per quella parte della sua vita che piuttosto rimproveri meritò; ma il
prode e leale Joinville[639], che possedè l'amicizia del suo Monarca, e
gli fu nella cattività confratello, ne ha offerta con ingenua
imparzialità la pittura così delle virtù, come de' difetti di questo
Principe. Tale storia scritta da un cortigiano, che le segrete mire del
proprio Re ben conoscea, ne trae a sospettare che i disegni politici di
Luigi IX intendessero ad indebolire la potestà de' grandi vassalli,
disegni politici di cui frequentemente è stata apposta la taccia a tutti
i Sovrani, che le Crociate hanno promosse. Luigi IX fu uno tra i
Principi del medio evo che con miglior successo si adoperarono a
richiamare tutte le sue prerogative alla Corona: ma nel proprio regno, e
non nell'Oriente, a sè medesimo e alla sua discendenza siffatti vantaggi
cercò. Il voto che lo trasse in pellegrinaggio ebbe origine da una
infermità e dal suo entusiasmo. Autore di questa pietosa follìa[640] ne
fu pur anche la vittima; per correre ad invader l'Egitto, delle sue
truppe e dei suoi tesori la Francia stremò; coperse di mille e ottocento
vele il mar di Cipro; e i calcoli più moderati fanno ascendere a
cinquantamila uomini il suo esercito. Se noi vogliamo aver fede alla
testimonianza medesima di questo Re, testimonianza che la vanità
orientale si fece sollecita di divulgare, egli sbarcò novemila
cinquecento uomini a cavallo, e centotrentamila fantaccini, che sotto la
protezione di esso peregrinarono[641].
[A. D. 1249]
Luigi, armato di tutto punto e preceduto dall'oriflamma, fu primo a
lanciarsi sulla riva, e corso a Damieta, gli atterriti Musulmani, al
primo assalto dei Franchi abbandonarono quella città che avea sostenuto
un assedio di dodici mesi contra i predecessori di Luigi. Ma fu Damieta
la prima, e l'ultima conquista del regal pellegrino; e nella sesta
Crociata, cagioni eguali, e pressochè sul campo medesimo, rinnovellarono
le calamità che aveano mandato a vuoto la prima[642]. Dopo un indugio
funesto che introdusse nel campo i germi di un morbo epidemico, i
Franchi dalla costa marittima ver la Capitale dell'Egitto innoltratisi,
s'accinsero a superare lo straripamento del Nilo che opponevasi ai loro
progressi. Innanzi agli occhi dell'intrepido Monarca, que' baroni e
cavalieri diedero alte prove dell'invitto valore che li
contraddistingueva, e ad un tempo di quell'indomabile avversione, ad
ogni sorta di disciplina, per cui parimente erano noti. Il conte
d'Artois, per un tratto di mal avvisata prodezza, prese d'assalto la
città di Massura, e nell'istante medesimo i colombi addestrati
all'ufizio di messaggieri, portarono agli abitanti del Cairo l'annunzio
che tutto era perduto. Un soldato, fattosi indi usurpatore del trono
d'Egitto, i fuggiaschi affrettatamente raccolse e riordinò. Intanto il
conte d'Artois, essendosi troppo scostato dal corpo dell'esercito, le
sue truppe rimasero sconfitte, privo egli di vita. Mentre i Musulmani
non cessavano di rinversare pioggia di fuoco greco sui Franchi, le galee
egiziane difendevano il Nilo, gli Arabi tenean la pianura e impedivano
ogni arrivo di vettovaglie al nemico: ogni giorno i mali della fame e
delle contagioni si rendeano più gravi: finalmente quando inevitabile
parve la ritirata, non era più possibile l'eseguirla. Gli Scrittori
orientali affermano che S. Luigi avrebbe potuto fuggire, purchè non gli
fosse incresciuto di abbandonare i proprj sudditi. Fatto prigioniero,
egli e la maggior parte de' suoi Nobili, tutte le persone inabili a
servire, o a procurarsi riscatto, vennero senza pietà trucidate, nel
qual momento una fila di teste cristiane (A. D. 1250) il ricinto delle
mura del Gran Cairo adornò[643]. Lo stesso Re Luigi venne caricato di
catene: ma il generoso vincitore, pronipote del fratello di Saladino,
inviò all'augusto prigioniero una veste d'onore. Quattrocentomila
piastre d'oro e la restituzione di Damieta ottennero la libertà del Re
di Francia e de' soldati che gli rimanevano[644]. Gli effeminati
discendenti de' compagni d'armi di Saladino; ammolliti dal lusso e dal
clima, non sarebbero già stati di per sè stessi abili a resistere al
fiore della cavalleria dell'Europa; e dovettero la vittoria al valore
dei loro schiavi o Mammalucchi, robusti figli del Deserto, compri al
mercato della Sorìa, e sin dai primi anni allevati in mezzo ai campi e
nel palagio del Sultano. Ma non andò guari che l'Egitto offerse un nuovo
esempio dei pericoli da temersi da pretoriane coorti, e che la rabbia di
queste feroci belve, lanciate dianzi contra i Franchi, si volse allo
strazio del proprio loro benefattore. Inorgogliti della vittoria, i
Mammalucchi trucidarono Turan-Saw, ultimo rampollo della sua dinastia;
indi i più audaci di questi assassini, brandendo la scimitarra, tuttavia
grondante del sangue del lor Sultano, nella stanza penetrarono del
franco re prigioniero. La fermezza opposta da Luigi costrinse al
rispetto costoro[645], e l'avarizia al fanatismo e alla crudeltà impose
silenzio. I patti del Trattato vennero adempiuti, e il re di Francia
cogli avanzi del proprio esercito, ottenne la libertà di veleggiare ai
lidi di Palestina. Quattro anni nella città di Acri ei trascorse, ma
senza mai potersi aprire strada per arrivare a Gerusalemme, e sempre
ricusando di ritornare privo di gloria alla patria.
[A. D. 1270]
Dopo sedici anni di un regno saggio e pacifico, la ricordanza
dell'antica sconfitta, eccitò S. Luigi ad imprendere la settima ed
ultima Crociata. Tornate in istato fiorente erano le sue rendite; gli
Stati suoi aumentati, e risorta in questo intervallo una nuova
generazione di guerrieri. Rinnovellatasi parimente in lui la fiducia di
migliori successi, posesi in mare, condottiero di seimila uomini a
cavallo, e di trentamila fanti. La perdita di Antiochia che fatta aveano
i Cristiani, davasi per motivo di una tale spedizione; la bizzarra
speranza di amministrare il sacramento del Battesimo al re di Tunisi,
indusse il Monarca francese a veleggiare primieramente verso le coste
dell'Affrica. La fama sparsa degli immensi tesori che colà
racchiudevansi, confortò i Crociati sul ritardo che alla lor
peregrinazione opponeasi. Ma in vece di un proselito, il santo esercito
trovò in quelle rive un assedio da imprendere. I Francesi nella loro
espettazione delusi, in mezzo a quelle arse arene perivano; la morte
colpì S. Luigi entro la sua tenda e immediatamente l'erede del trono
diede il segno della ritirata[646]. In cotal guisa, così un ingegnoso
scrittore si esprime, un Re cristiano presso le rovine di Cartagine
incontrò la morte facendo guerra ai Musulmani in un paese, ove Didone
avea introdotte le divinità della Sorìa[647].
[A. D. 1250-1517]
Non è lecito l'immaginarsi una costituzione più assurda e tirannica di
quella che condanna in perpetuo una nazione a vivere schiava sotto il
governo arbitrario di schiavi stranieri. Tale, nondimeno, è stata da
oltre cinque secoli la condizione dell'Egitto; in guisa che i più
illustri Sultani della dinastia Baarite e Borgite[648], derivavano
eglino stessi da tartare o circasse tribù, e i ventiquattro Beì, o Capi
militari dell'Egitto, hanno sempre avuti per successori, non già i
proprj figli, ma i loro servi. Fondano costoro i proprj diritti sul
Trattato che Selim I conchiuse con questa repubblica militare, Trattato
che riguardano come la -Grande Carta- di lor libertà[649]: laonde
gl'Imperatori ottomani continuarono d'allora in poi a riscotere
unicamente dall'Egitto un lieve tributo, siccome pegno del vassallaggio
di questa contrada. La storia delle accennate due dinastie, eccetto
brevi intervalli d'ordine e di tranquillità, non presenta che una
continua serie di assassinj e misfatti[650]; ma il trono delle medesime,
comunque crollante per sì forti scotimenti, sulla salda base della
disciplina e del valor si reggea; laonde governavano e l'Egitto, e
l'Arabia, e la Nubia, e la Sorìa; e i Mammalucchi, composti in origine
di ottocento uomini di cavalleria moltiplicaronsi fino al numero di
venticinquemila: obbedivano in oltre a questi Capi dell'Egitto
centosettemila uomini di milizia provinciale, e all'uopo poteano sul
soccorso di sessantaseimila Arabi calcolare[651]. Cosa naturale ella
era, che Principi così coraggiosi e di sì considerabili forze invigoriti
non avrebbero lungo tempo tollerata tanta prossimità di una nazione
independente e nemica, e se l'espulsione assoluta de' Franchi, di
quaranta anni in circa, venne tardata, di questo mezzo secolo
d'esistenza ebbero l'obbligazione agl'impacci in cui trovossi la nuova
dominazione egiziana ancora mal salda, all'invasione de' Mongu, ai
soccorsi che da alcuni pellegrini guerrieri agli stessi Crociati venner
condotti. Nel novero di tali soccorritori, il leggitore inglese fermerà
il guardo sul nome di Eduardo I, che durante la vita del padre suo
Enrico, prese la Croce. Capitano di mille soldati, il futuro
conquistatore del paese di Galles e della Scozia, costrinse gl'Infedeli
a levare l'assedio di Acri, e innoltratosi fino a Nazaret con novemila
uomini, emulò la gloria del suo zio Cuor-Di-Leone; con ardite imprese ad
una tregua di dieci anni il nemico forzò; e ricco di questi allori,
rivide l'Europa a malgrado di un fanatico traditore che pericolosamente
il ferì[652]. Bondocdar, o Bibars, Sultano dell'Egitto e della Sorìa,
sorprese e quasi per intero distrusse la città di Antiochia[653],
trovatasi fino allora, per sua giacitura, meno esposta alle calamità
della Santa Guerra. Tal si fu il termine di questo principato; e la
prima città conquistata dai Cristiani, videsi spopolata dalla strage di
settemila, e dalla cattività di centomila de' suoi abitanti. Le città
marittime di Laodicea, Gabala, Tripoli, Berite, Sidone, Tiro, Giaffa, e
le Fortezze degli Ospitalieri e de' Templarj, si arrendettero
successivamente. Il solo possedimento che i Franchi serbassero, si
stette nella città e colonia di S. Giovanni d'Acri, da alcuni scrittori
indicata sotto il nome più classico di Tolomaide.
Dopo la perdita di Gerusalemme, Acri[654], lontana circa settanta miglia
dalla prima città, divenne la metropoli de' Latini orientali: di vasti e
saldi edifizj la ornarono, di doppio muro la cinsero, un porto
artifiziale ivi costrussero. E fuggiaschi, e nuovi pellegrini ne
aumentarono la popolazione, mentre il favor della tregua e il sito suo
vantaggioso, tutto il commercio dell'Oriente e dell'Occidente vi
conduceano. Trovavansi ne' mercati di Acri le produzioni di ogni clima;
gl'interpreti d'ogni lingua vi convenivano; ma un tal miscuglio di tutte
le nazioni, tutti i vizj ancora addusse colà, e propagò. Fra quanti
eranvi discepoli di Cristo e di Maometto, gli abitatori di Acri
d'entrambi i sessi, tutti gli altri in fama di corruttela e dissolutezza
passavano, nè le leggi erano a bastanza forti per frenar quivi gli abusi
della religione. Parecchi sovrani contava questa città, governo nessuno.
I Re di Gerusalemme e di Cipro appartenenti alla Casa di Lusignano, i
principi di Antiochia, i conti di Tripoli e di Sidone, i Gran Mastri
degli Ordini, ospitaliero, templario e teutonico, le repubbliche di
Venezia, di Genova, di Pisa, il Legato del Papa, i Re di Francia e
d'Inghilterra, tutti con autorità independente volean dominarvi.
Diciassette tribunali giudicavano con diritto di assolvere e sentenziare
a morte; laonde i colpevoli d'un rione si rifuggivano ad un altro, ove
non accadea mai che protezione non ottenessero. La gelosia delle diverse
nazioni, e violenze, e sanguinosi casi partoria di frequente. Alcuni
venturieri disonorando la Croce che difendeano, si trassero per
correggere il ritardo de' loro stipendj a saccheggiare diversi villaggi
maomettani. Diciannove mercatanti della Sorìa, che riposandosi nella
fede pubblica, faceano tranquillamente il loro traffico, vennero
spogliati ed appiccati per opera de' Cristiani; il Governo de' quali,
negando la giusta soddisfazione chiesta per tale misfatto dal Sultano
Kalil, le ostilità di questo principe giustificò. Ei mosse ver la città
con sessantamila uomini di cavalleria, e cenquarantamila d'infanteria.
Il suo traino di artiglieria, se mi è lecito valermi di questa
espressione, era formidabile e numeroso. Vi vollero cento carri per
trasportare i pezzi di legno, de' quali una sola macchina andava
composta. Lo storico Abulfeda, che militava nelle truppe di Hamà, fu
egli medesimo spettatore di questa santa guerra. Comunque grandi fossero
le sregolatezze de' Franchi, l'entusiasmo e la disperazione animaronli
di novello coraggio; ma dilacerati per le discordie de' diciassette lor
Capi, si trovarono da tre bande oppressi dal peso delle forze che
conduceva il Sultano. Dopo un assedio di trentatre giorni (A. D. 1291),
i Musulmani forzarono il doppio muro. Le macchine distrussero la
primaria fra le torri d'Acri; e datosi assalto generale dai Mammalucchi,
la città venne presa, e sessantamila Cristiani perirono, o divennero
schiavi. Il Convento, o a meglio dire la Fortezza dei Templarj, per tre
giorni ancor resistè; ma trapassato da una freccia il Gran Mastro perì,
e di cinquecento cavalieri che difendevano quelle mura, soli dieci
rimasero in vita; più sfortunati però di coloro che caddero vittime
della pugna, poichè il destino più tardi serbavali a patire su feral
talamo le conseguenze dell'ingiusto e crudel bando che tutto il loro
Ordine fulminava. Il re di Gerusalemme, il Patriarca, e il Gran Mastro
dell'Ordine degli Ospitalieri, operarono la loro ritirata verso la riva;
ma tempestosa era l'onda, nè il numero delle navi bastante ad
accoglierli. Molta mano di fuggitivi annegò prima di aggiugnere l'isola
di Cipro, ove Lusignano della perduta Palestina potea consolarsi.
Vennero per ordine del Sultano spianate le chiese e le fortificazioni
delle latine città; un motivo di timore o di avarizia persuase lasciar
libero alla pietà cristiana l'accesso del Santo Sepolcro, libertà di cui
alcuni devoti pellegrini d'indi in poi profittarono. Su quel lido, che
sì lungo tempo avea rintronato delle querele del Mondo, un lugubre e
solitario silenzio regnò[655].
NOTE:
[534] Anna Comnena racconta le conquiste fatte dal padre suo nell'Asia
Minore (-Alexiad.-, l. XI, p. 321-325, l. XIV, pag. 419); la guerra di
Cilicia contra Tancredi e Boemondo (p. 228-342); la guerra di Epiro con
insopportabile ampollosità (l. XII, XIII, pag. 345-406); la morte di
Boemondo (l. XIV, p. 419).
[535] Cionnullameno i Re di Gerusalemme ad alcune forme di dependenza si
sottomisero; e nelle date delle loro iscrizioni, una delle quali è
tuttavia leggibile nella chiesa di Betlem, al proprio nome, quello del
regnante Imperatore rispettosamente anteponevano (-Dissertat. sur
Joinville-, XXVII, pag. 319).
[536] Anna Comnena, a compimento della sua favola, aggiunge che venne
rinchiuso entro la bara in compagnia del cadavere d'un cuoco, e si degna
fare le maraviglie che questo Barbaro abbia potuto sopportare tale
imprigionamento e l'odore d'un morto. La ridicola novelletta dai Latini
non è conosciuta.
[537] Απο Θυλης, nella geografia bisantina dovrebbe significare
Inghilterra. Pure sappiamo, in modo da non dubitarne, che Enrico I non
permise a Boemondo il levar truppe dall'Inghilterra (Ducange, -Not. ad
Alexiad-, p. 41).
[538] La copia del Trattato (-Alexiad-, l. XIII, p. 406-416), è un
documento meritevole di curiosità, che per essere inteso bene avrebbe
d'uopo della carta del Principato di Alessandria: ma potrebbe anche
fornire i dati per disegnarla.
[539] -V.- nella dotta opera del de Guignes (t. II, part. II) quanto
sulla storia de' Selgiucidi d'Iconium, di Aleppo e di Damasco si è
potuto raccogliere dagli autori Greci, Latini, ed Arabi; ma questi
ultimi poco istruiti degli affari di Rum si dimostrano.
[540] Iconium viene citato da Senofonte, come posto fortificato; lo
stesso Strabone lo accenna col nome equivoco di Κωμοπολις, -Comopoli-
(Cellarius, t. II, p. 121): nondimeno S. Paolo trova questo sito abitato
da una -moltitudine- πληθος di Ebrei, o Gentili. Abulfeda lo descrive,
sotto la corrotta denominazione di Kunigià, come città grande, bagnata
da un fiume, ricca di sontuosi giardini, distante tre leghe dalle
montagne, e ornata, non so il perchè, dal mausoleo di Platone (Abulfeda,
-Tabul.- XVII, p. 304, vers. Reiske, e l'-Index geographicus- di
Schultens, tolto da Ibn Said).
[541] Come supplimento alla storia della prima Crociata, -V.- Anna
Comnena (-Alexiad-, l. XI, p. 331 ec.) e il libro ottavo di Alberto
d'Aix.
[542] Intorno la seconda Crociata di Corrado III e di Luigi VII, -v.-
Guglielmo di Tiro (l. XVI, c. 18-29), Ottone di Freysingen (l. I, cap.
34-45, 59, 60), Mattia Paris (-Hist. Mayor.-, p 68), Struve (-Corpus
Hist. Germanicae-, p. 372, 373), -Scriptores rerum Franc.-, del
Duchesne, t. IV; Niceta, -in Vit.- Manuel, l. I, c. 4, 5, 6, pag. 41-48;
Cinnamo (l. II, p. 41-49).
[543] Intorno alla terza Crociata di Federico Barbarossa -V.- Niceta in
Isacco l'Angelo (l. II, cap. 3-8, pag. 257-266), Struvio (-Corpus Hist.
Ger.- p. 414), e due istorici che probabilmente furono spettatori:
Taginone (-in Script. Freher.-, t. I, p, 406-416, ediz. Struvio) e
l'Anonimo -de Expeditione Asiatica, Fred. 1- (-in Canisii antiquit.
Lection.-, t. III, part. II, p. 498-526, ediz. Basnage).
[544] Anna Comnena che pone di quarantamila uomini a cavallo e di
centomila fanti il numero di questi migrati, li chiama Normanni, e
assegna loro per condottieri i due fratelli di Fiandra. I Greci erano in
singolarissima guisa ignoranti sui nomi delle famiglie e de'
possedimenti de' Principi latini.
[545] Guglielmo di Tiro e Mattia Paris contano in ciascun esercito
settantamila -loricati.-
[546] Il Cinnamo cita questo conto imperfetto (εννενηκοντα μυριαδες,
novecentomila), che Odone di Diogile presso il Ducange (-ad Cinnamum-)
riduce alla esattezza col profferire un numero di novecentomila
cinquecentocinquantasei individui. Perchè dunque la traduzione e il
comentario si stanno al calcolo non compiuto di novecentomila? Goffredo
di Viterbo esclama (-Pantheon-, p. 19 Muratori, t. VII, p. 462).
--- Numerum si poscere quaeras,-
-Millia millena milites agmen erat?-
[547] Questo stravagante calcolo è di Alberto di Stade (-V.- Struvio, p.
414). Il mio è tolto da Goffredo di Viterbo, da Arnoldo di Lubecca,
citato dallo stesso Goffredo, e da Bernardo il Tesoriere (c. 169, p.
804). Gli autori originali tacciono a tal proposito. I Maomettani
faceano ascendere il loro esercito a dugento, o dugentosessantamila
uomini (Bohadin, -in vit. Saladin-, p. 110).
[548] Mi è d'uopo notare che nella seconda e nella terza Crociata, i
Greci e gli Orientali chiamano i sudditi di Corrado e di Federico
-Alamanni.- I -Lechi- o -Tzechi- del Cinnamo sono i Polacchi e i Boemi;
questo autore conserva ai Francesi l'antica denominazione di Germani.
Cita ancora i Βριταονοο -Britanni- o Βριττο, -Britti-.
[549] Niceta, tuttavia fanciullo ne' giorni della seconda Crociata,
durante la terza, difese contro i Franchi la rilevante piazza di
Filippopoli. Cinnamo non respira che orgoglio e parzialità di nazione.
[550] Niceta biasima la condotta tenutasi dagli abitanti di Filadelfia,
intanto che l'anonimo Alemanno accusa i proprj compatriotti (-culpa
nostra-). Sarebbe da augurarsi che solamente contraddizioni di questo
genere la Storia offerisse. Gli è ancora da Niceta che sappiamo il pio
dolore, e gli umani sentimenti dimostrati da Federico.
[551] Χθαμαλη εδρα, -bassa sedia-, vocabolo che il Cinnamo traduce in
latino come se fosse un sinonimo di Σεδδιον, -sella-. Il Ducange si
adopera a tutt'uomo per coonestare questa circostanza umiliante pel suo
Sovrano e per la sua patria (-sur Joinville, Dissert. 27-; pag.
317-320). In appresso Luigi insistè per un parlamento, -in mari ex
aequo-, e non -ex equo-, come fu scioccamente in alcuni manoscritti
copiato.
[552] -Ego Romanorum imperator sum, ille Romaniorum- (Anonimo Canis.
pag. 512). Lo stile pubblico e storico dei Greci era Ρεξ -Rex o
princeps-; però il Cinnamo riguarda come sinonimi Ιμπερατορ,
-Imperatore- e -Re- Βασιλευς.
[553] -V.- nell'-Epistole- di Innocenzo III (13, p. 184), e nella
-Storia di Boadino- (pag. 129, 130) quali fossero su di un tal genere di
tolleranza le opinioni di un Papa e quelle di un Cadì.
[554] Come conti di Vexin, i re di Francia prestavano omaggio di
vassalli al monastero di S. Dionigi, e riceveano dall'Abate la bandiera
del Santo, che era di forma quadrata, e di colore rosso fiammeggiante
(-flamboyant-); e dal duodecimo fino al quindicesimo secolo l'oriflamma
sempre innanzi ai francesi eserciti sventolò (Ducange -sur- Joinville,
-Dissert.- 18, p. 244-253).
[555] I materiali delle storie francesi della seconda Crociata si
trovano nell'Opera -Gesta Ludovici VII-, pubblicata nel decimoquarto
volume dalla Raccolta del Duchesne. Questo volume medesimo contiene
molte lettere originali del Re, del ministro Suger ec., documenti i più
autentici fra quanti la Storia ne somministri.
[556] -Terram horroris et salsuginis, terram siccam, sterilem,
inamaenam- (Anonim. Canis., p. 517). Modo di esprimersi enfatico e
confacevole all'uom che soffriva.
[557] -Gens innumera, sylvestris, indomita, praedones sine ductore-; in
somma tal genia d'uomini che lo stesso Sultano di Cogni potea
sinceramente allegrarsi della lor distruzione (Anon. Canis., p. 517,
518).
[558] -V.- nello Scrittore anonimo della Raccolta di Canisio, in
Taginone e Boadino (-vit. Saladin.- p. 119 e 120) la condotta ambigua
tenutasi da Kilidge Arslan, sultano di Cogni, che detestava e temeva nel
modo medesimo Saladino e Barbarossa.
[559] Il vezzo di mettere in paralello due grandi uomini, ha tratti
molti scrittori a credere, o almeno a voler sostenere, che Federico
annegò nel Cidno, famoso per la morte di Alessandro che imprudentemente
vi prese un bagno (Q. Curt., l. III, c. 4, 5). Ma la strada tenuta
dall'imperatore Barbarossa, m'induce piuttosto a pensare che il Saleph
sia tutto un fiume col Calicadno, riviera men rinomata del Cidno, ma nel
suo corso più lunga.
[560] Marino Sanuto mette per principio (A. D. 1321) -quod stolus
Ecclesiae per terram nullatenus est ducenda-; e coll'attribuire a
straordinario soccorso celeste il buon esito della prima Crociata,
distrugge l'obbiezione, che questa alla massima da esso annunziata
opporrebbe (-Secreta fidelium crucis-, l. II, pars II, c. 11, p. 37).
[561] -Ma questo sepolcro era quello di Gesù Cristo, riguardato da'
Crociati, come una cosa preziosissima[*].- (N. di N. N.)
* Alla pia osservazione dell'Autore di queste note un'altra ne
aggiugneremo, filosofica semplicemente. I Crociati, e massimamente i
loro condottieri, non erano dalla sola pietà guidati a queste imprese,
ma dal desiderio di conquistare ricchezze e novelli regni, come lo
stesso sig. Gibbon ha osservato nel precedente capitolo. L'esperienza
poi delle sciagure de' predecessori non poteva essere di tanto peso,
massimamente ne' secoli della cavalleria, per uomini ardentissimi di
gloria militare, avvezzi a non calcolare, può dirsi, nulla la vita sol
che vedessero una lontana speranza di superare ostacoli da niuno ancor
superati. Forse minori pericoli non disprezzavano, e non disprezzano
tuttavia, dopo la scoperta del Nuovo Mondo, quegli arditi naviganti,
che, avidi di trovare nuove terre, nuovi animali, nuove meteore,
affrontano incogniti fondi, furor di selvaggi, e mostri, e fame, e mari
di diaccio. (-Nota dell'Editore-)
[562] I più autentici schiarimenti intorno a S. Bernardo si trovano ne'
suoi scritti medesimi pubblicati nella edizione corretta del padre
Mabillon, e ristampati a Venezia nell'anno 1750 in sei volumi
-in-folio.- Tutto quanto l'affezione personale ha potuto raccogliere,
tutto quanto la superstizione è stata capace di aggiungere, trovasi
nelle due vite di questo Santo, composte da' suoi discepoli, nel sesto
volume. Tutto ciò che l'erudizione e la sana critica possono ammettere,
leggesi nelle Prefazioni degli Editori benedettini.
[563] Chiaravalle, detta -la valle di Assinto-, è situata nelle foreste
vicino a Bar di Aube, nella Sciampagna. S. Bernardo arrossirebbe oggidì
al vedere il lusso della sua Chiesa; cercherebbe la biblioteca, nè
rimarrebbe molto edificato trovando un tino di capacità eguale ad
ottocento botti, quasi somigliante a quello di Eidelberga. (-Mélanges
d'une grande Bibliothèque-, t. XLVI, p. 15-20).
[564] -Secondo l'Autore il carattere di Santo non è interamente
combinabile colla ragione e coll'umanità. Ma il vocabolo- Santo, -altro
non vuol dire, che buono, nel suo senso generale, applicabile a
qualunque uomo, di qualunque nazione, e religione; e l'uomo buono pensa,
ed opera secondo la ragione, e l'umanità; dunque non è vero essere il
carattere di- Santo -in generale, e nel suo vero significato non
combinabile colla ragione, e coll'umanità. Riferendo poi l'Autore il
vocabolo Santo ai Cristiani, fra' quali era S. Bernardo, avverta il
lettore, che vie più, quando veramente lo meritino, il vocabolo- Santo
-è, loro bene applicato nel suo vero senso, inseparabile dall'uso della
ragione, e dai sentimenti di umanità: nè varrebbe l'opporre alcuni fatti
di zelo eccessivo e condannevole.- (N. di N. N.)
[565] I discepoli del Santo (-vit. prima-, l. III, c. 2, p. 1232; -vit.
secunda-, c. 16, n. 45, p. 1383) raccontano un esempio sorprendente
della pietosa apatia del loro maestro. -Juxta lacum etiam Lausannensem
totius diei itinere pergens, penitus non attendit, aut se videre non
vidit. Cum enim vespere facto, de eodem lacu socii collequerentur,
interrogabat eos ubi lacus ille esset; et mirati sunt universi.- Per
farsi idea del senso che una tal distrazione di S. Bernardo dovea
eccitare, vorrei che il leggitore avesse, come io in questo momento,
dinanzi alle finestre della sua Biblioteca, la deliziosa prospettiva di
un sì ammirabil paese.
[566] Ottone di Freysingen, l. I, c. 4; S. Bernardo, -epist.- 363, -ad
Francos orientales-, -Opp.-, t. I, pag. 328; -vit. prima-, l. III, c. 4,
t. VI, p. 1235.
[567] -Mandastis et obedivi.... multiplicati sunt super numerum;
vacuantur urbes et castella; et pene jam non inveniunt quem apprehendant
septem mulieres unum virum; adeo ubique viduae vivis remanent viris- (S.
Bern. -epist.- pag. 247).
[568] -Quis ego sum ut disponam acies; ut egrediar ante facies
armatorum, aut quid tam remotum a professione mea, si vires, si peritia,
ec.- (-Epist.- 256, t. I, pag. 259). Parla con disprezzo di Piero
l'Eremita, -vir quidam- (-ep.- 363).
[569] -Sic dicunt forsitan isti, unde scimus quod a Domino sermo
egressus sit? Quae signa tu facis ut credamus tibi? non est quod ad ista
ipse respondeam; parcendum verecundiae meae, responde tu pro me, et pro
te ipso, secundum quae vidisti et audisti, et secundum quod te
inspiraverit Deus.- (-Consolat.-, lib. II, cap. 1, -Opp.-, tom. II, p.
421-423).
[570] -V.- le testimonianze, -in vit. prima-, l. IV, c. 5, 6, -Opp.-, l.
VI, p. 1258-1261, l. VI, c. 1-17, p. 1286-1314.
[571] Filippo, arcidiacono di Liegi, che accompagnava S. Bernardo ha
composta una narrazione de' miracoli che attribuivansi a questo Santo, e
che, stando al detto del narratore, non erano meno di trentasei al
giorno (Fleury, -Hist. eccles.- l. LXIX, n. 16). (-Nota dell'Editore-)
[572] -I Miracoli di S. Bernardo, senza entrare nell'esame delle
particolarità del loro numero, della loro qualità, e delle loro
circostanze, furono creduti; ma oggidì pei progressi delle cognizioni si
distinguono gli effetti delle cause naturali, da quelli di una
soprannaturale; e la filosofia mostra come sieno da separarsi le
illusioni della calda immaginazione e della prevenzione, dalla realità,
o l'imposture dalle verità. Molti luoghi poi di S. Bernardo, e
specialmente quello- sic dicunt farsitanae -mostrano la sua abilità
nell'arte rettorica. La grandissima prevenzione del popolo a di lui
favore, doveva rendere sempre vittoriosa la di lui facondia, che tutti i
popoli spingeva alla crociata in Palestina, onde ne venivano disertate
le province. Oggidì la facondia di S. Bernardo non produrrebbe alcun
effetto.- (Nota di N. N.)
[573] Abul-Mahazen, presso il De Guignes, -Histoire des Huns-, t. II,
part. II, p. 99.
[574] -V.- l'articolo -Sangiar- nella Biblioteca orientale del
d'Herbelot, e il de-Guignes (t. II, part. 1, pag. 230-261). Per suo
splendente valore, fu soprannomato dagli Orientali il secondo
Alessandro, e tanto fu l'eccesso dell'affetto de' sudditi verso di lui,
che per un anno intiero dopo la sua morte, continuarono pel Sultano le
lor preghiere. Però Sangiar potrebbe essere caduto prigioniero così de'
Cristiani, come degli Uzj. Regnò cinquant'anni all'incirca (A. D.
1103-1152), e si mostrò proteggitor generoso ai poeti della Persia.
[575] L'Autore della Zaira avea del certo presente all'animo questo
stato politico dell'Oriente in que' giorni, quando facea dire ad
Orosmano:
«Mais la mollesse est douce, et sa suite est cruelle.
Je vois autour de moi cent rois vaincus par elle,
Je vois de Mahomet ces lâches successeurs,
Ces califes tremblans dans leur triste grandeur,
Couchés sur les debris de l'autel et du trone,
Sous un nom sans pouvoir languir dans Babylone;
Eux qui seraient encore, ainsi que leurs ayeux,
Maîtres du monde entier, s'ils l'avoient été d'eux.
Bouillon leur arracha Solyme et la Syrie;
Mais bientôt, pour punir une secte ennemie,
Dieu suscita le bras du puissant Saladin ec.»
(-Nota dell'Editore-).
[576] -V.- la Cronologia degli Atabek di Yrak e della Sorìa nel De
Guignes, t. I, p. 254, e nello stesso autore (t. II, part. 2, p.
147-221) i regni di Zenghi e di Noraddino, da esso descritti valendosi
del testo arabo di Benelatir, Ben-Sciunà e Abulfeda; la -Biblioteca
orientale-, agli articoli, -Atabek e Noradinno-; e le dinastie di
Abulfaragio (p. 250-267, -vers.- Pocock).
[577] Guglielmo di Tiro (l. XVI, capo 4, 5-7) racconta la presa di
Edessa, e la morte di Zenghi. Il nome di Zenghi corrotto e trasformato
in -Sanguino- somministra ai Latini materia di una goffa allusione e
all'indole del medesimo, che essi fanno -sanguinaria-, e al suo misero
fine: -Fuit sanguine sanguinolentus.-
[578] -Noradinus- (dice Guglielmo di Tiro, lib. XX, 33) -maximus nominis
et fidei christianae persecutor; princeps tamen justus, vafer, providus,
et secundum gentis suae traditiones religiosus.- Possiamo aggiungere a
questa autorità di un Cattolico, quella d'un primate de' Giacobiti
(Abulfaragio, p. 267). -Quo non alter erat inter reges vitae ratione
magis laudabili: aut quae pluribus justitiae experimentis abundaret.-
Fra gli elogi fatti ai Re, i più meritevoli di fede sono quelli che
questi ottengono dopo morte, e dal labbro stesso dei loro nemici.
[579] Fondato su i racconti dell'Ambasciatore, Guglielmo di Tiro (l.
XIX, cap. 17, 18) descrive il palazzo del Cairo. Vennero trovati nel
tesoro del Califfo una perla grossa quanto un uovo di colombo, un rubino
che diecisette dramme d'Egitto pesava, uno smeraldo lungo un palmo e
mezzo, e grande numero di cristalli e di porcellane della Cina
(Renaudot, p. 536).
[580] -Mamluc-, al plurale -Mamalic.- Pocock (-Proleg. ad- Abulfaragio,
pag. 7), e d'Herbelot, pag. 545, definiscono il -Mamluc, servum
emptitium, seu qui pretio numerato in domini possessionem cedit.-
Vediamo di frequente i Mammalucchi nelle guerre di Saladino (Bohadin,
pag. 236). I primi Mammalucchi introdotti dai discendenti di Saladino
nell'Egitto, furono i Mammalucchi -Bahartie.-
[581] Giacomo di Vitry pretende che il re di Gerusalemme non avesse
condotto con sè più di trecentosettantaquattro cavalieri. Tanto i
Franchi, quanto i Musulmani, attribuiscono la superiorità di numero al
nemico: i quali due calcoli si possono conciliare sottraendo in un
d'essi i timidi Egiziani, nell'altro sommandoli.
[582] Si parla qui di Alessandria degli Arabi, che, quanto ad estensione
e ricchezze, può riguardarsi termine medio fra l'Alessandria de' Greci e
de' Romani, e l'Alessandria de' Turchi (Savary, -Lettres sur l'Egypte-,
t. I, p. 25, 26).
[583] Intorno a questa grande rivoluzione dell'Egitto, -V.- Guglielmo di
Tiro (l. XIX, 5, 6, 7-12-31, XX, 5-12), Boadino (-in vit. Saladin.- pag.
30-39), Abulfeda (-in excerpt.-, Schultens, p. 1-12), d'Herbelot (-Bibl.
orient. Adhed-, -Fathema-, ma vi è poca esattezza), Renaudot (-Hist.
patr. Alex.-, pag. 522-525, 532-537), Vertot (-Hist. des chevaliers de
Malte-, t. I, p. 141-163, in 4) e de Guignes (t. II, part. II, p.
185-215).
[584] Quanto ai Curdi, -V.- de Guignes (t. I, p. 416, 417), l'-Indice
geografico- di Schultens, e Tavernier (-Voyages-, part. I, p. 308-309).
Gli Aiubiti discendeano dalla tribù dei Ravadici, una fra le più nobili;
ma essendo infetti della eresia delle Metempsicosi, i Sultani ortodossi
procuravano farli credere non derivati dai Curdi, se non se per parte
della madre che avesse sposato uno straniero stanziatosi fra queste
genti.
[585] -V.- il quarto libro dell'-Anabasis- di Senofonte. I diecimila
ebbero più a dolersi delle frecce de' Carduchiani che di tutto il
rimanente dell'esercito del gran Re.
[586] Dobbiamo al professore Schultens i materiali i più autentici e
preziosi intorno alla vita di Saladino; e sono: la vita di questo
principe, composta dal suo ministro ed amico, il Cadì Boadino; numerose
compilazioni della storia composta dal parente di Saladino, principe
Abulfeda di Hamà. Aggiugneremo a questi l'articolo -Salahaddin- della
-Biblioteca orientale-, e quanto è possibile il raccogliere dalle
-Dinastie- di Abulfaragio.
[587] Poichè il medesimo Abulfeda era un Aiubita, gli si dee merito,
d'avere, almeno col suo silenzio, professata la modestia del fondatore.
[588] -Hist. Hieros.-, nell'Opera -Gesta Dei per Francos-, (pag. 1152).
Trovasi un esempio di simil fatta nel Joinville (pag. 42, ediz. del
Louvre); ma il pietoso S. Luigi ricusò agl'Infedeli l'onore di
ammetterli a far parte di un Ordine cristiano (Ducange, -Observ.- p.
70).
[589] A tutti i titoli degli Arabi fa d'uopo sottintendere sempre
l'aggiunto -religionis.- Noraddino -lumen r.-; Ezodino, -decus r.-;
Amaduddino, -columen r.-; il nome proprio del nostro eroe era Giuseppe,
e venne soprannomato Salahaddin, -Salus r.-; Al Malicus, Al-Nasirus,
-rex defensor r.-; Abu-Modafir, -pater victoriae r.-; (Schultens,
-prefazion.-).
[590] Abulfeda, nipote -ex-fratre- di Saladino, osserva, citandone molti
esempj, che i fondatori delle dinastie assumono sopra sè medesimi il
delitto, o il biasimo, e ne lasciano il frutto ai loro innocenti
collaterali (-Excerpt.- p. 10).
[591] -V.- la vita e il carattere di Saladino nel Renaudot (p. 537-548).
[592] Boadino, testimonio oculare, e divoto di buona fede, esalta nel
suo primo capitolo le virtù civili e religiose di Saladino.
[593] L'ignoranza e de' nativi dell'Egitto, e de' viaggiatori, al
proposito di molte di queste fondazioni, e particolarmente del Castello
del Cairo e del pozzo di S. Giuseppe, ha confuse insieme le opere del
Sultano e del Patriarca.
[594] Anon. Caris. t. III, parte 2, p. 504.
[595] Boadino, p. 129-130.
[596] Intorno al regno latino di Gerusalemme -V.- Guglielmo di Tiro, (l.
IX-XXII), Giacomo di Vitry (-Hist. Hieros.-, l. I) e Sanuto (-Secreta
fidelium crucis-, lib. III, part. VI, VII, VIII, IX).
[597] -Templarii ut apes bombabant, et Hospitalarii ut venti stridebant,
et barones se exitio offerebant et Turcopoli- (le truppe leggiere de'
Cristiani) -semetipsi in ignem injiciebant- (-Ispahani de expugnatione
Kudsitica-, p. 18, presso Schultens). Questo saggio di araba eloquenza è
diverso alquanto dallo stile di Senofonte.
[598] I Latini affermano che Raimondo avea tradito i Cristiani; gli
Arabi lo danno a credere; ma se di questi, egli avesse abbracciata la
religione, sarebbe stato posto dai Maomettani nel novero de' loro Santi
ed eroi.
[599] Rinaldo, Reginaldo, o Arnoldo di Castiglione, è celebre fra i
Latini così per la sua vita, come la sua morte, le cui circostanze
vengono chiaramente raccontate da Boadino e da Abulfeda. Joinville nella
storia di san Luigi (p. 70) racconta un'usanza di Saladino, cioè di non
commettere mai a morte un prigioniero, al quale avesse offerto pane e
sale. Alcuni fra i compagni di Arnoldo caddero trucidati, e può dirsi
sagrificati nella valle della Mecca, -ubi sacrificia mactantur-
(Abulfeda pag. 32).
[600] Vertot che ne ha offerto un racconto ben fatto della caduta del
regno e della città di Gerusalemme (-Histoire des chevaliers de Malte-,
t. I, l. II, p. 226-278) a tal proposito ha aggiunte due lettere
originali di un Templario.
[601] Renaudot, -Hist. patr. Alex.- p. 345.
[602] -Il teologo risponde, che i peccati dei Crociati, già descritti
dall'Autore, tolsero loro l'aiuto di Gesù Cristo, e cagionarono la loro
intera rovina, estesa sopra alcuni milioni d'uomini, malgrado i meriti
dell'impresa.- (Nota di N. N.).
[603] -Il culto delle Immagini bene considerato non è idolatria.- (Nota
di N. N.)
[604] In quanto riguarda la conquista di Gerusalemme, Boadino (p. 67-76)
e Abulfeda (p. 40-43) sono le nostre autorità maomettane. Fra gli
storici Cristiani, Bernardo il Tesoriere (c. 151-157) è il più
abbondante di particolarità, ed il più autentico. -V.- anche Mattia
Paris (p. 120-124).
[605] Intorno agli assedj di Acri e di Tiro ampie nozioni possono
ottenersi da Bernardo il Tesoriere (-De acquisit. Terrae Sanctae-, c.
167-179), dall'Autore della -Hist. Hieros.- (p. 1150-1172), dal Bongars
e d'Abulfeda (pag. 43-60), e da Boadino (p. 75-179).
[606] Mi sono tenuto al racconto più saggio e più verisimile di un tal
fatto. Il Vertot ammette senza esitare una novella romanzesca, giusta la
quale il vecchio Marchese trovasi di fatto esposto ai dardi degli
assediati.
[607] -Northmanni et Gothi, et coeteri populi insularum, quae inter
Occidentem et Septentrionem positae sunt, gentes bellicosae, corporis
proceri, mortis intrepidae, bipennibus armatae navibus rotundis quae
Ysnachiae dicuntur advectae.-
[608] Lo Storico di Gerusalemme (p. 1108) aggiugne le nazioni
dell'Oriente dal Tigri all'Indo, e le tribù de' Mauri e dei Getuli; di
modo che l'Asia e l'Affrica combatteano contra l'Europa.
[609] Boadino (pag. 180) e gli storici Cristiani non negano, nè
disapprovano questa carnificina. -Alacriter jussa complentes- (i soldati
inglesi), dice Goffredo di Vinisauf (lib. IV, c. 4, p. 346), e calcola
di duemilasettecento il numero delle vittime. Roberto Hoveden pretende
sieno state cinquemila (p. 697, 698). Fosse umanità, o avarizia, Filippo
Augusto si piegò a restituire ai suoi prigionieri la libertà, mediante
un riscatto (Giacomo di Vitry, l. I, c. 98, p. 1122).
[610] Boadino, p. 14. Egli cita la sentenza di Baliano e del principe di
Sidon, aggiugnendo: -ex illo mundo quasi hominum paucissimi redierunt.-
Fra i nomi de' Cristiani periti sotto le mura di Acri, trovo quelli
degl'Inglesi, Ferrers, conte di Derby (Dugdale, -Baronnage-, part. I, p.
260), Mowbray (-idem.-, p. 124); Mandevil, Fiennes, S. John, Scrope,
Pigot, Talbot ec.
[611] -Magnus hic apud eos, interque reges eorum tum virtute, tum
majestate eminens.... summus rerum arbiter- (Bohadin, p. 159). Non
sembra che questo Storico abbia conosciuti i nomi di Filippo o di
Riccardo.
[612] -Rex Angliae praestrenuus....... rege Gallorum minor apud eos
censebatur, ratione regni atque dignitatis; sed tum divitiis florentior,
tum bellica virtute multo erat celebrior- (Bohadin, p. 161). È lecito ad
uno straniero l'ammirare queste ricchezze; ma i nostri Storici avrebbero
potuto raccontare a Boadino quali angherie, quali funeste depredazioni
erano state usate per ammassarle.
[613] Joinville (p. 17). «-Guides-tu que ce soit le roi Richard?-»
[614] Egli era nondimeno colpevole di un tal delitto agli occhi de'
Musulmani, i quali attestano che gli assassini confessarono essere stati
inviati dal Re d'Inghilterra (Bohadin p. 225); mentre la difesa del re è
tutta fondata sopra una supposizione evidentemente assurda (-Hist. de
l'Acad. des inscript.-, t. XVI, p. 155-163), sopra una pretesa lettera
del Capo degli assassini, lo Sceik, o Vecchio della Montagna, che
giustificava Riccardo, assumendo sopra di sè il biasimo, o il merito di
un tale assassino.
[615] -V.- gli estremi a cui Saladino era ridotto, e la pia fermezza
dell'animo suo nella descrizione fattane da Boadino (p. 7-9, 235-236),
che aringò egli stesso i difensori di Gerusalemme; l'atterrimento loro
non era pei nemici un mistero (Giacomo di Vitry, l. I, c. 100, p. 1123,
Vinisauf, l. V, c. 50, p. 399).
[616] Pure a meno che il Sultano o un principe Aiubita non fosse rimasto
entro Gerusalemme, -nec Curdi Turcis, nec Turci Curdis essent
obtemperaturi- (Boadino p. 237). Qui lo Storico solleva una falda del
velo politico.
[617] Boadino (pag. 237) e lo stesso Goffredo di Vinisauf (l. VI, c.
1-8, pag. 403-409) attribuiscono allo stesso Riccardo la ritirata, e
Giacomo di Vitry nota che per l'impazienza di partire -in alterum virum
mutatus est- (pag. 1123). Nondimeno Joinville, cavalier francese, ne dà
colpa alla gelosia d'Ugo, Duca di Borgogna (p. 116), senza supporre,
come Mattia Paris, che questi si fosse lasciato corrompere dall'oro di
Saladino.
[618] Boadino (p. 184-249) e Abulfeda (p. 51, 52) raccontano le
spedizioni di Giaffa e di Gerusalemme. L'autore dell'Itinerario, ossia
il monaco di S. Albano, non può, in ordine alle prodezze di Riccardo,
aggiungere alcuna cosa al racconto che di queste ha fatto il Cadì
(Vinisauf, l. VI, c. 14-24, p. 412-421); -Hist. major.-, p. 137-143. In
tutta questa guerra è singolare un accordo che regna fra i Cristiani ed
i Maomettani, quello cioè di esaltarsi per valore scambievolmente.
[619] -V.- il progresso delle negoziazioni e delle ostilità in Boadino
(p. 207, 260), che ebbe parte egli stesso nella conclusione del
Trattato. Riccardo manifestò l'animo suo di ritornare con nuovi eserciti
a compire la conquista di Terra Santa, alla quale minaccia Saladino con
un cortese complimento rispose (Vinisauf, l. VI, c. 28, p. 423).
[620] Fra i racconti che abbiamo di cotesta guerra, il meglio spiegato
trovasi nell'Opera originale di Goffredo di Vinisauf, -Itinerarium regis
Anglorum Richardi et aliorum in terram Hierosolimarum-, diviso in sei
volumi. Lo stesso racconto trovasi per esteso nel secondo volume di Gale
(-Scriptores Hist. Anglicanae-, p. 247-429). Anche Ruggero Hoveden e
Mattia Paris somministrano utili materiali a tale storia: il primo di
essi ne dà a conoscere con molta esattezza lo stato di navigazione e la
disciplina della flotta inglese in que' tempi.
[621] -Così Saladino denominava il culto de' Cristiani; nè un Maomettano
era obbligato a distinguere dall'Idolatria la venerazione che i
Cattolici romani prestano alle Immagini de' Santi. Non mi fermo su
questo argomento per averne già parlato a lungo nelle note precedenti.-
(Nota di N. N.)
[622] Anche il Vertot (t. I, p. 251) ammette in questa ridicola favola
della indifferenza religiosa di Saladino; di quel Saladino che fino
all'ultimo respiro rigidamente professò l'Islamismo.
[623] -V.- la genealogia degli Aiubiti in Abulfaragio (-Dynast.-, p. 277
ec.), le -Tavole- del de Guignes, la -Art de vérifier les dates-, e la
-Bibl. orient.-
[624] Il Thomassin (-Discipline de l'Eglise-, t. III, p. 311-374) ha
esaminato partitamente l'origine, gli abusi e le restrizioni di queste
decime. Venne sostenuta per qualche tempo una opinione che facea le
decime di legittimo diritto del Papa, come la decima del decimo de'
Leviti dovuta al gran Sacerdote, o Pontefice (Selden, sulle Decime: -V.-
le sue Opere, vol. III, parte II, p. 1083).
[625] -Il principale scopo de' Papi, come risulta dalle loro lettere, fu
il togliere a' Maomettani Gerusalemme, ed il sepolcro di Gesù Cristo.-
(Nota di N. N.)
[626] V. -Gesta Innocentii III-, nel Muratori, -Script. rerum ital.-, t.
III, part. I, p. 486-568.
[627] -Le massime affatto erronee dell'Autore protestante in ordine a
questa materia, sono già state confutate nelle precedenti note.- (Nota
di N. N.)
[628] -V.- la quinta Crociata e l'assedio di Damieta in Giacomo di Vitry
(l. III, p. 1125-1149), in Bongars, testimonio oculare (-Gesta Dei-), in
Bernardo il Tesoriere, contemporaneo (-Script.- Muratori, t. VII, p.
825-846, c. 190-207), in Sanuto, laborioso compilatore (-Secreta fidel.
crucis-, l. II, parte XI, cap. 4-9); e fra gli Arabi in Abulfaragio
(-Dinast.-, p. 294) e nella fine dell'Opera del Joinville, pag 533-537,
540-547, ec.
[629] A coloro che presero la Croce contro Manfredi, il Papa (A. D.
1255) concedè -plenissimam peccatorum remissionem. Fideles mirabantur
quod tantum eis promitteret pro sanguine Christianorum effundendo,
quantum pro cruore infidelium aliquando.- (Mattia Paris, pag. 785). Era
già un ragionar molto nel secolo decimoterzo.
[630] Questa semplice idea è conforme al retto sentire del Mosheim
(-Inst. Hist. eccl.-, p. 332), e alla illuminata filosofia dell'Hume
(-Storia d'Inghilterra-, v. I, p. 330).
[631] Per rinvenire i materiali di cui la storia della Crociata di
Federico II è composta, vogliono essere consultati Riccardo di S.
Germano nel Muratori (-Script. rer. ital.- t. VII, p. 1002-1013) e
Mattia Paris (p. 286-291, 300-302, 304). I più ragionevoli fra i moderni
sono Fleury (-Hist. eccles.-, t. XVI), Vertot (-Chev. de Malte-, t. I,
l. III), Giannone (-Ist. Civ. di Napoli-, t. II, l. XVI) e Muratori
(-Annali d'Italia-, t. X).
[632] -Non della Chiesa, ma della Corte di Roma.- (Nota di N. N.).
[633] Il buon Muratori sa ben che pensare, ma non che dire a tale
proposito; -Chino qui il capo ec.- (p. 322).
[634] Il clero confuse ad arte la moschea ossia la chiesa del Tempio col
Santo Sepolcro, errore volontario, che ha tratti in inganno il Vertot e
il Muratori.
[635] L'Invasione de' Carizmj, o Corasmini viene narrata da Mattia Paris
p. 546, 547, dal Joinville, da Nangis e dagli storici Arabi.
[636] Leggete, se ne avete il coraggio, la vita e i miracoli di S.
Luigi, scritti dal confessore della regina Margherita (Joinville, p.
291-523, ediz. del Louvre).
[637] Egli credea tutto quello che la Santa Madre Chiesa insegnava
(Joinville p. 10); ma dava per avvertimento a Joinville di non entrare
in dispute di religione cogl'Infedeli: «-L'homme lay- (diceva egli nel
suo vecchio linguaggio), -quand il ot médire de la loi chrestienne, ne
doit pas deffendre la loi chrestienne, ne mais que de l'espée, de quoi
il doit donner parmi le ventre dedens, tant camme elle y peut entrer-»
(p. 12).
[638] -Non è da dirsi superstizione la premura ch'ebbe S. Luigi IX di
togliere a' Maomettani Gerusalemme.- (Nota di N. N.)
[639] Possedo due edizioni di Joinville, l'una di Parigi dell'anno 1668,
utilissima per le unitevi osservazioni del Ducange, l'altra di Parigi,
del Louvre, 1761, preziosa per la purezza e autenticità del testo, il
cui manoscritto è stato recentemente scoperto. L'ultimo editore afferma
che la storia di S. Luigi fu terminata nell'anno 1309; senza però
offerire su di ciò schiarimenti, nè tampoco mostra sorpresa sull'età
dell'autore che, in tale supposizione, dovrebbe avere oltrepassati i 90
anni (-Pref.-, p. XI, -Obs.- Ducange, p. 17).
[640] -Bastava dire, che oggidì per prudenza, per amore dell'umanità,
per riguardo alla Sovranità del Gran Signore non s'intraprenderebbe la
guerra di Palestina; l'entusiasmo non è sì caldo oggidì, e si ragiona
alcun poco.- (Nota di N. N.)
[641] Joinville, p. 32; -Extraits arabes-, p. 549.
[642] Gli ultimi editori di Joinville hanno arricchito il loro testo di
molte cose meritevoli di erudita curiosità, e tolte dagli Arabi Macrizi;
Abulfeda ec. -V.- anche Abulfaragio (-Dyn.- p. 322-325) che per
barbarismo chiama il Re de' Francesi -Redefrans-; Mattia Paris (p. 683,
684) ne ha dipinte le folli gare de' Francesi e degl'Inglesi che a
Massura combattettero e vi trovarono la morte.
[643] Il Savary nelle sue dilettevoli lettere intorno all'Egitto ne ha
presentata una descrizione di Damieta (t. I, lettera XXIII p. 274-290),
e un racconto della Spedizione di Luigi (XXV, p. 306-350).
[644] Fu chiesto e conceduto pel riscatto di S. Luigi, un milione di
bisantini; ma il Sultano lo ridusse a soli ottocentomila, la qual somma
Joinville calcola equivalente a quattrocentomila lire francesi de' suoi
tempi, e Mattia Paris a centomila marchi d'argento (Ducange, -Dissert.-
20 sopra Joinville).
[645] Joinville assicura, con tutta la serietà, il desiderio manifestato
dagli Emiri per eleggersi S. Luigi in loro Sultano, la quale idea non
trovo tanto assurda quanto al Signor di Voltaire, lo è sembrata
(-Histoire générale-, t. II, p. 386, 387); i Mammalucchi erano eglino
stessi stranieri, ribelli, eguali fra loro, conoscevano il valore del re
di Francia, speravano forse di convertirlo, e in una tumultuosa
assemblea, un tale partito, che non fu poi accettato, poteva anche
essere stato proposto da qualcuno di quegli Emiri, segretamente propensi
al Cristianesimo.
[646] -V.- la Storia di questa spedizione negli annali di S. Luigi,
scritti da Guglielmo di Nangis (p. 270-287), e nell'Opera -Extraits
arabes- (p. 545-555, ediz. di Joinville, del Louvre).
[647] Voltaire, -Hist. génér.- t. II, p. 391.
[648] La Cronologia delle due dinastie de' Mammalucchi, i Baariti Turchi
o Tartari di Kipsak, e i Borgiti Circassi, trovasi nel Pocock (-Proleg.
ad- Abulfarage, p. 6-31), e nel De Guignes (t. I, p. 264, 270). Anche la
loro Storia si legge nel De Guignes, che, fino col principio del secolo
XV, ha seguìti Abulfeda, Macrisi, ec. t. IX, p. 110-328.
[649] Savary, -Lettres sur l'Egypte-, t. II. lett. XV. p, 189-208.
Dubito grandemente sull'autenticità di una tale copia; però è vero che
il sultano Selim conchiuse un Trattato coi Circassi o Mammalucchi
d'Egitto, lasciando ai medesimi e armi, e ricchezze, e potere, -V.
Nouvel Abrégé de l'Histoire ottomane-, composto in Egitto e tradotto dal
Signor Digeon (t. I, p. 55-58, Parigi 1781); monumento di storia
nazionale autentico e di vaghezza non privo.
[650] -Si totum quo regnum occuparunt tempus respicias, praesertim quod
fini propius, reperies illud bellis, pugnis, injuriis ac rapinis
refertum- (Al-Jannabi, -ap.- Pocock, p. 31). Il Regno di Moammed (A. D.
1311-1341) offre una felice eccezione alle cose di sopra affermate (De
Guignes, tom. IV, p. 208-210).
[651] Or sono ridotti ad ottomila cinquecento; ma il mantenimento di
ciascun Mammalucco porta una spesa di circa cento luigi, e l'Egitto geme
per l'avarizia e la tracotanza di cotesti stranieri (-Voyages de
Volney-, t. I, p. 89-187).
[652] -V.- la storia dell'Inghilterra di Carte (v. II, p. 165-175), e
gli originali dai quali è desunta, Tommaso Wikes, e Walter Hemingfort,
(l. III, c. 34-35), -Collezione di Gale- (t. II, p. 97, 589-592).
Nessuno di questi autori ha inteso far menzione del pio coraggio
dimostrato dalla principessa Eleonora, nel succhiare la piaga avvelenata
del marito e salvargli la vita, a rischio della propria.
[653] Sanuto (-Secret. fidel. crucis-, l. III, part. 12, c. 9), e de
Guignes (-Hist. des Huns-, t. IV, p. 143; desunta dagli autori Arabi).
[654] Tutte le Cronache di que' tempi ne fanno conoscere lo splendore
della città di Acri (l. VII, c. 144). La più copiosa e precisa è quella
del Villani (l. VII, c. 144). -V.- anche Muratori (-Script. rer.
italiae-, t. XIII, p. 337, 338).
[655] -V.- l'espulsione definitiva de' Franchi in Sanuto (l. III, part.
XII, c. 11-22), Abulfeda, Macrizis, De Guignes (t. IV, p. 162-164) e
Vertot (t. I, l. III, p. 407-428).
FINE DELL'UNDECIMO VOLUME.
INDICE DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE CHE SI CONTENGONO NELL'UNDECIMO
VOLUME
CAPITOLO LIV. -Origine, e dottrina dei Paoliziani.
Persecuzioni che soffersero dagl'Imperatori greci.
Loro ribellione in Armenia ec. Migrazione nella
Tracia. Dottrina de' medesimi propagata in Occidente.
Germi, caratteri e conseguenza della Riforma.-
A. D.
Indolente superstizione della Chiesa
greca -pag.- 5
660 Origine de' Paoliziani, o discepoli
di San Paolo 8
Bibbia de' Paoliziani10
Semplicità della dottrina e del culto
de' medesimi 12
Ammetteano i due principj de' Magi e dei Manichei 15
Pongono dimora nell'Armenia, nel Ponto ec.17
Perseguitati dagl'Imperatori greci 19
845-880 Ribellione de' Paoliziani 22
Affortificano Tefrica23
Saccheggiano l'Asia Minore 24
Venuti a scadimento 26
Trapiantati dall'Armenia nella Tracia 26
Mettono soggiorno in Italia e in Francia 30
1200 ec. Persecuzione degli Albigesi38
Indole e conseguenze della Riforma 40
CAPITOLO LV. -I Bulgari. Origine, migrazioni,
e fermate degli Ungaresi. Lor correrie nell'Oriente
e nell'Occidente. Monarchia de' Russi.
Particolarità sulla Geografia e il commercio di
questa nazione. Guerra de' Russi contro l'Impero
greco. Conversione de' Barbari.-
680-1017 ec. Migrazione de' Bulgari 53
900 Croatti, o Schiavoni della Dalmazia 55
640-1017 Primo regno de' Bulgari 57
884 Migrazione de' Turchi e degli Ungaresi 61
Origine finnica di questi popoli 65
900 Cognizioni militari e costumanza degli Ungaresi
e de' Bulgari67
889 Correria degli Ungaresi; paesi ove si fermano70
934 Vittorie di Enrico l'Uccellatore 75
955 Di Ottone il Grande 76
839 Origine della monarchia Russa 80
I Varangi di Costantinopoli83
950 Geografia e commercio della Russia 85
Spedizioni navali de' Russi contra
Costantinopoli 89
865 I. 91
904 II.92
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1
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