-La figliastra.- Oh Dio mio, signore: m'ha detto quel che lei già sa:
che il lavoro della mamma ancora una volta è fatto male, la roba è
sciupata; e che bisogna ch'io abbia pazienza, se voglio che ella
seguiti ad ajutarci nella nostra miseria.
-Madama Pace (facendosi avanti, con una grand'aria di importanza).-
Eh cià, señor; porqué yò nó quero aproveciarme... avantaciarme...
-Il capocomico (quasi atterrito).- Come come? Parla così!
-Tutti gli Attori scoppieranno a ridere fragorosamente.-
-La figliastra (ridendo anche lei).- Sì, signore, parla così, mezzo
spagnolo e mezzo italiano, in un modo buffissimo!
-Madama Pace.- Ah, no me par bona crianza che loro ridano de mi, si
yò me sfuerzo de hablar, como podo, italiano, señor!
-Il capocomico.- Ma no! Ma anzi! Parli così! parli così, signora!
Effetto sicuro! Non si può dar di meglio anzi, per rompere un po'
comicamente la crudezza della situazione. Parli, parli così! Va
benissimo!
-La figliastra.- Benissimo! Come no? Sentirsi fare con un tal
linguaggio certe proposte: effetto sicuro, perché par quasi una
burla, signore! Ci si mette a ridere a sentirsi dire che c'è un
«vièchio señor» che vuole «amusarse con migo»--non è vero, Madama?
-Madama Pace.- Viejito, ciò! Viejito, linda; ma mejor para ti: ch'i
se no te dò gusto, te porta prudencia!
-La madre (insorgendo, tra lo stupore e la costernazione di tutti gli
Attori, che non badavano a lei, e che ora balzeranno al grido a
trattenerla ridendo, poiché essa avrà intanto strappato a Madama Pace
la parrucca e l'avrà buttata a terra).- Strega! strega! assassina! La
figlia mia!
-La figliastra (accorrendo a trattenere la Madre).- No, no, mamma,
no! per carità!
-Il padre (accorrendo anche lui, contemporaneamente).- Stà buona, stà
buona! A sedere!
-La madre.- Ma levatemela davanti, allora!
-La figliastra (al Capocomico accorso anche lui).- Non è possibile,
non è possibile che la mamma stia qui!
-Il padre (anche lui al Capocomico).- Non possono stare insieme! È
per questo, vede, quella lì, quando siamo venuti, non era con noi!
Stando insieme, capirà, per forza s'anticipa tutto.
-Il capocomico.- Non importa! Non importa! È per ora come un primo
abbozzo! Serve tutto, perché io colga anche così, confusamente, i
vari elementi.
-Rivolgendosi alla Madre e conducendola per farla sedere di nuovo al
suo posto:-
Via, via, signora, sia buona, sia buona: si rimetta a sedere!
-Intanto la Figliastra, andando di nuovo in mezzo alla scena, si
rivolgerà a Madama Pace:-
-La figliastra.- Su, su, dunque, Madama.
-Madama Pace (offesa).- Ah no, gracie tante! Yò aquy no fado più nada
con tua madre presente.
-La figliastra.- Ma via, faccia entrate questo «vièchio señor porqué
se amusi con migo!».
-Voltandosi a tutti imperiosa:-
Insomma, bisogna farla, questa scena!--Su, avanti!
-A Madama Pace:-
Lei se ne vada!
-Madama Pace.- Ah, me voj, me voj--me voj seguramente...
-Escirà furiosa raccattando la parrucca e guardando fieramente gli
Attori che applaudiranno sghignazzando.-
-La figliastra (al Padre).- E lei faccia l'entrata! Non c'è bisogno
che giri! Venga qua! Finga d'essere entrato! Ecco: io me e sto qua a
testa bassa--modesta!--E su! Metta fuori la voce! Mi dica con voce
nuova, come uno che venga da fuori: «Buon giorno, signorina».
-Il capocomico (sceso già dal palcoscenico).- Oh guarda! Ma insomma,
dirige lei o dirigo io?
-Al Padre che guarderà sospeso e perplesso:-
Eseguisca, sì: vada là in fondo, senza uscire, e rivenga avanti.
-Il Padre eseguirà quasi sbigottito. Pallidissimo; ma già investito
nella realtà della sua vita creata, sorriderà appressandosi dal
fondo, come alieno del dramma che sarà per abbattersi su di lui. Gli
Attori si faran subito intenti alla scena che comincia.-
-Il capocomico (piano, in fretta, al Suggeritore nella buca).- E lei,
attento, attento a scrivere, adesso!
La scena
-Il padre (avanzando con voce nuova).- Buon giorno, signorina.
-La figliastra (a capo chino, con contenuto ribrezzo).- Buon giorno.
-Il padre (la spierà un po', di sotto al cappellino che quasi le
nasconde il viso, e scorgendo ch'ella è giovanissima, esclamerà quasi
fra sè, un po' per compiacenza, un po' anche per timore di
compromettersi in un'avventura rischiosa).- Ah... --Ma... dico, non
sarà la prima volta, è vero? che lei viene qua.
-La figliastra (c.s.).- No, signore.
-Il padre.- C'è venuta qualche altra volta?
-E poiché la Figliastra fa cenno di sì col capo:-
Più d'una?
-Aspetterà un po' la risposta; tornerà a spiarla di sotto al
cappellino: sorriderà; poi dirà:-
E dunque, via... non dovrebbe più essere così... Permette che le levi
io codesto cappellino?
-La figliastra (subito, per prevenirlo, ma contenendo il ribrezzo).-
No, signore: me lo levo da me!
-Eseguirà in fretta, convulsa.-
-La Madre, assistendo alla scena, col Figlio e con gli altri due
piccoli e più suoi, i quali se ne staranno sempre accanto a lei,
appartati nel lato opposto a quello degli Attori, sarà come sulle
spine, e seguirà con varia espressione, di dolore, di sdegno,
d'ansia, d'orrore, le parole e gli atti di quei due; e ora si
nasconderà il volto, ora metterà qualche gemito.-
-La madre.- Oh Dio! Dio mio!
-Il padre (resterà, al gemito, come impietrato per un lungo momento;
poi riprenderà col tono di prima).- Ecco, mi dia: lo poso io.
-Le toglierà dalle mani il cappellino.-
Ma su una bella, cara testolina come la sua, vorrei che figurasse un
più degno cappellino. Vorrà ajutarmi a sceglierne qualcuno, poi, qua
tra questi di Madama?--No?
-L'attrice giovane (interrompendolo).- Oh, badiamo bene! Quelli là
sono i nostri cappelli!
-Il capocomico (subito, arrabbiatissimo).- Silenzio, perdio! Non
faccia la spiritosa!--Questa è la scena!
-Rivolgendosi alla Figliastra:-
Riattacchi, prego, signorina!
-La figliastra (riattaccando).- No, grazie, signore.
-Il padre.- Eh via, non mi dica di no! Vorrà accettarmelo. Me n'avrei
a male... Ce n'è di belli, guardi! E poi faremmo contenta Madama. Li
mette apposta qua in mostra!
-La figliastra.- Ma no, signore, guardi: non potrei neanche portarlo.
-Il padre.- Dice forse per ciò che ne penserebbero a casa, vedendola
rientrare con un cappellino nuovo? Eh via! Sa come si fa? Come si
dice a casa?
-La figliastra (smaniosa, non potendone più).- Ma non per questo,
signore! Non potrei portarlo, perché sono... come mi vede: avrebbe
già potuto accorgersene!
-Mostrerà l'abito nero.-
-Il padre.- A lutto, già! È vero: vedo. Le chiedo perdono. Creda che
sono veramente mortificato.
-La figliastra (facendosi forza e pigliando ardire anche per vincere
la nausea).- Basta, basta, signore! Tocca a me ringraziarla, e non a
lei di mortificarsi o d'affliggersi. Non badi più, la prego, a quel
che le ho detto. Anche per me, capirà...
-Si sforzerà di sorridere e aggiungerà:-
Bisogna proprio ch'io non pensi, che sono vestita così.
-Il capocomico (interrompendo, rivolto al Suggeritore nella buca e
risalendo sul palcoscenico).- Aspetti, aspetti! Non scriva, tralasci,
tralasci quest'ultima battuta!
-Rivolgendosi al Padre e alla figliastra:-
Va benissimo! Va benissimo!
-Poi al Padre soltanto:-
Qua lei attaccherà com'abbiamo stabilito!
-Agli Attori:-
Graziosissima questa scenetta del cappellino, non vi pare?
-La figliastra.- Eh, ma il meglio viene adesso! perché non si
prosegue?
-Il capocomico.- Abbia pazienza un momento!
-Tornando a rivolgersi agli Attori:-
Va trattata, naturalmente, con un po' di leggerezza--
-Il primo attore.---di spigliatezza, già--
-La prima attrice.- Ma sì, non ci vuol niente!
-Al Primo Attore:-
Possiamo subito provarla, no?
-Il primo attore.- Oh, per me... Ecco, giro per far l'entrata!
-Escirà, per esser pronto a rientrare dalla porta del fondalino.-
-Il capocomico (alla Prima Attrice).- E allora, dunque, guardi, è
finita la scena tra lei e quella Madama Pace, che penserò poi io a
scrivere. Lei se ne sta... No, dove va?
-La prima attrice.- Aspetti, mi rimetto il cappello...
-Eseguirà, andando a prendere il suo cappello dall'attaccapanni.-
-Il capocomico.- Ah già, benissimo! Dunque, lei resta qui a capo
chino.
-La figliastra (divertita).- Ma se non è vestita di nero!
-La prima attrice.- Sarò vestita di nero, e molto più propriamente di
lei!
-Il capocomico (alla Figliastra).- Stia zitta, la prego! E stia a
vedere! Avrà da imparare!
-Battendo le mani:-
Avanti! avanti! L'entrata!
-E ridiscenderà dal palcoscenico per cogliere l'impressione della
scena. S'aprirà l'uscio in fondo e verrà avanti il Primo Attore, con
l'aria spigliata, sbarazzina d'un vecchietto galante. La
rappresentazione della scena, eseguita dagli Attori, apparirà fin
dalle prime battute un'altra cosa, senza che abbia tuttavia, neppur
minimamente, l'aria di una parodia; apparirà piuttosto come rimessa
in bello. Naturalmente, la Figliastra e il Padre, non potendo
riconoscersi affatto in quella Prima Attrice e in quel Primo Attore,
sentendo proferir le loro stesse parole, esprimeranno in vario modo,
ora con gesti, or con sorrisi, or con aperta protesta, l'impressione
che ne ricevono di sorpresa, di meraviglia, di sofferenza, ecc., come
si vedrà appresso. S'udrà dal cupolino chiaramente la voce del
Suggeritore.-
-Il primo attore.- «Buon giorno, signorina...»
-Il padre (subito, non riuscendo a contenersi).- Ma no!
-La Figliastra, vedendo entrare in quel modo il Primo Attore,
scoppierà intanto a ridere.-
-Il capocomico (infuriato).- Facciano silenzio! E lei finisca una
buona volta di ridere! Così non si può andare avanti!
-La figliastra (venendo dal proscenio).- Ma scusi, è naturalissimo,
signore! La signorina
-indicherà la Prima Attrice-
se ne sta lì ferma, a posto; ma se dev'esser me, io le posso
assicurare che a sentirmi dire «buon giorno» a quel modo e con quel
tono, sarei scoppiata a ridere, proprio così come ho riso!
-Il padre (avanzandosi un poco anche lui).- Ecco, già... l'aria, il
tono...
-Il capocomico.- Ma che aria! Che tono! Si mettano da parte, adesso,
e mi lascino veder la prova!
-Il primo attore (facendosi avanti).- Se debbo rappresentare un
vecchio, che viene in una casa equivoca...
-Il capocomico.- Ma sì, non dia retta, per carità! Riprenda,
riprenda, ché va benissimo!
-In attesa che l'Attore riprenda:-
Dunque...
-Il primo attore.- «Buon giorno, signorina...»
-La prima attrice.- «Buon giorno...»
-Il primo attore (rifacendo il gesto del Padre, di spiare cioè sotto
al cappellino, ma poi esprimendo ben distintamente prima la
compiacenza e poi il timore).- «Ah... --ma... dico, non sarà la prima
volta, spero...»
-Il padre (correggendo, irresistibilmente).- Non «spero»--«è vero?»,
«è vero?»
-Il capocomico.- Dice «è vero»--interrogazione.
-Il primo attore (accennando al Suggeritore).- Io ho sentito «spero!»
-Il capocomico.- Ma sì, è lo stesso! «è vero» o «spero». Prosegua,
prosegua--Ecco, forse un po' meno caricato... Ecco glielo farò io,
stia a vedere...
-Risalirà sul palcoscenico, poi, rifacendo lui la parte fin
dall'entrata:-
--«Buon giorno, signorina...»
-La prima attrice.- «Buon giorno.»
-Il capocomico.- «Ah, ma... dico...»
-rivolgendosi al Primo Attore per fargli notare il modo come avrà
guardato la Prima Attrice di sotto al cappellino:-
Sorpresa... timore e compiacimento...
-Poi, riprendendo, rivolto alla Prima Attrice:-
«Non sarà la prima volta, è vero? che lei viene qua...»
-Di nuovo, volgendosi con uno sguardo d'intelligenza al Primo Attore:-
Mi spiego?
-Alla Prima Attrice:-
E lei allora: «No, signore».
-Di nuovo, al Primo Attore:-
Insomma come debbo dire? «Souplesse!»
-E ridiscenderà dal Palcoscenico.-
-La prima attrice.- «No, signore...»
-Il primo attore.- «C'è venuta qualche altra volta? Più d'una?»
-Il capocomico.- Ma, no, aspetti! Lasci far prima a lei
-indicherà la Prima Attrice-
il cenno di sì. «C'è venuta qualche altra volta?»
-La Prima Attrice solleverà un po' il capo socchiudendo penosamente;
come per disgusto, gli occhi, e poi a un «Giù» del Capocomico
crollerà due volte il capo.-
-La figliastra (irresistibilmente).- Oh Dio mio!
-E subito si porrà una mano sulla bocca per impedire la risata.-
-Il capocomico (voltandosi).- Che cos'è?
-La figliastra (subito).- Niente, niente!
-Il capocomico (al Primo Attore).- A lei, a lei, seguiti!
-Il primo attore.- «Più d'una? E dunque, via... non dovrebbe più
esser così... Permette che le levi io codesto cappellino?»
-Il Primo Attore dirà quest'ultima battuta con un tal tono, e la
accompagnerà con una tal mossa, che la Figliastra, rimasta con le
mani sulla bocca, per quanto voglia frenarsi, non riuscirà più a
contenere la risata, che le scoppierà di tra le dita
irresistibilmente, fragorosa.-
-La prima attrice (indignata, tornandosene a posto).- Ah, io non sto
mica a far la buffona qua per quella lì!
-Il primo attore.- E neanch'io! Finiamola!
-Il capocomico (alla Figliastra, urlando).- La finisca! la finisca!
-La figliastra.- Sì, mi perdoni... mi perdoni...
-Il capocomico.- Lei è una maleducata! ecco quello che è! Una
presuntuosa!
-Il padre (cercando d'interporsi).- Sissignore, è vero, è vero; ma la
perdoni.
-Il capocomico (risalendo sul palcoscenico).- Che vuole che perdoni!
È un'indecenza!
-Il padre.- Sissignore, ma creda, creda, che fa un effetto così
strano--
-Il capocomico.- ...strano? che strano? perché strano?
-Il padre.- Io ammiro, signore, ammiro i suoi attori: il Signore là,
-indicherà il Primo Attore-
la Signorina,
-indicherà la Prima Attrice-
ma, certamente... ecco, non sono noi...
-Il capocomico.- Eh sfido! Come vuole che sieno, «loro», se sono gli
attori?
-Il padre.- Appunto, gli attori! E fanno bene, tutti e due, le nostre
parti. Ma creda che a noi pare un'altra cosa, che vorrebbe esser la
stessa, e intanto non è!
-Il capocomico.- Ma come non è? Che cos'è allora?
-Il padre.- Una cosa, che... diventa di loro; e non più nostra.
-Il capocomico.- Ma questo, per forza! Gliel'ho già detto!
-Il padre.- Sì, capisco, capisco... --
-Il capocomico.---e dunque, basta!
-Rivolgendosi agli Attori:-
Vuol dire che faremo poi le prove tra noi, come vanno fatte. È stata
sempre per me una maledizione provare davanti agli autori! Non sono
mai contenti!
-Rivolgendosi al Padre e alla Figliastra:-
Su, riattacchiamo con loro; e vediamo se sarà possibile che lei non
rida più.
-La figliastra.- Ah, non rido più, non rido più! Viene il bello
adesso per me; stia sicuro!
-Il capocomico.- Dunque: quando lei dice: «Non badi la prego, a
quello che ho detto... Anche per me--capirà!»--
-rivolgendosi al Padre:-
bisogna che lei attacchi subito: «Capisco, ah capisco...» e che
immediatamente domandi--
-La figliastra (interrompendo).---come! che cosa?
-Il capocomico.- La ragione del suo lutto!
-La figliastra.- Ma no, signore! Guardi: quand'io gli dissi che
bisognava che non pensassi d'esser vestita così, sa come mi rispose
lui? «Ah, va bene! E togliamolo, togliamolo via subito, allora,
codesto vestitino!»
-Il capocomico.- Bello! Benissimo! Per far saltare così tutto il
teatro?
-La figliastra.- Ma è la verità!
-Il capocomico.- Ma che verità, mi faccia il piacere! Qua siamo a
teatro! La verità, fino a un certo punto!
-La figliastra.- E che vuol fare lei allora, scusi?
-Il capocomico.- Lo vedrà, lo vedrà! Lasci fare a me adesso!
-La figliastra.- No, signore! Della mia nausea, di tutte le ragioni,
una più crudele e più vile dell'altra, per cui io sono «questa»,
«così», vorrebbe forse cavarne un pasticcetto romantico sentimentale,
con lui che mi chiede le ragioni del lutto, e io che gli rispondo
lacrimando che da due mesi m'è morto papà? No, no, caro signore!
Bisogna che lui mi dica come m'ha detto: «Togliamo via subito allora,
codesto vestitino!». E io, con tutto il mio lutto nel cuore, di
appena due mesi, me ne sono andata là, vede? là, dietro quel
paravento, e con queste dita che mi ballano dall'onta, dal ribrezzo,
mi sono sganciato il busto, la veste...
-Il capocomico (ponendosi le mani tra i capelli).- Per carità! Che
dice?
-La figliastra (gridando, frenetica).- La verità! la verità, signore!
-Il capocomico.- Ma sì, non nego, sarà la verità... e comprendo,
comprendo tutto il suo orrore, signorina; ma comprenda anche lei che
tutto questo sulla scena non è possibile!
-La figliastra.- Non è possibile? E allora, grazie tante, io non ci
sto!
-Il capocomico.- Ma no, veda...
-La figliastra.- Non ci sto! non ci sto! Quello che è possibile sulla
scena ve lo siete combinato insieme tutti e due, di là, grazie! Lo
capisco bene! Egli vuol subito arrivare alla rappresentazione
-caricando-
dei suoi travagli spirituali; ma io voglio rappresentare il mio
dramma! il mio!
-Il capocomico (seccato, scrollandosi fieramente).- Oh, infine, il
suo! Non c'è soltanto il suo, scusi! C'è anche quello degli altri!
Quello di lui,
-indicherà il Padre-
quello di sua madre! Non può stare che un personaggio venga, così,
troppo avanti, e sopraffaccia gli altri, invadendo la scena. Bisogna
contener tutti in un quadro armonico e rappresentare quel che è
rappresentabile! Lo so bene anch'io che ciascuno ha tutta una sua
vita dentro e che vorrebbe metterla fuori. Ma il difficile è appunto
questo: farne venir fuori quel tanto che è necessario, in rapporto
con gli altri; e pure in quel poco fare intendere tutta l'altra vita
che resta dentro! Ah, comodo, se ogni personaggio potesse in un bel
monologo, o... senz'altro... in una conferenza venire a scodellare
davanti al pubblico tutto quel che gli bolle in pentola!
-Con tono bonario, conciliativo:-
Bisogna che lei si contenga, signorina. E creda, nel suo stesso
interesse, perché può anche fare una cattiva impressione, glielo
avverto, tutta codesta furia dilaniatrice, codesto disgusto
esasperato, quando lei stessa, mi scusi, ha confessato di essere
stata con altri, prima che con lui, da Madama Pace, più di una volta!
-La figliastra (abbassando il capo, con profonda voce, dopo una pausa
di raccoglimento).- È vero! Ma pensi che quegli altri sono egualmente
lui, per me.
-Il capocomico (non comprendendo).- Come, gli altri? Che vuol dire?
-La figliastra.- Per chi cade nella colpa, signore, il responsabile
di tutte le colpe che seguono, non è sempre chi, primo, determinò la
caduta? E per me è lui, anche da prima ch'io nascessi. Lo guardi; e
veda se non è vero!
-Il capocomico.- Benissimo! E le par poco il peso di tanto rimorso su
lui? Gli dia modo di rappresentarlo!
-La figliastra.- E come, scusi? dico, come potrebbe rappresentare
tutti i suoi «nobili» rimorsi, tutti i suoi tormenti «morali», se lei
vuol risparmiargli l'orrore d'essersi un bel giorno trovata tra le
braccia, dopo averla invitata a togliersi l'abito del suo lutto
recente, donna e già caduta, quella bambina, signore, quella bambina
ch'egli si recava a vedere uscire dalla scuola?
-Dirà queste ultime parole con voce tremante di commozione.-
-La Madre, nel sentirle dire così, sopraffatta da un émpito
d'incontenibile ambascia, che s'esprimerà prima in alcuni gemiti
soffocati, romperà alla fine in un pianto perduto. La commozione
vincerà tutti.-
-Lunga pausa.-
-La figliastra (appena la Madre accennerà di quietarsi, soggiungerà,
cupa e risoluta).- Noi siamo qua tra noi, adesso, ignorati ancora dal
pubblico. Lei darà domani di noi quello spettacolo che crederà,
concertandolo a suo modo. Ma lo vuol vedere davvero, il dramma?
scoppiare davvero, com'è stato?
-Il capocomico.- Ma sì, non chiedo di meglio, per prenderne fin d'ora
quanto sarà possibile!
-La figliastra.- Ebbene, faccia uscire quella madre.
-La madre (levandosi dal suo pianto, con un urlo).- No, no! Non lo
permetta, signore! Non lo permetta!
-Il capocomico.- Ma è solo per vedere, signora!
-La madre.- Io non posso! non posso!
-Il capocomico.- Ma se è già tutto avvenuto, scusi! Non capisco!
-La madre.- No, avviene ora, avviene sempre! Il mio strazio non è
finito, signore! Io sono viva e presente, sempre, in ogni momento del
mio strazio, che si rinnova, vivo e presente sempre. Ma quei due
piccini là, li ha lei sentiti parlare? Non possono più parlare,
signore! Se ne stanno aggrappati a me, ancora, per tenermi vivo e
presente lo strazio: ma essi, per sè, non sono, non sono più! E
questa,
-indicherà la Figliastra-
signore, se n'è fuggita, è scappata via da me e s'è perduta,
perduta... Se ora io me la vedo qua è ancora per questo, solo per
questo, sempre, sempre, per rinnovarmi sempre, presente, lo strazio
che vivo e ho sofferto anche per lei!
-Il padre (solenne).- Il momento eterno, com'io le ho detto, signore!
Lei
-indicherà la Figliastra-
è qui per cogliermi, fissarmi, tenermi agganciato e sospeso in
eterno, alla gogna, in quel solo momento fuggevole e vergognoso della
mia vita. Non può rinunziarvi, e lei, signore, non può veramente
risparmiarmelo.
-Il capocomico.- Ma sì, io non dico di non rappresentarlo: formerà
appunto il nucleo di tutto il primo atto, fino ad arrivare alla
sorpresa di lei--
-indicherà la Madre.-
-Il padre.- Ecco, sì. Perché è la mia condanna, tutta signore: tutta
la nostra passione, che deve culminare nel grido finale di lei!--
-Indicherà anche lui la Madre.-
-La figliastra.- L'ho ancora qui negli orecchi! M'ha reso folle quel
grido!--Lei può rappresentarmi come vuole signore: non importa! Anche
vestita, purché abbia almeno le braccia--solo le braccia--nude,
perché, guardi, stando così,
-si accosterà al Padre e gli appoggerà la testa sul petto-
con la testa appoggiata così, e le braccia così al suo collo, mi
vedevo pulsare qui, nel braccio qui, una vena; e allora, come se
soltanto quella vena viva mi facesse ribrezzo, strizzai gli occhi,
così, così, ed affondai la testa nel suo petto!
-Voltandosi verso la Madre:-
Grida, grida, mamma!
-Affonderà la testa nel petto del Padre, e con le spalle alzate come
per non sentire il grido, soggiungerà con voce di strazio soffocato:-
Grida, come hai gridato allora!
-La madre (avventandosi per separarli).- No! Figlia, figlia mia!
-E dopo averla staccata da lui:-
Bruto, bruto, è mia figlia! Non vedi che è mia figlia?
-Il capocomico (arretrando, al grido; fino alla ribalta, fra lo
sgomento degli Attori).- Benissimo; sì, benissimo! E allora, sipario,
sipario!
-Il padre (accorrendo a lui, convulso).- Ecco, sì: perché è stato
veramente così, signore!
-Il capocomico (ammirato e convinto).- Ma sì, qua, senz'altro!
Sipario! Sipario!
-Alle grida reiterate del Capocomico, il Macchinista butterà giù il
sipario, lasciando fuori, davanti alla ribalta, il Capocomico e il
Padre.-
-Il capocomico (guardando in alto, con le braccia alzate).- Ma che
bestia! Dico sipario per intendere che l'Atto deve finir così, e
m'abbassano il sipario davvero!
-Al Padre, sollevando un lembo della tenda per rientrare nel
palcoscenico:-
Sì, sì, benissimo! benissimo! Effetto sicuro! Bisogna finir così.
Garantisco, garantisco, per questo Primo Atto!
-Rientrerà col Padre.-
* * * *
-Riaprendosi il sipario si vedrà che i Macchinisti e Apparatori
avranno disfatto quel primo simulacro di scena e messo su, invece,
una piccola vasca da giardino.-
-Da una parte del palcoscenico staranno seduti in fila gli Attori e
dall'altra i Personaggi. Il Capocomico sarà in piedi, in mezzo al
palcoscenico, con una mano sulla bocca a pugno chiuso in atto di
meditare.-
-Il capocomico (scrollandosi dopo una breve pausa).- Oh, dunque:
veniamo al Secondo Atto! Lascino, lascino fare a me, come avevamo
prima stabilito, che andrà benone!
-La figliastra.- La nostra entrata in casa di lui
-indicherà il Padre-
a dispetto di quello lì!
-indicherà il Figlio-
-Il capocomico (spazientito).- Sta bene; ma lasci fare a me, le dico!
-La figliastra.- Purché appaja chiaro il dispetto!
-La madre (dal suo canto tentennando il capo).- Per tutto il bene che
ce n'è venuto...
-La figliastra (voltandosi a lei di scatto).- Non importa! Quanto più
danno a noi, tanto più rimorso per lui!
-Il capocomico (spazientito).- Ho capito, ho capito! E si terrà conto
di questo in principio sopratutto! Non dubiti!
-La madre (supplichevole).- Ma faccia che si capisca bene, la prego,
signore, per la mia coscienza ch'io cercai in tutti i modi--
-La figliastra (interrompendo con sdegno, e seguitando).---di
placarmi, di consigliarmi che questo dispetto non gli fosse fatto!
-Al Capocomico:-
La contenti, la contenti, perché è vero! Io ne godo moltissimo;
perché, intanto, si può vedere: più lei è così supplice, più tenta
d'entrargli nel cuore, e più quello lì si tien lontano: «as-sen-te»!
Che gusto!
-Il capocomico.- Vogliamo insomma cominciarlo, questo Secondo Atto?
-La figliastra.- Non parlo più. Ma badi che svolgerlo tutto nel
giardino, come lei vorrebbe, non sarà possibile!
-Il capocomico.- Perché non sarà possibile?
-La figliastra.- Perché lui
-indicherà di nuovo il Figlio-
se ne sta sempre chiuso in camera, appartato! E poi, in casa, c'è da
svolgere tutta la parte di quel povero ragazzo lì, smarrito, come le
ho detto.
-Il capocomico.- Eh già! Ma d'altra parte, capiranno, non possiamo
mica appendere i cartellini o cambiar di scena a vista, tre o quattro
volte per Atto!
-Il primo attore.- Si faceva un tempo...
-Il capocomico.- Sì, quando il pubblico era forse come quella bambina
lì!
-La prima attrice.- E l'illusione, più facile!
-Il padre (con uno scatto, alzandosi).- L'illusione? Per carità, non
dicano l'illusione! Non adoperino codesta parola, che per noi è
particolarmente crudele!
-Il capocomico (stordito).- E perché, scusi?
-Il padre.- Ma sì, crudele! crudele! Dovrebbe capirlo!
-Il capocomico.- E come dovremmo dire allora? L'illusione da creare,
qua, agli spettatori--
-Il primo attore.---con la nostra rappresentazione--
-Il capocomico.---l'illusione d'una realtà!
-Il padre.- Comprendo, signore. Forse lei, invece, non può
comprendere noi. Mi scusi! Perché--veda--qua per lei e per i suoi
attori si tratta soltanto--ed è giusto--del loro giuoco.
-La prima attrice (interrompendo sdegnata).- Ma che giuoco! Non siamo
mica bambini! Qua si recita sul serio.
-Il padre.- Non dico di no. E intendo, infatti, il giuoco della loro
arte, che deve dare appunto--come dice il signore--una perfetta
illusione di realtà.
-Il capocomico.- Ecco, appunto!
-Il padre.- Ora, se lei pensa che noi come noi
-indicherà sè e sommariamente gli altri cinque Personaggi-
non abbiamo altra realtà fuori di questa illusione!
-Il capocomico (stordito, guardando i suoi Attori rimasti anch'essi
come sospesi e smarriti).- E come sarebbe a dire?
-Il padre (dopo averli un po' osservati, con un pallido sorriso).- Ma
sì, signori! Quale altra? Quella che per loro è un'illusione da
creare, per noi è invece l'unica nostra realtà.
-Breve pausa. Si avanzerà di qualche passo verso il Capocomico, e
soggiungerà:-
Ma non soltanto per noi, del resto, badi! Ci pensi bene.
-Lo guarderà negli occhi.-
Mi sa dire chi è lei?
-E rimarrà con l'indice appuntato su lui.-
-Il capocomico (turbato, con un mezzo sorriso).- Come, chi
sono?--Sono io!
-Il padre.- E se le dicessi che non è vero, perché lei è me?
-Il capocomico.- Le risponderei che lei è un pazzo!
-Gli Attori rideranno.-
-Il padre.- Hanno ragione di ridere: perché qua si giuoca;
-al Direttore:-
e lei può dunque obbiettarmi che soltanto per un giuoco quel signore
là,
-indicherà il Primo Attore-
che è «lui», dev'esser «me», che viceversa sono io, «questo». Vede
che l'ho colto in trappola?
-Gli Attori torneranno a ridere.-
-Il capocomico (seccato).- Ma questo s'è già detto poco fa! Daccapo?
-Il padre.- No, no. Non volevo dir questo, infatti. Io la invito anzi
a uscire da questo giuoco
-guardando la Prima Attrice, come per prevenire-
--d'arte! d'arte!--che lei è solito di fare qua coi suoi attori; e
torno a domandarle seriamente: chi è lei?
-Il capocomico (rivolgendosi quasi strabiliato, e insieme irritato,
agli Attori).- Oh, ma guardate che ci vuole una bella faccia tosta!
Uno che si spaccia per personaggio, venire a domandare a me, chi sono!
-Il padre (con dignità, ma senza alterigia).- Un personaggio,
signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio
ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è
sempre «qualcuno». Mentre un uomo--non dico lei, adesso--un uomo così
in genere, può non esser «nessuno».
-Il capocomico.- Già! Ma lei lo domanda a me, che sono il Direttore!
il Capocomico! Ha capito?
-Il padre (quasi in sordina, con melliflua umiltà).- Soltanto per
sapere, signore, se veramente lei com'è adesso, si vede... come vede
per esempio, a distanza di tempo, quel che lei era una volta, con
tutte le illusioni che allora si faceva; con tutte le cose, dentro e
intorno a lei, come allora le parevano--ed erano, erano realmente per
lei!--Ebbene, signore: ripensando a quelle illusioni che adesso lei
non si fa più, a tutte quelle cose che ora non le «sembrano» più come
per lei «erano» un tempo; non si sente mancare, non dico queste
tavole di palcoscenico, ma il terreno, il terreno sotto i piedi,
argomentando che ugualmente «questo» come lei ora si sente, tutta la
sua realtà d'oggi così com'è, è destinata a parerle illusione domani?
-Il capocomico (senza aver ben capito, nell'intontimento della
speciosa argomentazione).- Ebbene? E che vuol concludere con questo?
-Il padre.- Oh, niente, signore. Farle vedere che se noi (indicherà
di nuovo sè e gli altri Personaggi) oltre la illusione, non abbiamo
altra realtà, è bene che anche lei diffidi della realtà sua, di
questa che lei oggi respira e tocca in sè, perché--come quella di
jeri--è destinata a scoprirlesi illusione domani.
-Il capocomico (rivolgendosi a prenderla in riso).- Ah, benissimo! E
dica per giunta che lei, con codesta commedia che viene a
rappresentarmi qua, è più vero e reale di me!
-Il padre (con la massima serietà).- Ma questo senza dubbio, signore!
-Il capocomico.- Ah sì?
-Il padre.- Credevo che lei lo avesse già compreso fin da principio.
-Il capocomico.- Più reale di me?
-Il padre.- Se la sua realtà può cangiare dall'oggi al domani...
-Il capocomico.- Ma si sa che può cangiare, sfido! Cangia
continuamente, come quella di tutti!
-Il padre (con un grido).- Ma la nostra no, signore! Vede? La
differenza è questa! Non cangia, non può cangiare, né esser altra,
mai, perché già fissata--così--«questa»--per sempre--(è terribile,
signore!) realtà immutabile, che dovrebbe dar loro un brivido
nell'accostarsi a noi!
-Il capocomico (con uno scatto, parandoglisi davanti per un'idea che
gli sorgerà all'improvviso).- Io vorrei sapere però, quando mai s'è
visto un personaggio che, uscendo dalla sua parte, si sia messo a
perorarla così come fa lei, e a proporla, a spiegarla. Me lo sa dire?
Io non l'ho mai visto!
-Il padre.- Non l'ha mai visto, signore, perché gli autori nascondono
di solito il travaglio della loro creazione. Quando i personaggi son
vivi, vivi veramente davanti al loro autore, questo non fa altro che
seguirli nelle parole, nei gesti ch'essi appunto gli propongono, e
bisogna ch'egli li voglia com'essi si vogliono; e guai se non fa
così! Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale
indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti
immaginato in tant'altre situazioni in cui l'autore non pensò di
metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l'autore
non si sognò mai di dargli!
-Il capocomico.- Ma sì, questo lo so!
-Il padre.- E dunque, perché si fa meraviglia di noi? Immagini per un
personaggio la disgrazia che le ho detto, d'esser nato vivo dalla
fantasia d'un autore che abbia voluto poi negargli la vita, e mi dica
se questo personaggio lasciato così, vivo e senza vita, non ha
ragione di mettersi a fare quel che stiamo facendo noi, ora, qua
davanti a loro, dopo averlo fatto a lungo a lungo, creda, davanti a
lui per persuaderlo, per spingerlo, comparendogli ora io, ora lei,
-indicherà la Figliastra-
ora quella povera madre...
-La figliastra (venendo avanti come trasognata).- È vero, anch'io,
anch'io signore, per tentarlo, tante volte, nella malinconia di quel
suo scrittojo, all'ora del crepuscolo, quand'egli, abbandonato su una
poltrona, non sapeva risolversi a girar la chiavetta della luce e
lasciava che l'ombra gl'invadesse la stanza e che quell'ombra
brulicasse di noi, che andavamo a tentarlo...
-Come se si vedesse ancora là in quello scrittojo e avesse fastidio
della presenza di tutti quegli Attori:-
Se loro tutti se n'andassero! se ci lasciassero soli! La mamma lì,
con quel figlio--io con quella bambina--quel ragazzo là sempre
solo--e poi io con lui
-indicherà appena il Padre-
--e poi io sola, io sola... --in quell'ombra
-balzerà a un tratto, come se nella visione che ha di sè, lucente in
quell'ombra e viva, volesse afferrarsi-
ah, la mia vita! Che scene, che scene andavamo a proporgli!--Io, io
lo tentavo più di tutti!
-Il padre.- Già! Ma forse è stato per causa tua; appunto per codeste
tue troppe insistenze, per le tue troppe incontinenze!
-La figliastra.- Ma che! Se egli stesso m'ha voluta così!
-Verrà presso al Capocomico per dirgli come in confidenza:-
Io credo che fu piuttosto, signore, per avvilimento o per sdegno del
teatro, così come il pubblico solitamente lo vede e lo vuole...
-Il capocomico.- Andiamo avanti, andiamo avanti, santo Dio, e veniamo
al fatto, signori miei!
-La figliastra.- Eh, ma mi pare, scusi, che di fatti ne abbia fin
troppi, con la nostra entrata in casa di lui!
-Indicherà il Padre.-
Diceva che non poteva appendere i cartellini o cangiar di scena ogni
cinque minuti!
-Il capocomico.- Già! Ma appunto! Combinarli, aggrupparli in
un'azione simultanea e serrata, e non come pretende lei, che vuol
vedere prima il suo fratellino che ritorna dalla scuola e s'aggira
come un'ombra per le stanze, nascondendosi dietro gli usci a meditare
un proposito, in cui--com'ha detto?--
-La figliastra.---Si dissuga, signore, si dissuga tutto!
-Il capocomico.- Non ho mai sentito codesta parola! E va bene:
«crescendo soltanto negli occhi», è vero?
-La figliastra.- Sissignore: eccolo lì!
-Lo indicherà presso la Madre.-
-Il capocomico.- Brava! E poi, contemporaneamente, vorrebbe anche
quella bambina che giuoca, ignara, nel giardino. L'uno in casa, e
l'altra nel giardino, è possibile?
-La figliastra.- Ah, nel sole, signore, felice! È l'unico mio premio,
la sua allegria, la sua festa, in quel giardino; tratta dalla
miseria, dallo squallore di un'orribile camera dove dormivamo tutti e
quattro--e io con lei--io, pensi! con l'orrore del mio corpo
contaminato, accanto a lei che mi stringeva forte forte coi suoi
braccini amorosi e innocenti. Nel giardino, appena mi vedeva, correva
a prendermi per mano. I fiori grandi non li vedeva; andava a scoprire
invece tutti quei «pittoli pittoli» e me li voleva mostrare, facendo
una festa, una festa!
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