-Pietro-
Niente, niente. Lasciatela stare.
-Fabrizio-
-(malvolentieri)- Come volete.
-Pietro-
Il conto completo delle spese fatte nella settimana precedente alle
elezioni ve lo mandai martedì, e, se non sbaglio, è quello che avete in
mano.
-Fabrizio-
Perfettamente.
-Pietro-
E dovete convenire che, fra tutti i vostri collaboratori elettorali, don
Pietro è stato il più economico.
-Fabrizio-
Economico, così così.
-Pietro-
Oh! oh! Mi date un dolore....
-Fabrizio-
Veniamo al -quatenus-, se non vi dispiace.
-Pietro-
Veniamoci.
-Fabrizio-
Secondo la vostra noticina, la somma che vi versai il giorno sette fu
tutta esaurita.
-Pietro-
I cento voti che vi promisi li avete avuti sì o no?
-Fabrizio-
Va bene, li avrò avuti.
-Pietro-
E la neutralità di quel camorrista di Attanasio Belfiore dovevo o non
dovevo ottenerla a qualunque prezzo?
-Fabrizio-
Ma va benissimo....
-Pietro-
Le carrozze che servirono a portarvi tutti gli elettori sciancati e
paralitici, dovevo o non dovevo pagarle?
-Fabrizio-
-(spazientito)- Ho capito, don Pietro, ho capito....
-Pietro-
E non lo sapete che feci risuscitare otto morti affinchè venissero a
votare per voi?
-Fabrizio-
O Dio, don Pietro, finiamola!
-Pietro-
Volevo ragionare, volevo.
-Fabrizio-
Ma che ragionare! Abbiamo assodato che quella somma fu esaurita?...
-Pietro-
Sissignore.
-Fabrizio-
E non ne parliamo più. C’è stata qualche altra spesa che per caso
abbiate dimenticata?
-Pietro-
Siete d’una delicatezza degna del nome che portate. Un momentino.
-(Legge nel registro, mormorando:)- «Conte Fabrizio Fabrizii... Conte
Fabrizio Fabrizii... Conte Fabrizio Fabrizii»... -(A lui)- Nessun’altra
spesa, signor conte. -(Altero di questa sua risposta)- Cheh!... Questo
significa aver le mani pulite!
-Fabrizio-
-(si stringe nelle spalle)- Sicchè, ora non mi resta che compensarvi di
tutto ciò che avete fatto per me. Se il risultato non è stato quello che
voi più di tutti mi facevate sperare, io non ve ne serbo rancore.
Anzi... desidero di remunerarvi largamente... molto largamente....
-Pietro-
-(il cui volto s’irradia)- Signor conte!
-Margherita-
-(ascolta impallidendo.)-
-Fabrizio-
... Anche perchè... mi avete resi tanti altri favori....
-Pietro-
Servigi sempre.
-Fabrizio-
... e il vedervi, proprio ora, ridotto in queste condizioni....
-Pietro-
Agli estremi! agli estremi!
-Fabrizio-
... mi rattrista, mi fa male....
-Pietro-
Troppo buono!
-Fabrizio-
Sì, voglio lasciarvi -(sottolineando le parole, affinchè Margherita
comprenda)- una grata memoria di me; e, uscendo da questa casa, voglio
sapervi lieto, voglio sapervi felice... insieme con la vostra figliuola.
-Pietro-
-(inebriandosi)- Non senti, Margherita?
-Margherita-
-(cui manca la voce)- Sì, sento, babbo.
-Pietro-
-(a lui)- È commossa.
-Fabrizio-
Ma intanto... ho da chiedervi un ultimo piccolo favore.
-Pietro-
Ordinate.
-Fabrizio-
-(pianissimo)- Voi, di certo, non avrete distrutte alcune lettere mie
riguardanti qualche affaruccio,... In esse non c’è nulla di grave...
Nondimeno,... se me le renderete, io, francamente,... starò più
tranquillo.
-Pietro-
-(abbassando la voce più di lui)- Mi offendete.
-Fabrizio-
Via, don Pietro, ci conosciamo....
-Pietro-
Io non so che cosa intendiate dire, ma,... per non contrariarvi...
-(apre un cassetto della scrivania, e cerca)- obbedirò. -(Dandogli un
pacchetto di carte)- Ecco le vostre lettere.
-Fabrizio-
-(dopo averle contate)- Oh, bravo! Così mi piace! -(Si alza.)-
-Pietro-
-(con premura e smarrimento)- Come!! Ve ne andate?
-Fabrizio-
-(amaro e fiero)- Adesso siete voi che offendete me!
-Pietro-
Eh! Potrei rispondere alla mia volta che... ci conosciamo....
-Fabrizio-
Siete un impertinente!
-Pietro-
-(mutando)- Ma appunto perchè ci conosciamo, io ho piena fiducia nella
vostra parola.
-Fabrizio-
-(contenendosi)- Ciò non mi commuove che mediocremente. Sorvoliamo.
-(Pausa. -- Cavando fuori una busta)- Questa busta è per voi.
-Margherita-
-(più che mai inquieta, guarda con la coda dell’occhio.)-
-Pietro-
-(avidamente tende le mani.)-
-Fabrizio-
Prima di prenderla, però, voi mi dovete promettere, mi dovete giurare
che non sciuperete questo danaro per i vostri vizii e per le vostre
solite stravaganze. -(Con gentilezza e con sincera bontà)- Vi parlo da
amico, don Pietro. Ricordatevi che avete una figliuola grande e che
tutto ciò che sperperate è tolto a lei, verso cui avete dei sacri
doveri.
-Pietro-
-(umilmente)- Nella vostra voce c’è qualche cosa di buono e di
affettuoso a cui non sono abituato. Ve ne ringrazio, signor conte... E
io vi giuro sul mio ono... -(s’interrompe, mortificato; indi, si
corregge)- vi giuro... sull’onore di Margherita....
-(Come per un fluido magnetico, s’incontrano gli sguardi, furtivi, di
Margherita e di Fabrizio-.)
-Pietro-
-(continuando)-... che questo danaro, dal quale sottrarrò appena quel
poco che è necessario alle esigenze momentanee, sarà conservato,
scrupolosamente... per lei.
-Margherita-
-(si leva, frenandosi e parlando senza fiato)- No, babbo.... Io... non
potrò mai permettere che....
-Pietro-
-(con giocondità)- Silenzio, tu! Quello che potrai permettere lo saprai
più tardi.
-Fabrizio-
A voi, don Pietro. -(Gli consegna la busta.)-
-Pietro-
-(col cuore palpitante apre la busta e subito il suo volto si anima e i
suoi occhi brillano di stupore e di ebbrezza.)- Signor conte!... Che
cos’è questo?!... Ma io sogno!... Io non merito tanto! -(Mostrando con
la mano in alto, in preda ad una gioia pazza, i biglietti di banca)-
Margherita! Margherita!
-Margherita-
-(si sorregge alla tavola.)-
-Pietro-
-(spaventato)- Margherita!... Figlia mia!... Tu sei pallida....
-Margherita-
-(ritrovando la forza nella sovraeccitazione)- Babbo, tu non devi
accettare quel danaro!
-Pietro-
Non devo accettarlo? O scherzi, o impazzisci!
-Fabrizio-
Non le date retta, don Pietro!
-Margherita-
-(gridando)- Non devi, non devi accettarlo!
-Pietro-
-(dilatando le pupille)- Non devo accettarlo? -(Invaso dal dubbio
atroce)- Ma perchè?... Ma perchè?... -(Un silenzio.)- Margherita? Parla,
parla: perchè non devo accettare il suo danaro?...
-Margherita-
Non lo hai ancora compreso?! Ebbene, te lo dico io....
-Pietro-
Parla!
-Margherita-
-(prorompendo)- Perchè esso è il prezzo della mia colpa....
-Pietro-
-(disperatamente, gettando via il danaro)- No!
-Fabrizio-
Tacete, Margherita!
-Margherita-
Perchè esso è il prezzo del mio peccato....
-Pietro-
No! No!
-Margherita-
-(con lacerante veemenza)- È il prezzo del mio povero amore, del mio
amore sciocco e insensato, ed è ciò che egli paga, intendi?, è ciò che
paga a me e a te per avere il diritto di licenziarmi come si licenzia la
serva di cui non si ha più bisogno!
-Pietro-
-(alla figlia, sentendosi strozzare dal dolore e dall’ira)- Esci....
Esci di casa mia.... Esci.... Vattene... Mi fai ribrezzo!....
-Margherita-
Babbo!
-Pietro-
Mi fai ribrezzo!... Vorrei essere cieco per non vederti, vorrei essere
sordo per non udire la tua voce. -(Terribile)- Esci!
-Fabrizio-
Vi prego, don Pietro....
-Pietro-
Non parlo con voi, signor conte. -(A Margherita)- Esci! -(Restano tutti
e tre qualche momento in silenzio, come paralizzati.)-
-Margherita-
-(lenta e dimessa, singhiozzando, si avvia per uscire.)-
-Pietro-
-(con un impeto subitaneo)- No, aspetta! -(Supplichevole)- Aspetta!
-(Pausa.)- Te ne andavi davvero, eh?... Dove andavi?... -(Sottovoce)- Le
strade sono piene di pericoli... e, tra poco... -(avendone un brivido)-
sarà notte.... -(Poi, rivolgendosi risoluto a Fabrizio)- Signor conte,
voi non mi lascerete così la mia figliuola.
-Fabrizio-
-(cortese)- Don Pietro, innanzi a lei non possiamo parlare liberamente.
-Pietro-
È giusto. -(A Margherita)- A te: hai inteso?
-Margherita-
Sì.
-Pietro-
-(la prende per un braccio, e, con lieve violenza, la conduce verso la
porta a sinistra, parlandole all’orecchio concitatamente:)- Mi hai
confessato tutto?
-Margherita-
-(sempre singhiozzando)- Tutto.
-Pietro-
Non hai altro da dirmi?
-Margherita-
Niente altro.
-Pietro-
Non hai conosciuto che lui?
-Margherita-
Lui! Lui!... Il solo! -(Via.)-
SCENA IV.
PIETRO E FABRIZIO.
-Pietro-
-(chiude l’uscio, raccoglie i biglietti e li porge a Fabrizio in atto
quasi di preghiera.)- Riprendete, signor conte....
-Fabrizio-
-(pazientemente, scrollando il capo, intasca i biglietti.)-
-Pietro-
Ora, potrete rispondere. Voi non me la lascerete così la mia figliuola.
-Fabrizio-
Don Pietro, io non vi capisco.
-Pietro-
-(tutto tremante nella voce)- È tanto semplice, è tanto naturale, è
tanto chiaro....
-Fabrizio-
Gli è che siete troppo eccitato. Parleremo con più calma un’altra volta.
-Pietro-
Ma qui non si tratta d’un qualche affare che riguardi voi e me. Qui si
tratta di lei, della mia creatura,... infame sì, ma sventurata.... E noi
non abbiamo il diritto di prolungarle questi momenti d’angoscia....
Parleremo adesso, signor conte.
-Fabrizio-
-(rassegnato, siede.)- E parliamo.
-Pietro-
Voi, da quel galantuomo che siete, non negate, non potete negare che la
mia creatura, quando ha conosciuto voi, era una ragazza onorata.
-Fabrizio-
Non lo nego.
-Pietro-
Non potete negare che la sua confessione... quella che le è uscita di
bocca un momento fa... è stata veritiera.
-Fabrizio-
Non nego neanche questo.
-Pietro-
E dunque, ragioniamo: la responsabilità di chi è?
-Fabrizio-
Di tutti e due, perchè Margherita non è più una bambina e io non sono nè
un seduttore, nè un ingannatore.... Ci siamo amati, ci siamo piaciuti,
siamo stati deboli, imprudenti.... Non dovrei parlare così, ma voi mi ci
costringete. Ognuno di noi due ha la sua parte di responsabilità.
-Pietro-
Ah, già! -(Animandosi dolorosamente)- Responsabile il maschio,
responsabile la femmina! La natura umana è uguale per tutti, come la
legge. Senonchè, questa eguaglianza finisce dove finisce il peccato e
dove comincia la pena. La responsabilità è comune, sissignore, ma la
femmina sconta la sua debolezza con la vergogna di tutta la vita, e il
maschio la sconta con alcune migliaia di lire o, qualche volta,
solamente con un’alzata di spalle. Ecco l’uguaglianza della natura
umana! -(Pausa.)- Signor conte, io sono e sono stato sempre una persona
orribile, perchè, nascendo, ereditai, insieme con un po’ di triste
ingegnaccio, tutti i germi che man mano si sviluppano per ammiserire un
uomo. Pure, un giorno, dopo un momento di brutalità, quando mi trovai
dinanzi una povera donnetta che non aveva commessa altra colpa che
quella a cui io l’avevo trascinata, sentii il desiderio e la necessità
di farne mia moglie. -(Con tenera soavità)- Mi visse due anni, e furono
i più lieti della mia esistenza.... Non sentite lo stesso desiderio, la
stessa necessità, voi, che siete una persona sana e virtuosa?
-Fabrizio-
Ma come c’entra tutto questo? Io non comprendo come voi, che, in fondo,
siete un uomo assai intelligente, mi possiate chiedere sul serio ch’io
sposi vostra figlia. Il suo caso mi sta a cuore più che non crediate. Le
ho voluto bene veramente e ancora gliene voglio, ancora mi piace.... Mi
separavo da lei per evitarle... guai peggiori. Prontissimo a qualunque
accomodamento, ma sposarla?!... sposarla?!
-Pietro-
Sposarla, s’intende!
-Fabrizio-
Via, non scherziamo. Io non sono un uomo superiore, e non aspiro ad
esserlo. Se la società in cui viviamo è fatta male, volete che la
rifaccia proprio io?
-Pietro-
Sposare una ragazza che vi si è data anima e corpo significa rifare la
società?
-Fabrizio-
Significa sfidarla, il che è più pericoloso.
-Pietro-
La sfidereste se non foste sicuro dell’onestà di lei.
-Fabrizio-
Ma non devo esserne sicuro io; ne devono essere sicuri gli altri.
-Pietro-
Il vostro nome è una garanzia.
-Fabrizio-
Il mio nome esige precisamente ch’io dia conto agli altri della
rispettabilità di mia moglie.
-Pietro-
E allora a che serve un nome come il vostro se esso non è la marca di
fabbrica che può garantire la rispettabilità della donna a cui lo date?
-Fabrizio-
Don Pietro, voi mi obbligherete a dirvi delle cose molto crudeli....
-Pietro-
Ma dite, dite....
-Fabrizio-
Voi dimenticate o fingete di dimenticare la circostanza più importante.
-Pietro-
La circostanza più importante è che quella ragazza è rovinata.
-Fabrizio-
La circostanza più importante, la circostanza che esclude le speranze,
le discussioni e i cavilli, don Pietro, è che essa è....
-Pietro-
-(intuendo)- Zitto, per carità!
-Fabrizio-
-(vibratamente)-... è che essa è -vostra figlia-!
-Pietro-
-(colpito e annichilito, non può pronunziare una sillaba.)-
-Fabrizio-
-(alzandosi)- Tutto sommato, è bene che voi abbiate udito il suono di
queste parole. Ma io vi domando: se anche amassi Margherita sino alla
follia, in che modo potrei distruggere tutto ciò che le sta d’intorno,
in che modo potrei annullare il vostro passato, il vostro presente,
tutta la vostra vita, tutto il discredito -- per non dir di peggio --
della casa in cui ella è nata ed è vissuta? Sì, vi scalmanate in favore
delle donne.... Ne sposaste una probabilmente perchè essa non aveva per
padre un uomo come voi e perchè voi non avevate niente da perdere e
niente da sacrificarle. Ma per vostra figlia, che avete saputo fare?
-Pietro-
-(oscillando da capo a piedi come preso dalla paura)- No, no, non
continuate, non continuate....
-Fabrizio-
Fra questi medesimi muri, che mi accoglievano di nascosto, io avevo
visto le cose più strane e più equivoche. Venivo qui quando volevo.
Trovavo una fanciulla sola, sempre sola, disfatta dalla noia e dalla
malinconia, inutilmente desiderosa di una vita attiva e proficua,
abbandonata a sè stessa....
-Pietro-
-(quasi vedesse il triste quadro con le sue pupille dilatate e fisse)- È
vero!
-Fabrizio-
... senza una risorsa, senza un sollievo....
-Pietro-
È vero!
-Fabrizio-
... disposta a preferire qualunque lotta, qualunque rischio e financo la
perdizione all’ozio lugubre del suo carcere. Nessuna traccia
dell’autorità e dell’affetto paterno ci frenava, ci tratteneva, ci
correggeva; nessun ostacolo si opponeva a me, nessuno a lei.... E mentre
la solitudine contribuiva ad aumentare gli scoraggiamenti e le insidie
nell’animo della vostra figliuola, che facevate voi, don Pietro?... Dove
eravate?... Dove eravate?
-Pietro-
-(sfinito, esausto, parlando a stento)- Basta, basta, per pietà.... Non
ho più la forza di ascoltarvi.... Avete ragione.... L’avaro losco, che
nasconde il suo tesoro in un pozzo senza fondo, non lo ritrova e non ha
il diritto di ritrovarlo.... Avete perfettamente ragione.... Ma non mi
tormentate più.... Mi aspettano ancora tante torture.... Concedetemi una
tregua... e concludiamo il nostro colloquio.
-Fabrizio-
-(con affabilità contenuta)- La conclusione è che Margherita potrà
sempre contare sul mio affetto. Credevo di giovarle rompendo ogni legame
e facendole indirettamente... una mia doverosa offerta. Ma io come io
non desidero che di continuare ad essere per lei... quello che sono
stato sinora, assumendo l’impegno... di provvedere alla sua vita, senza
restrizioni.
-Pietro-
-(come ebetito)- Questa è la vostra proposta?
-Fabrizio-
Questa.
-Pietro-
Siamo intesi. -(Un silenzio.)- -(Un’idea tremenda gli occupa d’un subito
il cervello.)-
-Fabrizio-
A rivederci, Don Pietro
-Pietro-
Riceverete a casa la risposta di mia figlia, fra pochi minuti.
-Fabrizio-
Come vi accomoda. -(Fa per andare.)-
-Pietro-
Non volete neppure stringermi la mano?
-Fabrizio-
-(torna, porgendogli la destra)- Ma sì.
-Pietro-
-(gliela stringe e gliela trattiene)- E non lo dimenticate questo
saluto.
-Fabrizio-
Perchè?
-Pietro-
Perchè... se Margherita vi dirà di sì.... Don Pietro andrà a fare il
galoppino... nell’altro mondo.
-Fabrizio-
Non dite scioccherie!
-Pietro-
A voi sembra assurdo che un uomo della mia qualità non abbia il coraggio
di assistere alla... -discesa- della sua figliuola?... -(Lugubre)- E
intanto è così, signor conte, è proprio così.
-Fabrizio-
Vedrete, vedrete. Accomoderemo le cose in maniera che....
-Pietro-
... che tutti saranno soddisfatti?
-Fabrizio-
Precisamente.
-Pietro-
E io non ne dubito.
-(Un breve silenzio.)-
-Fabrizio-
Di nuovo, a rivederci, don Pietro....
-Pietro-
Sì, sì, a rivederci.
-Fabrizio-
-(esce.)-
SCENA ULTIMA
PIETRO E MARGHERITA.
-Pietro-
-(si stringe le braccia, incrociate sul petto, come per una sensazione
di morte. Vede la bottiglia di Cognac. L’afferra, e beve. Tossisce. Si
alza a guisa di uno stordito. Si accosta alla porta della camera dov’è
Margherita, e mette l’occhio al buco della serratura. Poi, guardingo,
tremando, apre un cassetto della scrivania, ne cava una rivoltella.
Nasconde l’arma nella giacca. Ciò fatto, con accento per quanto gli è
possibile fermo, chiama:)- Margherita! Margherita!... Margherita!
-Margherita-
-(comparisce cogli occhi rossi, ansiosa, timida.)-
-Pietro-
-(cercando di dissimulare il colmo dell’orgasmo e parlando con
solennità, cui mal s’addicono la voce tremula e la pronunzia alquanto
debole)- Margherita, ho ragionato a lungo col conte Fabrizii, e ci siamo
detto... tutto ciò che potevano dirsi due uomini nelle nostre
condizioni. Il risultato del colloquio è il seguente: Egli non può
sposarti, e non ti sposerà. Su questo, niente da osservare.... La figlia
di Don Pietro Caruso non si sposa. -(Pausa.)- Ma c’è, in compenso, una
sua proposta... di altro genere. Il conte Fabrizii, per mezzo di tuo
padre, ti propone di essere la sua... la sua amica, come sei stata sino
ad oggi; e ti offre, senza restrizioni, il suo appoggio. Vedi che son
riescito a dire con disinvoltura e con garbo quello... che,
probabilmente, nessun padre avrà mai detto a una figlia! -(Pausa.)- Ora,
Margherita, sei tu che devi decidere. Su, dunque! Animo!... Animo!...
Che decidi?
-Margherita-
-(vorrebbe, ma non osa guardarlo, nè rispondere. È pallidissima.)-
-(Un silenzio.)-
-Pietro-
-(fissandola acutamente e penosamente)- Rispondi, Margherita....
Rispondi. -(Pausa.)- -(Quasi con energia)- Che decidi?
-Margherita-
-(abbassa il capo.)-
-Pietro-
-(trepidante, le si avvicina, e, tuttora fissandola, le solleva
delicatamente il capo, costringendola a sentirsi in faccia lo sguardo di
lui.)-
-Margherita-
Babbo....
-Pietro-
Avanti!
-Margherita-
-(a un tempo umile e risoluta)- Io l’amo!
-Pietro-
-(ne ha una tremenda stretta al cuore; ma si padroneggia.)- E sta bene.
Non è necessario di aggiungere altro. Egli aspetta la tua risposta. Te
la dètto io. Scrivi.
-Margherita-
-(sospesa, timorosa, non si muove.)-
-Pietro-
-(con cupa violenza)- Ti ordino di scrivere!
-Margherita-
-(automaticamente, siede presso la scrivania, e si dispone a scrivere.)-
-Pietro-
-(ridiventando mite)- Poche parole, ma compendiose. Scrivi, scrivi.
-(Dettando:)- «Accetto la vostra proposta»... -(Pausa. -- Con un intimo
avanzo di speranza)- Hai scritto?
-Margherita-
Sì.
-Pietro-
-(sente la condanna che è in quel SÌ, e continua a dettare:)-
«L’accetto... -imperciocchè- vi amo e fido ciecamente in voi»... Se sei
abituata a dargli del tu, correggi! -(Dètta:)- «Vi prego di venire
appena avrete ricevuta questa lettera... -imperciocchè-... urge la
vostra presenza».... -(Ancora un lampo di speranza)- Hai scritto?
-Margherita-
Sì.
-Pietro-
-(sente ribadire la condanna; le forze gli mancano, si piega un istante
sul tavolino; ma di nuovo si padroneggia e si solleva.)- Benissimo.
Firma, chiudi e mettici l’indirizzo.
-Margherita-
-(esegue.)-
-Pietro-
-(girando intorno lo sguardo smarrito)- Il mio cappello?...
-Margherita-
Babbo, non uscire, adesso!
-Pietro-
-(prende la lettera di su la scrivania)- Il palazzo Fabrizii è qui
vicino. Porto la tua risposta al signor conte....
-Margherita-
Ma no, non c’è bisogno.... Non è indispensabile! -(Con uno slancio
affettuoso)- Non voglio! Non voglio!
-Pietro-
-(ha un raggio di illusione negli occhi)- Non vuoi?... Che cosa non
vuoi?
-Margherita-
Non voglio che ci vada tu stesso.... Sarebbe brutto, babbo, sarebbe
sconveniente!...
-Pietro-
Ah! -(Pausa. -- Ricascando nella sua profonda tristezza)- Questo è che
non vuoi!... Eppure, è la prima volta che ti sono, in certo modo, un
poco utile... Finora, non ti ho fatto che del male, Margherita. Assai te
ne ho fatto!... Ti prometto di non fartene mai più!... Oh, non pensare
che la testa mi giri! So quello che dico.... Poc’anzi..., questo è
vero..., poc’anzi ho ancora bevuto.... Ma, credimi, ho le idee chiare,
precise, fisse, ben inchiodate nel cervello, come non le ho mai
avute.... -(Le si avvicina, profondamente commosso, con dolcezza, quasi
con devozione)- Senti, Margherita. Tu... ti perdi... sì, ti perdi perchè
sei mia figlia....
-Margherita-
Babbo!...
-Pietro-
Ed io... ti chiedo perdono d’essere tuo padre!
-Margherita-
Babbo, non parlarmi così....
-Pietro-
-(stringendosela forte tra le braccia e scoppiando in un pianto
dirotto)- Dimmi, dimmi che mi perdoni....
-Margherita-
-(anche lei piangendo)- Io non ho nulla da perdonarti!
-Pietro-
La tua incoscienza è la mia peggiore condanna! Dimmi che mi perdoni,
Margherita, dimmi che mi perdoni... te ne supplico....
-Margherita-
E sia.... E sia. Ti perdòno.... Sì, ti perdòno... ti perdòno....
-Pietro-
-(coprendola di baci e di lagrime)- Grazie... Grazie.... -(Frena il
pianto, e, fingendo di calmarsi, a poco a poco si distacca da lei)-
Ecco... lo vedi... ora sono tranquillo. -(Sorride. Si drizza quasi
impettito. Piglia il cappello e se lo calca in testa.)-
-Margherita-
Con questa giacca esci, babbo?
-Pietro-
Ah?... -(Stranamente imbarazzato)- Con questa giacca? No. -(Se la toglie
e cerca un pretesto per sottrarsi all’attenzione di Margherita.)- Guarda
un po’, Margherita, se piove ancora.
-(Mentre ella va alla finestra e l’apre e la richiude, Don Pietro, con
circospezione e sveltezza, cava la rivoltella dalla tasca della giacca e
la ficca in una tasca del soprabito.)-
-Margherita-
No, babbo, non piove più.
-Pietro-
Be’!
-Margherita-
-(lo aiuta a indossare il soprabito.)-
-Pietro-
-(ne ha un brivido come se ella gli mettesse addosso la Morte.)-
-Margherita-
-(resta immobile, quasi attonita, seguendo lui con lo sguardo
interrogativo.)-
-Pietro-
-(dopo di aver indugiato qualche istante, abbottonandosi)- Addio, eh?...
-(Ed esce, cantando con un estremo sforzo di volontà:)-
Sconto col sangue mio
L’amor che pósi in te....
Non ti scordar di... me...
-(La voce, lontana, si spezza come in un singulto.)-
SIPARIO.
-(Fine del dramma.)-
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