-Pietro- Niente, niente. Lasciatela stare. -Fabrizio- -(malvolentieri)- Come volete. -Pietro- Il conto completo delle spese fatte nella settimana precedente alle elezioni ve lo mandai martedì, e, se non sbaglio, è quello che avete in mano. -Fabrizio- Perfettamente. -Pietro- E dovete convenire che, fra tutti i vostri collaboratori elettorali, don Pietro è stato il più economico. -Fabrizio- Economico, così così. -Pietro- Oh! oh! Mi date un dolore.... -Fabrizio- Veniamo al -quatenus-, se non vi dispiace. -Pietro- Veniamoci. -Fabrizio- Secondo la vostra noticina, la somma che vi versai il giorno sette fu tutta esaurita. -Pietro- I cento voti che vi promisi li avete avuti sì o no? -Fabrizio- Va bene, li avrò avuti. -Pietro- E la neutralità di quel camorrista di Attanasio Belfiore dovevo o non dovevo ottenerla a qualunque prezzo? -Fabrizio- Ma va benissimo.... -Pietro- Le carrozze che servirono a portarvi tutti gli elettori sciancati e paralitici, dovevo o non dovevo pagarle? -Fabrizio- -(spazientito)- Ho capito, don Pietro, ho capito.... -Pietro- E non lo sapete che feci risuscitare otto morti affinchè venissero a votare per voi? -Fabrizio- O Dio, don Pietro, finiamola! -Pietro- Volevo ragionare, volevo. -Fabrizio- Ma che ragionare! Abbiamo assodato che quella somma fu esaurita?... -Pietro- Sissignore. -Fabrizio- E non ne parliamo più. C’è stata qualche altra spesa che per caso abbiate dimenticata? -Pietro- Siete d’una delicatezza degna del nome che portate. Un momentino. -(Legge nel registro, mormorando:)- «Conte Fabrizio Fabrizii... Conte Fabrizio Fabrizii... Conte Fabrizio Fabrizii»... -(A lui)- Nessun’altra spesa, signor conte. -(Altero di questa sua risposta)- Cheh!... Questo significa aver le mani pulite! -Fabrizio- -(si stringe nelle spalle)- Sicchè, ora non mi resta che compensarvi di tutto ciò che avete fatto per me. Se il risultato non è stato quello che voi più di tutti mi facevate sperare, io non ve ne serbo rancore. Anzi... desidero di remunerarvi largamente... molto largamente.... -Pietro- -(il cui volto s’irradia)- Signor conte! -Margherita- -(ascolta impallidendo.)- -Fabrizio- ... Anche perchè... mi avete resi tanti altri favori.... -Pietro- Servigi sempre. -Fabrizio- ... e il vedervi, proprio ora, ridotto in queste condizioni.... -Pietro- Agli estremi! agli estremi! -Fabrizio- ... mi rattrista, mi fa male.... -Pietro- Troppo buono! -Fabrizio- Sì, voglio lasciarvi -(sottolineando le parole, affinchè Margherita comprenda)- una grata memoria di me; e, uscendo da questa casa, voglio sapervi lieto, voglio sapervi felice... insieme con la vostra figliuola. -Pietro- -(inebriandosi)- Non senti, Margherita? -Margherita- -(cui manca la voce)- Sì, sento, babbo. -Pietro- -(a lui)- È commossa. -Fabrizio- Ma intanto... ho da chiedervi un ultimo piccolo favore. -Pietro- Ordinate. -Fabrizio- -(pianissimo)- Voi, di certo, non avrete distrutte alcune lettere mie riguardanti qualche affaruccio,... In esse non c’è nulla di grave... Nondimeno,... se me le renderete, io, francamente,... starò più tranquillo. -Pietro- -(abbassando la voce più di lui)- Mi offendete. -Fabrizio- Via, don Pietro, ci conosciamo.... -Pietro- Io non so che cosa intendiate dire, ma,... per non contrariarvi... -(apre un cassetto della scrivania, e cerca)- obbedirò. -(Dandogli un pacchetto di carte)- Ecco le vostre lettere. -Fabrizio- -(dopo averle contate)- Oh, bravo! Così mi piace! -(Si alza.)- -Pietro- -(con premura e smarrimento)- Come!! Ve ne andate? -Fabrizio- -(amaro e fiero)- Adesso siete voi che offendete me! -Pietro- Eh! Potrei rispondere alla mia volta che... ci conosciamo.... -Fabrizio- Siete un impertinente! -Pietro- -(mutando)- Ma appunto perchè ci conosciamo, io ho piena fiducia nella vostra parola. -Fabrizio- -(contenendosi)- Ciò non mi commuove che mediocremente. Sorvoliamo. -(Pausa. -- Cavando fuori una busta)- Questa busta è per voi. -Margherita- -(più che mai inquieta, guarda con la coda dell’occhio.)- -Pietro- -(avidamente tende le mani.)- -Fabrizio- Prima di prenderla, però, voi mi dovete promettere, mi dovete giurare che non sciuperete questo danaro per i vostri vizii e per le vostre solite stravaganze. -(Con gentilezza e con sincera bontà)- Vi parlo da amico, don Pietro. Ricordatevi che avete una figliuola grande e che tutto ciò che sperperate è tolto a lei, verso cui avete dei sacri doveri. -Pietro- -(umilmente)- Nella vostra voce c’è qualche cosa di buono e di affettuoso a cui non sono abituato. Ve ne ringrazio, signor conte... E io vi giuro sul mio ono... -(s’interrompe, mortificato; indi, si corregge)- vi giuro... sull’onore di Margherita.... -(Come per un fluido magnetico, s’incontrano gli sguardi, furtivi, di Margherita e di Fabrizio-.) -Pietro- -(continuando)-... che questo danaro, dal quale sottrarrò appena quel poco che è necessario alle esigenze momentanee, sarà conservato, scrupolosamente... per lei. -Margherita- -(si leva, frenandosi e parlando senza fiato)- No, babbo.... Io... non potrò mai permettere che.... -Pietro- -(con giocondità)- Silenzio, tu! Quello che potrai permettere lo saprai più tardi. -Fabrizio- A voi, don Pietro. -(Gli consegna la busta.)- -Pietro- -(col cuore palpitante apre la busta e subito il suo volto si anima e i suoi occhi brillano di stupore e di ebbrezza.)- Signor conte!... Che cos’è questo?!... Ma io sogno!... Io non merito tanto! -(Mostrando con la mano in alto, in preda ad una gioia pazza, i biglietti di banca)- Margherita! Margherita! -Margherita- -(si sorregge alla tavola.)- -Pietro- -(spaventato)- Margherita!... Figlia mia!... Tu sei pallida.... -Margherita- -(ritrovando la forza nella sovraeccitazione)- Babbo, tu non devi accettare quel danaro! -Pietro- Non devo accettarlo? O scherzi, o impazzisci! -Fabrizio- Non le date retta, don Pietro! -Margherita- -(gridando)- Non devi, non devi accettarlo! -Pietro- -(dilatando le pupille)- Non devo accettarlo? -(Invaso dal dubbio atroce)- Ma perchè?... Ma perchè?... -(Un silenzio.)- Margherita? Parla, parla: perchè non devo accettare il suo danaro?... -Margherita- Non lo hai ancora compreso?! Ebbene, te lo dico io.... -Pietro- Parla! -Margherita- -(prorompendo)- Perchè esso è il prezzo della mia colpa.... -Pietro- -(disperatamente, gettando via il danaro)- No! -Fabrizio- Tacete, Margherita! -Margherita- Perchè esso è il prezzo del mio peccato.... -Pietro- No! No! -Margherita- -(con lacerante veemenza)- È il prezzo del mio povero amore, del mio amore sciocco e insensato, ed è ciò che egli paga, intendi?, è ciò che paga a me e a te per avere il diritto di licenziarmi come si licenzia la serva di cui non si ha più bisogno! -Pietro- -(alla figlia, sentendosi strozzare dal dolore e dall’ira)- Esci.... Esci di casa mia.... Esci.... Vattene... Mi fai ribrezzo!.... -Margherita- Babbo! -Pietro- Mi fai ribrezzo!... Vorrei essere cieco per non vederti, vorrei essere sordo per non udire la tua voce. -(Terribile)- Esci! -Fabrizio- Vi prego, don Pietro.... -Pietro- Non parlo con voi, signor conte. -(A Margherita)- Esci! -(Restano tutti e tre qualche momento in silenzio, come paralizzati.)- -Margherita- -(lenta e dimessa, singhiozzando, si avvia per uscire.)- -Pietro- -(con un impeto subitaneo)- No, aspetta! -(Supplichevole)- Aspetta! -(Pausa.)- Te ne andavi davvero, eh?... Dove andavi?... -(Sottovoce)- Le strade sono piene di pericoli... e, tra poco... -(avendone un brivido)- sarà notte.... -(Poi, rivolgendosi risoluto a Fabrizio)- Signor conte, voi non mi lascerete così la mia figliuola. -Fabrizio- -(cortese)- Don Pietro, innanzi a lei non possiamo parlare liberamente. -Pietro- È giusto. -(A Margherita)- A te: hai inteso? -Margherita- Sì. -Pietro- -(la prende per un braccio, e, con lieve violenza, la conduce verso la porta a sinistra, parlandole all’orecchio concitatamente:)- Mi hai confessato tutto? -Margherita- -(sempre singhiozzando)- Tutto. -Pietro- Non hai altro da dirmi? -Margherita- Niente altro. -Pietro- Non hai conosciuto che lui? -Margherita- Lui! Lui!... Il solo! -(Via.)- SCENA IV. PIETRO E FABRIZIO. -Pietro- -(chiude l’uscio, raccoglie i biglietti e li porge a Fabrizio in atto quasi di preghiera.)- Riprendete, signor conte.... -Fabrizio- -(pazientemente, scrollando il capo, intasca i biglietti.)- -Pietro- Ora, potrete rispondere. Voi non me la lascerete così la mia figliuola. -Fabrizio- Don Pietro, io non vi capisco. -Pietro- -(tutto tremante nella voce)- È tanto semplice, è tanto naturale, è tanto chiaro.... -Fabrizio- Gli è che siete troppo eccitato. Parleremo con più calma un’altra volta. -Pietro- Ma qui non si tratta d’un qualche affare che riguardi voi e me. Qui si tratta di lei, della mia creatura,... infame sì, ma sventurata.... E noi non abbiamo il diritto di prolungarle questi momenti d’angoscia.... Parleremo adesso, signor conte. -Fabrizio- -(rassegnato, siede.)- E parliamo. -Pietro- Voi, da quel galantuomo che siete, non negate, non potete negare che la mia creatura, quando ha conosciuto voi, era una ragazza onorata. -Fabrizio- Non lo nego. -Pietro- Non potete negare che la sua confessione... quella che le è uscita di bocca un momento fa... è stata veritiera. -Fabrizio- Non nego neanche questo. -Pietro- E dunque, ragioniamo: la responsabilità di chi è? -Fabrizio- Di tutti e due, perchè Margherita non è più una bambina e io non sono nè un seduttore, nè un ingannatore.... Ci siamo amati, ci siamo piaciuti, siamo stati deboli, imprudenti.... Non dovrei parlare così, ma voi mi ci costringete. Ognuno di noi due ha la sua parte di responsabilità. -Pietro- Ah, già! -(Animandosi dolorosamente)- Responsabile il maschio, responsabile la femmina! La natura umana è uguale per tutti, come la legge. Senonchè, questa eguaglianza finisce dove finisce il peccato e dove comincia la pena. La responsabilità è comune, sissignore, ma la femmina sconta la sua debolezza con la vergogna di tutta la vita, e il maschio la sconta con alcune migliaia di lire o, qualche volta, solamente con un’alzata di spalle. Ecco l’uguaglianza della natura umana! -(Pausa.)- Signor conte, io sono e sono stato sempre una persona orribile, perchè, nascendo, ereditai, insieme con un po’ di triste ingegnaccio, tutti i germi che man mano si sviluppano per ammiserire un uomo. Pure, un giorno, dopo un momento di brutalità, quando mi trovai dinanzi una povera donnetta che non aveva commessa altra colpa che quella a cui io l’avevo trascinata, sentii il desiderio e la necessità di farne mia moglie. -(Con tenera soavità)- Mi visse due anni, e furono i più lieti della mia esistenza.... Non sentite lo stesso desiderio, la stessa necessità, voi, che siete una persona sana e virtuosa? -Fabrizio- Ma come c’entra tutto questo? Io non comprendo come voi, che, in fondo, siete un uomo assai intelligente, mi possiate chiedere sul serio ch’io sposi vostra figlia. Il suo caso mi sta a cuore più che non crediate. Le ho voluto bene veramente e ancora gliene voglio, ancora mi piace.... Mi separavo da lei per evitarle... guai peggiori. Prontissimo a qualunque accomodamento, ma sposarla?!... sposarla?! -Pietro- Sposarla, s’intende! -Fabrizio- Via, non scherziamo. Io non sono un uomo superiore, e non aspiro ad esserlo. Se la società in cui viviamo è fatta male, volete che la rifaccia proprio io? -Pietro- Sposare una ragazza che vi si è data anima e corpo significa rifare la società? -Fabrizio- Significa sfidarla, il che è più pericoloso. -Pietro- La sfidereste se non foste sicuro dell’onestà di lei. -Fabrizio- Ma non devo esserne sicuro io; ne devono essere sicuri gli altri. -Pietro- Il vostro nome è una garanzia. -Fabrizio- Il mio nome esige precisamente ch’io dia conto agli altri della rispettabilità di mia moglie. -Pietro- E allora a che serve un nome come il vostro se esso non è la marca di fabbrica che può garantire la rispettabilità della donna a cui lo date? -Fabrizio- Don Pietro, voi mi obbligherete a dirvi delle cose molto crudeli.... -Pietro- Ma dite, dite.... -Fabrizio- Voi dimenticate o fingete di dimenticare la circostanza più importante. -Pietro- La circostanza più importante è che quella ragazza è rovinata. -Fabrizio- La circostanza più importante, la circostanza che esclude le speranze, le discussioni e i cavilli, don Pietro, è che essa è.... -Pietro- -(intuendo)- Zitto, per carità! -Fabrizio- -(vibratamente)-... è che essa è -vostra figlia-! -Pietro- -(colpito e annichilito, non può pronunziare una sillaba.)- -Fabrizio- -(alzandosi)- Tutto sommato, è bene che voi abbiate udito il suono di queste parole. Ma io vi domando: se anche amassi Margherita sino alla follia, in che modo potrei distruggere tutto ciò che le sta d’intorno, in che modo potrei annullare il vostro passato, il vostro presente, tutta la vostra vita, tutto il discredito -- per non dir di peggio -- della casa in cui ella è nata ed è vissuta? Sì, vi scalmanate in favore delle donne.... Ne sposaste una probabilmente perchè essa non aveva per padre un uomo come voi e perchè voi non avevate niente da perdere e niente da sacrificarle. Ma per vostra figlia, che avete saputo fare? -Pietro- -(oscillando da capo a piedi come preso dalla paura)- No, no, non continuate, non continuate.... -Fabrizio- Fra questi medesimi muri, che mi accoglievano di nascosto, io avevo visto le cose più strane e più equivoche. Venivo qui quando volevo. Trovavo una fanciulla sola, sempre sola, disfatta dalla noia e dalla malinconia, inutilmente desiderosa di una vita attiva e proficua, abbandonata a sè stessa.... -Pietro- -(quasi vedesse il triste quadro con le sue pupille dilatate e fisse)- È vero! -Fabrizio- ... senza una risorsa, senza un sollievo.... -Pietro- È vero! -Fabrizio- ... disposta a preferire qualunque lotta, qualunque rischio e financo la perdizione all’ozio lugubre del suo carcere. Nessuna traccia dell’autorità e dell’affetto paterno ci frenava, ci tratteneva, ci correggeva; nessun ostacolo si opponeva a me, nessuno a lei.... E mentre la solitudine contribuiva ad aumentare gli scoraggiamenti e le insidie nell’animo della vostra figliuola, che facevate voi, don Pietro?... Dove eravate?... Dove eravate? -Pietro- -(sfinito, esausto, parlando a stento)- Basta, basta, per pietà.... Non ho più la forza di ascoltarvi.... Avete ragione.... L’avaro losco, che nasconde il suo tesoro in un pozzo senza fondo, non lo ritrova e non ha il diritto di ritrovarlo.... Avete perfettamente ragione.... Ma non mi tormentate più.... Mi aspettano ancora tante torture.... Concedetemi una tregua... e concludiamo il nostro colloquio. -Fabrizio- -(con affabilità contenuta)- La conclusione è che Margherita potrà sempre contare sul mio affetto. Credevo di giovarle rompendo ogni legame e facendole indirettamente... una mia doverosa offerta. Ma io come io non desidero che di continuare ad essere per lei... quello che sono stato sinora, assumendo l’impegno... di provvedere alla sua vita, senza restrizioni. -Pietro- -(come ebetito)- Questa è la vostra proposta? -Fabrizio- Questa. -Pietro- Siamo intesi. -(Un silenzio.)- -(Un’idea tremenda gli occupa d’un subito il cervello.)- -Fabrizio- A rivederci, Don Pietro -Pietro- Riceverete a casa la risposta di mia figlia, fra pochi minuti. -Fabrizio- Come vi accomoda. -(Fa per andare.)- -Pietro- Non volete neppure stringermi la mano? -Fabrizio- -(torna, porgendogli la destra)- Ma sì. -Pietro- -(gliela stringe e gliela trattiene)- E non lo dimenticate questo saluto. -Fabrizio- Perchè? -Pietro- Perchè... se Margherita vi dirà di sì.... Don Pietro andrà a fare il galoppino... nell’altro mondo. -Fabrizio- Non dite scioccherie! -Pietro- A voi sembra assurdo che un uomo della mia qualità non abbia il coraggio di assistere alla... -discesa- della sua figliuola?... -(Lugubre)- E intanto è così, signor conte, è proprio così. -Fabrizio- Vedrete, vedrete. Accomoderemo le cose in maniera che.... -Pietro- ... che tutti saranno soddisfatti? -Fabrizio- Precisamente. -Pietro- E io non ne dubito. -(Un breve silenzio.)- -Fabrizio- Di nuovo, a rivederci, don Pietro.... -Pietro- Sì, sì, a rivederci. -Fabrizio- -(esce.)- SCENA ULTIMA PIETRO E MARGHERITA. -Pietro- -(si stringe le braccia, incrociate sul petto, come per una sensazione di morte. Vede la bottiglia di Cognac. L’afferra, e beve. Tossisce. Si alza a guisa di uno stordito. Si accosta alla porta della camera dov’è Margherita, e mette l’occhio al buco della serratura. Poi, guardingo, tremando, apre un cassetto della scrivania, ne cava una rivoltella. Nasconde l’arma nella giacca. Ciò fatto, con accento per quanto gli è possibile fermo, chiama:)- Margherita! Margherita!... Margherita! -Margherita- -(comparisce cogli occhi rossi, ansiosa, timida.)- -Pietro- -(cercando di dissimulare il colmo dell’orgasmo e parlando con solennità, cui mal s’addicono la voce tremula e la pronunzia alquanto debole)- Margherita, ho ragionato a lungo col conte Fabrizii, e ci siamo detto... tutto ciò che potevano dirsi due uomini nelle nostre condizioni. Il risultato del colloquio è il seguente: Egli non può sposarti, e non ti sposerà. Su questo, niente da osservare.... La figlia di Don Pietro Caruso non si sposa. -(Pausa.)- Ma c’è, in compenso, una sua proposta... di altro genere. Il conte Fabrizii, per mezzo di tuo padre, ti propone di essere la sua... la sua amica, come sei stata sino ad oggi; e ti offre, senza restrizioni, il suo appoggio. Vedi che son riescito a dire con disinvoltura e con garbo quello... che, probabilmente, nessun padre avrà mai detto a una figlia! -(Pausa.)- Ora, Margherita, sei tu che devi decidere. Su, dunque! Animo!... Animo!... Che decidi? -Margherita- -(vorrebbe, ma non osa guardarlo, nè rispondere. È pallidissima.)- -(Un silenzio.)- -Pietro- -(fissandola acutamente e penosamente)- Rispondi, Margherita.... Rispondi. -(Pausa.)- -(Quasi con energia)- Che decidi? -Margherita- -(abbassa il capo.)- -Pietro- -(trepidante, le si avvicina, e, tuttora fissandola, le solleva delicatamente il capo, costringendola a sentirsi in faccia lo sguardo di lui.)- -Margherita- Babbo.... -Pietro- Avanti! -Margherita- -(a un tempo umile e risoluta)- Io l’amo! -Pietro- -(ne ha una tremenda stretta al cuore; ma si padroneggia.)- E sta bene. Non è necessario di aggiungere altro. Egli aspetta la tua risposta. Te la dètto io. Scrivi. -Margherita- -(sospesa, timorosa, non si muove.)- -Pietro- -(con cupa violenza)- Ti ordino di scrivere! -Margherita- -(automaticamente, siede presso la scrivania, e si dispone a scrivere.)- -Pietro- -(ridiventando mite)- Poche parole, ma compendiose. Scrivi, scrivi. -(Dettando:)- «Accetto la vostra proposta»... -(Pausa. -- Con un intimo avanzo di speranza)- Hai scritto? -Margherita- Sì. -Pietro- -(sente la condanna che è in quel SÌ, e continua a dettare:)- «L’accetto... -imperciocchè- vi amo e fido ciecamente in voi»... Se sei abituata a dargli del tu, correggi! -(Dètta:)- «Vi prego di venire appena avrete ricevuta questa lettera... -imperciocchè-... urge la vostra presenza».... -(Ancora un lampo di speranza)- Hai scritto? -Margherita- Sì. -Pietro- -(sente ribadire la condanna; le forze gli mancano, si piega un istante sul tavolino; ma di nuovo si padroneggia e si solleva.)- Benissimo. Firma, chiudi e mettici l’indirizzo. -Margherita- -(esegue.)- -Pietro- -(girando intorno lo sguardo smarrito)- Il mio cappello?... -Margherita- Babbo, non uscire, adesso! -Pietro- -(prende la lettera di su la scrivania)- Il palazzo Fabrizii è qui vicino. Porto la tua risposta al signor conte.... -Margherita- Ma no, non c’è bisogno.... Non è indispensabile! -(Con uno slancio affettuoso)- Non voglio! Non voglio! -Pietro- -(ha un raggio di illusione negli occhi)- Non vuoi?... Che cosa non vuoi? -Margherita- Non voglio che ci vada tu stesso.... Sarebbe brutto, babbo, sarebbe sconveniente!... -Pietro- Ah! -(Pausa. -- Ricascando nella sua profonda tristezza)- Questo è che non vuoi!... Eppure, è la prima volta che ti sono, in certo modo, un poco utile... Finora, non ti ho fatto che del male, Margherita. Assai te ne ho fatto!... Ti prometto di non fartene mai più!... Oh, non pensare che la testa mi giri! So quello che dico.... Poc’anzi..., questo è vero..., poc’anzi ho ancora bevuto.... Ma, credimi, ho le idee chiare, precise, fisse, ben inchiodate nel cervello, come non le ho mai avute.... -(Le si avvicina, profondamente commosso, con dolcezza, quasi con devozione)- Senti, Margherita. Tu... ti perdi... sì, ti perdi perchè sei mia figlia.... -Margherita- Babbo!... -Pietro- Ed io... ti chiedo perdono d’essere tuo padre! -Margherita- Babbo, non parlarmi così.... -Pietro- -(stringendosela forte tra le braccia e scoppiando in un pianto dirotto)- Dimmi, dimmi che mi perdoni.... -Margherita- -(anche lei piangendo)- Io non ho nulla da perdonarti! -Pietro- La tua incoscienza è la mia peggiore condanna! Dimmi che mi perdoni, Margherita, dimmi che mi perdoni... te ne supplico.... -Margherita- E sia.... E sia. Ti perdòno.... Sì, ti perdòno... ti perdòno.... -Pietro- -(coprendola di baci e di lagrime)- Grazie... Grazie.... -(Frena il pianto, e, fingendo di calmarsi, a poco a poco si distacca da lei)- Ecco... lo vedi... ora sono tranquillo. -(Sorride. Si drizza quasi impettito. Piglia il cappello e se lo calca in testa.)- -Margherita- Con questa giacca esci, babbo? -Pietro- Ah?... -(Stranamente imbarazzato)- Con questa giacca? No. -(Se la toglie e cerca un pretesto per sottrarsi all’attenzione di Margherita.)- Guarda un po’, Margherita, se piove ancora. -(Mentre ella va alla finestra e l’apre e la richiude, Don Pietro, con circospezione e sveltezza, cava la rivoltella dalla tasca della giacca e la ficca in una tasca del soprabito.)- -Margherita- No, babbo, non piove più. -Pietro- Be’! -Margherita- -(lo aiuta a indossare il soprabito.)- -Pietro- -(ne ha un brivido come se ella gli mettesse addosso la Morte.)- -Margherita- -(resta immobile, quasi attonita, seguendo lui con lo sguardo interrogativo.)- -Pietro- -(dopo di aver indugiato qualche istante, abbottonandosi)- Addio, eh?... -(Ed esce, cantando con un estremo sforzo di volontà:)- Sconto col sangue mio L’amor che pósi in te.... Non ti scordar di... me... -(La voce, lontana, si spezza come in un singulto.)- SIPARIO. -(Fine del dramma.)- 1 - - 2 3 , . . 4 5 - - 6 7 - ( ) - . 8 9 - - 10 11 12 , , , 13 . 14 15 - - 16 17 . 18 19 - - 20 21 , , 22 . 23 24 - - 25 26 , . 27 28 - - 29 30 ! ! . . . . 31 32 - - 33 34 - - , . 35 36 - - 37 38 . 39 40 - - 41 42 , 43 . 44 45 - - 46 47 ? 48 49 - - 50 51 , . 52 53 - - 54 55 56 ? 57 58 - - 59 60 . . . . 61 62 - - 63 64 65 , ? 66 67 - - 68 69 - ( ) - , , . . . . 70 71 - - 72 73 74 ? 75 76 - - 77 78 , , ! 79 80 - - 81 82 , . 83 84 - - 85 86 ! ? . . . 87 88 - - 89 90 . 91 92 - - 93 94 . 95 ? 96 97 - - 98 99 . . 100 - ( , : ) - « . . . 101 . . . » . . . - ( ) - 102 , . - ( ) - ! . . . 103 ! 104 105 - - 106 107 - ( ) - , 108 . 109 , . 110 . . . . . . . . . . 111 112 - - 113 114 - ( ) - ! 115 116 - - 117 118 - ( . ) - 119 120 - - 121 122 . . . . . . . . . . 123 124 - - 125 126 . 127 128 - - 129 130 . . . , , . . . . 131 132 - - 133 134 ! ! 135 136 - - 137 138 . . . , . . . . 139 140 - - 141 142 ! 143 144 - - 145 146 , - ( , 147 ) - ; , , 148 , . . . . 149 150 - - 151 152 - ( ) - , ? 153 154 - - 155 156 - ( ) - , , . 157 158 - - 159 160 - ( ) - . 161 162 - - 163 164 . . . . 165 166 - - 167 168 . 169 170 - - 171 172 - ( ) - , , 173 , . . . . . . 174 , . . . , , , . . . 175 . 176 177 - - 178 179 - ( ) - . 180 181 - - 182 183 , , . . . . 184 185 - - 186 187 , , . . . . . . 188 - ( , ) - . - ( 189 ) - . 190 191 - - 192 193 - ( ) - , ! ! - ( . ) - 194 195 - - 196 197 - ( ) - ! ! ? 198 199 - - 200 201 - ( ) - ! 202 203 - - 204 205 ! . . . . . . . 206 207 - - 208 209 ! 210 211 - - 212 213 - ( ) - , 214 . 215 216 - - 217 218 - ( ) - . . 219 - ( . - - ) - . 220 221 - - 222 223 - ( , . ) - 224 225 - - 226 227 - ( . ) - 228 229 - - 230 231 , , , 232 233 . - ( ) - 234 , . 235 , 236 . 237 238 - - 239 240 - ( ) - 241 . , . . . 242 . . . - ( , ; , 243 ) - . . . . . . . 244 245 - ( , , , 246 - . ) 247 248 - - 249 250 - ( ) - . . . , 251 , , 252 . . . . 253 254 - - 255 256 - ( , ) - , . . . . . . . 257 . . . . 258 259 - - 260 261 - ( ) - , ! 262 . 263 264 - - 265 266 , . - ( . ) - 267 268 - - 269 270 - ( 271 . ) - ! . . . 272 ? ! . . . ! . . . ! - ( 273 , , ) - 274 ! ! 275 276 - - 277 278 - ( . ) - 279 280 - - 281 282 - ( ) - ! . . . ! . . . . . . . 283 284 - - 285 286 - ( ) - , 287 ! 288 289 - - 290 291 ? , ! 292 293 - - 294 295 , ! 296 297 - - 298 299 - ( ) - , ! 300 301 - - 302 303 - ( ) - ? - ( 304 ) - ? . . . ? . . . - ( . ) - ? , 305 : ? . . . 306 307 - - 308 309 ? ! , . . . . 310 311 - - 312 313 ! 314 315 - - 316 317 - ( ) - . . . . 318 319 - - 320 321 - ( , ) - ! 322 323 - - 324 325 , ! 326 327 - - 328 329 . . . . 330 331 - - 332 333 ! ! 334 335 - - 336 337 - ( ) - , 338 , , ? , 339 340 ! 341 342 - - 343 344 - ( , ) - . . . . 345 . . . . . . . . . . . ! . . . . 346 347 - - 348 349 ! 350 351 - - 352 353 ! . . . , 354 . - ( ) - ! 355 356 - - 357 358 , . . . . 359 360 - - 361 362 , . - ( ) - ! - ( 363 , . ) - 364 365 - - 366 367 - ( , , . ) - 368 369 - - 370 371 - ( ) - , ! - ( ) - ! 372 - ( . ) - , ? . . . ? . . . - ( ) - 373 . . . , . . . - ( ) - 374 . . . . - ( , ) - , 375 . 376 377 - - 378 379 - ( ) - , . 380 381 - - 382 383 . - ( ) - : ? 384 385 - - 386 387 . 388 389 - - 390 391 - ( , , , 392 , : ) - 393 ? 394 395 - - 396 397 - ( ) - . 398 399 - - 400 401 ? 402 403 - - 404 405 . 406 407 - - 408 409 ? 410 411 - - 412 413 ! ! . . . ! - ( . ) - 414 415 416 417 . 418 419 420 . 421 422 423 - - 424 425 - ( , 426 . ) - , . . . . 427 428 - - 429 430 - ( , , . ) - 431 432 - - 433 434 , . . 435 436 - - 437 438 , . 439 440 - - 441 442 - ( ) - , , 443 . . . . 444 445 - - 446 447 . . 448 449 - - 450 451 . 452 , , . . . , . . . . 453 . . . . 454 , . 455 456 - - 457 458 - ( , . ) - . 459 460 - - 461 462 , , , 463 , , . 464 465 - - 466 467 . 468 469 - - 470 471 . . . 472 . . . . 473 474 - - 475 476 . 477 478 - - 479 480 , : ? 481 482 - - 483 484 , 485 , . . . . , , 486 , . . . . , 487 . . 488 489 - - 490 491 , ! - ( ) - , 492 ! , 493 . , 494 . , , 495 , 496 , , 497 . 498 ! - ( . ) - , 499 , , , , 500 , 501 . , , , 502 503 , 504 . - ( ) - , 505 . . . . , 506 , , ? 507 508 - - 509 510 ? , , , 511 , 512 . . 513 , . . . . 514 . . . . 515 , ? ! . . . ? ! 516 517 - - 518 519 , ! 520 521 - - 522 523 , . , 524 . , 525 ? 526 527 - - 528 529 530 ? 531 532 - - 533 534 , . 535 536 - - 537 538 . 539 540 - - 541 542 ; . 543 544 - - 545 546 . 547 548 - - 549 550 551 . 552 553 - - 554 555 556 ? 557 558 - - 559 560 , . . . . 561 562 - - 563 564 , . . . . 565 566 - - 567 568 . 569 570 - - 571 572 . 573 574 - - 575 576 , , 577 , , . . . . 578 579 - - 580 581 - ( ) - , ! 582 583 - - 584 585 - ( ) - . . . - - ! 586 587 - - 588 589 - ( , . ) - 590 591 - - 592 593 - ( ) - , 594 . : 595 , , 596 , , 597 , - - - - 598 ? , 599 . . . . 600 601 . , ? 602 603 - - 604 605 - ( ) - , , 606 , . . . . 607 608 - - 609 610 , , 611 . . 612 , , 613 , , 614 . . . . 615 616 - - 617 618 - ( ) - 619 ! 620 621 - - 622 623 . . . , . . . . 624 625 - - 626 627 ! 628 629 - - 630 631 . . . , 632 . 633 , , 634 ; , . . . . 635 636 , , ? . . . 637 ? . . . ? 638 639 - - 640 641 - ( , , ) - , , . . . . 642 . . . . . . . . , 643 , 644 . . . . . . . . 645 . . . . . . . . 646 . . . . 647 648 - - 649 650 - ( ) - 651 . 652 . . . . 653 . . . 654 , . . . , 655 . 656 657 - - 658 659 - ( ) - ? 660 661 - - 662 663 . 664 665 - - 666 667 . - ( . ) - - ( 668 . ) - 669 670 - - 671 672 , 673 674 - - 675 676 , . 677 678 - - 679 680 . - ( . ) - 681 682 - - 683 684 ? 685 686 - - 687 688 - ( , ) - . 689 690 - - 691 692 - ( ) - 693 . 694 695 - - 696 697 ? 698 699 - - 700 701 . . . . . . . 702 . . . . 703 704 - - 705 706 ! 707 708 - - 709 710 711 . . . - - ? . . . - ( ) - 712 , , . 713 714 - - 715 716 , . . . . . 717 718 - - 719 720 . . . ? 721 722 - - 723 724 . 725 726 - - 727 728 . 729 730 - ( . ) - 731 732 - - 733 734 , , . . . . 735 736 - - 737 738 , , . 739 740 - - 741 742 - ( . ) - 743 744 745 746 747 748 749 . 750 751 752 - - 753 754 - ( , , 755 . . , . . 756 . 757 , . , , 758 , , . 759 . , 760 , : ) - ! ! . . . ! 761 762 - - 763 764 - ( , , . ) - 765 766 - - 767 768 - ( 769 , 770 ) - , , 771 . . . 772 . : 773 , . , . . . . 774 . - ( . ) - , , 775 . . . . , 776 , . . . , 777 ; , , . 778 . . . , 779 , ! - ( . ) - , 780 , . , ! ! . . . ! . . . 781 ? 782 783 - - 784 785 - ( , , . . ) - 786 787 - ( . ) - 788 789 - - 790 791 - ( ) - , . . . . 792 . - ( . ) - - ( ) - ? 793 794 - - 795 796 - ( . ) - 797 798 - - 799 800 - ( , , , , 801 , 802 . ) - 803 804 - - 805 806 . . . . 807 808 - - 809 810 ! 811 812 - - 813 814 - ( ) - ! 815 816 - - 817 818 - ( ; . ) - . 819 . . 820 . . 821 822 - - 823 824 - ( , , . ) - 825 826 - - 827 828 - ( ) - ! 829 830 - - 831 832 - ( , , . ) - 833 834 - - 835 836 - ( ) - , . , . 837 - ( : ) - « » . . . - ( . - - 838 ) - ? 839 840 - - 841 842 . 843 844 - - 845 846 - ( , : ) - 847 « . . . - - » . . . 848 , ! - ( : ) - « 849 . . . - - . . . 850 » . . . . - ( ) - ? 851 852 - - 853 854 . 855 856 - - 857 858 - ( ; , 859 ; . ) - . 860 , . 861 862 - - 863 864 - ( . ) - 865 866 - - 867 868 - ( ) - ? . . . 869 870 - - 871 872 , , ! 873 874 - - 875 876 - ( ) - 877 . . . . . 878 879 - - 880 881 , . . . . ! - ( 882 ) - ! ! 883 884 - - 885 886 - ( ) - ? . . . 887 ? 888 889 - - 890 891 . . . . , , 892 ! . . . 893 894 - - 895 896 ! - ( . - - ) - 897 ! . . . , , , 898 . . . , , . 899 ! . . . ! . . . , 900 ! . . . . . . . , 901 . . . , . . . . , , , 902 , , , 903 . . . . - ( , , , 904 ) - , . . . . . . . , 905 . . . . 906 907 - - 908 909 ! . . . 910 911 - - 912 913 . . . ! 914 915 - - 916 917 , . . . . 918 919 - - 920 921 - ( 922 ) - , . . . . 923 924 - - 925 926 - ( ) - ! 927 928 - - 929 930 ! , 931 , . . . . . . . 932 933 - - 934 935 . . . . . . . . . , . . . . . . . 936 937 - - 938 939 - ( ) - . . . . . . . - ( 940 , , , ) - 941 . . . . . . . - ( . 942 . . ) - 943 944 - - 945 946 , ? 947 948 - - 949 950 ? . . . - ( ) - ? . - ( 951 . ) - 952 , , . 953 954 - ( , , 955 , 956 . ) - 957 958 - - 959 960 , , . 961 962 - - 963 964 ! 965 966 - - 967 968 - ( . ) - 969 970 - - 971 972 - ( . ) - 973 974 - - 975 976 - ( , , 977 . ) - 978 979 - - 980 981 - ( , ) - , ? . . . 982 - ( , : ) - 983 984 985 . . . . 986 . . . . . . 987 988 - ( , , . ) - 989 990 991 . 992 993 - ( . ) - 994