici,
ed i monsoni che ne' mari dell'India spirano sei mesi da una parte
e sei dall'altra. In queste acque favolose del nostro viaggiatore,
sarebbe difficile il determinare se quel vento di commercio fosse un
aliseo o un monsone.
[49] Se vogliamo, come osserva il signor Hawkesworth, è ben maggiore
la stravaganza d'immaginarsi di poter essere immortale che, supposta
l'immortalità, il figurarsi una perpetuità di giovinezza, salute e
vigore, che sola, volendo ragionare su gl'impossibili, potria mantenere
una tale perpetuità. Quanto al personaggio qui posto su la scena
dall'autore, aveva sempre o si finge che avesse sempre innanzi agli
occhi uomini immortali, ma soggetti a tutte le malattie e miserie dei
mortali, e nei quali queste infelicità crescessero cogli anni. Egli
dunque parlava con una sua evidenza alla mano, nè pensava abbastanza
che il suo interlocutore, non avvezzo a convivere con uomini immortali
nel senso letterale di tale parola, era ben lontano dall'avere tutta
questa evidenza.
[50] Il signor Hawkesworth, citato nella nota precedente, non crede che
un tal espediente, suppostane la possibilità, guarentisse gli uomini
dalla paura della morte più di quanto la quasi sicurezza di rompersi
le gambe o le braccia rattiene dai gettarsi giù da una finestra
quell'infelice che si vede d'ogni parte investito da un incendio
appiccatosi alla sua casa.
[51] Primo punto di terra, ora la geografia dell'autore, dopo il
suo sbarco a Laputa, cessa di essere favolosa, perchè veramente Iedo
è la metropoli civile del Giappone, mentre Meaco ne è la metropoli
sacerdotale.
[52] Poichè questa costumanza, che certo disonora la cristianità, è o
è stata storica; convien credere che i negozianti olandesi, la maggior
parte de' quali è bensì di cristiani, ma non di cattolici, quando si
sono trovati al Giappone, abbiano rinnegato, per gl'interessi del loro
traffico, il cristianesimo.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
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