[500] Il ritorno di Paleologo a Costantinopoli, accaduto nell'anno 1370, e la coronazione di Manuele nel 25 settembre 1373 (Ducange, -Famil. byzant.-, p. 241), lascia un intervallo per la cospirazione e pel gastigo d'Andronico. [501] -Mém. de Boucicault-, p. 1, c. 35, 36. [502] Calcocondila (l. II, c. 44-50) e Duca (c. 14) parlano leggermente, e a quanto sembra, con ripugnanza del viaggio di Manuele nell'Occidente. [503] -V.- Muratori, -Annali d'Italia-, t. XII, pag. 407. Giovanni Galeazzo fu il primo e il più potente dei Duchi di Milano. La sua corrispondenza con Baiazetto è attestata dal Froissard; contribuì a salvare, o liberare i prigionieri francesi di Nicopoli. [504] Intorno al ricevimento di Manuele a Parigi, -V.- Spondano (-Annal. eccles.-, t. I, p. 676, 677, A. D. 1400, n. 5), il quale cita Giovenale degli Orsini e i monaci di S. Dionigi, e Villaret (-Hist. de France-, t. XII, p. 331-334), che non cita nessuno, conforme la nuova usanza degli Scrittori francesi. [505] Il dottore Hody ha tolto da un manoscritto di Lambeth (-De Graecis illustribus-) una nota che si riferisce al soggiorno di Manuele nell'Inghilterra. -Imperator, diu variisque et horrendis paganorum insultibus coarctatus, ut pro eisdem resistentiam triumphalem perquireret, Anglorum regem visitare decrevit- etc. -Rex- (dice il Walsingham p. 364) -nobili apparatu.... suscepit- (ut decuit) -tantum Heroa; duxitque Londonias, et per multos dies exhibuit gloriose, pro expensis hospitii sui solvens, et eum respiciens tanto fastigio donativis-. Egli ripete la medesima cosa nel suo -Upodigma Neustriae- (p. 556). [506] Shakespear comincia e termina la tragedia di Enrico IV col voto fatto da questo Principe di prender la croce, e col presentimento che egli avea di morire a Gerusalemme. [507] Questo fatto viene raccontato nella -Historia politica- (A. D. 1391-1478), pubblicata da Martino Crusio (-Turco-Graecia-, p. 1-43). L'immagine di Cristo, alla quale l'Imperator greco ricusò omaggio, era forse un lavoro di scoltura. [508] Leonico Calcocondila termina col cominciar del verno del 1463 la Storia de' Greci e degli Ottomani; e l'affrettata conclusione della medesima ne dà a supporre che in quello stesso anno lo Storico tralasciasse di scrivere. Sappiamo che egli era di Atene, e che alcuni contemporanei dello stesso cognome assai giovarono al rinascimento dell'idioma greco in Italia. Ma questo Scrittore, nelle lunghe sue digressioni, ha avuta mai sempre la modestia di non parlar di sè stesso. Leunclavio, editore, e Fabrizio (-Bibl. graec.-, tom. VI, p. 474), sembrano ignorare del tutto lo stato di lui e la Storia della sua vita. Quanto alle sue descrizioni dell'Alemagna, della Francia e dell'Inghilterra, -V.- l. II, p. 36, 37, 44-50. [509] Non mi starò qui a notare gli errori geografici di Calcocondila. Egli ha forse nella sua descrizione seguito e male inteso il testo di Erodoto (l. II, cap. 33), soggetto a varia interpretazione (-Erodoto- di Larcher, t. II, p. 219, 220). Ma questi moderni Greci non aveano dunque mai letto Strabone, nè alcuno de' loro geografi? [510] Un cittadino della nuova Roma, finchè questa nuova Roma durò, non si sarebbe degnato di onorare il Ρεξ, -Re- alemanno del titolo di Βασιλευς, o Αυτοκρατωρ Ρομαιων, -Monarca, o Autocratore Romano-; ma Calcocondila avea spogliato ogni spezie di vanità, accennando il Principe di Bisanzio e i suoi sudditi colle esatte ed umili denominazioni di Ελληνες e Βασιλευς Ελληνων, -Greci e Re de' Greci-. [511] Nel secolo decimoquarto veniva tradotta in prosa francese la maggior parte de' vecchi romanzi che divennero la lettura favorita de' cavalieri e delle dame della Corte di Carlo VI; e si può meglio perdonare ad un Greco l'aver credute vere, se credè vere, le imprese di Olivieri e di Orlando, che ai Frati di S. Dionigi, i quali inserirono nelle loro Cronache di Francia le favole dell'Arcivescovo Turpino. [512] Δονδινη.... δε τε πτολιε δυναμει τε προεχουσα των εν τη νητω ταυτη πολεων, ογβω τε και τη αλλη ευδαιμονια των προς εσπεραν λειπομενη, -Londra.... città che per potenza avanza tutte le altre città dell'isola, e in ricchezza e in ogni genere di prosperità si lascia indietro quante ve n'ha in Occidente-. Ne' tempi di Fitz-Stephen, ossia nel secolo dodicesimo, sembra che Londra per ricchezza e grandezza abbia goduto di una tal primazia; primazia ch'ella ha conservata di poi col crescere in estensione progressivamente, e proporzionatamente agli aumenti per cui le altre capitali dell'Europa abbellivansi. [513] Ammettendo anche che il doppio significato del verbo Κυω (-osculor- e -in utero gero-) desse luogo ad equivoco, non può dubitarsi di ciò che Calcocondila intendeva dire, e dell'abbaglio da lui preso, ponendo mente all'orror pio che il comprende nell'annunciare questo barbaro uso (p. 49). [514] Erasmo (-epist. Fausto Andrelino-) parla in modo scherzevole dell'usanza che hanno gl'Inglesi di baciare gli stranieri, senza badare al sesso, all'atto del loro arrivo, ma non ne deduce quindi sinistre supposizioni. [515] Noi potremo forse applicare questa osservazione alla comunanza delle donne che Cesare e Dione Cassio hanno supposta in vigore fra gli antichi Brettoni (l. LXII, t. II, p. 1007), e -V.- Dione colle giudiziose note del Reimar. Gli -Arreoy- di Taiti, corporazione la cui infamia ne sembrava da prima evidentissima, ci appaiono men colpevoli col nostro aumentar di nozioni sulle costumanze di questo popolo buono e pacifico. [516] -V.- Lenfant (-Hist. du Concile de Constance-, tom. II, p. 576), e quanto alla Storia ecclesiastica di que' tempi, gli -Annales- dello Spondano, la -Biblioteca- del Dupin (t. XII) e i tomi XXI, XXII della Storia, o piuttosto della continuazione di Fleury. [517] Fin dalla prima giovinezza, Giorgio Franza, o Phranzès fu impiegato al servigio dello Stato e del palagio; e l'Hank (-De script. byzant.-, parte I, c. 40) ne ha raccolta da' suoi scritti la vita. Avea ottantaquattro anni, quando Manuele morendo, lo raccomandò caldamente al suo successore. -Imprimis vero hunc Phranzen tibi commendo, qui ministravit mihi fideliter et diligenter- (Franza, l. II. c. 1). L'Imperatore Giovanni nondimeno si comportò freddamente verso di lui, ai servigi del medesimo preferendo quelli dei despoti del Peloponneso. [518] -V.- Franza, lib. II, c. 13. Poichè vi sono tanti manoscritti greci nelle biblioteche di Roma, di Milano e dell'Escuriale, è un obbrobrio che noi siamo ridotti a valerci delle traduzioni latine e delle compilazioni di Giacomo Pontano (-ad calcem Teophlact. Simocattae-, Ingolstadt, 1604), che mancano ad un tempo di eleganza e di esattezza (Fabricius, -Bibl. graec.-, t. VI, p. 615-620). [519] -V.- Ducange, -Fam. byzant.-, p. 243-248. [520] L'estensione esatta dell'Essamilione posto fra i due mari, era di tremila ottocento -orgigie-, o tese di sei piedi greci (Franza, l. I, c. 38), lunghezza equivalente ad un miglio greco, più corto di quello di seicentosessanta tese francesi che il d'Anville pretende adoperarsi in Turchia. La larghezza dell'Istmo viene comunemente riguardata di cinque miglia (-V.- i -Viaggi- di Spon, Wheeler e Chandler). [521] La prima obbiezione degli Ebrei cade sulla morte di Gesù Cristo; se era stata volontaria, egli era dunque colpevole di suicidio, al che l'Imperatore rispose allegando un mistero. Si fanno indi a disputare sulla Concezione di Maria Vergine, sul significato delle profezie (Franza, l. II, c. 12, fino alla fine del capitolo). [522] -Ciò si riferisce a poco dopo l'anno 1420 in cui era guerra grandissima, fra il Concilio generale di Basilea, ed il Papa Eugenio IV. Vegga il Lettore la nostra Nota- (p. 468); -gl'illustri Storici Fleury e Lenfant ci diedero dottamente la Storia dei Concilj di Costanza e di Basilea.- (Nota di N. N.) [523] Nel Trattato delle -materie benefiziarie- di Fra Paolo (vol. IV dell'ultima e migliore edizione delle sue Opere), questo autore dilucida con eguale franchezza e dottrina tutto il sistema politico de' Pontefici. Quand'anche rimanessero annichilate Roma e la sua religione, lor sopravviverebbe questo prezioso volume come un'eccellente Storia filosofica, e come un salutare avvertimento. [524] Il Papa Giovanni XXII nel 1334 lasciò morendo in Avignone diciotto milioni di fiorini d'oro, e un valore di altri sette milioni in argenterie e suppellettili. -V.- la -Cronaca- di Giovanni Villani (l. XI, c. 20, nella Raccolta del Muratori, t. XIII, pag. 765) il cui fratello avea saputi questi particolari dai tesorieri del Papa. Un tesoro di sei, o otto milioni nel secolo decimoquarto sembra sterminato, e quasi incredibile. [525] Il sig. Lenfant, protestante dotto e giudizioso, ne ha offerta una -Storia de' Concilj di Pisa, Costanza e Basilea-, in sei volumi in 4.; ma l'ultima parte, composta in fretta, non descrive compiutamente che le turbolenze della Boemia. [526] Gli atti originali, ossia le minute del Concilio di Basilea, formano dodici volumi -in folio-, che tuttavia si conservano in quella pubblica Biblioteca. Basilea era una città libera, vantaggiosamente situata sul Reno, e difesa dalla Confederazione degli Svizzeri suoi vicini. Il Papa Pio II, che portando il nome di Enea Silvio, era stato segretario del Concilio, vi fondò nel 1459 una Università. Ma che cosa sono un Concilio, o una Università, a petto de' torchi di Froben, o dei lavori di Erasmo? [527] -Questa espressione è troppo forte anche ammettendo, che l'autorità d'un Concilio generale sia superiore a quella del Papa. Chi poi volesse avere notizia di tutte le cose seguìte, durante i grandi contrasti scandalosi fra i Papi, ed i Concilj generali di Pisa, di Costanza e di Basilea, che noi qui per brevità non possiamo dare, legga lo Storico fedele ed imparziale di Fleury, e meglio ancora il dottissimo Moseim ne' Secoli decimoquarto e decimoquinto. L'Autore qui non ne dà che un esatto, ma brevissimo sospetto.- (Nota di N. N.) [528] L'annalista Spondano (A. D. 1433, n. 25, t. I, p. 824) non mette molta asseveranza nel raccontare questa ottomana ambasceria attestata solo da Crantz. [529] Syropulus, p. 19. Da questo computo sembra essersi esagerato dai Greci il numero de' laici e degli ecclesiastici che seguirono di fatto l'Imperatore e il Patriarca; ma il grande Ecclesiarca non ne offre un conto esatto. I settantacinquemila fiorini che in questa negoziazione i Greci chiedevano al Papa (p. 9), erano una somma superiore ai loro bisogni e che sperar non potevano di ottenere. [530] Mi valgo indifferentemente delle voci ducati, o fiorini; i primi ricevono la loro denominazione dai Duchi di Milano, i secondi dalla repubblica di Firenze. Queste monete, le prime d'oro che si coniassero in Italia, e forse nel Mondo latino, possono, rispetto al peso e al valore, venir paragonate ad un terzo di ghinea d'Inghilterra. [531] Dopo la traduzione latina di Franza, trovasi una lunga epistola greca, o declamazione di Giorgio di Trebisonda che consiglia a Paleologo il dar preferenza ad Eugenio e all'Italia; e parla con disprezzo dell'Assemblea scismatica di Basilea, de' Barbari della Gallia e dell'Alemagna, collegatisi per trasportare la cattedra di S. Pietro di là dall'Alpi: οι αθλιοι (egli dice) σε και την μετα σου συνοδον εξα των Ηρακλειων στηλων και περα Γαδηρων εξαξουσι, -que' miserabili ancora secondo te trasportano il Concilio fuori delle colonne d'Ercole, al di là di Cadice-. Ma che? Non vi erano carte geografiche a Costantinopoli? [532] Siropolo (p. 26-31) esprime la propria indignazione e quella de' suoi compatriotti. Ben cercarono scuse alla commessa imprudenza i deputati di Basilea, ma non poteano o negare, o cambiare l'atto del Concilio. [533] -Bisognava provare con una citazione, onde appagare il Lettore, che Eugenio IV si procacciò cotale decreto del Concilio generale di Basilea.- (Nota di N. N.) [534] Condolmieri, nipote e Ammiraglio del Papa, dichiara espressamente, οτι οριουμονεχει παρα του Παπα ινα πολεμηση οπου αν ευρη τα κατεργα της συνοδου, και ει δυνηθη καταδυση και αφανιση, -che ebbe comando dal Papa di combattere ovunque trovasse le squadre del Concilio, e potendo, le calasse a fondo e perdesse-. I Padri del Sinodo diedero ordini men perentorj ai loro marinai, e fino al momento in cui le due squadre incontraronsi, le due fazioni cercarono di nascondere ai Greci lo scambievole animo ostile. [535] Siropolo narra le speranze di Paleologo (p. 36) e l'ultimo consiglio datogli da Sigismondo (p. 57). L'Imperatore seppe a Corfù la morte dell'amico, e se ne fosse stato avvertito più presto, sarebbe ritornato a Costantinopoli (p. 79). [536] Lo stesso Franza, benchè per diversi motivi, era del parere di Amurat (l. II, c. 13). -Utinam ne synodus ista unquam fuisset, si tantas offensiones et detrimenta paritura erat-. Siropolo parla anche dell'ambasceria ottomana. Amurat mantenne la sua promessa; e forse minacciò (pag. 125-219), ma non assalì la città. [537] Il lettore sorriderà sul modo ingenuo con cui il Patriarca fece note le concette speranze ai suoi favoriti: τοιαυτην πληροφοριαν σχησειν ηλπιξ, και δια του Παπα εθαρρει ελευθερωσαι την εκκλησιαν απο της αποτεθεισης αυτου δουλειας παρα του βασιλεως, -sperava avere siffatto assenso, e temeva non fosse dal Papa liberata la Chiesa per la dependenza mostrata dal Re- (p. 92), nondimeno gli sarebbe stato difficile di mettere in pratica le lezioni di Gregorio VII. [538] Il nome cristiano di Silvestre è tolto dal Calendario latino. Nel greco moderno la voce πουλος, piccolo, si aggiunge alla fine di una parola per esprimere un diminutivo; ma non v'è alcun argomento che dia diritto all'editore Creyghton a sostituire -Sguropulus- (-Sguros-, -fuscus-) al -Syropulus- del manoscritto di questo Storico, che ha posta la propria firma negli atti del Concilio di Firenze. Perchè l'autore non potrebbe egli essere di origine siriaca? [539] Dalla conclusione di questa Storia, ne deduco la data del 1444, quattro anni dopo il Sinodo. Allorchè il grande Ecclesiarca rassegnò la sua carica (Sect. XII, p. 330-350), il tempo e il ritiro aveano sedate le sue passioni; e Siropolo, benchè spesse volte parziale, non è mai caduto negli eccessi. [540] (-Vera historia unionis non verae inter Graecos et Latino, Hagae Comitis 1660, in folio-). Roberto Creyghton, cappellano di Carlo II, durante l'esilio di questo Principe, la pubblicò il primo con una traduzione pomposa e poco fedele. Il titolo polemico è sicuramente d'invenzione dell'editore perchè il principio dell'opera manca. Quanto al merito della narrazione e anche dello stile, Siropolo può essere collocato fra i migliori scrittori di Bisanzo: ma la sua Opera è esclusa dalla raccolte ortodosse dei Concilj. [541] Siropolo alla pagina 63 esprime francamente la sua intenzione ιν ουτω πομπαων εν Ιταλοις μεγας βασιλευς παρ εκεινων νομιξοιτο, -affinchè dalla pompa giudicassero quelli quanto fosse grande quel Re in Italia-. La traduzione latina di questo passo, eseguita dal Creyghton può somministrare un'idea delle sue vistose parafrasi. -Ut pompa circumductus noster Imperator Italiae, populis aliquis deauratus Jupiter crederetur, aut Croesus ex opulenta Lydia-. [542] Senza obbligarmi a citare Siropolo ad ogni fatto particolare, osserverò che la navigazione de' Greci da Costantinopoli sino a Venezia e Ferrara, trovasi nella sua quarta Sezione (p. 67-100), e che questo Istorico possede il raro merito di mettere ciascuna scena innanzi gli occhi de' suoi leggitori. [543] Nel tempo del Sinodo, Franza si trovava nel Peloponneso; ma il despota Demetrio gli fece un esatto racconto del modo onorevole con cui l'Imperatore ed il Patriarca vennero accolti a Venezia e a Ferrara (-Dux..... sedentem Imperatorem- adorat). I Latini ne parlano dando minore importanza alle cose. [544] La sorpresa che sentirono il Principe greco e un ambasciatore di Francia al primo veder Venezia (-Mém. de Philippe de Comines-, l. VII, c. 18), è incontrastabile prova che questa città nel secolo decimoquarto era la prima e la più bella di tutte l'altre del Mondo cristiano. Quanto alle spoglie di Costantinopoli che vi scorsero i Greci, -V.- Siropolo (p. 87). [545] Nicolò III d'Este, regnò quarant'otto anni (A. D. 1343-1441), possedendo Ferrara, Modena, Reggio, Parma, Rovigo e Comacchio. -V.- la Vita nel Muratori (-Antichità Estensi-, t. II, p. 159-201). [546] Le popolazioni delle città latine risero assai del vestire de' Greci, delle lunghe tonache, delle larghe maniche e della barba. L'Imperatore non si distingueva dagli altri che pel colore porporino dell'abito e pel diadema, o tiara, la cui punta andava fregiata di un magnifico diamante (Hody, -De Graecis illustribus-, p. 31). Un altro spettatore però afferma l'usanza del vestir greco, essere - più grave e più degna- che non l'italiana (Vespasiano, -in vit. Eugen. IV-. Muratori, t. XXXV, p. 261). [547] Intorno alle cacce dell'Imperatore, -V.- Siropolo (p. 143, 144-191). Il Papa gli avea spediti undici cattivi falconi, ma egli ne comprò uno addestrato a maraviglia e condottogli dalla Russia. Qualche leggitore maraviglierà forse di trovar qui la denominazione di -Giannizzeri-, ma i Greci tolsero questa voce agli Ottomani senza imitarne l'instituzione; e la vediamo spesso volte usata nell'ultimo secolo del greco Impero. [548] Non senza vincere molte difficoltà, i Greci avevano ottenuto, che invece de' viveri in natura venisse loro fatta una distribuzione in danaro. Furono quindi assegnati quattro fiorini al mese alle persone di onorevole grado, e tre a ciascun servo. L'Imperatore ne ebbe trentaquattro, il Patriarca ventinove, e il Principe Demetrio ventiquattro. La paga intiera del primo mese, non andò che a seicento novantun fiorini, la qual somma dimostra che il numero de' Greci non oltrepassava i dugento (Syropulus, p. 104, 105). Nel mese di ottobre 1438, erano dovute le somme di quattro mesi addietro, e tre mesi ancora in aprile del 1439, e cinque e mezzo in luglio, epoca della unione (p. 172-225-271). [549] Siropolo (p. 141, 142-204-221) deplora la prigionia de' Greci che venivano ritenuti quasi per forza in Italia, dolendosi intorno a ciò della tirannide dell'Imperatore e del Patriarca. [550] Trovasi una relazione chiara ed esatta delle guerre d'Italia nel quarto volume degli -Annali- del Muratori. Sembra che lo scismatico Siropolo (p. 145) abbia esagerato il temere e il correre a precipizio del Papa, allorchè si ritirò da Ferrara a Firenze. Gli atti provano che fu assai tranquilla, e convenevolmente eseguita una tale ritirata. [551] Siropolo novera fino a settecento Prelati nel Concilio di Basilea; ma l'errore è palpabile e fors'anche volontario. Nè gli ecclesiastici di tutte le classi che furono presenti al Concilio, nè tutti i Prelati lontani che esplicitamente o implicitamente ne riconosceano i decreti, avrebbero bastato a formar questo numero. [552] I Greci opposti all'unione non voleano di qui decampare (Syropulus, p. 178-193-195-202). I Latini non vergognarono di tirar fuori un vecchio manoscritto del secondo Concilio di Nicea, ove era stata aggiunta al Simbolo la parola -Filioque-, alterazione evidente. [553] Un Greco celebre dice: Ως εγω οσαν εις ναον εισελθω Λατινων ου προσκυνω τινα των εκεισε αγιων, επει ουδε γνωγιξω τινα, -quando entro in una chiesa de' Latini non adoro nessuno de' Santi che colà sono, perchè non li conosco- (Syropulus, pag. 109). Vedasi in quale impaccio si trovarono i Greci, alle p. 217, 218, 252, 253, 273. [554] -V.- la disputa urbana di Marco d'Efeso e di Bessarione in Siropolo (pag. 257), che non cerca mai di palliare i vizj de' suoi compatriotti, e rende imparziale omaggio alle virtù de' Latini. [555] Quanto all'indigenza de' Vescovi greci, -V.- un passo di Duca (pag. 31). Uno di questi prelati possedea per tutta sostanza tre vecchi abiti, ec. Bessarione avea guadagnato quaranta fiorini d'oro, facendo scuola vent'un anni in un monastero, ma ne avea spesi ventotto nel suo viaggio del Peloponneso, e a Costantinopoli il resto (Syropulus, p. 127). [556] Siropolo pretende che i Greci non abbiano ricevuto danaro prima di sottoscrivere l'atto di unione (p. 283); racconta nondimeno alcune circostanze sospette, e lo Storico Duca afferma che si lasciarono corrompere dai donativi. [557] I Greci esprimono in tuon doloroso i loro timori d'un esilio, o d'una schiavitù perpetua (pag. 197), e l'impressione che fecero sovr'essi le minacce dell'Imperatore (p. 260). [558] Io mi dimenticava d'un altro dissenziente[559] d'un grado meno sublime ma ortodosso oltre ogni dire, il cane favorito di Paleologo, che solito a star sempre tranquillo sui gradini del trono abbaiò furiosamente, sinchè durò la lettura del Trattato d'unione, e vano fu l'accarezzarlo e il flagellarlo per ridarlo al silenzio (Syropulus, p. 265-267). [559] -Un accidente non doveva porgere soggetto di spargere il ridicolo sulla lettura del- Decretum unionis etc. -del Concilio generale di Firenze: se poi l'unione dei Vescovi greci coi latini non fu sincera, com'è vero, e come risulta della Storia, per cui lo scisma continuò, e continua ancora, ciò non ha relazione al ridicolo.- (Nota di N. N.) [560] -Bisogna osservare a questo passo dell'Autore, che è massima de' Decretalisti e de' Curiali della Corte di Roma, ed anche di molti Teologi, specialmente Italiani, che devonsi considerare soltanto autorevoli quegli atti e decreti del Concilio generale di Basilea, dati prima che nascesse la dissensione, e la guerra fra il Concilio stesso, ed il Papa Eugenio IV, e finchè questi approvò il Concilio, e che quelli fatti dopo il decreto di scioglimento del Concilio stesso, scritto da Eugenio, in un col di lui trasferimento, e nuova convocazione a Ferrara, e indi a Firenze, non sono da valutarsi, perchè il Papa presiedette quello di Ferrara, e indi quello di Firenze. Per altro il Concilio generale di Pisa, dal quale fu eletto il Papa Alessandro V, erasi adunato, ed aveva decretato, non molto tempo prima, senza l'intervento di Papa, e tuttavia è riputato legittimo, ed autorevole da tutt'i Teologi, ed anzi lodato per l'elezione canonica d'Alessandro in quel tempo di gravi turbolenze. Questa contraddittoria diversità d'opinione de' Teologi, favoritori della Corte di Roma, deriva dall'aver voluto il Concilio di Basilea, seguendo l'esempio del Concilio di Costanza, ristabilire l'aristocrazia de' Vescovi nel governo della Chiesa, specialmente dopo il decreto d'Eugenio dello scioglimento, lo che il Concilio non venne a capo di fare, per l'avveduta politica di quel Papa. Del resto lo scioglimento della questione intorno i decreti autorevoli e non autorevoli del Concilio di Basilea (che noi ora lasciamo volentieri a' controversisti, perchè esigerebbe una dissertazione, che paragonasse lo stato ed i fatti de' primi cinque secoli de' Cristiani antichi con quello de' moderni), dipende dalla soluzione di un'altra, cioè se l'autorità di un Concilio generale sia superiore, o no, a quella del Papa.- (Nota di N. N.) [561] Le Vite de' Papi raccolte dal Muratori (t. III, part. II, t. XXV) ne rappresentano Eugenio IV, come un Pontefice di costumi illibati ed anche esemplari. Se osserveremo però in quale arduo stato egli si trovasse, avendo vôlti in se gli sguardi di tutto il Mondo e di tanti nemici, vedremo in ciò un motivo, che lo costringeva ad essere molto circospetto. [562] Siropolo credè minore obbrobrio l'assistere alla cerimonia dell'Unione che sottoscriverne l'atto; ma poi fu obbligato a far l'uno e l'altro, e adduce cattive scuse per difendere la sua obbedienza ai comandi dell'Imperatore, p. 290-292. [563] Non v'è più oggi giorno alcuno di questi atti originali dell'Unione. Di dieci manoscritti, cinque de' quali si conservano a Roma, gli altri a Firenze, Bologna, Venezia, Parigi e Londra, nove sono stati assoggettati all'esame di un Critico abile, il sig. Bréquigny, che li ricusa a motivo della differenza delle sottoscrizioni greche e degli abbagli nella scrittura. Alcuni però di questi possono essere riguardati come copie autentiche, sottoscritte a Firenze prima del 26 agosto, nel qual tempo il Pontefice e gl'Imperatori si separarono (-Mém. de l'Académie des Inscript.-, t. XLIII, p. 287-311). [564] Ημιν δε ως εδοκουν φωνας, -mi pareano voci senza significato- (Syropulus, p. 297). [565] Tornando a Costantinopoli, i Greci s'intertennero a Bologna d'Italia cogli Ambasciatori d'Inghilterra, i quali dopo alcune interrogazioni e risposte su tale argomento, risero della pretesa unione di Firenze (Syropulus, p. 307). [566] Le unioni de' Nestoriani e de' Giacobiti ec., sono sì inconcludenti, o favolose, che invano ho scartabellata, per trovarne qualche vestigio, la -Biblioteca Orientale- dell'Assemani, schiavo fedelissimo del Vaticano. [567] Ripaglia, situata presso Thonon nella Savoia, ad ostro del lago di Ginevra, oggidì è una Certosa. Il sig. Addisson (-Viaggio d'Italia-, vol. II, pag. 147, 148, ediz. delle sue Opere per cura di Baskerville) ha celebrato il luogo e il fondatore. Enea Silvio, e i Padri di Basilea non si stancano di lodare l'austero vivere del Duca eremita; ma sfortunatamente, il proverbio francese -faire ripaille-, fa fede dell'opinione generalmente diffusa sulla vita molle di questo ex-Pontefice. [568] -Anche i Papi erano uomini, e di che mai gli uomini non abusano? Ma dagli abusi particolari che si fossero verificati rispetto ad alcuni Pontefici, era egli lecito il dedurne la conseguenza generale per tutti-: Continuarono ad abusarne? (Nota di N. N.) [569] Intorno ai Concilj di Basilea, Ferrara e Firenze ho consultati gli Atti originali che formano i volumi XVII, XVIII dell'edizione di Venezia, terminati dalla Storia chiara, ma parziale, di Agostino Patrizio, Italiano, del secolo XV. Essendo stati i compilatori de' medesimi il Dupin (-Bibl. eccles.-, t. XII) e il continuatore di Fleury (t. XXII), il rispetto che la Chiesa gallicana serba ad entrambe le parti gli ha tenuti in una circospezione quasi ridicola. [570] Il Meursio, nel suo primo Saggio, cita tremila seicento vocaboli -greco-barbari-; e ne aggiunse mille ottocento in una seconda edizione, lasciando cionnullameno molto lavoro da farsi al Porzio, al Ducange, al Fabrotti, ai Bollandisti, ec. (Fabr., -Bibl. graec.-, t. X, pag. 101, ec.). Trovansi parole persiane in Senofonte, e latine in Plutarco; tale è l'inevitabile effetto del commercio e della guerra; ma questa lega non corruppe in sostanza l'idioma. [571] Francesco Filelfo era un sofista, o filosofo vanaglorioso, avido e turbolento. La vita di lui è stata accuratamente composta dal Lancelot (-Mém. de l'Acad. des Inscr.-, tom. X, p. 691-751), e dal Tiraboschi (-Storia della Letteratura italiana-, t. VII, p. 282-294), in gran parte seguendo le tracce delle lettere dello stesso Filelfo. Le Opere di questo e de' suoi contemporanei, scritte con troppa ricercatezza, sono poste in dimenticanza; ma le loro lettere famigliari dipingono gli uomini e i tempi. [572] Sposò, e forse aveva sedotta, la nipote di Manuele Crisoloras, donzella ricca, avvenente, e di nobile famiglia, congiunta di sangue coi Doria di Genova e cogli Imperatori di Costantinopoli. [573] -Groeci quibus lingua depravata non sit... ita loquuntur vulgo hac etiam tempestate ut Aristophanes comicus, aut Euripides tragicus, ut Oratores omnes, ut historiographi, ut philosophi.... litterati autem homines et doctius et emendatius.... Nam viri aulici veterem sermonis dignitatem atque elegantiam retinebant, inprimisque ipsae nobiles mulieres; quibus cum nullum esset omnino cum viris peregrinis commercium, merus ille ac purus Groecorum sermo servabatur intactus- (Philelp., -epist. ad ann. 1451, ap.- Hodium, p. 188, 189). Osserva in un altro luogo, -uxor illa mea Theodora locutione erat admodum moderata et suavi et maxime attica-. [574] Filelfo cerca ridicolosamente l'origine della gelosia greca, o orientale ne' costumi dell'antica Roma. [575] -V.- lo stato della letteratura de' secoli XIII e XIV nelle Opere del dotto e giudizioso Mosheim (-Instit. Hist. eccles.-, p. 434-440, 490-494.) [576] Sul finire del secolo XV, trovavansi in Europa circa cinquanta Università, molte delle quali fondate prima dell'anno 1300. Bologna noverava diecimila studenti, una gran parte di giurisprudenza; le ridette Università vedeansi tanto più popolate di scolari quanto era minore il numero delle medesime. Nell'anno 1357 gli studenti d'Oxford da trentamila divennero seimila (-Hist. de la Grande-Bretagne-, par Henri, vol. IV, p. 478). Nondimeno questo numero ridotto superava ancora il numero degli studenti da cui questa Università oggi giorno è composta. [577] Gli Scrittori che hanno trattato più fondatamente il soggetto della restaurazione della lingua greca in Italia, sono il dottore Humph. Hody (-De Graecis illustribus, linguae graecae litterarumque humaniorum instauratoribus-, Londra, 1742, in 8. grande) e il Tiraboschi (-Istoria della Letteratura italiana-, t. V, p. 364, 377; t. VII, p. 112-143). Il Professore di Oxford è un dotto laborioso; ma il Bibliotecario di Modena ha il vantaggio di essere storico nazionale e moderno. [578] -In Calabria quae olim magna Graecia dicebatur, coloniis graeci repleta, remansit quaedam linguae veteris cognitio- (Dottore Hody, p. 2). Se i Romani la fecero sparire, fu restaurata dai Monaci di S. Basilio, che nella sola città di Rossano possedeano sette conventi (Giannone, -Istoria di Napoli-, t. I, p. 520). [579] -Li barbari-, dice il Petrarca parlando degli Alemanni e dei Francesi, -vix, non dicam libros sed nomen Homeri audierunt-. Forse in ordine a ciò il secolo XIII era men felice di quello di Carlomagno. [580] -V.- il carattere di Barlamo nel Boccaccio (-De geneal. Deorum-, l. XV, c. VI). [581] Cantacuzeno, l. II, c. 36. [582] Intorno l'amicizia del Petrarca con Barlamo, e i due abboccamenti che ebbero nel 1339 ad Avignone, e nel 1342 a Napoli, -V.- le eccellenti -Mémoires sur la vie de Petrarque- (t. I, p. 406-410; t. II, p. 75-77). [583] Il Vescovado ove si ritirò Barlamo era la Locride degli Antichi, -Seta Cyriaca- nel Medio Evo, e corrottamente -Hieracium-, Geracia (-Dissert. chorograph. Italiae medii aevi-, p. 312). La -dives opum- del tempo de' Normanni fu ben tosto ridotta all'indigenza, poichè la stessa sua Chiesa era povera; nondimeno la città contiene ancora tremila abitanti (Swinburne, p. 340). [584] Trascriverò un passo di questa lettera del Petrarca (-Famil.- X, 2): -Donasti Homerum non in alienum sermonem violento alveo derivatum, sed ex ipsis Graeci eloquii scatebris, et qualis divino illi profluxit ingenio.... Sine tua voce Homerus tuus apud me mutus, immo vero ego apud illum surdus sum. Gaudeo tamen vel adspectu solo, ac saepe illum amplexus atque suspirans dico: O magne vir-, etc. [585] Intorno alla vita e agli scritti del Boccaccio, nato nel 1313 e morto nel 1375, il lettore può consultare Fabrizio (-Bibl. lat. medii aevi-, t. I, p. 248, ec.) e Tiraboschi (t. V, p. 83-439-451). Le edizioni, le traduzioni e le imitazioni delle sue Novelle, o Favole sono innumerevoli. Egli avea nondimeno rossore di comunicare quest'opera frivola e forse scandalosa al suo rispettabile amico Petrarca, nelle Lettere e Memorie del quale comparisce in modo onorevole. [586] Il Boccaccio si permette una onesta vanità: -Ostentationis causa graeca carmina adscripsi..... jure utor meo; meum est hoc decus, mea gloria scilicet inter Etruscos graecis uti carminibus. Nonne ego fui qui Leontium Pilatum-, etc. (-De genealog. Deorum-, l. XV, c. 7). Quest'Opera, dimenticata oggi giorno, ebbe tredici, o quattordici edizioni. [587] Leone, o Leonzio Pilato, è abbastanza conosciuto, da quanto ne dicono il Dottore Hody (p. 2-11) e l'Abate di Sades (-Vie de Petrarque-, t. III, pag. 625-634-670-673). L'Abate di Sades con molta abilità imita lo stile drammatico e animato del suo originale. [588] Il Dottore Hody (p. 54) biasima acremente Leonardo Aretino, il Guerini, Paolo Giovio, ed altri, per avere affermato che le lettere greche erano state restaurate in Italia, -post septingentos annos-, come se, dic'egli, fossero state in fiore fino alla fine del settimo secolo. Forse cotesti Scrittori appoggiavano i loro computi alla fine dell'Esarcato, perchè la presenza de' militari e de' magistrati greci in Ravenna dovea in qualche modo avervi conservato l'uso della lingua che si parlava in Bisanzo. [589] -V.- l'articolo di Manuele, o Emmanuele Crisoloras, in Hody (p. 12-54) e Tiraboschi (t. VII, pag. 113-118). La vera data dell'arrivo di questo dotto in Italia, si contiene fra il 1390 e il 1400, nè ha d'altra epoca sicura che il regno di Bonifazio IX. [590] Cinque o sei cittadini nativi di -Arezzo-, hanno preso successivamente il nome di -Aretino-; il più celebre e il men degno di esserlo, visse nel secolo XVI. Leonardo Bruni l'Aretino, discepolo di Crisoloras, fu dotto nelle lingue, oratore, storico, segretario di quattro Pontefici e cancelliere della Repubblica di Firenze, ove morì nel 1444, in età di settantacinque anni (Fabr., -Bibl. medii aevi-, t. I, pag. 190 ec.; Tiraboschi, t. VII, p. 33-38). [591] -V.- questo passo nell'Aretino. -In Commentario rerum suo tempore in Italia gestarum, apud Hodium-, p. 28-30. [592] Il Petrarca, che amava questo giovinetto, si dolea sovente di scorgere nel suo discepolo una impaziente curiosità, una indocile irrequietezza, e un'inclinazione all'orgoglio, che però ne annunciavano il genio e i futuri pregi (-Mém. sur le Pétrarque-, t. III, p. 700-709). [593] -Hinc graecae latinaeque scholae exortae sunt, Guarino Philelpho, Leonardo Aretino, Caroloque, ac plerisque aliis tamquam ex equo Trojano prodeuntibus, quorum emulatione multa ingenia deinceps ad laudem excitata sunt- (-Platina in Bonifacio IX-). Un altro Autore italiano aggiunge i nomi di -Paulus Petrus Vergerius, Omnibonus Vincentius, Poggius, Franciscus Barbarus,- etc. Ma dubito se un'esatta cronologia concederebbe a Crisoloras l'onore di avere formati tutti questi dotti discepoli (Hody, p. 25-27, ec.). [594] -V.- in Hody l'articolo di Bessarione (pag. 136-177), Teodoro Gaza, Giorgio da Trebisonda, e gli altri Maestri greci da me nominati, od omessi, si vedono citati ne' diversi capitoli di questo dotto Scrittore. -V.- anche Tiraboschi nella I e II parte del suo sesto tomo. [595] I Cardinali picchiarono alla porta di Bessarione, ma il suo conclavista ricusò di aprire per non distoglierlo da' suoi studj. «Ah! Nicolò, diss'egli, poichè lo seppe, il tuo rispetto mi ha fatto perdere la tiara, e a te un cappello di Cardinale». [596] Eran fra questi Giorgio da Trebisonda, Teodoro Gaza, Argiropolo e Andronico da Tessalonica, Filelfo, Poggio, Biondi, Nicolai, Perotti, Valla, Campano, Platina ec. -Viri- (dice Hody, collo zelo di uno scolaro) -nullo oevo perituri- (p. 137). [597] Giovanni Lascaris era nato prima della presa di Costantinopoli, e continuò i suoi studj fino al 1535. I più chiari protettori di lui furono Leone X e Francesco I, sotto gli auspizj de' quali fondò i Collegi greci di Roma e di Parigi (Hody, p. 247-275). Egli lasciò figli in Francia; ma i Conti di Ventimiglia, e le numerose famiglie che ne derivano, non hanno altro diritto a questo cognome, fuor d'un dubbioso contratto di nozze colla figlia dell'Imperatore greco nel secolo decimoterzo (Ducange, -Fam. byzant.-, p. 224-230). [598] Francesco Florido ha conservati e confutati due epigrammi contro Virgilio, e tre contro Cicerone, chiamando l'autor di essi -Graeculus ineptus et impudens- (Hody, p. 274). Abbiamo avuto ai nostri giorni un Critico inglese, Geremia Markland, che ha trovata nell'Eneide -multa languida, nugatoria, spiritu et majestate carminis heroici defecta-, e molti versi ch'egli avrebbe arrossito di confessare per suoi (-Praefat. ad Statii Sylvas-, p. 21, 22). [599] Emmanuele Crisoloras e i suoi colleghi sono stati accusati d'ignoranza, d'invidia e d'avarizia (-Sylloge-, ec., t. II, p. 235). I Greci moderni pronunciano il β come il -v- consonante, e confondono le tre vocali η ι υ e molti dittonghi. Tale era la pronunzia comune, che il severo Gardiner, mettendo leggi penali, mantenne nell'Università di Cambridge; ma il monosillabo βη, ad orecchio attico, ricordava il belar di un agnello, e un agnello sarebbe stato senza dubbio miglior personaggio di riscontro che un Vescovo o un Cancelliere. I Trattati dei dotti che corressero la pronunzia, e particolarmente di Erasmo, si troveranno nella -Sylloge- di Havercamp (due volumi in 8., -Lugd. Bat.-, 1736-1740). Ma è cosa difficile additar suoni per via di parole, e la pratica delle lingue viventi ci fa conoscere che la pronunzia delle lingue non può essere data ad intendere che col fatto e dai nativi che parlano bene le medesime. Osserverò qui che Erasmo ha approvata la nostra pronuncia del θ, -th- (Erasmo, t. II, p. 130). [600] Giorgio Gemisto Pleto, autore di voluminose opere sopra diversi argomenti, fu maestro di Bessarione e di tutti i Platonici del suo secolo. Invecchiando, visitò l'Italia, ma tornò presto a terminare il corso di sua vita nel Peloponneso. -V.- una singolare -diatriba- di Leone Allazio -de Georgiis-, in Fabrizio (-Bibl. graec.-, t. X, p. 739-756). [601] Il Boivin (-Mém. de l'Acad. des Inscript.-, tom. II, p. 715-729) e il Tiraboschi (t. VI, part. I, p. 259, 288) hanno descritto con chiarezza lo stato della filosofia platonica nell'Italia. [602] -V.- la vita di Nicolò V composta da due autori contemporanei, Gianotto Manetto (t. III, parte II, pag. 905-962) e Vespasiano da Firenze (t. XXV, p. 267-290), nella Raccolta del Muratori. Si consulti anche il Tiraboschi (t. VI, p. 1-46, 52-109) e Hody agli articoli, Teodoro Gaza, Giorgio da Trebisonda ec. [603] Il lord Bolingbroke osserva con eguale spirito e aggiustatezza che i Pontefici in ordine a ciò mostrarono minore politica del Muftì, rompendo eglino stessi il talismano che tenea da sì lungo tempo soggetto il Mondo (-Lettere sullo studio della Storia-, l. VI, p. 165, 166, ediz. in 8., 1779)[604]. [604] V. -la Nota di N. N. nella seguente pagina-. [605] -Fu grande, a dir vero, il merito di Nicolò V; e le Opere de' classici Greci, ch'egli procacciò con tante spese, e con tante cure alle nazioni, allora ignorantissime d'Europa, furono per il fatto il fondamento, ed il motivo dei progressi delle nostre cognizioni nella Storia antica; ed erano esse grandemente da preferirsi ai settantaquattro canoni detti Arabici, scritti e falsamente attribuiti, quasi ducento anni dopo, al Concilio generale di Nicea, onde renderli autorevoli; agli otto libri delle Costituzioni, e dei canoni falsamente attribuiti agli Appostoli per la medesima ragione; alle false decretali del Vescovo Isidoro, delle quali detto abbiamo in altra nota nel Tomo IX, p. 307, ed a varie altre leggende di simil conio, spacciate col favore della generale e profonda ignoranza, ed estrema credulità, e che conservavansi manoscritte, prima che vi fosse l'arte della stampa, negli Archivj della Chiesa romana con grande gelosia, e che oggidì sono inserite e stampate anche nel- Labbe, Collectio Magna Conciliorum, -con le dovute annotazioni d'uomini dottissimi e cattolici, dimostranti la nessuna loro autenticità, siccome fece pure il Fleury nella sua Storia ecclesiastica, ed altri uomini sapienti e cattolici. Per altro se conservavansi nel Vaticano questi scritti, che la buona critica che dopo venne discoprì apocrifi, ve ne erano altresì un grande numero d'autentici pure, intorno le materie della religione.- (Nota di N. N.) [606] -V.- la -Storia letteraria- di Cosimo e di Lorenzo de' Medici in Tiraboschi (t. VI, p. 1, l. 1, c. 2), che non lascia privi di giusti encomj Adolfo d'Aragona, Re di Napoli, i Duchi di Milano, di Ferrara, d'Urbino ec. La repubblica di Venezia è quella che ha men diritto alla riconoscenza dei dotti. [607] -V.- Tiraboschi (t. VI, parte I, p. 104), e la compilazione della prefazione di Giovanni Lascaris alla Antologia greca, stampata a Firenze nel 1494. -Latebant- (dice Aldo nella sua Prefazione agli Oratori greci, presso Hody, p. 249) -in Athos Thraciae monte; eas Lascaris.... in Italiam reportavit. Miserat enim ipsum Laurentius ille Medices in Graeciam ad inquirendos simul et quantovis emendos pretio bonos libros-. È cosa meritevole di osservazione che questa indagine fu agevolata da Baiazetto II. [608] Negli ultimi anni del secolo decimoquinto, Grossino, Linacero e Latimero, che aveano studiato a Firenze sotto Demetrio Calcocondila, introdussero la lingua greca nell'Università di Oxford. -V.- la -Vita- di Erasmo, non priva di singolarità, che ha composta il dottore Knight; benchè zelante campione della sua Accademia, questo Biografo è costretto a confessare che Erasmo, maestro di lingua greca a Cambridge, l'aveva imparata ad Oxford. [609] I gelosi Italiani bramavano riserbarsi il monopolio della cattedra di lingua greca. Quando Aldo si trovò in procinto di pubblicare i suoi Comentarj intorno Sofocle ed Euripide, -Cave-, gli dissero, -cave hoc facias, ne Barbari istis adjuti, domi maneant; et pauciores in Italiam ventitent- (-V.- il dottore Knight, nella sua -Vita di Erasmo-, pag. 365, tolta da Beato Renano). [610] La Tipografia di Aldo Manuzio, Romano, fu posta a Venezia verso l'anno 1494. Egli stampò oltre a sessanta voluminose Opere di greca letteratura, la maggior parte delle quali erano tuttavia manoscritte e conteneano Trattati di diversi autori; di alcuni di questi egli compose due, tre e sino a quattro edizioni (Fabrizio, -Bibl. graec.-, t. XIII, p. 605 ec.). Questo merito di Aldo non ci dee far dimentichi nullameno che il primo libro greco, la -Gramatica di Costantino Lascaris-, fu stampata a Milano nel 1476, e che l'Omero, stampato a Firenze nel 1488, è adorno d'ogni fregio dell'arte della Tipografia. -V.- gli -Annali tipografici del Mattaire e la Bibliografia istruttiva - del Debure, Stampatore-libraio di Parigi, distintosi per le sue cognizioni. [611] Sceglierò tre singolari esempli di questo classico entusiasmo, 1. Nel tempo del Sinodo di Firenze, Gemisto Peto, standosi ad intertenimento famigliare con Giorgio da Trebisonda, gli pronosticò che ben presto tutte le nazioni, rinunciando all'Evangelio e al Corano, abbraccierebbero un culto simile a quello dei Gentili (Leo Allatius, -apud- Fabricium, t. X, p. 751). 2. Paolo II perseguitò l'Accademia romana fondata da Pomponio Leto, i cui primarj individui erano stati accusati di eresia, di empietà e di -paganesimo-. (Tiraboschi, t. VI, parte I, p. 81, 82). 3. Nel successivo secolo alcuni studenti e poeti celebrarono in Francia la festa di Bacco, e immolarono, dicesi, un capro per festeggiare il buon successo ottenuto dal Jodelle nella rappresentazione della sua tragedia, la Cleopatra (-Dictionnaire de Bayle-, art. -Jodelle-; Fontenelle, t. III, p. 56-61). Per vero dire la mal intesa divozione spesse volte ha creduto scoprire una seria empietà in quanto era solamente giuoco della immaginazione e del sapere. [612] Il Boccaccio non morì che nell'anno 1375, nè possiamo assegnare un'epoca anteriore del 1480 al -Morgante Maggiore- di Luigi Pulci, e all'-Orlando Innamorato- del Boiardo (Tiraboschi, t. VI, parte II, p. 174-177). FINE DEL VOLUME DUODECIMO INDICE DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE CHE SI CONTENGONO NEL DUODECIMO VOLUME CAPITOLO LX. -Scisma de' Greci e de' Latini. Stato di Costantinopoli. Ribellione de' Bulgari. Isacco l'Angelo scacciato dal trono per opera del suo fratello Alessio. Origine della quarta Crociata. I Francesi e i Veneziani collegati col figlio d'Isacco. Spedizione navale a Costantinopoli. I due assedj, e resa della città caduta in mano de' Latini.- A. D. Scisma de' Greci -pag.- 5 Loro avversione ai Latini6 Processione dello Spirito Santo7 Variazioni nella disciplina ecclesiastica 10 857-887 Dispute mosse da ambizione tra Fozio Patriarca di Costantinopoli e i Pontefici12 1054 Il Patriarca di Costantinopoli e i Greci scomunicati dai Papi 15 1100-1200 Nimistà fra i Greci e i Latini16 I Latini a Costantinopoli 18 1185-1195 Regno e indole d'Isacco l'Angelo 21 1187 Ribellione de' Bulgari 23 1195-1203 Usurpazione e indole di Alessio l'Angelo 25 1198 Quarta Crociata27 Crociata de' Baroni francesi 29 697-1200 Stato de' Veneziani 32 Lega de' Francesi co' Veneziani 36 1202 Unione della Crociata e partenza da Venezia 39 Assedio di Zara42 Lega de' Crociati col giovine Alessio 44 1203 I Crociati partono da Zara per Costantinopoli47 Arrivo50 Inutili tentativi dell'Imperatore per negoziare 51 Passaggio del Bosforo53 Costantinopoli presa e assediata la prima volta dai Latini57 Isacco l'Angelo e Alessio figlio del medesimo rimessi in trono61 Dispareri fra i Greci e i Latini 65 1204 Rincomincia la guerra69 Morzullo scaccia dal trono i due Angeli padre e figlio 70 Secondo assedio di Costantinopoli70 Saccheggio di Costantinopoli 76 Parteggiamento del bottino 78 Miseria dei Greci 80 Sacrilegj e scherni 82 Distruzione delle statue83 CAPITOLO LXI. -I Francesi e i Veneziani si dividono fra loro l'Impero. Cinque Imperatori latini delle Case di Fiandra e di Courtenai. Loro guerre contro i Bulgari e i Greci. Debolezza e povertà dell'Impero latino. Costantinopoli ripresa dai Greci. Conseguenza generale delle Crociate.- 1204 Baldovino I eletto Imperatore105 Parteggiamento dell'Impero greco110 1204 ec. Ribellione de' Greci 115 1204-1122 Teodoro Lascaris Imperatore di Nicea 116 1205 Guerra de' Bulgari 121 Sconfitta e cattività di Baldovino 124 1206-1216 Regno e indole di Enrico 127 1217 Pietro di Courtenai Imperatore d'Oriente 132 1217-1219 Prigionia e morte di Pietro di Courtenai 134 1221-1228 Roberto Imperatore di Costantinopoli 135 1228-1237 Baldovino II e Giovanni di Brienne Imperatori di Costantinopoli 137 1237-1261 Santa Corona di spine 144 Buoni successi de' Greci 148 1261 Costantinopoli ripresa dai Greci151 Conseguenze generali delle Crociate155 1020 Origine della famiglia di Courtenai162 1101-1152 I. I Conti di Edessa164 II. I Courtenai di Francia166 1150 Loro unione colla famiglia reale di Francia 167 III. I Courtenai d'Inghilterra 171 I Conti di Devon 172 CAPITOLO LXII. -Gl'Imperatori greci di Nicea e di Costantinopoli. Innalzamento e regno di Michele Paleologo. Finta riconciliazione del medesimo col Papa e colla Chiesa latina. Divisamenti ostili del Duca d'Angiò. Ribellioni della Sicilia. Guerra dei Catalani nell'Asia e nella Grecia. Sommossa di Atene, e stato presente di questa città.- Restaurazione dell'Impero greco 177 1204-1222 Teodoro Lascaris 178 1222-1225 Giovanni Duca Vatace178 1255-1259 Teodoro Lascaris II 181 Famiglia e carattere di Michele Paleologo185 Suo innalzamento al trono 189 1260 Michele Paleologo Imperatore 193 1261 Conquista di Costantinopoli 193 Ritorno dell'Imperator greco 195 Paleologo manda in bando il giovine Imperatore dopo avergli fatto cavar gli occhi 197 1262-1268 Scomunicato dal Patriarca Arsenio 198 1296-1319 Scisma degli Arseniani 200 1259-1282 Regno di Michele Paleologo202 1273-1332 Regno di Andronico il Vecchio202 1274-1277 Sua unione colla Chiesa latina 203 1272-1282 Perseguita i Greci 207 1283 Unione delle due Chiese disciolta 210 1266 Carlo d'Angiò s'impadronisce di Napoli e della Sicilia210 1270 Minaccia l'Impero greco213 1280 Paleologo sollecita i Siciliani a ribellarsi214 1303-1307 Servigio e guerra de' Catalani nell'Impero greco 220 1204-1456 Mutamenti politici accaduti in Atene 226 Presente stato di Atene229 CAPITOLO LXIII. -Guerre civili e rovine dell'Impero greco. Regni di Andronico il Vecchio, di Andronico il Giovane, e di Giovanni Paleologo. Reggenza, sommossa, regno e rinunzia di Giovanni Cantacuzeno. Fondazione di una Colonia genovese a Pera e a Galata. Guerre de' Coloni contro l'Impero e la città di Costantinopoli.- 1282-1320 Superstizione di Andronico e del suo secolo 233 1325 Coronazione di Andronico il Giovane241 1328 Andronico il Vecchio rassegna l'Impero243 1332 Morte di questo 245 1328-1341 Regno di Andronico il Giovane245 Due mogli avute dal medesimo 246 1341-1391 Regno di Giovanni Paleologo 249 Buona sorte di Giovanni Cantacuzeno249 Nominato alla Reggenza dell'Impero 251 1341 Contrastatagli251 Da Apocauco251 Dall'Imperatrice Anna di Savoia 252 Dal Patriarca 252 Assume la porpora254 1341-1347 Guerra civile 256 Vittoria di Cantacuzeno257 Reingresso in Costantinopoli 259 1347-1355 Regno di Cantacuzeno261 1353 Giovanni Paleologo move le armi contro Cantacuzeno264 1355 Cantacuzeno nel mese di gennaio rassegna il trono 265 1341-1351 Disputa intorno la luce del Monte Tabor 265 1291-1347 I Genovesi mettono domicilio a Pera o Galata269 Commercio e tracotanza de' Genovesi272 1348 Guerra de' Genovesi contra l'Imperatore Cantacuzeno 274 Sconfitta della flotta di Cantacuzeno 275 1352 Vittoria riportata dai Genovesi su i Greci e sui Veneziani276 CAPITOLO LXIV. -Conquiste di Gengis-kan e de' Mongulli dalla Cina sino alla Polonia. Pericolo in cui si trovano i Greci a Costantinopoli. Origine de' Turchi Ottomani in Bitinia. Regni e vittorie di Otmano, Orcano, Amurat I e Baiazetto I. Fondazione e progressi della Monarchia de' Turchi in Asia e in Europa. Situazione critica di Costantinopoli e del greco Impero.- 1206-1227 Zingis-kan, o Gengis-kan, primo Imperatore de' Mongulli e de' Tartari 282 Leggi di Gengis-kan 285 1214 Invade la Cina289 1218-1224 Carizme, la Transossiana e la Persia 291 1227 Morte di Gengis-kan 294 1227-1296 Conquiste de' Mongulli sotto i successori di Gengis294 1234 Dell'Impero settentrionale della Cina 295 1279 Della Cina meridionale 297 1258 Della Persia e dell'Impero de' Califfi298 1242-1272 Della Natolia 300 1235-1245 Del Kipsak, della Russia, della Polonia e dell'Ungheria 301 1242 Della Siberia 305 1227-1259 I successori di Gengis 306 1259-1368 Adottano i costumi della Cina308 1259-1300 Divisione dell'Impero de' Mongulli 310 1240-1304 Pericoli che minacciano Costantinopoli e l'Impero greco 310 1304 Invilimento in cui cadono gl'Imperatori, o Kan Mongulli della Persia313 1240 ec. Origine degli Ottomani314 1299-1326 Regno di Otmano 315 1326-1360 Regno di Orcano 317 1316-1339 Conquista della Bitinia318 1300 Anatolia divisa fra gli Emiri turchi 319 1312 ec. Province asiatiche perdute dai Greci 319 1310-1523 Cavalieri di Rodi321 1341-1347 Primo passaggio de' Turchi in Europa 321 1346 Nozze di Orcano con una Principessa greca324 1353 Ottomani in Europa 326 Morte di Orcano e di Solimano figlio di Orcano 328 1360-1389 Regno di Amurat I, e sue conquiste in Europa328 Giannizzeri330 1389-1403 Regno di Baiazetto o Ilderim 331 Conquiste del medesimo dall'Eufrate al Danubio 332 1396 Battaglia di Nicopoli 334 1396-1398 Crociata e prigionia de' Principi francesi 335 1355-1391 L'Imperator Giovanni Paleologo 340 Discordia de' Greci 340 1391-1425 L'Imperatore Manuele342 1395-1402 Angustia di Costantinopoli342 CAPITOLO LXV. -Innalzamento di Timur, o Tamerlano 1 [ ] , ' , 2 ( , - . 3 . - , . ) , 4 ' . 5 6 [ ] - . - , . , . , . 7 8 [ ] ( . , . - ) ( . ) , 9 , ' . 10 11 [ ] - . - , - ' - , . , . . 12 . 13 ; 14 , . 15 16 [ ] , - . - ( - . 17 . - , . , . , , . . , . ) , 18 . , ( - . - , . 19 , . - ) , , 20 . 21 22 [ ] ( - 23 - ) 24 ' . - , 25 , 26 , - . - - ( 27 . ) - . . . . - ( ) - 28 ; , , 29 , 30 - . - - 31 ( . ) . 32 33 [ ] 34 , 35 . 36 37 [ ] - - ( . . 38 - ) , ( - - - , . - ) . 39 ' , ' , 40 . 41 42 [ ] 43 ' ; ' 44 45 . , 46 47 ' . , 48 , . 49 , , ( - . . - , . , . ) , 50 . 51 ' , 52 ' , - . - . , . , , - . 53 54 [ ] . 55 56 ( . , . ) , ( - - 57 , . , . , ) . 58 , ' ? 59 60 [ ] , , 61 , - - 62 , , - , - ; 63 , 64 65 , - ' - . 66 67 [ ] 68 ' ' 69 ; 70 ' , , 71 , . , 72 ' . 73 74 [ ] . . . . 75 , , 76 - . . . . 77 ' , 78 ' - . ' - , 79 , 80 ; ' 81 , 82 ' . 83 84 [ ] 85 ( - - - - ) , 86 , ' , 87 ' ' 88 ( . ) . 89 90 [ ] ( - . - ) 91 ' ' , 92 , ' , 93 . 94 95 [ ] 96 97 ( . , . , . ) , - . - 98 . - - , 99 , 100 101 . 102 103 [ ] - . - ( - . - , . , . ) , 104 ' , - - 105 , - - ( . ) , 106 , . 107 108 [ ] , , 109 ; ' ( - . 110 . - , , . ) ' . 111 , , 112 . - , 113 - ( , . . . ) . 114 ' , 115 . 116 117 [ ] - . - , . , . . 118 , ' , 119 120 ( - . 121 - , , ) , 122 ( , - . . - , . , . - ) . 123 124 [ ] - . - , - . . - , . - . 125 126 [ ] ' ' , 127 - - , ( , . , . 128 ) , , 129 ' 130 . ' 131 ( - . - - - , ) . 132 133 [ ] ; 134 , , 135 ' . 136 , 137 ( , . , . , ) . 138 139 [ ] - ' 140 , , . 141 - ( . ) ; - ' 142 143 . - ( . . ) 144 145 [ ] - - ( . 146 ' ) , 147 ' 148 . 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' 253 ? 254 255 [ ] , , 256 . 257 ( . , . - ) , 258 ; , , 259 . 260 261 [ ] ( - , 262 , - ) . , , 263 ' , 264 . 265 ' ' ' . 266 , 267 : 268 . 269 270 [ ] 271 , - 272 - . 273 , 274 ' . - 275 , 276 , - . 277 278 [ ] , 279 ' 280 , ( . - ) , 281 282 ' . 283 284 [ ] , ; 285 286 ' 287 ( - . . . . . - ) . 288 . 289 290 [ ] 291 ( - . - , . , 292 . ) , 293 ' . 294 , - . - 295 ( . ) . 296 297 [ ] ' , ' ( . . - ) , 298 , , , , . - . - 299 ( - - , . , . - ) . 300 301 [ ] ' 302 , , . 303 ' 304 ' , , 305 ( , - - , . ) . 306 ' , - 307 - ' ( , - . . - . 308 , . , . ) . 309 310 [ ] ' , - . - ( . , 311 - ) . , 312 . 313 314 - - , 315 ' ; ' 316 . 317 318 [ ] , , 319 ' 320 . 321 , . 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