[424] Beniamino di Tudela descrive lo stato de' suoi confratelli ebrei,
dimoranti sulle rive del Reno, partendosi da Colonia; questi erano
ricchi, generosi, istrutti, benefici, e l'arrivo del Messia con
impazienza aspettavano (-Viaggi- t. I, p. 243-245, di Baratier). Ebbero
d'uopo di un periodo di settanta anni (egli scrivea verso l'anno 1170)
per rilevarsi dopo le perdite e le stragi sofferte.
[425] Lo spogliamento e le strage degli Ebrei che per ogni Crociata
rinnovellavansi, vengono dipinti come cose indifferenti dagli storici di
quella età. Vero è che S. Bernardo (-epist.- 363, t. I, p. 329) avverte
i Francesi orientali che -non sunt Judaei persequendi, non sunt
trucidandi.- Ma un frate, rivale di S. Bernardo, predicava un'affatto
opposta dottrina.
[426] -V.- la -Descrizione contemporanea dell'Ungheria- in Ottone di
Freysingen (l. II, c. 31) e nel Muratori (-Script. rerum ital.-, t. VI,
p. 665, 666.).
[427] Gli antichi Ungaresi, senza eccettuarne Turotzio, sono male
istrutti della prima Crociata, che, secondo essi, si ridusse a passar
tutta per un sol luogo. Il Katona, costretto, come noi, a citare gli
scrittori francesi confronta però con cognizione de' luoghi l'antica e
la moderna geografia. -Ante portam Cyperon- est Sopron o Poson,
-Mallevilla-, Zemlim, -Fluvius Maroe-, Sava; -Lintax-, Leith;
-Mesebroche vel Merseburg-, Onar, o Moson; -Tollemburg-, Praga (-De
regibus Hungar.-, t. III, p. 19-93).
[428] Anna Comnena (-Alexias-, l. X, p. 287) descrive questo οσων
κολωνος, -monte d'ossa-, υψηλον και βαθος και πλατος και πλατος
αξιολογωτατον, -alto e scosceso e largo, degnissimo di memoria-; i
Franchi medesimi, all'assedio di Nicea, se ne prevalsero per fabbricare
un muro.
[429] Trovansi alla successiva p. 301 in un picciolo specchio i rimandi
particolari agli Storici che scrissero i grandi avvenimenti della prima
Crociata.
[430] L'autore dello -Esprit des Croisades- ha poste in dubbio, e
avrebbe anche potuto negare a suo grado, la crociata e la tragica morte
del Principe Svenone, e de' suoi mille cinquecento, o quindicimila
Danesi trucidati in Cappadocia dal sultan Solimano; ne ha conservata a
bastanza la memoria il Tasso nell'ottavo suo canto.
[431] Gli avanzi del regno di -Lotharingia-, o Lorena, vennero divisi in
due Ducati, della Mosella, e della Mosa; il primo ha conservato il suo
nome; l'altro ha acquistato quello di Ducato del Brabante. (Valois,
-Notit. Gall.-, p. 283-288).
[432] -V.- nella -Descrizione della Francia-, dell'abate di Longuerue
gli articoli intorno a Bologna (part. I, p. 47, 48, -Bouillon-; p. 134).
Nell'atto di sua partenza Goffredo diede in pegno alla Chiesa il Ducato
di Buglione, ottenendone tredicimila marchi.
[433] -V.- in Guglielmo di Tiro (l. IX, c. 5-8), il carattere di
Buglione; il suo antico divisamento, in Giberto (p. 485); l'infermità, e
il voto ch'ei fece, in Bernardo il Tesoriere (c. 78).
[434] Anna Comnena suppone che Ugo ostentasse nascita, potenza e
ricchezze (l. X, p. 288); i due ultimi articoli potevano forse a qualche
contestazione esser soggetti, ma una ευγενεια, -nobiltà- celebre, più di
settecent'anni addietro nella reggia di Costantinopoli, attestava come
antica fosse in Francia la dignità de' Capeti.
[435] -V.- Guglielmo Gometicense (l. VII, c. 7, p. 672,673, -in Camdem
Normannicis-). Roberto impegnò il Ducato di Normandia per un centesimo
di quanto ne è rendita annuale a' dì nostri. Diecimila marchi possono
valutarsi un mezzo milione di lire, e la Normandia oggigiorno paga
ogn'anno al Re cinquantasette milioni (Necker, -Administ. des finances-,
t. I, p. 287).
[436] La lettera che Stefano scrisse a sua moglie trovasi, inserita
nello -Spicilegium- di Dom Luc d'Acheri (t. IV), e citata nello -Esprit
des Croisades- (t. I, p. 65).
[437] -Unius enim, duum, trium seu quatuor oppidorum dominos quis
numeret? Quorum tanta fuit copia, ut non vix totidem Trojana obsidio
coegisse putetur.- Così esprimesi Giberto colla sua sempre dilettevole
vivacità. (p. 486).
[438] È cosa straordinaria che Raimondo di San Gille, personaggio
secondario nella Storia delle Crociate, sia dagli scrittori greci ed
arabi collocato a capo degli eroi di questa spedizione (Anna Comnena,
-Alex.- l. X, XI, e Longuerue, p. 129).
[439] -Omnes de Burgundia et Alvernia, et Vescovania et Gothi- (di
Linguadoca) -provinciales appellabantur, coeteri vero Francigenae et hoc
in exercitu; inter hostes autem Franci dicebantur.- (Raimondo d'Agiles,
p. 144.)
[440] La città natalizia, ossia il primo appannaggio di questo Raimondo,
era dedicata a sant'Egidio, il nome del qual Santo, ai giorni della
prima Crociata, i Francesi convertirono nell'altro di -Saint-Gilles- o
-Saint-Giles- (san Gille). Situata nella Bassa Linguadoca, fra Nimes e
il Rodano, questa città, vanta una Collegiata di cui lo stesso Raimondo
è stato il fondatore (-Mélanges tirés d'une grande Bibliothèque-, t.
XXXVII, p. 51).
[441] Erano genitori di Tancredi il marchese Odone il Buono, ed Emma,
sorella del gran Roberto Guiscardo. Fa maraviglia che la patria di un
tanto illustre personaggio sia sconosciuta. Il Muratori, con molta
probabilità, lo presume italiano, e forse della stirpe de' marchesi di
Monferrato nel Piemonte (-Script.-, t. V, p. 281, 282).
[442] Per compiacere la puerile vanità della Casa d'Este[*] il Tasso ha
inserito nel suo poema, e nella prima Crociata un eroe favoloso, il
valente e innamorato Rinaldo. Forse ei prese ad imprestito questo nome
da un Rinaldo decorato dell'-Aquila bianca estense-, che vinse
l'Imperatore Federico I (-Storia imperiale di Ricobaldo-, nel Muratori,
-Script. Ital.-, t. X, p. 360; Ariosto, -Orlando furioso-); ma
primieramente la distanza di sessant'anni fra la gioventù de' due
Rinaldi, distrugge la loro identità; in secondo luogo, la Storia
imperiale è una invenzione del Conte Boiardo, architettata sul finire
del secolo XV (Muratori, p. 281-289). Per ultimo questo secondo Rinaldo
e le sue imprese, non sono men favolose di quelle dell'altro Rinaldo
cantato dal Tasso (Muratori, -Antichità estensi-, t. I, p. 350).
* -Più antica di Virgilio, il quale assegna per antenati ad Augusto i
pronipoti di Venere, figlia di Giove, è la compiacenza dei potenti nel
veder immortalate le loro prosapie dal canto de' sommi poeti; e meglio
che- puerile -potremmo chiamarla, una vanità ingenita nella natura
umana. Nel caso particolare poi, chi conosce la vita e le sfortune del
Tasso, potrà facilmente persuadersi che la finzione da esso inventata ad
onore di una famiglia, la quale non manca d'uomini illustri, anche senza
ricorrere a finzioni, gli fu suggerita da desiderio di rendersi accetto
ai suoi padroni, anzichè da una brama da essi spiegata di voler essere
onorati in tal guisa.- (Nota dell'Editore)
[443] Due etimologie vengono assegnate alla parola -gentilis-,
-gentiluomo-. L'una deriva dai Barbari del quinto secolo prima
arrolatisi come soldati, divenuti indi conquistatori dell'Impero Romano,
i quali dalla loro straniera origine traevano vanità. L'altra
dall'opinione de' giureconsulti che hanno per sinonimi i vocaboli
-gentilis- -ingenuus.- Alla prima etimologia inclina il Selden; la
seconda più spontanea, è anche la più probabile.
[444] -Framea scutoque juvenem ornant.- Tacito, -Germania-, c. 13.
[445] Gli esercizj degli atleti, soprattutto il cesto e il pancrazio,
vennero biasimati da Licurgo, da Filoppemene e da Galeno, vale a dire da
un legislatore, da un Generale e da un medico. Contro la censura di
questi il lettore può leggere la difesa che ne ha fatto Luciano
nell'elogio di Solone (-V.- West, sui Giuochi olimpici nel suo Pindaro,
v. II, p. 86-96, 245-248).
[446] Nelle opere del Selden (t. III, part. I. -I Titoli di onore-:
part. II, c. 1-3, 5-8) trovansi molto estese descrizioni intorno la
cavalleria, il servigio dei cavalieri, la nobiltà, il grido di guerra,
gli stendardi e i tornei. -V.- anche il Ducange (-Gloss. lat.- t. IV, p.
398-412 ec., -Diss.- intorno al Joinville, l. VI, al XII, pag. 127-142,
165-222), e -Mémoires de M. de Sainte-Palaye sur la Chevalerie.-
[447] L'opera -Familiae dalmaticae- del Ducange è arida ed imperfetta;
gli storici nazionali troppo moderni e favolosi: troppo lontani e
trascurati gli storici greci. Nell'anno 1004, Colomano diede per confini
al paese marittimo Salona e Trau (Katona, -Hist. crit.- t. III, p.
195-207).
[448] Scodra, presso Tito Livio, sembra essere stata la capitale o la
Fortezza di Genzio, re degl'Illirici, -arx munitissima-, indi non
colonia romana (Cellarius, t. I, p. 393-394), che ha preso poi il nome
di Iscodar, o Scutari (D'Auville, -Géogr. ancien.-, t. I, p. 164). Il
Sangiacco, oggidì Pascià di Scutari, o Sceindeire, era l'ottavo sotto il
Beglierbeg di Romania, e somministrava seicento soldati sopra una
rendita di settantottomila settecento ottantasette risdaleri. (Marsigli,
-Stato militare dell'Impero Ottomano- p. 128.)
[449] -In Pelagonia castrum haereticum... spoliatum cum suis
habitatoribus igne combussere.- Nec id eis injuria contigit: -quia
illorum detestabilis sermo et cancer serpebat, jamque circumjacentes
regiones suo pravo dogmate faedaverat- (Roberto Mon., p. 36, 37). Dopo
avere freddamente raccontato il fatto, l'arcivescovo Baldricco aggiugne
come un elogio: -Omnes, siquidem illi viatores, Judaeos, haereticos,
Saracenos aequaliter habent exosos; quos omnes appellant inimicos Dei-
(p. 92).
[450] Αναλαβομενος απο Ρωμης την χρυσην του’ Αγιου Πετρου σημαιαν,
-levando da Roma tutto l'oro monetato di S. Pietro- (-Alexiad.-, l. X,
p. 288).
[451] Ο Βασιλευς των Βασιλεων, και αρχηγος του Φραγγικου στρατεματος
απαντος, -Re dei Re, e generalissimo di tutto l'esercito Franco-: pompa
orientale, che è ridicola in un conte di Normandia; ma il Ducange,
compreso da patrio zelo (-Not. ad Alexiad.-, p. 352, 353; -Dissert.
sopra- Joinville p. 315) ripete con compiacenza i passi di Mattia Paris
(A. D. 1254), e di Froiss (vol. IV, pag. 201) che attribuiscono al re di
Francia i titoli di -rex regum-, o di -chef de tous les rois chrétiens.-
[452] Anna Comnena, nata nel dì 1 dicembre, A. D. 1083, ind. VIII
(-Alexiad.-, l. VI, p. 166. 167) avea tredici anni all'epoca della prima
Crociata. Già atta alle nozze, o forse sposatasi al giovine Niceforo,
ella lo chiama con tenerezza τον εμαν Καισαρα, -il mio Cesare- (l. X,
pag. 295, 296). Alcuni moderni hanno attribuita a dispetto amoroso
l'avversione in cui ebbe Boemondo. Quanto alle cose accadute a
Costantinopoli e a Nicza (-Alex.-, l. X, XI, p. 283-517) la parzialità
de' suoi racconti può contrabbilanciare quella degli storici latini; ma
si ferma poco sugli avvenimenti che dalle stesse cose seguirono, ed è
inoltre a tal proposito male istrutta.
[453] Nel modo di dipingere il carattere e la politica di Alessio, il
Maimbourg ha favoriti i Franchi cattolici, il Voltaire si è mostrato di
soverchio parziale ai Greci scismatici. I pregiudizj di un filosofo sono
meno scusabili che quelli di un Gesuita.
[454] Fra il mar Nero ed il Bosforo sta il fiume Barbyses, profondissimo
nella state, e che scorre per uno spazio di quindici miglia in mezzo ad
una prateria uniforme e scoperta. La sua comunicazione con
Costantinopoli e coll'Europa, è assicurata dal ponte di pietra di
-Blachernae- che fu rifabbricato da Giustiniano e da Basilio (Gillio -De
Bosphoro Thracio-, lib. II, c. 3, Ducange -C. P. Christiana-, lib. IV,
cap. 2, pag. 179).
[455] Due sorta v'erano di adozioni; quella dell'armi, e l'altra, la
cerimonia della quale si stava nel far passare il figlio adottivo tra la
pelle e la camicia del padre. Il Ducange, -Dissert.- XXII p. 270,
suppone che Goffredo sia stato adottato nel secondo di tali modi.
[456] Dopo il suo ritorno dalle Crociate, Roberto si fece affatto ligio
al re d'Inghilterra. -V.- il primo atto dei -Foedera- del Rymer.
[457] -Sensit vetus regnandi, falsos in amore, odia non fingere-; Tacito
VI, 44.
[458] La vanità degli storici delle Crociate accenna leggiermente e con
imbarazzo questa circostanza umiliante; nondimeno è cosa molto naturale,
che se questi eroi s'inginocchiarono per salutar l'Imperatore, che
rimaneva immobile sul proprio trono, gli baciarono i piedi o le
ginocchia. Solamente fa maraviglia che Anna non abbia ampiamente
supplito al silenzio e all'oscurità dei Latini; l'umiliazione dei loro
principi avrebbe aggiunto un capitolo, rilevante per questa donna, al
-Coeremoniale aulae Byzantinae.-
[459] Questo Crociato si diede il nome di φραγγος καθαρος ευγενων,
-Franco puro fra i Nobili- (-Alexiad.-, l. X, p. 301). Bel titolo di
nobiltà, ascendente all'undicesimo secolo per chi potesse ai dì nostri
provarsi derivato da questo Roberto! Anna racconta, con segnalata
compiacenza, che questo arrogante Barbaro Λακινος τετυφωμενος, -Latino
pien di fumo-, fu in appresso ucciso e sconfitto, combattendo alla prima
linea dell'esercito nella battaglia di Dorilea, l. XI, p. 317;
circostanza che può giustificare quanto il Ducange ha supposto intorno
all'audace Barone; cioè essere questi Roberto di Parigi, del distretto
chiamato il ducato o l'Isola di Francia.
[460] Con eguale accorgimento il Ducange scopre che la chiesa di cui
favellava il Barone, è S. Drauso o Drosino di Soissons. -Quem duello
dimicaturi solent invocare: pugiles qui ad memoriam ejus- (alla tomba),
-pernoctant invictos reddit, ut de Italia et Burgundia tali necessitate
confugiatur ad eum.- Joan. Sariberiensis -epist.- 139.
[461] Varie sono le opinioni sul numero d'uomini che questo esercito
componeano; ma non avvi autorità paragonabile a quella di Tolomeo che lo
determina di cinquemila uomini a cavallo, e trentamila fanti (-V.- gli
-Annales- di Usher, p. 152).
[462] -V.- Foulcher di Chartres p. 587. Egli annovera diciannove nazioni
di nome e lingue diverse (p. 389). Io però non comprendo con molta
chiarezza qual differenza ei ponga tra -Franci- e -Galli-, fra -Itali- e
-Apuli.- Altrove (p. 385) parla col massimo disprezzo dei disertori.
[463] -V.- Giberto, pag. 556. Però la modesta opposizione di questo
istorico lascia tuttavia luogo ad ammettere un numero d'uomini
considerabilissimo. Urbano II, nel fervor del suo zelo, conta sino a
trecentomila i pellegrini (-Epist.- 16, -Concil.- t. XII, p. 731).
[464] -V. Alexias-, l. X, p. 283-505. La ridicola schifiltà di questa
principessa, la trae a lamentarsi della bizzarria di certi nomi alla
pronunzia difficilissimi; e di fatto son pochi i nomi latini che ella
non siasi studiata di sformare con quella orgogliosa ignoranza sì comune
e tanto prediletta ai popoli ingentiliti. Ne citerò un solo esempio;
ella trasforma il nome di S. Gille in -Sangeles.-
[465] Guglielmo di Malmsbury che scrisse verso l'anno 1130, ha inserito
nella sua Storia (l. IV, p. 130-154) il racconto della prima Crociata;
ma avrei bramato che invece di prestare orecchio a voci di lieve conto,
raccolte attraversando l'Oceano (p. 143), si fosse limitato a narrare
quanto riferivasi al numero, alle famiglie, e alle avventure de' suoi
compatriotti. Trovo in Dugdale che un Normanno inglese, Stefano conte di
Albermarle e di Holdernesse, comandava alla battaglia d'Antiochia
l'antiguardo in compagnia del Duca Roberto (-Baronage-, part. I, p. 61).
[466] -Videres Scotorum apud se ferocium, alias imbellium cuneos-
(Guibert, p. 471). Il -crus intectum-, e la -hispida chlamys-, possono
riferirsi ai montanari scozzesi: ma il -finibus uliginosis- è
applicabile con più naturalezza alle paludi della Irlanda. Il Malmsbury
parlando degli abitanti di Galles e degli Scozzesi (l. IV, p. 133), dice
che i primi abbandonarono -venationem saltuum-, i secondi
-familiaritatem pulicum.-
[467] -Qui l'Autore a torto allude di nuovo al culto renduto da'
Cattolici alle immagini.- (Nota di N. N.)
[468] Questa fame da cannibali, talvolta reale, e più sovente menzognera
e artifiziosa, viene affermata da Anna Comnena (Alex., l. X, p. 288), da
Giberto (p. 546), da Radolfo Cadom. (capo 97). L'autore dell'opera
-Gesta Francorum-, il monaco Roberto, Baldricco e Raimondo di Agyle,
riferiscono questo stratagemma all'assedio e alla carestia di Antiochia.
[469] I Latini lo additano col nome di Solimano, nome che pur gli davano
i Musulmani il carattere e l'indole di questo Sultano è stata di molto
sublimata dal Tasso. I Turchi il nomavano Kilidge-Arslan (A. E. 485-500,
A. D. 1092-1107. V. le Tavole del De Guignes, t. I, p. 245). Gli
Orientali si valeano di questo nome; parimente l'adoperavano, benchè
corrotto alcun poco, i Greci, ma non trovasi che un nome solo nelle
storie de' Maomettani, i cui scrittori si dimostrano molto aridi e
laconici in tutto quanto si aspetta alla prima Crociata (De Guignes t.
III, part. II, p. 10-30).
[470] Su tutto ciò che riguarda fortificazioni, macchine e assedj del
Medio Evo, si consulti il Muratori (-Antiq. Ital.-, t. II, -Dissert.-
26, p. 452-524). Il -belfredus-, d'onde è venuta la più moderna voce
-beffroi-, era la torre sulle ruote degli Antichi (-Ducange- t. I, p.
608).
[471] Non posso starmi dall'osservare la somiglianza tra le fazioni
operate dai Crociati nell'assedio di Nicea dal suo lago protetta, e
quelle di Fernando Cortez dinanzi alla capitale del Messico. (-V.-
Robertson, Storia dell'America t. I, p. 608.)
[472] -Miscredenti-, voce inventata dai Crociati francesi, e adoperata
oggidì solamente nel significato ch'essa offre. Sembra però che i nostri
antichi, nell'ardore della lor divozione, riguardassero come sinonimi i
vocaboli -miscredente-, e uomo -spregevole-; questa pregiudicata
opinione cova tuttavia nelle anime di alcuni che si pretendono essere
veri cristiani.
[473] Il Baronio ha tratta in campo una lettera molto apocrifa, e
scritta -al mio fratello Ruggero- (A. D. 1098 n. 15). Giusta la medesima
l'esercito nemico era composto di Medi, di Persiani e di Caldei: sia! il
primo assalto fu a danno dei nostri; è vero anche questo: ma per qual
motivo Goffredo di Buglione e Ugo si danno il titolo di fratelli?
osservo inoltre che vien dato a Tancredi il nome di -filius.- Figlio di
chi? Non certamente di Ruggero o di Boemondo.
[474] -Verum tamen dicunt se esse de Francorum generatione; et quia
nullus homo naturaliter debet esse miles nisi Turci et Franci- (-Gesta
Francorum-, p. 7). Tal comune origine ed eguaglianza di valore nelle due
genti viene parimente riconosciuta e attestata dall'Arcivescovo
Baldricco, (p. 99).
[475] -Balista-, -balestra-, -arbalete-, -V.- Muratori, -Antiquit.-, t.
II, p. 517-524: Ducange, -Gloss. lat.-, t. I, p. 531, 532. Ai giorni di
Anna Comnena, una tal arme, descritta dalla medesima sotto il nome di
-tzangra-, era sconosciuta nell'Oriente. (l. X, pag. 291). Per un
sentimento d'umanità che mal coll'altre cose accordavasi, il Papa si
adoperò ad impedire nelle guerre de' Cristiani l'uso delle balestre.
[476] Il leggitore curioso può far confronto tra la erudizione classica
del Cellario, e la scienza geografica del d'Anville. Guglielmo di Tiro è
il solo storico delle Crociate che conosca alcun poco l'antichità. Il
Sig. Otter ha presso che passo a passo seguìti i Franchi da
Costantinopoli fino ad Antiochia (-Voyage en Turquie et en Perse-, t. I,
p. 35-88.)
[477] Quanto avvi di meglio intorno a questa particolare conquista di
Edessa, è il racconto fattone da Foulcher di Chartres, il valoroso
Cappellano del Conte Baldovino, racconto che trovasi nelle compilazioni
di Bongars, Duchesne e Martenne (-Esprit des Croisades-, t. I, p. 13,
14). E in ciò che spetta alle risse accadute fra questo Principe e
Tancredi, la parzialità del ridetto Foulcher può contrapporsi a quella
dimostrata da Randolfo Cadomense, soldato e storico del prode Marchese
di Puglia.
[478] -V.- de Guignes, -Hist. des Huns-, t. I, p. 456.
[479] Quanto ad Antiochia, -V.- la Descrizione del Levante composta dal
Pocock, vol. 2, part. 1, p. 188-193; -Voyage d'Otter en Turquie-, ec. t.
I, p. 81, ec.; il Geografo turco nelle -Note- fatte al predetto viaggio;
-l'Indice geografico- di Schultens (-ad calcem- Bohadin., -vit.
Saladini-), ed Abulfeda (-Tabula Syriae-, p. 115, 116, vers. Reiske).
[480] -Ensem elevat, eumque a sinistra parte scapularum, tanta virtute
intorsit ut quod pectus medium disjunxit, spinam et vitalia interrupit,
et sic lubricus ensis super crus dextrum integer exivit, sicque caput
integrum cum dextera parte corporis immersit gurgite, partemque quae
equo praesidebat remisit civitati- (Robert. Mon. p. 50). -Cujus ense
trajectus Turcus duo factus est Turci; ut inferior alter in urbem
equitaret, alter arcitenens in flumine nataret- (Radulph. Cadom., c. 53,
p. 54). Questo autore ciò null'ostante si sforza a giustificare il
fatto, deducendolo dalle -stupendis viribus-, o più che naturali di
Goffredo. Guglielmo di Tiro cerca salvare la verisimiglianza colla
seguente espressione -obstupuit populus facti novitate-: però un tal
fatto ai cavalieri di quel secolo non dovea sembrare incredibile.
[481] -V.- le geste di Roberto, di Raimondo, e del modesto Tancredi che
imponea silenzio al proprio scudiere (Radulp., -Cadom.-, c. 53).
[482] Dopo avere raccontato a qual cattivo partito ridotti fossero i
Franchi, e l'umile proposta che fecero al nemico, Abulfaragio aggiugne
la superba risposta di Codbuka o Kerboga: -Non evasuri estis nisi per
gladium- (Dynast., p. 242).
[483] La maggior parte degli Storici latini (l'Autore delle -Gesta-, p.
17; il monaco Roberto, p. 56; Baldric, p. 111; Foulcher di Chartres, p.
392; Giberto, p. 512; Guglielmo di Tiro, l. VI, c. 3, pag. 714; Bernardo
il Tesoriere, c. 39, p. 695) nel descrivere l'esercito di Kerboga si
limitano alle espressioni vaghe di -infinita multitudo-, -immensum
agmen-, -innumerae copiae- o -gentes-, che combinano coll'altre μετα
ανοριθμητων χιλιαδων, -innumerabili migliaia di migliaia-, di Anna
Comnena (-Alexias-, l. XI, p. 318-320). Alberto d'Aix fa sommare il
numero de' Turchi a dugentomila uomini di cavalleria (l. IV, c. 10, p.
242), e Radolfo a quattrocentomila (c. 72, p. 309).
[484] -V.- la fine tragica e scandalosa di un arcidiacono di stirpe
reale, ucciso dai Turchi, mentre stavasi in un verziere giocando ai dadi
con una concubina della Sorìa.
[485] Il prezzo di un bue da cinque -solidi- (quindici scellini) salì a
due marchi (quattro lire sterline), indi anche di più; un capretto, o un
agnello da uno scellino a quindici o diciotto lire tornesi all'incirca.
Nella seconda carestia, una pagnotta, o una testa d'animale, vendeansi
una piastra d'oro. Molti altri esempj si potrebbero citare; ma sono i
prezzi ordinarj non gli straordinarj che meritano l'attenzione del
filosofo.
[486] -Alii multi, quorum omnia non tenemus, quia deleta de libro vitae,
praesenti operi non sunt inserenda- (Guglielmo di Tiro, l. VI, c. 5, p.
715). Giberto, pag. 518-523, cerca di scusare Ugo il Grande ed anche
Stefano di Chartres.
[487] -V.- il seguito della Crociata, la ritirata di Alessio, la
vittoria di Antiochia, e la conquista di Gerusalemme nell'Alessiade, l.
II, pag. 317-327. La Principessa greca era tanto propensa alla
esagerazione, che neppure narrando le geste dei Latini, ha potuto farne
di meno.
[488] -Non è da maravigliarsi, che in quei tempi, ed in quelle
circostanze sia ciò avvenuto: ciò nulla ha relazione colla sostanza
della religione cristiana.- (Nota di N. N.)
[489] Nel raccontare le cose che alla Santa Lancia si riferiscono, il
maomettano Abulmahasen (-V.- de Guignes, t. II, parte 2, p. 95) è più
esatto de' due storici Cristiani, Anna Comnena e Abulfaragio. La
Principessa greca confonde la Lancia con un Chiodo della Croce, (l. XI,
p. 366); e un primate giacobita col pastoral di S. Pietro (p. 242).
[490] I due antagonisti che si mostrano meglio istrutti, e più
fortemente convinti, l'un del -miracolo- l'altro della -frode-, sono
Raimondo d'Agiles e Randolfo di Caen, il primo appartenente al seguito
del Conte di Tolosa, il secondo al Principe normanno. Foulcher di
Chartres osa dire: -Audite fraudem et non fraudem!- indi -invenit
lanceam-, -fallaciter occultatam forsitan:- il rimanente della turba
sostenea con fermezza e forza la veracità del miracolo.
[491] -V.- De Guignes (t. II, part. 2, p. 223 ec.) e gli articoli di
-Barkiarok, Mohammed, Sangiar-, nel d'Herbelot.
[492] L'Emiro, o sultano Afdal ricuperò Gerusalemme e Tiro nell'anno
dell'Egira 489 (-V.- Renaudot, -Hist. patriarch. Alexand.-, p. 478, de
Guignes, t. I, p. 249, indi Abulfeda e Ben-Schounah). -Jerusalem ante
adventum vestrum recuperavimus, Turcos ejecimus-, diceano gli
ambasciatori dei Fatimiti.
[493] -V.- le transazioni tra il califfo d'Egitto e i Crociati in
Guglielmo di Tiro (l. IV, c. 24; l. VI, c. 19) e in Alberto d'Aix (l.
III, c. 39), i quali scrittori, a quanto apparisce, meglio de'
contemporanei, valutavano l'importanza delle medesime.
[494] La maggior parte del cammino trascorso dai Franchi trovasi con
esattezza descritta nel -Viaggio di Maundrell da Aleppo a Gerusalemme-
(p. 11-67), -uno, senza dubbio, dei migliori documenti che abbiasi su
tale soggetto- (D'Anville, -Mémoire sur Jerusaleme-, p. 27).
[495] -V.- l'ammirabile descrizione di Tacito (-Hist.- V, 11, 12, 13),
il quale pretende che i legislatori degli Ebrei si fossero prefissi di
mettere il loro popolo in istato di ostilità perpetua col rimanente del
genere umano.
[496] Il senno e l'erudizione dell'autore francese dell'opera -Esprit
des Croisades-, contrabbilanciano fortemente l'ingegnoso scetticismo del
Voltaire. Il predetto scrittore osserva (t. IV, p. 386-388) che, giusta
i calcoli degli Arabi, gli abitanti di Gerusalemme oltrepassavano i
dugentomila; che nel tempo di Gerusalemme assediata da Tito, Giuseppe li
faceva ascendere ad un milione trecentomila; che Tacito stesso tenea per
fermo sommassero a seicentomila, onde fatta anche la massima
sottrazione, atta a giustificare l'-accepimus- di questo Storico, ad
ogni modo superavano in numero l'esercito dei Romani.
[497] Maudrell, che fece esattamente il giro delle mura, calcolò una
circonferenza di seicentotrenta passi, o quattromila cento sessantasette
verghe inglesi (pag. 109-110). Fondatosi sopra una pianta autentica, il
d'Anville, nel suo breve e prezioso Trattato, ammette un'estensione di
circa mille novecento sessanta tese francesi (p. 23-29). Quanto alla
topografia di Gerusalemme, -V.- Reland (-Palestina-, t. II, p. 832-860).
[498] Gerusalemme non trae le sue acque che dal torrente di Cedron,
asciutto durante la state, e dal picciolo ruscello di Siloè (Reland, t.
I, p. 294-300). E nativi e stranieri, parimente lagnavansi dalla
scarsezza di acque, incomodo che in tempo di guerra, i nemici si
studiavano accrescere. Secondo Tacito, erano entro la città una fontana,
che non inaridiva in veruna stagione, un acquidotto, e cisterne per
raccogliere le acque che venivan dal cielo; l'acquidotto le ricevea dal
ruscello Tekoe, o Etham, di cui parla anche Boadino nella vita di
Saladino (p. 238).
[499] -Gerusalemme liberata-, Cant. XIII e XVIII. Non possiamo qui
dispensarci dall'osservare con quanta cura il Tasso abbia conservate ed
abbellite le più piccole particolarità di questo assedio.
[500] Oltre agli storici Latini che di narrare questo macello non si
vergognano. -V.- Elmacin (-Hist. Saracen.-, pag. 363), Abulfaragio
(-Dynast.-, pag. 243), e il de Guignes (t. II, part. II, p. 9) fondato
sulle testimonianze di Abul-Mahasen.
[501] L'antica torre di Psefina, detta -Neblosa- nel Medio Evo,
incominciò a chiamarsi -Castellum Pisanum- dopo che Damberto fu nominato
patriarca. Essa è tuttavia residenza e rocca di un Agà turco. Da questa
torre si scoprono il mar Morto, una parte della Giudea e dell'Arabia
(d'Anville, p. 19-23). Venne chiamata parimente πυργος παμμεγεθεςατος,
-torre di David-.
[502] Hume, -Storia dell'Inghilterra-, vol. I, p. 311, 312, ediz. in 8.
[503] Voltaire, -Essai sur l'Histoire générale-; t. II, c. 54, p. 345,
346.
[504] Gl'Inglesi attribuiscono a Roberto di Normandia, i Provenzali a
Raimondo di Tolosa, la gloria di avere ricusata la corona di
Gerusalemme; ma la voce sincera della tradizione ha conservata la
ricordanza dell'ambizione e della vendetta del Conte di San-Gille
(Villehardouin, n. 136). Morì all'assedio di Tripoli, città posseduta
dai successori di questo Conte.
[505] -V.- l'elezione di Goffredo e la battaglia di Ascalon in Guglielmo
di Tiro, l. IX, c. 1-12, e nella conclusione delle Storie Latine della
prima Crociata.
[506] Renaudot, -Hist. patr. Alexand.-, p. 479.
[507] -V.- le rimostranze del patriarca Damberto in Guglielmo di Tiro
(l. IX, c. 15-18, l. X, c. 4, 7, 9), il quale scrittore con maravigliosa
buona fede sostiene l'independenza dei conquistatori e de' re di
Gerusalemme.
[508] Guglielmo di Tiro (l. X, p. 19), la -Historia Hierosolymitana- di
Giacomo di Vitry (l. I; c. 21, 50), e l'Opera -Secreta fidelium Crucis-,
di Marino Sanuto (l. III, p. 1) offrono le opportune nozioni sullo Stato
e sulle conquiste del regno latino di Gerusalemme.
[509] Nell'instituire il censo de' sudditi, David si accorse di aver
sotto i proprj ordini, non comprendendo le tribù di Levi e di Beniamino,
un milione trecentomila di soli combattenti, o un milione cinquecento
settantaquattromila; dal quale calcolo, aggiugnendo i vecchi, le donne,
i fanciulli e gli schiavi, sarebbe risultato che un paese lungo sessanta
leghe, largo trenta, contenesse una popolazione di circa tredici
milioni. Il Le Clerc (-Comment.- XXIV, -Chron.-, XXI), -aestuat angusto
in limite-, e dà a divedere qualche sospetto di un error di copista;
pericoloso sospetto!
[510] Il racconto di tali assedj collocato ciascun d'essi al luogo che
gli appartiene, trovasi nella grande storia di Guglielmo di Tiro,
incominciando dal libro nono, e venendo fino al decimo ottavo. Leggonsi
pure più in epilogo nell'opere di Bernardo il Tesoriere -De acquisitione
Terrae Sanctae- (c. 89, 98, p. 732-740). Le Cronache di Pisa, Genova e
Venezia, narrano alcuni fatti particolari che a queste repubbliche si
riferiscono, ed altre particolarità pur si raccolgono dai tomi sesto,
nono e duodecimo del Muratori.
[511] -Quidam populus de insulis Occidentis egressus et maxime de ea
parte quae Norvegia dicitur.- Guglielmo di Tiro (l. XI, c. 14, p. 804)
descrive la loro corsa per -Britannicum mare et Calpen-, all'assedio di
Sidone.
[512] Benelathir parla certamente dell'interno del paese. -V.- de
Guignes (-Histoire des Huns- p. 150, 151, A. D. 1127).
[513] Il Sanato biasima, nè a torto, il diritto della succession
femminile usato in una terra, -hostibus circumdata, ubi cuncta virilia
et virtuosa esse deberent.- È però da osservarsi che ogni donna, erede
di nobil feudo, veniva obbligata, per ordine e con approvazione del
signore da cui le veniva l'investitura, a scegliersi un marito, o un
campione (-Assises de Jerusalem-, c. 242 ec.) V. De Guignes (t. I, p.
441-471). Le tavole di questa dinastia esatte, e che possono essere
utili, son tolte dall'opera -Lignages d'outre-mer.-
[514] I figli nati da tali mescolanze chiamavansi per derisione
-pullani-, e il loro nome non pronunziavasi che con disprezzo (Ducange,
-Gloss. lat.- t. V, p. 535, -Observations- sur Joinville, p. 84, 85;
Giacomo di Vitry, -Hist. Hierosol.-, l. I, c. 67, 72) -Illustrium
virorum qui ad Terrae Sanctae.... liberationem, in ipsa manserunt,
degeneres filli.... in deliciis enutriti, molles et effeminati- (-V.-
Sanuto, l. III, part. VIII, c. 2, p. 182).
[515] Questo autentico ragguaglio è tolto dalle -Assise di
Gerusalemme- (c. 324-326-331). Sanuto (l. III, c. I, p. 174) non
conta che cinquecento diciotto uomini a cavallo, e cinquemila
settecentosettantacinque armigeri.
[516] Le prescrizioni che determinavano il contingente di tre grandi
baronie, metteano l'obbligo di soli cento cavalieri. Forse i -quattro
uomini a cavallo che seguivano il Cavaliere- possono dar ragione del
testo delle -Assise- che porta a cinquecento il numero degli uomini a
cavallo.
[517] Nondimeno ne' grandi pericoli dello Stato, dice il Sanuto, i
Cavalieri conduceano spontaneamente un seguito più numeroso, -decentem
comitivam militum juxta statum suum.-
[518] Guglielmo di Tiro (l. XVIII, c. 3, 4, 5) narra l'origine ignobile
e la precoce tracotanza degli Ospitalieri, che abbandonarono ben presto
il lor più modesto avvocato s. Giovanni l'Elemosiniere, per ostentarne
uno più augusto in san Giovanni Battista. Vedansi a tal proposito
gl'inutili sforzi del Pagi (Critica, A. D. 1099, n. 14-18).
Abbracciarono la professione dell'armi verso l'anno 1120. L'Ospitale era
-mater-; il Tempio -filia-; la fondazione dell'Ordine Teutonico si
riporta all'anno di Cristo 1190, epoca dell'assedio di Acri (Mosh.
Instit. p. 389, 390).
[519] -V.- S. Bernardo, -De laude novae militiae Templi-, Opera composta
A. D. 1132-1136 -in Opp.- t. I, parte 2, p. 547-563; ediz. Mabillon,
-Venezia- 1730. Un tale elogio degli antichi Templarj sarebbe
grandemente apprezzato dagli storici di Malta.
[520] -V.- Mattia Paris, (-Hist. Major.-, p. 544). Egli assegna agli
Ospitalieri diciannovemila, ai Templarj novemila -maneriu-, vocabolo il
cui significato, come il Ducange ha giudiziosamente osservato, è più
esteso nella lingua inglese che nella francese. Il -manor- degl'Inglesi
equivale a signoria, il francese -manoir- non è che una abitazione.
[521] Ne' primi libri della Storia de' cavalieri di Malta, composta
dall'abate di Vertot, i nostri leggitori potranno trovare una
descrizione luminosa, e talvolta adulatrice, dell'Ordine dei Templarj,
sintanto che rimasero a difendere la Palestina. I successivi libri
trattano della lor migrazione alle isole di Rodi e di Malta.
[522] -Le Assise- di Gerusalemme, scritte in antico francese, vennero,
insieme alle Costumanze del Beauvoisis, impresse da Beaumanoir (Bourges
et Paris, 1690 in folio), e commentate da Gasp.-Th. de La Thaumassière.
Se ne pubblicò una traduzione italiana a Venezia, ad uso del regno di
Cipro.
[523] -A la terre perdue, tout fut perdu-; tale è l'espressione energica
delle -Assise- (c. 281); ciò nonostante Gerusalemme capitolò con
Saladino; la regina e i principali Cristiani ebbero la libertà di
ritirarsi, nè questo codice prezioso e portatile adescar potea
l'avarizia de' conquistatori. Più di una volta mi son condotto a
dubitare sulla esistenza di questo Originale deposto nel Santo Sepolcro,
e che ben potrebbe essere stato inventato per santificare quanto sulle
costumanze dei Francesi nella Palestina fosse venuto meramente per
tradizione.
[524] Un nobile giureconsulto, Raoul di Tabarie, A. D. 1195-1205,
richiesto dal re Amauri di pubblicare per iscritto le nozioni che aveva
acquistate a tale proposito, rifiutò di prestarsi a ciò, protestando in
chiari termini -que de ce qu'il savait, ne ferait-il ja nul borjois son
pareil, ne nul sage homme lettré- (c. 281).
[525] Il compilatore di quest'Opera, Giovanni d'Ibelin, era Conte di
Giaffa e di Ascalon, signore di Barut (Berite) e di Rames; morì
nell'anno di Cristo 1266 (Sanuto, l. III, part. 2, c. 5-8). La famiglia
d'Ibelin che derivava da un ramo cadetto de' Conti di Chartres in
Francia, occupò per lungo tempo un grado distinto nella Palestina e nel
regno di Cipro. -V.- l'opera -Lignages de decà mer o d'outre-mer- (c.
6), alla fine delle -Assise- di Gerusalemme. Questo libro originale
contiene tutta la genealogia de' venturieri francesi.
[526] Sedici commissarj scelti negli Stati dell'isola, terminarono
l'opera nel giorno 3 di novembre 1369; e questo codice suggellato con
quattro sigilli venne deposto nella Cattedrale di Nicosia. -V.- la
Prefazione delle -Assise.-
[527] Il circospetto Giovanni d'Ibelin conchiude, anzichè affermare
essere Tripoli la quarta Baronia, e manifesta alcuni dubbj su i diritti
o le pretensioni del Contestabile o maresciallo (c. 323).
[528] -Entre seignor et homme ne n'a que la foi.... mais tant que
l'homme doit à son seignor révérence en toutes choses- (c. 206), -tous
les hommes du dit royaume sont, par ladite Assise, tenus les uns aux
autres....: et en celle manière que le seignor mette main, ou fasse
mettre au corps ou au fié d'aucun d'yaux sans esgard et sans
connoissance de court, que tous les autres doivent venir devant le
seignor, etc.- (cap. 212). Le lor rimostranze scritte in uno stile
nobile e semplice, offrono le forme caratteristiche della libertà.
[529] -V. Esprit des Lois-, lib. XXVIII. Per un corso di quarant'anni
dopo la pubblicazione della citata Opera, niun'altra fu maggiormente
letta, e a maggiori critiche assoggettata; l'ardore delle ricerche per
essa destatosi, non è la minore delle obbligazioni che all'autor della
medesima protestiamo.
[530] A meglio intendere quest'antica ed oscura giurisprudenza mi è
stata d'un possente soccorso l'amicizia di un dotto Lord, che ha
esaminata con pari accuratezza e sapere la storia filosofica delle
leggi. I lavori di cotest'uomo potranno un giorno arricchire la
posterità; ma i meriti del Giudice e dell'Oratore non possono essere
apprezzati siccome si dee che dai soli contemporanei.
[531] Il regno di Luigi il Grosso, riguardato come autore di tale
instituzione negli Stati di Francia, non incominciò che nove anni dopo
il regno di Goffredo (A. D. 1108), -Assises- (c. 2-324). -V.- intorno
all'origine e agli effetti della instituzione medesima le osservazioni
giudiziose del Robertson (-St. di Carlo V-, vol. 1).
[532] Tutti i lettori che hanno famigliarità colla storia, intenderanno
per popolo di Sorìa i Cristiani orientali, Melchiti, Giacobiti e
Nestoriani, i quali tutti avean adottato l'uso della lingua araba.
[533] -V.- le -Assise- di Gerusalemme (310, 311, 312). Queste leggi
furono in vigore fino al 1350 nel regno di Cipro. Nello stesso secolo,
sotto il regno di Odoardo I (e lo scorgo dal suo libro de' conti di
recente pubblicato), il prezzo di un cavallo non era meno esorbitante
nell'Inghilterra.
CAPITOLO LIX.
-Impero greco salvato. Numero, passaggio de' Crociati, e
avvenimenti della seconda e della terza Crociata. S. Bernardo.
Regno di Saladino nell'Egitto e nella Sorìa. Conquista
Gerusalemme. Crociata marittima. Riccardo I, re d'Inghilterra.
Papa Innocenzo III. Quarta e quinta Crociata. Federico II
Imperatore. Luigi IX di Francia, e due ultime Crociate. I
Franchi o Latini scacciati dai Mamalucchi.-
[A. D. 1097-1118]
Se fosse lecito per un istante dimenticare la gravità della Storia,
l'Imperatore Alessio[534] potrebbe essere paragonato a quella fiera
chiamata -Jackal-, che per nudrirsi di quanto avanza al pasto del leone,
accompagna questo animale alla caccia. Sieno pure stati rilevanti i
timori concetti dal ridetto principe, grande l'impaccio in cui trovossi
al passaggio delle prime Crociate, i vantaggi venutigli in appresso
dalle imprese de' Franchi largamente nel compensarono. Già assicurato,
per accortezza e vigilanza, il possedimento di Nicea, prima conquista
de' Crociati, dalla qual Fortezza a proprio talento minacciava i Turchi,
li costrinse così a sgomberare i dintorni di Costantinopoli. Intanto che
i pellegrini guerrieri, trascinati da cieco valore, penetravano nel cuor
dell'Asia, l'astuto Imperator de' Greci colse maestrevolmente l'istante
in cui gli Emiri della costa marittima erano stati richiamati sotto lo
stendardo del Sultano, per discacciare i Turchi dalle Isole di Rodi e di
Chio, e restituire le città di Efeso, Smirne, Sardi, Filadelfia e
Laodicea al Governo dell'Impero esteso per opera di lui dall'Ellesponto
alle rive del Meandro e alle dirupate coste della Panfilia. Tornate le
chiese all'antico loro splendore, rifabbricate e affortificate le città,
questo deserto paese videsi di bel nuovo popolato da colonie di
Cristiani, che di buon grado s'indussero ad abbandonare il soggiorno di
una frontiera, che a costo di tanti pericoli custodivano. Tutte queste
paterne sollecitudini alle quali avea volto l'animo Alessio, possono in
qualche modo scusarlo ai nostri occhi, se la cura della liberazione del
Santo Sepolcro pose da un lato; ma i Latini lo accusarono di diffalta e
perfidia. Se per una parte, questi gli aveano fatto giuramento di
obbedienza e fedeltà, egli erasi per l'altra obbligato a secondare la
loro impresa o colla persona, o almeno co' suoi denari e colle sue
truppe. Col ritirarsi vergognosamente ogni vincolo de' Crociati
disciolse, e le loro spade, fin lì state ad essi strumento di vittorie,
titolo e mallevadori della giusta loro independenza divennero. A quanto
apparisce, non rinnovellò Alessio le sue antiche pretensioni sul regno
di Gerusalemme[535]; ma le frontiere della Cilicia e della Sorìa erano
più recenti acquisti e meglio alle truppe greche accessibili.
Annichilato, o disperso trovavasi il grande esercito de' Crociati.
Boemondo sorpreso e fatto prigioniero avea lasciati gli Stati di
Antiochia privi di un Capo che li governasse; costretto questo Principe
a contrarre un rilevante debito per liberarsi di schiavitù; i Normanni
non assai numerosi per rispingere i continui assalti de' Greci e de'
Turchi. Pervenuto a tale estremità, Boemondo si appigliò al coraggioso
partito di confidare la difesa di Antiochia al proprio congiunto, il
fedele Tancredi, di armare contra l'Impero di Bisanzo tutte le forze
dell'Occidente, in somma di mandar a termine quel disegno che additato
aveangli le lezioni, e l'esempio del genitore Guiscardo. Imbarcatosi
segretamente, attraversò il mare da' suoi nemici occupato, e se vogliam
credere alla novelletta della principessa Anna, una bara entro cui si
collocò, agli occhi di tutti lo nascondeva[536]. Accolto in Francia fra
le acclamazioni e i pubblici applausi, lo stesso Re diedegli la propria
figlia in isposa. Glorioso funne il ritorno nell'Asia, perchè i
guerrieri i più rinomati del secolo condiscesero a far parte della
spedizione sotto di lui. Ripassò il mare Adriatico, condottiero di
cinquemila uomini a cavallo e di quarantamila fanti d'ogni banda
dell'Europa raccolti[537]. Ma la salda resistenza che la Fortezza di
Durazzo opponea, la prudenza di Alessio, la carestia che già faceva
sentirsi, e la vicinanza del verno, deluse avendo le speranze ambiziose
del Capitano, i confederati ne abbandonarono vituperosamente gli
stendardi. Un Trattato di pace[538], diè tregua al terrore de' Greci,
che ben presto la morte dello stesso Boemondo liberò per sempre da un
avversario, cui non opponea freno alcun giuramento, niun pericolo
atterriva, niun prospero successo saziava. I figli di questo nel
principato d'Antiochia gli succedettero; ma, determinati con ogni
circospezione i confini, stipulata con tutta chiarezza la natura del
vassallaggio da prestarsi da essi, le città di Tarso e di Malmistra
tornarono in potere dell'Imperator di Bisanzo, divenuto padrone di tutta
la circonferenza della costa di Natolia, da Trebisonda sino ai confini
della Sorìa. La discendenza di Selgiuk stanziatasi nel regno di
Rum[539], d'ogni lato dal mare e dagli altri Musulmani rimase disgiunta.
Le vittorie de' Franchi, e persino le loro sconfitte crollato aveano il
poter de' Sultani, ritiratisi dopo la perdita di Nicea in Cogni, o
Iconium, picciola città situata nell'intorno del paese e distante più di
trecento miglia da Costantinopoli[540]. Invece di tremare per la propria
capitale, i Principi Comneni faceano guerra offensiva ai Turchi, e
dovettero soltanto alla prima Crociata, se la caduta del vacillante loro
Impero fu differita.
[A. D. 1101]
Nel dodicesimo secolo, tre grandi migrazioni accaddero nell'Occidente,
intese a trasferirsi per terra alla liberazione della Palestina, perchè
l'esempio e i buoni successi della prima Crociata, eccitarono l'ardore
dei Pellegrini e de' soldati lombardi, franchi e alemanni[541].
Quarant'otto anni dopo la liberazione del Santo Sepolcro (A. D. 1147),
l'Imperatore Corrado III, e Luigi VII Re di Francia, impresero la
seconda Crociata, a fine di soccorrere il vacillante Impero (A. D. 1189)
de' Latini della Palestina[542]. Una gran parte dei guerrieri della
terza Crociata, era condotta dall'Imperatore Federico Barbarossa[543],
che non meno dei Re di Francia e d'Inghilterra, scosso erasi alla
notizia della perdita di Gerusalemme, perdita che tutti i Cristiani
feriva. Le tre spedizioni, e nel numero de' Crociati, e nelle lor
traversate per mezzo al greco Impero, e nelle circostanze e negli
avvenimenti de' loro scontri co' Turchi, si rassomigliano. Un
compendioso paralello eviterà le repliche di un monotono e molesto
racconto. Comunque l'immaginazione possa trovarsi allettata dall'idea di
una Storia seguìta delle Crociate, questa però non offre continuamente,
se non se le stesse cagioni e gli stessi effetti; e i moltiplici sforzi
adoperati, ora a difendere, ora a conquistar Terra Santa, ad altrettante
copie imperfette di un medesimo originale, molto avvicinansi.
I. Le numerose bande che seguirono sì da vicino le orme de' Pellegrini
erano condotte da Capi eguali per grado a Goffredo e ai compagni del
medesimo, benchè ad essi inferiori di fama e di merito. A capo delle lor
bandiere vedevansi i Duchi di Borgogna, di Baviera e d'Aquitania; il
primo, discendente da Ugo Capeto; ceppo della casa di Brunswik, il
secondo. L'Arcivescovo di Milano, Principe temporale, si trasportò seco
le ricchezze del suo palagio e della sua Chiesa, delle quali infine
profittarono i Turchi; gli antichi Crociati, Ugo il Grande e Stefano di
Chartres, tornarono in Asia per compire il voto che non aveano per anco
soddisfatto. L'immensa moltitudine che disordinatamente seguivali, si
avanzava in due bande, la prima composta di dugento sessantamila
Pellegrini, la seconda di circa sessantamila uomini a cavallo e
centomila fanti[544]. Gli eserciti della seconda Crociata, avrebbero
potuto aspirare alla intiera conquista dell'Asia; poichè e la Nobiltà
della Francia e dell'Alemagna, vedeasi animata dalla presenza dei suoi
Sovrani, e il merito di Corrado e di Luigi contribuiva, non meno del
loro grado, a rendere luminosa una tale spedizione, e ad infondere nelle
soldatesche, una disciplina che da' Duci subordinati avrebbe potuto
difficilmente aspettarsi. L'Imperatore e il Re di Francia, conduceano
ciascuno, un corpo di cavalleria formidabile, composto di settantamila
uomini, oltre all'ordinario corteggio di questi Sovrani[545]; laonde
senza tener conto delle truppe leggiere, de' contadini, delle donne, de'
fanciulli, de' preti e de' monaci, la totale somma de' Pellegrini a
quattrocentomila persone ascendea. Un movimento universale vedeasi
nell'Occidente, dagli Stati di Roma alla Brettagna. I Re di Boemia e di
Polonia agli ordini di Corrado ubbidirono; dalla testimonianza unanime
de' Greci e de' Latini, veniamo assicurati che i messi dell'Imperatore
di Bisanzo, dopo aver numerati al passaggio di un fiume, o di una gola,
novecentomila uomini, si trovarono inabili a proseguir questo
calcolo[546]. Nella terza Crociata, l'esercito di Federico Barbarossa
apparve men numeroso, perchè gl'Inglesi, e i Francesi preferirono la
navigazione del Mediterraneo. Di quindicimila cavalieri e d'altrettanti
scudieri, andava composto il fiore dell'alemanna cavalleria; onde
l'Imperatore, sulle ungaresi pianure, passò in rassegna sessantamila
uomini a cavallo e centomila fanti, nè noi dopo quanto abbiamo udito
raccontarci nelle prime Crociate, ci stupiremo che la credulità abbia
fatto ascendere a seicentomila Pellegrini, il numero dei partecipanti a
tale ultima migrazione[547]. Questi stravaganti calcoli non mostrano che
la maraviglia de' contemporanei: ma la loro maraviglia medesima fa prova
evidente d'immenso numero, comunque a definirlo non basti. Poteano i
Greci millantare la loro superiorità nell'arte e negli stratagemmi della
guerra; ma non però si stavano dal celebrare il poderoso valore della
cavalleria francese, e della infanteria degli Alemanni[548]; stranieri
che troviamo dipinti come uomini di ferro, di gigantesca statura, che
lanciavano fiamme dagli occhi e versavano sangue a maniera d'acqua.
Corrado avea inoltre al suo seguito, una truppa di donne armate ad
usanza di cavalieri. Gli stivali e gli speroni dorati, della condottiera
di queste amazzoni, le meritarono il soprannome della -Donna dai piedi
d'oro-.
II. Il numero e l'indole de' Crociati erano agli ammolliti Greci un
soggetto di terrore; e quanto è soggetto di terrore agli uomini, della
loro avversione il divien facilmente. Ma lo spavento inspirato dalla
potenza dei Turchi per qualche tempo questo mal umore assopì: e ad onta
delle invettive dai Latini scagliate contro di Alessio, crediamo potere
accertare che questo Imperatore ne dissimulò gli insulti, finse non
accorgersi delle ostilità, regolò l'imprudente loro imperizia, aperse al
coraggio de' medesimi la strada del pellegrinaggio e della conquista. Ma
appena scacciati da Nicea e dalle marittime coste i sultani, allorchè la
vicinanza di questi, ritiratisi in Cogni, non atterriva omai i principi
di Bisanzo, i Greci si abbandonarono con minore riguardo
all'indignazione prodotta in essi dal frequente e libero passaggio de'
Barbari occidentali, che minacciavano la sicurezza dell'Impero e ne
insultavano la maestà. Regnarono Manuele Comneno e Isacco l'Angelo ai
tempi della seconda e terza Crociata. Il primo di questi sovrani a
passioni, sempre impetuose, i sentimenti d'un cuor malevolo, spesse
volte congiunse. Il secondo, esempio di codardia e di perfidia, avea
così immeritamente come spietatamente punito il tiranno, in luogo del
quale erasi posto. Eravi forse un segreto e tacito patto, fra i
dominatori di Costantinopoli e il popolo, di distruggere o certamente
sconfortare i pellegrini con ogni genere d'ingiurie ed angherie; e
questi, per vero, col mancar di prudenza e di disciplina tutti i
momenti, ne somministravano pretesti e occasioni. I Monarchi
dell'Occidente aveano stipulato, che le loro soldatesche avrebbero
trovato negli Stati del greco Imperator e libero passaggio, e
vettovaglie, convenevolmente pagandoli; giuramenti e ostaggi aveano da
entrambe le parti guarentiti simili patti, e il più povero tra i soldati
di Federico, portava con seco tre marchi d'argento statigli per le spese
del cammino assegnati. Ma la ingiustizia e la perfidia violarono ogni
convenzione, e i ripetuti torti di cui ebbero a querelarsi i Latini,
vengono attestati da uno storico greco che all'onore de' suoi
compatrioti antepose la verità[549]. Anzichè ricevere amichevolmente i
Crociati, le città greche dell'Europa e dell'Asia chiudevano ad essi le
porte, e sol dall'alto delle mura calavano ai medesimi canestri di
vettovaglie, sempre al bisogno inferiori. Quand'anche l'esperienza del
passato e il timore dell'avvenire, avessero potuto scusare questa timida
ritrosia per parte dei Greci, come difendeano l'inumanità di mescolare
nel pane somministrato ai Latini e calcina, e droghe mortifere? E se pur
fosse lecito assolvere Manuele dal sospetto di aver partecipato colla
sua tolleranza a pratiche sì abbominevoli, come lavarlo dalla taccia di
aver fatta battere moneta di falsa lega per valersene a trafficare coi
Pellegrini? Questi ad ogni passo venivano arrestati o indiritti sulla
cattiva strada. Mandavansi segreti ordini a' governatori perchè
affortificassero i passi, i ponti atterrassero. I soldati latini che
restavano addietro, venivano spogliati o trucidati barbaramente. Se si
addentravano nelle boscaglie, dardi, da invisibili mani lanciati,
trapassavano i cavalli ed i cavalieri; trovavansi abbruciati ne' loro
letti gli infermi, e lungo le strade, i Greci appiccavano i cadaveri
degli uomini scannati da essi. Tal genere d'ingiurie accese lo sdegno
de' campioni della Croce, che di pazienza evangelica non eran forniti;
laonde i Principi greci per evitare le conseguenze di una nimistà che
eglino stessi avevano provocata, senza trovarsi in forze per poterla
rintuzzare, la partenza e l'imbarco di questi ospiti formidabili
sollecitarono. Giunto presso alla frontiera de' Turchi, Barbarossa
perdonò alla colpevole Filadelfia[550], e largo di compensi ai servigi
che la città di Laodicea gli aveva prestati, deplorò la fatale necessità
che lo costrinse a versare il sangue di alcuni Cristiani. Ne' parlamenti
avutisi dai Principi greci co' sovrani della Francia e dell'Allemagna,
quelli si trovarono esposti a frequenti mortificazioni, e benchè, la
prima volta che Luigi comparve dinanzi a Manuele, non gli fosse stato
assegnato che un basso sgabello in vicinanza del trono[551]; appena il
re francese ebbe condotto il suo esercito di là dal Bosforo, ricusò
venire ad un secondo colloquio a meno che il suo fratello, l'Imperatore,
non acconsentisse ad usar seco lui come con un sovrano eguale ad esso, e
per mare, e sul continente. Maggiori difficoltà ancor si trovarono nel
regolare il cerimoniale tra i Greci principi e gl'Imperatori Corrado e
Federico. Pretendeano questi esser eglino, come Imperatori di Roma, i
veri successori di Costantino[552], e la purezza de' lor diritti e della
lor dignità sostenevano alteramente. Il primo di questi rappresentanti
di Carlomagno, non volle starsi a petto di Manuele che a cavallo, in
mezzo ad una pianura; il secondo, coll'attraversare l'Ellesponto anzi
che il Bosforo, si sottrasse dal passare per Costantinopoli, e dal
vederne il Sovrano. Ad uno di questi Monarchi alemanni, pur coronati
imperatori a Roma, il Principe greco nelle lettere che scrivea, non si
degnava dare altro titolo fuor quello di -Rex-, o principe degli
Alemanni; e il debole, quanto vanaglorioso, Isacco l'Angelo ostentava
d'ignorare il nome del più grand'uomo e del maggiore sovrano del suo
secolo. Intantochè gl'Imperatori greci riguardavano con abborrimento i
Crociati, e siccome ministri ad essi di angosce, manteneano co' Saracini
e co' Turchi segreta corrispondenza. Di fatto, Isacco l'Angelo che aveva
in Costantinopoli fondata una moschea, ove potesse pubblicamente
praticarsi il culto musulmano, doleasi perchè l'amicizia da lui
dimostrata al gran Saladino, coi Franchi in mal accordo il poneva[553].
III. Le numerose catene di Pellegrini che passarono il Reno dopo la
prima Crociata, rimasero distrutte sulle piazze della Natolia dalla
peste, dalla fame e dall'armi de' Turchi; i soli Capi, accompagnati da
poco seguito di cavalleria si sottrassero, e la miseranda loro
peregrinazione compirono. Può giudicarsi del senno di costoro, dal
divisamento che di sottomettere strada facendo la Persia e il Khorasan
avevano concepito, e della loro umanità, dalle carnificine degli
abitanti di una città cristiana, che colle palme e colle croci in mano
venivano ad incontrarli. La spedizione di Corrado e di Luigi fu meno
imprudente e crudele, ma più della precedente Crociata partorì disastro
e rovina alla Cristianità; e Manuele viene accusato fino da' proprj
sudditi di avere traditi i Principi latini, e col far consapevole di
tutti gli atti loro il Sultano, e col munirli di scorte infedeli. Mentre
i Crociati avrebbero dovuto in uno stesso tempo assalire da due diverse
bande il Sultano, l'emulazione affrettò la partenza degli Alemanni, il
sospetto quella de' Francesi tardò. Per lo che, Luigi avea terminato di
passare il Bosforo colle sue truppe, allor quando si scontrò in Corrado
che riconducea gli avanzi di un esercito, del quale avea perduta la
maggior parte sulle rive del Meandro, dopo un'azione gloriosa sì, ma
sfortunata. Allora, tanto più sollecito fu a ritirarsi l'alemanno
Imperatore, che pugnealo il confronto tra il proprio sfregio e la pompa
presente del suo rivale. Ridotto, per la diffalta de' suoi vassalli
independenti, alle truppe de' suoi Stati ereditarj, dovette chiedere ad
imprestito alcuni vascelli dai Greci onde compiere per mare il voto
fatto di peregrinare alla Palestina. Nè alle lezioni dell'esperienza, nè
alla natura di una simile guerra, ponendo mente il re di Francia,
s'innoltrò nel paese stesso, ove Corrado ebbe disastro; nè di questo
ebbe miglior fortuna. L'antiguardo che portava la regal bandiera e
l'oriflamma di S. Dionigi[554] raddoppiò imprudentemente il cammino;
onde il retroguardo, in mezzo al quale il sovrano trovavasi, fu
costretto ad accampare di notte tempo, senza avere potuto raggiugnere la
parte di esercito marciata avanti. Venne circondato e forzato il campo
da una moltitudine di Turchi, i quali nell'arte della guerra più abili
che non fossero i Cristiani del dodicesimo secolo, col favor delle
tenebre, e della confusione degli accampati, questi fugarono o uccisero,
del campo s'impadronirono. In mezzo a quel soqquadro de' suoi, Luigi
salì sopra un albero; e fatto salvo dal proprio valore e
dall'accecamento de' nemici, potè, allo schiarire del giorno, sottrarsi
ai medesimi, e pressochè solo il suo antiguardo raggiugnere. Non osando
più allora continuare la sua peregrinazione per terra, si trovò felice a
bastanza nel poter raccogliere in sicuro gli avanzi dell'esercito entro
l'amico porto di Satalia, d'onde veleggiò ad Antiochia. Ma sì pochi
legni i Greci gli somministrarono, che non gli fu dato il condurre seco
se non se i nobili e i cavalieri. La infanteria perì, miseramente
abbandonata alle falde de' monti della Panfilia. L'imperatore ed il re
si abbracciarono a Gerusalemme, e piansero congiuntamente; poi unite le
forze che lor rimaneano a quelle de' Cristiani della Sorìa, gli ultimi
tentativi della seconda Crociata ebbero sotto le mura di Damasco
infausto successo. Corrado e Luigi s'imbarcarono per l'Europa, dopo
essersi acquistata grande fama di coraggio e pietà. Ma intanto gli
Orientali aveano imparato a disfidare la possanza di due monarchi, il
cui nome e le forze militari da lungo tempo li minacciavano[555]. Forse
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