facciamo tutti gli scongiuri....) ma ponga il caso.... non il suo, per
carità, egregio signore.... il caso d'un padre ch'abbia più figliuoli
alla guerra.... ne perde (non sia mai!) uno.... gli resta l'altro
almeno!
-- Già, sì; e l'obbligo di vivere per quest'altro, -- affermò subito,
accigliato, quello. -- Il che vuol dire che se a lei.... non diciamo
a lei, a un padre che abbia un solo figliuolo, càpita il caso che
questo gli muoja, se della vita lui non sa più che farsene, morto il
figliuolo, se la può togliere, e addio; mentr'io, capisce? bisogna che
me la tenga io, la vita, per l'altro che mi resta; e il caso peggiore
dunque è sempre il mio!
-- Ma che discorsi! -- scattò a questo punto un altro viaggiatore, grasso
e sanguigno, guardando in giro coi grossi occhi chiari acquosi e venati
di sangue.
Ansimava, e pareva gli dovessero schizzar fuori, quegli occhi, dalla
interna violenza affannosa d'una vitalità esuberante, che il corpaccio
disfatto non riusciva più a contenere. Si pose una manona sformata
innanzi alla bocca, come assalito improvvisamente dal pensiero dei
due denti che gli mancavano davanti: ma poi, tanto, non ci pensò più e
seguitò a dire, sdegnato:
-- O che i figliuoli li facciamo per noi?
Gli altri si sporsero a guardarlo, costernati. Il primo, quello che
aveva il figlio al fronte fin dal primo giorno della guerra, sospirò:
-- Eh, per la patria, già....
-- Eh, -- rifece il viaggiatore grasso, -- caro signore, se lei dice così,
per la patria, può parere una smorfia!
Figlio mio, t'ho partorito
per la patria e non per me....
Storie! Quando? Ci pensa lei alla patria, quando ha fatto un figliuolo?
Roba da ridere! I figliuoli vengono, non perchè lei li voglia, ma
perchè debbono venire; e si pigliano la vita; non solo la loro, ma
anche la nostra si pigliano. Questa è la verità. E siamo noi per loro;
mica loro per noi. E quand'hanno vent'anni.... ma pensi un po', sono
tali e quali eravamo io e lei quand'avevamo vent'anni. C'era nostra
madre; c'era nostro padre; ma c'erano anche tant'altre cose, i vizii,
la ragazza, le cravatte nuove, le illusioni, le sigarette, e anche
la patria, già, a vent'anni, quando non avevamo figliuoli; la patria
che, se ci avesse chiamati, dica un po', non sarebbe stata per noi
sopra a nostro padre, sopra a nostra madre? Ne abbiamo cinquanta,
sessanta, ora, caro lei: e c'è pure la patria, sì; ma dentro di noi,
per forza, c'è anche più forte l'affetto per i nostri figliuoli. Chi
di noi, potendo, non andrebbe, non vorrebbe andare a combattere invece
del proprio figliuolo? Ma tutti! E non vogliamo considerare adesso il
sentimento dei nostri figliuoli a vent'anni? dei nostri figliuoli che
per forza, venuto il momento, debbono sentire per la patria un affetto
più grande che per noi? Parlo, s'intende, dei buoni figliuoli, e dico
per forza, perchè davanti alla patria, per essi, diventiamo figliuoli
anche noi, figliuoli vecchi che non possono più muoversi e debbono
restarsene a casa. Se la patria c'è, se è una necessità naturale la
patria, come il pane che ciascuno per forza deve mangiare, se non
vuol morire di fame, bisogna che qualcuno vada a difenderla, venuto il
momento. E vanno essi, a vent'anni, vanno perchè debbono andare e non
vogliono lagrime. Non ne vogliono perchè, anche se muojono, muojono
infiammati e contenti. (Parlo sempre, s'intende, dei buoni figliuoli!)
Ora quando si muore contenti, senz'aver veduto tutte le bruttezze,
le noje, le miserie di questa vitaccia che avanza, le amarezze delle
disillusioni, o che vogliamo di più? Bisogna non piangere, ridere....
o come piango io, sissignore contento, perchè mio figlio m'ha mandato
a dire che la sua vita -- la -sua-, capite? quella che noi dobbiamo
vedere in loro, e non la -nostra- -- la sua vita lui se l'era spesa come
meglio non avrebbe potuto, e che è morto contento, e che io non stessi
a vestirmi di nero, come difatti lor signori vedono che non mi sono
vestito.
Scosse, così dicendo, la giacca chiara, per mostrarla; le labbra livide
sui denti mancanti gli tremavano; gli occhi, quasi liquefatti, gli
sgocciolavano; e terminò con due scatti di riso che potevano anche
esser singhiozzi:
-- Ecco.... ecco....
Da tre mesi quella madre, lì nascosta sotto la mantiglia, cercava
in tutto ciò che il marito e gli altri le dicevano per confortarla e
indurla a rassegnarsi, una parola, una parola sola che, nella sordità
del suo cupo dolore, le destasse un'eco, le facesse intendere come
possibile per una madre la rassegnazione a mandare il figlio, non
già alla morte, ma solo a un probabile rischio di vita. Non ne aveva
trovata una, mai, tra le tante e tante che le erano state dette. Aveva
ritenuto perciò che gli altri parlavano, potevano parlare a lei così,
di rassegnazione e di conforto, solo perchè non sentivano ciò che
sentiva lei.
Le parole di questo viaggiatore, adesso, la stordirono, la
sbalordirono. Tutt'a un tratto comprese che non già gli altri non
sentivano ciò che ella sentiva; ma lei, invece, lei non riusciva a
sentire qualcosa che tutti gli altri sentivano e per cui potevano
rassegnarsi, non solo alla partenza, ma ecco, anche alla morte del
proprio figliuolo.
Levò il capo, si tirò su dall'angolo della vettura ad ascoltare le
risposte che quel viaggiatore dava alle interrogazioni dei compagni sul
quando, sul come gli fosse morto quel figliuolo, e trasecolò, le parve
d'esser piombata in un mondo ch'ella non conosceva, in cui s'affacciava
ora per la prima volta, sentendo che tutti gli altri non solo capivano,
ma ammiravano anzi quel vecchio e si congratulavano con lui che poteva
parlare così della morte del figliuolo.
Se non che, all'improvviso, vide dipingersi sul volto di quei
cinque viaggiatori lo stesso sbalordimento che doveva esser sul suo,
allorquando, proprio senza che ella lo volesse, come se veramente non
avesse ancora inteso nè compreso nulla, saltò su a domandare a quel
vecchio:
-- Ma dunque.... dunque il suo figliuolo è morto?
Il vecchio si voltò a guardarla con quegli occhi atroci, smisuratamente
sbarrati. La guardò, la guardò, e tutt'a un tratto, a sua volta, come
se soltanto adesso, a quella domanda incongruente, a quella meraviglia
fuor di posto, comprendesse che alla fine, in quel punto, il suo
figliuolo era veramente morto per lui, s'arruffò, si contraffece,
trasse a precipizio il fazzoletto dalla tasca e, tra lo stupore e
la commozione di tutti, scoppiò in acuti, strazianti, irrefrenabili
singhiozzi.
VISITARE GL'INFERMI.
In meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che Gaspare
Naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del Cilento, suo
amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente morte del
figliuolo.
Tutti, in prima, più che afflizione ne provarono sbigottimento e
ciascuno con ansia domandò più precisi particolari. Ma la prima
costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il
Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro
minato da incurabile malattia cardiaca. Sicchè, via! poteva aspettarsi
da un momento all'altro, poverino, una fine così.
I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del Cilento
ansanti, pallidi, con occhi da spiritati. -- “Non è ancor morto?„ --
Volevano vederlo.
Porta, usci, finestre -- tutto spalancato. E nelle camere, fra il
trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite di
tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove il
sole d'agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel fresco
d'ombra.... -- ah! delizioso.
Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini, donne,
ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a coglier di volo
qualche notizia. Un bambino s'affannava a salire e a ridiscendere gli
scalini troppo alti per lui e, reggendosi con una manina paffuta al
muro, a ogni scalino, rimbalzando tutto fin nelle gote e sorridendo con
la boccuccia sdentata, emetteva una vocina frale:
-- E-èh!
Puteva di piscio, carinello, ma non lo sapeva.
Altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a
lite; la madre allora, tra gli zittii della ressa, dovette scendere
e portarseli via. Li picchiò, appena fuori, stizzita di non poter
assistere per causa loro a quello spettacolo.
-- Ah, i figli, che croce!
Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a questo, un
letto, messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento.
I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di su la
soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del moribondo,
intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali;
e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava
a guardare. Due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi, e lo
reggevano alto, in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse
dall'uscio.
-- Ma che gli fanno? Perchè? -- domandò qualcuno.
Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di là dal lenzuolo levato, il
rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse così d'una crudele e
sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non
si poteva più muovere.
Intanto, altri visitatori sopraggiungevano.
Un medico, il più vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse
alla fine con voce imperiosa:
-- Signori, troppi fiati qua dentro!
I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta,
atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia
indefinita, guardinga.
I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie:
-- Com'è stato? Quando è stato?
E l'avvenimento uscì a poco a poco dal vago delle prime notizie, si
precisò, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari di nessuna
importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi
di tutti, che ciascuno poi, rifacendo il racconto, non potè più fare
a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la
medesima espressione e lo stesso gesto: il particolare, per esempio,
del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi alla serva del Cilento nel
sentirsi venir male, e che poi non potè bere.
-- Ah no?
-- Non potè berlo!
-- Io sono venuto, -- diceva Guido Póntina, ricco proprietario e
assessore del Comune, -- mezz'ora appena dopo il colpo.
-- Ma che fece, scusi? cadde proprio per terra? -- domandò il piccolo De
Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere
la parola a un personaggio di conto come il Póntina.
-- Stramazzò. Ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, -- rispose
il Póntina, rivolgendosi però agli altri.
Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lì in un
angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica.
-- Ancora, -- riprese il Póntina, -- i sensi non li aveva perduti del
tutto. -- “Animo, Gaspare!„ -- gli dissi. -- “Vedrai che non è nulla!„ --
Ma lui, che non poteva più parlare, con la sinistra illesa si prese il
braccio destro morto, così.... e si mise a piangere.
-- Il braccio soltanto.... morto? -- domandò un giovine biondo, molto
pallido, intentissimo al racconto.
-- E la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, paralisi a
destra.
Questa cognizione medica il Póntina se la lasciò cader dalle labbra con
aria d'umile superiorità verso gli altri ascoltatori, come una cosa,
oh Dio, naturalissima, ch'egli sapesse da tanto tempo: l'aveva appresa
invece un momento prima dai medici, e ora se ne faceva bello con quegli
ignari, allo stesso modo che dell'essere accorso tra i primi, dell'aver
visto ancora sulla poltrona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva
fatto del suo braccio morto.
-- Sì, era venuto stamani dalla campagna.... -- narrava in un altro
crocchio vicino l'avvocato Filippo Deodati, alto, magro, diafano,
fortemente miope. Parlando, in pensiero com'era sempre delle parole da
usare e dell'efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause
sapienti, anche per dar tempo a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo
parlar dipinto. -- Sapete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara.... che
aria! Sarà circa a tre chilometri da qui....
-- Tre? dici quattro.... no, più! più! -- corresse uno degli ascoltatori,
come se con quei “più! più!„ lo aizzasse a dir più presto.
Ma il Deodati gli sorrise e seguitò placido:
-- E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due ore, per
lo meno, sotto questo sole d'agosto.... nella calura asfissiante....
per lo stradone.... erto così.... su un baroccino tirato da un'asina
vecchia!
Uno, allora, esclamò, con gesto quasi di rabbia:
-- Pazzie!
-- E dicono, -- aggiunse subito un altro, -- che, entrato in paese, fu
visto da un suo parente....
-- No, che parente! -- corresse un terzo, come se volesse mangiarselo. --
Scardi.... Nicolino Scardi, perdio! Me l'ha detto lui stesso....
-- Io so un parente....
-- Scardi, ti dico, perdio! me l'ha detto lui stesso. Lo vide che
frustava alla disperata l'asinella. Voleva raggiungere, chi sa perchè,
la postale di Siculiana. -- “Gaspare! Gaspare!„ -- gli gridò anzi
Nicolino. -- “E piano! così l'ammazzi!„ -- “Lasciami correre!„ -- gli
rispose lui. -- “Mi fa bene!„
-- E correva alla morte! -- sospirò, guardando tutti a uno a uno, un
ometto calvo, panciutello, che arrivava sì e no ad afferrarsi le
manocce pelose dietro la schiena.
-- Fece dunque -- riprese il Deodati -- la sua visita di condoglianza al
buon Cilento, per cui era salito dalla campagna. Aveva già terminato
la visita.... stava per andarsene.... quando qui appunto, in questa
saletta qui, lì a quel posto.... la serva del Cilento lo trattenne per
raccomandargli.... non so.... un suo nipote falegname.... Il povero
Gaspare, col cuore che gli conosciamo tutti, prometteva ajuto....
protezione.... sapete come faceva lui.... che si stropicciava sempre,
parlando, la palma della mano qui sul fianco.... Tutto a un tratto....
che è?... si sente venir male.... dice: -- “Per favore, un bicchier
d'acqua....„ -- La serva corre in cucina, torna col bicchiere, glielo
porge.... lui fa per recarsi il bicchiere alle labbra.... non può....
la mano, invece d'andare in su, gli va in giù.... così.... così....
tremando e versando l'acqua.... il bicchiere gli cade di mano.... i
ginocchi gli si piegano.... e stramazza....
-- O-òh! guardate, -- suggerì piano l'ometto calvo, accostandosi, con un
dito della manoccia teso, -- lì, guardate.... i cocci del bicchiere....
lì....
Tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci nell'angolo, come
dianzi quegli altri la poltrona. Ma giunse in quella dalla stanza del
moribondo un puzzo intollerabile, che fece arricciare il naso a tutti.
-- Buon segno! -- esclamò qualcuno, avviandosi per recarsi in un'altra
stanza. -- Si scàrica....
Parecchi confermarono:
-- Buon segno, sì.... buon segno!
E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo.
Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fratello
Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri
visitatori, tutti in silenzio.
Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o con un
lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se i sopraggiunti
fossero venuti a dirgli: -- “Tuo fratello è guarito, cammina....„
-- scattò in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni si provarono a
trattenerlo.
-- No, lasciatemi. Voglio vederlo....
E andò seguito dal figlio.
Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si trattennero
presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perchè il letto e il
giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una spruzzata
d'aceto alla camera.
Gaspare Naldi, di colossale statura, sorretto il busto da una pila
di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il volto paonazzo,
aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava come invano, per quanto
un po' accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era
chinato sul letto a spiarlo negli occhi.
-- Gaspare! Gaspare! -- chiamò il fratello, con la speranza, nella voce,
che il colpito lo udisse.
Ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo, accigliato; poi
contrasse, come in un mezzo sorriso, la sola guancia sinistra e aprì
alquanto la bocca da questo lato; si provò a far più volte spracche con
la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono
inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le
pàlpebre.
-- M'ha riconosciuto! -- disse allora piano Carlo Naldi agl'infermieri
seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. -- Vuol
parlare, e non può! M'ha riconosciuto!
Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito dopo a
rantolare.
-- Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto! -- ripetè il Naldi al giovine
medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti.
-- Come no? Sissignore! -- disse il Bax, sorgendo in piedi militarmente e
sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto.
-- Stia, stia seduto....
-- No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non l'ha perduta
ancora del tutto. Ogni tanto, qualche lucido intervallo....
-- C'è speranza, dunque?
-- Il caso è grave.... io parlo franco, sa? ma le speranze, nossignore,
chi lo dice? non sono perdute.... Ancora io non dispero, ecco. Però è
un caso d'embolìa cerebrale, e....
-- Ah, -- fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il
Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, non ostante il puzzo,
alla scena commovente tra i due fratelli. -- Non è colpo apopletico?
-- Embolìa cerebrale, -- ripetè a bassa voce il dottor Bax, come
confidasse un gran segreto, e spiegò brevemente la parola e il male.
Il Deodati uscì dal salotto e si recò a raggiungere gli amici
nell'altra stanza.
-- Speriamo che di qui a domattina si risolva, -- continuò il Bax.
-- Vigoroso.... un gigante.... Eh, dovrà stentare la morte ad
abbatterlo.... Noi intanto non abbiamo nulla da fare.... parlo franco
io.... Assecondiamo la natura.... questo il nostro compito, ecco! Da un
momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica...
S'accostò al letto e consultò il polso del giacente.
-- I polsi si mantengono.... Applicheremo più tardi due carte senapate
ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non mi prendo
nessuna libertà, io.
Il Bax era all'inizio della carriera, e però costretto a codiare un
po' l'uno, un po' l'altro dei medici più accontati, tutti -- s'intende --
asini per lui. Mah.... Riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in
quell'occasione, al letto d'uno in vista come il Naldi; gli conferiva
una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta
gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo, cui egli per ciò
assisteva col massimo zelo. Nel vederlo così faccente attorno al letto,
nessuno (egli credeva) avrebbe sospettato che gli altri medici curanti
lo avessero chiamato unicamente perchè lo sapevano resistentissimo al
sonno.
-- Sentite, eh? Ma se lo supponevo io!... -- diceva frattanto Filippo
Deodati nell'altra stanza. -- Ma che colpo apopletico d'Egitto!
Possibile.... così, un colpo? È caso d'embolìa.... un caso d'embolìa
cerebrale, bello e buono, di quelli genuini.... tipico, via!
-- Com'hai detto? -- domandarono alcuni.
-- Embolìa? Che significa? -- domandarono altri.
-- Eh, dal greco.... ἐμβολή.... perdio, me ne ricordo ancora dal
liceo.... Quando la circolazione del sangue non si svolge più
regolarmente, perchè il cuore, capite, è indebolito, che avviene?
avviene che nel cuore si formano certi.... grumi di sangue.... grumi,
grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore,
capite? e gira.... Oh!... fino a tanto che incontra vasi capaci,
questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello
dove i vasi sono più fini d'un capello.... eh, allora..... ἐμβολή:
-interponimento-.... -- mi spiego? -- avviene l'arresto e il colpo.
Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare,
come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo!
Si stacca.... gira.... e poi.... -embolè, interponimento-.... Da che
dipende la vita d'un uomo! Può accadere a tutti un caso simile....
E ciascuno pensò di nuovo a sè, alle condizioni della propria salute,
guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute
cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo,
sempre acceso in volto, più miope del Deodati, sospirò agitando sotto
gli sguardi dei radunati più volte di seguito le pàlpebre dietro le
lenti che gli rimpiccolivano gli occhi.
-- Intanto, -- seguitò il Deodati, -- se l'arresto non si risolve prima
delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera, capite?
e avviene il rammollimento....
-- Povero Gaspare! -- esclamò con angoscia intensa, esasperata, l'uomo
miope senza collo.
E l'ometto calvo, panciutello, osservò, facendo rincorrere i
pollici delle manocce pelose, che lì, sul ventre, poteva facilmente
intrecciarsele:
-- Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto del Cilento
si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini....
L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconicamente il
capo.
-- Sei? Dica sette! -- corresse uno. -- La povera moglie è incinta di
nuovo....
Poi si guardò attorno e domandò:
-- Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete!...
-- Pensare, -- sospirò Guido Póntina, -- che a quest'ora sarebbe laggiù in
campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti
gli altri giorni.... Maledetto il momento che gli venne in mente di
salire in paese quest'oggi! Perchè, sentite: è vero purtroppo e non si
nega ch'era continuamente sotto la minaccia di.... di questo grumo che
dice Deodati.... ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa
determinante di queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del
baroccino....
-- Eh, ma se voi del municipio, -- lo interruppe il Deodati a questo
punto, -- non ci volete pensare a riparar lo stradone....
-- Come no? -- rispose vivamente il Póntina. -- Ci s'è pensato!
-- Sì! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale... per dar modo ai
ragazzi di fare alle sassate.... Chi li stende? Debbono stendersi da
sè?
-- Basta, certamente, -- interloquì per metter pace l'ometto calvo, -- il
povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque.... magari dieci
anni ancora....
-- Si sa! Certo! È così! -- approvarono a bassa voce alcuni.
-- Contradizioni inesplicabili! -- esclamò il Deodati. -- Ma già.... è
inutile! La fatalità.... Si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura
timorosa.... e meticolosa, della propria salute.... arriva il giorno
destinato, e addio....
L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alzò; sbuffò
forte, approvando col capo; non ne poteva più; e andò ad affacciarsi
al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Naldi, leggessero la
condanna a lui. Eppure non se ne andava; restava lì, come se qualcuno
ve lo costringesse.
Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e allora
venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del Naldi in
quegli ultimi anni, da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una
polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia, per consiglio
dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli
affari. Per qualche tempo il Naldi, sì, aveva seguito la prescrizione,
vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai
contadini, curando scrupolosamente la salute. S'era finanche provvisto
d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle
quali s'era dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico
alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a Val
Mazzara.
-- Che aria!
-- E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato....
-- Era il suo orgoglio, quel pergolato!
-- Dovette pagarla cara, quella terra, no?
-- Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima di
fallire.... È che lui poi ci ha speso tanto....
-- Gran lavoratore!
In quell'ultimo anno, difatti, contento della recuperata salute, aveva
ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per recarsi alle
zolfare di sua proprietà; e a chi lo richiamava ai consigli dei medici,
mostrava sotto la camicia una pelle di coniglio sul petto.
-- E ne tengo un'altra dietro, a guardia delle spalle, -- diceva. --
Appena sudo, mi cambio. Ohè, sei figliuoli ho; non posso star mica
dentro uno scaffale!
Con quella pelle di coniglio addosso si sentiva ormai invulnerabile,
come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e questa
superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice.
-- E intanto, in un attimo.... -- concluse l'ometto calvo. -- Chi sa a
quanti contadini avrà lasciato detto stamane, prima di partire: “Per
far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno....„.
Il Póntina approvò col capo, soddisfatto che si fosse tratta tanta
materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui.
Due o tre consultarono l'orologio. Era l'ora della cena pei più;
ma nessuno avrebbe voluto andar via. La catastrofe poteva essere
imminente.
Entrò nella stanza, un momento, il dottor Bax, e tutti si voltarono a
guardarlo. Il piccolo De Petri, atteggiato di mestizia, gli domandò:
-- A che siamo?
Il Bax aprì le braccia in risposta, chiudendo gli occhi e traendo un
gran sospiro.
-- Ma c'è tempo?
-- Signor mio, non si può dire....
-- Su per giù....
-- Nulla.... nulla.... -- rispose il giovane medico, infastidito. -- Da
un momento all'altro può sopravvenire la paralisi cardiaca. Se non
sopravviene, ne avremo a lungo.
“Non chiamerei questo medico, neppure in punto di morte!„ disse tra sè
il De Petri stizzito.
Alcuni si mossero per andar via: non potevano farne a meno: erano
attesi in casa per la cena. Ma, prima d'andarsene, vollero rivedere il
moribondo, ed entrarono nel salotto, col cappello in mano, in punta di
piedi. Contemplarono un pezzo in silenzio il giacente, a cui il nipote
introduceva tra le labbra, cautamente, un cucchiajo a metà pieno d'una
mistura rosea. Il moribondo continuava a rantolar sordamente, facendo
gorgogliar la mistura nella gola, come se si divertisse a fare un
gargarismo.
Ritornarono poco dopo, per la visita serale, i tre medici curanti. A
uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del colpito,
prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio religioso degli
astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa d'un responso
fatale, inappellabile. Il giovine dottor Bax riferiva in breve a bassa
voce ai tre colleghi, che dimostravano di non prestargli ascolto, lo
stato dell'infermo durante la loro assenza.
-- Zitto, collega: va bene! -- disse, seccato, il più vecchio dei
tre, e tirò giù il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del
moribondo agitati continuamente, per lo stento della respirazione,
da conati quasi serpentini. Quella vista angosciò così gli astanti,
che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da una
candela sorretta da un infermiere. Un altro dei medici, magro,
rigido, impassibile, posò le dita nodose sull'attaccatura del collo, a
sinistra, ove lenta e forte pulsava visibilmente l'arteria; poi, tutta
la mano, sul cuore. Il terzo si mise a solleticar con un dito la pianta
del piede destro, paralitico, per accertarsi se la sensibilità non
fosse estinta del tutto.
Il medico magro rigido disse a uno degli infermieri:
-- Avvicinate la candela.
E con due dita sollevò la pàlpebra dell'occhio destro già spento.
Poi, tutti e tre, seguiti dal giovane dottor Bax, si recarono al
balcone, e vi sedettero al fresco a confabulare. Dopo alcuni minuti
uno d'essi s'alzò e, accostandosi alla mensola, trasse dall'astuccio
una siringhetta, la pulì, la provò due volte facendone sprillare un po'
d'acqua; poi la riempì di caffeina e s'appressò al letto.
-- La candela!
-- Dottore, dottore, perchè prolungar così lo strazio di questa agonia?
-- gemette affannosamente lo zio canonico, impallidito alla vista dello
strumento.
-- È nostro dovere, signore, -- rispose asciutto asciutto il medico,
scoprendo la gamba del giacente.
-- Ma lasciamo fare a Dio.... -- insistè con voce piagnucolosa il
canonico.
Il medico, senza dargli retta, cacciò l'ago nella gamba insensibile;
e l'altro chiuse gli occhi per non vedere. Poco dopo, lasciate al Bax
alcune prescrizioni per la notte, i tre medici andarono via, seguiti da
quasi tutti i visitatori.
Rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico.
Ardeva sulla mensola una candela, la cui fiamma era continuamente
agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone.
Il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva annerito sui
bianchi guanciali. I peli dei baffi rossicci sembravano appiccicati
sul labbro, come quelli d'una maschera. Sotto i baffi, dalla bocca
aperta, un po' storta a destra, il rantolo usciva angoscioso e, sotto
il lenzuolo, era palese l'orrenda fatica del ventre e del petto per la
respirazione.
I due infermieri sedevano in ombra, silenziosi, alla sponda del letto:
uno asciugava a quando a quando dalla fronte e dalle gote del giacente
l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio; l'altro reggeva su
le ginocchia un cuscino, sul quale il moribondo allungava, per ritrarla
subito dopo irrequietamente, la gamba illesa.
Su un quadricello presso la mensola sorgeva un uccellaccio imbalsamato,
dal collo e dalle zampe esili e lunghissimi, il quale pareva guardasse
impaurito, con gli occhi di vetro, gli attori muti di quella lugubre
scena.
A piè del letto, il canonico, curvo, le braccia appoggiate sulle gambe,
le mani intrecciate, pregava con gli occhi chiusi, e sotto le pàlpebre,
a tratti, si vedeva quasi fèrvere la muta preghiera.
Il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve sulla
blanda e chiara soffusione del chiaror lunare, alito di deliziosa
frescura.
Il dottor Bax rientrò nel salotto, e notò subito che lo stento della
respirazione cresceva di momento in momento. Già il volto del Naldi
aveva assunto il caratteristico aspetto cianòtico: la bocca aperta
sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di
muffito o di fuligginoso.
-- Tenete sempre la vescica un po' a manca, così.... -- disse a bassa
voce agli infermieri.
Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un
piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con
quella specie di berretto, a tocco di giudice, anzichè dritto, sulle
ventitrè. Ma già -- si capiva -- tanto per dire qualche cosa....
E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era più altro da
fare, si recò al balcone. Di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro,
contemplò a lungo l'ampia, aperta vallata che sotto il colle su cui
sorge la città s'allarga degradando fino al mare laggiù in fondo,
rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte,
contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna
relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima
che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe
finito laggiù!.... E cercò con gli occhi, in un punto noto della
vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiù....
laggiù.... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa
della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per
procacciarsi quella professione di medico, il suo còmpito in mezzo agli
uomini: alleviare le sofferenze, allontanare la morte, l'orrenda fine,
laggiù....
Fu scosso, a un tratto, da un borbottìo sommesso dentro la stanza.
Un prete, dall'abito frusto inverdito, con un pajo di rozzi occhiali
sul naso schiacciato, leggeva, curvo sul moribondo, in un vecchio e
unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un
-Pater- ora un -Ave-, che i due infermieri e il canonico ripetevano a
bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli occhi impassibili,
s'infrociò una grossa presa di tabacco. Era stato chiamato per
la notte come “ricordante„ al capezzale del moribondo. Notava con
soddisfazione che aveva ben poco da fare, poichè questo non era più in
sensi. Di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso, e
-sufficit-. Si scosse con una mano un po' di tabacco dal petto, poi si
rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il
caldo.
-- Caldo.... ah, caldo....
-- Non si respira.... -- disse uno degli infermieri.
Il dottor Bax rientrò dal balcone; guardò accigliato il prete che
rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e uscì dal salotto.
Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un
uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era socchiuso. Intravide
una camera illuminata debolmente, in cui erano raccolte alcune donne in
silenzio. Ne usciva in quel momento Carlo Naldi con in mano una tazza
di brodo.
-- Dottore, venga, -- disse il Naldi. -- Provi lei a farle prendere questo
po' di brodo.
-- Io? a chi? -- domandò, confuso, il Bax.
-- A mia cognata.
-- Ah, la moglie.... è qua?
-- Sì, venga.
Il Bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne;
tuttavia, costretto, entrò premuroso:
-- Dov'è? dov'è?
La moglie del moribondo sedeva su un seggiolone, con un gomito
appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzoletto. Al
richiamo insistente del dottore, mostrò il volto lungo, cereo, smunto.
Pareva movesse con pena le pàlpebre: non aveva più forza neanche di
piangere. Gli occhi le andarono all'uscio della camera rimasto aperto,
e subito immaginò che il marito fosse morto e che già se lo fossero
portato via, in chiesa. Rassicurata, si lasciò piegare dalla voce
estranea del medico a mandar giù qualche sorso di brodo, ma subito
reclinò il volto sul fazzoletto, come se stesse per rigettarlo, e
allungò l'altra mano per allontanare la tazza. Nondimeno, il dottor
Bax uscì dalla camera molto soddisfatto di sè, quasi convulso, e appena
nella saletta d'ingresso si fermò perplesso, un tratto, a grattarsi la
fronte, come per rendersi conto di quella sua soddisfazione, di cui non
vedeva bene il perchè.
A sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi tutti i
visitatori del giorno. Alcuni, tra i celibi, si proponevano di rimaner
l'intera notte colà, dato che il Naldi non fosse morto prima di giorno;
gli altri si sarebbero trattenuti fino al più tardi possibile: e chi
sa, forse avrebbero assistito anche loro alla morte, che pareva dovesse
avvenire da un momento all'altro. Del resto, fuori, in città, non si
sarebbe trovato modo di passar la serata.
All'avvocato Filippo Deodati avvenne di poter rifare il racconto della
visita del Naldi al Cilento, col particolare saliente del bicchier
d'acqua, a un nuovo visitatore, il quale, arrivato la sera stessa da un
paese vicino, era accorso alla notizia così come si trovava, con gli
stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la cartucciera al ventre.
Costui non sapeva ancora accordarsi bene al contegno degli altri,
parlava un po' troppo forte, mostrava ancor troppo viva la sorpresa,
l'afflizione, l'ansia di sapere, in mezzo agli altri che si tenevano
silenziosi e circospetti, rispondendo alle sue domande o con un moto
degli occhi o con un sospiro.
Appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuovo
visitatore s'era impuntato per istintivo orrore; poi, pian piano, s'era
accostato al letto, osservando paurosamente il Naldi.
-- Perchè fa così? -- domandò a un infermiere.
Il moribondo, sempre più angosciato, agitava senza requie la mano
sinistra illesa; riusciva talvolta a sollevare e a trarsi giù dal petto
il lembo rimboccato del lenzuolo; tal'altra, non riuscendovi, levava
il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della mano convulsa
congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia.
Il nuovo visitatore n'era rimasto atterrito.
-- Perchè fa così? -- domandò di nuovo.
-- Vuol togliersi la vescica dal capo, -- rispose l'infermiere.
-- Ma che! Non gli dar retta! -- interloquì Filippo Deodati. -- Movimenti
riflessi....
-- Se l'è già tolta due volte! -- insistè l'infermiere.
Il Deodati lo guardò con aria di commiserazione.
-- E che significa? Movimenti riflessi.... Non sa più quel che si
faccia.... Ha già perduto i centri frenici: è evidente. A prestare un
po' d'attenzione ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costantemente
gli stessi....
E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei piaceri
che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con cui accarezzava con
la voce quei termini di scienza: “movimenti riflessi, centri frenici„.
Entrò, in quella, a tempesta il piccolo De Petri, annunziando:
-- Il deputato! Il deputato! L'onorevole Delfante!
E corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio:
-- L'onorevole Delfante! l'ho visto io dalla finestra!
Carlo Naldi posò il sigaro e accorse nella saletta, seguito da molti
altri, per accogliere il deputato:
-- Dov'è? dov'è?
L'onorevole Delfante era già entrato nel salotto coi due che
l'accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il
funzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in piedi,
a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s'alzò e si
trasse indietro.
La vista del moribondo, al debole lume tremolante della candela,
era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la morte
teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente nella lotta
incosciente, tremenda, delle ultime forze -- e respirava ancora!
Non di meno, l'onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate, le mani
dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo.
Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla, e si volse di
nuovo a contemplare il giacente, ch'era stato suo amico d'infanzia
e compagno di scuola. Tra le mille seccature, le ansie, le smanie
dell'ambizione, -- ecco l'immagine di un'improvvisa morte! -- E scosse
amaramente il capo, con gli angoli della bocca contratti in giù.
-- Che siamo! -- mormorò, e uscì, a capo chino, dalla camera del
moribondo, per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi tutti i
presenti a quella scena.
Eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole deputato,
e beati della fortuna d'averlo lì con loro. Gli fu porto da sedere
nel balcone, al fresco, e molti gli si strinsero attorno, in silenzio.
Quindi, prima uno, poi un altro, gli rivolsero qualche domanda a bassa
voce, alla quale egli non seppe tenersi dal rispondere. Poco dopo la
conversazione navigava per l'agitato mare della politica, dietro la
sconquassata nave ministeriale, di cui il Delfante era fedele pòmpilo
seguace, tra le torbide onde delle questioni economiche e sociali.
Il fratello del moribondo si teneva discosto, seduto su una
poltroncina: gli faceva male un dente, e fumava per stordire il dolore.
Alcuni, vedendolo fumare, pensarono d'accendere il sigaro anche loro.
Soltanto il piccolo De Petri era in gran pensiero. Si doveva sì o no
commissionare la cassa da morto? Nessuno ci pensava, e intanto.... Dove
diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del dottor Bax? E gli
abiti per l'ultima vestizione? Al povero Naldi toccava anche di morire
fuori della propria casa! Bisognava mandar qualcuno a cercare questi
abiti. E un altro pensiero ancora: gli annunzi funebri, a stampa....
-- Se non ci si pensa prima, a queste cose.,.. -- diceva piano a tutti il
piccolo De Petri.
S'era portato con sè il registro degli elettori del Comune, e su un
tavolinetto, insieme col giovine biondo molto pallido, passava in
rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva inviare
la partecipazione di morte del Naldi. In quella cernita la sua lingua
maledica trovò quasi la pietra d'affilarsi. E, di tanto in tanto, a
qualche nome, diceva:
-- No, a questo cornuto, no!
E, a qualche altro:
-- No, a questo ladro neppure!
L'onorevole Delfante sciolse finalmente la seduta; rientrò nella stanza
e strinse di nuovo la mano a Carlo Naldi:
-- Coraggio, fratello mio!
Prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo. E al dottor Bax che gli
stava accanto domandò:
-- Se domani tornassi, lo troverei?
-- Agonia lunga.... -- rispose il Bax. -- Ma, fino a domani, forse no!
-- Speriamo! -- sospirò l'onorevole Delfante. -- Ormai la morte è
cessazione di pena.
E andò via, tirandosi dietro gran parte dei visitatori.
Dopo la mezzanotte, eran rimasti soltanto in sei, oltre i parenti, il
prete e il dottor Bax.
I parenti s'erano riuniti nell'altra camera, attorno alla moglie del
moribondo. Nella stanza di questo i due infermieri accanto al letto
dormicchiavano, e il prete, per non imitarli, infornava tabacco:
aveva posato sul guanciale allato alla testa del giacente un piccolo
crocifisso, sicuro che questo al morente, per la notte, potesse
bastare.
Gli altri, nell'altra stanza, presso il balcone, comodamente sdrajati,
conversavano tra loro fumando.
Una disputa s'era impegnata tra il Bax e l'avvocato Filippo Deodati
intorno ad alcuni strani fenomeni spiritici esperimentati in
quei giorni da un cultore fanatico di questa -nuova sollecitudine
intellettuale- -- come l'avvocato Deodati la definiva.
-- Ciarlatanerie! -- esclamò a un certo punto il Bax.
-- Naturalissimo che tu dica così! -- rispose con un sorrisetto il
Deodati. -- Anch'io, per altro, son quasi della tua opinione. Tuttavia
penso, chi sa! è presunzione certo ritenere che l'uomo, con questi
suoi cinque limitatissimi sensi e la povera intelligenza che gliene
risulta.... possa.... dico, possa percepire.... e concepire tutta
quanta la natura.... Chi sa quant'altre sue leggi.... quant'altre sue
forze e vie ci restano ignote.... E chi sa se veramente.... dico, non
si riesca a stabilire.... direi quasi un sesto senso.... mediante il
quale non si rivelino a noi.... senza tuttavia riflettersi su la nostra
coscienza (e perciò, badate, paurosamente) fenomeni inaccessibili nello
stato normale.
-- Già! -- fece il Bax. -- I tavolini giranti e parlanti.... Sesto senso?
Autosuggestione, mio caro!
-- Eppure! -- sospirò il Deodati, che guardava ancora in giro gli amici
per coglier l'effetto delle due prime parole. -- Eppure.... ecco: io
vorrei spiegarmi il perchè di certe nostre paure.... sì, dico.... la
paura, per esempio, che ci fanno i morti.... Andresti tu, poniamo,
domani o quando che sarà, a dormir solo, di notte, accanto alla cassa
mortuaria del nostro povero Naldi, dentro la cattedrale, dove fosse
soltanto un lampadino pendente dall'altissima vòlta, tra le grandi
ombre, oppresso dalla poderosa solenne vacuità di quell'interno sacro?
Oh Dio, il silenzio.... immagina!... e un topo che roda il legno
d'un confessionale.... o d'una panca.... giù, in fondo.... sotto la
cantoria....
-- Dei morti, -- disse con calma il Bax, -- ho avuto paura anch'io che
a buon conto, ohè, medico sono e di morti n'ho visti, come potete
figurarvi....
-- E tagliati....
-- Anche. Veramente allora ero studente. Tu sai che mi son sempre levato
all'ora dei galli. Basta, -- “Matteo, -- mi avevano detto la sera avanti
alcuni miei colleghi, -- tu che sei mattiniero, domattina di buon'ora
va' ad accaparrarti con Bartolo alla Sala Anatomica un buon pezzo da
studiare: testa e busto„. Bartolo era il bidello della Sala. Che tipo,
se l'aveste conosciuto! Parlava coi cadaveri.... nettava a perfezione
i teschi e se li vendeva cinque lire l'uno. Cinque lire, una testa
d'uomo! Molte, tuttavia, vanno anche assai meno. Basta.... State a
sentire, che vi racconterò come un morto mi spense la candela.
-- La candela?
-- La candela, sì. Accettai l'incarico dei miei compagni; e il giorno
appresso, poco dopo le quattro, mi recai alla Sala. Il cancello
innanzi al giardino, che circonda il basso edificio, era aperto, o
meglio, accostato: segno, questo, che i becchini avevano già portato
il carico alla Sala. Bartolo si vestiva nella stanzetta a sinistra
dell'androne, la quale ha una finestra prospiciente il giardino.
Io vidi, entrando, il lume attraverso le stecche della persiana.
Contemporaneamente, Bartolo udì lo scalpiccio de' miei passi sulla
ghiaja del vialetto. -- “Chi è là?„ -- Io, Bax. -- “Ah, entri pure!„ --
Abbiamo di già? -- “Abbiamo, sissignore. Ma la sala è al bujo. Abbia
pazienza un momentino: son bell'e vestito.„ -- Fa' pure con comodo. Ho
con me la candela. -- Entrai. Non ero mai entrato solo, a quell'ora,
nella Sala. Paura no, ma vi assicuro che una certa inquietudine
nervosa me la sentivo addosso, attraversando quelle stanze in fila,
silenziose, rintronanti, prima di giungere alla Sala in fondo. Guardavo
fiso la fiamma della mia candela, che riparavo con una mano per non
veder l'ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento.
I becchini avevano lasciato aperto l'uscio. Sei casse eran posate su
le lastre di marmo dei tavolini. I cadaveri giungevano a noi dalle
chiese, ancor vestiti, e tante volte anche coi fiori dentro. Un mio
compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di mettersi qualcuno
di quei fiori all'occhiello o di comporne qualche mazzolino che poi
regalava apposta alle belle donnine: -- “Amore e morte!„ -- diceva
lui. Basta. Reggevo con una mano la candela; con l'altra scoperchiavo
cautamente le casse e guardavo dentro. Chi arriva prima, si sceglie
il meglio. Io cercavo un bel collo, un buon torace.... Apro la prima
cassa. Un vecchio. Apro la seconda. Una vecchia. Apro la terza. Un
vecchio. Mannaggia! Faccio per sollevare il coperchio della quarta
e -- -ffff-! -- un soffio, che mi spegne la candela. Getto un grido,
lascio il coperchio; la candela mi cade di mano. -- Bartolo! Bartolo!
-- grido, atterrito, tremando, al bujo. Bartolo accorre col lume e mi
trova.... pensateci voi! i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori
dell'orbita. -- “Ch'è stato?„ -- Ah, Bartolo! Apri quella cassa!... --
Bartolo apre, guarda dentro, poi guarda me: -- “Ebbene? -- mi fa. -- Una
bella ragazza....„ -- Prendo animo e guardo dietro le sue spalle. -- È
morta? -- Bartolo si mette a ridere. -- “No, viva....„ -- Non scherzare!
M'ha spento la candela! -- “Che ha fatto? Le ha spento la candela?
Vuol dire che non voleva esser veduta da un giovanotto così coricata.
Eh, poverina, di' un po', è vero?„ E, così dicendo, agitò più volte
una mano cerea del cadavere. Bisognava sentire le sue risate, perchè
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