Cappidazzu paga tuttu Teatro dialettale siciliano volume settimo NINO MARTOGLIO E LUIGI PIRANDELLO TEATRO DIALETTALE SICILIANO VOLUME SETTIMO 'A VILANZA (LA BILANCIA) CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU CATANIA CAV. NICCOLÒ GIANNOTTA, Editore LIBRAIO DELLA REAL CASA PROPRIETÀ LETTERARIA -ai sensi del testo unico della legge 25 giugno 1865, 10 agosto 1875 e 18 maggio 1882, approvato con R. Decreto e Regolamento 19 settembre 1882- Proprietà artistica, di rappresentazione e di traduzione, riservate per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda--Copyright by Società Italiana degli Autori--Milano, Corso Venezia N. 6. Tutti gli esemplari di questa edizione portano la firma dell'Autore. Le copie non munite di essa firma, si reputano, quindi, contraffatte. Unica versione autorizzata dagli Autori per la rappresentazione. Officine di Arti Grafiche dell'Editore CAV. VINCENZO GIANNOTTA nel Reale Ospizio di Beneficenza---Via Crociferi, 15---CATANIA CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU Commedia in tre atti con le maschere di Pirandello e Martoglio PERSONAGGI DON NZULU VENTURA 50 anni; grigio; capelli piuttosto folti e lunghi; tutto raso; volto stanco, da malato; occhio vivacissimo; movimenti e gesti rapidi; tradisce di tanto in tanto come degli improvvisi arresti al cuore e al respiro. Veste alla buona. Parla, ora con umiltà, ora con bonaria indulgenza o fine arguzia, ma pure a tempo e a luogo, sa levarsi su tutti all'improvviso con grande e generosa fierezza, da dominatore. DONNA PRÀZZITA CANNALONGA sua cugina; 55 anni; donnone atticciato, dalla faccia rinfichita, gialliccia, itterica fin nelle labbra smorte. Affetta un fare e un parlare mellifluo, sotto al quale traspare acre e in continuo fermento il veleno accumulato in tanti anni di sterili aspirazioni e di voglie insoddisfatte. Veste con decoro e ricercatezza, ma all'antica, con sul capo una «spagnoletta» di merletto nero; mezzi guanti di seta, e lenti con lunga catenina d'oro. TIDDA SPINA cugina di entrambi; 38 anni; simpaticissima, sanguigna, di una avvenenza non del tutto ancora svanita; occhi grandi, vivaci, provocanti; carattere buono per natura, ma ribelle, impulsivo, sempre pronto all'aggressione, fino ad apparire da forsennata, quantunque in principio faccia di tutto per dimostrarsi mansueto e accomodante. Veste abiti di taglio semplice, ma di colori accesi; porta anch'essa la spagnoletta, ma di merletto bianco; e calza con gusto, scarpette di coppale, con tacchetti alti su calzette rosse, fiammanti: ha nell'aria e nel vestire un che della sivigliana. RACHILINA NISCEMI nipote di donna Pràzzita; 20 anni; figurina esile, bionda, occhi languidi, colorito roseo, denti e unghie curatissimi, pettinatura bizzarra, con fiocchi e pettinesse; aria sentimentale, facile alla commozione; leggiadra; si lascia per natura indurre a innamorarsi di questo e di quello, ma senza malizia e un po' sospirosamente. Veste di chiaro, all'ultima moda, con cappellino a fiori. DON LIDDU BELLÈ 24 anni; giovanotto elegantissimo, squisitamente curato nei modi e nel vestire, con un che di femminile non affettato, e senza scapito di una certa maschile fierezza che sa usare all'occasione, come di chi nel pieno vigore della salute e nella spensierata indipendenza dei mezzi, sa di non dovere temer di niente e di nessuno. DON NITTU SCAVU 28 anni; magro, pallido, stremenzito; senza mezzi e senza risorse, con nascosti eroici sacrifizii, simula una eleganza ridicola, che tradisce pur non di meno la miseria. DON IACU NACA 39 anni; robusto, spavaldo, spocchioso, parla con voce rotonda e gesto teatrale da maffioso; è però in fondo pauroso e calcolatore, sorretto solo da una grande improntitudine, pronta a calar le vele a ogni minaccia d'uragano. Veste con pacchiana eleganza, sovraccarico d'anelli e di ciondoli. DON GASPARINU SÒLIMA 40 anni; magro; bilioso, nervosissimo e quindi irrequieto; gestisce e parla a scatti e a schizzi, tartagliando; ombroso, diffidente; diventa minaccioso e pericoloso appena si sente preso di fronte; veste compostamente, con sobria eleganza, da persona agiata. BRASI NASCA servo di don Nzulu; 40 anni; tozzo, semplicione, con faccia da scemo, e sguardo spento, che però s'illumina di tanto in tanto di sorniona e furbesca malizia; veste goffamente, e si muove con ondeggiamenti da pachiderma. DON SCIAVERIU sarto di provincia; 45 anni. DONNA RUSULINA sua moglie; 42 anni. LE MASCHERE CAPPIDDAZZU PAGA TUTTU enorme cappello a cupola dalle amplissime tesi rigide con nappe e fiocchi penduli, tutto nero; ampia cappa di seta nera, con largo bavero e lunghi fiocchi come sopra: maniche a sbuffi fermi nel polso con risvolti bianchi, smerlettati; la cappa è lunga fin sotto i ginocchi; calzoni alla francese, larghi alla coscia e stretti al tallone, con tasche davanti; panciotto di velluto nero alla marescialla; ampio colletto inamidato a svolti sul bavero della cappa e cravattone a svolazzo anch'esso nero, di crespo di Cina; scarpe a gondola di camoscio nero; borsa di seta a maglia, con bocca d'argento ad anello a molla, capace e rigonfia, pendente sotto il panciotto. LA VECCHIA DI L'ACITU abito di lana color tabacco di Spagna, tutto a smerli, guarniti di gallone nero, lustro, con guardinfante; pellegrina di panno viola sulle spalle; parrucca grigiastra; occhiali a staffa; mezzi guanti, e un fiasco capace, tutto pancia, dal collo a fungo, strettissimo: vi si legge in mezzo, a grossi caratteri neri: «Acitu». LA ZÌ VITTULA abito, anch'esso con guardinfante, a liste trasversali rosse e bianche, le rosse il doppio più larghe delle bianche, senza gale, e tutto pendulo di code di gatto; parrucca nera; bottoni a occhi di gatto; fermagli a zampe unghiute; le braccia nude fino al gomito, e guanti bianchi fino al polso. DONNA TINNINA parrucca biondo-dorata, a lunghi boccoli; abito anch'esso a guardinfante, tutto a sbuffi, a gale, a trine, aereo, vaporoso; scarpine di seta dello stesso colore, e calze rosee; guanti di seta bianchi, lunghi fino al gomito; ventaglio di merletto; astuccio con fialette di sali, d'argento; una sciarpa di finissimo velo rosa sulle spalle. DON NINNARU giacca cortissima, attillata, di panno nero, di poco più lunga davanti, con gli orli gallonati di seta; grande fiore all'occhiello; fazzoletto di finissima batista, per metà fuori della tasca; calzoni chiari a tubo, larghi, a quadretti bianchi e neri, con larga banda nera; panciotto corto di velluto rosso-granato, a doppio petto e con larghi risvolti; camicia con merletti, allo sparato e ai polsi; cravatta nera a farfalla e colletto alto ad ali; mazzetta di ebano con pomo di avorio; scarpe alla francese, con tacchi alti, e tuba di media altezza con falde rigide. DON SUCASIMULA farsetto lustro, sorcigno, stretto alla vita, stretto e corto di maniche e molto accollato, con miserrimo bavero; panciotto di seta color nocciola che appare appena a due punte sotto il farsetto abbottonato; calzoni bianco-latte alla cavallerizza; mezze scarpe di coppale, un po' scorticate e ghette color nocciola; tuba alta a cono con falde tese strettissime; guanti d'un bianco-sporco, filettati di nero; colletto altissimo e cravattina nera, piccolissima; bastoncino di canna spagnuola con testina di cane; occhialetto (-monocolo-) cerchiato e con sostesto di finto oro, appeso ad una catenina anch'essa d'oro falso, fissato al bavero; fiore all'occhiello. PEPPI NNAPPA calzoni strettissimi al ginocchio, che finiscono a campana, così ampia da nascondere quasi il piede; giacca larga e corta ampiamente scollata con largo bavero; il tutto di velluto olivigno; fazzoletto di seta rosso, fuori della tasca; cravatta svolazzante; colletto rivoltato alla marinaia, e camicia di flanella chiara, con taschino sulla sinistra; il panciotto è sostituito da una larga fascia rossa a frangia, sotto la quale s'intravede il calcio di una grossa pistola; berretto a barca con code, pettinatore a fiaccagote, e coppie di fiammiferi di legno insellati nell'orecchio destro; enorme canna d'India, con manico di corno. DON COLA MECCIU parrucca di capelli neri, lunghi, a istrice; finanziera stretta alla vita e lunghissima, con calzoni alla francese, il tutto di stoffa color acciaio, disegnata a scaglie; colletto altissimo, dritto; cravatta a punte, all'insù; cappello a staio, sempre in una mano insieme con un ampio fazzoletto di seta gialla, nell'altra mano un ombrello verde, scarpe a punta con tacchi altissimi. GIUFÀ calzoni aderentissimi fino al ginocchio, di fustagno turchino; amplissima giacca della stessa stoffa, con capacissime tasche imbottite, lunga fin quasi ai ginocchi; camiciona di tela grossolana, spettorata, calzettone di lana nera rivoltate alle ginocchia; zoccoli; berrettino tondo, senza falda e con nappa in cima; porta un sacco di tela d'Olanda, colmo e ricoperto di frasche; cammina con le gambe larghe. Avvertenza: Per quanto gli autori abbiano segnate tutte le battute delle singole scene più concertate, non che quelle intercalate dagli spettatori alla commediola del terzo atto, per la maggiore evidenza ed efficacia della rappresentazione, si affidano agli interpreti di questa commedia, ove occorra, fondano insieme queste battute, o altre ne aggiungano, con parsimonia e buon senso, laddove la scena sembri per avventura languire o il cambiamento del vestiario sia causa di non preveduti indugi. ATTO PRIMO La scena rappresenta un ampio salotto in casa di Don Nzulu, con la volta scompartita, in fondo, di tre archi, sostenuti da due colonne.--Arredo borghese, modesto e un po' antiquato. Comune a destra, uscio a sinistra e tre in fondo, uno per ogni arcata.--Destra e sinistra dello spettatore.--La scena è uguale per tutti e tre gli atti. SCENA I. D. Nzulu e Brasi, poi D.ª Pràzzita e Rachilina. (-don Nzulu è sdraiato su una greppina e sonnecchia agitandosi. Brasi in grembiule, con un piumaccio in mano, è intento a spolverare i mobili; si accosta alla greppina e spolvera anche i calzoni impolverati e le scarpe di D. Nzulu, che, dimenandosi, lo fa sobbalzare e poi ridere da scemo. Si ode il campanello d'ingresso, ed egli si ferma incerto, se debba o no togliersi il grembiule; poi se lo passa sotto il braccio e va. Rientra subito dopo, seguito dalle due donne, alle quali fa cenno di parlar piano perchè il padrone dorme-). BRASI (-pianissimo-)--Chi fazzu, 'u chiamu?..... ah?..... 'u chiamu? DONNA PRAZZITA No, Brasuzzu, lassalu ripusari.... Aspittamu.... Assèttiti, Rachilina. Com'è, stancu? stancu, è veru? (-si appressa al dormiente in punta di piedi e lo osserva-)--Si vidi, mischinu, ca è abbattutu.... Facci d'omu bonu, guarda, Rachilina. (-Rachilina si alza e fa per accostarsi anche lei in punta di piedi. Ma in questo mentre don Nzulu tira un forte ronfo che fa spaventare Brasi, il quale indietreggiando fa cadere un tavolinetto. Al rumore, don Nzulu si desta, stropicciandosi gli occhi e meravigliandosi della presenza di gente in casa sua-). D. NZULU Uh.... e chi fu?... Vui, cucina? DONNA PRAZZITA Ah, Maria Santissima, cucinu, sugnu murtificata.... 'ssu babbu di Brasi ca fici scrusciu.... BRASI Iu? 'U tavulinu! DONNA PRAZZITA Cci aviamu ditta: «zittu» n' 'o risbigghiari. D. NZULU No, babbu ca non m'arrisbigghiò prima, chi cc'entra! (-notando la ragazza-)--Oh.... e cu' cc'è? (-trasognato-)--Madonna mia!.... Cuncittina è chista!.... DONNA PRAZZITA Vih! cucinu.... mi faciti arrizzari 'i carni.... (-accenna il segno della croce-)--'U sacciu, è tali e quali sò matri.... D. NZULU Spiccicata la sant'arma!.... Rachilina si chiama, è veru? DONNA PRAZZITA Rachilina. D. NZULU (-la guarda, ammirando-)--Oh chi cosa granni!.... Ca veni cca, quantu ti vidu bona.... Non t'haju vistu mai, e ti canusciu, figghia! Bedda ca pari 'na cassata di Pasqua.... com'era tò matri.... Signuri mei.... signuri mei.... (-si stropiccia gli occhi-)--Chi fazzu dormu ancora o mi staiu sunnannu? BRASI (-mettendoglisi davanti-)--Non signuri.... arrisbigghiatu è vossia.... D. NZULU (-scostandolo col braccio e rivolgendosi alla cugina-)--D'unni mi vinni tuttu 'stu beni oggi? DONNA PRAZZITA Ca già, pi daveru un sonnu v'avi a parìri, cucinu! Avi ca non ni videmu.... ca macari nn' 'u scurdamu.... D. NZULU Eh, v' 'u putiti figurari! Si Rachilina m'avia parsu so' matri.... (-a Rachilina-)--Tu non eri mancu in mente Dei, figghia, l'urtima vota ca nni vittimu cu to' zia cca.... DONNA PRAZZITA (-turbata e seccata dal ricordo-)--Acqua passata... Lassamu jri 'ssu discursu, cucinu.... Oramai.... D. NZULU Eh sì.... Cu' cci pensa cchiù, a 'sti storii antichi.... (-cambiando tono-)--Sugnu 'mmenzu a 'na gran firnicia, cucina, nni 'stu mumentu.... DONNA PRAZZITA Già... mi dissiru ca siti tantu affannatu circannu casa. E pirchissu vinni.... pirchì avissi nn'occasioni.... (-insinuante, fissandolo, con un mezzo sorriso-)--Ma vui chi vi nni vuliti jri di cca pi daveru, doppu tant'anni? D. NZULU (-malinconicamente scherzoso-)--Ca.... mi pari ca l'avissi 'st'intenzioni.... (-facendo il gesto d'avviarsi all'altro mondo-)--di carriari a tunnu, cucina.... DONNA PRAZZITA (-vivacemente, per protestare-)--Vah, chi diciti?.... Ancora!... Ca dunca pirchì 'a iti circannu 'sta casa? D. NZULU Oh mamma mia, non mi nni parrati!.... 'U sacciu iu, comu mi sentu, e mi capitanu certi cosi, ca mancu 'nta li brunii d'un vecchiu spizziali! 'Na siccatura, cara cucina, ca non sacciu chi facissi pi dariccilla ad autri. DONNA PRAZZITA Si vi pozzu aiutari.... cu tuttu lu cori! D. NZULU Pi daveru, cucina? (-la guarda negli occhi profondamente, con sardonica intenzione-)--Cercu mugghieri.... RACHILINA (-lo guarda stupita, sorpresa tra il riso e la meraviglia-)--Cui, vossia? Si voli maritari? DONNA PRAZZITA Vah, chi vi nisceru 'i sensi?.... Un pocu siti mortu, un pocu circati mugghieri.... Sempri chiddu d' 'a 'nnimina-vintura siti! D. NZULU (-c. s.-)--Ah, vi ricurdati cu' sugnu! Ppi daveru 'a cercu 'a mugghieri... e non sacciu a cu' haiu a pigghiari.... DONNA PRAZZITA Pi ssa partita allura non vi pozzu dari nuddu aiutu... D. NZULU E pirchì? Anzi vui, cucina, siti fatta apposta pi conchiudiri 'sti cosi! DONNA PRAZZITA Ma vui chi pi daveru diciti? Mugghieri circati? D. NZULU Mugghieri, mugghieri.... ma non pi mia. DONNA PRAZZITA Ah, chissu vuleva diri iu.... (-guardando Brasi-)--E pi cui, allura? BRASI Chi si cridi ca è pi mia? Mai! Non mi vogghiu maritari.... D. NZULU Zittiti, sceccu! Anzi tu fussi 'u megghiu partitu! (-alla cugina-)--Cci pinsati cchiù a ddu nostru cucinu, ca partiu pi l'America tant'anni prima di mia? DONNA PRAZZITA Si.... accussì.... n'aria n'aria.... Mi pari.... D. NZULU Josè (-pronunzia: Cos'è-) DONNA PRAZZITA Cu', iddu? E chi sacciu iu? D. NZULU (-c. s.-)--Josè! Josè! DONNA PRAZZITA E di mia 'u vuliti sapiri? Ddocu vui, ca fustivu 'nsemi... D. NZULU (-sorridendo-)--No, no, cucina.... Josè, nomu! Si chiamava Josè... haiu 'u ritrattu ddà dintra... DONNA PRAZZITA Ah! ancora ascutava... Puteva capiri mai, iu? Di cca Peppi partiu... BRASI E chissu è: ca quannu unu parti sapi cos'è e po', quannu arriva, non si sapi com'è! D. NZULU Vattinni ddà banna, vasinnò ti fazzu a vidiri 'na cosa, ca quannu parti vidi cos'è e quannu t'arriva senti com'è (-poi voltandosi alla cugina-) Eh si... aviti ragiuni... iu 'u chiamava accussì, pirchì ddà Peppi, Pippinu cci dicinu Josè, capiti? a la spagnola... Dunca 'ssu cucinu Pepè morsi, sia paci all'anima sua! DONNA PRAZZITA Ah, morsi, mischinu? D. NZULU Si, mentri iu era ddà... E mi lassau un picciriddu... Paulu-Paulinu, vah!... tantu biddicchiu... ca l'avviai iu stissu... Mi custau tanti pinseri, e tanti dinari... RACHILINA Vih, 'nnuzzinteddu... e pirchì n' 'o purtau ccà vossia, quannu si nni turnò? D. NZULU Pirchì? Ca pirchì, quannu iu mi nni turnai, iddu era già grannuzzu... si avia fattu 'na pusizioni, e tirava già p' 'a sò strata... DONNA PRAZZITA E s'ha fattu avanti? D. NZULU Ah, si... avanti assai... Spertu, si vidìa di nicu! Vrazzu di mari... curaggiusu... DONNA PRAZZITA E a vui non v'ha pinsatu chiù, ah? D. NZULU A no... pirchissu, criaturi, s'ha tinutu sempri in currispunnenza. DONNA PRAZZITA Chissu sulu? Doppu tuttu 'u beni ca cci facistivu a di nicu? D. NZULU M'ha rispittatu sempri comu un patri! E chistu a mia mi basta... DONNA PRAZZITA Eh già! Si soli diri: fa mali e pensaci! fa beni, e scordatillu! D. NZULU Santi paroli, cucina! E ora, si non fussi ca mi sentu accussì malatu e ca mi siddìu di tutti cosi... mi sta dannu 'na prova di divuzioni e di fiducia, ca daveru mancu un figghiu! DONNA PRAZZITA Ah! Haiu capitu!... 'A casa... 'a mugghieri... pi iddu hannu a serviri. D. NZULU (-socchiudendo gli occhi, giungendo le mani e agitandole-)--Vi persuaditi chi 'ncumbensa? chi gatti a pilari ca mi duna? Cu 'na cosa di cchiù... DONNA PRAZZITA Ca 'a voli bedda... mi persuadu... cu doti... D. NZULU No, ca chi diciti!... Chi nn'avi a fari chiddu d' 'a doti? Cridu ca passa 'u miliuni... (-controscena della vecchia-). BRASI (-che frattanto si è dato da fare per la stanza-)--Napuliuni... napuliuni... (-fa il gesto relativo con le dita-). D. NZULU 'N'autra, 'n'autra è la cosa gravi pi mia, ca mi duna di pinsari seriamenti e mi teni agitatu (e iu' 'u capisciu, mischinu! quannu unu è ddà... sulu... abbannunatu!) si fissau ca si senti comu un arvuliddu trapiantatu fora via... e mi scrivi ca si voli «rinnestari al vecchiu tronco» di la famigghia. DONNA PRAZZITA Ah, chi 'nt' 'a parintela 'a voli? D. NZULU Ca 'nnunca!... E iu, 'a viritati giusta, dati 'st'intenzioni--ca pi cuntu miu non l'approvu--mah, iddu avi stu spinnu di li parenti, e bona cci vegna!--data la sua età, datu tuttu, haiu pinsatu a la cucina Tidda.--Chi nni diciti? DONNA PRAZZITA (-avvampa e si reprime subito, facendo la voce dolce e sorridendo stentatamente-)--Vih, cucinu... ca chi diciti, povira Tidda! tantu affabili, criatura!... ma, si dimannati a mia... chi cci ha fari, 'u pani cottu? D. NZULU Pirchì? Vui, a iddu, quant'anni cci faciti? DONNA PRAZZITA Ca..... sicunnu chiddu c'aviti dittu vui--càrculu 'na quarantina... D. NZULU Precisamenti, quaranta. DONNA PRAZZITA E chi vi parinu, assai? Pi 'n'omu, 'nta lu ciuri!... RACHILINA (-annoiata dal discorso che non la interessa, non sa come occuparsi, sfoglia un album, qualche giornale illustrato e sbuffa di tanto in tanto per gioco-). D. NZULU Eh già!... sì!... vulennucci riflettiri... Poi, specialmenti 'ss'americani, tutti raduti fin' e' gigghia... ca sautanu comu tanti ariddi... e l'occhiu? l'occhiu vivu!... musculatura d'accussì... DONNA PRAZZITA E pirchissu vi dicu! Me' cucina Tidda... no p'affinnilla, criatura! ma trentott'anni non l'ha' a fari cchiù!... 'U sapiti comu si dici: «l'omu a vint'otto e la fimmina a diciarottu». Pi unu di chissi, poi, accussì pristanti! a diffirenza di deci anni non cci basta cchiù!... cci nni voli una di vinti!... D. NZULU Ma 'ntantu... già... mi pareva ca... DONNA PRAZZITA (-sulle spine-) Pirchì, chi vi spiegastivu? D. NZULU No... ma... l'aspettu... DONNA PRAZZITA L'aspittati? Ah, già 'nfurmata è idda? D. NZULU No, pinseri miu... DONNA PRAZZITA Ah... (-friggendo-) Ca chi vuliti ca vi dicissi, cucinu? 'A viritati giusta, mi pari curiusu 'ssu matrimoniu, ca duvissi succederi accussì... senza ca iddu 'a vidissi prima... senza diri si cci piaci o non cci piaci... L'occhi soi, scusati, non sunnu l'occhi vostri... D. NZULU No, pirchissu, iddu non cci vidi chi pi l'occhi mei... DONNA PRAZZITA Eh già, allura vui, subitu... si sapi!... 'u debbuli anticu... Sintiti a mia, ca è megghiu anchi pi vui: lassatilu arrivari e facitilu scegghiri cu l'occhi soi. D. NZULU Ca... cucina, si mi diciti accussì... vui ca sapiti e viditi cchiù di mia... Iu cchiù luntanu di ddocu non arrivu... (-ammiccandola, piano-) Chi aviti quarchi autra idea? DONNA PRAZZITA (-accennando di sottecchi alla nipote-)--Non pozzu parrari ca haiu a diri missa... D. NZULU (-con un movimento di sorpresa-)--Vih!... E cu cci pinsava? (-volgendosi alla ragazza-) Rachilinedda, figghia... ca comu? nuautri nni stamu scurdannu di tia!... Chi bedda facci ca cci fa 'u ziu a 'sta niputedda, ca è 'na scocca di ciuri pi daveru... Ca lassiminni godiri di ssi biddizzi! (-ripete i soliti gesti d'ammirazione, poi, rivolto a Brasi-) Guarda chi fai: accumpagnala 'nt' 'o giardinu, a me' niputedda, cci duni 'i forfici e si cogghi un mazzu di rosi a piaciri sò. RACHILINA (-balzando in piedi tutta contenta-)--Oh grazii, ziu! Si si... 'I vittimu passannu e 'o dissimu: «Chi beddi rosi chi avi 'u ziu!» D. NZULU Tutti pi tia! Va, va, vo' cogghitilli! RACHILINA (-va di corsa, battendo le mani, appresso a Brasi per uno degli usci di fondo-). SCENA II. Donna Prazzita e D. Nzulu. D. NZULU Pi mia, cucina Prazzita, Rachilina mancu esistiva... DONNA PRAZZITA Ca già... pi vui non esisteva autra ca 'a cucina Tidda! E francamenti, poi... mi pari curiusu, lassatimillu diri, ca vui... propriu vui, cci la prifirissivu ad autri! D. NZULU Acqua passata, cucina... Iti pinsannu cchiù a mia? 'N'autru munnu!... Lassamulu iri ssu discursu! Quantu a Rachilina, prima di tuttu, vi ripetu, ca pi mia mancu esisteva; e poi, una vota ca nni parrati, si vi parsi assai, vi ricurdati?... la differenza d'età tra mia e Tidda; com'è ca ora cca cu Paulinu... DONNA PRAZZITA Iu?... Parrai d'età!... Chi mi diciti?... Quannu? D. NZULU Ca tannu, cucina! Ricurdativi bona! DONNA PRAZZITA Ah... forsi pirchì Tidda... chi sacciu... era ancora carusidda (-si ode il campanello d'ingresso-). D. NZULU No, no, cucina, iu cci pensu beni! Facistivu 'a quistioni di l'età, e facistivu bonu, di dda gran fimmina di munnu ca siti... Tantu ca mi pari curiusu ora, scusati, ca a vui ca vi parsiru assai 'i dudici anni di differenza tra mia e Tidda, non vi fannu cchiù impressioni 'i vinti tra Paulinu e Rachilina... DONNA PRAZZITA (-vorrebbe ribattere e sostenere le sue ragioni: ma Brasi, entrando, glielo impedisce-). SCENA III. Detti e Brasi, poi don Liddu e don Nittu, indi Rachilina. BRASI Cci su' visiti! D. NZULU Visiti? Nni mia? E cu' su'? BRASI Li signuri don Liddu Bellè e don Nittu Scavu. D. NZULU (-notando donna Prazzita contrariata-)--Cui? (-alla cugina-)--Cucina, chi forsi 'sti signuri cercanu di vui? Pirchì iu, francamenti, nun cci haiu nudda servitù.... DONNA PRAZZITA No! di mia?... Non cridu... Conoscenti... sì... D. NZULU Cucina cu mia putiti parlari... Chi forsi cc'è quarchi... DONNA PRAZZITA Chi? D. NZULU Chi sacciu? Cu Rachilina... DONNA PRAZZITA Vih! ca quannu mai! chi diciti? Rachilina?... Bianca comu la cira... 'na bammina! D. NZULU E allura... pi cu' veninu? DONNA PRAZZITA E chi sacciu? Pi mia nn' 'i putiti mannari. D. NZULU Ma chi persuni su', scusati? Pirchì iu... sapiti, di 'ssi picciutteddi non conusciu cchiù a nuddu... DONNA PRAZZITA Chi v'ha' a diri? Genti bona, pi 'ssa cosa, si... ma aciddazzi perdi-tempu.... D. NZULU Ma su' galantomini? (-a Brasi-)--Falli passari (-Brasi via-). DONNA PRAZZITA Si... non pozzu diri o' contrariu... Unu è d' 'i Bellè, sapiti... voli fari 'u gadduzzu... 'i picciuli l'avi... ma cu' avi tanticchia di munnu, vui mi capiti... cu unu di chissi divi stari cu l'occhi aperti.... L'autru si, mischinu.... pirsuna distinta, ma scarsu... va circannu d'arripizzarisi 'a caiella... D. NZULU Ah, ca boni, boni allura su'... mi piacinu... DONNA PRAZZITA Pi cui, cucinu? D. NZULU Sentu diri... si su' galantomini... Pi Paulinu. Veni cca, criaturi, ca non cunusci a nuddu... Iu sugnu un ursu... Accussì trova l'amici pronti (-vedendo apparire sulla comune i due giovanotti-)--Avanti, avanti, signuri mei! DON LIDDU E DON NITTU (-entrano sorridendo e cercano disillusi con gli occhi Rachelina che deve averli chiamati dal giardino, vedendoli passare-). D. LIDDU (-perplesso e mezzo mortificato-)--Scusi... forsi cc'è sbaglio.... D. NITTU Non trasemu giusti? Cc'è paura, sbagghiamu porta? D. LIDDU No, si cc'è 'a signura Pràzzita? (-Rachelina irrompe dall'uscio, per il quale è scesa in giardino sovraccarica di fiori, che con grande esultanza, ridendo come una mattarella, comincia a gettare all'uno e all'altro dei giovani che ridono schermendosi e cercando d'afferrarla-). RACHILINA (-cercando di colpirli coi fiori-)--Cca!... cca!... tiniti cca!... Vi pari ca non vi vitti a vui! si... quannu mi tuccastivu ca virga!... E puru a vui, beddu spicchiu! tiniti cca... vi vitti, si... ca v'ammucciauru arreri 'u muru! (-I due giovanotti seguitano la scena vivace a soggetto-). DONNA PRAZZITA (-restando da prima interdetta e stordita, poi, friggendo per dominarsi e facendosi di mille colori-)--Rachilina! Rachilina!... (-a don Nzulu-)--Ca è 'na picciriddazza! (-alla ragazza-)--Figghia mia!.... figghia mia! D. NZULU (-con intenzione, sorridendo-)--Ca boni iddi si canuscinu... D. LIDDU (-che è riuscito a ghermire a Rachelina una bellissima rosa bianca-)--Chista è mia... no! chista è mia... e m' 'a mettu cca! RACHILINA (-inseguendolo-)--No, chista nenti! chista mi l'aviti a dari. D. LIDDU (-tenendo la rosa alta con una mano, e con l'ultra indicando la guancia-)--Pi turnarivi chista, m'aviti a dari nu vasuni cca! DONNA PRAZZITA (-subito, severa, con un grido, quasi temendo che la ragazza glielo dia-)--Rachilina! RACHILINA Ch'è babba vossia... chi fa, si scanta ca cci 'u dugnu pi daveru?... 'Na timpulata cci pozzu dari! (-a don Liddu, minacciandolo con la mano-)--'A vuliti? 'A vuliti? D. NITTU (-presentando la guancia-)--Cca a mia, cca a mia: ogni datu s'è pirdutu! DONNA PRAZZITA Signuri mei, signuri mei, ma chi è? Dicu macari pi rispettu di me' cucinu, ca è 'u patruni di casa. D. NZULU No, cucina! Ma chi diciti, pi mia? M'haiu fattu lu cori tantu, a vidiri tutta 'st'alligria e tutta 'sta giovintù! D. LIDDU (-serio, garbato, ridando la rosa a Rachelina-)--Avi ragiuni, 'a signura Pràzzita (-a don Nzulu-)--Nuautri cci dumannamu scusa. D. NITTU E semu mortificati di l'ardiri ca nn'avemu pigghiatu... D. NZULU Ma chi diciti? Vi ripetu ca m'aviti fattu un gran piaciri... Vui siti D. Liddu Bellè, è veru? Assittativi cca, pregu... E vui, signor Scavu... D. Nittu, mi pari?... cca banna... (-mentre don Nzulu fa i convenevoli coi due giovani, donna Pràzzita con gli occhi fuori dell'orbita s'accosta a Rachelina, la bistratta sotto sotto in silenzio, la pizzica, la scuote-)--Cca... cca, D. Nittu... e a Rachilina cca... unni si', niputi? Oh! E chi hai? Chi fu? RACHILINA (-sedendo dove le indica lo zio con le lagrime agli occhi e con voce di pianto, trangosciata-)--Ne... nenti... nenti... (-scoppia in singhiozzi. Controparte vivacissima dei due giovanotti che subito cavano i fazzoletti per asciugarle le lagrime e confortarla a soggetto-). D. NZULU Cucina, e chi fu? Chi cci facistivu... chi cci dicistivu a Rachilina? DONNA PRAZZITA Nenti, cucina. La mortificai com'era di giustu! Pirchì non si fa accussì! Chi cci pari ch'è sempri picciridda? Na signurina tanta!.... Ma veramenti, idda, quannu mai? (-i due giovanotti si voltano un momento a guardarla con occhi sbarrati-).--Accussì seria sempri... Comu si s'avissi 'mbriacatu cu l'oduri di 'ssi rosi... Ca si non fussimu 'nta la parintela... cu sa chi cosa putissivu cridiri... (-mentre parla, nota che don Nzulu non stacca gli occhi dalla ragazza, la quale, sempre singhiozzando, ma come se ci provasse gusto, ora abbandona il capo sulla spalla dell'uno, ora su quella dell'altro dei due corteggiatori che si squagliano in tenerezze. Allora, volgendo lo sguardo e vedendo anch'essa questo spettacolo, inviperisce-)--Rachilina! Sùsiti di ddocu! E finemula cu 'sta commedia! D. NZULU Ma vah, cucina, vah!.... Lassatila stari, 'nnuzzintedda! Capiscu ca vui, fimmina di munnu, duviti essiri severa.... ma poi (-volgendosi alla nipote-)--Vaia, vaia, Rachilina.... Non c'è nenti, o ziu.... Basta, basta, ora... Ca comu? 'a prima visita, nu veni a chianci dintra? Divi ridiri, figghia! Vogghiu ca ridi... vogghiu ca ridi.... ca quannu ridi si' cchiù bedda.... D. LIDDU Ah, quannu ridi è la stella del paese! RACHILINA (-alla fine sorridendo ancora tra le lacrime-)--Stativi mutu vui.... ca pi curpa vostra (-seguitano a parlare fra loro tre-). D. NZULU (-a parte alla cugina-)--Cucina, iu vi capisciu a vui.... Da un cantu, da pirsuna assinnata, pinsati ca 'u partitu fussi seriu.... e seriu pi daveru!.... Ma di l'autru cantu--permittiti ora ca sugnu vecchiu macari iu, ca vi richiamassi a lu vostru sennu anticu--di l'autru cantu mi sta parennu ca.... scusati, l'interessi vi vulissi fari velu.... (-alludendo ai giovinotti-)--'U stati vidennu? Vint'anni di differenza assai su'! Duvemu teniri cuntu di li sentimenti di la giovintù! DONNA PRAZZITA Va beni, va beni.... ma 'sti frascularii Rachilina non l'ha' a fari cchiù, vasinnò sugnu bona e cara, ma si nesciu l'ugna.... D. NZULU Lassatila iucari, picciridda è.... Livativillu 'stu pinseri d' 'a testa.... e lassati fari a mia.... 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 ' ( ) 13 14 15 16 17 18 19 20 . , 21 22 23 24 25 26 27 28 29 - 30 , , 31 . 32 - 33 34 , , 35 , , ' - - 36 - - , . . 37 38 ' . 39 , , , . 40 41 . 42 43 44 ' . 45 - - - , - - - 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 ; ; ; ; 64 , ; ; ; 65 66 . . , , 67 , , 68 ' , . 69 70 71 72 ; ; , , 73 , . 74 , 75 76 . , ' , 77 « » ; , 78 ' . 79 80 81 82 ; ; , , 83 ; , , ; 84 , , , 85 ' , , 86 . 87 , ; ' , 88 ; , , 89 , : ' 90 . 91 92 93 94 ; ; , , 95 , , , 96 , ; , 97 ; ; 98 , ' . 99 , ' , . 100 101 102 103 ; , 104 , , 105 ' , 106 , 107 . 108 109 110 111 ; , , ; , 112 , , 113 . 114 115 116 117 ; , , , 118 ; , 119 , 120 ' . , ' 121 . 122 123 124 125 ; ; , ; 126 , ; , ; 127 ; 128 , , . 129 130 131 132 ; ; , , , 133 , ' 134 ; , 135 . 136 137 138 139 ; . 140 141 142 143 ; . 144 145 146 147 148 149 150 151 , ; , 152 : 153 , ; ; 154 , , 155 ; ; 156 157 ' , ; 158 ; , ' , 159 , . 160 161 ' 162 163 , , 164 , , ; 165 ; ; ; , 166 , , , : 167 , : « » . 168 169 170 171 , ' , , 172 , , 173 ; ; ; 174 ; , 175 . 176 177 178 179 - , ; ' 180 , , , , , ; 181 , ; , 182 ; ; 183 , ' ; . 184 185 186 187 , , , , 188 ; ' ; 189 , ; , 190 , , ; 191 - , ; 192 , ; 193 ; ; 194 , , 195 . 196 197 198 199 , , , 200 , ; 201 ; 202 - ; , ' 203 ; 204 ; ' - , ; 205 , ; 206 ; ( - - ) 207 , ' ' , 208 ; ' . 209 210 211 212 , , 213 ; 214 ; ; 215 , ; ; 216 , , ; 217 , 218 ' ; 219 , , 220 ' ; ' , 221 . 222 223 224 225 , , ; 226 , , 227 , ; , ; 228 , ' ; , 229 , ' , 230 . 231 232 233 234 , ; 235 , , 236 ; , , 237 ; ; 238 , ; ' , 239 ; . 240 241 : 242 , 243 , 244 , 245 , , , 246 , , 247 248 . 249 250 251 252 253 254 255 , 256 , , , 257 . - - , ' 258 . , , 259 . - - 260 . - - . 261 262 263 . 264 265 . , . . 266 267 ( - . 268 , , ; 269 270 . , , , . 271 ' , , 272 ; . 273 , , 274 - ) . 275 276 277 278 279 ( - - ) - - , ' ? . . . . . ? . . . . . 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